Brixia Sacra. MeMorie Storiche della diocesi di BreScia

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1 Brixia Sacra MeMorie Storiche della diocesi di BreScia

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3 associazione per la Storia della chiesa BreSciana BrixiaSacra la memoria della fede Studi storici offerti a Sua Santità Benedetto xvi nel centenario della rivista «Brixia sacra» a cura di GaBriele archetti GioVanni donni tomo i BreScia MMix

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5 MonS. luciano Monari Vescovo di Brescia «Brixia sacra» dedica un suo numero al Papa Benedetto XVI in occasione della sua visita a Brescia l 8 novembre. È una decisione saggia e bella, e non solo come segno di onore e di rispetto per il Santo Padre. Nella concezione cattolica della Chiesa, ogni Chiesa particolare (ogni diocesi) è Chiesa cattolica (cioè, universale) a motivo della sua comunione col vescovo di Roma e, attraverso di lui, con tutti i vescovi del mondo. Brescia ha una storia religiosa antica e ricca; la sua tradizione cattolica è profonda e solida; il suo apporto alla vita della Chiesa è stato significativo. Ma tutto questo sarebbe insufficiente se Brescia non custodisse una comunione autentica con la chiesa di Roma, centro di quella rete di carità della quale la Chiesa vive. Un omaggio al Papa diventa allora un elemento della nostra professione di fede. Vogliamo ringraziare il Papa per il magistero che ci dona, ricco della straordinaria tradizione cattolica e nello stesso tempo capace di confrontarsi con la cultura contemporanea, affrontandone consapevolmente le sfide; vogliamo ringraziarlo per il servizio di governo, che esprime la sua preoccupazione per tutte le chiese (2 Cor 11, 28); vogliamo ringraziarlo forse soprattutto per quello che soffre. Il ministero petrino non si svolge oggi in un contesto di tranquillo riposo, ma tra fatiche e tensioni che creano inevitabilmente sofferenze e angustie. D altra parte, Gesù lo aveva predetto ai suoi discepoli e l apostolo Paolo lo ricordava ai Corinzi presuntuosi: Ritengo che Dio abbia posto noi, gli apostoli, all ultimo posto, come condannati a morte (1 Cor 4, 9). Forse di questo non c è da stupirsi più di tanto; ma è giusto esprimere una riconoscenza affettuosa a chi lavora e soffre anche per noi. Che questo volume possa esprimere davvero l amore che abbiamo per la nostra Chiesa e per tutti coloro che attraverso i secoli l hanno costruita con la fede e con la carità; e possa esprimere nello stesso tempo il vincolo infrangibile della comunione che ci lega gioiosamente al Papa.

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7 L incontro del Papa Benedetto XVI con Brescia non è solo ufficialità e liturgia. È, ancor prima, un abbraccio con le persone che oggi vivono in questa città e che sono portatrici, nel groviglio di differenze e contraddizioni, di un patrimonio dove il profilo della cultura odierna si definisce su una tradizione profonda, articolata e ricca di innumerevoli suggestioni, di esperienze determinanti, di forza propulsiva. Emergono vistosamente, con i segni dell arte e le tracce della storia, i contorni di una brescianità non sempre esplicita e riconosciuta integralmente. Le grandi occasioni della cronaca (e la visita del Papa è una di queste e non fra le minori) sono capaci di far emergere alla luce del quotidiano tali ricchezze profonde. Per farle diventare storia. Luigi Salvetti

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9 premessa Era la fine del 1910 quando venne pubblicato il primo numero di «Brixia sacra», il «Bollettino bimestrale come recita il sottotitolo di studi e documenti per la storia ecclesiastica bresciana». Da allora è ormai trascorso un secolo di vita, un traguardo importante che, nonostante i tanti momenti difficili la precarietà economica, il grande conflitto mondiale, le chiusure temporanee forzate, la graduale maturazione storiografica vede immutata la volontà di dare risposte sempre rinnovate alle crescenti domande della società e della Chiesa. Ciò permette di guardare con fiduciosa speranza al futuro e di aprire nuovi cantieri di ricerca, dove i giovani ricercatori si formano, le indagini seguono strade prima impensate e i numerosi studiosi le percorrono sicuri, illuminando con le loro indagini il passato religioso delle comunità diocesane. La visita di Benedetto XVI alla Chiesa bresciana, domenica 8 novembre 2009, è un grande onore e un segno della predilezione del Santo Padre per la terra che ha dato i natali a Giovanni Battista Montini. Per celebrare questo avvenimento, che suggella per così dire, impreziosendola, la tappa centenaria del nostro periodico, l Associazione per la storia della Chiesa bresciana ha voluto dedicare a S. S. Benedetto XVI l intera annata del 2009, offrendo direttamente i due tomi di studi e ricerche a papa Ratzinger in occasione del suo soggiorno a Brescia. Un gesto che abbiamo voluto innestare simbolicamente nella lunga storia della Chiesa bresciana con la grafica fresca e colorata di un bravo artista, don Luigi Salvetti, sostenitore del lavoro di «Brixia sacra», che dai martiri Faustino e Giovita, al ricordo dei suoi pastori e dei pregevoli monumenti artistici giunge a noi attraverso l alto magistero di papa Montini. Ricevendo il presidente don Giovanni Donni e una delegazione della Rivista, il Santo Padre Benedetto XVI ci ha fatto uno straordinario dono che è 9

