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1 Cari amici, cari lettori, la parola che di questi tempi gode di popolarità indiscussa è crisi. Un altra, che non viene quasi mai associata alla prima è critica. Entrambe vengono dal greco kríno, distinguo, separo, giudico. In origine, la crisi era la scelta, la decisione, e la critica era l arte o la scienza del giudicare. Dimenticare l etimologia può risultare pericoloso: se avessimo esercitato più critica, forse oggi non ci troveremmo in crisi L errore più grave che abbiamo fatto a livello critico è stato forse quello di dimenticare che a questo mondo «tout se tient», come diceva Ferdinand de Saussure: cioè che tutto è legato, tutto si tiene in una rete di relazioni che devono tendere a un equilibrio, a un economia complessa in cui entrano in gioco infiniti fattori e variabili. Il primo di questi fattori è il tempo. Da qui partiamo nel nostro numero 99, perché vogliamo per così dire cominciare dall inizio. Quanto la concezione occidentale del tempo condiziona il nostro modo di vedere il mondo, la vita degli uomini e degli esseri viventi? Non ci costringe forse a una lettura monodirezionale degli eventi storici, dei fatti artistici e scientifici? A dominare la nostra vita attuale sul pianeta Terra è la freccia del tempo: si può procedere solo in una direzione, che vede per esempio nella nascita un punto d inizio positivo e nella morte un punto d arrivo negativo; oppure nella povertà un punto di inizio negativo e nella ricchezza un punto di arrivo positivo. Tutto è diventato bipolare per noi: procediamo per opposizioni secche, nette, perché decidiamo di vedere del mondo soltanto il bianco e il nero con la critica ridotta ormai a mero pregiudizio etico. In questo senso, i testi di apertura del numero, affidati a tre grandi firme del passato diversissime tra loro ma convergenti, ci indicano un modo alternativo di intendere il tempo: ci sollecitano a ritrovare il kairós, a ritrovare cioè il tempo dell occasione, del momento giusto, dell opportunità che implica però che l uomo riprenda possesso della sua capacità di giudizio e che assuma a punto di partenza di ogni sua azione il principio di responsabilità e il libero arbitrio. Già nel 1971, Guy Debord parlava di «pianeta malato», denunciava le follie di una classe dirigente avida e senza scrupoli, di un sistema capitalistico che dava ampi segni di cedimento, di un inquinamento che avrebbe reso il nostro mondo una discarica universale. Tanti come Debord hanno levato la loro voce, rimasta colpevolmente inascoltata. Fino a oggi. Oggi riscopriamo i profeti del passato e ci rendiamo conto di avere, speriamo senza volerlo, affidato il destino del mondo a uomini e a meccanismi capaci solo di produrre altra malattia. Di aver creduto in un economia post-umana, non programmata per cogliere il senso complessivo e complesso del mondo. Questi sono i temi che percorrono il grande dossier Economia-Pianeta: uno spettro molto ampio di visioni, di convinzioni, di approcci e di modelli, che può forse aiutarci a ritrovare un po di lucidità di giudizio. E a contemplare con il giusto senso critico e un po di onestà intellettuale quelli che dovremo presto considerare, che ci piaccia o meno, gli «avanzi di un mondo di sogno», come diceva Walter Benjamin. Buona lettura a tutti, Sommario Il tempo ritrovato 4 Orologi, Jerome K. Jerome 6 Solo un illusione, Ilya Prigogine 9 Il declino dell eternità, André Malraux Economia-Pianeta 12 Morte del capitalismo?, Immanuel Wallerstein, intervistato da Jae-Jung Suh 17 Yellowstone e Wall Street, Sergio Benvenuto 21 L economia come religione, Serge Latouche 26 Difendere la civiltà, anche contro se stessa, André Comte-Sponville 31 Identità e crisi globale, Innocenzo Cipolletta, presentazione del Festival dell economia Il disarmo ecologico, Wolfgang Sachs, intervistato da Giuliano Battiston 40 Per un economia dal volto umano, Muhammad Yunus 44 Cibo: diversità è ricchezza, Carlo Petrini 46 A chi appartiene la natura?, Philippe Descola 50 Bon Bibi e la tigre, Amitav Ghosh 56 L uomo e il chiaro di luna, Henry David Thoreau I Libri A cura di Massimiliano Borelli, Biancamaria Bruno, Anna Fattori, Francesco Morabito, Annamaria Quinzi In copertina: Emil Nolde, Cielo azzurro e girasoli, 1928, olio su pannello, 71x86 cm. Collezione privata. Christie s. I direttori, Federico Coen e Biancamaria Bruno Abbonamenti 2009 Sottoscrivi o rinnova l abbonamento! Anche per il 2009 le tariffe restano invariate. Visita il nostro sito un ricco archivio da consultare, numerosi testi da leggere online o da scaricare, promozioni e modalità di abbonamento, punti vendita, iniziative, appuntamenti, eventi organizzati dalla redazione. Info: Privato euro 37,00; privato+amico euro 62,00; ente euro 49,60; sostenitore euro 120,00; studente euro 31,00; estero euro 74,40; cumulativo con un edizione estera euro 74,40. Numeri arretrati: euro 18,60 da richiedere alla redazione. Pagamenti sul CCP n intestato ad Associazione Lettera Internazionale, via Luciano Manara, Roma; oppure per bonifico bancario intestato ad Associazione Lettera Internazionale, codice IBAN: IT54I

2 4 Il tempo ritrovato Lettera internazionale Orologi di Jerome K. Jerome 1891 Ci sono due generi di orologi. C è quello che va sempre male, che è consapevole di andare sempre male e che se ne fa un vanto; e c è quello che va sempre bene tranne quando fai veramente affidamento su di lui, e allora fa più danni di quanti potresti mai immaginare che un orologio possa farne in un paese civile. Ricordo un orologio di questo secondo tipo che avevamo in casa quando ero bambino. Una mattina d inverno, ci tirò giù dal letto alle tre. Finimmo di fare colazione alle quattro meno dieci, e giunsi a scuola poco dopo le cinque. Mi misi a sedere su un gradino scoppiando a piangere, perché pensai che fosse arrivata la fine del mondo. Era tutto così morto! L uomo che riesce a condividere una casa con uno di questi orologi e che non rischi di finire all inferno almeno una volta al mese per tutte le cose che gli urla contro o è un pericoloso rivale della premiata ditta Giobbe, o in realtà non conosce abbastanza parolacce da rovesciargli addosso. Il più grande godimento di un orologio di questa specie è sfidarti a prendere un treno in tempo. Per settimane e settimane, spacca il secondo. Se c è una differenza tra l ora che batte quell orologio e il sole, potresti pensare che sia il sole, e non l orologio, ad andare male. E tu senti che se gli capitasse di andare avanti di un quarto di secondo, o indietro di una frazione di minuto, gli si spezzerebbe il cuore dal dolore. È confidando ingenuamente nella sua integrità che, una mattina, riunisci la famiglia nel vestibolo, dai un bacio ai bambini, ti pulisci le tracce di marmellata dalle labbra, cacci un dito nell occhio del piccolo, prometti di non dimenticarti di ordinare il carbone, agiti l ombrello in un ultimo, straziante addio, e ti dirigi verso la stazione. Per quanto mi riguarda, non sono mai stato capace di stabilire che cosa sia più irritante: se correre per due miglia a tutta birra per poi scoprire, una volta arrivato alla stazione, che sei tre quarti d ora in anticipo o, viceversa, fare la strada con tutta calma, ciondolare davanti alla biglietteria per poi dirigerti con aria indifferente verso il binario, giusto in tempo per vedere il treno che se ne va! Quanto all altra categoria di orologi quelli che vanno sempre male tutto sommato sono inoffensivi. Li carichi a intervalli regolari, una o due volte alla settimana rimetti l ora, li regoli, come ti piace dire (tanto varrebbe cercare di educare un gatto londinese ). Fai tutto questo non per motivi egoistici ma per un senso del dovere nei confronti dell orologio. Qualsiasi cosa succeda, vuoi essere certo di aver fatto la cosa giusta e che nessuna colpa potrà mai ricaderti sulla testa. Visto che non ti aspetti granché da quell orologio, non ti arrabbi neanche. Chiedi l ora alla cameriera e lei risponde: Beh, l orologio della sala da pranzo dice che sono le due e mezzo. Ma la cosa non ti secca. Sai che in realtà sono le nove o le dieci di sera; e ricordandoti che stranamente l orologio faceva, ore fa, le quattro e quaranta, ti congratuli per la sua energia e ti chiedi da dove l abbia mai tirata fuori. Anche io possiedo un orologio che, per estrema stravaganza e spensierato spirito di indipendenza, potrebbe, credo, dare dei punti a qualunque aggeggio mai scoperto nel campo della rilevazione cronometrica. Come misuratore del tempo, lascia molto a desiderare; ma, se lo si considera come un produttore di enigmi, è quanto mai interessante e vario. Ho sentito una volta di uomo che, così usava dire, aveva un orologio che non era buono per nessuno se non per lui, perché era il solo che riuscisse a capirlo. Diceva che era un orologio eccellente, di cui ci si poteva fidare ciecamente. Ma dovevi conoscerlo, dovevi aver studiato il suo sistema. Un estraneo avrebbe potuto essere facilmente portato fuori strada. Per esempio diceva l uomo quando batte le quindici e le lancette sono sulle undici e un quarto, so che sono le otto meno un quarto. Certo, la sua grande familiarità con quell orologio gli dava un grande vantaggio sull osservatore frettoloso. Il grande fascino del mio orologio è invece la sua sicura incertezza. Lavora senza alcun metodo; è un tipo assolutamente emotivo. Un giorno è tutto allegro, e guadagna tre ore nell arco della mattinata; e quello dopo sembra morto, si trascina a stento, perde due ore ogni quattro per poi fermarsi del tutto nel pomeriggio, troppo stanco per fare alcunché; e magari, la sera, rieccolo di buon umore, pronto a ripartire. Non voglio parlare troppo di questo mio orologio perché quando dico la verità su di lui, la gente pensa che stia esagerando Fu un idea di mia moglie, all inizio. Eravamo andati a cena dai Buggles. Buggles aveva appena comprato un orologio scovato nell Essex. Lui è uno che scova sempre un sacco di cose. Davanti a una vecchia spalliera da letto intagliata da tre tonnellate, è il tipo che ti dice: Oggettino grazioso, vero? L ho scovato in Olanda, come se lo avesse trovato per la strada e lo avesse infilato nell ombrello quando nessuno lo guardava! Buggles era molto fiero del suo orologio. Era uno di quei vecchi orologi del nonno, alto otto piedi, con un mobile di quercia intagliata; produceva un ticchettio profondo, sonoro e solenne che aveva piacevolmente accompagnato le nostre chiacchiere del dopo cena, e riempito la stanza di un atmosfera di familiare dignità. Avevamo parlato dell orologio, e Buggles ci aveva detto quanto amasse quel suono così lento e grave; e di come, quando la casa era silenziosa e lui e l orologio se ne stavano da soli, gli sembrasse di avere vicino un vecchio amico che gli raccontava dei tempi andati e delle vecchie abitudini, della vita trascorsa e delle persone del passato. L orologio aveva molto colpito mia moglie. Sulla strada del ritorno, se ne rimase pensierosa e mentre salivamo le scale di casa mi chiese: Perché non ci compriamo un orologio così? Disse che sarebbe stato come avere qualcuno in casa che vegliava su noi tutti forse pensava che avrebbe anche badato al bambino C è un uomo nel Northamptonshire da cui compro di tanto in tanto vecchi mobili. Mi rivolsi a lui. Mi rispose che aveva esattamente quello che cercavo (lui ha sempre quello che cerco. Che tipo fortunato che sono!). Era l orologio più curioso e antiquato che gli fosse mai capitato di vedere. Mi spedì una fotografia e una descrizione dettagliata. Me lo doveva mandare? Dalla fotografia e dalla descrizione sembrava proprio quello che faceva al caso nostro, così gli dissi: Sì, lo mandi subito! Tre giorni dopo, sentimmo bussare alla porta certo, non era la prima volta che capitava; ma restiamo alla storia. La cameriera mi disse che c erano due uomini che mi volevano vedere. Scoprii che erano due facchini di Pickford, il corriere, e gettando uno sguardo alla fattura, vidi che si trattava dell orologio e quindi esclamai, disinvolto: Ah sì, benissimo, portatelo su! Dissero di essere molto spiacenti, ma che il problema stava proprio lì. Non potevano portarlo su. Scesi con loro e, saldamente incastrato tra la prima e la seconda rampa delle scale, vidi la scatola che avreste detto essere quella in cui era stato rinchiuso l Obelisco di Cleopatra. Portai di sotto un ascia e un palanchino. Uscimmo a cercare un paio di giovanottoni. In cinque, in capo a una mezz ora, riuscimmo a liberare l orologio. Così finì il traffico su e giù per le scale, con grande soddisfazione degli altri inquilini. Una volta portato su, piazzai l orologio in sala da pranzo. Sulle prime, manifestò un forte desiderio di traballare e di crollarci addosso, ma poi, grazie all uso generoso di chiodi, viti e zeppe, riuscii a rendere possibile la convivenza con lui in quella stanza. Sfinito, mi curai le ferite e me ne andai a letto. Nel cuore della notte, mia moglie mi svegliò molto allarmata e mi disse che l orologio aveva battuto le tredici. Chi sarebbe morto, secondo me? Le risposi che non ne avevo idea, sperando si trattasse del cane del vicino. Mia moglie disse che aveva un presentimento: il bambino. Non ci fu verso di confortarla. Pianse fino ad addormentarsi. La mattina dopo, riuscii a persuaderla che doveva essersi sbagliata e lei ritrovò il sorriso. Nel pomeriggio, l orologio batté di nuovo le tredici. Questo rinnovò i suoi timori. Ora era convinta che, oltre al bambino, fossi condannato anche io e che lei sarebbe rimasta una vedova senza figli. Cercai di scherzarci sopra, cosa che la rese ancora più depressa. Si disse certa che anche io la pensassi come lei, solo che cercavo di sdrammatizzare per amor suo. La persona con cui ce l aveva di più era Buggles. La notte seguente, l orologio diede un altro avvertimento, e mia moglie pensò che fosse la volta di sua zia Maria. Ma la prese con rassegnazione. Disse comunque che non avrei mai e poi mai dovuto comprare l orologio, e che la dovevo fare finita con la mania di riempire la casa di diavolerie. Il giorno dopo, l orologio batté le tredici quattro volte e ciò la mise di buon umore. Disse che non le importava, bastava che morissimo

3 Lettera internazionale Orologi 5 Ti conosco, Tempo, anche se sembri divino e temibile. Che cosa sei? Un fantasma, un sogno, come tutti noi. Anzi, meno. Perché tu passi e non sei più. Non temerlo, uomo immortale! Il Tempo è solo l ombra del mondo sullo sfondo dell Eternità. Roberto Stelluti, Sottobosco, 1980, acquaforte su zinco, mm 401x445 tutti. Forse stava arrivando un epidemia di febbre o di peste e saremmo morti tutti. La prese con allegria. L orologio continuò. Uccise tutti gli amici e le conoscenze che avevamo, e poi cominciò a prendersela con i vicini. Batté le tredici per mesi: eravamo stufi del massacro. C era da credere che non ci fosse più essere umano vivo nel raggio di miglia. Poi cambiò. Smise di massacrare la gente e si diede ad attività più innocue: batteva trentanove o quarantuno volte. Il suo numero preferito adesso è il trentadue, ma una volta al giorno batte quarantanove volte. Non batte mai più di quarantanove volte non chiedetemi perché. Non batte a intervalli regolari, ma quando ritiene meglio. Può battere tre o quattro volte nell arco della stessa ora o tacere per mezza giornata. Proprio uno strano tipo. Ogni tanto ho pensato di farlo vedere, per fargli tenere l ora e farlo diventare rispettabile. Ma in qualche modo mi sono affezionato a lui, con quella sua temeraria presa in giro del Tempo. Certo, lui non lo rispetta molto. Sembra andare fuori strada per meglio insultarlo. Dice che sono le trentotto e dieci, e venti minuti dopo dice che è l una! È forse perché disprezza il suo padrone e vuole mostrarglielo? Si dice che nessun uomo sia un eroe per il suo servo. Può essere che, agli occhi velati del suo vecchio servitore, persino il Tempo con la sua faccia di bronzo non sia altro che un misero mortale solo un po più grande degli altri, magari? Non sarà che, ticchettando ticchettando tutti questi anni, è riuscito a scrutare nella piccolezza di quel Tempo che si mostra così grande ai nostri occhi impauriti? Non starà mica dicendo, mentre ride crudele e batte le trentacinque e le quaranta: Bah! Ti conosco, Tempo, anche se sembri divino e temibile. Che cosa sei? Un fantasma, un sogno, come tutti noi. Anzi, meno. Perché tu passi e non sei più. Non temerlo, uomo immortale! Il Tempo è solo l ombra del mondo sullo sfondo dell Eternità. Traduzione di Biancamaria Bruno JEROME K. JEROME Tre uomini a zonzo, De Agostani, 2008 Tre uomini in barca, Rizzoli, 2008 Loro ed io, Excelsior 1881, 2007 Storie di fantasmi per il dopocena, Mattioli 1885, 2007 I pensieri oziosi di un ozioso, Rizzoli, 2001 Il diario d un pellegrinaggio, Nuovi Equilibri, 1997

