SEMINARIO INFORMATIVO SULL EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA ANTINCENDIO

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1 SEMINARIO INFORMATIVO SULL EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA ANTINCENDIO Parma 16 novembre 2012 S.D.A.C. Arch. Fabrizio Finuoli

2 L evoluzione della Prevenzione Incendi 2

3 Panorama normativo della Prevenzione incendi Lo sviluppo delle normative di prevenzione incendi è avvenuto in modo graduale nel corso degli anni a partire dal dopoguerra con un andamento crescente della diffusione della cultura della sicurezza fino ad arrivare ad una europeizzazione del problema. Occorre dire che in alcuni momenti storici l emanazione di talune norme ha avuto impulso anche da eventi tragici avvenuti a livello nazionale. 3

4 Panorama normativo della Prevenzione incendi Il modello mnemonico può strutturarsi tt nei seguenti periodi: periodo riconducibile alla Legge n.1570 del che va da prima del periodo bellico alla prima metà degli anni 50, la quale affidava al Corpo Nazionale dei VV.F., fra l altro, i servizi di prevenzione ed estinzione degli incendi attribuendo i compiti di controllo all organizzazione periferica; periodo riconducibile al DPR n.547 del il quale dettava le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; periodo riconducibile al DPR n.689 del il quale individuava le aziende e le lavorazioni soggette, ai fini della prevenzione incendi e al controllo del Comando dei VV.F.; 4

5 Panorama normativo della Prevenzione incendi periodo riconducibile alla Legge n. 469 del la quale individuava l ordinamento dei servizi antincendi e del Corpo nazionale dei VV.F.; periodo riconducibile alla Legge n. 966 del che disciplinava le tariffe, le modalità di pagamento e i compensi del personale VV.F. per i servizi a pagamento; 5

6 Panorama normativo della Prevenzione incendi periodo riconducibile al DM che individuava le 97 attività soggette al controllo dei VV.F., fino al ; periodo riconducibile al DPR n.577 del con il quale si approvava il regolamento concernente l espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendi; periodo riconducibile alla Legge n.818 del del c.d. Nulla osta provvisorio, la quale prevedeva il rilascio del N.O.P. da parte dei Comandi VV.F. previo accertamento mediante l esame della documentazione e delle certificazioni prodotte dai titolari delle attività stesse; 6

7 Panorama normativo della Prevenzione incendi periodo riconducibile al DLgs n.626/94 e s.m.i., con il quale avviene il recepimento di numerose direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro; periodo riconducibile al DPR 37/98 con l emanazione di un nuovo Regolamento di Prevenzione Incendi e con il DM , ancora in vigore, che detta i criteri di sicurezza di prevenzione e di protezione contro gli incendi per tutte quelle attività non normate; periodo riconducibile al DLgs n.139 del con il riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei VV.F., ivi compreso la prevenzione incendi; infine si arriva al periodo attuale con l emanazione del DLgs n.81/08 e s.m.i. (Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) e DPR n.151/11 (Nuovo Regolamento di Prevenzione Incendi) che aggiornano ed adeguano i rispettivi settori di interesse. 7

8 D.Lgs 8 marzo 2006, n. 139 Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell'articolo 11 della legge 29 luglio 2003, n (G.U. n. 80 del 5 aprile S.O. n. 83) 8

9 La prevenzione incendi è la funzione di preminente interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità ità delle persone e di tutela dei beni e dell'ambiente attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la sperimentazione di norme, misure, provvedimenti, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare l'insorgenza di un incendio e degli eventi ad esso comunque connessi o a limitarne le conseguenze. (Art.13 comma 1 D.Lgs. 139/2006) 9

10 Ferma restando la competenza di altre amministrazioni, enti ed organismi, la prevenzione incendi si esplica in ogni ambito caratterizzato dall'esposizione al rischio di incendio e, in ragione della sua rilevanza interdisciplinare, anche nei settori della sicurezza nei luoghi di lavoro, del controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, dell'energia, della protezione da radiazioni ionizzanti, dei prodotti da costruzione. (Art.13 comma 2 D.Lgs. 139/2006) 10

