Fidarsi tra operatori: la collaborazione tra professionisti nel processo di affido familiare. Lecco, 28 gennaio 2010 (2 incontro)

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1 Fidarsi tra operatori: la collaborazione tra professionisti nel processo di affido familiare Lecco, 28 gennaio 2010 (2 incontro) Costanza Marzotto Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Università Cattolica, Milano

2 Secondo incontro Confronto sulla pratica per l individuazione di buone prassi Di procedure adeguate ai bisogni Dei figli Dei genitori naturali Dei genitori affidatari Dei fratelli affidatari Degli operatori Del tribunale Delle comunità Degli amministratori

3 Un caso su cui lavorare La situazione della famiglia Rossi giunge all attenzione dei servizi sociali già nel 2002, quando a seguito del decesso per malattia del signor Rossi, padre delle minori, su segnalazione della scuola, emergono elementi di trascuratezza a carico delle due figlie maggiori. In quel momento il nucleo familiare risulta composto dalla signora Juliana (1970) di nazionalità extracomunitaria, vedova del signor Rossi, dalle figlie Maria (1993), Angela (1995) e Franca (1999). La signora, dopo la morte del marito, ha iniziato a fare uso di alcolici e ad accompagnarsi in brevi e frequenti relazioni caratterizzate da violenza con connazionali. Non ha un occupazione fissa ed abita con le figlie in una residenza gravata da un ingente ipoteca. Non sembra esistere intorno alla famiglia Rossi una rete parentale e amicale di supporto. I servizi, conosciuta la situazione, decidono di coinvolgere l Autorità Giudiziaria, chiedendo che emetta un Decreto di monitoraggio e sostegno della situazione. Contemporaneamente, su indicazione del Tribunale, attivano interventi di assistenza domiciliare e un lavoro di rete con psicopedagogista e assistente educatore scolastico, proponendo alla signora un percorso presso il N.O.A. locale. La signora fatica nel tempo a mantenere gli impegni assunti con i servizi e continua ad agire comportamenti poco adeguati al proprio ruolo genitoriale.

4 Seconda parte Nell estate del 2006 la madre, coinvolta in un incidente stradale, è stata trovata dai Carabinieri di notte in macchina con un connazionale, entrambi in stato di ebbrezza e con evidenti segni di violenza. Nel frattempo le figlie si trovavano presso la loro abitazione sole, in attesa del ritorno della madre. A seguito di questo grave episodio, come stabilito dal nuovo Decreto emesso dall Autorità Giudiziaria nell ottobre 2006, le tre figlie vengono collocate in Pronto Intervento presso una Comunità, tenendo inizialmente all oscuro la signora dell ubicazione della stessa. Dopo il trasferimento in una idonea Comunità per minori, i contatti con la madre riprendono in forma protetta (incontri settimanali e telefonate), caratterizzati da una fatica relazionale: la madre tende a riversare sulle bambine e sui servizi la responsabilità della situazione attuale con modalità a volte aggressive e colpevolizzanti. Nel frattempo, pur mostrandosi puntuale e continua nei rapporti con le figlie e con i servizi, non riesce a impegnarsi in un percorso personale rispetto alla dipendenza dall alcool, tanto che si rende protagonista di ulteriori situazioni in cui è stato riscontrato l abuso di sostanze alcoliche; in un paio di telefonate le figlie riferiscono di averla sentita come quando beveva ; inoltre le è stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza e successivamente è stata coinvolta in un nuovo incidente stradale. Prima del collocamento in Comunità le tre figlie hanno sempre mostrato un atteggiamento molto unito e omertoso, con l obiettivo di proteggere la madre e la loro unità familiare. Nel tempo le ragazze sono riuscite a differenziarsi tra loro portando immagini di sé, bisogni e risorse diverse, anche in relazione al rapporto con la madre.

