Governance ambientale e potere delle connessioni sociotecniche. Uno studio di caso

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1 STS Italia online paper Questo paper è disponibile online sul sito web di STS - Associazione Italiana per lo Studio Sociale della Scienza e della Tecnologia; può essere citato in accordo con le consuete convenzioni accademiche e non può essere pubblicato in altri luoghi senza il permesso esplicito di autori o autrici. Si tenga presente che, qualora questo paper venise fatto circolare in forma cartacea o elettronica, vi si dovrà sempre accludere questa medesima nota sul copyright e, in ogni caso, esso non deve essere utilizzato per fini commerciali o per trarne anche indirettamente profitto. Citare questo paper nella seguente forma: Minervini, D., 2008, Governance ambientale e potere delle connessioni sociotecniche. Uno studio di caso, paper presentato al II Convegno nazionale STS Italia: Catturare Proteo. Tecnoscienza e società della conoscenza in Europa, Università di Genova, Giugno; disponibile sul sito Pubblicato online su il 30 novembre Paper presentato al II Convegno nazionale STS, Catturare Proteo. Tecnoscienza e società della conoscenza in Europa, Genova, Giugno 2008, all interno della sessione INCERTEZZA E GOVERNANCE NELLA TECNOSCIENZA Governance ambientale e potere delle connessioni sociotecniche. Uno studio di caso Dario Minervini Dipartimento di Sociologia, Università Federico II di Napoli

2 Governance ambientale e potere delle connessioni socio-tecniche. Uno studio di caso di Dario Minervini 1. Tecnologia e ambiente. Decidere in scenari di incertezza La consapevolezza che qualsiasi intervento di policy debba confrontarsi con scenari caratterizzati da incertezza e complessità si è tradotta in un atteggiamento riflessivo sia della politica che dell expertise tecnico-scientifica (Beck, Giddens, Lash 1994). L incertezza in questione, infatti, non si esaurisce nella imprevedibilità dei rischi naturali e/o artificiali che si cerca di gestire attraverso gli interventi di policy, ma caratterizza anche la stessa azione di policy, spesso condotta mediante tecnologie complesse, di cui non sempre è possibile prevedere le conseguenze. La problematizzazione di queste tematiche ha acquisito una notevole rilevanza mediatica negli ultimi anni divenendo oggetto di discussione dell opinione pubblica, specie se si considera il campo delle politiche ambientali ed energetiche. Ma la riflessione in seno alle scienze sociali risulta decisamente più datata. Nel 1963 L. K. Caldwell, docente americano di Government dell Indiana University, si chiedeva in che modo l ambiente potesse divenire una specifica questione di policy, un nuovo focus per l intervento pubblico. Nel problematizzare la questione, appariva immediatamente evidente che si trattava di dover discutere delle connessioni che legavano problematiche al contempo sociali, economiche, politiche; si trattava di concentrare l attenzione sulla tensione fra le parti e il tutto, di analizzare il rapporto fra uomo e ambiente con il primo in grado di modificare il secondo e con il secondo contenitore del primo e in grado di determinarne in maniera definitiva l esistenza. Il modo con cui si governava l ambiente, però, appariva agli occhi di Caldwell assolutamente inadeguato alla complessità che mostrava questo particolare oggetto di regolazione e di policy. Negli anni Sessanta, negli Stati Uniti, la tendenza nelle pratiche di governo era quella di una gestione dei problemi dell ambiente segmentata per competenze formali, specializzazioni tecnicoscientifiche e professionalità. Amministratori, tecnici e scienziati affrontavano le problematiche w w w. s t s i t a l i a. o r g 1

3 ambientali ciascuno dal proprio e punto di vista, offrendo ai decisori pubblici un quadro d insieme per niente unitario e quindi scarsamente utile nella formulazione di good decisions. La riflessione dell analista americano si chiudeva con l invito a superare la segmentazione del decision making pubblico, che approdava a conclusioni falsamente neutre e che aveva causato alcuni dei peggiori risultati in campo ambientale. Piuttosto egli invitava ad un approccio comprensivo e multidisciplinare in grado di integrare le competenze necessarie ad un analisi multidimensionale dell ambiente, e soprattutto utile a fornire le informazioni necessarie ai decisori pubblici che avrebbero potuto scegliere le opzioni di policy più ragionevoli. Ad oltre quarant anni da questo pionieristico articolo sul governo dell ambiente, la necessità di sviluppare un approccio multidisciplinare e multifocale, che metta in discussione la stessa tradizione epistemica della modernità (Latour 1995, Beato 1998, Pieroni 2002), continua ad essere una delle principali priorità di quanti si occupano di questi temi. Quando ad essere analizzato è un fenomeno di policy che connette ambiente, società e tecnologia, viene puntualmente messa in discussione l immagine monocentrica del policy making, dal momento che ai processi di definizione delle politiche dell ambiente partecipa una pluralità di attori assolutamente eterogenei (politici, burocrati, tecnici, scienziati, esponenti dell economia e dell industria, la cosiddetta società civile, etc.) che agiscono competenze non necessariamente coerenti con il ruolo sociale formale ricoperto, né è possibile ricondurre la issue ambientale ad un colore o ad una ideologia politica ben definita. Queste caratteristiche appaiono incompatibili con un approccio conoscitivo fondato sulla rigida divisione del lavoro scientifico vero pilastro organizzativo se non ideologico della modernità - che porta ad una visione frammentata della realtà e ad ignorare le connessioni, le retroazioni, le reciproche influenze e i processi di associazione che sussistono fra le varie componenti dell ambiente (Pieroni 2002: 83). Per questo appare più efficace riconoscere le dinamiche delle policy evitando dicotomie oppositive che tendono a tenere separate la decisione dall esecuzione, i fini perseguiti dai mezzi utilizzati, la politica dal diritto e dalla burocrazia. A queste categorie, infatti, spesso non corrispondo logiche d azione e tipi di razionalità coerenti e omogenee, pertanto le stesse categorie perdono la loro efficacia euristica di fronte a temi come quelli che qui si discutono (Bulsei 2005: 56). 2. L assetto di governance nelle politiche dei rifiuti Le frequenti proteste delle comunità locali contro l installazione di discariche o di inceneritori di rifiuti rappresentano l aspetto più visibile di complessi processi di decision making realizzati in w w w. s t s i t a l i a. o r g 2