11 La prevenzione incendi è affidata alla competenza esclusiva del Ministero dell'interno, che esercita le relative attività attraverso il Dipartimento e il Corpo nazionale. (Art.14 comma 1 D.Lgs. 139/2006) 11

12 Le attività di prevenzione incendi sono in particolare: a) l'elaborazione di norme di prevenzione incendi; b) il rilascio del certificato di prevenzione incendi, di atti di autorizzazione, di benestare tecnico, di collaudo e di certificazione, comunque denominati, attestanti t ti la conformità alla normativa di prevenzione incendi di attività e costruzioni civili, industriali, artigianali e commerciali e di impianti, prodotti, apparecchiature e simili; 12

13 c) il rilascio a professionisti, enti, laboratori e organismi di atti di abilitazione, iscrizione e autorizzazione comunque denominati, attestanti la sussistenza dei requisiti necessari o l'idoneità a svolgere attività di certificazione, ispezione e prova nell'ambito di procedimenti inerenti alla prevenzione incendi; 13

14 d) lo studio, la ricerca, la sperimentazione e le prove su materiali, strutture, impianti ed apparecchiature, finalizzati a garantire il rispetto della sicurezza in caso di incendio, anche in qualità di organismo di certificazione, ispezione e di laboratorio di prova; l) la vigilanza sull'applicazione delle norme di prevenzione incendi. (Art.14 comma 2 D.Lgs. 139/2006) 14

15 La Direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione Requisiti essenziali della Direttiva 15

16 Obiettivi fondamentali del requisito essenziale Sicurezza in caso di incendio 16

17 RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA La Direttiva 89/106 viene recepita in Italia con il DPR n.246/93. (Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione). Da quel punto tutte le norme di prevenzione incendi richiamano gli obiettivi fondamentali del requisito sicurezza in caso di incendio della Direttiva Comunitaria. DIRETTIVA 89/106 17

18 RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA NELLE NORME DI PREVENZIONE INCENDI 18

19 RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA NELLE NORME DI PREVENZIONE INCENDI 19

20 RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA NELLE NORME DI PREVENZIONE INCENDI 20

21 NORME ORIZZONTALI E NORME VERTICALI DI PREVENZIONE INCENDI. Una classificazione tipica ma non ufficiale tra le norme di prevenzione incendi è quella c.d. tra norme orizzontali enorme verticali. Le prime sono norme generali e si applicano come base nella progettazione di tutte le attività soggette (ad es. i termini e le definizioni generali, le norme di resistenza al fuoco, reazione al fuoco ecc..). Le seconde, invece, sono quelle relative alla progettazione di quelle attività soggette normate in modo specifico (centri commerciali, ospedali, centrali termiche, scuole, ecc..). 21

22 Norme orizzontali D.M. 30/11/1983 Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi. D.M. 10/03/1998 Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro. D.M. 31/03/2003 Requisiti di reazione al fuoco dei materiali costituenti le condotte di distribuzione e ripresa aria degli impianti di condizionamento e ventilazione. D.M. 21/06/2004 Norme tecniche e procedurali per la classificazione di resistenza al fuoco ed omologazione di porte ed altri elementi di chiusura. D.M. 03/11/2004 (agg. D.M.06/12/2011) Disposizioni relative all'installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d'incendio. 22

23 Norme orizzontali D.M. 10/03/2005 Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio. D.M. 15/03/2005 Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo. D.M. 09/03/2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. D.M. 16/02/2007 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione. D.M. n 37 del 22/01/2008..riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici. DLgs. n. 81 del 9/04/2008..tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 23

24 Norme verticali D.M. 01/02/1986 Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio delle autorimesse e simili. D.M. n 246 del 16/05/1987 Norme di sicurezza antincendio per gli edifici di civile abitazione. D.M. n 569 del 20/05/1992 Regolamento contenente norme di sicurezza antincendio per gli edifici storici e artistici destinati a musei, gallerie, esposizioni e mostre. D.M. del 26/08/1992 Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica. D.M. del 09/04/1994 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico- alberghiere. DPR n 418 del 30/06/1995 Regolamento concernente norme di sicurezza interesse storico-artistico destinati a antincendio per gli biblioteche ed edifici di archivi. D.M. del 12/04/1996 / Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli impianti termici alimentati a combustibili gassosi. 24

