POLITICHE ED AZIONI INTERNAZIONALI SULL AMBIENTE

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1 Corso di PRODUZIONE DI MERCI E INNOVAZIONE a.a POLITICHE ED AZIONI INTERNAZIONALI SULL AMBIENTE Valeria Spada Università degli Studi di Foggia

2 ! " #$ %%&'! Se nei tempi % passati &% %!% le problematiche ambientali non si rilevavano, ( o comunque riguardavano ambiti spaziali circoscritti, oggi hanno assunto carattere globale.

3 Basti ricordare quelle connesse alle piogge acide, al buco dell ozono, alla sicurezza nucleare e della gestione delle scorie radioattive, alla deforestazione, alla desertificazione, alla perdita di specie biologiche, all inquinamento delle acque, ecc. I suddetti fenomeni sono da correlarsi alle diverse forme di inquinamento che l uomo ha causato sulla Terra ed, in particolare, nell idrosfera, atmosfera, litosfera e biosfera, che rappresentano i sottoinsiemi dell ambiente terrestre, connessi fra loro da flussi di energia e materia.

4 IDROSFERA ACQUA CICLO ACQUA BIOSFERA ESSERI VIVENTI CICLO CO2 Geosistema Terra LITOSFERA SUOLO CICLO ROCCE ATMOSFERA ARIA TROPOSFERA (0-18 km) STRATOSFERA (18-45 km) OZONOSFERA MESOSFERA (45-95 km) TERMOSFERA ( km) ESOSFERA < 500 km IONOSFERA

5 Le varie forme di inquinamento interagiscono fra loro, essendo strettamente correlate: ad esempio, l effetto serra, conseguente all aumento di alcuni gas nell atmosfera, influisce sul cambiamento climatico dell ambiente e di conseguenza anche al processo di desertificazione nella biosfera. Così come la degradazione qualitativa delle falde freatiche (salinizzazione) nell idrosfera, provoca inquinamento dei suoli agricoli (salinizzazione) nella litosfera: i due fenomeni insieme contribuiscono, inoltre, alla distruzione della vegetazione nella biosfera. Per questi motivi i problemi dell ambiente si sono trasformati, nel corso degli ultimi decenni, diventando una vera e propria emergenza ambientale.

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10 La Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici

11 La Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici rappresenta il primo incontro a livello mondiale dei capi di stato sull'ambiente. Si è svolta, con la partecipazione di 183 paesi, dal 3 al 14 Giugno del 1992, ed é stata considerata un evento senza precedenti, anche in termini di impatto mediatico e sulle scelte politiche e di sviluppo che l'hanno seguita. La Conferenza è nota anche come Eco '92 (in portoghese) e Earth Summit (in inglese), ma il suo titolo ufficiale è United Nations Conference on Environment and Development (UNCED, in italiano Conferenza sull'ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite). È comunque generalmente denominata la Conferenza di Rio. A.Occulto F.Marcucci,

12 Nella Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici è stato stilato un codice di comportamento etico-ambientale per gli Stati.. definito Dichiarazione di Rio, che è sostanzialmente un documento riduttivo e non vincolante per i paesi firmatari, comunque di grande portata. Esso contiene 27 principi generali e tra i principali: l'uomo è al centro dello "sviluppo sostenibile" (principio 1); gli Stati hanno sovranità sulle proprie risorse e non devono causare danni ai paesi confinanti (principio 2); l'eliminazione della povertà è requisito primario per lo sviluppo sostenibile (principio 5). 12

13 Gli argomenti, trattati nella Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici, furono. 1. Lo scrutinio sistematico dei modelli di produzione, in particolare per limitare la produzione di sostanze inquinanti come il piombo nel gasolio o rifiuti velenosi. 2. Le risorse di energia alternativa per sostituire l'abuso di combustibili fossili ritenuti responsabili del cambiamento climatico globale. 3. Un quadro sui sistemi di pubblico trasporto con il fine di ridurre le emissioni dei veicoli, la congestione del traffico nelle grandi città e i problemi di salute causati dallo smog. 4. La crescente scarsità di acqua. A.Occulto F.Marcucci,

