Clima e comunità umane: i profughi ambientali. Maurizio Gubbiotti Responsabile Dipartimento Internazionale Legambiente

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1 Clima e comunità umane: i profughi ambientali Maurizio Gubbiotti Responsabile Dipartimento Internazionale Legambiente

2 Chi sono i profughi ambientali? La questione della definizione è stata a lungo dibattuta e allo stato attuale non c è accordo su una definizione univoca. Negli anni 90 l ambientalista inglese Norman Myers, considerato uno fra più autorevoli esperti sull argomento, definisce i profughi ambientali persone che non possono più garantirsi mezzi sicuri di sostentamento nelle loro terre di origine a causa di fattori ambientali di portata inconsueta, in particolare siccità, desertificazione, erosione del suolo, deforestazione, ristrettezze idriche e cambiamento climatico, come pure disastri naturali quali cicloni, tempeste e alluvioni. Di fronte a queste minacce ambientali, tali persone ritengono di non aver alternativa se non la ricerca di un sostentamento altrove, sia all interno del loro paese che al di fuori con stanziamento semipermanente o permanente

3 Chi sono i profughi ambientali? La definizione dello IOM è, invece, la seguente I migranti ambientali sono persone o gruppi di persone che, a causa di improvvisi o graduali cambiamenti nell ambiente che influenzano negativamente le loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le proprie case, o scelgono di farlo, temporaneamente o permanentemente, e che si muovono all interno del proprio paese o oltrepassando i confini nazionali OM, International Organization for Migration, in issues, 2009

4 Profughi ambientali: vittime invisibili del cambiamento climatico Convenzione di Ginevra del 1951 ART 1: ha diritto allo status di rifugiato qualsiasi persona che, a motivo di un ben fondato timore di essere perseguitata per ragioni di razza, religione, o opinione politiche, si trova all esterno del paese di cui possiede la nazionalità, e non può o, a motivo di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di quel paese Nonostante ad oggi il fenomeno dei migranti e dei rifugiati per cause ambientali sia di notevole entità, giuridicamente i rifugiati ambientali non esistono: né la Convenzione di Ginevra, né il suo Protocollo supplementare del 1967, ne riconoscono lo status giuridico.

5 Chi sono i profughi ambientali? Posto che i rifugiati ambientali ancora non godono di uno status ufficiale e giuridicamente riconosciuto sono diverse le posizioni adottate nel mondo rispetto a questa tematica. Particolarmente importante è la posizione di Svezia e Finlandia gli unici due membri dell Unione ad aver incluso i migranti ambientali nelle rispettive politiche migratorie nazionali.(aliens Act). All interno del suo sistema di asilo, la Svezia include le persone che non possono richiedere lo status di rifugiati, ma necessitano comunque di protezione; importante è che fra i motivi che allontanano queste persone dal proprio paese, a Svezia riconosce i disastri naturali e la protezione fornita può diventare permanente e definitiva.

6 I numeri dei profughi ambientali Circa 6 milioni di persone ogni anno sono costrette a lasciare le proprie case e il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici. Secondo le stime dell Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dell International Organization for Migration (IOM), entro il 2050 tra i 200 e i 250 milioni di persone saranno coinvolti in migrazioni dovute ad eventi meteorologici estremi, ossia 1 persona ogni 45. Attualmente circa il 3% della popolazione mondiale (192 milioni di persone) non vive nella sua terra di nascita. La causa più importante delle migrazioni sono proprio gli eventi meteorologici estremi: le stime per il 2010 prevedono 50 milioni di profughi ambientali. Secondo L Asia Development Bank, nel 2010 il numero di profughi ambientali solo in Asia è stato pari a 3 milioni di persone.

