Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell aria ambiente

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1 2 ELEMENTI DI SINTESI SULL INQUINAMENTO ATMOSFERICO Nel presente capitolo viene inquadrata la situazione del sistema aria sul territorio regionale. Viene valutata l entità della pressione esercitata sul territorio dalle diverse fonti di emissione sia di origine antropica che naturale (anche se l inventario regionale delle emissioni in atmosfera è in avanzata fase di elaborazione). Poiché le postazioni di rilevamento della qualità dell aria non possono essere rappresentative della distribuzione di livelli di concentrazione degli inquinanti al di fuori dell agglomerato o zona di pertinenza; sulla parte di territorio regionale non coperta da monitoraggio sistematico saranno applicati modelli di simulazione e/o tecniche di stima per la valutazione della qualità dell aria. 2.1 FONTI DI EMISSIONE DI INQUINANTI NELL ARIA: STIME APAT La qualità dell aria è il risultato di un equilibrio complesso tra gli apporti diretti degli inquinanti emessi in aria, ciò che chiamiamo le emissioni di inquinanti, e tutta una serie di fenomeni ai quali gli inquinanti sono sottomessi una volta che si trovano in atmosfera: il trasporto, la dispersione (i venti e le turbolenze all origine della diluizione delle emissioni) la deposizione e infine le trasformazioni chimiche (per esempio sotto l effetto dell irraggiamento solare come la produzione dell ozono estivo a partire dagli ossidi di azoto e dagli idrocarburi). E per questo che non bisogna confondere le concentrazioni nell aria ambiente degli inquinanti [espressi per esempio in microgrammi per metro cubo (µg/m 3 ) o per un indice di qualità dell aria], che caratterizza la qualità dell aria respirata, e le emissioni di inquinanti (di cui le quantità sono espresse in grammi, chilogrammi o tonnellate) scaricate da una fonte data ( un camino, un tubo di scappamento, ) durante una durata determinata (ora, anno, ). Dalle emissioni dipende la qualità dell aria, anche se non c è un legame semplice e diretto tra i due elementi. A partire dalle emissioni di inquinanti equivalenti in luogo e intensità, i livelli degli inquinanti nell ambiente possono variare di un fattore venti seguendo le condizioni meteorologiche più o meno favorevoli alla dispersione e dunque alla diluizione, o al contrario alla concentrazione di questi inquinanti. La conoscenza di queste emissioni è dunque primordiale per il monitoraggio della qualità dell aria (AIRPARIF, 2005). Alla data di elaborazione del presente Piano, la Regione Siciliana si sta adoperando alla redazione dell inventario delle emissioni a livello regionale quale strumento conoscitivo, la cui importanza è stata ribadita dal D. Lgs. n. 351 del 4/08/1999, e dal D.M. 60/02 secondo quanto previsto dall allegato 2 del DM 261/2002. Infatti, una delle principali novità introdotte dalla nuova normativa consiste nell integrazione delle informazioni derivanti dalla misura degli inquinanti e da due nuovi strumenti: l inventario delle emissioni (ARTA) e la modellistica numerica ambientale (ARPA Sicilia). Tali importanti strumenti sono in avanzato stato di progettazione da parte dell Assessorato Territorio ed Ambiente ed in corso di realizzazione da parte di ARPA Sicilia. La sua realizzazione sarà completata presumibilmente entro la fine del 2007 (Allegato 8). L inventario contiene il censimento delle sorgenti, le quantità annue di inquinanti emessi da tutte le sorgenti di emissione in atmosfera ivi comprese quelle dei principali insediamenti produttivi. Per la costruzione dell inventario regionale le emissioni sono state suddivise come puntuali o come lineari/nodali (arterie e nodi di comunicazione). Per la costruzione dell inventario per particolari infrastrutture (porti, aeroporti, traffico veicolare, etc..) sono stati e saranno utilizzati specifici modelli per la stima delle emissioni. La stima delle emissioni in aria di gas inquinanti, gas serra, composti organici persistenti e metalli pesanti si basa su una metodologia consolidata, rispetto alla quale la ricerca continua ad affinare strumenti e metodi. Il progetto CORINAIR (COoRdination-INformation-AIR), promosso e coordinato dalla Comunità Europea nell ambito del programma sperimentale CORINE (COoRdinated Information on the Environment in the European Community), ne è l asse portante dal 1985, anno in cui è stato realizzato il primo inventario italiano armonizzato a livello europeo. Il principale obiettivo della prima fase delle attività di tale progetto, al quale hanno partecipato tutti i Paesi membri della Comunità, è stato la realizzazione di un inventario prototipo delle emissioni di Ossidi di Zolfo (SO X ), Ossidi di Azoto (NO X ) e Composti Organici Volatili (COV) riferito all anno 1985, da utilizzare come base scientifica per la scelta delle politiche ambientali in materia di inquinamento atmosferico. L'inventario del 90 ha opportunamente rivisto la metodologia applicata nel 1985, estendendo il numero di inquinanti considerati e cioè SO 2, CO, CO 2, NH 3, N 2 O, NO X, CH 4, composti organici volatili non metanici (COVNM), ampliando il numero di attività censite ed armonizzando ulteriormente i metodi di stima delle emissioni in Europa. La classificazione delle fonti di emissione, adottata nell ambito del progetto è definita in termini di Macrosettori. Ciascuna delle 11 voci di questo livello è suddivisa in settori (in tutto 76) che sono a loro volta suddivisi in attività (in tutto 375). Gli 11 Macrosettori CORINAIR sono: 1. Centrali Elettriche Pubbliche, Cogenerazione e Teleriscaldamento 2. Combustione Terziario ed Agricoltura 3. Combustione nell industria 4. Processi produttivi 5. Estrazione e distribuzione di combustibili fossili Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

2 6. Uso di solventi 7. Trasporto su strada 8. Altre fonti mobili 9. Trattamento e smaltimento rifiuti 10. Agricoltura e silvicoltura e cambiamento del suolo 11. Natura La suddivisione territoriale utilizzata nel progetto CORINAIR considera quattro livelli di unità territoriali e individua, per l Italia, le entità geografico-amministrative corrispondenti: livello 1: gruppi di regioni (Italia settentrionale, centrale, meridionale e insulare); livello 2: regioni; livello 3: province; livello 4: comuni. Il progetto CORINAIR, realizza l inventario delle emissioni per le unità territoriali di livello 3. Di seguito di presentano le stime APAT regionali di CH 4, CO, CO 2, COVNM, N 2 O, NH 3, NO X, SO 2 e PM10 relative agli anni , 2000 e In linea generale si ricorda che, a partire dalla metà degli anni 80, le emissioni di biossido di zolfo sono state fortemente ridotte, grazie all introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure di intervento sui processi (miglioramento dell efficienza, processi meno inquinanti) e/o sulle emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato, a partire dalla seconda metà degli anni 80, ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici. Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, l aumento del numero di veicoli e del consumo di combustibili ha controbilanciato l effetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti; questo, oltre ad aumentare le situazioni di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del traffico EMISSIONI DI PARTICOLATO (PM 10 ) L indicatore rappresenta una stima, regionale e disaggregata per provincia e per settori delle emissioni di PM10 (polveri di dimensioni inferiori a 10 µm) per valutarne l andamento nel tempo. Il particolato è costituito dall insieme di tutto il materiale non gassoso, generalmente solido, in sospensione nell aria. Le polveri da dimensione inferiore a 10 µm hanno origine sia naturale sia antropica. Le particelle di origine naturale sono generate dall erosione dei suoli o dei manufatti (frazione più grossolana) da parte di agenti atmosferici, dal trasporto di sabbia proveniente dal Sahara, dal materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall emissioni vulcaniche e dalla produzione di aerosol (marino e biogenico) (frammenti vegetali, polline, spore). Una parte consistente delle polveri presenti in atmosfera ha origine secondaria ed é dovuta alla reazione di composti gassosi quali ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici. Nelle aree urbane il materiale particolato può avere origine da lavorazione industriali (cantieri edili, fonderie, cementifici), dall usura dell asfalto, dei pneumatici, dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Le polveri hanno una notevole rilevanza sanitaria per l alta capacità di penetrazione nelle vie respiratorie. Le stime effettuate sono relative solo alle emissioni di origine primaria, mentre non sono calcolate quelle di origine secondaria così come quelle dovute alla risospensione delle polveri depositatesi al suolo. La Direttiva LCP 2001/80/CE indica i valori limite di emissioni di polveri per combustibili solidi, liquidi e gassosi nei grandi impianti di combustione e la Raccomandazione 2003/47/CE fornisce orientamenti per gli Stati Membri nell elaborazione del piano nazionale di riduzione delle emissioni nei grandi impianti individuati nella Direttiva citata. Il DM 60 del 02/04/02 introduce i valori limite per il PM10 che sono entrati in vigore dal 01/01/2005 (fase 1) e che verranno ulteriormente ridotti a partire dal 01/01/2010 (fase 2). La Figura 2.1. raffigura l andamento nel tempo delle emissioni provinciali di PM10 per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al La tabella 2.1. riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e Dall analisi della Figura 2.1. che riporta la distribuzione provinciale di emissioni da PM10 con il relativo andamento negli anni 1990, 1995, 2000 e 2003 si nota un aumento nelle stime realizzate ed una natura eterogenea del particolato PM10. I settori che incidono maggiormente sono: Settore 7: Trasporti stradali con un valore di 2931,22 t/anno; Settore 11: Altre sorgenti di Emissione ed assorbimenti con t/anno. Per quanto riguarda il settore trasporti il particolato può avere origine dall usura dell asfalto, dei pneumatici, dei freni, delle frizioni e dalle emissioni di scarico degli autoveicoli, in particolare quelli dotati di motore diesel. Per il settore Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti il particolato ha origine naturale, ne fanno parte le polveri sospese, il materiale organico disperso dai vegetali (pollini e frammenti di piante), il Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

3 materiale inorganico prodotto da agenti naturali (vento e pioggia), dall erosione del suolo o dei manufatti (frazione più grossolana) ecc. I valori di emissioni rilevati dalle tabelle associate alle figure sopra descritte riportano flussi elevati di PM10 che hanno un impatto certo sull ambiente circostante. Questo sarà uno dei settori emissivi su cui nei prossimi anni si dovrà agire per programmare delle azioni di contenimento di emissione di flussi relativi al PM Trend di emissioni di PM 10 (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Figura 2.1:Trend emissioni provinciali PM 10 PROVINCIA Agrigento 1268, , , ,59 Caltanissetta 1813, , , ,53 Catania 2134, , , ,94 Enna 617, , , ,57 Messina 4681, , , ,48 Palermo 3677, , , ,44 Ragusa 755, , , ,09 Siracusa 3922, , , ,23 Trapani 1482, , , ,63 TOTALE , , , ,50 Tabella 2.1: Trend emissioni provinciali di PM 10 (t/anno) PM10 (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale Combustione-Energia ed industria di trasformazione Combustione-Non industriale Combustione-Industria Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

4 Processi produttivi Trasporti stradali Altre sorgenti mobili Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti Tabella 2.2: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali PM 10 t/anno (2003) EMISSIONI MONOSSIDO DI CARBONIO (CO) L indicatore fornisce una stima delle emissioni provinciali di CO e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne l andamento nel tempo. Il monossido di carbonio è un gas inodore ed incolore e viene generato durante la combustione di materiali organici quando la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente. La principale sorgente di CO è rappresentata dal traffico veicolare (circa l 80% delle emissioni a livello mondiale), in particolare dai gas di scarico dei veicoli a benzina. La concentrazione di CO emessa dagli scarichi dei veicoli è strettamente connessa alle condizioni di funzionamento del motore; si registrano concentrazioni più elevate con motore al minimo ed in fase di decelerazione, condizioni tipiche di traffico urbano intenso e rallentato. Utilizzando le stime elaborate dall APAT, si è fornita una descrizione dei quantitativi di CO emessi in Sicilia dal 1990 al La Direttiva 98/77/CE è relativa alle misure da adottare per ridurre le emissioni dei veicoli a motore e la 97/687CE attiene all emissione di inquinanti gassosi e particolato. Altri riferimenti normativi concernono le emissioni da processi di combustione, tra cui l incenerimento dei rifiuti (DM n. 503 del 19/11/1997) e la combustione in impianti industriali (DM 12/07/90 e D. Lgs. N. 372, in recepimento della Direttiva 96/61/CE sull approccio integrato). La Figura 2. presenta il trend delle emissioni provinciali di CO per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al La Tabella 2.3 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento. Dalla Figura 2.2 si nota come a livello provinciali dal 1990 al 1995 le emissioni di CO siano rimaste praticamente costanti, nel 2000 subiscono una diminuzione fino ad oltre il 30% per poi aumentare nel Questa riduzione è facilmente leggibile dalla Tabella 3 associata alla figura descritta. Dall analisi della Tabella 4 si evince che i macrosettori produttivi che incidono maggiormente nell emissione di CO sono principalmente i trasporti stradali (83597,16 t/anno) con percentuali relative elevate in tutte le province, ed anche in buona parte il macrosettore relativo al Settore 11( Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti) ( t/anno). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

5 Trend di emissioni di CO (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Figura 2.2: Trend emissioni provinciali CO PROVINCIA Agrigento 52534, , , ,44 Caltanissetta 35345, , , ,66 Catania , , , ,09 Enna 20558, , , ,41 Messina 95925, , , ,96 Palermo , , , ,52 Ragusa 35939, , , ,3 Siracusa 58498, , , ,27 Trapani 65216, , , ,57 TOTALE , , , ,22 Tabella 2.3: Trend emissioni provinciali di CO (t/anno) CO (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale Combustione-Energia ed industria di trasformazione Combustione-Non industriale Combustione- Industria Processi produttivi Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

6 Trasporti stradali Altre sorgenti mobili Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti Tabella 2.4: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO t/anno (2003) EMISSIONI DI SOSTANZE ACIDIFICANTI (SO X, NO X, NH 3 ) L indicatore fornisce una stima delle emissioni regionali di sostanze acidificanti SO 2, NO x ed NH 3, espresse come equivalenti acidi (H+/kg) e le relative disaggregazioni macrosettoriali, al fine di verificare l andamento nel tempo, il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Goteborg ed il rispetto dei limiti definiti dalla normativa europea (Direttiva NEC). Il biossido di zolfo (SO 2 ) è il naturale prodotto di ossidazione della zolfo e dei composti che lo contengono allo stato ridotto. E un gas incolore e di odore pungente. Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo è presente come impurità e dai processi metallurgici. Una percentuale molto bassa di biossido di zolfo nell aria (6-7%) proviene dal traffico veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel. La concentrazione di biossido di zolfo presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di riscaldamento domestici. Il biossido di zolfo era ritenuto, fino agli anni 80, il principale inquinante dell aria ed è certamente tra i più studiati, anche perché è stato uno dei primi composti a manifestare effetti sull uomo e sull ambiente. Tuttavia, oggi, il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili (minor contenuto di zolfo nei prodotti di raffineria, imposto dal D.C.P.M. del 14 novembre 1995 e dal D. LGS.66 del 21 marzo 2005) insieme al sempre più diffuso uso del gas metano, hanno diminuito sensibilmente la presenza di SO 2 nell aria. Gli ossidi di azoto (NO x ) si formano principalmente dai processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. In particolare, il biossido di azoto è da ritenersi fra gli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi, sia perché è per sua natura irritante, sia perché da inizio, in presenza di forte irraggiamento solare, ad una serie di reazioni fitochimiche secondarie che portano alla costituzione di sostanze inquinanti quali l ozono, complessivamente indicate con il termine di smog fotochimico. Un contributo fondamentale all inquinamento da biossido di azoto e derivati fotochimici è apportato, nelle città, dai fumi di scarico degli autoveicoli. L entità delle emissioni può, in questo caso, variare anche in funzione delle caratteristiche, dello stato del motore e delle modalità di utilizzo dello stesso, (valore della velocità, accelerazione ecc.). In generale l emissione di ossidi di azoto, in modo particolare per il biossido di azoto, è maggiore quando il motore funzione ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade ecc.). L ammoniaca (NH 3 ) proviene in gran parte dalle fonti di origine agricola, dall allevamento e dai trasporti stradali. Si può rilevare la presenza di ammoniaca nell'atmosfera molto facilmente grazie al suo odore penetrante. Gli usi dell'ammoniaca sono innumerevoli, è una sostanza estremamente importante in campo industriale: come base per fertilizzanti agricoli, come componente per vernici, nell'industria cartaria come sbiancante, ecc.. Utilizzando le stime elaborate da APAT si è rappresentato il trend emissivo dal 1990 al 2003 di SO 2, NO x ed NH 3, nonché la disaggregazione macrosettoriale al Gli obiettivi fissati dal Protocollo di Goteborg, nell ambito della Convenzione di Ginevra sull inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza (1999) sono i seguenti: a) SO x : valore limite 500 kt b) NO x : valore limite kt c) NH 3 : valore limite 419 kt I limiti nazionali di emissione da raggiungere entro il 2010 fissati dalla Direttiva NEC (2001/81/CE) sono: SO x = 475 kt, NO x = 990 kt, NH 3 =419 kt (APAT, 2003). Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. Le emissioni di gas acidificanti sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e per valutare l andamento complessivo vengono utilizzati i fattori di conversione in equivalenti acidi (H + ). Tali fattori sono quelli utilizzati dall Agenzia Europea dell Ambienti: SO x =31,25; NO x = 21,74; NH 3 =58,82. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

7 La Figura 2.3 raffigura l andamento nel tempo delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti espresse come equivalenti acidi (H + /kg) per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al La tabella 2.5 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000 e Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni di sostanze acidificanti in atmosfera (SO 2, NOx ed NH 3 ). La Tabella 2.6 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze acidificanti riferite al Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR ( Atmospheric Emission Inventory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). Dall analisi dei trends, come risulta dalla Figura 2.3, si nota come la provincia di Messina ma soprattutto la provincia di Catania abbiano dei valori elevati di emissione di sostanze acidificanti, soprattutto da contributo di SO 2. Questo è dovuto principalmente all attività vulcanica che come è noto risulta essere un attività non continua sia in termini di portate emesse che in termini di frequenza temporale dell attività, dagli impianti per la produzione di energia, dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili, dagli impianti industriali, dal riscaldamento domestico. Osservando la disaggregazione macrosettoriale rappresentata in Tabella 2.6, si nota che, oltre alla già citata attività di origine vulcanica, i macrosettori che maggiormente contribuiscono alla formazione delle emissioni acidificanti sono la combustione e gli impianti energetici, i trasporti stradali, l agricoltura e l allevamento distribuite rispettivamente in maniera disomogenea sull intero territorio regionale Trend di emissioni provinciali in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Figura 2.3: Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H + /kg) (t/anno) H + /kg Agrigento , , , ,90 Caltanissetta , , , ,60 Catania , , , ,28 Enna , , , ,75 Messina , , , ,29 Palermo , , , ,44 Ragusa , , , ,20 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

8 Siracusa , , , ,82 Trapani , , , ,52 TOTALE , , , ,8 Tabella 2.5:Trend emissioni provinciali in equivalenti acidi (H +/kg) (t/anno) H + /kg (t/anno) Combustione-Energia ed industria di trasformazione 1 Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Combustione-Non industriale Combustione-Industria Processi produttivi Trasporti stradali Altre sorgenti mobili Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti Tabella 2.6: Disaggregazione macrosettoriale emissioni in equivalenti acidi (H+/kg) (t/anno) (2003) SO x =31, Agrigento 6402, , , Caltanissetta 81357, , , Catania , , , Enna 1161,10 574,45 118, Messina , , , Palermo 25616, , , Ragusa 2639, , , Siracusa , , , Trapani 2391, ,79 255, TOTALE , , , Tabella2.7: Trend emissioni provinciali di SOx (t/anno) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

9 NO x =21, Agrigento 10763, , , ,43 Caltanissetta 12581, , , ,29 Catania 21833, , , ,42 Enna 6.636, , , ,17 Messina 58530, , , ,55 Palermo 38066, , , ,21 Ragusa 6070, , , ,18 Siracusa 31735, , , ,02 Trapani 12994, , , ,03 TOTALE , , , ,3 Tabella 2.8:Trend emissioni provinciali di NOx (t/anno) NH 3 =58, Agrigento 1.214, , , Caltanissetta 3815, ,74 786, Catania 2645, , , Enna 2585, , , Messina 2790, , , Palermo 3033, , , Ragusa 3134, , , Siracusa 6165, , Trapani 788,39 736,56 892, TOTALE , , , Tabella 2.9:Trend emissioni provinciali di NH 3 (t/anno) EMISSIONI DI PRECURSORI DELL OZONO (NO X e COVNM) L indicatore fornisce una stima delle emissioni di NO x e COVNM a livello regionale e la relativa disaggregazione settoriale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni a fronte degli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni (Protocollo di Goteborg e Direttiva NEC). Come indicato in precedenza, la valutazione delle emissioni avviene attraverso opportuni processi di stima che si basano su fattori d emissione ed indicatori di attività. Per i precursori dell ozono troposferico la metodologia utilizzata é quella indicata dal Progetto CORINAIR dell Agenzia Europea dell Ambiente. Il problema dell ozono troposferico riveste notevole importanza sia nell ambiente urbano, dove si verificano episodi acuti di inquinamento, sia nell ambiente rurale, dove si verifica un impatto sulle coltivazioni. Le emissioni dei precursori dell ozono troposferico hanno anche una rilevanza transfrontaliera. Le reazioni fitochimiche, attivate dalla luce solare, trasformano alcuni degli inquinanti primari presenti nell atmosfera in inquinanti secondari, tra cui l ozono, che per il suo elevato potere ossidante ha effetti dannosi sulla popolazione, sull ecosistema e sul patrimonio storico-artistico. I principali responsabili della formazione dell ozono troposferico sono gli ossidi di azoto e i composti organici volatili diversi dal metano che attraverso processi di fotodissociazione danno origine a una miscela di composti ossidanti. I precursori dell'ozono sono rilasciati in atmosfera sia naturalmente (es. composti aromatici di origine vegetale) che per la combustione civile ed industriale (NO x da traffico, riscaldamento, produzione di energia) e per l'uso di sostanze chimiche volatili (solventi, carburanti ecc.). La formazione dell'ozono è quindi dipendente dalla concentrazione dei precursori e dall'intensità dell'irradiazione solare; è pertanto un'inquinante stagionale caratteristico delle stagioni tardo-primaverile ed Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

10 estiva e delle ore più calde ed assolate della giornata. Le concentrazioni di Ozono sono influenzate anche da diverse variabili meteorologiche, come l'intensità della radiazione solare e la temperatura. Pertanto la sua presenza è variabile nell arco della giornata e delle stagioni. Il periodo critico per tale inquinante è tipicamente quello estivo, quando le particolari condizioni di alta pressione, bassa umidità, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l'accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca le reazioni fotochimiche responsabili della formazione dell Ozono: normalmente i valori massimi sono raggiunti nelle ore più calde della giornata, dalle 12 alle 18 per poi scendere durante le ore notturne. Al contrario in inverno si registrano le concentrazioni più basse, soprattutto a causa del limitato irraggiamento solare. I motivi che rendono necessari il monitoraggio dell ozono e la riduzione delle sue concentrazioni in atmosfera sono numerosi. La presenza di elevati livelli di ozono, a causa del suo alto potere ossidante (per effetto dell'ossigeno nascente che si libera quando la molecola si dissocia), danneggia la salute umana, ma anche quella degli animali e delle piante (ne influenza la fotosintesi e la crescita, entra nel processo di formazione delle piogge acide, con danni alla vegetazione ed ai raccolti), deteriora i materiali (danni al patrimonio storico-artistico) e riduce la visibilità. Le fonti principali di questi inquinanti sono:i trasporti e le fonti fisse di combustione, più l uso dei solventi per quanto riguarda i COVNM. Le emissioni dei precursori di ozono sono espresse in tonnellate (t) emesse ogni anno e possono essere aggregate usando il Tropospheric Ozone-Forming Potential (TOFP), potenziale di formazione di ozono troposferico. Tali fattori di conversione sono quelli utilizzati dall Agenzia Europea dell Ambiente nei rapporti ambientali e sono validi soprattutto per la valutazione aggregata a livello europeo. Per il calcolo del TOFP i fattori di conversione utilizzati sono i seguenti: NO x = 1,22; COVNM = 1 (APAT, 2003). La Figura 2.4 rappresenta l andamento nel tempo delle emissioni provinciali di COVNM ed NOx espresse come TOFP per ciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al La Tabella 2.10 riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995, 2000e Per chiarezza di calcolo in questa tabella si sono riportati anche le emissioni relative alle singole sostanze che contribuiscono alle emissioni dei precursori dell ozono in atmosfera (COVNM ed NO x ). La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di sostanze precursori della formazione di ozono troposferico riferite al In tabella 10 è possibile confrontare i valori di emissioni provinciali dei precursori dell ozono (espresse come TOFP) afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution (SNAP97), adottata dalla metodologia CORINAIR ( Atmospheric Emission Inventory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR). La Figura 2.4 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di COVNM ed NO x, espresse come Potenziale di formazione dell ozono troposferico (TOFP) per gli anni che vanno dal 1990 al Le emissioni di precursori dell ozono (NO x e COVNM) espresse come potenziale di formazione dell ozono troposferico (TOFP) restano costanti dal 1990 al 1995 per poi diminuire fino al La Tabella 2.13 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di TOFP; da questa si evince come i macrosettori che maggiormente influiscono nella formazione dei precursori dell ozono sono i trasporti stradali, le altre sorgenti mobili e l uso di solventi. Considerando i singoli componenti sia per gli NO x che per i COVNM influiscono maggiormente il Settore 11:Altre sorgenti di emissione ed Assorbimenti; il Settore 6:Uso di solventi; il Settore 7: Trasporti stradali. Dalla Tabella 2.13 dei valori di emissioni provinciali di TOFP per macrosettore si rileva come anche gli altri macrosettori siano delle sorgenti importanti (emissioni biogeniche, processi produttivi, uso di solventi, ). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

11 Trend emissioni provinciale in TOFP (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Figura 2.4:Trend emissioni provinciali in TOFP TOFP Agrigento , , ,64 Caltanissetta 27917, , , ,03 Catania 58008, , , ,71 Enna 13714, , , ,11 Messina 99020, , , ,39 Palermo 85824, , , ,33 Ragusa 16961, , , ,91 Siracusa 65354, , , ,26 Trapani 32548, , , ,44 TOTALE , , , ,83 Tabella 2.10:Trend di emissioni provinciali in TOFP (t/anno) COVNM= Agrigento 13438, , , ,28 Caltanissetta 12567, , , ,8 Catania 31371, , , ,8 Enna 5618, , , ,7 Messina 27613, , , ,18 Palermo 39382, , , ,23 Ragusa 9555, , , ,73 Siracusa 26637, , , ,76 Trapani 16695, , , ,72 TOTALE , , , ,2 Tabella 2.11:Trend di emissioni provinciali in COVNM (t/anno) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

12 NO x =1, Agrigento 10763, , , ,43 Caltanissetta 12581, , , ,29 Catania 21833, , , ,42 Enna 6.636, , , ,17 Messina 58530, , , ,55 Palermo 38066, , , ,21 Ragusa 6070, , , ,18 Siracusa 31735, , , ,02 Trapani 12994, , , ,03 TOTALE , , , ,3 Tabella 2.12:Trend di emissioni provinciali in NO x (t/anno) TOFP (t/anno) Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Combustione-Energia ed industria di trasformazione Combustione-Non industriale Combustione-Industria Processi produttivi Trasporti stradali Altre sorgenti mobili Trattamento e Smaltimento Rifiuti Agricoltura ed Allevamento Altre sorgenti di Emissione ed Assorbimenti Uso di solventi Tabella 2.13: Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali TOFP t/anno (2003) Emissioni di gas serra anidride carbonica (CO 2 eq ): CO 2, CH 4, N 2 O L indicatore considerato fornisce una stima delle emissioni regionali di CO 2 e la relativa disaggregazione settoriale. E finalizzato a verificare il raggiungimento dell obiettivo individuato dal Protocollo di Kyoto. L inasprimento dell effetto serra,ovvero del riscaldamento dello strato inferiore dell atmosfera, è probabilmente da attribuire in gran parte alle emissioni di anidride carbonica (CO 2 ), connesse principalmente ad attività antropiche (impianti per la produzione di energia, impianti industriali, trasporti) e segnalatamente all utilizzo dei combustibili fossili. Contribuiscono all effetto serra anche altri inquinanti come il metano(ch 4 ), il protossido di azoto (N 2 O), gli Fgas o gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF 6 ). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

13 Si è scelto di rappresentare il trend e la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni di CO2eq calcolate come somma pesata dagli inquinanti che maggiormente contribuiscono allo sviluppo dell effetto serra, dando risposta così al bisogno informativo richiesto dal protocollo di Kyoto sulla riduzione della CO2eq. In particolare per il calcolo di questo parametro si sono sommati i valori di CO 2 con quelli di protossido di azoto moltiplicato per il fattore numerico 310 e con il metano moltiplicato per il fattore numerico 21. Utilizzando le stime elaborate dall APAT, si è fornita una descrizione dei quantitativi di CO 2 emessi in Sicilia, nel Il protocollo di Kyoto, ratificato dall Italia con la legge n. 120 del 01/06/02,ed entrato in vigore nel febbraio 2005,individua come obiettivo per l Italia la riduzione dei gas serra nel periodo del 6,5% rispetto al Il protocollo stesso prevede complessivamente per i paesi industrializzati l obiettivo di riduzione del 5.2%, mentre per i paesi dell Unione Europea una riduzione complessiva delle emissioni pari al 8%. La delibera CIPE approvata il 19 dicembre 2002,relativa alla revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra, istituisce un Comitato Tecnico Emissioni Gas Serra al fine di monitorare l attuazione delle politiche di riduzione delle emissioni. Questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. I macrosettori di maggiore rilevanza per le emissioni di (CO 2 eq ): sono generalmente rappresentati da: agricoltura; trattamento e smaltimento dei rifiuti; centrali termoelettriche; combustione industria; estrazione, distribuzione combustibili fossili; natura. Le emissioni di gas sono espresse in tonnellate di CO 2 equivalente per ogni anno. Il valore equivalente è calcolato moltiplicando le emissioni di ogni gas per il Global Warming Potential (GWP),potenziale di riscaldamento globale di ogni specie in rapporto al potenziale dell anidride carbonica. La fig. 2.5 rappresenta il trend delle emissioni provinciali di CO 2 eq negli anni che vanno dal 1990 al I valori di emissione provinciali di CO 2 eq dissociati per contributi degli inquinanti (CO2, CH4, N2O) sono rappresentati nella tab Per la presentazione dei dati relativi alle disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di CO 2 eq è stata utilizzata la classificazione IPCC (milioni di tonnellate di CO 2 equivalente annue), in riferimento alle Linee Guida dell IPCC ( Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, IPCC/OECD 1997). Questa rappresentazione è stata riportata in fig In tab si sono riportati i valori di concentrazione dei singoli inquinanti contribuenti alle emissioni di CO 2 eq disaggregati per macrosettore secondo la classificazione CORINAIR. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

14 Figura Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno ( ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

15 CO 2eq Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani CO Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani CH 4 = Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani N 2 O= Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Tabella Trend emissioni provinciali CO2eq t/anno ( ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

16 Figura Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

17 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Agricoltura Altre emissioni ed assorbimenti Altre sorgenti e macchinari mobili Combustione dell industria e impianti energetici Estrazione o distribuzione di combustibili fossili ed energia Geo Impianti di combustione non industriali Processi produttivi (combustione dell industria manifatturier a) Processi produttivi (combustione senza contatto) Trasporti stradali Trattamento dei rifiuti e discariche Uso di solventi ed altri prodotti Tabella Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali CO2eq t/anno (2000) Dall analisi della fig. 2.5, si evince come le emissioni di CO 2 eq nel decennio che va dal 1990 al 2000 siano in aumento in quasi tutte le province. In generale a livello regionale le emissioni di CO 2 eq sono aumentate di quasi il 17% circa nel suddetto decennio. La prossima stima verrà realizzata per il quinquennio e permetterà di comprendere meglio il fenomeno e di controllarne l andamento/crescita adottando piani e programmi di intervento in linea con le prescrizioni del protocollo di Kyoto ratificato a livello nazionale italiano nel febbraio del Tra i macrosettori produttivi che nel 2000 hanno inciso maggiormente nell emissione di CO 2 eq sono la combustione nell industria e gli impianti energetici e in minor misura i trasporti stradali. Le stime elaborate da APAT quantificano le emissioni totali di CO 2 eq per il 2000 in t. La stima riferita al 2000 mostra un incremento sostenuto delle emissioni prodotte nelle province di Messina, Siracusa, Trapani, Enna ed Agrigento, una diminuzione nelle province di Palermo, Catania, Ragusa e Caltanisssetta Emissioni di Benzene (C 6 H 6 ) L indicatore fornisce una stima delle emissioni di (C 6 H 6 ) e la relativa disaggregazione settoriale; l indicatore è finalizzato a valutarne l andamento nel tempo. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