14 Un primo importante risultato della Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici fu la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change-UNFCCC), un trattato ambientale che includeva previsioni di aggiornamenti (denominati "protocolli") che avrebbero posto i limiti obbligatori alle emissioni dei gas serra. Il principale tra questi è il protocollo di Kyōto, che è diventato molto più noto che la stessa UNFCCC. La Conferenza di Rio produsse, inoltre, i seguenti documenti ufficiali: Agenda 21 Convenzione sulla Diversità Biologica Principi sulle foreste Convenzione sul cambiamento climatico 14

15 Tra le indicazioni della Agenda 21 della Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici è stata prevista.. l'istituzione della Giornata internazionale dell acqua, stabilita ogni 22 marzo. Durante la Conferenza prese avvio, tra l'altro, il processo che portò alla stesura e all'approvazione internazionale della Carta della Terra. Nel 2002 in Sud Africa fu organizzato il seguito ufficiale della Conferenza di Rio in una riunione denominata Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, o anche Rio+10, WSSD (World Summit on Sustainable Development) o più comunemente il Summit di Johannesburg. Nel giugno 2012, venti anni dopo il primo, si è svolto, ancora una volta a Rio de Janeiro, un nuovo Summit sull'ambiente e sullo sviluppo sostenibile. 15

16 dalla Conferenza di Rio de Janeiro sui Cambiamenti Climatici... sono derivate inoltre due Convenzioni, una sul clima e l altra sulla biodiversità. Le due Convenzioni, approvate al termine della Conferenza stessa, sono l unico risultato giuridico ascrivibile all UNCED (United Nations Conference on Environment and Development) e rappresentano allo stesso tempo documenti di importanza storica. La Convenzione sui cambiamenti climatici è stata firmata da un numero elevato di paesi, 153 firmatari con la sola esclusione di un paese di rilievo per il suo patrimonio forestale, la Malaysia.. 16

17 La Convenzione sulla biodiversità è altrettanto di importanza storica per quanto riguarda i paesi firmatari. In questo caso il paese assente sono stati gli Stati Uniti d America, che non hanno firmato la Convenzione in aperta polemica riguardo alla ripartizione dei costi e dei benefici fra paesi detentori e paesi utilizzatori, tutelando di fatto gli interessi delle proprie industrie biotecnologiche. I Paesi (Parti) che ratificarono il trattato UNFCCC, entrato in vigore per questo motivo il 24 marzo 1994, da quel momento si sono incontrati annualmente nella Conferenza delle Parti (COP) per: analizzare i progressi acquisiti nell'affrontare i cambiamenti climatici, iniziando da metà degli anni 1990; negoziare il Protocollo di Kyōto; stabilire azioni legalmente vincolanti per i Paesi sviluppati per ridurre le loro emissioni di gas serra.

18 COP 1 Berlino (Germania) 1995 COP 2 Ginevra (Svizzera) 1996 COP 3 Kyoto (Giappone) 1997 COP 4 Buenos Aires (Argentina) 1998 COP 5 Bonn (Germania) 1999 COP 6 The Hague (Olanda) 2000 COP 7 Marrakeck (Marocco) 2001 COP 8 Nuova Delhi (India) 2002 COP 9 Milano (Italia) 2003 LE CONFERENZE DELLE PARTI (COP) COP-18, Doha, Qatar 26 Novembre- 7 Dicembre 201. COP 10 - Buenos Aires (Argentina) 2004 COP 11 Bonn (Germania) 2005 COP 12 Nairobi (Kenya) 2006 COP-13, Bali, Indonesia 2007 COP-14, Poznan, Polonia 2008 COP-15, Copenaghen, Danimarca 2009 COP-16, Cancun, Messico 2010 COP-17, Durban, Sud Africa 2011