4 6 Il tempo ritrovato Lettera internazionale Solo un illusione Ilya Prigogine 1982 Una volta, il giovane Werner Heisenberg andò a fare un escursione con Niels Bohr. Quello che segue è il racconto di ciò che Bohr disse quando giunsero al Castello di Kronberg: Non è strano come cambia questo castello appena immaginiamo che Amleto ha vissuto qui? Come scienziati, pensiamo che un castello sia fatto solo di pietre, e ammiriamo il modo in cui l architetto le ha messe insieme. Le pietre, il tetto con il suo muschio verde, le incisioni in legno della chiesa: tutto questo costituisce il castello. Nulla di tutto ciò può essere cambiato dal fatto che Amleto vivesse in questo luogo eppure tutto è diverso. All improvviso, le mura e i bastioni parlano una lingua diversa Eppure, tutto quello che sappiamo di Amleto è che il suo nome compare in una cronaca del XIII secolo Ma tutti conoscono le grandi questioni che Shakespeare gli mise in bocca, gli abissi umani che avrebbe rivelato, e dunque anche lui doveva trovare un posto su questa terra qui a Kronberg. 1 Il potere simbolico della mente Naturalmente, questa storia ci porta a un problema che è antico quanto l umanità stessa: il significato della realtà. Ed esso non può essere dissociato da un altro: il significato del tempo. Per noi, il tempo e l umana esistenza, e dunque anche la realtà, sono concetti indissociabili. Ma è necessario che sia così? Cito uno scambio epistolare tra Einstein e il suo vecchio amico Besso. Negli ultimi anni, Besso tornava molto spesso sul tema del tempo. Che cos è il tempo? Che cosa l irreversibilità? Pazientemente Einstein rispondeva sempre: l irreversibilità è un illusione, un impressione soggettiva, che deriva da condizioni iniziali eccezionali. La morte di Besso, pochi mesi prima di quella di Einstein, avrebbe interrotto quella corrispondenza. Alla morte dell amico, in una lettera commovente alla sorella di Besso e al figlio, Einstein scriveva: «Michele ha lasciato questo strano mondo precedendomi di poco. Non è importante. Per noi fisici convinti, la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un illusione, ancorché persistente». 2 Solo un illusione. Devo confessare che questa frase mi ha molto colpito. Mi sembra che esprima in maniera straordinariamente efficace il potere simbolico della mente. Di fatto, nella sua lettera a Besso, Einstein reiterava ciò che Giordano Bruno aveva scritto nel XVI secolo e che è diventato il credo della scienza: È dunque l universo uno, infinito, inmobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve posser essere compreso; e però infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato, e per conseguenza inmobile. Questo non si muove localmente, perché non ha cosa fuor di sé ove si trasporte, atteso che sia il tutto. Non si genera; perché non è altro essere, che lui possa desiderare o aspettare, atteso che abbia tutto lo essere. Non si corrompe; perché non è altra cosa in cui si cange, atteso che lui sia ogni cosa. Non può sminuire o crescere, atteso che è infinito; a cui come non si può aggiongere, cossì è da cui non si può suttrarre, per ciò che lo infinito non ha parte proporzionabile. Non è alterabile in altra disposizione, perché non ha esterno, da cui patisca e per cui venga in qualche affezione. 3 Per lungo tempo, la visione di Giordano Bruno avrebbe dominato la visione del mondo occidentale. E avrebbe condotto al mondo meccanico con i suoi due elementi di base: le sostanze immutabili come gli atomi, le molecole o le particelle elementari, e il moto. Certo, con la teoria dei quanti, sono intervenuti molti cambiamenti; tuttavia, le caratteristiche di fondo di questa concezione restano immutate. Ma come comprendere la natura senza tempo che pone l uomo al di fuori della realtà che egli descrive? Come ha sottolineato Carl Rubino, l Iliade di Omero è centrata attorno al problema del tempo, Achille si avventura alla ricerca di qualcosa di permanente e di immutabile. «Ma la saggezza dell Iliade, una lezione amara che Achille, il suo eroe, impara troppo tardi, è che tale perfezione può essere conseguita solo a costo della propria umanità: egli deve perdere la vita per guadagnare un nuovo livello di gloria. Per gli uomini e le donne, per noi, l immutabilità, la libertà dal cambiamento, la sicurezza totale, l immunità dagli alti e bassi della vita arrivano solo quando ci dipartiamo da questa vita, morendo o diventando dèi: gli dèi così ci dice Orazio sono gli unici esseri viventi che conducono una vita sicura, libera dall ansia e dal cambiamento». 4 L Odissea di Omero appare come la controparte dialettica dell Iliade. Odisseo può scegliere. È tanto fortunato da poter scegliere tra l essere senza età, l immortalità rimanendo per sempre l amante di Calypso o il ritorno all umanità, e dunque l età anziana e la morte: eppure, sceglie il tempo e non l eternità, il fato umano e non quello divino. Rimaniamo nel campo letterario ma in un tempo più vicino a noi. Nel Cimitero marino, Paul Valéry descrive la lotta dell uomo per venire a patti con il tempo in quanto durata, con il suo arco limitato aperto su di noi. Nei Quaderni quei numerosi volumi di appunti che scriveva di prima mattina torna sempre e di nuovo sul problema del tempo: «Durata, scienza da costruirsi». In Valéry, c è un senso profondo dell inaspettato. Certo, egli non poteva accontentarsi di un determinismo universale che presuppone, in certo senso, che tutto è dato. Scrive Valéry: Il determinismo sottile antropomorfismo dice che tutto accade come in una macchina così come posso comprenderla. Ma ogni legge meccanica è in fondo irrazionale sperimentale Il senso della parola determinismo è vago quanto quello della parola libertà Il determinismo rigoroso è profondamente deista. Perché ci vorrebbe un dio per percepire questo incatenamento infinito completo. Bisogna immaginare un dio, un fronte divino per immaginare questa logica. È un punto di vista divino. Di modo che il dio, sottratto alla creazione e all invenzione dell universo, viene restituito per la comprensione di questo universo. Che si voglia o meno, un dio è posto necessariamente nel pensiero del determinismo ed è un ironia rigorosa. 5 Valéry fa un osservazione molto importante: il determinismo è possibile solo per un osservatore posto al di fuori del suo mondo mentre noi descriviamo il mondo dall interno. Il tema del tempo non è un fenomeno isolato, nella prima parte del XX secolo: possiamo citare alla rinfusa, oltre a Valéry, Proust, Bergson, Teilhard, Freud, Peirce o Whitehead. Come abbiamo detto, il verdetto della scienza è definitivo: il tempo è un illusione. Eppure, com è possibile? Veramente siamo costretti a scegliere tra una realtà senza tempo che porta all alienazione umana e un affermazione del tempo che sembra rompere con la razionalità scientifica? La maggior parte della filosofia europea da Kant a Whitehead appare come un tentativo di superare in qualche modo la necessità di questa scelta. La distinzione kantiana tra mondo noumenico e mondo fenomenico era un passo in questa direzione, come anche l idea di Whitehead di filosofia del processo. Nessuno di questi tentativi ha avuto grande successo e il risultato è la progressiva decadenza della filosofia della natura. Concordo pienamente con Leclerc quando scrive: «In questo secolo, subiamo le conseguenze della separazione tra scienza e filosofia che ha seguito il trionfo della fisica newtoniana del XVII secolo. E non è solo il dialogo tra scienza e filosofia che ha sofferto». 6 Ecco una delle origini della dicotomia tra le due culture. Esiste un opposizione irriducibile tra ragione classica con la sua visione non-temporale e la nostra esistenza con la sua visione del tempo ben rappresentata dalla piroetta che Nabokov descrive in Guarda gli Arlecchini. Ma nella scienza sta accadendo qualcosa di drammatico una cosa inaspettata quanto la nascita della geometria, o quanto la visione grandiosa del cosmo come è stata espressa nell opera di Newton. Diventiamo progressivamente sempre più consapevoli del fatto che, a tutti i livelli, dalle particelle elementari fino alla cosmologia, la scienza sta riscoprendo il tempo. Un dialogo tra scienze naturali e scienze umane, incluse le arti e la letteratura, può essere un nuovo inizio e forse svilupparsi in qualcosa di fruttuoso, come è stato nella Grecia classica o durante il XVII secolo con Newton e Leibniz. Darwin e Boltzmann Per comprendere i cambiamenti del nostro tempo, può essere utile partire dall eredità scientifica del XIX secolo. Questa eredità inclu-

5 Lettera internazionale Solo un illusione 7 Esiste un problema che è antico quanto l umanità stessa: il significato della realtà. Ed esso non può essere dissociato da un altro: il significato del tempo. Per noi, il tempo e l umana esistenza, e dunque anche la realtà, sono concetti indissociabili. Ma è necessario che sia così? Così arriviamo alla prima questione, alla prima contraddizione che abbiamo ereditato dal XIX secolo: come possono Boltzmann e Darwin avere entrambi ragione? Come possiamo descrivere, da un lato, la distruzione delle strutture e, dall altro, i processi che comportano l autoorganizzazione? Eppure entrambi i processi usano elementi comuni: l idea di probabilità (espressa, nella teoria di Boltzmann, in termini di collisioni tra particelle) e l irreversibilità che emerge come risultato della descrizione probabilistica. Ma prima di spiegare in che modo Boltzmann e Darwin abbiano entrambi ragione, analizziamo la seconda contraddizione. Un universo pluralistico Roberto Stelluti, Omaggio ad Altdorfer, (part.), 1979, acquaforte su zinco, mm 358x499 de due contraddizioni fondamentali a cui non è stata data alcuna risposta. Il XIX secolo è stato essenzialmente il secolo dell evoluzione. Si pensi al lavoro di Darwin in campo biologico, di Hegel in filosofia o alla formulazione della famosa legge dell entropia in fisica. Cominciamo da Darwin. A parte l importanza dell Origine della specie, pubblicato nel 1859, c è un elemento generale dell approccio darwiniano che voglio sottolineare: l idea di fluttuazioni spontanee nelle specie biologiche che, attraverso la selezione, conducono a un evoluzione biologica irreversibile. Quindi, il suo modello coniuga due elementi: l idea di fluttuazione, di casualità, di processo stocastico, e l idea di evoluzione, di irreversibilità. Diciamo subito che, dal punto di vista biologico, questa idea conduce a un evoluzione che corrisponde a una crescente complessità, all auto-organizzazione. Ciò è in aperto contrasto con il significato che generalmente è associato alla legge dell aumento entropico così come è stata formulata da Clausius nel L elemento fondamentale di questa legge è la distinzione tra processi reversibili e irreversibili. I processi reversibili non conoscono alcuna direzione privilegiata nel tempo. D altro canto, i processi irreversibili implicano una freccia del tempo. Tale distinzione è ripresa nella formulazione della seconda legge della termodinamica che postula l esistenza di una funzione, l entropia, la quale, in un sistema isolato, può solo aumentare a causa della presenza di processi irreversibili, rimanendo invece invariata nel caso di processi reversibili. Dunque, in un sistema isolato, quando il sistema arriva all equilibrio e i processi irreversibili a una conclusione finale, l entropia raggiunge il suo massimo. È stato uno dei più grandi fisici teorici di tutti i tempi, Ludwig Boltzmann, a dare la prima interpretazione microscopica dell aumento dell entropia. Egli si dedicò alla teoria cinetica dei gas con l idea che il meccanismo del cambiamento, dell evoluzione debba essere descritto in termini di collisioni tra molecole. La sua scoperta più importante fu che l entropia è strettamente collegata alla probabilità. Di nuovo, come in Darwin, evoluzione e probabilità, casualità, sono strettamente connesse. Tuttavia il risultato di Boltzmann contraddice quello di Darwin. La probabilità raggiunge il suo massimo quando viene raggiunta l uniformità. Si pensi a un sistema di due scatole che comunicano attraverso un forellino. Ovviamente, l equilibrio sarà raggiunto quando il numero di particelle nelle due scatole è lo stesso. Ergo, l approccio all equilibro corrisponde alla distruzione delle condizioni iniziali, all oblio delle strutture iniziali, in opposizione a Darwin per il quale evoluzione significa creazione di nuove strutture. Le problematiche che affrontiamo ora sono molto più profonde dell opposizione tra Boltzmann e Darwin. Il prototipo della fisica classica è la meccanica classica, lo studio del moto, la descrizione delle traiettorie che portano un punto dalla posizione A alla posizione B. I due tratti fondamentali della descrizione dinamica sono il suo carattere deterministico e quello reversibile. Una volta indicate le condizioni iniziali, possiamo predire rigorosamente la traiettoria. Quindi, a livello dinamico, sembra non esserci posto per la casualità o per l irreversibilità. In certo modo, la situazione resta identica nella teoria dei quanti, dove parliamo di funzione d onda e non di traiettorie. Di nuovo, la funzione d onda evolve secondo la legge deterministica reversibile. Conseguentemente, l universo appare come un grande automa. Abbiamo già detto che, per Einstein, il tempo nel senso di tempo direzionale, di irreversibilità, era un illusione. Generalmente, come affermano molti libri e pubblicazioni, l atteggiamento classico nei confronti del tempo è stato una sorta di sfiducia. In L universo ambidestro, Martin Gardner scrive che la seconda legge della termodinamica rende solo improbabili certi processi, mai impossibili. In altre parole, la legge dell aumento dell entropia si riferisce solo a una difficoltà pratica, senza alcun fondamento profondo. Analogamente, in Il caso e la necessità, Jacques Monod esprime l idea che la vita sia solo un accidente nella storia della natura. È una sorta di fluttuazione che per ragioni non chiare è in grado di mantenersi. È certo che, qualunque sia la nostra comprensione di problemi così complessi, il nostro universo ha un carattere pluralistico. Le strutture possono scomparire, come in un processo di diffusione, ma possono anche nascere, come in biologia e, in modo ancora più visibile, nei processi sociali. Alcuni fenomeni sono ben descritti da equazioni deterministiche, come nel caso dei moti planetari; ma alcuni altri, come l evoluzione biologica, possono comportare processi stocastici. Perfino lo scienziato più convinto della validità delle descrizioni deterministiche esiterebbe nell affermare che al momento del

