GRAVIDANZA, GENITORIALITA' CONSAPEVOLE, EPIGENETICA E LA NASCITA DI UNA POESIA

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1 GRAVIDANZA, GENITORIALITA' CONSAPEVOLE, EPIGENETICA E LA NASCITA DI UNA POESIA Al di là del tempo reale, dedicato a tutte le mamma, quelle in attesa, quelle con figli di tutte le età, quelle per cui un figlio è ancora o rimarrà per sempre un pensiero. INTRODUZIONE La gravidanza è accompagnata da dinamiche interne complesse, con manifestazione di un vissuto che può essere compreso alla luce del profondo valore simbolico della maternità, che si rispecchia nella relazione madre-bambino e nel benessere psichico di tale diade. Il periodo della gravidanza, in particolare, esacerba il sempiterno conflitto tra reale e immaginario: la madre nutre un bambino ancora invisibile (e quindi concretamente una parte di sé), mette a sua disposizione le proprie risorse, affettive, immunitarie e metaboliche. Tale dicotomia, tra reale e immaginario, è a ben vedere- null altro se non la riproduzione dello schema mentale con cui ciascun essere umano si approccia al futuro e al cambiamento. Ogni nascita implica un cataclismatico sovvertimento di un precedente stato omeostatico, sia a livello organico che psichico. Divenire madri non significa solo aggiungere qualcosa alla propria esperienza vitale, ma pone significativamente in contatto la futura mamma con la perdita, il lutto e la separazione. La stessa gravidanza rappresenta al contempo un momento di pienezza, fisica e affettiva, e di vuoto, in quanto inesorabilmente legata all assenza, del bambino reale prima, del bambino immaginato poi. Tale conflitto si riproduce anche nella percezione del Sé materno: per diventare tale, la madre deve da un lato abbandonare il proprio ruolo filiale, dall altro scontrarsi con la propria madre interna, scaturente dalla complessa esperienza personale e dalla simbologia archetipica filtrata dalla società. Deve, cioè, ancora una volta, strutturare un equilibrio tra madre ideale e madre reale. Implicita in tale difficoltoso processo è la ristrutturazione del ruolo e dell identità personale. La donna è accompagnata pari passi, nell elaborazione del proprio vissuto inconscio, dal cambiamento della propria immagine corporea: il vistoso aumento di peso contribuisce ad alimentare l angoscia e la convinzione subconscia che la maternità implichi una perdita di quella femminilità che l ha resa desiderabile agli occhi del partner. Il momento della nascita, a sua volta, determina per la donna un nuovo contatto con il lutto e la separazione: la cesura biologica del prodotto del concepimento lascia uno spazio vuoto, che la madre può o non tollerare. Molte madri, ma anche molti padri, sperimentano un sentimento di delusione al momento della nascita del figlio, in quanto non rispondente alle aspettative, o in relazione al sesso o in relazione all aspetto fisico. Il bambino ideale muore e viene sostituito, al momento del parto, dal bambino reale. Anche la madre ideale, che grazie al proprio corpo ha espletato il proprio ruolo nutritivo in modo completo e non ambivalente, nel momento del distacco deve supplire con la propria cura mentale la perdita della placenta. Deve, cioè, scontrarsi con una parte potenzialmente ambivalente, non curativa e non capace. Il lutto è determinato, dunque, anche dalla perdita del totale controllo sul bambino esperito durante la gestazione. Nel tragitto che dunque conduce dalla gravidanza alla maternità, è possibile evincere gli eventi di maggior rilievo, qui schematicamente riassunti: Il parto come perdita di una parte corporea (il bambino) con cui la madre si era completamente identificata: l evento nascita viene pertanto vissuto come intrusione e violenta lacerazione della diade simbiotica madre-feto Disillusione, derivante dal conflitto tra immaginario e reale Regressione in simbiosi: per esplicitare il ruolo materno nei confronti del neonato, dopo la brusca cesura del parto, la donna deve regredire in uno stato simbiotico e

