Tutti i colori del mondo

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1 Tutti i colori del mondo Teresa Senzasogni è nata nel vento. È nata da una matta, da una che figurati che vai a pensare che è incinta. Un paese intero che guarda da un altra parte, lei che ci cammina in mezzo 1. C era la fiera, in città. E mentre le raffiche di vento gonfiavano i teli dei carri, minacciavano la fiamma del mangiafuoco, sollevavano polvere e muovevano le criniere dei cavalli, la vecchia Senzasogni si è accasciata per terra e si è messa a gridare. 2 Mentre il vento faceva tremare i vetri delle finestre, urlava tra rami e rocce, rovesciava semi e terra, le acque si sono rotte. Nessuno ha sentito la vecchia matta. Un esserino è sgusciato fuori come un pesce dal mare [...] La vecchia ha guardato la figlia. // Il vento si è fermato. // Quella bambina sono io. 3 La vecchia Senzasogni si chiamava cosí perché dicevano che non dormisse mai. La bambina è stata battezzata con il nome di Teresa Senzasogni, ha ereditato il cognome popolare della madre, la matta di Gheel, in Belgio. 1 Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo, Feltrinelli, Milano 2011, p Ivi, pp Ivi, p. 16. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 1

2 Quando Teresa comincia a raccontare ha 26 anni. Lo dice lei stessa, a p. 11 di questo bellissimo romanzo dello scrittore veneziano Giovanni Montanaro, che di anni ne ha 29 (è nato nel 1983) ed è al suo terzo libro, dopo La croce Honninfjord (Marsilio, Venezia 2007) e Le conseguenze (Marsilio, Venezia 2009). Teresa è l io narrante, la voce di questa lunga lettera (131 pagine sulle 142 del libro) a Vincent Van Gogh, che Teresa ha conosciuto a Gheel, in Belgio. Gheel è una strana città. È nella Provincia di Anversa, nelle Fiandre, oggi ha poco piú di 35 mila abitanti, il suo nome, Gheel o Geel, è un colore, giallo, l etimo germina da un antica parola germanica. Dal XIII secolo Gheel è la piú grande comunità psichiatrica aperta del mondo. Nella città fiamminga i matti sono di casa: vengono ospitati dalle famiglie perché la santa cittadina Santa Dimfna, ragazza di origini irlandesi che nel VII secolo scelse il martirio per fuggire alle mire incestuose del padre era nota per curare le malattie mentali. Dimfna venne dichiarata santa nel I matti venivano ospitati nelle chiese, sperando che la santa li guarisse. Ma questi ultimi della terra si fusero con gli abitanti, iniziarono a lavorare la terra. Nei secoli, Gheel si è trasformato in un incredibile antimanicomio, prima di Laing e Cooper, prima di Basaglia e di Jervis. I matti anche oggi vengono ospitati dalle famiglie. La TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 2

3 città divenne e lo è oggi un modello di comunità terapeutica diffusa. Anche Vincent Van Gogh passò per Gheel. Nella fantasia di Giovanni Montanaro Teresa là conobbe e sognò di amare il grande pittore, ne condivise il misterioso destino. La ragazza lo ricorda, quell uomo dagli occhi verdi e dai capelli rossi, burbero, egocentrico ma dolcissimo, quell uomo che lasciava di nascosto in lavanderia i suoi disegni dai tratti forti, dove i cipressi sono fiamme nere contro un cielo che urla. Il personaggio di Teresa, che poi si definirà non senza sorprese nel corso del libro, nasce nella volatilità del ricordo: E non so neppure se vi ricordate di me, se qualcosa del mio viso, della mia voce, vi è rimasto nella memoria. È bellissimo l autunno a Gheel: è un autunno di pini rossi, campi giallo-verdi, siepi di pruni selvatici, terra di erica e torba. La vita di Teresa è cominciata lí, tra colori poetici 4 : l arancio delle volpi, il biancogiallo della schiuma della birra, il rosso dei tulipani, i bruchi trasparenti che diventano farfalle variopinte. Era la domanda che mi facevo sempre da bambina: come può da un tronco marrone venire fuori una mela gialla? Come può un arbusto verde dare delle bacche blu? 4 Ivi, p. 19. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 3