25 Norme verticali D.M. del 18/03/1996 Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli impianti sportivi. D.M. del 19/08/1996 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo. D.M. del 15/09/2005 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. D.M. del 18/09/2002 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private. D.M. del 22/02/2006 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio i di edifici i e/o localili destinati ad uffici. i D.M. del 27/07/2010 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività commerciali con superficie superiore a 400 mq. 25

26 PROGETTO PER LE ATTIVITA SOGGETTE AI FINI DELLA PREVENZIONE INCENDI. La documentazione tecnica di prevenzione incendi attiene alle caratteristiche di sicurezza antincendio delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi riportate nell Allegato nellallegato 1 del DPR n.151/11 e consente di accertare la loro rispondenza alle vigenti norme o, in mancanza, ai criteri generali di prevenzione incendi. In particolare comprende: relazione tecnica; elaborati grafici. (DM 7/8/2012 Allegato 1 in vigore dal 27/11/2012!) 26

27 PROGETTO PER LE ATTIVITA SOGGETTE AI FINI DELLA PREVENZIONE INCENDI. Alcune tra le 80 attività soggette previste nell Allegato 1 al DPR 151/11 hanno una specifica normativa di riferimento. In questo caso la progettazione ai fini antincendio di tali attività sarà eseguita limitandosi a dimostrare l osservanza delle specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi. (Allegato 1 lett. B del DM 07/08/2012) 27

28 PROGETTO PER LE ATTIVITA SOGGETTE AI FINI DELLA PREVENZIONE INCENDI. Le altre attività soggette previste nell Allegato 1 al DPR 151/11 non sono regolate da specifiche disposizioni antincendio ovvero non hanno una specifica normativa di riferimento. In questo caso la progettazione ai fini antincendio sarà eseguita sulla base dell'osservanza dei criteri generali di sicurezza antincendio, tramite l'individuazione dei pericoli di incendio, la valutazione dei rischi connessi e la descrizione delle misure di prevenzione e protezione antincendio da attuare per ridurre i rischi. (Allegato 1 lett. A DM 07/08/2012) 2) 28

29 PROGETTO MEDIANTE CRITERI GENERALI DI SICUREZZA ANTINCENDIO (attività non normate) (Allegato 1 lett. A DM 07/08/2012) A.1.1 Individuazione dei pericoli di incendio destinazione d uso (generale e particolare); sostanze pericolose e loro modalità di stoccaggio; carico di incendio nei vari compartimenti; impianti di processo; lavorazioni; macchine, apparecchiature ed attrezzi; movimentazioni interne; impianti tecnologici di servizio; aree a rischio specifico. A.1.2 Descrizione delle condizioni ambientali. condizioni di accessibilità e viabilità; lay-out aziendale (distanziamenti, separazioni, isolamento); caratteristiche degli edifici (tipologia edilizia, geometria, volumetria, superfici, altezza, piani interrati, ti articolazione i planovolumetrica, l compartimentazione, t i ecc.); aerazione (ventilazione); affollamento degli ambienti, con particolare riferimento alla presenza di persone con ridotte od impedite capacità motorie o sensoriali; vie di esodo. 29

