La crisi italiana. Italy (17) Euro Area 50,0 55,0 60,0 65,0 70,0 75,0

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1 La crisi italiana L'Italia è ancora in stato di stagnazione economica e le previsioni 2015 non sono confortanti 1. E' vero che tutta l'europa non è caratterizzata da un dinamismo brillante, ma l'italia ha la peggiore performance in quanto ha perso molto terreno dall'inizio della crisi congiunturale del 2007/08. Credo tuttavia che l'italia abbia ragioni di crisi strutturale da almeno 20 anni, direi prevalenti rispetto alla contingente crisi congiunturale, e aggravanti la stessa. Se guardiamo ai dati di sviluppo del PIL, dal 1996 al 2013 l'italia è rimasta sotto di circa un 1% ogni anno rispetto alla media della vecchia EU dei 15. Limitando il confronto agli ultimi 10 anni disponibili, ossia dal 2004 al 2013 con i maggiori paesi EU e includendo anche la Svezia, l'italia è sotto da un minimo di 1,1% rispetto alla Spagna a un 2,3% rispetto alla Svezia: Italy's Dati Eurostat average Diff. Germany 1,2 0,7 3,7 3,3 1,1-5,1 4,0 3,3 0,7 0,4 1,3-1,6 Spain 3,3 3,6 4,1 3,5 0,9-3,8-0,2 0,1-1,6-1,2 0,9-1,1 France 2,5 1,8 2,5 2,3-0,1-3,1 1,7 2,0 0,0 0,2 1,0-1,2 Italy 1,7 0,9 2,2 1,7-1,2-5,5 1,7 0,4-2,4-1,9-0,2 Sweden 4,2 3,2 4,3 3,3-0,6-5,0 6,6 2,9 0,7 0,9 2,1-2,3 U.K. 3,0 3,2 2,8 3,4-0,8-5,2 1,7 1,1 0,3 1,7 1,1-1,4 Conosciamo tutti i principali fattori critici della ns. economia. Tra questi: Il calo dell'occupazione, in un quadro caratterizzato da un tasso di occupazione da sempre inferiore a quello degli altri partners EU. Rispetto alla media dei paesi con l'euro (dati Eurostat): Italy (17) Euro Area 50,0 55,0 60,0 65,0 70,0 75,0 1 Sono del 14 Novembre i dati del PIL dell'eurozona relativi al 3 trimestre che segnano una leggerissima ripresa nei principali paesi EU mentre l'italia è ancora in recessione con un -0,1%. E' preoccupante la caduta degli investimenti nel settore industriale che in Italia contribuisce per il 20% alla generazione del PIL (si arriva al 27% se si somma il settore delle costruzioni, mentre il commercio all'ingrosso e al minuto pesano per l'11,5%). Sembrano in caduta anche i consumi interni; cala anche l'agricoltura e aumentano i servizi e, per fortuna, le esportazioni. Resta il fatto che la crisi italiana è la più profonda in Europa, Secondo l'istat, l'economia italiana è tornata ai livelli del

2 L'estrema criticità della disoccupazione giovanile, pari al 42-43% La de-industrializzazione in atto, con la chiusura di 1/4 delle aziende industriali dall'inizio della crisi, ossia dal 2008 Aggiungerei: un dato cronico dell'italia: l'investimento scarso in R & D, pari a poco più del 1% del PIL 2. Non dico che valga l'assunto svedese che la linea discriminante tra Paesi leaders e followers sia al 2,5%, ma è chiaro che un'economia a costi alti come la nostra non può non puntare sull'innovazione, e quindi sull'investimento in R & D, sul prodotto e non solo sull'innovazione di processo La perdita di produttività rispetto ai concorrenti stranieri Il peso fiscale sull'impresa. Se la tassazione sulla persona è fattore di scelta politica, quello sull'impresa de'essere condizionato dalla concorrenza con gli altri Paesi, vedasi la politica di notevole alleggerimento che da tempo oramai fanno ad esempio U.K. e Svezia. La massiccia presenza della PMI, con un peso notevolissimo di quella che in EU è definita VSE, la Very Small Enterprise, con meno di 10 addetti, debole di fronte alla sfida della globalizzazione. Da ultimo e non meno importante: La scarsa attrattività italiana per gli investimenti stranieri: o A livello del ROI/ROE, pesano un sistema fiscale troppo pesante per le aziende in confronto agli altri Paesi EU e anche una dotazione infrastrutturale quanto a trasporti e distribuzione più scadenti o Un sistema politico/istituzionale poco attraente o La Giustizia che peggio di così non potrebbe essere Un sistema istituzionale inadatto alla globalizzazione La caduta del muro di Berlino, del 1989, ha segnato il passaggio dal capitalismo al turbocapitalismo 3. L'Italia, contrariamente ad altri Paesi EU, non ha fatto alcunché per adeguarsi al nuovo clima che caratterizzava l'economia mondiale, quando nei Paesi più dinamici come gli U.S. nei primi anni '90 il dibattito di economisti e politici era imperniato su questo tema. Abbiamo un sistema istituzionale inadatto al clima della globalizzazione. La