Van Gogh e Munch della deformazione

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1 Van Gogh e Munch pittorigogh della deformazione Van e Munch Pittori della deformazione Sara Paganini Liceo Artistico Cardarelli A.s 2011/2012 Classe 5^D Sara Paganini classe 5d a.s 2011/12

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3 Van Gogh e Munch Pittori della deformazione Sara Paganini Liceo Artistico Cardarelli A.s 2011/2012 Classe 5^D

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5 Indice Van gogh Episodi che segnano la sua vita d artista Mangiatori di patate Ritratto di Perè Tanguy Notte stellata Autoritratto con tavolozza Campo di grano con corvi Edvard Munch Episodi che segnano la sua vita d artista Bambina malata Pubertà L urlo Sera sul corso Karl Johann

6 Introduzione Il tema della deformazione è la cosa che ha colpito di più la mia attenzione, in questo anno di Storia dell arte. Ho deciso di intraprendere un analisi più approfondita di questi due artisti che hanno anticipato la prima avanguardia storica del 900: l Espressionismo. Van Gogh e Munch hanno frequentato luoghi comuni, come per esempio Parigi, che li ha messi a stretto contatto con l Impressionismo che ormai era costretto a scomparire, dopo un ventennio di gloria. Van Gogh con le sue deformazioni voleva esprimere e dimostrare allo spettatore una sua visione personale, interiore, della realtà. Munch usava la deformazione per esprimere angoscia, alienazione, disperazione. Lui stesso definisce la pittura diversa dalla natura.

7 Vincent Van Gogh Il mio grande desiderio è d imparare a fare delle deformazioni, o inesattezze o mutamenti del vero; il mio desiderio è che vengano fuori, se si vuole anche delle bugie, ma bugie che siano più vere della verità letterale. Episodi che hanno segnato la sua vita d artista Vincent Willem Gogh nasce in Olanda nel 1853 da un pastore protestante e dalla madre figlia di un rilegatore della corte olandese. Dopo un primo tentativo come venditore d arte (1869), Vincent decise di provare a fare i test di ammissione alla facoltà di teologia di Amsterdam, fu in seguito respinto(1875). Inizio dell amicizia con il pittore olandese Anthon van Rappard, questo portò nella vita di Vincent un incredibile svolta, lo avvicinò ancora di più al mondo dell arte. Dopo essersi trasferito a Nuenen, dove vive a stretto contatto con contadini e minatori, nell aprile del 1885 dipinge le due versioni dei Mangiatori di patate. Ad Anversa viene a contatto per la prima volta con le stampe giapponesi, i soggetti e i colori lo colpiscono a tal punto che saranno poi lo sfondo di alcuni suoi ritratti tra cui quello di Père Tanguy datato Durante il 1886 Vincent si trasferisce a Parigi. Ne rimane colpito, e ne parla in una lettera: «non c è che Parigi: per quanto difficile possa essere qui la vita, e anche se divenisse peggiore e più dura, l aria francese libera il cervello e fa bene, un mondo di bene»1. Quando decide di trasferirsi ad Arles invita anche l amico Gauguin e per un breve periodo riescono a convivere nella famosa casa gialla dipinta numerose volte da Van Gogh. Questa convivenza è utile ad entrambi, durante questo periodo Van Gogh crea numerose opere, tra cui La notte stellata. Dopo una lite Gauguin decide di tornare a Parigi, Vincent la stessa notte della lite decide di tagliarsi il lobo dell orecchio destro Vincent esprime al fratello la sua volontà di essere internato in una casa di cura, l otto maggio entra a Sant-Rémy-de-Provence, dove dipinge Girasoli ed Iris e numerosi autoritratti tra cui Autoritratto con tavolozza che andremo in seguito ad analizzare. Nel 1890 muore ad Auvers-sur-Olse a pochi chilometri da Parigi, aveva appena terminato quello che sarà il suo ultimo quadro Campo di grano con corvi.