19 COP 1 Berlino (Germania) 1995 La Conferenza delle Parti dell'unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) si è riunita per la prima volta a Berlino (Germania) nella primavera del 1995 ed espresse timori sull'adeguatezza delle azioni degli Stati ad adempiere gli obblighi della Convenzione. Questi furono riportati in una dichiarazione ministeriale delle Nazioni Unite, nota come il "Mandato di Berlino", che stabiliva una fase di analisi e ricerca (Analytical and Assessment Phase, AAP) di due anni, per negoziare un "insieme completo di azioni" tra cui gli Stati potessero scegliere quelle più adeguate per ognuno di essi, in modo che fossero le migliori dal punto di vista economico e ambientale. A.Occulto F.Marcucci,

20 COP 2 Ginevra (Svizzera) 1996 La Seconda Conferenza delle Parti dell'unfccc (COP-2) si svolse nel luglio 1996 a Ginevra (Svizzera). Nel corso della stessa furono - accettati i rilievi scientifici sui mutamenti climatici riportati dal Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel suo secondo rapporto (1995); - rigettate le "politiche armonizzate" uniformi in favore della flessibilità; - stabilita la necessità di "obblighi a medio termine legalmente vincolanti A.Occulto F.Marcucci,

21 COP 3 Kyoto (Giappone) 1997 Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale, sottoscritto l'11 dicembre 1997 nella città giapponese di Kyōto da più di 160 paesi. L evento si svolse in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) per far fronte alla necessità di ridurre le emissioni di gas serra e coordinare le politiche energetiche nazionali. A.Occulto F.Marcucci,

22 Nel febbraio 2005, con la ratifica, avvenuta nel settembre 2004, da parte della Russia, paese responsabile del 17,4% delle emissioni mondiali, il protocollo è diventato operativo: per poter entrare in vigore era necessario, infatti, raggiungere una copertura di almeno il 55% delle emissioni di gas serra tramite i paesi firmatari. I Paesi firmatari e che hanno ratificato il documento sono 184: tra questi gli Stati Uniti d America non lo hanno ancora ratificato. Canada, Nuova Zelanda, Australia e Giappone l hanno ratificato solo qualche anno fa. Insieme avevano formato il famoso Umbrella Group che si era opposto al protocollo nel 1997.

23 Adesione al Protocollo di Kyōto al 2009: in verde sono indicati gli stati che hanno firmato e ratificato il trattato, in blu quelli che lo hanno firmato ma non ancora ratificato, come gli Stati Uniti d America.

24 Per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto, volti alla riduzione dei gas serra o di CO 2, si possono avviare varie strategie tra cui Realizzare aree verdi Incentivare il risparmio energetico Incrementare l l educazione all uso dell energia energia Sviluppare tecnologie ad alto rendimento Attivare la politica di raccolta e riciclo di materie prime seconde Migliorare i processi produttivi a minor consumo di energia Limitare l'uso dei combustibili fossili, sviluppando fonti alternative

25 In particolare si deve tenere conto che - il settore dei trasporti rappresenta oltre un terzo dei consumi energetici globali, - il traffico urbano è responsabile del 35% delle emissioni di CO 2 da mobilità veicolare (65% extra urbano!), - il 95% dei consumi energetici della mobilità è prodotto da moto, auto e veicoli commerciali privati, - la temperatura media in Italia è aumentata negli ultimi 50 anni di 1,4 gradi C, - nelle città la temperatura media supera di 1-2 gradi C, quella delle aree rurali circostanti raggiunge punte anche maggiori. A.Occulto F.Marcucci,

26 Inoltre Nelle pratiche quotidiane ormai la maggior parte della popolazione utilizza l automobile per spostarsi. Fra i consumi di un'auto e le relative emissioni di CO 2 vi è una correlazione diretta, in quanto tanto maggiori sono i consumi tanto più elevate le emissioni di CO 2. Catalizzatori e filtri non possano influire sulla riduzione del suddetto gas, in quanto l'unico modo per contenere la CO 2 è diminuire i consumi di carburanti. Inoltre, a seconda del combustibile bruciato nel motore, l'entità delle emissioni varia, come risulta dai dati: Emissioni di CO g per litro di benzina consumato g per litro di Gpl consumato g per kg di metano consumato g per litro di gasolio consumato A.Occulto F.Marcucci,

