architettura federale funzionante principio ogni imposta deve avere uno scopo definito

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1 IMPOSTE Attualmente il fisco italiano si basa su un sistema piuttosto comune fra gli stati centralisti: tutte le risorse affluiscono ad una cassa centrale da cui il governo attinge per ridistribuire le (scarse) risorse dove servono. O, meglio, dove il governo e il Parlamento con la Legge di Stabilità - decidono che debbano andare. Se questo a qualcuno ricorda i Piani Quinquennali di stampo sovietico, tranquilli: è proprio così Appare chiaro come questo sistema lasci gli enti locali e i Cittadini (ma non solo) in balìa di tagli lineari, meccanismi opachi di assegnazione, capacità di questo o quel gruppo di pressione di dare l assalto alla diligenza, per tacere dell enorme apparato burocratico di controllo che ha il compito di verificare versamenti, flussi, destinazioni ed eventuali appropriazioni indebite nel corso di questi passaggi. La prima azione necessaria per avere una architettura federale funzionante è lasciare che gli enti locali (le Province e le Aree Metropolitane, nella nostra ipotesi di riforma) abbiano una capacità di imposizione fiscale e di spesa pubblica autonome rispetto al governo centrale. Il primo passo per giungere a questa autonomia è quindi stabilire quali tasse vadano versate allo Stato (imposte federali) e quali alle Province (imposte locali). Abbiamo previsto che allo Stato vengano versate le imposte sulle persone fisiche (IRPEF), l IVA, le tasse sui carburanti e quelle su tabacchi e alcolici. Alle Province andrebbero versate le imposte sulle attività produttive (IRES) e, qualora decidessero di mantenerle, tutte una serie di altre imposte che vedremo in dettaglio. Prima di affrontare nel dettaglio le varie imposte, ci preme ribadire un principio che per noi deve essere alla base del concetto stesso di tassazione: ogni imposta deve avere uno scopo definito. Questo significa che ogni imposta non può e non deve finire in un calderone che serve a turare falle dove capita, con il risultato che non si capisce più dove vadano a finire i soldi dei Cittadini, ma che di ogni imposta sarà necessario indicare a quali finalità è destinata. In questo modo, secondo noi, sarà possibile per i Cittadini controllare come e dove vengono spesi i loro soldi. IMPOSTE FEDERALI Il gettito fiscale derivante dalle imposte federali dovrà servire a coprire i costi di funzionamento della macchina pubblica federale. In termini generali, l autonomia impositiva e di spesa locale dovrebbe portare ad una notevole riduzione dei trasferimenti dal centro alla periferia e quindi ad una notevole riduzione delle imposte dirette e indirette che gravano sui Cittadini. Non crediamo, tuttavia, che sia possibile abolire del tutto questi trasferimenti, sia perché uno stato federale non è uno stato in cui le Province ricche ignorano i bisogni di quelle più povere o con minore base imponibile (meno popolazione e meno imprese) e quindi deve continuare ad esistere un fondo perequativo, sia perché in taluni casi specifici è necessario che sia lo Stato a farsi carico di alcune spese locali. Un esempio di questa necessità è dato dai costi in farmaci e terapie dei malati cronici: se da un lato è vero

2 che le spese sanitarie saranno di competenza delle Province (come ora lo sono delle Regioni) è altresì vero che lo Stato non può permettere che i suoi Cittadini ricevano cure e terapie differenti a causa di differenti disponibilità economiche dell ente locale. Queste spese dovrebbero quindi essere coperte dallo Stato, possibilmente con i fondi derivanti dalla tassazione su tabacchi e alcolici. Relativamente all IRPEF abbiamo previsto un sistema differente da quello attualmente in vigore; trattandosi di un argomento lungo e complesso, vi rimandiamo all apposita pagina per i dettagli. In questa stessa pagina troverete anche un simulatore che vi permetterà di calcolare il maggior reddito a disposizione delle famiglie - e delle imprese - a seguito di questa riforma. Maggior reddito che, a nostro avviso, avrebbe l effetto di rilanciare in breve tempo i consumi e anche il gettito fiscale, facendo ripartire l economia e quindi anche l occupazione. Relativamente all IVA, proponiamo due misure. In primo luogo, l aliquota ordinaria andrebbe ridotta dal 22 al 20%. Infatti, il solo aumento dell aliquota dal 20 al 21% ha prodotto una riduzione del gettito pari a 3724 milioni nei primi otto mesi del Una riduzione, non un aumento. Un analogo se non maggiore effetto di riduzione del gettito è atteso dall aumento dal 21 al 22%. Non ci appare una mossa geniale L andamento del gettito IVA è