La predisposizione di Modelli organizzativi preventivi dei reati in materia di salute e sicurezza del lavoratore

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1 La predisposizione di Modelli organizzativi preventivi dei reati in materia di salute e sicurezza del lavoratore Indicazioni per le piccole e medie Cooperative

2 Indice Il futuro della salute e sicurezza Presentazione dell iniziativa Introduzione Il quadro normativo vigente La responsabilità degli enti collettivi in generale Il Modello organizzativo La responsabilità degli enti in materia di salute e sicurezza Il M.O.G. in materia di salute e sicurezza Il M.O.G. nell organizzazione aziendale L organismo di vigilanza (O.d.V.) Realizzare un M.O.G. di cui al Decreto 231/01 e all art. 30 Decreto 81/ Un doppio livello per un obiettivo comune: la sicurezza del lavoro e del lavoratore..16 Approccio metodologico Presentazione del caso studio: la Cooperativa Progresso La valutazione dei rischi: aspetti organizzativi, controlli e protocolli operativi Il sistema disciplinare L Organismo di Vigilanza Il documento di sintesi Modello Organizzativo Appendice giurisprudenziale: Commenti a sentenze Sentenza tribunale di Trani del giorno 11 gennaio Sicurezza sul lavoro e responsabilità amministrativa D.lgs. 231 del Sentenza Thyssen Sicurezza sul lavoro e responsabilità amministrativa D.lgs. 231 del Riferimenti ad autori Allegati

3 Il futuro della salute e sicurezza di Lorenzo Fantini * Il c.d. Testo unico di salute e sicurezza sul lavoro evidenzia, tramite le proprie disposizioni, una innovativa tendenza alla valorizzazione di elementi sostanziali delle regolamentazione della materia rispetto ai soli elementi formali. Tale tendenza è diffusa in tutto il testo di legge ma risulta particolarmente visibile già solo ove si tenga conto del campo di applicazione soggettivo della normativa antinfortunistica e della identificazione e individuazione dei compiti dei soggetti del sistema di prevenzione aziendale. Così, quando il D.Lgs. n. 81/2008, e s.m.i., identifica il lavoratore lo fa affermando, per un verso, che il decreto si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati (art. 3, comma 4), abbandonando definitivamente l approccio formalistico che seppur già da tempo superato dall interpretazione giurisprudenziale contrassegnava la disciplina del In tale regolamentazione, in particolare, all articolo 2, comma 1, lett. a), la definizione di lavoratore era espressamente ancorata al fatto che il soggetto fosse parte di un rapporto di lavoro subordinato (il lavoratore era definito come persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro ); oggi, muovendo da un approccio improntato al fondamentale criterio di effettività delle tutele, in attuazione del quale si guarda all ambiente di lavoro, o meglio all organizzazione che fa capo all imprenditore piuttosto che alla condizione (formale) del lavoratore, il testo unico considera, ai fini degli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto, i soggetti che a prescindere dal tipo di relazione che intercorre tra prestatore e datore di lavoro e dalla sua qualificazione formale (ossia dalla tipologia contrattuale utilizzata) svolgano un attività lavorativa nell ambito dell organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari (articolo 2, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 81/2008). Quindi, il testo unico esprime, come elemento di marcata discontinuità rispetto al recente passato, la assoluta rilevanza riservata alla organizzazione del lavoro, sia come elemento in base al quale identificare i beneficiari della normativa sia come contesto da analizzare per identificare i soggetti obbligati alla applicazione della medesima normativa e all adempimento delle singole norme di legge. In tale contesto, diviene fondamentale che l organizzazione del lavoro intesa, ripeto, come contesto in cui chiunque presti una attività di lavoro si inserisca sia essa stessa correttamente progettata e realizzata, in modo che la salute e sicurezza di chi vi entra non sia a rischio. Esattamente quanto è alla base della stessa idea dei modelli di organizzazione e gestione, basati sulla ormai celebre quadripartizione successiva di attività (Plan, Do, Check, Act), finalizzata a un risultato che non è mai definitivo ma si migliora con l esperienza e la applicazione delle misure progettate. Ne deriva che il modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, re- * Dirigente delle divisioni III e VI della Direzione Generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro (già Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro) del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il presente contributo ai sensi della circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18 marzo 2004 ha natura personale e non impegnativa per la pubblica amministrazione. 3

