Vittorio Lucca. presentazione di CORRADO DI PIETRO. Edizioni GALLERIA ROMA SIRACUSA

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3 Vittorio Lucca presentazione di CORRADO DI PIETRO Edizioni GALLERIA ROMA SIRACUSA

4 Vittorio Lucca l opera pittorica Ex Convento del Ritiro Via Mirabella - Siracusa 2006 Patrocinio Comune di Siracusa Assessorato alla Cultura Provincia Regionale di Siracusa Assessorato alla Cultura Organizzazione Galleria Roma Via Maestranza Siracusa www. galleriaroma.it Direzione artistica Corrado Di Pietro Direzione tecnica Corrado Brancato Realizzazione grafica e stampa Un particolare ringraziamento va al consigliere comunale Pippo Bufardeci

5 Non sono un grande artista, ma un uomo che esercita il mestiere di pittore con grande amore, un uomo che ama ancora la natura che lo circonda, fino alle più piccole cose, che si dispera e si tormenta alla ricerca di se stesso, che ama la luce, il colore, la forma e soprattutto la sua terra Vittorio Lucca

6 2006 Efflorescenza olio su tavola

7 Ogni volta che un evento artistico di qualità si propone all attenzione dei siracusani e dei tanti turisti che frequentano giornalmente la nostra magnifica città, è come se la cultura e la sensibilità di tutto un popolo si inserissero in quel circuito di storia che fa aumentare il grado di civiltà di una nazione. Siracusa non ha dato poco alla cultura e all arte italiane e in questo campo appare ancora in grado di recitare il suo importante ruolo; prova ne è questa grande esposizione delle opere pittoriche del Maestro Vittorio Lucca, siracusano di nascita, di cultura, di sentimenti e di passioni, per via anche dei suoi forti interessi verso la storia e le tradizioni di questa città. Lucca ha nel cuore questa terra: la studia, la esplora, la indaga, la dipinge continuamente, forse ossessivamente, se è vero che quasi tutta la sua produzione trova spunto e ispirazione dai nostri paesaggi, dai nostri colori e dalla nostra luce. Io non voglio entrare in discorsi di critica d arte ma mi preme sottolineare la mia soddisfazione e il mio orgoglio nel proporre all attenzione del pubblico uno dei più rappresentativi pittori siracusani. Noi, come amministrazione comunale, siamo stati ben lieti di dare il nostro patrocinio e il nostro modesto contributo per l allestimento di questa mostra, convinti come siamo che la città non ha bisogno solo di interventi sociali e strutturali ma anche di sostegno e di stimolo alla proposta di idee e di opere dell ingegno, sia per crescere insieme sia per mostrare agli altri di cosa sia ancora capace il genio dei siracusani. Io credo nell arte come veicolo di dialogo e di pace; credo in ogni artista che lavori seriamente e umilmente e che senza tanta enfasi proponga le sue opere per raccontare alla città e alle persone il suo più intimo pensiero. Lucca è uno di questi! A lui giunga pertanto il nostro più vivo ringraziamento. Giambattista Bufardeci Sindaco di Siracusa 7

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9 Corrado Di Pietro 2005 La casetta dell Eurialo Il colore come mezzo ed espressione In principio fu il colore, e il colore era nella luce; anzi il colore era la luce e tutto il creato era colore. Parafrasando l inizio del vangelo di Giovanni ci viene più agevole accostarci alla pittura di Vittorio Lucca; ci è più accessibile l ingresso al mondo cromatico e culturale di questo pittore siciliano che nel colore ha trovato ogni possibile realizzazione formale della natura e dell opera che l uomo svolge su di essa. Tutto è colore per Lucca e la luce stessa, madre e creatrice del colore, non fa altro che togliere i veli che in sua assenza offuscano e coprono le tinte. Provatevi a guardare una campagna o il mare o il cielo: poi chiudete gli occhi e vi resterà l impressione di masse colorate che ondeggiano nella vostra mente oppure di materia impastata con diversi pigmenti cromatici a sostanziare caseggiati rurali, travi in legno, alberi, cespugli, fiori. La vita stessa è nel colore e con la vita anche il lavoro e la fantasia degli uomini. Tutta l esperienza pittorica di Vittorio Lucca, i suoi cinquantanni e più di avventura coloristica, sono da collocarsi nella dimensione del colore; non è un fatto scontato perché non tutti coloro che dipingono conoscono la materia prima del loro operare, così come non tutti coloro che scrivono versi sono poeti. Lucca sa come si muove il colore sulla tela, sul legno, sul vetro o sul rame: lo ha analizzato, scomposto, seguito nei suoi 9