7 Uno scenario in evoluzione. Verso quale futuro? Il consesso scientifico internazionale è ormai unanime nell affermare che la modificazione dell ambiente ad opera dell uomo è oggi così rapida e di tale forza da risultare imprevedibile. Nel suo ultimo rapporto (2007), l Intergovernmental Panel on Climate Change, afferma che le attuali concentrazioni di gas climalteranti nell atmosfera stanno aumentando a un ritmo senza precedenti e che la maggior parte degli aumenti nella media delle temperature globali è molto probabilmente dovuta all aumento osservato della concentrazione di gas serra causato dall attività umana.

8 Uno scenario in evoluzione. Verso quale futuro? Tra le cause principali di un aumento esponenziale del numero dei profughi ambientali nei prossimi anni ci sono: 1.Innalzamento del livello del mare e inondazioni costiere 2. Intensificarsi di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni e uragani 3.Terremoti 4.Siccità e desertificazione 5.- Guerre per il controllo delle materie prime

9 Un disastro in attesa (1/2) Secondo le stime dell International Organization for Migration, i paesi più esposti sono: - Le zone costiere abitate del Bangladesh, dove il mare sta invadendo il Gange (previste 15 milioni di persone da evacuare) - Paesi Bassi (il governo, per far fronte all emergenza, ha programmato investimenti per un importo superiore ai 100 dollari pro-capite fino al prossimo secolo, e un esteso programma di delocalizzazione selettiva delle aree più basse sul suo territorio) - Piccole isole dell Oceano Pacifico (2.000 abitanti delle Isole Carteret dell arcipelago della Papua Nuova Guinea; abitanti della Repubblica di Kiribati) - Maldive continua..

10 Un disastro in attesa (2/2) continua - Marocco, Tunisia, Libia perdono ogni anno chilometri quadrati di terre produttive a causa della desertificazione - Egitto, dove metà delle terre arabili irrigate soffre la salinizzazione - Turchia, a causa della perdita di circa 160 mila chilometri quadrati di terre coltivabili

11 Eventi sismici e profughi ambientali Abruzzo aprile 2009 Cina aprile di sfollati 15 milioni di sfollati

12 Innalzamento del livello del mare e profughi ambientali I piccoli Stati insulari del Pacifico sono estremamente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico: un innalzamento del livello del mare anche di pochi centimetri, infatti, rischia di far scomparire buona parte di queste isole, che in alcuni casi hanno un altitudine media inferiore al metro. Le isole Carteret (Papua Nuova Guinea), ad esempio, sono diventate il primo sito al mondo in cui tutti i residenti sono dovuti essere spostati a causa del cambiamento climatico: si tratta dei primi rifugiati ufficiali del riscaldamento globale. Le Kiribati, meno Rabi che è una vera e propria isola, sono formate da 32 atolli corallini molto bassi sparsi a cavallo dell equatore, su km2 di oceano (in gran parte area marina protetta) che stanno già scomparendo sotto le onde del mare.

13 Profughi ambientali: vittime invisibili del cambiamento climatico A causa dei cambiamenti climatici, Europa e Stati Uniti subiranno nuove ondate di immigrazione nei prossimi anni, di rifugiati del clima, provenienti soprattutto dagli strati più fragili della società The German Marshall Fund Nonostante le stime prevedano un flusso migratorio prevalentemente da sud a sud, anche l Europa pensa a delle leggi riguardo i profughi ambientali

14 Desertificazione e i profughi ambientali La desertificazione rappresenta uno dei processi di degrado ambientale fra i più complessi e preoccupanti della nostra società contemporanea, sia per la sua definizione e quantificazione, sia per gli effetti che può determinare sull uomo, sulle risorse biologiche e quindi sugli ecosistemi in senso globale Attualmente è una delle più gravi emergenze ambientali e minaccia circa un quarto delle terre del pianeta e con esse anche l esistenza di circa un miliardo di persone che vivono in circa 110 Paesi. Secondo le Nazioni Unite, 135 milioni di persone - l'equivalente della popolazione totale della Germania e della Francia - rischiano di essere spostate a causa della desertificazione nei prossimi anni.

