Si parla di noi. Si gira in Toscana. Segnalazioni

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2 INDICE RASSEGNA STAMPA Si parla di noi Tirreno Lucca 05/05/2013 p. V La regista Puccinelli va al Festival di Cannes Paola Taddeucci 1 Qui Firenze 05/05/2013 p. 15 Da giovedì al cinema si va con lo sconto 3 Si gira in Toscana Nazione Arezzo 05/05/2013 p. 16 Fiction su Piero della Francesca, ciak si gira Sarà proiettata Angela Baldi 4 anche al Moma di New York Nazione Pisa 05/05/2013 p. 13 Ciak di notte nella stazione Il teatro sociale sbarca in città Francesca 5 Bianchi Segnalazioni Repubblica Firenze 05/05/2013 p. XII Il coraggio di Valeria Golino "Così racconto l'eutanasia senza 6 scorciatoie o pregiudizi" Indice Rassegna Stampa Pagina I

3 La regista Puccineffi va al Festival di Cannes Alla prestigiosa rassegna presenterà il corto "Eppure io l'amavo", girato in città L'artista ha recitato con Proietti nella fiction Il signore della truffa" su Rai Uno di Paola Taddeucci 1 LUCCA Da piccola leggeva e giocava con i testi di Shakespeare, affascinata dai dialoghi e dai personaggi. Alle elementari e alle medie, poi, non si perdeva una recita scolastica, sempre felice di interpretare qualche ruolo. E al liceo la passione è sbocciata in pieno, fino a diventare, negli anni successivi, il suo lavoro. Ora, a 33 anni, la lucchese Cristina Puccinelli sarà al Festival del cinema di Cannes, in programma dal 15 al 26 maggio, con un film di cui è autrice, regista e interprete. Vetrina prestigiosa. "Eppure io l'amavo", questo il titolo, è un corto - nel linguaggio cinematografico un film della durata massima di 75 minuti - che Cri - stina ha girato lo scorso autunno interamente a Lucca, dove conta di presentarlo a breve. Alla rassegna francese il suo film, fuori concorso, rappresenterà l'italia, con altre 19 pellicole di casa nostra e decine di opere provenienti da tutto il mondo, nell'angolo dedicato ai corti. Vetrina eccezionale e prestigiosa che l'autrice lucchese si augura possa essere un trampolino di lancio per portare in gara il suo film in altri importanti festival europei, come quelli di Locarno, Venezia, Roma e Torino. L'Actor's Studio. Commedia non romantica che a tratti vira sul grottesco, "Eppure io l'amavo" è il quinto corto di Cristina, il primo da lei girato nella sua città. Da Lucca, infatti, la giovane attrice e regista è andata via a 19 anni, dopo il diploma al liceo scientifico Vallisneri, per laurearsi in scienze delle comunicazioni alla Sapienza di Roma. «E per studiare recitazione» aggiunge. A Roma, dove vive tuttora - ma due volte al mese torna dai genitori a Lucca - ha frequentato diversi corsi, tra cui quelli dell'actor's Studio, il mitico laboratorio newyorchese che ha formato, tra gli altri, Marlon Brando, Paul Newman e Robert De Niro. La fiction con Proietti. Contemporaneamente agli studi, sono arrivati i primi ruoli come attrice, sia per la tv che per il cinema. «Purtroppo - spiega - tanti film non sono mai arrivati nelle sale, come succede a molte pellicole». Due anni fa, invece, è andata in onda su Rai Uno la fiction "Il signore della truffa", in cui Cristina ha recitato con Gigi Proietti. Nel frattempo, però, le era già venuta l'idea di passare al di là della macchina d a presa. «Quando sono partita per Roma - racconta - volevo semplicemente fare l'attrice. Poi ho capito che in realtà amavo tutto il mondo dei film. Frequentando i set e leggendo le sceneggiature, è cresciuto in me il desiderio non solo di raccontare storie, ma anche di crearle e dirigerle». Alla regia. Nel 2007 aveva ideato il primo corto, storia di un barbone e di una ragazza, che non era andato male e aveva vinto qualche premio di critica. Incoraggiata da questi risultati, ne ha realizzati altri tre. Una breve pausa, poi è arrivata l'ispirazione per "Eppure io l'amavo" che ha girato dal 26 novembre al lo dicembre scorsi in vari luoghi della città, tra i quali Porta Elisa, le Mura, Porta S. Pietro e la biblioteca statale. Il film a Lucca. «È stata una bellissima esperienza - dice - perché ho trovato una grande collaborazione. Tanti commercianti, per esempio, mi hanno aiutato, fornendomi i cestini per la troupe. La Croce Verde mi ha prestato un mezzo, la biblioteca statale mi ha aperto le sale. Aiuti preziosissimi, di cui vado fiera e per i quali ringrazio tutti. Senza, non ce l'avrei fatta a sostenere le spese, perle quali è stato fondamentale il contributo della Toscana Film commission e della Fondazione Banca del Monte». Gli attori. Ma ad aiutarla sono stati anche molti giovani lucchesi che operano nel campo teatrale e artistico. «Ci sono tante realtà - sottolinea - di assoluto livello e professionalità». Nel suo corto hanno avuto piccoli ruoli, accanto a lei, protagonista, e ad altri attori quasi tutti toscani. La mamma sul set. L'esperienza lucchese, per Cristina, è stata significativa non solo dal punto di vista professionale. «Mi ha dato un immenso piacere girare nella mia città - dice - anche perché per la prima volta i miei genitori mi hanno visto lavorare. In particolare mia madre ha seguito il set passo dopo passo: ha fatto la comparsa, ha distribuito i panini, ha portato gli attrezzi. La chiamavo mamma runner». Roma. Per il momento Cristina non ha intenzione di lasciare Roma per tornare a Lucca, cui è legatissima non solo per la famiglia e gli amici. «Lucca- confessa - mi piace sempre di più, è rilassante, anche solo per guardare le persone in bicicletta e per uscire di casa e arrivare in un quarto d'ora agli appuntamenti». A Roma tutt' altra vita. «Ë una città - conclude Cristina - caotica e disorganizzata, dove, però, si aprono inaspettatamente angoli e scorci di una bellezza indescrivibile. Ho sentimenti alterni verso di lei, ma non c'è storia: il cinema è lì».. a ol Potic:J di ( f, fi0l i'1 i.- a r rrrr y t İ" N 'i i i F1ti,.-t t Vk _.Frlrfr1 _ iiio k'%n Si parla di noi Pagina 1

