BANCA DEL FUCINO III PILASTRO

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1 BANCA DEL FUCINO III PILASTRO Informativa al pubblico al

2 INDICE Premessa... 3 Tavola 1: Requisito informativo generale... 5 Informativa qualitativa... 5 Tavola 2: Ambito di applicazione Informativa qualitativa Tavola 3: Composizione dei Fondi Propri Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 4: Adeguatezza patrimoniale Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 5: Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 6: Rischio di credito: informazioni relative ai portafogli assoggettati al metodo standardizzato Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 8: Tecniche di mitigazione del rischio Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 9: Rischio di controparte Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 12: Rischio Operativo Informativa qualitativa Tavola 13: Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 14: Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 15: Attività vincolate Informativa qualitativa Informativa quantitativa Tavola 16: Sistemi e prassi di remunerazione e incentivazione Informativa qualitativa Informativa quantitativa

3 III Pilastro: Informativa al pubblico al Premessa Le nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, introdotte dalla Banca d Italia con la circolare n. 285 del , recepiscono il Nuovo Accordo sulla Convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali ( Basilea 3 ) e l omologa normativa comunitaria dettata dalla direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 (CRD IV) e dal regolamento 575/2013 del 26 giugno 2013 (CRR). IL nuovo quadro regolamentare denominato Basilea 3 è entrato in vigore dal 1 gennaio Il complessivo sistema di regole prudenziali governato dalla circolare 285/2013 si fonda su tre pilastri, che disciplinano: 1) i requisiti patrimoniali ( primo pilastro ), ossia i coefficienti patrimoniali obbligatori di vigilanza che configurano la dotazione minima di capitale che ogni intermediario deve possedere per fronteggiare i rischi tipici della sua attività e per la cui misurazione sono utilizzabili metodologie alternative di calcolo caratterizzate da differenti livelli di complessità sia nelle tecniche di computo sia nei requisiti organizzativi e di controllo; 2) il processo di controllo prudenziale ( secondo pilastro ), ossia il sistema di controlli interni di cui ciascuna banca deve dotarsi per assicurare l adeguatezza patrimoniale e organizzativa - attuale e prospettica - a fronte di tutti i rischi rilevanti per la sua attività ( Internal Capital Adequacy Assessment Process - ICAAP) e il sistema di controlli esterni che l Autorità di Vigilanza esercita su stabilità, efficienza, sana e prudente gestione degli intermediari stessi ( Supervisory Review and Evaluation Process - SREP), per verificare l affidabilità e la coerenza dei risultati e adottare, ove la situazione lo richieda, le opportune misure correttive; 3) l informativa al pubblico ( terzo pilastro, cfr. Regolamento UE n. 575/2013, CRR, Parte Otto e Parte Dieci, Tit. I, Capo 3), ossia gli obblighi informativi verso il mercato che ogni banca è chiamata ad assolvere (disciplina di mercato) in materia di adeguatezza patrimoniale, esposizione ai rischi e relativi sistemi di identificazione, misurazione e gestione, affinché gli enzimi concorrenziali prodotti dalla diffusione e dalla trasparenza delle informazioni sugli intermediari possano stimolare condizioni di maggiore efficienza e di durevole stabilità, corroborando l azione degli altri due pilastri. In ambito comunitario i contenuti di Basilea 3 sono stati trasposti in due atti normativi: - il Regolamento (UE) n. 575/2013 del 26 giugno 2013 (CRR), che disciplina gli istituti di vigilanza prudenziale del Primo Pilastro e le regole sull informativa al pubblico (Terzo Pilastro). - la Direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 (CRD IV), che riguarda, fra l'altro, le condizioni per l'accesso all'attività bancaria, la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi, il processo di controllo prudenziale, le riserve patrimoniali addizionali. perseguita ai sensi di Legge 3

4 In particolare, le disposizioni prudenziali concernenti il cosiddetto terzo pilastro impongono specifici obblighi di informativa al pubblico - diretti a rafforzare la disciplina di mercato - che riguardano i profili di adeguatezza patrimoniale e di esposizione ai rischi nonché le caratteristiche dei sistemi interni preposti all identificazione, alla misurazione e alla gestione dei rischi stessi 1. Le informazioni da pubblicare, di carattere sia quantitativo sia qualitativo, sono organizzate in appositi quadri sinottici disegnati dalla stessa normativa, che permettono di soddisfare le esigenze di omogeneità, di comparabilità e di trasparenza dei dati. Le informazioni di natura qualitativa riguardano: le strategie ed i processi; la struttura e l organizzazione; i sistemi di misurazione e segnalazione; le politiche di copertura e le tecniche di attenuazione; le informazioni sui dispositivi di governo societario. Secondo il principio di proporzionalità la ricchezza e il grado di dettaglio delle informative sono calibrati sulla complessità organizzativa e sul tipo di operatività. Determinati obblighi informativi configurano anche una condizione necessaria per il riconoscimento a fini prudenziali (requisiti di idoneità) dell adozione dei metodi avanzati per il calcolo dei requisiti patrimoniali sul rischio di credito e sul rischio operativo nonché delle tecniche di attenuazione del rischio di credito. E consentito omettere la pubblicazione di informazioni giudicate non rilevanti (salvo quelle che costituiscono requisiti informativi di idoneità) e, in casi eccezionali, anche di informazioni esclusive (informazioni cioè che, se rese note al pubblico, inciderebbero negativamente sulla posizione competitiva di una banca) o riservate (informazioni soggette a vincoli legali di riservatezza concernenti i rapporti di una determinata banca con la sua clientela). In tali casi gli intermediari interessati sono tenuti a rendere note quali sono le informazioni non pubblicate e le ragioni dell omissione e a pubblicare dati di carattere più generale sul medesimo argomento 2. Le informative del terzo pilastro sono pubblicate, congiuntamente al bilancio 2014, nel sito internet della Banca ( e vengono aggiornate con una periodicità annuale. 1 Cfr. CRR, Parte Otto e Parte Dieci, Tit. I, Capo 3. 2 Cfr. CRR, Parte Otto, Tit. I, art