4 condizioni avverse 1 (Gallino 1992: 21) e caratterizzati dalla elevata eterogeneità degli attori che vi partecipano (Lewanski 1990, 1997). Per far fronte a questo ordine di complessità anche nel campo della gestione dei rifiuti, il classico approccio top-down di government è stato sostituito da formule di governance (Fedele 1998), con l allargamento del ventaglio dei potenziali policy makers. In particolare l introduzione nel settore di un sistema di amministrazione concordata, simile a quello francese dei contrat de plan (Lalli 1997), ha dato l avvio ad una serie di pratiche di cooperazione fra attori pubblici e privati che oggi costituiscono una policy community relativamente stabile (Osti 2002). Alcune ricerche hanno analizzato i risultati conseguiti attraverso alcune procedure decisionali sperimentali concepite per permettere un attivo coinvolgimento degli attori non istituzionali nella processi di policy. In alcune esperienze il ricorso a tecniche decisionali ispirate ai principi della deliberazione (Callon, Lascoumes, Barthe 2001, Bobbio 2002, Pellizzoni 2005) ha consentito di coinvolgere tutti gli attori potenzialmente interessati anche nella territorializazzione (Governa 2001) ovvero nella fase decisionale di definizione della localizzazione sul territorio dei siti nei quali installare agli impianti di smaltimento. Si è rilevato che generalmente questi processi inclusivi e cooperativi vincolano le parti che vi partecipano non solo in termini formali, ove vi siano accordi sottoscritti, ma soprattutto in termini di reciproca assunzione di responsabilità. Insieme alle procedure decisionali inclusive e alla partecipazione attiva dei cittadini nell attuazione concreta delle misure di policy, la governance delle politiche dei rifiuti può esplicitarsi anche sul versante delle competenze di governo, spesso multisettoriali, e su quello del coordinamento istituzionale dei diversi livelli amministrativi (Lewanski 1997; Pellizzoni, Osti 2003: 265). Il carattere trasversale accomuna le politiche di smaltimento dei rifiuti alle più generali politiche ambientali spesso strettamente connesse con altri campi di policy come quello sanitario, agricolo o industriale. Le materie di competenza del ministero dell Ambiente, da questo punto di vista, non sono esclusive e spesso si intersecano con quelle di altri ministeri rendendo complessa una effettiva valutazione dell azione di policy e una quantificazione della risorse di spesa destinate al settore ambientale. Allo stesso modo le competenze amministrative sono organizzate secondo una multilevel governance (Fedele 1998) che connette i ministeri e gli enti nazionali con le istituzioni locali. Se a 1 [ ], parlando di policy making in condizioni avverse intendo riferirmi a quegli interventi non ripetitivi, formati da molte azioni in vari modi cumulantisi e interferenti, intrapresi da un organizzazione pubblica o privata, o da più organizzazioni, che di regola ci si attende si concludano con trasformazioni rilevanti, almeno in parte intenzionali, delle condizioni di vita o di lavoro o di ambiente di vaste categorie di persone, o di una o più comunità locali. Un caso tipico è l esecuzione di opere a forte impatto socio-ambientale, anche si di profilo tecnologico basso. (Gallino 1992: 21) w w w. s t s i t a l i a. o r g 3

5 livello centrale vengono recepite le direttive sovra-nazionali e stabilite le linee generali di governo dei rifiuti, a livello locale gli enti amministrativi, attraverso un complesso sistema di distribuzione di competenze, provvedono alla definizione dei piani regionali (regioni), al controllo sulle modalità di gestione e smaltimento (province), alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti (comuni). 3. Chi (come) si decidono le politiche dei rifiuti? Uno studio di caso Il quadro sopra delineato mostra la pluralità degli attori che possono (potenzialmente) partecipare ai processi di decision making che riguardano le policy sui rifiuti ma, allo stesso tempo, conferma il peso rilevante di soggetti che, soprattutto a livello nazionale, compongono una ristretta policy community sulla base delle proprie rendite di posizione. Unilateral voluntary programs recogniased by the P.A. (Croci, Pesaro 1997: 22), con questa etichetta sono stati classificate alcune esperienze di policy - tra cui la vicenda Fenice, oggetto della ricerca empirica che qui si presenta - basati sulla cooperazione fra attori pubblici e privati nel campo delle politiche energetiche e ambientali. In particolare questo studio sottolineava la capacità delle grandi imprese, ed in particolare della Fiat, di essere presenti ai tavoli di negoziazione e di defnizione delle policy di settore sia a livello nazionale che internazionale. Se queste ricerche consentono di individuare gli attori che hanno il potere di influire maggiormente sulle vicende decisionali, attraverso un approccio differente è possibile comprendere i modi di definizione delle relazioni di potere, ovvero come il potere si traduce in pratica, e quindi di tracciare in termini dinamici e processuali la policy in azione (Dente 1990: 12). A questo obiettivo cognitivo cerca di rispondere l Actor-Network Theory (ANT), una meta-teoria dell azione che si fonda sul riconoscimento del contributo dato da ciascun elemento di quella che secondo l ANT è la vera depositaria dell agency, una coalizione spesso solo temporanea di agenti, o meglio di attanti 2, nella quale le responsabilità e i ruoli sono distribuiti fra oggetti (le cose, le tecnologie, gli artefatti) e soggetti (gli uomini) 3. L actor-network si configura come una coalizione a geometria variabile, mai 2 Attante è un termine che Latour riprende dalla semiotica e indica ogni entità, umana e non, potenzialmente in grado di produrre azione. Coerentemente con i principi dell ANT viene considerato attore/attante tutto ciò che ne modifica un altro in una prova; degli attori si può soltanto dire che agiscono; la loro competenza si deduce dalle prestazioni di cui sono capaci; l azione, a sua volta, è sempre registrata nel corso di una prova e attraverso un protocollo d esperienza, elementare o meno (Latour 1999: 260). 3 L Actor-Network Theory, una definizione considerata oggi poco efficace dallo stesso Latour a causa dell inflazione che il termine network subisce in riferimento alle tecnologie informatiche, sta per teoria della associazione, dei collegamenti multipli e si pone l obiettivo di indagare e riconoscere i processi di costituzione delle configurazioni agenti (Latour 1998). w w w. s t s i t a l i a. o r g 4

