Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale

Save this PDF as:
 WORD  PNG  TXT  JPG

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale"

Transcript

1 ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ DIPARTIMENTO AMBIENTE E CONNESSA PREVENZIONE PRIMARIA REPARTO AMBIENTE E TRAUMI OSSERVATORIO NAZIONALE AMBIENTE E TRAUMI (ONAT) Sergio Dondolini Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale [2003] Pubblicato in Aspetti sanitari della sicurezza stradale, a cura di Franco Taggi, Istituto Superiore di Sanità, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roma, 2003, pp Il contenuto di questa pubblicazione può essere utilizzato citando la fonte nel modo seguente: Sergio Dondolini, "Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale", in Aspetti sanitari della sicurezza stradale, a cura di Franco Taggi, Istituto Superiore di Sanità, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roma, 2003, pp

2 Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale* Sergio Dondolini Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Dipartimento dei trasporti terrestri e dei sistemi informativi e statistici, Direzione Generale della motorizzazione e della sicurezza del trasporto terrestre Premessa La circolazione stradale nel nostro Paese registra annualmente circa morti, più di un milione di feriti, invalidi con un costo sociale di circa 20 miliardi di Euro. Questo tragico bilancio corrisponde ad un trend che da molti anni a questa parte è rimasto sostanzialmente stabile: il che sta ad evidenziare che le iniziative che fino ad oggi si è cercato di attivare non hanno conseguito i risultati auspicati. Si tratta dunque di vedere nell ambito di un contesto caratterizzato dalla presenza di circa 45 milioni di veicoli (un veicolo ogni 1,7 abitanti: stessa densità degli Stati Uniti) e oltre 35 milioni di abilitati alla guida quali azioni si debbano perseguire per centrare quell obiettivo che l attuale Governo sente come un dovere prioritario e cioè una decisa riduzione della incidentalità. Il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale (PNSS) La piena consapevolezza della centralità del tema della sicurezza stradale e della necessità di affrontarlo in modo sistematico e strutturale è maturata solo negli ultimi anni. La legge 144 istitutiva del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale promulgata nel 1999 è la testimonianza evidente del ritardo con cui è stata presa piena coscienza del problema e della necessità di predisporre uno strumento pianificatorio per affrontarlo. * Estratto dal documento predisposto dal Dipartimento dei trasporti terrestri per l audizione del 27 febbraio 2003 del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sulle questioni concernenti la sicurezza stradale presso la IX Commissione della Camera dei Deputati. 19

3 La definizione del documento ha seguito un complesso iter procedurale che ha fatto ampiamente ricorso a procedimenti di concertazione e verifica con i numerosi soggetti competenti sulla materia. In particolare, a tal fine è stato necessario istituire due organismi i cui lavori hanno avuto una fase di avvio più lenta, dovendo tenere conto dell intervenuta riforma del titolo V della Costituzione e del conseguente passaggio di numerose competenze alle Regioni: la Consulta Nazionale per la Sicurezza Stradale, alla quale partecipano le rappresentanze delle imprese e delle parti sociali, costituita tramite un accordo con il CNEL; il Comitato Nazionale per la Sicurezza Stradale, al quale partecipano tutte le istituzioni interessate (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), Ministero dell interno, Ministero della salute, Ministero dell istruzione, dell università e della ricerca, Ministero dell ambiente e della tutela del territorio, ANCI, UPI, Conferenza delle Regioni); Al termine del complesso iter procedurale, nel mese di novembre del 2002 si raggiunge una piena intesa tra Governo centrale e rappresentanti dei Governi regionali, delle Province e dei Comuni, sui termini della attuazione del Piano. Il 29 novembre 2002 il CIPE approva contestualmente il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale e il primo programma di attuazione. Obiettivi e contenuti del piano Il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale ha l obiettivo di ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali del 40% in un decennio. Tale obiettivo, sulla base delle indicazioni della Commissione europea, è stato adottato da tutti i Paesi dell UE, con poche eccezioni che hanno adottato un più impegnativo obiettivo di ridurre il numero di morti del 50%. La strategia fondamentale del Piano può essere riassunta in tre punti: a) sviluppo di un azione immediata sulle situazioni a maggior rischio e dove sussistono le condizioni tecniche e organizzative per poter avviare subito gli interventi, a tale proposito il Piano individua le strade a massimo rischio, le tipologie di utenti della strada che risultano più vulnerabili (giovani e anziani), i tipi di mobilità che determinano le più elevate quote di vittime (i tragitti casa lavoro) e propone di intervenire prioritariamente in tali situazioni; b) rafforzamento delle strutture tecniche e della strumentazione necessaria per governare efficacemente la sicurezza stradale, a tale proposito il Piano evidenzia come sia necessario un notevole impegno sul piano conoscitivo e, soprattutto, sul piano degli strumenti tecnico-amministrativi per recuperare un ritardo che sta diventando sempre più ampio (negli ultimi dieci anni l Italia ha ridotto il numero di vittime dell 8%, il tasso più basso tra tutti i Paesi sviluppati, nell UE il tasso medio di riduzione è di poco infe- 20

4 riore al 30%, alcuni Paesi hanno ampiamente superato il 40%, in sostanza il nostro Paese deve passare da una velocità di riduzione dello 0,8% ad una velocità cinque volte superiore, 4,0% annuo, e tale cambiamento non appare raggiungibile senza un adeguata riorganizzazione e un efficace sviluppo delle strutture tecniche, dei processi decisionali, della strumentazione); c) coinvolgimento delle imprese e delle parti sociali nella attuazione del Piano e nella verifica dei risultati delle azioni intraprese (la sicurezza stradale da un lato è questione che riguarda tutto il Paese nel suo complesso, imprese, famiglie e istituzioni, e dall altro rappresenta un problema che può essere risolto solo con la piena adesione e collaborazione di tutte le componenti sociali; per realizzare tale coinvolgimento in modo efficace e proficuo il Piano individua le necessità di creare una nuova cultura della sicurezza stradale e cioè una maggior consapevolezza del problema e soprattutto una nuova consapevolezza su come ciascuna componente sociale, ciascun settore produttivo, ciascuna istituzione possa concretamente concorrere al miglioramento della sicurezza stradale). Per concretizzare tale strategia il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale definisce: a) cinque linee di azione di primo livello 1) messa in sicurezza delle strade extraurbane a massimo rischio (individuate attraverso opportune analisi ed elencate nell Allegato Tecnico del Piano) 2) miglioramento della sicurezza nelle zone urbane ad elevata incidentalità (si ricorda che il 42% dei morti e il 72% dei feriti si determina su strade urbane); 3) provvedimenti a difesa degli utenti a rischio (giovani, anziani, pedoni, ciclisti, conducenti di motocicli); 4) rafforzamento e intensificazione dell azione di contrasto e repressione dei comportamenti di guida ad elevato rischio (tale azione, per essere sviluppata con piena efficacia, richiede anche una modificazione dell attuale normativa); 5) gestione dei limiti di velocità; b) dodici linee di azione di secondo livello 1) riorganizzazione e sviluppo di strutture tecniche e strumenti a supporto dell azione di governo della sicurezza stradale, ivi compresa la costruzione di una rete di monitoraggio nazionale, regionale e locale); 2) costruzione di una nuova cultura della sicurezza stradale (riferita alla popolazione in età scolare, agli adulti, ai tecnici delle amministrazioni competenti in materia, ai responsabili delle imprese che operano nel campo delle reti e dei servizi di trasporto e, anche, ai decisori delle politiche di sicurezza stradale); 3) rafforzamento dell azione generale di prevenzione, controllo e repressione (con particolare riferimento ad un maggior coordinamento tra le forze di polizia e ad una maggiore finalizzazione dell azione verso la sicurezza 21