27 Si è tentato di definire più concretamente tempi e modalità operative per raggiungere la riduzione dei gas serra. Nel documento finale (del Protocollo di Kyoto) sono riportate le prime decisioni sull'attuazione di alcuni degli impegni indicati nella Convenzione di Rio; una delle più importanti prevede la riduzione, per i paesi industrializzati e per quelli ad economia in transizione, delle emissioni mondiali dei gas serra entro il , pari al 5,75% rispetto a quelle del Una novità fondamentale introdotta dal Protocollo sono i così detti "meccanismi flessibili, veri e propri strumenti economici che permettono il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell'emissione di gas serra. Essi sono: i "permessi negoziabili (emission trading)", il "meccanismo di sviluppo pulito (clean development mechanism), l 'implementazione congiunta (joint implementation)".

28 I "PERMESSI NEGOZIABILI (EMISSION( TRADING)" L emission trading stabilisce che un paese può, nell adempimento dei propri obblighi, trasferire o acquisire i diritti di emissione di un altro paese. In altre parole, se uno Stato riesce a ridurre le proprie emissioni più della quota assegnatagli può vendere la rimanente parte delle sue emissioni consentite ad un altro paese che non sia in grado, o potrebbe non essere, di raggiungere l obiettivo che gli spetta. La commercializzazione dei diritti di emissione non è libera, ma sottoposta ad una serie di condizioni.

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30 In Europa, il campo di applicazione è definito dalla Direttiva 2003/87/CE, che estende il sistema di ET alle seguenti attività: o Attività energetiche; o Produzione e trasformazione di metalli ferrosi; o Industria dei prodotti minerali. Il mercato delle emissioni in Europa è iniziato ufficialmente il 1 marzo Gli Stati membri avrebbero dovuto stabilire con un anno di anticipo (entro il 28/02/2004) le quote di emissione (solo relative a CO 2 ) valide per il triennio e rendere operativi i registri nazionali con funzione di documentazione delle operazioni effettuate e di dimostrazione degli obblighi di riduzione delle emissioni stabiliti per ogni operatore. Di fatto, però, solo pochi Paesi hanno rispettato questa scadenza attraverso i piani di assegnazione nazionali.

31 La Decisione 2006/944/Ce ha stabilito i nuovi livelli massimi di emissione degli Stati membri nel periodo 2008/2012. L Italia, secondo il Piano nazionale di assegnazione delle quote di CO 2eq del dicembre 2006, poteva immettere mila t, l Europa circa 20 milioni di t. Rispetto ai valori previsti per il periodo , questi invece sono più bassi. I livelli sono stati calcolati in base alle revisioni dei dati relativi alle emissioni dell anno di riferimento (1990 o 1995), moltiplicati per 6,5%. Secondo quanto previsto dai piani di assegnazione, pertanto, le singole aziende hanno un tetto di emissioni (EU Allowance- EUA) fissato da rispettare. Se emettono meno hanno a disposizione crediti di CO 2 (quota assegnata - quota emessa = credito) Se emettono troppo devono acquistare i crediti da chi ha emesso meno per pareggiare i conti. Questo scambio tra aziende virtuose, e quindi offerenti di quote, ed aziende inquinanti, quindi acquirenti, avviene su un vero e proprio mercato (l emission trading) o borsa della CO 2.

32 DIRETTIVA 2009/29/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 aprile 2009 che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra A tal fine la direttiva provvede a riscrivere l art. 10 della direttiva 2003/87/CE prevedendo un sistema di aste, dal 2013, per l'acquisto delle quote di emissione, i cui introiti andranno a finanziare misure di riduzione delle emissioni e di adattamento al cambiamento climatico.