6 completamente stabilizzata e definita, nella quale la tensione fra i singoli elementi e il reticolo d azione appare irriducibile 4. Fra le peculiarità di questo approccio 5 vi è la sostituibilità fra attori umani e attori non umani, una opzione analitica decisamente opportuna nel caso dello studio di politiche dei rifiuti nelle quali sono coinvolte tecnologie complesse, rifiuti e elementi della natura. Il contributo di ciascun elemento al programma d azione non viene identificato attraverso l attribuzione di ruoli sociali predefiniti, ma con la rilevazione delle competenze effettivamente agite nella pratica. Se in un primo momento attraverso l ANT si sono studiate soprattutto tematiche relative alla filosofia e alla sociologia della scienza 6, più recentemente è stata riconosciuta la versatilità di questo approccio e pertanto si può fare riferimento ad una vasta letteratura sia per quanto concerne la particolare epistemologia dell ANT, sia in riferimento alle numerose ricerche empiriche condotte su differenti temi. Il processo di allineamento degli interessi e di stabilizzazione della solidarietà delle coalizioni operato dagli attanti dell actor-network attraverso quella che Law chiama l ingegneria dell eterogeneo (1992), è un processo che può essere rilevato e studiato in tutte le istituzioni e in tutte le sfere della vita sociale. La diffusione di questo approccio è stata decisamente maggiore nei paesi anglosassoni mentre molto più contenuta è stata la ricezione dell ANT in Italia, dove sono pochi gli studi realizzati secondo questo approccio e ancora meno quelli che hanno analizzato i processi di policy come processi di ingegneria dell eterogeneo. Fra questi vi è una ricerca, che potremmo definire pionieristica nello scenario italiano, condotta sulle modalità di traduzione e traslazione del controllo di gestione, una delle policy accomunate sotto la denominazione New Public Management, che dalle organizzazioni di mercato è stata trasferita nella pubblica amministrazione italiana (Gherardi, 4 An Actor-Network is simultaneously an actor whose activity is networking heterogeneous elements and a network that is able to redefine and transform what it is made of. (Callon 1987: 93). 5 Latour, Mauguin e Teil (1992) hanno elaborato anche una particolare tecnica per l elaborazione e la visualizzazione dei grafi socio-tecnici, oltre che per il calcolo di alcuni indicatori quantitativi, attraverso l utilizzo del software Hypercard. 6 La preferenza per una unità d analisi empiricamente determinata appare particolarmente evidente negli studi di Latour sui processi di co-costruzione dei fatti scientifici. La retorica forte, di tradizione illuminista, della Scienza pronta per l uso viene ridimensionata mentre si riabilita l altra faccia di Giano bifronte, quella della scienza in costruzione e in azione, caratterizzata da retoriche deboli fatte di compromessi, accordi, strategie, fortune e sventure, microbi, acidi, laboratori e strumenti. Rispetto al ruolo degli scienziati nella società, viene messa in discussione la figura dell esperto-scienziato che svela verità e a coloro che si basano sulle semplici credenze, mentre l analisi viene spostata sul confronto continuo, mutevole e instabile di coalizioni agenti che si scontrano nell ambito di una specifica controversia. Questo punto di vista mette in seria discussione la tradizionale divisione del lavoro che da un lato vede gli scienziati impegnati in un opera di restituzione alla società di verità incontestabili e di divulgazione dei fatti, e dall altro i politici che offrono diverse opzioni valoriali con cui gestire le verità oggettive fornite dalla scienza. La consapevolezza che anche i fatti scientifici stabilizzati, considerati certi e incontrovertibili, sono il prodotto di relazioni, o meglio di processi di associazione e traslazione, porta a considerare l attività scientifica, compresa quella sociologica, come non-antagonistica (Czarniawska, Jorges 1995: 213); non vi è cioè necessariamente ed esclusivamente opposizione fra programmi di ricerca orientati alla verità a altri orientati alla falsità, ma visioni, logiche d azione e coalizioni agenti alternative che spesso possono confluire in un progetto cognitivo comune. w w w. s t s i t a l i a. o r g 5

7 Lippi 2000). In particolare gli autori di questa ricerca riprendono la categoria della traduzione da uno studio di Michel Callon (1986), considerato insieme a Latour e Law fra i padri fondatori dell ANT, che aveva messo a punto un modello analitico per lo studio delle dinamiche di traduzione descrivendo la trama di relazioni che aveva connesso in una coalizione agente diverse entità: alcuni pescatori della baia di Saint Brieuc, le conchiglie Saint Jacques (una risorsa che iniziava a scarseggiare mettendo in allarme i pescatori della zona) e alcuni scienziati (che avevano studiato i modi per favorirne la coltivazione e il ripopolamento). In questo studio l autore analizzò le dimensioni del processo di traduzione/traslazione che aveva permesso agli scienziati di rendere comprensibile, e contestualmente di imporre, il loro punto di vista agli attori locali. Il potere in azione, dunque, viene identificato in una efficace articolazione di uomini e oggetti e oggetti 7, capaci di mantenere nel modo più stabile possibile l allineamento di una pluralità di interessi ed attanti. Il potere assume una connotazione essenzialmente relazionale al punto che appare particolarmente evidente una convergenza fra ANT e il pensiero di Foucault (Fox 1999). La definizione di un rapporto di potere a livello macro, come ad esempio quello agito dalle classi dominanti nel sistema di regolazione capitalistico, trova fondamento in pratiche locali situate e storicamente determinate. A differenza dell approccio dialettico, la metodologia cognitiva dell ANT considera il processo di oggettivazione di una qualsiasi forma di verità sociale come il risultato, e non come l origine, della propria speculazione poiché i fatti arrivano a compimento solo dopo un lungo processo di fabbricazione e assemblaggio che conduce a punti di passaggio obbligati (Callon 1986, Latour 1987). Le trasformazioni nella composizione delle coalizioni rappresentano il fulcro di questa particolare concezione del potere che non viene considerato come attribuito dei singoli elementi ma come effetto della particolare configurazione che questi assumono all interno dell actor-network. In questo modo si declinano a livello metodologico gli assunti fondanti dell ANT, fra cui il principio di simmetria e la concezione del potere come effetto di dinamiche socio-tecniche 8. Alle frequenti accuse di relativismo morale (e in alcuni casi di immoralità) Latour risponderà sempre sottolineando l importanza e la necessità della conoscenza delle dinamiche della relazionalità, una 7 Il potere è insito nella capacità di mantenere allineati in maniera stabile gli interessi di coloro che lo compongono, attori nonumani compresi: Heterogeneous network of aligned interests, including people, organizations and standards (Latour 1986: 46). 8 To eliminate the great divides between science/society, technology/science, macro/micro, economics/research, humans/non humans, and rational/irrational is not to immerse ourselves in relativism and in indifferentiation. Networks are not amorphous. They are highly differentiated, but their differences are fine, circumstantial, and small; thus requiring new tool and concepts. Instead of sinking into relativism it is relatively easy to float upon it. [ ] Efficiency, truth, profitability, and interest are simply properties of networks, not of statements. Domination is an effect not a cause. In order to make a diagnosis or a decision about the absurdity, the danger, the amorality, or the unrealism of an innovation, one must first describe the network (Latour 1991: 130). w w w. s t s i t a l i a. o r g 6