15 Desertificazione e i profughi ambientali Anche l Italia è interessata da veri propri fenomeni di desertificazione in alcune regioni meridionali e insulari e, nello specifico, le regioni interessate sono: Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. L attenzione al problema nel nostro paese è tale che l Italia ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Siccità e alla Desertificazione (firma nel 1994 e ratifica nel 1997) e, quale strumento attuatore, ha creato il CNLSD, Comitato Nazionale per la Lotta alla Siccità e alla Desertificazione.

16 9/13 Se la Puglia diventa un grande deserto.. Anche l Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale a alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiversità marino-costiera. Si stima che saranno sommersi circa chilometri quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. Per le Agenzie umanitarie si prospetta l adozione di provvedimenti senza precedenti, dovendo moltiplicare per 10 o 20 le loro riserve di emergenza. Zone a rischio desertificazione (% della superficie a rischio): - Puglia 60% - Basilicata 54% - Sardegna 52% - Sicilia 47% - Sardegna 31%

17 Profughi ambientali: casi di cronaca recente Gennaio 2010 Haiti terremoto di magnitudo 7.0 mw Febbraio 2010 Cile terremoto di magnitudo 8.8 mw Luglio 2010 Pakistan, regione di Peshawar (nord-ovest) inondazioni e alluvioni 3 milioni di persone colpite 2 milioni di sfollati 14 milioni di persone colpite (compresa la popolazione di India e Cina) oltre evacuati Agosto 2011 Uragano Irene (Repubblica Dominicana) Settembre 2011 Alluvione Pakistan (provincia di Sindh) 11mila sfollati Oltre 4 milioni di sfollati

18 A Cochabamba si rilancia la giustizia climatica Dalla dichiarazione finale della Conferenza dei Popoli sul Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra 22 aprile 2010 Cochabamba, Bolivia A fronte della mancanza di un riconoscimento giuridico e di un organo internazionale che prevenga e sanzioni i delitti e i crimini climatici e ambientali che attentano ai diritti della Madre Terra, a Cochabamba si è ribadita la necessità della creazione di un Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica e Ambientale, con una capacità giuridica vincolante COP 16 Dicembre 2010 Cancun, Messico

19 Profughi Ambientali Prospettive future 1. La comunità internazionale deve riconoscere formalmente la difficile situazione dei migranti climatici. Allo stato attuale nessuno si rende conto che una definizione di rifugiato, ai sensi del diritto internazionale, che include il degrado ambientale come un driver "valido" di spostamento potrebbe generare benefici netti per tutti i rifugiati (tradizionali e ambientali). Un riconoscimento internazionale deve essere ottenuto al fine di mettere questa questione nelle principali agende politiche internazionali. 2. Continuare nelle ricerche per comprendere le cause e le conseguenze della migrazione e per monitorare il loro numero. Gli studiosi dovrebbero sviluppare una migliore comunicazione e migliori relazioni di lavoro tra i diversi attori che si occupano di diritti umani, ambiente e migrazione. 3. Creare politiche di adattamento inclusive, trasparenti e responsabili. La scala dei cambiamenti ambientali attuali e futuri richiede un ruolo cruciale dei governi centrali. Inoltre, i benefici possono essere massimizzati e rischi minimizzato se le popolazioni vulnerabili sono significativamente coinvolti nella progettazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle risposte ai cambiamenti ambientali.

20 Profughi Ambientali Prospettive future Secondo l Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, i quattro punti di azione fondamentali sono: 1) Riconoscimento del problema da parte della comunità internazionale e conseguente riconoscimento dello status giuridico di profugo ambientale 2) Politiche contro la vulnerabilità 3) Mantenimento alto del livello della ricerca 4) Aiuto ai paesi in via di sviluppo

21 Grazie per l attenzione Maurizio Gubbiotti Responsabile Dipartimento Internazionale Legambiente

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