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1 TUTTO LIQUEFATTO COSÌ, IN QUESTO TEMPO DILUITO E MUTEVOLE CHE È IL PRESENTE (speculazioni sul Progetto "El Orologista" di Ray Smith) esistono trappole in cui il tempo s'inciampa e cade. Jose Lezama Lima Trattati a L'Avana NOTA ESPLICATIVA: queste derive della scrittura sono come tutte le speculazioni un dire che si espande nella fuga in una spirale che le dissolve PRIMA DERIVA: Da tempi immemorabili, o forse dovrei dire da tempi primordiali, alcune delle preoccupazioni più comuni, fondamentali e fondanti dell'uomo occidentale girano, vagano e ruotano ciclicamente, quasi sempre, prima o poi, intorno "all'idea della sua trascendenza", ossia intorno "all'idea della sua Impronta". Sia in quanto trascendenza biologica, ovvero di animale inteso come specie, famigliare e genealogica, sia in quanto trascendenza economica o finanziaria, tradotta in beni materiali, beni primari che nell'universo borsistico e commerciale prendono il nome di capitale fisso, sia in quanto trascendenza esistenziale, ovvero psicologica, emotiva, spirituale e intellettuale. D'altro canto, per tracciare la rotondità di un cerchio primario, o di una mappa iniziatica che chiarisca queste diatribe, potremmo stabilire come inizio del

2 dialogo quella certezza che le analisi psicosociali propongono come verità, ovvero che l'uomo occidentale assuma la consapevolezza del suo essere adulto per la prima volta nell'adolescenza o nella prima giovinezza, quando definisce la propria sessualità e le prime vocazioni, e poi nella maturità, quando adegua la sua visione reale dell'universo; tra le altre cose, perché si impossessa del suo destino, definisce fino a che punto, dove, in che cosa e come vuole trascendere, per lasciare un'impronta che descriva, illustri o tracci un nome, un'identità, un lascito. In altre parole, da questo punto di vista, siamo ciò che di noi gli altri ricordano, ciò che di noi si ricorda. Infatti, se dovessimo lavorare sull'eventuale ricostruzione di ciascuno di noi, di quello che siamo, su un piano davvero sviscerante, come archeologi di noi stessi, i primi barlumi di ciò che si scorgerebbe come realtà nelle nostre mani sarebbero vestigia direttamente correlate a ciò che Heidegger descriveva come "l'ontico", avvinghiato alla nostra sessualità, alla nostra razza e alla nostra lingua; a questo si aggiungerebbe il nostro status sociale, l'ideologia, l'etica, o la ricchezza culturale, in modo da costruire la nostra identità, circoscritta in uno spazio temporale nel quale il sociale edifica - forse, se glielo permettiamo - un archetipo, una struttura claustrofobica alla quale, in quanto esseri umani, restiamo legati. O a ciò che filosoficamente conosciamo come "l'ontologico".

3 La cosa curiosa è che (è dimostrato) nelle pieghe della realtà in cui l'uomo occidentale attualmente si muove o si sposta, i bilanci strutturali che sostenevano o trattenevano - non esistono parole migliori - un concetto così presumibilmente solido come il soggetto monolitico costruito da un'identità indissolubile "svaniscono nell'aria" (come direbbe Marshall Berman nel suo saggio profondo e lucido sulla Modernità Ideale dell'occidente, ispirato alla celebre frase di Marx); giorno dopo giorno, questa "identità" si manifesta come elemento o fenomeno flessibile, in uno stato perenne e processuale di formazione/confronto, condizionato da aspetti relazionali della nostra vita, che formano un diagramma di reti interminabili di oscillazioni costanti. In un universo in cui primeggiano i media e la globalità, al punto da ridefinire e demarcare le geografie e le cartografie mentali con le quali operiamo, a seconda del grado di sofisticazione delle informazioni con cui affrontiamo la gestione della nostra vita, o con cui dosiamo e/o saturiamo la nostra paulatina "educazione sentimentale" [Stendhal in my ment], ci ridimensioniamo verso nuove latitudini dove, forse, la realtà non deve necessariamente essere "reale" ma tende piuttosto ad essere immaginaria. A questo punto, vale la pena chiedersi: è il ricordo che di noi hanno gli Altri ad autenticarci per quello che siamo o è ciò vediamo riflesso nello specchio traditore delle nostre azioni che disegna la nostra vera natura? SECONDA DERIVA:

4 Nel pieno processo di riordino della sua vita adulta, dopo gli eventi apocalittici dell'11 settembre a New York, città dove vive e lavora da oltre due decenni, l'artista texano-messicano Ray Smith Yturria, dopo il crollo definitivo di tutte le utopie dell'occidente 1, con l'instaurazione dittatoriale e inevitabile di questa nuova "Era del Terrore", ha tracciato una linea di continuità ideale ed estetica girevole che aveva cominciato a sviluppare negli anni 1997/1999 con la sua famosa e fortunata serie POP VOX 2, nella quale Smith cominciava a preoccuparsi di materializzare visivamente dall'esterno - come pensava Foucault - (oggettuale, paesaggistico, feticista e simbolico del significato di Potere e/o di Status, di mainstream, dei suoi segni e delle sue icone), "possibili ritratti frammentari" dell'ipocrita società borghese in cui i cittadini occidentali in genere si muovono. Nasce così la sua serie EMPIRE 3, un proseguimento evolutivo che radicalizza quanto iniziato con POP VOX. Sebbene in POP VOX, Ray si sia dedicato, in modo forse apologetico ma allo stesso tempo critico, a tergiversare (per così dire) sui formalismi definiti per "identificare" il ritmo 1 Da questa prospettiva, non senza argomenti disfattisti e non per piacere, è dimostrabile che è la CADUTA, e non la ricostruzione, ad aver inconfutabilmente sempre caratterizzato o riportato alla luce (dalle macerie) la natura evidente delle ambizioni umane del nostro tempo; citiamo due eventi significativi della storia occidentale moderna: la caduta del Muro di Berlino e la caduta delle Torri Gemelle del World Trade Center... 2 Serie per la quale esiste una pubblicazione quasi integrale delle opere che la compongono, su un catalogo del 1999 della mostra con lo stesso titolo tenutasi presso la galleria Ramis Barquet di New York; alcune delle opere non pubblicate sul catalogo sono riprodotte nella monografia su Ray Smith, pubblicata da Ediciones Polígrafa, Barcellona, Spagna, Come POP VOX, questa serie è rappresentata su una pubblicazione, frutto di una personale dell'artista presso la galleria Ramis Barquet dal titolo Ray Smith: Wheels & Longarms, tenutasi a Chelsea e New York, nella quale compare la maggior parte delle opere, tra cui sottolineiamo: Regatta, Unguernica, e Ghost (del 2003) e la suite dedicata ai Ferraris: Omologatto ( ), 340 México e 342 América, entrambe del 2003.

5 classico (o meglio, neoclassico) della vita imborghesita del nord del Messico e nel sud [texano] degli Stati uniti, rifugiandosi a tale scopo nella ricreazione di prototipi antiquati di modelli di vita dei possidenti e proprietari terrieri texanomessicani, in EMPIRE, il suo sguardo è rivolto verso la metropoli, la città cosmopolita che lo ha adottato, l'universalista New York City, trasformando le osservazioni che, proprio sul suo status di teatralità, la città propone in quanto teatro globale del mondo attuale. Per essere ancora più precisi, più che New York, il "tema" della sua nuova opera (di ormai quasi sette anni fa) si approssima a ciò che, a New York, diventa latente come segno e rappresentazione teatrale del Potere stesso, attraverso lo spiegamento mediatico dei mass media, tra cui la stampa, le riviste di moda, le pubblicazioni specializzate di varie nicchie commerciali, la TV o il mondo promiscuo e osceno delle notizie e della politica. In questo caso, Ray ha concentrato la sua analisi creativa sulla scoperta di ciò che di "reale" c'è nell'immaginario del Potere, ovvero quanto di poderoso c'è nel "possesso". Possesso materiale o simbolico del Potere, attraverso gli oggetti più rappresentativi, i simboli più degni o gli emblemi, le bandiere e i feticci più reconditi. Come se ci si chiedessimo apertamente: perché vale la pena tenerceli? In questo modo è entrato a far parte della sua referenzialità artistica più comune ciò che ci viene venduto come simbolo statutario dell'esistenza del Potere.