6 8 Il tempo ritrovato Lettera internazionale Non sappiamo in che modo descrivere la realtà come essa apparirebbe a un osservatore in qualche modo collocato fuori del nostro mondo. Possiamo solo affrontare il problema del determinismo e della casualità partendo dagli schemi che formuliamo per descrivere la nostra esperienza con il mondo. Big Bang la data di questa mia conferenza fosse già iscritta nelle leggi di natura. Come superare la contraddizione apparente tra questi concetti? Viviamo in un unico universo. Cominciamo a vedere che l irreversibilità e la vita sono iscritte nelle leggi fondamentali, anche a livello microscopico. Inoltre, l importanza che attribuiamo ai vari fenomeni che possiamo osservare e descrivere è molto diversa, per non dire opposta, da quanto suggeriva la fisica classica per la quale i processi erano deterministici e reversibili. I processi che implicavano casualità o irreversibilità erano considerati eccezioni, meri artefatti. Oggi, ovunque vediamo all opera processi irreversibili, di fluttuazione. I modelli considerati dalla fisica classica sono per noi limitati a situazioni che possiamo creare artificialmente, per esempio mettendo una certa quantità di materia in un scatola e aspettando che essa raggiunga l equilibrio. L artificiale può essere deterministico e reversibile. Il naturale contiene elementi essenziali di casualità e di irreversibilità. Ciò conduce a una visione della materia in cui essa non è più passiva, come affermava la vecchia visione meccanicistica del mondo, ma è associata all attività spontanea. Questo cambiamento è così profondo che credo si possa veramente parlare di un nuovo dialogo tra l uomo e la natura. Scoprire il mutevole Certo, andare da una descrizione classica della natura a una nuova comporta sviluppi inaspettati sia dal punto di vista teorico che sperimentale. Cercavamo schemi onnicomprensivi, simmetrie, leggi generali e immutabili; e invece abbiamo scoperto il mutevole, il temporale, il complesso. Gli esempi abbondano. La teoria dei quanti prevede una simmetria notevole, quella che potrebbe esistere tra materia e antimateria, ma il nostro mondo non ha questa simmetria. La materia domina grandemente l antimateria. Questa è una circostanza felice, perché altrimenti l annichilazione tra materia e antimateria significherebbe la fine di tutte le particelle di massa. La scoperta di un gran numero di particelle instabili è un altro esempio. L idea di un sostrato di materia immutabile e permanente è andato in frantumi. E allora, di quali leggi immutabili ed eterne parliamo? Non possiamo certo parlare di leggi della vita in un momento in cui la vita non esisteva. Il concetto stesso di legge che emerse al tempo di Cartesio e di Newton, un tempo di monarchie assolute, va rivisto. La visione classica (si ricordi la nostra discussione dell interpretazione di Boltzmann della seconda legge della termodinamica) concentrava il suo interesse sul passaggio dall ordine al disordine. Ora vediamo ovunque transizioni dal disordine all ordine, processi che comportano l auto-organizzazione della materia. Se avessimo chiesto a un fisico, solo pochi anni fa, che cosa la fisica è in grado di spiegare e che cosa lascia aperto, ci saremmo probabilmente sentiti rispondere che ovviamente non conosciamo abbastanza le particelle elementari o le caratteristiche cosmologiche dell universo nel suo insieme, ma tra questi due estremi le nostre conoscenze sono abbastanza soddisfacenti. Oggi, una minoranza crescente (alla quale anche io appartengo) non condividerebbe un atteggiamento tanto ottimistico. Personalmente, sono persuaso che ci troviamo solo all inizio di una più profonda comprensione della natura intorno a noi, e ciò mi sembra di enorme importanza per includere la vita nella materia e l uomo nella vita. Il tempo va costruito Abbiamo visto che il tempo, nel senso della durata, dell irreversibilità, è connesso alla casualità, in pieno accordo con la geniale intuizione di Boltzmann. Fin dalla scoperta della meccanica quantistica, in cui la probabilità gioca un ruolo essenziale, il significato di casualità ha creato molte controversie. Oggi è chiaro che gli schemi deterministici che producevano predizioni valide nei casi singoli sono inapplicabili in un ampia gamma di fenomeni. Non sappiamo in che modo descrivere la realtà come essa apparirebbe a un osservatore in qualche modo collocato fuori dal nostro mondo. Possiamo solo affrontare il problema del determinismo e della casualità partendo dagli schemi che formuliamo per descrivere la nostra esperienza con il mondo. Qualcuno ricorderà il dialogo tra Einstein e Tagore sulla natura della realtà. Einstein sosteneva che la scienza deve essere indipendente dall esistenza di un osservatore. Il suo realismo lo portava al paradosso, cosicché il tempo, e dunque l esistenza umana, diventavano illusioni. Al contrario, Tagore sosteneva che anche se la verità assoluta avesse senso, essa sarebbe inaccessibile alla mente umana. Il confronto tra Einstein e Tagore acquista significato solo se supponiamo che l uomo sia separato dalla natura. Se l uomo è parte della natura, le verità umane diventano verità di natura. Curiosamente, l attuale evoluzione della scienza va nella direzione indicata dal grande poeta indiano. Qualunque cosa sia ciò che noi chiamiamo realtà, essa si apre a noi attraverso costrutti della nostra mente. D. S. Kothari lo afferma molto chiaramente: «Nessuna misurazione, nessun esperimento o osservazione sarebbe possibile senza una griglia teorica forte». 7 In forma più sofisticata, questo fenomeno è presente nella teoria dei quanti attraverso l intervento di operatori associati alle quantità fisiche. Il problema dei limiti del determinismo, della casualità, dell irreversibilità e della nozione di realtà sono strettamente legati, e cominciamo a vedere il loro rapporto. Appena individuiamo le radici del tempo nella natura, il tempo cessa di essere un concetto che separa gli uomini dalla natura, esprime piuttosto la nostra appartenenza alla natura, e non la nostra alienazione. Le visioni del mondo intorno a noi e del mondo in noi convergono. E questo tipo di convergenza, di sintesi del mondo esterno intorno a noi e del mondo interno in noi, è uno dei temi ricorrenti della filosofia indiana. Superiamo la tentazione di rifiutare il tempo come illusione. Come diceva Paul Valéry, «durata è costruzione, vita è costruzione». In un universo in cui il domani non è contenuto nell oggi, il tempo va costruito. La frase di Valéry esprime la nostra responsabilità nella costruzione del futuro non solo del nostro, ma di tutta l umanità. In questo modo, anche il problema dei valori umani, dell etica, dell arte assume una forma nuova. Possiamo considerare la musica con i suoi elementi di improvvisazione, di aspettativa, con la sua freccia del tempo come un allegoria del divenire, di fisica nel senso etimologico greco. La dialettica tra ciò che è nel tempo e ciò che ne è fuori, tra verità esterne ed esistenza orientata dal tempo forse non troverà mai conclusione. Traduzione di Biancamaria Bruno 1 Gordon Mills, Hamlet s Caste, University of Texas Press, Einstein-Besso, Correspondance, Herman, 1972 pp Giordano Bruno, De la causa, Quinto dialogo. 4 Carl Rubino, Winged chariots and black holes: Some reflections on science and literature, preprint. 5 Paul Valéry, Cahiers I, Gallimard, 1973, pp. 492, 531, Ivor Leclerc, The Nature of Physical Existence, University Press of America, 1986, p D. S. Kothari, Some Thoughts on Truth, Anniversary Address, Indian National Science Academy, Bahadur Shah Zafar Marg, New Delhi, 1975, p. 5. ILYA PRIGOGINE Le leggi del caos, Laterza, 2008 Il futuro è già determinato?, Di Renzo Editore, 2007 (con Dilip Kondepudi) Termodinamica. Dai motori termici alle strutture dissipative, Bollati Boringhieri, 2002 (con Isabelle Stengers) La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, Einaudi, 1999 La fine delle certezze. Il tempo, il caos e le leggi della natura, Bollati Boringhieri, 1997 (con Isabelle Stengers) Tra il tempo e l eternità, Bollati Boringhieri, 1989 La nascita del tempo, Bompiani, 1988 L ordine attraverso il disordine. Intervista di Guitta Pessis Pasternak, L.I. 14, 1987

7 Lettera internazionale Il tempo ritrovato 9 Il declino dell eternità André Malraux 1938 Destino vuol dire una cosa precisa: la coscienza che ha l uomo di ciò che gli è estraneo e di ciò che del cosmo lo trascina in ciò che esso ha di indifferente e di mortale; l universo e il tempo la terra e la morte. La Cappella Sistina o dieci Rembrandt, la lettura di un romanzo, l intreccio di un dramma: feticci in una solitudine. Tutte le figure della finzione inducono anche nel loro spettatore un sentimento più inquietante di qualunque idea di arte o di bellezza. Il romanzo è la finzione più chiara. Qual è l influenza di Anna Karenina, racconto di un banale adulterio, sul suo lettore? La vita di Anna, il ricordo che certe scene possono suscitare in una lettrice, o spingerla a sostituirsi all eroina, differiscono dal romanzo perché, per Anna, gli eventi sono subìti; per il lettore, attraverso Tolstoj, sono posseduti. Tra la vita e la sua rappresentazione, la differenza è la soppressione del destino. Seguire la vita di Anna o quella di Agamennone, assistere alla rappresentazione di un destino, non è affatto subire tale destino è quasi il contrario. Ciò che affascina lo spettatore nella regione oscura in cui lo trascina Edipo, più del masochismo, più della sorda rivincita dell intero anfiteatro sui re che rotolano come sassi, è prendere coscienza della schiavitù umana e, Roberto Stelluti, Opificio abbandonato, 1981, acquaforte, puntasecca su zinco, mm 491x356 insieme, della capacità degli uomini di concepirla. Per questa ragione lo spettatore, una volta finita la tragedia, decide di ritornare a teatro, e non di cavarsi gli occhi. Gli stati psichici sui quali si fonda la civiltà occidentale escludono oggi sia il tragico che il sacro, che confondiamo con la loro rappresentazione. La Chiesa metteva in scena i misteri sul sagrato, e il mistero nel coro; sapeva che lo stato religioso non è l ammirazione, ma la preghiera. La condizione tragica non viene dalla scena ma dalla trance; non dalla finzione ma dall atto, non dalla tragedia ma dal sacrificio sanguinoso. Ho già detto, a proposito degli Atridi che, quando l arte raffigura il destino dell uomo, là ha inizio l uomo e finisce il destino. Non che il destino sia vinto perché analizzato; Tristano, in cui il poeta non spiega nulla, agisce con altrettanta forza di un romanzo di Stendhal, in cui il romanziere cerca di spiegare tutto. Il destino è vinto perché si rappresenta la vita; perché le cose vengono ridotte all uomo. È vinto quando il mondo perde la sua autonomia. Il dramma dell uomo sta nel fatto che egli è costretto ad assumere una doppia coscienza della vita che lo circonda e che lo travolge. Ho raccontato la storia di un uomo che ascolta il disco sul quale è stata registrata la sua voce, e non la riconosce; perché ognuno ascolta con le sue orecchie il timbro delle voci estranee, e con la gola quello della propria voce. L uomo ascolta con le orecchie tutta la vita del mondo, e ascolta con la gola il timbro della propria voce. Non per qualche strano mistero. Semplicemente perché la coscienza che ha di se stesso non gli viene dagli stessi mezzi con i quali prende coscienza degli altri. La coscienza interiore non è soltanto irrazionale, è anche incontrollabile. È un affermazione multipla e veemente, senza barriere, simile a quella del folle. È vita che si vuole ridurre un po all inconscio, un po all immaginazione, un po ad altre nozioni tanto poco capaci di contenerla quanto qualsiasi altra nozione che tenti di descrivere la vita di relazione. L inconscio ne è solo una minima parte. È vita che non può definirsi attraverso un sistema ma, tutt al più, delimitarsi attraverso un ambito: quello dei desideri e delle volontà di cui l uomo trova solo in se stesso i limiti. L individuo non ha per se stesso né nome, né cognome, né classe nessun carattere sociale ; non è che l illusione sensibile di una gamma infinita di possibilità. Quale che sia la natura della nostra coscienza interiore, e che possa essere o meno ricondotta a quella del bambino o dell uomo primitivo, il suo primo carattere è sottomettere a sé le cose, vivere di immagini e di sensazioni che essa può sempre revocare. Perché la coscienza sociale implica che si abbia coscienza delle conseguenze degli atti, visto che essa si fonda sulla possibilità di trasmissione: per essa, infatti, un morto si definisce non per una presenza oscura o per una reincarnazione, ma per il campo che ha seminato, per il libro che ha scritto, per il ricordo di un gesto esemplare per i suoi atti, per l impegno contro le cose; la coscienza sociale è essenzialmente quella dell autonomia del mondo. Quando la lotta dell uomo contro questa autonomia ha per oggetto atti che tendono a modificare gli esseri o le cose, il suo metodo è scienza o azione; quando essa ha per oggetto la modificazione delle forme del rapporto tra le cose e l uomo essa è arte. E ogni forma d arte tende a ridurre le cose a misura dell uomo e dei suoi sogni, a dare del mondo un significato umano a distruggere il destino, nel senso più profondo di questa parola sospetta e le opere del passato ci appaiono come opere d arte perché noi vediamo in esse un significato del mondo: ci vogliono solo un po di secoli, e un cattivo gotico è comunque gotico.

8 10 Il tempo ritrovato Lettera internazionale Ogni arte tende a ridurre le cose a misura dell uomo e dei suoi sogni, a dare del mondo un significato umano a distruggere il destino, nel senso più profondo di questa parola sospetta e le opere del passato ci appaiono come opere d arte perché noi vi vediamo un significato del mondo. Destino vuol dire una cosa precisa: la coscienza che ha l uomo di ciò che gli è estraneo e di ciò che lo trascina, del cosmo, in ciò che esso ha di indifferente e di mortale; l universo e il tempo la terra e la morte. Più l opera è lontana da noi nel tempo, più l autore si cancella rispetto allo stile: gli scultori egiziani o medievali sono anonimi. I greci non lo sono sempre; tuttavia, ai nostri occhi, una statua è greca prima ancora di essere di Lisippo. Guardiamo le opere del passato quando il loro stile è abbastanza lontano dal nostro come se lo scultore di un bassorilievo romano fosse lo stile romano; e il bassorilievo diventa romano come un Rembrandt è un Rembrandt. Qualsiasi riflessione sullo stile si confonde nell illusione permanente di uno stile neutro. A partire dal quale si costruiscono stile ed espressione veri illusione le cui conseguenze sono infinite. In pittura, non esiste forma neutra; esistono solo le forme che un artista scopre, e quelle che sono state scoperte dagli altri. L idea di uno stile neutro è l idea della copia di un modello senza interpretazione né espressione particolare. Ma questa copia non esiste. Se si tratta di disegno, questa illusione non si applica che a un numero ristretto di soggetti: al cavallo in piedi di profilo, ma non al cavallo al galoppo, per esempio; come potremmo immaginare il disegno di un cavallo impennato, di fronte, in uno stile che non sia né di questa né di quella scuola, né di un innovatore? Nel disegno, l idea di stile neutro (confusamente legata a quella del profilo) deve molto all esistenza delle silhouettes: lo stile neutro è il contorno. Solo che una modalità di rappresentazione di questo genere, che si suppone assolutamente pura, non conduce all arte ma al segno. Sta al disegno come la letteratura sta allo stile commerciale o amministrativo. Un sistema pienamente elaborato di segni (geroglifici) non è privo di analogie con questi stili; ma serve a trasmettere nozioni, non sensazioni. È curioso constatare che i problemi legati al colore sono quasi sempre posti in funzione della colorazione delle forme, cosa che fa pensare a una psicologia della musica in cui quest ultima sarebbe vista solo in funzione delle parole che l accompagnano. Forse, la possibilità di impiegare il colore come segno, indipendentemente dalle forme, ha anch essa contribuito all illusione di uno stile neutro: un adolescente è portato dal disegno stesso a dipingere di rosso la superficie di una tenda allo stesso modo in cui, in un disegno industriale, colora di azzurro simbolico le superfici di ferro o di acciaio. E il rosso non è affatto espressione: come l azzurro, è segno. Il colore come tono simbolico e il contorno sono in pittura i due ambiti del segno; e in scultura, molto più confusamente, il calco. Per il solo fatto che i problemi dell arte non si pongono in funzione del segno, ma al di là, basta che la confusione tra segno ed espressione si dissolva perché appaiano sia la natura dell artista che i suoi veri problemi. L artista vuole sostituire forme a forme. Affascinato dalle immagini che hanno fatto nascere la sua passione, e al tempo stesso costretto da questa stessa passione a distruggerle, egli non è prigioniero della vita ma prigioniero di uno stile di un ambito di significato del mondo. Significato che egli deve distruggere per crearne un altro che percepisce e che non conosce, simile in ciò alla vecchia immagine di colui che avanza nell oscurità rischiarato dalla propria luce. Il pittore è costretto a ridurre ogni forma vivente alle due dimensioni della sua tela; lo scultore, il movimento a un immobilità; lo scrittore, una molteplicità a una scelta, una durata a istanti. L arte è segno e possesso perché implica un sistema di riduzione. La creazione artistica è meno distante dall invenzione di quanto non sembri di primo acchito: per sostituire un braccio, l uomo non deve inventare un braccio artificiale, ma la ruota della carriola; per possedere la vita, l artista non deve inventare un sistema di rappresentazione ma un sistema di significati uno stile. L arte nasce precisamente dalla fascinazione per l inafferrabile, dal rifiuto della copia. Non è all origine che l artista cerca la natura morta: all origine cerca le linee geometriche o gli dèi. Ritroverà quello che può imitare solo quando avrà acquisito il mezzo per raffigurarlo senza imitarlo. La scultura potrebbe imitare una mela alla perfezione: ma si è sempre ben guardata dal farlo. Una statua, anche per un operaio medievale o per un battelliere egiziano, non è un uomo immobile. Il tableau vivant copia meglio della pittura e della scultura la vita umana; ma non si tratta di rappresentare il mondo: si tratta di possederlo. Le poche forme intorno alle quali gli uomini ruotano da millenni sono in realtà inesauribili. Il mistero di un volto sta nelle sue espressioni possibili, come il mistero della vita è fatto di tutto il possibile che essa porta con sé. Nessuna vita è pienamente conoscibile, proprio perché è vita, e nessuna rappresentazione può coincidere con una forma vivente nel possibile, nello spazio e nel tempo. Ma è della natura stessa dell arte voler possedere spazio, tempo e possibile, ed essa sa di riuscirci solo strappandoli al mondo che l uomo subisce per farli entrare in quello che egli governa, cambiando un destino in significato. La vita è più forte dell uomo perché è informe, molteplice, autonoma, perché porta in sé ciò che l uomo definisce caos e infinito. Ma ognuna delle sue forme è più debole, perché nessuna forma vivente, in se stessa, significa la vita: se un epoca sente la vita come dolore, il volto di colui che passa davanti all artista non è per questo necessariamente doloroso: ma fare di questo volto un opera d arte vuol dire esprimere quel volto con parole o con linee di dolore. Che l antico uomo egizio concepisca se stesso come legato alla morte, lo dimostra meglio il suo incedere che non la sua statua. In qualunque modo un arte rappresenti gli uomini, così come sono o meno, quell arte rappresenta una civiltà come essa stessa si concepisce, fondandola in quanto significato. E questo significato è più forte della molteplicità del mondo, solo questo significato permette all uomo di conquistare il caos e il controllo del suo destino. Conquistato dalla sensibilità dell artista fuori da ogni coscienza, questo significato è evidente solo se non tentiamo di definirlo; ma benché il linguaggio essenziale dell arte sia complesso, esso è chiaro. Dire che l arte buddista riduce il mondo alla serenità e l arte egizia all eternità è del tutto insufficiente. Ma basta che paragoniamo il linguaggio dell arte egizia a quello dell arte buddista per comprenderle, e per sentire che si tratta, per l una, di rendere visibile in tutte le sue forme la presenza austera della morte tebana e, per la seconda, di una carità tenera e solenne. Il perfetto possesso della vita da parte dell artista è eliminare dalle forme ciò a cui non può dare senso, isolare quelle a cui può darne e costruire significati. Uno stile è la riduzione del mondo a un significato particolare. Il mondo è più forte dell uomo ma, per l uomo, il significato del mondo è più forte del mondo. Il carattere sordamente pungente dell autonomia del mondo è la durata la coscienza confusa della morte e dunque il rapporto tra l opera d arte e il tempo dovrebbe essere molto significativo; tanto più che, per via delle variazioni di luce nell arco della giornata, al pittore non si dà oggetto al di fuori della durata. Fino alla fine del XIX secolo, l arte ha ignorato quasi del tutto la durata, come se la sua prima funzione fosse quella di opporsi a essa. Mentre il significato dell arte dell Estremo Oriente è la sottomissione dell universo al fluire delle ore. Così come l arte gotica fa entrare ogni cosa nel dramma cristiano, l arte dell Estremo Oriente fa entrare tutto nell istante. L apparenza è così poco data all artista, le sue rappresentazioni mentali dominano così bene il suo campo delle apparenze che il possesso dell istante appare solo alla fine dell evoluzione di un arte. Che si tratti di un paesaggio o dell uomo. L arte egizia implica un idealizzazione permanente dell individuo. Meno evidente di quella dell arte greca, perché intellettuale, meno voluttuosa (quasi desessualizzata), meno legata al gusto della giovinezza; orientata dall immagine che l uomo vuole conservare di se stesso nell eternità, non nel ricordo; più complessa perché le sue forme sono molteplici, nate da una società di caste che, piuttosto che sognare dell uomo perfetto, sogna del mondo perfetto nella sua gerarchia perfetta. Lo Scriba accovacciato è lo scriba ideale prima ancora di essere l uomo ideale (ciò che gli permette di non essere giovane ). La prima rappresentazione estesa e attenta che abbiamo degli uomini non deve nulla all istante. L anima l anima immortale passibile di un Giudizio sembra essere apparsa per la prima volta in Egitto, ma piuttosto tardi; al museo del Cairo, i turisti fantasticano davanti alle patetiche figurine alate in cui qualche scultore del Nilo, millenni fa, osò per la prima volta raffigurare l anima umana. Fintanto che l Egitto ha creduto non nell anima ma nel doppio (idea più chiara: ciò che vive di noi mentre dormiamo), fintanto che l idea di Giudizio non è stata elaborata, lo sculto-