Costituzione, tanto esaltata da alcuni come la migliore del mondo, ha alcuni difetti legati al clima del dopoguerra e alla legittima reazione alla dittatura fascista. Ne è uscito un sistema molto lento nel processo decisionale in parte ma non solo dovuto al bi-cameralismo perfetto 4. L'indipendenza della magistratura, pur giusta nel senso che non sia assoggettata al potere esecutivo, ha creato un'isola di privilegio, con sviluppi retributivi automatici e prescindenti dal merito e dalla produttività. Altre isole privilegiate sono la burocrazia, alcune categorie professionali, le aziende partecipate da comuni ed enti locali, ecc.. Vi è poi nel settore pubblico, inteso nel senso più ampio quindi inclusa scuola e spesso 2 L'Italia non ha un clima favorevole alla ricerca. Ricordo la Olivetti che già negli anni '70 aveva trasferito la R&S in California. E così negli anni '90 la chiusura dello stesso reparto della Glaxo a VR e della Motorola a Torino. Si trattava di diverse centinaia di persone per ciascuno dei 3 casi. 3 Come usava dire Edvard Luttwak, in coerenza con il grande dibattito aperto anche ai massimi livelli universitari in U.S. nella prima metà degli anni '90. 4 Ricordo Bruno Visentini, che era stato anche deputato alla Costituente, quando già negli anni '70 usava ripetere come i padri costituenti avessero giustamente avuto nel 1947 la preoccupazione di evitare il risorgere del fascismo o di altra dittatura. Di qui una struttura costituzionale più adatta a bloccare il processo decisionale o a rallentarlo, rendendo più facile il veto rispetto alla decisione. Sistema inadatto ad un'economia globalizzata! 2

3 università, una sostanziale diffusa assenza del merito come condizione per la progressione di stipendio e carriera. In particolare: l'eccessiva produzione legislativa, 3 o 4 volte quella dei ns. partners EU. Legislazione per giunta spesso poco chiara, di difficile sistematicità e spesso di lenta e difficile implementazione 5. Un regime veramente democratico ha relativamente poche leggi, molto chiare, il più possibile stabili specie per quanto riguarda il fisco e la disciplina del mercato e dell'economia 6. La regolamentazione a valle della produzione legislativa, che tra l'altro rende lentissima l'implementazione di una parte notevole della produzione legislativa Una burocrazia non pesante in assoluto, quanto al n di addetti rispetto agli altri partners EU, ma lenta, farraginosa, con regolamenti e procedure spesso più attente alla forma che alla sostanza. I confronti EU sono materia di discussione sui media. Inoltre, non capisco perché in Italia i livelli retributivi top level della burocrazia, compresi quelli del Parlamento, dei capi della polizia, della Banca d'italia, ecc., siano in genere sproporzionati a quelli degli analoghi ruoli nei Paesi EU ns. partners e anche negli U.S. 7 La Giustizia completamente out. Lenta e pesante nell'amministrativo, a volte incredibile nel penale, ma sopratutto lontana da ogni normalità nel civile, anche soltanto per un semplice recupero crediti, per non parlare delle procedure fallimentari. Qui va detto chiaro e tondo che vi è una notevole difficoltà per chi voglia risolvere il problema perché vi sono privilegi e interessi forti e radicati, sia relativi ai magistrati che agli avvocati. Vale la pena fare un accenno ai Rapporti biennali del CEPEJ 8 - Commission Européenne pour l'efficacité de la Justice, organismo del Consiglio d'europa -. Quello del 2006 è ancora relativo all'eu dei 15 e si sofferma a lungo sul caso Italia. In sintesi: Il costo della Giustizia a livello pro-capite del cittadino è allineato a quello degli altri Paesi EU, che hanno tuttavia tempi dei processi molto più brevi. Non è quindi in una carenza di spesa la radice dell'inefficienza della ns. macchina giudiziaria. E' la composizione della spesa a risultare differente. Infatti: Il costo dei magistrati e del resto del personale incide sul totale della Giustizia per il 77% in Italia, contro il 55% in Austria, il 54% in Francia, il 60% per Germania e Svezia. Lo stipendio dei magistrati a inizio carriera è sostanzialmente allineato in EU, non nel suo sviluppo. Fatto 100 il valore iniziale, a fine carriera sale a 320 in Italia, a 240 in Austria, a 220 in Germania e 170 nei paesi Bassi. Il fatto che la progressione avvenga per anzianità, non per merito e incarichi svolti, spiega l'incidenza più alta che vi è in Italia. Gli avvocati erano nel Ora sono , pari ad 1 ogni 240 italiani, compresi vecchi, bambini, malati di Alzheimer ecc., ecc.! La media EU è di 1 ogni 1.000/1500, e 2500 in Svezia. Sono a Roma vi sono più avvocati che nell'intera Francia! E' chiaro che, nel civile, 5 A tutt'oggi, novembre 2014, vi sono ancora leggi varate da Monti che attendono i regolamenti attuativi da parte della burocrazia! 