8 strategia cognitiva che consente non solo di giudicare un fenomeno ma anche di individuarne gli aspetti meno desiderabili su cui intervenire per cambiare un determinato stato di fatto. 4. Il caso di studio e la metodologia di ricerca Il caso di studio che qui si presenta costituisce lo sviluppo di una ricerca che aveva analizzato l agire amministrativo del Comune di Melfi, dal 1991 al 1993, in concomitanza con l installazione del complesso industriale Fiat-Sata nell area di San Nicola (Giannini 1993). Insieme allo stabilimento automobilistico Sata (Società automobilistica a tecnologia avanzata) si prevedeva la realizzazione di altre infrastrutture ad alto contenuto tecnologico fra cui un impianto di termovalorizzazione di rifiuti con recupero di energia. Nel corso di una lunga e complessa vicenda amministrativa, conclusasi formalmente solo nel 2005, l opposizione di alcuni attori locali ha ritardato i tempi di costruzione dell impianto e messo in discussione le modalità di gestione dello stesso da parte della società Fenice. Rispetto a questa vicenda si sono analizzate le dinamiche che caratterizzano i processi decisionali di policy e la definizione del potere nelle coalizioni socio-tecniche. L ipotesi di ricerca consiste nel ritenere che l assemblaggio di un sistema concreto d azione (Crozier, Friedberg 1977) efficiente ed una coerente distribuzione di competenze fra attanti umani e non umani all interno di un programma d azione siano processi determinanti nella definizione del potere di una coalizione di policy. In termini metodologici si è scelto, seguendo la strategia cognitiva degli ANT scholars, di riprendere i principi dell etnometodologia rilevando le tracce degli attori (documenti, testi, resoconti, etc.). L ANT, infatti, appare compatibile con un approccio di tipo narrativo 9 e con tecniche qualitative di rilevazione delle informazioni. A questo proposito è opportuno sottolineare che la logica utilizzata nella rilevazione delle informazioni inerenti la vicenda decisionale e l azione degli attanti che vi hanno partecipato è stata quella della non standardizzazione 10, si è cioè optato per la costruzione di una base empirica costituita da informazioni eterogenee e non da dati standardizzati con tecniche quantitative. 9 In un testo recente Barbara Czarniawska (2004: 3-6) illustra le tappe della svolta narrativa nelle scienze sociali. La ricostruzione narrativa dell azione sociale ha caratterizzato principalmente le metodologie di tre filoni di ricerca: l ermeneutica letteraria (Ricoeur), la fenomenologia (Shutz, Berger, Luckmann), l etnometodologia (Garfinkel, Cicourel, Sacks). 10 Una prima riflessione sul tema del rapporto fra standardizzazione dei dati quantitativi e non standardizzazione delle informazioni qualitative si trova nel noto volume Il sociologo e le sirene a cura di Cipolla e De Lillo (1996). Più recentemente (2003) Daniele Nigris ha ripreso il dibattito sulle diverse logiche di interrogazione (questionario/intervista) e di analisi della base empirica (standard/non standard). w w w. s t s i t a l i a. o r g 7

9 Il carattere eterogeneo e simmetrico del modello elaborato da Callon, individuato per la ricostruzione della vicenda Fenice, pone in seria discussione la possibilità di individuare un punto di vista privilegiato e specifico attraverso cui ricostruire una corretta narrazione dello sviluppo di un certo programma d azione. La soluzione a questo problema può essere rappresentata dalla triangolazione delle informazioni raccolte da differenti fonti che coincidono con gli elementi degli actor-network (Latour 1991: 124). Così si è proceduto in questa ricerca, durante la quale si è realizzata una articolata fase di rilevazione con il ricorso a differenti tecniche qualitative che non sono state assemblate secondo un protocollo predefinito ma si è inteso il metodo come arte di scegliere le tecniche più adatte ad affrontare un problema cognitivo, eventualmente combinandole, confrontandole, apportando modifiche e al limite ponendo qualche soluzione nuova (Marradi 1996: 86). Allo stesso tempo la moltiplicazione delle fonti di informazione non ha rappresentato un vero e proprio metodo per evitare il rischio di relativismo soggettivo nel processo di comprensione né un particolare accorgimento con cui aggregare nella maniera più oggettiva possibile il maggior numero di elementi empirici (Silverman 2002: ). Anche quando la scelta epistemologica ricade sulla comprensione dei fenomeni piuttosto che sulla spiegazione 11, la problematizzazione della riflessività, ovvero dell influenza più o meno consapevole della compresenza del ricercatore nel processo di conoscenza, rappresenta un criterio metodologico e non un metodo (Manghi 1996: 258). Si presuppone, cioè, che un controllo totale del processo di riflessività sia impossibile e che nel processo di osservazione/comprensione dei fenomeni non vi sia una definita opzione metodologica con cui annullare il relativismo soggettivo. Il processo cognitivo del ricercatore realizzato attraverso una articolata fase di raccolta delle informazioni costituisce, infatti, sempre un processo di cocoproduzione specifico poiché lo stesso ricercatore entra in relazione con le configurazioni agenti che intende studiare. Il processo di co-coproduzione non necessariamente implica una definizione costruzionista dell attività di ricerca, ma nel nostro caso risponde ad una metodologia fondata sul concetto di realismo relazionale a cui si fa riferimento in questo studio 12. In particolare la ricerca empirica è stata finalizzata alla ricostruzione del processo di traduzione della policy dei rifiuti sia nella dimensione multilivello (nazionale/locale), che nella dimensione multisettore (industria-ambiente); 11 Il rapporto fra comprensione e spiegazione, e in alcuni casi l opposizione dei due termini, è al centro di uno dei dibattiti più complessi e datati della sociologia che ha registrato l autorevole contributo di autori come Weber e von Wright. 12 La ricerca empirica costituisce il momento di connessione fra il ricercatore ed un più ampio sistema di processi di relazione e si traduce in una co-coproduzione di reti d azione reali piuttosto che in una rappresentazione simbolico-sociale basata sulle narrazioni degli attori. w w w. s t s i t a l i a. o r g 8

10 Le tecniche utilizzate per rilevare le informazioni con cui rispondere all obiettivo cognitivo della ricerca sono state: i) l intervista a testimoni privilegiati; ii) la raccolta degli articoli sulla vicenda Fenice pubblicati su due quotidiani; iii) la raccolta di documenti (atti normativi e amministrativi degli attori istituzionali nazionali e locali, atti degli attori giuridici con funzioni di controllo, materiali grigi prodotti dagli attori non istituzionali) 13. Se appare improprio parlare di un metodo riflessivo rispetto al processo di rilevazione empirica nel suo complesso, nel caso della definizione delle singole tecniche utilizzate durante le fasi della ricerca empirica è possibile fare riferimento ad una riflessività metodologica che consiste in un processo di formalizzazione in itinere degli strumenti di ricerca (Gobo 1993) e che nel caso di questo studio si è concretizzata in un lavoro costante di adeguamento delle gli strumenti di rilevazione alle condizioni contingenti. 5. La ricerca empirica: la vicenda del termodistruttore Fenice di Melfi Adottando il modello analitico della traslazione di Callon (1986) nella ricostruzione della vicenda di policy che riguarda la costruzione e l entrata in funzione di un termovalorzzatore/inceneritore di rifuiti, è stato possibile rilevare il processo che ha determinato la convergenza di interessi nazionali e locali verso una particolare soluzione di policy dei rifiuti. Si è evidenziato come un particolare attore, nel caso specifico il gruppo di ingegneri che hanno concepito la piattaforma ecologica Fenice, sia riuscito a connettere in una coalizione stabile tutti gli elementi necessari affinché il proprio progetto potesse realizzarsi in pratica. Ci si è soffermati, quindi, sulle strategie sviluppate per agganciare questa particolare tecnologia al contesto locale attraverso i collegamenti costruiti fra la policy community nazionale e il policy network locale. A questo scopo si è riletta la vicenda decisionale individuando i quattro momenti della traslazione (problematizzazione, interessamento, arruolamento, mobilitazione) che Callon aveva individuato nel suo schema analitico. a) La problematizzazione 13 Attraverso questa combinazione di tecniche si è cercato di mettere a punto una strategia cognitiva alternativa a quella etnografica nella quale il ricercatore segue gli attori in azione (Latour 1987) prevista nella gran parte degli studi empirici condotti secondo l ANT. D'altronde in diverse occasioni anche Latour e Callon hanno analizzato vicende e fenomeni del passato attraverso la rilevazione di documenti e delle tracce lasciate dagli attori, realizzando una sorta di etnografia a posteriori. w w w. s t s i t a l i a. o r g 9