10 B R I X I A S A C R A insieme un riconoscimento per quanto i collaboratori, gli amici e gli studiosi sono andati facendo in tanti decenni, un segno di attenzione per la memoria di fede della comunità diocesana e un attestato di stima per l attività silenziosa, costante e scrupolosa nell indagare le vicende di una chiesa locale e i nessi che la rendono parte viva della storia della Chiesa universale. Con commozione e riconoscenza filiale ricambiamo l amabilità del gesto paterno del Pontefice, rinnovando il nostro impegno sulla via della ricerca della verità a servizio e per il bene della Chiesa. Sentimenti di gratitudine che esprimiamo anche al vescovo mons. Luciano Monari che, in tutto questo, ci è stato vicino come un affiatato compagno di viaggio. In tanti anni di vita è la prima volta che «Brixia sacra» viene interamente offerta al Santo Padre, anche se nel corso dei decenni non sono mancati ricordi, dediche, indirizzi di saluto ai pontefici romani, come a papa Ratti, a Pacelli, a Roncalli e soprattutto al bresciano Montini. La concomitanza del traguardo centenario, tuttavia, e dell incontro con Benedetto XVI, almeno per un istante, ci ha posto quasi al centro della vita della Chiesa come avvenne nel 1946, quando la costituzione della Società diocesana di storia ecclesiastica bresciana ricevette la benedicente approvazione apostolica. «Servizio buono e commendevole per la Chiesa scriveva nella missiva di risposta a mons. Paolo Guerrini il sostituto alla Segretaria di Stato Giovanni Battista Montini poiché da un lato rende testimonianza alla serietà e all operosità di cultori delle memorie ecclesiastiche, e dall altro illustra la ricchezza di fatti e di esperienze della vita religiosa, i cui fasti, anche quando registrano modeste persone o umili vicende locali, sono tutti pervasi da quel profondo e a volte misterioso senso di umanità che è proprio della vita e della civiltà cristiana». La conoscenza del passato è la via maestra per capire il tempo presente, come la comprensione della gerarchia parentale è indispensabile ad ogni bambino per riconoscere la famiglia a cui appartiene. Ma nello studio della storia della Chiesa tutto questo acquista un valore più profondo, denso e pregnante, perché diventa una forma quasi ermeneutica di annuncio attraverso le modalità con cui la Parola rivelata si è storicizzata nell esperienza dei cristiani che nel corso del tempo l hanno accolta, l hanno vissuta e l hanno annunciata nella speranza del Cristo risorto. 10

11 Studi la chiesa BreSciana in età MedieVale

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13 cesare alzati un collegio episcopale nella comunione cattolica Chiesa di Brescia, provincia ecclesiastica milanese ed ecumene cristiana nella tarda antichità Fin dalle tensioni suscitate nella seconda metà del II secolo nella regione asiana dal movimento montanista emerge in modo inequivocabile il carattere collegiale, da cui era connotata la responsabilità dell episcopato nei confronti della comunione delle Chiese. In una prospettiva non esclusivamente locale i vescovi locali intesero allora offrire un sicuro criterio di ortodossia attraverso i loro concordi pronunciamenti, assunti in specifiche assemblee, súnodoi, appositamente convocate 1. Tale esercizio dell autorità in forma conciliare, alla fine di quello stesso II secolo, appare essere una prassi saldamente consolidata e tanto ampiamente generalizzata, da rendere universalmente intelligibile ai colleghi sparsi nel mondo l invito loro rivolto dal romano Vittore perché si raccogliessero sinodalmente nelle proprie regioni, onde definire le modalità di celebrazione della Pasqua (se il 14 Nisan, secondo l uso delle Chiese dell Asia, o nella Domenica successiva, come presso le altre comunità). Eusebio ci ha trasmesso il ricordo delle lettere sinodali emesse al riguardo dagli episcopati dell Asia stessa, dell Acaia, del Ponto e della Palestina (i cui vescovi si fecero portavoce anche dell episcopato egiziano) 2. 1 EUSEBIUS Caesariensis, Historia Ecclesiastica, V: XVI, 10; XIX, 3-4, ed. E. Schwartz [Leipzig 1903], cur. F. Winkelmann, Eusebius Werke, II, 1, Berlin 1999 (Die griechischen christlichen Schriftsteller der ersten Jahrhunderte [= GCS], n. F., VI, 1), pp Cfr. J. A. FISChER, Die antimontanistischen Synoden des 2./3. Jahrhunderts, «Annuarium historiae Conciliorum», VI (1974), pp EUSEBIUS Caesariensis, Historia Ecclesiastica, V, XXIII-XXV, GCS, n. F., VI, 1, pp In quel contesto si colloca il ripensamento del modello magisteriale del collegio apostolico ad opera di Ireneo di Lione, che della disputa quartodecimana fu tra le voci più significative: cfr. G. FERRARESE, Il Concilio di Gerusalemme in Ireneo di Lione, Brescia 1979 (Testi e ricerche di scienze religiose, XVII), in particolare pp

