1. Caratteristiche del sistema nazionale di previdenza sociale.

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1 1. Caratteristiche del sistema nazionale di previdenza sociale. Ad eccezione del sistema sanitario, il sistema italiano di tutela sociale non è organizzato secondo criteri universali, perché per avere diritto ai benefici devono essere soddisfatti alcuni criteri (ad esempio in termini di età, di periodi di contribuzione e, in alcuni casi, di condizioni reddituali). Il sistema italiano di welfare prevede la copertura dei seguenti settori di previdenza sociale: vecchiaia, pensionamento anticipato, invalidità, pensione ai superstiti, malattia, disoccupazione, famiglia, maternità e paternità, oltre che prestazioni in materia di infortuni sul lavoro, malattie professionali e benefici per singoli o famiglie in difficoltà. Tutti i lavoratori che svolgono la propria attività nel territorio italiano sono soggetti a copertura assicurativa previdenziale e sia gli impiegati che i lavoratori autonomi devono obbligatoriamente essere iscritti all AGO Assicurazione Generale Obbligatoria. La maggior parte dei citati benefici gestiti dal regime di assicurazione obbligatoria sono concessi alle seguenti categorie di lavoratori: impiegati del settore privato, lavoratori autonomi inclusi commercianti, artigiani, mezzadri, coloni e lavoratori parasubordinati, tutti iscritti all Inps. L Inps gestisce anche una serie di fondi speciali di previdenza per determinate categorie di lavoratori fondo trasporti, fondo esattoriale, fondo telefonici, fondo gas, fondo clero e fondo volo. Dal 2012 l Inps gestisce anche prestazioni erogate a dipendenti pubblici (già iscritti all Inpdap). I professionisti (avvocati, medici, ingegneri e architetti) sono invece obbligati ad iscriversi al fondo specifico gestito dal loro ordine professionale (ad esempio Cassa Forense per gli avvocati e Inarcassa per gli ingegneri e gli architetti). Tutti i professionisti privi di un fondo pensione specifico sono obbligati ad iscriversi alla gestione separata gestita dall Inps. Il regime assicurativo provvede alla tutela dei lavoratori in caso di malattie professionali, incidenti o morti sul lavoro, è finanziata dai datori di lavoro e gestita dall Inail (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro) e concede benefici temporanei o rendite vitalizie in caso di invalidità permanente o di morte. 1

2 Il sistema prevede per determinate condizioni reddituali indennità di sostegno e benefici a lungo termine per famiglie in stato di necessità, per vecchiaia, basso reddito e disabilità. Tali benefici sono finanziati dalla fiscalità generale, dall Inps o dai Comuni interessati. L assistenza sanitaria è fornita dal Sistema Sanitario Nazionale finanziato attraverso la fiscalità generale e gestito dalle regioni. I fondi degli Ordini professionali gestiscono sia la raccolta dei contributi che l erogazione delle prestazioni. Essi agiscono, in attuazione delle norme di sicurezza sociale, sotto la guida e supervisione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell Economia e Finanza e il Ministero della Salute. L assistenza sanitaria in particolare rientra nella competenza del Ministero della Salute che gestisce le risorse, la ripartizione delle stesse agli enti regionali o comunali che si occupano dei servizi sanitari (le cosiddette Aziende sanitarie locali), e fa in modo che le prestazioni minime, vale a dire i livelli di assistenza sanitaria essenziale (LEA Livelli Essenziali di Assistenza) sono garantiti alle persone che vivono in tutte le Regioni italiane. Il sistema italiano di previdenza sociale è finanziato sia dai datori di lavori che dai lavoratori mediante il versamento dei contributi, sia attraverso la fiscalità generale. Per quanto riguarda i dipendenti, i contributi obbligatori (ad esempio per pensioni, disoccupazione o malattia) sono calcolati in base ad una percentuale sui guadagni con tariffe fissate dalla legge. L aliquota applicabile, in ogni caso, dipende dal settore (industria, commercio, artigianato), dal tipo di contratto (dipendente, parasubordinato, artigiano, commerciante), dalla qualifica del lavoratore, dal numero dei dipendenti e dall ubicazione dell attività. Ai fini della determinazione della base contributiva sono da considerare gli utili che il lavoratore riceve dal datore di lavoro, in denaro o in natura, prima della deduzione, solo con l eccezione delle esenzioni applicabili per legge. Il datore di lavoro è tenuto a pagare all ente previdenziale competente sia i contributi personali che quelli dei dipendenti. I contributi generalmente sono pagati su base mensile. Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, (a parte i professionisti iscritti al fondo privato di competenza che può stabilire le proprie regolare in accordo con la legge 2

3 nazionale) i contributi sono calcolati in base alla dichiarazione annuale dei redditi. Sono previste delle riduzioni per i membri della famiglia che partecipano attivamente alle attività, come agricoltori, mezzadri e piccoli proprietari. I contributi possono essere pagati anche su base volontaria. Le persone assicurate che interrompono o cessano la loro occupazione possono continuare a pagare volontariamente i contributi al fine di preservare o migliorare i loro diritti alla pensione. Per beneficiare di tale diritto il lavoratore deve aver pagato contributi per almeno cinque anni nella sua vita lavorativa, o almeno 3 anni negli ultimi cinque anni che precedono l opzione del pagamento dei contributi volontari. Per alcune categorie di lavoratori (stagionali, part-time, parasubordinati) è richiesto il pagamento dei contributi per almeno un anno nei cinque anni precedenti la domanda. In alcuni casi è possibile pagare i contributi volontari per riscattare periodi in cui non si è lavorato. Ciò vale ad esempio per gli anni dell università o per periodi lavorati in un paese con il quale non sono stati sottoscritti accordi con l Italia. In alcune circostanze i periodi di contribuzione possono essere considerati validi anche se effettivamente non sono stati pagati. Il riscatto dei contributi può essere preso in considerazione con lo scopo di accedere al diritto ad una prestazione o ad aumentare l importo della prestazione stessa. Tuttavia i periodi di malattia o di disoccupazione in cui il titolare è stato beneficiario di un indennità non possono essere presi in considerazione ai fini della maturazione del diritto alla pensione. I contributi presunti possono essere accreditati per: servizio militare, persecuzione politica e razziale, infortuni o malattie professionali, disoccupazione, malattia tubercolosi, gravidanza, congedo parentale, disastri naturali, integrazione della contribuzione per lavoratori con ridotte capacità lavorative, assistenza a familiari con gravi disabilità, contratti di solidarietà, donazione del sangue, congedi straordinari per attività sindacali, pubblici servizi di rilevanza sociale. Come già detto, per ogni settore del sistema di welfare, in particolare per le pensioni, c è una specifica amministrazione che è responsabile della raccolta dei contributi e l erogazione delle prestazioni. Ricapitolando le autorità responsabili sono le seguenti il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che legifera e supervisiona relativamente al sistema pensionistico e l Inps che è responsabile dell implementazione del sistema per i dipendenti privati e pubblici (dal 2012) e per alcune categorie di lavoratori autonomi (agricoltori, commercianti e lavoratori parasubordinati). 3