10 fantastici itinerari molecolari, lo ha impastato e confuso, ne ha capito l intensità, la forza, la vibrazione, il tono, ne ha subito il fascino e la magia fino a scoprire nel colore la vita stessa di ogni creatura. Per questo nelle sue tele tutto ha vita e pare che un anima sia dentro i paesaggi, uno spirito della vita che aleggi e s innervi in tutte le cose. La storia della pittura di Lucca è la storia della scoperta continua del colore; i suoi forsennati periodi di attività e le sue lunghe inspiegabili pause (anche di molti anni senza toccare mai il pennello) trovano una possibile spiegazione solo se li consideriamo come dei viaggi nei territori del colore: ci sono i momenti di frenetica avventura e i momenti di riposo. Gioca però su tutto un onirico bisogno di identificazione col colore, così come avveniva in Van Gogh e in molti impressionisti o così come poi ebbe a verificarsi nella drammatica pittura degli espressionisti: due facce della stessa medaglia. Lucca parte da questa ambivalenza, da questa inconscia aporia che, quasi illogicamente, guida il suo pensiero, il suo spirito e la sua mano. Ed ecco passare dai sereni paesaggi dal cromatismo tenue e delicato (i colori degli anni cinquanta sono il giallo velato, il marrone delle ocre e delle terre di Siena, i verdi opachi, gli umbratili grigi, i tenui rossi, i celesti virginei) ai forti e vividi colori degli anni settanta e ottanta dentro una pennellata ampia e densa, fino agli sfavillanti luccichii cromatici degli anni novanta ottenuti con pennellate brevi e accostate come un ricamo. L aporia sta proprio nelle ambigue sorgenti ispiratrici che alimentano la tensione culturale di Lucca, prima ancora dell atto pittorico e prima ancora della scelta coloristica; perché questa pittura nasce dentro l artista, innanzitutto, come istanza culturale Il Porto piccolo

11 La lezione sociale e morale 2005 La palma nana 2005 Ciminiere a Melilli Molti di questi quadri non sono altro che una denuncia della violenza che l uomo esercita sulla natura (vedi la serie dei paesaggi in cui compaiono pipistrelli, topi, mostri di fantasia che girano dentro una giungla di rami scheletrici e di gigantesche foglie). Lucca ci riporta la visione di un mondo primordiale ricco di sensazioni fanciullesche, di immaginazione e di magia e anche di incubi popolati da uccelli neri e da draghi contro i quali ognuno di noi ha combattuto le prime battaglie. I suoi paesaggi evocano un atmosfera medianica che aleggia in un mondo ancestrale dove il vegetale e l animale fanno da scenario alla perenne lotta fra la vita e la morte. La vita è rappresentata dalla pulizia e dalla forza del colore; la morte è configurata col segno contorto di rami e radici di scheletrici alberi intersecantisi in una giungla dove unici abitatori sono il gufo e il pipistrello: uccelli della notte, simboli del male e della distruzione, padroni di una natura nella quale mai appare l uomo ma dove evidente si mostra la sua opera malefica. Quali i contenuti culturali di questi Paesaggi inquinati?. È appariscente il motivo ecologico ma il substrato esistenziale di questo messaggio è da individuarsi nel drammatico confronto tra il Bene e il Male; nella acquiescenza della morte come elemento didattico di catarsi, insegnamento e strada per arrivare alla silenziosità e alla luce serena di altri paesaggi ripresi nel piccolo formato. Ed è proprio nelle tele più piccole, quasi a significare la preziosità della Luce, che la pittura di Lucca diventa solare e riposante, a tratti leziosa, volutamente; i colori abbandonano la loro rabbia, il cromatismo diventa tenue ed elegiaco, intessuto di grigi-cenere e di gialli sfumati; il verde e il marrone, filtrati nella luce crepuscolare, ci trasportano in un lirismo agreste che qualche volta ci capita di percepire nelle zone interne della nostra isola, laddove i fumi delle ciminiere non sono ancora arrivati. Religiosità della natura contrapposta all alchimia del progresso tecnologico; rito panico e sacrificio dell habitat: queste le parallele entro le quali corre il messaggio del pittore siracusano. 11