5 Tavola 1: Requisito informativo generale Informativa qualitativa Con riferimento ai rischi ai quali è esposta la Banca, si descrivono di seguito i processi per la gestione degli stessi rischi, la struttura e l organizzazione delle funzioni deputate allo svolgimento dei predetti processi, i sistemi di misurazione e reporting utilizzati nonché le politiche di copertura ed attenuazione adottate. Il perimetro dei rischi individuati e presidiati dalla Banca si articola come di seguito riportato: - rischio di credito e di controparte; - rischi di mercato comprendenti il rischio di posizione, di regolamento, di concentrazione sul portafoglio di negoziazione ed il rischio di cambio; - rischio di tasso di interesse del portafoglio bancario; - rischio di liquidità; - rischio operativo, comprendente anche il rischio legale; - rischio di concentrazione; - rischio residuo - rischio strategico; - rischio reputazionale; - rischio di leva finanziaria eccessiva; - rischio paese e rischio trasferimento. La Direzione Controlli e Organizzazione - Risk Management produce una apposita reportistica di sintesi per il Consiglio di Amministrazione denominata Tableau de Bord rischi che riporta la rappresentazione trimestrale del processo ICAAP agli Organi aziendali. Nell ambito di tale rappresentazione, viene effettuato il confronto con la dotazione di capitale a disposizione della Banca e viene monitorata l adeguatezza del capitale atto a fronteggiare i rischi alla luce dell evoluzione dell operatività aziendale. Il contenuto informativo è articolato in maniera tale da agevolare il confronto dei dati rilevati nei differenti periodi di analisi e funzionale all analisi degli scostamenti rispetto alle previsioni sugli assorbimenti patrimoniali effettuate in sede ICAAP ( Internal Capital Adequacy Assessment Process, ai sensi della Circolare Banca d Italia n. 285/2013). Sono pertanto rappresentati tutti i rischi misurabili (r. credito e controparte, r. mercato, r. operativo, r. concentrazione, r. tasso sul banking book, r. liquidità, r. residuo, r. reputazionale, r. strategico, rischio di leva finanziaria eccessiva, rischio paese e di trasferimento), rilevati in condizioni ordinarie e, ove previsto, di stress. In relazione alle disposizioni contenute nel 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, il Consiglio di Amministrazione ha approvato i seguenti documenti: 5

6 Gap Analysis al 31/12/2013 ai sensi della Comunicazione della Banca d Italia n /13 del 4/7/2013 (cfr. Consiglio di Amministrazione del 4/12/2013); Questionario Banca d Italia sui Capitoli 8 (Sistema Informativo) e 9 (Continuità Operativa) (cfr. Consiglio di Amministrazione del 18/12/2013 e del 16/1/2014). Entrambi i documenti sono stati trasmessi in data 29/1/2014 secondo le modalità previste dall Organo di Vigilanza. Il Consiglio di Amministrazione ha pertanto approvato le attività di adeguamento funzionali al rispetto dei requisiti regolamentari introdotti con il 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006. Il progetto di adeguamento è stato articolato in n. 5 Gruppi di Lavoro (GdL) interfunzionali. È stata inoltre elaborata la pianificazione delle scadenze di progetto, definite nel rispetto delle date di efficacia dei provvedimenti emanati dalla Banca d Italia: entro il 1 luglio 2014 per i Capitoli 7 (Sistema dei Controlli Interni) e 9 (Continuità Operativa) ed entro il 1 febbraio 2015 per il Capitolo 8 (Sistema Informativo). In osservanza alla scadenze normative e in linea con quanto pianificato nella citata Gap Analysis, la Banca ha posto in essere gli interventi di adeguamento alla normativa interna ed ai processi aziendali. In particolare, il Consiglio di Amministrazione ha provveduto nel primo semestre del 2014 all approvazione della documentazione di nuova stesura e degli emendamenti apportati alla documentazione già emanata, ovvero: Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati (CdA del 26/2/2014, documento di nuova stesura); Policy del credito (CdA del 12/3/2014, documento di nuova stesura); Codice Etico (CdA del 12/3/2014, documento di nuova stesura); Documento di coordinamento delle funzioni di controllo (CdA del 26/3/2014, documento di nuova stesura); Risk Appetite Framework RAF (CdA del 23/4/2014, documento di nuova stesura); Policy Operazioni di Maggior Rilievo (CdA del 23/4/2014, documento di nuova stesura); Manuale operativo rischio di tasso di interesse sul banking book (CdA del 23/4/2014, aggiornamento); Manuale operativo rischio di liquidità (CdA del 23/4/2014, aggiornamento); Manuale operativo rischio di concentrazione (CdA del 23/4/2014, aggiornamento); Programma delle attività della funzione di Risk Management (CdA del 7/5/2014, documento di nuova stesura); Policy di esternalizzazione (CdA dell 11/6/2014, documento di nuova stesura); Verifica e adeguamento dei contratti in essere di outsourcing (CdA dell 11/6/2014, documento di nuova stesura); BCP - Business Continuity Plan (CdA dell 11/6/2014, aggiornamento); 6

7 Procedura di gestione degli incidenti e adeguamento Piano D/R (CdA dell 11/6/2014, aggiornamento); Assessment sui rischi operativi (CdA dell 11/6/2014, documento di nuova stesura); Processo sviluppo e convalida modelli interni (CdA dell 11/6/2014, documento di nuova stesura); Criteri di classificazione, valutazione e gestione dei crediti deteriorati (CdA del 25/6/2014, aggiornamento); Progetto di Governo Societario (CdA del 25/6/2014, aggiornamento). In relazione alla data di efficacia del 1 febbraio 2015 delle disposizioni contenute nel Capitolo 8 Il sistema informativo del 15 aggiornamento della Circolare n. 263/2006, la Banca ha provveduto ad effettuare gli adeguamenti richiesti. In particolare, in data 28/1/2015 il Consiglio di Amministrazione ha proceduto all approvazione dei seguenti documenti di nuova stesura: Documento di indirizzo strategico dell ICT; Metodologia di analisi del rischio informatico; Policy di sicurezza informatica; Standard di data governance; Procedura di gestione dei cambiamenti; Piano operativo; Rapporto sintetico su adeguatezza e costi dell ICT; Rapporto sintetico sulla situazione del rischio informatico; Rapporti dell'internal Audit e delle altre funzioni responsabili della valutazione della sicurezza. A. Rischio di credito L erogazione del credito costituisce la principale attività esercitata dalla Banca e di conseguenza ne determina l esposizione al rischio più importante. L attività è disciplinata dal Regolamento del processo creditizio, deliberato dal Consiglio di Amministrazione della Banca, il quale definisce le linee guida di politica creditizia e di governo del credito, e mediante il quale vengono dettati i riferimenti specifici per il controllo del rischio derivante dall attività creditizia. L esigenza di dotare la struttura di adeguati sistemi di controllo del rischio di credito non deriva solo dalla necessità di uniformare i comportamenti a quanto previsto dalla nuova normativa di vigilanza, ma risponde ad opportunità gestionali di improrogabile applicazione. A tal fine la Banca si avvale del Risk Management, al quale è assegnato il monitoraggio andamentale delle posizioni creditizie e la formulazione delle proposte di classificazione delle stesse posizioni in funzione del rischio agli Organi aziendali. L iter della concessione del credito e della corretta individuazione del prenditore di denaro è regolata da apposita normativa interna, integrata da specifiche circolari e manuali operativi, che prevedono tra l altro diversi livelli di autonomia (deleghe) sia presso le strutture decentrate della Rete, sia presso la Direzione 7