4 // A cosa servono cosí tanti colori?. 5 Anche la morte ha un suo colore 6, dirà piú avanti Teresa: la signora De Goos era morta per aver mangiato dei funghi velenosi: Aveva un volto sereno, ma come giallo-verde. 7 Vi ricordate di Gheel, signor Van Gogh?, chiede Teresa Senzasogni. Il paese che si chiama come un colore, anche se nessuno sa perché: il paese giallo. La capitale dei re e delle regine, dove ci sono piú nobili che a Londra e a Parigi, si esce di casa con una scala per salire sulle stelle e si baratta l oro con il pane, dove i bambini portano per mano gli uomini per insegnar loro le strade, le campane non suonano per non disturbare il sonno dei matti, Luigi XIV fa a pugni con un altro Luigi XIV. È possibile dimenticare tutto questo?? // Io ne ho il terrore. [...] Non ci sono solo i re e le regine, le prime ballerine e i proprietari dei giornali, i grandi ammiragli e i comandanti degli eserciti; per il mondo sono piú importanti i seminatori, i tessitori, i minatori, quelli che bruciano le stoppie, quelli che macinano il grano, gli operai, le prostitute, le donne che passeggiano tra le siepi di pruno, i cipressi che si incendiano al tramonto. Sono quelli che fanno il mondo. Che lo rendono meraviglioso e un po triste. 8...ogni cosa ha un suo colore. È cosí 5 Ibid. 6 Ivi, p Ibid. 8 Ivi, pp I colori tornano anche nei sogni. Teresa sogna la madre: Mia madre è tornata in sogno quella stessa notte. Era vestita di bianco, e TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 4

5 che esiste il mondo, signor Van Gogh; è questo il suo linguaggio. È dal colore che si capisce se i frutti sono maturi, se una bocca è sana, se un merlo è una femmina o un maschio, un insetto è pericoloso, un fungo commestibile, il giorno è finito e l acqua si può bere. Se si è felici o tristi. 9 Perché è lei, la terra, la terra marrone, che sa fare tutti i colori del mondo. 10 Gheel, il paese dell accoglienza, nelle pagine di Montanaro diviene un po il simbolo dell utopia politica: Lo hanno capito quasi subito che non eravate l uomo che stavamo aspettando, ma un viaggiatore capitato lí per caso. Vi hanno comunque rifocillato. Vi hanno dato il letto di Frank, perché era l unico libero. Molta gente quella sera dormiva in casa Vanheim, amici e parenti venuti da fuori. Ma a voi hanno comunque lasciato un materasso, che avete accettato ben volentieri dopo chissà quante notti passate all addiaccio. Non vi hanno fatto domande, non vi hanno chiesto se eravate un non aveva né occhi né gambe. Era magra, non parlava. Mi ha spaventato. Sembrava invecchiata, dall ultima volta che era venuta a visitarmi. Pallida. Avrei voluto svegliarmi, ma non ci riuscivo. Mia madre mi tratteneva dentro il suo sogno, e dietro di lei, piano piano, sono cominciati ad arrivare i colori, prima il giallo, poi il rosso, il blu, l arancio, il verde, l azzurro, uno dietro l altro, uno in mezzo all altro, io ci affondavo dentro, ci nuotavo, li spostavo con le mani, li mangiavo, i colori diventavano forme, ma forme strane, c erano pere nere e castelli blu, cavalli rossi e carciofi gialli. (p. 76). Tutti i colori del mondo è un libro innamorato dei colori e dei colori nella pittura, non solo Van Gogh, ma Chagall, Marc, Kandinskij, Klee. 9 Ivi, p Ivi, p. 85. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 5