5 stradale); 4) miglioramento e riorganizzazione dell azione del sistema sanitario nazionale; 5) messa in sicurezza di sistemi stradali e sistemi di mobilità (interventi integrati a livello comunale e provinciale); 6) miglioramento della qualità della rete e sviluppo della manutenzione programmata (analisi del rischio, individuazione dei cicli di obsolescenza e delle soglie critiche, programmazione degli interventi con ottimizzazione del rapporto tra spesa e risultati in termini di riduzione dei livelli di rischio, etc.); 7) sviluppo del sistema assicurativo affinché possa contribuire al miglioramento della sicurezza stradale; 8) miglioramento della sicurezza del parco veicoli; 9) rafforzamento dei livelli di sicurezza per il guidatori professionali e, più in generale, per tutti coloro che guidano per motivi di lavoro e creazione di condizioni di maggiore sicurezza per la mobilità casa-lavoro; 10) riorganizzazione del trasporto collettivo al fine di rafforzarne il contribuito al miglioramento della sicurezza stradale; 11) creazione di condizioni di maggiore sicurezza per il settore del trasporto e distribuzione merci su gomma; 12) elaborazione di un Piano di aree di sosta e servizio per l autotrasporto. Ogni linea di azione viene articolata in diverse attività o campi di intervento specifici che descrivono in concreto gli interventi da realizzare. Costi e benefici del piano Per realizzare le azioni sopra indicate nell arco di un decennio e per raggiungere l obiettivo della riduzione delle vittime degli incidenti stradali del 40% il Piano stima un fabbisogno finanziario complessivo di circa milioni di euro, in linea con il volume di investimenti in sicurezza stradale realizzato dalla maggior parte dei Paesi dell UE. L ipotesi di copertura del fabbisogno potrà essere soddisfatto in parte attraverso investimenti aggiuntivi ( milioni di Euro) e in parte attraverso la rifinalizzazione verso interventi di miglioramento della sicurezza stradale della spesa in reti e servizi di trasporto (7.500 milioni di Euro). Gli investimenti aggiuntivi, nello scenario delineato dal Piano, si ripartiscono tra Governo centrale (7.150 milioni di Euro, sempre in dieci anni), Regioni, Province e Comuni (3.250 milioni di Euro), Società concessionarie dei servizi autostradali (1.200 milioni di Euro), investimenti del settore privato derivanti da accordi di partenariato (400 milioni di Euro). Nell arco del decennio, l investimento annuale evolve da meno di 300 milioni di Euro nel primo anno di attuazione a oltre milioni di Euro nell ultima fase, in relazione al progressivo sviluppo delle capacità tecniche e di spesa di tutti i soggetti coinvolti nell attuazione del Piano. 22

6 A fronte di tale spesa si stima un beneficio economico (derivante dalla riduzione dei costi sociali determinati dagli incidenti stradali) di oltre milioni di Euro. Si evidenzia dunque che migliorare la sicurezza stradale non costituisce solo un impegno (un obbligo) etico e sociale ma anche un azione economicamente vantaggiosa per tutto il Paese e, in particolare, per le Amministrazioni pubbliche, per le imprese (che subiscono notevoli danni economici a causa degli incidenti stradali) e per le famiglie. Il primo programma annuale di attuazione Il primo Programma Annuale di Attuazione seleziona 15 azioni specifiche che vengono considerate particolarmente urgenti e la cui attuazione può essere avviata subito. Tali azioni sono: 1) messa in sicurezza delle strade extraurbane a massimo rischio; 2) messa in sicurezza delle zone urbane ad alta incidentalità; 3) manutenzione programmata della rete extraurbana al fine di migliorare i livelli di sicurezza; 4) moderazione del traffico e riqualificazione urbana per migliorare la sicurezza stradale, con particolare riferimento agli utenti più vulnerabili (anziani, pedoni, ciclisti, giovani, etc.); 5) rafforzamento dell azione di informazione e delle campagne di sensibilizzazione ai valori della sicurezza stradale; 6) rafforzamento e miglioramento dell azione di educazione stradale nelle scuole; 7) miglioramento della sicurezza stradale nei tragitti casa-lavoro; 8) riorganizzazione del trasporto collettivo per rafforzarne il contributo alla sicurezza stradale; 9) miglioramento del contributo del sistema assicurativo alla sicurezza stradale; 10) creazione di centri di pianificazione, programmazione e monitoraggio della sicurezza stradale a livello comunale e provinciale; 11) creazione di uffici di polizia locale dedicati esclusivamente al miglioramento della sicurezza stradale e collegata formazione professionale; 12) interventi integrati su rete, mobilità, regolamentazione del traffico, coordinamento e sviluppo dell azione di controllo, prevenzione e repressione, etc.; 13) progetti pilota per la redazione e attuazione di Piani o programmi integrati a livello comunale o intercomunale o provinciale; 14) elaborazione di intese e convenzioni tipo per incentivare forme di partenariato pubblico-privato; 15) definizione dell architettura della rete di monitoraggio sulla sicurezza stradale, sull attuazione del Piano e sui risultati da questo conseguiti. Tutte queste azioni potranno essere realizzate da Comuni, Province e 23

7 Regioni (se proprietarie di strade) in relazione a indirizzi, criteri e parametri fissati dal Programma. Principi di riferimento del programma Regioni, Province e Comuni, nell allocazione delle risorse e nell attuazione degli interventi, dovranno uniformarsi ai seguenti principi di riferimento: 1. premialità dei finanziamenti sulla base di criteri di merito (efficacia, tempestività, etc.); 2. proporzionalità dell impegno finanziario al danno sociale e cioè, intervenire con maggiori risorse laddove il numero delle vittime degli incidenti stradali è più elevato); 3. specificità e aggiuntività e cioè, finanziare interventi dedicati in modo esclusivo al miglioramento della sicurezza stradale e impiegare le risorse del Programma in modo aggiuntivo al fine di aumentare il monte complessivo di risorse che afferiscono al settore della sicurezza stradale; 4. priorità e cioè, intervenire in via prioritaria nelle situazioni con i più gravi fattori di rischio; 5. intersettorialità e completezza e cioè, favorire, a parità di altre condizioni, gli interventi che: a. intervengono su tutti i fattori di rischio; b. coinvolgono tutti i soggetti (pubblici e privati) che possono contribuire al miglioramento della sicurezza stradale. Le risorse del primo programma e i meccanismi di allocazione Le risorse finanziarie per l attuazione del primo Programma Annuale sono quelle rese disponibili dalla legge n 488/99 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), art. 56, pari, per l anno 2002, a circa 130 milioni di Euro, sotto forma di cofinanziamento agli enti proprietari delle strade - ad eccezione della rete stradale statale per la quale il meccanismo di finanziamento è indicato dall art. 32 della legge n.144/99 e dall ultima finanziaria - e dalle risorse proprie di Comuni e Province, valutabili in circa 150 milioni di Euro. Nel complesso, dunque, il primo Programma Annuale di Attuazione del Piano dovrebbe attivare circa 280 milioni di Euro. Il meccanismo di base di allocazione delle risorse indicato dal programma è il seguente: a) Il Governo nazionale, tramite il Programma Annuale di Attuazione, fissa i principi di riferimento, gli indirizzi, i parametri e i criteri per la selezione delle proposte di miglioramento della sicurezza stradale che rientrino in uno dei campi di intervento sopra elencati. b) Sempre il Governo nazionale ripartisce le risorse di cui alla legge n.488/99 (130 milioni di Euro) tra le Regioni in modo proporzionale al danno sociale determinato dagli incidenti stradali (costo sociale dei morti e dei feriti da incidenti stradali). La ripartizione è già indicata nel programma. 24

8 c) Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regioni, Province e Comuni concordano criteri e parametri per la selezione delle proposte da finanziare e per la concreta attuazione del Piano. d) Le Regioni, sulla base degli indirizzi del Programma e in conformità ai criteri e parametri sopra indicati, emanano bandi regionali (o altri meccanismi di scelta delle proposte) e attribuiscono le risorse alle proposte che offrono maggiori garanzie di efficacia e tempestività. Regioni, Province e Comuni costituiscono le Commissioni regionali per la scelta delle proposte da finanziare. Si segnala infine che il programma definisce anche i massimali di cofinanziamento sia in valore assoluto (somma massima erogabile come finanziamento dello Stato), sia in valore percentuale (quota massima di partecipazione delle risorse statali ai costi dell intervento) attraverso un attenta graduazione che tiene conto della effettiva capacità di investimento delle diverse tipologie di Province e Comuni e tende a trovare un soddisfacente equilibrio tra l esigenza della massima diffusione degli incentivi (in modo da innescare il più ampio processo di rafforzamento della sicurezza stradale) e l esigenza di dimensionare gli incentivi in modo che questi determinino una reale innovazione nei processi di miglioramento della sicurezza stradale (dimensionando quindi gli incentivi in modo da superare una soglia minima al di sotto della quale non si innescherebbero degli efficaci processi di riorganizzazione, sviluppo e innovazione). Tali massimali potranno essere modificati dalle Regioni in relazione a particolari e specifiche caratteristiche dell incidentalità regionale. Allo stato attuale i massimali indicati dal Programma dovrebbero consentire il cofinanziamento di interventi, a seconda della composizione e delle caratteristiche delle proposte. Studi e ricerche sui fattori umani e infrastrutturali E allo studio un progetto, da completare nel breve-medio periodo, che si fonda sulla realizzazione e interazione di due banche di dati, una volta all analisi dei fattori di rischio derivanti dalle condizioni socio-sanitarie, epidemiologiche e biomeccaniche (quest ultime in particolare sugli utenti deboli quali anziani, portatori di disabilità) associate ai comportamenti del guidatore negli incidenti stradali, l altra che verrà popolata da una messe di dati sugli incidenti stradali la quale, georeferenziandosi attraverso un ulteriore interrelazione con un dettagliato archivio delle strade a rilevanza nazionale e locale, consentirà la realizzazione di una puntuale mappa di rischio infrastrutturale. L interazione tra le banche dati permetterà il continuo costante monitoraggio del fenomeno dell incidentalità e sulle cause da cui lo stesso origina, sia di tipo comportamentale che di natura infrastrutturale, consentendo inoltre: un miglioramento nel governo degli interventi di primo e di pronto soc- 25

