SCIROEU de MILAN ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE DISCETTANDO

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1 ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE SCIROEU de MILAN Anno XIV Numero 94 Novembre/Dicembre 2012 Registrazione del Tribunale di Milano N 789 del DISCETTANDO La lingua milanese non è una scienza esatta ma le sue variazioni sono lo stimolo per una sana e corretta ricerca, attraverso il confronto che mai deve essere condotto come la difesa delle proprie idee ma, soprattutto, la comprensione e la seria valutazione delle argomentazioni collettive. Parimenti non si dovrebbe cadere in facili soluzioni dettate dalla logica che tanto è solo un dialetto e che portano molti a un vero e proprio disconoscimento di quelle regole lessicali e grammaticali che, invece, caratterizzano la bella parlata meneghina. E sono proprio le regole che consentono di avvicinarsi a qualsivoglia argomento con le certezze degli argomenti trattati. Ora, si potrebbe appunto discettare su molte delle regole che informano la lingua milanese come, per esempio, gli accenti che vedono di questi tempi almeno due correnti di pensiero. Una vorrebbe l uso in diverse occasioni degli accenti tonici, segnandoli sulla vocale che vada letta aperta e tonica l altra, di contro, sostiene che come nella lingua italiana, gli accenti vadano indicati solo laddove ce ne sia la necessità. Accenti a parte la lingua milanese è caratterizzata, anch essa, da regole e nozioni legate alla corretta pronuncia sia delle vocali, sia delle consonanti, nonché delle norme ad essi legate, nelle varietà dei fonemi consonantici, dei grafemi, dei digrammi, eccetera. Ma queste regole... esistono?...dove si trovano...? Certo che esistono e possiamo trovarle nelle varie grammatiche che per nostra fortuna sono state redatte da persone che alla lingua milanese hanno dato molta della loro cultura. Vogliamo sperare che tutto questo non vada perso o, peggio, svilito con un...ma tanto è solo un dialetto! Gianfranco Gandini

2 SOMMARIO EDITORIALE Discettando di Gianfranco Gandini PROGRAMMI E SEGNALAZIONI 3 Vox populi per Ambrogio da governatore imperiale a pugnace Vescovo di Milano di Osmano Cifaldi Risseu, ricami di pietra 5 El scior Carrera di Ambrogio Maria Antonini Luigi Cazzetta da Letteratura dialettale milanese di Claudio Beretta Un artigiano al servizio dell arte di Francesca Piragine MILAN... LA COGNOSSI? di Giorgio Moro Visconti Piazza Piemonte ed il Teatro Nazionale SCIROEU DE LA PRÒSA Gandini, Bossi, Brambilla LEGGIUU E SCOLTAA 17 VEDRINA DE LA BOTANICA a cura di Fior-ella Oleandro, fiore velenoso CUNTA SÙ di Ella Torretta La scighera El pret Liprando di Edoardo Bossi SALUTE A MILANO di Filippo Bianchi Cerchiamo di non farci influenzare FIRIFISS Accademia del Dialetto Milanese Quote annue di adesione del 2012 Soci Aderenti da 35,00 Soci Effettivi da 52,00 Soci Sostenitori da 180,00 SCIROEU de MILAN Sciroeu de Milan è la rivista bimestrale dell Accademia del Dialetto Milanese. La quota può essere versata su Banca Popolare del Commercio e dell Industria Iban IT24H Agenzia 33 via Secchi 2 Milano oppure: C/C Postale N Accademia del Dialetto Milanese SCIROEU de MILAN Edito dall Accademia del Dialetto Milanese Bimestrale fondato nel 1999 Reg. Trib. di Milano N 789 del Direttore: Gianfranco Gandini Fax ACCADEMIA DEL DIALETTO MILANESE Sede c/o Centro Culturale di Milano Via Zebedia Milano Tel Fax C.F NAT. GIUR. 12 Presidente onorario: Gino Toller Melzi Presidente: Gianfranco Gandini Vicepresidente: Mario Scurati Consiglieri: Ella Torretta - Segretaria Edoardo Bossi Mario Scurati Lucio Calenzani Redazione: Edoardo Bossi, Gianfranco Gandini, Gino Toller Melzi, Ella Torretta, Marialuisa Villa Vanetti Hanno collaborato a questo numero: Filippo Bianchi, Osmano Cifaldi, Fior-ella, Francesca Piragine Giorgio Moro Visconti Realizzazione e disegni di: Marialuisa Villa Vanetti 2 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

3 PROGRAMMI APPONTAMENT E MANIFESTAZION: Sabato 10 novembre h Sciroeu di Poetta c/o Centro Culturale di Milano - Via Zebedia 2, Milano Sabato 15 dicembre h Pranzo sociale Per informazioni e prenotazioni telefonare al signor Siboni o Gandini Manifestazion di amis ADA LAUZI I AMIS DE LA POESIA ogni terzo lunedì del mese alle presso la Sala Bleu della Parrocchia di San Protaso, via Osoppo 2 - Milano El Pontesell Biblioteca Fra Cristoforo via Fra Cristoforo 6 - Milano dal 8 ottobre 2012 al 27 maggio 2013 XV Corso di Lingua e Cultura Milanese strutturato su due percorsi con cadenza quindicinale il Lunedì dalle alle Docenti: Paola Cavanna, Gianmaria Ferrari, Gianfranco Gandini, Bianca Mancuso, Pietro Passera, Mario Torchio con la partecipazione di altri esperti. dal 25 ottobre 2012 Ella Torretta ha ripreso le conversazioni Freguj de milanes quindicinalmente il giovedì alle ed alle Scrivemm in milanes Humaniter - via S. Barnaba, 48 - Milano da Ottobre Gino Toller Melzi conversazioni Storia di Milano il giovedì dalle alle UNITRE - via Ariberto 11 - Milano Informazioni telefoniche dalle 17,00 alle 19, RADIO MENEGHINA Radio Meneghina, è diretta da Tullio Barbato, trasmette 24 ore su 24 in FM sulla frequenza megahertz. Produce settimanalmente 112 programmi presentati da 136 conduttori. Trasmette diverse ore al giorno notiziari, i principali alle 12.00, 13.20, ai quali collaborano Luca Barbato, Giovanna Ferrante, Michaela Barbato e Lorenzo Barbato. Approfondisce ogni materia nella fascia della università (15.00). Radio Meneghina è l emittente che riserva il maggiore spazio alla produzione dialettale di canzoni, poesie, prose, specialmente negli orari del Milanese (12.30). Radio Meneghina: Via Biancardi 6 Milano - Tel-Fax Si ascolta anche via Internet: è sufficiente sintonizzarsi con il sito dell emittente Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