4 Per quanto riguarda l assistenza sanitaria, la competente istituzione è il Ministero della salute che amministra le risorse alle regioni e agli enti locali che si occupano dell erogazione delle prestazioni attraverso le Aziende sanitarie locali. Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è competente per le prestazioni erogate per malattia e maternità ai lavoratori del settore privato, mentre l Inps gestisce i contributi e le prestazioni. I lavoratori dello Stato non percepiscono benefici economici in caso di malattia e maternità, ma conservano il loro stipendio. Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è competente anche per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, mentre la raccolta dei contributi viene effettuata dall Inail Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro. La legislazione e la supervisione relativa ai benefici di disoccupazione è sempre di competenza del Ministero del lavoro, mentre la raccolta dei contributi e l erogazione delle prestazioni è affidata ad una amministrazione ad hoc che fa capo all INPS e che comprende anche tutte le prestazioni non contributive, ad esempio: pensioni anticipate, pensioni sociali, pensioni al minimo. Il Ministero dell Interno ha la responsabilità di garantire le risorse sufficienti. Tuttavia i benefici sono concessi a livello locale e gestiti dalle regioni e dall Inps. Dopo aver brevemente illustrato la struttura del sistema italiano di sicurezza scoiale, nella prossima sezione provvederemo a dare dettagliate informazioni su ogni tipo di beneficio economico fornito da tale sistema, (l assistenza sanitaria non è stata presa in considerazione), pensione di vecchiaia (sezione 2.1), pensioni private (sezione 2.2.), pensioni ai superstiti (sezione 2.3) pensioni di invalidità (sezione 2.4), benefici per incidenti sul lavoro e malattie professionali (punto 2.5), benefici per malattia (sezione 2.6), maternità e paternità (sezione 2.7), disoccupazione (sezione 2.8), assistenza a lungo termine (sezione 2.9), assegni familiari (2.10), benefici di sostegno al reddito (sezione 2.11). 2 Informazioni per tipologia di beneficio 4

5 2. 1 Pensioni di vecchiaia La normativa applicata è: legge 155 del 23 aprile 1951, legge n. 638 dell 11 novembre 2983, decreto legislativo n. 503 del 30 dicembre 1992, legge n. 335 dell 8 agosto 1995 (riforma delle pensioni), legge n. 243 del 23 agosto 2004 (previdenza complementare), legge n. 247 del 24 dicembre 2007 (riforma delle pensioni), legge n. 133 del 6 agosto 2008 (eliminazione del vincolo di non cumulabilità fra pensione e lavoro dipendente), legge n. 122 del 30 luglio 2010 (urgenti misure in materia di stabilizzazione economica), legge 214 del 2011 (riforma Monti-Fornero). I regimi pensionistici sono finanziati dalla contribuzione obbligatoria; vi sono alcuni regimi speciali che coprono gli agricoltori, i commercianti e gli artigiani. I professionisti sono obbligati all iscrizione al fondo pensioni gestito dal loro ordine professionale o alla Gestione separata gestita dall Inps se il professioni non appartiene ad un specifico ordine professionale. Attualmente, in base all età anagrafica al momento dell entrata in vigore delle riforme delle pensioni del 1992, 1995 e 2011 ci sono tre diversi calcoli della pensione profondamenti diversi tra loro per quanto riguarda il metodo di calcolo. La riforma delle pensioni del 1995 ha introdotto un nuovo sistema di calcolo della pensione di vecchiaia rispetto alla contribuzione versata. Questo sistema correlato alla contribuzione si applica a tutti quei lavoratori che hanno iniziato la loro vita lavorativa dopo il 1 gennaio Con questo sistema i contributi sono versati sul conto di ciascun lavoratore e calcolati sulla base di un tasso fisso: questo è pari al 33% della retribuzione lorda per i lavoratori dipendenti, il 20% e il 21% dei profitti derivanti da attività commerciali o industriali fino a 42,069,00 e da ,00 a ,00 rispettivamente per i lavoratori autonomi (le aliquote di contribuzione per i lavoratori autonomi sono destinate ad aumentare gradualmente fino al 24% nel 2018); 27,72% per i lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione Separata (l'aliquota di contribuzione è in graduale aumento fino al 33% nel 2018). I contributi sono accumulati in fondi individuali e sono legati all andamento del PIL degli ultimi cinque anni. Al momento del pensionamento, l importo accumulato capitale versato più rivalutazione viene moltiplicato per un coefficiente legato all età del lavoratore che richiede la pensione per determinarne l importo. I coefficienti di trasformazione dipendono dall aspettativa di vita per uomini e donne al momento della pensione e vengo aggiornati ogni due anni sulla base della proiezione dei dati demografici forniti dall Istat. 5

