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1 Condominio: il condizionatore troppo rumoroso deve essere rimosso Cassazione civile, sez. II, sentenza n (Giuseppe Mommo) Il condizionatore che è causa di immissioni intollerabili (superiori di 3 decibel al rumore di fondo) deve essere rimosso, in quanto fastidioso per agli altri condomini. Questo il principio fissato dalla Cassazione con la sentenza 10 novembre 2009, n che ha confermato la decisione del Tribunale di Bologna nella parte in cui aveva disposto la rimozione di un condizionatore troppo rumoroso. La vicenda giudiziaria trae origine dal ricorso proposto al Giudice di Pace di Bologna da un Condominio contro una società srl che aveva installato nell immobile condominiale un condizionatore, le cui emissioni sonore erano ritenute intollerabili da diversi condomini. Per il fatto che la convenuta, costituendosi in giudizio, aveva eccepito fra l'altro il difetto di legittimazione attiva del Condominio, erano intervenuti volontariamente i condomini interessati, formulando domande identiche a quelle del Condominio: cioè, la rimozione dell impianto e la condanna della società al risarcimento dei danni morali subiti. La sentenza del Giudice di Pace ha rigettato il ricorso ed è stata impugnata sia dal Condominio sia dai condomini intervenuti nel giudizio di primo grado. Il Tribunale di Bologna, accogliendo l appello proposto ha riformato la decisione condannando la società installatrice a rimuovere l'impianto di condizionamento ed a pagare, a titolo di risarcimento del danno morale, a favore di due condomini, la somma di Euro 4.000,00 per ciascuno, oltre agli interessi legali. Il danno morale è stato riconosciuto sul rilievo di una disposta consulenza tecnica d ufficio che aveva accettato il superamento dei limiti di tollerabilità acustica, con riferimento agli immobili dei due condomini considerati dal giudice risarcibili. Il Tribunale respingeva l eccezione di mancanza di legittimazione attiva del Condominio, sollevata dalla società, facendo osservare che a fondamento dell azione il condominio non aveva dedotto la lesione del diritto alla salute, configurabile esclusivamente in relazione alla persona fisica, ma la violazione del regolamento condominiale dettato a tutela della tranquillità e della salubrità dell intero condominio. L intervento spiegato dai condomini è stato considerato quale intervento c.d. principale rispetto al quale non sussistevano le eccepite limitazioni all'impugnazione della sentenza impugnata, in quanto diretto a far valere in giudizio anche quel diritto alla salute dei singoli condomini che il Condominio in quanto tale non era legittimato ad azionare. Nel merito, il Tribunale riteneva illecite le immissioni perché poste in violazione del divieto imposto dalla norma del regolamento condominiale. Il danno morale, riconosciuto ai proprietari degli immobili, dove la documentazione prodotta e la ctu avevano accertato immissioni superiori di 3 decibel al rumore di fondo (che secondo la giurisprudenza di merito sono da considerarsi intollerabili), è stato liquidato dal Tribunale sul rilievo che, pur non sussistendo la prova della lesione del diritto alla salute, le accertate immissioni integravano l'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 674 cod. pen.. La Cassazione ha respinto tutti i motivi del ricorso proposto dalla società installatrice del condizionatore, tranne il quinto motivo con il quale è stata censurata la sentenza impugnata laddove,

2 nel liquidare il danno morale in favore di due condomini, aveva ritenuto che le immissioni in questione concretizzassero la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 674 c.p., senza che tale accertamento fosse stato mai richiesto dagli appellanti. Per i giudici di legittimità, il Tribunale ha correttamente qualificato come principale e non adesivo dipendente l'intervento spiegato dai singoli condomini, posto che la domanda dai medesimi proposta aveva ad oggetto il risarcimento del danno riferibile alla persona dei singoli condomini intervenuti. I condomini, con il loro intervento non si erano affatto limitati a sostenere le ragioni del Condominio ma avevano agito, spiegando una domanda autonoma