COMITATO PER L EMERSIONE DEL LAVORO NON REGOLARE IX RELAZIONE

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1 COMITATO PER L EMERSIONE DEL LAVORO NON REGOLARE IX RELAZIONE 20 Giugno 2003

2 INDICE IX Relazione - Breve sintesi....pag. 3 - Una rivoluzione imprevista...pag. 4 - Alla scoperta di una nuova fase....pag. 7 - In conclusione...pag. 8 Allegato A - Appendice statistica.. pag. 11 Allegato B - Comitato per l emersione pag La collaborazione con Italialavoro: il progetto I.E.S.... pag Il Protocollo d intesa tra ICE e Comitato per l emersione... pag. 24 Allegato C - Le Note di Funzionamento del Comitato.. pag. 33 Allegato D - Note per il reclutamento dei Tutori per l emersione pag. 41 Allegato E - Dossier Tutori....pag. 44 Allegato F - Schede regionali sulle attività dei Tutori per l emersione... pag. 54 Allegato G - Estratti dalle relazioni attività dei Tutori per l emersione. Scelta esemplificativa... pag. 86 Allegato H - Le attività delle Commissioni per l emersione del lavoro non Regolare. Scelta esemplificativa. pag. 127 Allegato I - Lettere alla Presidenza del Consiglio... pag. 167

3 NONA RELAZIONE 20 Giugno 2003 Breve sintesi Al giudizio dell uomo della strada come all occhio clinico dell economista, la situazione congiunturale del Paese denuncia, da qualche tempo, aspetti di notevole perplessità. Se rileggessimo a ritroso le aspettative che si sono via via manifestate in questi anni sull economia italiana, rileveremmo che sovente esse hanno peccato in eccesso - rispetto a ciò che, in seguito, si è effettivamente realizzato. Tra le cause interne e quelle esterne di tale stato degli atti, le ultime sembrano aver preso il sopravvento. La liberalizzazione dei mercati che ha assunto il nome di globalizzazione ha reso le economie dell Occidente più interdipendenti ed efficienti, ma anche più fragili rispetto a possibili shocks economico-politici. L euro, pur favorendo stabilità e protezione, non ha finora rappresentato per il nostro Paese quel fattore di spinta, di crescita addizionale che era stato anticipato; anzi, negli ultimi tempi, il suo livello stratosferico desta notevoli preoccupazioni. E poi vi sono le crisi internazionali, il prezzo del petrolio, la Sars ecc. ecc. Il cittadino comune apprende, così, dai giornali che la ripresa scivola in avanti e che (magari per poco ancora) il clima di ovattata incertezza è destinato a proseguire. Si tratta, probabilmente, di un laborioso processo di aggiustamento alle nuove condizioni. Certo, una situazione di empasse come l attuale nasconde un assestamento interno, in cui alcune attività progrediscono, mentre altre, meno redditizie, declinano. Ma, se si guarda più a fondo, è possibile percepire un evoluzione più complessa. L adeguamento del Paese in vista dell agognata ripresa assume un significato più ampio, di natura ad un tempo economicosociale ed istituzionale; coinvolge il comportamento degli Italiani, il loro stile di vita. Qui si colloca appunto la presente relazione. E noto, infatti, che, in condizioni di prolungato indugio produttivo, l avanzamento di una società può prendere altre strade: sia per compensare in qualche maniera la situazione economica che si è venuta creare, sia per preparare una svolta successiva. Accade, allora, che indicatori economici e sociali collegati non si muovano necessariamente nella medesima direzione; che, entro certi limiti, l occupazione riesca ad autonomizzarsi dal ciclo economico e che il riassetto normativo, motivazionale e comportamentale apra comunque la strada al progresso. Così, il compito della presente relazione è di documentare una piccola parte di tale evoluzione recente: quella che riguarda la campagna per l emersione, nel 3

4 punto di svolta tra due filosofie. Vale a dire tra l emergenza della 383/2001 e la normalità dell emersione che dovrà seguirla. A tal fine, ci occuperemo di un punto di vista più generale; ed accenneremo, inoltre, a diversi aspetti della nuova fase: il ruolo delle parti sociali, la riforma della vigilanza, l emersione di settore, le iniziative legislative, l aspetto territoriale, il semestre italiano dell Ue ecc. Una rivoluzione imprevista Come è noto, nel nostro Paese, la questione dell emersione ha assunto un ruolo significativo solo negli ultimi anni; dopo una lunga fase di preparazione sociale e culturale. La guerra fredda, il risanamento dei conti pubblici, la rincorsa dell euro ecc. hanno a lungo posticipato l affiorare di tale tematica, che è, invece, congeniale alla situazione di oggi, delineata più sopra - in cui il Paese cerca in sé stesso le energie necessarie a far fronte ad un mutato quadro europeo ed internazionale. Naturalmente, in questo, come in altri campi (si pensi all efficacia/efficienza della pubblica amministrazione), si potrebbe (e vorrebbe) agire più rapidamente, meglio e di più. Ma è proprio tale impegno che richiede, innanzitutto, di essere realisti: di apprendere dall esperienza; e di conoscere approfonditamente lo stato di cose presente. Ci troviamo, come si accennava, al punto di svolta tra emergenza e normalità; tra 383/2001 e nuovo approccio. Come spesso accade, i due punti di vista si sono in parte sovrapposti, prima del passaggio del testimone dall uno all altro. Si può dire che la nuova impostazione abbia cominciato ad affiorare nella primavera dell anno scorso, in alternativa all emersione progressiva proposta dal Ministero dell Economia (che - il lettore lo ricorderà - avrebbe attribuito tale responsabilità ai Sindaci). Le parti sociali cominciarono a riunirsi con il Dicastero del Lavoro ed elaborarono l Avviso Comune del luglio scorso, poi recepito per decreto dal Governo (e convertito in legge con la 266/2002). Si trattava di un innesto sul ceppo della 383/2001: la gestione della campagna per l emersione passava dal Ministero dell Economia al Ministero del Lavoro; ma l impostazione restava quella dell emergenza a scadenza ravvicinata. Infatti, dopo la dead line dell emersione automatica (30 novembre 2002), abbiamo avuto quella dei piani individuali di emersione progressiva (28 febbraio 2003) e quella della dichiarazione di emersione dei piani approvati dai Cles (15 maggio 2003). Solo con queste ultime scadenze (e a parte le conseguenze triennali per chi ha usufruito dell una o delle altre) si può dire che il mondo della 383 sia venuto meno davvero e che sia cominciato ad emergere un nuovo approccio, collegato alla riforma del mercato del lavoro. 4