12 Il quadro La cicuta, dai colori accesi e dalle forme esasperate e contorte, intona un elegia di morte; in Non uccidete le allodole il contrasto fra il giallo luminoso dei fiori e il sangue che fuoriesce dal corpo esanime dei piccoli uccelli racchiude tutta la tragedia del nostro tempo; un tempo in cui abbiamo deriso la poesia del creato e da coabitatori del mondo siamo diventati tiranni crudeli e senza scrupoli. Ma Lucca canta pure la gioia con impeto di fanciullo. La canta in tutta la serie dei quadri dedicati ai fiori, soprattutto in quello bellissimo delle Strelitzie dove eleganza, forma e colore si sposano felicemente riuscendo a creare un immagine di questi Uccelli del Paradiso che si libra oltre la cornice, là, nella dimensione fantastica che pure ci accompagna. Impeto e magia: modi di essere e di rappresentare la realtà propri di un ragazzo o di un poeta. Paesaggi disneyani che non sappiamo come definire ma che ritroviamo sempre nella nostra memoria, non appena abbassiamo le palpebre. Se esiste la fiaba o l incubo o solo il sogno nelle sue molteplici sfumature, se la realtà non si limita solo a quello che noi percepiamo, allora Vittorio Lucca ha ragione. Ha ragione di dipingere paesaggi idilliaci o infernali, secondo le varie visioni del reale; e ha ragione anche quando, in un impeto di denuncia, dipinge corvi e pipistrelli e, in contrasto, squarci di natura permeati di una luce appena percettibile. Noi siamo i corvi e i pipistrelli e fin quando i nostri occhi staranno chiusi nessuna luce potremo percepire, anche se la caparbietà di un artista puro e quasi ingenuo come Lucca ce la mostra aprendo le sue innumerevoli finestre. La Sicilia Se poi a tutto questo aggiungiamo l ambientazione di questi paesaggi, cioè la Sicilia con la sua forte solarità, i suoi accesi colori, la violenza e l abbaglio dei rossi, dei verdi, dei gialli, dei blu - i fondamentali quattro colori del paesaggio siciliano - ; se aggiungiamo ancora il raffinatissimo gusto estetico che consente a Lucca di ritagliare l angolazione naturistica più interessante e ritrarre la materia come fosse la pelle della terra, gravida di toni, di sfumature, di variazioni, appare al Strelitzie 1988 La casetta del pecoraio 12

13 1996 lora più chiara la dimensione culturale e artistica del pittore siracusano. E appaiono chiare ed evidenti le varie fasi che ha attraversato l artista; i rimandi e i richiami delle varie scuole che hanno dominato il novecento europeo: dall espressionismo all informale, attraverso il fauvismo e il cubismo, fino a raggiungere una visione del tutto personale dell arte e della pittura. E la visione di una coloristica totalizzante, onnicomprensiva, dove non c è posto per la figura umana e forse non ci sarà più posto neanche per quell esigenza culturale che avevamo sopra accennato: tutto il creato pare che si abbandoni all anima del colore stesso che torna alla sua funzione generatrice di ogni possibile universo. Costa siciliana (Falconara) 13