e distinta a tutela della loro posizione soggettiva. La sentenza del Tribunale è stata ritenuta invece affetta dal vizio di ultrapetizione denunciato, giacché il Giudice di appello, dopo avere escluso l'esistenza di un danno alla salute, ha riconosciuto ( ) il danno morale sul rilievo che le immissioni in questione concretizzassero la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 674 cod. pen. senza peraltro che gli interventori avessero mai allegato e dedotto che la condotta tenuta dalla convenuta integrasse l'ipotesi di reato configurato dai giudici: in tal modo la sentenza impugnata, in violazione dell'art. 112 cod. proc. civ., ha posto a base della decisione un comportamento che, non essendo stato dedotto dagli interventori, era estraneo al thema decidendum e non poteva, perciò, formare oggetto di indagine da parte del giudice di merito. Si può aggiungere che, in merito al vizio di ultrapetizione l attuale decisione non appare conforme al principio fissato in precedenza secondo cui Il vizio di extra-petizione non è ravvisabile, in ordine alle ragioni della decisione, quando la pronuncia giudiziale rimanga nell'ambito della "res in iudicio deducta" e della concreta fattispecie prospettata dalle parti, anche se la decisione afferisca a una questione non espressamente formulata, ma implicitamente contenuta nel thema decidendum (Cass. civ. Sez. II, , n. 9504). (Altalex, 14 dicembre Nota di Giuseppe Mommo) condominio condizionatore rumoroso Giuseppe Mommo Non può essere riconosciuto il danno morale ai condomini perseguitati dal ronzio di un condizionatore d aria rumoroso, sulla base della sussistenza della contravvenzione ex articolo 674 c.p., nonostante non sia mai stata dedotta in giudizio l'illiceità penale delle immissioni sonore. ( 1 ) (*) Riferimenti normativi: art c.c., art. 674 c.p.. (1) Sul condominio si veda il Focus di L. Viola Il condominio: i recenti orientamenti giurisprudenziali. Si veda l ebook (collana Altalex Massimario diretta da Luigi Viola) di Mommo Le problematiche condominiali alla luce della recente giurisprudenza. (Fonte: Altalex Massimario 43/2009. Cfr. nota di Giuseppe Mommo) condominio condizionatore rumoroso SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE II CIVILE Sentenza 29 settembre - 10 novembre 2009, n (Presidente Triola - Relatore Migliucci)

3 Svolgimento del processo Il Condominio sito in Bologna via X. **** conveniva in giudizio la s.r.l. Trendfin davanti al Giudice di Pace di quella città per sentirla condannare alla rimozione del condizionatore dalla medesima installato in loco nonché al ristoro dei danni patiti in conseguenza delle eccessive emissioni sonore dallo stesso provocate. La convenuta, costituendosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda, eccependo fra l'altro il difetto di legittimazione attiva del Condominio ad azionare diritti di natura personale; spiegavano intervento volontario i condomini dello stabile [VARI], formulando domande identiche a quelle dell'attore. Con sentenza depositata del 2 marzo 2000 il Giudice di Pace rigettava le domande. Con sentenza depositata l'11 maggio 2004 il Tribunale di Bologna, in riforma della decisione impugnata sia dal Condominio sia dai condomini interventori, condannava la srl Trendfin a rimuovere l'impianto di condizionamento installato al servizio dell'immobile sito nel condominio di via X. **** ed a pagare, a titolo di risarcimento del danno morale, a favore di I. V. e di N. M., la somma di Euro 4.000,00 per ciascuna, oltre agli interessi legali su tale somma dal al saldo nonché al pagamento in favore degli appellanti delle spese del doppio grado di giudizio. Per quel che interessa nella presente sede, i giudici di appello disattendevano l'eccezione di carenza di legittimazione attiva del Condominio sollevata dalla Srl Trendfin sul rilievo che, a fondamento dell'azione il predetto aveva dedotto non la lesione del diritto alla salute, configurabile esclusivamente in relazione alla persona fisica, ma la violazione dell'art. 15 del regolamento condominiale dettato a tutela della tranquillità e della salubrità dell'intero condominio; quindi qualificavano quale intervento c.d. principale rispetto al quale non sussistevano