18 La metodologia utilizzata per la stima di questo tipo di emissioni si basa su fattori di emissione e indicatori di attività sviluppati nell ambito del progetto CORINAIR dell agenzia europea per l ambiente. Le emissioni di benzene hanno origine principalmente dai trasporti, da alcuni processi produttivi e non ultimi dai sistemi di stoccaggio e distribuzione dei carburanti ( stazione di servizio, depositi). Perciò che concerne i trasporti si distinguono due tipi di evaporazioni: a motore acceso ( che rappresenta la totalità delle emissioni ) e a motore spento. Utilizzando le stime fornite dall APAT (2004) si rappresentano i risultati per la Sicilia e le sue province. In Italia la L.413 del 4/11/97 ha imposto quantitativi massimi di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine con e senza piombo pari rispettivamente all 1% e 40% in volume ( v/v ). Il DM 60 del 2/04/02 introduce il valore limite per il benzene che entrerà in vigore solo a partire dal 1/1/2010. questo indicatore verrà aggiornato periodicamente ogni anno. L unità di misura è tonnellate/anno ( t/anno ). La fig. 2.7 raffigura l andamento nel tempo delle emissioni provinciali di benzene perciò che concerne gli anni che vanno dal 1990 al La tab riporta i valori di queste emissioni in t/anno per gli anni di riferimento 1990, 1995 e La fig. 2.8 rappresenta la disaggregazione macrosettoriale delle emissioni provinciali di benzene riferito al In tab è possibile confrontare i valori di emissione provinciali di benzene afferenti ai diversi macrosettori. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura delle attività Selected Nomenclature Air Pollution ( SNAP 97 ), adottata dalla metodologia CORINAIR ( Atmospheric Emission Invotory Guidebook, terza edizione 2002 EMEP/CORINAIR ). Figura Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno ( ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

19 C 6 H AG CL CT EN ME PA RG SR TP Fonte: elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella Trend emissioni provinciali C6H6 t/anno ( ) Figura Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

20 AG CL CT EN ME PA RG SR TP Processi produttivi (combustione senza contatto) Estrazione e distribuzione di combustibili fossili ed energia geotermica Uso di solventi ed altri prodotti trasporti stradali Altre sorgenti e macchinari mobili (off-road) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT (2004) Tabella Disaggregazione macrosettoriale emissioni provinciali C6H6 t/anno (2000) La fig. 2.7 mostra come il benzene dal 1990 al 2000 sia in continuo riduzione. Infatti le emissioni di benzene sono diminuite negli anni 90 sia per la riduzione del benzene nei combustibili, sia per il rinnovo del parco autovetture. Nei prossimi anni sono attese ulteriori riduzioni nel settore dei trasporti stradali in conseguenza del rinnovo del parco autovetture. Settore che rappresenta il maggiore strumento di pianificazione per ridurre l impatto di questa tipo di sorgente che incidono non poco sui livelli di qualità dell aria così come definiti dalla recente normativa. Dall analisi della fig. 2.8 che segue, si evince che i settori produttivi che incidono maggiormente nell emissione di (C 6 H 6 ) sono i trasporti stradali ed in genere le sorgenti mobili così come anche i processi produttivi per le tre province delle aree a rischio di crisi ambientale ( Messina, Siracusa, Caltanissetta ) Emissioni inquinanti nei centri urbani della regione Sicilia La qualità dell aria nei centri urbani rappresenta uno dei temi di maggiore criticità ambientale, la cui causa va ricercata nelle emissioni prodotte dal traffico, dai riscaldamenti domestici e dalle attività produttive. Attualmente, in corrispondenza delle aree urbane, i trasporti costituiscono, su base annua, la principale fonte di emissione di inquinanti come ossidi di azoto, composti organici volatili tra cui benzene, monossido di carbonio, polveri PM, in particolare PM 10, e CO 2. Questo, unitamente al fatto che i veicoli emettono praticamente al livello del suolo, li rende le fonti di impatto più importanti a scala locale. A ciò si aggiunga che a volte le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla stagnazione dell aria: vengono così favoriti i processi di accumulo degli inquinanti nonché le reazioni chimiche che portano alla formazione di inquinanti secondari come l ozono e la componente secondaria del PM 10. Per quanto concerne i veicoli a motore, due sono le principali tipologie di emissioni in atmosfera: quelle generate dalla combustione e quelle prodotte dall evaporazione del carburante, soprattutto dai veicoli con motore a benzina. Le emissioni evaporative, che mediamente negli ambiti urbani rappresentano una quota pari a circa il 35% delle emissioni di NMVOC emesse da traffico, sono dovute quasi esclusivamente alle benzine. Esse si manifestano prevalentemente nel periodo estivo e sono una causa importante della formazione dello smog fotochimico, che si manifesta con valori di concentrazione in aria molto elevati, soprattutto nelle ore centrali della giornata. I composti organici volatili, in gran parte idrocarburi, sono emessi nell atmosfera per evaporazione del carburante dai serbatoi degli autoveicoli (ma anche dei ciclomotori e motoveicoli), ovvero nel corso delle consegne alle stazioni di servizio e durante il rifornimento dei veicoli a motore. Emissioni evaporative si verificano anche durante l esercizio, ad esempio, dal carburatore. Uno degli obiettivi da perseguire è quello di aumentare la quota della flotta veicolare conforme agli standard di emissioni atmosferiche più recenti (e più stringenti) per i nuovi veicoli. Bisogna valutare quanta parte della flotta veicolare risulta essere conforme agli standard di emissioni più recenti (e più stringenti) per i nuovi veicoli. La Direttiva 1998/69/CE impone riduzioni del 30% delle emissioni di CO e del 40% dei COV e di NOx rispetto a Euro 2; limiti di emissione più restrittivi sono previsti a partire dal Normative corrispondenti sono state adottate per gli autocarri, gli autobus e i motocicli; in particolare, per i veicoli commerciali nuovi sono previsti limiti di emissione dal 1997 e il processo di progressiva riduzione delle emissioni per chilometro percorso fissato dalla normativa comunitaria si dovrebbe concludere nel Sono stati aggiornati i dati relativi alle stime delle emissioni da trasporto stradale. In questo documento si riportano i dati sulle emissioni degli inquinanti significativi da trasporto stradale riferibili agli anni 2003, 2004 e Si è continuato anche per l anno 2006 il popolamento di un indicatore specifico delle emissioni da trasporto stradale, sviluppato per la prima volta in Sicilia dall ARPA Sicilia nel 2004 stimando le emissioni relative all anno In particolare per ciò che concerne le emissioni da trasporto stradale, si è utilizzata la metodologia COmputer Programme to calcolate Emissions from Road Transport COPERT (EEA, 2005). Valutare la dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote), in quanto driving factor o forzante per la domanda di trasporto stradale, e le pressioni ambientali da essa determinate. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

21 L indicatore descrive l evoluzione del parco dei veicoli stradali, automobili e veicoli commerciali, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. La dimensione della flotta veicolare privata (automobili e veicoli motorizzati a due ruote) è un importante driving factor per la domanda di trasporto stradale e le pressioni ambientali da essa determinate. È dimostrato che un maggiore possesso di auto private ne determina un maggiore utilizzo, mentre può avere effetto opposto sull utilizzo del trasporto pubblico. La tabella 2.17 mostra la composizione del parco veicolare per l anno Il trend relativo al parco veicolare in Sicilia ( ) continua ad essere caratterizzato, così come già riportato nel precedente periodo ( ) dall aumento delle autovetture diesel e delle moto; altresì si riscontra una diminuzione delle autovetture alimentate a benzine e GPL così come dei veicoli commerciali leggeri. Tabella 2.17 Composizione del parco veicolare in Sicilia nel 2005 TIPOLOGIE VEICOLARI PROVINCE Agrigento Autovetture Veicoli Commerciali Leggeri Veicoli Commerciali Pesanti BUS GPL Urban Extraurb MOTO Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE Fonte: Elaborazione su dati ACI, 2006 Valutare i consumi di carburante (, Gasolio, GPL), in quanto driving factor per le pressioni ambientali determinate dal suddetto consumo. L indicatore descrive i consumi di carburante, responsabili di gran parte dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra e di inquinanti del settore dei trasporti. I consumi di carburanti costituiscono il principale fattore che determina la pressione ambientale in termini di emissioni in atmosfera. La distribuzione provinciale dei consumi di carburante in Sicilia, ripartiti per tipologia di carburante (benzina, gasolio, gpl) permetterà di valutare il rispettivo contributo per la stima delle relative emissioni. La Delibera CIPE 123/2002 fissa obiettivi settoriali di emissione di gas-serra, strettamente connessi ai consumi di combustibili fossili. Il grafico 2.9 riporta l istogramma relativo ai consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 suddiviso per provincia. Nella tabella 2.18 sono espressi in termini quantitativi le tonnellate di carburante consumato. Dal grafico 2.9 risulta un maggiore consumo totale di carburante nella provincia di Catania; le percentuali consumate di ciascun carburante sul totale sono comunque pressoché costanti per ogni provincia. Dalla tabella 2.18 si nota come a fronte di elevati consumi di benzina e di gasolio si registrano limitati consumi di gpl; le cause vanno ricercate essenzialmente nel numero piuttosto esiguo di veicoli (peraltro solo autovetture e veicoli commerciali leggeri) alimentati con gpl. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

22 Figura 2.9 L istogramma illustra i consumi di carburante registrati nel 2005 nelle province siciliane Consumi provinciali di carburante in Sicilia - Anno [t] GPL Gasolio Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Fonte: MSE, 2006 Tabella 2.18 Consumi di carburante registratisi in Sicilia nel 2005 [t] Gasolio GPL Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE Fonte: MSE, EMISSIONI DI SOSTANZE INQUINANTI DA TRASPORTO STRADALE (NOX, COVNM, CO, SOx, PM): trend e disaggregazione settoriale L indicatore fornisce una stima delle emissioni di NOX, COVNM, CO, SOx, PM da trasporto stradale a livello regionale e provinciale per valutarne le pressioni e il loro andamento negli anni, al fine di ridurne l impatto. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

23 Il settore trasporti è responsabile del 61% delle emissioni nazionali (Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 2006). Per questo, in attesa che venga costruito un inventario regionale delle emissioni, l ARPA Sicilia ha aggiornato le stime di inquinanti emessi dal macrosettore del trasporto stradale nel 2005 mediante l adozione della metodologia COPERT III. Le figure ( ) rappresentano le emissioni settoriali dei principali inquinanti in Sicilia (CO, NMVOC, PM, SO 2, NOx) secondo la metodologia COPERT nel Nelle tabelle ( ) sono riportati i quantitativi di inquinante emessi in atmosfera dalle varie categorie veicolare in ciascuna provincia. La figura 2.15 riporta il trend relativo agli anni in Sicilia relativo alle emissioni dei singoli inquinanti analizzati. Di seguito vengono rappresentate le emissioni atmosferiche dei principali inquinanti nelle nove province siciliane; si precisa che il calcolo è effettuato per i cinque inquinanti sopra citati riportando, oltre alle quantità annuali, anche le percentuali di impatto, per singolo inquinante, generate dalle diverse tipologie veicolari. Dalla figura 2.15 si nota come sia netta la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti emessi dal settore del trasporto stradale negli anni che vanno dal 2003 al In particolare si nota come le emissioni di CO, NOx, NMVOC, PM da trasporto stradale diminuiscono in ciascuna provincia. In controtendenza le emissioni di SO 2 da trasporto stradale che aumentano leggermente in ciascuna provincia. Emissioni di CO Dai diagrammi riportati nella figura 2.10 si ricava che le autovetture (soprattutto quelle alimentate a benzina), costituendo la maggior parte del parco veicolare in tutte e nove le province, contribuiscono in larga misura alle emissioni di monossido di carbonio; basta osservare come in ogni provincia superano tutte l 80%. Scarso è invece il contributo dei veicoli commerciali (leggeri e pesanti) alle emissioni di CO. Autobus e motocicli influiscono poco sugli scarichi di CO nonostante i secondi siano in numero piuttosto elevato, ma sono caratterizzati da minori potenze in termini di cilindrate. Gli autobus, sia extraurbani che urbani e rurali, non raggiungono l 1% in nessuna provincia. Dalla tabella 2.19 si osserva per lo più la stretta relazione tra le emissioni di CO e il numero di autovetture dal momento che le troviamo maggiormente concentrate nelle grandi città. Emissioni di NOx I risultati che si ricavano dalla lettura dei diagrammi riportati nella figura 2.11 mettono in evidenza la forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di ossidi di azoto; una buona fetta è infatti attribuibile ai veicoli commerciali pesanti (solo motori diesel). Per quanto riguarda le autovetture con motore diesel i valori si attestano intorno a una media per le province di poco più del 10%; l impatto di quelle alimentate a benzina è invece più che dimezzato rispetto a quanto si era stimato per l ossido di carbonio. Le auto alimentate con GPL presentano un impatto limitato sulle emissioni di ossidi di azoto le cui percentuali eguagliano pressoché quelle degli autobus. Scarsissima infine l immissione in atmosfera di ossidi di azoto da parte dei motocicli. Anche in questo caso i carichi maggiori si riscontrano nelle grandi città a conferma ancora una volta della forte influenza del numero dei veicoli sul funzionamento del modello COPERT III. Emissioni di SO 2 Dall osservazione dei diagrammi riportati nella figura 2.12 riguardanti le emissioni di biossido di zolfo, analogamente con quanto ottenuto per gli ossidi di azoto, la maggior parte di esse provengono dai veicoli alimentati a gasolio; in particolare l impatto medio delle autovetture diesel nelle province si aggira intorno al 25%; questa media è inferiore di pochi punti percentuale rispetto alle autovetture alimentate a benzina. Per quanto riguarda i veicoli commerciali pesanti, per i quali ricordiamo si sono considerati solo quelli alimentati a gasolio visto il numero notevolmente esiguo dei motori a benzina, il loro impatto è certamente notevole in confronto al numero. Infine decisamente poco rilevanti sono le emissioni di biossido di zolfo per quanto riguarda autobus e soprattutto i motocicli. A conferma della forte influenza dei motori diesel sulle emissioni di biossido di zolfo, osserviamo come nelle province di Caltanissetta e Siracusa i quantitativi relativi alle autovetture diesel risultano maggiori rispetto a quelli dovuti alle auto alimentate a benzina sebbene risultino in numero maggiore delle prime. Emissioni di NMVOC Si rileva immediatamente come le percentuali relative risultano simili a quelle calcolate per le emissioni di monossido di carbonio. Anche in questo caso infatti le autovetture sono le principali responsabili dell inquinamento di NMVOC proveniente da traffico veicolare, in particolare quelle alimentate a benzina. I valori percentuali si aggirano intorno al 75%. Le percentuali per le altre province ricadono tutte all interno di questo intervallo limitato, a testimonianza del fatto che il notevole impatto delle autovetture sulle emissioni di NMVOC è un dato che si riscontra in tutte le province. I veicoli commerciali incidono poco sulle emissioni di NMVOC, anche se si nota in tutte le province che le emissioni da veicoli commerciali pesanti sono circa quattro volte superiori di quelle relative ai leggeri (anche sei volte maggiori come si evince dalle emissioni di NMVOC registrate nella provincia di Agrigento). Ridotti risultano gli apporti di NMVOC in atmosfera da parte degli Autobus. Infine per quanto riguarda i motocicli contribuiscono in maniera limitata alle emissioni di NMVOC Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

24 con percentuali simili in tutte e nove le province. Come per gli altri inquinanti precedentemente calcolati, anche in questo caso le maggiori quantità di NMVOC provengono dalle grandi città dove è concentrata la maggior parte delle unità veicolari. Emissioni di PM Si è già accennato al fatto che il modello COPERT III stima le emissioni di particolato totale per i soli veicoli diesel. In effetti le polveri generate dal traffico riguardano sia il contributo delle emissioni prodotte dalla combustione veicolare (polveri exhaust), che quello delle emissioni prodotte dall usura dei freni, degli pneumatici e del manto stradale (polveri non-exhaust); il software stima soltanto la prima tipologia di polveri le quali sono principalmente collegate al parco veicoli a gasolio essendo trascurabile l apporto delle polveri exhaust da parte dei veicoli a benzine. Si osserva immediatamente dai diagrammi riportati nella figura 2.14 che le maggiori emissioni si hanno per le autovetture e i veicoli commerciali pesanti. In generale in tutte e nove le province i rapporti delle emissioni rimangono pressoché costanti; non si notano sostanziali differenze nelle emissioni fra una provincia e l altra. Dalla tabella 2.23 possiamo osservare i quantitativi in peso di polveri totali emesse; è necessario precisare che le emissioni valutate riguardano le polveri totali senza distinzione dimensionale, tuttavia la bibliografia riporta che la componente fine è quella decisamente maggioritaria (anche superiore al 90%) fra le polveri totali exhaust. Si evince chiaramente come in tutte le province i maggiori contributi provengono principalmente dalle autovetture e dai veicoli commerciali pesanti con una leggera preponderanza delle autovetture. Figura 2.10 Emissioni di inquinanti in Sicilia anno 2005 [t] Emissioni di CO nella provincia di Agrigento EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI CO Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 1546, ,25 371,38 252,51 296,14 GPL 938,40 650, ,56 0, , , , ,00 80,26% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,11% 4,48% 1,41% 1,21% 1,77% 0,36% 7,39% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Caltanissetta EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI CO 4,60% 1,44% 0,86% Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBusesMotorcycles 396,71 18, ,82 120,35 176,23 GPL 513,73 373, ,88 0, , , , ,00 82,71% Passenger Cars Light Duty Vehicles Passenger Cars Heavy Duty Vehicles 2,04% 3,15% 0,19% 5,02% GPL Passenger Cars Light Duty Vehicles + Buses Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Catania Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

25 EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI CO ,35 134, ,74 613,36 2,64% 5,70% 1,54% 1,03% 2,35% 0,23% 2,70% GPL 911, ,53 83,82% 1565, ,38 0, , , , ,0 0 Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Dut y Vehicles Light Dut y Vehicles Heavy Dut y Vehicles Buses + M otorcycles Emissioni di CO nella provincia di Enna EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI CO Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 548, ,57 165,17 91,83 132,86 GPL 363,63 246, ,71 0, , , , ,00 82,14% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,08% 4,61% 1,56% 1,03% 3,78% 0,28% 4,51% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Messina EM ISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI M ESSINA [t] EM ISSIONI % DI CO ,61 80,10 678,00 329,49 2,08% 4,61%1, 56 1,03% % 3,78% 0,28% 4,51% GPL 701, ,87 793, ,59 0, , , , ,0 0 82,14% Passenger Cars Pa sse nge r Ca rs GPL Light Duty Vehicles Buses + Passe nge r Ca rs Die se l Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Palermo EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI CO Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 5816, , ,82 447, ,08 GPL 1331, , ,02 0, , , , ,00 82,14% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,08% 4,61%1,56% 1,03% 3,78% 0,28% 4,51% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Ragusa Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

26 EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI CO 3,24% 4,15% 1,71% 1,55% 2,66% 0,28% 5,94% Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 940, ,94 421,29 244,77 269,84 GPL 656,62 513, ,78 0, , , , ,00 80,47% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Siracusa EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI CO 5,91% 0,81% 1,33% 1,00% 1,69% 0,20% 6,67% Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 1445, ,76 366,26 215,59 287,51 GPL 175, , ,27 0, , , , ,00 82,39% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di CO nella provincia di Trapani EMISSIONI DI CO NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EM ISSIONI % DI CO Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 1388, ,99 711,24 284,23 424,72 GPL 936,14 620, ,30 0, , , , ,00 2,83% 4,27% 1,94% 1,30% 3,24% 0,26% 6,33% 79,83% Passenger Cars Pa sse nge r Ca rs Die se l Pa sse nge r Ca rs GPL Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.19 Emissioni di CO nella regione siciliana espresse in tonnellate/anno per il Autovettu re Veicoli Comm. AG CL CT EN ME PA RG SR Trapani 16797, , , , , , , , ,30 650,98 373, ,89 246,17 793, ,36 513, ,93 620,73 GPL 938,40 513, ,53 363, , ,15 656,62 175,61 936,14 Legg.Benz. 296,14 176,23 911,79 132,86 701, ,08 269,84 287,51 424,72 Legg.Diese l 252,51 120,35 613,36 91,83 329,49 447,26 244,77 215,59 284,23 Pes. 371,38 324, ,74 165,17 678, ,82 421,29 366,26 711,24 Buses + 76,25 18,91 134,28 36,57 80,10 223,37 43,94 42,76 56,99 Motocicli 1546,12 396, ,35 548, , ,21 940, , ,66 TOTALE 20929, , , , , , , , ,01 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

27 Figura Emissioni di NO x nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di NOx nella provincia di Agrigento EMISSIONI % DI NO X Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + GPL EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] 22,32 355,42 31,75 279,37 230,02 889, , ,92 0,00 500, , , , , ,00 18,24% 38,00% 0,46% 5,73% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 4,72% 0,65% 7,29% 24,90% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Caltanissetta EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI NO X Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 45, ,03 791,61 169,90 18,06 GPL 127,15 508, ,81 0,00 500, , , , , ,00 38,68% 1,63% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 18,07% 2,31% 4,52% 0,64% 6,03% 28,12% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Catania E M I SSI ONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI NO X 15,23% 6,48% 0,75% 6,29% 307, , ,47 858,38 102,53 GPL 883, , ,82 0,00 500, ,001500,002000,002500,003000,00 41,77% 2,26% 3,31% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 23,90% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Enna EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI NO X 18,40% 4,90% 0,78% Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 19, ,61 403,38 131,47 14,26 GPL 89,91 337,39 706,17 0,00 500, , , , , ,00 38,52% 1,05% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 7,17% 22,00% 7,18% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Messina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

28 EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI NO X Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 206, , ,20 459,10 79,25 GPL 243, , ,78 0,00 500, , , , , ,00 42,52% 2,99% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,52% 15,43% 1,15% 6,63% 23,88% 3,89% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Palermo EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI NO X Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 21, ,50 937,30 341,48 30,28 GPL 163,74 691, ,62 0,00 500, , , , , ,00 18,30% 38,16% 0,58% 3,98% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 4,33% 0,80% 9,04% 24,81% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Ragusa EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI NO X 16,09% 2,81% 1,45% Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 250, , ,58 643,73 171,35 331,87 GPL 1896, ,57 0,00 500, , , , , ,00 43,95% 2,13% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 5,46% 21,22% 6,89% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Siracusa EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI NO X Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBusesMotorcycles 11, ,69 862,18 295,03 32,50 14,37 GPL 953, ,65 0,00 500, , , , , ,00 43,58% 0,29% 3,62% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 23,21% 0,35% 0,79% 7,18% 20,98% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NOx nella provincia di Trapani Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

29 EMISSIONI % DI NO X EMISSIONI DI NO X NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] 16,03% 4,47% 0,92% 7,65% 40, ,98 401,37 48, ,47 36,88% 0,77% 3,83% 29,46% GPL 234,79 841,46 Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars GPL 1935,91 0,00 500, , ,002000,002500,003000,00 Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.20 Emissioni di NO x nelle varie province espresse in tonnellate nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP 1851, , ,82 706, , , , , ,91 Autovetture 889,07 508, ,27 337, , ,91 691,18 953,47 841,46 Veicoli Comm. GPL 230,02 127,15 883,93 89,91 243,22 331,87 163,74 14,37 234,79 Legg.Benz. 31,75 18,06 102,53 14,26 79,25 171,35 30,28 32,50 48,31 Legg. 355,42 169,90 858,38 131,47 459,10 643,73 341,48 295,03 401,37 Pes. 1213,30 791, ,47 403, , ,58 937,30 862, ,47 Buses + 279,37 65,03 451,98 131,61 269,24 812,79 150,50 148,69 200,98 Motorcycles 22,32 45,98 307,98 19,19 206,61 250,78 21,82 11,93 40,18 TOTALE 4873, , ,3 1833, , ,5 3777, , ,48 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

30 Figura Emissioni di SO 2 nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di SO 2 nella provincia di Agrigento EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI SO 2 Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 0,56 + 3,57 15,79 9,56 0,33 GPL 2,69 34,83 20,93 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 39,47% 3,05% 0,38% 10,83% 23,71% 17,89% 0,63% 4,04% Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Caltanissetta EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI SO 2 Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 0,49 + 0,94 9,76 4,28 0,22 GPL 1,37 18,78 12,63 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 38,75% 26,05% 1,02% Passenger Cars 1,94% Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,83% 0,45% 8,83% 20,13% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Catania EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI SO 2 Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBusesMotorcycles 7, ,89 77,44 40,57 0,65 GPL 15,33 145,52 87,61 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 22,70% 37,71% 2,05% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,97% 0,17% 10,51% 20,07% 2,82% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Enna EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI SO 2 Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 0,51 + 2,44 6,66 4,39 0,13 GPL 4,14 16,36 6,81 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 39,48% 16,43% 1,24% Passenger Cars Light Duty Vehicles Buses + 5,88% 10,00% 0,31% 10,60% 16,06% Passenger Cars Light Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Messina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

31 EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI SO 2 + 3,86 5,70 37,25% 2,61% 0,24% 10,78% 32,60 GPL 0,42 4,49 18,55 42,38 0,00 10,00 20,0 0 64,11 30,0 0 40,0 0 50,0 0 24,63% 2,24% 3,31% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 18,94% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Palermo EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI SO 2 34,47% + 4,38 10,27 4,48% 0,48% 36,14 18,56 31,32% 7,83% GPL 1,15 10,61 1,85% 4,33% 15,24% 81,73 Passenger Cars Passenger Cars 74,28 Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles 0,00 10,00 20,0 0 30,0 0 40,0 0 50,0 0 Light Duty Vehicles Buses + Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Ragusa E M I SSI ONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI SO 2 37,37% 4,28% 0,46 0,22% + 3,44 21,93 15,69 12,63% GPL 0,27 5,32 24,71% 0,37% 17,66% 46,42 30,69 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 Passenger Cars 2,77% Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Siracusa EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI SO 2 Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 0,33 + 3,31 23,21 15,55 0,26 GPL 0,85 55,87 19,05 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 47,17% 0,72% 0,22% 13,13% 16,09% 19,60% 0,28% 2,79% Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Emissioni di SO 2 nella provincia di Trapani Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

32 EMISSIONI DI SO 2 NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EM ISSIONI % DI SO 2 Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 0,72 + 2,86 23,86 12,32 0,23 GPL 3,42 38,02 25,47 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 3 5,57% 23,82% 0,67% Passenger Cars 2,67% Passenger Cars GPL Light Duty V ehicles Buses + 3,20% 0,21% 11, 53 % 22,32% Passenger Cars Lig ht D ut y V ehicles B enzina Heavy Duty V ehicles M otorcycles Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.21 Tonnellate di SO 2 immesse in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP 20,93 12,63 87,61 6,81 42,38 74,28 30,69 19,05 25,47 Autovetture 34,83 18,78 145,52 16,36 64,11 81,73 46,42 55,87 38,02 GPL 2,69 1,37 15,33 4,14 4,49 10,61 5,32 0,85 3,42 Legg.Benz. 0,33 0,22 0,65 0,13 0,42 1,15 0,27 0,26 0,23 Veicoli Comm. Legg. 9,56 4,28 40,57 4,39 18,55 18,56 15,69 15,55 12,32 Pes. 15,79 9,76 77,44 6,66 32,60 36,14 21,93 23,21 23,86 Buses + 3,57 0,94 10,89 2,44 5,70 10,27 3,44 3,31 2,86 Motorcycles 0,56 0,49 7,90 0,51 3,86 4,38 0,46 0,33 0,72 TOTALE 88,26 48,48 385,91 41,44 172,09 237,12 124,21 118,43 106,89 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

33 Figura Emissioni di NMVOC nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di NMVOC nella provincia di Agrigento EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI NMVOC 78,49% + 32,40 177,52 192,90 GPL 39,82 45,01 103,62 125, ,19 0,00 500,001000,001500,002000, ,003000,03500,00 0 Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,76% 3,11% 5,33% 0,97% 1,35% Passenger Cars 1,20% Light Duty Vehicles 5,79% Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Caltanissetta EMISSIONI DI NM VOC NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI NMVOC Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBusesMotorcycles 54,94 6, ,14 19,05 27,70 GPL 57,22 71, ,82 0,00 500, , , , , , ,00 78,92% 2,86% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,71% 8,75% 2,98% 0,36% 1,44% Passenger Cars 0,99% Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Catania EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI NMVOC 80,39% + 46,21 255,78 721,21 GPL 96,63 132,61 395,78 303, ,98 0,00 500,001000,001500,002000, ,003000,03500,00 0 2,57% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,05% 7,24% 3,97% 0,46% Passenger 1,33% Cars 0,97% Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Enna EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI NMVOC 78,10% + 17,08 57,59 GPL 14,84 20,12 40,47 47,11 85, ,37 0,00 500,001000,001500,002000,02500,003000,03500, ,65% 3,14% 4,46% 1,32% 1,56% 1,15% Passenger Cars Passenger Cars 6,61% Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Messina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

34 EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI NMVOC Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 276, ,64 341,62 51,56 101,53 GPL 109,59 151, ,44 0,00 500, , , , , , ,00 79,61% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,91% 2,11% 5,32% 0,53% Passenger 1,95% Cars Light Duty 0,99% Vehicles 6,57% Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Palermo EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI NMVOC 78,21% 652, ,20 556,69 73,09 2,89% GPL 221,23 149,29 267, ,27 0,00 500,001000,001500,002000, ,003000,0 3500,00 0 Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 7,04% 1,61% 1,06% 2,39% Passenger Cars 0,79% Light Duty Vehicles 6,01% Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Ragusa EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI NMVOC Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 109, ,58 219,72 38,41 39,15 GPL 73,62 99, ,97 0,00 500, , , , , , ,00 77,11% 4,20% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,84% 2,82% 8,43% 1,50% 0,64% Passenger Cars 1,47% Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Siracusa EMISSIONI DI NM VOC NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI NMVOC 79,07% Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 193, ,94 192,28 33,02 40,92 GPL 8,15 202, ,25 0,00 500, , , , , , ,00 Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 6,16% 5,89% 0,52% 0,25% 1,25% Passenger Cars 1,01% Light Duty Vehicles 5,86% Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di NMVOC nella provincia di Trapani Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

35 EMISSIONI DI NMVOC NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DI NMVOC Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 150, ,99 361,06 45,27 61,06 GPL 105,61 118, ,63 0,00 500, , , , , , ,00 76,05% 4,17% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 3,29% 2,93% 10,00% 1,69% 0,61% 1,25% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.22 Carichi di NMVOC espressi in tonnellate immessi in atmosfera nel 2005 AG CL CT EN ME PA RG SR TP 2614, , , , , , , , ,6 Autovetture 125,29 71,25 303,91 47,11 151,21 267,33 99,98 202,29 118,90 GPL 103,62 57,22 395,78 40,47 109,59 149,29 73,62 8,15 105,61 Legg.Benz. 45,01 27,70 132,61 20,12 101,53 221,23 39,15 40,92 61,06 Veicoli Comm. Legg. 39,82 19,05 96,63 14,84 51,56 73,09 38,41 33,02 45,27 Pes. 192,90 168,14 721,21 85,31 341,62 556,69 219,72 192,28 361,06 Buses + 32,40 6,89 46,21 17,08 27,64 98,20 16,58 16,94 21,99 Motorcycles 177,52 54,94 255,78 57,59 276,55 652,17 109,36 193,45 150,35 TOTALE 3330, , , , , , , , ,8 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

36 Figura Emissioni di PM nelle province siciliane nel 2005 [t] Emissioni di PM nella provincia di Agrigento EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 20,25% Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 12,76 92,07 65,79 GPL 154,32 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 47,49% 3,93% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 28,33% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Caltanissetta EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 16,78% Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBusesMotorcycles + 2,76 63,44 31,27 GPL 86,70 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 46,52% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 1,48% 34,04% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Catania EMISSIONI DI PM ( solo mot ori diesel) NELLA PROVINCIA DI AGRIGENTO [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 18,98% + 19,38 45,23% 267,52 160,01 31,74% GPL 381,21 2,30% Passenger Cars Passenger Cars Passenger Cars GPL 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 Light Duty Vehicles Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Buses + Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Enna EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI ENNA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 6,18 32,37 23,71 GPL 57,32 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 47,78% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 5,16% 19,77% 26,98% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Messina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

37 EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI MESSINA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 20,28% Light Light Heavy Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 11,54 131,80 86,14 GPL 186,43 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 43,90% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,72% 31,03% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Palermo EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI PALERMO [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 16,77% Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 40,30 204,57 115,06 GPL 319,71 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 46,59% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 5,87% 29,81% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Ragusa EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI RAGUSA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 23,31% Heavy Light Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles 6, ,48 63,93 GPL 125,60 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 45,79% 2,51% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 28,24% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Siracusa EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 21,57% Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 7,01 70,82 56,96 GPL 129,33 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 48,97% 2,65% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 26,81% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Emissioni di PM nella provincia di Trapani Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

38 EMISSIONI DI PM (solo motori diesel) NELLA PROVINCIA DI TRAPANI [t] EMISSIONI % DI PM (solo motori diesel) 20,71% Light Heavy Light Passenger Passenger Passenger Duty Duty Duty Cars Cars Cars Vehicles Vehicles VehiclesBuses Motorcycles + 9,29 127,43 73,89 GPL 145,24 0,00 50,00 100,00 150,00 200,00 250,00 300,00 40,70% Passenger Cars Passenger Cars GPL Light Duty Vehicles Buses + 2,60% 35,72% Passenger Cars Light Duty Vehicles Heavy Duty Vehicles Motorcycles Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia adottando la metodologia COPERT III su dati ACI (2007) Tabella 2.23 Quantità di particolato in tonnellate emesso in atmosfera nel 2005 nelle province siciliane AG CL CT EN ME PA RG SR TP 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Autovetture 154,32 86,70 381,21 57,32 186,43 319,71 125,60 129,33 145,24 GPL 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Legg.Benz. 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Veicoli Comm. Legg. 65,79 31,27 160,01 23,71 86,14 115,06 63,93 56,96 73,89 Pes. 92,07 63,44 267,52 32,37 131,80 204,57 77,48 70,82 127,43 Buses + 12,76 2,76 19,38 6,18 11,54 40,30 6,88 7,01 9,29 Motorcycles 0,00 2,19 14,78 0,38 8,80 6,65 0,43 0,00 0,95 TOTALE 324,93 186,35 842,90 119,96 424,71 686,30 274,31 264,12 356,81 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