5 Come ogni grande questione collettiva, la tematica dell emersione può essere analizzata da molteplici punti di vista. Oltre a quello keynesiano (sui generis) della piena occupazione, a quello hirschmaniano delle capacità e risorse poco o punto utilizzate, a quello neoclassico dell equilibrio dei mercati, a quello distrettualista ed aziendalista del nuovo modo di produrre, a quello statisticoeconomico, a quello contributivo e fiscale, a quello di politica sociale (si pensi al passaggio dal welfare al workfare), a quello psicologico-comportamentale ecc., esiste, dunque, l angolo di visuale giuslavorista, che privilegia l aspetto giuridico dei rapporti di lavoro. Si tratta, in fondo, di tener conto di un nuovo, importante affluente che alimenta un fiume di pensiero collettivo sempre più ampio e tumultuoso. Dunque, per comprendere il punto di vista del diritto del lavoro bisogna uscire dall ambito specifico del sommerso, per accedere ad un impostazione più vasta. O piuttosto, bisogna inoltrarsi nell interazione tra mondo irregolare e regolare; invertire l ordine degli addendi (e procedere per analogia). Infatti: non è solo vero che l analisi statistica del lavoro irregolare può trarre giovamento dell analisi del lavoro regolare (come è per l appunto nella tradizione quantitativa del Comitato per l emersione di Palazzo Chigi); è anche vero che, per le istituzioni e le parti sociali che si sono riconosciute nell Avviso Comune del luglio 2002, la riforma del mercato del lavoro (che sta sfociando, come è noto, nella legge Biagi) potrebbe avere importanti ricadute sull emersione. In altri termini, insieme al punto di vista che concentra l attenzione sul sommerso per incrementare l occupazione regolare, esiste in natura il suo reciproco: quello che si propone di migliorare il funzionamento del mercato regolare e che, per tale via, intende contribuire significativamente alla riduzione di quello irregolare. Come è noto, Marco Biagi pensava che la prova provata dell arretratezza del mercato del lavoro italiano risedesse nella vastità dell economia e del lavoro sommersi. La sua proposta di riforma scaturisce, per l appunto, da tale constatazione. L insopportabilità di tale stato di cose ha avuto un ruolo importante nella motivazione del suo lavoro. Questo punto chiave è ancora poco compreso. Si tratta di un evoluzione logica che, ragionando con il senno di poi, si sarebbe dovuta prevedere; ma che non è stata prevista almeno dalla cultura distrettualista ed aziendalista italiana. Potenza della divisione del lavoro intellettuale: ha impedito a fior di economisti di intravedere, se non altro, le conseguenze giuridiche delle loro analisi Vale allora la pena di aprire un breve parentesi per curiosare dietro le quinte. Se, ad esempio, prendiamo in mano il Rapporto Supiot che ha influenzato Marco Biagi 1 non è difficile comprendere la linea di ragionamento che conduce quest ultimo dal pacchetto Treu alla legge che porta il suo nome (ed oltre). 1Cfr. Michele Tiraboschi, Morte di un riformista, Marsilio, Venezia, 2003, p. 91; e Marco Biagi, Scritti scelti, Giappichelli, Milano,