14 S T U D I Nella prima parte del III secolo la cosiddetta Traditio Apostolica, abitualmente posta sotto il nome di Ippolito 3, e alla metà di quello stesso secolo l epistolario del cartaginese Cipriano 4, nonché la lettera del romano Cornelio a Fabio di Antiochia 5 positivamente documentano l analogo carattere collegiale generalmente (anche se non univocamente) attribuito alle ordinazioni episcopali. Dopo la recezione delle istituzioni ecclesiastiche nell ordinamento imperiale, queste modalità di esercizio della responsabilità episcopale trovarono compiuta realizzazione nell istituto della provincia ecclesiastica ( Eparcía / Provincia), definito nelle sue prerogative e nei suoi compiti nel 325 dal concilio Niceno. In particolare i cann. 4 e 5 vennero delineando tale organismo ecclesiastico come l ambito istituzionale in cui la collegialità episcopale doveva esercitarsi in modo ordinato, sia in rapporto alla elezione e ordinazione di nuovi vescovi, sia in merito all esame dei ricorsi intrapresi da ecclesiastici contro le sentenze del rispettivo presule 6. 3 PS. hippolytus, Traditio Apostolica, 2, ed. W. Geerlings, Freiburg-Basel-Wien-Barcelona-Rom-New york 1991 (Fontes Christiani, I). Un quadro delle molteplici problematiche connesse a questo scritto in E. PERETTo, Introduzione a Pseudo-Ippolito, Tradizione Apostolica, Roma 1996, pp oltre alle considerazioni critiche di M. METzGER [Nouvelles perspectives pour la prétendue Tradition apostolique, «Ecclesia orans», V (1988), pp ; Enquêtes autour de la prétendue Tradition apostolique, «Ecclesia orans», IX (1992), pp. 7-36; À propos des règlements écclesiastiques et de la prétendue Tradition apostolique, «Revue des sciences religieuses», LXVI (1992), pp ], merita segnalare la lettura alquanto corrosiva del testo condotta da P. F. BRADShAW - M. E. JohNSoN - L. E. PhILLIPS, Apostolic Tradition: A Commentary, Minneapolis 2002, lettura forse non totalmente libera da quella nota d arbitrarietà, che talvolta s accompagna ad atteggiamenti di ipercriticismo. 4 CyPRIANUS Carthaginensis, Epistula LXVII, 5, ed. G. F. Diercks, Turnholti 1996 (Corpus Christianorum. Series Latina [= CCL], III, C), p. 454; cfr. Epistula LV, 8. 4 (lettera di Cornelio di Roma); LVI, 1: ed. G. F. Diercks, Turnholti 1994 (CCL, III, B), pp. 265, In EUSEBIUS Caesariensis, Historia Ecclesiastica, VI, XLIII, 8-10, GCS, n. F., VI, 1, pp Can. 4: «Epískopon prosékei málista mèn &pò pántwn tôn têv 2 parcíav 2piskópwn kaqístasqai... Tò dè kûrov tôn ginoménwn dídosqai 2parcían t mhtropolít> 2piskóp? / Episcopum convenit maxime quidem ab omnibus qui sunt in provincia episcopis ordinari... Firmitas autem eorum, quae geruntur per unamquamque provinciam, metropolitano tribuatur episcopo». Can. 5: «... 2parcían... a$ dè súnodoi ginésqwsan mía mèn prò têv tessarakostêv, Îna páshv mikroyucíav 1nairouménhV tò dôron kaqaròn prosférhtai t Qe, deutéra dè metà tòn toû metopórou kairón /... per unamquamque provinciam... concilia vero caelebrentur unum quidem ante quadragesimam paschae, ut omni dissensione sublata munus offeratur Deo purissimum, secundum vero circa tempus autumni». I testi in Discipline Générale Antique (IV e -IX e s.), I, 1: Les 14

