Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica. Atti del III Workshop (Padova, 8-9 maggio 2008)

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1 Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica Atti del III Workshop (Padova, 8-9 maggio 2008) a cura di Luca Bezzi, Denis Francisci, Piergiovanna Grossi, Damiano Lotto

2 Nota all edizione. Il layout di impaginazione è opera dei curatori; è realizzato in linguaggio LaTeX e si basa sul modello degli Atti dei precedenti Workshop Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica tenutisi a Grosseto nel 2006 e a Genova nel 2007 (quest ultimo ancora in corso di stampa). Tutti gli interventi orali ed i posters del workshop sono stati pubblicati, tranne quelli di M. Landa, M. Lorenzini e L. Sanna, F. Morando. Gli abstract in lingua inglese di E. Demetrescu, A. D Ascoli e P. Forlin sono opera dei curatori. Vista la distanza di tempo tra il convegno e la pubblicazione degli Atti e nonostante il lavoro di aggiornamento effettuato, alcuni siti internet citati nei contributi potrebbero non risultare più attivi o aver modificato il proprio indirizzo. I lavori segnalati come in corso di stampa (cds) erano ancora tali alla data del 31 maggio Il logo in copertina è opera di Luca Bezzi. La pubblicazione degli Atti è stata finanziata col contributo del Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell arte, del cinema e della musica dell Università degli Studi di Padova. Roma 2012, Edizioni Quasar di Severino Tognon s.r.l. via Ajaccio 41-43, I Roma - ISBN: cb Il volume ed i singoli contributi degli Atti nella versione digitale sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia; ciò significa che il lettore è libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare ed eseguire quest opera, di modificarla e di usarla per fini commerciali, a condizione che venga attribuita la paternità dell opera ai curatori del volume e ai singoli autori dei contributi nei modi indicati dagli stessi o da chi ha dato l opera in licenza.

3 Indice Presentazione Jacopo Bonetto, Giovanni Leonardi Introduzione Luca Bezzi, Denis Francisci, Piergiovanna Grossi, Damiano Lotto V IX 1. RELAZIONI 1 L analisi archeologica degli elevati attraverso l uso del free e open-source software Giovanni Luca Pesce 3 Reconstructing the past. Il 3D modeling nella ricerca archeologica Filippo Stanco, Davide Tanasi, Santo Privitera 17 Elementi di metodologia per le applicazioni open source e free software nella restituzione archeologica territoriale ed urbana. Il caso della Marrana di San Giovanni a Roma Emanuel Demetrescu 33 Reinterpretazione delle mappe di Google: WebGIS dinamico elementare e formati aperti con ASP e XML Gianluca Cantoro 43 Network solutions for the management and dissemination of the archaeological data Julian Bogdani, Erika Vecchietti 55 Libera circolazione di dati archeologici: il caso dello scavo di S. Vigilio di Ossana (TN) Nicoletta Pisu, Giuseppe Naponiello 69 Open Archaeology: i Fasti e la pubblicazione online Helga Di Giuseppe, Elizabeth Fentress 85