8 I mangiatori di patate Il dipinto è datato 1885, ed è stato eseguito a Nuenen un paese di minatori. L artista è particolarmente interessano alle fisionomie dei contadini del paese: i lineamenti sono marcati, la fronte è bassa e le labbra sono carnose; le donne portano delle cuffie bianche. Per l ambientazione l artista visita numerose case per studiarne gli interni dal vero. Vincent invia numerosi schizzi al fratello Theo, uniti alle lettere, con esse vengono invitate delle stampe di una litografia del quadro, non ancora terminato. Lo sfondo è l interno di una casa contadina di Nuenen, quella dei De Groot dove Vincent trascorre lunghe sere a lavorare. La messa in scena è creata da cinque contadini intorno a un tavolo, immortalati nell atto di mangiare il pasto serale, servendosi tutti dallo stesso piatto posto al centro del tavolo, l uomo più anziano offre, tenendola nella mano una patata alla moglie: è un gesto umile, ma pieno di orgoglio e di affetto. La donna a destra sta versando il caffè. Il quinto personaggio è la fanciulla di spalle. La famiglia è racchiusa in un atmosfera profondamente umana, che coinvolge non solo tutti i sensi con la forma, il

9 colore, il tatto, ma anche i sentimenti in un atmosfera di comunione quasi tattile. Si sente la comunione con la terra, con il corpo e tra persone che hanno la stessa esistenza, che affrontano la stessa vita, condivisa ed accettata, con umiltà, ma con consapevole dignità. Le ingenue aspettative, espresse dallo sguardo spalancato della giovane donna al centro della famiglia, fanno da contrappunto alla rassegnazione al proprio destino della donna più anziana. I personaggi hanno la stessa storia e condividono lo stesso destino. La fanciulla di spalle non si vede; forse perché non ha ancora sul volto e sulle mani i segni del proprio lavoro, del resto si intuisce che ha lo stesso destino degli altri membri della sua famiglia, quel destino che lei vede riflesso nella comunione familiare davanti a lei. I volti accentuano il carattere di assoluta devastazione esistenziale di queste persone. Van Gogh vuole mostrare i segni della fatica quotidiana con cui l uomo, attraverso il lavoro manuale interagisce con la natura e si trasforma. La natura è la terra, che bisogna scavare per tirar fuori le patate cioè il mezzo di sostentamento della famiglia, con le proprie mani. Dal quadro emerge la posizione di grande amore verso l umanità di Van Gogh. Egli è molto legato a questo soggetto perché si sente uno di loro, in una lettera destinata al fratello Théo scrive: «Sono un pittore di contadini». Lo spirito con cui si accinge ad affrontare questo tema è caratterizzato dalla volontà di far uscir fuori dalle cose il loro più vero significato. In questo lo aiuta la deformazione realistica di Daumier1: semplificare e intensificare, passando dalla caricatura alla concentrazione drammatica. Secondo Vincent le figure umane non dovevano essere accademicamente corrette, in una lettera a Theo scrive : «Se si fotografa uno zappatore, indubbiamente allora non starebbe zappando». Ciò che egli ha voluto mostrare nei Mangiatori di patate non è l abilità nel copiare la realtà. L artista dipingendo questi visi e queste mani, che raccolgono ciò di cui adesso si stanno nutrendo, vuole esprimere il ciclo vitale dell alimento tratto dalla terra per nutrire questi corpi che ritorneranno alla terra, a questo proposito Vincent scrive al fratello: «ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Ho voluto che facesse pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole»2. Questo ci fa capire quanto l animo di Van Gogh fosse sempre vicino ai valori umani dell Ottocento. I termini usati nella lettera: gente, mani, terra, lavoro manuale, vogliono riportare la spiegazione del titolo del dipinto che vuole enfatizzare l atto del mangiare, che è la forma di comunione più intima, l interiorizzazione di un mondo che accomuna tutti intorno al tavolo, la soddisfazione di utilizzare il frutto dell interazione del proprio lavoro, delle proprie mani e della propria terra. Con questo dipinto Van Gogh non affronta la questione sociale, magari inneggiando ad un apologia del lavoro, ma attraverso le patate