9 Lettera internazionale Il declino dell eternità 11 Il cristianesimo fa della terra non il luogo del mistero della vita, ma il luogo del dramma umano. L uomo è il prigioniero tragico o gioioso di una Prova alla quale non partecipano né gli animali né gli alberi. Solo eterno sotto lo sguardo di Dio, l uomo è la realtà di un mondo fantomatico in cui la vita fuggente delle montagne e delle foreste è vana quanto quella di un cane schiacciato lungo il ciglio della strada. Quando il cristianesimo si indebolisce, la natura si riafferma. Da Charles d Orléans a Victor Hugo, dal tempo delle cattedrali a van Gogh, la storia dell arte occidentale è quella del declino dell eternità. re, per assicurare la sopravvivenza, ha scolpito il doppio; ma non a immagine di un cadavere l importanza dell ora della morte è inseparabile dal cristianesimo e dal Perdono quanto secondo una sintesi del morto: sufficienti tratti particolari per assicurare la sopravvivenza, abbastanza pochi per abbellirlo La parte individuale della rappresentazione del doppio è ciò che oggi definiamo connotati. Al di là, comincia la figura che l uomo avrebbe voluto scegliersi per la morte, così come l arte greca è fatta di quelle figure che gli uomini si sarebbero voluti scegliere per la vita. Se l aldilà dovesse essere creato dalla più austera delle meditazioni che gli hanno dedicato i millenari esseri umani, esso assomiglierebbe agli affreschi di Luxor. Il mondo concepito del quale, a poco a poco, gli artisti arrivano a conquistare l istante è quello di tutta l Asia antica, di tutte le arti dette primitive. Ogni arte è azione dell uomo sul mondo, controllo e possesso, ma la forma umana diventa solo molto tardi il mezzo di questo possesso. Colossi, feticci o timpani di abbazie romaniche, tutto ciò che porta la marca di primitivo è rappresentazione mentale. Ci sono voluti milioni di anni perché l uomo trovasse il suo corpo e un migliaio ancora per trovare l istante Il primo passo dell artista non è quello di dipingere ciò che vede, ma di dipingere ciò che conosce. Rogier van der Weyden che dipinge la Crocifissione all interno di una finta cattedrale, il pittore medievale che dipinge tutte le scene della vita del Cristo su una stessa tela, quello che riproduce la Vergine incinta in tutti i momenti decisivi della sua vita, dall Annunciazione fino alla Pietà, dipingono simboli: Maria è il mezzo di espressione del mistero dell Incarnazione; ogni personaggio raffigurato è il mezzo per esprimere ciò che esso sta a significare, e l istante decisivo della creazione artistica è nell incontro dello schema mentale dell artista con la forma trasmissibile che egli gli conferirà. L arte delle steppe costituisce un ricco campo di riflessione perché, al contrario di molte arti barbare, non è un arte fantastica. Essa rompe con la forma oggettiva dell animale per restituire soltanto, attraverso le placche di ferro, d oro e di bronzo, membra disgiunte, intrecciate al di fuori di ogni oggettività. Essa tende al combattimento tra animali così come l arte greca tendeva all uomo in sé. Ci mostra tutto quello che la forza può guadagnare sostituendo all ordine delle membra un ordine arbitrario, e anche che l espressione della volontà creatrice, attraverso le forme oggettive e il loro ordine particolare, non è né la sola forma possibile di arte, né la sua forma superiore o inferiore: ma la sua forma razionale. Essa sta alle altre come l espressione verbale sta a quella musicale. L arte delle steppe è forse uno dei rari esempi di movimento astratto. E, in quanto tale, di istante astratto. Istante perché suggerisce un tempo molto breve, ma astratto perché non è situato nella durata. Tutto questo può apparire singolare, ma non se pensiamo che tutta l arte occidentale, che ha incontrato il tempo solo quando ha voluto rappresentare movimenti rapidi, ha osato trattare la durata, il giorno che svanisce, molto più tardi. L istante è il tempo della scultura; quello della pittura è il tempo che passa. Claude Gelée e Poussin hanno scelto il tramonto, vedendolo come espressione perfetta, nel tempo, dell universo che volevano creare e non come l intrusione dell istante nella rappresentazione delle cose; i loro tramonti non sono istanti: sono idealizzazioni, come lo sono certi cieli tormentati dei veneziani una durata sublimata dalla scelta, e che sta al lampo come la faccia sta a un volto abbellito. E quando l ora non è una forma di idealizzazione, è un mezzo di unità. L ora di Rembrandt è l ora del mondo di Rembrandt, come la landa è il luogo di Re Lear, il castello nella foresta quello di Macbeth, Broceliande quello di Merlino. Quando si indebolisce l eternità del Medioevo, quando il tempo ha inizio, l ora è un mezzo di espressione simbolico, e la primavera o l autunno richiamano la mattina o la sera come richiamano i prati in fiore o i grappoli d uva. I primi pittori per i quali la durata nel suo scorrere è talvolta un dato autonomo sono i piccoli maestri olandesi. Essi la ereditano dai Fiamminghi, soprattutto dai van Eyck, e hanno saputo trovare nell istante il medium del loro significato, fondendo in eternità i loro personaggi quotidiani e dando loro, in un opera d arte, una vita serenamente effimera fissata dall artista e dal tempo. Non giocando sull armonia tra l ora e l azione raffigurata, ma sulla loro opposizione. Attraverso il suo destino più ampio, ogni arte, proprio perché viene dal segno, sostituisce, ai mezzi d espressione che ricercano il generale, quelli del particolare, il volto individuale al volto astratto, il momento al tempo senza ora. I gotici scoprono che il dolore di un volto qualunque è più significativo di quello di un volto astratto; e dopo il cielo senza tempo che succede allo sfondo dorato, e il tramonto del sole nel cielo senza ora, l ora qualunque, al pari degli uomini, vulnerabile e sottomessa alla morte, diventa mezzo d espressione e di unità plastica. Per gli olandesi, l ora è quasi sempre un ora del pomeriggio; sarà Corot a reinventare il mattino. Ogni eredità olandese non solo quella dei pittori di interni, quella di Rembrandt e quella di Ruysdael, di Vermeer, di Terborgh o di Pietre de Hoogh, segue i suoi maestri: per tutti questi artisti, il giorno comincia a mezzogiorno. Questa durata diventa per gli olandesi un valore. Accanto alle seppie estremo-orientali, l istante olandese è un istante eterno. Perché, per percepire gli oggetti come sensibili, l Asia aveva il privilegio di una tradizione già millenaria. Da sempre, la metempsicosi aveva cancellato le frontiere umane, confuso in uno stesso destino il bambino e la montagna sacra, l elefante, la volpe, l eroe, l albero e il serpente; e quando il buddismo era venuto a bagnare di pietà questo destino geologico, una stessa tenerezza aveva penetrato tutte le forme create. Con il suo rifiuto inequivoco di ogni metempsicosi, il cristianesimo fa della terra non il luogo del mistero della vita, ma il luogo del dramma umano. Altre religioni avevano negato la metempsicosi; ma, lasciando la morte nelle brume di un oltre-vita piena di avventure e di ipotesi, o prolungando nel destino messianico di un popolo quello di ciascun individuo, esse non davano alla vita umana l intensità di Giudizio che essa doveva incontrare nelle catacombe. Questa volta, l uomo è il prigioniero tragico o gioioso di una Prova alla quale non partecipano né gli animali né gli alberi. Solo eterno sotto lo sguardo di Dio, gioioso o torturato nella luce o in una notte senza fine, ancora molto tempo dopo che gli astri morti saranno scomparsi, l uomo è la realtà di un mondo fantomatico in cui la vita fuggente delle montagne e delle foreste è vana quanto quella di un cane schiacciato lungo il ciglio della strada. Quando il cristianesimo si indebolisce, la natura si riafferma. In pittura come in poesia, fintanto che l uomo vedrà la morte della terra, la stagione sarà solo un immagine decorativa. Da Charles d Orléans a Victor Hugo, dal tempo delle cattedrali a van Gogh, la storia dell arte occidentale è quella del declino dell eternità. Quando, dopo la grande stagione astratta e direttamente religiosa, il buddismo incontra il paesaggio, la natura dell uomo è, per suo tramite, quella degli animali e degli alberi trascinati insieme in una lunga deriva di nuvole attraverso la stessa eternità che li unisce. Se lo spirito dell Occidente cristiano tende a trasformare l albero in uomo, quello dell Asia buddista cerca per gli uomini la serenità degli alberi. E l unica maniera di umanizzare l albero e la pietra, e il mondo intero dell inanimato, senza conferire loro forma umana, è l istante. Il solo modo di far loro raggiungere l uomo nel suo destino minacciato, di unire tutte le cose della terra al fondo dell eternità. Perché non è l eternità che si oppone all istante, ma l eternità dell uomo. L Estremo Oriente, sottomesso alla Ruota delle cose, fa, come la Grecia, dell espressione della sua minaccia esistenziale il significato della sua arte e il mezzo della sua serenità. Traduzione di Biancamaria Bruno ANDRÉ MALRAUX I carnet dell URSS, Excelsior 1881, 2008 La tentazione dell Occidente, Excelsior 1881, 2007 Il triangolo nero. Laclos, Goya, Saint-Just, SE, 2004 Sul cinema. Appunti per una psicologia, Medusa Edizioni, 2002 La condizione umana, Bompiani, 2001 Picasso. Il cranio di ossidiana, Abscondita, 2001 Il tempo del disprezzo, Passigli, 2001 La regina di Saba. Un avventura sul deserto yemenita, EDT, 1997 La via dei re, Adelphi, 1992 Resistenza, terrorismo, speranza. Intervista di Jean Daniel, L.I. 96, 2008

10 12 Economia-Pianeta Lettera internazionale Morte del capitalismo? Intervista a Immanuel Wallerstein, di Jae-Jung Suh Jae-Jung Suh In questi giorni tutti parlano di crisi. Ma ognuno ne propone una definizione diversa. Alcuni parlano di crisi finanziaria, altri di una più generale crisi dell economia, che investe anche la produzione. C è chi parla di crisi del neoliberismo, di crisi dell egemonia americana, e ovviamente alcuni parlano esplicitamente di crisi del capitalismo. Mi piacerebbe cominciare chiedendole come definirebbe la crisi attuale. Immanuel Wallerstein Per prima cosa, mi sembra che la parola crisi venga intesa in modo molto vago. Così come viene usata da molti, si riferisce semplicemente a una situazione nella quale una curva che prima tendeva a salire vada invece discendendo. E a questo movimento si dà il nome di crisi. Per quanto mi riguarda, non uso il termine in questo senso. Credo comunque che ci troviamo a vivere una crisi, e una crisi è un fatto piuttosto raro. In questo senso, dobbiamo distinguere diversi elementi. Se consideriamo il mondo a partire dal 1945, ne risulta che per circa venticinque anni gli Stati Uniti sono stati l indiscussa potenza egemonica del sistema-mondo, in un periodo contraddistinto, allo stesso tempo, da una fortissima espansione economica. Direi, anzi, che nella storia dell economia-mondo sia stata l espansione economica più rilevante. I francesi si riferiscono ad essa come ai Trent anni gloriosi. Nonostante sia molto difficile datare con precisione questi processi, entrambi sono giunti a termine più o meno nello stesso periodo, intorno al A partire da allora, l egemonia statunitense è andata sempre declinando. Se analizziamo tutto questo secondo quelle che sono chiamate le onde di Kondratiev, 1 ne segue che all incirca in quel periodo siamo entrati nella fase Kondratiev B. L economia-mondo ha vissuto una stagnazione relativa per trent anni. Tra gli elementi caratteristici della stagnazione c è il fatto che quelle industrie che prima erano fortemente monopolistiche e che ottenevano alti profitti, non li ottengono più, perché altre industrie entrano in modo competitivo a far parte del mercato. In questo modo vanno a crollare i margini di profitto delle industrie prima più redditizie. Per ovviare a questa situazione si possono adottare due misure. La prima è delocalizzare le industrie in aree con salari storicamente più bassi. È un operazione che non viene fatta prima perché comporta comunque una perdita la perdita nei costi di transazione. Questa è quella che io chiamo crisi dei profitti. La Corea è cresciuta economicamente come molti altri paesi accogliendo le attività meno redditizie e diventandone il luogo di produzione. La seconda cosa che accade quando ci si trova nella fase Kondratiev B è che quanti desiderano guadagnare molti soldi tendono a orientarsi verso la sfera finanziaria; soprattutto con speculazioni attraverso meccanismi del debito di vario genere. Se, come faccio io, assumiamo il punto di vista dei più potenti attori economici degli anni Settanta gli Stati Uniti, l Europa occidentale e il Giappone possiamo definirlo come un movimento di esportazione della disoccupazione. Infatti, visto che a causa del declino della produzione industriale nel sistema-mondo si determina una relativa quota di disoccupazione, è inevitabile chiedersi: chi ne subirà le conseguenze? Ogni attore economico tenterà di esportare all altro la disoccupazione. Secondo la mia analisi, negli anni Settanta lo ha fatto molto bene l Europa, negli anni Ottanta il Giappone, e all inizio degli anni Novanta, gli Stati Uniti. Tuttavia, la speculazione finanziaria porta sempre, attraverso vari meccanismi, alla rovina. Le cose sono andate così per cinquecento anni, perché dovrebbero cambiare proprio ora? In questo modo si arriva al termine della fase Kondratiev B. Quella in cui ci troviamo oggi. Ciò che la gente tende a definire crisi finanziaria è, dunque, semplicemente, rovina. Il recente business di Bernard Madoff e il suo incredibile schema Ponzi costituiscono soltanto un esempio dell impossibilità di continuare a ricavare profitti dalla speculazione finanziaria all infinito. Quel che risulta particolarmente interessante nella fase attuale del ciclo di Kondratiev, per adottare i termini che lei preferisce, è che l economia-mondo sta toccando il fondo del ciclo proprio quando l egemonia statunitense viene contestata più duramente. L egemonia americana è andata declinando per un certo periodo, direi per circa trent anni, a partire dalla sconfitta del Vietnam. Le varie amministrazioni americane hanno cercato di invertire questo processo, usando strumenti diversi. Alcune hanno tentato con la diplomazia dei diritti umani o con qualche manovra liberale. Altre hanno sperimentato politiche più realistiche, aumentando la capacità militare o puntando verso un potere militare high-tech simile a quello di Guerre Stellari. Anche se nessuna amministrazione è stata in grado di invertire la rotta, ognuna di esse ha cercato di individuare la maniera più efficace per gestire il mondo con meno potere. Negli anni recenti, invece, c è stato l ingresso di George Bush e dei neocons, i quali hanno creduto che sarebbero riusciti a invertire il processo con politiche militaristiche e unilaterali. Anziché invertire il processo e restaurare l egemonia statunitense, così facendo hanno però accelerato il processo di declino. Oggi ci troviamo in una situazione multipolare, che dal punto di vista degli Stati Uniti è irreversibile e che è anche piuttosto confusa; oltretutto viviamo un cosiddetto crollo finanziario. Siamo in depressione economica e mi sembra che tutto questo cincischiare sul linguaggio sia un nonsenso. Siamo in depressione economica, ci sarà una grave deflazione. La deflazione potrebbe verosimilmente assumere la forma di un inflazione in rapido rialzo, ma si tratterebbe semplicemente di un altra forma di deflazione. Non riusciremo comunque a venirne fuori prima di quattro o cinque anni. Servirà tempo. Ora, credo che questi siano tutti avvenimenti normali all interno del quadro del sistema capitalistico. È così che funziona ed è così che ha sempre funzionato. Non c è niente di nuovo nel declino dell egemonia. La lunga stagnazione economica, coniugata al declino dell egemonia, può essere semplicemente parte del funzionamento fisiologico del sistema-mondo. Ma che cosa sta accadendo alla stessa economia-mondo capitalistica? È plausibile che questa volta l intero sistema si trovi in una situazione talmente grave che non gli sia più possibile uscirne fuori? In altri termini, in passato il sistemamondo capitalistico ha vissuto varie crisi ed è riuscito a venirne fuori. La situazione attuale costituisce una caduta rilevante. Si tratta di un altra svolta nel ciclo normale? Oppure c è qualche elemento che rende questa situazione differente dai precedenti periodi di difficoltà? Questo ci riporta all altra questione, quella della crisi. C è una crisi del sistema capitalistico, il che equivale a dire che stiamo vivendo una fase di flessione economica. Credo, però, che la crisi sia tale che tra venti o trent anni il sistema non potrà più esserci, sarà scomparso e completamente sostituito da qualche altra forma di sistema-mondo. Nel corso degli ultimi trent anni ho cercato di spiegare diverse volte questa tesi in una serie di saggi, nei quali ho affermato che il capitale deve sostenere tre costi fondamentali: i costi del personale, i costi di produzione e i costi fiscali. Tutti i capitalisti devono sostenere queste tre spese, che sono cresciute costantemente come una percentuale del prezzo a cui è possibile vendere i prodotti. Queste spese hanno raggiunto un livello altissimo, per cui il surplus di valore che si può ottenere dalla produzione è talmente ridotto da renderla sconveniente agli occhi dei capitalisti ragionevoli. I rischi infatti sono troppo alti e i profitti troppo bassi. Per questo si cercano alternative, cioè si cercano altre vie. Per comprendere questa situazione, in cui il sistema è arrivato talmente lontano dal punto di equilibrio da non poterlo più raggiungere neanche temporaneamente, uso analisi del tipo applicato da Prigogine. È indubbio che ci troviamo in una situazione caotica e che davanti a noi si apra un bivio. Si sta delineando infatti uno scontro radicale su quale direzione, tra le due possibili alternative, seguirà il sistema, ed è proprio questa la questione centrale, pur essendo intrinsecamente non prevedibile. Potremmo ritrovarci con un sistema che sia migliore del capitalismo, o con un sistema che sia invece peggiore. L unica cosa certa è che non potremo continuare a vivere in un sistema capitalistico. Anche se il sistema mondo nel suo insieme è entrato in declino e si trova nella fase B, c è comunque da dire che anche nei primi anni Settanta, negli anni Ottanta e negli anni