4 IV INDICE Libertà di accesso, ricerca e riserva di pubblicazione nelle scoperte archeologiche Maddalena Mazzoleni, Zeno Baldo 95 Trasparenza, circolazione e diritto intellettuale per il dato archeologico: un possibile modello dalle licenze Open Source Augusto Palombini, Andrea Schiappelli 101 L accessibilità all Informazione Territoriale: i programmi regionali e le iniziative nazionali ed europee Maurizio De Gennaro, Luca Zennaro POSTER 115 Mura Bastia. Anastilosi informatica della torre di Onigo (Pederobba, Treviso) Vladimiro Achilli, Alessandro Bezzi, Denis Bragagnolo, Massimo Fabris, Matteo Frassine 117 Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology. JIIA Eprints Repository: un esperienza OAI-PMH per l archeologia Antonella D Ascoli 127 Montegrotto Terme. Spatial analysis dei reperti mobili applicata alle superfici d uso della capanna pienomedievale (sec. XI-XII): metodologia e risultati Paolo Forlin 135 Roma città aperta. Virtual Rome e il paesaggio archeologico di Roma sul web Luigi Calori, Carlo Camporesi, Andrea Negri, Augusto Palombini, Sofia Pescarin 141 Sistema GIS e strumentazione tradizionale: una soluzione possibile Massimo Dadà, Giuseppe Naponiello 147 Arc-Team s.n.c. open research (sharing results) Alessandro Bezzi, Luca Bezzi, Rupert Gietl 159 Il WebGIS territoriale e di scavo di Montegrotto Terme (Padova) Piergiovanna Grossi, Francesco Pirotti 171 Flessibilità della scelta Open Source in archeologia: i casi di Villa di Villa (TV) e Fondo Paviani (VR) Damiano Lotto 183 Documentazione di scavo in open source: il caso di Montebelluna (TV) Denis Francisci 187

5 2 POSTER

6 Mura Bastia. Anastilosi informatica della torre di Onigo (Pederobba, Treviso)* Vladimiro Achilli, Alessandro Bezzi, Denis Bragagnolo, Massimo Fabris, Matteo Frassine Sommario. Questo contributo illustra un progetto di ricerca attualmente in corso, sotto la direzione scientifica del prof. Guido Rosada (Topografia antica - Università di Padova), presso il sito medievale denominato Mura della Bastia a Onigo di Pederobba (Treviso). L attenzione è rivolta alle diverse fasi di lavoro che hanno consentito sia di ricostruire i vari stadi degenerativi più recenti della torre di Onigo, sia di ricollocare virtualmente i blocchi di muratura ancora coesi relativi al crollo del L intero procedimento di anastilosi informatica (2D) è stato eseguito utilizzando software FOSS. I dati ottenuti mediante laser scanner (Leica HDS 2500) e stazione totale (Leica TC 2003), tutti caricati all interno del software libero MeshLab, hanno infine consentito di creare un modello 3D della torre. Abstract. The paper shows the results of the ongoing research coordinated by the professor Guido Rosada (Ancient Topography - University of Padova). The work is about the medieval site of Mura della Bastia in Onigo di Pederobba (Treviso), in the North-East of Italy. The study provided the historical reconstruction of recent collapses of the Onigo tower and allowed the virtual reconstruction of still-cohesive blocks, crashed down in The whole procedure of data processing reconstruction (2D) was made by software FOSS. The 3D survey of the tower and some agglomerate was performed with Leica HDS 2500 laser scanner and Leica TC 2003 total station. The resulting point clouds were managed with MeshLab an open source software. 1. Mura Bastia: topografia, fonti, archeologia e software liberi Nell alta pianura veneta, tra i due grandi fiumi alpini Brenta e Piave, si sviluppa un ampia fascia collinare, all incirca parallela alle Prealpi, che conserva numerose tracce di insediamenti, tra cui i ruderi di un castello, identificato ancora oggi col toponimo Mura della Bastia. Il sito, collocato a Nord-Ovest dell odierno abitato di Onigo, si trova ad una quota di circa 250 m s.l.m. sopra un crinale che si presenta come un avamposto naturale funzionale al controllo del fiume Piave, importante asse di comunicazione già in epoca protostorica e romana (fig. 1). Il presente contributo è stato curato da M. Frassine. Università degli Studi di Padova. Dipartimento di Architettura, Urbanistica e Rilevamento DAUR. Laboratorio di Rilevamento e Geomatica LRG. Arc-Team s.n.c. Università degli Studi di Padova - Dipartimento di Archeologia.

7 118 MURA BASTIA. ANASTILOSI INFORMATICA Fig. 1. Onigo, Mura Bastia. Dall alto: localizzazione topografica (dettaglio da una tavoletta IGM del 1890, F 38 IV SO - Valdobbiadene); planimetria generale (elaborazione M. Frassine); il sito in una ripresa aerea del 29 agosto 2008 (foto M. Frassine).