10 si vuole esprimere l amore per la terra, o meglio l identificazione con essa. La patata quasi si confonde con la mano; i vestiti, i visi e le mani, i colori scuri e sporchi sanno di terra e di patate. Alla resa oggettiva della realtà si sostituisce un interpretazione di essa, nel quadro Van Gogh applica delle deformazioni. I volti, le mani e gli stessi corpi sono dipinti in modo caricaturale per enfatizzare ed intensificare la verità. I visi, spigolosi, un po irregolari, bitorzoluti, le mani nodose, ricordano le forme delle patate, il modo con cui rappresenta i caratteri somatici, con cui caratterizza alcuni dettagli, con cui utilizza la luce per caratterizzare alcune parti del quadro e per offuscarne altre, evidenzia la capacità che ha Van Gogh di deformare per caratterizzare. Questa assimilazione visiva dei Mangiatori di patate alla forma e al colore delle patate stesse e della terra da cui sono tratte, sembra quasi evocare la celebre affermazione materialistica di Feuerbach secondo cui «l uomo è ciò che mangia»3. È la luce che determina gli effetti chiaroscurali all interno della stanza. È la luce che illumina e rivela l espressione dei volti, che illumina la tavola. Le deformazioni applicate nei dipinti di Van Gogh sono un approccio al mondo figurativo che tradisce senza dubbio l inizio dell atteggiamento che sarà proprio degli espressionisti in pittura. Trasfigurare, deformare, avendo un intento espressivo. 10

11 Ritratto di Père Tanguy Ritratto di Père Tanguy Nel 1886 van Gogh inizia a frequentare la bottega Parigina di articoli per belle arti di Père Tanguy, comprava quadri direttamente dai pittori in cambio del materiale per dipingere. Pissarro era stato suo cliente per molti anni e aveva convinto gli amici a comprare i colori dal vecchio negoziante che era stato in gioventù un soldato della Comune. Tanguy metteva in pratica gli ideali comunardi, che propugnavano la realizzazione di un mondo migliore, aiutando i giovani artisti, facendo loro credito e offrendogli da mangiare, e facendosi rimborsare con le opere da loro dipinte. Egli veniva soprannominato père, cioè papà, dai giovani artisti. Per lungo tempo fu l unica persona a esporre le tele di Vincent e fu presso