39 Figura 2.15 Trend emissioni provinciali di inquinanti da trasporto stradale ( ) Trend emissioni provinciali di CO ( ) Trend emissioni provinciali di NOx ( ) Trend emissioni provinciali di SO2 ( ) Trend emissioni provinciali di NMVOC ( ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

40 Trend emissioni provinciali di PM ( ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

41 Il parco veicolare circolante è stato successivamente analizzato in funzione dell anno di immatricolazione dei veicoli, al fine di definire lo stato di anzianità dei mezzi (ricavato dalla data di prima immatricolazione) e stabilire l ammontare dei mezzi conformi ai regolamenti legislativi europei di riduzione delle emissioni (i cosiddetti veicoli Euro ). Si definiscono conventional ( convenzionali o non catalizzati ) e non conventional ( non convenzionali o catalizzati ) le tipologie di veicoli che rispondono ai seguenti criteri: sono detti conventional o non catalizzati se immatricolati dal 1900 al 1991 (per i veicoli ad alimentazione diesel), dal 1900 al 1992 (per i veicoli ad alimentazione a benzina e GPL), dal 1900 al 1998 (per ciclomotori e motoveicoli); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO I se immatricolati a partire dal 1992 (per i veicoli diesel), dal 1993 (per i veicoli a benzina e GPL); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO II se immatricolati dal 1997 al 2000 (per i veicoli diesel, GPL e benzina); sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO III se veicoli leggeri immatricolati dal 2001 al 2004 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2001 al 2005; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO IV se veicoli leggeri immatricolati a partire dal 2005 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli pesanti immatricolati dal 2006 al 2008; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe EURO V se veicoli pesanti immatricolati dopo il 2008; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe 97/24/EC Stage I se ciclomotori o motocicli immatricolati a partire dal 1999; sono detti non conventional o catalizzati appartenenti alla classe 97/24/EC Stage II se ciclomotori immatricolati dopo il Si ricorda che nel nostro paese gli standard europei di riduzione delle emissioni Euro I sono entrati in vigore negli anni , gli standard Euro II nel 1997 (per ciclomotori e moto nel 1999), gli standard Euro III nel Si analizza l andamento delle nuove immatricolazioni di veicoli verificatesi negli ultimi anni, al fine di valutare l orientamento del parco verso i nuovi veicoli a minor impatto ambientale e le categorie veicolari che ne sono state maggiormente coinvolte. Se si considera il parco veicolare disaggregato per provincia e per tipologia realtivo alle autovetture immatricolate negli anni 2001, 2002 e 2003 si può fare riferimento alla tab AG CL CT EN ME PA RG SR TP EURO I EURO II EURO III Convenzionali ECE 15/ ECE 15/ ECE 15/ ECE 15/ PRE ECE Non Contemplato Non identificato Totale Complessivo Tabella Parco veicolare autovetture 2003 (Fonte Arpa Sicilia su dati ACI, 2005) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

42 Negli ultimi anni si è verificato un parziale rinnovo del parco veicolare circolante in Sicilia ma la situazione vede ancora una quota significativa di veicoli non catalizzati. Se si fa riferimento, a titolo di esempio, alle serie storiche dei dati della Provincia di Messina forniti dall ACI si può osservare che nel corso dell ultimo decennio il parco veicoli circolanti in provincia di Messina, come del resto quello a livello nazionale, ha subito una profonda modificazione: il tasso annuo medio di rinnovo del parco in questo periodo risulta attorno al 3% all anno, ma è passato dal 2% del 94 all 8% del 98 sulla spinta delle incentivazioni alla rottamazione (tab. 2.15). Anno Numero veicoli Tasso annuo di incremento 2% 0% 1% 3% 8% 3% 3% 2% 4% 2% 2% Tabella Tasso annuo medio di rinnovo del parco La fig riassume la suddivisione del parco veicolare provinciale in convenzionali (non catalizzati) e catalizzati (Euro I-II-III), nel Parco veicolare AG CL CT EN ME PA RG SR TP EURO I EURO II EURO III Convenzionali Figura 2.16 Suddivisione del parco circolante provinciale (2003) La composizione del parco circolante provinciale nell anno 2003 suddiviso in categorie veicolari, è riportata sempre in Allegato 4 (un grafico per ogni provincia). Le province con il numero maggiore di veicoli risultano essere Palermo, Catania e Messina, inferiori le province di Agrigento Trapani e Siracusa e infine Caltanissetta Ragusa e Enna. La provincia della Sicilia con la quota maggiore di veicoli convenzionali (non catalizzati) nella composizione del parco circolante risulta essere Catania. Analizzando in dettaglio i dati relativi al 2005 riportati in allegato si può constatare che la quota di veicoli Euro 0 è inferiore alla metà dei veicoli circolanti. I veicoli Euro II sono i più numerosi dopo quelli Euro 0 in tutte le province. Dall analisi del parco circolante in Sicilia, suddiviso per singola provincia, si può notare come ad una progressiva diminuzione di veicoli cosiddetti convenzionali (non catalizzati) corrisponda un aumento di veicoli catalizzati (Euro II in particolare. Il comportamento degli ultimi anni delinea un quadro di potenziale rinnovo del parco circolante che al 2005 non si era ancora completato. Emissioni di gas serra (CO 2, CH 4, N 2 O) dal settore dei trasporti, per modalità L indicatore riguarda la presenza in atmosfera di gas climalteranti. Dei sei gas presi in considerazione dal Protocollo di Kyoto, in questa sede si considerano i tre principali: anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O). La legge 120/2002 ratifica il Protocollo di Kyoto, impegnando l Italia a ridurre le proprie emissioni, entro il , del 6,5% rispetto al La delibera CIPE 123/2002, che assegna a ciascun settore economico un obiettivo di emissione per l anno 2010, prevede per i trasporti una crescita del 30,1%. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

43 Obiettivo del presente paragrafo è quello di valutare le emissioni di gas serra prodotte dal settore dei trasporti al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle emissioni entro il Le unità di misura sono milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (MtCO2eq) e percentuale (%). La fig mostra la distribuzione delle emissioni di CO2eq per le diverse tipologie veicolari. Si osserva come la tipologia veicolare relativa alle autovetture rappresenti quella a più alta incidenza emissiva in rapporto al totale emesso dal settore dei trasporti stradali. Rispetto al 2003 i valori di CO2eq emessa dal settore del trasporto stradale per l anno 2004 sono in crescita, in contrasto con la riduzione programmata nell ambito degli accordi internazionali (Kyoto). Fonte: ARPA Sicilia, 2006 Figura Totale emissioni di CO 2eq da trasporto stradale per modalità (2004) Gli studi indicano che le particelle più fini provocano gli effetti più devastanti per la salute, le fonti, le caratteristiche e gli effetti sulla salute del PM 10 e del PM 2.5 (particelle con diametro aerodinamico di 10 e 2.5 µm rispettivamente) sono molto differenti. In particolare le particelle più fini possono più facilmente penetrare nei polmoni e quindi è più probabile che procurino effetti a breve ed a lungo termine come disturbi respiratori, disfunzioni polmonari, alterazione dei tessuti polmonari e morte prematura. I diversi effetti del PM sulla salute, da quelli meno seri a quelli più gravi, sono associati alla natura chimica e fisica (e quindi anche morfologica) dei suoi componenti. La dimensione della particella è molto importante sia in termini della più profonda penetrazione nei polmoni sia perché le particelle più fini trasportano generalmente inquinanti tossici dell aria come metalli pesanti e composti organici. Le emissioni di particolato, presentate per PM, PM 10 e PM 2,5, sono relative alle sole emissioni da combustione. Le emissioni totali di particolato sono state derivate sommando alle emissioni da combustione il contributo originato da abrasione e consunzione di freni, gomme e manto stradale. Di seguito si rappresentano i fattori medi di emissione stimati per PM, PM 10 e PM 2,5 e per categoria veicolare. Il confronto delle singole grandezze permette di determinare il contributo specifico di ogni categoria veicolare in relazione alle componenti freni, gomme, manto stradale. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

44 Figura Fattori di emissione di Polveri PM suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA- IIASA-TNO) Figura Fattori di emissione di Polveri Fini PM10 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

45 Figura Fattori di emissione di Polveri Fini PM 2,5 suddivisi in categorie veicolari e tipologia emissiva (fonte ANPA-IIASA-TNO) I grafici evidenziano come le diverse categorie veicolari abbiano fattori di emissione molto diversificati a seconda della tipologia emissiva originaria del Particolato: per Polveri Totali PM la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 6 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme); per Polveri Fini PM 10 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 12 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dalla consunzione dei pneumatici (gomme) e dall abrasione del manto stradale (strada); il contributo dovuto al logoramento dei freni è circa la metà di quello dovuto a gomme e strada; per Polveri Fini PM 2,5 la categoria veicolare che presenta fattori di emissione più elevati è rappresentata dai veicoli commerciali pesanti che presentano valori 5 volte maggiori di autovetture e commerciali leggeri e addirittura 13 volte maggiori di ciclomotori e motocicli. La componente emissiva prevalente è rappresentata dall abrasione del manto stradale (strada) ed in misura minore dalla consunzione dei freni (freni). Il contributo dovuto al logoramento dei freni è circa un terzo di quello dovuto ad abrasione stradale. I fattori di emissione di particolato evidenziano anche il peso delle diverse categorie veicolari rispetto all emissione annua complessiva, assegnando, sia per le Polveri Totali (PM) che per le due frazioni fini (PM 10 e PM 2,5 ) una maggiore responsabilità a carico degli autoveicoli, seguiti dai veicoli commerciali pesanti e bus, dai veicoli commerciali leggeri e dai ciclomotori. Il forte peso della categoria autovetture è data dall elevata numerosità di tale tipologia nel parco veicolare regionale, rispetto ai veicoli commerciali leggeri e pesanti e ai mezzi di trasporto pubblico. Si ricorda, infatti, che i veicoli commerciali (soprattutto pesanti) presentano fattori di emissione per le Polveri fino a 6 volte maggiori di quelli degli autoveicoli ma la loro consistenza nel parco veicolare è molto ridotta rispetto alle autovetture Concentrazioni dei metalli pesanti. Analisi dei dati rilevati a Palermo nel 2007 La determinazione delle concentrazione dei metalli pesanti è stata condotta dal dipartimento di Chimica Analitica dell Università di Palermo nel In questa prima fase le analisi hanno riguardato esclusivamente il piombo, il rame, lo zinco ed il cadmio, catalitico delle marmitte. Dall andamento delle misure si rileva la bassa presenza di tutti i metalli ricercati incluso il Pb che ormai è essenzialmente assente dalle benzine; una eccezione sembra lo Zn che a cospetto di valori di centesimi di µg/m3 degli altri metalli raggiunge anche valori di 56.7 di µg/m 3 nel campione 2 restando generalmente 3-4 volte superiore alle concentrazioni degli altri metalli. Cd in piccole quantità accompagna probabilmente lo Zn. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

46 Campione Centralina filtri Pb µg/m 3 Cu µg/m 3 Zn µg/m 3 Cd µg/m 3 1 Unità d'italia ,028 0,090 0,143-2 Unità d'italia ,069 0,022 56,670 0,014 3 Castelnuovo ,016 0,022 0,082-4 Castelnuovo ,012 0,024 0,069-5 Di Blasi ,012 0,024 0,069 - Tabella Riepilogo analisi dei metalli pesanti Determinazione cationi ed anioni Sono stati analizzati n.9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM 2.5 presso la cabina Castelnuovo e n. 9 filtri in fibra di vetro relativi al campionamento di PM 10 presso la cabina Unità d Italia. Per ciascun filtro è indicato: codice filtro, data campionamento, peso iniziale medio del filtro, peso finale medio del filtro, volume d aria campionato in Nm 3 ed il valore di PM 2.5 e di PM 10. I filtri sono stati conservati a temperatura < 4 C e così trattati: sono stati inseriti in 18 provette in plastica e successivamente trattati con 5 ml di acqua distillata prefiltrata a 0,2 µm di cui si conosceva la composizione ionica; ed inoltre è stato calcolato e detratto il contributo ionico (rilevante) dovuto al filtro di vetro. Le provette chiuse sono state sonicate per 20 minuti e successivamente previa filtrazione a 0,2 µm il liquido d estrazione è stato iniettato nell apposito sistema cromatografico.di seguito si riportano i dati analitici in tabella dei campioni di particolato PM 10 della centralina di piazza Unità di Italia, e di piazza Castelnuovo, PM 2.5. filtro data Nm 3 PM 10 - NO 3 Cl - 2- SO 4 Na + + NH 4 K + Mg 2+ Ca , ,01 0,24 4,88 1,71 0,18 0,07 0,18 1, , ,07 0,48 2,26 2,70 0,16 0,08 0,20 1, , ,20 0,85 3,46 1,70 0,04 0,07 0,18 1, , ,22 4,17 1,38 3,45 0,04 0,06 0,34 1, , ,19 1,71 1,87 2,60 0,08 0,10 0,21 1, , ,36 1,12 2,24 2,16 0,07 0,10 0,23 1, , ,35 0,12 3,00 1,33 0,37 0,16 0,15 1, , ,20 0,06 3,96 1,12 0,41 0,16 0,14 1, , ,50 0,27 4,92 1,40 0,72 0,26 0,14 1,24 Tabella Concentrazione degli ioni presenti nel PM10 Centralina piazza Unità di Italia filtro data Nm 3 PM NO 3 Cl - 2- SO 4 Na + + NH 4 K + Mg 2+ Ca 2+ C , ,09 1,84 1,82 0,97 0,05 0,05 0,07 0,27 C , ,25 0,60 4, ,85 0,15 0,07 0,37 C , ,31 1,03 3,26 1,19 0,73 0,10 0,07 0,41 C , ,68 0,95 0,88 0,86 0,04 <0,01 0,09 0,23 C , ,44 1,10 1,81 0,95 0,11 0,06 0,07 0,33 C ,15 24 <0,01 0,94 5,70 1,36 0,73 0,12 0,10 0,47 C ,66 30 <0,01 2,92 2,38 1,17 0,53 0,21 0,07 0,44 C ,60 32 <0,01 2,35 3,24 1,21 0,62 0,25 0,08 0,39 C ,91 34 <0,01 2,15 4,93 1,15 1,05 0,37 0,07 0,42 Tabella Concentrazione degli ioni presenti nel PM 2.5 Centralina piazza Castelnuovo Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

47 % ioni su PM10 altro 71.96% sodio 5.10% solfati 7.68% ammonio 0.53% nitrati 8.26% cloruri 2.48% calcio 3.23% magnesio 0.49% potassio 0.28% Figura Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM10 Centralina piazza Unità di Italia % ioni su PM2,5 altro 72,24% sodio 4,30% solfati 12,53% nitrati 5,73% cloruri 0,94% calcio 1,45% magnesio 0,31% potassio 0,51% ammonio 1,98% Figura Grafico a torta delle percentuali ioniche presenti nel PM 2.5 Centralina piazza Castelnuovo I grafici sopra riportati sono stati costruiti calcolando la media dei valori in percentuale con l intento di verificare se nelle due frazioni di particolato vi siano significative differenze nella composizione ionica. Dal confronto si nota che nella frazione PM 2.5 v è un aumento di ammonio e di solfati mentre gli altri ioni sono inferiori ai valori riscontrati nella frazione PM 10. Rimane di fatto inalterata la percentuale del residuo non ionico costituente il resto della frazione di campione di particolato sottile che risulta essere circa il 72%. Determinazione IPA nel particolato atmosferico Per quanto riguarda la frazione organica la classe degli idrocarburi policiclici aromatici costituisce una frazione molto piccola della massa totale del particolato atmosferico (<0.1%) ma ha un importante interesse tossicologico, in relazione all attività mutagene e cancerogena di alcuni IPA. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

48 Nelle figure seguenti si riportano i contenuti percentuali di IPA in diversi campioni provenienti dalle centraline Di Blasi (D), Unità di Italia (U) nei diversi giorni della settimana. % IPA nel particolato 0,100 0,075 % 0,050 0,025 0,000 D-513-gio D 548-ven D-247-gio D-550- D-565- D-564- D-512- U-541- U-542- sab Ven Mer Mer Mar Merc 12,10,06 16,11,06 18,11,06 7,12,06 8,12, ,12,06 11,10,06 05,12,06 06,12,06 Campioni Figura Percentuale di IPA nel particolato per diversi giorni della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U). Esistono evidenze sperimentali che indicano che miscele di IPA sono cancerogene per l uomo. Il benzo(a)pirene è il composto più ampiamente studiato dal punto di vista tossicologico e più frequentemente determinato nelle varie matrici ambientali perché il più pericoloso. In particolare l EPA (United States Environmental Protection Agency) ha identificato tra gli idrocarburi policiclici aromatici 16 composti prioritari. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

49 Componente Classe IARC Potenza cancerogena fluorene antracene fluorantene pirene benzo(a)antracene crisene benzo(b)fluorantene benzo(k)fluorantene benzo(a)pirene indeno(1,2,3,cd)pirene dibenzo(a,h)antracene A 1 2B 2B 2A 2B 2A = non classificabile come cancerogeno per l uomo 2A = probabile cancerogeno per l uomo 2B = possibile cancerogeno per l uomo Tabella 2.29 Potenza cancerogena Gli IPA vengono prima estratti in bagno ad ultrasuoni con cicloesano, la soluzione così ottenuta viene ridotta a piccolo volume (ca. 0,25 ml) ed addizionata di 4 idrocarburi aromatici deuterati utilizzati come standard interni (acenaftene d 10, fenantrene d 10, risene d 12 e perilene d 12 ). La soluzione così ottenuta viene analizzata tramite gascromatografo dotato di rilevatore allo spettrometro di massa che consente un elevata capacità risolutiva e basso limite di rilevabilità. D-512 D-513 D 548 D-550 D-564 D-247 D-565 U-541 U-542 naftaline 18,89 10,20 12,03 2,45 36,12 36,01 25,16 11,66 35,68 acenaftilene 1,81 0,84 0,62 0,71 1,92 1,95 1,54 1,12 1,22 Acenaftene 0,33 0,35 0,62 0,96 0,64 0,40 0,47 0,16 0,50 Fluorene 0,39 0,13 0,14 0,01 0,52 0,30 0,30 0,16 0,24 Fenantrene 0,92 0,73 0,66 1,05 2,10 1,75 1,33 0,63 0,77 Antracene 0,06 0,09 0,11 0,13 0,24 0,23 0,15 0,11 0,13 fluorantene 1,50 1,19 2,22 2,22 4,23 3,18 2,61 0,88 0,95 Pirene 2,32 1,81 3,91 3,75 7,01 5,29 4,14 1,31 1,39 benzo(a)antracene 0,60 0,45 2,45 1,70 2,68 1,16 1,51 0,98 1,01 risene 1,36 1,21 3,13 2,10 4,16 4,19 2,02 1,40 1,53 benzo(b)fluorantene 0,85 0,69 2,89 2,40 2,75 2,04 1,66 1,16 1,49 benzo(k)fluorantene 0,48 0,33 1,49 0,61 1,22 1,42 0,79 0,62 0,99 benzo(a)pirene 0,38 0,16 1,93 1,06 1,60 1,67 1,08 0,69 0,94 terilene 0,09 0,04 0,27 0,17 0,25 0,44 0,18 0,14 0,20 ideno(1,2,3cd)pyrene 0,28 0,17 0,86 0,72 0,88 0,79 0,57 0,30 0,53 dibenzo(a,h)anthracene 0,03 0,06 0,38 0,15 0,21 0,18 0,10 0,07 0,08 benzo (g,h,i) perilene 0,99 0,47 2,67 1,69 3,32 2,68 1,74 1,23 2,22 Tabella Concentrazione degli IPA (ng/m 3 ) nel particolato per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

50 40, , , ng/mc 10, ,0 11,10,06 12,10,06 16,11,06 18,11,06 06,12,06 07,12,06 08,12, ,12,06 06,12,06 D-512-Mer D-513-gio D 548-ven D-550-sab D-564-Mer D-247-gio D-565-Ven U-541-Mar U-542-Merc Campioni Figura Concentrazione degli IPA totali (ng/m 3 ) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U) 2,50 2,00 1,50 ng/mc 1,00 0,50 0,00 11,10,06 12,10,06 16,11,06 18,11,06 06,12,06 07,12,06 08,12, ,12,06 06,12,06 D-512-Mer D-513-gio D 548-ven D-550-sab D-564-Mer D-247-gio D-565-Ven U-541-Mar U-542-Merc Campioni Figura Concentrazione del benzo(a)pirene (ng/m 3 ) nel particolato in funzione del giorno della settimana per le centraline Di Blasi (D) e Unità di Italia (U). Attualmente la normativa italiana prevede un limite di legge solo per il benzo[a]pirene (DM 25/11/1994), stabilendo che la sua concentrazione nel PM 10 deve rispettare l obiettivo di qualità di 1 ng/m 3 come valore medio annuale, valore da non superare al fine di minimizzare il rischio associato all esposizione. Il marcato gradiente stagionale e spaziale delle concentrazioni degli IPA, appare riconducibile alla riduzione dei volumi di traffico nei periodi estivi rispetto a quelli invernali, alle emissioni degli impianti di riscaldamento in inverno, alle condizioni meteoclimatiche estive più favorevoli alla dispersione degli inquinanti rispetto ai mesi freddi dell anno (caratterizzati da periodi di inversione termica e quindi con scarsa dispersione degli inquinanti) nonché alla degradazione subita dagli IPA per opera della temperatura elevata, dell irraggiamento solare e della presenza di specie chimiche ossidanti quali O 3, NO 2 in periodo estivo. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

51 U-542-Merc acenaftilene acenaftene fluorene D-565-Ven fenantrene antracene fluorantene D-564-Mer pirene benzo (a) antracene crisene D 548-ven benzo (b) fluorantene benzo (k) fluorantene benzo (a) pirene D-512-Mer perilene indeno(1,2,3-cd) pyrene 0% 20% 40% 60% 80% 100% dibenzo (a,h) anthracene benzo (g,h,i) perilene Figura Contributi percentuali dei singoli componenti degli IPA Centralina Di Blasi ed Unità di Italia. 30,0 24,0 Fenantrene/antracene 18,0 12,0 6,0 0,0 0,00 0,25 0,50 0,75 1,00 1,25 1,50 1,75 2,00 Fluorantene/pirene Figura Rapporto fluorantene/pirene in funzione del rapporto fenantrene/antracene Il rapporto tra le concentrazioni di fluorantene e pirene risulta essere molto prossimo a 0,6 mentre il rapporto fenantrene antracene risulta prevalentemente al di sotto di 10. Per quanto sopra se ne può dedurre che gli IPA rilevati provengono da fonte autoveicolare; infatti dall elenco seguente si può, con ottima approssimazione, stabilire, in funzione del rapporto delle concentrazioni dei due composti, quale sia la sorgente responsabile della loro presenza. Fluorantene/Pirene 0,6 emissione da traffico veicolare; Fluorantene/Pirene 1,0 processi di combustione; Fluorantene/Pirene 1,4 combustione carbone e/o legno; Fenantrene/Antracene < 10 inquinamento da combustione; Fenantrene/Antracene <25 - >10 inquinamento da combustione e prodotti petroliferi; Fenantrene/Antracene > 25 inquinamento da prodotti petroliferi. In conclusione si può ipotizzare che gli IPA del particolato nei campioni analizzati derivino sostanzialmente da emissione da traffico autoveicolare. È da verificare se una frazione possa provenire dall abrasione del manto stradale e da altre fonti periodiche od occasionali. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

52 Campionamenti passivi. Applicazione a Palermo (fonte AMIA Palermo) Per la valutazione dell inquinamento atmosferico da benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo possono essere utilizzati i campionatori passivi. Nell area urbana della città di Palermo sono stati condotte alcune campagne di indagine nei periodi 1998 e , si riportano alcuni risultati di tali indagini. Campagna di monitoraggio del benzene nel periodo 1998 Il rilevamento è stato eseguito in 45 siti, di cui 7 coincidenti con le altrettante cabine della rete fissa di monitoraggio dell inquinamento atmosferico, nel periodo 26/01/1998 ed il 9/02/1998. Per ciascun tipo di inquinante e per ciascun sito sono riportati i valori della concentrazione media in aria sia in forma tabellare che grafica. Sono altresì riportati i valori medi dei principali parametri meteoclimatici (temperatura, pressione atmosferica, velocità e direzione del vento) relativi al periodo di monitoraggio. Il rilevamento degli inquinanti atmosferici è stata effettuata mediante campionatori passivi messi a punto e prodotti dal Centro Ricerche Ambientali di Padova della FONDAZIONE S. MAUGERI IRCCS. In particolare per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto sono state utilizzate delle cartucce chemioadsorbenti del diametro di 5,9 mm rivestite di 15 mg di tetranolammina. Per il rilevamento del benzene sono state usate cartucce adsorbenti di identiche dimensioni contenenti 530 mg di carbone attivo. Per ciascun punto di monitoraggio sono stati posizionati due campionatori passivi: uno per il rilevamento contemporaneo del biossido di zolfo e del biossido di azoto ed uno per il benzene. Ciascuna coppia di campionatori è stata fissata all interno di un apposito riparo in materiale plastico che, pur garantendo la necessaria ventilazione dei campionatori, assicura la protezione degli agenti atmosferici, in particolare della pioggia per il campionatore del primo tipo. Tutto il sistema di monitoraggio è stato posizionato ad una altezza compresa tra 2,5 e 3 m dal piano stradale in zona aperta e ventilata ed ancorato, tramite fascetta di serraggio in materiale plastico, prevalentemente ai pali della rete di illuminazione pubblica. I campionatori passivi sono stati esposti per un periodo di tempo compreso tra un minimo di circa 3 giorni ed un massimo di circa 4 giorni. La campagna di monitoraggio ha avuto inizio, contestualmente su tutti i siti prescelti, la mattina del lunedì 26/01/1998 e si è articolata nelle 4 fasi di campionamento riportate nella tabella.. Ciascuna fase, della durata di 4 o 3 giorni, ha coperto rispettivamente il periodo feriale (lunedì-venerdì) o quello festivo (sabato-domenica) di ciascuna settimana secondo il calendario riportato nella tab lun 27 mar GENNAIO '98 FEBBRAIO '98 28 mer 29 gio 30 ven 31 sab 1 dom 2 lun 3 mar 4 mer 5 gio 6 ven 7 sab Fase fase 2 fase 3 fase 4 Tabella Periodo e fasi della campagna di monitoraggio Per ciascun tipo di inquinante monitorato sono stati esposti complessivamente 180 campionatori passivi. La campagna di monitoraggio è stata condotta su 45 punti della città di Palermo, di cui 7 coincidenti con le attuali cabine fisse della rete di monitoraggio. I punti, ad eccezione del nr. 1 (cabina Casa del Sole), ricadono nell area delimitata a NORD della via Belgio, ad OVEST e a SUD dal viale Regione Siciliana e ad EST dalla zona industriale di Brancaccio.La scelta dei punti è stata effettuata tenendo conto della diversa densità di traffico ed in particolare, per le zone ad intenso, medio e basso traffico, il numero dei siti è stato suddiviso rispettivamente nelle percentuali del 30%, 35% e 35%. Tale criterio di scelta garantisce una sufficiente rappresentatività dei valori rilevati e al contempo consente di evitare una errata visione, in eccesso o in difetto, dello stato complessivo della qualità dell aria a Palermo. Risultati e discussione I valori della concentrazione media in aria di benzene, biossido di azoto e biossido di zolfo ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente nelle figg. E stato eseguito il confronto dei dati con i valori dell obiettivo di qualità per il benzene, con i valori limite per il biossido di azoto e con i valori di attenzione per il biossido di zoto, previsti dalla normativa vigente (nel periodo oggetto di indagine). Per il Benzene, nel 1998, l obiettivo di qualità è stato rispettato nel numero di siti indicato nella tab dom 9 lun Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

53 Obiettivo Nr. siti entro i limiti di qualità Fase 1 Fase 2 Fase 3 Fase 4 10 mg/m mg/m Tabella Fasi della campagna di monitoraggio Per i restanti siti i valori si sono sempre mantenuti oltre i valori degli obiettivi di qualità. In particolare, durante il periodo della fase 1, caratterizzata da una situazione meteoclimatica piovosa ma stabile con venti deboli, i siti nr. 12, 17, 18, 20, 27, 29, 30, 31 e 42 hanno fatto registrare concentrazioni superiori a 25 mg/m3 con valori particolarmente elevati per quanto riguarda il sito 31 (fase 1: 160 mg/m3; fase 2: 331 mg/m3, fase 3: 435 mg /m3; fase 4: 216 mg /m3). In fig.2.39 è riportata una mappa colorata in funzione delle concentrazioni di benzene in mg/m3 relativa alla fase 1. Le mappe relative alle altre fasi sono riportate in allegato 5. Biossido di azoto Figura Distribuzione della concentrazione media di benzene fase 1 (1998) I valori della concentrazione media del biossido di azoto in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono riportati geograficamente in planimetria. In fig si riporta a titolo di esempio la mappa relativa alle seconda fase. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

54 Anche in questo caso, seppur in entità meno evidente per le peculiarità del processo di formazione del biossido di azoto, dall'esame dei dati si è osservata in generale una riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Per il biossido di azoto non risulta possibile un confronto diretto dei dati ottenuti (espressi come media giornaliera) con il valore limite previsto dalla normativa vigente nel periodo di indagine (media oraria 200 mg/m3). Pertanto, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig è da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate. Biossido di zolfo Figura Distribuzione della concentrazione media di biossido di azoto fase 2 (1998) I valori della concentrazione media del biossido di zolfo in aria ottenuti per ciascun sito nelle quattro fasi del campionamento sono stati riportati geograficamente in planimetria. Nella fig si riportano a titolo di esempio i valori relativi alla prima fase del 1998 mentre in allegato 5 si riportano le mappe relative alle altre tre fasi. Anche in questo caso, analogamente al benzene, dall'esame dei dati si è osservata in generale una sensibile riduzione dei valori rilevati nelle fasi successive alla 1 dovuta alle mutate condizioni meteo. Dall'esame dei dati rilevati si è evidenziato che in nessuna fase della campagna di monitoraggio è mai stato raggiunto il valore del livello di attenzione previsto dalla vigente normativa all epoca della indagine (DM 25/11/94) di 125 mg/m3. In particolare, il valore più alto, rilevato durante la fase 1 presso il sito 17, è di 71,4 mg/m3. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

55 Anche in questo caso, il codice di colori delle concentrazioni adottato in fig ed in allegato 5 è da ritenersi puramente indicativo ed ha lo scopo di evidenziare soltanto le diverse concentrazioni rilevate. Figura Distribuzione della concentrazione media di biossido di zolfo fase 1 (1998) Campagne di monitoraggio del benzene nel periodo Sono state eseguite quattro campagne di rilevamento del benzene nel periodo (25/01/ /02/1999, 22/09/1999, 11-25/10/1999, 15/05/ /06/2000 rispettivamente in 50, 30, 55 e 69 punti di misura). Le determinazioni analitiche dei campionatori sono state effettuate presso il laboratorio chimico del Dipartimento Controllo Ambientale e Servizi dell AMIA ed eseguita secondo la metodica standard. Alcuni dei risultati ottenuti sono riportati nelle figg e 2.32 la cui comparazione consente di valutare il contributo positivo dell utilizzo delle ZTL (Zone a Traffico Limitato). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

56 Figura Distribuzione della concentrazione media di benzene 22/09/1999 (aerea contornata da linea blu chiusa al traffico) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

57 Figura Distribuzione della concentrazione media di benzene 25/10/ Simulazioni e mappature a scala urbana. Applicazione nel territorio comunale di Milazzo (ME) L allegato 1 del DM 261/2002 prevede l applicazione di modelli di diffusione come un utile strumento per ottenere informazioni su porzioni di territorio in cui non esistano punti di misura, correlazioni tra emissioni ed immissioni (matrici sorgenti-recettori), studiare scenari ipotetici di emissioni alternativi rispetto al quadro attuale e/o passato. In ambito regionale sono state già effettuate applicazioni di modelli di diffusione, si riporta a titolo di esempio un caso studio effettuato sul territorio comunale di Milazzo (ME) ma applicabile a tutto il territorio regionale. L Assessorato Regionale Territorio e Ambiente in collaborazione con il DREAM (Dipartimento di Ricerche Energetiche ed Ambientali di Palermo) ha effettuato la valutazione dell inquinamento atmosferico da traffico veicolare per differenti scenari nell ambito del territorio comunale di Milazzo (ME). E stato costruito il grafo delle più importanti arterie viarie della città, si è effettuato il rilievo dei flussi e della composizione del traffico e sono state condotte alcune simulazioni con il modello Caline 4 in una griglia di punti. E stata infine eseguita l interpolazione grafica dei valori calcolati al fine di costruire le curve di isoconcentrazione. Si riporta in fig titolo di esempio la mappa delle concentrazione medie diurne nelle peggiori condizioni meteo-climatiche per il parametro CO in mg/m 3. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