14 L universo di Lucca ha connotati territorialmente definiti. Si parlava della Sicilia, ma forse sarebbe meglio parlare del paesaggio siracusano: terra di forti contrasti tonali per via di una luminosità estrema. Qui si può parlare di una perenne gloria del disteso mezzogiorno per utilizzare una bella immagine montaliana; si può vedere il ricco gioco cromatico che la luce del sole intreccia di foglia in foglia, di ramo in ramo, di pietra in pietra, di collina in collina, fra terra e cielo. Paesaggi campagnoli e marini, luoghi e contrade sparse in tutta la provincia, strade e paesi, casolari e grotte, spiagge e promontori siracusani: mai nessuno ha visto la nostra terra con così copiosa ricchezza di emozioni, di angolazioni, di trasformazioni e di sublimazioni. È un racconto per immagini, per trasognate suggestioni! Lucca dipinge all aperto, come gli impressionisti, ma poi elabora totalmente le sue tele, le introduce nella dimensione di un suo personale sogno e, rivisitate oniricamente, le esprime compiutamente. Per questo la pittura di Lucca ha bisogno di essere vista e meditata, rivista ancora e assimilata Spiaggia di Ognina 1974 L inquinamento 14

15 Lucca e l Opera dei Pupi A cavallo del millennio, fra il 1999 e il 2004 sono state realizzate a Sortino, un grazioso centro nell interno collinare ibleo, le Rassegne del Teatro dei Pupi Siciliani e Vittorio Lucca ha realizzato quattro quadri dai quali sono stati tratti i manifesti, attualmente patrimonio del Comune di Sortino. Un quinto quadro sulla stessa tematica è di proprietà dell autore. In questo catalogo abbiamo voluto riportare le cinque tele poiché, a nostro giudizio, rappresentano uno degli esiti più importanti dell artista siracusano. Si tratta di opere di un certo impegno estetico e contenutistico, sia per un esplosivo cromatismo che ravviva il disegno e lo avvicina in qualche modo ai tradizionali cartelloni dell opera dei pupi, sia per il simbolismo al quale si rifanno le figure e la concezione stessa di questi quadri. Il gesto è l essenza del teatro, il suo peculiare segno e la sua più articolata rappresentazione. Il gesto crea e accompagna il pensiero, spesso anche la parola: si fa iperbole e spirale di un ragionamento o linea retta o circonferenza di un idea, di un fatto, di una storia; il gesto accarezza e uccide e nel suo farsi e disfarsi sul tavolaccio di un palcoscenico crea simboli e metafore, rievoca memorie o costruisce sogni. Ma soprattutto il gesto è l essenza del teatro dei pupi, di quel teatro che, nato in Sicilia nella prima metà dell ottocento, continua ancora oggi a rappresentare il gesto perenne ed eroico dei Paladini di Francia, dei Santi Cristiani, degli Eroi e dei Briganti che hanno acceso la fantasia popolare. Questo gesto teatrale e magico, simbolico e didascalico, sta alla base delle tele pupare del Maestro. Il cavaliere che uccide il drago nel primo manifesto Amore e Odio nei Pupi Siciliani simboleggia la lotta tra il Bene e il Male, quella continua didattica fra Amore e Odio sulle quali si dipanano le vicende narrate dai pupari siciliani; in questa lotta vive ogni cosa: l albero a cui si attorciglia il drago-serpente si antropomorfizza, le grotte di Pantalica che fanno da fondale si animano in un tremore pallido, la natura esplode in forme contorte e accesi colori, l orizzonte si allontana su toni e piani diversi come quinte orizzontali che separano lo spazio. Il gesto qui si fa lotta e avventura. 15

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17 1999 Amore e odio nei pupi siciliani Nel secondo manifesto, Il Teatro è Vita, i toni si appiattiscono, le tinte si fanno uniformi e larghe, lo scenario si apre su un gruppo di maschere tipiche del repertorio popolare italiano. Si vuole evidenziare il connubio fra teatro e vita: il primo trova compimento nel gesto dimesso delle maschere a riposo, la seconda trova significazione invece in quell ape d oro che spinta da una spirale si allontana dal palcoscenico. L ape è il simbolo della laboriosità e della genialità umana; ma è anche il simbolo di Sortino, generatrice del famoso miele degli Iblei; dunque quale migliore simbolo di potenza e di fecondità poteva rappresentare la vita che si dipana nel teatro del mondo? 2000 Il teatro è vita 17

