RASSEGNA STAMPA CGIL FVG giovedì 18 giugno 2015

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1 RASSEGNA STAMPA CGIL FVG giovedì 18 giugno 2015 (Gli articoli della presente rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet dei quotidiani regionali. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE (pag. 2) Bonus antipovertà più ricco per le famiglie (Piccolo) Il Friuli blinda il confine. «Non ci arrendiamo» (M. Veneto) Fvg: 4 mila i precari che tornano a tremare. Renzi: «Non ricatto» (M. Veneto) Serracchiani scarica Marsilio sui fondi agli alberghi diffusi (M. Veneto) Il Tarvisiano boicotta la riforma degli enti locali (M. Veneto) Galassia Fiat, buste paga più pesanti (M. Veneto) Lo sconto benzina ha i litri contati (Gazzettino) CRONACHE LOCALI (pag. 8) Lavinox mette sul piatto 1,75 milioni (M. Veneto Pordenone) Fallite Germacar camion e Lisetto costruzioni (M. Veneto Pordenone) Ospedale, infermieri sul piede di guerra (M. Veneto Pordenone) Scatta l ora del big player : «Despar investirà ancora» (Piccolo Trieste, 2 articoli) Provincia, la giunta sdogana la centrale a biomasse (Piccolo Gorizia-Monfalcone)

2 ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE Bonus antipovertà più ricco per le famiglie (Piccolo) di Diego D Amelio TRIESTE Il centrosinistra apre e si autoemenda. Sono due i dati più rilevanti emersi dalla III commissione, che ieri ha cercato di fare sintesi tra le proposte di sostegno al reddito della maggioranza e quelle di Ncd e M5s. Da una parte, salgono a 24 i mesi di residenza fissati come soglia di accesso, dall altra si prevede l aumento del sussidio fino a 700 euro per le famiglie con almeno due figli minori. Per gli altri il limite massimo del sussidio resta fissato ad un massimo di 500 euro mensili. La maggioranza fa altre concessioni: imporrà un impegno più stringente sull'accettazione di impieghi, socialmente utili o meno che siano, pena la decadenza dal sostegno; renderà periodico il controllo sul percorso di inserimento; specificherà che il rispetto del patto è strettamente connesso al mantenimento dell'assegno; ridurrà da quattro a due i mesi di stop per le verifiche finalizzate a concedere il rinnovo del contributo dopo il primo anno. I partiti hanno cominciato a prefigurare le bozze di emendamento che saranno discusse in aula. «Lo spirito è costruttivo», ha detto il presidente della Commissione Franco Rotelli (Pd), ma restano aperte le questioni della soglia Isee e della quantificazione della platea dei potenziali richiedenti. L'assessore alla Salute Maria Sandra Telesca spiega che, «fissando l accesso a 6mila euro di Isee, calcoliamo circa 10mila beneficiari e una spesa nei primi dodici mesi di circa 30 milioni. Sono stime ipotetiche perché non è possibile conoscere al centesimo l'impatto dei criteri di valutazione del nuovo Isee. Ci basiamo però sull'esperienza del Fondo di solidarietà e della Carta famiglia». Telesca ha affermato che ai 10 milioni da mettere a bilancio entro il 2015, si sommeranno nel 2016 i circa 9 milioni della Carta famiglia e gli 11 del Fondo solidarietà: «Arriviamo così a 30, assorbendo nel provvedimento tali misure». Rotelli condivide i dati e delinea «un'integrazione che sarà mediamente di euro mensili a famiglia". Sui tempi, l'impegno è ribadito da Telesca: «Si comincia a ottobre, con procedura a sportello. Dopo un semestre verificheremo il numero dei richiedenti, il funzionamento dei patti di inserimento e i ritocchi da fare». La conclusione lascia però qualche interrogativo: «Se non si potrà dare risposta a tutti bisognerà stabilire delle priorità». Ma i criteri non vengono specificati: nella maggioranza c'è infatti grande prudenza sulla quantità dei richiedenti, che nessuno sa (e può) indicare con certezza. Moretti non si