6 Non ho capito quali resistenze abbiano trovato anche esponenti politici che si dichiaravano bene intenzionati quali Tremonti, che pontificava sul tema della produzione legislativa a metri e sulla necessità di tagliare e semplificare. Si potrebbero fare infiniti esempi, ma ne basti uno solo: la norma fiscale dovrebbe essere chiara, ma spessissimo non è così. Si prenda il caso di uno sfratto per morosità dato non ad un inquilino residenziale, ancora più complicato, ma ad uno di un negozio o ufficio: Domanda: da quando il proprietario non è più gravato dall'irpef, malgrado ovviamente se ha fatto uno sfratto esecutivo non ha incassato l'affitto. Ebbene, è problema complesso e incerto. V. L'Esperto Risponde de Il Sole 24 Ore, quesito 3699 del 10 novembre 2014: Entrate divise sul prelievo nel caso di sfratto. 7 P.es. il capo della polizia con > ,00 di fronte al collega U.S. con non oltre ,00$ 8 Chissà perché: i mass media italiani danno rilievo poco o nulla a questi rapporti biennali. Chissà perché: questione di corporazioni troppo forti da non disturbare? 3

4 questo non dipende solo dalla litigiosità maggiore dell'italiano, ma dal sistema e dalle procedure. Un solo esempio: il tariffario civilistico altrove, come in Germania, prevede anche prestazioni a forfait. In Italia è dettagliatissimo, tanto da prevedere tutto fino alla fotocopia: questo, per l'avvocato che lavora poco, è l'occasione per moltiplicare le iniziative 9. Da notare sono anche i ricorsi in appello e in cassazione, questi ultimi sopratutto fuori misura rispetto agli standard degli altri Paesi. La spesa pubblica è argomento di tante discussioni circa la sua necessaria riduzione. Vorrei ricordare soltanto: La lentezza a standardizzare alcune voci di spesa, sanità in primis, molto diversa a livello pro-capite ancora tra regione e regione Così, non capisco la lentezza e la difficoltà a standardizzare più in generale il costo delle regioni: è vero che la Sicilia è a Statuto Speciale, ma ha quasi lo stesso numero di abitanti dell'emilia-romagna che spende 10 volte di meno! Mi risparmio i discorsi sugli stipendi dei rappresentanti politici, dei dirigenti, dei famosi forestali, ecc., ecc. Dobbiamo continuare ad avere 5 polizie? Dobbiamo mantenere >8.000 comuni o riusciamo a ridurne il numero? Il gap tra Nord e Sud è sempre invariato e forse ora si sta allargando. Abbiamo tante difficoltà, mafie in primis, la cultura politica e dell'acquisizione del consenso 10. Non sono un esperto del problema ma ricordo nel 1997 quando a Berlino un amministratore della città mi manifestava la preoccupazione circa gli investimenti dell'ovest che bypassavano la parte Est della Germania per andare, allora, nelle ex repubbliche satelliti. Dopo 20 anni dalla caduta del Muro, il,loro gap si era dimezzato! Vi è una sostanziale assenza del Merito nella valutazione e progressione di carriera del personale. Manca persino l'educazione in tal senso, tanto che l'introduzione dello stesso sarebbe di difficile implementazione e andrebbe curata con molta attenzione. Perché la carriera militare è fatta in modo che tutti o quasi diventano generali, magari quando maturano la pensione, non perché ne coprano la funziione? Questo discorso vale anche per la scuola e l'università. In quest'ultima, p.es., in Francia vi sono 2 livelli di docenti contro i 3 in Italia, e sono premiati a livello dello stipendio in base alla qualità della ricerca, riconosciuta con standard internazionali. Vi sono poi 12 o 13 università top level dove docenti e studenti sono attentissimamente selezionati. Questo senza considerare l'ena (Ecole Nationale d'administration) dalla quale esce gran parte della classe dirigente francese, anche a livello dell'impresa privata 11. Ultimo ma non meno importante: concorrenza e mercato anche nel settore dei Servizi Pubblici Locali: se ne parla da anni in Italia ma mi sembra che non si faccia un solo passo in questa direzione. Il discorso di Renzi di ridurre le aziende partecipate dai comuni dalle attuali a pare si stia annacquando, e resta poi da vedere si si apriranno al mercato e come Non a caso Lavoce.info ha un articolo di Matteo Maria Galizzi e Paolo Buonanno, in data 15/01/2010, dal titolo significativo, Più Avvocati, più Cause. 