12 di lui che Van Gogh strinse amicizia con il simbolista Emile Bernard4 ed è proprio lui che in una sua lettera racconta come è nata l idea di ritrarre Tanguy: «Vincent veniva spesso a trovarmi nel mio atelier costruito in legno nel giardino dei miei genitori ad Asnières. Fu là che ci venne in mente di fare i ritratti di Tanguy. Vincent si accinse anche a farmi un ritratto ma dopo aver litigato con mio padre che non voleva che lui continuasse a darmi consigli circa il mio futuro, si arrabbiò al punto di piantar lì il mio ritratto e di portare via, incompiuto, quello di Tanguy, mettendoselo sotto il braccio che non era ancora asciutto». Tra il 1887 e il 1888 l artista gli fece due ritratti, usando come sfondo alcune delle stampe giapponesi sue e del fratello, da sinistra: un Paesaggio invernale di Hiroshige5, un Attore in parte femminile di Kunisada6, fiori da stampe popolari; al centro è una delle Trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai7; a destra una delle Cento vedute di Edo di Hiroshige e la Cortigiana di Eisen8. Lo stesso Tanguy è rappresentato secondo il modo orientale, come una sagoma scura che si staglia davanti al fondale decorativo. Il ritratto vuole evocare quel senso di serenità che Vincent cercava per se stesso: il colore luminoso rappresenta un cambiamento nello stile dell autore. L idea del ritratto circondato da oggetti d arte era allora comune tra gli artisti di alta cultura e curiosità: con grande consapevolezza Van Gogh raffigura sia la sua amicizia con père Tanguy, sia il suo amore per l arte esotica. La posa di Tanguy, perfettamente frontale vuole ricordare sia l arte medievale, sia le prime pose fotografiche. La figura e le mani strette in grembo vogliono evocare la fissità delle figure orientali, e il senso dell impegno sociale del protagonista del dipinto; è stato anche detto che Vincent ha volontariamente dato un aspetto da monaco buddista giapponese a Tanguy, essendo il Giappone il paese che Van Gogh associava all idea di una società ideale incorrotta, e secondo questa interpretazione le stampe che si vedono sullo sfondo avrebbero il compito di evocare la stessa associazione di idee. Le mani, strettamente congiunte, sono piene di vita e di fermezza. L artista non ha idealizzato l anziano combattente, e si è concentrato sulla realtà psicologica dell uomo, la cui espressione lascia trasparire la sua bontà d animo. Il ritratto è molto affettuoso. Siamo proiettati verso il suo sguardo, un po perso e quasi infantile, dagli occhi acquosi, da vecchio. I tratti rozzi, specialmente gli occhi, sono resi con forza. C è un amorevole ricerca delle qualità dell amico. La faccia è intensamente viva; lo spirito dell uomo si diffonde intorno a lui irradiandosi nei tratti e nelle pennellate. Vecchie sono anche le mani, con le unghie sottolineate dal tono compatto di colore. La pennellata a piccoli tocchi, poco adatta a questa iconografia, è sostituita da una stesura compatta, a striature qua e là sottolineate di bianco. I tocchi di verde e rosso nel volto, nel cappello e nelle mani, contribuiscono a fondere il personaggio con il contesto alle sue spalle. Questo dipinto è attualmente conservato a Parigi al Musée Rodin. Si racconta che fu lo stesso Rodin8 a comprare il quadro dopo la morte di Tanguy, che aveva fissato un prezzo altissimo al suo ritratto, per essere sicuro che nessuno lo comprasse. 12

13 Notte stellata Il quadro di van Gogh Notte stellata è stato dipinto nel giugno 1889, durante il soggiorno di Van Gogh presso la casa di cura di St. Rémy. Il suo comportamento era imprevedibile in quel periodo, a causa delle intensità dei suoi attacchi. Diversamente da altri dipinti di Van Gogh, Notte stellata fu dipinto a memoria, e non all aria aperta come l artista preferiva. Questo spiega l intensità emotiva dell opera, più acuta che in altri dipinti dello stesso periodo. L artista rimase sveglio tre notti ad osservare la campagna che vedeva dalla sua finestra, affascinato soprattutto dal pulsare di Venere, che appare, soprattutto all alba, come una stella più grande delle altre. Il quadro che realizza non è tuttavia una fedele riproduzione del paesaggio che egli vedeva, ma una immaginaria visione in cui affiorano anche elementi, quali il quieto paesino, presi dai suoi ricordi olandesi. Van Gogh aveva abbandonato la fede cristiana, ma scrisse al fratello Théo: «Ho un terribile bisogno della religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle». Il cielo, la natura, la notte stellata diventano in un certo senso il sostituto della religione attraverso cui Van Gogh si collega all infinto, all Universo. Nell analisi della Notte stellata