6 Leggiamo, infatti, nel Rapporto Supiot 2 (p. 18) che sotto la triplice influenza dell aumento del livello delle competenze e delle qualificazioni professionali ( ), della pressione costante della concorrenza sui mercati più aperti e dell accelerazione del progresso tecnologico (in particolare nel campo della comunicazione e dell informazione), si sono sviluppati nuovi modelli di organizzazione del lavoro. E più oltre (p. 26): in ogni luogo in cui l organizzazione a rete tende a sostituirsi a quella piramidale, il potere si esercita soprattutto attraverso la valutazione dei risultati del lavoro e non più attraverso una specificazione del suo contenuto. I lavoratori subordinati si trovano sempre più sottomessi ad obbligazioni di risultato e sempre meno ad obbligazioni di mezzo. Ne risulta una libertà molto più grande nell esecuzione delle loro mansioni e una liberazione delle capacità di iniziativa. Il nuovo principio cardine in materia di tempo di lavoro prosegue il Rapporto (p. 92) è l autoregolamentazione del tempo: autoregolamentazione del settore, dell impresa o del posto di lavoro, del collettivo di lavoro e infine dello stesso individuo, divenuto artefice dell organizzazione del suo tempo purché si sottometta agli obiettivi fissati dal proprio datore di lavoro. La sorpresa nel leggere questi ed altri passi similari risiede per l appunto nella constatazione inoppugnabile secondo cui il processo di affermazione del post-fordismo (il passaggio dalla produzione di massa alla produzione differenziata a serie corta e conseguentemente dall operaio massa al lavoratore che rivaluta competenze e qualificazioni) è stata a lungo discussa nel nostro Paese: sia sub speciae distrettuale, sia nell organizzazione aziendale, sia nelle forme ibride tra fordismo e post-fordismo. Il modello della terza Italia spiega, a tale proposito, il Rapporto Supiot (p.74) ( ) ha di fatto rivelato che nelle piccole imprese viene applicata una modalità di regolamentazione del tempo di lavoro che risponde alla sfida della flessibilità combinando elementi di regolamentazione formale degli orari ( ) con margini importanti di informalità. Tuttavia, per lungo tempo, questa proliferazione dell informale non ha messo in discussione la norma formale e ufficiale. La crisi del fordismo si produce precisamente nel momento in cui la pluralità delle forme di coordinazione del lavoro, che corrisponde all esplosione della diversità dei prodotti e dei servizi non può più essere accantonata nel campo dell informale ( ). Questa pluralità raggiunge il modello formale fordista e lo mette in discussione come modello di riferimento. E precisamente ciò che si è prodotto nei paesi occidentali dopo la crisi del Accade così, trent anni più tardi, dopo che la lunga crisi del fordismo italiano ha prodotto una contrazione prolungata dell occupazione delle grandi imprese, che siamo ancora in alto mare: siamo qui a domandarci come porvi rimedio - sul piano socio-economico, come su quello giuridico. 2 Alain Supiot (a cura di), Au-delà de l emploi, Flammarion, Paris, 1999; trad. it., Il futuro del lavoro, Carocci, Roma,

7 Alla scoperta di una nuova fase Come si capisce, non si tratta certo di una traiettoria lineare. A partire dagli anni Sessanta-Settanta 3, si è verificato, nei diversi paesi europei, un processo di avvicinamento tra lavoro subordinato e lavoro autonomo nel senso che nel lavoro subordinato è cresciuta l autonomia, mentre nel lavoro autonomo è aumentata la dipendenza. Conseguentemente, il diritto del lavoro ha escogitato alcune soluzioni alternative per affrontare la nuova realtà: - una tendenza a spostare la frontiera tra lavoro subordinato e lavoro autonomo, nel senso di inglobare parte del secondo nel primo, ma anche viceversa; - un dibattito sulla zona grigia, che separa lavoro subordinato da lavoro autonomo, e sull opportunità di collocarvi le forme ibride di lavoro; - un ipotesi ambiziosa di costruzione di un diritto comune del lavoro, che a sua volta lasci spazio allo sviluppo di una molteplicità di forme contrattuali. Si capisce, allora, come, in questa atmosfera, Marco Biagi, abbia potuto concepire il suo progetto di ampliamento della seconda impostazione, che in Italia aveva avuto un inizio lusinghiero con il Pacchetto Treu, per poi accedere alla terza. Evidentemente, lo aveva condotto (da tempo) a tale conclusione la sua nota passione per il giuslavorismo comparato europeo. Per tale via, egli ragionava, un paese come il nostro, di cultura giuridica romano-canonica, affetto da una lunga storia di conflitti (che hanno introdotto nella legislazione del lavoro soluzioni poco favorevoli alla competizione economica e allo sviluppo), avrebbe potuto bruciare le tappe, assumere un ruolo di protagonista nella società della conoscenza del futuro... Da qui è scaturita la legge Biagi che sta per entrare in vigore con la sua moltiplicazione delle forme giuridiche del lavoro, con il suo sbloccamento dell intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, con l attribuzione di nuove funzioni alla mano pubblica. Da qui, ancora, la prospettiva (in via di definizione) dello Statuto dei lavori 4. E nato, dunque, nel nostro Paese, per merito di Marco Biagi, dei suoi amici e dei suoi collaboratori, un punto di vista generale sul mercato del lavoro e sull occupazione, a cui dobbiamo ora riferire la tematica dell emersione. Quest ultima, come è noto, si è affermata indipendentemente, a partire dall economia (e dalle altre discipline sociali) e non dal diritto; a partire dal Sud, più che dal Nord; come prospettiva di regolarizzazione e di sviluppo locale che ha convinto gradualmente (anche se in modo intermittente) il Paese intero. Le due impostazioni hanno dialogato in maniera indiretta, mantenendosi ciascuna nel proprio ambito. Si sono mosse in modo indipendente nel senso che le politiche per l emersione possono evolvere in positivo anche se si decide di 3 Alain Supiot, Lavoro subordinato e lavoro autonomo, Diritto delle relazioni industriali, 2000, n.2. 4 Cfr. Michele Tiraboschi, Morte di un riformista, cit. p