11 A rendere problematica la questione dello smaltimento dei rifiuti industriali in casa Fiat, a cavallo fra gli anni 80 e i primi anni 90, in un clima di crescente attenzione da parte dell opinione pubblica e del mondo politico verso il tema dell inquinamento ambientale, è l azione di un gruppo di ingegneri del settore Energia ed Ecologia di Fiat. Dopo un periodo di studio e di analisi delle tecnologie disponibili a livello internazionale, il gruppo di ingegneri in questione propose al management della società di adottare un nuovo sistema tecnologico per ottenere un obiettivo decisamente innovativo e ambizioso: trasformare i rifiuti della produzione industriale in un prodotto da valorizzare in termini economici ed energetici. La proposta era quella di adottare delle isole di pre-trattamento e selezione dei rifiuti derivanti dalla produzione industriale in ciascun stabilimento, rifiuti che poi sarebbero stati avviati ad un sistema impiantistico di termovalorizzazione con recupero di energia. La tecnologia individuata per i forni dell impianto di incenerimento era quella prodotta della società tedesca Babcock, che era parsa particolarmente efficace nel corso degli studi condotti dagli ingegneri Fiat. Il progetto consentiva di raggiungere contemporaneamente almeno due differenti risultati strategici per il gruppo aziendale: una gestione razionale e efficace dei servomezzi 14 necessari all attività del polo automobilistico Sata di Melfi e la possibilità di vendere il servizio di smaltimento dei rifiuti anche alle comunità locali prossime all impianto. Il primo punto, riguardante gli aspetti più propriamente tecnologici dell impianto, apparve particolarmente vantaggioso poiché i rifiuti divenivano a tutti gli effetti parte integrante del ciclo di fluidi necessari al processo produttivo, acquisendo in pratica tutte le caratteristiche di un bene economicamente rilevante. L impianto Fenice diventava la connessione ideale fra lo stabilimento Sata, che avrebbe prodotto autovetture e i rifiuti industriali da avviare alla termovalorizzazione, e la centrale elettrica a cogenerazione Serene necessaria alla produzione automobilistica. In questo modo si chiudeva in un unico complesso tecnologico tutta l attività produttiva, con una drastica limitazione delle attività che fino a quel momento erano state considerate antieconomiche. La tecnologia individuata, inoltre, offriva la possibilità di integrare in un unico impianto due differenti forni, l uno dedicato allo smaltimento dei rifiuti industriali e l altro per l incenerimento 14 I servomezzi sono i fluidi necessari al processo cioè l aria compressa, il vapore, etc.. dal punto di produzione (centrale compressori) l aria compressa viene distribuita alle unità operative per attivare la fabbricazione, così come il vapore, l acqua surriscaldata che viene utilizzata sia nel processo di verniciatura che per vari aspetti tecnologici e per il riscaldamento, per il trattamento dell aria delle cabine di verniciatura, e per la raffrescatura dei fabbricati nei quali c è il processo produttivo. Così come anche il trattamento dei reflui generati dal processo soprattutto di verniciatura ma anche gli scarichi tecnologici confluiscono nell impianto di trattamento acque nel quale vengono abbattuti gli inquinanti per poter scaricare o in acque superficiali o in collettori consortili. Quindi si identifica tutta quella che è l attività di produzione del servomezzo (energia elettrica, etc ) che serve per il processo produttivo e per la climatizzazione dei locali. Tutto quelle che è necessario e di supporto alla produzione, nonché l energia elettrica. (Direttore impianto Fenice). w w w. s t s i t a l i a. o r g 10

12 dei rifiuti urbani e assimilabili. Questo secondo forno rappresentava un potenziale punto di contatto fra gli interessi della Fiat e quelli delle comunità locali prossime all impianto di termovalorizzazione, che avrebbero avuto una soluzione alternativa alla discarica nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Gli ingegneri del settore Energia ed Ecologia, dunque, avevano reso problematica una questione che prima di allora non era stata presa in considerazione dalla dirigenza Fiat: la termodistruzione rappresentava ora una attività di razionalizzazione economica ed energetica del flusso di servomezzi necessari al processo industriale. Questa proposta prefigurava anche un sistema sociotecnico peculiare nel quale si iniziavano ad intravedere competenze e ruoli delle varie componenti. Ponendo al centro di uno spazio di interazione (action-net) i rifiuti e la tecnologia della termovalorizzazione, i tecnici avevano individuato una specifica configurazione agente (fig. 1) nella quale la fabbrica di autovetture Sata diventava la produttrice dei rifiuti da avviare al forno rotante dedicato allo smaltimento dei residui industriali, l impianto Fenice trasformava i rifiuti in energia (e residui derivanti dall incenerimento), che veniva reimmessa nel circuito a cui era connessa anche la centrale di cogenerazione a turbogas Serene che a sua volta forniva l energia necessaria al funzionamento dell intero complesso industriale. A questo circuito era possibile connettere anche i rifiuti (e le esigenze) delle comunità locali che avrebbero potuto conferire i propri RSU presso l impianto, con la conseguente produzione di ulteriore energia (e ceneri residue) e con un ritorno economico per il gruppo Fiat derivante dal pagamento delle tariffe da parte dei comuni per il servizio di smaltimento offerto 15. Lo spazio di relazioni sopra illustrato rappresenta solo il nucleo centrale di un complesso sistema di interazioni che lo sviluppo del progetto Fenice ha comportato. In seguito all approvazione della dirigenza aziendale entrarono in campo diverse imprese più o meno collegate con Fiat (Fisia Italimpianti, Fiat Avio, Ansaldo, etc ), che trasformarono in realtà concreta il sistema pensato dagli ingegneri del settore Energia ed Ecologia. Alla problematizzazione della dimensione impiantistica, del coordinamento delle imprese e delle tecnologie previste nei cantieri, fu affiancata quella degli aspetti più propriamente legali e amministrativi e fin da subito furono attivate delle competenze in questo campo per individuare le opportunità di finanziamento pubbliche, l iter e gli adempimenti della procedura di autorizzazione e 15 Quando nasce un complesso industriale come Sata si porta affianco i rifiuti e l energia. Chi ha pensato il disegno ha avuto una visione di sistema. È nata Serene ed è nata Fenice. [ ] Nei processi di termodistruzione si recupera energia, è un modo per abbattere i costi del trattamento. Il sistema energetico è stato ben studiato. Fiat con Sata produce energia, poi c è Serene e poi c è Fenice. È un sistema energetico complesso (Direttore generale dei lavori di Fenice). w w w. s t s i t a l i a. o r g 11