15 C. A L z A T I, U n c o l l e g i o e p i s c o p a l e n e l l a c o m u n i o n e c a t t o l i c a Se soprattutto in oriente, dove la cristianizzazione si presenta precoce e particolarmente intensa, e pertanto con una molteplicità di comunità a guida episcopale, all instaurarsi dell ordinamento metropolitico la corrispondenza tra provinciae civili e provinciae ecclesiastiche costituì un dato comune, in occidente siffatta equivalenza risulta assai meno scontata. Quantunque concepite anch esse romanamente con riferimento al territorio, le provinciae ecclesiastiche occidentali vennero in effetti individuando e rimodellando la propria estensione, non direttamente mutuandola dalle suddivisioni amministrative dell Impero, ma partendo dalla concreta tradizione ecclesiale e dalle vicende che ne scandirono lo sviluppo. In merito basterebbe pensare al caso di Ravenna (civilmente annonaria, ma ecclesiasticamente suburbicaria) 7 o a quello dell Ippona di Agostino (ecclesiasticamente numida e civilmente proconsolare) 8. Comunque configurata, la provincia ecclesiastica sarebbe rimasta di fatto per secoli la struttura portante del vivere ecclesiale nello spazio romano (e non solo), assicurando alle singole Chiese la continuità del ministero episcopale e garantendo alla comunione delle Chiese, attraverso il consenso dei vescovi, la preservazione dell ortodossia e dell ortoprassi. Non a caso le convocazioni imperiali per i grandi concili, a cominciare da quello di Efeso, consistettero nell invito a convenire all assemblea rivolto a quanti presiedevano le sinodi provinciali, chiedendo loro di farsi accompagnare da qualche altro presule della rispettiva provincia 9. Canons des Conciles Oecuméniques (= CCO), ed. P. P. Joannou, Grottaferrata 1962 (Pontificia Commissione per la redazione del Codice di Diritto Canonico orientale. Fonti, IX), pp 26-28; testo greco da V. N. BENEšEVIč, Joannis Scholastici Synagoga L. titulorum, München 1937 (Abhandlungen der Bayerischen Akademie der Wissenschaften. Philosophischhistorische Abteilung, n. F., I); testo latino della prima redazione Dionisiana da A. STREWE, Die Canonessammlung des Dionysius exiguus in der ersten Redaktion, Berlin 1931 (Arbeiten zur Kirchengeschichte, XVI). 7 Cfr. F. LANzoNI, Le antiche diocesi d Italia dalle origini al principio del secolo VII (a. 604), II, Faenza 1927 (ried. an. 1963) (Studi e Testi, XXXV), pp Cfr. P. MoNCEAUX, Histoire littéraire de l Afrique chrétienne depuis les origines jusqu à l invasione arabe, III, Paris 1903 (rist. an. 1963), p Così Efeso 431: ThEoDoSII II Sacra ad Cyrillum et episcopos metropolitanos, 2, in Acta Conciliorum Oecumenicorum (= ACo), I: Concilium Vniuersale Ephesenum, I, 1, ed. E. Schwartz, Berolini-Lipsiae 1927, p. 115; Efeso 449: ThEoDoSII II Epistula ad Dioscorum, ACo, II: Concilium Vniuersale Chalcedonense, I, 1, ed. E. Schwartz, Berolini-Lipsiae 1935, 15