8 MURA BASTIA: TOPOGRAFIA, FONTI, ARCHEOLOGIA E SOFTWARE LIBERI 119 Diversamente dagli altri insediamenti medievali pedemontani, il castrum di Onigo gode di una documentazione scritta particolarmente copiosa. In particolare, le prime significative notizie si riscontrano all interno di alcune carte processuali, relative alla causa intentata da Giovanni da Onigo contro il Comune di Treviso, per riottenere i propri possedimenti ( ). A seguito, infatti, della caduta di Ezzelino III da Romano (1259), il Comune di Treviso aveva incamerato buona parte dei beni che lo stesso Ezzelino aveva acquisito, secondo la tradizione propter metum et per forciam, dai piccoli potentati locali. Gli atti processuali, riferibili ad un ampio arco cronologico ( ), non solo forniscono indicazioni preziose su alcune strutture presenti all interno del sito, come la canipa o la cisterna, ma ricordano pure alcuni lavori di restauro intrapresi dallo stesso Giovanni, una volta rientrato in possesso del proprio castello. Le fonti documentarie successive, ascrivibili al XIV secolo, evidenziano invece una nuova riorganizzazione dell impianto abitativo a seguito di alcune suddivisioni ereditarie (castrum vetus e novum) e poi un ultima trasformazione in bastia (1386), in relazione allo scontro tra Veneziani e Scaligeri ( ). Proprio sulla base di questi elementi nel 1994 sono cominciate, sotto la direzione scientifica del prof. Guido Rosada (Topografia antica Università di Padova), le prime indagini archeologiche nella zona più munita della fortificazione. Il castello è costituito infatti da una doppia cerchia muraria conservata in molte sue parti, anche per diversi metri d altezza. Nello specifico, quella più esterna si caratterizza per la presenza di una torretta difensiva (t) e una piccola postierla (p), tamponata con un muro a secco; quella più interna, a cui si addossa quella esterna, è connotata invece da un contrafforte (c) aggettante verso Nord e cinge la zona più rilevata della dorsale collinare, appoggiandosi all angolo nordoccidentale della torre (fig. 1). Come si diceva proprio qui, ovvero in quell area corrispondente al dongione, gli scavi si sono concentrati fino al 1998, quando il restauro della torre, gravemente danneggiata da un poderoso crollo nell estate 89, richiese una lunga interruzione delle attività di cantiere. Le indagini, riprese nel 2002, hanno finora trovato un raffronto significativo con le fonti medievali, portando alla luce l ambiente della canipa (B), l area della cisterna (G) e le prime fasi di vita dell impianto castellano, permettendo dunque una lettura più puntuale del dongione, frutto probabilmente di un progetto unitario, ascrivibile forse alla fine del XII - primi XIII. Nell occupazione del sito si sono potute inoltre osservare due cesure temporali: la prima è ascrivibile all epoca romana, completamente assente in questa zona, mentre la seconda è compresa tra il XV e il XX secolo, quando, dopo un lungo abbandono, l area è rioccupata durante la Prima Guerra Mondiale, come punto di controllo e difesa del fiume Piave (novembre 1917-ottobre 1918) 1. Una migliore percezione delle strutture e degli ambienti centrali è stata raggiunta solamente durante la campagna 2007, quando è stato possibile, grazie alla sponsorizzazione delle ditte locali Cotto Possagno e Asolo Costruzioni e Restauri, rimuovere interamente i crolli dell 89, recuperando sia l areale su cui insisteva la torre (J), sia alcune porzioni murarie ancora coese (con peso stimato in taluni casi fino a 5000 kg) pertinenti ai perimetrali orientale e settentrionale 1 Per un quadro storico e archeologico più esaustivo sul castello di Onigo si rimanda a Frassine et alii 2008 (con bibliografia) e agli aggiornamenti in Frassine et alii 2009.

9 120 MURA BASTIA. ANASTILOSI INFORMATICA Fig. 2. Onigo, Mura Bastia: la torre ieri e oggi.