4 4 golato dall articolo 30 del testo unico, ad onta della sua incontestabile facoltatività in termini strettamente giuridici, non è solo lo strumento per ottenere l esimente dalla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. n. 231/2001, art. 300 D.Lgs. n. 81/2008) ma costituisce il paradigma di una salute e sicurezza moderna, al quale le future organizzazioni devono tendere. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali sta cercando in ogni modo, dunque, di favorire la diffusione dei modelli di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, sia tramite le attività della Commissione consultiva (che ha un proprio gruppo da lungo tempo impegnato sulla materia) permanente per la salute e sicurezza sul lavoro che fornendo il proprio appoggio ad iniziative che tale innovativo approccio alla prevenzione siano dirette a favorire. Per questa ragione, sono ben lieto di formulare sincero apprezzamento, a titolo istituzionale e personale, per questa pubblicazione, in quanto strumento importante per spiegare con un linguaggio semplice e efficace agli operatori del mondo cooperativo cosa sia e come si struttura un modello di salute e sicurezza.

5 Presentazione dell iniziativa Nel presentare questo interessante opuscolo sulla sicurezza del lavoro e i modelli organizzativi 231 la prima riflessione è che dalla crisi economica si potrà uscire solo potenziando e rafforzando le competenze dei lavoratori e la competitività delle aziende; in altre parole, investendo sempre più e meglio sul capitale umano, sulla conoscenza e sul miglioramento della organizzazione aziendale. Il testo unico in materia di sicurezza del lavoro, a quattro anni dalla sua adozione, mi sembra che indichi proprio questa strada allorquando interviene sulla formazione continua dei lavoratori, sulle specifiche competenze che stanno in capo ai vari soggetti della sicurezza, sul miglior modo di realizzare concretamente e non formalmente le misure di prevenzione e soprattutto quando vengono date indicazioni puntuali sul come ci si può organizzare per ottenere la miglior prevenzione in azienda indirizzando verso l adozione dei sistemi di gestione della sicurezza e della salute sul lavoro (art. 30 D.Lgs. 81/08). Questo è così vero che già nel documento di valutazione dei rischi ora occorre indicare non solo le misure di prevenzione e protezione necessarie, ma anche le procedure predisposte per garantire che tali misure siano portate a termine. Di fatto, dunque, l obbligo di organizzarsi per migliorare le condizioni di sicurezza aziendale comporta un generale miglioramento dell organizzazione aziendale e quindi una possibile maggiore competitività dell impresa. L adozione e l implementazione del sistema di gestione della sicurezza e della salute sul lavoro (SGSL) costituisce, insomma, una opportunità strategica per le aziende più accorte, anche di medie e piccole dimensioni, specie con riguardo alla responsabilità amministrativa di cui al d. lgs. 231/2001. Sebbene non sia un obbligo esplicitamente prescritto per legge, l adozione di un SGSL permette sia di tenere più facilmente sotto controllo i molteplici adempimenti legislativi in materia di sicurezza, ma anche di rispondere da un lato a quanto richiesto dall art del Codice Civile rispetto all adozione, da parte dell imprenditore, di misure che, secondo le particolarità del lavoro, l esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori; dall altro, a creare un insieme di strumenti di organizzazione, gestione e controllo che sono in linea non solo con le esigenze del legislatore ma anche con quelle del mercato che impone una semplificazione ed integrazione degli strumenti esistenti per una innovazione organizzativa e gestionale. Questo opuscolo che Legacoop mette a disposizione delle imprese cooperative non ha la pretesa di approfondire gli aspetti giuridici e interpretativi che scaturiscono dall art. 30 del Testo Unico che riguarda l adozione dei sistemi di gestione della sicurezza e salute dei lavoratori, bensì vuole fornire uno strumento di conoscenza anche pratico alle nostre cooperative che sono interessate a dotarsi di tali strumenti anche alla luce delle esperienze già fatte da altre cooperative. Il principale merito degli autori è proprio quello di essere partiti dalle esperienze dirette di alcune cooperative che già da tempo si sono incamminate su questo virtuoso intreccio tra adempimenti legislativi ed opportunità imprenditoriali e di aver messo a disposizione del movimento questo patrimonio di conoscenze. Giuliano Poletti Presidente Legacoop 5