10 Temo valga sempre la tesi di Gaetano Salvemini su Il Ministro della Malavita (V. articoli su Il Ponte di P. Calamandrei, negli anni '50), a proposito di Giolitti, onesto al Nord e spregiudicato al Sud 11 Quando nel periodo della deregulation delle TLC's presiedevo ACE 2000 FORUM (Advanced Communications for Europe) associazione creata da France Télécom a Parigi, il Presidente di quest'ultima, Michel Bon, faceva una rara eccezione alla regola in quanto non proveniva dall'ena. 12 Troppo spesso le aziende partecipate dai comuni sono un ricettacolo per i politici trombati, e hanno comunque strutture sovrabbondanti. Per citare un esempio di confronto tra gestione pubblica e privata, da uno studio commissionato dalla Regione, pure un po' vecchio ma il quadro non è sostanzialmente cambiato, del 2005, cui ho collaborato con Ca' Foscari e relativo al TPL, risultava per l'actv (che copre da siolo il 42% del TPL del Veneto): 4

5 Per concludere, questa esposizione non pretende di essere esaustiva sulle ragioni della crisi italiana, ma vuole porre in luce la necessità di alcune riforme radicali, conditio sine qua non per la ripresa normale dell'economia in un contesto europeo già difficile. Se a breve non saremo capaci di riprendere un ritmo di crescita più consistente, non saremo in grado di offrire una prospettiva ai giovani e ai cinquantenni che perdono il posto di lavoro. Devo purtroppo confessare che non vedo realistica una prospettiva di vere riforme in Italia. Renzi ha abbozzato una riforma della Giustizia che tampona certi problemi, p.es. per smaltire il civile arretrato, ma non tocca la sostanza del sistema, tra l'altro inimicandosi già per poco la categoria dei magistrati. Altri Paesi hanno avuto più coraggio. Margareth Thatcher, Primo Ministro U.K. dal 1979 al 1990, ha rovesciato la crisi recessiva e l'alta disoccupazione del suo Paese attraverso un'accentuata deregulation particolarmente nel settore finanziario, una flessibilità del mercato del lavoro, la privatizzazione delle imprese controllate dallo Stato, la riduzione del potere dei sindacati. Gerhard Schröeder, Cancelliere della Germania Federale da fine 1998 al 2005, ha fatto ripartire l'economia tedesca con riforme coraggiose, pur a costo di perdere le elezioni. Più lontana dalla ns. esperienza è la Svezia, entrata in crisi col suo welfare dalla culla alla tomba già nel 1990 e con un -4% del PIL nel Ha anticipato la deregulation TLC's al Lo stesso anno Stoccolma era già cablata con la fibra ottica a banda larga 13. L'anno successivo ha privatizzato il TPL, sempre col principio infrastruttura pubblica e servizi privati in concorrenza. Poi ha riformato pensioni e sanità. Risultato, dal 1994 un +3% del PIL/anno con punte del 4%; crisi del 2008 più breve e ripresa successiva, anche se un po' più modesta. Se l'italia vuole rompere l'attuale stagnazione deve trovare una classe politica capace di fare, non solo parlare di vere e profonde riforme, anche a costo di perdere le elezioni dopo averle realizzate. Saremo capaci di rompere una struttura troppo solida e radicata d'interessi organizzati, di corporazioni e di situazioni consolidate? Io credo che una forza politica nuova debba porsi un forte obiettivo di cambiamento, conditio sine qua non per non far perdere all'italia quella situazione di benessere e di capacità competitiva che aveva raggiunto. Aldo Mariconda I ricavi da biglietti e abbonamenti coprono i costi al 60% per la navigazione, al 35% per i bus di terraferma e Chioggia, al 20% per le tratte fuori Venezia Un autista ACTV guida 4 ore e 1/4 al giorno su un orario lavorativo di 6 e 1/2. Il collega privato guida 6 ore e 1/2 su 10 e 1/4 guadagnando il 30% in meno rispetto al collega pubblico E' vero che la privatizzazione impone per legge il mantenimento dei contratti di lavoro goduti dagli autisti pubblici, ma in prospettiva vi sarebbe comunque un progressivo vantaggio. Una possibile scelta, per ACTV, sarebbe anche quella di affidare tutto l'extra-urbano al privato aziende anche d'importanza mondiale sono scese in campo in concorrenza con Telia AB, la Telecom svedese. 5

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