33 Viene altresì previsto (attraverso la riscrittura dell art. 9 della direttiva 2003/87/CE) che il quantitativo comunitario di quote rilasciate ogni anno a decorrere dal 2013 diminuisca in maniera lineare, a partire dall anno intermedio del periodo , di un fattore pari all 1,74% rispetto al quantitativo medio annuo totale di quote rilasciate dagli Stati membri conformemente alle decisioni della Commissione sui loro piani nazionali di assegnazione per il periodo

34 Tra le altre novità inserite nel testo della direttiva 2003/87/CE si segnala il nuovo art. 10-ter recante Misure di sostegno a favore di determinate industrie ad elevata intensità energetica nell eventualità di una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Il termine per il recepimento nell ordinamento nazionale delle disposizioni della direttiva 2009/29/CE è fissato al 31 dicembre 2012.

35 La Commissione Europea ha adottato, nel 2011, una Decisione sulle modalità di allocazione delle quote di CO 2 (2011/278/UE) agli impianti industriali che riguarderà la fase III dell EU ETS, dal 2013 al La principale innovazione del 3 periodo riguarda l armonizzazione dei criteri di allocazione tra gli Stati membri - mentre precedentemente ciascuno Stato decideva autonomamente come assegnare i crediti di CO 2, con evidenti conseguenze negative sulla competitività tra gli stessi Stati UE. Anche se le aste diventeranno il principale metodo di allocazione dal 2013, una proporzione di quote sarà distribuita gratuitamente, fino al 2020, ai settori esposti ad un significante rischio competitivo da fuori dell Europa.

36 Ritardo dei volumi di quote delle vendite all asta Nel 2010 il calendario, ossia la ripartizione dei volumi di quote messe all asta negli otto anni del terzo periodo di scambio, è stato fissato in un regolamento della Commissione. Nel 2011 è stata decisa una modifica del calendario: un certo volume di quote previste per il 2013 e il 2014 è stato anticipato alle vendite all asta del 2012 al fine di garantire una transizione agevole dalla fase 2 alla fase 3. Gli sviluppi macroeconomici degli ultimi anni offrono motivi fondati per considerare un altra modifica del suddetto calendario con il rinvio o il posticipo alla fine della fase 3 di un certo volume di vendite all asta del periodo

37 Le aste saranno effettuate all'interno di una grande piattaforma formata da 24 stati membri, ad esclusione di Gran Bretagna, Germania e Polonia che, avendo deciso di non partecipare al sistema comune, useranno le proprie piattaforme. Il prezzo di riferimento delle quote nell'area euro era fissato, nel settembre 2011, a 11,90 Euro. Nel settembre 2012 esso si è attestato a 8,50 Euro/t. Tra le cause dell'improvviso cambiamento di tendenza del mercato, la maggior parte degli analisti indica la mancanza di copertura delle vendite di energia del 2013 e 2014 da parte delle utilities europee. Inoltre non vi è molta fiducia che l Europa intenda sostenere questo mercato ambientale.

38 (European Union Allowance EUA ovvero 1t di CO2)

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40 IL "CLEAN DEVELOPMENT MECHANISM (CDM) È uno strumento operativo orientato a favorire la collaborazione internazionale, la cooperazione e la promozione del trasferimento di tecnologie e di know-kow tra paesi poveri e paesi ricchi al fine di dare un impulso allo sviluppo socio-economico ed industriale ai Paesi emergenti più rispettoso dell ambiente. Il meccanismo dei CDM consente ad un Paese, contenuto nell allegato I della Convenzione Quadro sui Cambiamente Climitici, con doveri di riduzione, di sviluppo di un progetto mirato a ridurre le emissioni di gas serra in un Paese NON-ANNEX I (Paesi in Via di Sviluppo senza oneri di riduzione e firmatari del Protocollo) al fine di trarne dei CERs (Certified Emission Reduction).

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42 IL "JOINT IMPLEMENTION" Prevede che alcuni paesi possano riunirsi ed attuare congiuntamente i propri obblighi in modo che, pur essendovi all interno del gruppo una distribuzione diversa di questi rispetto a quanto prevista dal Protocollo, sia comunque rispettato l obbligo complessivo risultante dall unione di tutti quelli individuali spettanti ai singoli Paesi coinvolti. Ad esempio, l Unione Europea si è avvalsa di questo strumento, ed infatti dovrà complessivamente rispettare l obbligo di riduzione del 8% delle emissioni di gas serra, anche se all interno dell Unione vi saranno paesi che dovranno ridurre più della soglia prevista e paesi che dovranno farlo meno, secondo criteri stabiliti a livello comunitario.