nasconde: «La coperta è corta, la platea incerta: non bisogna creare illusioni». Le opposizioni non fanno ostruzione su un provvedimento la cui urgenza è condivisa, ma non mancano critiche. Per Alessandro Colautti, la proposta «è in perfetto stile renziano: rinvia troppi aspetti al regolamento attuativo che sarà scritto dall'esecutivo». Per il capogruppo Ncd, l'isee andrebbe poi alzato a 9mila euro «per non limitarsi alla sola assistenza e coinvolgere anche chi ha un lavoro mal retribuito o una casa di proprietà», attraverso un sistema di scaglioni Isee che fissi gli aiuti. Cristian Sergo (M5s) stabilisce dal canto suo a 8mila la soglia Isee ideale «per intervenire non solo sulla povertà consolidata ma anche su chi ha perso l'impiego da poco». Il capogruppo Forza Italia Riccardo Riccardi è molto meno conciliante. Ritiene troppo basso il limite dei 24 mesi di residenza e prevede che «il provvedimento sarà varato ben più tardi di ottobre e costerà qualche decina di milioni in più del dichiarato». Riccardi e il suo collega di partito Roberto Novelli fanno riferimento ai dati recentemente forniti dall'ires Fvg, che si basano sul vecchio sistema di calcolo Isee (più generoso dell'attuale), ma hanno esiti decisamente lontani da quelli di Telesca e Rotelli. L'Ires ritiene infatti che all'interno sotto i 6mila euro, si trovino quasi 20mila nuclei familiari, di cui con Isee pari a zero e quindi destinati a ricevere un sostegno di 6mila euro annui. Secondo l'ires, i costi della manovra ammonterebbero a 57 milioni, qualora tutti gli aventi diritto presentassero domanda, quasi il doppio rispetto alle stime della maggioranza. Chi ha sbagliato i conti?

3 Il Friuli blinda il confine. «Non ci arrendiamo» (M. Veneto) di Mattia Pertoldi UDINE La Questura di Udine mostra i muscoli e, da ieri, ha cominciato una vasta operazione di rafforzamento dei controlli del confine nell area del Tarvisiano. Un operazione resa possibile grazie alla ventina di uomini in più dirottati in Friuli da altre zone d Italia con l obiettivo di permettere un monitoraggio maggiore e più costante del flusso di profughi e dei relativi passeur che quotidianamente attraversano la frontiera dall Austria e arrivano in Italia. Nessuna sospensione dei trattati di Schengen in ogni caso, visto che né la Questura né la Regione hanno il potere di mettere in discussione accordi internazionali di esclusiva competenza governativa, ma un potenziamento della sorveglianza per dimostrare, come ha spiegato il questore Claudio Cracovia, che «le forze dell ordine non si arrendono di fronte all emergenza». Controlli. Il capo della polizia Alessandro Pansa lo aveva promesso a Cracovia nel corso dell incontro romano di sabato: alla polizia di frontiera del Fvg sarebbe stato assegnato personale di rinforzo da porre in servizio lungo la fascia confinaria del Tarvisiano, quella cioè più esposta agli arrivi dei profughi attraverso la rotta Balcanica. E in una manciata di giorni Pansa ha mantenuto la propria parola dirottando in Friuli una ventina di agenti che permetteranno al personale della Questura di Udine di perlustrare con più efficacia il territorio. «I già massicci controlli sul territorio ha spiegato Cracovia saranno aumentati grazie a un operazione che vuole anche tradursi in un messaggio alla popolazione con il quale diciamo che la Polizia di Stato non alza le mani di fronte alla situazione attuale». Pattugliamenti minuziosi, serrati e capillari, dunque, con un attenzione particolare ai mezzi di trasporto sospetti furgoni e camion su tutti per contrastare più efficacemente i fenomeni di immigrazione irregolare nel nostro Paese. Il tutto, però, senza mettere in discussione gli accordi siglati dall Italia a Schengen. «Non abbiamo il potere ha continuato Cracovia di mettere in