10 MURA BASTIA: TOPOGRAFIA, FONTI, ARCHEOLOGIA E SOFTWARE LIBERI 121 dell edificio principale. Tale operazione, nonostante abbia evidenziato un assenza quasi totale di stratificazione antica a causa delle superfetazioni belliche, ha ugualmente consentito di identificare un edificio quadrangolare 2, di forma subtrapezoidale, le cui misure esterne si attestano intorno ai 15 m per il lato est, ai m per quello nord, ai 16 m per quello ovest e ai 12 m per quello sud, mentre lo spessore delle murature varia tra m, per raggiungere i 2.30 m circa in fondazione; l area interna si può dunque stimare intorno ai 117 m 2 per un altezza attuale (misurata dal punto più basso della fondazione) di circa 19 m. Per quanto concerne invece i crolli della torre, questi sono stati sistemati nella parte orientale del castello, tra le due cinte murarie, con i filari dei paramenti disposti in orizzontale, affinché fosse possibile eseguire da un lato un rilievo fotografico metrico digitale, dall altro un acquisizione sistematica mediante laser scanner. Il progetto, infatti, era volto ad ottenere non solo una documentazione puntuale per delle realtà destinate al degrado, ma anche all anastilosi virtuale della torre in due e in tre dimensioni, creando al contempo un modello reale su cui poter elaborare eventuali opere di restauro. Punto di partenza imprescindibile per attuare tale progetto è stato il recupero e la digitalizzazione delle immagini antecedenti al crollo del 1989 (fig. 2), le quali, una volta rettificate attraverso una serie di programmi Free and Open Source (GRASS, E-FOTO e GIMP) sono state importate nel programma GIS OpenJUMP, scelto per i buoni tools di grafica vettoriale disponibili. Attraverso un confronto sistematico tra le diverse immagini rettificate, sovrapponibili tra loro con un elevato grado di precisione, è stato possibile procedere alla vettorializzazione manuale di ogni singola pietra componente il paramento murario della facciata orientale. Tuttavia, a causa della qualità originaria delle immagini e dell edera infestante, purtroppo talvolta coincidente con punti già poco definiti o indecifrabili nelle foto d epoca, non è stato possibile restituire graficamente tutto il paramento e vani si sono rivelati sia i tentativi di ingrandire la scala di visualizzazione dell immagine per ricercare la massima puntualità nel disegno, sia alcuni ritocchi mirati a zone specifiche attraverso l alterazione dei toni e l aumento dei contrasti di saturazione e luminosità (GIMP): per tali motivi si è dunque preferito lasciare bianche quelle porzioni murarie difficilmente riconoscibili con oggettività (fig. 2). Un analogo procedimento a quello poco sopra descritto è stato in seguito applicato anche alle fotografie digitali di 10 crolli, per un totale di 20 raddrizzamenti ed altrettante vettorializzazioni manuali. Trasformati quindi tutti i raster in vector, cosicchè i vari elementi fossero più facilmente gestibili, si è passati alla fase più lunga e complessa, ovvero quella del confronto tra le varie porzioni murarie crollate e i filari costituenti la facciata della torre. Un lavoro impegnativo non solo per la quantità di dati a disposizione, ma anche perché ciascun paramento, pur mantenendo come linee guida i filari orizzontali, necessitava di molteplici confronti in posizioni differenti. Inoltre, si deve sottolineare che il risultato era tutt altro che scontato sia per le lacune della tessitura muraria, sia perché nel crollo dell estate 89 fu coinvolta anche l ultima porzione superstite del perimetrale 2 Tra la stesura di questo contributo e la stampa, le indagini archeologiche sono proseguite all interno del sito consentendo una migliore lettura della planimetria della torre ora riconoscibile in un edificio sub-rettangolare, con un perimetrale meridionale di m; invariate permangono le altre misure, ad eccezione della superficie interna di circa 121 m 2 (cfr. Frassine 2011).