13 le prescrizioni normative 16. Questa strategia rientrava in quella già illustrata nella ricostruzione dei programmi d azione e mirava non solo a prefigurare ogni possibile ostacolo burocratico, legale o amministrativo che potesse compromettere lo sviluppo del progetto, ma anche ad individuare le sinergie possibili fra la più grande impresa italiana e il mondo istituzionale e politico 17. Nel quadro della problematizzazione avviata con la proposta del settore Ecologia ed Energia non solo si definivano attori e competenze, ma la termodistruzione rappresentava il punto di passaggio obbligatorio (OPP) del complesso sistema di relazioni e interessi. Ciascun elemento di un actornetwork così configurato, quindi con determinate connessioni nei processi d azione di ciascun componente, non avrebbe potuto perseguire il proprio interesse senza passare dall impianto di termovalorizzazione. Fig La problematizzazione: la valorizzazione economico-energetica dei rifiuti energia Fiat Sata (stabilimento automobilistico) Serene (centrale elettrica a cogenerazione) rifiuti Forno rotante (rifiuti industriali) Gruppo Fiat OPP: IMPIANTO FENICE energia rifiuti Forno a griglia (rifiuti urbani) Guadagni derivanti dal servizio di smaltimento Comunità locali (rifiuti del Vulture- Melfese) b) L interessamento. 16 Il rispetto dei ruoli e delle competenze fa parte della cultura industriale dei grandi gruppi. La strategia viene pensata e realizzata. A me dissero che dovevo garantire che non mi sarei mai fermato. Se ci fossero stati problemi si sarebbero occupati loro di coprirmi legalmente. E infatti sono stato difeso da Chiusano. Per difendere la mia autonomia hanno previsto anche questo. La grande industria non confonde i livelli e le competenze, e rispetta in maniera ossessiva le leggi (Direttore generale dei lavori di Fenice). 17 Alcuni dirigenti del mondo Fiat, hanno seguito l iniziativa presso il Ministero dell Ambiente. Quando è stato concepito il progetto industriale dentro c era già tutto: compresi gli impianti Serene e Fenice. (Direttore generale dei lavori di Fenice). w w w. s t s i t a l i a. o r g 12

14 La problematizzazione della termodistruzione ad opera del gruppo di ingegneri della Fiat aveva mostrato i potenziali benefici che potevano derivare dal ricorso a questa nuova tecnologia. Tuttavia, nonostante l approvazione della direzione aziendale, le sinergie individuate erano ancora solo ed esclusivamente potenziali. Per trasformare in pratica un progetto così articolato e complesso era necessario interessare ogni componente dell actor-network che era stato previsto e identificato in sede progettuale. La problematizzazione della termovalorizzazione in casa Fiat aveva contribuito a prefigurare uno scenario dettagliato ma pur sempre ipotetico che non poteva prevedere a priori tutte le eventuali criticità e gli imprevisti che in fase di realizzazione avrebbero potuto verificarsi. Solo il concreto interessamento 18 di quelli che erano stati individuati come potenziali alleati poteva contribuire alla formulazione di una prima assunzione di responsabilità e di compiti coerenti con il programma d azione che si intendeva perseguire a livello progettuale. Dopo la fase di problematizzazione, se per gli elementi dell actor-network, direttamente ed indirettamente connessi con il gruppo Fiat era possibile prevedere una alleanza sufficientemente stabile, per una grande varietà e numerosità di elementi esterni all organizzazione aziendale questo non era assolutamente garantito. Data la elevata numerosità degli attori che hanno popolato l action net della vicenda studiata abbiamo scelto di analizzare il processo di interessamento relativo solo ad alcuni di essi raggruppandoli, per omogeneità di interesse, per livello territoriale, per natura (umani, non umani). In particolare consideriamo gli attori istituzionali nazionali, le comunità locali e gli stessi rifiuti da assicurare alle necessità di funzionamento dell impianto. Per questi attori, dunque, era necessario individuare dei meccanismi o dei dispositivi d azione che in qualche modo potessero assicurare un comportamento coerente con il programma d azione promosso dalla Fiat. Sul versante degli attori istituzionali nazionali nel 1991, quindi circa dopo un anno dalla proposta degli ingegneri del settore Ecologia ed Energia, Fiat stipulò un accordo di programma con il Ministero degli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno e uno con il Ministero dell Ambiente. I due documenti sottoscritti rappresentavano il dispositivo nel quale era stato concentrato l interesse che legava tra loro i proponenti. Non solo vi era il riconoscimento formale e la legittimazione politica da parte delle istituzioni della validità del progetto Fenice, e più in generale di tutto il processo di industrializzazione dell area di San Nicola di Melfi, ma i documenti vincolavano l operato di coloro che avevano sottoscritto gli accordi. Fiat sviluppava una strategia industriale 18 Callon utilizza il termine interessamento facendo riferimento alla sua etimologia: To be interested is to be in between (inter-esse), to be interposed. But between what? [ ] To interest other actors is to build devices which can be placed between them and all other entities who want to define their identities otherwise. A interests B by cutting or weakening all the links between B and the invisible (or at times quite visible) group of other entities C, D, E, etc. who may want to link themselves to B (1986: 9). w w w. s t s i t a l i a. o r g 13

15 ispirata (anche) ad un principio di salvaguardia dell ambiente con l installazione delle isole ecologiche e della piattaforma di smaltimento Fenice, mentre i Ministeri assicuravano il loro attivo e concreto contributo in termini di agevolazioni fiscali e di cofinanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture industriali. Come si è visto, inoltre, l azione di interessamento degli attori nazionali non si esaurì nella stipula degli accordi di programma, né fu circoscritta alla fase iniziale della vicenda di policy studiata, ma anche in altre occasioni il progetto Fenice venne agganciato all interesse di altri attori nazionali, come nel caso della valutazione di impatto ambientale che rappresentò un dispositivo capace di dare un impulso determinante nell avanzamento del procedimento autorizzatorio per le operazioni di costruzione dell impianto. L interessamento realizzato con gli attori del contesto che doveva ospitare l impianto Fenice fu realizzato dai responsabili delle relazioni esterne di Fiat, sia attraverso alcuni incontri informali con gli esponenti del comune di Melfi, che attraverso la richiesta formale di autorizzazione alla costruzione dell impianto depositata nel 1992 presso la Regione Basilicata. Se nel primo caso gli accordi informali, forse proprio per il basso grado di formalizzazione/stabilizzazione, furono successivamente traditi dai consiglieri del Comune di Melfi che iniziarono una campagna di opposizione alla costruzione dell impianto, nel caso della richiesta formale di autorizzazione alla costruzione, avanzata all ente regionale, l attenzione e la costante manutenzione dell aspetto procedurale e legale del processo assicurò anche l interessamento di questo attore istituzionale regionale che rivestiva un ruolo molto importante nel corso della vicenda decisionale. Da questo punto di vista le competenze legali e amministrative messe in campo dalla Fiat si sono mostrate efficaci e determinanti almeno quanto quelle dei tecnici che hanno pensato, progettato e costruito l impianto Fenice. Anche per i rifiuti, indispensabili per il funzionamento dell impianto di termovalorizzazione, era necessario procedere all azione di interessamento e questo significava sostanzialmente cercare di garantire, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, una flusso costante di rifiuti. Se l adozione di una tecnologia particolarmente versatile come quella dei forni Babcock permetteva a Fiat di ottenere un impianto che, oltre allo smaltimento dei propri rifiuti, poteva essere utilizzato per diversificare l attività economica della società con l offerta di un servizio alternativo allo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani, questo stesso elemento poteva rappresentare una grave fattore di criticità nel momento in cui il flusso di rifiuti non fosse stato sufficiente a garantire il funzionamento di Fenice. Per rispondere ad un criterio di produttività economica dell impianto, anche la capacità del forno rotante destinato allo smaltimento dei rifiuti industriali era sovradimensionata rispetto alle esigenze w w w. s t s i t a l i a. o r g 14