4 ACCADEMIA Vox populi per Ambrogio da governatore imperiale a pugnace Vescovo di Milano di Osmano Cifaldi Milano nel IV secolo condivideva con Costantinopoli, l attuale Istanbul, il titolo di capitale dell impero romano. Aveva raccolto l imponente eredità dell antica Roma perché la città in quel tempo costituiva il centro più importante dell Italia settentrionale. Quadrivio di nodali vie commerciali, vi risiedeva un attività commerciale, industriale ed artigianale di tutto rispetto ed era soprattutto abitata da genre laboriosa e geniale, affrancata quindi dagli ozi della vecchia capitale. Per oltre un secolo, dal 286 al 402 d.c., Milano assolse il compito gravoso di ospitare fra le sue mura confinarie il centro di un ancor forte e vasto impero. Il poeta Ausonio, nelle sue poetiche, non finisce mai di lodare le bellezze di Milano: il teatro, l imponente circo, gli immensi magazzini, le terme, le grandi basiliche. La diocesi comprendeva a quei tempi dodici provincie fra cui quelle dell Aemila et Liguria, con sede a Milano. Di quest ultima provincia Ambrogio ne era il governatore. Alto funzionario dell impero romano e uomo potente dunque l uomo di Treviri, prima che il primo dicembre 373, lasciata la toga consolare passò al servizio della Chiesa vox populi con la consacrazione a Vescovo della circoscrizione metropolita della città, si trovò a gestire il dominio spirituale sulle anime che andava oltre i confini della circoscrizione civile abbracciando una vastissima giurisdizione territoriale. Ambrogio era riconosciuto detentore del potere sui territori ecclesiastici di Como, Bergamo, Lodi, Pavia, Brescia, Vercelli, Novara, estendendosi alla Liguria, all Emilia,alla grande Aquileia, su tutta la Venezia, l Istria, le alpi Rezie ed alcuni territori dei paesi danubiani. Vi sono poi da aggiungere altre località della Carinzia, la svizzera Coira, centri della Romania e dei paesi della penisola balcanica. Oltre Torino, Aosta, Genova, Tortona, Piacenza, Parma, Modena, Bologna, Imola, Forlì, Faenza, Rimini, Ravenna, Verona, Padova, Trento. Un territorio considerevole dunque, nel quale il piccolo e pugnace Vescovo Ambrogio era chiamato a risolvere delicate controversie anche politiche ed esercitare tutto l ascendente per mantenere fedele e compatto il corpo ecclesiastico esposto alle tante insidie politiche e mondane. Con il Vescovo Ambrogio la diocesi milanese raggiunse una grandezza, un prestigio ed un autorità ineguagliate. Infatti dopo la scomparsa di Ambrogio l enorme giurisdizione milanese fu ridotta mediante l istituzione di più sedi metropolite. Non bisogna inoltre dimenticare che l incessante impegno di Ambrogio portò all istituzione di più sedi vescovili quali Como, Novara, Aosta, Asti, Acqui, Alba, datorino. Ambrogio concepì la funzione episcopale come un alta magistratura collocata accanto al potere politico per meglio consigliarlo a combattere la mollezza dei costumi in cui era imbrodato il mondo pagano. In questa azione immensa e logorante, Ambrogio attinse molto dall esperienza acquisita nelle vesti di governatore politico dell impero. Attingendo dalla cronaca del tempo ricostruiamo insieme quel pomeriggio di novembre del 373 d.c. a Milano quando Ambrogio, governatore imperiale, venne a sapere che il popolo milanese lo aveva eletto suo Vescovo in seguito alla scomparsa del vecchio Aussenzio, Vescovo precedente. Seduto alla sua scrivania, il governatore ascolta sbigottito il suo segretario Timoteo, ancora ansimante per la corsa fatta, che gli sta riferendo le decisioni dell assemblea cittadina appena conclusa. Attraverso le finestre aperte arrivano già le acclamazioni della folla che si raduna da ogni portico, da ogni vicolo. Ambrogio, terzo figlio del governatore di Augusta Treviri, ha 34 anni, sul suo corpo gracile e corto pesa una grande testa allungata, dalle guance smunte: il naso è stretto ed affilato, le labbra sporgenti. Le sopracciglia rade ed incolori danno un espressione di eterna meraviglia al volto inquieto. La barba ed i baffi radi esitano tra il biondo ed il fulvo, gli occhi grandi e vivaci si riempiono, nei momenti di passione, di bagliori. Appoggiato con le palme aperte sul piano della scrivania, Ambrogio fissa il segretario che si staglia curvo e ansante contro la luce delle sei grosse candele che rompono l oscurità della vasta sala. Tutti conoscono la sottile influenza che le parole di Timoteo hanno sul suo padrone, sull uomo che ora è praticamente il signore assoluto delle province più ricche e più vaste dell Italia. Continua a pag Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

5 ACCADEMIA Risseu, ricami di pietra L entusiasmo dei ragazzi di Deiva Marina nella realizzazione del progetto legato al concorso Io museo e tu? è davvero encomiabile. L impegno profuso e i risultati ottenuti danno ragione sia ai ragazzi sia ai loro insegnanti: far conoscere al più vasto pubblico possibile le caratteristiche di un pezzo della storia del loro paese, di una caratteristica così particolare è indice di educazione artistica e civica. E ben venga, allora, poter dare spazio a questi ragazzi dei quali ci fa piacere proporre di seguito la presentazione che hanno tenuto per il loro lavoro e alcune immagini relative. La Redazione Il nostro progetto di lavoro di quest anno si chiama Risseu, ricami di pietra. Chi non è ligure come noi si chiederà: Cosa sono i risseu?. Il risseu è un tipo di pavimentazione usata per le superfici esterne: vialetti, piazzette, cortili e anticamente soprattutto sagrati di chiese e santuari. È un mosaico a ciottoli realizzato con piccoli sassi arrotondati e levigati dalle acque di torrenti, fiumi e mari. Può essere composto con sassi di un solo colore in cui è la sola disposizione dei ciottoli a creare una semplice decorazione, ma più spesso è costituito da sassi policromi accostati a formare disegni anche molto ricchi e complessi. Vicino alla nostra scuola, nel comune di Deiva Marina abbiamo trovato numerosi esempi, alcuni dei quali antichi e di gran pregio, di quest antica tecnica di pavimentazione, primo fra tutti quello che fin dal 1766 decora il sagrato della chiesa di S. Antonio Abate e che è divenuto simbolo ed immagine della nostra partecipazione al concorso Io museo e tu?. Purtroppo oggi non si trovano più facilmente maestri in grado di produrre risseu con la tecnica antica, quella che noi abbiamo voluto riscoprire ed usare per fare con le nostre mani ; abbiamo con fatica ed impegno riprodotto alcuni particolari delle due più antiche opere d arte che compongono il nostro ecomuseo, un museo all aperto che a fine anno scolastico faremo apprezzare a tutta la popolazione e ai turisti che vengono ogni estate a godere delle nostre spiagge con una visita guidata: le guide saremo proprio noi bambini! Lo stesso giorno inaugureremo anche il cartello finanziato dall Amministrazione comunale e da noi elaborato che indicherà a tutti dove trovare e come raggiungere le sette tappe del nostro ecomuseo. Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