14 si possono distinguere tre elementi : il cipresso cupo, il paesino con la chiesa tradizionale ed il cielo ondulato con le sfere luminose. Nella Notte stellata Van Gogh vuole rievocare i ricordi del suo paese natio olandese così ordinato e tranquillo, il paese rappresentato nel quadro raffigura la chiesa del paese, simbolo della religiosità passata. Durante quel periodo cominciò a dipingere cipressi: «il cipresso è bello come legno e come proporzioni, è come un obelisco egiziano. E il verde è di una qualità così particolare. È una macchia nera in un paesaggio assolato, ma è una delle note più interessanti, la più difficile a essere dipinta che io conosca»10 Il cupo cipresso è espresso da una corrente ascensionale, informe e vigorosa che come una nera fiamma, lo porta in un vortice di abbaglianti e stupefacenti sfere di luce e di fuoco che si irradiano in un cielo sereno. Il pittore si lascia prendere dalla luce, dalla passione, dal vorticoso movimento per partecipare alla tormentata vita dell Universo. L intensità dei sentimenti è espressa da un esecuzione vigorosa, esaltata, brutale, intensa. Il disegno della Notte stellata è rabbioso, potente, forse un po grossolano, ma nello stesso tempo efficace. Il cielo, le stelle, la luna sono uniti da un movimento ondulatorio che coinvolge lo spettatore in un osservazione estatica. Una misteriosa energia sospinge il movimento delle stelle. Vincent in una lettera al fratello Theo scrive: la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno Nella Notte stellata Van Gogh cerca di rappresentare quella vita, che attribuisce alla notte. Il tormento che si sente nella Notte stellata, il fuoco, la luce, sono il riflesso del proprio tormento esistenziale che parte direttamente dal cuore e si esprime nei tratti incisivi, forti, quasi violenti della pittura. Non è il paesaggio, come negli impressionisti, che arriva all anima ma è il sentimento dirompente, come il nero ed informe flusso ascensionale, che trasforma la natura, rendendo la notte stellata una realtà trasfigurata dai sentimenti di Van Gogh. Egli ha intenzione di allontanarsi dalla diretta osservazione della natura, per esprimere uno stato d animo attraverso la libera fantasia, per liberare le proprie emozioni piuttosto che ricercare un aspetto nascosto del paesaggio. 14

15 Autoritratto con tavolozza

16 1889, Van Gogh si trova nell ospedale psichiatrico di St, Rèmy, si era appena ripreso da una crisi che per giorni lo lasciò incosciente, quando decise di autoritrarsi. Decide di rappresentarsi nell atto di dipingere, con la mantellina e la tavolozza, convinto che dipingere fosse l unico mezzo veramente efficace per contrastare la sua malattia: «Il lavoro mi distrae infinitamente di più di qualsiasi altra cosa e se io riuscissi una buona volta a dedicargli tutte le mie energie, sarebbe probabilmente il rimedio migliore». La sua malattia consisteva, in crisi caratterizzate soprattutto da allucinazioni e attacchi di tipo epilettico, quando si manifestavano, l artista cadeva in uno stato di profonda depressione, ansietà e confusione mentale, tanto da renderlo totalmente incapace di lavorare. Con i colori cerca di rendere l idea della malattia, usa un tenue giallo e un verde acido per il volto, contro cui risaltano i capelli gialli. Lo sfondo blu-viola, tracciato con piccole pennellate, si sviluppa un moto circolare concentrico, che ricorda un aureola. L artista si vuole forse rappresentare in questo particolare autoritratto come martire della pittura. Il pittore vuole probabilmente usare lo sfondo per accentuare il carattere che vuole attribuire alla propria figura. La pennellata è a corpo, sulla crosta pittorica si vede ogni piccolo tocco del pennello sul colore ancora fresco; ogni movimento fatto dal pittore rimane impresso sul dipinto. Questo esprime ulteriormente l idea di Vincent di proiettare, nei suoi dipinti sé stesso imprimendovi una propria traccia esistenziale. Van Gogh esagera il rosso dei capelli per creare delle lingue di fuoco, e usa per lo sfondo un colore, blu-viola intenso per far risaltare maggiormente l aspetto fiammeggiante dei capelli, un effetto misterioso come di una stella nell azzurro profondo. Il ciuffo a fiamma può ricordare l iconografia cristiana della pentecoste, ovvero l uso di raffigurare lo Spirito Santo che discende sulla Vergine e sugli apostoli sotto la forma simbolica di lingue di fuoco poste sul capo. Lo sguardo è deformato, il viso è posto a tre quarti mentre gli occhi guardano fisso verso lo spettatore, guardandosi in uno specchio per ritrarsi, dipinge ciò che lui vede di se stesso attraverso i suoi stessi occhi. Lo spettatore vede in questo autoritratto l anima e l essenza di Vincent. Il carattere deformante che il pittore pone sullo sguardo serve ad enfatizzare l importanza degl occhi che sono lo specchio dell anima. 16