2 fusionale, nel quale appare totalmente risucchiata dal bambino. Winnicott definisce tale stato regressivo un vero e proprio stato psichiatrico molto particolare della madre, che prende il nome di preoccupazione materna primaria, paragonabile ad uno stato di dissociazione. La capacità di ammalarsi e di guarire da questo stato mentale conferisce alla donna le qualità di quella che Winnicott (1974) ha chiamato una madre devota : una madre, cioè, che deve essere temporaneamente in grado di preoccuparsi in maniera totale del proprio bambino, distogliendo per il tempo che è necessario la propria attenzione dal mondo circostante. La capacità di essere madre è, dunque, almeno all inizio, regredire. Tale processo sembra essere indotto dal neonato, che si muove nella direzione di avvolgere la madre e guidarla sui binari dell identificazione con il bambino, in un processo di empatia e simbiosi che promuove la soddisfazione del bisogno. Regressione e identificazione sembrano dunque configurarsi quali elementi di difesa, congiuntamente attuati dal neonato e dalla madre, per opporsi, nella realizzazione di un modello simbiotico ideale, alla separazione indotta dal parto. La madre deve, cioè, realizzare nei confronti del neonato una comprensione quasi magica del bisogno. Lo stato mentale della madre, così come la relazione madrebambino e, di conseguenza, lo sviluppo psicofisico del bambino stesso, sembrano relazionate alla capacità della donna, di integrare o meno tali dinamiche interiori (perdita, disillusione, regressione in simbiosi). PSICOTERAPIA DELLA GENITORIALITA' Sono attualmente molte le disquisizioni scientifiche riguardo all'esistenza di una vita psichica fetale. Obiezioni vengono rivolte sia dalla concezione materialista sia da quella spiritualista. Ma il feto è comunque un'entità viva, di per sé o nella vita mentale dei suoi genitori, che lo plasmano non solo al concepimento, ma con un atto immaginativo continuo. Il feto dimostra di essere vivo anche perché diventa un ricordo del futuro: i propri ricordi della vita fetale diventano parte integrante della personalità e agiscono in modo inconscio nella vita quotidiana (certi aspetti della personalità, tendenti più alla claustrofobia o alla claustrofilia; l'empatia o la disempatia*; la dipendenza o la ribellione costitutiva; la maggiore o minore inclinazione al dream state ; le percezioni sottili e, a volte, anche extrasensoriali; la paura del distacco, dell'abbandono, della nascita, cioè la paura ad affrontare nuovi orizzonti al di là delle nostre barriere protettive; solo per citare alcuni aspetti più emblematici). Tutti questi ricordi emergono come realtà profonde nella stanza d'analisi che, per le sue caratteristiche di isolamento rispetto alla realtà esterna, di protezione dalle intrusioni altrui, di neutralità e intima comprensione, è il luogo regressivo per eccellenza e ricrea i sentimenti di empatia o disempatia del momento fetale nel rapporto tra paziente e analista. L'analista capace potrà riconoscerei momenti di isolamento e disempatia, in cui la diade pazienteanalista appare scissa e i percorsi interni dell'uno e dell'altro sembrano procedere separatamente: il riconoscimento di questi sentimenti da parte dell'analista sarà alla base anche per un loro superamento. Questo solo per citare un esempio, poiché i sentimenti espressi nell'analisi possono riprodursi anche nei rapporti interpersonali: dopo la nascita, infatti, tali sentimenti continuano nei rapporti con i genitori, nella vita scolastica e sociale, per raggiungere poi il loro apice nei rapporti sentimentali. Tali conflitti originari tra dipendenza e autonomia oltreché ai sentimenti che accompagnano il distacco, la crescita, l'abbandono (che costituiscono un tessuto molto variegato, su cui poi si