58 Fig Mappa delle concentrazione medie diurne di CO nelle peggiori condizioni meteo-climatiche Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

59 Emissioni di inquinanti da altre infrastrutture dei trasporti L Assessorato Territorio e Ambiente si è già attivato al fine di elaborare la stima e valutazione dell inquinamento proveniente da infrastrutture portuali ed aeroportuali. Nella prossima revisione del Piano saranno presentati i primi risultati di tali attività Emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento. Mappature urbane L organizzazione di un valido programma di lotta contro gli inquinamenti atmosferici è evidentemente subordinata alla predisposizione di studi e ricerche al fine di stabilire il carattere dell inquinamento, la sua entità e la sua distribuzione spaziale. Si dispone qui di seguito un breve esame delle fonti di inquinamento atmosferico, tenendo conto in particolare dell analisi delle fonti della contaminazione di fondo, che è presente in misura variabile in tutti gli altri agglomerati urbani e comprende essenzialmente i prodotti della combustione degli impianti di riscaldamento ed i gas di scarico dei motori a scoppio. Si osserva che negli ultimi anni un notevole passo avanti è stato fatto nel campo degli impianti di riscaldamento con la sostituzione degli impianti a gasolio con quelli a metano, con la conseguente riduzione dell SO 2 immessa nell atmosfera. Infine gli impianti industriali, quando esistono, si aggiungono o si sovrappongono alla contaminazione di fondo, e la contaminazione globale che ne deriva assume nelle diverse località aspetti vari per tipo, grado ed estensione. Generalmente, e ciò è sempre vero per la Sicilia, gli impianti di produzione sono concentrati in aree (A.S.I.), fissate da piani regolatori relativamente distanti dai centri abitati, consentendo un più facile controllo dei prodotti emessi. Le imprese, inoltre, investono sui sistemi di depurazione delle effluenze al fine di limitare le immissioni in atmosfera. Il processo metodologico e valutativo ha esaminato l inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare e da quello indotto dalle attività antropiche insediate nell area stessa. I principali elementi di valutazione sono. situazioni d insediamento esistenti; tipologie architettoniche e di trasporto quali: geometria ed altezza degli edifici; tipologie viarie; flussi di traffico (correlati alla tipologia dei mezzi); nodi di traffico; peculiarità di sviluppo. In riferimento al grado di conoscenza degli elementi principali (ed in funzione di questi), si è proceduto all esame dei dati sperimentali storici relativi e disponibili su aree urbane e perturbane compatibili e coerenti per tipologia viaria / urbanistica e per regime di traffico, allo sviluppo di correlazioni; alle proiezioni d impatto; alla definizione dei vincoli che vanno garantiti e previsti. La sequenza d analisi è stata sviluppata sui seguenti elementi: Concentrazione; Traffico; Tipologia viaria; Periodo stagionale; Densità edilizia e coefficiente volumico; Dati meteoclimatici; Parametri fisico-tecnici degli edifici. I parametri più significativi sono SO 2, NO 2 e CO. Gli impianti di riscaldamento contribuiscono circa il 5% per gli ossidi di zolfo, il 4% per quelli di azoto ed il 3% per il monossido di carbonio. Le emissioni di inquinanti da impianti di riscaldamento a gasolio sono di tipo stagionale, cioè limitato al periodo inve rnale, ed interessano i bassi strati dell atmosfera sovrastante i grossi centri urbani, dove è massiccio l addensamento delle sorgenti di inquinamento. Esso trae origine dalle condizioni di esercizio degli impianti termici e dal tipo di combustibile impiegato. La qualità e quantità degli effluenti sono direttamente influenzati dal tipo di fonte energetica utilizzata, cioè di combustibile, come può osservarsi nella tab Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

60 Tipo di inquinante Fonti di combustione Carbone Nafte Gas Acidi Organici ,50 Aldeidi ,50 Ammoniaca ,10 Idrogeno Solforato tracce Materie Organiche ,50 Materiali Solidi tracce Ossidi di Azoto ,00 Ossidi di Zolfo ,20 Tabella Tipo e quantità di inquinanti immessi giornalmente nell aria da una comunità di ab, secondo le fonti di combustione (KG.) L effluente maggiormente prodotto, nel caso di impianti di riscaldamento funzionanti a gasolio, è SO2 per cui viene assunto come elemento tracciante per la valutazione dell inquinamento atmosferico da impianti di riscaldamento. La determinazione delle quantità di SO 2 da detti impianti e la distribuzione al suolo è stata oggetto del presente studio. Ai fini della valutazione dell incidenza dei prodotti combustivi degli impianti termici sull inquinamento urbano, assume notevole importanza il regime di funzionamento degli impianti. Il cattivo funzionamento è dovuto, oltre che all impiego di combustibile inadatto, anche a difetti di progettazione e dei materiali, e di tiraggio della canna fumaria. Per ovviare a questo inconveniente il legislatore già con il D.P.R. 24/05/88 n. 203 prescriveva le temperature di esercizio, i criteri di ventilazione dei locali caldaia, i tipi di combustibili consentiti, le dimensioni dei camini e indica con appositi regolamenti anche le operazioni necessarie per manutenzione e controllo degli impianti. Per calcolare la quantità di SO 2 immessa nell atmosfera (costituenti gli input nel modello di Gifford - Hanna) e quindi il grado di inquinamento dovuto agli impianti termici, è necessario conoscere il consumo stagionale dei combustibili usati per il riscaldamento degli edifici. Quindi la valutazione teorica del grado di inquinamento atmosferico delle aree urbane causato dal riscaldamento degli edifici si basa sulla conoscenza dei consumi di combustibili, da cui si può risalire alla quantità di SO2 immessa nell ambiente. Al fine di ottenere la mappa di emissione il territorio è stato suddiviso in un reticolo a maglia quadrata. Ciascuna maglia del reticolo comprende una definita area geografica in cui cade un certo numero di sorgenti puntiformi uniformemente distribuite (impianti di riscaldamento degli edifici). L insieme di queste piccole sorgenti rappresenta una sorgente-area il cui effetto complessivo (coefficiente di emissione in µg/m 2 *sec) è quello corrispondente ad una sorgente ideale equivalente posta al centro della maglia. Anche per questa tipologia di sorgente antropica di inquinanti è stoto condotto uno studio del territorio comunale di Milazzo (ME), In base ad un analisi dettagliata delle caratteristiche orografiche dell area di Milazzo e del suo sviluppo urbanistico, si è suddiviso il territorio in un reticolo a maglie quadrate di lato 500 m. I criteri di scelta del reticolo tengono conto essenzialmente di due fattori: esistenza di un asse preferenziale di sviluppo urbanistico proliferazione di fasce di edilizia spontanea lungo le varie reti esterne Quindi il coefficiente di emissione delle sorgenti-area su definite è funzione: della quantità di SO2 emessa per riscaldare di 1 C un metro cubo di volume edificato; della zona climatica; della densità edilizia effettiva; del microclima del territorio. La distribuzione al suolo di SO2 può essere ottenuta realizzando una mappa della zona in studio, in funzione del diverso livello di inquinamento potenziale, conoscendo le caratteristiche e la quantità di emissioni. La mappatura della zona in esame, può essere realizzata sviluppando il calcolo della ricaduta al suolo dei vari contaminanti atmosferici mediante l uso del modello matematico di Gifford Hanna. Tale modello è adatto alla stima previsionale dell inquinamento atmosferico di impianti di riscaldamento. Per il caso di recettori all interno di una città la componente dell inquinamento dell aria urbana, dovuta a sorgenti distribuite, è fortemente influenzata dalla intensità delle emissioni e dalla velocità media del vento. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

61 I valori ottenuti sono risultati sempre minori dei limiti di normativa e possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta. La percentuale di impianti funzionanti a gasolio è notevolmente ridotta a favore degli impianti di riscaldamento a metano che non producono SO 2. Il risultato è stato quindi quello di ottenere un notevole abbattimento di SO 2 nel territorio, che pertanto diventa quasi esclusivamente dovuto agli impianti industriali della zona. Al fine di valutare gli inquinanti prodotti dagli impianti di riscaldamento alimentati a metano ci si è riferiti ai dati di consumo annuale di tale gas. In particolare sono stati presi in considerazione i consumi di gas annuali con riferimento spaziale. I valori a disposizione per ciascuna area rappresentano i mc consumati durante l anno all interno di ciascuna area. Per valutare l emissione del CO e dell NOx è stato adottato il metodo proposto dal CORINAIR per gli impianti per uso civile e con potenzialità inferiore ai 50 MW. L emissione media oraria di CO di ogni cella è stata determinata considerando che il numero di ore di funzionamento giornaliero degli impianti di riscaldamento previsto dalla normativa in base alla zona climatica è pari ad 8 ore. I risultati relativi alle diverse simulazioni di emissione atmosferica degli inquinanti sono stati riportati sotto forma di emissione media (CO ed NOx) al suolo su un dominio esteso. Anche in questo caso i valori ottenuti possono lasciare presumere un rischio contenuto per la popolazione esposta Inquinamento proveniente da altre aree esterne Molti dei fenomeni atmosferici di maggiore rilevanza ambientale e sanitaria sono connessi all inquinamento fotochimico da ozono e dal materiale particolato, in particolare nelle frazioni fine PM 10 ed ultrafine PM 2,5. Recenti studi hanno messo in evidenza il peso determinante dei processi di produzione secondaria delle polveri, analoghi a quelli che portano alla formazione dell ozono. Sia l ozono troposferico che il materiale particolato sono quindi manifestazioni del medesimo problema di inquinamento, esteso a larga scala. A tal fine si promuoverà la costituzione di un tavolo di coordinamento tecnico che coinvolgendo l ARPA Sicilia e l Agenzia Ambientale di Calabria, porti all avvio di un progetto per la realizzazione di un servizio di valutazione, previsione e supporto alla gestione della qualità dell aria a scala extraregionale. Tale sistema, utilizzando metodi di modellazione, combinati con la meteorologia, gli inventari delle emissioni ed i sistemi di misurazione, consentirà di: eseguire con continuità una valutazione della qualità dell aria estesa a tutto il territorio, individuando gli agglomerati e le zone dove gli obiettivi di qualità dell aria non sono rispettati; prevedere l evoluzione degli episodi di inquinamento; eseguire l analisi degli scenari a lungo termine e su larga scala ed a breve termine su scala limitata Inquinamento generato da eventi naturali Le fonti dell'inquinamento atmosferico sono molteplici. Si possono individuare fonti di origine naturale, come le emissioni legate a effetti vulcanici o alle reazioni di decomposizione di materiali organici naturali che avvengono nelle paludi, nelle torbiere e così via. L inquinamento atmosferico ascrivibile ad eventi di tipo naturale rileva, nel caso del territorio siciliano, uno specifico interesse rispetto allo studio dell aerosol marino e delle emissioni vulcaniche. Ogni fonte di emissione è caratterizzata da una serie di fattori che riguardano: a) la natura della sostanza o delle sostanze contemporaneamente immesse nell'atmosfera; b) la quantità e la durata dell'emissione; c) le modalità con le quali questa emissione avviene; d) la localizzazione dell'emissione; e) la porzione di atmosfera direttamente interessata all'emissione. Saranno realizzati alcuni campionamenti di aria e di polveri, attivando l aspirazione dell aria solo quando il vento soffierà in determinate direzioni, al fine di distinguere tre situazioni emissive diversificate: urbana+industriale, indifferenziata, aerosol marino oppure urbana+industriale, indifferenziata, vulcanica. In Sicilia le attività vulcaniche dell Etna e dello Stromboli effetti ambientali che possono esser così riassunti: Etna: colate laviche, incendi boschivi, emissioni di gas in atmosfera, deposizioni di ceneri, danni a persone, edifici, infrastrutture. Stromboli: colate laviche, emissione di gas in atmosfera, deposizione di ceneri. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

62 2.2 ANALISI DEI DATI METEOCLIMATICI Introduzione La caratterizzazione meteoclimatica della regione Sicilia è stata condotta al fine di individuare le informazioni necessarie alle applicazione dei modelli di previsione e di simulazione della qualità dell aria. A tale scopo sono stati analizzati i dati delle varie reti di rilevamento comprendendo anche quelli delle stazioni dell Aeronautica Militare. Lo studi si articola in varie fasi di analisi. Preliminarmente sono state descritte le reti di rilevamento, sono stati analizzati i dati delle stazioni e sono state elaborate alcune carte tematiche. Sono state quindi definite le caratteristiche del clima a livello locale e regionale Rete di rilevamento e sue finalità L Assessorato Agricolture e Foreste della Regione Siciliana ha predisposto un Atlante climatologico e la Carta Climatica della Sicilia frutto delle elaborazioni climatologiche territoriali svolte anche con l ausilio di opportune tecniche di spazializzazione dei dati puntuali. I dati di base sono quelli del trentennio relativi a 125 stazioni pluviometriche e 55 termopluvometriche del Servizio Idrografico Regionale (fig. 2.34). Le carte tematiche sono state realizzate alla scala 1: Alle stazioni del Servizio Idrografico si aggiungono altre stazioni di rilevamento dei parametri climatici (includendo anche intensità e direzione del vento, pressione atmosferica, radiazione globale, ecc ) gestite da enti locali, università e privati, distribuite su tutto il territorio regionale. Le stazioni presenti sul territorio regionale sono in grado di garantire il monitoraggio in continuo dei principali parametri agro-idro-meteorologici del territorio della Sicilia con un adeguata risoluzione spaziale e temporale, allo scopo di: caratterizzare il territorio dal punto di vista climatico in un ottica di lungo periodo (studio, pianificazione territoriale e progettazione, analisi statistica); supportare l'attività meteorologica ed agrometeorologica nelle sue azioni quotidiane; supportare talune scelte decisionali di enti preposti alla gestione o all utilizzo del territorio quali Consorzi di Bonifica, Genio Civile, Operatori agricoli, ecc.; supportare l'azione di organismi di pronto intervento nella gestione delle situazioni di allerta meteorologica, idrologica ed ambientale. L integrazione delle stazioni in un unica rete può costituire un adeguato compromesso in grado di assolvere alle molteplici esigenze di varie categorie di utenti. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

63 Stazione pluviometrica Stazione termopluviometrica Figura Distribuzione delle stazioni del Servizio Idrografico Regionale La Carta climatica della Sicilia consiste in diversi tematismi, alcuni dei quali alla scala 1: (temperatura e precipitazioni medie annue) altri, in forma di carte ancillari (di accompagnamento alla principale), alla scala 1: (quinto, venticinquesimo, cinquantesimo, settantacinquesimo e novantacinquesimo percentile delle precipitazioni totali annue, temperatura media delle minime nel mese più freddo, media delle massime nel mese più caldo, evapotraspirazione potenziale media annua e alcuni indici climatici). L Atlante climatologico, oltre a comprendere tutte le rappresentazioni cartografiche ora dette, contiene ulteriori particolari elaborazioni (altri indici climatici, distribuzione spaziale dei valori mensili di temperatura ed evapotraspirazione potenziale, ecc.). In accordo con l Organizzazione Meteorologica Mondiale, secondo cui il clima è costituito dall insieme delle osservazioni meteorologiche relative ad un trentennio, è stato preso in considerazione il trentennio disponibile più vicino, che va dal 1965 al 1994, sulla base dei dati già pubblicati dal Servizio Idrografico Regionale. Delle numerose stazioni presenti in Sicilia, come già detto ne sono state scelte 55 termopluviometriche e 125 pluviometriche. Questa selezione è stata fatta preferendo quelle stazioni che consentissero la maggiore copertura possibile del territorio regionale, individuate possibilmente tra quelle che presentavano l intero trentennio climatico. Sull archivio provvisorio è stata avviata una procedura automatizzata di controllo di qualità dei dati, per verificarne l attendibilità. Sono stati condotti due tipi di controllo di qualità dei dati meteorologici; il primo, consistente nel cosiddetto controllo climatico, si basa sul confronto tra il dato in esame e alcune soglie climatiche, considerate come i limiti al di là dei quali è rilevante la probabilità che esso sia errato; il secondo tipo di controllo (controllo spaziale) mette in relazione i dati rilevati nello stesso momento in diverse stazioni, ubicate su siti vicini e confrontabili e aventi quindi caratteristiche climatiche simili, determinandone il grado di correlazione. Attraverso questi controlli è stato possibile scartare i dati non attendibili e passare così alla fase di ricostruzione statistica dei dati. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

64 La distribuzione spaziale delle elaborazioni climatologiche Per passare da una serie di dati puntuali a una distribuzione continua nello spazio, che consenta la rappresentazione cartografica dell andamento delle diverse grandezze meteo-climatiche si possono impiegare diversi metodi. Tra i più diffusi si ricordano ad esempio la media aritmetica (il più semplice), la media mobile pesata, in cui il peso è in genere l inverso della distanza elevato a potenza, le tecniche delle isoiete e dei topoieti. Negli ultimi anni, anche in climatologia si fa ricorso sempre più spesso ai metodi geostatistici, che oltre all interpolazione dei i dati puntuali, mediante l impiego di appropriati algoritmi di calcolo, danno pure la possibilità di un analisi statistica, sia a monte che a valle del processo di spazializzazione. In proposito, il metodo del Kriging sembra presentare le migliori possibilità applicative in climatologia; per tale ragione esso è stato qui utilizzato per l interpolazione dei dati delle precipitazioni. I risultati ottenuti, confrontati con i dati puntuali sulle singole stazioni e con le conoscenze del territorio regionale sembrano confermare la validità dell applicazione di tale metodologia per l interpolazione spaziale dei totali annui di precipitazioni. In ogni caso esso si è ritenuto di privilegiare tale metodo rispetto ad altri che, provati nella fase iniziale delle elaborazioni (ad esempio media mobile pesata con l inverso della distanza al quadrato o alla quarta potenza) avevano portato a risultati comunque accettabili. Per l interpolazione dei dati di temperatura, considerata l elevata correlazione con la quota di tale parametro, almeno per quanto riguarda i valori medi, che poi sono quelli elaborati, è stato invece utilizzato il metodo del gradiente termico verticale medio (0,5 C/100 m di quota, per le temperature medie annue) attraverso l impiego del DEM (Digital Elevation Model) prodotto qualche anno fa dall Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali. Purtroppo non è stato possibile applicare in parte o in tutto tale metodologia alle precipitazioni, in quanto in tal caso la correlazione con la quota non è mai costante e definita su tutto il territorio, come invece succede, appunto, per le temperature. Le elaborazioni anzidette sono state effettuate utilizzando alcune funzioni offerte dagli strumenti GIS (sistemi informativi geografici). Nel caso oggetto di studio è stato soprattutto utilizzato il software ARC-VIEW con l estensione SPATIAL ANALYST, mentre solo per qualche applicazione sono state utilizzate anche alcune particolari funzioni di ARC-INFO. Le carte di base ottenute attraverso tali metodologie sono: temperature medie annue e mensili, precipitazioni medie annue, precipitazioni annue a diversi livelli di probabilità: 5, 25, 50 (mediana), 75 e 95 percentile. A partire da esse, attraverso ulteriori elaborazioni, sono poi state ottenute molte altre carte derivate: escursioni termiche medie annue, temperature massime nel mese più freddo, temperature minime nel mese più freddo, evapotraspirazione potenziale mensile e annua, indici climatici di Lang, De Martonne, Emberger, Thornthwaite, Rivas- Martinez. Carta delle precipitazioni annue La carta riporta i valori mediani (50 percentile) dei totali annui delle precipitazioni del trentennio Per quanto anche in questo caso si tratti di una carta di tipo generale, essa dà già la possibilità di una migliore conoscenza delle caratteristiche pluviometriche delle diverse aree, soprattutto se a essa si affiancano i grafici che schematizzano la distribuzione mensile dello stesso parametro. Anche in tal caso vale il criterio della similitudine già detto, per cui in aree con analoghe caratteristiche pluviometriche risulta più agevole la scelta delle stazioni rappresentative dell area di interesse in modo da accedere successivamente alle analisi probabilistiche a livello puntuale (singolo sito di rilevazione). Ciò, appare peraltro ancora più valido e interessante, qualora si consideri che la distribuzione mensile delle precipitazioni annue risulta in Sicilia raggruppabile in tre tipologie che poco, tuttavia, differiscono tra loro, e tutte comunque riconducibili al tipico clima mediterraneo. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dell informazione di tipo pluviometrico che ci consente di conoscere l entità delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato già visto prima, nella parte metodologica. Carte di elaborazione probabilistica delle precipitazioni totali annue Oltre alla carta ora detta, sono state anche effettuate delle elaborazioni cartografiche sulla base dello studio probabilistico delle precipitazioni totali annue. Si tratta di un arricchimento dell informazione di tipo pluviometrico che consente di conoscere l entità delle precipitazioni annue a diversi livelli di non superamento, secondo il significato già visto prima, nella parte metodologica. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

65 Sul territorio regionale sono presenti altre stazioni meteorologiche ed agrometeorologiche come indicato in tab TRAPANI BIRGI 154 SICILIA TP TRAPANI ' 12 30' AM PALERMO PUNTA RAISI 157 SICILIA PA CINISI ' 13 5' ENAV MESSINA 164 SICILIA ME MESSINA ' 15 33' AM PIETRANERA 230 SICILIA AG SANTO STEFANO QUISQUINA ' 13 31' RAN GELA 168 SICILIA CL GELA ' 14 13' AM SANTO PIETRO 231 SICILIA CT CALTAGIRONE ' 14 31' RAN LIBERTINIA 232 SICILIA CT RAMACCA ' 14 34' RAN PORTOPALO DI COZZO SPADARO 175 SICILIA SR CAPO PASSERO AM = Rete sinottica del Servizio Meteorologico dell Aeronautica militare ENAV = Ente nazionale di Assistenza al Volo RAN = Rete Agrometeorologica Nazionale dell Ufficio Centrale di Ecologia Agraria Tabella Rete regionale stazioni ' 15 8' AM La dotazione strumentale è costituita da sensori in grado di acquisire i parametri indicati nelle tabb e Sensori installati Intervallo di acquisizione Tipo di misura Massimi e minimi Unità di misura Temperatura aria a 2 m 60 min. Istantanea si C Precipitazione a 2 m 10 min. Totale no mm Umidità relativa a 2 m 60 min. Istantanea si % Velocità del vento a 10 m 10 min. Media no m/s Direzione del vento a 10 m 10 min. Istantanea no gradi Pressione atmosferica 60 min. Istantanea si hpa Radiazione globale 60 min. Totale no KJ/m² Tabella Configurazione Stazioni Trapani, Palermo, Messina, Gela, Cozzo Spadaro Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

66 Sensori installati Intervallo di acquisizione Tipo di misura Massimi e minimi Unità di misura Temperatura aria a 2 m 60 min. Istantanea si C Temperatura aria a 5 cm 60 min. Istantanea si C Temperatura suolo a -10 cm 180 min. Istantanea si C Temperatura suolo a -50 cm 180 min. Istantanea si C Precipitazione a 2 m 10 min. Totale no mm Umidità relativa a 2 m 60 min. Istantanea si % Velocità del vento a 10 m 10 min. Media no m/s Direzione del vento a 10 m 10 min. Istantanea no Gradi Pressione atmosferica 60 min. Istantanea si hpa Radiazione globale 60 min. Totale no MJ/m² Eliofania 60 min. Totale no Ore Bagnatura fogliare 60 min. Totale no Ore Tabella Configurazione stazioni Pietranera, Santo Pietro E Libertinia Figura Ubicazione Stazioni RAN Obiettivo della Regione Siciliana è di mettere in rete tutte le stazioni al fine di creare una rete di monitoraggio integrata soggetta a verifiche periodiche ed a validazione e certificazione dei dati che potrà: garantire l affidabilità dei dati e dei prodotti elaborati; migliorare il servizio verso l utenza; favorire l omogeneità dei comportamenti del personale preposto alle attività di manutenzione stazioni, acquisizione, validazione e diffusione dei dati. La rete sarà composta da: stazioni periferiche di rilevamento; rete di telecomunicazione; centro di acquisizione elaborazione dati con sede a Palermo. Le stazioni periferiche di rilevamento e la rete di telecomunicazione potranno costituire la rete di telemisura. Le stazioni saranno suddivise essenzialmente in 4 categorie: stazioni agro-meteorologiche; stazioni meteorologiche; stazioni idrometriche; stazioni idrometeorologiche. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

67 Alcune delle stazioni fungeranno da ripetitori radio garantendo le telecomunicazioni dei dati. Il personale provvederà quotidianamente alle operazioni di acquisizione ed archiviazione dei dati monitorati dalle periferiche della rete in tempo reale, verificandone l integrità e la consistenza temporale ed analizzando i valori con l ausilio di programmi che evidenziano: ripetitività dei dati, superamento di valori soglia e presenza di aberrazioni. Ulteriori controlli verranno operati confrontando anche graficamente la consistenza e l evoluzione temporale dei fenomeni tra stazioni circostanti o tra diversi parametri meteorologici correlati. Sempre a cura del personale addetto saranno periodicamente eseguiti presso la stazione meteorologica gli interventi di manutenzione atti a garantire il corretto funzionamento dei sensori, la loro sostituzione in caso di guasto, o il loro controllo in caso di dubbio funzionamento Considerazioni climatiche sulla Sicilia La climatologia è la scienza che studia i macroclimi ed i microclimi. Per macroclima si intende l effetto risultante dalla combinazione dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una regione in un lungo periodo; per microclima invece si intende l effetto risultante dei vari fattori meteorologici che caratterizzano una piccola area del territorio. I fattori meteorologici sono: la temperatura dell aria, le precipitazioni, la pressione atmosferica, l umidità relativa, lo stato del cielo, il regime dei venti, la radiazione solare. La combinazione dei vari fattori in un preciso istante fornisce la condizione del tempo. L analisi di queste condizioni può avere risvolti applicativi molto vasti e interessare numerosi campi delle attività umane, come la gestione del territorio nei suoi vari aspetti, la salvaguardia dell ambiente e tutte le attività di programmazione, sia a livello politico che tecnico. La conoscenza dettagliata del clima in tutte le sue manifestazioni consente di guardare i fenomeni atmosferici più come risorsa utile che come avversità. Tra i settori maggiormente interessati alla climatologia ricordiamo: l agricoltura, sia a livello di programmazione in generale, sia per la scelta della destinazione nei diversi comprensori; la protezione dalle avversità atmosferiche, attraverso l individuazione dei migliori mezzi necessari a limitarne i danni; l idrologia, in relazione alla problematica dei dissesti e della conservazione del suolo ad alla gestione delle risorse idriche; la protezione dell ambiente, sia agricolo che urbano, anche in relazione alla diffusione di sostanze inquinanti. In agricoltura disporre di studi climatici dettagliati consente di definire specificamente e con precisione la vocazionalità dell ambiente nei confronti di una determinata coltura. E noto, infatti, che aree anche geograficamente vicine possono presentare differenze climatiche talvolta consistenti, soprattutto in dipendenza di una differente situazione orografica o topografica. Non tenere conto di questi elementi può comportare scelte sbagliate, con notevoli ripercussioni economiche ed ambientali. La conoscenza approfondita dell andamento di alcuni elementi meteorologici (radiazione solare, vento, ecc.) può essere di grande aiuto, inoltre, per la definizione dei criteri costruttivi degli apprestamenti protettivi (serre, tunnels, ecc.). Un altro settore, assai caro soprattutto all agricoltura del Meridione, in quanto legato ai problemi della cronica e crescente carenza d acqua, è quello dell idrologia. L acqua è una risorsa insostituibile e preziosa, anche perché, purtroppo, limitata e sempre più contesa tra i diversi ambiti delle attività umane. Per questo è necessario gestirla in modo ottimale. Studio del clima I principi della climatologia trovano, oggi, ampia applicazione in varie branche della scienza, quali la geomorfologia, l agricoltura, la biologia, l ecologia, la bioclimatologia, ecc.. Il clima è uno dei fattori che condizionano le caratteristiche del paesaggio terrestre, sia sotto l aspetto panoramico che dal punto di vista degli equilibri biologici. La morfologia superficiale della terra è continuamente modificata dall erosione esercitata dal vento e dalle acque meteoriche, talvolta in forma rovinosa: frane, spostamento di litorali, dilavamento di terreni agrari, ecc.. Le condizioni atmosferiche e quelle del suolo (umidità, temperatura, pedologia) influenzano lo sviluppo e la crescita delle piante, la produzione di vegetali e, quindi, la loro distribuzione sulla crosta terrestre. Le caratteristiche fisiche dell Habitat sono in stretta correlazione con la ripartizione delle specie animali nelle varie parti della terra e ne influenzano la mobilità: fauna stanziale o migrante. Ai vari elementi climatici è stata sempre riconosciuta un azione importante nel rapporto con gli organismi. Questa constatazione, che ha avuto alterne vicende, torna oggi più che mai alla ribalta riconoscendo in questi elementi una concausa nella patogenesi di alcune forme morbose e, per altro aspetto, in azione di medicina preventiva e terapeutica. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

68 Le informazioni della climatologia dinamica (inversione di temperatura, stabilità dell aria, rosa dei venti, precipitazioni) permettono di individuare le condizioni meteoclimatiche critiche nei riguardi della salvaguardia dell ambiente dall inquinamento atmosferico. La conoscenza dell evoluzione del clima nel tempo costituisce la base per prevedere le modalità dei fenomeni di diffusione e, quindi, per intervenire opportunamente al fine di evitare manifestazioni pericolose. Inoltre un analisi basata sui dati rilevati in periodi temporali superiori ai dieci anni può consentire di effettuare una razionale localizzazione delle aree industriali. Tra le modalità ed i criteri utilizzabili per valutare il clima, possiamo sinteticamente citare: a) metodo analitico; b) metodo degli indici climatici; c) metodo sinottico o genetico. Il metodo analitico prevede il calcolo delle medie (giornaliere, mensili od annue) dei principali elementi del clima (temperatura, insolazione, precipitazioni) considerandoli separatamente ed elaborando delle tabelle. Confrontando i risultati per località diverse, si può mettere in evidenza l appartenenza a determinatati tipi climatici. In base a questo metodo il clima di una data località o zona geografica può essere definito come l insieme delle condizioni meteorologiche che influiscono costantemente e spiccatamente sulla morfologia, idrografia e vegetazione del territorio e che quindi possono considerarsi tipiche. Il metodo degli indici climatici consiste nel costruire degli indici empirici che esprimono l effetto complessivo dei singoli elementi climatici. Esso, infatti, si basa sulla considerazione che i diversi parametri climatici non concorrono singolarmente a definire il clima di una qualsiasi località, bensì combinandosi tra loro nel modo più vario possibile, anche se si assumono soltanto i valori medi. Il metodo sinottico si inquadra in una linea di ricerca, abbastanza recente, la quale analizza i principali elementi della circolazione atmosferica generale e ne studia la ripartizione media sulla superficie terrestre, oppure considera la distribuzione media stagionale delle principali masse d aria. In relazione a quest ultimo metodo si può introdurre un altro concetto di clima basato sulla individuazione della sequenza degli strati dell atmosfera al di sopra di un luogo, presi nella loro successione abituale. Il metodo analitico, pur costituendo un utile primo approccio, non è completo sia perché considera solo alcune variabili, prese in modo indipendente, come caratterizzanti il clima, sia perché si basa sui valori medi, i quali possono in alcuni casi non essere significativi. Il metodo sinottico ha d altra parte l inconveniente di non delimitare i singoli tipi climatici mediante valori numerici e neppure con formule, per cui l appartenenza di una stazione ad un tipo di clima o ad un altro simile può essere dedotta in via approssimativa; è, poi, un ostacolo rilevante il fatto che la rete di osservazioni sinottiche comprende semplicemente le stazioni dell aeronautica Militare. Lo studio climatologico di località o aree geografiche mediante la determinazione di un indice climatico più o meno empirico consente di migliorare od integrare le informazioni desunte con gli altri metodi. Indici climatici Una classificazione della superficie terrestre in tipi climatici può essere ottenuta basandosi su una particolare caratteristica del clima, per esempio la marittimità, che si presenta con diversa intensità nelle varie parti della terra, o su un fattore ecologico sfavorevole che fa sentire la sua influenza sia sulla litosfera che sulla via vegetale e sulle attività umane e può condizionare l ambiente a volte a tal punto da rendere impossibile la vita, come è il caso dell aridità dei deserti. Per stabilire una graduatoria dell intensità con cui si ripartiscono i suddetti fattori, si elaborano particolari indici climatici a cui si fanno corrispondere determinati tipi di clima: marittimo, di transizione, continentale od umido, semiarido, arido. In particolare sono stati presi in esame l indice di marittimità K nella forma elaborata dal climatologo russo N.N. Ivanow (1959) e l indice di umidità globale I del climatologo americano C.W. Thornthwaite (1955). Nelle tabb è indicata la distribuzione per tipo climatico. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