8 Centrale. In presenza di proposte di fido relative a posizioni facenti parte di gruppi di clienti connessi, la determinazione dell Organo competente per poteri delegati viene correttamente individuata dal sistema informativo nell ambito della pratica di fido elettronica. È disciplinato un apposito processo di verifica della corretta composizione dei collegamenti giuridico/economici, nonché della rilevazione delle posizioni che si qualificano come grandi rischi ai fini della Normativa della Banca d Italia. L accertamento della sussistenza dei presupposti di affidabilità, della natura ed entità degli interventi proposti è supportato da una procedura (C.R.S. - Credit Rating System) fornita dall outsourcer Cedacri che attribuisce ad ogni singola controparte un rating, aggiornato a cadenza mensile. Le aree strategiche di affari sono suddivise in Corporate e Retail secondo determinati parametri. Inoltre, è attivo il Servizio Banca dati Integrata Ribes in grado di fornire alle Unità operative interessate specifiche evidenze su: bilanci delle aziende, legami societari, partecipazioni, visure camerali, ipocatastali e pregiudizievoli, etc. L attività di analisi e monitoraggio del rischio connesso all attività creditizia è presidiata dal Risk Management e dal Monitoraggio Crediti Deteriorati e Precontenzioso che, con il supporto di specifiche procedure operative, si affiancano al controllo gestionale di primo livello, ponendo in essere un tempestivo sistema di monitoraggio, prevalentemente su base automatica, atto ad individuare, quanto prima, segnali di deterioramento dei crediti ed intervenire con azioni correttive efficaci. Lo strumento di riferimento del controllo andamentale dei crediti è il S.E.A.C. (Sistema Esperto Andamento Clienti) che attribuisce a ciascun debitore un punteggio di rischiosità calcolato in base ad indicatori statistici di operatività, articolati per forma tecnica, confrontati con soglie ritenute normali o fisiologiche e integrati con le informazioni rivenienti dalla Centrale Rischi. Tale analisi costituisce la base non solo delle segnalazioni alle unità operative di competenza, ai fini dell adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni per la tutela del credito e per la revisione delle linee di credito in essere ma è propedeutica ai fini della proposta agli Organi competenti di classificazione ad incaglio, a posizione ristrutturata ed a sofferenza delle posizioni esaminate. Il sistema informativo aziendale ha identificato e gestito automaticamente per tutto il 2014, sempre nell'ambito delle posizioni deteriorate, tra le altre, quelle sconfinanti oltre i 90 giorni ed i cosiddetti incagli oggettivi 3, anche ai fini della determinazione della relativa rettifica di valore. Le azioni intraprese a tutela e presidio della qualità del credito, in considerazione della rilevanza del relativo rischio, si sono concretizzate non solo attraverso il ricorso ad applicativi gestionali o lo sviluppo di procedure di controllo interno, ma anche assegnando alle diverse funzioni specifiche responsabilità. In particolare: l Unità aziendale Crediti gestisce e verifica il processo di assunzione di ogni tipo di rischio connesso con l erogazione del credito, propone le politiche di gestione del credito e pianifica le attività conseguenti, fornendo alla struttura costante assistenza per garantire il contenimento del livello di rischio; 3 Categoria non più prevista dal 1 gennaio 2015 (cfr. 7 aggiornamento Circ. Banca d Italia n. 272/2008). 8

9 il Risk Management verifica il corretto svolgimento del monitoraggio andamentale sulle singole esposizioni, in particolare di quelle deteriorate, valuta la coerenza delle classificazioni nonché la congruità degli accantonamenti, verifica l adeguatezza del processo di recupero del credito ed assicura la corretta classificazione delle esposizioni deteriorate. In osservanza alla Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati e alla Policy sulle Operazioni di Maggior Rilievo OMR, il Risk Management misura ex ante (prima della eventuale delibera) gli assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di credito connessi con operazioni creditizie che possono avere impatti sul profilo di rischio della Banca. In tale ambito il Risk Management formula pareri indirizzati alle Funzioni di Business e agli Organi Aziendali relativi alla coerenza o meno delle Operazioni di Maggior Rilievo OMR con gli obiettivi di rischio definiti dal Consiglio di Amministrazione nell ambito del Risk Appetite Framework RAF. l Unità aziendale Monitoraggio Crediti Deteriorati e Precontenzioso è incaricata della gestione delle posizioni non performing, al fine di migliorare la tempestività e l efficacia delle azioni gestionali stragiudiziali indirizzate al recupero dell esposizione o a minimizzare le perdite per la Banca. Al fine di intervenire in maniera tempestiva ed efficace sulle pratiche di fido fin dai primi segnali di deterioramento, tale Unità opera a supporto dell Unità aziendale Crediti per la gestione prudenziale delle posizioni già deteriorate e/o di quelle che, non ricomprese tra le posizioni deteriorate, iniziano ad evidenziare segnali di anomalia (potenzialmente deteriorate); il Legale cura l aspetto legale delle pratiche classificate a sofferenza, con l obiettivo di ottimizzare la fase di recupero del credito anche attraverso l utilizzo efficiente di collaboratori e professionisti legali esterni; l Internal Audit, valuta la funzionalità e l'affidabilità dell'intero sistema dei controlli interni, ed effettua, tra gli altri, i controlli sulla regolarità operativa dell'attività creditizia. La Banca ai fini del calcolo del requisito patrimoniale sul rischio di credito adotta la metodologia standardizzata. Nell ambito del processo ICAAP, viene posta anche attenzione sul processo e sulle metodologie di realizzazione delle analisi di stress sul rischio di credito. Nonostante l applicazione del metodo standardizzato per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di credito, è utilizzato, come già anticipato, a fini gestionali, un modello interno di rating (C.R.S. Credit Rating System) in grado di classificare ogni controparte in classi di rischio aventi probabilità di insolvenza omogenee. Tale strumento permette di rappresentare la struttura dei tassi di insolvenza degli individui che compongono il portafoglio, al fine di stimare, oltre che il rischio individuale, anche la perdita attesa, che costituisce la base per calcolare gli accantonamenti da effettuare a fronte delle esposizioni in essere. I principali strumenti utilizzati dalla Banca per la mitigazione del rischio di credito sono rappresentati dalle garanzie reali finanziarie prestate attraverso contratti di pegno, dalle ipoteche immobiliari e dalle garanzie personali rappresentate da fidejussioni. La Banca ha elaborato ed emanato internamente appositi manuali operativi che definiscono le linee guida alle quali le strutture Centrali e la Rete devono attenersi per 9