17 Campo di grano con corvi L opera è datata 1890, ed è stata realizzata poco tempo prima del suicidio e giudicata dalla critica il suo testamento spirituale. Spesso si sostiene che il campo di grano ha dei toni drammaticamente cupi, accentuati dal funereo volteggiare dello stormo di corvi neri e dalle pennellate rabbiose e scomposte. Cupo in realtà è solo il cielo, che da un blu rassicurante passa a tonalità cromatiche sempre più scure. L artista infatti non vede futuro per la sua esistenza immediata, anche se la sua anima continua a vivere. Il campo di grano è così mosso che sembra una foresta in fiamme, in cui strade vuote, che portano verso l ignoto, cercano di farsi largo e su cui volteggiano tristi presagi: i corvi neri appunto, che sembrano arrivare come avvoltoi su un cadavere. Nell ansia di cercare qualcosa che colleghi il campo di grano al cielo, l artista non trova altro che se stesso, svuotato, e i corvi neri sembrano essere la conseguenza ineluttabile della devastazione: stanno per arrivare come una minaccia incombente, una tempesta della natura. Non essendoci luminosità nel cielo, appare chiaro che i campi sono gialli soltanto perché ricevono una luce dall interno. La strada infatti non è una mediazione, ma appunto un ansia, un desiderio oscuro, nervoso, che in questo tentativo, vano, di trasformare la realtà, si rende conto di non avere forze sufficienti. La tela è un grido di dolore, accentuato dal ritmo a strappi, vorticoso, delle pennellate. Qualche giorno dopo aver finito l opera, van Gogh scriverà l ultima lettera a Theo, in cui dirà espressamente che la sua morte avrebbe posto fine al travaglio della famiglia del fratello: le sue opere sarebbero aumentate di valore e Theo insieme alla famiglia, avrebbero

18 potuto condurre una vita migliore. Van Gogh, si sarebbe ucciso prendendo questa nota familiare come occasione per realizzare l ultima missione della sua vita: lui che non era riuscito, in vita, a realizzare alcunché di socialmente utile, pensava di farlo da morto. Van Gogh scrive a Théo: Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati, e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema. Le strade, soprattutto quella centrale, sembrano indicare una prospettiva, e anche le distese dei campi; in realtà il quadro è bidimensionale, anzi monodimensionale, in quanto le strade viste dall alto, i campi di fronte e il cielo di lontano sono tutti elementi di un unico aspetto dominante: lo scontro tra il furore del giallo e l oppressione del blu-nero, i cui toni impallidiscono irrimediabilmente la luce, che naturalmente dovrebbe provenire dal cielo. Non è ovviamente un quadro realistico, ma esprime molto realisticamente una situazione emotiva ai limiti del collasso. Il fatto che van Gogh tendesse a proiettare nella realtà se stesso, trasfigurandola secondo i suoi sentimenti; il fatto ch egli usasse la linea come funzione espressiva, capace di trasformare il colore reale in una suggestione per l emozione di chi osserva, tutto ciò, può avere un grande significato estetico, ma anche etico: con la sua pittura abbiamo la possibilità di entrare nella sua psiche e comprendere a fondo il suo punto di vista. Questo può diventare anche il nostro, almeno per il periodo in cui i nostri occhi guardano attentamente un suo dipinto. 18