69 Distribuzione per tipo climatico Debolmente marittimo (A) I - Arido Lampedusa II - Semiarido Ustica, Palermo P.R., Trapani, Gela aeronautica, Pantelleria Debolmente continentale (B) I - Arido Cozzo Spadaio II - Semiarido Stromboli, Isola delle Femmine, Capo San Vito, Marsala, Mazzara del Vallo, Licata III - Da subumido a subarido Ganzirri, Messina, Tindari, Cefalù, S.Marina Salina Debolmente continentale (C) I - Arido Gela idrografico II - Semiarido Palermo Osservatorio, Partitico, Sciacca, Catania, Agrigento, Siracusa, Vittoria III - Da subumido a subarido Ciminna, Partanna, Acireale V - Umido San Fratello IX - Per umido Floresta Moderatamente continentale (D) II - Semiarido Castelvetrano, Caltanissetta, Caltagirone III - Da subumido a subarido San Giuseppe Iato, Taormina, Corleone, Piedimonte Etneo, Lercara Friddi, Prizzi, Bidona, Racalmuto, Mineo IV - Da subumido a umido Ficuzza, Petralia Sottana, Piano del Leone, Piazza Armerina VI - Umido Linguaglossa, Zafferana Etnea, Enna Moderatamente continentale (E) II - Semiarido Mazzarino III - Da subumido a subarido Palermo ist. zoot., Monreale, Gioia Bassoria, Monterosso Almo, Ragusa V - Umido Viagrande VII - Umido Nicolosi Tabella Distribuzione per tipo climatico Tipo climatico K% Tipo climatico K% 1 estremamente oceanico < 47 6 debolmente continentale oceanico moderatamente continentale moderatamente oceanico continentale marittimo fortemente continentale debolmente marittimo estremamente continentale > 214 Tabella Tipo climatico Tipo climatico 1% Per umido 100 e oltre Umido Umido Umido Umido Da umido a subumido 0 20 Da subumido a subarido Semiarido Arido Tabella Tipo climatico Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

70 Caratteristiche generali La Sicilia grazie alla sua posizione geografica, gode di un clima particolarmente mite che consente una vegetazione rigogliosa in tutte le stagioni dell anno; la sua forma triangolare, ed il suo sistema montuoso determinano la sua suddivisione in tre distinti versanti: - il versante settentrionale, da Capo Peloro a Capo Boeo, per circa km²; - il versante meridionale, da Capo Boeo al Capo Passero, per circa km²; - il versante orientale dal Capo Passero al Capo Peloro, per circa km². D'estate, quando l'anticiclone si estende, la regione entra nella zona delle alte pressioni. La prima conseguenza è che vengono a cessare i venti dominanti e a stabilirsi venti locali, quali le brezze. Nella fascia costiera la temperatura inferiore del mare nelle ore centrali della giornata tende a stabilizzare le masse d aria e ad impedire lo sviluppo di celle temporalesche. La distribuzione delle piogge nei tre distinti versanti ha, in genere, caratteristiche diverse in dipendenza della esposizione dei versanti stessi e dei venti in essa predominanti. Le precipitazioni non appaiono così scarse come si potrebbe pensare e la loro quantità è fortemente influenzata dall altitudine: dalle piane costiere dei lati sud-ovest ed est dell isola ove si è al di sotto dei 500 mm annui, si sale ad oltre mm sui rilievi dominanti Palermo sui Peloritani e sulle Caronie, mentre infine si toccano i mm sul monte Etna. Il carattere fondamentalmente mediterraneo del clima dell isola evidenzia una concentrazione di pioggia nelle stagioni autunnale ed invernale, particolarmente in quest ultima, ed una deficienza di precipitazione nelle altre due stagioni, specialmente durante l estate. La quantità di pioggia appare molto variabile da un anno all altro e le piogge, spesso concentrate in brevi, talora brevissimi tempi, assumono carattere di particolare violenza. Nel versante meridionale i valori delle precipitazioni medie annue e stagionali si mantengono inferiori agli analoghi valori degli altri versanti mentre le maggiori precipitazioni medie ricadono nel versante settentrionale, negli intervalli di quota compresi fra 250 e 750 m. Soprattutto per il versante meridionale la stagione estiva risulta povera di piogge e con lunghi periodi di siccità. La Sicilia, come altre aree mediterranee, risulta particolarmente interessata da potenziali fenomeni di desertificazione, che conducono alla perdita irreversibile di suolo fertile. Il clima delle aree montuose, con forti escursioni diurne e piogge più abbondanti, è condizionato dall altitudine e dall esposizione, che variano fortemente da luogo a luogo. La temperatura non è governata solo dalla normale diminuzione con la quota. Infatti a questa si associa anche il fenomeno dell inversione termica, per cui l aria più fredda e quindi più pesante tende a raccogliersi a fondovalle, specialmente durante l inverno. L aria più rarefatta e trasparente determina una intensa radiazione globale che nel periodo estivo è causa di una magiore nuvolosità rispetto alla pianura, per lo sviluppo di cumuli di origine termoconvettiva che possono portare precipitazioni sotto forma di locali rovesci. L inverno è caratterizzato da maggiore serenità. La neve permane per qualche settimana a quote più elevate durante il periodo invernale. La particolarità del litorale è determinata dalla vicinanza al mare, la cui influenza e i cui venti umidi e le brezze penetrano abbastanza nell interno del territorio. L alternanza delle brezze nella fascia litoranea è tipica del periodo caldo in situazioni prevalentemente anticicloniche, quando l assenza di correnti di circolazione generale, attiva le circolazioni locali dovute alle discontinuità termiche fra mare e terra. Durante il giorno si sviluppa la brezza di mare che raggiunge la massima intensità nelle ore pomeridiane. La brezza notturna è perpendicolare alla costa Le precipitazioni La precipitazione media annua (fig. 2.36), considerando i dati del periodo (fonti: Ufficio Idrografico di Palermo, ed al.), se si considera l indice 95 percentile varia da poco più di 500 mm riscontrabili nella parte più meridionale della Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre nella zona dell Etna (CT). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

71 Figura Distribuzione delle precipitazioni medie annue (95 percentile) per il periodo Se si considera l indice 5 percentile varia da poco più di 100 mm riscontrabili nella parte più meridionale della Sicilia (provincia di CL) fino ad oltre nella zona dell Etna (CT). Figura Distribuzione delle precipitazioni medie annue (5 percentile) per il periodo L andamento delle precipitazioni medie annuali si può ritenere crescente da Sud a Nord. Alla relativa uniformità della pianura e delle zone collinari, si contrappone una notevole variabilità riscontrabile nella fascia montana. Notevole è l incremento nel cono dell Etna rispetto alle aree circostanti. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

72 La distribuzione delle precipitazioni nel territorio della Sicilia è in parte determinato dalla configurazione orografica che influenza il regime delle precipitazioni, anche per quanto riguarda la loro intensità. Il numero di giorni piovosi annui (fig. 2.38) assume un andamento sul territorio simile a quello delle precipitazioni ossia decrescente verso sud fino, con valori compresi tra i giorni nella pianura di Catania ed in provincia di Ragusa, tra i 70 e i 80 giorni nella fascia settentrionale e generalmente superiori a 90 giorni nelle zone montane della provincia di Messina Le temperature Figura Distribuzione dei giorni piovosi medi annui per i periodi Con l ausilio delle carte delle temperature medie, delle massime nel mese più caldo e delle minime nel mese più freddo e della carta delle escursioni termiche medie annue è possibile evidenziare un maggiore livello di approfondimento sulle differenze climatiche esistenti tra le diverse aree territoriali, in relazione agli effetti che alcune caratteristiche geografiche e topografiche esercitano sull estrinsecazione dei valori termici giornalieri (temperature massime e minime diurne). Dalla distribuzione dei valori di temperatura su base stagionale si evince che, per quanto riguarda i valori massimi nel mese più caldo (fig. 2.39), le temperature più elevate vengono misurate aree estese in provincia di Trapani, Caltanissetta e Siracusa, con valori medi superiori a 32 C in estate. Queste sono zone dell entroterra caratterizzate da debole circolazione o aree esposte a venti di Libeccio in provincia di Trapani e di Scirocco nelle altre. Valori leggermente inferiori si osservano i litorali e nelle zone che beneficiano della brezza di mare. Un settore più fresco è la l area dell Etna, nella quale la temperatura diminuisce abbastanza regolarmente con la quota. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

73 Figura Distribuzione della media delle temperature massime del mese più caldo per i periodi Se nel periodo invernale la debolezza dei venti e il grado di umidità delle masse d aria presenti nei bassi strati delle aree di pianura, favoriscono l aumento della concentrazione di sostanze inquinanti nei bassi strati dell atmosfera, nel periodo estivo favoriscono condizioni di afa (atmosfera calda e umida) e di conseguente disagio fisico. L aumento delle temperature e dell insolazione favoriscono inoltre la crescita di pericolosi inquinanti secondari quali l ozono. In autunno e in inverno (fig. 2.40) l area a temperature massime più alte si sposta sulla lungo le fasce costiere dato che tali zone subiscono quindi un raffreddamento inferiore. Figura Distribuzione della media delle temperature massime invernali per uno dei mesi invernali (febbraio) per i periodi Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

74 In inverno (fig. 2.41) le temperature minime risultano più elevate nelle stazioni litoranee. Le più basse minime si osservano sui rilievi al di si sopra di una certa quota. Figura Distribuzione della media delle temperature minime del mese più freddo per i periodi Carta delle temperature medie annue Tale carta, ancorché di tipo generale, fornisce già una buona idea sulla diversificazione climatica della regione. A parte la possibilità di un uso diretto dei dati in essa presenti, per gli scopi che richiedono solo un livello minimo di approfondimento, essa, attraverso un criterio di similitudine, può anche servire come base per la scelta delle stazioni meteorologiche che meglio rappresentano l area di interesse. In fig è facile riscontrare valori più elevati lungo la fascia costiera che vanno progressivamente decrescendo andando verso le aree interne ed ancora maggiormente nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

75 Figura Temperature medie annue Per quanto concerne le escursioni termiche medie annue (fig. 2.43) è facile riscontrare valori più contenuti lungo la fascia costiera (13-15 gradi) e valori sensibilmente più elevati nelle zone montuose (Madonne, Nebrodi Peloritani) e vulcaniche (Etna). Figura Escursioni termiche medie annue Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

76 Peculiarità del clima della Sicilia e Schede del Profilo Climatico della Sicilia (Fonte ENEA) Per ciascuna località è data una scheda divisa in due o tre pagine, secondo la disponibilità dei dati. La struttura delle pagine è fissa. La prima contiene l intestazione completa della scheda e le tabelle con i valori numerici delle grandezze disponibili; le altre danno grafici ed istogrammi delle stesse grandezze. La terza pagina manca del tutto se non sono disponibili i dati di copertura del cielo, vento e precipitazioni. Intestazione Dati del comune - Nome - Altitudine - Coordinate geografiche - Zona climatica - Gradi giorno Profilo climatico Riporta un grafico con la classificazione dei mesi ed una tabellina con il tipo di profilo e la percentuale di anno in cui è necessario riscaldare (RISC) o raffreddare (RAFF) per garantire il comfort ambientale. Temperature mensili Valori medi mensili di : - temperatura minima MIN MEDIA - temperatura massima MAX MEDIA - temperatura media MEDIA Valori estremi mensili di : - temperatura minima MIN ESTR - temperatura massima MAX ESTR intesi come quei valori che si verificano in media almeno una volta all anno. Sole e nuvole Valori medi mensili di : - Eliofania (durata giornaliera dell insolazione) - Radiazione solare al suolo sul piano orizzontale (giorno medio mensile) - Decimi di cielo coperto - Numero di giorni sereni (copertura del cielo <= 4 decimi) Vento - Le due direzioni di provenienza più frequenti in ciascun mese - Velocità media nel mese - Velocità massima del mese (= media + deviazione standard) - Numero di giorni ventosi nel mese (velocità medi a > 3.3 m/s) Precipitazioni - Valore medio mensile dei mm di pioggia + neve e grandine fuse - Numero di giorni piovosi (precipitazione totale giornaliera > 1 mm) Umidità Valori medi mensili minimo e massimo di umidità relativa ricavati dalle formule psicometriche. Per la Sicilia sono disponibili le schede relative alle località indicate nella seguente immagine. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

77 Carte degli indici climatici Figura 2.44 Ubicazione località stazioni Gli indici climatici sono delle particolari elaborazioni con cui si riassumono, in uno o pochi numeri e/o simboli, le condizioni climatiche di una località, utilizzando soltanto alcuni principali parametri meteorologici (in genere, temperatura e precipitazioni). Le carte ottenute sono relative a cinque diverse classificazioni climatiche, proposte negli anni passati da diversi climatologi, geografi e botanici che si sono occupati dell argomento: indice pluviometrico di Lang, indice di aridità di De Martonne, quoziente pluviometrico di Emberger, indice globale di umidità di Thornthwaite e indice bioclimatico di Rivas- Martinez. L ultimo indice è stato elaborato in considerazione delle sempre più frequenti segnalazioni e richieste da parte di molti studiosi e tecnici, che affrontano lo studio sulle conoscenze del territorio in chiave bioclimatica, guardando quindi principalmente alle interazioni fra clima e biosfera, vegetali in particolare. L utilità di queste carte, come peraltro dei dati puntuali, consiste nella definizione sintetica delle specificità climatiche delle distinte zone dell Isola, secondo diversi approcci metodologici messi a punto dai vari Autori nel tempo, che nel caso specifico sono caratterizzati da livelli di complessità crescente, nell ordine di elencazione visto sopra. Come già indicato nel volume Climatologia della Sicilia, gli indici di classificazione che sembrano interpretare meglio la situazione regionale, sono quelli proposti da De Martonne, da Thornthwaite e da Rivas-Martinez. La classificazione di Lang appare infatti poco adatta a distinguere le diverse aree dell Isola, tendendo ad enfatizzare l aridità mentre all opposto quella di Emberger tende ad ampliare eccessivamente le classi di clima umido, raggruppando situazioni mesoclimatiche caratterizzate da evidenti diversità. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

78 Figura Indici climatici: Pluviofattore di Lang Figura Indice di aridità di De Martonne Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

79 Figura Quoziente pluviometrico di Emberger Disponendo di serie storiche complete di dati solo per la temperatura dell aria e le precipitazioni, almeno relativamente ad una rete di stazioni di densità accettabile, la scelta ricade su quelle equazioni che utilizzano soltanto questi due parametri, quale ad esempio quella di Thornthwaite (1957). Il bilancio idrico del suolo secondo Thornthwaite-Mather è stato tra l altro indicato come metodo standard per il calcolo del regime idrico dei suoli a livello tassonomico, dalla Soil Taxonomy, del Dipartimento dell Agricoltura degli Stati Uniti d America, (U.S.D.A.) (1975). Figura Indice globale di Thornthwaite-Mather Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

80 Figura Indice bioclimatico di Rivas-Martinez Evapotraspirazione e desertificazione I fattori che influenzano i processi di desertificazione sono di diversa natura, ma riconducibili in gran parte al clima e alle attività antropiche. Alcune di tali cause sono state già considerate dalla Regione Siciliana in una prima proposta metodologica per la realizzazione di una carta regionale della vulnerabilità alla desertificazione. E già però in corso un analisi più dettagliata, che consideri ulteriori importanti aspetti del fenomeno: incendi a carico della vegetazione, salinizzazione, pressione di pascolamento, perdita di sostanza organica, ecc. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

81 Carte dell evapotraspirazione potenziale annua Figura Carta delle aree vulnerabili alla desertificazione La disponibilità di dati climatici, pedologici e colturali consente lo studio delle condizioni idriche dei suoli e rappresenta uno degli strumenti più validi per un corretto e razionale uso della risorsa acqua in campo agronomico e territoriale, indicando in particolare la presenza di zone più o meno deficitarie dal punto di vista della disponibilità idrica, e permettendo, nel contempo, di classificare i territori in base al livello di marginalità pedoclimatica. Lo studio del bilancio idrico dei suoli di un ambito territoriale, specie se questo è vasto ed eterogeneo, comporta sempre delle inevitabili semplificazioni dei fenomeni fisici e i dei processi fisiologici che interagiscono nel sistema terreno pianta - bassa atmosfera. Tali considerazioni conducono alla scelta di una metodologia che utilizzi delle relazioni empiriche per il calcolo del bilancio idrico, in particolare per quanto riguarda l evapotraspirazione potenziale (ETP). L applicazione dei risultati di questa elaborazione risulta utile per conoscere le potenziali perdite evapotraspirative che caratterizzano le diverse aree territoriali della regione a livello annuo. L utilità principale consiste, ad esempio, nella possibilità di valutare i diversi ambienti, in relazione ai fabbisogni annui di acqua irrigua e consente quindi di definire le caratteristiche progettuali delle strutture di raccolta e degli impianti di distribuzione della stessa. Le carte mensili oltre a consentire un maggiore dettaglio per gli stessi scopi ora detti, permettono di definire più correttamente i parametri che caratterizzano la distribuzione dell acqua nel corso della stagione irrigua, sia a livello aziendale che a livello consortile. E bene sottolineare ancora una volta che trattandosi di informazioni climatiche, e quindi medie, le carte danno la possibilità di conoscere la situazione che normalmente si verifica in una zona, e quindi trovano possibilità applicative nelle fasi di stima, pertanto a priori, dei fenomeni studiati. Riguardo agli aspetti gestionali lungo la stagione corrente, l utente, pur potendo trarre delle buone informazioni di massima dalle carte dell evapotraspirazione potenziale, dovrà comunque valutare la situazione del presente (dato meteorologico), con altri strumenti operativi (modelli di bilancio idrico), che consentono un affinamento della tecnica irrigua, anche attraverso eventuali confronti con il dato climatico presente nella carte stesse. Infine, anche in questo caso va ricordato che i valori riportati sulle carte sono quelli medi annui. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

82 Figura Evapotraspirazione potenziale Medie annue Precipitazioni di massima intensità e loro frequenza probabile L analisi degli eventi pluviometrici intensi può essere eseguita elaborando i dati annui di precipitazione di massima intensità per le durate di 1 ora e 1 giorno, delle serie storiche dal 1965 al La legge utilizzata per rappresentare la distribuzione empirica delle frequenze delle piogge massime è quella del valore estremo di Gumbel, ricorrentemente impiegata nella regolarizzazione delle stesse. L elaborazione statistico-probabilistica permette di stimare le altezze massime di precipitazione per assegnati tempi di ritorno che, come noto, rappresentano il numero medio di anni entro cui il valore di pioggia calcolato, viene superato una sola volta. In conclusione è possibile redigere le carte regionali della piovosità per le durate ed i tempi di ritorno esaminati ovvero delle altezze di pioggia che, per le durate di 1 ora e 1 giorno, ci si attende non vengano superate, a meno di un rischio valutato attraverso il tempo di ritorno (10, 50 e 100 anni). Sono state elaborate carte tematiche indicanti medie mensili e medie decadiche di piovosità ed anche carte tematiche indicanti i giorni piovosi mensili e decadici. Tali elaborati sono omessi dal presente documento Individuazione e caratterizzazione delle condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti Gli enti gestori delle stazioni meteorologiche presenti in tutto il territorio regionale; forniscono i dati di direzione e velocità del vento al fine di determinare i parametri micrometeorologici secondari (in particolare: stabilità atmosferica) e per lo studio delle caratteristiche di ventilazione delle varie zone della regione. La stabilità atmosferica può essere caratterizzata con diversi metodi, fra questi in particolare quelli basati su: - il numero di Richardson dei flussi, Rf, ovvero il rapporto tra il tasso di dissipazione (o produzione) di turbolenza termica e il tasso di turbolenza dovuta a sforzi tangenziali di scorrimento (rispettivamente Rf < 0, = 0 e > 0 per condizioni instabili, neutre e stabili); - la lunghezza di Monin-Obukhov, L che può definirsi come l altezza sopra il livello del suolo per cui la produzione di turbolenza meccanica eguaglia quella termica (1/L < 0, =0 e > 0 rispettivamente per condizioni instabili, neutre e stabili); - metodi empirici, tra cui il più famoso è lo schema di Pasquill, presentato nella tab. 2.40, i cui parametri di riferimento sono l intensità del vento al suolo, la radiazione solare e la copertura del cielo. Metodi alternativi a quello di Pasquill utilizzano il valore della deviazione standard della direzione orizzontale del vento, il cosiddetto sbandieramento, oppure la valutazione del gradiente termico verticale, T / z, grandezza direttamente connessa al significato fisico di stabilità atmosferica (tab. 2.41). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

83 Velocità del vento al suolo (m/sec) Forte >700 Insolazione (W/m 2 ) Media Debole <350 Stato del cielo notturno Copertura >4/8 Copertura <4/8 <2 A A - B B 2 3 A - B B C E F 3 5 B B - C C D E 5 6 C C - D D D D >6 C D D D D A= instabilità forte, B= instabilità media, C= instabilità debole, D= neutralità, E= stabilità debole, F= stabilità forte Tabella Definizione delle classi di stabilità di Pasquill Grado di stabilità Categoria di Pasquill Deviazione standard σ(θ) Gradiente termico verticale T / z ( C/100m) Instabilità forte A 22,5 <-1,9 Instabilità media B 17,5-22,5 da -1,9 a -1.7 Instabilità debole C 12,5-17,5 da 1,7 a 1,5 Neutralità D 7,5-12,5 da 1,5 a 0,5 Stabilità debole E 3,75-7,5 da 0,5 a 1,5 Stabilità forte F <3,75 >1,5 Tabella Definizione delle categorie di stabilità in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Le diverse definizioni, in effetti, non sono del tutto coincidenti (soprattutto perché le grandezze che individuano le classi hanno significati diversi) per cui può accadere che la medesima situazione atmosferica venga attribuita, a seconda del metodo utilizzato, a due classi di stabilità distinte. Nel volume 15 dell ENEL e SMAM Caratteristiche diffusive dei bassi strati dell atmosfera sono riportati i dati concernenti la distribuzione delle frequenze mensili, stagionali ed annuali delle classi di stabilità della Sicilia. Le tabelle di ENEL SMAM saranno implementate in un database relazionale per poter effettuare ulteriori elaborazioni statistiche ed elaborazioni grafiche. I dati più significativi sono: stabilità verticale dell atmosfera, direzione del vento e velocità del vento. I dati sono relativi alle stazioni indicate anche in tab e fig Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

84 REGIONE INDICATIVO NUMERICO e NOME DELLA STAZIONE LATITUDINE LONGITUDINE ALTITUDINE (m) 400 USTICA 38 42' 13 11' PALERMOPUNTA RAISI 38 11' 13 06' PALERMO BOCCADIFALCO 38 07' 13 19' STROMBOLI 38 48' 15 15' MESSINA 38 12' 15 33' TRAPANI CHINISIA 37 53' 12 32' TRAPANI BIRGI 37 55' 12 30' MARSALA 37 48' 12 27' PRIZZI ' SCIACCA 37 31' 13 05' LICATA 37 05' 13 55' 134 SICILIA 442 GIBILMANNA 37 59' 14 01' FINALE 38 01' 14 10' ENNA 37 34' 14 17' GELA 37 05' 14 13' MONTE ETNA 34 41' 14 59' CATANIA SIGONELLA 37 24' 14 55' CATANIA FONTANAROSSA 37 28' 15 03' AUGUSTA 37 14' 15 12' SIRACUSA 37 03' 15 16' PANTELLERIA 36 49' 11 58' COZZO SPADARO 36 41' 15 08' LAMPEDUSA 35 30' 12 36' 16 Tabella 2.42 Stazioni per le quali sono state calcolate le classi di stabilità I numeri che precedono il nome della stazione sono quelli di identificazione utilizzati dal Servizio Meteorologico A.M. Fig Ubicazione stazioni Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

85 Le classi di stabilità di Pasquill modificate, calcolate nell ambito di uno studio condotto sui dati di tutte le stazioni, secondo la tab. 2.43, saranno riportati nella prima revisione del presente Piano. Giorno Notte Radiazione solare W/m 2 Tramonto Nuvolosità ottavi Alba > << << << <<300 < <<1 A A A B B C D F F D 1<<2 A A B B B C D F F D 2<<3 A B B B C C D F E D 3<<4 B B B B C C D E D D 4<<5 B B C C C C D E D D 5<<6 C C C D D D D D D D >6 C C D D D D D D D D Tabella Definizione delle categorie di stabilità in funzione della fluttuazione della direzione orizzontale del vento e del gradiente termico verticale Tipicamente le classi stabili (E e F) favoriscono la formazione di inquinanti primari e sono collegate a scarsa ventilazione e a notti serene con forte inversione termica; le classi neutre (D) sono collegate a situazioni ventose e/o con cielo coperto, favorevoli alla dispersione degli inquinanti; le classi instabili (A, B e C) sono causate da forte irraggiamento solare e scarsa ventilazione, sono situazioni di rimescolamento atmosferico, che però possono essere collegate a formazione di inquinanti secondari se accompagnati da scarsa ventilazione. I risultati dello studio saranno interpolati geograficamente al fine di fornire una distribuzione delle classi di stabilità atmosferica. Saranno forniti anche i dati riassuntivi sulla ventilazione media e sulla percentuale di calme per le varie stazioni Condizioni meteorologiche tipiche e/o frequenti favorevoli alla formazione di inquinanti secondari Nel documento EPA Guideline for developing an Ozone Forecasting Program del Luglio 1999 si propongono vari metodi per la previsione degli episodi acuti di concentrazione di Ozono. Tra i più semplici c è il metodo dei Criteri (4.1.3), che suggerisce di partire dall individuazione di alcuni parametri meteorologici correlati ai superamenti di determinate soglie di inquinamento. Come primo criterio si ricorda che spesso la temperatura al di sopra di una certa soglia è ben correlata con i massimi di concentrazione di Ozono, e si individua la soglia in 28 C. Tale valore è solo indicativo in quanto bisognerebbe trovare i valori più adeguati per ogni zona e ogni mese e valutare contemporaneamente la ventilazione. L andamento ed il trasporto di ozono nel periodo estivo è legato anche ai regimi di brezza, dominanti a scala locale nel periodo caldo, con la classica alternanza giornaliera tra circolazione di mare e di terra. L andamento dell ozono, strettamente legato alla radiazione solare, sembra risentire di questo scambio di circolazione tra il giorno e la notte. In base a quanto riportato in precedenza risulta evidente che nella Sicilia le zone con ventilazione più scarsa sono anche le più esposte al raggiungimento di temperature estive elevate. Una prima stima dell esposizione delle varie aree della regione a concentrazioni elevate di ozono può quindi essere una valutazione della frequenza con cui una soglia di temperatura elevata (28 C per esempio) viene superata nel semestre più caldo. E in corso di elaborazione la stesura di mappe del territorio regionale in cui saranno definite le aree che corrispondono alle stazioni meno ventilate, e in particolare quella relativa alla distribuzione della classe A. Infine è in corso di elaborazione anche una mappa della Sicilia in cui sarà riportata la % dati > 28 C, per i dati orari. Per un analisi più approfondita dei fenomeni considerati saranno individuate le stazioni più rappresentative della reale circolazione delle masse, d aria anche attraverso un attenta analisi della topografia che in una regione come la Sicilia gioca un ruolo importante nella concentrazione e dispersione degli inquinanti. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

86 2.3 ELEMENTI DI SINTESI RELATIVI ALLA VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL'ARIA Ozono troposferico nei mesi estivi, PM 10 (materiale particellare di dimensione inferiore ai 10 milionesimi di metro) nei mesi invernali: sono gli inquinanti che periodicamente, oramai da diversi anni, salgono alla ribalta delle cronache per le elevate concentrazioni in atmosfera, concentrazioni spesso superiori ai valori limite per la protezione della salute umana e degli ecosistemi imposti dalle direttive europee. A questi si aggiunge il biossido di azoto (NO 2 ), le cui concentrazioni attuali fanno prevedere che non sarà facile rispettare i valori limite che andranno in vigore a partire dal Sono questi gli inquinanti dell aria critici, su cui si appunta l attenzione dell Unione Europea per la difficoltà che si riscontra in molti Stati Membri Italia compresa di rispettarne i valori limite (APAT, 2007). Dal confronto con i dati di qualità dell'aria rilevati nel 2006 dalle stazioni di rilevamento gestite da enti pubblici (comuni, province, regione) con quelli già pubblicati e rilevati nel precedente anno (2005), si rileva come la qualità dell'aria generalmente sia peggiorata nelle diverse realtà del territorio urbanizzato siciliano (zone industriali e ambito urbano). In particolare si é riscontrato un aumento dei superamenti dei limiti di legge per ciò che concerne le concentrazioni di PM 10 nelle principali aree urbanizzate della Sicilia, nonché, in misura meno rilevante, delle concentrazioni di NO 2. Rimane ancora grave la situazione relativa ai superamenti delle concentrazioni di SO 2 nelle aree a rischio di crisi ambientale, ove si sono registrati soglie di allarme superate. Anche le concentrazioni di ozono non rispettano i valori limite di informazione e di allarme nell'area a rischio di crisi ambientale di Priolo; nella città di Palermo così come a Messina non si sono registrati superamenti della soglia di informazione, in netto miglioramento rispetto alla situazione del Solamente per le concentrazioni del monossido di carbonio e del benzene non si rileva alcun superamento dei valori limite imposti dalla normativa vigente, nonostante il limite sia stato ulteriormente abbassato rispetto al 2005 per le concentrazioni di benzene. Di seguito si rappresentano in tabella i limiti di concentrazione in aria di inquinanti nel rispetto della normativa vigente: Inquinante PM 10 (µg/m 3 ) Periodo di riferi-mento del limite Limite giornaliero limiti per il 2002 (entrata in vigore del DM 60/02) limiti in vigore nel (35)* 50 (35)* Limite annuale 44,8 40 Benzene (µg/m 3 ) Limite annuale 10 9 Monossido Carbonio (mg/m 3 ) Ossidi di Azoto (µg/m 3 ) Biossido di Zolfo (µg/m 3 ) Ozono (µg/m 3 ) Valore giornaliero su 8 ore Limite orario NO2 Limite annuo NO2 Soglia di allarme (limite orario) (18)* 240 (18)* Limite orario 440 (24)* 350 (24)* Limite giornaliero Soglia di allarme (limite orario) Soglia di informa-zione (limite orario) Soglia di allarme (limite orario) Massimo sulla me-dia di 8 ore (3)* Tabella Limiti di concentrazione in aria di inquinanti Rete di monitoraggio della qualità dell'aria La rete di monitoraggio della qualità dell aria rappresenta uno degli strumenti di conoscenza di base sul territorio, indispensabile e fondamentale per la pianificazione e la programmazione degli interventi. La conoscenza sempre più dettagliata dell intero sistema ambientale, del suo stato e delle sue tendenze evolutive, è fondamentale e indispensabile per l individuazione di interventi strategici capaci di orientare lo sviluppo verso la Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

87 sostenibilità. Per poter quantificare, valutare e controllare lo stato dell ambiente e il suo costante mutamento occorre individuare quali siano gli ambiti tematici prioritari, le attività antropiche e i relativi impatti sul territorio, per individuare quindi gli obiettivi e valutare costi e benefici delle politiche da adottare. I dati delle misurazioni, opportunamente elaborati, permettono di giudicare lo stato di qualità ambiente con riferimento ai valori limite. La conoscenza della qualità dell aria in relazione alle attività umane e produttive che si svolgono nel territorio regionale, è di notevole interesse in quanto permette alle autorità competenti di valutare lo stato di inquinamento dell ambiente e di trovare gli strumenti che consentano di conciliare la produzione con la salvaguardia dell ambiente e della salute dell uomo. I livelli di concentrazione in aria degli inquinanti sono monitorati presso le stazioni di monitoraggio della qualità dell aria, facenti parte della più ampia e complessa rete di controllo della qualità dell aria presente in ambito regionale e gestita da Enti Locali (Provinciali, Comunali, ) e da privati. Il DM 20/05/1991 (abrogato dal D.Lgs. 351/99) definiva le caratteristiche delle reti di monitoraggio della qualità dell aria, classificandone le stazioni di misura secondo quattro tipologie di localizzazione: A: background urbano B: residenziale non direttamente influenzate dal traffico veicolare C: traffico D: extraurbane per studiare l inquinamento fotochimico Gli obiettivi di una rete per il controllo della qualità dell aria si possono riassumere in quattro punti: Verificare e documentare il rispetto ovvero il superamento dei valori limite fissati dalla vigente normativa e darne comunicazione alle autorità competenti; Diffondere ai cittadini i valori dei livelli di inquinamento registrati giornalmente Individuare la dinamica dell inquinamento ed i periodi critici, nonché fornire elementi per trovare le cause che le determinano Fornire uno strumento per migliorare la gestione del territorio per quanto concerne gli aspetti dell inquinamento atmosferico. Le Direttive 99/30/CE e 00/69/CE, recepite dal DM 2 aprile 2002, n. 60, forniscono indicazioni circa il numero minimo di punti di campionamento per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle, il piombo, il monossido di carbonio e il benzene. La determinazione del numero dei siti deve fare riferimento a due parametri: la protezione della salute umana e della vegetazione. La Direttiva 02/3/CE sull ozono individua invece almeno quattro tipologie di stazioni dipendenti dalla finalità della misurazione: stazioni di tipo urbano, di tipo suburbano, ai margini di agglomerati urbani e in stazioni di tipo rurale, al fine di individuare la dinamica di formazione e trasporto di questo inquinante. La rete di rilevamento della qualità dell aria della Sicilia è attualmente costituita da stazioni, delle quali alcune sono localizzate in punti di monitoraggio assimilabili a posizioni di misura dell inquinamento atmosferico derivante dal traffico veicolare, da attività industriali ed altre dell inquinamento atmosferico di fondo o di background, distribuite territorialmente. Le reti di rilevamento Pubbliche (Provincia e Comune) fisse esistenti coprono un bacino di utenza che corrisponde a gran parte della popolazione siciliana e comprendono le province di Messina, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e i comuni di Palermo e Catania, Le altre province, tranne la provincia di Catania, sono dotate solo di mezzi mobili. Le reti di rilevamento private più significative, sono quelle a servizio delle Centrali Termoelettriche. Da ricordare inoltre la Rete AGIP di Gela e la Reti della Cementerie di Porto Empedocle e di Augusta e del CIPA di Siracusa. Nelle tabelle allegate, viene riportata la configurazione attuale delle reti pubbliche e private sia per quanto riguarda il rilevamento dei parametri chimici che per quanto riguarda il rilevamento dei parametri meteorologici. Inoltre vengono riportate, per ogni centralina, sia le coordinate geografiche sia i parametri rilevati (chimici e meteorologici). E da notare che la provincia di Siracusa, dove maggiormente si è sentita la necessità di un controllo (è bene ricordare a questo proposito che la zona di Siracusa-Priolo Melilli-Augusta è stata dichiarata già nel 1990 area ad elevato rischio ambientale), è l unica provincia in cui si sia attuata una interconnessione tra la rete pubblica (Provinciale) e le reti private (ENEL e CIPA) dando vita così ad una Rete di rilevamento maggiormente rappresentativa, sia per numero di postazioni che per i parametri rilevati, in termini di conoscenza dei reali livelli di inquinamento sul territorio. La rete di rilevamento pubblica fa capo all amministrazione provinciale di Siracusa e consente di tenere sotto controllo sia l inquinamento urbano, dovuto essenzialmente, al traffico veicolare, che quello di tipo industriale; le postazioni fisse sono principalmente collocate nell area urbana di Siracusa e presso i maggiori centri industriali. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