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53 Per un lungo periodo l Italia ha sottovalutato l importanza degli impegni sottoscritti a Kyoto. Negli anni recenti la tendenza è comunque cambiata, come confermano le normative e le misure presentate nell ultima legge finanziaria. Ma, in assenza di interventi più incisivi, il forte ritardo accumulato difficilmente permetterà all Italia di raggiungere il traguardo di riduzione del 6,5%. A partire dal 2005 sono state messe in atto una serie di misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra. In particolare quelle di incentivazione del fotovoltaico, di promozione dell efficienza energetica negli edifici, della cogenerazione e dell utilizzo dei biocombustibili nei trasporti, gli incentivi previsti dalla legge finanziaria 2007 e le misure di incentivazione a carattere più strutturale previste dalla legge finanziaria Occorre anche citare i nuovi obiettivi di risparmio energetico negli usi finali di recente adottati.

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55 COP 10 - Buenos Aires (Argentina) 2004 L ultima conferenza sulla BIODIVERSITÀ si è tenuta a Nagoya (Giappone). Fra i risultati di maggiore rilievo va menzionata l adozione di uno Strategic Plan of the Convention on Biological Diversity. Si può affermare che, per la difesa della natura, questo è stato un momento storico importante: i Governi riuniti per la decima Conferenza delle Parti (COP10) sulla Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) hanno varato il Piano di azione globale per la biodiversità che prevede un periodo di tempo di 10 anni per salvare la biodiversità sul pianeta con un Piano d azione condiviso al livello globale. Inoltre i governi hanno condiviso anche l obiettivo di arrestare il sovra sfruttamento delle risorse marine e di proteggere il 10% delle aree marine costiere. Il suddetto Piano d azione per la biodiversità, che prevede anche l obiettivo di proteggere il 17% degli habitat terrestri, rappresenta un incremento modesto dell attuale 10%, ma pur sempre un significativo passo in avanti in quanto riguarda il Pianeta, oltre che da realizzarsi in un arco di tempo piuttosto breve (10 anni). Nella stessa sede si è svolta anche la quinta Conferenza delle parti del Protocollo di Cartagena (il Protocollo della Convenzione sulla biodiversità che si occupa di movimento transfrontaliero di organismi geneticamente modificati) (COP-MOP 5). 55

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58 Convenzione di Ginevra e Protocolli successivi Il 13 novembre 1979 a Ginevra, in Svizzera, 29 Paesi Europei, gli Stati Uniti d America e il Canada hanno sottoscritto la Convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza. Essa consiste nel primo accordo internazionale che ha fissato dei valori limite per gli inquinanti atmosferici pericolosi per l ambiente e, con la successiva integrazione di 8 protocolli, ha allargato il suo campo d azione alle sostanze che danneggiano in modo più diretto la salute umana e gli ecosistemi. Negli anni successivi si sono raggiunti vari risultati positivi, in quanto già dal 1980 le emissioni di zolfo sono diminuite del 70% e, tra il 1990 e il 2000, anche quelle di ossidi di azoto si sono ridotte del 25%, contribuendo a migliorare la qualità dell aria in Europa e in America del Nord. Nei Paesi europei si prevede di raggiungere una riduzione complessiva delle emissioni globali di circa il 40%. L Italia ha ratificato la Convenzione di Ginevra nel 1982.

59 I Protocolli emanati successivamente nell ambito della Convenzione di Ginevra sono stati: - Protocollo di Ginevra, 1984: finanziamento sorveglianza e valutazione inquinamento, ratificato dall Italia nel 1988; - Protocollo di Helsinki, 1985: emissioni di zolfo, ratificato dall Italia nel 1988; - Protocollo di Sofia, 1988: emissioni di NO x, ratificato dall Italia nel 1992; - Protocollo di Ginevra 1991: emissioni VOC, ratificato dall Italia nel 1995; - Protocollo di Oslo, 1994: ulteriori emissioni di zolfo, firmato dall Italia; - Protocollo di Aarhus, 1998: metalli pesanti, firmato dall Italia; - Protocollo di Aarhus, 1998: composti organici persistenti, ratificato nel 2006 dall Italia; - Protocollo di Goteborg, 1999: processi acidificazione ed eutrofizzazione, firmato dall Italia. Ratificato dall Europa nel Limite per l Italia di SO 2 nel 2010 pari a 475 kt.