30 PROGETTO MEDIANTE CRITERI GENERALI DI SICUREZZA ANTINCENDIO (attività non normate) (Allegato 1 lett. A DM 07/08/2012) A.1.3 Valutazione qualitativa del rischio incendio la relazione contiene la valutazione qualitativa del livello di rischio incendio, l'indicazione degli obiettivi di sicurezza assunti e l'indicazione delle azioni messe in atto per perseguirli. A.1.4 Compensazione del rischio incendio (strategia antincendio) la relazione tecnica contiene la descrizione dei provvedimenti da adottare nei confronti dei pericoli di incendio, delle condizioni ambientali, e la descrizione delle misure preventive e protettive assunte, con particolare riguardo al comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali ed ai presidi antincendio, evidenziando le norme tecniche di prodotto e di impianto prese a riferimento. Relativamente agli impianti di protezione attiva la documentazione indica le norme di progettazione seguite, le prestazioni dell'impianto, le sue caratteristiche dimensionali, (quali ad esempio, portate specifiche, pressioni operative, caratteristica e durata dell'alimentazione dell'agente estinguente, ecc.. ) e quelle dei componenti da impiegare nella sua realizzazione, nonché l'idoneità dell'impianto in relazione al rischio di incendio presente nell' attività. A.1.5 Gestione dell'emergenza Nella relazione sono indicati, in via generale, gli elementi strategici della pianificazione dell'emergenza emergenza che dimostrino la perseguibilità dell'obiettivo della mitigazione del rischio residuo attraverso una efficiente organizzazione e gestione aziendale. 30

31 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DA NORME DI PREVENZIONE INCENDI corridoio cieco: corridoio o porzione di corridoio dal quale e' possibile l'esodo in un'unica direzione. (DM 9/4/94 Alberghi ) 31

32 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DA NORME DI PREVENZIONE INCENDI spazio calmo: luogo sicuro statico contiguo e comunicante con una via di esodo verticale od in essa inserito; tale spazio non deve costituire intralcio alla fruibilità delle vie di esodo e deve avere caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie in attesa dei soccorsi; (DM 9/4/94 Alberghi ) 32

33 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DA NORME DI PREVENZIONE INCENDI scala di sicurezza esterna: scala totalmente esterna, rispetto al fabbricato servito, munita di parapetto regolamentare e realizzata secondo i criteri sotto riportati: i materiali devono essere incombustibili; la parete esterna dell'edificio su cui e' collocata la scala, compresi gli eventuali infissi, deve possedere, per una larghezza pari alla proiezione della scala, incrementata di 2,5 m per ogni lato, requisiti di resistenza al fuoco almeno REI/EI 60. In alternativa la scala esterna deve distaccarsi di 2,5 m dalle pareti dell'edificio e collegarsi alle porte di piano tramite passerelle protette con setti laterali, a tutta altezza, aventi requisiti di resistenza al fuoco pari a quanto sopra indicato; (DM 18/09/2002 Ospedali ) 33

34 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DA NORME DI PREVENZIONE INCENDI esodo orizzontale progressivo: modalità di esodo che prevede lo spostamento t dei degenti in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l'incendio non sia stato domato o fino a che non diventi necessario procedere ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro; (DM 18/09/2002 Ospedali) 34

35 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DA NORME DI PREVENZIONE INCENDI percorso orizzontale protetto: percorso di comunicazione orizzontale o suborizzontale protetto da elementi con caratteristiche di resistenza al fuoco adeguata, con funzione di collegamento tra compartimenti o di adduzione verso luogo sicuro; (DM 18/09/2002 Ospedali ) 35

36 DEFINIZIONI RECENTI INTRODOTTE DALLE NORME DI PREVENZIONE INCENDI MALL: galleria interna, coperta, realizzata anche supiù piani, i sucui si affacciano varie attività commerciali e\o di servizio. Essa deve presentare uscite in posizione contrapposta, altezza (H) minima 7 m e larghezza (L) pari almeno a 7H deve essere priva di ingombri che possano essere di ostacolo per l'esodo in emergenza e il carico di incendio specifico non deve essere superiore a 50 MJ/m 2 anche in presenza di allestimenti e/o promozioni a carattere temporaneo. (DM 27/07/2010 Attività di vendita) 36

37 Titolo diagramma PREVENZIONE INCENDI Obiettivo: conseguire la sicurezza contro gli incendi COME? RIDUCENDO LE OCCASIONI DI INCENDIO Misure Preventive CONTENENDO LE CONSEGUENZE Misure protettive FREQUENZA MAGNITUDO definizione di rischio tecnico RISCHIO = Frequenza x Magnitudo R = F x M SICUREZZA EQUIVALENTE 37