16 del complesso industriale Sata, infatti sin da subito si previde che la piattaforma Fenice di Melfi avrebbe dovuto smaltire i rifiuti provenienti dagli stabilimenti del gruppo Fiat presenti nel sud Italia. Come si è visto, proprio su questo punto si è sviluppata una accesa controversia fra la coalizione che promuoveva l istallazione dell impianto e il suo esercizio e quella che vi si opponeva. È opportuno sottolineare come la stessa terminologia utilizzata dagli attori che componevano le coalizioni fosse sintomatica del tipo di azione e di ruolo che veniva attribuito a Fenice. In un caso si parlava di termovalorizzazione o al massimo di termodistruzione, due parole che rimandavano in maniera più o meno esplicita ad un processo produttivo (la valorizzazione), e che riflettevano una evidente filosofia politica ispirata alla modernizzazione ecologica 19. Nel caso degli oppositori quando non si utilizzavano metafore o espressioni figurate come mostro, o pattumiera del sud 20, si parlava di inceneritore, quindi di un impianto di cui si rilevava solo l aspetto distruttivo e che denunciavano una tensione irriducibile fra gli interessi del gruppo industriale torinese e quelli di una parte significativa delle popolazioni locali. Per connettere l impianto alla dimensione produttiva, dunque, era necessario assicurare un flusso di rifiuti industriali anche da fuori regione. Anche in questo caso la sinergia fra le competenze tecniche e quelle giuridico-amministrative del gruppo Fiat ha fatto la differenza dando vita ad una gestione del procedimento di autorizzazione decisamente efficace. È bastato che la Regione Basilicata esprimesse un iniziale parere favorevole alla costruzione dell impianto che i reali margini d azione dell ente locale fossero seriamente messi in discussione. Quell autorizzazione, infatti, rappresentava l elemento di interessamento che connetteva la società di Torino con l ente regionale, e questa connessione rappresentava una condizione determinante e vincolante per la condotta di entrambi gli attori. c) L arruolamento Con la fase di arruolamento gli attori accettano, sono costretti ad accettare, oppure tradiscono l identità e i ruoli definiti durante la fase di interessamento. Durante questo processo, quindi, i 19 In alcuni casi ci sono fisime ambientaliste. Ma io sono un vero ambientalista e secondo me essere ambientalista significa proteggere l ambiente non arrestare i processi di evoluzione tecnologica. [ ]L ambientalismo irrazionale e retrogrado mette paura e crea falsi miti. Si è detto che nascevano i vitelli con due teste. La cosa brutta è proprio questa, che l ambientalismo irrazionale non propone soluzioni, e non poteva proporre soluzioni perché in quel momento non c erano soluzioni più avanzate. Per confrontarsi con quelle tecnologie bisogna avere umiltà. (Direttore generale dei lavori di Fenice). 20 Questi sono alcuni dei titoli apparsi sui quotidiani nazional e locali riguardanti la vicenda Fenice: No a Melfi pattumiera (26 marzo 1992, La Gazzetta del Mezzogiorno), Torna a far paura il mostro Fenice (30 agosto 1996 Gazzetta del Mezzogiorno), Benvenuti nella pattumiera del Sud (23 marzo 2001, La Nuova Basilicata); Non siamo la pattumiera d Italia (28 luglio 2001, La Nuova Basilicata). w w w. s t s i t a l i a. o r g 15

17 dispositivi che concentrano interessi differenti producono nella pratica le sinergie che consento alla coalizione socio-tecnica 21 di perseguire un determinato programma d azione. Nel caso specifico della vicenda Fenice il processo di arruolamento coincide con le varie negoziazioni e i vari aggiustamenti necessari a fronteggiare il contro-programma degli oppositori alla costruzione dell impianto. L arruolamento delle istituzioni nazionali non ha creato particolari problemi alla società Fiat poiché i dispositivi di connessione degli interessi hanno funzionato nella maniera prevista. I Ministeri hanno concesso i finanziamenti e le agevolazioni fiscali e Fiat ha perseguito la opera di infrastrutturazione industriale secondo gli accordi stabiliti. Uno dei rari momenti in cui è stato necessario riformulare questa sinergia coincide con una richiesta da parte della commissione di valutazione d impatto ambientale di adeguamento dell impianto di termovalorizzazione a 22 prescrizioni tecniche. A livello locale, invece, l arruolamento degli enti locali è stato decisamente più difficoltoso e spesso i dispositivi d azione, approntati per evitare tradimenti all interno dell actor-network che doveva promuovere la costruzione dell impianto Fenice, non hanno funzionato secondo le previsioni. L aspetto più evidente di questo lavoro di manutenzione continua, che assicurava l aderenza del comportamento degli attori locali al programma Fiat, è riscontrabile nei frequenti ricorsi al Tar, nel coinvolgimento del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale. Il tradimento della Regione, che dopo aver autorizzato la costruzione dell impianto avvia un lungo contenzioso con la società di Torino, è stato contrastato attraverso un allargamento dell alleanza che ha assicurato il procedimento dell iter di autorizzazione. Dal canto loro gli attori locali che si opponevano a Fenice in questo modo hanno ritardato la costruzione e l entrata in funzione dell impianto provocando un ingente danno economico alla Fiat. L intervento degli attori giurisdizionali con funzioni di controllo ha assicurato anche la tenuta delle connessioni che erano state stabilite nella fase di interessamento fra rifiuti urbani, rifiuti industriali e impianto. Anche in questo caso, a causa dell intervento della coalizione, la provenienza di rifiuti da fuori regione e la saturazione della capacità dell impianto non sempre sono state scontate. d) La mobilitazione 21 Why speak of enrolment? In using this term, we are not resorting to a functionalist or culturalist sociology which defines society as an entity made up of roles and holders of roles. Enrolment does not imply, nor does it exclude, pre-established roles. It designates the device by which a set of interrelated roles is defined and attributed to actors who accept them. Interessement achieves enrolment if it is successful. To describe enrolment is thus to describe the group of multilateral negotiations, trials of strength and tricks that accompany the interessements and enable them to succeed. (Callon 1986: 10). w w w. s t s i t a l i a. o r g 16

