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1 L articolo che segue è tratto dal testo Assistere a casa. Suggerimenti e indicazioni per prendersi cura di una persona malata di G. Casale e C. Mastroianni. Si rimandano i lettori all opera completa, pubblicata da Maggioli Editore. Puoi ordinare una copia qui. **** Controllo dei farmaci a domicilio Nell assistenza domiciliare un ruolo importantissimo è svolto dalla corretta conservazione, somministrazione e gestione dei farmaci. In generale siamo tutti abituati ad avere in casa un armadietto o una scatola di farmaci, ma durante un assistenza domiciliare il numero dei farmaci può aumentare notevolmente e anche le persone che li manipolano. È bene, allora seguire alcune semplici regole: Controllare sulla confezione (o informarsi dal farmacista) le modalità di conservazione sia delle confezioni integre che di quelle aperte; Tenere lontano da calorifero o altre fonti di calore e dalla luce diretta; Controllare la data di scadenza; Richiudere sempre bene i flaconi dopo l uso; Leggere attentamente se il farmaco corrisponde a quello prescritto; Non rompere le capsule o schiacciare le compresse se non dopo averlo chiesto al medico; Controllare se il farmaco va deglutito, masticato o lasciato sciogliere in bocca, mescolato con bevande o cibo, se vanno evitate bevande alcoliche; Non assumere farmaci se non consigliati dal medico; Seguire sempre la prescrizione del medico, rispettare gli orari se i farmaci vanno assunti a stomaco pieno o no, ecc.; Preparare un foglio dove vengono riportati i farmaci somministrati, gli orari, la quantità ed eventualmente il tempo impiegato per fare effetto; Tenere i farmaci tutti insieme distinguendo quelli che sono attualmente somministrati da quelli che non vengono più utilizzati, è preferibile una posizione non visibile all ammalato; Controllare sempre se ci sono farmaci di scorta e quando stanno per finire provvedere alla nuova prescrizione. A. Flebo (Trasfusioni - Terapia endovena - Terapia infusionale - Terapia parenterale) Il contenitore del liquido (flacone) È in genere di vetro, della capacità di un quarto o mezzo litro ( ml). Può essere costituito anche da una sacca o da un contenitore di plastica. Il flacone è sottovuoto ed è chiuso da un tappo di gomma. 1

2 Il deflussore (Fig. 1) È un tubo che va raccordato ad un estremità alla bottiglia della flebo (ha infatti una punta che entra nel tappo della bottiglia) e, all altra estremità, al tubicino dell ago, che può essere raccordato direttamente o tramite un rubinetto (Fig. 2). Lungo il percorso si notano tre cose principali: una rotella di plastica che ha la funzione di regolare il numero delle gocce (girando la rotella verso l alto la goccia va più veloce); un cilindro trasparente in cui si nota la goccia cadere; una parte di tubo giallastro alla fine del tubo. Questa parte è di gomma morbida (lattice) e qui è possibile iniettare farmaci con una siringa. Figura 1 Deflussore in tutte le sue parti Figura 2 Rubinetto per chiudere la fleboterapia. È possibile inserire in una delle estremità del rubinetto dei tappini in silicone perforabili. Sono più semplici da utilizzare, impediscono fuoriuscite di sangue e riducono le infezioni. 2