6 Le pensioni pagate in base a questo sistema non possono essere integrate al minimo. Gli anziani a partire da 66 anni ricevono un assegno sociale indipendentemente dalla loro situazione contributiva. Il sistema retributivo si applica a tutti quei lavoratori che alla data del 31 dicembre 1995 vantavano un periodo contributivo non inferiore a 18 anni. Per ogni anno di contribuzione viene preso in considerazione il 2% della media delle retribuzioni. Il massimo della pensione si basa su 40 anni di contributi. Secondo la riforma del 2011 i lavoratori soggetti al regime retributivo riceveranno un beneficio per ogni anno di lavoro prestato successivamente al Un sistema misto (chiamato pro-rata) viene eseguito in parallelo. Per tutte le persone che non avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 la pensione viene calcolata in base al sistema retributivo per gli anni antecedenti al 1995 e secondo il sistema contributivo per i successivi. I guadagni relativi alle quote di retributivo e pro-rata sono specificati nella formula che segue dove la *n* sta all anzianità e la *E* sta ai guadagni relativi: Guadagni fino a 42, (tetto): 2%*n*E. Importi parziali fino a 57, (tetto*1.33): 1.6%*n*E. Importi parziali fino a 71, (tetto*1.66): 1.35%*n*E. Importi parziali fino a 81, (tetto*1.90): 1.1%*n*E. Guadagni oltre 81,618.30: 0.9%*n*E Sono accreditati alcuni periodi non contributivi, in particolari periodi di malattia, maternità, servizio militare, disoccupazione e sostegno al reddito. Le persone iscritte al retributivo e al pro-rata hanno diritto alla integrazione al minimo se la loro pensione non supera una determinata soglia. L accesso alla pensione minima è sottoposto a verifiche reddituali. Per avere diritto alla pensione minima, il reddito della pensione, unitamente a quella del coniuge non deve superare un certo limite stabilito annualmente. Il limite per il 2011 è pari a euro 6.076,59. Se il reddito è compreso tra euro 6.076,59 e euro ,18 si ha diritto ad un supplemento ridotto, se il reddito è superiore a quest ultima cifra non si ha diritto ad alcuna integrazione. Il limite complessivo per una coppia per l anno 2011 è pari a euro ,77. Se il reddito è compreso tra 18, e 24,306.36, la coppia ha diritto a un supplemento ridotto. Se il reddito complessivo è superiore a 24,306.36, la coppia non ha diritto ad alcun supplemento. 6

7 I benefici pensionistici possono essere completamente integrati con i redditi da lavoro autonomo. Le pensioni sono soggette a tassazione secondo le regole generali. Tutti i lavoratori subordinati, autonomi (coltivatori, mezzadri, piccoli proprietari, artigiani e commercianti) e i professionisti hanno diritto ad un pensione di vecchiaia a determinate condizioni, ma le regole in questo settore variano sensibilmente a seconda della categoria e sono state recentemente. La domanda di pensione deve essere inviata direttamente all istituzione competente. Dal 2012 i requisiti per avere diritto alla pensione sia di vecchiaia che di anzianità sono stati notevolmente inaspriti. Attualmente la riforma delle pensione è stata una priorità nazionale e ha dominato il dibattito politico sin dagli anni 90, con lo scopo di assicurare sostenibilità al sistema di sicurezza sociale nel breve e nel lungo periodo, per sviluppare regimi pensionistici privati e per ridurre l iniquità scaturita dalla formula legata al guadagno - retributivo. Quindi, dal 1992, una serie "infinita" di riforme (1992, 1993, 1995, 1997, 2004, 2005, 2007, 2009, 2010, 2011) ha trasformato radicalmente il sistema pensionistico italiano, modificando alcuni parametri di base del pubblico sistema - come la formula di calcolo, del meccanismo di indicizzazione, i requisiti per essere ammessi a vecchiaia e prestazioni di prepensionamento. Come conseguenza di questo processo di riforma il sistema pubblico, che è ancora finanziato a ripartizione, passa dal retributivo al contributivo, l età per accedere alla pensione è stata notevolmente aumentata e aumenterà in futuro in base all aspettativa di vita; l architettura istituzione ha cominciato a cambiare da un sistema a pilastro unico verso un sistema multi pilastro, anche se il pilastro pubblico è ancora largamente predominante La riforma degli anni 90 A seguito delle numerose riforme degli anni 50-60, all inizio degli anni 90 il sistema pensionistico italiano presentava una struttura a pilastro singolo (retributivo) che interessava circa il 100% dei lavoratori e che prevedeva integrazioni al minino per i pensionati in possesso di bassa contribuzione. Veniva garantita inoltre una pensione sociale(ora assegno sociale) per tutti coloro che non soddisfacevano i requisiti di contribuzione. All inizio degli anni 90 l età pensionistica era l aspetto più generoso delle regole del sistema previdenziale italiano, la pensione era concessa secondo due differenti tipi di requisiti: il requisito anagrafico (pensione di vecchiaia) e il requisito di anzianità. Fino al 1992 l età pensionistica era molto favorevole: pensioni venivano pagate a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne (con un minimo di 15/20 anni di anzianità contributiva) e, indipendentemente dall età, con 35 anni di anzianità contributiva. 7

8 Fino al 1992 l importo della pensione veniva calcolato sulla media degli stipendi degli ultimi 5 anni per i dipendenti privati, e sull ultimo stipendio per i dipendenti pubblici. Quindi poiché l importo della pensione era legato agli ultimi salari, il sistema retributivo garantiva un 75-80% dell ultimo stipendio. La generosità del sistema pensionistico pubblico di fatto tagliava fuori il sistema privato che era virtualmente sconosciuto fino alla metà degli anni 90. Questo scenario comunque era destinato a scomparire. Le pressioni congiunte dell Unione Europea fissate poi nei parametri di Maastricht hanno avuto un impatto tremendo sul sistema pensionistico italiano che presentava tre principali inconvenienti: una situazione finanziaria critica legata all accrescimento anagrafico della popolazione, un forte incentivo al prepensionamento, una grande iniquità e disparità fra le varie di lavoratori. L obiettivo principale della riforma Amato introdotta nel 1992 e della riforma Dini introdotta nel 1995 è stato di frenare il rapporto spesa pensionistica PIL. La riforma Amato in particolare ha introdotto i primi restringimenti parametrici estendendo il numero di anni presi in considerazione per l importo dell ammontare della pensione e ha introdotto inoltre le pensioni complementari. In particolare le principali misure introdotte da questa riforma (Legge 503) sono in seguenti: Un aumento graduale dei requisiti di età per le pensioni di vecchiaia da 60 e 55 (rispettivamente per maschi e femmine) a 65 e 55. L'introduzione di un limite di età minima - in graduale aumento fino a 57 anni - per poter accedere alle pensioni di anzianità. la formula di calcolo è stato estesa a tutta la vita lavorativa, e non solo agli anni finali. Tale formula è stata applicata in modo molto graduale, salvaguardando coloro che avevano nel 1992 avevano già maturato 15 anni di anzianità, mentre per gli altri il calcolo andava fatto sulla base di tutta la via lavorativa. Una armonizzazione delle regole applicate a categorie diverse dei lavoratori, in particolare tra i dipendenti pubblici e privati. Cambiamenti più strutturali sono stati introdotti dalla riforma Dini (legge 335/95) che ha sostituito il modello retributivo con quello contributivo, andando così ad modificare strutturalmente la logica delle pensioni pubbliche. Le persone che nel 1995 lavoravano da più di 18 anni continuano ad essere incluse nel regime retributivo (oltre alle misure introdotte con la riforma 2011, vedere paragrafo 4.4), mentre coloro che in tale data lavoravano da meno di 18 anni hanno un sistema misto (il cosiddetto pro rata, ossia retributivo per gli anni di contribuzione fino al 1995 e dopo contributivo). Solo gli individui che sono entrati nel mercato del 8

