Rassegna del 16 maggio 2013

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1 Rassegna del 16 maggio 2013 SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Il Sole 24ore 40 GREEN NETWORK AMPLIA IL PIANO 1 Il Sole 24ore 38 LA PROVINCIA DI TORINO SI OPPONE ALLA DIFESA Filomena Greco 2 Il Sole 24ore 37, 3 RAPPORTO NIMBY 2012: 354 LE OPERE CONTESTATE Cristina Casadei 3 Il Sole 24ore 28 ALERION 6 Il Messaggero 19 ALLE BIOMASSE RECORD DI PROTESTE NINMBY 7 Mf 15 TRIMESTRALI IN PILLOLE 8 Italia Oggi 29 FOTOVOLTAICO, DITTE E 200 MILA ADDETTI ESODATI 9 Panorama 88, 8 IL PAESE DEI NO 10 Bresciaoggi 1, 25 IN PROVA L'ENERGIA DAL VENTO DEI TIR 12 Bresciaoggi 24 IL SOLARE VIAGGIA A GONFIE VELE COMUNE E CITTADINI SORRIDONO Massimo Pasinetti 15 Casa 24 9 PIATTAFORMA LOMBARDA PER LA MAPPATURA GREEN 17 Casa 24 9 L'EFFICIENZA TAGLIA I CONSUMI Michela Finizio 18 Casa 24 9 CALCOLO ONLINE DEI RISPARMI DA FOTOVOLTAICO 19

2 FONTI RINNOVABILI Green Network amplia il piano Venticinque megawatt di fonti rinnovabili tra fotovoltaico, biomasse, eolico e idroelettrico aggiuntivi ai 20 MW già in funzione. È l'obiettivo di Green Network, operatore di energia elettrica e gas, che ha esteso l'offerta dai grandi clienti alle micro imprese e Pmi. SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 1

3 PIEMONTE Filomena Greco TORINO Un «progettone» da53 milioni. Lo definiscono così i tecnici della Provincia di Torino alle prese con il processo autorizzativo per un parco fotovoltaico da 72 ettari in un'area verde a Nord del capoluogo piemontese, la riserva delle Vaude, di proprietà del ministero della Difesa: un impianto da 44,8 mw e 498mila moduli in- Fotovoltaico stallati, che sarà collegato alla rete di distribuzione di Terna. Il progetto fa capo alla Belectric - ramo italiano dell'azienda tedesca - titolare di un contratto di concessione d'uso del terreno stipulato con la Difesa Servizi Spa, società costituita dal ministero nel 2009 proprio per valorizzare il demanio militare. Ma contro il parco fotovoltaico - che sarebbe tra i primi in Italia per dimensioni e potenza, dopo i big di di Montalto di Castro (84,2 mw, 27Ómila moduli installati) e Rovigo (72 mw per 28omila pannelli) - ha alzato le barricate la giunta di La Provincia di Torino si oppone alla Difesa Antonio Saitta che già tre anni fa aveva sbarrato la strada al gigante svedese Ikea, non autorizzando la costruzione di un secondo store in provincia di Torino su terreni agricoli. «Abbiamo posto un veto autorizzativo alla prima versione del progetto - spiega Saitta - che insisteva su un'area Sic, Sito di interesse comunitario, ma abbiamo forti perplessità anche su questa seconda versione, che risulta in contrasto con il Piano territoriale di coordinamento, dove si sancisce la non compatibilità tra progetti di questo tipo e riserve naturali». Il fronte del no non è compatto: i tre comuni interessati hanno espresso parere favorevole e la Regione Piemonte ha lasciato margini di possibilità. Restano in campo i comitati cittadini e la Provincia che ha votato una mozione di indirizzo contraria al consumo di suolo libero nella riserva. «Per progetti di tale impatto - spiega l'assessore provinciale all'ambiente Roberto Ronco - serve individuare zone senza interferenze, il ministero privilegi i tetti delle caserme per costruire gli impianti». RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 2