3 imprimono ovviamente anche tutti gli avvenimenti della vita post-natale) si ripercuotono anche sulla capacità mentale di unire o dividere i concetti e, quindi, sulla capacità di affrontare alcune materie scolastiche di base, come la grammatica, la sintassi o la matematica; la difficoltà a staccarsi da uno stato precedente è alla base della nascita o meno della nascita di una critica o autocritica: così molte persone fanno fatica a staccarsi da una propria teoria per abbracciare nuove idee. Tale atteggiamento è molto presente anche nella storia della cultura (basti pensare alla difficoltà ad abbandonare l'idea di geocentrismo ) e, purtroppo, anche nel panorama scientifico attuale. Altre situazioni in cui riaffiorano ricordi fetali sono gli stati onirici, le percezioni extra-ordinarie (come quelle che si attualizzano nell'arte) e il linguaggio corporeo. * in particolare, gli stati di disempatia nella diade madre-bambino possono portare a vere e proprie scissioni, ad un isolamento del feto che potrà essere il germe di una futura psicopatologia con tendenze all'isolamento. NASCITA E RIPARAZIONE Il bambino rappresenta, pertanto, un atto creativo puro, traboccante di forza vitale. Tuttavia, la libertà creativa del bambino può essere spesso adombrata da proiezioni genitoriali. Il bambino può nascere come riparazione: possono cioè essere presenti nella madre sentimenti di colpa originari riguardo ad altri suoi atti creativi e di nascita (sia altre gravidanze, sia altri momenti che riguardano la creazione della propria vita). La nascita è separata dalla morte da un filo sottile, in quanto entrambe aggettano sull'assenza: nascere è un provenire dall'assenza, morire è un dileguarsi nell'assenza. Ma in entrambi i casi, l'assenza non è mai realmente tale, in quanto è supportata dalla presenza di un ricordo. Se può sembrare logico che il ricordo emerga a contrastare l'assenza di chi non c'è più, è possibile dire che si ricorda ciò che ancora deve nascere? In molti casi, la gravidanza fa seguito a un lutto e la nascita si carica di significati riparativi, raccogliendo proiezioni, ricordi, emozioni e anche parti della persona che non c'è più: non è più solo una nascita, ma si trasforma, nella vita interiore, in una rinascita. Una rinascita carica di ricordi che hanno la necessità di essere veicolati ancora dalla concretezza di un corpo e di un nuovo tempo da segnare sull'orologio. La nascita, in questi casi, è pertanto il provenire da un'assenza specifica: non a caso, spesso, il nuovo bambino ha un nome che non è affatto nuovo nella vita affettiva dei suoi genitori. Quando la nascita, dunque, sembra caricarsi di un significato riparativo nei confronti di propri conflitti, si potrebbe pensare che il bambino sia strumentalizzato e che nasca al fine di colmare un vuoto. In realtà, noi pensiamo che non sia così semplicistica e che la psicoterapia abbia il ruolo di accogliere ed esaltare i sentimenti di vita che nascono dall'assenza, riconoscendo la positività di tali impulsi vitali (che verranno comunque proiettati altrettanto positivamente sul bambino) e anche il grande lavoro personale che può essere stato già compiuto dal paziente. La psicoterapia avrà dunque il ruolo di portare alla coscienza dei genitori questa loro sorgente vitale che, proprio perché ha attraversato un dolore, è ancora più preziosa. GRAVIDANZA COME SOGNO Certo, l'ambiente intrauterino, protettivo e ovatta ma soprattutto isolato e aggettante al fuori solo con l'immaginazione, molto ricorda il dream state di alcuni popoli primitivi come, ad esempio, gli aborigeni australiani. I popoli primitivi, infatti, ripercorrono l'infanzia stessa dell'umanità e lo stato primordiale, prelogico e pre-verbale, di ognuno di noi. Proprio gli aborigeni australiani dipingevano sulle rocce delle caverne i loro sogni. Questa loro attività onirica può essere paragonata all'attività onirica del feto che, in una comunicazione