6 ladro o un assassino, un evaso o un impostore. Vi hanno sorretto per aiutarvi a scendere le scale, prendendovi sottobraccio, e vi hanno portato a dormire. // È l accoglienza di Gheel; in quel momento eravate in difficoltà, e questo è sempre bastato nella nostra strana città per riempire una pentola e metterla sul fuoco. Non dubito che sia l unico posto al mondo dove accade. 11 Ma andare con la memoria agli anni passati non ha la dolcezza morbida della malinconia: Perché fa sempre cosí male, ricordare? 12 È un po anche fiaba, questa lettera a Van Gogh di Teresa Senzasogni, ragazza di 26 anni che ascolta i ricordi: I ricordi si rincorrono, si sommano, si sovrappongono. Giocano con me. Si burlano di me. Si chiariscono, si smentiscono, si contraddicono, e poi d un colpo minacciano: raccontano per filo e per segno tutto quello che non siamo diventati. E poi di nuovo ci consolano, tolgono parte di quel dolore, dimenticano con noi. Ci danno ragione. // Ho troppo tempo, qui, per ricordare Ivi, pp Ivi, p Ivi, p. 42. La voce del romanzo, intonata alle pagine di una lunga lettera, ricorda un po il Tiziano Scarpa di Stabat Mater, le lettere di Cecilia alla signora madre. È l impressione anche di Ermanno Paccagnini nella recensione al libro di Montanaro su La Lettura / Corriere della Sera, 18 marzo TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 6

7 Ma la scrittura di Montanaro, se è anche quella della fiaba nel piacere della narrazione, quasi nello stupore di dipingere i dettagli, rivela una prosa classica nella sua nitidezza da pittura fiamminga: l ambiente della festa per accogliere Van Gogh, il nuovo matto di Gheel (ma l uomo dai capelli rossi compare come un ombra al vetro della finestra), gli oggetti, gli arredi, le pose e le distanze tra le persone 14 è un modello di descrizione d ambiente, ha la plasticità e le luci, i colori di una scenografia, una regia. Le pagine sull arrivo di Van Gogh ombra, oltre la finestra (48-51) sono un modello di narrativa figlia del grande romanzo europeo dell Otto- Novecento. Montanaro ha la gioia di raccontare una storia e sa tendere il filo della narrazione frase dopo frase, nella punteggiatura e nelle pause; l io di Teresa Senzasogni è un pennino morbido ma preciso come un bisturi: pensieri e batticuori diventano corpo, lo sguardo fotogramma, e restano nella mente del lettore. È raro, nella piatta narrativa italiana di oggi, ritrovare questo piacere della lettura, essere cosí assorbiti dal racconto gustando la gioia dello stile. Si veda anche l angolazione dello sguardo, come l inquadratura e il movimento di una macchina da presa, dell io narrante sull oggetto, e come vira velocemente dal quadro esterno (lo spazio, gli arredi, Van Gogh) 14 Cfr. p. 45. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 7

8 all annotazione psicologica intima: Avete cominciato ad andare su e giú con la matita, e non c era nessuna parola che potesse riempire il foglio in quel modo, che potesse seguire quelle linee, non ci sono frasi che si scrivono cosí grandi, e poi di nuovo vi si è acceso lo sguardo, quello del giorno prima, oltre il vetro della finestra, quello che mi piaceva davvero, e sembrava quello dei minatori che tornano a casa al tramonto, quello dei seminatori quando esce la tempesta, quello di mia madre prima di partorirmi, quello di Joëlle il giorno in cui è divenuta donna davvero; voi avevate tutti quegli sguardi, e il mio. // E allora ho capito. // E penso sempre che sí, quello è stato il giorno in cui, senza saperlo, ho cominciato a innamorami di voi. 15 È il disegno, il segno brutto di Van Gogh a far innamorare Teresa: Una grande quercia, tutta nera, spessa, grossa, tracciata e ripassata con la matita, senza foglie, e una casa, dietro alla quercia, con la porta chiusa, storta, infilata dietro i rami spogli, il tetto un po tondo, curvo, che schizza verso il cielo come la punta di uno zoccolo. Poi una strada, dei ciottoli, un sentiero stretto che va verso una collina ma poi sparisce, tutto di sassi. E una figura, pallida, china, grigia-azzurra, di spalle, vestita da uomo, con un cappello calcato sulle orecchie, che cammina e si capisce che va piano. Sono certa che non ha fretta. Forse è il 15 Ivi, p. 63. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 8