9 corso; uno sviluppo mirato di metodiche di riabilitazione; una mappatura dei punti cosiddetti critici della rete viaria; una programmazione mirata di interventi sulle infrastrutture a rischio; una campagna formativa e di educazione stradale più mirata rivolta sia agli utenti che agli addetti istituzionali e non; lo sviluppo di un processo di scambio di informazioni e raccomandazioni tecniche con l industria dell auto; la proposta di nuove normative di natura tecnica o sanzionatoria da avanzare presso le sedi istituzionali che si rendessero necessarie a fronte degli sviluppi delle nuove conoscenze; una verifica in termini di benefici economici diretti ed indiretti per la collettività dati dai nuovi approcci. Lo studio prende le mosse dagli obiettivi indicati dal PNSS (Piano Nazionale Sicurezza Stradale). L esigenza nasce dalla consapevolezza che manca un panorama italiano in merito all analisi dei fattori umani per la sicurezza stradale ed un confronto con lo stato dell arte in Europa In questo senso il Dipartimento dei Trasporti Terrestri del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) sta analizzando l opportunità di realizzare un Centro Studi e Ricerche sui Fattori Umani ed Infrastrutturali nella Sicurezza Il progetto vede la presenza di promotori istituzionali tra i quali, oltre il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quelli degli Interni, della Salute, dell Istruzione, la partecipazione delle autonomie locali, la presenza di partner quali l Istituto Superiore di Sanità, l ISTAT, l ACI, Associazioni di costruttori, di operatori di settore e vari Istituti di cura e riabilitazione. Di seguito si offre un maggior dettaglio, rispetto alla premesse, delle ipotesi di sviluppo. Obiettivi specifici: 1. Miglioramento della conoscenza, attraverso una raccolta di dati tempestiva, qualitativa e completa sull incidentalità; 2. Identificazione e quantificazione dei fattori di rischio della sicurezza stradale da un punto di vista causale, epidemiologico e biomeccanico; 3. Sviluppo di supporti tecnico-modellistici alle attività di prevenzione messe in atto e sviluppo prototipale di nuove strategie, con particolare riferimento agli aspetti sanitari ed alla disabilità; 4. Valutazione dell impatto socio-sanitario delle azioni di prevenzione promosse sul territorio e quantificazione delle corrispondenti ricadute economiche; 5. Istituzione di corsi di formazione e aggiornamento per il personale del MIT, del Ministero della salute, del Servizio Sanitario Nazionale (diparti- 26

10 menti prevenzione delle ASL) e di altre Istituzioni sul problema della sicurezza stradale. Per ogni obiettivo specifico corrisponde una linea di attività di studio e ricerca. Linee di attività di studio e ricerca 1. Raccolta di dati dalle Autorità di vigilanza (polizia stradale, carabinieri, vigili urbani, ecc.) e mediante accesso diretto ai Centri ospedalieri e di Pronto Soccorso. I primi sono gli stessi dati che andranno a popolare anche la Banca Dati su gli incidenti stradali in realizzazione presso il CED del Dipartimento dei Trasporti Terrestri del MIT. I dati relativi alle caratteristiche geometriche e di traffico della infrastruttura stradale nel luogo dell incidente andranno ad alimentare l apposita banca dati curata dall ACI attraverso l Osservatorio per la sinistrosità stradale. Tali dati dovranno essere opportunamente georeferenziati, attraverso ad esempio l incrocio degli stessi con la Banca Dati costituita dall Archivio Nazionale delle Strade in corso di realizzazione da parte del Dipartimento delle Opere Pubbliche e dell Edilizia del MIT. Altre fonti di dati potranno essere costituite dalle Commissioni Medicolocali per le patenti, nonché da quelle provenienti dagli Istituti Assicurativi. Con i vari dati si andranno ad analizzare la gravità, in termini di mortalità, invalidità, traumi secondari degli incidenti stradali. 2. Elaborazione dei dati (infrastrutturali e umani) Dati infrastrutturali Attraverso l elaborazione dei dati infrastrutturali si potrà migliorare la conoscenza della localizzazione degli incidenti mediante ampliamento e manutenzione della Tabella strade ed implementazione della Tabella Strade Provinciali. Dalla georeferenziazione degli incidenti sarà possibile produrre mappe tematiche dell incidentalità stradale. Dati umani Attraverso l elaborazione dei dati potranno essere analizzati la tipologia e gli aspetti biomeccanici degli incidenti, le caratteristiche e l efficacia biomeccanica dei dispositivi di sicurezza offrendo in tal modo un forte contributo nella ricerca costruttiva dei veicoli ed allo sviluppo di una conseguente mirata evoluzione normativa. Ancora l elaborazione dei dati condurrà ad offrire un quadro sistemico sui comportamenti a rischio, sulle caratteristiche psicofisiche dell utenza anche con riferimento ai soggetti portatori di disabilità (anche mediante utilizzo di metodiche neuro-psicologiche e di simulatori di guida), sulla distribuzione nella popolazione di patologie e situazioni invalidanti di interesse per la guida, sui comportamenti a rischio con particolare riguardo ai giovani ed alle 27

11 altre fasce d utenti deboli (guida aggressiva, disturbi dell attenzione, mancato utilizzo del casco e delle cinture, uso del cellulare, sonnolenza, stanchezza, influsso dell alcol e di sostanze stupefacenti e di farmaci, rischi associati all età ed a particolari condizioni patologiche). Tutto ciò permetterà anche un affinamento delle azioni di prevenzione e della normativa di sostegno alle stesse. 3. Sviluppo di un supporto tecnico-modellistico Lo sviluppo di un supporto tecnico-modellistico, consentirà azioni tese al miglioramento della gestione del Primo Soccorso e del Pronto Soccorso con conseguente positiva ricaduta sulla riduzione delle conseguenze dell incidente stradale e sul miglioramento della tempestività delle procedure di riabilitazione. Azione sinergica con quelle appena dette potrà svilupparsi avviando un processo di riabilitazione alla guida anche per utenti definitivamente portatori di disabilità da effettuarsi con prove reali su apposito circuito di prova e su simulatori. 4. Impatto socio-sanitario I modelli matematici di cui al punto 3, permetteranno inoltre un costante e continuo controllo di dati osservazionali e di indicatori mediante i quali potrà essere apprezzata l efficacia dei nuovi approcci sanitari, delle mirate azioni preventive accompagnate dalla necessaria normativa come detto al punto 2, valutando l incidenza che questi avranno sui costi associati agli incidenti stradali in termini di benefici economici diretti ed indiretti sulla collettività. 5. Formazione e aggiornamento I corsi di formazione e di aggiornamento costituiranno per il Centro, un momento fondamentale per la diffusione e la divulgazione a tutte le istituzioni ed enti a vario titolo interessati, delle nuove metodiche, dei nuovi approcci, delle azioni di prevenzione. Tali corsi dovranno essere accompagnati dall indizione di convegni, dalla produzione di materiale formativo-informativo, dalla produzione di libri, di rapporti ecc.. Va a questo punto detto che esistono già numerose realtà organizzate che per singole tematiche hanno già conseguito notevoli risultati, ancorché parziali rispetto al tema di più ampio respiro illustrato in queste pagine. Tali progetti già in corso potrebbero confluire nell attività del Centro ed in questo senso sono stati avviati contatti con le realtà Istituzionali e non, titolari dei detti progetti, registrando un ampio consenso al riguardo. Se ne illustra a seguire un campione rappresentativo. 28

12 Progetti a carattere permanente OGGETTO Valutazione in tempo reale della mortalità per incidente stradale Valutazione in tempo reale dei ricoveri per incidente stradale Valutazione in tempo reale degli accessi al Pronto Soccorso per incidente stradale Valutazione in tempo reale dell incidenza di traumi particolarmente invalidanti secondari a incidente stradale Valutazione in tempo reale della tipologia dei soggetti presenti negli istituti di riabilitazione per traumi cranici e spinali secondari a incidente stradale Sorveglianza in tempo reale su scala nazionale dell uso casco e cinture (sistema nazionale ULISSE) Indagine annuale multirischio per studenti delle scuole superiori italiane (Progetto AMR/Scuole) Monitoraggio e miglioramento delle attività commissioni medico-legali (progetto COMPATT) Sito web Riabilitazione alla guida del traumatizzato cranioencefalico Alcol, droghe ed incidenti stradali (entro il 2003 sono previsti più di 5000 test sulla saliva in conducenti infortunati in incidenti stradali) Analisi e valutazione dei dati raccolti nei centri di mobilità FIAT AUTO su soggetti disabili in prove su simulatore METODOLOGIA Progetto DATIS (ISS) e ISTAT Progetto DATIS (ISS) Progetto DATIS e collegamento con il Sistema SINIACA (ISS e Regioni) Progetto DATIS (ISS) e Società di Medicina Progetto DATIS e progetto COMASS (ISS) e dall IRCCS Fondazione Santa Lucia e dalle Società di medicina della riabilitazione Progetto DATIS (ISS) e dal MIT attualmente funzionante a cadenza mensile Progetto DATIS (ISS) e Progetto EPIV (ISS) Gruppo di lavoro V Mobilità, Ministero della Salute Realizzato da MIT e ISS nel progetto DATIS Progetto COMASS in coll. tra MIT, ISS, IRCCS Fondazione Santa Lucia, Fiat Auto Programma Autonomy Ramo del progetto EPIV (Epidemiologia e prevenzione degli incidenti e della violenza) dell ISS Progetto CMFIAT Centri di Mobilità Fiat 29