38 PROTEZIONE ANTINCENDIO PROTEZIONE ATTIVA PROTEZIONE PASSIVA 38 38

39 LA PROTEZIONE DALL INCENDIO PREVENZIONE INCENDI Seminario informativo sull evoluzione Prevenzione propriamente detta Protezione Misure precauzionali d'esercizio Protezione attiva Protezione passiva - rilevazione automatica d incendio - impianti fissi estinzione incendi -impianto di controllo scarico fumi - alimentazione elettrica emergenza - vigilanza aziendale - squadra antincendio - mezzi di estinzione - impianti di allarme - ubicazione corretta - distanze di sicurezza adeguate - resistenza al fuoco strutture - compartimentazione aree a rischio - reazione al fuoco dei materiali - vie di esodo adeguate - aerazione idonea dei locali 39

40 NUOVI SISTEMI DI PROTEZIONE INTRODOTTI DALLE NORME DI PREVENZIONE INCENDI Nuove tipologie di impianti di protezione previsti dalle recenti norme che riescono a conciliare le prescrizioni di prevenzione incendi con la progettazione architettonica: ES. rivelatori di fumo lineari; rivelatori di fumo ad aspirazione; sistemi di spegnimento WATER MIST; porte tagliafuoco lignee o di arredo; serramenti e vetrate tagliafuoco; tende tagliafuoco. 40

41 Rivelatori di fumo lineari Norma UNI 9795/

42 Rivelatori di fumo lineari Norma UNI 9795/

43 Rivelatori di fumo ad aspirazione Norma UNI 9795/

44 Rivelatori di fumo ad aspirazione 44

45 Rivelatori di fumo ad aspirazione 45

46 Impianti di spegnimento WATER MIST Norme NFPA Il sistema WATER MIST ad alta pressione è un sistema di protezione contro l incendio che utilizza gocce d acqua di dimensioni molto ridotte, che riescono a controllare l incendio attraverso i seguenti meccanismi: Raffreddamento della fiamma e dei fumi; Riduzione localizzata dell ossigeno disponibile per la combustione, grazie alla formazione di vapore; Attenuazione del flusso di calore radiante grazie alla presenza delle goccioline d acqua nell ambiente ambiente. 46

47 Impianti di spegnimento WATER MIST Principali applicazioni: Hotel, palazzi storici, chiese, gallerie d arte, teatri, t data center, ospedali, biblioteche, musei, archivi, aree residenziali, grattacieli, carceri. 47

48 Porte tagliafuoco lignee o di arredo 48

49 Serramenti e vetrate tagliafuoco Serramenti fissi o apribili con caratteristiche EI 49

50 Tende tagliafuoco La tenda tagliafuoco avvolgibile è classificata "E 120" per una ermeticità al fuoco e al fumo, poiché resiste alla propagazione di fiamme e fumi fino a 120 minuti. 50

51 Tende tagliafuoco È l'idealel per la compartimentazione t i di grandi volumi; è testata per resistere al fuoco su ambedue i lati, permettendo cosi di tutelare maggiormente gli occupanti nell'evacuazione e le squadre di soccorso di intervenire in sicurezza. 51

52 Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili Nella Lettera Circolare Min.Int.Prot. n del 31/03/2010 è allegata la: GUIDA PER LA DETERMINAZIONE DEI REQUISITI DI SICUREZZA ANTINCENDIO DELLE FACCIATE NEGLI EDIFICI CIVILI Le indicazioni progettuali contenute nella Guida Tecnica in parola, per un iniziale periodo sperimentale di due anni, avranno carattere volontario e potranno essere prese a riferimento nell ambito dei procedimenti di prevenzione incendi; 52

53 Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili l applicazione della Guida Tecnica dovrà essere riferita ad edifici aventi un altezza antincendio superiore a 12 metri Facciate (curtain walls) e muri esterni (che includono parti vetrate) Norme EN ; EN ,4,5,6; EN ; EN ; EN ; EN ; EN ; 1 EN

54 La Reazione al fuoco di materiali di rivestimento e arredo classificati VECCHIA NORMATIVA D.M 26/06/1984 Classificazione i di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai finii della prevenzione incendi. CLASSI DI REAZIONE non combustibili 54