6 ACCADEMIA El scior Carrera POEMETTO STORICO IN DIALETTO MILANESE di Ambrogio Maria Antonini [Continua dal numero precedente] EL QUARANTÒTT Se ved girà in di strad anmò i coin. Franzèsch 1 l è on disgraziaa senza firon, e dòpo on pòer Crist, el Fernandin 2, e i milanes ne pòden pròppi pù. Hinn stuff de sopportà, de ciappà-sù. In del negher genar del quarantòtt, inanz a mì, ona meda de soldaa, sigher in bocca e fà de ballabiòtt, se scontren, ben armaa, col pòpol furibond, esasperaa, e mòllen-giò fendent senza misericòrdia su la gent! Ma dòpo on quaj mesètt, fava anmò frègg 3, se sent vegnì distant di s cioppetad, e vedi corr de chì e de là in di strad di disperaa, vosand a scarpaorègg. Tacca, a on tratt, a sonà el campanon, el campanon del Dòmm. Gent a monton! E l era in la corsia 4 on finimond De ròbb mucciaa. La nòtt, senza lampion, tempèsta de campann sonaa a martèll e scarich de fusij, colp de cannon, on frecasseri sord de cass, de car, de caròzz, de vassèj, de banch de gesa; on strusà de prèj, de trottador, de marciapee, de sass de rizzada, streppaa-sù de tratt per pestà di finèster i croatt. Hoo vist ona battaglia sòtta a mì, e soo nò come hoo faa a schivà i ball, i sass, i cannonad che pareven danaa! E i barricad andaven ben ò mal vèrs la porta Oriental. La baraonda l è durada assee che passassen cinq dì, poeu s è vist la bandera tricolor; tutti i ges s hinn mettuu a scampanà che pareven vosassen tra de lor; la gent no la faseva che cantà e brasciass-sù in di strad e sui canton fasend tutt on sciòss 5 tra gramm e bon. Dòpo è vegnuu on mortòri per vundes ann 6. Dal mè osservatori hoo vist i milanes sentì l offesa de la fusilazion del pòer Scesa, scondes in di strad, de chì e de lì e brontolà in segrètt sòtta de mì. EL CINQUANTANOEUV E LA FIN DEL SECOL E quand hoo vist rivà Napoleon 7 col barba Rè Vittòri, hoo ben capii che i toder 8 se squajaven per de bon e che de cèrt ormai eren partii; ma hoo sentii dì da tanti milanes che, via i tognitt, rivava i piemontes. Fada l Italia, mì hoo tiraa on poo el fiaa, i Serv hann cambiaa el nòmm con Rè Vittòri 9 e mì son diventaa Continua a pag Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

7 Luigi Cazzetta ACCADEMIA da LETTERATURA DIALETTALE MILANESE di Claudio Beretta Commentando la poesia che segue, e alcune successive contenute nella sua Letteratura dialettale milanese, il prof. Claudio Beretta ci ricorda che il verso di Cazzetta si adegua a una sublimazione di idee (il pensiero che guida la vita razionale ed emozionale dell uomo) e di sentimenti: alla strofa chiusa succede il verso libero, nel quale ritmi, movenze, assonanze, specie quelle interne, esprimono volta a volta una nuova realtà poetica nel suo divenire. Si distingue così dalla scuola tradizionalista che privilegia la strofa chiusa, ma nella sua canzone libera non ricerca la frattura espressionista - tessiana della catena linguistica, ma si attiene allo stile della parlata naturale, in ciò distinguendosi, appunto, da Tessa. MA TÌ PAPÀ Da via Nino Bixio, in là de la Scigala, reparto Cassinn Doppi di lavandee, in quatter cà isolaa de poéra gent in mezz a la campagna tajada da sentee, da fòss lusent de acqua ciara, bella, filér de piant ai bòrd, de sentinella: on quader impastaa in de la mia ment. Intorna ai caseggiaa, i òrt, ognun el sò; gh era anca el tò, regòrdi ben, papà! Rivava primavera col fenì del dì, stracch me on villan la sera l era toa. La muda de strapazz, paposs de montagnee poeu, coi arnes in spalla e la toa seggia, via e mì adree! La toa felicità l era la mia, e giò vers l ortesell. Denanz al tò cancell on quaj salud poeu, dent a fà l amor con la verdura: erbion, fasoeu, tomates, insalada e mì, in gir, fiolett a gòd, insèma ai fior de la stagion, tutt i profumm, adree a quell delicaa di primm violett. De tant in tant, quand te vegnevet su de la scarpada, MA TU PAPÀ Da via Nino Bixio, al di là della Sigala, reparto Cascine Doppie dei lavandai, in quattro case, isolati di povera gente, in mezzo alla campagna, tagliata dai sentieri, da fossi rilucenti di acqua chiara, bella, filari di piante ai bordi, di sentinella: un quadro amalgamato nella mia mente. Intorno ai caseggiati, gli orti, ciascuno il suo; c era anche il tuo, ricordo bene, papà! Arrivava la primavera sul finire del giorno, stanco come un villano, la sera era la tua. La muta da strapazzo, scarponi da montanaro poi, cogli arnesi in spalla e la tua secchia, via ed io dietro! La tua felicità era la mia, e giù verso l orticello. Dinnanzi al tuo cancello qualche saluto poi dentro, a fare all amore con la verdura: piselli, fagioli, pomodori, insalata ed io, in giro, ragazzetto a godere, assieme ai fiori della stagione,tutti i profumi, dopo quello delicato delle prime violette. Di tanto in tanto, quando venivi su dalla scarpata, Continua a pag. 20 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