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7 Introduzione La presente pubblicazione ha la finalità di fornire informazioni di base per un corretto approccio alla possibile adozione di un Modello Organizzativo di Gestione, indispensabile, tra gli altri benefici, per l ottenimento della non punibilità della Cooperativa nel caso in cui incorra in uno dei reati presupposti, ossia quelli specificamente previsti dal D.Lgs. n. 231 del 2001 a difesa di precisi beni giuridici. Tra questi, si annovera l incolumità dei lavoratori, da perseguire attraverso il rispetto delle normative prevenzionistiche vigenti osservando condotte prescritte ed adeguate. Nella presente sede di trattazione, si dà per acclarato che l adozione di un modello organizzativo comporta innegabili benefici e vantaggi per il complessivo funzionamento delle articolazioni aziendali, mediante adozione di procedure di gestione e controllo efficienti e coerenti nel loro complesso. Le finalità ed il taglio del presente contributo, in particolare, attengono all operatività ed alla semplificazione massima dei contenuti di una materia di per sé complessa ed articolata. Per questo, accanto ad un linguaggio il meno possibile tecnico-giuridico, si è prediletto un approccio basato su schemi di comprensione visiva, sulla previsione di casi di studio reali ed applicazioni pratiche, anche con il diretto e reale coinvolgimento di una Cooperativa di piccole dimensioni che si è inteso accompagnare verso l adozione di un MOG prevenzionistico, anche ai fini della presente pubblicazione. Questo perché, aldilà delle dimensioni aziendali, il problema della pericolosità del contesto lavorativo pare trasversale. Nel caso di specie, infatti, una cooperativa di movimentazione e logistica, pur se di ridotte dimensioni, opera in un mercato disseminato di situazioni pericolose, se solamente si pensa al lavoro in condizioni di appalto, con uso di attrezzature e macchinari in movimento. Con questo contributo, pertanto, si intende agevolare lo spunto motivazionale di quelle cooperative che, per loro sensibilità o solamente anche per necessità, intendano costruirsi lo strumento di autoanalisi e controllo rappresentato dal modello organizzativo aziendale, ai fini esimenti da reati sulla salute e sicurezza. Buona lettura, dunque, e che le nostre intenzioni siano realizzate con il Vostro apporto! Gli autori 7

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9 Il quadro normativo vigente La responsabilità degli enti collettivi in generale Il D.Lgs. n. 231/2001 ha introdotto nell Ordinamento italiano un modello di illecito, direttamente a carico degli enti collettivi, a titolo di responsabilità amministrativa. Tale responsabilità aggiuntiva a quella penale personale a carico di chi commette l illecito, può essere contestata alle persone giuridiche, alle società ed associazioni anche prive di personalità giuridica, con lo scopo di coinvolgere il patrimonio degli enti nella punizione di reati predefiniti (c.d. presupposti), come conseguenza della mancanza di idonei modelli organizzativi (MOG) di seguito descritti e dei correlati controlli gestionali. La responsabilità amministrativa, in particolare, sorge esclusivamente in occasione del verificarsi di determinate tipologie di reati espressamente indicati dalla normativa, tra i quali si ricorda: indebita percezione di erogazioni, truffa ai danni dello Stato o di un ente pubblico per il conseguimento di erogazioni pubbliche, concussione, corruzione, frode informatica ai danni dello Stato, reati societari, delitti con finalità di eversione dell ordine democratico, abusi di mercato, reati ambientali e reati in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La responsabilità dell ente collettivo, inoltre, ai sensi dell art. 5 del D.Lgs. n. 231 citato, sussiste per i reati commessi nel suo interesse o vantaggio da persone che: rivestono funzioni di rappresentanza o direttive di tipo apicale; sono sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei soggetti di cui al punto che precede. La responsabilità dell ente, tuttavia, è esclusa qualora le persone sopra indicate abbiano agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi, interrompendo quel nesso necessario tra la condotta del singolo e l ambito delle funzioni esercitate per conto del soggetto collettivo. Sempre ai fini esimenti dalla responsabilità amministrativa, per gli enti collettivi assume rilievo giuridico l adozione di protocolli, di strumenti organizzativi di controllo interno e di gestione, effettivamente adottati per il monitoraggio e la verifica dell andamento gestionale. Il Modello organizzativo Questo insieme organico di regole si definisce «Modello di organizzazione e gestione» (MOG) da adottare formalmente e da applicare nella gestione effettiva dell ente; la conseguenza di tale corretto e coerente comportamento è la possibilità di dar prova della mancanza di responsabilità amministrativa da parte dell ente collettivo. L art. 6 1 D.Lgs. n. 231 dispone, infatti, che l ente non risponde per la citata responsabilità qualora dimostri che l organo di vertice ha adottato ed efficacemente at- 1 Articolo 6 del Decreto 231/01 Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell'ente 1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; 9