3 Aghi o ago cannule (Fig. 3) Permettono di somministrare il liquido direttamente in vena. Figura 3 - Diversi tipi di aghi NOTA BENE Esistono diversi tipi di aghi (Fig. 5.3): aghi tradizionali (da siringa); aghi butterfly: il butterfly, o ago a farfalla, è un piccolo ago con due ali di plastica ai lati per consentire una presa più facile; ago cannula. L ago cannula è un ago fatto di materiale non metallico, flessibile che può essere lasciato in vena per diversi giorni. Quando il paziente interrompe l infusione, l ago cannula può essere chiuso con l apposito tappo e lasciato in vena. L ago cannula può essere anche chiuso attraverso un sistema detto rubinetto, che va semplicemente chiuso quando l infusione termina (Fig. 2). Questo permette di poter effettuare la terapia endovenosa senza dover ogni giorno praticare una nuova iniezione, di sospendere ogni qual volta è necessario (per esempio per andare in bagno, lavarsi o durante la notte) e riattaccarla tranquillamente anche il giorno dopo. L ago cannula può provocare un infiammazione della vena (flebite). In questo caso il paziente riferirà dolore nella zona dove è inserito l ago cannula e la cute (pelle) sovrastante può andare incontro ad arrossamento. Sarà sufficiente avvertire il medico che provvederà alla rimozione dell ago. L ago cannula può essere utilizzato anche per la somministrazione della terapia sottocute. In tal caso la cannula viene posizionata nello strato sottocutaneo e i farmaci vengono iniettati attraverso essa senza la necessità di diluirli, cosa indispensabile nella somministrazione endovenosa.!importante! Ogni ago è sterile, va usato solo una volta e solo su una persona: se tolto dalla confezione cade o tocca qualsiasi superficie non è più sterile, perciò si deve buttare e prenderne uno nuovo; se la confezione che chiude il deflussore, una siringa o l ago è danneggiata, o è stata aperta, va presa una nuova confezione; si consiglia di raccogliere gli aghi usati dentro una bottiglia richiudibile di vetro o plastica. 3

4 Arresto del gocciolamento (flusso) Non è preoccupante: non togliere l ago. Compiti del familiare Controllare la posizione del braccio o della gamba e muoverli con cautela, se il flusso ricomincia, controllare se il numero delle gocce corrisponde al numero di gocce previste nella terapia; Controllare se la zona dove è inserito l ago si è gonfiata, in questo caso girare verso il basso la rotella del deflussore (Fig. 4); In caso di reflusso di sangue nel tubo di raccordo (deflussore) sollevare il flacone della flebo di circa cm; Controllare la rotella (Fig. 4), aprirla fino a raggiungere il numero delle gocce indicato. Figura 4 Esempio di rotella che regola il gocciolamento della flebo Se nessuna di queste manovre è stata efficace si può provare senza togliere l ago dalla vena: ad aprire la valvolina (Fig. 1) dell aria posta a lato della camera di gocciolamento; ad inserire un altro ago sterile nel tappo di gomma del flacone senza spostarlo dalla sua posizione; a stringere e rilasciare più volte il raccordo in gomma morbida (lattice) dopo aver chiuso la rotella; ad eseguire il lavaggio dell ago cannula con soluzione fisiologica.!importante! Queste manovre non sono né dannose né fastidiose per il paziente ed hanno lo scopo di lasciare l ago in sede. Infatti sia nei pazienti oncologici che nei pazienti anziani, le vene sono molto danneggiate dalle innumerevoli terapie e diventa problematico trovare altre vene utili. Dolore e/o gonfiore nella zona dove è inserito l ago Non è preoccupante: girare verso il basso la rotella che regola il gocciolamento. Avvertire il personale sanitario. 4

5 Fuoriuscita dell ago Non è preoccupante: alzare il braccio (o la gamba) dove era inserito l ago di circa 50 cm e tamponare l eventuale fuoriuscita di sangue con del cotone imbevuto di comune disinfettante. Avvertire il personale sanitario. Comparsa di sangue nel tubo di raccordo (deflussore) Non è preoccupante: non togliere l ago e controllare se c è un arresto di flusso (vedi sopra) oppure, se è finita la flebo, girare verso il basso la rotella. Avvertire il personale sanitario. Finisce il flacone Non è preoccupante: non togliere l ago, girare verso il basso la rotella. Per staccare la flebo dall ago cannula seguire le seguenti manovre: chiudere la flebo, con la mano sinistra tenere fermo l ago cannula e alzare il braccio del paziente circa cm, con la destra sfilare la parte rigida del deflussore ruotando leggermente, rimosso il tubo del deflussore avvitare l apposito tappo sull ago cannula (Fig. 5). Se si usa il rubinetto questa manovra si può evitare, creando anche meno ansia ai familiari per fuoriuscita di sangue per distrazione o altro, quindi chiudere il rubinetto, rimuovere il deflussore e riavvitare l apposito tappo. Figura 5 - Sequenza per staccare la flebo e riposizionare l'apposito tappo 5