13 Esempi di attività e di progetti che potrebbero essere attivati nel medio-termine: Studi mirati alla misurazione della Capacità di guida, valutate attraverso simulatori (VCR) e prove di guida secondo specifici parametri, i cui risultati potranno essere recepiti ai fini del miglioramento degli standard di una soglia minima di accesso alla patente di guida; Realizzazione nell ambito del Centro di una Pista che permetta le attività di guida di una vettura standard o modificata appositamente per disabili. La pista potrà essere usata nell ambito delle valutazioni di efficacia di metodologie per l educazione stradale e per le prove di guida e potrà essere punto di riferimento nazionale per tutti gli enti pubblici che intendono sostenere ed incentivare tale attività; Corsi di Formazione e Aggiornamento. Si riassumono infine i prodotti conseguibili con l attività del Centro: Prodotti del Centro destinati ad una molteplicità di enti ed istituzioni Banca dati su: - mortalità, ricoveri, accessi al Pronto Soccorso, incidenza di traumi particolarmente invalidanti, dati descrittivi per determinare cause degli incidenti stradali; - localizzazione incidenti stradali; Mappe tematiche sull incidentalità stradale; Report periodici sull attività di studio e ricerca condotta; Raccomandazioni tecniche da avanzare presso l industria dell auto; Raccomandazioni tecniche e proposte di normativa da avanzare presso le sedi istituzionali competenti; Sviluppo di nuove strategie per aspetti sanitari e utenze deboli. Prodotti del Centro di specifico interesse per il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Banca dati descrittiva delle cause degli incidenti stradali (interconnessione tra la Banca dati degli incidenti del CED del Dipartimento dei Trasporti Terrestri del MIT, la banca dati dell ACI per la localizzazione e caratteristiche infrastrutturali del luogo dell incidente e la Banca Dati Archivio Nazionale delle Strade del Dipartimento delle Opere Pubbliche e dell Edilizia del MIT); Raccomandazioni tecniche da avanzare presso l industria dell auto; Raccomandazioni tecniche e proposte di normativa da avanzare presso le diverse sedi istituzionali competenti; Report sul monitoraggio dei risultati conseguiti per il raggiungimento degli obiettivi. 30

INDIRIZZI GENERALI E LINEE GUIDA DI ATTUAZIONE DEL PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE NOTA DI SINTESI

INDIRIZZI GENERALI E LINEE GUIDA DI ATTUAZIONE DEL PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE NOTA DI SINTESI INDIRIZZI GENERALI E LINEE GUIDA DI ATTUAZIONE DEL PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE NOTA DI SINTESI 1. OBIETTIVI Il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale è istituito dalla legge del 17 luglio

Dettagli

AGGREGAZIONE COMUNI PROVINCIA DI AVELLINO CAPOFILA COMUNE DI FRIGENTO

AGGREGAZIONE COMUNI PROVINCIA DI AVELLINO CAPOFILA COMUNE DI FRIGENTO Stradale. Procedura concorsuale per l'assegnazione di contributi finanziari ai Regione Campania Decreto Dirigenziale 54 del 25/03/2013 COMUNI AZIONI PER LA SICUREZZA STRADALE PREMESSA...3 SETTORE A...3

Dettagli

CONSIDERAZIONI SULLA RETE DI MONITORAGGIO DELLA SICUREZZA STRADALE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI CENTRI DI MONITORAGGIO PROVINCIALI E COMUNALI

CONSIDERAZIONI SULLA RETE DI MONITORAGGIO DELLA SICUREZZA STRADALE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI CENTRI DI MONITORAGGIO PROVINCIALI E COMUNALI CONSIDERAZIONI SULLA RETE DI MONITORAGGIO DELLA SICUREZZA STRADALE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI CENTRI DI MONITORAGGIO PROVINCIALI E COMUNALI La procedura che questo Dipartimento ha intrapreso per la

Dettagli

SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI IN REGIONE LOMBARDIA

SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI IN REGIONE LOMBARDIA Iniziative D.G. Sanità U.O. Prevenzione Regione Lombardia Con il Piano Socio Sanitario della Regione Lombardia, all'interno delle "Linee Prioritarie d'intervento", ed in particolare all'interno dell'area

Dettagli

Stato della sicurezza stradale in Italia: priorità. utenti deboli

Stato della sicurezza stradale in Italia: priorità. utenti deboli Stato della sicurezza stradale in Italia: priorità delle politiche nazionali e protezione degli utenti deboli LE DIMENSIONI QUANTITATIVE In Italia, nel 2011, si sono registrati 205.638 incidenti stradali.

Dettagli

La sicurezza stradale in Italia: stato dell arte e prospettive future

La sicurezza stradale in Italia: stato dell arte e prospettive future La sicurezza stradale in Italia: stato dell arte e prospettive future Ing. Valentino Iurato Direzione Generale Sicurezza Stradale DIMENSIONI QUANTITATIVE In Italia, nel 2011, si sono registrati 205.638

Dettagli

Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale*

Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale* Le strategie del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sicurezza stradale* Sergio Dondolini Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Dipartimento dei trasporti terrestri e dei sistemi

Dettagli

I dati integrati dei sistemi di sorveglianza sugli eventi infortunistici in ambito stradale anno 2012

I dati integrati dei sistemi di sorveglianza sugli eventi infortunistici in ambito stradale anno 2012 AZIENDA USL ROMA F Dipartimento di Prevenzione I dati integrati dei sistemi di sorveglianza sugli eventi infortunistici in ambito stradale anno 2012 Nel 2010 l Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha

Dettagli

DELIBERAZIONE N. DEL. Direzione Regionale: INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E POLITICHE ABITATIVE Area: RETI INFRASTRUTTURALI

DELIBERAZIONE N. DEL. Direzione Regionale: INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E POLITICHE ABITATIVE Area: RETI INFRASTRUTTURALI REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. DEL 409 04/08/2015 GIUNTA REGIONALE PROPOSTA N. 11006 DEL 10/07/2015 STRUTTURA PROPONENTE Direzione Regionale: INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E POLITICHE ABITATIVE Area: RETI INFRASTRUTTURALI

Dettagli

POLITICA DI COESIONE 2014-2020

POLITICA DI COESIONE 2014-2020 SVILUPPO LOCALE DI TIPO PARTECIPATIVO POLITICA DI COESIONE 2014-2020 A dicembre 2013, il Consiglio dell Unione europea ha formalmente adottato le nuove normative e le leggi che regolano il ciclo successivo

Dettagli

5.1 Organizzazione delle fonti di finanziamento e coinvolgimento del settore privato

5.1 Organizzazione delle fonti di finanziamento e coinvolgimento del settore privato 5. IL PIANO FINANZIARIO 5.1 Organizzazione delle fonti di finanziamento e coinvolgimento del settore privato La predisposizione del piano finanziario per il POR della Basilicata è stata effettuata sulla

Dettagli

Programmazione e qualità della produzione statistica

Programmazione e qualità della produzione statistica Martedì 9 Novembre 2004, ore 16,45 Sala nord-ovest Sessione parallela Programmazione e qualità della produzione statistica coordinatore Giorgio Alleva Paola Baldi Il ruolo delle Regioni e degli Enti locali

Dettagli

REGIONE LIGURIA Dipartimento Salute e Servizi Sociali Servizio Prevenzione SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI

REGIONE LIGURIA Dipartimento Salute e Servizi Sociali Servizio Prevenzione SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI REGIONE LIGURIA Dipartimento Salute e Servizi Sociali Servizio Prevenzione SORVEGLIANZA E PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI STRADALI 1 Premessa Il determinismo degli incidenti stradali risulta in una particolare

Dettagli

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Piano Nazionale di edilizia abitativa Visto il decreto legge 25 giugno 2008, n 112 convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n 133, recante

Dettagli

IL MINISTRO DELLA SALUTE DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL ECONOMIA E DELLE FINANZE

IL MINISTRO DELLA SALUTE DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL ECONOMIA E DELLE FINANZE Testo aggiornato al 5 dicembre 2007 Decreto ministeriale 22 Febbraio 2007, n. 43 Gazzetta Ufficiale 6 Aprile 2007, n. 81 Regolamento recante Definizione degli standard relativi all assistenza ai malati

Dettagli

Il Comune di Napoli, con sede legale in Napoli, Piazza Municipio, 64, qui rappresentato dal Sindaco

Il Comune di Napoli, con sede legale in Napoli, Piazza Municipio, 64, qui rappresentato dal Sindaco PROTOCOLLO D INTENTI TRA IL COMUNE DI NAPOLI E LA FONDAZIONE ANIA PER LA SICUREZZA STRADALE FINALIZZATO ALLO SVILUPPO DI ATTIVITA CONDIVISE IN MATERIA DI PREVENZIONE DELL INCIDENTALITA E DI PROMOZIONE