11 122 MURA BASTIA. ANASTILOSI INFORMATICA Fig. 3. Ricostruzione del paramento orientale della torre di Onigo con le cinque porzioni di crollo ricollocate virtualmente nella loro posizione originaria (studio ed elaborazione M. Frassine, A. Bezzi). settentrionale, certamente conservato fino ad allora, come testimoniano alcune immagini scattate prima del collasso ed una fotografia da poco ritrovata datata al 23 maggio Ciononostante, allo stato attuale dei lavori, il risultato ottenuto appare soddisfacente: infatti, da un lato si e ricostruita puntualmente la dinamica dei crolli recenti della torre (fig. 2), dall altro si sono ricollocati ben 5 massi su 10, di cui uno mostra un attacco perfetto con la muratura superstite (fig. 3). [M.F.] 3Per l immagine suddetta si rimanda a Frassine in Frassine et alii 2008.

12 ANASTILOSI INFORMATICA BIDIMENSIONALE CON STRUMENTAZIONE FOSS Anastilosi informatica bidimensionale con strumentazione FOSS Una risoluzione positiva del progetto di ricollocamento delle porzioni murarie pertinenti al crollo del 1989, recuperate durante la campagna di scavo 2007, è stata possibile grazie ad un accurato processo lavorativo che ha visto l impiego esclusivo di Free and Open Source Software (FOSS). I dati raccolti nelle varie fasi operative sono stati gestiti all interno di stazioni computerizzate su cui era stato installato un sistema GNU/Linux e segnatamente la distribuzione ArcheOS v (Archeological Operating System) 4. La struttura informatica GNU/Linux si è rivelata un ottimo strumento di lavoro grazie alle sue elevate prestazioni, soprattutto per quanto riguarda la stabilità stessa del sistema e la velocità nel gestire ed elaborare dati di dimensioni considerevoli (immagini TIFF ad alta qualità e nuvole di punti tridimensionali PLY). Utilizzando alcuni programmi essenziali come Konqueror e GQview, contenuti all interno dell interfaccia grafica KDE, è stato possibile gestire e ordinare facilmente la grande quantità di dati grezzi ricavati nelle fasi iniziali del progetto. In primo luogo sono state ordinate e catalogate le immagini d epoca, recuperate attraverso un indagine storico-archivistica, raffiguranti la bastia di Onigo. Da questo primo censimento sono state selezionate due fotografie, la prima risalente al 1916 e la seconda al 1930, che ritraggono da un punto di vista quasi frontale la facciata esterna del perimetrale orientale della torre. La scelta è ricaduta principalmente su questi due scatti poiché la loro qualità consentiva un analisi più precisa e dettagliata della tessitura muraria; altre immagini, invece, con un angolo di ripresa analogo, ma riferibili ad un periodo cronologico successivo al 1930, si sono rivelate inutilizzabili ai fini del progetto di comparazione a causa del disturbo provocato dalla crescita vegetazionale dell edera rampicante. I risultati ottenuti in questa prima fase del progetto hanno fornito le linee guida per la campagna di acquisizione dati svoltasi in parallelo alle operazioni di scavo archeologico. La ripresa metrica della facciata orientale, di cui si possedeva, come si è detto, una migliore documentazione, è stata effettuata sia attraverso una battuta fotografica a ripresa frontale con una macchina digitale ad alta risoluzione (Nikon D80), sia mediante la creazione di un sistema di coordinate relative direttamente impostato sul piano parete. La posizione spaziale delle marche di raddrizzamento è stata registrata utilizzando la stazione totale Trimble In modo analogo si è proceduto per la documentazione delle facciate, con paramento ancora integro, di ogni singolo blocco di muratura pertinente al crollo del I dati grezzi (essenzialmente immagini JPG e liste di coordinate in formato testuale) sono stati scaricati ed ordinati all interno delle stazioni informatiche in attesa di essere successivamente rielaborati. Il processo di correzione metrica delle fotografie frontali ha coinvolto diversi software appartenenti a categorie differenti. Attraverso il programma GIS GRASS 6 le coordinate delle marche sono state convertite dal file testuale ASCII in formato raster in modo da ottenere un modello raffigurante la loro dispersione spaziale. Tale modello è stato utilizzato come supporto per il raddrizzamento delle immagini del paramento all interno del modulo Image Rectification della 4 5 Per maggiori dettagli sull impostazione del sistema di coordinate relative si rimanda a Bezzi in Frassine et alii