16 S T U D I Mentre in oriente la struttura provinciale venne immediatamente affermandosi nell ordinamento ecclesiastico (anche quanto alla forma metropolitica di presidenza) 10, in occidente tale modello organizzativo del vivere ecclesiale divenne operativo solo progressivamente e l autorità metropolitica si venne definendo soltanto con l ultimo quarto del IV secolo, con l esclusione peraltro delle provinciae della diocesi imperiale africana, nelle quali si conservò saldamente la forma decanale di presidenza, praticata un tempo anche altrove 11. Segnatamente per l area italiciana, è a partire da Ambrogio che la funzione metropolitica del presule milanese appare esercitata in modo circostanziato, in stretta sinergia con i vescovi comprovinciali, con riferimento a un quadro provinciale ecclesiastico di enorme estensione, assimilabile territorialmente, non all ordinamento provinciale imperiale, ma piuttosto all ordinamento sovraprovinciale dell Italia Annonaria, con l esclusione peraltro sia della sede episcopale di Aquileia (costantemente a sé stante), sia di quelle della Flaminia e del Piceno Annonario (ecclesiasticamente suburbicarie) 12. p ; Calcedonia 451: MARCIANI Sacra ad omnes episcopos, ACo, II, I, 1, pp Per la sollecitazione rivolta agli episcopati occidentali tramite la Sede Apostolica in occasione del concilio Costantinopolitano del 680: CoNSTANTINI IV Sacra ad Donum sanctissimum archiepiscopum antiquae nostrae Romae, ACo, ser. II, vol. II: Concilium Vniuersale Constantinopolitanum tertium, 1, ed. R. Riedinger, Berolini 1990, pp. 2 sgg. Cfr. P. CoN- TE, Regesto delle lettere dei papi del secolo VII, in ID., Chiesa e Primato nelle lettere dei papi del secolo VII, Milano 1971, n (220), p Cfr. C. ALzATI, Autorità nella collegialità e libertà nella comunione. Premesse antiche a realtà ecclesiastiche recenti, in Bisericǎ, Societate, Identitate. In honorem Nicolae Bocşan, curr. S. Mitu - R. Gräf - A. Sima - I. Cârja, Cluj 2007, pp MoNCEAUX, Histoire littéraire de l Afrique chrétienne, III, pp Per le non univoche definizioni in occidente della stessa estensione territoriale dell autorità vescovile, cfr. C. ALzATI, La Chiesa nell Impero: le strutture territoriali della collegialità episcopale, in L eredità di Traiano. La tradizione istituzionale romano-imperiale nella storia dello spazio romeno. Atti del Convegno Internazionale di Studi. Bucarest, Istituto Italiano di Cultura - Accademia Romena, 6-7 giugno 2007, cur. A. Castaldini, Bucarest 2008, pp Nel Convegno del 1998 per il XVI centenario del concilio Torinese, dilatando affermazioni di Jean Gaudemet pienamente pertinenti per gli anni centrali del IV secolo [J. GAUDEMET, L Église dans l Empire romain. IV e -V e siècle, Paris 1958 (histoire du Droit et des Institutions de l Église en occident, III), pp. 382, ], Nancy Gauthier ha teso a negare, anche in riferimento all ultima parte del secolo, l esistenza dell istituto metropolitico nei territori delle Sette Provincie, che proprio dal sinodo Torinese l avrebbero ricevuto [N. GAUThIER, L episcopato delle Gallie alla vigilia del concilio di Torino, in Atti del Convegno Internazionale di Studi su 16