8 prendere una strada differente (o magari affrontare una pausa di riflessione, o persino un passo indietro) nei rapporti di lavoro (e viceversa). Detto questo, tuttavia, bisogna anche riconoscere che le due politiche scaturiscono dallo stesso processo storico; e che tendono a rafforzarsi vicendevolmente nel senso che, come è accaduto in passato per il Pacchetto Treu, la liberalizzazione e riregolazione del mercato del lavoro può avere effetti positivi sull occupazione e quindi sulla riduzione del sommerso; mentre, viceversa, la sollecitazione dell emersione, migliorando le condizioni occupazionali, può favorire un nuovo round della riforma. Si osservi ad esempio l interrelazione tra domanda e offerta di lavoro. A parte il lavoro interinale, la parte emersa di tale attività ammonta ad appena il 4 per cento del totale. Logico aspettarsi, dunque, che l entrata di molteplici istituzioni private e pubbliche in questo settore possa mobilitare significativamente il mercato del lavoro. Viceversa: è logico aspettarsi che il recente approdo all emersione di un numero assai consistente di lavoratori (italiani ed extracomunitari) possa amplificare tale cambiamento... E quindi interessante esplorare per gradi la complementarietà implicita dei due punti di vista: pur essendo ambedue interattivi, l uno si muove prevalentemente dall alto verso il basso, l altro dal basso verso l alto; l uno agisce per generalizzazioni, l altro ha bisogno di specificità; l uno segue una logica orizzontalista, l altro verticalista ecc. Si affaccia, così, un ipotesi di politica economica: per ottenere il miglior risultato possibile, è necessario rispettare le differenze dei due approcci e nello stesso tempo studiarne gradualmente le possibili integrazioni. Ciò conferma, allora, l utilità di mantenere costantemente acceso un potente riflettore collettivo sul tema del sommerso e dell emersione, come aspetto complementare rispetto all intervento sul mercato del lavoro. Perché - lo sappiamo - il disinteresse e la penombra facilitano il sommerso. Perché è appostandosi sul bagnasciuga tra emerso e sommerso che possiamo accrescere l orbe terrestre, trasformando per gradi il welfare in workfare. Perché il pennino del sismografo che registra o meno tale tendenza è uno strumento di monitoraggio straordinariamente utile della regolarizzazione del Paese. Perché la questione dell emersione aggiunge, si può dire, una nuova dimensione alla riforma del mercato del lavoro: ne capovolge ed integra la logica, consentendole così di muoversi su un piano più ampio. In conclusione Per tutte queste ragioni, conviene allora riproporre la questione dell emersione riferendola al momento specifico che stiamo vivendo quello del passaggio dall emergenza alla normalità e quindi dalla 383/2001 ad una nuova politica dell emersione collegata alla legge Biagi. 8

9 Come spesso accade, tale transizione implica un riassestamento; ed anche un arretramento, perché una serie di meccanismi vengono disinnescati, mentre i nuovi non sono ancora in opera. Per tutto un periodo - si è documentato in precedenti interventi e relazioni - l effetto indiretto di emersione è stato significativo, conseguenza di una costellazione di circostanze favorevoli (in parte attribuibili al presente Governo, in parte a quello precedente) - per poi flettere, invece, alla fine del Tra la percezione dell emersione ed il suo effettivo manifestarsi si è verificato, così, un curioso quid pro quo. Mentre per gran parte dell anno passato molti osservatori hanno parlato di fallimento della campagna, i dati hanno mostrato, al contrario, un notevole progresso. Viceversa, quando la polemica è scesa di tono, sono cominciati a manifestarsi alcuni segnali di difficoltà. Inoltre, la chiusura, per molti inattesa, della campagna di emersione progressiva ha prodotto un contraccolpo a livello territoriale da cui, ancor oggi, numerose situazioni stentano a riprendersi. Eppure, fortunatamente, le cose non stanno come si potrebbe temere. I dati Excelsior Unioncamere resi disponibili da pochi giorni (cfr. l Allegato A) mostrano che le aspettative degli imprenditori all inizio dell anno continuavano ad essere positive. Non solo: dal confronto con i dati Excelsior Unioncamere del 2001 e del 2002 si trae la convinzione che il Paese continua a seguire un sentiero soddisfacente di espansione dell occupazione regolare, con un gruppo di province meridionali saldamente in testa alla classifica dei saggi di crescita. Certo, in questo momento non possiamo sapere se l Italia continui a procedere effettivamente alla velocità di crociera dei mila occupati regolari in più che si è affermata negli ultimi anni (a cui dovranno aggiungersi nel tempo gran parte dei 700 mila extracomunitari che hanno fatto domanda di regolarizzazione). Ma molti indizi lasciano credere che, nonostante la fase ingrata del ciclo, l occupazione regolare sia ancora in espansione. Vale allora la pena di richiamare le potenzialità della situazione che si è venuta a creare nelle ultime settimane, i nuovi aspetti del lavoro di emersione che potrebbero far la differenza per accelerare il cammino. 1- Il ruolo delle parti sociali è indubbiamente assai accresciuto, con benefici effetti attuali e potenziali. Si pensi all elaborazione settoriale che si sta avviando, tramite la convocazione dei tavoli nazionali sull emersione in edilizia, nel turismo, l agricoltura, il commercio. Si pensi alla possibilità di forzare le inerzie e le connivenze che impediscono l emersione a livello locale ecc. 2- A quanto pare, il ruolo della vigilanza viene in parte ridefinito. La direzione passa al Ministero del Lavoro che provvede ad un maggiore coordinamento, tramite una banca dati centrale. A livello provinciale, si consolidano i Cles, con funzioni di vigilanza. Risorge la diffida e nasce l emersione indotta dalla vigilanza. Più oltre, varrà la pena di rivisitare aspetti importanti del lavoro trascorso, come il ruolo eventuale delle Prefetture, il collegamento con la rete Comitato-Commissioni-tutori per l emersione ecc. 9