4 Cristina Puccinelli sul set (foto Laura Casotti ) Le riprese del film girato a Lucca (foto Laura Casotti) Si parla di noi Pagina 2

5 Da giovedì al cinema si va con lo sconto FIRENZE - Tutto pronto a Firenze che dal 9 al 16 maggio diventerà la capitale della Festa del Cinema, promossa e sostenuta dalle associazionianec,anem,anicainsieme a ACEC e FICE. Durante tutta la settimana si potrà andare in tutti i cinema italiani pagando solo 3 euro, 5 peri film in 3D. A Firenze la festa si svolgerà in contemporanea con il Festival d'europa, in programma dal 7 al 12 maggio. Per lanciare la festa a livello nazionale a Firenze si terrà la prima nazionale assoluta del nuovo film di Sergio Rubini, "Mi rifaccio vivo", in una serata evento organizzata da Fandango, Rai Cinema, 01 Distribution, Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana-Toscana Film Commission, che sa- Per una settimana l'ingresso in sala a 3 euro E a Firenze il 9 la prima del nuovo film di Rubini Sergio Rubini rà trasmessa in diretta in 200 cinema. Alla serata super mondana sul red carpet sfileranno, alle ore 20,30 del 9 maggio al cinema Fulgor di Firenze, oltre al regista Rubini gli attori maschili protagonisti, Neri Marcorè e Pasquale Petrolo in arte Lillo. In piazza Ognissanti a partire dalle 18,30 sarà anche allestito un set fotografico, mentre i bar della zona offriranno aperitivi a metà prezzo. Sempre il giorno 9, ma alla mattina, Palazzo Sacrati Strozzi ospiterà dalle 11,30 un convegno sull'arte del cinema in Toscana. Beliucid(i 1d Jsuo?7iele ssodirapcrdoeanni., Si parla di noi Pagina 3