9 lavoro dopo il 1995 ricevono una pensione interamente basato sulla nuova formula del contributivo Le riforme introdotte nell ultima decade Anche all inizio del nuovo secolo la riforma delle pensioni è rimasta uno dei punti principali dell agenda politica, principalmente perché la politica voleva innalzare l età del pensionamento al fine di ridurre la spesa pensionistica durante la fase di transizione da retributivo a contributivo. In particolare la riforma del 2004 proposta dal governo di centro destra ha aumentato l età pensionabile da 57 a 60 anni a partire dal 2008 con un brusco aumento di 3 anni (il cosiddetto scalone). Successivamente nel 2007 il governo di centro sinistra con il cosiddetto Protocollo del Welfare (legge 247) ha annullato lo scalone introdotto nel 2004, stabilendo nuovi criteri chiamati quote, ad esempio i requisiti necessari scaturivano dalla somma dell età anagrafica con gli anni di contribuzione. Rimanevano salve le pensioni maturate con 40 anni di contributi. Tab. 1: Requisiti stabiliti dalla riforma del 2007 Impiegati Autonomi Dal 58 anni e 35 di contributi 59 anni e 35 di 1/1/2008 contributi Dal 59 anni e quota 95, con almeno 35 anni di 60 anni e quota 96 1/7/2009 contributi (es o 60+35) Dal 60 anni e quota 96, con almeno 35 anni di 61 anni e quota 97 1/1/2011 contributi (es o 61+35) Dal 1/1/ anni e quota 97, con almeno 35 anni di contributi (es o 62+35) 62 anni e quota 98 In seguito sono stati introdotti ulteriori aumenti dell età di pensionamento. Nella legge di bilancio 2010, a seguito di una sentenza della Corte Europea di Giustizia, l Italia ha intrapreso il prima passo verso un sistema pensionistico che prevedesse la stessa età di pensionamento per uomini e donne, aumentando a 65 anni, a cominciare dal settore pubblico, l età di pensionamento per le donne a far data dal gennaio La stessa legge di bilancio ha introdotto le finestre mobili, fissando una finestra di un anno fra il raggiungimento dei requisiti per l ottenimento della pensione di vecchiaia o di anzianità e il momento effettivo del pensionamento, aumentando di fatto di un ulteriore anno l età pensionabile. 9

10 Inoltre le misure introdotte nel 2009 e rafforzate nel 2011 hanno messo in relazione l età pensionabile alle aspettative di vita. Nello specifico è stato stabilito che a partire dal 2013 i requisiti di età per avere accesso al pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità avrebbero subito un aumento ogni tre anni. Tale adeguamento verrà applicato in linea con l aumento dell aspettativa di vita a 65 anni secondo una stima dell ISTAT effettuata prendendo a base gli ultimi tre anni. Di fatto, secondo le proiezioni attuali l aumento dell età pensionabile dovrebbe essere di circa un anno ogni dieci anni e l aumento cumulativo entro il 2050 dovrebbe attestarsi a tre anni e nove mesi La riforma del dicembre 2011 Dopo un mese dalla sua designazione, il nuovo governo Monti ha introdotto una nuova riforma globale in materia pensionistica, con lo scopo di ottenere un immediato risparmio della spesa pensionistica attraverso un significativo aumento dell età pensionabile. In particolare, la riforma ha stabilito un aumento dell età pensionabile delle donne del settore privato da 60 a 62 anni nel 2012, con un graduale aumento a 66 anni nel 2018, mentre relativamente agli uomini un aumento a 66 anni a far data dal Sono stati introdotti anche limiti più severi per il pensionamento anticipato. E stata abrogata la possibilità di accedere alla pensione in base alle quote, e già dal 2012 il pensionamento anticipato è possibile solo con 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini, con prestazioni ridotte se il pensionato ha meno di 62 anni. Inoltre tale riforma ha previsto il blocco della perequazione per pensioni superiori a euro 1400 mensili. Inoltre al fine di accelerare la transizione definitiva al sistema contributivo è stato stabilito che tutti i lavoratori iscritti al regime retributivo avrebbe ricevuto i benefici di tale regime fino al 2011 passando poi per gli anni successivi al 2012 al contributivo. In linea con le precedenti misure la riforma ha confermato un aumento dell età pensionabile legato all aspettativa di vita. Quindi, verso il 2040, l effettiva età per il pensionamento sarà di 69 anni per le pensioni di vecchiaia e per le pensioni di anzianità necessiteranno 44 anni di contributi per le donne e 45 per gli uomini. Norme molto più stringenti sono state varate per gli iscritti al sistema contributivo, in particolare una persona può richiedere la pensione solo se ha accumulato almeno 20 anni di contribuzione e l ammontare della sua pensione è almeno una volta e mezzo l importo dell assegno sociale. Tuttavia se l importo della pensione supera 2,8 volte l importo dell assegno sociale può andare in pensione tre anni prima. Al contrario 10