9 movimento della gamba, appena accennato; è un passo breve. [...] Non avevo mai visto niente di simile, quei tratti cosí grossolani, imprecisi. Erano fatti male. Ma sentivo che in un modo o nell altro mi riguardavano, avevano a che fare con me. Avevo provato una sensazione simile solo guardando l alba, o ascoltando la pioggia, tenendo una farfalla su un dito o vedendo nascere un vitellino. Erano fatti male, quei disegni, erano brutti, ma c erano le cose per come sono. Perché in fondo è la bruttezza che ha sempre salvato il mondo, è questo che insegna Gheel. 16 È un omaggio all arte di Van Gogh che nel libro si amplia alle grandi icone della pittura fiamminga e nordica: il ritratto dei matti di Gheel in corteo rinvia a Brueghel o addirittura a Bosch: Lo vedo ancora, quel corteo. // Quell insieme di sguardi vuoti, persi o arrabbiati; chi si tiene in piedi a stento e chi avanza fiero, chi si aggrappa a un altro e chi spinge, chi fa lo sgambetto, chi borbotta 16 Ivi, pp , corsivo nel testo. Naturalmente sono numerosi, nel romanzo, gli omaggi all espressionismo brutto di Vincent Van Gogh. Cosí, nella lettura del romanzo, i rinvii iconologici sono numerosi. Fra i simboli dell arte del pittore olandese negli occhi dello scrittore le variazioni sui girasoli, da Vaso con girasoli (agosto 1888) all omologo Vaso con quattordici girasoli, che è lo stesso quadro rifatto nel gennaio 1889; la serie dei cipressi, da Campo verde di grano con cipresso (giugno 1889), con il grande cipresso verde-nero baricentro della composizione figurativa, albero che ritorna nello stupendo e celeberrimo La notte stellata (sempre del giugno 1889), il Campo di grano con cipressi (luglio 1889); albero piú snello ma baricentrico anche nel sublime Strada con cipresso sotto il cielo stellato (maggio 1890, tutti del periodo di Saint-Rémy). Va citato anche Oliveto (giugno 1889), dove gli olivi come scrive Montanaro per voce di Teresa Senzasogni sono storti, figure inquiete nei tronchi, nei rami, nelle fronde, come il terreno e il cielo, sembrano scossi dalla tempesta. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 9

10 preghiere e chi in chiesa non si inginocchierà, perché non chiede un miracolo ma un risarcimento. // Tutti avanzano verso un altare, tutti verso lo stesso Dio, tutti per la stessa grazia. 17 È la lingua a denudare la pazzia, quella follia finora allusa, lasciata intuire: Io sono una pazza. / E voi siete un pazzo. Un povero pazzo. // Fanno male, le parole. / Certe volte sono cosí esatte che diventano lame, lame che tagliano, che fanno sanguinare, che si conficcano nella carne. Hanno la precisione di un macellaio che squarta un vitello, le parole. / Pazzo. C è sempre qualcuno che lo dice, prima che uno cominci a dirselo da solo. 18 È un passaggio molto bello del romanzo, dove è piú evidente la metafora lingua-carne, alla base di questo libro ma anche di ogni scrittura che ambisca, nei limiti teorici del termine, a essere vera. Un icona dell arte di Van Gogh sono i girasoli. Se i cipressi sono contorte fiamme nere contro un cielo di astri circolari, i girasoli nei quadri del pittore olandese sono persone. Nel romanzo di Montanaro i girasoli diventano la metafora drammatica dell amore impossibile di Teresa e Vincent. Lo scrittore veneziano dedica al fiore giallo simbolo di Van Gogh due pagine di assoluta bellezza: 17 Ivi, p Ivi, p. 99. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 10