le eccepite limitazioni all'impugnazione della sentenza impugnata quello spiegato dai condomini, in quanto diretto a far valere in giudizio anche quel diritto alla salute dei singoli condomini che il Condominio in quanto tale non era legittimato ad azionare; nel merito, ritenevano illecite le immissioni perché poste in violazione del divieto imposto dalla norma del regolamento condominiale, rilevando l'inapplicabilità ai rapporti fra i privati disciplinati dagli artt. 844 cod. civ. e 32 Cost., della normativa dettata a tutela dell'interesse pubblico ambientale dalla L. 447/1995 e dal DPCM (ora DPCM ) in materia di inquinamento acustico. Dopo avere ritenuto che, secondo la giurisprudenza di merito, sono da considerarsi intollerabili le immissioni superiori di 3 decibel al rumore di fondo, alla stregua delle misurazioni effettuate dall'arpa il , la cui documentazione prodotta nel corso del giudizio di appello era considerata ammissibile, nonché dei rilievi effettuati dal consulente tecnico d'ufficio, accertavano che tale limite era superato relativamente alle immissioni acustiche negli immobili delle predette V. e M., a favore delle quali era liquidato il danno morale sul rilievo che, pur non sussistendo la prova della lesione del diritto alla salute, le accertate immissioni integravano l'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 674 cod. pen. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la s.r.l. Trendfin sulla base di sei motivi. Resistono con controricorso gli intimati che hanno depositato memoria illustrativa. Motivi della decisione Con il primo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 345 cod. proc. civ. (art.360 n. 3 cod. proc. civ.), deduce che la domanda di risarcimento dei danni subiti dagli interventori

4 per la prima volta con le conclusioni dell'atto di appello era da ritenersi domanda nuova. Il motivo è infondato. Dall'esame delle conclusioni delle parti trascritte nella sentenza di primo grado (consentito dalla natura di error in procedendo del vizio denunciato) è risultato che già in quel giudizio gli interventori avevano chiesto, a titolo di risarcimento, proprio la somma di Euro che è stata poi liquidata a favore delle condomine V. e M. quale danno morale: pertanto, deve escludersi che la domanda di risarcimento del danno accolta dal Tribunale sia stata per la prima volta formulata in sede di gravame. Con il secondo motivo la ricorrente, lamentando insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 n. 5 cod. proc. civ.), censura la sentenza impugnata che aveva erroneamente qualificato come intervento principale quello spiegato dagli interventori che nel giudizio di primo grado l'avevano sempre ed unicamente qualificato come intervento adesivo dipendente: i condomini si erano limitati ad appoggiare le domande del Condominio, senza formulare alcuna autonoma e distinta domanda. Con il terzo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ. nonché omessa motivazione, denuncia che il Tribunale aveva disposto il risarcimento dei danni a favore di due dei condomini senza che da parte degli interventori vi fosse stata domanda di un risarcimento in via autonoma, tanto più che tale risarcimento era stato liquidato a favore di due condomini soltanto: non era stato in alcun modo giustificato perché fosse da ritenersi equa e sufficiente la somma che era stata determinata nel cospicuo importo di Euro 4.000,00. Il secondo e il terzo motivo - che, essendo strettamente connessi, vanno trattati congiuntamente - sono infondati nei limiti di cui si dirà in motivazione. La sentenza ha correttamente qualificato come principale e non adesivo dipendente l'intervento spiegato dai singoli condomini, posto che, come si è detto in occasione dell'esame del primo motivo, la domanda dai medesimi proposta aveva ad oggetto il risarcimento del danno riferibile alla persona dei singoli condomini intervenuti: pertanto, con l'intervento i condomini non si erano affatto limitati a sostenere le ragioni del Condominio ma avevano agito, spiegando una domanda autonoma e distinta a tutela della loro posizione soggettiva. Per quel che concerne la doglianza relativa alla misura del danno liquidato si rinvia all'esame del