discussione i trattati internazionali. Ci potrà essere qualche rallentamento dei passaggi nelle tratte di confine, questo è naturale, ma nessuno si sogna di toccare Schengen. La nostra volontà, infatti, è semplicemente quella di puntellare maggiormente le presenze nell area del Tarvisiano». Lo scopo, fuor di metafora, è duplice: arrestare eventuali passeur la prima, un italiana senza lavoro di 53 anni di Imola, è già caduta ieri nella rete delle forze dell ordine e quantomeno rallentare l afflusso di profughi nella nostra regione. «Cercheremo di respingere nel Paese di provenienza conclude il Questore il maggior numero possibile di persone entrate clandestinamente nel territorio italiano, anche se sappiamo come non sia sempre facile e possibile specialmente se la persona intercettata risulta essere già schedata e presente nei database europei per aver presentato richiesta di asilo in un altro Stato membro». Esercito. Cracovia blinda il confine italo-austriaco, ma per il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Riccardo Riccardi di fronte all emergenza in cui si trova il Fvg bisognerebbe osare di più, chiamando in causa direttamente le forze armate. «Dobbiamo renderci conto di come questa sia una condizione straordinaria spiega di fronte alla quale servono risposte altrettanto straordinarie. Le forze dell ordine non possono essere sufficienti, soprattutto numericamente, per controllare tutto il territorio e lo Stato dovrebbe avere il coraggio di schierare l esercito». Una richiesta, quella di Riccardi, che si poggia sul giudizio dato alle attuali politiche di accoglienza: fallimentari. «Non passa giorno senza che venga arrestato un passeur ha continuato -, i nostri cittadini ormai vivono sempre più spesso nella paura e abbiamo già abbondantemente superato il livello di guardia. Sono il primo a sostenere come chi scappa dalle guerre o dalle carestie debba essere accolto, ma come amministratori abbiamo anche il dovere, nei confronti della nostra gente, di riequilibrare la situazione e di riportare nei territori quella vivibilità che ormai non esiste più». Ma la preoccupazione, per il capogruppo azzurro, è anche un altra. «Ho il forte timore ha concluso che alla fine ci si batterà per mantenere lo status quo perché dietro al sistema si è già creato un vero business».

4 Fvg: 4 mila i precari che tornano a tremare. Renzi: «Non ricatto» (M. Veneto) di Mattia Pertoldi UDINE Quasi quattromila precari della scuola in Fvg, adesso, tornano a tremare dopo le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il premier, infatti, non soltanto nello studio di Porta a Porta ha spiegato come la mole degli emendamenti presentati al Senato sulla cosiddetta Buona scuola rischia di bloccare le 100 mila assunzioni promesse, ma ha anche ventilato l ipotesi che la riforma possa essere posticipata di un anno con buona pace delle migliaia di docenti in attesa di stabilizzazione in tutta Italia. Un dietrofront che, anche all interno dei confini regionali, ha scatenato un mare di polemiche, a partire dalla Lega. «Concretamente a essere in bilico sono i posti di potenziamento dell offerta formativa spiega Mario Pittoni, responsabile federale dell istruzione del Carroccio -, quindi in Fvg circa duemila persone su quattro mila precari, visto che le posizioni rimanenti dovrebbero essere assegnate con il provvedimento ordinario legato al turnover. Il problema reale, però, non è tanto negli emendamenti, che pure sono frutto di un malcontento generale non preso in considerazione, ma nei numeri per l approvazione del testo che al momento il Governo sembra proprio non avere». Il problema, per Pittoni, è che la Buona scuola renziana per le assunzioni «invece di premiare gli insegnanti più formati ed esperti si limita a svuotare, peraltro