55 La Reazione al fuoco di materiali di rivestimento e arredo classificati NUOVA NORMATIVA D.M. 10/03/2005 Classi di reazione al fuoco per i prodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali e' prescritto il requisito della sicurezza in caso d'incendio. D.M. 15/03/2005 Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazioneione europeo. 55

56 La Reazione al fuoco di materiali di rivestimento e arredo classificati Al fine di recepire il sistema europeo di classificazione di reazione al fuoco per iprodotti da costruzione da impiegarsi nelle opere per le quali è prescritto il requisito essenziale di sicurezza in caso d incendio (direttiva 89/ /CE), considerata la necessità di definire i requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di P.I., sono stati emanati dal M.I. i DD.MM. 10/3/2005 e 15/3/2005 con iquali vengono stabilite, tra l altro, le nuove classi di reazione al fuoco da adottare in luogo delle classi italiane previste dal D.M.I. 26/6/84 es.m.i. (Es.: classi A1, A1FL, A1L - a seconda dell impiego a parete a soffitto ecc. - in luogo della classe 0; classi A2FL s1, BFL s1, A2-s1 d0, A2-s2 d0 B-s1 d0, B-s1 d1 lungo le vie di esodo, in luogo della classe 1 ecc.) 56

57 La Reazione al fuoco di materiali di rivestimento e arredo classificati Esempi di materiali sottoposti a classificazione 57

58 Prodotti installati lungo le vie di esodo PARETE A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3 s3, d0 B-s3 s3, d1 B-s3 s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F SOFFITTO A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3 s3, d0 C-s3 s3, d1 C-s3 s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F EQUIVALENTI CLASSE 1 CLASSI NON AMMESSE 58

59 Prodotti isolanti protetti installati lungo le vie di esodo PARETE A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B -s1, d0 B -s1, d1 B -s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C -s2, d0 C -s2, d1 C -s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D -s3, d0 D -s3, d1 D -s3, d2 E F SOFFITTO A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B -s1, d0 B -s1, d1 B -s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C -s2, d0 C -s2, d1 C -s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D -s3, d0 D -s3, d1 D -s3, d2 E F CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE EQUIVALENTE CLASSE 1 CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE EI 30 59

60 Prodotti installati in altri ambienti PARETE SOFFITTO A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, 1d0 C-s1, 1d1 C-s1, 1d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F EQUIVALENTI CLASSE 1 EQUIVALENTI CLASSE 2 EQUIVALENTI CLASSE 3 CLASSI NON AMMESSE 60

61 PAVIMENTI lungo le vie di esodo in altri ambienti A2 fl -s1 A2 fl -s2 B fl -s1 B fl -s2 C fl -s1 C fl -s2 D fl -s1 D fl -s2 A2 fl -s1 A2 fl -s2 B fl -s1 B fl -s2 C fl -s1 C fl -s2 D fl -s1 D fl -s2 fl fl E fl E fl F fl F fl EQUIVALENTI CLASSE 1 EQUIVALENTI CLASSE 2 EQUIVALENTI CLASSE 3 CLASSI NON AMMESSE 61

62 PARETE Seminario informativo sull evoluzione Prodotti isolanti protetti installati in altri ambienti SOFFITTO A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F A2-s1, d0 A2-s1, d1 A2-s1, d2 A2-s2, d0 A2-s2, d1 A2-s2, d2 A2-s3, d0 A2-s3, d1 A2-s3, d2 B-s1, d0 B-s1, d1 B-s1, d2 B-s2, d0 B-s2, d1 B-s2, d2 B-s3, d0 B-s3, d1 B-s3, d2 C-s1, d0 C-s1, d1 C-s1, d2 C-s2, d0 C-s2, d1 C-s2, d2 C-s3, d0 C-s3, d1 C-s3, d2 D-s1, d0 D-s1, d1 D-s1, d2 D-s2, d0 D-s2, d1 D-s2, d2 D-s3, d0 D-s3, d1 D-s3, d2 E F CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE EQUIVALENTE CLASSE 1 CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE ALMENO A2-s3,d0 CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE A1 esclusi materiali metallici i CLASSI AMMESSE CON PROTEZIONE EI 30 62