una chiara, per quanto empirica, dimostrazione della validità della controversa Curva di Laffer 2 laddove afferma che oltre una certa soglia l aumento di imposizione fiscale genera meno gettito e non di più; è logico quindi attendersi che una riduzione dell aliquota IVA provochi una riduzione dei prezzi di beni e servizi che dovrebbe, per quanto marginalmente, sortire il doppio effetto positivo di fare aumentare le vendite e fare aumentare il gettito IVA. La seconda misura che proponiamo in campo IVA è l introduzione di una quarta aliquota (oltre a quella minima al 4%, quella ridotta al 10%, e quella ordinaria attualmente al 22%) pari allo 0%. Questa aliquota, cioè in pratica l esenzione dall IVA, dovrebbe essere applicata ad un paniere ristretto di beni di prima necessità, fra i quali vediamo ad esempio le medicine e il cibo per i neonati. La ragione di questa proposta è per noi piuttosto semplice: è immorale che lo Stato lucri su questi beni, che sono richiesti principalmente dalle categorie sociali con minor reddito disponibile, cioè giovani coppie ed anziani. Il gettito IVA, che nel 2012 ha superato i 117 miliardi di Euro 3, dovrebbe essere destinato integralmente al pagamento degli interessi sul debito pubblico e alla sua riduzione. Relativamente alle tasse sui carburanti, accise e IVA, proponiamo l accorpamento di queste voci in una unica imposta, dal valore fisso per ogni litro di carburante. Attualmente, la tassazione sui carburanti (accise + IVA) incide per 1,03 euro al litro per la benzina e per 0,90 euro al litro per il gasolio 4. Inutile, crediamo, sottolineare come si tratti dei prezzi più alti praticati in Europa e quindi, praticamente, al mondo Riducendo questo valore a 50 centesimi al litro, come unica imposizione senza distinzione fra accise e IVA, si otterrebbero due effetti positivi: 1. da un lato la diminuzione del prezzo alla pompa (del 25% nel caso del gasolio e del 30% nel caso della benzina) dovrebbe riflettersi in una diminuzione del prezzo dei beni di consumo che in Italia viaggiano per l 80% su gomma, cioè su camion e furgoni; 2. dall altro renderebbe immediatamente visibile ogni variazione di prezzo dovuta ad una eventuale speculazione da parte delle compagnie petrolifere, perché l importo che andrebbe allo Stato non cambierebbe. Come già per l IVA, anche in questo caso per noi la ragione della proposta è piuttosto semplice: poiché ogni aumento del prezzo dei carburanti si traduce in un aumento dei prezzi dei beni acquistati, è immorale che lo Stato abbia interesse a creare un danno ai Cittadini. Un introito fisso per litro è il

3 modo per evitare questo conflitto di interessi. IMPOSTE LOCALI Il gettito fiscale derivante dalle imposte locali dovrà servire a coprire i costi di funzionamento della macchina pubblica delle Province e delle Aree Metropolitane, fra i quali i costi relativi alla sanità (ora di competenza delle Regioni) e all istruzione (ora di competenza suddivisa fra enti di ogni livello). In linea di principio, dovrebbero essere gli enti locali a determinare nei loro Statuti (costituzioni locali analoghe a quelle cantonali della Svizzera o statali degli USA) quali imposte vadano pagate nel territorio, con quali aliquote e quale sia la ripartizione del gettito fra Provincia e Comuni. Ricordiamo brevemente che, nella nostra proposta, il gettito derivante da imposte locali resta nel territorio, senza transitare per una cassa centrale. Appare ovvio, forse perfino scontato, che ad aliquote più basse corrisponda una maggiore capacità di attrarre investimenti sul territorio, ad aliquote più alte una maggiore capacità di fornire beni e servizi ai Cittadini e alle imprese. A nostro avviso, il corretto equilibrio fra queste due esigenze può essere trovato solo localmente, perché ogni territorio ha bisogni, storia e capacità peculiari che un governo nazionale anche uno animato dalle migliori intenzioni può facilmente non vedere. Inoltre, ed è un aspetto altrettanto importante, spostare la capacità impositiva ad un livello più vicino ai Cittadini permette loro di valutarne meglio e più rapidamente gli effetti sul territorio, spingendo gli amministratori locali verso una maggiore responsabilità nei confronti dei loro elettori. La prima e più importante fonte di finanziamento per gli enti locali dovrebbe, a nostro avviso, essere l IRES (Imposta sul REddito delle Società). Attualmente le società pagano in Italia una flat tax (aliquota unica sul territorio nazionale ) del 27,5%. Il primo aspetto che risulta evidente dall attuale formulazione di questa imposta è che la tassazione è la stessa da Nord a Sud, da zone con forti infrastrutture e bassa disoccupazione a