11 quando l anzianità contributiva è inferiore a 20 anni (ma superiore a 5) e l importo della prestazione è inferiore a 1.5 volte l assegno sociale, la rendita verrà corrisposta 4 anni dopo il vecchio limite di età. Quindi, ad esempio, se si considera il previsto aumento dei requisiti legati alla crescita dell aspettativa di vita, una persona che ha cominciato a lavorare nel 1996 andrà in pensione verso il 2040 secondo le seguenti condizioni: 69 anni, in presenza di almeno 20 anni di anzianità e un beneficio pensionistico pari ad almeno 1,5 volte l'assegno sociale. 66 anni in presenza di almeno 20 anni di anzianità e un beneficio pensionistico pari ad almeno 2,8 volte l'assegno sociale. 73 anni in presenza di una anzianità superiore a 5 e inferiore a 20 anni o un beneficio pensionistico pari a meno di 1,5 volte l'assegno sociale (in ogni caso se senza altre fonti di reddito a 69 questa persona avrà diritto alla assegno sociale). Sarà possibile ottenere una pensione di vecchiaia anticipata, in presenza di almeno 44 anni di contributi se donne, 45 se di sesso maschile Pensioni private La normativa applicabile alle pensioni private è basata sulle seguenti leggi: D.L. 124/1993, legge 335 dell'8 agosto 1995, relativo alla riforma delle pensioni; DL 47/2000 e 168/2001, Legge n 243 del 23 agosto 2004, sulla promozione della previdenza complementare; DL 252/2005, Legge n 247 del 24 dicembre 2007 sulle finanze e riforma delle pensioni. Dal 1993 i politici italiani hanno favorito lo sviluppo di pilastri complementari finanziati al fine di compensare gli interventi di ridimensionamento del sistema pensionistico pubblico. Questi pilastri supplementari sono stati introdotti su base volontaria, sono completamente finanziati dai fondi forniscono contribuzione solo a fini pensionistici. A seguito della riforma del 1993 e successive integrazioni le pensioni integrative sono organizzate in tre differenti tipi: fondi chiusi, fondi aperti e piani individuali pensionistici. I fondi chiusi sono istituiti nel quadro della contrattazione collettiva tra datori di lavoro e sindacati e sono destinati ad istituzioni non profit. Possono essere creati a diversi livelli: aziende o gruppi di aziende, settori industriali ed economici, aree geografiche. Il quadro normativo non consente alle CPF di gestire le risorse quindi sono obbligati a stipulare contratti con istituzioni quali banche, compagnie di 11

12 assicurazione, imprese di investimento o società di gestione del risparmio. I fondi aperti sono gestiti dalle banche e dalle compagnie di investimenti e di assicurazioni e possono offrire piani personali e occupazionali. Va considerato quindi che i fondi pensione sono istituzioni ibride; in Italia la vera differenza non dipende dal tipo di fondo (aperto o chiuso) ma dalle modalità di appartenenza (collettive o individuali). Dal 2000 possono essere offerti piani pensionistici personali anche attraverso contratti di assicurazione sulla vita a condizione che i benefici devono essere pagati secondo le stesse regole applicate ai fondi pensione. Sono sottoposti allo stesso regime di tassazione dei fondi pensionistici. Dal 2005 la legge ha introdotto alcune nuove regole relativamente ai contratti di assicurazione, relativi principalmente al tipo di costi da applicare al fruitore. Tuttavia si deve rilevare che, prima della riforma del 1993, diverse centinaia di fondi pensione (i cosiddetti fondi preesistenti) erano già operativi, ma erano di solito sponsorizzati da banche e assicurazioni a favore dei propri dipendenti (sono un sorta di fringe benefit per i propri dipendenti). Attualmente esistono ancora circa 450 fondi preesistenti, con circa membri. Possono continuare ad operare nella loro forma originale, senza seguire le norme 1993, hanno limiti di investimento diversi per i nuovi tipi di fondi e in grado di offrire prestazioni definite, ma dopo la riforma del 1993 i sono stati chiusi a nuovi membri. Nell'intento di favorire lo sviluppo di pilastri supplementari attraverso la devoluzione volontaria del TFR, la riforma del 2005 ha introdotto la formula del "silenzio assenso" per il trasferimento del TFR ai fondi complementari: cioè se un lavoratore non manifesta esplicitamente il proprio disaccordo in un periodo di sei mesi, i suoi flussi del TFR (non le somme già accumulate dalle imprese) vengono trasferiti ai fondi pensione. In seguito la riforma ha stabilito che il TFR può essere trasferito a qualsiasi tipo di fondo, solo nel caso che il lavoratore non esprima una preferenza il TFR è automaticamente trasferito al fondo chiuso della sua categoria. Secondo i dati più recenti, il tasso di utilizzo dei regimi complementari privati è ancora limitata: circa persone sono iscritti a fondi pensione chiusi e aperti (rispettivamente 2 milioni e persone), e il tasso di crescita di iscrizione in entrambi i tipi di fondi è stato quasi nullo dal I contratti di assicurazione sulla vita sembrano più attraenti, dato che attualmente 1,9 milioni di persone hanno sottoscritto un piano, con un tasso di crescita intorno del 10% annuo. Il numero totale 12