6 Elenchiamo alcuni elementi: auto di lusso, ampi e splendidi giardini, portaerei potenti e minacciose, scaffali infiniti di armadi porta-fucili; come se ci mostrasse che, per via di un certo fondamentalismo insensato, crediamo che tutto ciò che ci conforta di tali iconografie ci impregna di un "potere improrogabile" che ci salva dalla nostra futura o imminente scomparsa, affrontando il pericolo della precarietà quotidiana. Tra questi oggetti significativi del suo Potere, Ray Smith ha trovato un altro oggetto che, al di là della sua rappresentazione monetaria, del suo valore di mercato e del suo impalpabile valore funzionale, ha un valore sentimentale, che meglio lo inserisce nella nostra vita. Parlo del Reloj de Pulsera (Orologio da polso). Ma prima di addentrarci nell'importanza e nella definizione del Progetto Rush Hour di Ray Smith (come egli stesso lo chiama), apriamo una parentesi. TERZA DERIVA: Per mantenere una certa coerenza discorsiva nella retorica proposta da questo testo, dobbiamo soffermarci sull'analisi e spiegare che tra POP VOX ed EMPIRE esiste un gruppo di opere - che capricciosamente definiamo "trampolino" - nelle quali l'artista ha sperimentato

7 un cambiamento formale e concettuale piuttosto brusco, che sia egli stesso sia noi abbiamo intitolato La Casa de Hielo 4. Opere nelle quali Ray iniziava già con fervido interesse un cammino di esplorazione sulle relazioni tra la Pittura classica, moderna e post-moderna e i nuovi mezzi di rappresentazione della Realtà. Ovvero: i Nuovi Mezzi Tecnologici, in particolare la fotografia, la grafica digitale e tutti i sistemi computerizzati che esistono per ricreare la Realtà. Tra queste opere premonitrici cito Riple e Concepción (del 2000) e le opere che compongono l'impianto pittorico che dà il titolo alla serie: La Casa de Hielo (del 2001); l'artista ha trovato una riuscita scorciatoia di "manierismi" (che i formalisti definiscono maestrie concettuali sullo "stato attuale della Pittura contemporanea") per sovvertire il territorio paesaggistico della Realtà, alterandolo attraverso "applicazioni digitali" che ne deformano la natura solida, per "disintegrarne l'integrità" verso uno stato molto più soggettivo, uno stato puramente visivo, puramente pittorico, una sorta di omaggio recondito agli insegnamenti pittorici del movimento velazquiano di un gesto pittorico neo-barocco, che gode del piacere di dipingere e di essere dipinto. 5 Come se la scoperta di queste nuove forme di rappresentazione digitale della Realtà apportasse alla sua Pittura una vitalità che inietta una boccata di 4 Anche per questa serie esiste una straordinaria pubblicazione del 2001 della galleria Joan Prats di Barcellona, risultato di una personale dell'artista dallo stesso titolo; anche in questo caso le opere non pubblicate sul catalogo sono state per lo più documentate nella monografia di cui sopra. 5 Una linea di ricerca estetica che stabilisce un "ponte tra la Pittura e i Nuovi Media", che lo collega in anticipo con altri artisti, vicini alla sua generazione, che hanno spostato la loro attenzione verso il supporto digitale come un "punto di partenza referenziale" della loro Pittura attuale; penso, ad esempio, ad artisti come David Salle e Albert Oehlen.