8 ACCADEMIA Un artigiano al servizio dell arte di Francesca Piragine Se provassimo di tanto in tanto a liberarci dalla convinzione che Milano sia soltanto la città della modernità sfrenata e dello stress e cercassimo di respirarne a pieni polmoni la storia, la cultura e l arte che da sempre la circondano di fascino e poesia, scopriremmo che essa può mostrarci angoli nascosti dove si può assaporare la genuinità del passato. Curiosando tra i cortili della vecchia Milano, ad un passo dal tran tran quotidiano, potremmo fare conoscenza con botteghe dove si praticano ancora antichi mestieri, attività che hanno mantenuto inalterate nel tempo la loro attrattiva, una indiscussa utilità pratica e una propria funzione sociale. È quello che mi è capitato di recente in zona Porta Nuova: una chiacchierata con un artigiano al servizio dell arte. Si chiama Mario Dossi e insieme al nipote Fumagalli è titolare della gipsoteca Fumagalli Dossi di via Montello. La sua attività è quella di formatore in gesso, una professione di quelle che i sociologi definiscono a rischio di estinzione, le cui origini antichissime non sono difficili da comprendere se solo si pensa che essa è sempre stata di fondamentale supporto a scultori, fonderie, ceramisti e a tutto il settore delle arti plastiche. Quando chiedo a Mario Dossi di raccontarmi brevemente la storia della sua gipsoteca non so ancora di trovarmi di fronte ad un artigiano orgoglioso di portare avanti un attività che ha quasi un secolo di vita. Il laboratorio nasce per iniziativa di due formatori milanesi, Gariboldi e Bertolazzi che, nel 1927, alla chiusura della ditta Vallardi presso cui lavoravano, acquisiscono parte della collezione di calchi e fondano un propria gipsoteca. I primi fondatori passano il testimone ai rispettivi figli e questi agli allievi di bottega, Agostino Fumagalli e Mario Dossi, ai quali si aggiungerà Roberto Fumagalli che si affianca al padre e allo zio. Alla Fumagalli Dossi si eseguono formature in gesso di opere scultoree quali statue e fregi antichi che permettono di rilevare un calco da un modello originale. La realizzazione dei calchi in gesso al fine di riprodurre una scultura è un lavoro che richiede lunga esperienza e abilità in ogni sua fase: dalla presa dell impronta sull originale alle eventuali patinature finali. L obiettivo della gipsoteca milanese è quello di mantenere alto il livello qualitativo dei prodotti attra 8 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

9 ACCADEMIA verso la restituzione di ogni dettaglio delle superfici scultoree con tecniche artigianali che, pur servendosi di materiali tecnologicamente innovativi, rimangono rigorosamente e indissolubilmente legate alla tradizione. Ci troviamo di fronte ad un opera tipica dell artigianato artistico dove le mani sono guidate dalla perizia e il cervello dall esperienza personale dell artigiano. Ogni formatore ha una propria visione del pezzo da riprodurre. Dallo stesso modello si possono ottenere formature diverse, negativi che si differenziano gli uni dagli altri per il diverso modo con cui sono stati pensati. Alla fine è il positivo che deve essere lo stesso: la riproduzione identica di un modello originale. A Mario Dossi chiedo se il suo lavoro può in qualche modo influenzare il modo di pensare. Mi risponde che fare il formatore aiuta a considerare tutto il percorso di vita dell oggetto, a sezionare, a trovare soluzioni pratiche, a riflettere sulla funzione secondaria delle cose e alle problematiche conseguenti che solo un riproduttore può vedere in anticipo. La collezione Fumagalli Dossi vanta un catalogo di oltre 400 modelli dai quali si riproducono copie che forniscono istituti d arte e accademie per scopi didattici. Da sempre, infatti, l esercizio della copia dal modello si ritiene di fondamentale importanza nell apprendimento delle discipline artistiche grafiche e plastiche. Uscita dalla gipsoteca, mentre mi rituffo nel caos cittadino, negli occhi la bellezza delle forme classiche e il bagliore del gesso alabastrino, la mente vaga e si ferma improvvisa su un pensiero letto in qualche libro di quelli che trovano alloggio sul mio comodino È di Walter Gropius, uno dei fondatori del Bauhaus: Architetti, scultori, pittori, devono tutti ritornare ai mestieri. L arte non è un professione. Non vi è sostanziale differenza tra artista e artigiano, l artista è un artigiano ispirato. Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

10 IN CARTA FRANCA BRAMBILLA Nella ricorrenza del decennale della scomparsa di Franca Brambilla, il Presidente dell omonimo Sodalizio, Marco Brambilla, ha voluto ricordarla con una edizione speciale delle sue poesie e prose. Il volume, che si presenta in una veste veramente pregevole, contiene anche diverse testimonianze di amici e conoscenti di Franca Brambilla dalle quali si evince una sempre forte ammirazione per il personaggio e, ovviamente, per le sue opere. Credo tuttavia che una delle testimonianze più belle possa essere la poesia, che Marco ha voluto inserire a pieno titolo, dedicata a Franca dall avv. Ambrogio Maria Antonini che vi proponiamo di seguito. Franca, te see on fenomeno vivent, de famiglia Brambilla capolista, benedett quell tesoro de bon vent che t ha portada sù la nostra pista. Milan, per tì, el pò vess pròppi content, perché travers a tì l ha miss in vista tutti i virtù de la soa bella gent, e con la fòrza che gh ha on vero artista. Con la tendenza a la letteratura, t hee scritt in prosa e in poesia; el teater l è la toa vitta, te se feet in quatter mettend el tò talent in fioridura. Artista milanes, guzz de scimee, tireves da ona part che l è chì lee! Grazie quindi a Marco Brambilla che ha voluto regalarci questo angolo di genuina milanesità ma, soprattutto, grazie a Franca Brambilla che con le sue doti e con il suo cuore ha lasciato ai posteri le sue gemme. ROSY CORNALBA scarlighen i mè penser, su el luster de la strada bagnada speggera de lampion sbiavii in filera per tutta la contrada Rosy Cornalba Bestetti lascia scivolare i suoi pensieri e li lascia scivolare molto bene tanto da raccoglierli nel suo ultimo libro On remissell de rimm e paròll in dialett milanes. Il libro, una gradevole raccolta di poesie, comprende anche una bellissima prosa che sembra uscita dalla fantasia Grazie Rosy che ci hai regalato i tuoi pensieri faa sù in d on remissel, inscì me la toa poesia: On remissell de rimm, paròll e penser. On fil per ligà insemma allegria, emozion e fantasia. On fil da on remissell milanes. La Redazione 10 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