11 Lettera internazionale Morte del capitalismo? 13 Che cosa sta accadendo all economia-mondo capitalistica? È plausibile che questa volta l intero sistema si trovi in una situazione talmente grave che non gli sia più possibile uscirne fuori? In passato il sistema-mondo capitalistico ha vissuto varie crisi ed è riuscito a venirne fuori. La situazione attuale costituisce una caduta rilevante. Si tratta di un altra svolta nel ciclo normale? Oppure c è qualche elemento che rende questa situazione differente dai precedenti periodi di difficoltà? Stephanie Morin, Surface Tension, 2003, trittico, acrilico e sabbia su tela, cm 170x360 Novanta ci sono stati molti momenti pericolosi, per non usare la parola crisi. E ogni volta c erano esperti che prevedevano la fine del sistema o la fine del mondo capitalistico. Eppure ogni volta il sistema mondo ha trovato un modo per uscire dalle difficoltà. Negli anni Settanta, per esempio, l economiamondo capitalistica ha trovato la maniera di sopravvivere alla crisi petrolifera. E allo stesso modo ha trovato una via d uscita anche dalle difficoltà degli anni Ottanta e Novanta. Secondo una prospettiva più a lungo termine, inoltre, l economia-mondo capitalistica è riuscita a superare difficoltà perfino peggiori di queste, come la Grande Depressione o quelle precedenti del XIX secolo. Dunque, che cos è che fa sì che questa volta sia differente dalle altre? È equivoco dire questa volta. Lei infatti sembra dare per scontato che un crollo sia una questione di un anno o di un decennio, quando invece il crollo di un intero sistema richiede 50, 70, 80 anni. Questa è la prima cosa che va detta. La crisi OPEC del petrolio è stata un meccanismo ampiamente sostenuto dagli Stati Uniti. Anzi, si potrebbe perfino sostenere che sia stata provocata dagli Stati Uniti. Dobbiamo ricordare infatti che i due governi che hanno svolto un ruolo fondamentale affinché nel 1973 ci fosse la crisi petrolifera sono stati l Arabia Saudita e l Iran, che allora era governato dallo shah, e che rappresentava, all interno di tutta l OPEC, il governo più fortemente filo-americano. Come principale conseguenza dell aumento del prezzo del petrolio si è verificato uno spostamento di denaro verso i paesi produttori, denaro immediatamente trasferito nelle banche americane. Gestire questa situazione si è rivelato molto più complicato per l Europa e per il Giappone che non per gli Stati Uniti. Inoltre, non so se questo lei lo sappia, negli anni Settanta, a un certo punto, alcune banche mandarono in missione in tutti i paesi del mondo funzionari per chiedere ai vari ministri delle Finanze se avessero necessità di un prestito, visto che avevano problemi di bilancio tali da produrre difficoltà politiche. Sui prestiti si guadagnano soldi ma, come si sa, si crea un indebitamento che inevitabilmente finisce per esplodere, perché ogni prestito va restituito. Prendiamo la cosiddetta crisi del debito, spesso datata 1982 a causa del Messico, e che io invece colloco nel 1980 perché credo che l abbia inaugurata la Polonia. Se si analizza la situazione polacca, si nota che anche in quella circostanza c è stato un problema di prestito dello stesso tipo. Si è cercato di venirne a capo spremendo i lavoratori, che si sono ribellati. Come conseguenza, tutti i paesi che si sono indebitati hanno dovuto affrontare problemi molto seri. E così si sono dovuti trovare altri prestiti. Gli anni Ottanta sono stati il periodo dei bond spazzatura (junk bonds): quel meccanismo attraverso il quale le compagnie comprano altre compagnie facendo un mucchio di soldi. Ovviamente, nel momento in cui tutto esplode, si devono cercare altri meccanismi. E un nuovo meccanismo, rappresentato dal governo statunitense e dal consumatore statunitense, prende forma negli anni Novanta e nei primi anni del Duemila. In altri termini, sotto la presidenza Bush il governo statunitense si trova indebitato. Anche il consumatore è fortemente indebitato, e così prende forma una relazione simbiotica con la Cina e con un certo numero di altri paesi, tra cui la Corea, che investono i propri soldi nei buoni del Tesoro americani. A sua volta, questo meccanismo produce quell incredibile circostanza per cui gli Stati Uniti diventano totalmente dipendenti dai prestiti, che però a un certo punto devono essere restituiti. Oggi ci troviamo esattamente in quella stessa situazione: paesi come la Cina certo non solo la Cina, che è soltanto il paese di cui si parla di più, ma la cosa vale anche per la Norvegia e per il Qatar finiscono per trovarsi in una situazione delicata, perché da un lato intendono sostenere gli Stati Uniti comprando i loro prodotti, e dall altro vedono invece i capitali che hanno investito perdere il loro valore, proprio perché in dollari. In sostanza, questi paesi si stanno lentamente sganciando dal dollaro, e il dollaro sta crollando. Questo finisce con l aggravare il crollo dell egemonia statunitense perché, nel primo decennio del XXI secolo, gli ultimi due pilastri di questa egemonia sono stati proprio il dollaro, ora kaput, e il settore militare, diventato inutile. È inutile perché, pur avendo a disposizione tutto questo straordinario apparato bellico, dieci volte superiore a quello di qualunque altro paese, tutti questi aeroplani, tutte queste bombe, tutti questi strumenti aggiornatissimi, gli Stati Uniti non hanno soldati. Quello che è successo in Iraq, in Afghanistan, in ogni altro posto, ha dimostrato che dobbiamo inviare i soldati. Ma non ne abbiamo a disposizione perché negli Stati Uniti è politicamente impossibile averne. L ultima volta che abbiamo fatto ricorso veramente a soldati americani c è stata una dura presa di posizione da parte dell opinione pubblica che va sotto il nome di crisi del Vietnam. Gli Stati Uniti non usano soldati, usano mercenari, comprano i servigi dei poveri: neri, latinos, giovani bianchi delle zone rurali. È così che sono composti l esercito americano e il corpo dei Marines. D altronde, visto che in questo momento vengono sfruttati, non trovano più abbastanza vantaggioso arruolarsi. Anche la Guardia nazionale, più borghese, non si sarebbe

12 14 Economia-Pianeta Lettera internazionale Ci troviamo di fronte a un mondo molto cambiato. I due principali pilastri dell egemonia statunitense sono stati colpiti al cuore: il dollaro, che a partire da Bretton Woods è stato la moneta mondiale sopravvissuta alla crisi degli anni Settanta, si è indebolito in modo significativo, e il potere militare forse ancora incontrastato, ma a costi sproporzionati. Ormai, in teatri di guerra come l Iraq e l Afghanistan, quel potere si è dimostrato inefficace, se non inutile. mai aspettata di trascorrere anni e anni in Iraq, e quindi nessuno rinnova la ferma. Ed è per questo che gli Stati Uniti non hanno soldati da inviare in nessun luogo. Tutto il gran parlare che si fa di Corea del Nord, di Iraq, di Somalia, è tutto un nonsenso. Non ci sono soldati e quei posti non possono essere semplicemente bombardati, non funziona. Non disponiamo di una forza armata; improvvisamente l hanno capito tutti e tutti affermano di non aver più paura di noi proprio perché non abbiamo più alcun potere. Ci dicono che spendiamo i nostri soldi per una grande macchina che però non va. E non si può vincere una guerra con una macchina del genere. E ora che la gente lo ha improvvisamente capito, gli Stati Uniti non hanno modo di risolvere la questione. Così stanno le cose: gli Stati Uniti stanno vivendo una grande crisi finanziaria, il dollaro è soltanto una tra molte altre monete, e gli Stati Uniti una potenza tra molte altre. Dal punto di vista degli Stati Uniti, ci troviamo in una situazione pessima, ed è per questo che abbiamo eletto Obama. Ma Obama non farà miracoli. Il massimo che può fare è portare un po di democrazia sociale all interno degli Stati Uniti, il che è un ottima cosa, sono d accordo. Questo potrà diminuire le difficoltà, ma Obama non potrà certo restaurare l egemonia degli Stati Uniti nel mondo e farci uscire dalla depressione mondiale con qualche colpo di bacchetta magica. Non ha quel potere, ma non ce l ha nessun altro. Questa è la situazione. Ecco perché è una situazione caotica e incontrollabile. Nessuno sa dove mettere i propri soldi. Si può salire e si può scendere. La situazione cambia quasi tutti i giorni. È veramente una situazione caotica e continuerà ad esserlo per diverso tempo. Per tutti noi è una situazione spiacevole, una situazione molto pericolosa sia a livello individuale che a livello collettivo. Lei sostiene che ciò che rende questa situazione differente dalle altre è che non solo stiamo entrando in una fase Kondratiev B particolarmente turbolenta, ma che siamo entrati anche nella fase terminale della crisi. Se siamo in una fase terminale già da tempo, la crisi economica attuale quale significato ha? Significa che i meccanismi generalmente usati per venirne fuori non funzioneranno più. Abbiamo già affrontato questo genere di depressioni, per esempio nel 29, ma anche gli anni che rappresentano una delle nostre fasi Kondratiev B, ed erano anni simili al periodo attuale. Ce ne sono state ancora altre negli ultimi quattro-cinquecento anni. Per uscirne esistono metodi standard, ma questa volta quei metodi non stanno funzionando perché la situazione è troppo grave. Per quanto riguarda i modi di uscirne, uno di questi è creare una nuova industria-guida produttiva, che venga monopolizzata e protetta in modo rigoroso e con la quale si possano ottenere alti profitti. Allo stesso tempo fare in modo che si creino mercati per questi prodotti. In passato ne siamo usciti così, ma questa volta le cose non si risolveranno altrettanto facilmente. Potrebbe esserci una ripresa, magari tra cinque anni, ma questo servirebbe solo ad aggravare il problema, perché la ripresa di per sé solleverebbe le tre curve relative ai tre costi fondamentali, rendendole sempre più alte. Diverso tempo fa nell ambito delle scienze fisiche è stata fatta un analisi secondo la quale se una curva sale, tendendo asintoticamente all infinito, al 70 o all 80% circa del percorso comincia a oscillare enormemente. Dal punto di vista economico, noi oggi ci troviamo nel punto corrispondente al 70, 80% delle tre curve fondamentali, e la situazione è molto instabile, con enormi fluttuazioni. Tuttavia, è impossibile che le curve salgano di un altro 10%, perché già ci siamo avvicinati troppo al limite. Il problema non si è verificato prima perché con le curve al 20% le cose funzionavano bene. Salivano al 30 o al 40%, e le cose funzionavano ancora bene. Ma quando si sale fino al limite, non c è più alcun luogo dove andare. Questo è il concetto di asintoto. Ora, se lo analizziamo nei termini delle percentuali di eventuali prezzi di vendita, la questione si traduce nell impossibilità di aumentare indefinitamente la cifra che richiedi nel vendere, perché a un certo punto la gente non vorrà più comprare, dal momento che quella cifra sarà semplicemente troppo alta. E la gente non lo farà. L amministrazione Obama costituisce un alternativa? Teoricamente, è plausibile che proverà ad affrontare i tre problemi che lei ritiene siano al cuore dell attuale crisi del sistema capitalistico: il costo crescente del salario, il costo crescente della produzione e le tasse. Negli Stati Uniti una delle principali ragioni che stanno alla base degli alti costi dei salari è il costo molto elevato dell assistenza sanitaria che, nel corso dei decenni passati, è aumentato significativamente perché il settore dell assistenza sanitaria ha cavalcato il neoliberismo. Il neoliberismo ha raggiunto un punto nel quale il mercato senza controllo sta cominciando a danneggiare l economia. Così Obama sta cercando di introdurre qualche forma di assistenza sanitaria universale, che potrebbe eventualmente contribuire a ridurre complessivamente i costi del salario. Anche i suoi ambiziosi programmi di spesa interna possono essere visti come un tentativo di frenare il crescente costo della produzione investendo nelle infrastrutture e nelle nuove tecnologie. Un iniziativa, guidata dallo Stato, volta a investire nelle tecnologie verdi può essere destinata non solo a ridurre i costi ambientali che si aggiungono al crescente costo della produzione, ma anche a creare una nuova industria che generi un più alto tasso di profitto a un minor costo di produzione. Il problema fiscale potrà essere così affrontato aumentando la spesa pubblica in disavanzo. In questo senso sembra che Obama voglia non solo curare gli eccessi del neoliberismo ma anche combattere i più radicali problemi dell economia-mondo capitalistica. Il problema è: quale risultato potrà ottenere nel portare avanti questi obiettivi? Non credo che Obama possa affrontare seriamente nessuno di questi problemi perché non ha molto potere sulla scena mondiale. Con questo non voglio dire che gli Stati Uniti siano una nonentità, ma sono comunque collocati in una più ampia struttura in cui esistono otto o dieci centri di potere che ne limitano le opzioni. Consideriamo per esempio l incontro in Brasile del Gruppo di Rio, il primo incontro in 200 anni, e sottolineo 200 anni, di tutti i paesi dell America latina e dei Caraibi. A questo incontro non sono stati invitati né gli Stati Uniti, né il Canada e nemmeno le potenze europee. Sono intervenuti tutti i capi di Stato dell area, con due sole eccezioni: Colombia e Perù, due paesi che attualmente sono filo-americani che però non hanno boicottato l incontro, inviando loro rappresentanti. Anche il Messico ha preso parte all incontro, ma è stato Raúl Castro, che era presente, a fare la parte del leone. Sono state prese decisioni importanti da cui gli Stati Uniti sono rimasti esclusi. In compenso, esiste un altra struttura che va sotto il nome di Summit delle Americhe, che si è riunito un paio di volte e che raccoglie tutti i capi di Stato dell emisfero occidentale, a eccezione di Cuba. È previsto che si incontrino ad aprile a Trinidad e Tobago. Mi chiedo quanti capi di Stato prenderanno parte a quell incontro. È nota infatti la posizione critica per esempio del presidente brasiliano Lula da Silva. Cosa che soltanto pochi anni fa sarebbe stata assolutamente inconcepibile. E Obama che cosa potrà fare? Certo non potrà cambiare le cose. E non potrà cambiare neanche il fatto che l Unione Europea abbia accolto la sua vittoria e abbia ribadito in una risoluzione unanimemente approvata che «vogliamo rinnovare la nostra amicizia con gli Stati Uniti, ma questa volta non come partner minori». Questo è il quadro. Tempo fa, c è stato un incontro tra Cina, Giappone e Corea del Sud in cui è stata avanzata un idea che prevedevo avrebbe preso forma, ovvero una forma di collaborazione politica tra questi tre paesi. Si tratta di eventi che gli Stati Uniti non vogliono, ma che Obama non può evitare; può parlare al mondo con un linguaggio molto accattivante, ma questo non rende certo gli Stati Uniti leader mondiali. Obama ritiene ancora che gli Stati Uniti lo siano, ma qualcuno dovrebbe aprirgli gli occhi. Nessuno vuole gli Stati Uniti come leader, ma tutti vogliono che contribuiscano alla risoluzione di molti problemi, come ad esempio il cambiamento climatico. Obama ha le mani legate per quanto riguarda la situazione dell economia mondiale. Quel che può fare è quel che potrebbe fare chiunque: studiare misure di politica interna di carattere democratico sociale per impedire che si verifichino disordini a livello nazionale. Negli Stati Uniti, in Cina, in Sudafrica, in Germania, tutti si preoccupano di questo. Tutti