63 Resistenza al fuoco delle strutture D.M. 09/03/2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. D.M. 16/02/2007 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione. 63

64 Resistenza al fuoco delle strutture D.M. 09/03/2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. D.M. 16/02/2007 Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione. 64

65 Resistenza al fuoco (nuova normativa) Determinazione della prestazione da richiedere Verifica della prestazione offerta Classificazione dei locali (compartimento) Metodo sperimentale Scelta della curva di incendio Determinazione delle azioni meccaniche Metodo tabellare Metodo analitico D.M. 14/01/2008 D.M.Int. 09/03/2007 D.M.Int. 16/02/

66 VERIFICA RESISTENZA CON METODI ANALITICI Coibente esterno: poliuretano 3 cm Soletta in c.a. da 5 cm Nervatura in c.a

67 Resistenza al fuoco delle strutture 67

68 Gli effetti dell incendio sulle strutture Seminario informativo sull evoluzione CALORE Aumento della temperatura nei vari punti della sezione dell elemento Degrado delle proprietà dei materiali all aumentare della temperatura Variazioni dello stato di sollecitazione per effetto delle dilatazioni termiche impedite 68

69 CARICO DI INCENDIO Seminario informativo sull evoluzione 10 kg 50 kg Il carico di incendio èilpotenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali. Il carico di incendio è espresso in MJ; convenzionalmente 1 MJ è assunto pari a 0,054 chilogrammi di legna equivalente. (def. D.M.09/03/2007) Il carico d incendio specifico è riferito all unità di superficie lorda. E espresso in MJ/m 2. (def. D.M.09/03/2007) 1kg legno = 18,48 MJ (4400 Kcal) 69

70 Dinamica dell incendio TEMPERATURA (flash-over) ignizione propagazione incendio generalizzato estinzione TEMPO 70

71 LA RESISTENZA AL FUOCO con il simbolo R si identifica un elemento costruttivo che, in caso di incendio, deve conservare la sola stabilità con il simbolo RE si identifica un elemento costruttivo che deve conservare sia la stabilità sia la tenuta con il simbolo REI si identifica un elemento costruttivo che deve conservare la stabilità, la tenuta e l'isolamento 71

72 R = Stabilità meccanica delle strutture E = Tenuta al passaggio di fiamme, vapori e gas I = Isolamento dalla trasmissione di calore 72

73 73

74 ELEMENTI COSTRUTTIVI AI QUALI E RICHIESTO IL REQUISITO DI RESISTENZA AL FUOCO STRUTTURE PORTANTI travi pilastri solai pareti portanti non separanti vani scala vani ascensore muri tetti colonne balconi, passerelle 74

75 ELEMENTI COSTRUTTIVI AI QUALI E RICHIESTO IL REQUISITO DI RESISTENZA AL FUOCO COMPARTIMENTAZIONI pareti separanti; solai separanti; porte e portoni tagliafuoco; altri serramenti tagliafuoco; 75

76 ELEMENTI COSTRUTTIVI AI QUALI E RICHIESTO IL REQUISITO DI RESISTENZA AL FUOCO COMPARTIMENTAZIONI serrande tagliafuoco; collari tagliafuoco; sacchetti tagliafuoco; schiume sigillanti tagliafuoco; controsoffitti; 76

77 77

78 Gli effetti dell incendio sulle strutture Il pericolo maggiore per gli elementi strutturali è la riduzione di resistenza e del modulo elastico indotta dall aumento di temperatura. Conseguentemente si ha una diminuzione della loro capacità portante e la possibile presenza di fenomeni di instabilità. azione del calore sulle strutture in cemento armato 78 78

79 Gli effetti dell incendio sulle strutture azione del calore sulle strutture in legno 79 79

80 Gli effetti dell incendio sulle strutture azione del calore sulle strutture in acciaio 80 80

81 MEMBRANE SISTEMI PROTETTIVI PER ELEMENTI STRUTTURALI DI ACCIAIO Controsoffitti Schermi RIVESTIMENTI Vernici Intonaci spruzzati Carter 81