88 Le Reti private, come precedentemente detto, fanno capo all ENEL e al CIPA anch esse dislocate su tutto il territorio provinciale laddove le sorgenti di inquinamento, costituiti da insediamenti produttivi particolarmente inquinanti o di dimensione significativa, mettono a rischio la salute umana e gli ecosistemi. Oltre alle stazioni della rete fissa le Province sono dotate di mezzi mobili utilizzati per la realizzazione di campagne specifiche su tutte le parti del territorio regionale. Gli inquinanti monitorati sono per la maggior parte dei casi quelli primari e solo in alcuni casi viene monitorato l ozono. Si riporta in fig lo schema generale dell architettura proposta dall ARPA Sicilia per il Sistema di Rilevamento Regionale della Qualità dell Aria e nella fig lo schema di Gestione del Sistema. Figura Schema Generale Architettura di Sistema Il COPA, dislocato presso alcuni dei Dipartimenti Provinciali ARPA, si occupa principalmente del controllo sul funzionamento della rete necessario a garantire l ottenimento dei valori e l attendibilità degli stessi. Figura Schema Gestione Sistema di Rilevamento Regionale della Qualità dell Aria Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

89 Dopo l acquisizione delle coordinate delle centraline di monitoraggio dell area di interesse, si è realizzata una cartografia georeferenziata con l indicazione delle postazioni della centraline della rete interconnessa Provincia-Eurogen. La fig illustra la dislocazione delle centraline sul territorio regionale (pubbliche e private): alcune zone risultano completamente scoperte, altre invece, come ad esempio le aree urbane di Palermo, Catania, Pace del Mela e Messina e la provincia di Siracusa e Caltanissetta presentano un numero considerevole di siti di misura. Per ovviare a tali lacune e al fine di rispondere ai requisiti richiesti dalla nuova normativa in tema di monitoraggio della qualità dell aria, la Regione Siciliana si sta adoperando alla redazione del piano di ottimizzazione della rete di monitoraggio regionale (paragrafo 7.1.2). Figura 2.55 Mappatura stazioni per inquinante aggiornato all anno 2005 Stazioni di rilevamento del CO Stazioni di rilevamento del NOx Stazioni di rilevamento del PM10 Stazioni di rilevamento del Benzene Stazioni di rilevamento del SO2 Stazioni di rilevamento dell Ozono Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

90 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

91 Tabella 2.45 Stazioni di monitoraggio e inquinanti monitorati (Anno 2006)* RETE PROVINCIALE DI AGRIGENTO RETE PROVINCIALE DI CALTANISSETTA RETE COMUNALE DI CATANIA Porto Empedocle_1: HC, NOx, O 3, PM 10 Condrò: NOx, PTS, SO 2 Porto Empedocle_3: NOx, PM 10 Messina (Archimede): C 6 H 6, CO, NOx, PM 10, PTS AgrigentoCentro:HC, NOx, O 3, PM 10, CO, SO 2 Messina (Caronte): C 6 H 6, CO, NOx, PM 10, O 3, SO 2 AgrigentoMonserrato: NOx, PM 10, SO 2 Messina (Minissale): CO, NOx, PM 10, PTS, SO 2 Agrigento_Valle_dei_templi: NOx, PM 10, SO 2 Milazzo (Capitaneria di Porto): NOx, PTS, SO 2 Sciacca: NOx, PM 10, CO Pace del Mela (Mandravecchia): HC, NOx, PTS, SO 2 Canicatti: NOx, PM 10, CO, O 3 S. Filippo del Mela: NOx, PTS, SO 2 Licata: HC, NOx, O 3, PM 10, CO, SO 2 S. Lucia del Mela: NOx, PTS, SO 2 Raffadali: C 6 H 6, NOx, PM 10, CO Messina (Boccetta): C 6 H 6, CO, NOx, PM 10 RETE PROVINCIALE DI MESSINA Cammarata: O 3 Messina (Università): C 6 H 6, CO Bivona: O 3 Belgio: HC, CO, NOx, PM 10, PTS, Pb, SO 2, ph Siculiana: O 3 Boccadifalco: BTX, CO, Cd, Ni, NOx, O 3, Pb, PM 10, SO 2 Lampedusa: O 3 Giulio cesare: HC, CO, NOx,PM10,PTS,SO 2, metalli pesanti Agip mineraria:pm 10, SO 2 Indipendenza: CO, NOx, PM 10, PTS, SO 2, metalli pesanti Agip pozzo 57:SO 2 Torrelunga: CO, NOx, PM 10, PTS, Pb, SO 2 Cimitero farello:so 2 Unità d'italia: CO, NOx, PM 10, PTS, Pb, SO 2 Corso Vittorio Emanuele:C 6 H 6, CO, HC, NOx, O 3, PM 10, PTS Castelnuovo:BTX,HC,CO,NOx,PM 10/2,5,O 3,PTS,SO 2,met.pes Liceo scientifico:so 2 Di Blasi: BTX, CO, NOx, PM 10/2,5, PTS, As, Cd, Ni, Pb, SO 2 Minerbio:CO, PTS, SO 2 Augusta: HC, H 2 S, NOx, PM 10, PTS, SO 2 Ospedale V. Emanuele:C6H 6, CO, HC, NOx, O 3, PM 10, PTS Belvedere: HC, H 2 S, NOx, PM 10, PTS, SO 2 Cavour: CO,O 3, PTS, SO 2 San Cusmano: BTX, HC, H 2 S, NOx, PM 10, PTS, SO 2, O 3 RETE COMUNALE DI PALERMO RETE INDUSTRIALE PROVINCIA DI SIRACUSA Gori: CO, NOx, PTS Melilli: HC, H 2 S, NOx, PM 10, PTS, SO 2, O 3 Venezia: CO, HC, NOx, O 3, PTS, SO 2 Priolo: HC, H 2 S, NOx, PM 10, PTS, SO 2, O 3 Turati: CO, PTS ScalaGreca: HC, CO, H 2 S, NOx, O 3, PTS, SO 2, PAN Capuana: CO, NOx Acquedotto: HC, CO, NOx, O 3, IPA, PM 10, PTS, SO 2 Librino: BTX, HC, CO, NOx, O3, PM 10 Bixio: HC, NOx, IPA, PM 10, SO 2 P. Giovanni XXIII: HC, CO, NOx, SO2, PM 10 Specchi: BTX, NOx, PM 10, SO 2 V. Messina: HC, CO, PM 10 Teracati: BTX, CO, IPA, PM 10 RETE URBANA DELLA PROVINCIA DI SIRACUSA P. A. Moro: HC, CO, NOx, O 3, PM 10 Tisia: CO, NOx, SO 2 V. Passo Gravina: HC, CO, NOx, SO 2 Floridia: CO, NOx, SO 2 V.le F. Fontana: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 V.le Vittorio Veneto: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 P. Europa: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 P. Gioeni: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 P. Michelangelo: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 P. Stesicoro: BTX, HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 V. Giuffrida: BTX, HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 Osp. Garibaldi: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 Zona Industriale: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 P. Risorgimento: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 V.le della Regione: HC, CO, NOx, SO 2, PM 10 Fonte: ARPA Sicilia su dati BRACE, 2007 * Per una maggiore informazione relativa alle stazioni di monitoraggio e alla loro relativa ubicazione consultare Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

92 Comprensorio del Mela Lampedusa e Linosa Figura Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) della qualità dell aria in ambito regionale Rete della Provincia Regionale di Palermo La Provincia Regionale di Palermo non ha una rete di rilevamento ma è dotata di due mezzi mobili che negli ultimi anni ha effettuato campagne di rilevamento nei seguenti comuni: - Comune di Partinico; - Comune di Sciara; - Comune di Termini Imerese; - Comune di Ficarazzi; - Comune di Bagheria; - Comune di Carini; - Comune di Misilmeri. - Comune di Partinico Nel territorio di Termini Imerese è presente la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il Comune di Palermo è dotato di 10 centraline (gestite dall AMIA) per il rilevamento degli inquinanti chimici derivanti dal traffico veicolare di cui 2 rilevano anche i parametri meteorologici. In aggiunta si è dotato di una stazione meteorologica dislocata a Bellolampo. La rete comunale è dotata anche di: - centro di raccolta ed elaborazione dati CRED (ubicato a Brancaccio); - punti remoti di accesso alla banca dati di cui 3 ubicati in Uffici comunali e uno c/o gli Uffici della Provincia; - punti di diffusione delle informazioni al pubblico, ubicati all interno delle stazioni ferroviarie Notarbartolo e Centrale. Rete della Provincia Regionale di Agrigento La Provincia Regionale di Agrigento è dotata di una rete di monitoraggio della qualità dell aria costituita da n. 6 stazioni fisse per il rilevamento dei parametri chimici, e di 4 stazioni fisse di monitoraggio dell ozono e dei parametri meteorologici. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

93 Il Comune ha una rete di monitoraggio costituita da 3 stazioni fisse di cui una rileva anche i dati meteorologici. La Provincia è inoltre dotata di un mezzo mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Caltanissetta La Provincia Regionale di Caltanissetta ha una rete di monitoraggio costituita da 11 stazioni fisse per il monitoraggio dei parametri chimici, di 3 stazioni meteorologiche e di una unità mobile per il monitoraggio dei parametri sia chimici che meteorologici. Rete della Provincia Regionale Provincia di Catania La Provincia Regionale di Catania non è dotata di rete di rilevamento fisse ne di mezzi mobili per il rilevamento degli inquinanti atmosferici. Di contro il Comune di Catania ha una rete di monitoraggio composta da 17 stazioni fisse, opportunamente dislocate sul territorio comunale, in grado di rilevare in continuo e in modo automatico i valori delle concentrazioni nell atmosfera dei parametri chimici. Inoltre possiede due stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Enna La Provincia Regionale di Enna non è dotata di reti di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. Rete della Provincia Regionale di Messina La Provincia Regionale di Messina è dotata di una rete di rilevamento della qualità dell aria costituita da 16 postazioni fisse, ubicate su vari comuni della provincia, e da 2 laboratori mobili. Nel territorio di San Filippo Del Mela è presente inoltre la rete ENEL composta da n. 5 centraline per i parametri chimici e n. 1 centralina per il rilevamento dei parametri meteorologici. Anche se l area del Comprensori del Mela è stata dichiarata soltanto nell anno 2002 area ad elevato rischio di crisi ambientale, la zona è monitorata da parecchi anni da una rete di rilevamento interconnessa costituita da n. 14 stazioni chimiche e da n. 1 stazione meteorologica, in particolare 5 stazioni chimiche più una stazione meteo fanno parte della rete di qualità dell aria della centrale Eurogen S.p.a di S. Filippo del Mela S.N. Staz.di monitoraggio Parametri monitorati Latitudine Longitudine (10) Valdina SO (8) S. Pier Niceto SO (6) Pace del Mela SO (18) S.F. del Mela SO (5) Milazzo SO (16) Stazione Meteo VV.DV.sigma,TA,PA,UM ,PIOGGIA,IRR. Tabella 2.46 Stazioni dell area del comprensorio del Mela Le restanti 9 stazioni chimiche fanno parte della rete qualità dell aria della Provincia di Messina: N.S. Staz.di monitoraggio Parametri Latitudine Longitudine monitorati (3) S. Filippo. del Mela SO2 NO (2) S. Lucia. del Mela SO2 NO Milazzo ospedale SO2 NO (11) Archi SO2 NO (17) Milazzo porto SO2 NO (7) Pace del Mela SO2 NO (13) Giammoro SO2 NO (3) Condirò SO (15) Valdina SO Tabella 2.47 Stazioni dell area del comprensorio del Mela Si riporta di seguito la cartografia con l indicazione delle postazioni delle centraline della rete di monitoraggio interconnessa Provincia-Edipower Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

94 Figura Stazioni di monitoraggio (pubbliche e private) del Comprensorio del Mela (ME) Rete della Provincia Regionale di Trapani La Provincia regionale di Trapani non è dotata di rete di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici, che da informazioni assunte dal responsabile, oggi è praticamente dismesso. Rete della Provincia Regionale di Ragusa La Provincia Regionale di Ragusa non è dotata di rete di rilevamento fisse ma è dotata di una unità mobile per il rilevamento sia dei parametri chimici che di quelli meteorologici. La stessa ha effettuato negli ultimi anni le seguenti campagne di monitoraggio:ù Campagna di Ragusa Campagna di Marina di Ragusa Campagna di Ispica Campagna di Ragusa Campagna di Comiso Provincia di Siracusa La Provincia di Siracusa è quella dove il programma di interconnessione delle reti di rilevamento dell inquinamento atmosferico ha coinvolto maggiormente sia i gestori delle reti pubbliche (Provincia Regionale) che quelli Privati (ENEL e CIPA). La Provincia Regionale ha una rete di monitoraggio costituita da 7 stazioni fisse, opportunamente ubicate in alcuni comuni della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e da 3 stazioni per il rilevamento dei parametri meteorologici.. L ENEL possiede 6 stazioni fisse, ubicate in varie località della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e 1 stazione per il monitoraggio dei parametri Meteorologici. La rete CIPA è costituita da 11 stazioni fisse, ubicate in località della provincia, per il rilevamento dei parametri chimici e di 1 per il rilevamento dei parametri meteorologici. Il S.O.D.A.R. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

95 Altro strumento utile per la valutazione della qualità dell atmosfera è il S.O.D.A.R.. che fornisce indicazioni sulle stratificazioni termiche esistenti nei bassi strati atmosferici, per cui indirettamente permette l acquisizione di informazioni sulla dispersione degli inquinanti; infatti prevede lo studio della stabilità atmosferica, della turbolenza e dei movimenti convettivi. Questi elementi, uniti a delle doti di praticità, completezza e costi limitati, lo rendono idoneo a integrare una rete di monitoraggio atmosferico. Il SO.D.A.R. è una tipica strumentazione di telesondaggio, che invia in atmosfera un impulso con portante di frequenza compresa tra 1 khz e 3 khz e riceve un segnale retrodiffuso. Può presentare tre configurazioni: - Monostatica: l antenna ricevente e la trasmittente coincidono; - Bistatica: un antenna trasmette l impulso in atmosfera, un altra riceve il segnale di ritorno; - Pluristatica: un antenna trasmette l impulso, e due o più ricevono il segnale retrodiffuso. L intervallo di altezza esplorato varia da 500 a 1000 metri, con risoluzione di 30 metri. La singola scansione può avere durata (3 o 6 secondi) in dipendenza dallo strato di atmosfera sotto studio. Le perturbazioni prodotte dalle disomogeneità atmosferiche sull onda acustiche incidente vengono analizzate per fornire misure in continue del vento e della turbolenza. Dai tracciati facsimile e dai corrispondenti diagrammi dei venti, si nota come lo strato di inversione termica impedisca il movimento verticale delle masse d aria. Questo risultato induce a considerare il SO.D.A.R. come uno strumento adeguato allo studio della diffusione degli inquinanti in ambiente urbano, sia nel contesto di una rete di monitoraggio, sia in previsione della creazione di un modello previsionale di diffusione. Altri strumenti di remote sensing per lo studio dei bassi strati dell atmosfera sono il R.A.S.S, il RA.D.A.R, e il LI.D.A.R, qui brevemente descritti. Il R.A.S.S. (Radio Acoustic Sounding System) è costituito da un generatore di onde acustiche e da un ricetrasmettitore radio. Sfruttando l effetto Doppler, permette di tracciare il diagramma delle velocità di propagazione dell onda acustica alle diverse quote. Poiché tale velocità è funzione della radice quadrata della temperatura dell aria, il R.A.S.S. fornisce, in definitiva, il profilo della temperatura in quota. Il LI.D.A.R. (LIght Detection And Ranging) trasmette all atmosfera un fascio laser che nel suo cammino interagisce con le molecole d aria, particelle sospese e gocce di pioggia. Il fascio riflesso viene analizzato al fine di rilevare la presenza e la concentrazione delle particelle di interesse. E utilizzato inoltre per lo studio degli aerosol. Il RA.D.A.R (Radio Detecting And Ranging) trasmette e riceve segnali a microonda e viene utilizzato per lo studio delle turbolenze nell ABL. E in grado di fornire addensamenti di umidità. Obiettivo dell Assessorato è quello di presentare (nel sito web di ARPA Sicilia) il database in rete delle stazioni di monitoraggio della Sicilia che conterrà le informazioni anagrafiche e tecniche delle stazioni di monitoraggio, suddivise per ambito territoriale provinciale. Utilizzando la banca dati BRACE, nella quale sono stati introdotti dagli Enti Gestori i dati e i metadati di qualità dell aria aggiornati all anno 2005, si sono individuati il tipo di inquinante misurato stazione per stazione. In base alla popolazione presente in ogni agglomerato e dei rispettivi analizzatori, si è calcolata la percentuale di popolazione monitorata sul totale della popolazione presente in tutti gli agglomerati, inquinante per inquinante. L indicatore proposto fornisce una descrizione complessiva della risposta alla popolazione monitorata presente negli agglomerati, così come definiti dalla Regione Siciliana, seguendo l allegato XII del DM 60/02 (2004). La tab fornisce la percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato, ed in particolare sugli agglomerati per i quali è previsto il monitoraggio per la misura di concentrazioni in aria di anidride solforosa, biossido di azoto, monossido di carbonio, polveri totali sospese, polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron, benzene, ozono. La fig rappresenta la zonizzazione del territorio siciliano secondo il D. Lgs. 351/99 approvata con D.D.G. del Dipartimento Regionale Territorio del 19 dicembre Dalla tab si evince un miglioramento nella copertura di monitoraggio della qualità dell aria nelle zone definite dalla Regione Siciliana, in termini di percentuale di popolazione monitorata presente nelle stesse zone. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

96 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati APAT, 2004 Figura Zonizzazione in agglomerati (D. Lgs. 351/99) approvata con D.D.G. del 19 dicembre 2005 (2006) Inquinante monitorato % popolazione monitorata presente negli agglomerati Anidride solforosa (SO 2 ) % Biossido di azoto (NO 2 ) % Monossido di carbonio (CO) % Polveri sospese con diametro aerodinamico inferiore a 10 micron (PM 10 ) % Benzene (C 6 H 6 ) % Ozono (O 3 ) % Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2006) Tabella 2.48 Percentuale della popolazione monitorata presente negli agglomerati sul totale del territorio zonizzato (2005) I principali inquinanti atmosferici Nel presente paragrafo si propone in forma tabellare un riassunto dei livelli medi dei principali inquinanti atmosferici monitorati presso differenti realtà ambientali e le linee guida di esposizione stilate dall OMS per escludere significativi effetti sulla salute umana (WHO, 1999). Si tratta di una raccolta eterogenea di dati provenienti da paesi e situazioni differenti, monitorati secondo tempi e metodiche diverse e quindi aggregati e confrontati con un certo grado di arbitrarietà. Lo scopo principale è di fornire, in Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

97 mancanza di dati più precisi e attendibili, un quadro sintetico della situazione di massima che è presumibile attendersi in differenti contesti ambientali (livelli naturali, zone rurali, aree di fondo e urbane di differenti realtà socio-economiche). Le linee guida stilate dall OMS, ed elencate nella tab. 2.43, rappresentano i livelli medi di esposizione (a breve, medio e lungo termine) al di sotto dei quali non sono riscontrabili significativi effetti sulla popolazione. Si tratta di valori di esposizione definiti in condizioni standard sulla base di ricerche epidemiologiche e che quindi come tali non sono direttamente confrontabili con i valori ambientali medi registrati dal sistema di monitoraggio di uno specifico contesto ambientale. Il superamento nel breve periodo dei valori indicati nelle linee guida OMS non implica che gli effetti negativi ad essi associati vengano necessariamente riscontrati ma determina solo un incremento del rischio relativo. Si ricorda inoltre che le linee guida non sono limiti per sé, e quindi normativa vincolante, ma rappresentano standard a cui gli stati fanno riferimento tenendo conto anche di fattori addizionali quali il livello prevalente di esposizione, i livelli naturali di fondo, le condizioni ambientali medie e gli aspetti socio-economici (WHO, 1999). Ossidi di zolfo (SO X ) Sono costituiti essenzialmente da biossido di zolfo (SO 2 ) e in minima parte da anidride solforica (SO 3 ); rappresentano i tipici inquinanti delle aree urbane e industriali dove l'elevata densità degli insediamenti ne favorisce l'accumulo soprattutto in condizioni meteorologiche di debole ricambio delle masse d'aria. L emissione di anidride solforosa deriva dal riscaldamento domestico dai motori alimentali a gasolio, dagli impianti per la produzione di energia, ed in generale dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili contenenti piccole percentuali di zolfo, dalla produzione dell'acido solforico, dalla lavorazione di molte materie plastiche, dall'arrostimento delle piriti, dalla desolforazione dei gas naturali. L emissione naturale di anidride solforosa proviene principalmente dai vulcani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono all incirca dello stesso ordine di grandezza Le situazioni più serie sono spesso verificate nei periodi invernali ove alle normali fonti di combustione si aggiunge il contributo del riscaldamento domestico. E comunque da notare che in seguito alla diffusa metanizzazione degli impianti di riscaldamento domestici il contributo inquinante degli ossidi di zolfo è notevolemte diminuito nel corso degli anni. Il biossido di zolfo (SO 2 ) è un gas dal caratteristico odore pungente; le emissioni di origine antropica di sono dovute prevalentemente all'utilizzo di combustibili solidi e liquidi e correlate al contenuto di zolfo, sia come impurezze, sia come costituenti nella formulazione molecolare del combustibile (gli oli). L anidride solforosa è un gas fortemente irritante e già a 3 ppm se ne apprezza l odore pungente. Gli effetti nocivi conseguenti alla sua inalazione interessano le mucose delle prime vie respiratorie e può causare costrizione dei bronchi in soggetti predisposti, anche a concentrazioni dell ordine delle centinaia di ppb A causa dell'elevata solubilità in acqua l SO 2 viene assorbito facilmente dalle mucose del naso e del tratto superiore dell'apparato respiratorio (solo piccolissime quantità raggiungono la parte più profonda del polmone). L'SO 2 reagisce facilmente con tutte le principali classi di biomolecole: in vitro sono state dimostrate interazioni con gli acidi nucleici, le proteine, i lipidi e varie altre componenti biologiche. Fra gli effetti acuti imputabili all'esposizione ad alti livelli di SO 2 sono compresi: un aumento della resistenza al passaggio dell'aria a seguito l'inturgidimento delle mucose delle vie aeree, l'aumento delle secrezioni mucose, bronchite, tracheite, spasmi bronchiali e/o difficoltà respiratoria negli asmatici. Fra gli effetti a lungo termine ricordiamo le alterazioni della funzionalità polmonare e l'aggravamento delle bronchiti croniche, dell'asma e dell'enfisema. I gruppi più sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto irritativo sinergico in seguito all'esposizione combinata con il particolato, probabilmente dovuto alla capacità di quest'ultimo di veicolare l'so 2 nelle zone respiratorie profonde del polmone. Ossidi di azoto (NO X ) Gli ossidi di azoto, monossido (NO) e biossido (NO 2 ), che, essendo presenti contemporaneamente nell'aria, sono comunemente indicati come NOx e si formano da tutti i processi di combustione che avvengono ad alta temperatura. L'ossido di azoto è un gas inodore e incolore che costituisce il componente principale delle emissioni di ossidi di azoto nell'aria e viene gradualmente ossidato a NO 2. Il biossido di azoto ha un colore rosso-bruno ed è caratterizzato ad alte concentrazioni da un odore pungente e soffocante. Il monossido di azoto si forma per reazione dell ossigeno con l azoto, nel corso di qualsiasi processo di combustione che avvenga in aria e ad elevata temperatura (T>2000 C); l ulteriore ossidazione del monossido di azoto produce anche tracce di biossido di azoto, che in genere non supera il 5% degli NOx totali emessi. Le fonti antropiche, rappresentate da tutte le reazioni di combustione, comprendono principalmente gli autoveicoli, le centrali termoelettriche e il riscaldamento domestico. Le emissioni naturali di NO comprendono i fulmini, gli incendi e le emissioni vulcaniche e dal suolo. Le emissioni antropogeniche sono principalmente dovute ai trasporti, all uso di combustibili per la produzione di elettricità e di calore ed alle attività industriali. Forti quantità sono prodotte dai motori delle automobili, dagli impianti termici e dalle industrie che producono composti azotati. Si calcola che in Italia siano immessi nell'aria, a opera dell'uomo, 1,9 milioni di tonnellate l'anno di ossidi di azoto, metà dei quali prodotti dagli autoveicoli. Negli ultimi anni le emissioni antropogeniche di ossidi di Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

98 azoto sono aumentate notevolmente e questa è la causa principale dell incremento della concentrazione atmosferica delle specie ossidanti. L NO 2 è circa 4 volte più tossico dell NO. I meccanismi biochimici mediante i quali l NO 2 induce i suoi effetti tossici non sono del tutto chiari anche se è noto che provoca gravi danni alle membrane cellulari a seguito dell'ossidazione di proteine e lipidi. Gli effetti acuti comprendono: infiammazione delle mucose, decremento della funzionalità polmonare, edema polmonare. Gli effetti a lungo termine includono: aumento dell'incidenza delle malattie respiratorie, alterazioni polmonari a livello cellulare e tissutale, aumento della suscettibilità alle infezioni polmonari batteriche e virali. Il gruppo a maggior rischio è costituito dagli asmatici e dai bambini. La pericolosità degli ossidi di azoto e in particolare del biossido, è legata anche al ruolo che essi svolgono nella formazione dello smog fotochimico. In condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che può ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio. In presenza di altri inquinanti, quali per esempio gli idrocarburi, l ozono e altri radicali liberi prodotti per reazioni di fotodissociazione, possono innescare un complesso di reazioni chimiche che portano alla formazione dello smog fotochimico. I costituenti principali di tale smog, oltre all ozono, sono le aldeidi e i perossiacilnitrati (PAN), composti altamente tossici, che risultano essere intermedi di reazione o prodotti secondari. La produzione di smog fotochimico dipende quindi dalle concentrazioni in atmosfera degli ossidi di azoto e degli idrocarburi ed è strettamente legata alle emissioni dovute al traffico veicolare. Monossido di carbonio (CO) Il monossido di carbonio, CO, si forma durante la combustione delle sostanze organiche, quando questa è incompleta per difetto di ossigeno. La quantità maggiore di questa specie è prodotta dagli autoveicoli dal trattamento e smaltimento dei rifiuti e dall'industria (impianti siderurgici e raffinerie di petrolio). Nettamente minore è l'emissione di CO dalle centrali termoelettriche e degli impianti di riscaldamento, perché la combustione è meglio controllata. Tra i motori degli autoveicoli, quelli a ciclo ne emettono in minima quantità, perché la combustione del gasolio avviene in eccesso di aria. Le emissioni naturali del monossido di carbonio comprendono l ossidazione del metano e degli altri idrocarburi naturalmente emessi nell atmosfera, l emissione diretta dalle piante e l attività microbica negli oceani. Le emissioni naturali ed antropogeniche di questa specie sono globalmente dello stesso ordine di grandezza. Il monossido di carbonio è un gas incolore, inodore e fortemente tossico: esplica la sua azione sull uomo formando con l'emoglobina un complesso irreversibile che inibisce il trasporto di ossigeno nel sangue, causando problemi al sistema respiratorio e, ad elevate concentrazioni, la morte per asfissia. L'affinità del CO per l'emoglobina è di oltre 200 volte superiore a quella dell'ossigeno: la carbossiemoglobina che si forma impedisce l'ossigenazione dei tessuti: i primi sintomi dell'avvelenamento sono cefalea e vertigine. Forti concentrazioni di CO in ambienti chiusi, provocate dal cattivo funzionamento di stufe e scaldabagni (generalmente per cattiva installazione o per otturazione dei camini) o dal funzionamento di motori, provocano la morte in breve tempo: 90 minuti in presenza di 1000 ppm di CO. Concentrazioni inferiori danno esito letale dopo alcune ore: ma il fatto che il monossido di carbonio sia inodoro impedisce alle vittime, colpite inoltre da sonnolenza, di avvertire il pericolo e di aerare il locale. L'esposizione prolungata a concentrazioni di 50 ppm (valore che viene spesso superato nelle vie a forte traffico) è notevolmente dannosa. Gli effetti sanitari sono essenzialmente riconducibili ai danni causati dall'ipossia a carico del sistema nervoso, cardiovascolare e muscolare. Comprendono i seguenti sintomi: diminuzione della capacità di concentrazione, turbe della memoria, alterazione del comportamento, confusione mentale, alterazione della pressione sanguigna, accelerazione del battito cardiaco, vasodilatazione e vasopermeabilità con conseguenti emorragie, effetti perinatali. I gruppi più sensibili sono gli individui con malattie cardiache e polmonari, gli anemici e le donne in stato di gravidanza. La quantità di CO emessa dagli scarichi degli autoveicoli è negli ultimi anni diminuita a causa della migliorata efficienza dei motori, del controllo delle emissioni autoveicolari e dell utilizzo di marmitte catalitiche. Attualmente, la concentrazione atmosferica localizzata di questo inquinante risulta in genere in diminuzione. La concentrazione atmosferica di CO è di circa 120 ppb nella troposfera non inquinata e di 1-10 ppm nell aria inquinata di aree intensamente urbanizzate. Il ruolo del monossido di carbonio nella chimica troposferica delle aree industrializzate è di trascurabile importanza, data la scarsa reattività di questa molecola. Il tempo medio di residenza del CO in atmosfera è di circa quattro mesi, e quindi il monossido di carbonio può essere utilizzato come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. Ozono (O 3 ) La quasi totalità della riserva planetaria di ozono si trova localizzata fra i 15 e i 50 Km di altezza, in una zona chiamata stratosfera, e in particolare nella fascia compresa fra i 20 e i 30 Km, detta appunto ozonosfera. La quantità di ozono presente nella stratosfera viene mantenuta costante mediante un equilibrio dinamico fra la reazione di formazione e quella di fotolisi. La formazione predomina ad un altitudine superiore ai 30 Km, dove la radiazione UV avente lunghezza d onda inferiore ai 242 nm dissocia l ossigeno molecolare, largamente presente, in ossigeno atomico; questo si combina Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