6 !IMPORTANTE! Paura di embolie Praticamente impossibile se la flebo è stata correttamente montata; se compare una bollicina di aria lungo il tubo di raccordo non accade nulla. La terapia infusionale (perfusione) viene praticata molto spesso a domicilio per diversi motivi: Somministrazioni di liquidi a scopo reidratante e/o nutritivo; Somministrazione di sangue (emotrasfusione-trasfusione) o di suoi derivati, emazie concentrate (globuli rossi), piastrine, plasma, albumina, a scopo puramente terapeutico per correggere deficit organici di tali costituenti del sangue. Questa ultima eventualità è di stretta competenza medica e interessa relativamente il familiare o l assistente domiciliare. L infusione a domicilio è molto utile in quanto consente trattamenti particolari, evitando così un ricovero inutile in quei pazienti come i malati terminali che traggono sempre un grosso beneficio dall assistenza domiciliare. Nella grande maggioranza dei casi la terapia infusionale si applica per correggere la disidratazione in quei pazienti (anziani, malati oncologici) che non riescono ad alimentarsi ed a bere a causa di gravi malattie o anche a causa di vomito e diarrea ripetuti. Questo tipo di pazienti sono molto sensibili a queste condizioni patologiche che sono in genere accompagnate da disordini elettrolitici il cui riequilibrio non è possibile solo con acqua. Ricordiamo che il fabbisogno giornaliero di acqua è di 30 ml/kg nel soggetto normale (2 litri circa per una persona di 70 kg); tale fabbisogno aumenta anche di molto nei soggetti disidratati, specialmente se presentano vomito o diarrea. La durata di una terapia infusionale dipende dal numero di gocce che cadono al minuto. Basta applicare una semplice formula per ricavare il tempo di durata: numero di gocce in un minuto moltiplicato per tre (N. gocce/min 3 = ml/h) si otterrà quanti millilitri vengono somministrati in un ora. Per esempio con una flebo che è stata regolata a 60 gocce al minuto moltiplicato per 3, avremo che in un ora verranno somministrati circa 180 ml, quindi un flacone da mezzo (1/2) litro (500 ml) impiegherà circa 2 ore e 40 minuti. Si può mangiare o bere durante una flebo? In generale sì, comunque è sempre meglio chiedere al medico. Igiene del letto e del paziente durante la flebo Evitare che il deflussore o l ago vengano tirati. Se occorre, chiudere la flebo e appoggiare il flacone sul letto. Appena terminata la manovra, riposizionare il flacone in alto e riaprire subito. Se il flusso non dovesse riprendere: non è preoccupante. B. Iniezione intramuscolare Dove si possono praticare le iniezioni intramuscolari? Glutei (sede dorsoglutea); Coscia (sede vastolaterale, sede ventrogluteale); Braccio (sede deltoidea). Chi pratica le iniezioni intramuscolari deve sapere che bisogna disinfettare bene e, prima di iniettare il farmaco, aspirare sempre: se compare sangue togliere l ago e ripetere l iniezione in altra sede. 6

7 È necessario usare un ago nuovo per l iniezione dopo aver aspirato il farmaco e preparato la siringa. Il farmaco deve essere somministrato lentamente per evitare eccessivi traumatismi e l eventuale formazione di ascessi. Figura 6 - Sede idonea per iniezione intramuscolare 7

8 Tutte le immagini presenti nel testo sono state realizzate da Antonio Iannaccio. Copyright 2011 by Maggioli S.p.A. Maggioli Editore è un marchio di Maggioli S.p.A. Azienda con sistema qualità certificato ISO 9001: Santarcangelo di Romagna (RN) Via del Carpino, 8 Tel. 0541/ Fax 0541/ Diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale con qualsiasi mezzo sono riservati per tutti i paesi. 8

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