4 SVILUPPO BLOCCATO/2 Rapporto Nimby2012: 354 le opere contestate Sviluppo bloccato/2. Rapporto Nimby 2012: salgono a 354 le opposizioni a impianti e infrastrutture rispetto al 2011 (+7%) Centrali elettriche? Meglio di no La crescita record delle contestazioni paralizza il Paese e allontana gli investitori Cristina Casadei La Pedemontana Lombarda? No. La strada Varesinabis? Nemmeno. E il rigassiflcatore di Trieste? Ancora una volta no. Per non dire di quello di Cassola. Per gli italiani la strada o la centrale vanno bene, purché siano lontane dal proprio giardino. Altrimenti si leva sempre più alta la protesta. Tant'è che nel 2012 i casi Nimby (Not in my back yard, non nel mio cortile) in Italia sono cresciuti del 7% rispetto al 2011, arrivando al numero record di 354. A rilevarlo l'osservatorio Nimby forum promosso dall'associazione no profit Aris con la collaborazione di Cittalia-Fondazione Anci ricerche. Il risvolto economico non va sottovalutato perché qualche decina di miliardi di euro di investimenti rimane bloccata e molte multinazionali se ne vanno dall'italia per andare ad investire in paesi che sono in grado di dare garanzie che il nostro ormai non dà più. «Ci scontriamo con i troppi no delle associazioni, dei cittadini, della politica, degli enti pubblici», spiega Alessandro Beulcke, presidente di Aris. Il 2012 è l'anno del boom di new entry: sul totale degli impianti contestati, 151 sono i casi emersi per la prima volta nel 2012, mentre gli altri 203 sono presenti nel database Nimby dal «L'incremento record di contestazioni nel 2012 racconta il paradosso di un'italia divisa tra la necessità di investire per uscire dalla crisi e la paralisi della burocrazia, tra una progettualità che resiste e l'azione strumentale della politica, tra il coraggio di immaginare nuovi percorsi di sviluppo e l'assenza di meccanismi di autentico coinvolgimento dei territori», continua Beulcke. Andando ad analizzare il dettaglio, si scopre che, fatta eccezione per la Tav e alcune grandi opere in Lombardia e Veneto, al centro della maggior parte delle contestazioni non ci sono le infrastrutture ma le centrali per la produzione di energia elettrica. Con 222 opere contestate (62,7% del totale), il comparto elettrico è in testa alla classifica dei settori maggiormente colpiti dalla sindrome Nimby. Il fronte di opposizione più caldo ha investito gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, a cui sono riconducibili 176 contestazioni sulle 354 totali. In particolare, su 10 impianti di produzione di energia elettrica oggetto di opposizioni, ben 9 sono basati su fonti rinnovabili. Tra le opere più controverse ci sono le centrali a biomasse (con 108 impianti), le centrali idroelettriche (32) e i parchi eolici (32). Proprio alle rinnovabili sarà dedicata grande attenzione al Festival dell'energia, tra le più importanti manifestazioni italiane sul tema, in programma per venerdì 24 e sabato 25 maggio alla Luiss. «Inltalia si parla tanto di green mapoi c'è un analfabetismo ambientale dilagante. Non si entramai nel merito delle cose e spesso si assiste al dilagare sul web di informazioni scorrette, magari immesse da un NEL MIRINO Con 222 opere contestate, il comparto energetico torna a posizionarsi in testa alla classifica dei settori maggiormente colpiti blogger. Viviamo nell'era dell'infosfera con le informazioni che circolano liberamente in rete, ma bisogna interrogarsi sulla loro reale qualità», interpreta Beulcke. Soprattutto perché è proprio il web (internet e i social media) il canale di diffusione delle notizie e il mezzo per veicolare idee e opinioni per creare una rete di contatti che travalica i confini geografici e amplifica l'eco della protesta. Questo fenomento, però, fa sì che «la disinformazione spesso superi il parere di istituzioni autorevoli», continua Beulcke. Trale ragioni della contestazione prevalgono le preoccupazioni per l'impatto ambientale dei progetti: con un'incidenza del 37,3%, questa voce registra una crescita decisa rispetto al 2011 (29,1%), probabilmente anche a causa dell'"effetto Uva", che ha certamente acuito la sensibilità di tutti gli stakeholder territoriali rispetto al tema dell'ambiente. Ma chi sono i soggetti contestatori? Emergono i comitati che da quest'anno superano i soggetti politici locali e sono in prima fila sul fronte della protesta. La classifica vede così al primo posto i Comitati (242%), seguiti dai soggetti politici locali (20,7%) e dai Comuni (18,3%). Un dato che fotografa un preoccupante testa-a-testa tra associazionismo e politica. Proprio per questo, secondo Beulcke, è urgente «la riforma del titolo quinto della costituzione e l'introduzione del débat publique come in Francia dove quando si prende una decisione, prima la si condivide tra soggetti politici e cittadini, in modo tale che poi non possa essere oggetto di contestazione». L'industrializzazione e Tur- SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 3