18 2001 Santi ed eroi Ma il gesto si fa liberatorio e incisivamente teatrale nel terzo quadro, Santi ed Eroi. Qui il gesto dei Santi che esultano come in un coro greco dinanzi ai paladini in armi, quasi a suggellare con la loro gioia la nobile gioia degli antichi cavalieri medievali, si veste di una sottile ironia, di quel sapore popolaresco che intride di felice ingenuità le pitture che accompagnano l Opera dei Pupi. I colori sono solari e distribuiti a pennellate larghe per scandire la prospettiva; le forme hanno qualcosa di scultoreo come in quel cavallo in primo piano che simboleggia tutta l epopea cavalleresca. E il gesto ancora una volta racconta le battaglie e le avventure dei vecchi paladini. 18

19 Il quarto quadro di questa piccola antologia porta il titolo suggestivo di Orlando a Roncisvalle, cioè nell ultima battaglia del grande cavaliere, nel luogo dove perse la vita. Quadro complesso nella struttura, che meriterebbe maggiore spazio di quello che qui disponiamo. Al centro, grande e imponente, su un cavallo bianco alzato su due zampe, sta Orlando dall aurea armatura: suona il corno e una luce solare, d oro e di fuoco, scende dall alto sopra di lui. In basso, ben definiti nei colori e nelle forme cavalcano i suoi paladini; di lato a lui, dipinti in forme evanescenti, come masse fluttuanti, s intravedono i cavalieri saraceni. È l apoteosi di Orlando, il momento cruciale della battaglia. Si avverte la tensione epica e religiosa ad un tempo che denota l appro Orlando a Roncisvalle 19

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21 fondimento culturale operato dal pittore, soprattutto attraverso una rappresentazione simbologica molto articolata. Il quinto quadro rappresenta Pulicane, cioè un gigante con la testa di cane che scaturisce dalla ricca galleria di mostri e di figure mitiche del mondo paladino dell Opra. Pulicane, nella sua maestosa presenza e nell atto di scagliare un grosso ramo verso Orlando che gli si para davanti con la spada sguainata, è il simbolo non proprio del Male ma dell ignoto, dell ostacolo che nega l avventura, del mostruoso che annichilisce e impaurisce. Pulicane è la nostra angoscia, la paura della vita spesa per la generosa inchiesta del bene, è la massa deformata delle nostre inquietudini. Come si vede c è una lezione forte e precisa in queste opere pupare; un desiderio di coniugare la semplicità rappresentativa e primitiva dell arte popolare con l approfondimento tematico e stilistico dell artista colto Studio ad inchiostro per la testa di Pulicane 2005 Orlando contro Pulicane L Annunciazione a Ortigia Sulla scia del simbolismo che abbiamo analizzato per le opere pupare, Vittorio Lucca, pittore di paesaggi e di cose, ritorna di quando in quando sui temi religiosi. L Annunciazione a Ortigia è del 2003 e giunge dopo il calvario che il Maestro ha dovuto sopportare per via di un brutto male che lo ha molto debilitato. Ma poco importa. Ciò che è importante è quello che viene fuori dall esperienza dell uomo e dell artista e che si colloca nella sua personale storia. Quest Annunciazione che qui proponiamo è frutto di una originale lettura teologica dell evento religioso: è prima di tutto esegesi e meditazione sull incarnazione di Dio, sulla presenza del soprannaturale nella storia dell uomo, sull annuncio di una nascita straordinaria. Solo dopo, ma molto dopo, è un opera di pittura. Vediamo allora di conoscere questi due aspetti che formano un unico fatto d arte e di religiosità. L aspetto religioso si estrinseca attraverso una lettura popolare dell Annuncio; l ambiente è quello di un cortile di Ortigia: in primo piano, sulla sinistra di chi guarda, si alza una grande palma, sulla destra campeggia, come contrappeso formale 21

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23 2003 Annunciazione in Ortigia ma in effetti come immensa presenza del divino, un angelo dalle grandi ali luminose e dal vestito grigio-azzurro; al centro del cortile, seduta su una sedia, con le gambe divaricate e il capo appoggiato su un braccio disteso sul poggiaschiena della sedia, dorme una fanciulla, minuta, nera di capelli e di veste, con le braccia scoperte quasi a farci capire che è estate e siamo nell ora pomeridiana assolata e calda; sullo sfondo si intravedono sagome di edifici dagli intonaci scrostati, un 1983 Cristo mutilato 23