6 NEL CASTE TANTE COMPARSE ARETINE SERIE TV RIGUARDA 1 GRANDI ARTISTI Sarà 1011.á1,., l/g.. bx67hr.. m a. «HO VISSUTO 50 anni con la Madonna del Prato e davanti a questo capolavoro è passato il mondo, da Pasolini a Dalì tutti se ne sono innamorati». Parole di Angelo Perla il custode della cappella del cimitero di Monterchi ormai in pensione protagonista della prima puntata della docu fiction su Piero opera del regista romano, ma aretino d'adozione, Alessandro Perrella. Sono già a buon punto infatti le riprese a Monterchi della prima puntata pilota su Piero della Francesca. Qui il regista Perrella sta girando la sua docu fiction dedicata ai grandi del Rinascimento. Il primo ciak lo scorso 15 aprile quando sono partite le riprese della serie tv prodotta dalla TecnoDue Film di Roma. Nel cast tante comparse aretine scelte tra le centinaia prov inate ad Arezzo. La serie tv che si comporrà di 6 puntate in tutto è dedicata a Giotto, Brunelleschi, Piero della Francesca, Leonardo, Michelangelo e Vasari, e sarà interamente girata ad Arezzo. I provini per le comparse si erano svolti a marzo al Talent Center di Arezzo, per l'occasione preso d'assalto. E proprio negli ultimi giorni si sono svolte a Monterchi le riprese della puntata pilota su Piero, titolo della serie Una nuova luce illumina l'europa. «Abbiamo iniziato a girare le prime scene utilizzando un cast composto da attori professionisti e da comparse aretine - spiega Perrella - Importantissimo per questa prima puntata il ruolo di Angelo Perla, il custode della cappella del cimitero con la Madonna del Parto. Un uomo semi analfabeta ma che decanta a memoria Dante e che all'epoca dei fatti raccontati nella puntata era ancora un bambino. Lui nella serie veste i panni di se stesso». Tra i ruoli chiave di questa prima puntata c'è anche quello di Salvador Dalì come era negli anni '60. Ma vedremo anche un'attrice che interpreta la compagna di Dalì. Il regista della fiction ha voluto anche Piero da bambino, interpretarto dal giovane Leonardo Della Bianca che è tra l'altro il protagonista della fiction di Rail La Tempesta. E tra le comparse aretine figurano giovani, donne e uomini, adolescenti, anziani. Curiosità, a vestire i panni di una donna incinta la figlia del regista Valentina Perrella. «Alla fiction partecipano anche attori affermati - spiega il regista Alessandro Perrella - come Mimmo Strati nel ruolo proprio di Piero della Francesca, Luca Biagini, il doppiatore di Colin Firth, nel ruolo del vescovo, ci sono Giorgio Careccia che ha lavorato con Gabriele Salvatores in Io non ho paura, Lucia Petraroli che vestirà i panni della compagna di Dalì, Leonardo Della Bianca che fa Piero da bambino. La docu fiction è stata richiesta dal Moina di New York, porteremo così Arezzo in giro per il mondo. Le riprese della seconda puntata partiranno dopo l'estate, importantissima in queste prime riprese la ricostruzione delle parti mancanti dell'affresco così come lo aveva pensato Piero». Angela Baldi SUL SET troupe al completo della fiction su Piero della Francesca con al centro seduto il regista Alessandro Perrella. A sinistra, un attore interpreta Salvador Dali di fronte alla cinepresa Altre riprese alla fine dell'estate Si gira in Toscana Pagina 4

7 t PROTAGONISTI ANCHE SE NZA FISSA DIMORA.. lois. t sonai smnone s r % % % -.,,,,,., IERI NOTTE l'ultimo ciak tra i binari della stazione centrale. Un piccolo film, fatto con pochi soldi e tanto entusiasmo. E' il lavoro finale del «teatro di comunità», il laboratorio teatrale e cinematografico che l'attore e regista Marco Di Stefano (nella foto) insieme alla danzatrice Tanya Khabarova hanno creato nei locali del dopolavoro ferroviario. Coinvolti sull'insolito set una ventina di allievi di ogni età, dai bambini agli over 60. E anche alcuni senza fissa dimora, «residenti» della stazione. «Come Giovanni Lecci - racconta Marco Di Stefano - poeta straordinario che nel film è la nostra suggestiva voce fuori campo. O come Michelino, tunisino che è entrato in scena incantando tutti con la sua danza». La storia di «Sunrise train», questo il titolo del film, è poetica e surreale: un gruppo di persone e un treno che non arriva mai, strani personaggi, anime perse che si confessano a un bambino, musicisti e musiche. Il compositore è il fratello dell'attore, Marco Di Stefano, la troupe è stata invece messa a disposizione dal cineclub Arsenale. E dopo il successo della proiezione al Nuovo del film «L'Eremita» lo scorso 30 aprile (protagonista lo stesso Di Stefano), il «teatro della comunità» si appresta, appena terminate le riprese in stazione, a un'altra uscita pubblica. A giugno inizieranno infatti prove per lo spettacolo che andrà in scena al Nuovo alla metà del mese. «L'idea è quella di creare negli spazi ta il cinema e il dopolavoro una casa della cultura, multietnica e aperta a tutti. Anche alla commistione di arti» conferma Di Stefano. Francesca Bianchi Si gira in Toscana Pagina 5