11 ACCADEMIA MILAN... LA COGNOSSI? a cura di Giorgio Moro Visconti Piazza Piemonte ed il Teatro nazionale di Giorgio Moro Visconti Piazza Piemonte è tra via Washington e via Buonarroti (Zona Magenta - Sempione - Fiera). Il Piemonte è la regione più occidentale dell Italia Settentrionale, confina con la Francia (breve annessione nel 1798). È fondamentale il suo collegamento con la Lombardia ed abbiamo recentemente ricordato le guerre risorgimentali. I Romani la occuparono nel 220 a.c. e il nome Piemonte deriva dal nome latino pedemontium. Invasa dai barbari, fu sede di ducati al tempo dei Longobardi. La dinastia dei Savoia ebbe origine 1000 anni fa, con alterne vicende legate alle sudditanze straniere. Ricordiamo solo che il Regno di Sardegna fu costituito nel 1718/1720 con l incorporazione negli Stati della Casa di Savoia. Pur diversi dai lombardi per la loro riservatezza, i piemontesi hanno molte affinità e doti comuni a partire da cultura e imprenditorialità. Quanto alla toponomastica milanese rileviamo che la piazza fu realizzata nei primi anni del secolo scorso e vi convergono numerose vie come in una stella, secondo il piano regolatore ottocentesco. Tutta moderna l architettura, dai grattacieli, realizzati all inizio degli anni venti (gemelli di otto piani, nove con quello ristretto formato dalla cupola), al Teatro Nazionale progettato dall architetto Mario Borgato (1923): inaugurato il 20 dicembre 1924, con La cena delle beffe di Sem Benelli. Il Teatro del Popolo della Società Umanitaria, organizzatrice di spettacoli lirici all Arena e affidata alla direzione artistica di Sabatino Lopez, portava la sua compagnia di prosa in questa zona allora considerata periferica. Il Teatro Nazionale, tuttora in attività, fu a lungo utilizzato come cinematografo, ritrovando la sua destinazione originaria negli anni Ottanta. Ancora del Borgato sul lato nord-ovest della piazza al n. 10 un edificio residenziale, costruito nel 1927/28, la cui facciata si richiama alla corrente architettonica del novecento milanese. Villette e palazzine, con aree giardino furono progettate nel 1919 dell architetto Giovanni Greppi. Sul Corriere della Sera del 24 giugno 2012 abbiamo letto articolo di Roberto Porro intitolato Una via per ricordare Giordano Rota il patron del Nazionale. Nel teatro di piazza Piemonte tutti i grandi. Così scrive: Da domani la toponomastica di Milano avrà, dopo strade e piazze dedicate a Strehler, Grassi, Visconti, la Duse, una via per ricordare un grande personaggio dello spettacolo, Giordano Rota, figlio di Mauro, creatore del Nazionale. Lungo la stradina davanti all ingresso, ora che piazza Piemonte ha trovato relativa pace, sarà posta la targhetta col nome e le date di chi gli ha dato lustro e popolarità: Giordano Rota, nato il 13 settembre 1910 e morto l 11 settembre Col groppo in gola parlò di lui al funerale il grande amico Walter Chiari, che lo citava anche nello sketch del Sarchiapone e che di lì a tre mesi l avrebbe raggiunto Giordano (figlio di Mauro il cui bronzo sta nell atrio e cugino dello scultore Sassu di cui sono visibili tre opere) era appassionato di sport, intimo di campioni di moto, boxe e ciclismo e convinse il padre ad ospitare Continua a pag. 26 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

12 SCIROEU DE LA PRÒSA PROSA ONA FORTUNA... DESLIPPADA! Gianfranco Gandini Quand seri on fioeu, in del millavoeuvcent e vòltes indree, per on poo de ann son staa in del colleg di Martinitt. I Martinitt, el sann tucc, hinn ona gloriosa istituzion che la ospitava i fioeu senza mamma ò senza el papà... Tra i tanti ròbb che succedeva gh era anca la festa che tutt i ann faseven in la caserma de l Aviazion de piazza Novelli in dove ghe menaven perchè i Martinitt eren semper invidaa. Mì seri mai andaa ma a sentì quei che gh eren staa me vegneva ona gran voeuja. Diseven che tutt i militar (che eren sù de leva) te trattaven ben, cicciaraven con tì intrattanta che se mangiava e... come se mangiava! Poeu, finii de mangià, te portaven in la sala del spaccio e te faseven giugà cont el bigliardin, insòmma ona bella giornada. E quella vòlta anca mì seri staa cattaa foeura tra quij che dovenen andà a la festa de l Aviazion. Tiraa a luster, con la divisa quella bella, quella che se metteva quand che se andava foeura del colleg, i scarp bei nett e via... Rivom in Piazza Novelli, gh è la banda, gh è i militar tutti in sù l attenti, e i generai che passa in rivista. Poeu la banda la finiss e gh è on para de generai che fann on discors ch el finiva mai e mì pensavi che se l era tutt lì el divertiment...òssignor! Però me gustavi giamò el moment de andà a tavola cont i soldaa e poeu a giugà al bigliardin. E l moment l è rivaa... Già ma gh hann mettuu in del tavol di generai e mì ghe n avevi pròppi vun dennanz ch el me guardava semper e l me faseva di domand... e mì seri on poo in imbarazz. M è toccaa mangià ona pitanza in umid me regòrdi minga ben se l era cont el cortell e la forchetta, ona fadiga... e poeu a la fin riva el formagg. A mì el m è mai piasuu el gruviera, nanca adess, in cà mia t el troeuvet nò! Ma quella vòlta lì gh era el gruviera... e mì per nò fà figura de vess schivios hoo mangiaa el mè tocchel. E a quell general che gh hoo davanti se ghe ven in ment? Tieni, prendi anche il mio, ho visto che hai mangiato tutto di gusto e sei giovane, devi crescere e... là che l me mett in del piatt anca el sò tòcch de gruviera! Òrca sidella, disi mì, se fudess minga che dòpo se va cont i militar saria ròba de matt! E inscì finiss el lauto pranzo... ma de spaccio e de bigliardin se ne parla minga perchè i generai hann cominciaa a fà di domand e gh hann tegnuu lì con lor fin a l ora de andà ancamò in istitut. Ma mì disi, pròppi quella vòlta lì doveva vess tutt al contrari di alter vòlt? Mì che seri partii a la mattina con l idea de vegh avuu fortuna, sì, sì, ona fortuna... deslippada però... e s ciao. ONA VACANZA SPECIAL Edoardo Bossi Mè pader, l è semper staa on margniffon, el gh aveva ona furbizia tal che la ghe permetteva semper de provved per temp a inventam la vacanza speciale. Finii l ann de scòla e dòpo vèss staa promòss, gh avevi come prèmi la mia vacanza speciale. E inscì, ògni ann, destinazion divèrs: Arenzan, Varazze, Loano, Final, e a vòlt anca Sanremo. Rivavi inscì de per mì, in pullman ò cont el treno, dai mè zii de part de mè pader, in d on paesin sperduu in mèzz ai campagn. Lì passavi i mè vacanz, in la tranquillità de la campagna, cont el desmentegà el caos de la città. El troass improvvisament a contatt con la natura me dava ona strana emozion: el vedè chi bèi boschètt verd, i distes interminabil de formenton, i filar de moron e de l uga e tutt chi piant de frutta allineaa me tanti soldaritt, me faseven respirà a pien polmon. Ona desèna de student (e mì in tra de lor), con vègg paisan e on quai pensionaa, tutt i mattin e tutti i pòdisnaa, serom ciappaa come biss a toeu-sù prima i pèrsegh, poeu i per e i pòmm, per finì poeu la giornada cont el trasportà a la cassina i cassoni de lègn pien de frutta. Te capissareet... on avveniment straordinari, semper la stèssa bugada: sù e giò per chi scalètt de lègn a forma de triangol cont el cestin in man e ona vòlta pien, giò a svoiall e poeu sù on altra vòlta; i famèj che vosaven, i vègg che cantaven canzon pussee vègg de lor e che se perdeven in del temp e num fioeu, mas c e fèmmin, a contass-sù tutt quèll 12 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