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25 1974 Il Salvatore lampione immenso, un cielo azzurro fra alberi e case. Tutto l ambiente ha qualcosa di solitario, statico, come se la storia si fosse fermata qui, in questo luogo povero e disadorno, quasi squallido se non fosse per gli alti palmizi che sembrano colonne a sostegno del cielo. Maria è una delle nostre ragazze, una di quelle donnette spaurite e dolenti che vediamo camminare spedite nei vicoli della Giudecca, o una di quelle giovanette gaie e felici che vediamo appendere i panni nei cortili della Mastrarua, o che si pettinano sorridenti negli slarghi della Spirduta. Maria abita qui di casa, nella concezione religiosa di Lucca, sempre; abita laddove c è un popolo che vive e che ha bisogno di una speranza e di un aiuto dal cielo. Ecco quindi l Angelo dalle grandi proporzioni, l Angelo che sovrasta ogni altra cosa e che irrompe con la sua pesantezza nella storia di un paese e di una fanciulla in particolare. L evento dell Annuncio dell incarnazione avviene sempre, ogni giorno e ogni qual volta siamo disposti ad accoglierlo. Ed ecco rappresentata simbolicamente anche la presenza dell Uomo-Dio: la palma, segno antico di gloria, di risurrezione e di potenza. Tutto è concepito secondo i vecchi canoni medievali; e qui entriamo a considerare il secondo aspetto di questo dipinto, quello formale. La composizione è contestualizzata simbolicamente e non realisticamente; non ci sono proporzioni e simmetrie fra le parti, non c è un vero e proprio disegno armonico; i piani prospettici sono approssimativi e le figure appaiono sproporzionate nei confronti dell insieme. Questa disarmonia è la chiave d interpretazione del dipinto: Dio irrompe in un mondo disarmonico per ricreare l armonia cosmica; i colori stessi sembrano illanguiditi, in attesa di qualcosa che li vivifichi e si stendono sulla tela con toni dimessi, senza quel fuoco d impasti e di brillantezza cromatica che abbiamo apprezzato nelle tele di Lucca. È il momento prima dell Annuncio, l attimo in cui ancora tutto dorme, insieme a Maria, prima che la mano dell Angelo si posi sul suo capo e le dica: Salve, o piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei la benedetta fra tutte le donne. L evento accade in Ortigia, l antica e storica Siracusa, il luogo più popolare e più intriso di umana passione. 25

26 1953 Natura morta olio su tavola 26

27 Le nature morte Un paesaggista come Lucca sa come vivificare la natura; ne conosce le vibrazioni e ne scopre continuamente le pulsazioni più nascoste. Le nature morte, ovvero la rappresentazione di fiori, oggetti, carcasse d animali, rifiuti urbani, legni sparsi, erbe e cespugli ingranditi, intonaci scrostati, bidoni abbandonati ecc., rappresentano il mondo delle cose che ci passa sotto gli occhi, ogni giorno. Si potrebbe parlare di realismo o di didascalismo dell opera lucchiana, ma commetteremmo il grande errore di falsare la vera prospettiva dentro la quale sono proiettate queste opere. Ancora e sempre l oggetto è solo un pretesto narrativo ; ciò che importa all artista è la rappresentazione del colore, la sua manifestazione, quasi una continua perenne meravigliata epifania. Non staremo qui a ripetere le cose già dette; ricorderemo invece l impasto cromatico denso e ricco che dà corposità alle forme; ricorderemo la ricchezza della 1953 Natura morta 27

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29 1969 Natura morta con sedia azzurra pennellata, ora nervosa e breve, ora larga e distesa; ricorderemo il gusto di una coloristica esplosiva, a volte eccessiva e frastornante, sempre tesa alla ricerca dell accostamento cromatico inusuale e inedito; ricorderemo la passione di un pittore che viene dalla bottega del grande Ferruccio Ferri, che fu il maestro di tanti pittori siracusani negli anni quaranta del secolo scorso e che ai suoi allievi ha trasmesso questo amore per il colore. In quella bottega, che fu la Scuola d Arte siracusana, si lavorava come nelle botteghe rinascimentali, si imparava il mestiere e si capivano gli intimi meccanismi dell arte pittorica. In quella bottega nacque il primo nucleo della Scuola Siracusana, quel gruppo di pittori che diede vita, nella seconda metà del novecento, a uno stile riconoscibile e originale e che costituisce tuttora una delle più alte espressioni della pittura siciliana. Lucca fu uno dei migliori allievi di quella scuola, il resto lo si deve alla sua sensibilità e al suo amore per la nostra terra. Ferruccio Ferri Fauglia (Pisa) 1911 Pisa