13 124 MURA BASTIA. ANASTILOSI INFORMATICA suite di stereorestituzione E-FOTO 7. L ultimo passaggio ha impegnato il software di grafica raster GIMP 8 dove è stato possibile effettuare la correzione dei colori delle diverse fotografie 9. Un procedimento simile, ma con alcune modifiche dovute alla differente tipologia di acquisizione del dato, è stato applicato per la correzione metrica delle fotografie storiche. Non possedendo marche di raddrizzamento per questo tipo di immagini, si è deciso di impiegare come punti di controllo gli elementi strutturali della torre ancora presenti sia nelle immagini storiche sia in quelle attuali. L effettiva correttezza del risultato ottenuto è stata verificata attraverso un confronto con i dati di scavo, come la proiezione dei limiti dell edificio, ricavabile dall ampiezza delle fondazioni del rudere. Per le operazioni di comparazione delle immagini metricamente corrette si è preferito utilizzare il formato vettoriale, un supporto dati leggero e facilmente gestibile nelle operazioni spaziali di rototraslazione. I dati raster relativi ai prospetti murari dei blocchi coesi di crollo sono stati importati all interno del software OpenJUMP 10, una workstation GIS integrata con ottimi strumenti di disegno, e vettorializzati manualmente. Nello stesso ambiente i disegni così prodotti sono stati sovrapposti e confrontati con le immagini storiche della torre ridotte, attraverso il file di georeferenziazione, ad un unico valore di scala. Il risultato finale dell intero procedimento ha per il momento consentito di riposizionare un totale di 5 porzioni murarie su 10 analizzate (fig. 3). Il progetto GIS realizzato è stato successivamente impiegato per estrarre le informazioni (vettori di spostamento) necessarie alla collazione dei dati tridimensionali, ottenuti con metodologia laser scanning, all interno di un ambiente virtuale (fig. 4). 3. Il rilievo 3D (metodologia laser scanning) [A.B.] La ricostruzione virtuale della torre è stata effettuata attraverso un rilievo 3D (con metodologia laser scanning) di tutte le superfici dei crolli e degli alzati ancora conservati. Le acquisizioni della muratura della torre sono state realizzate con il laser scanner terrestre a tempo di volo Leica HDS (ex Cyrax) 2500, che fornisce una precisione nella misura delle coordinate di un singolo punto dell ordine dei 5 mm, per distanze strumento-oggetto da 1.5 a 50 m. Lo strumento, tuttavia, può acquisire dati solo all interno di una finestra di 40 x 40 gradi (Field Of View FOV), limitando, di fatto, la quantità di informazioni che possono essere registrate in una singola scansione; ciononostante, la possibilità di stazionare in punti differenti, di ruotare, alzare, abbassare ed inclinare la testa dello strumento consente di acquisire tutte le porzioni visibili ed eliminare, o comunque limitare sensibilmente, le zone d ombra. Durante il rilievo sono stati utilizzati anche target retro-riflettenti, ad alta riflettività, acquisiti sia dal laser scanner che da una stazione integrata Leica TC 2003, per la georefenziazione delle nuvole di punti in un medesimo sistema Il procedimento, ampiamente descritto all interno del Digital Archaeological Documentation Project, è realizzato da Arc-Team s.n.c. per l Università di Innsbruck ed è accessibile al seguente indirizzo: 10