8 giovinezza, un frettoloso "aggiornamento", deformante della Realtà, perché quest'ultima, nella realtà televisiva [Post-Matrix] che viviamo quotidianamente nel XXI secolo, non esiste più come esisteva prima, o per lo meno non è più "rappresentata per come è", ma... attraverso sotterfugi che la diluiscono, la sfocano, la tramutano in "realtà ri-presentata" (realtà rimessa davanti agli occhi di chi guarda), pura adrenalina voyeuristica di chi fa teatro di sé stesso, affinché la sua teatralità venga assimilata come falsità, come continuum simulacrum. E lì, nella sua infinita messa in scena, trova una nuova natura linguistica dell'atto stesso di avvalersene come Arte. Segno seduttore di decadente genesi seducente, che inganna l'occhio. QUARTA DERIVA: Appresa la lezione, Ray Smith, ritorna a ciò che maggiormente lo riguarda da quando si è dedicato alla produzione di oggetti visivi: le narrazioni del Soggetto. E come ritorna al Soggetto? Come abbiamo detto, attraverso il suo oggetto più caro, quello che marca, indica, segna e instaura il suo "tempo vitale". Riprendiamo un aneddoto di cui abbiamo già scritto:

9 In uno dei frequenti incontri eterodossi nel suo studio di Brooklyn, un amico astrofisico che lavora per la NASA, cominciò a raccontare a Ray il funzionamento di un programma informatico con il quale misuravano lo spazio e la distanza che separa la Terra dal resto dei "corpi celesti", attraverso un sistema altamente specializzato, basato essenzialmente sull'uso del tempo di emissione e ricezione di segnali specifici... il risultato è una "geometrizzazione del tempo", o qualcosa del genere; dopo il racconto, Ray chiese al suo amico se con lo stesso programma si potesse riconfigurare la morfologia esterna di alcuni oggetti, se ciò che veniva misurato (... ) fosse la relazione temporale che ciascun oggetto ha con le persone che ne erano e/o sono proprietari, e viceversa. Di fronte a questa domanda, l'amico disse che ci avrebbe provato ma che non ci vedeva nulla di scientifico. Ray rispose che in effetti non c'è nulla di scientifico, che si tratta di una chimera: "rappresentare il tempo delle cose, in funzione della loro vita insieme a noi, o viceversa," significa poetizzare l'oggetto e il freddo programma informatico, inserendo in esso un "tempo soggettivo, il tempo di una relazione". Significa creare Ritratti oggettuali. 6 A partire da questo aneddoto, il Progetto Rush Hour si allontana quindi diametralmente dal suo predecessore EMPIRE. Introducendosi nell'universo materiale del Reloj de Pulsera (Orologio da polso), Ray chiedeva a molti dei suoi conoscenti di fargli fotografare i loro orologi e, al contempo, commentata con loro informazioni importanti o rilevanti per i proprietari: da quanto tempo avevano l orologio, dove e come lo avevano acquistato, aneddoti sul funzionamento, sulla robustezza, sprazzi di colore in alcune circostanze, ecc... Tutto questo è stato in qualche modo raccolto in una sorta di "registro" del "tempo vitale" che ognuno aveva sperimentato con il proprio orologio e di 6 Frammento del nostro testo: DEUX-MACHINE/IDEOLOGIA POETICA (Ray Smith e la pratica di una Pittura estroversa), pubblicato in Ob. Cit., Pagine:

10 conseguenza del "tempo vitale dell'intima relazione di Ray Smith con i proprietari." 7 Per questo, la relazione feticista predefinita come premessa critica a EMPIRE adesso è sconfitta dal "romanticismo idolatra dell'oggettoproprietario-artista". Una relazione in cui, nella maggior parte dei casi, prevale il fondamento sentimentale come "valore effettivo dell'oggetto" al di là, come si è detto, del suo valore di mercato. Come se in realtà Ray si comportasse davvero più come archeologo che come antropologo del suo tempo, stabilendo questo tipo di "registro emotivo" del soggetto con l'oggetto in questione, allontanandosi dalla vecchia attitudine nei confronti del gesto pittorico, perché, sebbene prima si distinguesse per l'avvicinarsi al gesto pittorico dall'analisi decostruttiva della "stessa Storia della Pittura, vincolandola alla sua vita quotidiana", adesso si divide "nella vita degli altri e nella vita degli oggetti degli altri", catturati e tergiversati, mutati dalla digitalizzazione contemporanea, da cui partire per articolare una nuova situazione simbolica che si manifesta come nuova poetica, avvicinandosi così al modello del sentire degli artisti classici, come se nella sua età adulta svelasse la magistralità del suo reinventarsi come un "Orologista" (un mastro artigiano dell'arte antica e millenaria dell'orologeria) che pronuncia dalle strategie endogamiche, fuorvianti per l'arte e i suoi sistemi di ri-presentazione 7 Ho personalmente assistito (e sono stato coinvolto) alle interviste realizzate dall'artista a coloro ai quali chiede di fotografare l'orologio. Ho inoltre osservato una parte del laborioso processo di ottenimento dei bozzetti digitali di alcune di queste opere e le molte variazioni quantiche che il programma in questione consente. Possibilità che gli hanno aperto opzioni formali per considerare il progetto da diverse sfumature di mezzi, grafici e pittorici; grazie a questa libertà, la serie è composta da dipinti, acquerelli, stampe, foto digitali e impianti.

11 più comuni - la Pittura - e anche più attuali - i media digitali e le loro entropiche morfologie tubolari - la vera natura dell'essere umano. Giungo pertanto alla conclusione che l'unica cosa che vale la pena "iscrivere come testimonianza" (artistica e culturale), è il tempo che abbiamo vissuto, quel tempo di cui abbiamo goduto durante la nostra esistenza. Per essere più concreti, quell'esistenza, quella di Ray e la nostra, quella degli Altri rappresentati in queste opere, è strettamente segnata da una relazione personale con i soggetti che saranno o sono "ri-trattati" attraverso la ricreazione dei loro "oggetti temporanei", dei loro oggetti-specchi-dell'animache-dettano-il-tempo". Se facessimo una banale indagine, rapida e superficiale, sui titoli di alcune delle opere che compongono questa serie o progetto creativo, troveremmo i nomi e i cognomi di molti dei cari che circondano, o che hanno circondato, la vita quotidiana di Ray Smith. Tra questi, il caro zio Fausto, il suo compagno di studi e l'amico artista che ammira molto, Rum Gorchov, l'amata moglie e fedele complice Marycruz, l'amico d'infanzia con il quale ancora conserva una forte convivenza, Alex López-Negrete, alcuni dei suoi più vicini colleghi dell'universo professionale dell'arte, ad esempio i galleristi e/o dealer con cui ha lavorato o lavora attualmente come Ramis Barquet, Joan de Muga (Joan Prats Gallery & Polígrafa), Fernando Santos, Luca Marenzi, Emilio Almagro (Galería Sandunga), un gruppo selezionato di collezionisti che hanno superato il "freddo nexus della compravendita" per diventare amichevoli