99 rapidamente con un altra molecola di ossigeno a formare la molecola triatomica dell ozono. L effetto netto della reazione è la conversione di tre molecole di ossigeno in due molecole di ozono. Le molecole di ozono formate assorbono a loro volta la radiazione solare di lunghezza d onda compresa fra 240 e 320 nm, subendo fotolisi e dando luogo ad una molecola ed un atomo di ossigeno. Questo assorbimento della radiazione solare ha l importantissimo effetto di schermare la terra da più del 90% delle radiazioni UV dannose per la vita sul nostro pianeta. Nella troposfera, ed in particolare in vicinanza del suolo, le radiazioni ultraviolette ad elevata energia necessarie per la formazione di ozono dalla fotolisi dell'ossigeno sono quasi totalmente schermate, e quindi questo meccanismo di formazione non è attivo. I livelli troposferici naturali di ozono sarebbero dunque molto bassi e legati al minimo scambio esistente fra la stratosfera e la troposfera e all'attività fotochimica associata ai processi emissivi naturali. In condizioni naturali, cioè, l ozono sarebbe quasi del tutto confinato in una zona non a diretto contatto con la vita. L alterazione dell equilibrio naturale avvenuta nel corso degli ultimi decenni ha provocato l attivazione di fenomeni fotochimici di notevole entità in prossimità del suolo, con produzione di quantità rimarchevoli di ozono; la concentrazione di fondo di O3 è infatti più che raddoppiata nell'ultimo secolo e, nelle aree urbanizzate ed industrializzate è aumentata dell 1-2% annuo nel corso dell ultimo decennio. In particolare, in condizioni di smog fotochimico i livelli di ozono possono raggiungere concentrazioni molto elevate ( ppb) e quindi questa specie deve essere considerata non solo un inquinante della troposfera, ma anche un pericolo per la salute e per l'ambiente E un gas bluastro dall'odore leggermente pungente che non viene emesso come tale dalle attività umane. E' infatti un tipico inquinante secondario che si forma nell'atmosfera in seguito alle reazioni fotochimiche a carico di inquinanti precursori prodotti dai processi di combustione (NO X, idrocarburi, aldeidi). Le concentrazioni ambientali di O 3 tendono pertanto ad aumentare durante i periodi caldi e soleggiati dell'anno. Nell'arco della giornata, i livelli sono bassi al mattino (fase di innesco del processo fotochimico) raggiungono il massimo nel primo pomeriggio e si riducono progressivamente nelle ore serali con il diminuire della radiazione solare. Nella troposfera la sorgente principale di ozono è rappresentata dall'ossigeno atomico messo a disposizione dalla fotolisi del biossido d'azoto. I processi che determinano la produzione di biossido d azoto, e quindi di ozono, vanno sotto il nome di processi radicalici fotochimici, nell ambito dei quali l'ozono rappresenta la specie fotochimica più importante. L ozono viene rimosso per fotolisi e per reazione con composti organici volatili e con ossidi di azoto Lo smog fotochimico, oltre a effetti irritanti e tossici sull'uomo (occhi e vie respiratorie) provoca danni particolarmente gravi alla vegetazione. La concentrazione dell'ozono nell'atmosfera è rilevata come indice della presenza di smog fotochimico: l'oms ha stabilito un massimo di 0,1 ppm. La concentrazione di ozono di origine naturale varia tra 0,01 e 0,04 ppm; in alcune città della California sono state raggiunte punte di 0,9 ppm, mentre nelle grandi città italiane difficilmente sono stati superati gli 0,3 ppm. Gli effetti irritanti dell'ozono (bruciore agli occhi e irritazione alla gola) si manifestano già alla concentrazione di 0,1 ppm. Gli effetti biologici nocivi dell ozono sono legati alle sue proprietà ossidanti. Per quanto riguarda la salute umana, l ozono in concentrazione superiore agli 80 ppb ha effetti acuti sui polmoni, le cavità nasali e la gola (ma i soggetti sensibili, ad es. gli asmatici, risentono degli effetti dell ozono anche a concentrazioni più basse). Per quanto riguarda la vegetazione, l effetto ossidante della molecola si esplica nell inibizione della fotosintesi e del trasporto delle sostanze nutrienti dalle radici alle foglie e nell accelerazione del l invecchiamento. L ozono provoca inoltre danni ai materiali ed ai monumenti, causando un depauperamento del patrimonio culturale ed artistico, nonchè ingenti perdite economiche. Tra gli effetti dell ozono troposferico sull ecosistema bisogna anche annoverare il suo contributo all effetto serra, dovuto alla capacità di questa molecola di assorbire nell infrarosso (l effetto di una molecola di ozono è pari a circa 2000 volte quello di una molecola di anidride carbonica). Oltre ad essere un prodotto dell'inquinamento fotochimico, l ozono è anche un precursore di radicali OH, e quindi un iniziatore di processi fotochimica. Il ruolo di questa specie nei processi di inquinamento fotochimico ossidativo è quindi di primaria importanza. La concentrazione di ozono in atmosfere inquinante può variare da qualche ppb a ppb. La concentrazione di fondo di questo inquinante varia invece, alle nostre latitudini, fra i 30 ed i 70 ppb, a seconda del periodo dell anno A livello cellulare l'o 3 agisce ossidando i gruppi sulfidrilici presenti in enzimi, coenzimi, proteine e acidi grassi insaturi interferendo così con alcuni processi metabolici fondamentali e provocando il danneggiamento delle membrane degli organelli cellulari. Il bersaglio principale dell'o 3 è l'apparato respiratorio dove i danni principali sono a carico dei macrofagi e delle pareti delle piccole arterie polmonari. Gli effetti acuti comprendono secchezza della gola e del naso, aumento della produzione di muco, tosse, faringiti, bronchiti, diminuzione della funzionalità respiratoria, dolori toracici, diminuzione della capacità battericida polmonare, irritazione degli occhi, mal di testa. Le conseguenze a seguito di esposizioni a lungo termine (croniche) sono: fibrosi, effetti teratogeni, effetti sulla paratiroide e sul sistema riproduttivo. Il ruolo dell'o 3 nell'eziologia dei tumori polmonari non è stato ancora completamente chiarito. Particolato atmosferico (PM) Viene così identificato l'insieme di tutte le particelle solide o liquide che restano in sospensione nell'aria. Il particolato sospeso totale rappresenta un insieme estremamente eterogeneo di sostanze la cui origine può essere primaria (emesse come tali) o derivata (da una serie di reazioni fisiche e chimiche). Una caratterizzazione esauriente del particolato sospeso si basa oltre che sulla misura della concentrazione e l identificazione delle specie chimiche coinvolte anche sulla Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

100 valutazione della dimensione media delle particelle. Le particelle di dimensioni maggiori (diametro > 10 µm) hanno un tempo medio di vita nell atmosfera che varia da pochi minuti ad alcune ore e la possibilità di essere aerotrasportate per una distanza massima di 1-10 Km. Le particelle di dimensioni inferiori hanno invece un tempo medio di vita da pochi giorni fino a diverse settimane e possono venire veicolate dalle correnti atmosferiche per distanze fino a centinaia di Km. La principale conseguenza ambientale per una data regione geografica è che la concentrazione di particelle grossolane è meno uniforme di quelle più fini. La dimensione media delle particelle determina inoltre il grado di penetrazione nell apparato respiratorio e la conseguente pericolosità per la salute umana. Il monitoraggio ambientale del particolato con diametro inferiore a 10 µm (PM 10 ) può essere considerato un indice della concentrazione di particelle in grado di penetrare nel torace (frazione inalabile). La determinazione delle particelle con diametro inferiore a 2,5 µm, frazione respirabile (PM 2,5 ), è inoltre un indice della concentrazione di una serie molto eterogenea di composti chimici primari o derivati in grado di raggiungere la parte più profonda del polmone. Tra i composti primari, cioè emessi come tali, vi sono le particelle carboniose derivate dalla combustione di legname e dai fumi dei motori diesel; nella seconda categoria, cioè tra i composti prodotti da reazioni secondarie, rientrano le particelle carboniose originate durante la sequenza fotochimica che porta alla formazione di ozono, di particelle di solfati e nitrati derivanti dall ossidazione di SO 2 e NO 2 rilasciati in vari processi di combustione. Le fonti antropiche di particolato sono essenzialmente le attività industriali ed il traffico veicolare. Stime preliminari dell ANPA a livello nazionale (con riferimento al 1994) indicano per i trasporti un contributo alle emissioni intorno al 30% rispetto al totale; gli impianti di riscaldamento contribuiscono per circa il 15%; le emissioni da fonte industriale (inclusa la produzione di energia elettrica) danno conto di quasi il 50% delle emissioni di PM 10. Per quanto riguarda le emissioni di polveri da traffico, sono soprattutto i veicoli diesel a contribuire alle emissioni allo scarico, e tali emissioni nei centri urbani risultano grosso modo equiripartite tra auto e veicoli commerciali leggeri da una parte, e bus e veicoli commerciali pesanti dall altra. Un altra fonte significativa di emissione di PM da attribuire al traffico è quella dovuta all usura di freni, gomme, asfalto stradale. Sempre nei centri urbani, una frazione variabile, che può raggiungere il 60-80% in massa del particolato fine presente in atmosfera è di origine secondaria, ovvero è il risultato di reazioni chimiche che, partendo da inquinanti gassosi sia primari (cioè emessi direttamente in atmosfera come gli idrocarburi e altri composti organici, gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio, l ammoniaca) che secondari (frutto di trasformazioni chimiche come l ozono e altri inquinanti fotochimici), generano un enorme numero di composti in fase solida o liquida come solfati, nitrati e particelle organiche. Nella maggior parte delle città si registra un incremento percentuale significativo della frazione PM 10, anche in presenza di una diminuzione della quantità totale di particolato. Nelle città in cui sono monitorate entrambe le frazioni di particolato (PST e PM 10 ), e in alcuni casi studio specifici, è stato registrato un rapporto percentuale del PM 10 sul particolato totale variabile dal 40 all 80%. La concentrazione media della frazione respirabile PM 2.5 risulta essere generalmente pari al 45-60% della frazione inalabile PM 10. Ai fini degli effetti sulla salute è quindi molto importante la determinazione delle dimensioni e della composizione chimica delle particelle. Le dimensioni determinano il grado di penetrazione all'interno del tratto respiratorio mentre le caratteristiche chimiche determinano la capacità di reagire con altre sostanze inquinanti (IPA, metalli pesanti, SO 2 ). Le particelle che si depositano nel tratto superiore o extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe) possono causare effetti irritativi locali quali secchezza e infiammazione; quelle che si depositano nel tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi e bronchioli) possono causare costrizione e riduzione della capacità epurativa dell'apparato respiratorio, aggravamento delle malattie respiratorie croniche (asma, bronchite ed enfisema) ed eventualmente neoplasie. Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 mm possono depositarsi nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, fibrosi e neoplasie. Il particolato fine può anche indurre indirettamente effetti sistemici su specifici organi bersaglio a seguito del rilascio nei fluidi biologici degli inquinanti da esso veicolati. I gruppi più sensibili sono costituiti dagli asmatici e dai bronchitici. E' stato accertato un effetto sinergico in seguito all'esposizione combinata di particelle sospese e SO 2. Idrocarburi (HC e NMHC) E' un complesso insieme di composti organici che si trovano nell'aria in fase gassosa e/o particolata. Le fonti antropiche sono costituite soprattutto dagli autoveicoli, dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori di rifiuti. In genere si usa distinguere tra metano (CH 4 ) e gli altri composti organici, genericamente definiti come idrocarburi non metanici (NMHC). All'interno della grande ed eterogenea classe degli idrocarburi non metanici sono compresi anche gli inquinanti non convenzionali quali il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Benzene (C 6 H 6 ) Il benzene è invece una molecola stabile e relativamente inerte e non ha un ruolo significativo nei processi di inquinamento secondario. Proprio per la sua stabilità e per la prevalente antropicità delle sue sorgenti questa specie può essere utilizzata come tracciante dell'andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo. La concentrazione di benzene nelle aree urbane varia fra le poche unità e le poche decine di ppb Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

101 E' un liquido incolore e dotato di un odore caratteristico. Il benzene è un idrocarburo aromatico tipico costituente delle benzine. Gli autoveicoli rappresentano quindi la principale fonte di emissione: in particolare, circa l'85% viene immesso nell'aria con i gas di scarico e il 15% rimanente per evaporazione del combustibile e durante le operazioni di rifornimento. L'intossicazione di tipo acuto è dovuta all'azione del benzene sul sistema nervoso centrale. A concentrazioni moderate i sintomi sono stordimento, eccitazione e pallore seguiti da debolezza, mal di testa, respiro affannoso, senso di costrizione al torace. A livelli più elevati si registrano eccitamento, euforia e ilarità, seguiti da fatica e sonnolenza e, nei casi più gravi, arresto respiratorio, spesso associato a convulsioni muscolari e infine a morte. Fra gli effetti a lungo termine vanno menzionati interferenze sul processo emopoietico (con riduzione progressiva di eritrociti, leucociti e piastrine) e l'induzione della leucemia nei lavoratori maggiormente esposti. Il benzene è stato inserito da International Agency for Research on Cancer (IARC) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze che hanno un accertato potere cancerogeno sull'uomo. Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono composti organici la cui struttura è caratterizzata dalla fusione di due o più anelli aromatici. Gli idrocarburi policiclici aromatici possono derivare da sorgenti naturali (alghe, microrganismi, piante, incendi) ma la principale sorgente atmosferica è di origine antropica ed è la combustione incompleta degli idrocarburi. Sono costituiti da due o più anelli aromatici condensati e derivano dalla combustione incompleta di numerose sostanze organiche. La fonte più importante di origine antropica è rappresentata dalle emissioni veicolari seguita dagli impianti termici, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Nelle aree urbane la fonte principale di idrocarburi policiclici aromatici è rappresentata dagli scarichi autoveicolari. Gli idrocarburi policiclici aromatici si sono rivelati potenti cancerogeni, favorendo tra l'altro l'insorgere di tumori polmonari. Inoltre, assieme all'ossido di carbonio e al piombo tetraetile, gli idrocarburi, concorrono, a livello cellulare, al blocco enzimatico della catena respiratoria. In particolare il benzopirene, è dotato di forte azione cancerogena, soprattutto sulla cute e sulle strutture dell'apparato respiratorio. Gli IPA sono stati i primi inquinanti atmosferici classificati come cancerogeni e tra questi, quelli costituiti da quattro o più anelli aromatici sono ritenuti i più pericolosi. La legislazione italiana prescrive che nelle principali aree urbane siano determinate la concentrazione delle "polveri respirabili" (particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10 µm) e la concentrazione in aria del solo Benz(a)Pirene (BaPy), che è il più potente cancerogeno tra gli idrocarburi policiclici aromatici non sostituiti, quantunque le specie appartenenti alla classe degli IPA classificate come possibili cancerogeni siano ben sette. Data la stabilità della loro struttura, gli idrocarburi policiclici aromatici risultano piuttosto inerti. In atmosfera questi composti si trovano principalmente nel materiale particellare: benché essi vengano emessi in fase vapore, infatti, a causa della loro bassa tensione di vapore, condensano rapidamente e si adsorbono sulle particelle carboniose. Gli idrocarburi policiclici aromatici sono molto spesso associati alle polveri sospese. In questo caso la dimensione delle particelle del particolato aerodisperso rappresenta il parametro principale che condiziona l'ingresso e la deposizione nell'apparato respiratorio e quindi la relativa tossicità. Presenti nell'aerosol urbano sono generalmente associati alle particelle con diametro aerodinamico minore di 2 micron e quindi in grado di raggiungere facilmente la regione alveolare del polmone e da qui il sangue e quindi i tessuti. Oltre ad essere degli irritanti di naso, gola ed occhi sono riconosciuti per le proprietà mutagene e cancerogene. E accertato il potere cancerogeno di tutti gli IPA a carico delle cellule del polmone, e tra questi anche del benzo(a)pirene (BaP) (gli IPA sono stati inseriti nel gruppo 1 della classificazione IARC). Poiché è stato evidenziato che la relazione tra BaP e gli altri IPA, detto profilo IPA, è relativamente stabile nell'aria delle diverse città, la concentrazione di BaP viene spesso utilizzata come indice del potenziale cancerogeno degli IPA totali. Metalli Pesanti Alla categoria dei metalli pesanti appartengono circa 70 elementi (con densità > 5 g/cm 3 ), anche se quelli rilevanti da un punto di vista ambientale sono solo una ventina. Tra i più importanti ricordiamo: Ag, Cd, Cr, Co, Cu, Fe, Hg, Mn, Pb, Mo, Ni, Sn, Zn. Le fonti antropiche responsabili dell'incremento della quantità naturale di metalli sono principalmente l attività mineraria, le fonderie e le raffinerie, la produzione energetica, l incenerimento dei rifiuti e l attività agricola. I metalli pesanti sono presenti in atmosfera sotto forma di particolato aerotrasportato; le dimensioni delle particelle a cui sono associati e la loro composizione chimica dipende fortemente dalla tipologia della sorgente di emissione. Le concentrazioni in aria di alcuni metalli nelle aree urbane e industriali può raggiungere valori volte superiori a quelli delle aree rurali. Piombo (Pb) La principale fonte di inquinamento atmosferico è costituita dagli scarichi dei veicoli alimentati con benzina super (il piombo tetraetile veniva usato come additivo antidetonante). Con il definitivo abbandono della benzina rossa i livelli di piombo nell aria urbano sono diminuiti in modo significativo. Le altre fonti antropiche derivano dalla combustione del Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

102 carbone e dell'olio combustibile, dai processi di estrazione e lavorazione dei minerali che contengono Pb, dalle fonderie, dalle industrie ceramiche e dagli inceneritori di rifiuti. Il Pb assorbito attraverso l'epitelio polmonare entra nel circolo sanguigno e si distribuisce in quantità decrescenti nelle ossa, nel fegato, nei reni, nei muscoli e nel cervello. L'intossicazione acuta è rara e si verifica solo in seguito all'ingestione o all'inalazione di notevoli quantità di Pb. La tossicità del Pb può essere spiegata in parte dal fatto che, legandosi ai gruppi sulfidrilici delle proteine o sostituendo ioni metallici essenziali, interferisce con diversi sistemi enzimatici. Tutti gli organi costituiscono potenziali bersagli e gli effetti sono estremamente vari (anemia, danni al sistema nervoso centrale e periferico, ai reni, al sistema riproduttivo, cardiovascolare, epatico, endocrino, gastro-intestinale e immunitario). I gruppi maggiormente a rischio sono costituiti dai bambini e dalle donne in gravidanza. Il livello di piombo nel sangue è l indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali a questo inquinante e le linee guida dell OMS propongono un valore critico pari ad una concentrazione di 100 µg/l. Alcuni studi condotti su bambini indicano che una ricaduta al suolo giornaliera superiore a 250 µg/m 2 è responsabile di un significativo incremento di piombo nel sangue. SO 2 µg/m 3 NO 2 µg/m 3 CO mg/m 3 PTS µg/m 3 PM 10 µg/m 3 Livelli naturali Aree isolate o di fondo - media 24 h - media anno < 5 Aree rurali - max 1 h - media 7 h - media 24 h - media anno 5-25 (1) Aree urbane città europee - max 1 h < 60 - media 8 h < 20 - media 24 h < media anno < Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h max 1 h media 24 h media anno < Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h < media anno > 200 > 300 > 100 Note (1) a causa della notevole capacità di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di misurazioni spot in differenti città europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. PM 2.5 µg/m 3 µg/m 3 µg/m 3 ng/m 3 µg/m 3 O 3 C 6 H 6 IPA Pb Livelli naturali ~ 0 6 *10-4 Aree isolate o di fondo - media 24 h 0,51 - media anno < 1 (2) Aree rurali - max 1 h media 7 h media 24 h media anno (1) 1-5 Aree urbane città europee - max 1 h Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

103 - media 8 h - media 24 h < media anno 3-6 (2) Aree urbane paesi industrializzati - media 1 h ,17-0,18 (3) - max 1 h < media 24 h < 120 2, media anno (2) Aree urbane paesi via di sviluppo - media 24 h - media anno Note (1) a causa della notevole capacità di dispersione delle polveri fini i valori medi registrati nelle aree rurali sono spesso comparabili con i valori minimi delle adiacenti aree urbane (fino a 100 Km di distanza); (2) la maggior parte delle misurazioni si riferiscono al benzo(a)pirene (BaP) assunto come indicatore del profilo IPA; (3) si tratta di misurazioni spot in differenti città europee e statunitensi e non riferibili con precisione ad un tempo di mediazione di 1 ora. SO 2 µg/m 3 NO 2 µg/m 3 CO mg/m 3 PTS µg/m3 PM 10 µg/m3 Linee guida OMS - media 10 min media 15 min media 30 min 60 - media 1 h media 8 h 10 - media 24 h media anno altro (1) (1) (2) Note (1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM 2,5 (polveri inalabili) è considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma è raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO 2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nell edizione del 1987; le più recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perché il livello di protezione per la media di 8 h è preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non è possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue è l indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 µg/l e quindi su questa base è stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. PM 2.5 µg/m3 O 3 µg/m3 C 6 H 6 µg/m3 IPA ng/m 3 Pb µg/m3 Linee guida OMS - media 10 min - media 15 min - media 30 min - media 1 h (3) - media 8 h media 24 h - media anno 0.5 (5) - altro (2) (4) (4) Note Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

104 (1) non esistono indicazioni precise sul tempo minimo di esposizione per evitare significativi effetti sulla salute; (2) il valore di PM 2,5 (polveri inalabili) è considerato il miglior indicatore per prevenire eventuali rischi sanitari: non sono state fornite precise linee guida a breve o a lungo termine ma è raccomandata la minor esposizione possibile con elevata presenza di SO 2 e metalli pesanti aerodispersi; (3) raccomandato nell edizione del 1987; le più recenti ricerche considerano questa linea guida superflua perché il livello di protezione per la media di 8 h è preventivo anche nei confronti di eventuali esposizioni a breve termine (e quindi comprensivo anche della media di 1 h); (4) non applicabile: benzene e benzo(a)pirene (BaP) sono stati inseriti da IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1 cioè tra le sostanze ad accertato potere cancerogeno per cui non è possibile definire i livelli minimi accettabili di esposizione; (5) il livello di Pb nel sangue è l indicatore più attendibile delle esposizioni ambientali; le linee guida indicano un valore critico di concentrazione nel sangue pari a 100 µg/l e quindi su questa base è stata proposta la stima del valore di concentrazione media annuale in aria. Tabella 2.49 linee guida OMS Dati storici di qualità dell aria: gli ambiti urbani ed extra-urbani La qualità dell aria negli ambiti urbani ed extra-urbani è monitorata attraverso: reti di monitoraggio della qualità dell aria, dotate di postazioni fisse di misura (descritte al paragrafo 2.3.1); laboratori mobili che svolgono campagne periodiche di verifica della qualità dell aria in ambiti territoriali non serviti dalla rete fissa; campagne di biomonitoraggio e bioaccumulo; mappature del territorio con campionatori passivi (nella maggioranza dei casi per la misura del benzene). L analisi dei dati relativi ai livelli di concentrazione in aria degli inquinanti, registrati negli ultimi anni, è stata condotta su un numero limitato di stazioni di misura ritenute significative in quanto rappresentative delle tipologie territoriali ed emissive. Al fine di ottenere una rappresentazione di sintesi, sono stati mediati e rappresentati su grafico i valori dei parametri statistici sopra indicati per categoria di stazioni: background urbano, di traffico ed extra-urbane, per gli inquinanti convenzionali e non. Le elaborazioni prodotte hanno l obiettivo di: evidenziare, in modo sintetico e comprensibile, l andamento temporale dei livelli di inquinamento registrati negli ultimi anni presso le stazioni di monitoraggio dislocate sul territorio regione Sicilia; caratterizzare, inquinante per inquinante, i livelli di concentrazione media che si registrano nel corso dell annotipo, rispetto alle tre tipologie di stazioni di misura individuate Concentrazione in atmosfera di biossido di zolfo (SO 2 ) Il biossido di zolfo è generato da fonti naturali, quali le eruzioni vulcaniche, e da fonti antropiche, quali i processi di combustione industriali, in particolare le centrali termoelettriche nonché, in misura più ridotta, gli impianti non metanizzati. Questo è sicuramente l inquinante più conosciuto, ed è stato uno dei primi ad essere monitorato. Ha, però, perduto l importanza di un tempo, collocandosi su valori piuttosto modesti, almeno per ciò che concerne le aree urbanizzate; questo grazie anche alla riduzione del tenore di zolfo nei combustibili per uso civile ed industriale. La finalità dell indicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di biossido di zolfo non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati rilevati dai comuni di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006, è stato verificato il rispetto del limite orario di protezione della salute umana il cui valore, da non superarsi per più di 24 volte nell'anno civile, è pari a 350 µg/ m 3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania Direzione Tutela Ambientale per la città di Catania, e infine dall AMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

105 La tabella 2.50 sintetizza il numero dei superamenti del limite orario di biossido di zolfo rilevati nel 2006, per la protezione della salute umana. Dall analisi della tabella che segue, si rileva come l inquinamento da biossido di zolfo incida maggiormente nelle aree di tipo industriale, ed in misura minore anche nelle aree urbane. Inoltre, si può notare come le concentrazioni medie annuali di biossido di zolfo in aree metropolitane come quella di Catania si mantengano ad un livello basso; stessa cosa non può dirsi per il comune di Palermo. Rispetto ai dati del 2005, ove erano assenti i dati di diversi gestori, si nota comunque un peggioramento generale. Si sono verificati tre superamenti della soglia di allarme di 500 µg/m 3 nel comune di Pace del Mela nel Tabella 2.50: Superamenti del Limite orario di biossido di zolfo (SO 2 ) per la protezione della salute umana (2006) N. di superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 350 µg/m 3 per il 2006 (max 24 volte nell anno) Comune di Catania 0 Comune di Palermo 6 (Castelnuovo) Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 1 (Melilli), 21 (San Cusmano), 1 (Scala Greca) 44 (Pace del Mela Mandravecchia 3 superamenti soglia allarme), 19 Provincia di Messina (San Filippo del Mela), 1 (Santa Lucia del Mela), Provincia di Caltanissetta* 4 (AGIP_Mineraria) Provincia di Agrigento 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG) 7 (C.da Gabbia (ME) Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile I dati di Palermo (tab. 2.51) talvolta mostrano un decremento che può essere attribuito all introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili e carburanti a basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Stazioni µg/m 3 Boccadifalco (1) Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'italia Torrelunga Belgio Di Biasi Tabella SO2 Concentrazione media annuale nel comune di Palermo (limite per la protezione degli ecosistemi =20mg/m 3 ) Concentrazioni in atmosfera di particolato (PM 10 ) Per PM 10 si intende materiale particellare con diametro uguale o inferiore a 10 µm. Le sorgenti emissive antropiche principali, in ambiente urbano, sono costituite dagli impianti di riscaldamento civile e dal traffico veicolare. È opportuno ricordare che anche le eruzioni vulcaniche assumono un ruolo di primo piano; infatti, le ceneri vulcaniche contengono una frazione di particolato che viene rilevata dagli analizzatori di PM 10. Ma anche gli incendi boschivi, la risospensione delle polveri e l aerosol marino sono fonti naturali di PM 10. La finalità dell indicatore consiste nel verificare se le concentrazioni in aria di PM 10 non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006 è stato verificato il rispetto del limite della media giornaliera, il cui valore, da non superarsi per più di 35 volte nell'anno civile, è pari a 50 µg/ m 3 (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). La tabella 2.52 sintetizza il numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (da non superarsi più di 35 volte nell arco di un anno) registrati nel Il D.M. 60/02 ha stabilito che la concentrazione media annua per il PM 10 non debba superare il valore limite di 40 µg/m 3 in vigore dal 01/01/2005. Dalla tabella 2.12 si rileva come il valore limite della media giornaliera venga superato diverse volte Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

106 e in postazioni di misura differenti sia nel comune di Palermo che di Messina e Siracusa; lo stesso si ripete nelle stazioni posizionate nel comune di Porto Empedocle. Rispetto ai dati del 2005, si nota un peggioramento dello stato di qualità dell aria concernente le concentrazioni di PM 10. Solo nel caso del comune di Catania non si riscontrano superamenti dei limiti di legge in netto miglioramento rispetto all anno precedente. Tabella 2.52 : PM 10, numero di superamenti del valore limite della media giornaliera (2006) N Superamenti del valore limite della media giornaliera 50 µg/m 3 per il 2006 da non superare per un max di 35 volte nell anno Boccadifalco: 18 (17), Indipendenza: 38 (33), Giulio Cesare: 65 (61), Castelnuovo: 57 Comune di Palermo (53), Unità d Italia: 80 (75), Torrelunga: 27 (26), Belgio: 89 (84), Di Blasi: 210, CEP: 49 (47) Comune di Catania Europa: 22; Stesicoro: 2; Giuffrida: 12; Regione: 8; Zona Industriale: 1; Risorgimento: 2 Agrigento Giardino Botanico: 2; Canicattì: 13; Licata: 24; Monserrato: 7; Porto Provincia di Agrigento Empedocle_1: 61; Porto Empedocle_3: 42; Raffadali: 6; Sciacca: 2. Provincia di Siracusa Rete Augusta: 8; Ciapi: 51; Priolo: 15; Melilli: 16; San Cusmano: 13; Belvedere: 16 Ind. Provincia di Siracusa Rete Acquedotto: 10; Teracati: 282; Bixio: 154; Specchi: 109 Urb. Provincia di Caltanissetta* Ospedale-Gela: 25 Provincia di Messina Caronte: 7; Archimede: 53; Boccetta: 1 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nella tab seguente sono mostrati gli andamenti degli ultimi anni registrati nelle centraline di Palermo. Stazioni VL + MDT 46,4 ug/m3 VL + MDT 44,8 ug/m3 VL + MDT 43,2 ug/m3 VL + MDT 41,6 ug/m Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'italia Torrelunga Belgio Di Blasi Tabella 2.53 PM10 concentrazione media annuale (valore limite annuale per la protezione della salute umana = 40 mg/m3) La Regione Siciliana sta provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Il DM 60/2002, (art. 38) indica la possibilità di valutare il livello di polveri totali sospese partendo dai dati di PM 10 e moltiplicando gli stessi per un fattore pari a 1.2. Le polveri totali sospese ed il PM 10 mostrano un andamento discontinuo nelle varie stazioni. Tale andamento si registra per tutte le tipologie di stazioni di misura Concentrazione media annuale del biossido di azoto (NO 2 ) Il biossido di azoto è un inquinante secondario, generato dalla reazione tra il monossido di azoto (NO) e le sostanze ossidanti. È strettamente connesso al traffico veicolare, che introduce in atmosfera l NO. Le altre sorgenti principali sono gli impianti di riscaldamento civile ed industriale e le centrali di produzione di energia. Lo scopo attribuito all indicatore consiste nel verificare che le concentrazioni in aria di biossido di azoto non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

107 DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006, è stato verificato il rispetto del limite orario per la protezione della salute umana, il cui valore è pari a 240 µg/m 3 per l anno 2006 da non superare per più di 18 volte per anno civile (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/m 3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dalla Provincia Regionale di Siracusa, dalla Provincia Regionale di Caltanisetta, dalla Provincia Regionale di Agrigento, dalla Provincia regionale di Messina, dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale per la città di Catania, dall AMIA s.p.a. per il Comune di Palermo (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.10 riporta il numero complessivo di superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana, registrati rispettivamente nelle città di Catania e Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel STATO e TREND: Analizzando i dati di qualità dell aria rilevati nel 2006, si evince come i valori più alti si registrano nelle città di Palermo e Catania in postazioni ubicate nelle zone centrali e pertanto più soggette all'inquinamento da traffico. Per il 2006, il valore limite delle concentrazioni medie orarie è pari a 240 µg/m 3, da non superarsi per più di 18 volte. La tabella 2.54 sintetizza il numero di superamenti che si sono verificati nel 2006; in nessun caso è stato superamento il limite di legge. Rispetto ai dati del 2005, si nota un leggero peggioramento per la città di Palermo. Nessun superamento della soglia di allarme di 400 µg/m 3 si è verificato nel periodo considerato. Tabella 2.54: Biossido di azoto (NO 2 ), superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (2006) N Superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana Per l anno 2006 il valore limite è pari a 240 µg/m 3 (max 18 volte nell anno) Comune di Catania 3 (Michelangelo) Comune di Palermo 1 (Boccadifalco), 3 (Castelnuovo), 2 (Di Blasi), 1 (Unità d Italia) Provincia di Siracusa (Urb +Ind) 5 (Scalagreca), 9 (Specchi) Provincia di Caltanissetta* 1 (Via Venezia) Provincia di Messina 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile L Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. In Palermo i dati storici dal 2001 al 2004 mostrano un andamento irregolare del biossido di azoto nel valore della media annuale. Tale andamento non si manifesta in maniera uniforme per tutte le stazioni di monitoraggio. Stazioni 2001 VL+MDT 58 µg/m VL+MDT 56 µg/m VL+MDT 54 µg/m VL+MDT 52 µg/m 3 Boccadifalco [12] Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'italia Torrelunga Belgio Di Biasi Tabella 2.55 Concentrazione media annuale( valore limite per la protezione della salute umana nel 2010= 40 mg/m 3 ) Concentrazioni in atmosfera di Ozono (O 3 ) L ozono è un inquinante secondario, generato dalla trasformazione degli ossidi di azoto e dai composti organici volatili (detti inquinanti precursori ) reattivi in presenza di radiazione solare anche a distanze notevoli dalle sorgenti primarie. E strettamente correlato alle condizioni meteoclimatiche, infatti, tende ad aumentare durante il periodo estivo e durante le ore Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