60 Grazie alla condizioni maturate, è stato possibile applicare diversi tecniche per poter ridurre l emissioni di sostanze inquinanti. Metodi di riduzione della SO 2 Desolforazione dei combustibili PROCESSO CLAUSS H 2 S + 2SO SO 2 + 2H 2 O 2H 2 S + SO S + 2H 2 O HYDRO-FINING R - S + H RH + H 2 S Eliminazione della SO 2 dai gas combustione Ciminiere al di sopra dello strato di inversione termica

61 Metodi di riduzione degli NOx Riduzione del numero di autoveicoli in circolazione Incentivazione dell uso di marmitte catalitiche CO CO 2 NO x N 2

62 L Unione europea fissa inoltre i limiti nazionali delle emissioni di sostanze acidificanti, eutrofizzanti e precursori dell ozono per migliorare la tutela dell ambiente e della salute umana contro gli effetti nocivi delle suddette sostanze inquinanti. In particolare esse riguardano le emissioni di quattro gas inquinanti che derivano dalle attività umane, rilasciate nel territorio degli Stati membri e nelle rispettive zone economiche esclusive: - le emissioni di biossido di zolfo (SO 2 ), - le emissioni di ossidi di azoto (NOx), - le emissioni di composti organici volatili (COV) - le emissioni di ammoniaca (NH 3 ). Le stesse sono responsabili dei fenomeni di acidificazione, eutrofizzazione e formazione di ozono troposferico, indipendentemente dalle fonti di inquinamento. I limiti di emissione nazionali stabiliti devono essere raggiunti progressivamente entro la fine del 2012.

63 Gli obiettivi ambientali, rispetto al 1990, sono: - ridurre di almeno il 50% le zone che presentano depositi di sostanze inquinanti acide a livelli critici; - diminuire di due terzi le concentrazioni di ozono al suolo che superano il livello critico per la salute umana; -diminuire di un terzo le concentrazioni d'ozono al suolo che superano il livello critico per le colture e la vegetazione semi-naturale. I programmi saranno, se necessario, riesaminati e aggiornati periodicamente; gli Stati membri devono, inoltre. elaborare ed aggiornare annualmente gli inventari nazionali delle emissioni e delle previsioni di emissione per SO2, NOx, COV e NH3 e comunicarli alla Commissione, che deve informare successivamente il Consiglio ed il Parlamento. Vi sono, inoltre, cooperazioni con paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti, per scambiarsi informazioni e progredire nella ricerca volta a ridurre le emissioni suddette. Ciò ha consentito, nel tempo, di migliorare in modo significativo la qualità dell aria, come appare dai grafici riportati di seguito.

64 Emission trends of acidifying pollutants (EEA member countries EU 27)

65 Change in emissions of sulphur oxides compared with the 2010 NECD and Gothenburg protocol targets (EEA member countries)

66 Change in emissions of nitrogen oxides compared with the 2010 NECD and Gothenburg protocol targets (EEA member countries)

67 Change in emissions of ammonia compared with the 2010 NECD and Gothenburg protocol targets (EEA member countries)

68 Contributions by sector for emissions of acidifying pollutants (EEA member countries) NH 3 NO x SO x

69 Change in sulphur oxides emissions for each sector between 1990 and 2009 (EEA member countries)

70 Change in nitrogen oxides emissions for each sector between 1990 and 2009 (EEA member countries)

71 Change in ammonia emissions for each sector between 1990 and 2009 (EEA member countries) The contribution made by each sector to the total change in sulphur dioxide (SO 2 ) emissions between 1990 and 2009.

72 CONCLUSIONI

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