10 l acquisizione e la gestione di garanzie idonee alla mitigazione del rischio di credito. Coerentemente con l impianto normativo l obiettivo dei predetti manuali è di: a) favorire la gestione ottimale delle garanzie; b) massimizzare l effetto di mitigazione delle garanzie reali e personali sui crediti in default; c) ottenere un impatto positivo sui requisiti patrimoniali; d) definire le regole per l ammissibilità, la valutazione, il monitoraggio e la gestione delle garanzie reali e personali. Gli assorbimenti patrimoniali sul rischio di credito sono rappresentati nel Tableau de Bord rischi trimestrale. Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di credito nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. In osservanza alla Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati e alla Policy sulle Operazioni di Maggior Rilievo OMR, il Risk Management misura ex ante (prima della eventuale delibera) gli assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di credito connessi con operazioni creditizie che possono avere impatti sul profilo di rischio della Banca. In tale ambito il Risk Management formula pareri indirizzati alle Funzioni di Business e agli Organi Aziendali relativi alla coerenza delle Operazioni di Maggior Rilievo OMR con gli obiettivi di rischio definiti dal Consiglio di Amministrazione nell ambito del Risk Appetite Framework RAF. Al fine di supportare l Unità aziendale Crediti nell individuazione e segnalazione delle OMR, il Risk Management ha sviluppato un tool di calcolo in Excel che è stato trasferito alla stessa Unità aziendale a seguito di una apposita presentazione delle relative funzionalità. Periodicamente nel corso del 2014, il Risk Management ha effettuato il monitoraggio di tale rischio, sia ex post (Tableau de Bord rischi, verifiche del rispetto del RAF) sia ex ante a fronte delle operazioni in proposta segnalate dai Crediti. B. Rischio di controparte Il rischio di controparte configura una particolare tipologia di rischio creditizio che insiste su specifici strumenti finanziari, classificati nel portafoglio bancario e nel portafoglio di negoziazione di vigilanza, la cui esposizione è soggetta a variazioni nel tempo. In considerazione delle caratteristiche delle operazioni poste in essere dalla Banca, l area di generazione del rischio di controparte può essere circoscritta agli strumenti derivati finanziari (principalmente di copertura) in essere con controparti bancarie ed a pronti contro termine passivi effettuati con clientela e con banche. La gestione e la mitigazione di tale rischio avviene principalmente attraverso la fissazione di limiti operativi alla negoziazione degli strumenti finanziari deliberati dal Consiglio di Amministrazione. Spetta, infatti, al Consiglio di Amministrazione stabilire la tipologia e la natura degli strumenti finanziari oggetto dell operazione. 10

11 Al fine di contenere l esposizione al rischio di controparte, gli strumenti finanziari oggetto di transazioni sia con clientela che con controparti bancarie non devono avere carattere speculativo, associarsi sempre a posizioni sottostanti nonché presentare limitati elementi di complessità. Qualora la controparte sia rappresentata da una Banca, il Regolamento del Processo Creditizio prevede che la proposta di affidamento globale della stessa (conti reciproci, impiego di liquidità sull interbancario, pronti contro termine, derivati finanziari) sia inoltrata dalla Unità aziendale Finanza alla Direzione Generale. Ai fini della misurazione del rischio di controparte la Banca adotta: - per i contratti derivati finanziari OTC ( Over The Counter ) e per le operazioni con regolamento a lungo termine (LST), il rischio di controparte è misurato con il metodo standardizzato (CRR, art. 276), nel quale l esposizione creditizia dipende dal fair value della transazione e dalla sua variabilità, stimata secondo coefficienti regolamentari; - per le operazioni Security Financing Transactions SFT (es. pronti contro termine - PcT) il rischio di controparte è misurato con il metodo standardizzato del rischio di credito applicato tenendo in considerazione le garanzie reali finanziarie ( metodo CRM integrale di cui agli artt. 223 e seguenti del CRR). Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio controparte (inclusi nella misurazione del rischio di credito) nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. Gli assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di controparte, inclusi per finalità di reporting nell aggregato rischio di credito e controparte, sono oggetto di monitoraggio nell ambito del Tableau de Bord rischi, in relazione alle soglie di rischio (appetite, tolerance e capacity) definite nel RAF approvato dal Consiglio di Amministrazione. C. Rischi di mercato I rischi di mercato sono generati dall operatività sui mercati riguardanti gli strumenti finanziari e le valute e, in particolare, comprendono: il rischio di posizione, il rischio di regolamento, il rischio di concentrazione e il rischio di cambio. L area di generazione del rischio di mercato è stata individuata nell esercizio di attività operative sui mercati degli strumenti finanziari, principalmente in sede di gestione del portafoglio di negoziazione ai fini di vigilanza. I presidi organizzativi e gestionali sono principalmente costituiti dall attività del Comitato Finanza e della Unità Finanza. In particolare, il ruolo principale del Comitato Finanza è quello di razionalizzare gli investimenti in strumenti finanziari assicurando la crescita della redditività nel tempo attraverso l assunzione di scelte gestionali coerenti alla politica di investimento assunta dal Consiglio di Amministrazione. 11