11 Noi siamo due girasoli dipinti su uno sfondo blu. Due fiori gonfi, maturi, affrontati, come se si guardassero, come se si parlassero all orecchio. Uno sembra proteggere l altro. Non si capisce bene dove sono appoggiati: forse su un tavolo ricoperto da una stoffa, forse su un cielo azzurro. Uno dei due ha dentro come una pupilla, un occhio inquieto, e le corolle sembrano fiamme. È uno sguardo che brucia, che arde. Come il vostro. I gambi dei girasoli non si sa bene dove cominciano, forse sono ancora attaccati alla pianta. Ma a me pare che i due fiori siano stati recisi; lo si capisce da un ombra che hanno, come se avessero già cominciato a sfiorire. Sono due. Sembrano stringersi, abbracciarsi, cercare calore. Siamo noi due? Siamo noi due, qui? Non ci credete, che mi avete ricordato di esistere? Proprio voi, un povero pittore fallito. Sono le vostre parole, le ho udite qui, ripetute spesso, in questo dedalo di corridoi biancoarancio, all ombra del gigantesco pino del parco colpito da un fulmine, passando davanti alla vostra bella finestra affacciata sui monti. Sono un povero pittore fallito. Avete venduto un solo quadro in vita vostra, siete rovinato TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 11

12 dall assenzio e dal tabacco, non avete piú denti, solo una benda sull orecchio sinistro che vi siete tagliato non si sa perché. Le vostre tele servono ad accendere stufe d inverno; valgono al massimo un piatto di lenticchie in una locanda, un paio di scarpe vecchie, e solo perché esiste ancora gente caritatevole. Eppure, mi avete fatto vedere che il mondo esiste ancora, al di fuori di qui. No, non saremo mai sconfitti, signor Van Gogh. Possono legarci, rinchiuderci, spogliarci, rasarci, toglierci il nome. Possono costringerci nelle vasche di acqua gelida, strapparci le tonsille e le radici dei denti, spingerci le pupille dentro le orbite con i polpastrelli per farci calmare. Ma noi resisteremo. Perché siamo arrivati al paese dei colori, siamo dentro quelle tele. In quelle tele, ci siete voi. Siete un piccolo caffè, un covone, una scala, una melagrana, un mulino, un ramo di mandorlo. Siete dappertutto. Se avete il giallo dentro, anche il cielo diventa di quel colore. Se siete rosso, il rosso inonda una vallata, riempie i tetti e gli zoccoli, finisce dentro gli occhi delle donne, nei tronchi, in tutti i corrimano delle case. E poi ci sono mucche azzurre, ma solo perché hanno la serenità di un lago, e piccole case gialle, inquiete e spaventate come vespe. E ci sono io. Anch io sono una sedia, una barca, la pala di un mulino. Ci siamo tutti. C è Gheel. C è tutto TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 12