12 mecenati, scommettitori sicuri sulle opere di Ray, come José Luis Tranche, Lilly Escarpeta, Sergio Berger, Solita e Steven Mishan, nonché artisti con i quali ha condiviso in varie occasioni studio, gallerie o spazi espositivi come Rafael Vargas Suárez, Aga Osinov, Sant Clair Cemin oppure critici, curatori e/o pensatori con i quali ha collaborato durante la sua carriera, come Francesco Pellizi, Remo Guidieri, Omar-Pascual Castillo o Edward Leffingwell 8, tra i molti altri. Ma al termine di questo elenco, dobbiamo citare due opere fondamentali di questo insieme monumentale, quelle realizzate con gli orologi dei genitori: parlo di Angelus, l'orologio che suo padre regalò a sua madre, in uno dei tanti anniversari di matrimonio e di Padre Infinito (Infinity Father), il Rolex Empire che Ray Smith ha ereditato da suo padre. 9 Un manierismo referenziale che ha permesso a Ray di staccarsi dai puritanismi pragmatici dell arte attuale e dai suoi rigidi dogmi accademici, omaggiando così le persone con le quali convive, con le quali traccia la strada della sua impronta e viceversa. Al contempo, questo manierismo gli ha permesso di staccarsi, ancora una volta, dalla sua autorialità (da quell imbroglio del mercato moderno più borghese e reazionario) per 8 Parlando della rotondità risolutiva e dell effettiva discorsività di queste opere, potremmo aggiungere che un opera come Leffingwell, del 2005, è stata scelta come copertina della prestigiosa rivista RES della Harvard University, dedicata all arte e all antropologia; si tratta nello specifico del n. 48, dell autunno Devo dire, per giustizia storica, che alcune delle opere che qui cito non sono state completamente sviluppate da Ray. Come ho già detto, ho avuto l onore di poter partecipare al processo di creazione di talune di queste opere e in certi casi esse sono solo, almeno nel momento in cui scrivo il presente testo, bozzetti digitali. Ad ogni buon conto, per dirla tutta, questi bozzetti digitali, hanno già una solidità formale e concettuale di alto valore, al punto che Ray Smith ha potuto esporre 16 di queste opere in occasione della mostra Sin Miramiento Alguno celebrata in parallelo alla 9 Biennale de L Avana (Cuba), riscuotendo grande successo e unanime sorpresa. Altri esemplari di queste opere godono della grazia oggettualizzante della fotografia digitale o dell arte grafica e il risultato finale non è sempre l oggetto pittorico propriamente detto. Una nota a margine: i nomi e i cognomi riportati in corsivo corrispondono ai titoli reali con cui le opere sono state intitolate.

13 ricostruirsi (come farebbe un autore dell Actor s Studio) un nuovo marchio autoriale, questa volta carico di mistero, misticismo, scientificità e maestria. Si tratta della migliore rappresentazione visiva di molte delle tradizioni europee più leggendarie, il magistrale ufficio dell orologiaio ( Rush Hour ), il divenire della densità concettuale del pensiero post-strutturalista come nuovo razionalismo relativista fondante [Deleuze, Derrida, Foucault tutti reincarnati qui], e il perfezionismo manierista di taglio e/o il carisma meticoloso della tradizione pittorica spagnola [da Velázquez, Goya e Murillo fino a Dalí anche loro qui]. 10 Vanitas Tempo Imago Tempo pro Mortis. È come se in questa serie preziosista, Ray Smith si permettesse il lusso einsteiniano di rallentare e/o paralizzare il tempo dei suoi ospiti, congelandolo nel perenne stato contemplativo della pittura, come se dalla pittura inventasse un mausoleo simbolico della nostra temporalità, senza le nostre figurazioni più apprezzabili (quelle del ritratto fisiologicamente anatomico, dell aspetto umano riconoscibile, visibile come il nostro volto), ma con l essenza delle nostre anime in queste Vanitas Perfectas. Puro gioco metafisico. 10 Come dato storico e/o congiunturale, è curioso segnalare che Ray Smith ha sviluppato la maggior parte delle opere di questa serie o progetto creativo nel 2004, anno dell anniversario della nascita di Salvador Dalí, il maestro degli orologi molli. Queste opere, di ingannevole apparenza surreale e minuziosità iper-reale e preziosista, sono forse più in debito di tutte con la nozione irregolare e diluita della realtà del maestro della pittura spagnola moderna.

14 Questa volta non solo si reinventa, cosa a cui ha abituato quanti di noi osservano e godono della sua arte da anni, ma reinventa anche noi stessi, attraverso gli sprazzi dei suoi Orologi-Ritratti. Magnifica metafora pittorica di come vorremmo essere ricordati, o almeno così mi pare, a prima vista. Ma adesso... affrettiamoci, che il Tempo stringe. Forse è il momento di accettarlo, il nostro tempo cambia. Le stagioni e i fiori nascono, non si ripetono. Una misura del tempo adesso si ricrea. Nasce e nasce nella consapevolezza, lentamente la riconosciamo con la semplicità di un miracolo. Jose Lezama Lima Trattati a L'Avana Omar-Pascual Castillo Las Palmas de Gran Canarias, 2013.

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