13 d individui iscritti a regimi complementari, tra cui i fondi preesistenti, ammonta quindi a 5,4 milioni di lavoratori su un totale di quasi ventitré milioni di occupati. Al momento il tasso di utilizzo dei fondi chiusi e aperti si attesta intorno al 27,8% fra i lavoratori del settore privato (solo 4% fra quelli del pubblico) e del 23% degli autonomi. Prima della riforma relativa alla devoluzione del TFR il tasso di utilizzo era molto inferiore, circa 15%, anche se il traguardo del 40% ipotizzato è ben lontano dall essere raggiunto. Il modesto sviluppo dei fondi è dovuto ad una mancanza di fiducia piuttosto che ad un basso tasso contributivo (sommando il TFR, del datore di lavoro e del lavoratore il tasso è di circa il 9,5% dello stipendio). In particolare l adesione ai fondi è molto bassa fra le persone più giovani, sebbene con il passaggio al sistema contributivo le loro pensioni saranno notevolmente più basse e questi fondi pensioni sono generalmente considerati un vantaggio per le giovani generazioni per aumentare l importo della loro pensione. L età media degli iscritti ai fondi è infatti molto alta, circa 44 anni e solo il 20% degli iscritti ha meno di 35 anni. I fondi pensionistici forniscono due diversi tipi di benefici: pensione di vecchiaia quando il lavoratore ha almeno 5 anni di anzianità nel fondo e ha raggiunto l età necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia nella previdenza pubblica; pensione di anzianità quando il lavoratore accede alla pensione dieci anni prima dell età stabilita dalla previdenza pubblica ed ha almeno 15 anni di anzianità nel fondo. Il regime fiscale per tutti i sistemi privati (fondi chiusi e aperti e nuovi PIP) è una sorta di ibrido: i contributi sono esentati fino ad una soglia di euro annui; i rendimenti sono tassati ad un tasso dell'11% proporzionale, le prestazioni sono tassate - prima del 2007 da imposte personali progressive, dopo tale data da un tasso proporzionale tra il 9% e il 15%, a seconda della anzianità nel fondo. Ma queste regole fiscali sono molto controverse soprattutto per motivi di equità. A parte i costi sul bilancio pubblico (che si concretizzeranno solo in futuro), c è una profonda incoerenza tra un sistema pubblico che tassa progressivamente i benefici ed uno privato che tassa i benefici in misura minore e in modo proporzionale. Tali regole fiscali sono sostanzialmente regressive, perché il tasso proporzionale si applica solo in caso di maggiore reddito. Di conseguenza, tali differenti aliquote fiscali potrebbero indurre nel lungo periodo ad una forte domanda di migrazione dalla previdenza pubblica a quella privata da parte dei più benestanti che sono relativamente molto avvantaggiati da tali norme fiscali. 13

14 2.3 Pensioni ai superstiti Il riferimento normativo è costituito da: Legge No. 155 del 23 Aprile 1981; Legge No. 638 dell 11 Novembre 1983;Decreto legislativo No. 503 del 30 Dicembre 1992; Legge No. 335 dell 8 Agosto 1995 di riforma delle pensioni ; Legge No. 243 del 23 Agosto 2004 sulla promozione delle pensioni integrative ; Legge N del 6 August 2008 sulla limitazione del cumulo tra pensioni e lavoro ; Legge No. 122 del 30 luglio 2010 riguardante misure urgenti nel campo della stabilizzazione finanziaria e competitività economica ; Legge No. 214/2011 (Riforma Monti-Fornero). La pensione ai superstiti è pagata ad alcuni membri della famiglia del deceduto. Ci sono due tipologie di pensioni ai superstiti secondo lo stato professionale del defunto/a al momento del decesso: la pensione di reversibilità che è concessa se il pensionato deceduto stava ricevendo una pensione diretta, e la pensione indiretta se il decesso del lavoratore avviene in regime di assicurazione possedendo requisiti assicurativi e contributivi previsti per ottenere l assegno ordinario di invalidità o per la pensione di inabilità, ovvero quelli richiesti per la pensione di vecchiaia. La prestazione di pensione ai superstiti riguarda tutti i dipendenti del settore privato, mentre sono previsti regimi specifici per coltivatori diretti, mezzadri, artigiani e commercianti. Non sono contemplate esenzioni dall obbligo assicurativo. Il requisito richiesto per ottenere una pensione indiretta è di avere 5 anni di contribuzione dei quali 3 negli ultimi 5 anni o 15 anni totali di contribuzione. Se l assicurato muore sul lavoro e i superstiti non sono titolari di altra pensione viene pagata una pensione privilegiata secondo le condizioni contributive suddette. Se l assicurato deceduto sul lavoro non aveva ancora raggiunto il diritto a pensione ma aveva contribuito almeno un anno negli ultimi cinque prima della sua morte i superstiti ricevono un indennità una tantum di 45 volte il totale della contribuzione pagata. I familiari che hanno diritto alla pensione sono: -la moglie e i figli che al momento della morte sono minori, studenti o disabili, -i genitori ultrasessantacinquenni, non pensionati,che risultano alla morte del lavoratore e/o pensionato a carico del medesimo. In mancanza di coniuge o i figli, o nel caso esistano ma non ne hanno il diritto, ai fratelli celibi o alle sorelle nubili se inabili, non pensionati che risultano alla data di 14

15 morte del lavoratore e/o pensionato a carico del medesimo. L ordine di priorità è quindi il seguente: Coniuge, figli, parenti in linea ascendente. In caso di divorzio una vedova o un vedovo che stanno ricevendo l assegno di mantenimento possono ottenere la pensione ai superstiti su decisione del Giudice. Conviventi o compagni del deceduto non hanno diritto a ricevere il beneficio. Figli e figlie hanno il diritto a ricevere un beneficio in qualità di superstite nei seguenti casi: Figli e figlie minorenni (fino a 18 anni); inabili di qualunque età, che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo; studenti (fino a 21 anni), che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo e che non prestino attività lavorativa; universitari (fino a 26 anni) Se il coniuge superstite si risposa si interrompe la concessione del beneficio. La percentuale di pensione ricevuta dal superstite è del 60% per il coniuge e del 20% per ogni figlio. I genitori, fratelli e sorelle se aventi diritto, ricevono il 15%.La somma delle frazioni non deve comunque superare il 100% della pensione diretta. L ammontare della pensione al coniuge superstite può essere ridotto al 25, 40 o 50% quando il reddito del beneficiario è superiore ad un certo livello. La pensione minima liquidabile non può essere inferiore a al mese. I benefici sono soggetti a tassazione secondo le regole fiscali generali sul reddito personale senza particolari sgravi. La pensione è pagata a seguito di domanda dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato assicurato. La domanda per la pensione ai superstiti deve essere indirizzata direttamente all Istituzione di Sicurezza sociale competente. 2.4 Pensione d inabilità e Assegno ordinario d invalidità Le norme che regolano la pensione di Inabilità e l Assegno ordinario di invalidità sono basate sulle seguenti leggi: Legge No. 222 del 12 giugno 1984 No. 335 dell 8 Agosto 1995 Riforma delle pensioni ; Legge No. 243 del 23 Agosto t 2004 sulla promozione della pensione supplementare; Legge No. 247 del 24 Dicembre 2007 sulle finanziamento e riforma pensioni ; Legge No. 122 del 30 Luglio 2010 riguardante misure urgenti nel campo della stabilizzazione finanziaria e competitività economica; Legge No. 214/2011 (Riforma Monti-Fornero). Tutti i lavoratori subordinati, nonché alcune categorie di lavoratori autonomi (coltivatori diretti, mezzadri e coloni, artigiani e commercianti) sono coperti 15