Dettagli

LE DIMENSIONI QUANTITATIVE DEL PROBLEMA

LE DIMENSIONI QUANTITATIVE DEL PROBLEMA LE DIMENSIONI QUANTITATIVE DEL PROBLEMA In Italia, nel 2008, gli incidenti stradali sono stati 218.963. Hanno determinato 4.731 morti e 310.739 feriti, per un costo sociale di circa 30 miliardi di Euro

Dettagli

POLITICA DI COESIONE 2014-2020

POLITICA DI COESIONE 2014-2020 SVILUPPO LOCALE DI TIPO PARTECIPATIVO POLITICA DI COESIONE 2014-2020 A ottobre 2011, la Commissione europea ha adottato alcune proposte legislative per la politica di coesione 2014-2020 La presente scheda

Dettagli

PROTOCOLLO DI INTESA REGIONE LAZIO ASSOCIAZIONE REGIONALE COMUNI DEL LAZIO (ANCI LAZIO) UNIONE DELLE PROVINCE DEL LAZIO (UPI LAZIO)

PROTOCOLLO DI INTESA REGIONE LAZIO ASSOCIAZIONE REGIONALE COMUNI DEL LAZIO (ANCI LAZIO) UNIONE DELLE PROVINCE DEL LAZIO (UPI LAZIO) PROTOCOLLO DI INTESA PER IL MIGLIORAMENTO DELL EFFICACIA DEGLI INVESTIMENTI IN SICUREZZA STRADALE TRA REGIONE LAZIO ASSOCIAZIONE REGIONALE COMUNI DEL LAZIO (ANCI LAZIO) E UNIONE DELLE PROVINCE DEL LAZIO

Dettagli

Procedura concordata tra Regione e Province per l attuazione del 3 Programma di attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale

Procedura concordata tra Regione e Province per l attuazione del 3 Programma di attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale Procedura concordata tra Regione e Province per l attuazione del 3 Programma di attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale DOCUMENTO DI SINTESI Sommario: 1.Campo d intervento... 2.Obiettivi...

Dettagli

NUOVA CULTURA DELLA SICUREZZA, DUE GRANDI VERITA

NUOVA CULTURA DELLA SICUREZZA, DUE GRANDI VERITA NUOVA CULTURA DELLA SICUREZZA, DUE GRANDI VERITA Non si è raggiunto l obiettivo! E necessario inaugurare un grande cantiere fatto di: Cultura della sicurezza Tecnologia della sicurezza Prevenzione Controlli

Dettagli

Osservatorio Regionale sulla sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro (LR 4/2006)

Osservatorio Regionale sulla sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro (LR 4/2006) Osservatorio Regionale sulla sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro (LR 4/2006) Programma triennale di attività 2008-2010 Il quadro normativo e progettuale della prevenzione nei luoghi di lavoro

Dettagli

La gestione del rischio sismico in Italia

La gestione del rischio sismico in Italia La gestione del rischio sismico in Italia Mauro Dolce Direttore Generale, Dipartimento della Protezione Civile Presidenza del Consiglio dei Ministri Ordinario di Tecnica delle Costruzioni, Università di

Dettagli

CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE

CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE Premessa CONFINDUSTRIA - CGIL, CISL, UIL TAVOLO SU FORMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE La formazione è una delle leve cardine per il rilancio di un'efficace politica di sviluppo, dei diritti

Dettagli

Regione Umbria. Disposizioni per la sicurezza stradale.

Regione Umbria. Disposizioni per la sicurezza stradale. Regione Umbria LEGGE REGIONALE 17 aprile 2014, n. 8 Disposizioni per la sicurezza stradale. Pubblicazione: Bollettino Ufficiale n. 20 del 23/04/2014 L'Assemblea legislativa ha approvato. La Presidente

Dettagli

La sicurezza nelle infrastrutture della Provincia. Il Progetto Pilota sulla sicurezza sulla S.P. n. 3 Reggio E. - Bagnolo- Novellara.

La sicurezza nelle infrastrutture della Provincia. Il Progetto Pilota sulla sicurezza sulla S.P. n. 3 Reggio E. - Bagnolo- Novellara. La sicurezza nelle infrastrutture della Provincia Il Progetto Pilota sulla sicurezza sulla S.P. n. 3 Reggio E. - Bagnolo- Novellara. 12/1/2010 Francesco Capuano 1 Articolazione strutturale dei Servizi

Dettagli

PROPOSTA DI PROGETTO DI LEGGE. Qualità, innovazione ed internazionalizzazione nei sistemi di istruzione, formazione e lavoro in Regione Lombardia

PROPOSTA DI PROGETTO DI LEGGE. Qualità, innovazione ed internazionalizzazione nei sistemi di istruzione, formazione e lavoro in Regione Lombardia PROPOSTA DI PROGETTO DI LEGGE Qualità, innovazione ed internazionalizzazione nei sistemi di istruzione, formazione e lavoro in Regione Lombardia Art. 1 (Innovazione nel sistema educativo di istruzione

Dettagli

Ufficio IV. CIRCOLARE n.16 Prot. AOODPPR/Reg.Uff./n.176 Roma, 3 febbraio 2012. Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI

Ufficio IV. CIRCOLARE n.16 Prot. AOODPPR/Reg.Uff./n.176 Roma, 3 febbraio 2012. Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI CIRCOLARE n.16 Prot. AOODPPR/Reg.Uff./n.176 Roma, 3 febbraio 2012 Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali LORO SEDI Al Capo del Dipartimento per l Istruzione SEDE Ai Direttori Generali

Dettagli

La Regione Toscana, con sede in, codice fiscale rappresentata da in qualità di ;

La Regione Toscana, con sede in, codice fiscale rappresentata da in qualità di ; Allegato A ACCORDO DI COLLABORAZIONE TRA REGIONE TOSCANA E ISTITUTO TECNICO STATALE TULLIO BUZZI per il supporto e lo sviluppo di progetti nell ambito del sostegno locale del distretto pratese. La Regione

Dettagli

REGOLAMENTO DELLA CONFERENZA CITTADINA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME STATALI E PARITARIE DELL INFANZIA E DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE

REGOLAMENTO DELLA CONFERENZA CITTADINA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME STATALI E PARITARIE DELL INFANZIA E DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE REGOLAMENTO DELLA CONFERENZA CITTADINA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME STATALI E PARITARIE DELL INFANZIA E DEL PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 Finalità 1.1 Il

Dettagli

Progetto promosso e finanziato dalla. Unione Regionale delle Camere di Commercio del Molise

Progetto promosso e finanziato dalla. Unione Regionale delle Camere di Commercio del Molise Osservatorio Regionale sui Trasporti, la logistica e le infrastrutture in Molise Progetto promosso e finanziato dalla Unione Regionale delle Camere di Commercio del Molise Rapporto finale Gennaio 2008

Dettagli

L anno 2009, il giorno 14 del mese di luglio, in Roma, nella sede del Presidenza del Consiglio dei Ministri sono presenti:

L anno 2009, il giorno 14 del mese di luglio, in Roma, nella sede del Presidenza del Consiglio dei Ministri sono presenti: PROTOCOLLO D INTESA TRA IL MINISTERO DELL INTERNO DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA, E IL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, DIPARTIMENTO PER I TRASPORTI, LA NAVIGAZIONE ED I SISTEMI INFORMATIVI

Dettagli

Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2007 Relazione sullo stato di avanzamento al 31 dicembre 2007

Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2007 Relazione sullo stato di avanzamento al 31 dicembre 2007 Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2007 Relazione sullo stato di avanzamento al 31 dicembre 2007 Regione: Friuli Venezia Giulia Titolo del progetto: Sorveglianza e prevenzione degli incidenti stradali

Dettagli

Efficienza energetica, online il Piano d'azione 2014 (PAEE). IL TESTO

Efficienza energetica, online il Piano d'azione 2014 (PAEE). IL TESTO casaeclima.com http://www.casaeclima.com/ar_18985 ITALIA-Ultime-notizie-paee-efficienza-energetica-Efficienza-energetica-online-il-Pianodazione-2014-PAEE.-IL-TESTO-.html Efficienza energetica, online il

Dettagli

CAPITOLO 11: Mobilità

CAPITOLO 11: Mobilità CAPITOLO 11: Mobilità 197 11.1: Tecnologia ed efficienza Presentazione: I trasporti ormai da tempo rappresentano un settore dolente delle politiche ambientali dell Unione Europea ed un elemento di criticità

Dettagli

ALLEGATO 1 OSCARplus

ALLEGATO 1 OSCARplus ALLEGATO 1 OSCARplus 1 Sommario A. Proposta e sue motivazioni... 3 1. Breve descrizione dell intervento e dei motivi che hanno condotto alla sua scelta... 3 B. Contesto tecnico e interventi nel precedente

Dettagli

Drink-driving in Italy. Dibattito Safe & Sober 14 dicembre 2009 Roma Palazzo Marini