4 empatica con la madre, plasma e modella il suo mondo esterno, sogna la sua creazione, riceve suoni, colori, nutrimento da una realtà invisibile: l'altro mondo di cui parlano i miti aborigeni non è situato su un altro pianeta, ma è integrato con questo e si sviluppa in una dimensione parallela alla nostra detta il tempo dei sogni. Il tempo dei sogni si dispiega in tre parti : prima viene il tempo Prima del tempo, poi il tempo in cui la terra fu Creata e infine il tempo attuale. Ma questi tre tempi non si susseguono cronologicamente, ma sono copresenti in una realtà atemporale che tutti li accoglie e li vivifica. Il mito della genesi non è nel passato, ma si rinnova adesso. I suoni sacri sono ricevuti in modo sciamanico, l'iniziazione avviene nelle caverne, che sono da sempre i primi tempi del sacro, i luoghi profondi dove le vibrazioni umane si connettono come un diapason alle vibrazioni della terra profonda, là dove sono i varchi extra-dimensionali, per penetrare nell' altro mondo. In un racconto australiano, l'iniziato viene trasportato da una corda su una roccia, che si apre inghiottendolo e si ritrova in un ambiente di luce, sulle cui pareti risplendono cristalli di rocca e gli aborigeni parlano tuttora di caverne fatte interamente di cristallo di quarzo. E ancora, gli aborigeni australiani sognano di essere immersi nell'acqua sacra e potente, fatta di quarzo liquefatto, un bagno di luce celeste che dovrebbe modificare le loro antenne recettive, sintonizzandole a tutti i livelli della luce, cioè della vita. I sogni mitici rievocano pertanto l'esperienza intrauterina; il sognare stesso, in definitiva, è un'attività regressiva in grado di metterci in comunicazione con la nostra verità più profonda, con l'inconscio collettivo e con la propria inesauribile fonte di creatività, quella totipotenza originaria in cui il mondo esterno era semplicemente, a sua volta, un sogno. Nella nostra cultura, purtroppo, il sognare e, ancor più, il sognare ad occhi aperti o il vivere di percezioni sottili, base dell'intuizione, o di canali non strutturati nella logica, extraverbali, viene svalorizzato e, anzi, spesso squalificato. Il bambino che insiste nel raccontare un suo sogno è abituato sin da piccolo a vederlo relegato in una sfera di irrealtà senza importanza ( è solo un sogno! ). Analogamente, i bambini più fantasiosi sono spesso bollati come sognatori, alludendo con questo ad una struttura di personalità che fatica a integrarsi con la realtà concreta, unica considerata importante, e destinata a qualcosa di astratto come la filosofia o l'arte. Certo, la società non li premia e le qualità spesso innate di questi bambini vengono costrette a rimanere inespresse. Il ruolo della psicoterapia, nel bambino come nell'adulto, dovrebbe consistere in un recupero della propria capacità di sognare e nello sviluppo di un'integrazione con gli aspetti della realtà quotidiana. Il sogno, a ben vedere, è un ponte tra due dimensioni: l'inconscio e il conscio, la notte e il giorno, il disordine e l'ordine. Il momento del risveglio corrisponde a un venire alla luce, cioè a un nascere, mentre il momento del sogno è un reincontrare l'oscurità primordiale, cioè una reinfetazione (Stilgenbauer, 2012). Il legame tra il sogno e il mondo intrauterino è confermato proprio dalla valenza che la parola sogno ha assunto nella nostra cultura, rimandando al contempo a qualcosa di ideale, che corrisponde spesso anche una realizzazione delle proprie potenzialità più autentiche (ad es. il realizzare il proprio sogno ), ma anche a una pseudo-realtà pericolosa che rischia di chiudere la persona al mondo esterno: in effetti, il grembo materno appare come un paradiso perduto, ma anche come un inferno-prigione dal quale non si riesce ad uscire (Stilgenbauer, 2012). Sul piano clinico, la situazione intrauterina dà origine tanto alla claustrofobia che alla claustrofilia (Fornari, 1984). EPIGENETICA E GENITORIALITA' CONSAPEVOLE Gli aborigeni australiani lasciano un segno dei loro sogni impresso sulle pietre, cioè simbolicamente sul corpo della Terra. Analogamente la madre rivive, durante la gravidanza, il proprio tempo onirico fetale e il nuovo sogno relativo al suo bambino.