12 Il Consiglio di Amministrazione della banca definisce i limiti di gestione con riferimento al comparto dei titoli di proprietà gestiti dalla Tesoreria. Il modello di gestione, di tipo total return prevede l attuazione di politiche di investimento volte a conservare il valore del capitale investito, soddisfare le esigenze di tesoreria e mantenere una potenziale crescita. È quindi definita una linea gestionale di breve termine e profilo di rischio basso. Con riferimento ai presidi gestionali sul comparto finanza, la banca è dotata di: - un Regolamento del processo finanziario, che descrive puntualmente il processo di gestione dei nuovi limiti e, in tale contesto, il ruolo assunto dei diversi Organi Aziendali e Servizi/Uffici coinvolti; - apposita normativa interna dell Ufficio Finanza; - specifici applicativi di finanza avanzata deputati al monitoraggio dell attività della Banca: asset allocation, gestione limiti di investimento, position keeping, etc. Il ruolo assegnato alla Unità aziendale Finanza è quello di assicurare l ottimale gestione delle risorse finanziarie. Nel contesto del predetto ruolo, tale Unità è responsabile dello svolgimento del processo strategico e del processo finanziario, per quanto di sua competenza, osservando i regolamenti e le altre disposizioni aziendali vigenti che disciplinano i predetti processi. In particolare, l Ufficio risponde del processo finanziario per quanto riguarda: - la politica degli investimenti (acquisizione delle informazioni; dimensionamento degli investimenti e dei relativi rischi); - la valutazione circa l assunzione dei rischi (investimento da effettuare; affidabilità e solvibilità dell emittente; affidabilità dell intermediario bancario). Per la misurazione (da un punto di vista gestionale e non regolamentare) e la gestione dei rischi di mercato del portafoglio di negoziazione di vigilanza la Banca fa ricorso alla procedura AlmPro fornita dall Outsourcer Cedacri; quest ultima viene utilizzata dal Risk Management allo scopo di determinare il Value at Risk (VaR) complessivo del portafoglio di negoziazione. La predetta procedura è alimentata da flussi derivanti dal sistema contabile amministrativo interno, per quanto concerne i dati del portafoglio di proprietà. La rilevazione del VaR è effettuata con cadenza decadale. Vengono forniti decadalmente alla Unità aziendale Finanza i report sintetici relativi al VaR del portafoglio di proprietà. In base al regolamento del processo finanziario emanato dal Consiglio di Amministrazione sono stati attribuiti limiti di VaR e stop loss ai seguenti organi aziendali: Comitato Finanza, Direttore Generale e Unità aziendale Finanza. Nei casi di superamento di dette soglie il Direttore Generale convoca il Comitato Finanza, che presenterà le soluzioni più opportune da sottoporre al Consiglio di Amministrazione per il riposizionamento entro i limiti definiti dalla Banca. Ai fini del calcolo del requisito patrimoniale relativo ai complessivi rischi rientranti nella disciplina dei rischi di mercato, la Banca ha adottato la metodologia standardizzata. Tale metodologia prevede il calcolo del requisito sulla base del c.d. "approccio a blocchi" (building-block approach), secondo il quale il requisito complessivo è dato dalla somma dei requisiti di capitale determinati a fronte dei singoli rischi di mercato. Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte dei rischi di mercato nell ambito 12

13 del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. Periodicamente nel corso del 2014, il Risk Management ha effettuato il monitoraggio di tale rischio, sia ex post (Tableau de Bord rischi, verifiche del rispetto del RAF, Comitati Finanza) sia ex ante a fronte delle proposte di acquisto formulate dalla Finanza. Al fine di supportare l Unità aziendale Finanza nell individuazione e segnalazione delle OMR, il Risk Management ha sviluppato un tool di calcolo in Excel che è stato trasferito alla stessa Unità aziendale a seguito di una apposita presentazione delle relative funzionalità. Gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei rischi di mercato sono oggetto di monitoraggio nell ambito del Tableau de Bord rischi trimestrale in relazione alle soglie di rischio (appetite, tolerance e capacity) definite nel RAF approvato dal Consiglio di Amministrazione. D. Rischio di tasso di interesse sul portafoglio bancario Il rischio di tasso di interesse sul banking book è il rischio associato alla avversa fluttuazione dei tassi di interesse di mercato tale da determinare una riduzione del valore economico aziendale. Il modello di governance definito a presidio del processo di gestione e controllo del rischio di tasso d interesse sul banking book si fonda sui seguenti principi: - separazione tra i processi di gestione delle posizioni che originano il rischio di tasso d interesse (Area mercato e crediti) ed i processi di controllo del rischio di tasso (Risk Management); - sviluppo dei processi di gestione e controllo del rischio di tasso coerentemente con la struttura organizzativa definita nel Regolamento generale Aziendale, che prevede il coinvolgimento, sotto la supervisione del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Finanza, del Direttore Generale, del Risk Management e della Unità aziendale Finanza. La gestione del rischio di tasso sul banking book è assicurata dalle strutture appartenenti alle Unità di business mediante la gestione operativa delle attività e passività. La gestione del rischio di tasso di interesse avviene nel rispetto delle linee guida definite dal Consiglio di Amministrazione e nell intento di garantire che la Banca abbia una contenuta esposizione, anche alla luce dell introduzione di nuovi prodotti e di nuove attività (nell effettuare tale valutazione, le funzioni delle Unità di business si avvalgono del supporto del Risk Management). Ai fini della misurazione dell esposizione al rischio di tasso sul portafoglio bancario, la Banca segue le linee guida metodologiche fornite dalla Banca d Italia 4. Tale metodologia prevede che le attività e le passività a tasso fisso siano classificate nelle fasce temporali in base alla loro vita residua e quelle a tasso variabile sulla base della data di rinegoziazione del tasso di interesse. Tuttavia, specifiche regole di classificazione sono previste per talune attività e passività. All interno di ciascuna fascia viene calcolata l esposizione netta, ottenuta dalla compensazione tra posizioni attive e posizioni passive, secondo l analisi dei relativi cash flow. 4 Cfr. Banca d Italia, Circ. n. 285/2013-Parte Prima, Titolo III, Cap.1, allegato C. 13