zone con parametri opposti. Secondo noi, permettere ad ogni Provincia di stabilire una propria aliquota permetterebbe una politica di attrazione degli investimenti, anche esteri, che si tradurrebbe in maggiore occupazione, innescando un circolo virtuoso: maggiore occupazione maggior reddito alle famiglie maggiori acquisti maggior reddito ad imprese (produzione) e negozi (commercio) maggior gettito IVA e IRPEF (allo Stato) e IRES (alle Province). Non abbiamo inventato nulla: si tratta di rendere possibile ad ogni Provincia o Area Metropolitana di strutturarsi come una ZES (Zona Economica Speciale) come ne esistono in Cina, India, Corea e, all interno dell Unione Europea, in Polonia. A differenza di una ZES classica non si toccherebbero i diritti dei lavoratori ma solo il livello di tassazione delle imprese, però non vediamo ragione per cui il sistema non debba funzionare. Il secondo aspetto è che l attuale livello di tassazione (a cui per correttezza andrebbe aggiunta l IRAP, Imposte Regionale sulle Attività Produttive, pari al 4% del fatturato) è fra i più alti in Europa, attestandosi complessivamente al 31,4%. I nostri concorrenti hanno in generale valori inferiori: Spagna 30%, Germania 29,5%, Inghilterra 22%, Svizzera 21,7%, Irlanda 12,5%. Solo la Francia ha una tassazione media superiore, pari al 33% 5. Nel quadro di questa riforma in chiave federale della tassazione sulle imprese l IRAP andrebbe abolita o, più correttamente, andrebbe fatta confluire all interno di una unica imposta locale sulle imprese che assorba IRES e IRAP. Una seconda importante fonte di reddito potrebbe derivare agli enti locali da una differente normazione del gioco d azzardo. Attualmente quasi ogni bar o locale ha a disposizione slot-machine elettroniche che si affiancano ad altri

4 sistemi di gioco, quali i tradizionali Lotto e Superenalotto e i classici gratta e vinci. I proventi di questi giochi confluiscono ora nelle casse dello Stato. La diffusione capillare dei sistemi di gioco elettronico ha prodotto alcuni effetti negativi: da un lato l enorme aumento delle ludopatie, malattie legate alla dipendenza dal gioco, dall altro l accesso incontrollato ai giochi stessi, specialmente da parte di minori. Inoltre, per quanto la legge preveda che ogni apparecchio sia collegato in rete ad un sistema centrale di elaborazione, la microdiffusione sul territorio lascia spazio all intrusione della criminalità organizzata e rende difficili i controlli alle autorità. A nostro avviso, creando in ogni Provincia una casa da gioco (più nota come Casinò; attualmente ne esistono solo 4 in Italia, tutti al Nord: Sanremo, Venezia, Campione d Italia e Saint-Vincent) si potrebbero avere una serie di ricadute positive: 1. miglior controllo degli accessi ai giochi; 2. miglior controllo sui giocatori abituali, con possibilità di intervenire sulle ludopatie; 3. miglior controllo sulla correttezza e legalità dei sistemi utilizzati; 4. miglior contrasto all intrusione della criminalità organizzata. Lasciando alle Stato le entrate derivanti dai giochi di carta (Lotto, SuperEnalotto, Gratta e Vinci) e le grandi lotterie nazionali e lasciando alle Province gli introiti derivanti dagli altri giochi di azzardo, si avrebbe il doppio effetto positivo di migliorare i controlli sui giochi stessi e di aumentare le entrate locali, con benefici in termini di beni e servizi proprio ai Cittadini di quella Provincia. Una terza fonte di reddito potrebbe derivare alle Province dalle cosiddette Addizionali, da applicare localmente su imposte federali: IRPEF, IVA, Tassa sui Carburanti e tasse su alcolici e tabacchi. Parlando in termini generali noi non siamo favorevoli a questa soluzione, perché queste addizionali inciderebbero sul reddito disponibile ai Cittadini e ogni aumento di questo tipo di imposizione rischia di generare un effetto negativo sull economia, con riduzione delle spese e conseguente diminuzione del gettito IVA, IRPEF e IRES e aumento della disoccupazione. Non di meno, riteniamo che il corretto equilibrio fra esigenze e risorse necessarie vada trovato localmente e che quindi una legge che riformi il sistema fiscale debba lasciare aperta anche questa possibilità, fermo restando il principio secondo cui ogni tassa deve avere uno scopo definito. Inoltre, in base alla nostra proposta sui diritti dei Cittadini (vedere Diritti, Settima Garanzia, punto 4) questi aumenti di tassazione locale richiederebbero l approvazione degli elettori di una Provincia, il che dovrebbe indurre gli amministratori locali a valutare ogni possibile alternativa prima di ricorre a questa soluzione. L ultima delle imposte locali è l IMU (ora TASI/TARI o chissà quale