Drink-driving in Italy. Dibattito Safe & Sober 14 dicembre 2009 Roma Palazzo Marini Drink-driving in Italy Dibattito Safe & Sober 14 dicembre 2009 Roma Palazzo Marini Umberto Guidoni, Segretario Generale Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale Le Compagnie di assicurazione per la sicurezza

Dettagli

MINISTERO DEI TRASPORTI PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE 3 PROGRAMMA DI ATTUAZIONE BANDO TIPO

MINISTERO DEI TRASPORTI PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE 3 PROGRAMMA DI ATTUAZIONE BANDO TIPO PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE 3 PROGRAMMA DI ATTUAZIONE Doc. 2 / 4 PER INTERVENTI DI RILEVANZA NAZIONALE A FAVORE DELLA SICUREZZA STRADALE N O V E M B R E 2 0 0 7 Il 3 Programma di Attuazione

Dettagli

POLITICA DI COESIONE 2014-2020

POLITICA DI COESIONE 2014-2020 STRUMENTI FINANZIARI DELLA POLITICA DI COESIONE PER IL PERIODO 2014-2020 POLITICA DI COESIONE 2014-2020 A dicembre 2013, il Consiglio dell Unione europea ha formalmente adottato le nuove normative e le

Dettagli

PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA

PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l Unione delle Province d Italia UPI VISTI il

Dettagli

SISTEMA INFORMATIVO SULLA SICUREZZA STRADALE IN PROVINCIA DI MANTOVA

SISTEMA INFORMATIVO SULLA SICUREZZA STRADALE IN PROVINCIA DI MANTOVA SISTEMA INFORMATIVO SULLA SICUREZZA STRADALE IN PROVINCIA DI MANTOVA Arezzo, 31 gennaio 2003 Dott. Angelo Cortellazzi Responsabile Servizio Statistica e Innovazione Provincia di Mantova statistica@provincia.mantova.it

Dettagli

NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA

NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO STATO REGIONI E PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO PER L EDUCAZIONE ALL AMBIENTE E ALLA SOSTENIBILITA Premessa Nel marzo 2007 è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni

Dettagli

PROTOCOLLO DI INTESA PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO MICROKYOTO - IMPRESE

PROTOCOLLO DI INTESA PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO MICROKYOTO - IMPRESE Allegato A alla delibera di Giunta n del. PROTOCOLLO DI INTESA PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO MICROKYOTO - IMPRESE PREMESSO CHE: Il 10 dicembre 1997, nell ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti

Dettagli

Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Direttiva n. 74 Roma, lì 15 settembre 2008 VISTA la legge 28 marzo 2003 n. 53 ed in particolare l'articolo 3 che prevede la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione ed il riordino

Dettagli

Intervento del Signor Ragioniere Generale dello Stato dott. Mario Canzio

Intervento del Signor Ragioniere Generale dello Stato dott. Mario Canzio Intervento del Signor Ragioniere Generale dello Stato dott. Mario Canzio Convegno su Processi di decentramento e rilancio dello sviluppo. Investimenti pubblici, infrastrutture e competitività Banca Intesa

Dettagli

L epidemiologia degli incidenti stradali in Veneto

L epidemiologia degli incidenti stradali in Veneto Venezia, 26/11/2007 L epidemiologia degli incidenti stradali in Veneto Paolo Spolaore Francesco Zambon SER Sistema Epidemiologico Regionale Incidenti stradali SCENARIO Mondo: 1,2 milioni morti all anno

Dettagli

La prevenzione degli Incidenti Stradali:Un investimento Obbligato

La prevenzione degli Incidenti Stradali:Un investimento Obbligato La prevenzione degli Incidenti Stradali:Un investimento Obbligato Il Costo umano e finanziario degli incidenti si avvia a diventare un peso insostenibile per un SSN oberato dai costi delle patologie croniche

Dettagli

Liguria Proposte per un modello di sviluppo Nearly Zero Emissions

Liguria Proposte per un modello di sviluppo Nearly Zero Emissions Liguria Proposte per un modello di sviluppo Nearly Zero Emissions Indice EXECUTIVE SUMMARY... 4 1. IL CONTESTO... 7 1.1 QUADRO INTERNAZIONALE DI RIFERIMENTO... 7 1.2 CONSIDERAZIONI SULLA TRANSIZIONE VERSO

Dettagli

Linee guida per la regolamentazione dei mercati finanziari

Linee guida per la regolamentazione dei mercati finanziari 3 luglio 2013 Linee guida per la regolamentazione dei mercati finanziari Einsteinstrasse 2, 3003 Berna Tel. +41 (0)31 327 91 00, fax +41 (0)31 327 91 01 www.finma.ch A18124 Indice Obiettivi della regolamentazione

Dettagli

366/98, DM 557/99, L.R.

366/98, DM 557/99, L.R. BILITÀ DI DELI BERAZI ONE UNTA REGI ONALE ionale della Sicurezza Stradale Variazione al Bilancio di previsione 2014 ai sensi dell art. 42 E GESTIONE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE 1 L Assessore alle Infrastrutture

Dettagli

TRA PREMESSO. che la causa alla base della violenza contro le donne è la discriminazione che nega pari diritti a uomini e donne;

TRA PREMESSO. che la causa alla base della violenza contro le donne è la discriminazione che nega pari diritti a uomini e donne; PROTOCOLLO D INTESA PER LA PROMOZIONE DI STRATEGIE CONDIVISE FINALIZZATE ALLA PREVENZIONE ED AL CONTRASTO DEL FENOMENO DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE. TRA L Amministrazione Provinciale di Cuneo,

Dettagli

PIANO DI COMUNICAZIONE

PIANO DI COMUNICAZIONE ALLEGATO 1 DIREZIONE POLITICHE AGRICOLE --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2007-2013 PIANO

Dettagli

COMUNE DI ROCCAVIONE Provincia di Cuneo

COMUNE DI ROCCAVIONE Provincia di Cuneo COMUNE DI ROCCAVIONE Provincia di Cuneo PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITA TRIENNIO 2012/2014 Premessa Le recenti e numerose modifiche previste nell ambito del vasto progetto di riforma

Dettagli

( Decreto Legislativo 150/09 Decreto Brunetta) TITOLO I: Principi generali ( articoli 11 e 28 del d.lgs. 150/09)

( Decreto Legislativo 150/09 Decreto Brunetta) TITOLO I: Principi generali ( articoli 11 e 28 del d.lgs. 150/09) Regolamento di disciplina della misurazione, valutazione e trasparenza della performance ( Decreto Legislativo 150/09 Decreto Brunetta) Il presente Regolamento è assunto ai sensi degli artt. 16 e 31 del

Dettagli

REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE

REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE REGOLAMENTO SERVIZIO EDUCATIVA TERRITORIALE Allegato alla determinazione direttoriale n. 681/000/DIG/14/0024 del 06.06.2014 ART. 1 PRINCIPI GENERALI Il servizio Educativa Territoriale si inserisce come

Dettagli

TRA PREMESSO. che il fenomeno della violenza nei confronti delle donne rappresenta un tema di grande attualità e particolare gravità;

TRA PREMESSO. che il fenomeno della violenza nei confronti delle donne rappresenta un tema di grande attualità e particolare gravità; PROTOCOLLO D INTESA PER LA PROMOZIONE DI STRATEGIE CONDIVISE FINALIZZATE ALLA PREVENZIONE ED AL CONTRASTO DEL FENOMENO DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE TRA l Amministrazione Provinciale di Vercelli,

Dettagli

EQAVET: Quadro di riferimento europeo per la garanzia di qualità dell istruzione e formazione professionale

EQAVET: Quadro di riferimento europeo per la garanzia di qualità dell istruzione e formazione professionale EQAVET: Quadro di riferimento europeo per la garanzia di qualità dell istruzione e formazione professionale In riferimento all obiettivo qualità, nel Documento del Consiglio dell'unione europea del maggio

Dettagli

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO DELLO SVILUPPO DEL TERRITORIO, IL PERSONALE ED I SERVIZI GENERALI

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO DELLO SVILUPPO DEL TERRITORIO, IL PERSONALE ED I SERVIZI GENERALI Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO DELLO SVILUPPO DEL TERRITORIO, IL PERSONALE ED I SERVIZI GENERALI 1. Introduzione I PIANI URBANI DELLA MOBILITA (PUM) Linee

Dettagli

Liberalizzazione dei mercati dell energia: prime misure per tutelare e accompagnare gli utenti verso la totale apertura del mercato elettrico

Liberalizzazione dei mercati dell energia: prime misure per tutelare e accompagnare gli utenti verso la totale apertura del mercato elettrico Liberalizzazione dei mercati dell energia: prime misure per tutelare e accompagnare gli utenti verso la totale apertura del mercato elettrico La Direttiva 2003/54/CE prevede che gli Stati membri mettano

Dettagli

COMUNE DI MELICUCCA. Provincia di Reggio Calabria www.comune.melicucca.rc.it STUDIO DI FATTIBILITA

COMUNE DI MELICUCCA. Provincia di Reggio Calabria www.comune.melicucca.rc.it STUDIO DI FATTIBILITA COMUNE DI MELICUCCA Provincia di Reggio Calabria www.comune.melicucca.rc.it Sommario STUDIO DI FATTIBILITA PROJECT FINANCING INTERVENTO INSERITO NEL BILANCIO 2010-2012 REALIZZAZIONE DELL AMPLIAMENTO DEL

Dettagli

Bando. Premessa. Obiettivi e finalità

Bando. Premessa. Obiettivi e finalità Bando Premessa L ANIA ritiene fondamentale il rapporto di collaborazione con le Associazioni dei Consumatori e per mantenere un confronto stabile ed un dialogo costante ha creato il Forum Consumatori.