8 Il coraggio di Valeria Golino "Così racconto l'eutanasia senza scorciatoie o pregiudizi" Miele, esordwdietrolamacchinadapresa (sognana'ocann s) ALERIA Golino e Jasmine Trincasi tengono per mano e si sorridono, come se ancora portassero con sé l'atmosfera complice che le ha viste collaborare sul set di Miele: la prima al suo esordio alla regia di un lungometraggio; la seconda, attrice trentenne lanciata da Nanni Moretti, nei panni scomodi della protagonista, una giovane donna che pratica suicidi assisti ti. Così i lettori di Repubblica le hanno incontrate in redazione in occasione dell'arrivo del film, tratto dal romanzo di Mauro Covacich A nome tuo, nelle sale fiorentine. Con loro i produttori Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri. Hanno partecipato Meri Aperti, Mara Batistini, Lucia Benucci, Annamaria e Daniela Bettarini, Alberto Cantelli, Mirko Carraresi, Adriana Contardo, Benedetta Ducci, Sara Fratoni, Claudia Gambacciani, Eleonora Ghignola, Camilla Giachi, Antonella Ielpo, ClaudiaLippi, Eugenio Milazzo, Cecilia Muzzi, Ornella Pandolfi, Elisagiulia Petroni, Sophia Sciacovelli, Marta Stefani, Alessandra Tesei, Emiliano Tognetti, Adele Torchia, Riccardo Zoppi. Miele parla di eutanasia senza prendere una posizione netta. Valeria Golino: «Volevo riuscire ad avere il coraggio di non farlo. Prendere unaposizione e riproporla al pubblico semplifica le cose: certo, c'è il rischio che qualcuno non sia d'accordo conte, mala narrazione richiede meno nuan - ce. Invece se parli di un tema come questo lasciando che i tuoi stessi pregiudizi cambino mentre lo fai, diventa molto più difficile tirare fuori un racconto omogeneo. In parte è un modo diraccontare le cose che corrisponde a come sono: io ho un'unica convinzione iniziale che spero traspaia dal film, e cioè che ogni essere umano ha il diritto di decidere per se stesso». Fin dalla prima scena, la morte e i rituali che la accompagnano sono rappresentati in modo composto ma forte. Golino: «Volevo mettere le carte in tavola da subito. Far capire che questo non èunfilmcheprenderàscorciatoie: parleràdifinevitaelo faràintuttalasua sacralità e la sua crudezza. Ma non si vede nessuno morire, non volevo cadere in una pornografia del dolore». La fotografia è costruita su immagini decentrate, i personaggi non appaiono quasi mai al centro della scena. Golino: «Per lo più per una ragione estetica. Mi piace che il protagonista non sia centrato, ma sia qualcuno che affronta obliquamente larealtà, facendo il "giro largo", senza essere visto e senza propriamente vedere. Diciamo che mi piace spezzare Jasmine a metà. Poi c'è anche una valenza simbolica, ma sta allo spettatore percepirla: al cinema i simboli funzionano se sono senti ti, non se devono essere spiegati». Una presenza forte è quella del cielo, degli aerei: c'èunsenso divolo continuo. Golino: «Ormai la nostra vita è permeata da questa pendolarità, da questo continuo cambiamento di immagini, suoni, contesti. Non volevo che il personaggio di Irene fosse eccessivamente contestualizzato nell'italia di oggi, troppa cronaca avrebbe svilito il film, mavolevo dare il senso di una ragazza che vive in una quoti dianità fatta di una molteplicità di situazioni, di luoghi, di sé: quella molteplicità che ognuno di noi, chi più e chi meno, si porta addosso. Poi il volo nel film ha anche un altro significato più interiore, ma non voglio svelarlo a chi ancora non l'havisto». Nel castvi sono attori "prestati" dal teatro, a cominciare da un grandioso Carlo Cecchi. Golino: «Ho scritto il personaggio interpretato da Carlo pensando a lui: avevo bisogno della sua bellezza, del suo modo di parlare. E della sua me- Segnalazioni Pagina 6