10 3- Il livello territoriale assume una maggiore importanza. Perché viene riconosciuto il significato delle specificità locali, il valore degli strumenti messi in campo come i centri di sviluppo locale, i consorzi ed i consorzi fidi, le miniscuole per aspiranti imprenditori ecc. Perché si intende esplorare la relazione tra emersione e sviluppo locale. Perché tutto ciò implica un rilancio delle Commissioni territoriali ed un potenziamento della rete Comitato-Commissionitutori (e giustifica quindi l ampia sezione locale inclusa negli Allegati alla presente relazione). Si tratta dunque di un vasto riorientamento che si verifica al giro di boa verso il semestre europeo diretto dal nostro Paese; dopo che i quattro pilastri della strategia europea del lavoro sono stati sostituiti dai dieci comandamenti che includono anche la riduzione del lavoro irregolare; nel momento in cui siamo chiamati ad utilizzare la nostra e l altrui esperienza per fare progredire la questione dell emersione a livello continentale nei riguardi dei paesi membri, di quelli candidati e dei futuri associati. Così, dopo un momento di disorientamento, la scialuppa dell emersione sembra riprendere il largo su molti temi contemporaneamente. (Si pensi, ancora, al provvedimento sul lavoro accessorio contenuto nella legge Biagi). Nel Nord, o piuttosto nei diversi Nord, si va facendo strada il convincimento che si gioca su questo tema un importante opportunità di progresso economicosociale. Nel Sud, la questione si collega, tra l altro, alla recente proposta del Presidente della Confindustria di mettere all ordine del giorno la fiscalità differenziata temporanea a favore delle aree meno progredite. (Una misura, sia detto per inciso, che ha avuto un peso rilevante nell industrializzazione del Sud degli Stati Uniti). Dopo le traversie di primavera siamo, così, giunti ad una nuova fase di impegno e di opportunità. Il ruolo della presente relazione è appunto quello di documentarla e di orientarla, chiamando a raccolta, ancora una volta, verso lo scopo comune le pochissime forze che si occupano di emersione da mane a sera e le moltissime che se ne interessano, invece, saltuariamente. 10

11 ALLEGATO A APPENDICE STATISTICA A cura di Luca Campanelli 11

12 Appendice statistica In questa appendice sono riportati alcuni dati riferiti al 2001, 2002 e 2003 provenienti dagli studi annuali Excelsior dell Unioncamere. Si tratta di analisi dei fabbisogni professionali delle imprese realizzata dalla rete della Camera di Commercio in ogni provincia e che coinvolgono circa imprese di tutti i settori e dimensioni. Ad ogni impresa interpellata è stato chiesto lo stock occupazionale esistente, le variazioni (assunzioni ed uscite) previste per l anno in questione e una serie di informazioni sul profilo professionale richiesto per i nuovi assunti. Sebbene si tratti di semplici previsioni, queste sono estremamente interessanti poiché rappresentano un buon indicatore della fiducia nel futuro da parte degli imprenditori e della loro volontà e capacità di crescere. Le prime due tavole presentano le previsioni delle variazioni occupazionali (provinciali e regionali) riguardanti gli anni 2001, 2002 e 2003 ordinando i territori in maniera decrescente rispetto ai dati del Le ultime due mostrano, invece, un confronto tra la posizione dei diversi territori (province e regioni) nella classifica della variazione occupazionale prevista per 2003, il 2002 ed il