19 Edvard Munch la mia pittura, è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l esistenza. E dunque una forma d egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere chiaro. Episodi che hanno segnato la sua vita d artista Episodi che hanno segnato la sua vita d artista Edvard Munch nasce a Løten-Oslo nel La sua infanzia è segnata da numerosi lutti nel 1868, muore la madre. In seguito muore la sorella Sophi, quindicenne (questo ultimo fatto gli ispirerà l opera La bambina malata ). Nel 1878 entra alla Scuola d arti e mestieri di Oslo. Dal 1881 ha come professore il pittore Christian Krohg1, le cui scene intimiste, benché composte piuttosto freddamente, sono illuminate da una luce impressionista. 1885, si reca a Parigi dove ammira soprattutto Manet. Al ritorno in Norvegia inizia tre delle sue opere più importanti: Bambina malata (prima versione), Il giorno dopo e Pubertà. Quando Munch ha 25 anni muore suo padre, era il Secondo soggiorno a Parigi (dal1889 al 1892), che sarà decisivo poiché consentirà all artista di scoprire Pissarro, Van Gogh, Seurat, Toulouse-Lautrec e infine Gauguin. Durante il 1893 comincia a lavorare al Fregio della vita, e dipinge L urlo una delle sue opere più conosciute. 1897, espone a Parigi, al Salon des Indépendants, dieci dipinti dal Fregio della vita. Si stabilisce a Berlino, dove nel 1908 viene colto da disturbi psichici da cui si riprende dopo otto mesi trascorsi in una clinica a Copenaghen. 1909: Munch si ristabilisce definitivamente in Norvegia dove decide di ritirarsi dal mondo esterno. Nel 1930 è colpito all occhio destro da cecità quasi totale, mentre dal sinistro già da molto tempo aveva difficoltà visive. Nel 1937 in Germania, il regime nazista giudica ottantadue sue opere, arte degenerata e le rimuove dai musei. Morirà a Ekely-Oslo nel Lascerà le sue opere al municipio della città di Oslo.

20 Bambina malata Bambina malata è il capolavoro che conclude la fase giovanile di Munch. Il dipinto suscitò grande scandalo quando è stato esposto. È il quadro con cui Munch ricorda la sorella, ne esistono cinque versioni in pittura. Qui Munch abbandona il disegno e il chiaroscuro. Il formato è quasi quadrato, la composizione è impostata sulle diagonali. Al centro geometrico del quadro c è l intreccio delle mani, solo abbozzato da macchie di colore informi, non c è descrizione, è un evocazione. Eppure queste macchie informi comunicano tutta l intensità di un legame affettivo e della disperazione di due persone che 20

21 non vogliono lasciarsi. La stanza è piccola, stretta. Il letto sembra compresso tra il comodino e una parete, sulla quale pende un tendaggio verde. E uno spazio compresso, dà un senso di disagio e claustrofobia. Si respira un aria pesante, viziata. Munch vuole farci sentire l odore della malattia, il senso di chiuso, gli aromi acuti delle medicine. Ci sono colori freddi, toni scuri e strane luci. L unica luminosità proviene dal cuscino e dal volto pallido della ragazza. Ma non è luce riflessa, la federa e la pelle emanano una loro luminescenza spettrale. Anche la pittura sembra malata: è corrosa, graffiata, la materia cromatica è disfatta e sembra rovinarsi sotto i nostri occhi. I colori scuri sembrano sporchi. I colori chiari sono freddi, bianchi e verdastri ed emanano fosforescenze inquietanti. In questo quadro non sono rappresentati dei personaggi, protagonista è la malattia intesa come processo di disfacimento che avviene sotto i nostri occhi. In questo disfarsi della materia anche le figure non sono persone in carne e ossa, ma sono presenti solo i loro spiriti, che sembrano molto più concreti dei loro corpi disfatti: la loro presenza viene fatta sentire come grumi fatti di sentimenti, di passioni, talmente intensi da diventare reali. La critica accoglie l opera del pittore, poco più che ventenne, in modo impietoso. Il messaggio di Munch non viene compreso. La tecnica nervosa ed essenziale con cui era stato dipinto il quadro creò sconcerto e disprezzo nella critica. Al posto della tradizionale descrizione naturalistica dei corpi, l artista sostituisce dei semplici abbozzi di colore, al di fuori di qualsiasi regola mai prima sperimentata; anche tutte le convenzioni del disegno e delle lumeggiature accademiche vengono trasgredite. Ma queste scelte consapevoli e coraggiose vengono invece fraintese come un offensiva trascuratezza pittorica. Gli intenti espressivi di Munch sono nuovi e diversi. Egli vuole rappresentare sentimenti, presenze immateriali, non oggetti o corpi materiali, l anima delle persone, non le persone in carne e ossa. Per questo elimina il disegno e il chiaroscuro, la definizione e la prospettiva che rendono invece la concretezza delle cose. Si rende conto che il colore suscita più direttamente l emozione. I suoi personaggi sono involucri di passioni o di angosce, resi con il colore.