16 dall assicurazione contro il rischio di invalidità e hanno diritto alla relativa pensione. Per i lavoratori autonomi le regole variano notevolmente in funzione della categoria professionale di appartenenza. Le prestazioni d invalidità erogate sono di due tipi: 1) assegno ordinario d invalidità e 2) pensione di inabilità. Possono beneficiare di tali prestazioni i lavoratori con 5 anni di contribuzione, 3 dei quali maturati negli ultimi 5 anni. In caso di invalidità professionale, dovuta a ragioni di servizio o a infortunio sul lavoro, non è previsto alcun periodo minimo di contribuzione. Per l assegno ordinario di invalidità il requisito è la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo a causa di infermità o difetto fisico o mentale; Ha validità triennale ma dopo tre riconoscimenti triennali è automaticamente confermato. L'assegno ordinario di invalidità deve essere trasformato d'ufficio in pensione di vecchiaia dal primo giorno del mese successivo al compimento dell'età pensionabile. Al raggiungimento dell età pensionabile, l assegno ordinario di invalidità è convertito in pensione di vecchiaia in presenza di tutti i requisiti: a) l individuo soddisfa i criteri del periodo contributivo ed assicurativo b) se ha smesso di lavorare. Per la pensione di inabilità il requisito è l assoluta o permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetto fisico o mentale. E richiesta la cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa, la cancellazione dagli elenchi di categoria dei lavoratori la cancellazione dagli albi professionali la rinuncia a qualsiasi trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione. Può essere soggetta a revisione. I periodi trascorsi ricevendo la prestazione senza lavorare vengono computati per il diritto a pensione ma non allo scopo del calcolo dell ammontare dell assegno pensionistico. L assegno ordinario di invalidità è composto dall ammontare dell assegno di invalidità più un aumento proporzionale al numero di anni di contribuzione che l invalido avrebbe continuato a versare se avesse lavorato fino al raggiungimento dell età pensionabile. Questa pensione è incompatibile con reddito da lavoro o autonomo con prestazioni da disoccupazione e con altri assegni a sostegno del reddito. La richiesta per le prestazioni d invalidità ed inabilità devono essere indirizzate all Istituzione competente. Le pensioni relative sono pagabili il primo giorno del mese successivo dalla presentazione della domanda o dal verificarsi dell evento. L assegno ordinario d invalidità e la pensione di inabilità si basano sui sistemi di assicurazione sociale obbligatoria, finanziati tramite i contributi assicurativi dei lavoratori dipendenti, con erogazioni a carattere retributivo che variano a seconda dei 16

17 contributi versati e del tempo di assicurazione. Regimi speciali sono, invece, previsti per i lavoratori autonomi. Non sono contemplate esenzioni dall obbligo assicurativo. Le prestazioni sono rapportate al reddito e al numero di anni assicurati secondo i differenti metodi di calcolo della pensione di vecchiaia per coloro i quali hanno diritto al sistema retributive, pro rato o contributivo Per i lavoratori assicurati dal 1 gennaio 1996 è applicato il sistema contributivo,le prestazioni scaturiscono dalla somma degli anni di contribuzione. La contribuzione convenzionale ammonta al 33% del reddito per ogni anno contributivo. Il tasso annuale di rendimento della contribuzione è la media variabile del PIL nominale dei 5 anni pr3ecedenti.la pensione è calcolata moltiplicando l ammontare dei contributi per un coefficiente attuariale che varia secondo l età. Nel caso di pensione di inabilità vengono presi in considerazione periodi non coperti da contribuzione.effettivamente gli anni tra la data di liquidazione della pensione e l età di pensionamento sono aggiunti. Per assicurati iscritti al sistema NDC (persone iscritte dal 1/1/1996) il coefficiente di trasformazione attuariale minimo per i 57 anni di età si applica anche al di sotto dei 57 anni. Inoltre l anzianità contributiva aumenta di 2 mesi per anno ( fino ad un massimo di 5 anni ) nel caso di inabilità di almeno il 74%. Non è garantita una pensione minima a individui assicurati al NDC????????? mentre gli individui iscritti prima del 1996 possono avere titolo ad una pensione minima ammontante a 6, l anno e pagata se il reddito annuale tassabile dell avente diritto è meno del doppio della pensione minima sociale,se questi è coniugato, se è inferiore a 3 volte la pensione sociale. Al contrario non è stabilito nessun massimale pensionistico. I beneficiari della pensione di inabilità che non sono in grado di eseguire i più importanti atti della vita quotidiana possono anche aver diritto ad un assegno di assistenza personale e continuativa, ammontante nel 2011 a , il totale del quale è fissato dall INAIL (Istituto Nazionale per gli incidenti sul Lavoro). Le domande devono essere accompagnate da documentazione che evidenzi lo stato di salute del richiedente. Questo supplemento non può sovrapporsi con l assegno erogato dall INPS per cure di lungo periodo. L indicizzazione delle prestazioni di invalidità è la stessa delle pensioni di vecchiaia. Da ora quindi, l indicizzazione annuale è basata sul tasso di inflazione secondo le seguenti modalità : Per la parte di pensione fino a 5 volte la pensione minima : 100% Per la parte della pensione eccedente cinque volte la pensione minima :75%. 17