5 banizzazione sono invece senza dubbio all'origine della distribuzione geografica della protesta. Nella classifica regionale al primo posto c'è la Lombardia con 54 impianti contestati, seguita dal Veneto con 52, dalla Toscana con 37. Considerando le macroaree, si contesta maggiormente nelle regioni del Nord Est, che esprimono nel nuovi casi Nimby. Seguono le regioni del Centro, con 36 nuove contestazioni, e quelle del Nord Ovest, che ospitano il 19,8% delle opposizioni, in calo di quasi il 10% sul Le contestazioni regione per regione LA MAPPA DELLE PROTESTE LOMBARDIA 14,7% LEGENDA VALLE D'AOSTA 0,3% -r TRENTINO A.A. 2,7% FRIULI -V.G. 5,2% 1 VENETO 14,1% Numero impianti xx% Quota percentuale EMILIA ROMAGNA 8,2% PIEMONTE 3,0% LIGURIA 2,0% TOSCANA 10,1% MARCHE 5,4% UMBRIA 3,3% MOLISE 1,1% PUGLIA 3,0% SARDEGNA 2,4% CALABRIA 2,4% SICILIA 3,5% BASILICATA 1,4% SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 4

6 IL TREND Totale impianti contestati 9. Impianti contestati nel ?1 193 n.d. P , mw. % CHI 35,6% CONTESTA Popolare Fonte: Nimby Forum 28,3% Enti pubblici 23,2% 3,1% Politica Associazioni di categoria 9,8% Associazioni ambientalistiche GLI IMPIANTI NEL MIRINO Comparto elettrico Rifiuti 13,0% Termoventilazione Discarica RU Infrastruttura stradale Infrastruttura generica Rigassificazione Altro Infrastruttura ferroviaria 7,9% 7,3% 4,8% 2,0% 2,0% 1,4% I 0,8% SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 5

7 ALERION L'azienda di energie rinnovabili ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con ricavi a 23,5 milioni con un +6,6% sullo stesso periodo del 2012 mentre l'utile netto è stabile a 3,6 milioni di euro. SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 6

8 Energia Alle biomasse record di proteste Ninmby È stato un anno record: in tema di proteste anti-impianti e infrastrutture. E ne ha fatto le spese soprattutto il comparto dell'energia. Lo mette in evidenza l'ultimo rapporto del Nimby Forum che ha individuato 354 progetti contestati in Italia nel 2012, di cui 222 riguardano il settore dell'elettricità. Non si salva nessuno: 9 progetti avversati su 10 riguardano le energie rinnovabili e il primato assoluto lo detengono gli impianti a biomasse (108), le centrali idroelettriche (32) e i parchi eolici (32). Al secondo posto viene il settore dei rifiuti e al terzo quello delle infrastrutture. Nel presentare il rapporto, Alessandro Beulcke ha parlato di «vera frustrazione» nei confronti di un fenomeno in costante crescita. Un «gioco dell'oca», l'ha definito l'ex ministro Corrado Clini, mentre Chicco Testa (Assoelettrica) ha sottolineato il paradosso degli investimenti bloccati mentre «si parla di rilanciare il lavoro». Tutti argomenti al centro del prossimo Festival dell'energia a Roma, il 24 e 25 maggio, in collaborazione con la Luiss. SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 7

9 IMA Ima ha chiuso il primo trimestre 2013 con un utile prima delle imposte in calo a 4,1 min (-22,6%). Incavi sono scesi a 141,6 tnln (-2,3%), l'ebitda a 10 min (-16,7%) e l'ebita5,8mln (-22,7%). TAMBURI Tamburi LE ha chiuso 0 primo trimestre dell'anno con una perdita di 0,953 milioni di euro (utile di 0,116 min al 31 marzo 2012), con il patrimonio netto contabile in crescita a oltre 214,3 milioni (211,3 min al 31 dicembre). TRIMESTRALI IN PILLOLE EL.EN El.En. ha chiuso il primo trimestre 2013 con un utile pre tasse pari a 1,7 milioni, in aumento rispetto ai 0,6 min registrati nello stesso periodo del BIESSE Biesse fia ottenuto un utile netto pari a 0,3 milioni, in miglioramentorispettoalla perdita di 2,9 min registrata nello stesso periodo del ricaviconsolidati sono pari a 84,4 min (86,8 min nel 2012), TERNIENERGIA TerniEnergia ha chiuso trimestre con ENGINEERING un utile netto in crescita a 1,6 min (1,1 Nel corso de!primo trimestre dell'anno, min al 31 marzo 2012). I ricavi si attestano a 8,7 milioni (23 milioni nei primi Engineering ha visto crescere del 34,6% l'ebitda a 18,2 milioni di euro, mentre l'ebit tre mesi del 2012) ed evidenziano una è aumentato del 50,4% a 12,9 milioni. Il diminuzione del fatturato condizionato fatturato si è attestato a 189,8 milioni, con in parte dalla notevole dimensione dei un incremento del 7% rispetto all'analogo cantieri avviati che non si riflettono ancora sui risultati del periodo dello scorso amia periodo. GAS PLUS Gas Plus ha chiuso il trimestre con un utile netto in calo a 6,5 min (8,2 min nei primi tre mesi del 2012). «Ritengo abbiano dato i loro frutti la completa ristrutturazione dell'attività commerciale, orarivoltaai margini e non ai volumi venduti, e le azioni tendenti a contenere il contingente calo delle produzioni originato da siti e asset produttivi non gestiti dal gruppo», ha spiegato l'ad, Davide Usberti. LADORIA La Dona ha raggiunto un utile netto consolidato in crescita a 5,8 min euro (1,8 min nei primi tre mesi del 2012). Per il 2013 prevede un ulteriore aumento del fatturato e della redditività. ALERI0N Alerion ha chiuso il primo trimestre 2013 con un utile netto pari a 3,6 milioni, invariato rispetto al risultato registrato nel primo trimestre SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 8