18 La ricostruzione della traduzione del progetto di termovalorizzazione sin qui ha mostrato la fondamentale importanza degli attanti che di volta in volta svolgono un azione di connessione che rende relativamente stabile il collegamento fra alcuni degli elementi presenti nell action-net. Questa azione, nel corso delle fasi del processo, consente la formazione di una certa solidità nelle alleanze e un certo grado di prevedibilità nel comportamento delle parti che compongono l actor-network. Tuttavia, perché nel processo si raggiunga un grado di coesione tale da determinare l effettiva realizzazione del programma d azione perseguito, è necessario che i connettori svolgano fino in fondo la loro funzione di portavoce 22. Quanto i connettori sono in grado di rappresentare le istanze degli elementi di cui intendono sviluppare le sinergie? Se si pensa all azione dei legali di Fiat appare evidente come questa continua e sistematica manutenzione delle sinergie sia particolarmente problematica e complessa. Per costringere la Regione Basilicata ad una condotta compatibile con il progetto Fenice si sono resi necessari dispositivi sempre nuovi con sentenze del tribunale amministrativo, del Consiglio di Stato e addirittura con un pronunciamento della Corte Costituzionale. Questi testi, veri intermediari fra le esigenze di funzionamento dell impianto Fenice e i rifiuti urbani e industriali necessari al ciclo di termovalorizzazione progettato, hanno costantemente corretto l azione dell ente regionale costringendolo di fatto ad adeguarsi al programma d azione pro Fenice. Anche se in termini giuridisdizionali, i testi prodotti dagli attori con competenze di controllo amministrativo hanno in pratica rappresentato quella che doveva essere la competenza autorizzativa dell ente locale vanificando tutti i tentativi di tradimento. Dal canto suo anche la Regione Basilicata e gli elementi della coalizione contro Fenice, per un lungo periodo, hanno potuto contare su una legge regionale che impediva l ingresso di rifiuti provenienti da altre regioni, in pieno contrasto con le esigenze industriali ed economiche della piattaforma Fenice. Questa legge a sua volta, aveva assicurato la connessione fra l opposizione dei comitati cittadini e degli attori locali non istituzionali con la condotta della Regione Basilicata. In questo caso appare ancora più evidente il ruolo di portavoce della legge regionale, che concentrava in sé l azione, gli interessi e la concezione politica di rischio ambientale condivisa da un ampio ventaglio di attori locali. Nel 2005, dopo quindici anni di controversie, la vicenda Fenice si chiude con la definitiva sconfitta del fronte contrario all impianto che era riuscito solo temporaneamente a limitare l ingresso dei rifiuti provenienti da fuori regione. Perché questo obiettivo fosse raggiunto, perché l actor-network pro Fenice si mobilitasse in maniera solidale e coerente con gli obiettivi prefissati agli inizi degli 22 Through the designation of the successive spokesmen and the settlement of a series of equivalencies, all these actors are first displaced and then reassembled at a certain place at a particular time. (Callon 1986: 14). w w w. s t s i t a l i a. o r g 17

19 anni 90 dal management Fiat, si era resa necessaria l azione congiunta di vari portavoce, umani e non, che avevano assicurato la condotta degli attori mobilitati. 6. Le competenze nel processo di policy La ricostruzione delle varie fasi del processo di traslazione consente di individuare le modalità con cui un attore sia riuscito ad imporre il proprio programma d azione in pratica e di analizzare le relazioni di potere in termini dinamici. Translation is the mechanism by which the social and natural worlds progressively take form. The result is a situation in which certain entities control others. Understanding what sociologists generally call power relationships means describing the way in which actors are defined, associated and simultaneously obliged to remain faithful to their alliances. The repertoire of translation is not only designed to give a symmetrical and tolerant description of a complex process which constantly mixes together a variety of social and natural entities. It also permits an explanation of how a few obtain the right to express and to represent the many silent actors of the social and natural worlds they have mobilized. (Callon 1986: 19). L affermazione del potere della società Fiat, e successivamente quello della Fenice Spa, rappresenta solo l ultimo stadio di un processo di associazione e traslazione estremamente complesso e articolato durante il quale gli attori assumono una identità specifica e agiscono le proprie competenze in maniera sinergica per dare impulso ad un certo programma d azione. Il potere di definire l andamento di una policy di regolazione del rischio ambientale, dunque, non deriva solo dalle rendite di posizione di un determinato attore e non coincide sempre e solo con un ruolo economico o politico; né può essere attribuito esclusivamente al sapere esperto della sfera tecnicoscientifica. Le due ricostruzioni del processo decisionale mostrano che le competenze e le strategie messe in campo non si esauriscono nella semplice adesione funzionale a ruoli formalmente prescritti. Nel resoconto della vicenda sono stati evidenziati i momenti di politicizzazione delle valutazioni scientifiche di alcuni esperti, l adesione di alcuni politici ad una verità scientifica e il conseguente ridimensionamento del potere politico di governo, nonché il ruolo ibrido degli attori giurisdizionali con funzioni di controllo. Il processo decisionale somiglia molto più ad una negoziazione continua fra gli elementi del network d azione; il potere di definire la realtà, quello di determinare uno stato di relazioni e di agire un certo programma d azione coincide con quello politico dei connettori, dei mediatori, dei w w w. s t s i t a l i a. o r g 18

20 dispositivi d azione; un ruolo di volta in volta agito dalle diverse professionalità che spesso travalica le competenze legittime (o meglio legittimate dall ideologia modernista) chiamandone in causa altre. Si pensi alla grande variabilità delle posizioni espresse e delle azioni agite dai tecnici che hanno partecipato alla vicenda decisionale (docenti universitari, esperti ministeriali, funzionari degli enti locali, scienziati di chiara fama, etc ), al ruolo scientifico dell opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste, al ruolo politico dei tecnici della commissione di VIA così come dei tre consulenti del comune di Lavello. Le modalità di problematizzazione di una specifica questione e la conseguente definizione di un punto di passaggio obbligatorio, l interessamento e l arruolamento degli attanti in identità e competenze sinergiche relativamente stabili, la mobilitazione dell intero network d azione verso gli obiettivi programmati: sono tutte dinamiche che contribuiscono a determinare il potere di definire ciò che deve essere nella realtà pratica, in modo situato e contestuale (Suchman 1987). Il processo sopra illustrato può essere rappresentato in un unico schema nel quale collocare gli attori del processo, gli obiettivi di ciascuno di essi, gli ostacoli e gli impedimenti rispetto al raggiungimento degli obiettivi, il punto di passaggio obbligatorio e l azione di traduzione degli obiettivi di ciascun attore in una formula compatibile con il più generale programma d azione di costruzione e di esercizio dell impianto di termovalorizzazione Fenice (fig. 2). w w w. s t s i t a l i a. o r g 19

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