Dettagli

REGIONE LAZIO ACCORDO REGIONALE PER

REGIONE LAZIO ACCORDO REGIONALE PER ALLEGATO A (Il presente allegato consta di n. 8 pagine.) REGIONE LAZIO ACCORDO REGIONALE PER L INTEGRAZIONE SCOLASTICA E FORMATIVA DEGLI STUDENTI CON DISABILITA (Legge 5 febbraio 1992 n. 104) 1 di 8 PREMESSA

Dettagli

PER UNA REVISIONE DEL FINANZIAMENTO E DELL OFFERTA DEI SERVIZI ODONTOIATRICI L INTERVENTO PUBBLICO E I FONDI INTEGRATIVI

PER UNA REVISIONE DEL FINANZIAMENTO E DELL OFFERTA DEI SERVIZI ODONTOIATRICI L INTERVENTO PUBBLICO E I FONDI INTEGRATIVI PER UNA REVISIONE DEL FINANZIAMENTO E DELL OFFERTA DEI SERVIZI ODONTOIATRICI L INTERVENTO PUBBLICO E I FONDI INTEGRATIVI Giovanni Maria Mazzanti e Gianluca Fiorentini 1 INDICE DEI CONTENUTI Caratteristiche

Dettagli

LEGGE REGIONALE 3 aprile 2006, n. 7

LEGGE REGIONALE 3 aprile 2006, n. 7 5454 Bollettino Ufficiale della Regione Puglia - n. 44 suppl. del 6-4-2006 PARTE PRIMA Leggi e Regolamenti Regionali LEGGE REGIONALE 3 aprile 2006, n. 7 Iniziative di promozione e solidarietà per contrastare

Dettagli

Il quadro di riferimento normativo dei sistemi di bigliettazione elettronica e ITS

Il quadro di riferimento normativo dei sistemi di bigliettazione elettronica e ITS Il quadro di riferimento normativo dei sistemi di bigliettazione elettronica e ITS Marco D Onofrio Direttore Divisione 3 della Direzione Generale TPL, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Coordinato

Dettagli

Decreto 16 marzo 2001. Programma Tetti fotovoltaici. (Gazzetta Ufficiale n.74 del 29/03/2001)

Decreto 16 marzo 2001. Programma Tetti fotovoltaici. (Gazzetta Ufficiale n.74 del 29/03/2001) Decreto 16 marzo 2001 Programma Tetti fotovoltaici (Gazzetta Ufficiale n.74 del 29/03/2001) Vista la delibera del CIPE del 19 novembre 1998 "Linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione

Dettagli

PROGRAMMA OPERATIVO NELL'AMBITO DELL'OBIETTIVO "INVESTIMENTI IN FAVORE DELLA CRESCITA E DELL'OCCUPAZIONE"

PROGRAMMA OPERATIVO NELL'AMBITO DELL'OBIETTIVO INVESTIMENTI IN FAVORE DELLA CRESCITA E DELL'OCCUPAZIONE Questo documento offre una sintesi del PON Inclusione 2014-2020 con particolare riferimento agli interventi previsti a favore degli immigrati. PROGRAMMA OPERATIVO NELL'AMBITO DELL'OBIETTIVO "INVESTIMENTI

Dettagli

SENATO DELLA REPUBBLICA XIV LEGISLATURA

SENATO DELLA REPUBBLICA XIV LEGISLATURA SENATO DELLA REPUBBLICA XIV LEGISLATURA N. 1832 DISEGNO DI LEGGE d iniziativa dei senatori GARRAFFA, BARATELLA, BATTAGLIA Giovanni, BATTISTI, COLETTI, DATO, FASSONE, FILIPPELLI, FLAMMIA, FORMISANO, LIGUORI,

Dettagli

ASSESSORATO DELL'IGIENE E SANITA' E DELL'ASSISTENZA SOCIALE PIANO OPERATIVO DEL PRP REGIONE SARDEGNA 2010-2012

ASSESSORATO DELL'IGIENE E SANITA' E DELL'ASSISTENZA SOCIALE PIANO OPERATIVO DEL PRP REGIONE SARDEGNA 2010-2012 ASSESSORATO DELL'IGIENE E SANITA' E DELL'ASSISTENZA SOCIALE Allegato 2. PIANO OPERATIVO DEL PRP REGIONE SARDEGNA 2010-2012 Regione: Regione Autonoma della Sardegna 2) Titolo del progetto o del programma:

Dettagli

visto il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dipendente del comparto Scuola sottoscritto il 26 maggio 1999;

visto il Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dipendente del comparto Scuola sottoscritto il 26 maggio 1999; Protocollo d intesa tra Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca (di seguito denominato Ministero) e Istituto Nazionale per l Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (di seguito

Dettagli

LEGISLAZIONE SU RICERCA E INNOVAZIONE. CAMPANIA L.R. n.5 del 28/03/2002 Regolamento P.A.A. Delibera G.R. 3960 del 9/9/2002

LEGISLAZIONE SU RICERCA E INNOVAZIONE. CAMPANIA L.R. n.5 del 28/03/2002 Regolamento P.A.A. Delibera G.R. 3960 del 9/9/2002 LEGISLAZIONE SU RICERCA E INNOVAZIONE CAMPANIA L.R. n.5 del 28/03/2002 Regolamento P.A.A. Delibera G.R. 3960 del 9/9/2002 Anno legislazione: 2002 Oggetto legislazione: promozione del progresso e delle

Dettagli

Città di Tortona Provincia di Alessandria

Città di Tortona Provincia di Alessandria Città di Tortona Provincia di Alessandria Settore Polizia Municipale Educazione stradale Introduzione L Educazione stradale o l educazione al rischio stradale ed alla mobilità sostenibile è disposta dall

Dettagli

Deliberazione Giunta Regionale n. 19 del 07/02/2014

Deliberazione Giunta Regionale n. 19 del 07/02/2014 Deliberazione Giunta Regionale n. 19 del 07/02/2014 Dipartimento 51 - Programmazione e Sviluppo Economico Direzione Generale 1 - Programmazione Economica e Turismo Oggetto dell'atto: MISURE VOLTE AL SOSTEGNO

Dettagli

CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1979 VI COMMISSIONE CONSILIARE AMBIENTE E PROTEZIONE CIVILE PROGETTO DI LEGGE

CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1979 VI COMMISSIONE CONSILIARE AMBIENTE E PROTEZIONE CIVILE PROGETTO DI LEGGE REGIONE LOMBARDIA IX LEGISLATURA CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1979 VI COMMISSIONE CONSILIARE AMBIENTE E PROTEZIONE CIVILE PROGETTO DI LEGGE Modifiche e integrazioni alla legge regionale 9 settembre 2003, n.

Dettagli

PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE

PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE SICUREZZA E RISPETTO DELLE REGOLE FINALITA e OBIETTIVI DEL PROGETTO Le direttive comunitarie in tema di salute e sicurezza sul luogo di lavoro sottolineano la necessità

Dettagli

Fondo Sociale Europeo: Asse E una linea di finanziamento per le Pari Opportunità nel mondo del lavoro

Fondo Sociale Europeo: Asse E una linea di finanziamento per le Pari Opportunità nel mondo del lavoro Fondo Sociale Europeo: Asse E una linea di finanziamento per le Pari Opportunità nel mondo del lavoro Linea 3 - possibilità alle aziende che vogliano sperimentare formule di conciliazione dei tempi La

Dettagli

PROGRAMMA PROVINCIALE IN ATTUAZIONE DELL ART. 25 DELLA L.R

PROGRAMMA PROVINCIALE IN ATTUAZIONE DELL ART. 25 DELLA L.R Allegato A alla Deliberazione di G.P. n 271 del 11-11-2008 PROGRAMMA PROVINCIALE IN ATTUAZIONE DELL ART. 25 DELLA L.R. 12/03 INTERVENTI PER IL RAFFORZAMENTO DELL AUTONOMIA DELLE SCUOLE E PER L ARRICCHIMENTO

Dettagli

Ministero dell Interno PATTO PER LA SICUREZZA TRA MINISTERO DELL INTERNO E A.N.C.I.