108 di maggiore irraggiamento solare. L ozono, inoltre, è responsabile, in presenza di talune sostanze organiche, del fenomeno dell inquinamento fotochimico. L indicatore proposto è finalizzato a valutare che le concentrazioni in aria rispettino i limiti introdotti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006 è stato verificato il rispetto del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie, il cui valore limite è pari a 180 µg/ m 3 (D.M. 16/05/1996). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/ m 3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli enti gestori di Reti pubbliche per il monitoraggio dell inquinamento atmosferico (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.56 riporta il numero complessivo di superamenti del livello di attenzione delle concentrazioni medie orarie nel Al riguardo, è opportuno specificare che il livello di attenzione, indicato anche come livello per l informazione della popolazione, non rappresenta una condizione di rischio ma la possibilità di un aggravarsi del fenomeno nel caso continuassero, per più giorni, condizioni atmosferiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti che contribuiscono alla formazione dell ozono. STATO e TREND: Dall analisi della tabella 2.56 dei superamenti si nota un peggioramento con superamenti della soglia di attenzione e della soglia di allarme. Il comune di Palermo in controtendenza fa registrare un netto miglioramento azzerando il numero di superamenti riscontrati nel Rimane grave la situazione relativa all area a rischio di Priolo, dove la presenza di un elevata concentrazione di precursori nonché delle particolari condizioni atmosferiche causa l innalzamento dei valori di concentrazione dell ozono. Valori limite di ozono, obiettivo lungo termine e valore target per la protezione della salute umana Obiettivo Livello di concentrazione (µg/m 3 ) Tempo medio Limite di informazione ora Limite di allarme ora Obiettivo lungo termine 120 Media su 8 ore, max giornaliero Valore target 120 Media su 8 ore, max giornaliero (EEA, 2005) Tabella 2.56: Ozono (O 3 ), numero di superamenti della soglia di informazione (2006) Concentrazione media di 1 ora: 180 µg/m 3 Comune di Catania Moro: 1 Comune di Palermo 0 Provincia di Agrigento Cammarata: 4 Ospedale V. Emanuele: 1; Provincia di Caltanissetta Via Venezia: 3 Provincia di Messina 0 Priolo: 11 (2); Melilli: 81 (17); Provincia di Siracusa (Urb + Ind)* San Cusmano: 51 (5) Acquedotto: 3; C.da Fusco: 33 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dagli Enti Gestori (2007) * tra parentesi i superamenti della soglia di allarme media oraria > 240 µg/m 3 L Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nel territorio del comune di Palermo (tab. 2.57), l ozono mostra un andamento irregolare nel valore della media annuale per entrambe le tipologie di stazione di misura. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

109 Soglia Limite Unità di misura Periodo Boccadifalco Castelnuovo AOT4O (prot. vegetaz.) mg/m 3 h maggio-luglio AOT4O (prot. foreste.) mg/m 3 h aprile-settembre Conc. Media annuale mg/m 3 anno civile (35) 38 Tabella 2.57 Ozono O3 Valori rilevati per anno e per stazione (D. L.vo 21/05/2004 n.183) Per la stazione di background urbano i livelli di concentrazione medi annuali vanno da 70 a 90 µg/m 3. Le stazioni soggette alle emissioni da traffico veicolare presentano medie annuali variabili tra 30 e 40 µg/m Concentrazioni in atmosfera di monossido di carbonio (CO) In ambiente urbano, la sorgente antropica principale da cui è generato il monossido di carbonio (CO) è costituita dagli autoveicoli a benzina durante il funzionamento a basso regime. Pertanto, le maggiori concentrazioni di CO, nelle città, si registrano nelle zone congestionate dal traffico veicolare. Contribuiscono ulteriormente all emissione di CO, se pure in minor grado, gli impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali. L indicatore proposto è finalizzato a verificare il rispetto, in ambiente urbano, degli obiettivi statuiti dalla normativa. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria delle province di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006, è stato verificato il rispetto dei superamenti del valore limite orario su 8 ore per la protezione della salute umana, pari a 10 mg/m 3 (D.M. 2 aprile 2002 n. 60). UNITÀ di MISURA: Milligrammi al metro cubo (mg/m 3 ). FONTE dei DATI Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti dal Comune di Catania, Direzione Tutela Ambientale, dall AMIA s.p.a. e dalle Province di Agrigento, Caltanissetta, Messina, Siracusa (2006). NOTE TABELLE e FIGURE La tabella 2.58 fornisce una rappresentazione congiunta del numero di superamenti della soglia di attenzione, registrati rispettivamente nelle città di Catania, Palermo e nelle province regionali di Siracusa, Messina, Caltanissetta e Agrigento nel La media massima giornaliera su 8 ore viene individuata esaminando le medie mobili su 8 ore, calcolate in base a dati orari e aggiornate ogni ora. Ogni media su 8 ore così calcolata è assegnata al giorno nel quale finisce. In pratica, il primo periodo di 8 ore per ogni singolo giorno sarà quello compreso tra le ore del giorno precedente e le ore del giorno stesso; l ultimo periodo di 8 ore per ogni giorno sarà quello compreso tra le ore e le ore del giorno stesso. STATO e TREND Nessun superamento della soglia d allarme e del valore limite su 8 ore, che per il 2006 è pari a 10 mg/m 3, è stato registrato a Palermo, Catania e Caltanissetta nonché nella Province di Siracusa nel periodo considerato; stesso risultato era stato ottenuto dall analisi dei dati relativi al 2004 e Tabella 2.58: Superamenti della media max giornaliera su 8 ore (2006) Superamenti del limite orario per la protezione della salute umana 10 mg/m 3 per il 2006 Comune di Catania 0 Comune di Palermo 0 Provincia di Siracusa (Urb + Ind) 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Agrigento 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati Enti Gestori reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile L Assessorato Territorio e Ambiente e ARPA Sicilia stanno provvedendo alla elaborazione degli andamenti temporali, delle medie annuali e del 98 percentile, degli ultimi anni al fine di valutare il trend delle concentrazioni sia negli ambiti urbani (più o meno esposti al traffico veicolare), ma anche in quelli extra-urbani. Nelle centraline di Palermo il monossido di carbonio mostra un andamento decrescente sia nel valore della media annuale che per la massima media su 8 ore (tab. 2.59) per tutte le tipologie di stazione di misura. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

110 Stazioni Boccadifalco Indipendenza Giulio Cesare Castelnuovo Unità d'italia Torrelunga Belgio Di Blasi Tabella 2.59 CO Massima media su 8 ore (mg/m3) rilevata dal 2001 al Concentrazioni in atmosfera di benzene (C 6 H 6 ) Il benzene è un idrocarburo aromatico volatile. E generato dai processi di combustione naturali, quali incendi ed eruzioni vulcaniche, ed inoltre è rilasciato in aria dai gas di scarico degli autoveicoli e dalle perdite che si verificano durante il ciclo produttivo della benzina (preparazione, distribuzione e l'immagazzinamento). Considerato sostanza cancerogena, riveste un importanza particolare nell ottica della protezione della salute umana. L indicatore proposto è volto a verificare che le concentrazioni in aria di benzene non oltrepassino i valori limite prescritti dalla normativa vigente. DESCRIZIONE: Utilizzando i dati riferiti alle città di Palermo e Catania, e quelli acquisiti dalla rete di monitoraggio della qualità dell aria della provincia di Siracusa, Agrigento, Caltanissetta e Messina, per l anno 2006 è stato verificato il rispetto del limite della media annuale (D.M. 2 aprile 2002, n. 60). UNITÀ di MISURA: Microgrammi al metro cubo (µg/ m 3 ). FONTE dei DATI: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti, dagli Enti gestori delle reti pubbliche (2006). NOTE TABELLE e FIGURE: La tabella 2.60 riporta i superamenti registrati nell anno STATO e TREND: Il D.M. n. 60/02 ha introdotto un valore limite per la protezione della salute umana pari a 5 µg/m 3 come media annuale da raggiungere entro il primo gennaio 2010, a cui si aggiunge un margine di tolleranza di 5 µg/m 3 fino al 31 dicembre Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio Pertanto, sino al 1 gennaio 2006 il valore limite per il benzene coincide con il valore previsto per l obiettivo di qualità dal D.M. 25 novembre Dalla tabella che segue si evince che le concentrazioni medie annue di benzene risultano, per l anno 2006, inferiori al valore limite di 9 µg/m 3. Nelle aree urbane si raggiungono tuttavia picchi orari di concentrazione di alcune decine di microgrammi al metro cubo. Tabella 2.60: Benzene numero di superamenti del valore limite (2006) N Superamenti del valore limite annuale 9 µg/m 3 per l anno civile 2006 Comune di Palermo 0 Comune di Catania 0 Provincia di Agrigento 0 Provincia di Caltanissetta* 0 Provincia di Messina 0 Provincia di Siracusa 0 ARPA Sicilia (rete ENVIREG:c.da gabbia, Fosfogessi, Monte Tauro) 0 Fonte: Elaborazione ARPA Sicilia su dati forniti da enti gestori di reti pubbliche (2007) * escluso le città di Caltanissetta e San Cataldo, dati non pervenuti in tempo utile Nel territorio urbano di Palermo il Benzene ha mostrato un trend decrescente in due stazioni e crescente nella terza (tab. 2.61). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

111 Stazioni Boccadifalco Castelnuovo Di Blasi Tabella 2.61 Benzene C 6 H 6 Concentrazione media annuale Anno-tipo Al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell anno solare è in corso di effettuazione l elaborazione dell anno-tipo per i due inquinanti primari CO e C6H6, dovuti alle emissioni del traffico veicolare e la correlazione nell andamento temporale delle concentrazioni delle due sostanze in aria, per le stazioni di background urbano e di traffico urbano. Per le stazioni di background urbano e di traffico urbano si effettuerà l elaborazione dell anno-tipo per il biossido di azoto, derivante in parte dalle emissioni del traffico ed in parte dai riscaldamenti domestici, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell anno solare. Anche l elaborazione dell anno-tipo per le polveri totali sospese e le polveri fini PM 10, sarà effettuata solo per le stazioni di background urbano e di traffico urbano, al fine di evidenziare i differenti livelli che si registrano mediamente nel corso dell anno solare. L anno-tipo dell ozono sarà posto in raffronto con quello del biossido di azoto nelle stazioni extra-urbane. La dinamica di formazione e trasformazioni dei due inquinanti è strettamente connessa e nota: in condizioni meteorologiche di stabilità e di forte insolazione, le radiazioni ultraviolette possono determinare la dissociazione del biossido di azoto e la formazione di ozono, che può ricombinarsi con il monossido di azoto e ristabilire una situazione di equilibrio Integrazione della rete di rilevamento dell inquinamento atmosferico mediante tecniche e strumenti di biomonitoraggio Con il termine di Biomonitoraggio si intende il monitoraggio dell inquinamento mediante organismi viventi. Le principali tecniche di biomonitoraggio consistono nell uso di: - organismi Bioaccumulatori (organismi in grado di sopravvivere in presenza di inquinanti che accumulano nei loro tessuti; con il loro uso è possibile ottenere dati sia di tipo qualitativo che quantitativo); - organismi Bioindicatori (organismi che subiscono variazioni evidenti nella fisiologia, nella morfologia o nella distribuzione spaziale sotto l'influsso delle sostanze presenti nell'ambiente). Spesso non si conosce nulla riguardo la presenza delle migliaia di molecole sintetiche veicolate in atmosfera, trasportate dall'acqua, deposte al suolo, delle quali sono ignote non solo la pericolosità e il grado di biodisponibilità (se una sostanza inquinante non è biodisponibile non risulta dannosa per l organismo) ma, nella maggioranza dei casi, sono sconosciuti anche il nome, la formula chimica, l origine. Tanto meno si conosce il comportamento di queste molecole nell ambiente, nelle varie condizioni meteorologiche, le loro modalità di assunzione e i loro effetti sugli esseri viventi, le sinergie e le reazioni che esse provocano all interno di questi. Le maggiori difficoltà nelle misurazioni dirette delle alterazioni ambientali si verificano in presenza di basse concentrazioni di inquinanti propagati da sorgenti puntiformi o diffuse, spesso discontinue, le cui sostanze immesse nell ambiente subiscono trasformazioni ignote. Queste difficoltà possono essere superate con l uso degli organismi viventi bioindicatori che, seppure non in grado di definire le sostanze tossiche presenti nell'ambiente, sono capaci di rilevare gli effetti tossici che queste sostanze hanno su di essi. Il biomonitoraggio, rispetto alle tecniche analitiche tradizionali, ha il vantaggio di fornire stime sugli effetti combinati di più inquinanti sugli esseri viventi, ha costi di gestione limitati e dà la possibilità di coprire con relativa facilità vaste zone e territori diversificati, consentendo una adeguata mappatura del territorio (APAT). Ad integrazione della rete di monitoraggio con centraline e tecniche classiche di tipo chimico (esistente e/o in via di implementazione), nelle aree industriali dovrà essere sviluppato un sistema di controllo basato su tecniche di 1 dal 15/02/02 2 dal 20/02/ dal 29/03/02 Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

112 biomonitoraggio per l analisi di componenti degli ecosistemi reattivi all inquinamento atmosferico (nello specifico, organismi bioaccumulatori e bioindicatori quali licheni e piante vascolari), per la stima di deviazioni da condizioni normali. Le attività si dovranno articolare in due tipologie: - biomonitoraggio di elementi in traccia aerodispersi mediante organismi bioaccumulatori in situ; - biomonitoraggio di ozono troposferico mediante vegetali indicatori. I dati ricavati dovranno essere elaborati attraverso analisi multivariata della matrice dei siti di campionamento e dei metalli, al fine di individuare clusters di metalli con simili patterns e/o eventuali gradienti di deposizione. Tutti i dati saranno trattati con programmi di cartografia GIS computerizzata, per la visualizzazione dei tassi di dispersione dei metalli dalle fonti note e da quelle prevedibili e per la visualizzazione della distribuzione aereale di ozono troposferico. Gli obiettivi ed i risultati da ottenere sono: - una mappatura, in tempi abbastanza contenuti ed attraverso una significativa densità di punti-misura, delle deposizioni atmosferiche di metalli a diverse scale territoriali; - la possibilità di individuare i patterns geografici del trasporto e della deposizione dei metalli e di valutare l affidabilità di modelli diffusionali; - la possibilità di verificare, su lunghi periodi, l efficacia di misure eventualmente introdotte per la riduzione delle emissioni di metalli; - la valutazione di trends temporali ad intervalli di almeno un anno; - l individuazione di aree a maggiore ricadute per l eventuale localizzazione di strumenti di rilevazione e/o lo sviluppo di ricerche epidemiologiche. Potrà inoltre essere valutata la possibilità di attivare progetti di biomonitoraggio, i quali attraverso la valutazione analitica dei tassi di concentrazione degli inquinanti atmosferici presenti nei liquidi ematici e negli essudati da siero (latte) di animali utilizzati in ambito zootecnico (bovini, ovini, caprini, suini, altro), ed assunti attraverso i processi di bioaccumulo, bioconcentrazione e biomagnificazione, possano condurre alla determinazione del livello di polluzione nelle predette aree Dati storici di qualità dell aria: Gli ambiti produttivi L'art. 7 della legge n. 349/86 prevedeva che i territori caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo, tali da comportare un rischio per l'ambiente e per la popolazione, fossero dichiarati "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale", al fine di predisporre per essi un vero e proprio programma di tutela e salvaguardia. Il 30 novembre 1990, con D.P.C.M., i territori ricadenti nei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino, Gela, Butera e Niscemi sono stati dichiarati "Aree ad elevato rischio ambientale". Nel 1995 le parti hanno sottoscritto un accordo di programma per l'area a rischio della provincia di Siracusa e per quella di Gela, al fine di gestire in modo unitario ed integrato l'attuazione del piano e tutte le problematiche ambientali dell'area. Con decreto del Presidente della Regione del 23 gennaio 1996, sono stati approvati gli accordi di programma e sono stati istituiti i comitati di coordinamento. L'art. 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sostituisce l'art. 7 della legge n. 349 e delega alle regioni le competenze in campo di aree a rischio. La Regione Siciliana, ai sensi del decreto legge n. 112/98, con Decreto del 4 settembre 2002 ha dichiarato area ad elevato rischio di crisi ambientale il comprensorio del Mela. Con decreti dell'assessorato regionale del territorio e dell'ambiente n. 189 e 190/GAB dell'11 luglio 2005, i territori dei comuni di Siracusa, Augusta, Melilli, Floridia, Solarino, Priolo,Gela, Niscemi e Butera sono stati nuovamente dichiarati aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Nell'anno 2005, con delibera di Giunta di governo n. 306 del 29 giugno 2005, è stato istituito l Ufficio speciale per le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, ai sensi dell'art. 4, comma 7, della legge regionale n. 10/2000. Alcuni dei compiti demandati all'ufficio speciale sono: l'acquisizione delle informazioni sullo stato dell'ambiente nell'area ai fini dell'attuazione dei piani di risanamento; esprimere parere preliminare su qualsiasi provvedimento di competenza della Regione e degli enti locali relativamente a problematiche ambientali, o comunque, con implicazioni ambientali, inerenti l'area a rischio o relative all'attuazione dei piani di risanamento; curare l'attività straordinaria e sperimentale per il miglioramento ed il potenziamento dell'azione di risanamento tramite l'impiego coordinato di più strutture operative anche appartenenti a diversi Assessorati o sviluppando rapporti con le Università. L'ufficio verifica la compatibilità degli interventi con il risanamento ambientale e con il carico ambientale dell'area interessata dal progetto. Essa è finalizzata all'individuazione, descrizione e quantificazione degli effetti che un determinato progetto, opera o azione, potrebbe avere sull'ambiente, inteso come insieme delle risorse naturali di un territorio e delle attività antropiche in esso presenti. La conoscenza ad oggi acquisita sulla qualità dell aria nei distretti produttivi ed industriali necessita di alcuni approfondimenti, specie per gli ambiti territoriali sopracitati che sono ritenuti prioritari. Si riportano a titolo di esempio alcuni dati dell area del Comprensorio del Mela. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

113 Rete di rilevamento del Comprensorio del Mela Milazzo e San Filippo del Mela I dati acquisiti, relativamente alla zona di interesse hanno riguardato: - Medie orarie di concentrazione di SO2 dal 01/01/2004 al 31/12/2004 (rete Provinciale). Relativamente alla centralina di monitoraggio di san Filippo del Mela una ulteriore elaborazione ha fornito le medie giornaliere di concentrazione di inquinanti; - Medie delle concentrazioni medie giornaliere di SO2 dal 1992 al 2000 (rete Provinciale); - SO2-98 percentile delle medie giornaliere rilevate nell arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Provinciale); - SO2-98 percentile delle medie giornaliere rilevate nell arco di un anno dal 1991 al 2000 (rete Eurogen); - NO2-98 percentile dal 1995 al 2000 (Rete Provinciale); - PTS concentrazione medie dal dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); - PTS 95 percentile dal 1992 al 2000 (Rete Provinciale); - Concentrazione al suolo di SO2 dal 2001 al 2003 (rete Eurogen); - Dati relativi al flusso veicolare Comune di Milazzo. Nei grafici che seguono sono stati riportati i valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 relativamente agli anni 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, e per le stazioni di rilevamento San Filippo Del Mela e Milazzo della Eurogen S.p.a. STAZIONE DI SAN FILIPPO DEL MELA Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

114 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

115 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2. San Filippo Del Mela anno STAZIONE DI MILAZZO Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

116 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 1999 ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

117 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m3 353 Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno 2001 ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

118 Valori medi giornalieri di concentrazione di SO2 anno ugr/m Giorni Grafico Valori medi giornalieri delle concentrazioni di SO2 per la stazione di Milazzo anno Dopo aver reperito i dati della rete di rilevamento provinciale e quelli dell Eurogen, relativamente alle concentrazioni di SO2, si è approfondita l analisi ambientale, del Comune di Milazzo, attraverso l acquisizione dei dati relativi al flusso veicolare delle maggiori arterie stradali. Tabella 2.62 Medie delle concentrazioni medie giornalierie. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

119 Grafico Medie giornalierie delle concentrazioni di SO 2. Tabella percentile delle concentrazioni medie giornalierie Tabella percentile delle concentrazioni medie giornalierie Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

120 Grafico percentile di NO 2. Tabella 2.64 Concentrazioni medie di PTS Grafico 2.13 Concentrazione media di PTS Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

121 Grafico percentile di PTS Nella tab sono indicati, espressi in i valori limite di SO 2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni Tabella 2.65 Valori limite di SO 2 e quelli riscontrati nelle varie postazioni negli anni Oltre all acquisizione dei dati ambientali si è proceduto all acquisizione dei dati cartografici. Sono inoltre disponibili gli andamenti delle concentrazioni medie orarie di SO 2 dell anno 2004, rilevati dalle centraline di Milazzo Porto, San Filippo del Mela e Santa Lucia del Mela. L elaborazione dei dati rilevati dalle centraline sopradette nel periodo gennaio-dicembre 2004, in base a quanto previsto dal DM. n. 60 del 2/4/2002 ha fornito le seguenti indicazioni: Postazione di S. Filippo del Mela SO 2 : sono stati registrati n. 1 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell anno). Postazione di S. Lucia del Mela SO 2 : sono stati registrati n. 8 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell anno). Postazione di Milazzo Porto SO 2 : è stato registrato n. 1 superamenti del valore limite (350 µg/m3 come media oraria, da non superare più di 24 volte nell anno). In fig sono riportati i dati di SO 2 relativi alla centralina Milazzo Porto per quanto concerne l anno 2004 mentre in fig quelli di San Filippo del Mela. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

122 600.0 Provincia Regionale di Messina Dipartimento Ambiente 1 Ufficio Dirigenziale Parametro: SO2 (µg/m³), periodo: 01 gen dic Milazzo Porto - media oraria Figura Andamento di SO 2 (µg /m 3 ) per l anno Provincia Regionale di Messina Dipartimento Ambiente 1 Uf f icio Dirigenziale Parametro: SO2 (µg/m³), periodo: 01 gen dic S.Filippo del Mela - media oraria Figura Andamento di SO2 (µg /m 3 ) per l anno 2004 Campagne di misura eseguite da ARPA Sicilia nel comprensorio del Mela. Nel corso degli anni più recenti i Dipartimenti ARPA Sicilia Provinciali hanno avviato alcune campagne di misura degli inquinanti nelle aree del territorio della Sicilia nelle quali sono presenti le attività produttive di maggiore rilevanza. In particolare, si riporta quanto è stato recentemente rilevato nell area (a cura della Direzione Generale ARPA Sicilia, Struttura Tecnica IV Atmosfera). Si riportano a titolo di esempio i dati acquisiti in una delle sette campagne mensili effettuate nell area del Mela (24/04/ /10/2006); i report relativi a tutte le campagne effettuate sono pubblicati sul sito di ARPA Sicilia Nella zona sono presenti le centraline fisse precedentemente indicate. Di seguito vengono riportati dati di sintesi ottenuti in base a rilievi dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni e/o a stime relative ai principali agenti inquinanti per le aziende che rappresentano le principali sorgenti fisse di inquinamento atmosferico. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

123 Andamento degli inquinanti nel periodo di misura Tabella 2.66 Monitoraggio delle emissioni (2005) Esaminando gli indicatori proposti dalla normativa appare evidente come la scala temporale adeguata per una valutazione della qualità dell aria è generalmente quella annuale. Tuttavia, una campagna di misura condotta per un periodo più breve, può essere utile in un ottica di approccio preliminare alla caratterizzazione dei livelli di inquinamento nel luogo soggetto all indagine. I dati, rilevati dalla strumentazione installata sul laboratorio mobile, sono stati trasferiti, via modem, al centro elaborazione dati (C.E.D.) allocato negli uffici della direzione generale A.R.P.A. Sicilia e qui elaborati e rappresentati, per una immediata lettura, tramite grafici e tabelle. I risultati sono stati confrontati, al fine di verificarne il rispetto, con i valori limite di qualità dell aria indicati nelle normative vigenti. In materia di livelli di attenzione e di allarme, le medie orarie e giornaliere sono state confrontate con gli obiettivi di qualità previsti dal D.M. 2/04/2002 n. 60. In generale, l evoluzione temporale dei diversi inquinanti monitorati è rappresentata con l utilizzo di grafici relativi a: concentrazioni medie orarie: evoluzione oraria dell inquinante nel periodo di misura; concentrazioni medie sulle 8 h: ogni valore è ottenuto come media tra l ora h e le 7 ore precedenti l ora h; concentrazioni medie giornaliere: evoluzione giornaliera dell inquinante ottenuta mediando i valori delle concentrazioni dalle ore 0.00 alle ore dello stesso giorno; giorno tipo: evoluzione media delle concentrazioni medie orarie nell arco delle 24 ore. Si fa inoltre presente che l ora a cui sono associati i dati è quella solare e che le concentrazioni sono normalizzate a 20 C e kpa. In sintesi sono stati predisposti i seguenti grafici: Biossido di Zolfo (SO 2 ) concentrazioni medie giornaliere, orarie e giorno tipo per il biossido di zolfo (SO2); concentrazioni medie giornaliere, medie sulle 8 ore e giorno tipo per il monossido di carbonio (CO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il monossido di azoto (NO); concentrazioni medie orarie, giornaliere e giorno tipo per il bionossido di azoto (NO2); concentrazioni medie orarie, medie sulle 8 ore, medie giornaliere e giorno tipo per l ozono (O3); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per i BTX; concentrazioni medie sulle 3 ore, medie giornaliere e giorno tipo per gli idrocarburi non metanici (NMHC); concentrazioni medie orarie, giornaliere, e giorno tipo per il PM10. Il valore massimo orario delle concentrazioni rilevate è stato di 75,96 µg/m 3 (3 maggio ore 9), mentre il massimo valore medio giornaliero è stato di 15,66 µg/m 3 rilevato in data 28 aprile. Sono pertanto largamente rispettati il valore limite orario (350 µg/m 3 ) e il valore limite sulle 24 ore (125 µg/m3 ) per la salute umana, nonché il valore della soglia di allarme misurato su tre ore consecutive (500 µg/m 3 ). Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

124 Non si è ritenuto utile calcolare il 98 percentile delle medie sulle 24 ore (D.P.C.M. 28 marzo 1983) per il limitato periodo di rilevamento. Monossido di carbonio (CO) Il valore della media massima giornaliera su 8 ore è di 0,96 mg/m 3 rilevato in data 11 maggio Questo valore risulta largamente inferiore a quello limite per la protezione della salute umana (10 mg/m 3 ) di cui al D.M. 60/02. Le concentrazioni rilevate come media di 1 ora e media di 8 ore calcolate sono al di sotto del valore limite di accettabilità delle concentrazioni e dei limiti massimi di esposizione di cui al D.P.C.M. 28 marzo Monossido di azoto (NO) Il monossido di azoto non è soggetto direttamente a normativa. Ciò nonostante risulta interessante conoscere gli andamenti orari delle sue concentrazioni, poiché oltre a trasformarsi in tempi brevi in NO2, la sua presenza influenza i processi fotochimici che determinano la produzione di O3 troposferico. Il valore massimo orario raggiunto durante la campagna di monitoraggio è stato di 28,68 µg/m 3 rilevato in data 11 maggio alle ore Biossido di azoto (NO 2 ) I livelli di biossido di azoto (NO 2 ), registrati durante il periodo di misura, sono stati molto contenuti. Le concentrazioni medie orarie sono al di sotto sia del valore limite orario per la protezione della salute umana che della soglia di allarme misurata su tre ore consecutive. Il valore massimo orario raggiunto è stato 70,21 µg/m 3, rilevato il 3 maggio 2005 alle ore 9; che quindi risulta essere largamente inferiore al limite orario di 200 µg/m 3 fissato dal D.M. 60/02. Così come per il biossido di zolfo, anche in questo caso non è stato calcolato il 98 percentile delle medie sulle 24 ore. Ozono (O 3 ) Poiché la formazione di ozono (O 3 ) è legata all intensità della radiazione solare, le concentrazioni più elevate si riscontrano d estate, che, quindi, risulta essere il periodo più significativo per eseguirne le misure. In ogni caso, in riferimento al D. Lgs. 21 maggio 2004 n.183, non si è mai assistito al superamento del livello della soglia di informazione (180 g/m³ di media oraria). Inoltre le concentrazioni medie sulle 8 ore non hanno mai superato il valore previsto dalla normativa come obiettivo a lungo termine per la salvaguardia della salute umana (120 g/m³). Il valore di concentrazione orario più elevato è stato di 126,87 µg/m3, rilevato 11 maggio 2005 alle ore 16.00, mentre il valore massimo raggiunto dalla concentrazione mediata sulle 8 ore è stato di 117 µg/m 3 anch esso rilevato in data 11 maggio Da notare il classico andamento ciclico, associato alla luce diurna, di questo inquinante fotochimico. Benzene, Toluene, XILENI (BTX) La media oraria delle concentrazioni di benzene, unico inquinante tra i tre sottoposto a normativa, calcolata su tutto il periodo di monitoraggio è stata di 4,28 µg/m 3, quindi largamente al di sotto del limite normativo. In effetti, il valore obiettivo da raggiungere per il benzene, calcolato come media annuale delle concentrazioni orarie rilevate, è fissato, dal D.M. 60/2002, in 10 µg/m 3, considerando il margine di tolleranza previsto per l anno Nel breve periodo di rilevamento si sono verificati 2 superamenti orari di questo valore in data 24 aprile 2005 alle ore 9.00 e 10.00, altri 2 superamenti in data 26 aprile 2005 alle ore 8.00 e alle ore 20.00, ed infine un superamento in data 9 maggio 2005 alle ore Il massimo valore di concentrazione orario è stato di 15,49 µg/m 3, rilevato il 26 aprile alle ore Idrocarburi non Metanici (NMHC) Come indicato in precedenza (vedi par. Normativa in materia di inquinamento atmosferico ), per gli idrocarburi non metanici, il valore obiettivo, valutato su un periodo di mediazione di 3 ore consecutive, è fissato dal D.P.C.M. del 28/3/83 in 200 g/m³. Tale valore viene adottato soltanto nelle zone e nei periodi dell anno nei quali si sono verificati superamenti significativi dello standard dell aria dell ozono, che, durante questa campagna di monitoraggio, non sono mai stati riscontrati. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

125 Tuttavia vanno evidenziati: elevate punte di concentrazioni orarie rilevate durante l intera campagna di monitoraggio; l elevato valore di concentrazione media oraria riferita all intero periodo, che è stata di 288 g/m³; i numerosi picchi di concentrazione di idrocarburi aromatici verificatisi in concomitanza con i picchi di idrocarburi In particolare, l 11 maggio 2005 si è verificato il valore più alto della media su 3 ore consecutive, 1899 g/m³, superiore più di nove volte il limite suddetto, ed un valore di concentrazione media oraria di 3180 g/m³ rilevato alle ore Particolato Fine (PM 10 ) Durante la campagna di misura non si è verificato il superamento del valore limite medio giornaliero per la protezione della salute umana, fissato dal D.M. 60/2002 in 50 g/m³. Il valore massimo di concentrazione oraria è stato di 117,45 g/m³ rilevato 11 maggio 2005 alle ore 13.00, mentre il massimo valore medio giornaliero è stato di 41,18 g/m³ rilevato il 12 maggio Monossido di carbonio (CO ). Figura 2.61 Monitoraggio CO Figura 2.62 Monitoraggio CO- media giornaliera Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

126 Figura Monitoraggio CO media oraria Studio di simulazione di dispersione atmosferica degli inquinanti effettaute dal DREAM dell Università di Palermo Di seguito si riportano i risultati relativi alle simulazioni di diffusione atmosferica degli inquinanti effettuate dal DREAM dell università di Palermo. In particolare sono riportati i risultati sotto forma di: Concentrazione media al suolo di SO 2 su un dominio esteso (simulazioni effettuate con il modello ISC3). Concentrazione media al suolo di SO 2 su un dominio esteso per differenti periodi mensili e valore medio relativo ai primi 6 mesi dell anno (interpolazioni effettuate a partire dai dati rilevati dalle centraline di monitoraggio). Concentrazione media al suolo nell area oggetto di studio su dominio locale. I risultati della simulazione sono confrontabili con i dati rilevati con le centraline di monitoraggio e con i dati della campagna dell ARPA. La mappa visualizzata mostra che già a poche centinaia di metri di distanza dai camini la concentrazione al suolo si riduce di 4 volte rispetto al valore massimo ottenuto in corrispondenza delle vicinanze dell impianto. Tale valore massimo, in ogni caso, risulta di entità non superiore rispetto ai limiti di legge. I valori massimi di concentrazione di SO2 che si ottengono dalle simulazioni rispetto al valore limite per la qualità dell aria dal D.M. 2 aprile 2002, n. 60 (350 µg/m3 come media oraria da non superarsi più di ventiquattro volte per anno civile, e 125 µg/m3 come media giornaliera da non superarsi più di tre volte per anno civile), risultano evidentemente contenuti. Le soglie di concentrazione di 100 e di 50 µg/m 3 non vengono mai superate (in ambito urbano), secondo le simulazioni eseguite, mentre la soglia di 5 µg/m 3 viene superata per diverse ore/anno ed anche nel centro urbano. Per tale inquinante è possibile quindi evidenziare uno stato di carico ambientale generato significativo ma non superiore ai limiti di normativa. Sulla base delle impostazioni definite per il modello, il considerare inerti gli inquinanti analizzati non influisce in maniera apprezzabile sui risultati. Se si effettua una simulazione relativa all SO2, considerando una trasformazione chimica in atmosfera con cinetica di trasformazione pari ad un tempo di dimezzamento (parametro di half-life) pari a 4 ore, generalmente accettata per tale inquinante in condizioni atmosferiche medie, si può ipotizzare qualitativamente la coincidenza dei valori. Per un confronto di tipo quantitativo dovrebbero essere applicati alcuni indicatori statistici. Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

127 Fig Impianti industriali - media dei primi 6 mesi dell anno - mappa di concentrazione di SO2 (mg/m 3 ) Figura Simulazione con ICS3: mappa di concentrazione media di SO2 (mg/m 3 ) Servizio 3 Tutela dall inquinamento atmosferico Tel

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