5 Anche se è molto riduttivo passare dal tempo del sogno ai meccanismi biochimici delle emozioni, è giusto raccontare come la base della medicina psicosomatica consista in una traduzione in linguaggio biochimico dei nostri stati emotivi (secrezione di ormoni, attivazione del sistema immunitario, rilascio di neurotrasmettitori): i vissuti materni si trasmettono al feto sia per una comunicazione empatica sia materialmente, poiché gli ormoni secreti dalle ghiandole materne entrano nella circolazione fetale attraverso la barriera emato-placentare, andando a costituire il tessuto psicosomatico del nuovo nato. La madre appare cioè in grado di modulare l'espressione genica del nascituro. Ciò è stato messo in luce dalla moderna Epigenetica, la scienza che si occupa di rilevare gli effetti che l'interazione con il mondo esterno ha sul nostro patrimonio genetico. Essa rappresenta non una branca della Genetica, ma il suo significato intrinseco: sappiamo dalla Medicina e dalla Biologia che il fatto di possedere un determinato gene (genotipo) non equivale ad esprimerlo, cioè a far sì che esso si manifesti come carattere riconoscibile (fenotipo), ma che tale espressione è influenzata in modo sostanziale degli stimoli provenienti dall'ambiente. "La stessa plasticità epigenetica per lo sviluppo umano, che favorisce la vita, può prendere una piega sbagliata e condurre a una serie di malattie croniche in età adulta, se l'individuo sperimenta condizioni ambientali e alimentari avverse durante il periodo fetale" [Bateson et al., 2004]. Le influenze epigenetiche continuano anche dopo la nascita del figlio, poichè i genitori continuano a influenzare il suo ambiente. In particolare, le nuove, affascinanti ricerche scientifiche danno grande importanza al ruolo positivo dei genitori nello sviluppo del cervello. "Per il cervello in via di sviluppo del bambino, la società fornisce le esperienze più significative, influenzando l'espressione genetica, che determina il modo in cui i neuroni si collegano tra loro nella cosruzione delle reti neurali, che danno origine all'attività mentale" [Siegel, The Developing Mind, 1999]. In altre parole i bambini richiedono un ambiente stimolante per attivare i geni che sviluppano un cervello sano. I genitori continuano ad agire come ingegneri genetici, anche dopo la nascita dei figli. Il periodo della gestazione deve pertanto essere inteso non solo come il fisiologico accrescimento di una vita, ma soprattutto come momento interno di una successiva manifestazione esterna. Gli studi più recenti confermano addirittura che nei mesi precedenti il concepimento, i genitori agiscono come ingegneri genetici nei confronti dei figli. Negli stadi finali della maturazione dell'ovulo e dello spermatozoo, un processo chiamato "imprintig genomico" regola l'espressione di determinati gruppi di geni che modellano il carattere del bambino che deve ancora nascere [Surani, Reich e Walter, 2001.]. Tali studi confermano anche che quanto avviene nella mente dei genitori durante il processo di imprinting genomico ha una profonda influenza sullo sviluppo mentale dei bambini. Come scrive Verny, "è diverso se siamo concepiti nell'amore, nella fretta, nell'odio, se la madre ha deciso intenzionalmente il proprio bambino... il grande peso delle prove scientifiche emerse negli ultimi decenni suggerisce di rivalutare le capacità mentali ed emozionali del feto prima della nascita. Gli studi scientifici dimostrano che, sveglio o addormentato, il feto è continuamente sintonizzato con ogni gesto, pensiero ed emozione della madre. Sin dal concepimento, l'esperienza intrauterina modella il cervello e getta le basi della personalità e del pensiero più elevato." Il legame corporeo tra la madre e il nascituro, pertanto, sembra essere molto più complesso e profondo rispetto a quanto si pensava in passato: uno studio recente dell'università di Witten ha dimostrato che il cuore materno e quello fetale battono in sincronia, come se il battito del piccolo seguisse le orme di quello materno.

6 È emerso che a ogni tre battiti del feto ne corrispondono due della madre, ad ogni quattro battiti del feto, tre della madre. Il cambiamento dipende dal respiro materno, per cui sembra che il ritmo del respiro di mamma influenzi il battito fetale. Misurando la sincronia del battito di mamma e bebè, dunque, si potrebbero diagnosticare eventuali anomalie dello sviluppo e condizioni patologiche del feto. (da Bruce Lipton, La Biologia delle Credenze, Vincitore del "Best Book Awards 2006). Questi sono solo alcuni aspetti che vanno ampliati, approfonditi e personalizzati. Con l'intento di promuovere una genitorialità consapevole, nel senso indicato sinora, vogliamo proporre dei gruppi di genitori, per discutere in senso psicologico e medico il periodo d'attesa oppure una psicoterapia analitica individuale o di coppia, per risanare la conflittualità che può adombrare un periodo di creazione tra i più significativi della propria esistenza.

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