17 C. A L z A T I, U n c o l l e g i o e p i s c o p a l e n e l l a c o m u n i o n e c a t t o l i c a In tale contesto la sede di Brescia ebbe la sua collocazione istituzionale e appare aver operato con particolare autorevolezza. Il suo speciale legame con la Chiesa milanese si radicava peraltro in una fase anteriore all episcopato di Ambrogio, quando il prete Filastrio poi presule bresciano s era Massimo di Torino nel XVI Centenario del Concilio di Torino (398). Torino marzo 1998, Torino-Leumann 1999 («Archivio Teologico Torinese», IV, 2, 1998), pp ]. In realtà, senza la presenza di un istituto metropolitico ormai avviato (quantunque ancora non consolidato pienamente), gli enunciati dei cann. 1 e 2 del citato concilio Torinese [Concilia Galliae. A A. 506, ed. Ch. Munier, Turnholti 1963 (CCL, CXLVIII), pp ] risulterebbero di fatto inspiegabili. Del resto, non può dimenticarsi che il rescritto Ordinariorum, emesso sulla scia del concilio Romano del 378 [(AMBRoSIUS, Epistula e. c. VII,) ed. M. zelzer, Vindobonae 1982 (Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum [= CSEL], LXXXII, 3), pp ], venne regolamentando le procedure che vescovi e metropoliti, nelle Prefetture d Italia e delle Gallie, avrebbero dovuto seguire in caso di loro giudizio a Roma [Collectio Avellana. Epistula XIII (Gratianus et Valentinianus Augg. Aquilino Vicario), 11-12, ed. o. Guenther, Vindobonae-Pragae-Lipsiae 1895 (CSEL, XXXV, 1), pp ; cfr. CSEL, LXXXII, 3, p. XCV]. Segnatamente con riferimento all Italia Annonaria, a suo tempo mons. Enrico Cattaneo era venuto sostenendo tesi non dissimili da quelle della Gauthier [E. CATTANEo, S. Ambrogio e la costituzione delle provincie ecclesiastiche nell Italia settentrionale, in Atti dei Convegni di Piacenza e Modena ( ), Cesena 1972 (Ravennatensia, III), pp (ried. in ID., La Chiesa di Ambrogio. Studi di storia e di liturgia, Milano 1984, pp. 3-20)]. In realtà l abbondante documentazione relativa alla fase santambrosiana mostra come proprio con Ambrogio abbia preso avvio una compiuta vita ecclesiastica provinciale, con esercizio delle prerogative metropolitiche da parte del presule milanese, con una fattiva interazione tra quest ultimo e l episcopato a lui legato, e con la responsabile assunzione degli oneri comportati dal presiedere alla complessa realtà della provincia; in merito: C. ALzATI, Metropoli e sedi episcopali fra tarda antichità e alto medioevo, in Chiesa e società. Appunti per una storia delle diocesi lombarde, Brescia-Gazzada 1986 (Storia religiosa della Lombardia, I), pp ; ID., Genesi e coscienza di una metropoli ecclesiastica: il caso milanese, in Historia de la Iglesia y de las Instituciones Eclesiásticas, cur. M. J. Peláez, Barcelona 1989 (Trabajos en homenaje a Ferran Valls i Taberner, X), pp ; riproposto anche in C. ALzATI, Ambrosiana Ecclesia. Studi su la Chiesa milanese e l ecumene cristiana fra tarda antichità e medioevo, Milano 1993 (Archivio Ambrosiano, LXV), pp Cfr. successivamente C. PASINI, Communem patrem Ambrosium. Sant Ambrogio e i vescovi dell Italia settentrionale, «La Scuola Cattolica», CXXVI (1998), pp ; ID., La sollecitudine di Ambrogio di Milano per le Chiese dell Italia settentrionale, in Il Cristianesimo a Novara e sul territorio: le origini. Atti del Convegno. Novara, 10 ottobre 1998, Novara 1999, pp Quanto ora osservato può trovarsi più sistematicamente esposto anche in C. ALzATI, L attività conciliare in ambito ecclesiastico milanese nel contesto dell Italia Annonaria tra tarda antichità e alto medioevo, in Albenga città episcopale. Tempi e dinamiche della cristianizzazione tra Liguria di Ponente e Provenza. Convegno internazionale. Albenga, Palazzo Vescovile, Sala degli Stemmi e Sala degli Arazzi, settembre 2006, cur. M. Mercenaro, Genova-Albenga 2007 (Istituto Internazionale di Studi Liguri. Atti dei Convegni, XIII), pp

18 S T U D I fatto a Milano guida della locale comunità nicena che, rifiutando l autorità episcopale dell antiniceno cappadoce Aussenzio, si era separata da lui 13. Si avviò allora quella contrapposizione drammaticamente manifestatasi al momento dell elezione del nuovo vescovo nel 374, quando fu possibile trovare l unanimità soltanto attorno a una personalità estranea all ambito ecclesiastico: il laico e ancora non battezzato consularis Ambrogio 14. Nel 381 quello stesso Filastrio, ormai vescovo di Brescia, figura tra i padri sinodali, che nel concilio Aquileiese, su invito di Ambrogio, emisero personale condanna dell illiriciano Palladio di Ratiaria (attualmente Arčar in Bulgaria, allora città capoluogo della Dacia Ripensis) 15. Al successore di Filastrio, il grande Gaudenzio, si legano testimonianze tra le più significative in merito alla realtà istituzionale della provincia ecclesiastica milanese, alla sua tradizione dottrinale, alla sua prassi liturgica. Il Tractatus XVI, relativo all ordinazione episcopale dello stesso Gaudenzio, documenta uno dei momenti più alti nella vita di una provincia ecclesiastica: l azione collegiale dei vescovi comprovinciali, raccolti sotto la 13 GAUDENTIUS Brixiensis, Tractatus XXI, 6-7, ed. A. Glueck, Vindobonae-Lipsiae 1936 (CSEL, LXVIII), p Sulla plausibilità della narrazione di Paolino in merito all elezione di Ambrogio [PAU- LINUS, Vita Ambrosii, VI, ed. A. A. R. Bastiaensen, Fondazione Lorenzo Valla - Mondadori, 1975 (Scrittori greci e latini. Vite di Santi, III), p. 60]: R. GRySoN, Les élections épiscopales en Occident au IV siècle, «Revue d histoire Ecclésiastique», LXXV (1980), pp Quanto al predecessore di Ambrogio e al suo radicamento in precisi filoni del cristianesimo orientale: C. ALzATI, Un cappadoce in Occidente durante le dispute trinitarie del IV secolo: Aussenzio di Milano, in Politica, cultura e religione nell Impero romano (secoli IV-VI) tra Oriente e Occidente. Atti del Secondo Convegno dell Associazione di Studi Tardoantichi. Milano, ottobre 1990, curr. F. Conca - I. Gualandri - G. Lozza, Napoli 1993, pp [ried. con completo apparato di note in ALzATI, Ambrosiana Ecclesia, pp ]. 15 Gesta episcoporum Aquileiae adversum haereticos Arrianos. <Acta concilii>, 54-64, ed. M. zelzer, Vindobonae 1982 (CSEL, LXXXII, 3), pp Sotto il nome di Filastrio ci è giunto un trattatello dottrinale, De haeresibus, comunemente a lui riconosciuto: PhILA- STRIUS Brixiensis, De haeresibus, ed. F. heylen, Milano-Roma 1991 (Scriptores circa Ambrosium, II). Alcune indicazioni relative alla prassi rituale in esso contenute sembrano tuttavia avallare una collocazione dell opera nella prima parte del V secolo, come suggerito anche dall inciso: «Nam quadringentos iam et plus annos transisse cognoscimus ex quo uenit Dominus, atque completos» (CVI, 2, p. 124). Al riguardo cfr. C. ALzATI, Il Lezionario della Chiesa ambrosiana. La tradizione liturgica e il rinnovato ordo lectionum, praef. M. Sodi, Città del Vaticano - Milano 2009 (Monumenta, Studia, Intrumenta Liturgica, L), pp. 75 nota 30, 286 nota 103,