13 Lettera internazionale Morte del capitalismo? 15 Insomma, i due principali pilastri dell egemonia statunitense sono stati colpiti al cuore. In che modo questi cambiamenti influiscono sulle spaccature geopolitiche? Per come la vedo ora, mi sembra che nel mondo ci siano otto o dieci centri di potere geopolitico. E sono troppi. Ognuno di essi comincerà a tentare di stringere accordi con gli altri, cercando di individuare quali siano gli assetti migliori, perché se ci sono dieci centri di potere vuol dire che nessuno ne ha abbastanza. Stiamo per entrare in un periodo di giochi strategici. Per esempio, una di queste combinazioni è quella del Gruppo di Shangai, anche se la Russia non sembra essere sicura di quale atteggiamento assumere al riguardo, così come l India e la Cina. Può anche darsi che sia la Russia che la Cina corteggino Brasile e America latina, come pure che gli Stati Uniti facciano lo stesso gioco. Siamo in un periodo confuso. Quello che sostengo, ormai dal 1980, è che una probabile combinazione possa essere Asia orientale con Stati Uniti, Europa e Russia, con l India in posizione incerta. Una delle spaccature di cui lei parla nei suo scritti è quella tra il Forum di Davos e il World Social Forum. Ovviamente, non si tratta di spaccature in termini geografici. Stephanie Morin, Confrontation, (part.), , pannello 5 - acrilico e sabbia su tela, cm 170x120 si preoccupano che accada qualcosa di simile a ciò che è accaduto recentemente in Grecia una rivolta spontanea di gente arrabbiata. Sono questioni che i governi si trovano a gestire con molta difficoltà perché la rabbia cresce facilmente. Ogni governo sta cercando di placare il malcontento. Bene, questo è ciò che può fare Obama. E lo farà a livello interno. Sono le stesse cose che stanno cercando di fare gli altri leader nei rispettivi paesi. Se Obama riconoscerà questi limiti, sarà un grande successo. Ho appena finito di scrivere un articolo sul Pakistan, e gli ho dato questo titolo: Pakistan: l incubo di Obama. Non c è niente che Obama possa fare per la situazione pakistana. Abbiamo già fatto danni a sufficienza e se prova a farne altri... Parte del suo lavoro in vista delle elezioni è stato quello di dimostrare Anch io sono un duro. E in questo senso ha fatto dichiarazioni sull Afghanistan che in realtà non può portare avanti, così come ha fatto dichiarazioni sul Pakistan che non è in grado di mantenere. Ha fatto dichiarazioni su Israele e sulla Palestina a cui non può dare seguito. Dovrebbe smetterla di fare dichiarazioni. Dovrebbe cominciare a disinnescare la carica retorica. Saranno tantissimi quelli che gli consiglieranno di non farlo, ma per quanto mi riguarda sono convinto che invece dovrebbe fare proprio questo. Ci troviamo di fronte a un mondo molto cambiato. Il dollaro, che a partire dall istituzione del sistema di Bretton Woods è stato la moneta mondiale e che è sopravvissuto alla crisi degli anni Settanta, si è indebolito in modo significativo. E si trova ad affrontare le sfide portate avanti da altre monete, in particolare l euro e lo yen giapponese, che gareggiano per diventare la prossima moneta globale. La crisi finanziaria ha fatto vacillare fortemente la fede nel dollaro, tanto che alcuni suggeriscono perfino che già sia crollato come moneta mondiale. Dall altro lato, gli Stati Uniti mantengono un incontrastato potere militare, e per mantenere tale dominio spendono una cifra sproporzionata. Per il settore militare Washington spende, infatti, quanto spende tutto il resto del mondo messo insieme. Inoltre, per quanto tecnicamente sofisticato possa essere, in teatri di guerra come l Iraq e l Afghanistan, il potere militare statunitense ha dimostrato di essere piuttosto inefficace, perfino inutile. Esatto. Si tratta di una spaccatura politica, e questo ha a che fare con la crisi reale. Se, come sostengo, ci troviamo di fronte a un bivio, allora Davos rappresenta un percorso possibile, mentre Porto Alegre rappresenta l altro, e c è comunque assoluta incertezza su chi vincerà la partita. La cosa importante, quella sulla quale tendo a insistere, è che il popolo di Davos non cerca di risanare il capitalismo. Cerca piuttosto un alternativa, che mantenga però i princìpi del capitalismo come, ad esempio, la disuguaglianza o la gerarchia. Al posto del capitalismo ci potrebbe essere un altro sistema che funzioni però in modo simile. Porto Alegre invece spinge per un sistema relativamente democratico e relativamente egualitario. Nessuno dei due ha ben chiaro in mente che tipo di struttura sia necessaria. E nessuno dei due poli può dirsi compatto. Il polo di Davos mi sembra diviso tra quelli che hanno una visione un po più ad ampio raggio e quelli che invece si preoccupano soltanto dei prossimi tre anni, andando quindi in direzioni diverse. Porto Alegre è del tutto incerto su quale tipo di sistema questo altro mondo dovrebbe mettere in piedi e, soprattutto, sul tipo di strategia da adottare per costruirlo. Immagino che nei prossimi cinque o dieci anni qualcosa si muoverà in quello che definisco lo spirito di Davos. E allo stesso modo immagino che ci sarà qualche novità anche nello spirito di Porto Alegre. Ora come ora non so che cosa ne uscirà. Non so chi riuscirà a tirar fuori la strategia più efficace, quale sarà e via dicendo. Ribadisco è un periodo di grande incertezza.

14 16 Economia-Pianeta Lettera internazionale Stephanie Morin, Trittico in bianco e nero, 2003, acrilico e sabbia su carta artigianale, cm 70x150 Lei ha sostenuto che ci troviamo nelle fasi finali dell economia-mondo capitalistica. Dunque, quelli che discutono su come uscire dall attuale crisi finanziaria, o su come istituire un meccanismo di sorveglianza delle transazioni finanziarie al di là dei confini, in un certo senso starebbero tentando di tenere in vita un sistema che sta morendo con una qualche forma di rianimazione. Il loro dibattito si concentra, infatti, su quale sia la migliore forma di respirazione assistita, se sia più efficace un bailout di 5 miliardi di dollari o di 10 miliardi di dollari. Mentre la vera sfida riguarderebbe un nuovo sistemamondo che possa rimpiazzare l attuale economia-mondo capitalistica. Qui si confrontano due campi, due mondi differenti, che competono per chiarire la propria idea e che lottano per dare vita a nuove possibilità. Uno di questi vuole creare un sistema-mondo che più o meno replichi, anche se in modo differente, la distribuzione diseguale di potere e di produzione. Un mondo che potrebbe basarsi su un ruolo di valorizzazione, su una funzione di regolamentazione dello Stato e su un ruolo di sorveglianza manageriale delle istituzioni internazionali che aiuterebbero ad affrontare più efficacemente i problemi sistemici del mondo attuale. L altro campo, invece, immagina un mondo differente, che sia più democratico ed egualitario. Si tratta di un insieme di idee e di visioni divergenti, ma nel quale sembra esserci una convergenza crescente nell importanza attribuita al rafforzamento della dimensione locale per liberarla dalla mercificazione globale. Esistono molti esperimenti con i quali si tenta di svincolare le persone e la natura dalle catene della mercificazione e con i quali allo stesso tempo si cerca di liberarli dalla tirannia del provincialismo mettendo in rete le comunità locali affinché si rafforzino e si alimentino reciprocamente. Questo è proprio ciò di cui discute la gente. Si discute molto su cosa significhi un mondo egualitario. Una delle cose che nel corso degli ultimi duecento anni è stata ampiamente dibattuta a sinistra è il giacobinismo, che sostanzialmente favoriva non solo una politica orientata dallo Stato, ma anche un esito omogeneizzante, nel quale tutti avrebbero dovuto essere uguali. In questo senso, avremmo dovuto trasformarci tutti nello stesso genere di persona. È proprio quello che la Rivoluzione Francese ha cercato di fare, quello che la Rivoluzione Russa ha cercato di fare, quello che la Rivoluzione Cinese ha cercato di fare. Ora, quella visione giacobina è stata messa fortemente in discussione. E c è chi sostiene che dovremmo fare in modo che si sviluppino culture multiple. Ma questo, che cosa significa esattamente? Credo che abbia senso adottare una strategia duplice: da un lato, combattere sempre per il male minore in una prospettiva molto breve, perché la gente vive in una prospettiva breve e non ha intenzione di rimandare il soddisfacimento dei suoi bisogni di dieci o vent anni. Allo stesso tempo, però, occorre continuare a tenere d occhio la situazione più complessa relativa al mondo che si intende costruire, una questione che dipende da una continua discussione, dalla negoziazione, dall integrazione di prospettive diverse. Traduzione di Giuliano Battiston 1 In economia, le Onde di Kondratiev (chiamate anche Onde K) sono cicli regolari sinusoidali del moderno mondo economico capitalistico. Lunghi da 50 a 70 anni, i cicli consistono alternativamente di una fase ascendente (A) ed una discendente (B). Alla fase ascendente corrispondono periodi di crescita veloce e specializzata, mentre alla fase discendente periodi di depressione. IMMANUEL WALLERSTEIN La retorica del potere. Critica dell universalismo europeo, Fazi, 2007 Comprendere il mondo. Introduzione all analisi dei sistemi-mondo, Asterios, 2006 Il declino dell America, Feltrinelli, 2004 Alla scoperta del sistema-mondo, Manifestolibri, 2003 Utopistica. Le scelte storiche del XXI secolo, Asterios, 2003 Liberalismo e democrazia, Asterios, 2002 Navigando nella transizione, Prospettiva, 2002 (con Giovanni Arrighi e Terence Hopkins) Antisystemic movements, Manifestolibri, 2000 Capitalismo storico e civiltà capitalistica, Asterios, 2000 Dopo il liberalismo, Jaca Book, 1999 Geopolitica e geocultura. Saggi sull evoluzione del sistema-mondo, Asterios, 1999 (con Terence Hopkins) L era della transizione. Le traiettorie del sistema-mondo ( ), Asterios, 1997 (con Étienne Balibar) Razza, nazione e classe, Edizioni Associate, 1996 JAE-JUNG SUH Power, Interest, and Identity in Military Alliances, Palgrave Macmillan, 2007

15 Lettera internazionale Economia-Pianeta 17 Yellowstone e Wall Street Crisi dei sistemi complessi Sergio Benvenuto Un economista è un bravo professionista pagato, spesso profumatamente, per dare responsi errati sull economia. Proverbio diffuso tra i brokers newyorkesi Nell estate del 1988, scoppiò una serie di incendi devastanti nel parco nazionale di Yellowstone nel Wyoming, un immenso insieme di foreste di pioppi e di pini. Questo magnifico parco accoglie oltre un milione di turisti l anno. Nonostante i diecimila pompieri che cercarono di domare l incendio, esso proseguì fino all autunno distruggendo seicentomila ettari. In passato c erano stati altri incendi a Yellowstone, ma perché proprio quello fu così catastrofico? Cambio di scenario. Un anno prima, nell ottobre 1987, in America c era stato un improvviso crac borsistico, quasi doppio di quello del Perché accadde? Varie teorie sono state proposte. Nel 2008, abbiamo avuto il crac finanziario e quindi borsistico che tutti attribuiscono ai mutui subprime. Ma quale rapporto c è tra gli incendi di boschi e le crisi borsistiche e finanziarie? La legge dell imprevedibile Diciamo innanzitutto che ambedue sono imprevedibili, ma immancabili, anche se di solito non nelle proporzioni gigantesche dei crolli del 1929, del 1987 e del 2008, o in quelle dell incendio di Yellowstone del Oggi comunque i matematici che si occupano del caos e della complessità pensano che molti altri fenomeni critici, naturali e sociali, siano formalmente comparabili sia agli incendi boschivi che ai crac finanziari: i terremoti, l orientamento dei micromagneti nelle calamite, le estinzioni lente o improvvise di specie animali, gli ingorghi del traffico, l aumento ciclico dell attività solare associato alle macchie, lo sviluppo delle città, le tendenze della moda, la formazione delle valanghe, eccetera. Tutte queste crisi, anche se assolutamente imprevedibili (benché salti sempre fuori qualcuno che dice ma io lo avevo previsto! ), rispondono a una legge matematica: la legge di potenza. La legge di potenza stabilisce una relazione tra dimensioni e frequenza di certi fenomeni. 1 Si è calcolato che in sistemi costituiti da oggetti molto diversi, al raddoppiare della dimensione, l evento diventa 2,14 volte più raro. Di incendi boschivi ce ne sono tanti, ma più sono grandi, più sono rari. Di crisi finanziarie ed economiche ce ne sono varie, ma più sono gravi, più sono rare. Questa legge manifesta una proprietà specifica: l invarianza di scala o autosimilarità. L autosimilarità consiste nel fatto che quando osserviamo un certo insieme a scale diverse, da quelle molto piccole a quelle molto grandi, questo insieme non cambia forma. Questa proprietà è stata descritta dalla teoria dei frattali una teoria ormai stranota. I frattali sono ben espressi dalla curva di von Koch: Curva di von Koch 2002, Jim Loy Si tratta di un frattale ottenuto attraverso un processo, potenzialmente infinito, di iterazione della stessa suddivisione. Sia gli incendi nei boschi, sia le crisi finanziarie ed economiche come tante altre cose mostrano all osservazione una struttura frattale di questo tipo. Da notare che lo scopritore dei frattali, Benoît Mandelbrot, elaborò la sua teoria studiando nel 1963 le variazioni nelle quotazioni del cotone sul mercato di Chicago. Egli vide che, benché i prezzi del cotone aumentassero e diminuissero in maniera irregolare e imprevedibile, un ordine immanente si manifestava attraverso tutte quelle differenze. Notò che le fluttuazioni rilevate in un breve arco di tempo ricalcavano le fluttuazioni rilevate nel lungo periodo considerato dalla ricerca, solo che erano inserite in un intervallo più breve. Non c è insomma una variazione tipica, né c è differenza qualitativa tra piccole e grandi fluttuazioni. Questo significa che gli incendi come le crisi economiche non hanno mai cause lineari: gioca una miriade incalcolabile di cause efficienti, anche se poi gli effetti sono ordinati in modo frattale. Lo so che quel che sto per dire non farà piacere a molti: ma anche la distribuzione delle ricchezze in un paese segue la legge di potenza. 2 Se si calcola il numero delle persone che negli USA hanno un patrimonio di un miliardo di dollari, si vedrà che ve ne sono il quadruplo con un patrimonio di 250 milioni, e così via. Si riscontra questa regolarità in gran parte dei paesi del mondo. Un vecchio pregiudizio vuole che se una disciplina è veramente scientifica, essa deve essere in grado di prevedere le cose. Oggi, commentatori sprovveduti scrivono che l economia non è scientifica perché non aveva previsto la crisi attuale. In realtà la scienza è tale non solo quando prevede i fenomeni, ma anche quando offre modelli che rendano i processi intelligibili, benché non prevedibili. La più importante teoria biologica il darwinismo rende del tutto intelligibile l evoluzione delle specie, ma è incapace di dirci quali specie scompariranno e quali nuove specie spunteranno fuori. La sismologia è incapace di prevedere i terremoti, eppure ci offre un buon modello del come e del perché essi avvengano. L economia sarà tanto più interessante quanto più rinuncerà alla pretesa magica di prevedere crisi e bonanzas. Vivere di debiti Si pensa che la crisi all origine della recessione attuale il mercato dei mutui subprime sia solo la punta dell iceberg di un sistema, da decenni fiorente soprattutto negli USA, basato sul credito facile. 3 Se non fosse esplosa la bolla dei mutui concessi a debitori inaffidabili, si dice, sarebbe esplosa qualche altra bolla ad esempio quella delle carte di credito. Una mia amica californiana, studentessa, a 23 anni ha già sul groppone dollari di debito tra Visa e American Express un indebitamento considerato normale a quell età nel Golden State. Non solo da decenni gli Stati Uniti come nazione vivono di debiti, ma è super-indebitata gran parte dei cittadini americani. Come diceva Watzlawick (1984), «in America se in un albergo dici che pagherai in contanti, ti guarderanno subito di traverso. Se in America vuoi essere una persona seria, allora ti devi indebitare fino al collo». Al 1 gennaio 2008, il debito americano ammontava a miliardi di dollari ($ 175,15 pro capite, bambini inclusi). Di gran lunga superiore quindi al PIL degli USA che ammontava a miliardi di dollari nel Il valore raggiunto a metà del 2006 dall indebitamento delle famiglie americane si era attestato a miliardi di dollari. A ogni dollaro di prodotto degli Stati Uniti corrisponde oggi poco meno di un dollaro di debito delle famiglie americane. 4 Insomma, gli americani vivono molto al di sopra delle loro possibilità: rastrellano il 70% dei risparmi mondiali, mentre il deficit della loro bilancia commerciale era nel 2007 del 4% (in sostanza, gli USA importano più di quanto non esportino). Il che dimostra la verità di un vecchio proverbio: Si presta solo al ricco. Ma persino i ricchi, prima o poi, devono pagare i debiti. Così, milioni di cinesi e di giapponesi stringono la cinghia prestando soldi agli americani che li spendono per vivere alla grande: una parte del mondo finanzia generosamente la vita lussuosa di un altra parte del mondo. 5 Non a caso già alcuni moralisti approfittano della crisi attuale per predicare la fine del consumismo e il ritorno alle virtù della sobrietà. Il troppo stroppia In Italia, per avere un credito da una banca ci è sempre voluta la mano di Dio. Dieci anni fa aprii un conto in una banca della California a nome di una rivistina che producevamo in Europa. Ebbene, non solo fu facilissimo aprire quel conto mentre in Italia non siamo mai riusciti ad aprirlo presso alcuna banca ma subito la banca californiana ci offrì prestiti, ci spedì in dono carta intestata della rivista, penne e altro. All epoca, pensavamo che gli americani fossero fortunati ad avere un credito così facile, e che questo spiegava i tassi americani di crescita economica così sostenuti, a differenza del fiacco sviluppo di molti paesi europei.