30 2005 Marina di Melilli olio su legno 2005 Una petroliera nella baia di Melilli olio su legno

31 Catalogo

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33 1952 Case alla Borgata olio su cartone 33

34 1954 Case in via Torino olio su tavola 34

35 1955 Processione in Ortigia 35

36 1956 Palazzo 1958 Lucia 36

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38 1957 Il Pontile olio su tavola 38

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40 1964 Case bianche 1965 Ritorno dalla pesca (particolare) 40

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42 1966 Toro seduto 42

43 1967 Case a Ognina olio su cartone telato 43

44 1968 Il paese del vento 44

45 1968 L agnello sacrificale 45

46 1965 Case a Marzamemi 46

47 1968 La zizzania 47

48 1969 Vaso con girasoli secchi - 48

49 1971 Incubo 49

50 1970 Il canneto 50

51 1971 Povero uccellino 51

52 1972 Ficodindia e filo spinato 52

53 1973 Signora Africa 53

54 1974 Fiori gialli 54

55 1975 Ficodindia e rovi 55

56 1975 Tery e il cane Ringo 56

57 1975 Cranio e fiori di plastica 57

58 1975 Ficodindia 58

59 1975 Bambole di pezza 59

60 1977 Canne d India 60

61 1978 Pulicane 61

62 1982 Girasoli secchi 62

63 1982 Stelle di Natale 63

64 1986 Ulivi 64

65 1986 Il Bene e il Male 65

66 1994 I bidoni azzurri 66

67 1995 Il letamaio acrilico su tela 67

68 1996 Il vecchio casello 68

69 1996 Fonte Ciane 69

70 1996 Paesaggio siracusano 70

71 1996 I papiri del Ciane 71

72 1996 Casolari 72

73 1997 La grotticella a pag Il muro a secco 73

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75 Vicoli

76 2002 Vicolo di Ortigia 76

77 77

78 bianca

79 Smalti

80 1979 Alberi smalto su mattonella 80

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82 1977 L auriga smalto su rame 82

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84 1977 Il dialogo smalto su rame 84

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86 Questa mostra dell opera pittorica di Vittorio Lucca, giunto al suo 75 anno di età, vuole rendere testimonianza a un vero autentico Maestro della pittura siciliana; vuole tributargli quell omaggio ed esprimergli quei sentimenti di gratitudine che gli sono dovuti, per la passione e l impegno assoluti profusi in una vita di dedizione all arte; vuole che la sua città natale, per la quale ha uno smisurato amore, gli renda quell onore che si riserva ai figli migliori. Corrado Di Pietro