19 C. A L z A T I, U n c o l l e g i o e p i s c o p a l e n e l l a c o m u n i o n e c a t t o l i c a presidenza del loro metropolita per l ordinazione di un nuovo presule. Le parole di Gaudenzio, infatti, non soltanto offrono eloquente documentazione in merito al carattere sinodale della sua ordinazione, ma chiaramente evidenziano in tale contesto la preminente dignità istituzionale di Ambrogio. Rivolgendosi al presule milanese, Gaudenzio usa per lui l appellativo communis pater. Tale espressione trova puntuale corrispettivo nel termine filius con cui Ambrogio stesso, forse attorno al 379, s era indirizzato al comprovinciale Costanzo (si è pensato di Claterna) 16, e trova un preciso parallelo nell appellativo venerabilis pater riservato al successore di Ambrogio, Simpliciano, da un altro comprovinciale, Vigilio di Trento, che allorquando si rivolse al presule dell imperiale Costantinopoli, Giovanni Crisostomo, non si allontanò dall appellativo comunemente usato per un collega nell episcopato: frater carissime 17. Non poco rilevante è pure la metafora con cui Gaudenzio invitò il metropolita a prendere la parola in mezzo ai comprovinciali: tamquam Petri successor apostoli «Commendo tibi, fili, ecclesiam quae est ad Forum Corneli, quo eam de proximo intervisas frequentius, donec ei ordinetur episcopus. occupatus diebus ingruentibus Quadragesimae tam longe non possum excurrere»: AMBRoSIUS, Epistula XXXVI ad Constantium (Maur.: II), 27, post o. Faller ed. M. zelzer, Vindobonae 1990 (CSEL, LXXXII, 2), p. 18. Per l identificazione di Claterna quale sede di Costanzo: F. LANzoNI, Cronologia dei vescovi di Faenza, Faenza 1913, pp , e successivamente M. zelzer, in CSEL, LXXXII, 3, Vindobonae 1982, pp. CXXVIII, 311. Dissente CATTANEo, S. Ambrogio e la costituzione delle provincie ecclesiastiche, p. 476 (p. 12), appellandosi all Epistula XXXIX ad Faustinum, 3 (= Epistula VIII, CSEL, LXXXII, 1, p. 67), testo in realtà non funzionale allo scopo. 17 VIGILIUS Tridentinus, Epistola ad Simplicianum: «Domino sancto ac venerabili patri bonis omnibus praeferendo Simpliciano Vigilius episcopus Tridentinae ecclesiae»; Epistola ad Iohannem Chrisostomum: «Ad sanctas aures novus caritatis hospes non aliter applicarem, aut verecundiam primatus non provocatus impellerem vel imbuerem ignotus alloquium, nisi provocaret et praemium. A nomine itaque apostolico, frater carissime, petentis tenor atque epistolae incipiet plenitudo, ut facili confinio intelligas quod martyrum praemia subsequantur»: ed. E. M. SIRoNI, Dall Oriente in Occidente: i santi Sisinio, Martirio e Alessandro martiri in Anaunia, Sanzeno 1989, pp. 78, 92. Com è noto, Vigilio all avvio del proprio episcopato aveva sollecitato ad Ambrogio direttive che ne orientassero il ministero, ricevendo in effetti dal presule milanese institutionis insignia: AMBRoSIUS, Epistula LXII ad Vigilium (Maur.: XIX), post o. Faller ed. M. zelzer, Vindobonae 1990 (CSEL, LXXXII, 2), pp ; cfr. R. LIzzI, Vescovi e strutture ecclesiastiche nella città tardoantica. L Italia Annonaria nel IV-V secolo, Como 1989 (Biblioteca di Athenaeum, IX), pp «Nunc vero, quoniam sanctarum lectionum puteus altus est et ego hauritorium verbi non habens aquam vivam sitientibus vobis interim ministrare non possum, obsecrabo com- 19