altra sigla fantasiosa ). Vale giusto la pena di ricordare che IMU è la sigla di Imposta Municipale Unica, e che pertanto in questo importo dovrebbe già essere compresa ogni tassa che i Comuni decideranno di applicare e non solo quella sulla casa. A nostro avviso questo tipo di imposta non dovrebbe essere abolito come politica generale, ma dovrebbe essere ogni Comune a decidere se applicarla, su quali parametri calcolarla e con quali aliquote. Come già nel caso dell IRES, una aliquota maggiore permetterebbe di offrire ai Cittadini più servizi, una aliquota minore attirerebbe persone e attività nel Comune. Solo le realtà locali sono in grado di trovare il giusto punto di compromesso. IMPOSTE DA ABOLIRE Esiste, secondo noi, tutta una serie di imposte che andrebbero abolite, o perché inique o perché di difficile riscossione a fronte di un gettito indeterminato o decisamente basso. La prima di queste imposte da abolire sarebbe il canone RAI, anacronistico retaggio di un tempo remoto ora che l accesso a informazioni e trasmissioni è possibile con una enorme quantità di sistemi tecnologici e

5 per lo più in forma gratuita. A poco vale dire che ora, formalmente, questa imposta sia basata sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano, visto che il 100% di questa tassa finanzia una e una sola azienda radiotelevisiva, la RAI appunto, violando tra le altre cose il principio della concorrenza ai danni di chi (Mediaset, La7 ed altri) non ha accesso a questa forma di finanziamento. Non siamo d accordo con chi sostiene che la RAI andrebbe privatizzata, perché reputiamo che sia necessario continuare ad avere un servizio pubblico di informazione, ma riteniamo che le risorse per operare vadano ricercate sul mercato e non nelle tasche dei Cittadini. La liberalizzazione di altri enti, quali le Poste e le Ferrovie, in cui lo Stato ha mantenuto il controllo dell ente stesso ma lo ha obbligato a concorrere sul mercato ha prodotto, a nostro avviso, risultati positivi che potrebbero e dovrebbero essere replicati nel caso della RAI. Collegata alla abolizione del canone RAI dovrebbe a nostro avviso venire cancellata ogni forma di finanziamento pubblico a giornali, riviste e spettacoli in genere. Si tratta, di nuovo, di un retaggio del passato in cui lo Stato si occupava di garantire che ogni idea od opinione potesse essere espressa e che ogni Cittadino avesse accesso a queste idee ed opinioni e a forme di svago. L utilizzo sempre più diffuso di forme di pubblicazione tecnologiche e l ormai universale accesso ad ogni forma di intrattenimento rendono a nostro avviso inutile l accanimento terapeutico con cui si mantengono in vita a spese di tutti i Cittadini forme di informazione e intrattenimento che non hanno più seguito. Un altro gruppo di imposte da abolire dovrebbe essere, secondo noi, quello composto dai vari bolli : IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione) che si paga quando si iscrivono o si variano i dati di un veicolo; imposta catastale, che si paga quando si variano i dati al catasto; imposta ipotecaria, che si paga quando si variano i dati nei registri immobiliari; imposta di registro, che si paga quando si registrano atti giuridici presso l Agenzia delle Entrate; imposta di bollo, che si paga quando si richiedono o si presentano documenti. Bollo auto (e relativo superbollo ) che grava ulteriormente su un mercato già appesantito da prezzi dei carburanti stratosferici, multe utilizzate per fare cassa e non per sanzionare comportamenti scorretti e costi d acquisto e manutenzione per molti oramai insostenibili. Inoltre, in base a quale logica si deve continuare a pagare per il diritto di possedere un bene che è già stato pagato, tasse comprese, quando è stato acquistato? Il settore auto in Italia è l unico in cui si paghino sia l acquisto che l affitto Il gettito generato da queste imposte è in generale molto basso (ad eccezione di quelle legate al mondo dell auto) e certamente non giustifica né i costi richiesti per il controllo dei corretti pagamenti né il disagio che provocano ai Cittadini. Soprattutto, l informatizzazione della Pubblica Amministrazione e l utilizzo obbligatorio della Posta Elettronica Certificata nella trasmissione di atti assolverebbero il compito di invio e ricezione di documenti senza problemi di gestione e archiviazione, eliminando il relativo costo. In ogni caso, riteniamo sbagliato che debbano essere i Cittadini a pagare i costi dell inefficienza e della arretratezza della Pubblica Amministrazione. FONTI 1 Il Sole 24 ore 2 Wikipedia 3 La Repubblica Economia & Finanza 4 Il Sole 24 ore 5 PMI.it

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