13 questo dolore senza senso, questo dolore che ci annienta. Ma c è anche tutta questa speranza, che ha ancora meno senso. Ci siamo noi, poveri miracoli mancati. E ci sono anche tutte le strade che avete percorso, tutte le scarpe che avete consumato, tutti i passi che avete fatto. Che abbiamo fatto. Per ritrovarci qui, insieme. Al manicomio di Saint-Rémy. Due poveri pazzi. Non siamo nient altro che due poveri pazzi. 19 Sono due pagine perfette, di uno scrittore ispirato nella visione e nella scrittura, teso, che canta con la voce e gli occhi della sua protagonista. È il preludio alla parte piú drammatica del libro, la quindicina di pagine finali che concludono la vicenda o il sogno, la lettera invocata, immaginata di Teresa al suo Van Gogh, pagine che attraversano la follia e la medicalizzazione della follia, che nella loro lucida visione qui come un dagherrotipo rinviano a Foucault, Laing, Basaglia, Jervis. A cominciare dall ambientazione: lo studio del dottor Tarascon, al quinto piano dell ospedale, era sempre gelido. Il dottore fumava la pipa e teneva le finestre aperte, [...] Io ero davanti a un tavolino, vestita di una tuta di lino, molto leggera, e fissavo una lampada a olio finché non mi restava impressa 19 Ivi, pp TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 13

14 negli occhi. Avrei voluto mettere la mano sulla fiamma, scottarmi, farmi male, sentire che quel corpo esisteva ancora. Ma avevo i polsi legati. 20 La realtà del manicomio nell Ottocento viene narrata attraverso gli occhi di Teresa ma anche tramite le carte mediche, in corsivo, con la loro apparente, impassibile obiettività scientifica. Ed ecco il colpo di scena, una pioggia di aghi ghiacciati: Teresa è un ermafrodito, ha sempre pensato, agito e desiderato come donna, ma il suo corpo rivela un piccolo pene. Ed ecco che con una virata abile e raggelante, Montanaro sposta la macchina da presa dalla psicologia di Teresa Senzasogni (dai suoi pensieri, dalla sua anima) al suo corpo. E il suo corpo diviene oggetto di indagine, viene esposto alla lezione universitaria, la Scienza decide anche la sua nuova identità: Il mio nome è Thierry Savel, ho compiuto ventisei anni da poco, ma sono nato dieci anni fa. 21 Teresa è come la matta nella scena finale di Family Life, lo stupendo film di Ken Loach 22 : non persona ma oggetto di 20 Ivi, p Ivi, p Family Life (1971) di Ken Loach, con Grace Cave, Hilar Martyn, Sandy Ratcliff, presentato al 25 Festival di Cannes, ispirato all antipsichiatria di R.D. Laing, film nato dal dramma televisivo inglese In Two Minds di David Mercer. Piú positivo, colorato, ma sempre legato al clima meraviglioso e contraddittorio di quegli anni, è il film Diario di una schizofrenica (1968) del poeta e regista Nelo Risi, dal libro omonimo di Marguerite Andrée Sechehaye (Journal d une schizophrène, P.U.F. Paris, ed. it. c/e Giunti G. Barbèra, Firenze, 1955, trad. di Cecilia Bellingardi, presentazione di TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 14

15 studio, corpo da indagare, guardare attraverso la lente, esaminare senza trattenere un ghigno. La società ha costruito il matto e la scienza rende ufficiale, e trasforma in oggetto di studio, alla pari di un libro o un vetrino o un reperto anatomico, il prodotto di quella costruzione, una persona svuotata. Le pagine finali di Tutti i colori del mondo ( ) sono perfette per una lettura ad alta voce, per un teatro di occhi sbarrati, di voce sospesa nel ghiaccio. È in questa sezione che la pagina svicola via via dalla narrazione classica e canta, balbetta, in una filastrocca-ninna nanna senza senso (o con tutti i sensi del mondo), come nella poesia. Vanno lette come un balbettío di sillabe singhiozzate e bamboleggianti, con gli occhi che vedono l invisibile. È il manicomio, non piú l utopia di Gheel. Piú in là, sembra dirci Giovanni Montanaro in questo capolavoro, ci sono gli esperimenti del dottor Mengele. C è Auschwitz. Novembre 2012 Cesare L. Musatti). Il cast del film scritto con la consulenza di Franco Fornari è formato da Ghislaine d Orsay, Margarita Lozano, Umberto Raho, Gabriella Mulachié. TUTTI I COLORI DEL MONDO ROBERTO LAMANTEA 15

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