10 tuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. Il MOG, in particolare, deve prevedere, in relazione alla natura, alla dimensione e al tipo di organizzazione, tutte le misure più idonee, secondo gli schemi e le tecniche forniti dalle scienze applicate all organizzazione aziendale, onde garantire lo svolgimento dell attività degli enti nel pieno rispetto della legge, attraverso l impiego di quanto necessario a scoprire ed eliminare tempestivamente le situazioni potenziali di rischio riguardante i c.d. reati presupposti di cui si è detto. La nuova forma di responsabilità introdotta a carico degli Enti nel nostro Ordinamento dal D.lgs. 231/01 rende necessario procedere ad un attenta valutazione del sistema organizzativo societario in ragione dell esposizione a possibili reati, nonché delle conseguenze a carico della società in presenza di illeciti presupposti, commessi da soggetti apicali o da parte di dipendenti. Nel particolare taglio del presente contributo, ci si prefigge di approfondire gli aspetti che attengono i reati presupposti collegati agli obblighi prevenzionistici posti in capo all ente in quanto datore di lavoro e garante della situazioni di sicurezza. b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b). 2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli; e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello. 3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati. 4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente. 4-bis. Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione possono svolgere le funzioni dell'organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b). 5. È comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche nella forma per equivalente. Articolo 7 del Decreto 231/01 Soggetti sottoposti all'altrui direzione e modelli di organizzazione dell'ente 1. Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente é responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. 2. In ogni caso, è esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un Modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. 3. Il Modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio. 4. L'efficace attuazione del Modello richiede: a) una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività; b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello. 10

11 La responsabilità degli enti in materia di salute e sicurezza Nel quadro della responsabilità amministrativa fin qui delineato, il Legislatore, spinto dalla volontà politica di rendere più efficace il rispetto delle disposizioni prevenzionistiche riguardanti i luoghi di lavoro ed i lavoratori, attraverso la legge 3 agosto 2007, n. 123 contenente «Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia», ha ulteriormente implementato il novero dei reati-presupposto punibili a titolo di responsabilità amministrativa. Nello specifico, con la previsione di cui art. 9 della citata legge, ha introdotto nei reatipresupposti del D.Lgs. n. 231/2001, l art. 25-septies (Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro). Il primo comma del citato articolo, così recita: «In relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sui lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote.» In questo modo, è stata introdotta una nuova fattispecie di illecito penale, a titolo di colpa e non di dolo, con una disposizione a tutela prevenzionistica in aggiunta a disposizioni riguardanti il diritto penale e le specifiche norme di cui al T.U. sicurezza. L art. 25-septies del D.Lgs. n. 231/2001 è stato successivamente modificato dall art. 300 del D.Lgs. n. 81/2008 (Testo Unico salute e sicurezza) con l inserimento della seguente disposizione: «1. In relazione al delitto di cui all articolo 589 del codice penale, commesso con violazione dell articolo 55, comma 2, (violazione a carico del datore di lavoro e del dirigente) del D.lgs. 81/2008, si applica una sanzione pecuniaria in misura pari a quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 2. Salvo quanto previsto dal comma 1, in relazione al delitto di cui all articolo 589 del codice penale, commesso con violazione delle (altre) norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a 250 quote e non superiore a 500 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 3. In relazione al delitto di cui all articolo 590, terzo comma, del codice penale, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, si applica una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote. Nel caso di condanna per il delitto di cui al precedente periodo si applicano le sanzioni interdittive di cui all articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi.» Il M.O.G. in materia di salute e sicurezza Ai sensi dell art. 2, comma 1, lett. dd) del D.Lgs. n. 81/2008, il MOG di cui si tratta è definito come il «modello organizzativo e gestionale per la definizione e l attuazione di una politica aziendale per la salu te e sicurezza, ai sensi dell articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro.» 11