16 18 Economia-Pianeta Lettera internazionale Quale rapporto c è tra gli incendi boschivi e le crisi borsistiche e finanziarie? Ambedue sono imprevedibili, ma immancabili, anche se di solito non nelle proporzioni gigantesche dei crolli del 1929, del 1987 e del 2008, o in quelle dell incendio di Yellowstone del Oggi i matematici che si occupano del caos e della complessità pensano che molti altri fenomeni critici, naturali e sociali, siano formalmente comparabili con i terremoti, le estinzioni lente o improvvise di specie animali, gli ingorghi del traffico, lo sviluppo delle città, le tendenze della moda, la formazione delle valanghe. Tutte queste crisi, anche se imprevedibili, rispondono a una legge matematica: la legge di potenza. La difficoltà di avere credito dalle avare banche italiane spinge tantissime persone nelle braccia degli strozzini. Costoro pensano spesso di essere dei filantropi perché osano far credito rischiosissimo certo, con tassi d interesse astronomici a persone a cui nessuna banca italiana darebbe un centesimo. Invece, gli americani non conoscono gli strozzini. Io stesso avevo attribuito questa diversità a una differenza spirituale profonda: da una parte l ottimismo americano, per cui si è certi che il futuro sarà comunque migliore del presente; dall altra l innato pessimismo blasé europeo, che tende a vedere il futuro come peggiore del presente. Da qui renitenza a investire sull avvenire. Ci sono certo differenze di Stimmung culturale, ma il punto è che gli americani si erano impregnati di una teoria liberista i cui comandamenti erano: privatizzare, liberalizzare, aprirsi al commercio internazionale, aprirsi ai flussi di investimento dall estero. Per molti anni, questi precetti hanno assicurato all America una grande prosperità. Il guaio è che il troppo stroppia : le vacche grasse del credito facile a un certo punto sfociano nelle vacche magre del crac. Così, nel giro di pochi mesi, tutte le valutazioni economiche che da anni godevano di ampio consenso tra specialisti e giornalisti, a destra e a sinistra, si sono ribaltate. Fino a pochi mesi fa, tutti pensavano che Alan Greenspan, scegliendo una politica di bassi tassi di cambio del dollaro, fosse un genio benemerito; mentre Jean-Claude Trichet, quel poveraccio ossessionato dall inflazione, che ha tenuto alti i tassi di cambio, era un banchiere micragnoso che portava l Europa al declino. Trichet era attaccato anche dal suo compatriota Sarkozy: l euro forte era mal visto. Per decenni anche le sinistre al governo si erano convertite all iper-liberismo di M. Friedman e di F. Hayek ai più noto come reaganismo : quasi tutti pensavano ormai che lo Stato, più che la soluzione, fosse il problema. Il keynesismo veniva tacciato di vecchio arnese di un epoca lontana. Una volta esplosa la crisi, repentinamente la teoria in auge è cambiata. Ora Trichet appare saggio, e tanti (ad esempio, Ungheria, Danimarca, Islanda) fanno ressa per entrare nell euro; Greenspan, invece, è indicato già come uno dei personaggi più deleteri nel mondo a cavallo dei due millenni. All improvviso, il liberismo monetarista viene accusato di averci portati sul lastrico, e vengono portati in trionfo i keynesiani, a cominciare da Paul Krugman. Il Ritorno di Roosevelt (e di Hitler) Oggi si spera che Obama torni a qualcosa di simile al New Deal di Roosevelt negli anni Trenta. Eppure il New Deal non debellò veramente la Depression: ahimè, l economia riprese alla grande solo grazie alle spese militari degli USA per la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1933, sia negli USA che in Germania la disoccupazione era intorno al 50%; nel giro di pochi anni il democratico Roosevelt e il tirannico Hitler riportarono quasi la piena occupazione usando sistemi simili: intrapresero colossali spese pubbliche (soprattutto militari), facendo lievitare il debito pubblico. Per uscire dalla crisi, occorreva che lo Stato si cimentasse in spese mastodontiche. Ma credo che il grande appeal oggi del neokeynesismo non si basi tanto sulla fiducia che il ritorno dello Stato nell economia sia il toccasana: corrisponde a una svolta etica, politica e filosofica. Suppongo che i tanti giovani che hanno votato per Obama vogliano riabilitare la politica i progetti umani per correggere i ciechi automatismi del mercato. Dopo decenni in cui si cantavano le lodi delle forze spontanee e provvidenziali della vis economica, si sente un nuovo bisogno di rimettere la Lebenswelt economica sotto il controllo lungimirante dell homo politicus. Ora, non vorrei che si interpretasse quel che sto per dire come un modo di giustificare l establishment americano precedente alla svolta di questi ultimi mesi. Anzi, ho avuto sempre un profondo disprezzo per Bush Jr. e per la sua Amministrazione, che è riuscita a coniugare in modo unico un profondo cinismo, un conservatorismo cocciuto e una fondamentale incompetenza. Non ho mai incensato Greenspan, ho nutrito sempre antipatia per il Washington Consensus. Ma i nostri tropismi etici, politici o filosofici non devono accecarci sulla realtà di quel che accade. Occorre vedere le cose nella loro complessità con auto-spietatezza mantenendo saldi i nervi. (Il mestiere del filosofo esige proprio questo sguardo spassionato che va al di là delle idee che ci piacciono «ho sempre pensato contro me stesso», diceva Sartre.) Stato supercritico Anche il grande incendio del parco di Yellowstone nel 1988 segnò una svolta filosofica, limitata al mondo forestale americano. Dal 1890 in poi, la politica era stata quella della tolleranza zero : non appena un rogo anche minimo si produceva, veniva soffocato sul nascere. Il risultato fu che le foreste invecchiarono, e la legna secca brucia più facilmente. Nei boschi protetti gli alberi, i rami (ritti o caduti), l erba e il sottobosco secchi e infiammabili si erano accumulati a tal punto che un solo fulmine o una sola cicca di sigaretta potevano provocare un incendio gigantesco. In termini matematici, le foreste protette passarono dall abituale che spiegheremo presto a uno stato supercritico. In Italia, quando d estate i media rendono conto degli incendi, ne parlano sempre come di catastrofi micidiali, provocate per lo più da un maligno esercito di piromani. Invece in America ci si rese conto che gli incendi, lungi dall essere solo disastri, sono una componente ineliminabile della dinamica naturale: il fuoco, creando spazi vuoti nella foresta, e sostituendo alberi nuovi (meno infiammabili) agli alberi vecchi (più infiammabili), previene disastri immani. Da allora, i dirigenti forestali appiccano loro stessi incendi controllati proprio per prevenire danni maggiori. Da male assoluto che era, l incendio boschivo è diventato un male relativo. Mutatis mutandis, dovremmo adottare la stessa percezione dei funzionari forestali di oggi alle crisi economiche: renderci conto che le crisi sono parte della dinamica del sistema. Ovvero, eventi speciali terremoti, grandi incendi, crisi economiche non hanno cause speciali; non dipendono da qualcosa di insolito. Oggi si pensa che la crisi sia dovuta a errori o a truffe nel sistema dei mutui, ma di fatto quella che appare la causa scatenante della crisi non è altro che un aspetto del non-equilibrio raggiunto dal sistema creditizio: se una goccia fa traboccare il vaso, la causa vera non è la goccia, ma l eccesso complessivo di acqua nel vaso. In questo caso, l eccesso di credito. Credere che ci debbano essere solo vacche grasse e mai magre, toro e mai orso, è un utopia non meno dissennata del comunismo. È saggio non cercare di evitare le crisi, ma è altrettanto saggio fare in modo che esse non diventino croniche e catastrofiche, come quella successiva al Ed è saggio anche proteggere dalla crisi le fasce più deboli della popolazione. La deregulation, alla moda negli anni precedenti alla crisi di oggi, ricorda la vecchia politica forestale: come quella permetteva ai boschi di infittirsi e di invecchiare diventando così altamente infiammabili, analogamente la corsa frenetica al credito ha trasformato lo stato critico (normale dell economia capitalista) in stato supercritico. 6 Un insieme è in uno stato critico quando diventa ipersensibile anche a variazioni minime, quando la sua organizzazione è eccezionalmente instabile. Lo studio dello stato critico ha dato luogo alla scienza dei sistemi complessi, che possono avere per oggetti atomi, specie, idee, processi economici e così via. La criticità autorganizzata riguarda sistemi lontani dall equilibrio. Una foresta raggiunge lo stato critico quando basta un nonnulla per infiammarla; un sistema finanziario raggiunge lo stato critico quando basta una piccola perdita da qualche parte per produrre valanghe di fallimenti. Creditori senza debitori Alcuni economisti che avevano criticato a fondo la Reaganomics oggi rilevano che il sistema prima o poi doveva esplodere per errori di fondo. Riprendendo Schumpeter, Fitoussi (2008) ha scritto che la deregulation che ha prevalso per decenni, limitando al massimo l intervento politico sui mercati, ha eliminato la tenda a ossigeno del capitalismo, necessaria quando le cose vanno male. 7 Il risultato è che oggi la politica deve intervenire di nuovo ma massicciamente, mettendo il capitalismo in sala rianimazione. Perché il sistema doveva esplodere? Perché, dicono questi liberal, si basava su un aritmetica delirante: di fatto, si prometteva a ciascun detentore di capitale che avrebbe guadagnato più della media dei guadagni di tutti! Si sono ignorate alcune leggi fondamentali dell economia.

17 Lettera internazionale Yellowstone e Wall Street 19 Nessun organismo è isolato, ma vive in interdipendenza con gli altri: così, l estinzione di una specie può provocare quella di un altra, la quale a sua volta provoca la scomparsa di una terza, innescando una valanga di scomparse. Insomma, che si tratti di una sola specie nel sistema terrestre, o di un solo settore di credito nel sistema economico, le valanghe sono sempre possibili. Stephanie Morin, Surface Tension, 2003, pannello 3, acrilico e sabbia su tela, cm 170x120 La prima legge è che un prodotto non vale mai più del valore della sua componente più debole. Se si vende un pacchetto di crediti che ne contiene alcuni buoni e altri cattivi, il valore del pacchetto tenderà sempre a equivalere a quello dei cattivi. La seconda legge è simile a quella (detta di Lotka-Volterra) dell equilibrio tra predatori e prede in un sistema ecologico. In un isola, i predatori non devono essere troppo bravi nell afferrare le prede: infatti, se queste venissero sterminate, i predatori morirebbero di fame. Accade così che sull isola si stabilisca un certo equilibrio tra predatori e prede. I creditori sono paragonabili ai predatori, i debitori alle prede. Se i creditori sono troppo severi nei loro prelievi, gettano sul lastrico i debitori e, quindi, alla fine, i creditori affameranno se stessi. È accaduto a un certo punto che i debitori-prede smettessero di pagare i loro debiti, quindi anche i creditoripredatori sono finiti in bancarotta. Una crisi economica è paragonabile a un isola che si spopola progressivamente della sua fauna. Ma come è accaduto che economisti esperti e finanzieri navigati non abbiano capito le contraddizioni di quel sistema? Oggi sempre meno si crede al dogma secondo il quale occorre considerare ogni operatore economico come una mente razionale che valuta bene il proprio utile sulla base delle informazioni che ha: molto spesso l economia è dominata da processi del tutto irrazionali. E questa irrazionalità degli operatori evidentemente non risparmia gli economisti, accecati dalle loro stesse fedi. Ma forse non si tratta solo di ignoranza degli esperti: è sempre molto difficile sapere quando un sistema entrerà in uno stato critico. Non sono un economista, ma ho il sospetto che in sé il sistema della deregulation non fosse logicamente contraddittorio: semplicemente ha accentuato lo stato critico, ovvero ha acutizzato la fragilità di tutto il sistema. Ad esempio, per molto tempo speculatori e acquirenti di case, pensando che gli affitti o i costi di costruzione sarebbero saliti, contavano sul fatto che nel futuro il prezzo delle case sarebbe aumentato. Ma nel corso degli anni né gli affitti né i costi sono cambiati, da qui la discesa dei prezzi reali delle case. La previsione era falsa quindi a causa di un modello erroneo? No, tanta gente ha corso semplicemente un rischio. Si sapeva che prima o poi i prezzi delle case sarebbero diminuiti, ma non si sapeva quando e in qual misura: questo ha spinto molti, troppi, ottimisti a scommettere su un aumento dei prezzi in tempi ravvicinati. Tutti noi, anche se siamo espertissimi, sbagliamo molte nostre previsioni. Perché non viviamo in un sistema in equilibrio. Si prenda il rapporto predatori-prede. Ogni singolo predatore cerca di perfezionarsi sempre più nella caccia e se una mutazione genetica dovesse permettere a quella specie di procurarsi il cibo molto più facilmente, quegli individui si riprodurrebbero in quantità più significativa rispetto alle prede. A quel punto, il sistema entrerebbe in uno stato critico. Questa situazione, però, non può essere prevista dal singolo predatore: nessuna teoria è in grado di dire in quale momento preciso il sistema entra in uno stato critico, vale a dire quando l equilibrio si spezza. In effetti, per decenni il sistema del credito facile ha funzionato, ma a partire da quale momento e a quali condizioni esso ha cominciato a scricchiolare? I fattori sono una quantità tale che ci sarebbe voluto un computer divino per prevedere il collasso. Non mi pare quindi che abbia giocato solo la superficialità degli esperti: nessuno poteva essere in grado di dire fino a che punto un sistema basato sul debito fosse sostenibile. Quando e come sarà saldato il debito? e sarà mai saldato? La vita è squilibrata Il fatto che il collasso di un settore specifico i mutui subprime abbia innescato una recessione mondiale non stupisce se si ragiona in termini di sistemi complessi. Accade qualcosa di simile nelle estinzioni di massa delle specie animali. I paleontologi hanno notato che l estinzione di una sola specie, che non riesca ad adattarsi a situazioni ambientali nuove, può innescare un processo a catena di estinzioni (come accadde 65 milioni di anni fa, quando il 75% delle specie esistenti scomparve). Nessun organismo è isolato, ma vive in interdipendenza con gli altri: così, l estinzione di una specie può provocare quella di un altra, la quale a sua volta provoca la scomparsa di una terza, innescando una valanga di scomparse. Insomma, che si tratti di una sola specie nel sistema terrestre, o di un solo settore di credito nel sistema economico, le valanghe sono sempre possibili. E la loro frequenza segue la legge di potenza. In economia, si alternano fasi prospere e crisi perché il mondo economico non è come una macchina idraulica, ma è qualcosa di storico. Trattandosi di un sistema lontano dall equilibrio, attraversa stati critici. La criticità è una condizione di incertezza tra uno stato e l altro. È simile a quella che in fisica si chiama transizione di fase come quando il ghiaccio si scioglie nel gin, o la pozzanghera evapora nell aria. È il passaggio da una forma o fase all altra. Analogamente, crac e crisi economiche