14 IL RILIEVO 3D (METODOLOGIA LASER SCANNING) 125 di riferimento locale, definito da una rete topografica classica. I target sono stati riconosciuti all interno della nuvola di punti generale ed acquisiti mediante scansioni di dettaglio ad altissima risoluzione: le coordinate del centro dei segnali sono state cosı individuate mediando le coordinate di tutti i punti ottenuti. Successivamente i riferimenti artificiali sono stati misurati per mezzo della stazione integrata, attribuendo al centro dei target stessi le coordinate calcolate rispetto al sistema locale. Fig. 4. Onigo, Mura Bastia. Dall alto: unione di alcune scansioni rilevate durante la campagna archeologica 2007; visualizzazione del modello tridimensionale all interno del software FOSS MeshLab (elaborazione D. Bragagnolo).

15 126 MURA BASTIA. ANASTILOSI INFORMATICA I segnali laser scanning sono stati posizionati solo nella parte più bassa della muratura, facilmente raggiungibile senza carrelli elevatori o ponteggi: in questo modo, le scansioni delle porzioni più alte sono state effettuate, senza riferimenti artificiali, prevedendo sovrapposizioni di circa il 60 per cento tra acquisizioni successive, mentre per quelle più basse, provviste di target, è stato operato con sovrapposizioni di circa il 5-10 per cento al solo scopo di garantire la continuità di rilievo e di rappresentazione; complessivamente sono state eseguite 19 scansioni con passo medio di campionamento di 1 cm. Con la stessa strumentazione si è eseguito il rilievo delle porzioni murarie crollate: in questo caso sono stati considerati i crolli che presentavano dimensioni più rilevanti, mediamente superiori ad 1 m 3. I blocchi acquisiti, in un numero di 9, sono stati posizionati su un area piana e distanziati opportunamente per poter effettuare l acquisizione di tutte le superfici senza target; inoltre, per ridurre il numero di scansioni complessive, è stato scelto di rilevare l intera zona anzichè ogni singolo elemento. Dopo aver eseguito il rilievo delle porzioni visibili, per l acquisizione delle superfici appoggiate sul terreno, e di conseguenza non scansite nella prima fase, è stato necessario ribaltare i crolli e, per alcuni, attuare delle opportune rotazioni allo scopo di ridurre le zone d ombra e gli elementi in sottosquadro; da 11 stazionamenti differenti sono state quindi ottenute 31 scansioni effettuate con passo medio di acquisizione di 5 mm (con sovrapposizioni di circa il 60 per cento): in questo caso è stato necessario procedere alla massima risoluzione strumentale (compatibilmente anche con le precisioni che fornisce il laser scanner, ossia circa 5 mm) a causa della complessità morfologica dei blocchi che presentavano elementi difficilmente riconoscibili cambiando il campo di acquisizione 11. Le scansioni finali sono file numerici in formato testo contenenti milioni di punti: allo scopo di ottenere prodotti più gestibili, i punti sono stati triangolati ottenendo superfici mesh in formato STL (Solid To Layer) facilmente trattabili anche dai più comuni software Free and Open Source (MeshLab) (fig. 4). [M.Fab., V.A., D.B.] Bibliografia Frassine M. 2011, Un castello tra Medioevo e Grande Guerra, in Rosada G. (a cura di), Onigo, Mura Bastia : campagna 2009, Quaderni di Archeologia del Veneto, 26 [2010], pp Frassine M., Rosada G., Fabris M., Achilli V., Bragagnolo D., Bezzi A. 2008, Mura della Bastia - Onigo di Pederobba (Treviso). Ricerche archeologiche, rilievo 3D laser scanning e anastilosi virtuale in un castello medievale del Pedemonte trevigiano, Archeologia e Calcolatori, 19, pp Frassine M., Bezzi A., Fabris M., Achilli V., Bragagnolo D. 2009, Mura Bastia. Dati archeologici, informatizzazione e rilievi 3D laser scannig del castello degli Onigo (Pederobba, Treviso), Archeologia e Calcolatori, 20, pp Per approfondimenti ulteriori si rimanda a Fabris, Achilli, Bragagnolo in Frassine et alii

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