10 Da agosto. Allarme di Cria, Confartigianato e Casartigiani Fotovoltaico, ditte e 200 mila addetti esodati Dal 1 agosto ben imprese di installazione impianti, con circa addetti, nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico, a biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia) non potranno più lavorare. E questo perché il decreto legislativo n. 28 del 2011, che recepisce una direttiva europea e ha lo scopo di incentivare l'uso delle energie rinnovabili, tra i requisiti per poter installare impianti «non prevede l'abilitazione oggi riconosciuta dalla legge 37/2008 per i responsabili tecnici delle imprese impiantistiche». Quindi, gli operatori in possesso del titolo di studio della scuola dell'obbligo e dell'esperienza maturata in anni di lavoro non hanno il riconoscimento della qualificazione professionale acquisita e imposta dalla legge del 2008 per operare sugli impianti. Né hanno la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento. «Per la nuova normativa è come se non esistessero. Con il risultato che, dal prossimo 1 agosto, decine di migliaia di installatori di impianti nel settore delle fonti rinnovabili saranno tagliati fuori dal mercato»: la denuncia è degli Impiantisti di Confartigianato, Cna e Casartigiani. Che si stanno battendo da tempo contro le disposizioni del decreto legislativo. «Ma finora le richieste di chiarimento e di modifica economico sono rimaste senza risposta», avverte una nota. Le tre Confederazioni hanno organizzato una mobilitazione della categoria e sollecitano l'intervento del governo e del parlamento per modificare quella che definiscono «una disposizione assurda che finisce per creare una nuova categoria di esodati». «Chiediamo», sottolinea Giovanni Barzaghi, presidente di Confartigianato Impianti, «di cambiare il decreto legislativo 28/2011 che nega agli impiantisti il diritto di lavorare. Soprattutto in questo momento di crisi una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l'occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili». Mentre Carmine Battipaglia, presidente nazionale di Cna Installazione Impianti, per dare soluzione al problema, chiede che «il governo e il parlamento garantiscano a tutti gli installatori abilitati la possibilità di continuare a svolgere la loro attività nel settore delle energie rinnovabili». «Riteniamo evidente», ha chiosato, il presidente degli impiantisti Cna, «la lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza che una tale disciplina comporta in riferimento al problema dell'esclusione dei responsabili tecnici dalla possibilità di continuare a operare nel settore delle rinnovabili». Quindi l'affondo: «Una simile artificiosa, drastica riduzione del numero dei concorrenti nel mercato non potrà che determinare il sorgere o il consolidarsi di posizioni dominanti. E una situazione kafkiana dai dubbi profili costituzionali, che certamente lede il principio di libera concorrenza tra imprese e che faremo di tutto per modificare». Infine, per Piero Valenzano, responsabile di Casartigiani Installazione Impianti «l'assurdità è che, qualora non venisse fatta chiarezza sull'applicazione della norma, si potrebbe configurare il caso di un responsabile tecnico di una impresa che installa da anni pannelli solari o fotovoltaici, pienamente qualificato in base ai criteri oggi definiti, al quale verrebbe impedito, per la sopravvenienza della norma, di continuare a svolgere il lavoro che svolgeva prima dell'entrata in vigore dei nuovi requisiti». SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 9