20 S T U D I Il legame tra la Chiesa di Brescia e la sede metropolitica non fu peraltro, allora, un legame esclusivamente istituzionale e canonico. Proprio i Tractatus gaudenziani evidenziano significative consonanze anche a livello di tradizione esegetica e di prassi cultuale. Da sempre nella celebrazione pasquale cristiana collocazione centrale ha assunto la sezione iniziale del cap. XII di Esodo: le prescrizioni mosaiche in merito all Agnello. Se fin dall omiletica quartodecimana del II secolo la pericope è presentata in un estensione tale da abbracciare i vv , così da focalizzare l attenzione sul sangue della vittima pasquale sparso sul legno degli stipiti quale fonte di salvezza per i figli d Israele 19, in ambito milanese munem patrem Ambrosium, ut post exiguum rorem sermonis mei ipse inriget corda vestra divinarum mysteriis litterarum. Loquetur enim Spiritu Sancto, quo plenus est, et flumina de ventre eius fluent aquae vivae et tamquam Petri successor apostoli ipse erit os universorum circumstantium sacerdotum» [GAUDENTIUS Brixiensis, Tractatus XVI, 9, ed. A. Glueck, Vindobonae-Lipsiae 1936 (CSEL, LXVIII), p. 139; cfr. Tractatus XX, 1, p. 181]. Si vedano al riguardo anche h. F. VoN CAMPENhAUSEN, Ambrosius von Mailand als Kirchenpolitiker, Berlin-Leipzig 1929 (Arbeiten zur Kirchengeschichte, XII), pp. 114 sgg.; M. BETTELLI BER- GAMASChI, Brescia e Milano alla fine del IV secolo. Rapporti tra Ambrogio e Gaudenzio, in Ambrosius Episcopus. Atti del Congresso Internazionale di Studi Ambrosiani nel XVI Centenario della elevazione di sant Ambrogio alla cattedra episcopale. Milano, 2-7 dicembre 1974, II, cur. G. Lazzati, Milano 1976 (Studia Patristica Mediolanensia, VII), pp. 157 sgg.; A. zani, Ambrosius... tamquam Petri successor apostoli. Il riconoscimento di Gaudenzio di Brescia ad Ambrogio di Milano, in Pastor bonus in populo. Figura, ruolo e funzioni del vescovo nella Chiesa, Roma 1990, pp Sul riferimento petrino nella definizione dell autorità di chi, in un collegio episcopale, eserciti la presidenza, eloquente la testimonianza dell ambiente siro-orientale in merito al qatûliqâ di Seleucia-Ctesifonte: W. M. MACoMBER, The Authority of the Catholicos Patriarch of Seleucia-Ctesiphon, in I patriarcati orientali nel primo millennio. Relazioni del Congresso tenutosi al Pontificio Istituto Orientale nei giorni dicembre 1967, Roma 1968 (orientalia Christiana Analecta, CLXXXI), pp Raniero Cantalamessa, dando voce alla tradizione esegetica connessa a questa forma estesa del testo, scrive: «Tale lezione, che rispecchia la fase più arcaica del rito pasquale (l immolazione dell agnello), collegava, senza soluzione di continuità, la Pasqua cristiana con la Pasqua originaria istituita per ordine di Dio a ricordare la salvezza mediante il sangue nella notte dell Esodo»: R. CANTALAMESSA, La Pasqua della nostra salvezza. Le tradizioni pasquali della Bibbia e della primitiva Chiesa, Marietti, Casale [s.d.], p La continuità di tale tradizionale esegesi può essere seguita fin dalle più antiche testimonianze cristiane: Giustino [Dialogus cum Tryphone Iudaeo, XL, 1, ed. E. J. Goodspeed, Die ältesten Apologeten, Göttingen 1914, p. 137], Melitone di Sardi [Perì Páscha, 30 sgg., ed. o. Perler, Paris 1966 (Sources chrètiennes [= SCh], CXXIII), pp. 74 sgg.] e Anonimo quartodecimano In sanctum Pascha: 5, 15, 38 [ed. G. Visonà, In sanctum Pascha / Pseudo Ippolito. Studio, edizione, commento, 20

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