quinto motivo. Con il quarto motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 184 bis e 345 terzo comma cod. proc. civ. (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.), censura la sentenza impugnata che, facendo erroneamente riferimento al citato dell'art. 184 bis, aveva ammesso una produzione documentale (dichiarazione ARPA) formatasi successivamente all'udienza di conclusioni che, come tale, era da considerarsi del tutto nuova ed estranea al giudizio, senza avere neppure giustificato in che modo la stessa fosse da ritenersi indispensabile. Il motivo va disatteso. La ricorrente non ha interesse a fare valere la dedotta censura, posto che la sentenza, nel ritenere intollerabili le immissioni acustiche provenienti dal condizionatore d'aria, non ha fondato il proprio convincimento sugli accertamenti dell'arpa ma ha fatto riferimento anche alle indagini e alle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio che peraltro non aveva tenuto conto delle risultanze di cui alla predetta produzione documentale: infatti, secondo i rilievi compiuti dall'ausiliare, il c.d. valore differenziale era risultato nella proprietà V. pari a 10,4 decibel a finestre aperte ed a 8,8 decibel a finestre chiuse e nella proprietà M. a 15,6 decibel a finestre aperte ed a 9 decibel a finestre chiuse.

5 Con il quinto motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ., e 2059 cod. civ. (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.), censura la sentenza impugnata laddove, nel liquidare il danno morale in favore di due condomini, aveva ritenuto che le immissioni in questione concretizzassero la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 674 cod. pen. senza che tale accertamento fosse stato mai richiesto dagli appellanti; inoltre tale accertamento era stato effettuato senza motivazione e in modo errato, non sussistendo l'elemento soggettivo del reato, posto che il condizionatore installato era conforme ai requisiti di legge. Il motivo va accolto nei limiti di quanto si dirà in motivazione. La sentenza è affetta dal vizio di ultrapetizione denunciato, giacché il Giudice di appello, dopo avere escluso l'esistenza di un danno alla salute, ha riconosciuto a favore delle condomine V. e M. il danno morale sul rilievo che le immissioni in questione concretizzassero la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 674 cod. pen. senza peraltro che gli interventori avessero mai allegato e dedotto che la condotta tenuta dalla convenuta integrasse l'ipotesi di reato configurato dai giudici: in tal modo la sentenza impugnata, in violazione dell'art. 112 cod. proc. civ., ha posto a base della decisione un comportamento che, non essendo stato dedotto dagli interventori, era estraneo al thema decidendum e non poteva, perciò, formare oggetto di indagine da parte del giudice di merito; pertanto, le altre doglianze pure formulate con il motivo così come quella relativa all'entità della somma liquidata (di cui al terzo motivo di cui si è detto) sono assorbite. Con il sesto motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 91 cod. proc. civ., (art. 360 n. 3 cod. proc. civ.), censura la sentenza impugnata che, nel liquidare le spese processuali a favore degli appellanti, aveva assegnato un cospicuo importo in modo impreciso senza precisare a quale parte dovesse essere corrisposta e come dovesse essere suddivisa la liquidazione medesima. Il motivo è assorbito dall'accoglimento del quinto. Pertanto, va accolto il quinto motivo per quanto in motivazione, mentre devono rigettarsi il primo, il secondo, il terzo e il quarto - questi ultimi due per quanto in motivazione - assorbito il sesto; la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto con rinvio, anche per le spese della presente fase, al Tribunale di Bologna in persona di altro magistrato. P.Q.M. Accoglie il quinto motivo del ricorso per quanto in motivazione, rigetta il primo, il secondo, il terzo e il quarto motivo, questi ultimi due per quanto in motivazione, assorbito il sesto; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese della presente fase, al Tribunale di Bologna in persona di altro magistrato. ( da )

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