9 dernità, perché l'ingegner Grimaldi è un anziano di settant'anni che in un certo senso è più giovane della trentenne Irene. È un uomo di grande spregiudicatezza, di pensiero e di parola, eppure non è un vecchio maestro e a questa ragazza non vuole insegnare nulla, se non raccontarle un aneddoto. L un caso che sia un attore teatrale: avrei voluto lui anche se non lo fosse stato. Non cercavoun'esteti cacostruita su attori impostati come quelli del teatro, né volevo fare un film naturalistico alladardenne: magari, manon lo so fare». Per lei, Jasmine Trinca, cosa ha significato recitare con un partner come Cecchi? Jasmine Trinca: «Come tutte le persone complesse ha un lato estremamente accessibile. A volte mi ha tirato le orecchie, diceva che sembrava recitassi il rosario mentre recitavo, ma è stato anche molto aperto, disponibile. Una notte melo sono sognato: era un sogno romantico». Come è stato, per lei così giovane, immedesimarsi in un universo dominato dalla morte? Trinca: «Non credo che ci siaun problema legato all'età. A ognuno di noi possono capitare delle cose, nei primi trent'anni di vita, che ad altri non succedono in ottanta. Con Valeria ci siamo subito mosse su un territorio comune che è quello della sensibilità: lei mi ha fatto capire subito in che direzione sarebbe andato il film, e che avrebbe affrontato certe cose con un totale rispetto del fine vita e della vita stessa. A raccontare il dolore, al cinema, si rischia di farne uno spettacolo: ecco, quello lasciamolo fare alla tivù». Che intesa si è creata con Valeria Golino? Trinca: «L stata l'esperienza più rivoluzionaria della mia carriera. E laregista che più mi ha diretto e più, al tempo stesso, mi ha lasciata libera. Mi ha tolto tutta una serie di filtri che avevo, anche rispetto a me stessa e a come mi percepisco. E poi Valeria ha una gran - de empatia, che le ha permesso di mantenere sul set un clima di concentrazione e collaborazione». Scamarcio, cosa l'ha convinto a produrre il film? Riccardo Scamarcio: «La storia, l'idea, il fatto che fosse Valeria a dirigerlo. Soltanto a posteriori, durante la lavorazione, ho capito che mi ero cacciato in un guaio grosso, perché all'inizio avevamo preso tutto molto più a cuor leggero. Ma per fare certe cose ci vuole un briciolo di incoscienza. In Italia il cinema vive un momento bislacco, in cui sembra che solo un genere possaavere successo. Eppure le persone escono dalla sala e ci fanno i complimenti. Perché inmiele c'è il suicidio assistito, ma c'è anche molto di più: c'è ilrapporto di una giovane donnaconla natura, con la vita e con la morte. Un regista inglese diceva che in ogni vera opera d'arte è inclusa la domanda: "Is there agod?". E questapresenzadidio può essere intesa, laicamente, anche con un rapporto col mistico, con l'impalpabile». Miele è il vostro primo lungometraggio come regista e produttore, evi ritrovate a Cannes. Golino: «"Un Certain Regard" era il nostro sogno: abbiamo persino rifiutato un festival prestigioso come Berlino, sperando di arrivare sulla Croisette. E abbiamo avuto la fortuna di avere avuto ragione. Per chiunque fa cinema Cannes è una mecca, e noi ci andremo da pellegrini. Molti amici ci avevano sconsigliato di fare Miele, di non esordire con un argomento così ostico. Avere ottenuto la partecipazione al festival è come una pacca sulla spalla, anche sedi quelle che durano solo cinque minuti». (testo raccolto da roberto incerti, fulvio paloscia egaia rau) Ho scelto di parlare di file vita in tutta la sua sacralità e la sua crudezza: ma non mostro mai la morte, non volevo cadere in una pornografia del dolore 0 RIPRODUZIONE RISERVATA Ho scritto il personaggio di Cecchi pensando a lui: avevo biso-no della sua bellezza, del suo modo di comunicare Peril festival in Francia abbiamo rifiutato persino Berlino IL CAST Accanto Jasmine Trinca, che in "Miele" interpreta la protagonista. Asinistra Valeria Colino, regista del film FIRENZE.IT Sul nostro sito di Repubblica Firenze il video con le riprese del forum con Valeria Golino, Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio Segnalazioni Pagina 7

10 %, ! - y _... j. -,., 1 1 u:. p -,l -..., - -, Il 1 1., 1 1 4ì w 9, ' t 4-1 á.., y " Il 1 í '. A.,..- _,.. } w.,. -,.. a.s t.... },f Segnalazioni Pagina 8

11 Ci siamo mossi sul territorio della sensibilità: descrivere la sofferenza al cinema è pericoloso, si rischia di fame uno spettacolo Ecco, quello lasciamolo allatelevisione La storia e il fatto che fosse lei a dirigere mi ha convinto apuntarci Solo sul set ho capito che mi ero cacciato in un guaio: ma per certe cose ci vuole un briciolo di incoscienza L'incontro in redazione con i lettori insieme alla protagonista Jasmine Trinca e il compagno Riccardo Scamarcio che ha investito sulla pellicola Segnalazioni Pagina 9

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