14 Le esposizioni nette di ogni fascia sono poi moltiplicate per i fattori di ponderazione ottenuti dal prodotto tra una variazione ipotetica dei tassi e un approssimazione della duration modificata relativa a ciascuna fascia definita dalla Banca d Italia. Nell ambito del processo ICAAP la Banca determina il capitale interno a fronte del rischio di tasso di interesse sul banking book sia in condizioni ordinarie che in ipotesi di stress. La Banca, nella determinazione del capitale interno in condizioni ordinarie, fa riferimento, seguendo le indicazioni del Regolatore, alle variazioni annuali dei tassi di interesse di mercato registrate in un periodo di osservazione di 6 anni, considerando alternativamente il 1 percentile (scenario al ribasso) ed il 99 percentile (scenario al rialzo). Inoltre, la Banca sulla base di quanto previsto nelle disposizioni di vigilanza effettua il calcolo del capitale interno sul rischio di interesse del banking book considerando una variazione parallela dei tassi di interesse di mercato pari a ± 200 punti base; tale misurazione determina il capitale interno in ipotesi di stress. Con riferimento alla misurazione del capitale interno, in condizioni ordinarie ed in ipotesi di stress, nel caso di scenari al ribasso, è garantito il vincolo di non negatività dei tassi. Il monitoraggio dell esposizione al rischio di tasso d interesse sul portafoglio bancario è effettuato mensilmente dal Risk Management; l indicatore di rilevanza stabilito dalla Banca d Italia 5 rappresenta il valore da non superare al fine di mantenere entro livelli contenuti l esposizione al rischio di tasso. Circa il mancato rispetto delle soglie definite, è fornita adeguata informativa alla Direzione Generale, al Consiglio di Amministrazione per la predisposizione delle idonee misure correttive. La Banca ha posto in essere operazioni di copertura del rischio di tasso di interesse (negli anni passati) attraverso contratti di Interest Rate Option e di Interest Rate Swap (IRS), rispettivamente a copertura del rischio tasso di interesse su mutui ipotecari a tasso variabile con cap e su mutui ipotecari a tasso fisso contratti con la clientela ordinaria. Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di tasso di interesse sul banking book nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. Periodicamente nel corso del 2014, il Risk Management ha effettuato il monitoraggio di tale rischio, sia ex post (Tableau de Bord rischi, verifiche del rispetto del RAF, Comitati Finanza) sia ex ante a fronte delle proposte di acquisto formulate dalla Finanza. Al fine di supportare l Unità aziendale Finanza nell individuazione e segnalazione delle OMR, il Risk Management ha sviluppato un tool di calcolo in Excel che è stato trasferito alla stessa Unità aziendale a seguito di una apposita presentazione delle relative funzionalità. 5 Cfr. Banca d Italia Circ. n. 285/2013 Parte Prima, Titolo III, Cap.1, allegato C. 14

15 Gli assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di tasso di interesse sul banking book sono oggetto di monitoraggio nell ambito del Tableau de Bord rischi trimestrale in relazione alle soglie di rischio (appetite, tolerance e capacity) definite nel RAF approvato dal Consiglio di Amministrazione. E. Rischio di liquidità La gestione del rischio di liquidità fa riferimento a tre differenti profili caratterizzati da orizzonti temporali differenti: - la liquidità intraday: derivante dall operatività infra-giornaliera può comportare l impossibilità di far fronte ai propri obblighi di pagamento nei tempi previsti, mettendo sotto pressione la propria posizione di liquidità e potenzialmente anche quella delle controparti partecipanti ai sistemi di pagamento, regolamento e compensazione; - la liquidità a breve termine: ha l obiettivo di garantire che la Banca sia in grado di soddisfare gli impegni di pagamento per cassa previsti e imprevisti, in modo da non pregiudicare il normale svolgimento del business. L orizzonte temporale di riferimento è di 12 mesi; - la liquidità strutturale: mira a garantire l equilibrio della struttura per scadenze delle attività e delle passività con un orizzonte temporale superiore a 12 mesi. La gestione del rischio di liquidità strutturale è volta ad assicurare un adeguato rapporto tra le fonti stabili e le attività che richiedono una provvista stabile nel tempo, evitando così delle pressioni sulle fonti, attuali e prospettiche, a breve termine. Il modello di Governance della Banca definito a presidio dei processi di gestione e di controllo del rischio di liquidità si fonda sui seguenti principi: - separazione tra i processi di gestione della liquidità (Liquidity Management) e i processi di controllo del rischio di liquidità (Liquidity Risk Controlling); - sviluppo dei processi di gestione e di controllo del rischio di liquidità coerentemente con la struttura organizzativa e mediante un processo di deleghe che prevede il coinvolgimento, sotto la supervisione del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Finanza, del Direttore Generale, del Risk Management, della Unità aziendale Finanza. La Banca a seguito dell emanazione del 4 aggiornamento del 13/12/2010 della Circolare 263/2006 della Banca d Italia ha rivisitato la normativa interna che formalizza il processo di gestione e controllo della liquidità. Il controllo dell esposizione al rischio di liquidità è effettuato attraverso il monitoraggio del rispetto della soglia di tolleranza, fissata rispettivamente con riferimento ad un contesto di normale corso degli affari e di stress, nonché degli altri indicatori di sorveglianza definiti dalla Banca. In osservanza a quanto previsto dalle Disposizioni di Vigilanza, l Istituto si è dotato inoltre di un sistema di tassi interni di trasferimento (TIT) che integra le principali determinanti del rischio di liquidità. In particolare, le integrazioni apportate al sistema di TIT in uso presso l Istituto, sono state effettuate nel rispetto della Normativa di Vigilanza nonché delle best practices di mercato ed hanno riguardato i seguenti aspetti: merito 15

16 creditizio dell Istituto (indicatore del costo della raccolta oltre l anno), spread bid/ask (indicatore del costo della raccolta per durate inferiori all anno), aggiustamenti di liquidità (indicatore dell impatto economico della leva commerciale) e buffer di liquidità (indicatore del costo per la detenzione di un buffer di liquidità). Il monitoraggio della situazione di liquidità è di competenza della Unità aziendale Finanza e del Risk Management. Un primo livello di controllo è svolto giornalmente dalla Finanza, attraverso il monitoraggio dei flussi informativi relativi alle entrate ed alle uscite previste nelle diverse scadenze provenienti dalle diverse unità organizzative, al fine di presidiare eventuali sbilanci di liquidità giornalieri e prospettici su un orizzonte temporale mensile. Con la stessa frequenza, la Finanza verifica l andamento degli indicatori di crisi definiti nel Contingency Funding Plan. Al Risk Management, spetta invece il compito del monitoraggio mensile della liquidità, analizzando eventuali impatti prospettici della gestione della liquidità sia a breve termine, sia a lungo termine sull equilibrio del profilo delle scadenze dell intero bilancio. Tale controllo si esplica tramite il monitoraggio del rispetto della soglia di tolleranza e dei livelli di sorveglianza appositamente definiti. Con la stessa frequenza, il Risk Management verifica l andamento degli indicatori di crisi definiti nel Contingency Funding Plan. Il mancato rispetto della soglia di tolleranza, riferita al rischio di liquidità a breve termine, comporta, in ogni caso, un apposita informativa al Consiglio di Amministrazione, al Comitato Finanza, al Direttore Generale e alla Finanza. Le violazioni devono essere portate all attenzione dell Alta Direzione e del Comitato Finanza entro ventiquattro ore dalla rilevazione. In tali circostanze le decisioni riguardanti le eventuali azioni da intraprendere competono al Direttore Generale cui spetta anche l onere di comunicare tali scelte alle funzioni aziendali coinvolte per l attuazione delle predette azioni. Per ogni Ratio di Liquidità il Risk Management fa riferimento a soglie di sorveglianza approvate dal Consiglio di Amministrazione. Tali soglie rappresentano i valori da non superare, al fine di mantenere entro livelli contenuti l esposizione al rischio di liquidità. Con particolare riferimento alla gestione della liquidità strutturale, sono stati adottati specifici limiti operativi al fine di contenere il rischio associato alla trasformazione delle scadenze. Del mancato rispetto delle soglie di sorveglianza, relative al rischio di liquidità a breve termine e al rischio di liquidità strutturale, dovrà essere portata adeguata informativa al Direttore Generale, al Comitato Finanza e al Consiglio di Amministrazione per un eventuale approvazione del piano di rientro. Per quanto riguarda le politiche e le procedure per limitare l eccessiva concentrazione delle fonti e delle scadenze di rinnovo, la Banca si è dotata di early warning, adeguati alla propria operatività, conformemente al principio di proporzionalità. La metodologia utilizzata per quantificare il grado di esposizione al rischio di liquidità si basa sostanzialmente sulle seguenti componenti: - definizione della maturity ladder per la determinazione della posizione finanziaria netta; - individuazione e trattamento delle poste di bilancio da considerare nel calcolo del liquidity gap; - ratios di monitoraggio della liquidità operativa (a breve termine) e strutturale (a lungo termine). 16