11 tone - Leletrore smentisce la regione Settore: termovalorizzatore Il caso: il progetto di un nuovo termovalorizzatore, approvato dal consiglio regionale della Valle d'aosta nel 2010 (30 voti favorevoli. 5 astenuti, 0 contrari), viene bocciato da un referendum nel La vittoria dei sì blocca ogni scelta di trattamento a caldo dei rifiuti nella regione. Il quorum (45 per cento) è stato raggiunto nonostante la dichiarazione di astensione delle forze politiche favorevoli al termovalorizzatore. L'impianto avrebbe permesso di ricavare energia elettrica dai rifiuti. Aosta Torino N ' Milano» «Genova Il Paese dei no Basta una firma e l'opera si ferma Aumentano i focolai di protesta contro impianti di interesse pubblico: ora sono 354 quelli contestati. Nel mirino, soprattutto produzione elettrica (anche verde) e trattamento dei rifiuti. Continua a crescere in Italia la sindrome Nimby, l'opposizione alla costruzione di impianti e infrastrutture (dall'inglese <Not in my back yard», non nel mio cortile). La conferma arriva dai dati dell'osservatorio media permanente Nimby forum, che da otto anni conduce un monitoraggio su tutti i casi di contestazione di opere di interesse pubblico in Italia: nel 2012 gli impianti contestati erano saliti a 354, di cui 151 i nuovi casi censiti (gli altri si trascinano anche da anni). In maggioranza si tratta di centrali di produzione elettrica a fonte rinnovabile (biomasse, fotovoltaico, idroelettrico, eolico) che essendo di dimensioni medio-piccole hanno una certa capillarità sul territorio. Seguono gli impiantì di trattamento e di raccolta dei rifiuti, le autostrade, gli elettrodotti, i rìgassificatori, i gasdotti fino agli aeroporti (due focolai). Di tutto, di più. Con il risultato di bloccare miliardi di investimenti e la creazione di migliaia di posti di lavoro. Il fenomeno è alimentato prima di tutto dalla contestazione di comitati, associazioni, e singoli cittadini, responsabili del 35,6 per cento delle proteste. Al secondo posto ci sono gli enti pubblici: comuni, province e. più raramente, regioni che ostacolano l'avvio dei lavori. Al terzo, le organizzazioni politiche. Il risultato paradossale, così, è che lo Stato combatte conto se stesso. «In Italia la sindrome Nimby è un malessere della burocrazia» sostiene Alessandro Beulcke, presidente dell'aris-nimby forum. «Colpisce la tendenza alla crescita del fenomeno. Le istituzioni non hanno introdotto in Italia il dibattito pubblico alla francese, che consentirebbe di avere un parere negativo o positivo all'opera con tempi certi. E il sistema delle imprese fatica a reagire in modo efficace contro le proteste. In più, i comuni e le amministrazioni locali si mettono di traverso anche con motivazioni di tipo politico e ideologico, impedendo un dibattito sereno sui nuovi progetti». Il guaio è che la sindrome Nimby rallenta pure l'apertura di aziende commerciali, come è capitato alla Decathlon a Brugherio in Lombardia (nuova sede bloccata) e all'ikea in 4 diverse regioni. Il contagio continua. (G.F.) RIPRODUZIONE RISERVATA... Cagliari La mappa indica dove sono i 354 impianti bloccati (fonte: Osservatorio Nimby forum). 4» 88 Panorama 22 maggio 2013 SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 10

12 X %* * - Trento * \ \ * * Trieste"» V «" * Bologna «Venezia 4. «f,% * V» Firenze * m* * \ «\ Ancona Energia verde? No grazie Settore: impianto a biogas Il caso: proposto dalla società Prima energia, il progetto della centrale a biomasse prevede la produzione di energia usando gli scarti delle produzioni agricole, il progetto viene subito contestato dalla cittadinanza e dal comune, in nome di preoccupazioni per la salute e la qualità della vita. Due i ricorsi al tar presentati contro la centrale: il primo del Comune di Fano, il secondo della sezione locale del comitato No biogas. Se l'impianto otterrà un pronunciamento positivo da parte del tar, i comitati cittadini intendono intentare una causa per danni nei confronti della regione e della società, sostenendo che la presenza dell'impianto pregiudica gravemente il valore delle proprietà private nelle vicinanze. Dove si frena di più Numero di impiantì contestati per regione Perugia Ppninia. 4~ I J1DMÌ A Pistoia pure II gas ta paura Settore: produzione energia elettrica Il CS80: la svizzera Repower aspetta da più di tre anni il via lìbera alla costruzione a Pistoia di una centrale a metano da 120 megavvatt, destinata a reindustrializzare unta sa occupata fino a inizio 2009 da uno stabilimento di file per calze che ha chiuso. La Repower investirebbe più di 90 milioni di euro. Nei 2012 la Regione Toscana rilascia parere positivo alla valutazione d'impatto ambientale. Ad aprile 2013 Comune e Provincia di Pistoia annunciano che la centrale a metano non si costruirà, assecondando le proteste e i ricorsi al ta.' di comitati cittadini e vivaisti che aicono di temere per l'ambiente. Palermo Campobasso ; *». v Vi.; Napoli «" *»' * Potenza.Bari Catanzaro m Conferenza dei servizi: chi l'ha vista? Settore: petrolifero Il caso: nel 2005 la società Sviluppo risorse naturali presenta una richiesta per iniziare a cercare idrocarburi tra Molise s Campania. Nei 5 anni successivi segue l'iter previsto dalle leggi, compresa la Conferenza dei servizi, luogo deputato a un confronto trasparente sul progetto. Peccato che i comuni interessati prima disertino la conferenza, per poi contestarne i risultati. Così l'azienda, pur avendo in mano il decreto ministeriale che conferma l'autorizzazione alla ricerca, è costretta a bloccare tutto. 22 maggio 2013 Panorama 89 SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 11