13 SCIROEU DE LA PRÒSA ch è gh era succèss in l ann scolastich: i garbuj, i avventur i piccol difficoltà e problèma che ògnidun de nunch l aveva incontraa in sù la soa strada. Inscì, l era natural el vedè nass i primm contatt, i primm amicizzi, i primm situazion amoros pien d infèsc, i primm sgrisoritt del coeur. Ògni ann na stòria noeuva, bèlla, ona quai vòlta soffèrta ma semper gustosa e che la t inzigava. Inventavi inscì, per i mè amis, la mia vacanza de lusso, la villeggiadura al mar, in di pòst pussee famos, quand inveci la passavi in campagna a cattà-sù la frutta. Sòtta el sô che batteva, perfezionavi la mia tintarella: seri negher depertutt come on scorbatt, de manera che l abbronzadura la pareva pròppi de quèi che se ciappen in spiaggia al mar. Ògni vòlta che ritornavi a cà, dòpo avè studiaa ben ben i rivist specializzaa in turismo, seri pront a cascià tant de chi ball ai mè amis e a cuntà-sù tant de chi stòri, avventur, conquist che inventavi cont ona tal maestria che a la fin, quasi quasi, ghe credevi anca mì. Ògni ann on estate speciale a Arenzan, Varazze, Loano, Final e ona quai vòlta anca Sanremo, trasbordada inscì ben da la campagna a la città de fà perfin on poo d invidia. Gh era tanta de quèlla class in la mia manera de cuntà-sù che la pareva perfin on arte tramandada e consigliada da mè pader, on arte che faseva parè vera ògni vacanza. A fà parè ancamò pussee bèi i stòri ghe pensaven i tosann che avevi cognossuu in campagna, cont i lètter che me spediven in città: gh era tra de num on compromèss in del cuntà-sù i giornad passaa in allegria al mare, compromèss studiaa e condivis. Ògni riferiment l era caratterizzaa da ona manera de scriv minga tanto ciara, pièna de doppièzz, ma descritt talment ben da parè fin vera. Quand in la piazzètta, sòtta cà mia, se formava on piccol ròsc d amis, mì(el casciaball), taccavi a cuntàsù e lor, i mè amis boccaloni, commentaven semper anca in manera simpatica e beveven-sù tutt quèll che mì disevi, tant che i comment eren del tipo: T hee vist come l è abbronzaa?! L è staa a Sanremo e chissà quanti avventur el gh avarà avuu cont i tosann! Quèst l era el parlà che passava de bocca in bocca. L ultima estate speciale l è stada quand hoo finii el liceo, lassaa la scòla hoo dovuu comincià a laorà in l azienda de famiglia. Inscì, da quand l era finida quèll estaa a tutt l invèrna, in piazzètta, se cicciarava domà de la mia ultima vacanza al mare: Quèst ann l ha passaa i vacanz all èster, l è staa a l isola d Elba, foeura de l Italia, chissà quanti tosann stranier l ha cognossuu!? Quanti vòlt hoo riduu per tutti chi ball che hoo cuntaa, ciallad ingènov e de spèss me domandavi se inveci gh aveven on quaicòss de vera, tanto eren precis e dettagliaa che quasi quasi convinceven anca mì. Purtròpp l è finida inscì anca quèll ultima estate speciale, nò cont el dovè abbandonà el mè mar, la mia spiaggia, i mè conquist, ma cont el saludà i amis, i parent e tutti quèi che avevi cognossuu in campagna. Avevi miss in pee on mar noeuv, di sit noeuv, di fantasii mè de mì che hinn vegnuu foeura da on sògn immaginari che di vòlt el pareva fin vera: avevi scrivuu el final fantastich de quèll ultima estate speciale come ona panzanega de cuntà in manera irònica, fòrsi, on dì, a di alter amis, e perchè nò, magari buttaagiò sù ona spiaggia d on vero mare. E intanta sentivi mè pader ch el diseva: Hinn finii le estati speciali... da doman in fabbrica, se lavora! HEP Franca Brambilla Ciao, mamma, rivaroo a cà on poo pussee tard a mezzdì gh è el sciòpero di tramm. La Marisa la va, con la sacca di liber a tracòlla, come i mila e mila student de la soa etaa. La Gianna la ghe dà anmò on oggiada de la finestra, fin che la ved voltà el canton, poeu la se tira dent cont on sospir. La se mett a trabescà come tutt i mattinn, ma poeu ghe ven in ment de vardà l almanacch già, settimana che ven la Marisa la fa i quindes ann devi tegnì a ment de fagh la pasta-fròlla, la va matta Hep hep. Vegni, vegni, sont chì, la corr in cusina: el Marco l è lì in d on mar de bauscia che ghe cola giò sù l onestina. Sì, car el mè nan, te foo subet la toa semolina. Poeu l imbocca, le netta, le mett a pòst Dersett ann! Dersett ann de diagnosi, de cartelle Continua a pag. 16 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

14 Pittori lombardi Uberto dell Orto Figlio di Giuseppe e di Rosalinda Gavazzi, nacque a Milano il 6 gennaio 1848, in un agiata famiglia milanese; rimase orfano giovanissimo e fu allevato dagli zii materni che lo mandarono a studiare nel collegio Longhi a Tremezzol sul lago di Como. Si iscrisse poi all università di Pavia, che lasciò per quella di Bologna, dove si laureò in ingegneria nel Non si dedicò però alla sua professione, e preferì entrare nello studio del paesaggista G. B. Lelli per imparare la tecnica pittorica. Successivamente fu allievo di E. Pagliano, autore di soggetti storici molto apprezzati a quel tempo e ritrattista legato all ambiente accademico; nel frattempo frequentò la scuola serale di nudo presso l accademia di Brera e quella di costume presso la Famiglia artistica. Nel 1880 apri uno studio in via Agnello e qui lavorò alacremente, dedicandosi soprattutto al paesaggio e al ritratto. Glì anni dall 80 al 90 furono i più produttivi per l artista, che partecipò con numerosi dipinti alle mostre di Brera e a quelle della Permanente. Poi si ammalò e pochi anni dopo, appena quarantasettenne, morì a Milano il 29 novembre Prima di essere colpito dalla malattia, era solito interrompere il lavoro in studio per fare lunghi viaggi in località marine e montane per trovare nuovi spunti e per mettere a fuoco le sue impressioni, confrontandole con la realtà. Si recò perfino in Egitto, attirato dall idea di studiare un ambiente esotico pieno di luci e colori insolitamente vivi e squillanti. Grazie a questa sua appassionata analisi del vero e al tenaci e ripetuti tentativi di esprimere sulla tela le sensazioni che quella osservazione provocava in lui, pur non arrivando alla scomposizione dei toni degli impressionisti o a soluzioni vicine a quelle dei primi divisionisti lombardi, riuscì a rendere la sua pittura ricca di vibrazioni luminose, semplificando i volumi e riducendo moltissimo gli effetti chiaroscurali. Fra i suoi numerosi paesaggi, i migliori sono quelli lacustri, nei quali riuscì a infondere sensazioni ed emozioni che risalivano alla sua infanzia. Ma anche le marine (Capri, Riviera ligure, ecc.) e i soggetti montani (Gignese, Maloia, Mottarone, ecc.) sono degni di nota. Nel generale prevalere di toni grigi e freddi, compaiono spesso macchie di colore intenso (un cespuglio fiorito, un ombrello, una veste di Ritratto del pittore Sallustio Fornara contadina, ecc.) e dovunque una luce viva e abbagliante. Per queste caratteristiche egli è a buon diritto ricordato fra i naturalisti lombardi del secondo Ottocento, che, a partire da Mosè Bianchi, abbandonarono le chiuse aule accademiche e uscirono all aperto per studiare direttamente la natura, e costituirono una corrente moderatamente ma autenticamente verista che andò ad affiancarsi, seppure in tono minore sul piano della qualità artistica, alle contemporanee esperienze napoletane e toscane. Nei ritratti, meno numerosi dei paesaggi, usò una tecnica più rifinita e accurata, sicuramente più gradita ai suoi committenti; solo in alcuni si nota una minore attenzione per la somiglianza e per i particolari dell abito e dell ambiente e una leggera eco delle opere di D. Ranzoni e T. Cremona. Nelle incisioni, non molto numerose, prevalgono i soggetti di genere e i paesaggi marini: per la sensibilità ai problemi della luce, esse si avvicinano alle esperienze degli scapigliati, e in particolare alle opere di L. Conconi. Si cimentò anche nel genere ornamentale, dipingendo a fresco una lunetta per la Società patriottica, raffigurante Cerere, nella quale si nota l influsso del suo maestro E. Pagliano. La maggior parte dei suoi quadri sono nella raccolta degli eredi, alcuni altri in collezioni private lombarde; sappiamo che egli era molto geloso delle sue opere, che non le vendeva volentieri e che spesso le riacquistava.