13 Tavola 1 Variazione occupazionale prevista nelle province per il (province ordinate in ordine decrescente di variazione nel 2003) (fonte: Unioncamere Excelsior 2001, 2002, 2003) Provincia Provincia VIBO VALENTIA 6,9 6,0 7,5 MASSA 2,8 3,5 3,4 NUORO 6,9 7,1 6,8 CHIETI 2,8 4,2 4,8 RAGUSA 5,9 5,1 6,4 ANCONA 2,8 3,6 4,2 COSENZA 5,5 7,1 6,2 BELLUNO 2,8 3,0 3,8 AGRIGENTO 5,4 6,6 7,0 MODENA 2,8 2,8 4,0 MESSINA 5,3 5,6 5,0 FROSINONE 2,8 2,9 3,3 CAMPOBASSO 5,2 5,9 5,4 SAVONA 2,8 3,1 3,6 ENNA 5,1 2,8 5,9 PADOVA 2,7 3,7-3,5 CALTANISSETTA 5,0 3,3 6,9 PAVIA 2,7 2,6-2,4 MATERA 5,0 5,5 6,4 RIETI 2,7 4,5 4,8 SASSARI 4,9 4,8 6,1 BOLOGNA 2,6 2,6 3,8 TRAPANI 4,9 7,1 6,8 REGGIO EMILIA 2,6 3,1 3,8 AVELLINO 4,9 5,3 5,5 TREVISO 2,6 2,9 4,7 REGGIO CALABRIA 4,8 5,8 7,2 PORDENONE 2,6 2,9 4,1 CROTONE 4,7 4,9 8,0 PISTOIA 2,6 4,0 4,5 ISERNIA 4,4 4,2 5,2 VERONA 2,6 3,7 4,2 CATANIA 4,4 4,7 4,7 PERUGIA 2,6 4,1 4,8 VITERBO 4,1 5,0 4,7 VICENZA 2,6 3,0 5,1 BARI 4,1 4,6 5,9 LIVORNO 2,6 3,2 3,0 CAGLIARI 4,0 5,0 4,2 PARMA 2,5 2,6 4,1 BRINDISI 3,9 4,9 6,4 VERBANO- 2,4 3,4 4,0 CUSIO-OSSOLA BENEVENTO 3,9 6,0 8,4 LA SPEZIA 2,4 3,3 3,8 ORISTANO 3,9 6,2 6,1 LECCO 2,4 2,4 3,1 PESCARA 3,9 4,4 4,7 RAVENNA 2,4 3,1 3,8 POTENZA 3,8 4,3 5,6 TARANTO 2,3 3,9 2,8 LECCE 3,7 5,7 6,2 PISA 2,3 3,1 2,9 BOLZANO 3,6 3,5 4,3 TRENTO 2,3 2,3 3,7 FOGGIA 3,6 4,7 4,1 FIRENZE 2,3 3,0 3,3 TERAMO 3,6 4,5 5,3 FERRARA 2,3 3,1 4,3 SIENA 3,5 3,4 3,6 BRESCIA 2,2 2,8 3,6 L'AQUILA 3,5 3,7 4,2 PRATO 2,2 2,7 3,4 FORLI'-CESENA 3,4 4,3 4,5 AREZZO 2,1 3,9 4,2 MACERATA 3,4 3,6 4,8 MANTOVA 2,1 2,8 3,6 ASCOLI PICENO 3,3 4,2 4,7 BERGAMO 2,0 2,8 3,3 LATINA 3,3 3,5 4,4 GORIZIA 2,0 3,6 4,1 ROVIGO 3,2 3,6 4,5 VERCELLI 2,0 1,9 3,6 TERNI 3,2 3,6 3,8 GENOVA 2,0 2,1 3,6 UDINE 3,1 3,4 4,4 CREMONA 2,0 2,8 2,9 SALERNO 3,1 5,4 5,9 COMO 2,0 2,7 3,0 LUCCA 3,1 3,8 3,5 LODI 1,9 3,0 3,0 VENEZIA 3,1 3,3 3,9 ALESSANDRIA 1,9 2,9 3,2 PALERMO 3,0 3,7 4,6 CUNEO 1,8 1,9 2,6 PIACENZA 3,0 3,4 2,3 ASTI 1,8 2,5 3,4 SIRACUSA 3,0 4,6 3,7 ROMA 1,7 2,2 3,1 NAPOLI 3,0 3,2 4,4 TRIESTE 1,7 2,4 2,5 SONDRIO 3,0 3,7 4,4 NOVARA 1,5 2,3 2,6 GROSSETO 3,0 4,7 4,5 VARESE 1,4 1,8 3,2 RIMINI 2,9 4,4 4,6 MILANO 1,3 2,4 3,3 CATANZARO 2,9 3,1 7,4 IMPERIA 1,1 3,9 4,3 PESARO-URBINO 2,9 4,1 6,5 TORINO 0,4 1,6 2,4 CASERTA 2,9 3,2 5,9 BIELLA -0,5 1,7 2,9 13

14 Tavola 2 Variazione occupazionale prevista nelle regioni per il (regioni ordinate in ordine decrescente di variazione nel 2003) (fonte: Unioncamere Excelsior 2001, 2002, 2003) Regione MOLISE 4,9 5,3 5,3 SARDEGNA 4,6 5,2 5,2 CALABRIA 4,6 5,3 6,9 SICILIA 4,3 4,7 5,2 BASILICATA 4,2 4,7 5,8 PUGLIA 3,7 4,7 5,4 ABRUZZO 3,4 4,3 4,8 CAMPANIA 3,2 3,9 5,1 MARCHE 3,1 3,9 5,0 TRENTINO ALTO ADIGE 2,9 2,8 4,0 VENETO 2,7 3,3 4,4 UMBRIA 2,7 4,0 4,6 EMILIA ROMAGNA 2,7 3,1 3,9 FRIULI VENEZIA GIULIA 2,6 3,1 3,9 TOSCANA 2,5 3,3 3,5 TOTALE ITALIA 2,4 3,2 3,9 LIGURIA 2,1 2,6 3,7 LAZIO 2,0 2,5 3,3 LOMBARDIA 1,7 2,5 3,3 VALLE D'AOSTA 1,3 1,8 3,0 PIEMONTE 0,9 1,9 2,7 14