18 Come detto, l assegno ordinario di invalidità può essere parzialmente cumulate con il reddito da lavoro mentre la pensione di inabilità non può essere cumulate al reddito da lavoro Prestazioni relative a incidenti sul lavoro e malattie professionali L Istituto nazionale per l assicurazione contro gli incidenti sul lavoro ( INAIL ) fornisce le prestazioni per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro e le malattie professionali. L assicurazione INAIL è regolata dalle norme contenute nel Testo Unico, (approvato con Decreto del Presidente della Repubblica n del 1965 e succ. mod.), e anche da numerose disposizioni speciali dirette soprattutto ad estendere la tutela INAIL a nuove categorie di lavoratori(parasubordinati, dirigenti, sportivi professionisti dipendenti, casalinghi/e. Malattie professionali nell industria e nell agricoltura sono regolate dal Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) No. 336 del 13 Aprile Incidenti domestici sono regolati dalla Legge No 493 del 3 Dicembre 1999.D.Lgs. 38/2000, emanato in relazione all art. 55 della legge n. 144/1999, unitamente alle numerose sentenze della Corte Costituzionale ed ai principi posti dalla Corte di Cassazione. Decreto del 9 April 2008 sulle malattie professionali, emendato dal Decreto dell 11 Dicembre 2009; Legge No. 122 del 30 Luglio 2010 riguardante misure urgenti per la stabilizzazione economica e ; Legge n. 214/2011 (Riforma Monti-Fornero ). Il rapporto assicurativo nasce per effetto di legge al verificarsi dei requisiti previsti. Il datore di lavoro è tenuto a presentare all INAIL la denuncia dell attività esercitata, in quanto ritenuta rischiosa. Il lavoratore rientrante nell obbligo assicurativo, in caso d infortunio o malattia professionale, è tutelato dall INAIL con prestazioni economiche, sanitarie ed integrative, anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia provveduto al pagamento del premio, per il principio di automaticità delle prestazioni che caratterizza l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Il costo dell assicurazione - vale a dire il premio assicurativo - è a carico del datore di lavoro ed è determinato applicando, alle retribuzioni pagate ai dipendenti occupati, i tassi previsti. Tale tasso varia tra lo 0.3% e il 13%, è calcolato sulla base del salario totale da un apposita tariffa che tiene essenzialmente conto della diversa pericolosità tra le varie lavorazioni. I rischi coperti da queste assicurazioni sono : 18

19 Incidenti sul lavoro: i.e. Incidenti capitati sul luogo di lavoro per cause violente in connessione con il rischio derivante dall attività svolta che si esplicita : i) morte, totale o parziale incapacità lavorativa ii)incapacità lavorativa temporanea non superiore ai tre giorni. Tragitto tra casa e lavoro. Malattie professionali : è stata stabilita una lista di malattie professionali per l industria e per l agricoltura. Comunque esiste la possibilità di compensazione per malattie non previste in detta lista quando il lavoratore dimostra la natura lavorativa e l origine della malattia stessa. Le condizioni per avere il diritto alle prestazioni sono le seguenti: Incidenti sul lavoro Non è richiesto un periodo minimo di contribuzione L incidente deve essere dichiarato per mezzo di un certificato medico entro le 48 ore dopo l incidente ( 24 ore in caso di morte ) Per quanto riguarda le malattie professionali non è richiesto il periodo minimo di contribuzione. La responsabilità dipende dai periodi previsti nella lista ( con un minimo di sei mesi ),ma non sono stati stabiliti periodi di esposizione al rischio. Le domande devono essere fatte entro tre anni. L assicurazione per le malattie professionali è un sistema ibrido, nel senso che la malattia professionale è tenuta ad includere sia le emergenze elencate che ogni altro disturbo che il lavoratore può subire correlato alla sua occupazione. La legislazione più recente ha esteso la protezione assicurativa ad altre categorie di lavoratori (manager, atleti, lavoratori atipici detti parasubordinati ), come pure le casalinghe. Il lavoratore che subisce un incidente sul lavoro ha diritto all assistenza medica e anche a indennità economiche. Per ricevere tali indennità l individuo non può rifiutare una terapia giudicata necessaria anche se sta già ricevendo una pensione. L Istituto nazione per l assicurazione contro gli incidenti sul lavoro (INAIL) fornisce ausili per ridurre il grado di invalidità, sia d ufficio che su domanda.. Ci sono differenti tipi di indennità pagate dall INAIL a cui hanno diritto i lavoratori sinistrati o i loro superstiti: rendita per inabilità permanente, indennità per inabilità temporanea assoluta, rendita di passaggio per silicosi e asbestosi rendita ai superstiti, assegno funerario, 19

20 assegno special continuativo mensile erogazione integrative di fine anno; assegno di incollocabilità; ; protesi ed ausili; cure idrofangotermali e soggiorni climatici; citazioni d onore;. Le principali prestazioni coprono: Perdita permanente della capacità lavorativa ii) assegno per assistenza continuativa iii) morte; iv) superstiti Al primo punto l INAIL garantisce un assegno mensile a compensazione di una disabilità permanente derivante da un incidente sul lavoro o da una malattia professionale quando queste raggiungono un certo grado. Mentre fino a poco tempo fa venivano compensate soltanto le conseguenze sul reddito dall anno 2000 la menomazione dell integrità psicofisica è pagato sia per il danno permanente che per il danno biologico Il grado del danno si stabilisce tra il 6% e il 15% il lavoratore ha diritto all indennizzo in capitale del solo danno biologico oltre il 16% fino al 100% il lavoratore ha diritto ad una rendita composta da due quote, di cui una per danno biologico ed una quota aggiuntiva per le conseguenze patrimoniali della menomazione. Ciò ha inteso compensare il lavoratore sia per la riduzione della capacità lavorativa sia per quelle attività attraverso le quali una persona può esprimere la sua personalità ( affettiva, sociale, politica, religiosa, etc) L ammontare della pensione è calcolata sulla base del salario che la persona stava ricevendo nell anno precedente la data dell incidente o dall insorgenza della malattia e dipende dal grado di disabilità riconosciuto.. Le pensioni per incapacità permanente sono adeguate annualmente.il grado di invalidità può essere riveduto d ufficio o su richiesta del lavoratore durante i primi due anni e annualmente in seguito. La domanda di revisione deve essere corredata da un certificato medico. L ammontare della pensione è aumentato di un 20 per ogni figlio a carico. Per quanto riguarda il bisogno di una cura continuativa nel caso di totale e permanente incapacità,viene corrisposta un assegno mensile (assegno di assistenza personale e continuativa). L ammontare mensile di questo assegno nel 2011 è stato di Euro Questo assegno mensile viene pagato se l assistenza non è direttamente fornita dall INAIL,da struttura ospedaliera dove l ammalato risiede o presso ogni altra struttura medica. L assegno è quindi un supplemento alla pensione di inabilità. Rendita ai superstiti 20

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