82 LINCENDIO L INCENDIO E I MATERIALI COMPORTAMENTO AL FUOCO DEI MATERIALI REAZIONE AL FUOCO Grado di partecipazione alla combustione di un materiale esposto al fuoco RESISTENZA AL FUOCO Riguarda la capacità portante in caso di incendio, per una struttura, per una parte della struttura o per un elemento strutturale nonché la capacità di compartimentazione rispetto all incendio per gli elementi di separazione sia strutturali, come muri e solai, sia non strutturali, come porte e tramezzi COMBUSTIBILI NON COMBUSTIBILI R : Mantenimento stabilità L elemento conserva la sua resistenza meccanica anche sotto l azione del fuoco MATERIALI DA COSTRUZIONE E DI ARREDO Classificati in funzione crescente della loro combustibilità RE : Mantenimento stabilità e tenuta L elemento, oltre a conservare la resistenza meccanica, non consente il passaggio dal lato esposto all incendio di fiamme e fumi REI : Mantenimento stabilità, tenuta, isolamento termico L elemento, oltre a conservare stabilità e tenuta, riduce la trasmissione di calore verso la faccia nonesposta 82

83 L EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA SULLA RESISTENZA AL FUOCO Passaggio da un vecchio sistema di tipo deterministico e PRESCRITTIVO (non eliminato ma integrato) ai nuovi sistemi di tipo PRESTAZIONALE e probabilistico Normativa PRESCRITTIVA (vecchio approccio) Norme specifiche (verticali) che impongono predeterminati requisiti di resistenza al fuoco in funzione della destinazione d uso dei locali Normativa PRESTAZIONALE (nuovo approccio) Basata sull'applicazione di modelli di calcolo per la determinazione della temperatura nell'ambiente e negli elementi strutturali, e per il comportamento meccanico dell'organismo strutturale (D.M. 14/01/ D.M.Int. 09/03/2007) 83

84 L incendio: lo sviluppo e le sue fasi 84

85 L INCENDIO QUALE AZIONE SULLE STRUTTURE: LA SUA MODELLAZIONE Incendio convenzionale di progetto è la curva d incendio Temperatura tempo scelta per la progettazione Curva nominale adottata per la classificazione delle costruzioni e per le verifiche di resistenza al fuoco di tipo CONVENZIONALE (tiene conto dell intervallo di tempo di esposizione pari alla classe di resistenza al fuoco prevista, senza alcuna fase di raffreddamento) Curva naturale determinata in base a modelli di incendio e a parametri fisici del compartimento per le verifiche con approccio di tipo PRESTAZIONALE (tiene conto dell intera durata dell incendio, compresa la fase di raffreddamento fino al ritorno alla temperatura ambiente) 85

86 Locale di pubblico spettacolo Valutazione della resistenza al fuoco di un elemento strutturale: confronto tra approccio prescrittivo e approccio prestazionale 86

87 sezioni 87

88 prospetti 88

89 il compartimento considerato (la sala auditorium) 89

90 Valutazione della resistenza al fuoco delle strutture con l APPROCCIO PRESCRITTIVO Travi secondarie in legno R 30 Metodo Analitico Norma UNI 9504 Capriata in acciaio R 30 protetta con vernice intumescente Metodo Analitico Norma UNI 9503 Solai in c.a. R 60 Metodo Analitico Norma UNI 9502 Travi secondarie in legno R 30 Metodo Analitico Norma UNI 9504 Solaio in c.a. REI 60 Metodo Tabellare DM 16/02/2007 Travi e pilastri in c.a. R 60 Metodo Analitico Norma UNI 9502 Capriata in acciaio R 30 protetta con vernice intumescente Metodo Analitico Norma UNI 9503 Travi e pilastri in c.a. R 60 Metodo Analitico Norma UNI 9502 Muratura in blocchi di laterizio EI 60 Metodo Tabellare DM 16/02/2007 Muratura di separazione in blocchi EI 120 Metodo Sperimentale DM 16/02/2007 Muratura in blocchi di laterizio EI 60 Metodo Tabellare DM 16/02/

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