13 ILTEST A DESENZANO. Un primo impianto sperimentale sull'autostrada A4 In prova l'energia dal vento dei Tir L'AUTOSTRADA potrebbe costituire una nuova e sorprendente fonte di energia pulita e rinnovabile: sono in corso sulla A4, in prossimità del casello di Desenzano, i test sperimentali su una turbina eolica in grado di sfruttare e trasformare in elettricità lo spostamento d'aria prodotto dai Tir, i mezzi pesanti in transito. L'apparecchiatura, prodotta da una società veronese, è piaciuta all'enel che ne ha finanziato lo sviluppo. Il sogno è di realizzare il primo parco eolico autrostradale d'europa, in tempo per l'expo O PAG 25 DESENZANO. Sistema rivoluzionario da un'idea di alcuni imprenditori veronesi: già avviate le prove sul campo «Energia con il vento dei Tir» Turbine eoliche in autostrada Sfruttando lo spostamento d'aria l'elica può accumulare Megawatt Il primo impianto sperimentale è vicino al casello del Monte Alto Il vento generato dallo spostamento d'aria che i Tir provocano in autostrada può essere trasformato in energia. La ricerca sperimentale è iniziata in un tratto della A4 Brescia-Padova, nei pressi del casello di Desenzano in zona Monte Alto, dove sono stati compiuti i rilevamenti con gli anemometri ed è stata portata una turbina verticale posizionata su un car- L'Enel finanzia la fase di sviluppo Il progetto finale è un sistema che si diffonda su tutta la A4 rello e collocata appena oltre il guardrail. LIDEA è nata da un ingegnere veronese, Giovanni Favalli SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 12

14 che insieme ad altri due amici Stefano Sciurpa e Gianluca Gennai ha creato «una start up» a La Spezia. La giovane azienda ha ideato e realizzato una turbina per recuperare e sfruttare lo spostamento d'aria prodotto dai camion. La turbina «Atea» (questo il nome della ditta), in cui Enel ha creduto e investito con un primo finanziamento per le sperimentazioni pari a 250 mila euro, non assomiglia per niente alle normali pale eoliche: sembra un «fusillo» che gira a spirale su sé stesso, spinto dallabotta d'aria del passaggio di un mezzo pesante. QUASI UN PARADOSSO: i «bisonti» della strada, quei camion spesso additati come sinonimo di una mobilità inquinante, retrograda e poco sostenibile, diventano fonte di un'energia rinnovabile e ad emissioni zero. Anche per questo, l'idea è geniale. Il progetto può davvero cambiare il modo di considerare le autostrade: dopo i pannelli a energia solare collocati su chilometri di barriere fonoassorbenti, ora un altro progetto di green economy: i test sono stati incoraggianti, ci sono margini per continuare e produrre queste pale eoliche ad asse verticale, rifinite a La Spezia. Il progetto è seguito da Serenissima Trading, la società di A4 Holding che si occupa delle aree di servizio e proseguirà con nuovi finanziamenti Enel. Anche se i problemi non mancano: risulta difficile collocarle in serie lungo l'autostrada, ogni 50 metri, oltre i guard rail, con conseguenti problemi di sicurezza e di visibilità. Meglio aspettare i primi risultati dell'esperimento, poi si deciderà se andare oltre. Si vuole costruire lungo la A4, a Desenzano, il primo parco eolico autostradale d'europa, da portare come esempio concreto all'expo Sfruttando il «vento» dei Tir, è stato calcolato, si possono produrre 3 Megawattora l'anno per turbina. Dieci turbine in fila a 50 metri di distanza producono un totale di 30 Megawattora. Una risorsa in più, lì a portata di mano, per un'italia affamata di energia e di innovazione.» La turbina verticale: totalmente diversa dalle consuete pale eoliche SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 13

15 La postazione sperimentale comparsa nei giorni scorsi in prossimità del casello A4 di Desenzano SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 14