15 Riva di Malgrate, anno 1885, cm. 51 x 95, proprietà privata, Milano Marina di Capri, acquaforte Paesaggio con lavandaie

16 ACCADEMIA Continua da pag Hep cliniche, de specialisti medegòzz viagg anca foeura d Italia, e l è nò la desgrazia de vegh on fioeu inscì, che pesa, che strascia l anema, l è el dovè viv con la gent che la te spia, che la parla de tì e del tò fioeu, che la te compassiona, che la te tampina con la scusa de ditt che se podaria fà inscì e in scià! E inveci, con la gent, mì voraria parlà de tutt alter, e con lù oh, con lù parlom a la soa manera e come s intendom! Hep! = ( Mamma, te voeuri ben! ) Hep! = ( Che bell el sô! ) Hep! = ( Canta, mamma! Come ghe pias la musica!) Hep! = (sì, hep anca quand l è pien fina al coppin e me tocca lavall tutt de sana pianta!). All Istitutt, nò, nò, m el farissen morì! I sòlit penser in d el coo de la Gianna, intant che la fa i mestee. In la stanzetta de la Marisa: ingrandiment taccaa sul mur dischi liber francoboj toh! el sò diario : la tabella di ròbb de fà, promemòria, letter di amis in mezz ai pagin, e sù on foeuj, a stampatell: INOLTRE SEMPRE IL MIO PENSIERO VA A DIO Signor, te ringrazi: te m hee daa el Marco ma te m hee daa anca la Marisa: bella, intendévera, brava, madura pussee di sò ann!. Hep hep. Sì, adess cantom. Sona el telefono. È la Direzione della Scuola Marisa sta poco bene Venirla a prendere. Certo subet!. La Gianna, la bocca secca, la ciama el Carlo: Va a scòla a toeu la tosa sì ma el sarà nient on poo de fregg ier in montagna. A cà, in lett, bolla de l acqua calda, la se assopissvia. In vers sera la se fa pussee smòrta, el fiaa pesant, la parla pù, la respond nò el dottor l ambulanza la sala de rianimazion minutt che paren secoj el Professor ch el scorliss el coo: Caso raro congenito emoraggia cerebrale coma. S inscuriss tutt el mond! Anmò duu dì se pò vedella travers i veder, giust el temp de fà quell che la Marisa l aveva semper dii (on presentiment?): I mè oeucc e i mè rènn a chi ghe n ha bisògn, e poeu per la Gianna e l Carlo nó resta che l anema svojada per quell passà dal dormì a la mòrt senza avè poduu anmò ona vòlta parlagh, domà on moment, dagh anmò on basin! I funeraj: mai vist inscì tanta gent, tanta gioventù, tanto magonà! E dòpo, a cà Tutt che parla de la Marisa El Carlo, settaa in d on canton, el par de preja. La Gianna la se varda in gir intontida la va in la stanzetta de la Marisa el sò diario avert INOLTRE SEMPRE IL MIO PENSIERO VA A DIO De la cusina: Hep!. La se scorliss, la corr arent al cadregon del Marco, che Hep, a sò moeud el tenta de slongà i brasc per tiralla arent Hep! = ( Sont chì mì ) Sì, te ghe see tì, car el mè ben, el mè tesòr tì che voeur nessun, nanca el Signor, ch el s è tòlt-sù la Marisa domà la toa mamma!. Hep hep. Quand la riess a distaccass, in terra gh è ona rianna d argent: bauscia e lacrim! On fil de bava, de la bocca del Marco, el riva a la soa spalla ona sferla de sô l ingemma el par d òr! L è quell che la farà viv e morì, dì per dì! Premio Kalendimaggio classificato 16 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

17 LEGGIUU E SCOLTAA Sciroeu di poetta ospita, così come ci sono pervenute le composizioni, lette e ascoltate, noi le pubblichiamo, correggendo qualche palese refuso, convinti di stimolare la volontà di chi sente spontaneo il desiderio di esprimersi, interloquendo con la musa, in dialetto milanese e con l augurio che queste pagine possano scoprire nuovi talenti. HÒMO SAPIENS Finna dal temp de l òmm di prei el savè l è semper staa ona corsa al mej; inscì senza la biro e nanca l incoster l òmm l ha cominciaa cont i scrittur rupester. Poeu gh è rivaa l era de Assiri e Roman cont i sò tavolett de cera; in mezz a sti gent nòster antenaa, gh era on quaivun de quj meno pesg che oltra al scriv, el voreva leg. On bell dì hann cominciaa, pròppi denter i convent di fraa, i Amanuensi tipi de bontemponi a scriv di gran libroni de orazion e de stòria. Passen i ann, i gent voeuren savè, on todesch de Heidelberg, l ha faa na bònna pensada, sto tal Guttemberg l ha creaa la scrittura stampada. Con tant rispett, s hinn corruu dree a stampà giò liber e librett, per dann la possibilità, mì, soo nò me la sia, de scernì foeura i mè liber in libreria. Te voeuret on consilli? Regòrdes de leg... Te see tì L ÒMO SAPIENS. Giuseppe Busto STELL Apòss de chi scigher, sortissen e me scignen. Stell. Toeuvi fiaa. Fregg e infinii me cunten di bastion del ciel firifiss che nassen, se sconden, m inlocchissen. Cialad de ier, de incoeu, de semper Gianfranco Gandini Una nonna, figlia di Marietta, racconta ai suoi nipotini un momento della sua infanzia (dell ottobre 42) che non potrà mai cancellare dalla sua mente. MAI PÙ GUERRA! In la cantina spuzza de umid e de pissa, dò lumm a canfin spantega intorna lus fiacca. Sent! Riva el Pippo! Nò, i bombardier! La Marietta la vòlta dent in la giacca la soa piscinina e cont i man tremorent ghe stoppa i oregg. Boomm! Boomm! Piang nò! Hinn foeugh artificiai! Maledett bomb! Maledett aerei! Maledett guerr! Regnaccaa arent el mur i dònn stremii a biassà el rosari con la pagura in de l anima. On cagnoeu el sguagniss, on miscin faa sù a remissell el varda i moriggioeu corr via. Quella piscinina là, cara i mè nevodin son mì. A famm a ment, ferida mai rimarginada El mè pà l è pù tornaa a cà da la Russia. Son vegnuda sù a sacrifizzi e per falla nò longa, incoeu son chì, a cuntàvela sù a fav capì! Alter temp, l è vera! Tegní a ment! Mai pù guerra! Bico (Alberico Contursi) Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