22 Pubertà 22

23 Questa versione di Pubertà è stata realizzata nel 1894 e presenta un adolescente nuda seduta sul letto in una stanza vuota. L espressione assorta, la posa protettiva, il nudo, rinviano a una metafora erotica della paura di questa bambina nei confronti del suo destino di donna. Il volto incerto e spaurito enfatizza il turbamento della ragazza e sottolinea il rimpianto per la fanciullezza perduta e la contemporanea angoscia per una maturità alla quale non ci si sente ancora preparati. Il disegno è penetrante e sottile. È rappresentato soltanto l essenziale: la ragazza, il letto e l ombra della ragazza sulla parete. Munch arriva a deformare l aspetto esteriore delle persone e dell ambiente esterno, come risultato della forte espansione emotiva dell interiorità umana. Il corpo della fanciulla appare ancora acerbo: i fianchi che sono già di donna, in contrapposizione con le spalle ancora infantili e i seni appena abbozzati. Lo sguardo è fisso, quasi sbigottito, e le braccia si incrociano pudicamente sul pube in un gesto istintivo di vergogna. L ombra è realistica, la sua forma è giustificata dall illuminazione frontale, solo un po spostata verso sinistra; tuttavia quell ombra ingigantita, che nasce del corpo stesso della fanciulla incombe come un fantasma, e rappresenta le incognite future e le sofferenze a cui l amore inevitabilmente la condurrà. Il gesto pudico delle braccia e la nudità sono simbolo di una verginità ancora intatta che guarda con ansia al futuro. Anche qui, però, c è il senso della morte, che è richiamato sia dall ombra ingigantita, che incombe come un fantasma dietro le spalle della fanciulla, rappresentando le difficoltà e le sofferenze della vita, sia dal letto candido, che rappresenta sia l amore che la morte. Il letto è anch esso realistico, difatti si vede l impronta della ragazza seduta, si sente il tepore lasciato dal corpo. Il disegno è essenziale e deformato. I colori usati sono in contrapposizione tra di loro, caldi e freddi, per creare un senso di aggressività e di inquietudine: al bianco del letto e al colorito bianco della fanciulla si contrappongono, infatti, il marrone della parete e del pavimento e il nero dell ombra. Nonostante la composizione sia essenziale, è presente un forte senso di squallore e di inquietudine, come un presentimento di qualcosa di molto spiacevole che sta per succedere. Si coglie il senso di solitudine e abbandono, il timore di trovarsi piccoli, inermi davanti alla vita e al suo rovescio: la morte. Questo è dovuto dal contrasto tra la figura delicata, fragile della ragazzina immobile e l ombra nera, incombente, che sembra uscire da lei e ondeggiare minacciosamente. Nell opera di Munch c è spesso questa componente negativa che è la morte, e che sembra voler rovinare anche le cose più belle, come l infanzia, la gioventù, la vita.

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