18 20 Economia-Pianeta Lettera internazionale In economia, si alternano fasi prospere e crisi perché il mondo economico non è come una macchina idraulica, ma qualcosa di storico. Trattandosi di un sistema lontano dall equilibrio, attraversa stati critici. La criticità è una condizione di incertezza tra uno stato e l altro. È simile a quella che in fisica si chiama transizione di fase, come quando il ghiaccio si scioglie nel gin, o la pozzanghera evapora nell aria. avvengono perché le economie non sono affatto in stato di equilibrio. Così, le forti fluttuazioni delle quotazioni di Borsa sono causate dal naturale funzionamento dei mercati, senza che ci debbano essere fonti di fragilità strutturale. Anche se in modi diversi, sia il marxismo che il liberismo pensano in termini di equilibrio: occorre superare le crisi e raggiungere uno stato di perfetto equilibrio. Fine della Storia. I sistemi umani, come tanti sistemi naturali, sono sempre in uno stato critico. La storia umana, anche quella economica, è intrinsecamente drammatica: come Nietzsche, dobbiamo pensare tragicamente la storia. Il non-equilibrio innesca una storia e la fisica che si occupa di sistemi in non-equilibrio è una fisica storica. La stessa economia dovrebbe diventare una scienza storica. Ovvero, una scienza di drammi, siano essi gaudiosi o penosi. L arte di arrangiarsi I keynesiani vedono questa crisi e le politiche che ne seguiranno come una conferma definitiva che Keynes vedeva giusto, mentre il monetarismo è sbagliato. Non vedo le cose così. Se guardiamo anche le teorie economiche come quelle politiche o filosofiche in un ottica storica, disincantata, dobbiamo concluderne che certe epoche sono monetariste (non potrebbe essere altrimenti) e altre epoche sono keynesiane (non potrebbe essere altrimenti). Non esiste forse la teoria giusta, la meta-teoria che inglobi tutte le teorie in competizione, dato che le teorie fanno parte della dinamica storica che, di volta in volta, le eleva a paradigma o le getta nella polvere. Le teorie economiche non sono estranee ai processi economici e alle fedi politiche: esse studiano sistemi di cui esse stesse fanno parte influenzandoli inevitabilmente. Se le cose stanno così, che cosa dovremmo fare allora? Credo che la politica nei confronti dell economia reale debba essere opportunistica. I politici adeguati non sono quelli che restano attaccati come la tigna alla loro ideologia, costi quel che costi, ma quelli che sanno essere flessibili, insomma opportunisti. Il liberismo, come già il comunismo, oggi è screditato proprio perché non è opportunista; è convinto di enunciare verità eterne, a-storiche mentre la realtà economica, come qualsiasi realtà umana, è transeunte e storica. Ad esempio, il pensiero unico liberista ha imposto a tutti i paesi, compresi quelli emergenti, il libero scambio. È considerato anche la dottrina anglo-americana per eccellenza, eppure, il prodigioso sviluppo industriale di Gran Bretagna e Stati Uniti cominciò proprio con un forte protezionismo. I dazi inglesi nell Ottocento furono i più alti della storia del commercio. Più di recente, Singapore ha super-protetto le Singapore Airlines, la Finlandia ha super-protetto la Nokia, anche la Corea del Sud ha preferito il protezionismo industriale: in tutti questi casi, con risultati lusinghieri per protetti e protettori. Morale: all inizio dello sviluppo economico, un paese ha bisogno di protezionismo; in fase matura, conviene per lo più il liberismo. La storia si beffa dei dogmi politici ed economici. Questo richiamo a un flessibile opportunismo cioè al kairós, come dicevano gli Antichi vale anche come risposta per quelli che considerano il mio approccio talmente disincantato da comportare una disperante sfiducia nelle capacità di controllo e di trasformazione del mondo della politica. In realtà, la politica è tanto più utile quanto più riconosce i propri limiti. È vero, come disse Max Weber, che in politica non si raggiungerebbe il possibile se non si tentasse l impossibile ma riconoscere l impossibile è anche un modo per capire che cosa è veramente possibile. Non potremo mai prevedere i grandi terremoti, ma possiamo costruire case antisismiche, e istruire la popolazione su come comportarsi in caso di emergenza. Non potremo mai evitare gli incendi nei boschi, ma potremo limitarne l estensione e le conseguenze attraverso sistemi adeguati. Non potremo evitare le crisi finanziarie, ma la politica potrebbe minimizzarne gli effetti deleteri attraverso tempestive misure ad hoc. La politica non può cambiare a piacimento il corso della storia, ma può aiutare i popoli a far fronte ai grandi processi storici che sfuggono per lo più al loro controllo. Come disse Galbraith a John Kennedy, la politica «non è l arte del possibile, consiste nello scegliere tra il male e il peggio». La politica è un arte d arrangiarsi. La quarta ferita Lo so, questi approcci matematici che considerano grandi popolazioni di eventi lasciano agghiacciati coloro che credono nell insradicabile differenza qualitativa tra processi puramente naturali inanimati, da una parte, e processi umani, dall altra. A sinistra come a destra, un assunto spiritualista di fondo spesso spacciato per materialismo porta a scartare qualsiasi approccio scientifico ai fenomeni umani. Che la razionalità presunta degli esseri umani non impedisca di analizzare fatti sociologici in termini di pura biologia già, per molti, è inaccettabile. Ma rendere commensurabili processi economici complessi che implicano decisioni di milioni di esseri pensanti con processi puramente meccanici, come valanghe o terremoti, appare davvero il colmo! Eppure credo che sia la natura a rendere intelligibile il mondo umano, non l inverso. Freud aveva parlato di tre grandi ferite storiche del narcisismo umano. La prima fu copernicana: la Terra dove viviamo non è al centro dell universo, ma ai margini del sistema. La seconda ferita fu il darwinismo: nulla di fondamentale distingue l homo sapiens dalle altre specie. La terza ferita sarebbe la psicoanalisi: l Io umano non è nemmeno più padrone in casa propria. Ma forse occorre rassegnarsi alla quarta ferita, inferta dalla teoria dei sistemi complessi e del caos: che certi grandi processi collettivi umani, lungi dall essere programmati e voluti dagli esseri umani, rivelano una struttura del tutto simile a quella di eventi naturali. Dovremmo ormai farci una ragione di questa quarta ferita, a meno di non voler morire dissanguati a opera delle ideologie totalizzanti. 1 Essa è definita in matematica attraverso una relazione polinomiale che esprime la proprietà dell invarianza di scala. 2 Un caso molto semplice di legge di potenza, applicato all economia, è la famosa Legge di Pareto, detta anche dell Una delle sue applicazioni, ad esempio, è che il 20% della popolazione detiene l 80% delle ricchezze della nazione. 3 La crisi attuale ci viene dall America: gli USA hanno esportato in tutto il mondo i loro mutui tossici sotto forma di titoli garantiti da asset. 4 La percentuale di indebitamento delle famiglie americane rispetto al reddito disponibile nel 2007 era del 128% (superate dalle famiglie britanniche, indebitate del 148%). L indebitamento raggiungeva il 100% nelle famiglie tedesche, il 66% in quelle francesi, e solo il 47% in quelle italiane. 5 Questo non per stupido altruismo, ma perché l America, a dispetto di tutti i suoi problemi, è sempre considerata il posto più sicuro dove investire i propri soldi. 6 L intero sistema creditizio è diventato altamente infiammabile un po come, suppongo, è il mondo degli usurai. Il fatto che lo strozzino chieda interessi altissimi, mentre le banche americane chiedevano interessi bassi e diluiti, non cambia la sostanza: in ambedue i casi, ci si cimenta con crediti rischiosissimi. 7 Un fattore di regolazione avrebbero dovuto essere le agenzie di rating (come Fitch, Moody s, S&P McGraw Hill), le quali periodicamente classificano aziende, banche e paesi a seconda del loro grado di rischio. Ora, queste agenzie ci davano valutazioni che poi si sono dimostrate del tutto fasulle. Effetto della corruzione di chi doveva sovraintendere? O incapacità di queste agenzie di calcolare i veri fattori di rischio? In generale, in un sistema economico chi monitora questo sistema finisce, prima o poi, con l essere parte del sistema stesso: se il sistema nell insieme si acceca, anche chi dovrebbe darne conto si acceca. «Non esiste metalinguaggio» diceva Wittgenstein non c è metaeconomia. SERGIO BENVENUTO (con Anthony Molino) In Freud s Tracks, Aronson, 2008 Accidia. La passione dell indifferenza, Il Mulino, 2008 Perversioni. Sessualità etica psicoanalisi, Bollati-Boringhieri, 2005 Jüngeriani in provincia di Napoli, L.I. 94, 2007 I mostri della porta accanto, L.I. 92, 2007 Parigi, dolce Parigi, L.I. 91, 2007 Lo iettatore, un ossessione napoletana, L.I. 90, 2006 Il progetto freudiano, L.I. 89, 2006 Panem et circenses: il modello italiano, L.I. 86, 2005 Due concezioni della morte, L.I. 84, 2005 Derrida, filosofo della differenza. Conversazione con Jean Luc Nancy, L.I. 83, 2005 Derrida o dell auto decostruzione, L.I. 83, 2005 Una teoria mimetica del desiderio. Intervista con Maurizio Meloni a René Girard, L.I. 82, 2004 Natura/Cultura: una dicotomia da superare, L.I. 82, 2004

19 Lettera internazionale Economia-Pianeta 21 L economia come religione Serge Latouche Franco Mulas, Paesaggi, 1991, olio su tavola, cm 150x125 Avremmo bisogno di un Dio ingiusto, interessato solo all interoperabilità dei sistemi e che, completamente soddisfatto del risultato, benedicesse i militanti dell ingiustizia. Alain Joxe Che si consideri la religione come un fenomeno metastorico e universale, dotato di un nocciolo duro (essenzasostanza), rintracciabile in tutte le culture (visione realista), o che la si ritenga invece un fenomeno storico proprio della cultura occidentale (religione cristiana) o di un ristretto gruppo di culture (religioni monoteistiche), parlare dell economia come di una religione è non solo blasfemo, ma anche improprio. Hannah Arendt ha criticato duramente i tentativi di equiparare i totalitarismi a religioni profane. Le sue argomentazioni si applicano altresì al totalitarismo economico, chiamato anche fondamentalismo del mercato o integralismo ultraliberista. Non si può però fare a meno di constatare l onnipresenza della metafora religiosa nel discorso economico. Basta leggere i giornali o i libri di economia o, meglio ancora, il pamphlet scritto nel 2005 da Michel Piquemal, alias Kosi Libran, Le prophète du libéralisme, dove l economia si appropria di tutti gli attributi del fenomeno religioso, con tanto di chiese (le banche), cattedrali, comprese quelle nel deserto (le imprese), profeti, santi, sacerdoti (gli agenti di cambio), fedeli (gli azionisti), martiri, altari, sacrifici, miracoli, sacramenti e inferno. Certo, una metafora è solo una metafora. Ma la sua insistenza, la sua diffusione, la sua pertinenza rispetto alle pratiche dei nostri contemporanei sono tali da risultare inquietanti. Allo stesso tempo, però, regna una certa confusione: chi ha sostituito Dio? il denaro, il mercato o la crescita? oppure ci sono vari dèi? Le sue vittime, i suoi olocausti, i suoi martiri sono gli imprenditori in difficoltà, i percettori di una rendita nei periodi di inflazione, i salariati (sempre), o i laureati disoccupati? Per parlare di una religione dell economia sarebbe necessario aver identificato prima la natura o la specificità delle entità (essenziali o fenomeniche) in questione. Se si accetta la definizione laica e molto ampia di religione fornita da Émile Durkheim, come insieme delle credenze condivise che mantengono unita una data collettività, non c è dubbio che l economia, nel mondo contemporaneo, vi rientri perfettamente, o addirittura che si sia sostituita alle credenze o religioni anteriori, venendo a costituire una nuova cattolicità (da catholicós = universale). Tale sostituzione si spiega, da una parte, con l esistenza di un culto, pressoché universale e metastorico, del valore incarnato (oro, argento, oggetti preziosi ) e dall altra con l avvento, all emergere della modernità, di una nuova fede nel progresso e nei suoi corollari (la tecnica, la scienza, la crescita economica). L articolazione di questi due fenomeni permette di parlare di una vera e propria religione dell economia. La santificazione del Vitello d Oro «[Il denaro] è l Alfa e l Omega, il Solo e l Unico [ ]». Il culto della ricchezza è tutt altro che una novità. Si tratta al contrario di un fenomeno ancestrale che emerge in forme arcaiche in epoche precedenti l invenzione della moneta coniata, come culto dei beni paleomonetari. Questa adorazione, che risale alla notte dei tempi, è stata in seguito stigmatizzata come pratica antagonista della religione. Tuttavia, estendendosi all insieme della vita profana, tale idolatria non solo si è liberata dell antica maledizione, ma è stata oggetto di un processo di santificazione. Antireligione e religione intrattengono strani rapporti di complicità, che facilitano lo slittamento dall una all altra. Il denaro, pur essendo maledetto, possiede alcuni attributi propri della religione. Il culto di Mammone ha un carattere satanico e, di conseguenza, mantiene un legame con il sacro. Prima dell invasione della metafora religiosa nell economia, c è stata un invasione della metafora economica nella religione, e in particolare nelle religioni della caduta e del riscatto. Per redimere i peccati, bisognava pagare. I libri sacri delle

20 22 Economia-Pianeta Lettera internazionale Non si può fare a meno di constatare l onnipresenza della metafora religiosa nel discorso economico. L economia si appropria di tutti gli attributi del fenomeno religioso, con tanto di chiese (le banche), cattedrali, comprese quelle nel deserto (le imprese), profeti, santi, sacerdoti (gli agenti di cambio), fedeli (gli azionisti), martiri, altari, sacrifici, miracoli, sacramenti e inferno. Certo, una metafora è solo una metafora ma ciò nondimeno è inquietante. Chi ha sostituito Dio? il denaro, il mercato o la crescita? oppure ci sono vari dèi? varie religioni (il Levitico, in particolare) sono pieni di tariffe e di prezzi, relativi a commerci religiosi di ogni tipo. Tutta la sfera religiosa e giuridico-sociale antica è retta da rapporti di scambio ben definiti. La regola è spesso quella della giustizia correttiva di Radamante: «Subire ciò che si è fatto agli altri è un equa punizione» (Esodo, citato da Aristotele, Etica a Nicomaco, V, 8, 27). È l annuncio della biblica legge del taglione: «Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido» (Esodo, 21, 25 e Deuteronomio, 19, 21). L aspetto economico sembra ossessionare gli estensori di tutti i codici primitivi, che elaborano un complesso sistema di tariffe graduate a seconda dello status sociale del peccatore. Così, negli scambi con Dio, chi gode di una condizione elevata dovrà pagare un prezzo più alto degli altri. Il peccato del grande sacerdote potrà essere lavato solo dal sacrificio di un toro, quello di un capo da un montone, quello di un benestante da una capra o da un agnello, mentre per il povero basteranno due colombe o due piccioni (Levitico, 41). Il taglione si misura in questo caso sulla base della quantità di sangue versato o del volume di fumo sacrificale che sale in cielo a stuzzicare le narici di Yahvè. Sia negli scambi con le divinità (codici religiosi) che in quelli con la città (codici giuridici), ritroviamo lo stesso sistema di prezzi. Col tempo, le tariffe tendono a monetizzarsi. Così, il Wergeld germanico si presenta come un perfetto sistema gerarchico di pene, che sono graduate in funzione dello status delle parti in causa e sono espresse in denaro. Questi prezzi del sangue (pretium doloris) precedono nella storia l introduzione dei contanti e dello scambio mercantile. I credi e le credenze, da una parte, e il credito, le credenziali, dall altra, sembrano essere strettamente collegati tra loro. È la traccia di un antica affinità tra il prezioso e il sacro/sovrannaturale. In tutte le società primitive in cui hanno luogo fenomeni paleomonetari, i beni preziosi, gli oggetti cerimoniali collane (sulava) o braccialetti (mwali) nella kula, lingotti di rame blasonato nel potlatch, wampum degli indiani delle Grandi pianure eccetera sono ricercati da tutti in quanto simboli incontestati di vita e di potere, e possederli non è considerato affatto riprovevole. Chi non ricorda le belle pagine in cui Malinowski, in Argonauti del Pacifico occidentale, racconta di come nelle Trobriand la contemplazione degli oggetti della kula veniva considerata l ultima consolazione dei moribondi? Oppure si potrebbero citare gli achuar della selva amazzonica, una tribù di tagliatori di teste noti anche come jivaros, tra i quali «il desiderio di possedere il maggior numero di teste sapientemente rimpicciolite è paragonabile alla passione dei bianchi per l oro». Per accumulare potere e controllarne la circolazione, i loro sciamani si servono anche di particolari cristalli di quarzo in cui si pensa che si trovino imprigionati gli spiriti servitori, un metodo che permette di risparmiare qualche omicidio. Ebbene, gli achuar hanno subito identificato nei banchieri gli equivalenti spagnoli dei loro sciamani! Solo che i loro banchieri, che hanno come i nostri il compito di distribuire crediti, lungi dall essere maledetti, sono onorati e rispettati come benefattori dell umanità. La moneta arcaica, concupita quanto e forse più della nostra, non appare bollata da alcun marchio d infamia. È del resto vero che il suo potere, per quanto considerevole, non è di tipo mercantile. Le paleomonete hanno scarsa influenza sulla produzione, lo scambio e il consumo. Non possono essere oggetto di un accumulazione illimitata né servire allo sfruttamento massiccio della forza lavoro. Di questo antico concubinato tra il denaro e il sacro rimane forse una traccia nella formula impressa sul dollaro: In God we trust. Da dove ha avuto origine dunque la maledizione della ricchezza? Tutti conoscono la risposta data dall imperatore Vespasiano a suo figlio Tito, che lo rimproverava di aver tassato un prodotto impuro e nauseabondo come l urina umana, utilizzata a Roma nelle lavanderie: «Il denaro non puzza!» (Pecunia non olet). Il tanfo di ammoniaca, in effetti, non si comunicava ai bei denari sonanti e tintinnati raccolti dal fisco romano, così come il sangue degli schiavi non imbrattava gli scudi lucenti ammassati dai negrieri di Bordeaux o di Nantes, o il sudore degli operai inchiodati alle catene di montaggio delle fabbriche delocalizzate nel Sud-Est asiatico non unge le banconote accumulate sui conti dei dirigenti della Nike o dell Adidas. Grazie alla meravigliosa alchimia operata dall equivalente generale, la sofferenza e l ingiustizia necessarie a produrlo non offuscavano minimamente l abbagliante splendore dell oro delle Americhe, e tanto meno quello

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