5 Terza parte Maria, la maggiore, durante questi mesi si è sentita legittimata a raccontare agli operatori ciò che accadeva in casa con la madre, verbalizzando rabbia e delusione verso quest ultima. Angela, la seconda figlia, sembra fare molta fatica a prendere le distanze dalla madre, continuando a mettere in atto atteggiamenti di difesa e giustificazione, causa di attriti tra lei e le due sorelle. Franca, come Maria, durante questi mesi ha raccontato agli operatori gli accadimenti che hanno coinvolto madre e figlie. Dai racconti delle bambine e dalle osservazioni degli operatori della Comunità sembra emergere un passato di violenza assistita e trascuratezza; non ci sono elementi che facciano però supporre violenze subite dalle minori. Tutti gli elementi descritti fanno proporre agli operatori dei servizi la necessità di avviare un intervento di affido eterofamiliare, vista l impossibilità di pensare ad un rientro a casa con la madre. Nella primavera del 2008 gli operatori, preso contatto con il servizio affidi locale, individuano due famiglie idonee all affido: la famiglia Viganò, che poi accoglierà Maria, risiede nello stesso Comune della madre; la famiglia Fontana, che accoglierà Angela e Franca, risiede invece a parecchi chilometri di distanza dal primo nucleo. La famiglia Viganò, con precedenti esperienze d affido, risulta composta da una coppia di cinquantenni con due figli adulti già usciti dal nucleo d origine. La famiglia Fontana, anch essa con precedenti esperienze di affido, ha un unica figlia adolescente.

6 Quarta parte Maria si è inserita positivamente nella famiglia Viganò, assumendo però un atteggiamento seduttivo nei confronti dei genitori affidatari. La famiglia Fontana racconta invece di difficoltà nella gestione delle due sorelle, in particolare di Angela, la quale, gelosa della figlia naturale della coppia, adotta comportamenti oppositivi e provocatori. L educatore riferisce che Maria, durante gli incontri protetti, rafforza in Angela i suoi vissuti critici nei confronti della famiglia Fontana. La signora Juliana, dopo una prima fase di aperto contrasto con il progetto di affido, attualmente si mostra arrendevole e in questa situazione non sembra in grado di rinforzare positivamente l esperienza di affido delle figlie, dimostrando poco interesse e partecipazione agli incontri. Le due famiglie affidatarie mostrano del resto stili educativi molto diversi: i signori Fontana agiscono modalità autoritarie e piuttosto rigide; i signori Viganò, maggiormente invischiati con la minore, tendono ad assecondarla e a difenderla. Ciò provoca, nel corso dell esperienza di affido, difficoltà di relazione e di confronto tra le due famiglie, lasciando spazio all agire delle sorelle.

7 Come aiutare tutti gli attori in gioco? Fase iniziale Progettazione dell intervento Accompagnamento famiglia naturale Accompagnamento famiglia affidataria Valutazione intermedia e finale

8 Chi fa cosa? Equipe territoriale Equipe affidi Tribunale Amministratori Equipe psicoterapeutiche Volontari Altri soggetti della rete relazionale

9 Mappa delle risorse

10 Mappa di Todd Area terapeutica/assistenziale Area familiare figlio Area tempo libero Area scolastica

11 Punti critici Tempo Spazio Soldi Emozioni Solitudine Sovraccarico...

12 Elementi di processo

13 Un sostegno piscoterapeutico? Affido in corso da cinque anni di un bambino che attualmente ha 11 anni e frequenta la prima media. La signora evidenzia che, a suo parere, il bambino avrebbe bisogno di un sostegno psicologico massiccio o di una psicoterapia ma il servizio sociale non ha mai attivato nulla in tal senso e non ne comprende le ragioni. Chiede di essere sostenuta ed accompagnata nel corso dell esperienza, di avere opportunità di confronto con l équipe affidi.

14 Affidare uno «straniero»! Affido in corso di un bambino straniero di cinque anni da un anno, che terminerà fra un altro anno circa. Alla comunicazione della psicologa che l affido sarà prorogato, la signora risponde datemi pure i moduli, io firmo subito. Riporta la sua difficoltà nella relazione con il padre naturale del bambino, descritto come taciturno e di poche parole. La signora, ogni fine settimana, vive il rientro del bambino presso suo padre con molta fatica: Ogni volta che il bimbo va a casa io mi sento come se lo stessi abbandonando. Poi mi dico <<Ok, per due giorni non ci penso. Lunedì sarà ancora qui>>. La signora avverte il bisogno di una figura che faciliti la relazione con il padre naturale

15 regolamenti

16 Desideri futuri.

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