Ministero dell Interno PATTO PER LA SICUREZZA TRA MINISTERO DELL INTERNO E A.N.C.I. Ministero dell Interno PATTO PER LA SICUREZZA TRA MINISTERO DELL INTERNO E A.N.C.I. 20 MARZO 2007 CONSIDERATO che la sicurezza è un diritto primario dei cittadini da garantire in via prioritaria per assicurare

Dettagli

AZIONI A SOSTEGNO DELLE POLITICHE DI CONCILIAZIONE TRA FAMIGLIA E LAVORO

AZIONI A SOSTEGNO DELLE POLITICHE DI CONCILIAZIONE TRA FAMIGLIA E LAVORO AZIONI A SOSTEGNO DELLE POLITICHE DI CONCILIAZIONE TRA FAMIGLIA E LAVORO PREMESSO: - che occorre una azione sinergica, a tutti i livelli, tra le iniziative legislative, le politiche sociali e quelle contrattuali

Dettagli

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Articolo 1 - Oggetto e finalità Oggetto e finalità 1. La presente

Dettagli

Città metropolitane e PON Metro

Città metropolitane e PON Metro Città metropolitane e PON Metro Corso di Pubblica Amministrazione e Sviluppo Locale Massimo La Nave 1 L area delle operazioni del PON Il pilastro del PON Metro è l identificazione dei Comuni capoluogo

Dettagli

La prevenzione degli incidenti stradali: prima, durante, dopo e dopo ancora

La prevenzione degli incidenti stradali: prima, durante, dopo e dopo ancora 2 Workshop Nazionale - Osservatori per gli incidenti stradali: dai dati alle azioni Strumenti per le politiche di sicurezza Settore Mobilità e Sicurezza della Circolazione Stradale La prevenzione degli

Dettagli

PICCOLE E MEDIE IMPRESE EFFICIENTI Programma per migliorare l efficienza energetica nelle piccole e medie imprese RELAZIONE TECNICA

PICCOLE E MEDIE IMPRESE EFFICIENTI Programma per migliorare l efficienza energetica nelle piccole e medie imprese RELAZIONE TECNICA ASSESSORATO DELL INDUSTRIA Allegato alla Delib.G.R. n. 63/7 del 15.12.2015 PICCOLE E MEDIE IMPRESE EFFICIENTI Programma per migliorare l efficienza energetica nelle piccole e medie imprese RELAZIONE TECNICA

Dettagli

REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE PER IL FUNZIONAMENTO DELL UFFICIO RELAZIONI CON IL PUBBLICO DEL COMUNE DELLA SPEZIA

REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE PER IL FUNZIONAMENTO DELL UFFICIO RELAZIONI CON IL PUBBLICO DEL COMUNE DELLA SPEZIA REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE PER IL FUNZIONAMENTO DELL UFFICIO RELAZIONI CON IL PUBBLICO DEL COMUNE DELLA SPEZIA Deliberato dalla Giunta Comunale con atto n. 177 del 11.05.2001 Modificato ed integrato

Dettagli

3.6 La mobilità transnazionale e la cooperazione a supporto dell istruzione, della formazione e dell'occupabilità

3.6 La mobilità transnazionale e la cooperazione a supporto dell istruzione, della formazione e dell'occupabilità 3.6 La mobilità transnazionale e la cooperazione a supporto dell istruzione, della formazione e dell'occupabilità Obiettivo globale 6 - Promuovere politiche di mobilità transnazionale e di cooperazione

Dettagli

VALeS Valutazione e Sviluppo Scuola

VALeS Valutazione e Sviluppo Scuola Premessa VALeS Valutazione e Sviluppo Scuola progetto sperimentale per individuare criteri, strumenti e metodologie per la valutazione delle scuole e dei dirigenti scolastici Le precedenti sperimentazioni

Dettagli

ACCORDO QUADRO TRA L UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO (UPB) L ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA (ISTAT)

ACCORDO QUADRO TRA L UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO (UPB) L ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA (ISTAT) ACCORDO QUADRO TRA L UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO (UPB) E L ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA (ISTAT) PER DISCIPLINARE LA COLLABORAZIONE IN MATERIA DI MODELLI DI PREVISIONE MACROECONOMICA E MODELLI

Dettagli

PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ

PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ Premessa PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ Le recenti e numerose modifiche previste nell ambito del vasto progetto di riforma della P.A. impongono agli Enti Locali il controllo e la

Dettagli

1. DESTINATARI 2. FINALITA GENERALI DEGLI INTERVENTI:

1. DESTINATARI 2. FINALITA GENERALI DEGLI INTERVENTI: BANDO PER L ASSEGNAZIONE DI CONTRIBUTI PER I MIGLIORI PROGETTI PRESENTATI DALLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE AUTONOME FINALIZZATI AL MIGLIORAMENTO DEL BENESSERE E DELLA SALUTE DELL INFANZIA ED ADOLESCENZA E

Dettagli

Ministero della Salute

Ministero della Salute PROTOCOLLO D INTESA TRA IL MINISTRO DELLA SALUTE E IL MINISTRO PER LE POLITICHE GIOVANILI E LE ATTIVITÀ SPORTIVE VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 2003, n. 129, e successive modificazioni

Dettagli

Il collegamento con i dati sanitari degli incidenti stradali: l esperienza di Arezzo. A cura di Alessandra Pedone AUsl 8 Arezzo e Centro F.

Il collegamento con i dati sanitari degli incidenti stradali: l esperienza di Arezzo. A cura di Alessandra Pedone AUsl 8 Arezzo e Centro F. Il collegamento con i dati sanitari degli incidenti stradali: l esperienza di Arezzo A cura di Alessandra Pedone AUsl 8 Arezzo e Centro F. Redi 2001: Costituzione dell Osservatorio Provinciale degli Incidenti

Dettagli

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia;

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia; Oggetto: Piano di utilizzazione annuale 2011 degli stanziamenti per il sistema integrato regionale di interventi e servizi sociali. Approvazione documento concernente Linee guida ai Comuni per l utilizzazione

Dettagli

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

RELAZIONE ILLUSTRATIVA PIANO NAZIONALE DELLA SICUREZZA STRADALE 3 PROGRAMMA DI ATTUAZIONE Doc. 1 / 4 N O V E M B R E 2 0 0 7 Il 3 Programma di Attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale è costituito da quattro elaborati:

Dettagli

COMUNE DI GONARS. Disciplina in materia di impianti per la telefonia mobile REGOLAMENTO COMUNALE PER LA TELEFONIA MOBILE

COMUNE DI GONARS. Disciplina in materia di impianti per la telefonia mobile REGOLAMENTO COMUNALE PER LA TELEFONIA MOBILE REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA PROVINCIA DI UDINE COMUNE DI GONARS Disciplina in materia di impianti per la telefonia mobile (L.R. n. 3 del 18 marzo 2011- Capo III) REGOLAMENTO COMUNALE PER LA

Dettagli

LA GIUNTA REGIONALE. VISTO il Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale, 6 settembre 2002, n.1 e s.m.i.

LA GIUNTA REGIONALE. VISTO il Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi della Giunta regionale, 6 settembre 2002, n.1 e s.m.i. DGR. Del 30.04.2009, n. 291 OGGETTO: Programmazione delle risorse finanziarie per gli anni 2009 2011 destinate al potenziamento della Raccolta Differenziata e modifiche ed integrazioni alla D.G.R. 296/2008.

Dettagli

MANOVRA ANTICONGIUNTURALE 2009 INCENTIVI ALLE IMPRESE

MANOVRA ANTICONGIUNTURALE 2009 INCENTIVI ALLE IMPRESE MANOVRA ANTICONGIUNTURALE 2009 INCENTIVI ALLE IMPRESE In risposta alle sollecitazioni delle parti sociali, l aggiornamento e l attuazione della manovra anticrisi prevede le seguenti iniziative: A) INIZIATIVE

Dettagli

Progetti di legge regionali e nazionali

Progetti di legge regionali e nazionali CONSIGLIO REGIONALE DELL EMILIA ROMAGNA OSSERVATORIO LEGISLATIVO INTERREGIONALE Roma 8-9 febbraio 2007 Progetti di legge regionali e nazionali A cura di: di Giovanni Fantozzi PROPOSTA DI LEGGE N. 108 Di

Dettagli

CNEL. Consiglio nazionale dell economia e del lavoro. Disegno di legge di iniziativa del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro su

CNEL. Consiglio nazionale dell economia e del lavoro. Disegno di legge di iniziativa del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro su CNEL Consiglio nazionale dell economia e del lavoro Disegno di legge di iniziativa del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro su Disposizioni in materia di statistiche di genere Assemblea 26 giugno

Dettagli

LA GIUNTA REGIONALE. VISTA la legge regionale 7 dicembre 2001, n. 32 concernente Interventi a sostegno della famiglia ;

LA GIUNTA REGIONALE. VISTA la legge regionale 7 dicembre 2001, n. 32 concernente Interventi a sostegno della famiglia ; DELIBERAZIONE N.1177 DEL 23/12/2005 Oggetto: L.r. 7 dicembre 2001, n. 32 Interventi a sostegno della famiglia. Individuazione degli interventi prioritari, nonché delle modalità e dei criteri di riparto

Dettagli