15 Tavola 3 Confronto delle posizioni delle province nelle classifica riferita al 2003, 2002 e 2001 (fonte: elaborazioni su dati Excelsior Unioncamere 2001, 2002 e 2003) Provincia Provincia VIBO VALENTIA MASSA NUORO CHIETI RAGUSA ANCONA COSENZA BELLUNO AGRIGENTO MODENA MESSINA FROSINONE CAMPOBASSO SAVONA ENNA PADOVA CALTANISSETTA PAVIA MATERA RIETI SASSARI BOLOGNA TRAPANI REGGIO EMILIA AVELLINO TREVISO REGGIO CALABRIA PORDENONE CROTONE PISTOIA ISERNIA VERONA CATANIA PERUGIA VITERBO VICENZA BARI LIVORNO CAGLIARI PARMA BRINDISI VERBANO-CUSIO-OSSOLA BENEVENTO LA SPEZIA ORISTANO LECCO PESCARA RAVENNA POTENZA TARANTO LECCE PISA BOLZANO TRENTO FOGGIA FIRENZE TERAMO FERRARA SIENA BRESCIA L'AQUILA PRATO FORLI'-CESENA AREZZO MACERATA MANTOVA ASCOLI PICENO BERGAMO LATINA GORIZIA ROVIGO VERCELLI TERNI GENOVA UDINE CREMONA SALERNO COMO LUCCA LODI VENEZIA ALESSANDRIA PALERMO CUNEO PIACENZA ASTI SIRACUSA ROMA NAPOLI TRIESTE SONDRIO NOVARA GROSSETO VARESE RIMINI MILANO CATANZARO IMPERIA PESARO-URBINO TORINO CASERTA BIELLA

16 Tavola 4 Confronto delle posizioni delle regioni nelle classifica riferita al 2003, 2002 e 2001 (fonte: elaborazioni su dati Excelsior Unioncamere 2001, 2002 e 2003) Regione MOLISE SARDEGNA CALABRIA SICILIA BASILICATA PUGLIA ABRUZZO CAMPANIA MARCHE TRENTINO ALTO ADIGE VENETO UMBRIA EMILIA ROMAGNA FRIULI VENEZIA GIULIA TOSCANA TOTALE ITALIA LIGURIA LAZIO LOMBARDIA VALLE D'AOSTA PIEMONTE

17 ALLEGATO B COMITATO PER L EMERSIONE DEL LAVORO NON REGOLARE COMITATO PER L EMERSIONE DEL LAVORO NON REGOLARE PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Il Comitato per l emersione, incardinato nel Dipartimento Affari Economici della PCM, opera, ex art. 78 della legge 448/98, per favorire l emersione del lavoro non regolare, attuando tutte le iniziative utili ai fini di una progressiva emersione; e valutando periodicamente i risultati conseguiti delle Commissioni regionali e provinciali e dei tutori per l emersione ad esso collegati. Durante il primo anno di attuazione della legge 383/2001, il Comitato ha fatto riferimento ad Dott. Gualtiero Soldera, Consigliere del Ministro dell Economia ed ha promosso un ampio spettro di iniziative in collaborazione con le Commissioni ed i tutori per l emersione, contribuendo così al lusinghiero risultato occupazionale che è stato raggiunto. Attualmente, il Comitato ha come referente il Consigliere del Ministro del Lavoro, Dott. Paolo Reboani. Oltre alle attività preesistenti che hanno ricevuto un nuovo impulso a favore dell emersione progressiva, il Comitato (ex lege 266/2002) ha dato indicazioni per integrare le Commissioni per l emersione con le organizzazioni firmatarie dell Avviso Comune del luglio 2002; ed ha orientato il suo lavoro e quello delle Commissioni e dei tutori per l emersione allo sviluppo di una stretta collaborazione con i Cles, gli Enti Locali, le Parti Sociali, gli Istituti di vigilanza e le Prefetture. Azioni principali: Creazione Rete: Spinta induttiva per la nascita di una rete (attualmente: circa 100 Commissioni funzionanti o in costruzione e 45 tutori) che quotidianamente si dedichi al tema del sommerso ed alla ricerca di meccanismi che facilitino l emersione e lo sviluppo locale - anche in collaborazione con i Cles, gli Enti Locali, le Parti Sociali, gli Istituti di vigilanza e le Prefetture. Vi è un attenzione particolare alle zone del Paese che sono maggiormente segnate dall economia e dal lavoro sommersi. Coordinamento centrale: 17