12 12 Una volta precisata la definizione, è il successivo art. 30 del D.Lgs. n. 81 a riconnettere la materia al Decreto 231, definendo quali siano gli elementi necessari di un MOG, al fine di esimere l ente dalla responsabilità amministrativa in tema di sicurezza del lavoro. L art. 30 citato dispone che il M.O.G. deve: essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l adempimento di tutti gli obblighi giuridici in tema di prevenzione dallo stesso riportati; prevedere idonei sistemi di registrazione documentando l avvenuta effettuazione delle specifiche attività di attuazione e di monitoraggio; contemplare, per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell organizzazione e dal tipo di attività svolta, un articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello; prevedere un idoneo sistema di controllo sull attuazione e sul mantenimento delle condizioni di idoneità delle misure, con riesame ed eventuale modifica, qualora siano scoperte violazioni significative delle norme relative sulla prevenzione e sicurezza ovvero qualora vi siano mutamenti organizzativi o nell attività, in relazione al progresso scientifico e tecnologico. Sempre ai sensi del citato articolo 30, in sede di prima applicazione: 1. i MOG definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007, si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti. Ciò significa che tali sistemi di gestione non equivalgono né coincidono con il MOG ma ne rappresentano, semmai, parti complementari e, perciò stesso, parziali; 2. agli stessi fini, ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale potranno essere indicati dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro di cui all art. 6 D. Lgs. 81/ è prevista l elaborazione di procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei M.O.G. per la sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali procedure saranno recepite con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. E appena il caso di ricordare che con il concetto giuridico di esimente, in campo penale, si intendono le scriminanti, ossia le cause oggettive di esclusione del reato che, incidendo sull illecito, escludono la configurabilità del reato stesso. Come conseguenza, un M.O.G. predisposto ed applicato con efficacia ha il potere di escludere la responsabilità amministrativa dell ente, nonostante si sia verificato un fatto illecito. Anche l adozione tardiva di un M.O.G. dispiega i propri effetti sulla posizione dell ente rispetto al reato presupposto. A norma dell art. 17 (Riparazione delle conseguenze del reato) del D.Lgs. 231, infatti, ferma l applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti condizioni: a) l ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; b) l ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l adozione e l attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; c) l ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

13 Il M.O.G. nell organizzazione aziendale Al fine di adottare un efficace modello organizzativo ai fini prevenzionistici ed ottenere gli effetti preventivati è necessario adottare i principi elaborati dalle tecniche aziendali di organizzazione. A tale riguardo, pare utile descrivere in sintesi un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro riconducibile al ciclo di Deming, ed articolato, per l appunto, nelle fasi di: plan (pianificare), do (fare-attuare), check (controllare), act (agire, nel senso di verifica ed auto-correzione). Anche il MOG, infatti, si articola, normalmente, nelle seguenti fasi: Esame iniziale delle caratteristiche dell azienda secondo criteri quali dimensioni, tipologia dell attività produttiva con elaborazione di un organigramma generale e di un funzionigramma delle attività, dei compiti e dei ruoli ricoperti; Definizione della politica della sicurezza da adottare, delineando un quadro da cui emerga la funzione e l impegno in chiave prevenzionistica dell azienda; Pianificazione dell attività, dopo aver individuato tutti i pericoli prevedibili e le conseguenti misure di sicurezza ed aver valutato i rischi sussistenti ed i processi produttivi; Attuazione del MOG attraverso la predisposizione di programmi di attività e la definizione di specifici obiettivi, definendo priorità, tempi e responsabilità, con il coinvolgimento di tutte le funzioni dell organizzazione aziendale ed i lavoratori con necessari flussi di comunicazione interna; Monitoraggio attraverso il controllo circa l efficace attuazione del M.O.G., ossia disponendo una fase di verifica interna circa il raggiungimento degli obiettivi con riprova dell adeguatezza del modello rispetto al risultato atteso. I controlli, nello specifico, vengono effettuati evidenziando e valutando le non conformità rilevate rispetto a schemi reimpostati definiti protocolli; Riesame e miglioramento corrispondono all ultima fase del ciclo e tengono conto del monitoraggio interno e degli apporti esterni all azienda come presupposto del riadattamento del sistema in chiave di evoluzione ciclica. L organismo di vigilanza (O.d.V.) Il D.Lgs. n. 231/2001 definisce l O.d.V. come il soggetto volto a vigilare specificatamente sui rischi di commissione di illeciti all interno della società, previsti dal decreto. Al fine di adempiere a tale attività indispensabile al corretto funzionamento del MOG, l O.d.V. si caratterizza per i seguenti requisiti: indipendenza e professionalità; composizione mista, ossia costituito da figure aziendali interne e soggetti esterni; presenza di un presidente e di soggetti esperti, in grado di pianificare ed attuare un programma di attività di controllo interno all azienda, con report periodico dei risultati al consiglio di amministrazione. Compito precipuo è quello di vigilare in ordine al corretto funzionamento del M.O.G., al fine della prevenzione dei reati, interfacciandosi con gli altri organi ed uffici aziendali, in particolare con il collegio di revisione e, ove presente, con l internal auditing. 13

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