17 La posizione di liquidità della Banca è misurata sia in condizioni di normale corso degli affari che in scenari di stress. Sulla base dei diversi scenari di stress vengono simulati gli effetti sul comportamento atteso dei flussi di cassa in entrata e in uscita nell orizzonte temporale considerato. L analisi di scenario viene condotta periodicamente, con frequenza trimestrale, dal Risk Management. I risultati degli stress test sono presentati al Direttore Generale, al Comitato Finanza e al Consiglio di Amministrazione e forniscono un range di potenziali sbilanci di liquidità, a fronte dei quali possono eventualmente essere intraprese azioni volte a intervenire sul profilo di liquidità delle attività, sulla struttura complessiva di composizione dello stato patrimoniale nonché per definire i processi di gestione delle crisi (Contingency Funding Plan). Dal 31/3/2014 ha preso avvio il periodo di segnalazione all Autorità di Vigilanza a fini di monitoraggio degli aggregati di bilancio per il calcolo degli indicatori di liquidità LCR Liquidity Coverage Ratio e NSFR Net Stable Funding Ratio. In particolare: il Liquidity Coverage Ratio LCR - è finalizzato ad assicurare un adeguato livello di attività liquide di elevata qualità non vincolate, che possano essere liquidate per far fronte ad un eventuale situazione di stress di durata pari a 30 giorni consecutivi. Tale stock di attività liquide dovrebbe garantire la sopravvivenza della banca per i 30 giorni considerati, entro i quali si presuppone vengano intraprese azioni correttive da parte degli Organi aziendali. Tale indicatore è rappresentato dal seguente rapporto: (stock di attività liquide di elevata qualità) / (totale dei deflussi di cassa netti nei 30 giorni di calendario successivi). L indicatore LCR costituirà un requisito di Vigilanza a partire dal 1 ottobre 2015 con il limite minimo ridotto al 60%, aumentato gradualmente ogni anno (70% dall 1/1/2016, 80% dall 1/1/2017, 100% dall 1/1/2018) 6 ; il Net Stable Funding Ratio NSFR - è un indicatore strutturale volto a garantire la sostenibilità tra attività e passività nell orizzonte temporale di un anno ed è dato dal seguente rapporto: (ammontare disponibile di provvista stabile) / (ammontare obbligatorio di provvista stabile). In tal senso, l NSFR integra l LCR, in quanto stabilisce che le attività a lungo termine debbano essere finanziate da un importo minimo di raccolta stabile, ovvero di fonti affidabili di fondi, su un orizzonte temporale di un anno in condizioni di stress prolungato. L ammontare obbligatorio di tale provvista stabile dipende dalle caratteristiche di liquidità delle varie tipologie di attività detenute e di operazioni svolte. L indicatore NSFR costituirà un requisito di Vigilanza a partire dal 1 gennaio 2018 con un requisito regolamentare minimo pari al 100%. Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di esposizione al rischio di liquidità nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. 6 Cfr. documento sull LCR «Commission Delegated Regulation (EU) No 2015/61 of to supplement Regulation (EU) 575/2013 with regard to liquidity coverage requirement for Credit Institutions» emanato in data 10/10/

18 L esposizione dell Istituto al rischio di liquidità, misurato in condizioni ordinarie (going concern) e di stress (scenario di stress idiosincratico e sistemico ), è oggetto di monitoraggio nell ambito del Tableau de Bord rischi trimestrale in relazione alle soglie di rischio (appetite, tolerance e capacity) definite nel RAF approvato dal Consiglio di Amministrazione. F. Rischio operativo Il rischio operativo si sostanzia nel rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, eventi esogeni. Tale rischio, connaturato all esercizio di attività bancaria, può essere generato e risiedere, pertanto, in tutti i processi aziendali. Sotto l aspetto qualitativo ed in linea con le disposizioni di vigilanza, la Banca dispone di un insieme di regole, procedure e strutture organizzative atte ad assicurare il rispetto delle strategie aziendali, garantendo l efficacia e l efficienza dei processi, la salvaguardia del valore delle attività, l affidabilità delle informazioni contabili e gestionali ed in ultimo la conformità delle operazioni con la legge e le disposizioni interne. La Banca ha, inoltre, definito un insieme di processi organizzativi per il presidio e la gestione delle fattispecie di rischio operativo. In particolare, sono stati effettuati i seguenti interventi: aggiornamento del Piano di Continuità Operativa (c.d. Business Continuity Plan) approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione dell 11/6/2014. Tale documento contiene l insieme delle misure/presidi di carattere organizzativo, operativo, informatico, infrastrutturale/logistico predisposte e/o adottate dalla Banca, al fine di consentire la continuità operativa dei processi aziendali e di business critici, in caso di eventi catastrofici. Conformemente alle indicazioni contenute in tale Piano, il Responsabile della continuità operativa provvede alla costante manutenzione ed alla revisione dello stesso; analisi dei profili abilitativi al sistema informativo aziendale al fine di migliorarne la segregazione funzionale e di tutelare le informazioni aziendali contro accessi non autorizzati; L Istituto è dotato della Funzione di Conformità e Antiriciclaggio deputata al presidio ed al controllo del rispetto delle norme. La citata Funzione fornisce un supporto nella prevenzione e gestione del rischio di incorrere in sanzioni giudiziarie o amministrative, di riportare perdite rilevanti conseguenti alla violazione di normativa esterna o interna. In fase di implementazione dei progetti previsti nella Gap Analysis ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006 è stato condotto un assessment sui rischi operativi relativo alla valutazione di adeguatezza delle policy e procedure aziendali per il presidio dei rischi operativi, il cui esito finale è stato sottoposto al Consiglio di Amministrazione. La valutazione è stata eseguita analizzando principalmente gli esiti delle attività ispettive dell Internal Audit e delle verifiche della Funzione di Conformità condotte negli ultimi 3 anni sulla normativa aziendale tempo per tempo vigente e sull attuazione dei principali processi bancari. Dall assessment condotto non sono emerse criticità o aree di intervento. 18