87 Antologia critica

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89 Angelo Maltese direttore della galleria d Arte Alla Fontanina da Il Corriere di Sicilia Vittorio Lucca ha sofferto nelle due opere migliori un mancato approfondimento di indagine da parte dei visitatori. In Brucoli e Passeggiata panoramica c è un serrato studio di tonalità costruttive che porta ad alto livello la sua pittura; meno efficace nelle altre due opere, Campagna siracusana e Il boschetto. Ciò nonostante le quattro opere di Lucca mostrano chiaramente una ben definita personalità che per coerenza e unità stilistica si stacca nettamente dalla facile pittura. Il suo recente ingresso al Premio Marzotto è una tangibile riprova delle nostre affermazioni. Santo Calì poeta da L Isola del 5 gennaio 1956 Dinanzi alle tele di Vittorio Lucca il visitatore si ferma con una certa perplessità, quasi che cerchi di ricomporsi dopo uno sbandamento improvviso dello spirito sulla strada del godimento estetico, in una mostra così ricca di colori. Le tele di Lucca sembrano lì per lì sacchi sporchi di leggende e di catrame, ma ci si accorge poi che quei toni bassi hanno anch essi una loro intima coerenza e sono l espressione di una forte personalità. Vittorio Lucca è stato ammesso di recente al Premio Marzotto, che è una delle rassegne artistiche più importanti di questi ultimi anni: le indiscusse doti del giovane artista siracusano non avrebbero potuto trovare un riconoscimento più meritato in campo nazionale. Salvo Monica scultore e poeta Nove pittori ed il loro Maestro alla Fontanina da Siracusa nuova del 15 giugno 1963 Vittorio Lucca espone tre buoni pezzi di pittura, forse tra le cose migliori della mostra. Per Lucca si possono dire tante cose, si può fare della polemica, ma credo che tutti ci troviamo d accordo nell affermare una cosa: egli sente davvero il colore, e ciò significa che è un pittore nato. Sappiamo che questo non basta, specie oggi! Non è forse vero che il problema dominante di molti artisti è la trovata? L invenzione? Ma lasciamo stare!... Dicevamo che opere dense di colore e di dramma come La città è morta, liriche come Fiori, equilibrate e piene di materia pittorica come Cranio di bue, non possono non dare un vero godimento estetico. Se Lucca ha la forza di volontà e il coraggio di dedicare più tempo al suo lavoro, potrà darci molto di più Enrico Agnello scrittore e giornalista Pittura e Ceramica alla «Mostra Emmanuel» di Siracusa da La Rivolta del 4 aprile 1965 Nelle tele di Vittorio Lucca c è tutto un mondo ulteriore fatto di calore, forza espressiva ed entusiasmo. Colori mediterranei, che mettono in giusta luce con chiaroscuri la personalità passionale e vibrante del giovane Lucca, il quale fedele ad una sana tradizione italica dichiara senza mezzi termini che non può e non vuole accostarsi ad un mestierume pittorico «impegnato» o cosiddetto di avanguardia, in quanto l arte, e la pittura in particolare, prima di essere una manifestazione cerebrale o intellettualista è espressione del sentimento dell uomo che riporta integralmente sulle tele il suo «io». Il Lucca ha partecipato a numerose mostre italiane ed è stato un discepolo dell indimenticabile prof. Ferruccio Ferri che da molti anni ci ha dato una impronta di onestà, di rettitudine e di bravura all Istituto Statale d Arte dove ha insegnato. Anche Angelo Cassia si riallaccia, pur con una personalità pittorica forte ed equilibrata alle esperienze, al mondo culturale e tradizionale del Lucca. Francesco Falbo scrittore da Rassegna d arte contemporanea Siracusa 1962 Questo suo mondo interiore, questo suo destino artistico gli danno lo stile, che egli è andato a ricercare momento su momento lungo la strada degli anni. Mai, nelle sue tele, colori vivaci, od aggressivi: per lui, infatti, l arte è serenità, non aggressione di idee, non forma fluttuante nel vuoto, o nell impossibile! L essenza che è. poi, il suo vero stile sta nella realizzazione dei soggetti più veri, sì ma confacenti al mondo lirico dell uomo, al mondo della lirica prosa, scevra da dissonanze d una realtà meschina. Ho avuto diverse occasioni per avvicinarmi a questo pittore e comprenderne il significato, la volontà ideologica, il mondo lirico, la forma stilistica: tutto mi si è, sempre, presentato simile ad una forma, compatta nel contenuto e nell idea. Soggetti semplici, soggetti comuni, senza concetti pindarici, senza evoluzioni acrobatiche ma estetiche, condotte su d un piano, che mi piace definire lento fluire d essenza pittorica, o lento fluire d acque tranquille. E tutto ciò, se non erro, credo sia stile, maturità! Giuseppe Barra già Sovrintendente Regionale alla Pubblica Istruzione Presentazione della mostra antologica del dicembre 1966 Vittorio Lucca presenta alla Fontanina di Angelo Maltese la sua prima personale di pittura, comprendente cinquanta tele, quaranta delle quali 2002 L urlo dell ulivo bruciato - 89

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