16 CASTO. Conti in regola e pressione fiscale in calo grazie ai proventi dei parchi fotovoltaici A solare viaggia a gonfie vele Comune e cittadini sorridono Azzerate lìmu sulla prima casa e l'addizionale Irpef Niente più bollette per le scuole del paese e l'oratorio Garantiti i servizi sociali e un sostegno ai disoccupati prima era allo 0,45% per tutti i cittadini, di ridurre al minimo consentito dallalegge l'imu sulla seconda casa (che sarà quindi applicata allo 0,76%) e infine di azzerare le bollette per le due scuole elementari del Comune, le materne, gli oratori e il centro sportivo. Il grande parco fotovoltaico costruito in località Valgrande Massimo Pasinetti Bilanci risicati. Casse comunali prosciugate. Fondi al lumicino. Non a Casto, paese in controtendenza. Merito del fotovoltaico, che è riuscito nel piccolo grande miracolo di evitare al Comune valsabbino parte dei guai che affliggono gli altri enti, bresciani e non. Basti dire che il bilancio 2013 sorride, così come sorrideranno quelli degli anni futuri. Tutto grazie alla batteria di pannelli costituita dal grande impianto fotovoltaico in località Valgrande, a Cornerò, e da quello della Bignottina, ultimo arrivato, figlio di un investimento da euro derivati dagli introiti 2012 del fotovoltaico stesso; senza dimenticare gli altri dieci impianti posizionati sui tetti dei vari edifici pubblici. Il solare viaggia a gonfie vele e non solo i bilanci sorridono. Le ricadute positive riguardano anche le tasche dei cittadini. I cospicui proventi del fotovoltaico hanno permesso di azzerare l'imu sulla prima casa senza aspettare che il Governo Letta esca dal cui de sac politico nel quale si è infilato, di azzerare l'addizionale Irpef, che MA NON È FINITA. È stato aperto un bando da euro di finanziamento a sostegno delle persone che, residenti a Casto, hanno perso il posto di lavoro, sono in cassa integrazione o in mobilità. L'idea è quella di un contributo da 700 euro a persona. Inoltre, vengono garantiti tutti i servizi sociali e scolastici con incremento delle disponibilità. Capitolo opere pubbliche. La disponibilità di fondi «solari» permette di accedere ai tanti finanziamenti sovracomunali parziali che sono raggiungibili solo se si ha la disponibilità del resto della cifra. Ecco quindi i marciapiedi e l'arredo urbano tra Casto e Malpaga (in fase di realizzazione) sul lato sinistro della strada scendendo, per alcune centinaia di metri (da poco prima della banca fino a dopo il fossato di Auro, mentre prima e dopo il marciapiede già c'è), il restauro delle vecchie fucine nel Parco delle Fucine sulla strada per la frazione Alone, il centro di aggregazione giovanile a Malpaga all'interno della ex Villa Lucchini, SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 15

17 donata al Comune negli scorsi anni, dove poi si trasferirà l'oratorio di Casto.» A beneficiare dei finanziamenti anche il recupero di Villa Lucchini e di alcune vecchie fucine SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 16

18 LE STRATEGIE Piattaforma lombarda per la mappatura green È nata la nuova piattaforma (Finlombarda Spa - Regione Lombardia), che mette a sistema i dati sul tema dell'energia (numero di impianti rinnovabili e termici attivi sul territorio, di Attestati di Certificazione Energetica ecc.) offrendo un'analisi strategica nell'ambito del Programma Energetico Ambientale Regionale e degli obiettivi Clima-Energia 2020 e Energy Roadmap SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 17