19 In osservanza agli adempimenti richiesti dalla Banca d'italia, con la Comunicazione n /10 del 22/03/2010 (avente ad oggetto "Resoconti ICAAP") la Banca ha aderito al DIPO (Database Italiano delle Perdite Operative) dell'abi. Ciò si è reso necessario al fine di strutturare in maniera più organica il processo di identificazione e raccolta dei dati interni sulle perdite operative e di fruire di dati esterni di Sistema a fini di benchmarking. Ai fini della misurazione del requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo, in considerazione delle dimensioni e della limitata complessità operativa, la Banca ha adottato il metodo base (BIA, Basic Indicator Approach); il predetto metodo prevede che il requisito patrimoniale sia calcolato applicando un coefficiente regolamentare (15%) applicato al c.d. indicatore rilevante che esprime il volume di operatività aziendale. Con riferimento alle politiche di trasferimento del rischio operativo l azienda ha sottoscritto una polizza assicurativa contro i rischi bancari generali volta a mitigare i principali rischi operativi (malversazione dei dipendenti, frodi, furti etc.). In osservanza al 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio operativo nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. G. Rischio di concentrazione Il rischio di concentrazione è definito come rischio derivante da esposizioni verso controparti, gruppi di controparti connesse e controparti del medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica. Il rischio di concentrazione può essere inquadrato come evoluzione del processo di rilevazione e monitoraggio della concentrazione dei rischi verso determinate controparti, già in vigore con la disciplina delle c.d. Grandi Esposizioni. Le Grandi Esposizioni e comunque tutte quelle posizioni che, per la loro entità, possono incidere in maniera significativa sulla solidità patrimoniale della Banca, sono valutati in sede di concessione, ai fini del rispetto dei limiti prudenziali, dalla Divisione Crediti che opera, eventualmente con il supporto della Contabilità e Segnalazioni di Vigilanza. Per la loro esatta individuazione, assume particolare importanza la verifica dei legami esistenti tra i diversi soggetti economici e dei riflessi che gli stessi possono avere sulla quantificazione del rischio globale. Il presidio continuativo delle posizioni di rischio rilevante è svolto sia dal gestore competente che dal Risk Management e dal Monitoraggio Crediti deteriorati e Precontenzioso al fine di individuare eventuali andamenti anomali. Nell ambito del processo ICAAP è posta particolare attenzione al processo di monitoraggio del rischio di concentrazione, sia verso singole controparti o gruppi di clienti connessi (c.d. single name) che geosettoriale, al fine di presidiare andamenti eccedenti il limite consentito per la concentrazione dei rischi. 19

20 Il rischio di concentrazione single name è misurato sulla scorta della metodologia semplificata contemplata nelle disposizioni di vigilanza in materia 7. Queste prevedono, in particolare, la stima del capitale interno sul rischio di concentrazione single name attraverso il calcolo del prodotto tra il cosiddetto indice di Herfindahl, che esprime il grado di frazionamento del complessivo portafoglio di esposizioni verso le imprese, la costante di proporzionalità determinata in funzione della PD ( Probability of Default ) media rilevata sul portafoglio Corporate della Banca e l esposizione corrente riferita alle sole controparti Corporate. Con riferimento a tale dimensione del rischio di concentrazione la Banca effettua delle prove di stress testing. Il rischio di concentrazione geo-settoriale viene misurato sulla scorta della metodologia sviluppata dall ABI, seguendo le indicazioni di massima fornite dall Organo di Vigilanza, che consente di definire una relazione tra l indicatore di concentrazione geo settoriale della Banca ed un possibile coefficiente di ricarico da applicare al requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito calcolato col metodo standardizzato. Pertanto, una volta determinato l indice di Herfindahl con riferimento alle aree geografiche prescelte, il capitale interno è pari ad un coefficiente, opportunamente individuato sulla base del predetto indice di Herfindahl, e l ammontare del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito rideterminato escludendo le posizioni scadute, le altre attività, le attività immobiliari, le posizioni assoggettate al rischio di controparte, le esposizioni verso banche e le posizioni in titoli verso qualsiasi controparte (bancaria e non). In considerazione dell operatività della Banca e in ossequio al principio della proporzionalità e della gradualità la determinazione dell add-on di capitale avviene seguendo il Criterio della prevalenza degli impieghi. Ai sensi del 15 aggiornamento della Circolare Banca d Italia n. 263/2006, sono previsti ulteriori presidi sul profilo di rischio della Banca in termini di assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di concentrazione nell ambito del Risk Appetite Framework RAF, della Policy Operazioni di Maggior Rilievo e della Policy sul processo di approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento in nuovi mercati. Al fine di supportare l Unità aziendale Crediti nell individuazione e segnalazione delle OMR, il Risk Management ha sviluppato un tool di calcolo in Excel che è stato trasferito alla stessa Unità aziendale a fronte di una apposita presentazione delle relative funzionalità. Gli assorbimenti patrimoniali a fronte del rischio di concentrazione sono oggetto di monitoraggio nell ambito del Tableau de Bord rischi trimestrale in relazione alle soglie di rischio (appetite, tolerance e capacity) definite nel RAF approvato dal Consiglio di Amministrazione. H. Rischio residuale Il rischio residuale rappresenta il rischio che le tecniche riconosciute per l attenuazione del rischio di credito utilizzate dalla Banca risultino meno efficaci del previsto. 7 Cfr. Circ. Banca Italia 285/2013, Titolo III, Cap. 1, All.to B. 20

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