18 LEGGIUU E SCOLTAA GIRASÔ Stradin de asfalt e gera na quei casetta in gir de praa ona filera, collin e tanti girasô. De bei color, na scia in sui pedai el verd con tanti sfumadur on ciel celest, coi nivol e giald de girasô. Taccaa al canal, paesitt sperduu, città là in Francia, la FIAB me na cometta salid e poeu disces e praa de girasô. incantada me in visibilli capissi el gran Van Gogh, perchè in di sò quader, gh avuu l ispirazion per tanti girasô. Mara Chierichetti Pensieri usciti dopo aver pedalato in Francia 4-11 Agosto 2012 In bici nel Medioevo dei Catari, biciviaggio FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) con persone di Mestre, Padova, Verona, Brescia, Bergamo, Forlì, Ferrara, Lodi, Torino, Roma. CIAO LIRA E adesso anca ti te seet in pension, mia cara Lira veggia e strapellada, ma t el nascondi nò, mì gh hoo l magon perchè insèma emm faa on bordell de strada! Semm conossuu, me par, a on compleann, quand on zio, benchè l fuss on pioggiatt, el m aveva slongaa on franch de bònamann e me sentivi scior, content me on ratt! Temp indree el tò valor l era nò mal, la gent la gh aveva meno pretese, ghe piaseva viv polito ma normal e la sognava mille lire al mese. Gh è staa on moment che te varevet pòcch tant me carta strascia, cara Liretta, el nòst paes a l era dree andà a tòcch per colpa d ona guerra malerbetta! Ma quand i ann del boom t hann carezzaa t hee dessedaa i scròcch e i pòsapian e te volavet senza ciappà fiaa per mett in pee l miracol Italian! ma col progress che senper el cammina, adess el mond l è pròppi piscinin, a on quaivun s è pizzaa na lampadina per fà cambià moneda in del borsin! Sti òmen de cartell senza rispett, hann minga tegnuu cunt di tò radis, e anca tì e quasi per dispett t hee dovuu fà de pressa i tò valis. Ma quell che me rincress anmò pussee, t el disi cont el coeur, cara Liretta, l è che sto malnatt d on Euro forestee l ha desfesciaa ona nòstra amisa s cetta! Mario Scurati Vincent Van Gogh Natura morta con girasoli 18 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

19 LEGGIUU E SCOLTAA NOSTALGICH Quand senti che on quaivun el parla me foo mì el nòster meneghin bell s cett e genuin, l è come on dì de festa e la malinconia che a vòlt senti dedent se smòrza me d incant finiss el mè torment. Sentì sul tram, per strada me na quai mosca rara frasari on poo ordinari ma ciar e spettasciaa me fann dess ricordà quij ann ormai lontan quand senza tanti stòri gh avevom el coragg de dì senza vergògna che pan l è pan e vin l è domà vin. Adess se parla pù come na vòlta Incoeu el nòst parlà l è me l politiches te disen e non te disen prometten ma fann nient l è on mond fin tròpp cambiaa. E chi l è minga bon de fing e stagh adree purtròpp l è tajaa foeura de tutt sto gasaghee. SCIGHERA DE NOVEMBER Scarlighen i mè penser, sù el luster de la strada bagnada speggera de lampion sbiavii in filera per tutta la contrada. Pian pian riven de lontan stroppai de seda grisa sfilapraa da i praa in fond a la periferia e citto citto quatten la città. Scighera de november nel tò vel anca la mia ment la va in stondera e persa in la ragnera di ricòrd rivedi la mia Milan bella me l era. E inscì ghe voeuri ben anmò i mur tutt spegascià je vedi pù e la gent che me se slisa arent paren i amis de la gioventù. E rivedi i cantonitt sconduu doe se robavom basitt de sfròs se poeu te seret spessa... che ricòrd! Scighera de november... profum de roeus. Rosy Cornalba Alarico Zeni Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre

20 ACCADEMIA Continua da pag. 7 - Luigi Cazzetta te ciamavet: Gino! per andà a toeu l acqua del tombin. E lì, te sollevavet el coverc cont el rampin, te calavet la seggia con la còrda te la tiravet su cont el sò pes e Gino doe te see? Te me mollavet nò e mì: Son chì, son chì papà! Vegneva tard. Da Casorett, Lambraa e da l Ortiga l Ave Maria e, intant ch el Sô el dosava l andadura, col dacquador in man te saludavet a sbroffad la toa verdura! E i ser volaven e hinn anca quij bèi ann, ma ancamò incoeu, su la bass ora te vedi come allora, piegaa sui verz, su l insalata, te vedi vegnì su de la scarpada, te senti anmò ciamà: Gino! Son chì son chì Ma tì Papà Papà.. te ghe see pù! chiamavi: Gino! per andare a prendere l acqua del tombino. E lì sollevavi il coperchio con l uncino, calavi la secchia con la corda e la tiravi su con il suo peso e Gino, dove sei? Non mi mollavi ed io: Sono qui, sono qui papà! Si faceva tardi. Da Casoretto, Lambrate e dall Ortica l Ave Maria e, mentre il Sole dosava l andatura, con l annaffiatoio in mano salutavi a spruzzi la tua verdura! E le sere volavano e anche quei begli anni, ma ancora oggi, nel pomeriggio, ti vedo come allora, curvo sulle verze, sull insalata, ti vedo salire lungo la scarpata, ti sento ancora chiamare: Gino! Sono qui sono qui Ma tu papà, papà non ci sei più! 20 Sciroeu de Milan - Novembre/Dicembre 2012

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