19 L'efficienza taglia i consumi Per il Forum Gdf Suez risparmi fino al 34% sui costi ma una famiglia su due non è informata Michela Finizio E3 L'innovazione può tagliare i costi energetici delle familglie italiane fino del 34 per cento. Con una riduzione potenziale di oltre un decimo delle emissioni di anidride carbonica a livello nazionale. Il potenziale insomma c'è, mancano gli strumenti e le politiche di settore per efficientare gli edifici residenziali esistenti. La stima delle opportunità in ambito energetico è stata oggetto del primo Forum dell'osservatorio Permanente, istituito da Gdf Suez Energia Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti e il Politecnico di Milano. L'attenzione del Forum si focalizza sui risultati di uno studio delle soluzioni energetiche innovative disponibili sul mercato, che sono state suddivise in tre grandi categorie: quelle finalizzate al risparmio energetico (pompe di calore, controllo solare, home appliances, illuminazione ed elettrodomestici efficienti); le tecnologie per la gestione intelligente dell'energia (energy community, e-mobility, tariffazione dinamica, home management systems, smart metering); i sistemi per la generazione distribuita (fotovoltaico, solare termico, accumulo alternativo e termico, solar cooling, accumulo elettrochimico, mini eolico, caldaie abiomassa, micro generazione). «Abbiamo eseguito una mappatura di queste tecnologie - ha spiegato Vittorio Chiesa del Politecnico di Milano - calcolandone la diffusione, la sostenibilità economica degli investimenti, le potenzialità di mercato e l'italianità della filiera. I casi economicamente più sostenibili, che trovano anche una buona diffusione sul nostro mercato, riguardano due tipologie di tecnologie: le caldaie a biomassa (per le quali l'italia è il primo mercato europeo per numero di installazioni, ndr) e l'illuminazione efficiente. Solo il fotovoltaico, in contesti ottimali, diventa conveniente, mentre altre soluzioni necessitano di sostegni politici 0 incentivi, come ad esempio gli elettrodomestici altamente efficienti. Oppure richiedono il superamento di barriere normative, per esempio per le pompe di calore». Nello studio sono stati elaborati alcuni scenari al 2020, uno "policy driven" aderente alle misure previste dal Piano di azione per l'efficienza energetica, uno "prudenziale" e uno "ottimistico" in base ai diversi tassi di penetrazione delle nuove tecnologie: nel migliore dei casi la spesa energetica totale delle famiglie potrebbe diminuire del 34% nel Se le imprese adotteranno una visione integrata capace di sfruttare la totalità delle tecnologie disponibili per soddisfare i fabbisogni degli utenti, il risparmio annuo conseguibile, al 2020, potrebbe essere di oltre 70 TWh. Attraverso soluzioni di generazione distribuita, si potrebbe arrivare a circa 80 TWh addizionali di energia annua autoprodotta, con investimenti potenziali da qui al 2020 pari a quasi 290 miliardi di euro. «Esistono già in Italia - ha dichiarato Aldo Chiarini, amministratore delegato di Gdf Suez Energia Italia - tecnologie disponibili in ambito energetico ed economicamente sostenibili che, se adottate efficacemente, avrebbero un impatto anche sul "sistema Paese": un euro di minor costo energetico significherebbe due euro di maggior domanda interna». Esistono però delle barriere rilevanti, anche non economiche. «L'energia innanzitutto non è il core business - afferma Paolo Borzatta di The European House - Ambrosetti - e a fronte di benefici aggregati importanti, singolarmente i valori in gioco sono marginali. Si parla di circa 150, massimo 240 euro, potenzialmente risparmiati per famiglia all'anno. Inoltre due terzi degli italiani hanno un orientamento "distante dalle tecnologie", gli interventi sono complessi e le filiere industriali non sono ancora sviluppate sul territorio». Infine, a questo proposito, una ricerca presentata la settimana scorsa da Renato Mannheimer di Ispo illustra come due terzi delle famiglie intervistate si dichiarino interessate e incuriosite dall'adozione delle soluzioni innovative in ambito energetico, ma metà di loro ha ancora l'impressione di non saperne abbastanza. Ben P8o% del campione dichiara di utilizzare sempre lampadine a risparmio energetico, il 76% di provvedere con regolarità alla pulizia e manutenzione della caldaia, il 71% di usare lavatrici 0 lavastoviglie a temperature basse, il 67% di contenere i consumi di acqua calda e il 66% di mantenere d'inverno la temperatura entro i 20 gradi. «Molti, però, sono frenati dall'ipertecnicismo e spaventati dalle nuove tecnologie», ha specificato Manhaimmer. Lo stesso accade con le energie rinnovabili: le fonti più conosciute risultano essere ancora il solare e l'eolico, mentre sono ancora pochi quelli che parlano di energia idroelettrica, geotermia, biomasse e di energia prodotta da onde e maree. Il sondaggio Sarebbe disposto ad investire per adottare nella propria abitazione ciascuna delle seguenti soluzioni? Interessati Non interessati Non sa, non risponde laminazione tramite led 48 E Isolamento serramenti/doppi vetri 57 0 Caldaia ad alta efficienza Impianto solare termico che usa l'energia solare per scaldare l'acqua di casa 69 E Impianto fotovoltaico che usa l'energia solare per produrre elettricità J7D Sistemi di domotica per gestire in modo intelligente impianti ed elettrodomestici 76 BH SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 18

20 SU INTERNET Calcolo online dei risparmi da fotovoltaico È online ECO.schueco.it, il simulatore accessibile via web per calcolare convenienza economica e vantaggi ambientali generati dall'installazione di un impianto fotovoltaico.basta inserire alcuni parametri per ottenere una stima, scegliere gli incentivi e scoprire i vantaggi dell'integrazione con nuove soluzioni, quali le pompe di calore. SCENARIO ENERGIE RINNOVABILI Pag. 19

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