18 Riunioni con i rappresentanti del Comitato volte a favorire uno scambio di orientamento e d informazione - anche allo scopo di rendere più efficaci le azioni dei singoli Istituti rappresentati nel Comitato. Individuazione di nodi critici: Monitoraggio dell andamento delle politiche per l emersione ed individuazione delle difficoltà centrali e locali che frenano i percorsi d emersione tramite Relazioni (nove), Note aggiuntive e Brevi aggiornamenti. Informazioni e ricerche: Presentazione di un vasto materiale informativo e di ricerca sul sito del Comitato per l emersione (www.governo/presidenza/lavoro/index.htm). Promozione della ricerca sulle PMI, il sommerso e l emersione - anche in collaborazione con il Ministero del Lavoro, la World Bank e numerose Università ed Istituti di ricerca italiani e stranieri (MIT, Iacocca Institute, CSO etc.). Apertura e costruzione dei tavoli settoriali sul sommerso: Su indicazione del Sottosegretario Sacconi e di concerto con il Ministero del lavoro, il Comitato partecipa alla costituzione di tavoli settoriali su edilizia, commercio, agricoltura, turismo, con il coinvolgimento attivo delle Parti sociali. Si intende in tal modo individuare delle strozzature normative all emersione; e suggerire delle proposte anche tramite avvisi comuni delle Parti sociali. Il primo dei tavoli citati (quello sull edilizia) si è già riunito nel corrente mese. Collaborazioni centrali: Protocollo d intesa con l ICE per indurre alle esportazioni le PMI meridionali emergenti. E stato già realizzato, nel giugno 2003, un primo evento denominato Forme e colori che ha interessato diversi comparti ceramici del Mezzogiorno. Progetto Istat Ministero del Lavoro Comitato per l emersione per il miglior utilizzo dei dati DNA dell Inail. Progetto Isfol - Comitato per l emersione per studiare ed accrescere l efficacia-efficienza delle politiche attive del lavoro nel Mezzogiorno. Incontri alla Presidenza del Consiglio su aspetti specifici dello sviluppo locale (come i consorzi ed i consorzi fidi) con testimoni privilegiati del Sud. Progetto Italialavoro Comitato nazionale volto alla creazione nuclei di sviluppo locale e d emersione in grado di creare il collegamento tra centri per l impiego e le reti impegnate sul tema emersione-sviluppo locale attraverso il sostegno al lavoro dei tutori, l analisi del territorio (secondo la metodologia indicata dal Comitato), la promozione dei piani provinciali d emersione; il rafforzamento delle reti istituzionali nazionali e locali. 18

19 Partecipazione, con responsabilità del IV Panel, al Convegno nazionale: Mercato del lavoro, conciliazione, governance: lo sviluppo dell occupazione femminile. Vigilanza: Sostegno alla vigilanza attraverso protocolli d intesa regionali tra Prefetture, Cles, Commissioni per l emersione, Istituti di vigilanza e Comitato, anche al fine della costituzione di Unità operative integrate. Sostegno alla Campagna per l emersione: Sostegno centrale (ed attraverso la rete delle Commissioni e dei tutori) tramite direttrici di lavoro che hanno seguito l evoluzione della normativa; e tramite il coordinamento delle iniziative territoriali. Coinvolgimento delle Parti Sociali: Promozione di incontri con le Parti Sociali, tenuti, periodicamente, presso l EBNA; contatti frequenti per scambi d informazioni e d orientamento sull evoluzione della Campagna per l emersione. Analisi: Lettura delle statistiche ufficiali ed amministrative. Collaborazioni regionali con gli Osservatori Inps sul sommerso. Confronto ed integrazione con i dati derivati dalle analisi territoriali di numerose aree(che hanno utilizzato metodologie ad hoc). Individuazione dei meccanismi di funzionamento di numerosi sistemi locali semisommersi del Meridione, ed analisi di settore in accordo con diverse Università. Creazione di una bibliografia ragionata sull emersione e di un archivio di studi locali (analisi territoriali) sul tema. Promozione e fertilizzazione di una rete di buone pratiche locali: Informazione e promozione sul campo: Promozione di attività di consulenza itinerante che, partendo dalle analisi sul campo, hanno prodotto la regolarizzazione di numerose imprese in contesti particolarmente difficili. Creazione in Campania, Puglia, Abruzzo e Calabria di Centri ad hoc, punti di riferimento di tale attività. Collaborazione tra imprese: 19

20 Promozione dell associazionismo locale nei sistemi del semisommerso legato alle difficoltà d internazionalizzazione dei prodotti. Creazione ed orientamento di consorzi industriali in Campania, Puglia e Calabria per un totale di oltre 200 imprese. Progettazione di interventi Nord-Sud. Cultura d emersione e sviluppo: Spinta alla creazione di scuole post universitarie di leadership locale (San Marco dei Cavoti in Campania, Tiriolo in Calabria, Bari in Puglia) collegate al Lee Iacocca Institute (Penn.), per favorire l emersione e lo sviluppo locale attraverso la formazione di agenti di sviluppo e di giovani imprenditori; e per indurre in prospettiva il consolidamento delle imprese emerse. Sussidiarietà attiva: Incoraggiamento della politica di sostegno e di accompagnamento all emersione delle Istituzioni Locali tramite iniziative centrali, frequenti deployements ed attività di cerniera tra le Istituzioni e le imprese ad opera dei tutori per l emersione presenti sul territorio. Collaborazione alla programmazione regionale: Orientamento alle possibili iniziative regionali in materia di emersione e di sviluppo locale e loro implementazione. Particolarmente significativo in Calabria, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Sardegna. Valutazione: Supervisione, accompagnamento, monitoraggio e valutazione dell attività dei tutori e di numerose Commissioni per l emersione. 20

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