senza riuscirci, una singola graduatoria», mentre il maggior potere di scelta affidato ai presidi «apre la strada a clientele e interferenze malavitose, trasferendo alla scuola problemi di cui già soffre l'università». Una posizione dura e che viaggia in parallelo a quella della Cisl scuola. «Non si possono condizionare le 100 mila assunzioni degli insegnanti ha tuonato il segretario regionale Donato Lamorte - all espressione di un consenso sui contenuti sbagliati del disegno di legge sulla scuola. La stabilizzazione dei rapporti di lavoro è fondamentale per tante persone che da anni lavorano nel sistema e sono indispensabili per il regolare funzionamento degli istituti». Come per la Lega, anche per la Cisl il paventato allungamento dei tempi a palazzo Madama è un segnale che dimostra «le difficoltà che il Governo e il Parlamento sono chiamati a risolvere» e sulle quali «è necessario un supplemento di riflessione e di confronto» su un disegno di legge nato con il piede sbagliato. «Discutiamo, facciamo modifiche ma poi votiamo. Altrimenti saltano gli investimenti». Matteo Renzi tira dritto e dopo l annuncio choc sul possibile stop alle assunzioni, con un post su Facebook torna sulla riforma della scuola e sull ipotesi di slittamento. Una prospettiva che ha gelato le aspettative dei professori, dei sindacati e che ha scatenato la protesta della minoranza democratica e delle opposizioni, che in coro denunciano il «ricatto» del governo. Ma il premier respinge ogni critica e difende il progetto: «Oggi qualcuno parla di ricatto, ma la verità è molto semplice: puoi assumere solo e soltanto se cambi il modello organizzativo. Altrimenti la scuola diventa ammortizzatore sociale per i precari e non servizio educativo per i nostri ragazzi e le famiglie». Quel che è certo è che il disegno di legge sulla Buona scuola, gravato da 2700 emendamenti, è fermo al Senato. I relatori hanno chiesto alle opposizioni di ritirarne una buona parte ma quasi tutti hanno risposto negativamente e chiesto di andare avanti a oltranza. A quel punto, i relatori Puglisi (Pd) e Conte (Ap) hanno proposto di sospendere i lavori per qualche giorno in attesa di sfrondare gli emendamenti. In serata è arrivato l ok del presidente della commissione Istruzione del Senato, Andrea Marcucci. Risultato: minoranza dem e opposizioni avranno qualche giorno per affilare le armi poi, martedì, riprenderanno i lavori della commissione. La decisione è stata subito contestata dai 5 Stelle, che hanno definito «assurdo» il rinvio a martedì. Vie d uscita, insomma, per ora non si intravedono. Molti partiti, a cominciare da Sel, e i sindacati della scuola chiedono al governo un decreto legge per l assunzione degli insegnanti precari e intimano a Renzi di non usare la contestata riforma come arma di ricatto. I motori si scaldano per la protesta. Per la Cisl la stabilizzazione dei precari è una «necessità» mentre il sindacato Gilda minaccia di aprire una procedura d infrazione nei confronti dell Italia per il mancato rispetto di quanto disposto dai giudici comunitari.

5 Serracchiani scarica Marsilio sui fondi agli alberghi diffusi (M. Veneto) di Domenico Pecile UDINE Dichiarazioni. Accuse. Dietrologie. Silenzi. E omissioni. Poi irrompe lei e a bocce ferme, quando cioè entrambi i consiglieri sono stati perdonati dall accusa di incompatibilità, spara alzo zero. E fa anche i nomi. «Il caso locale del consigliere Enzo Marsilio - ha affermato parlando l altro ieri a Trieste - è emblematico. Mio padre sta ristrutturando casa, ma non esiste che usufruisca dei contributi regionali per quanto gli spettino finché io sarò la presidente della Regione». Nel Pd la stragrande maggioranza di quelli che avevano taciuto, sottaciuto, minimizzato, tira un sospiro di sollievo. La dichiarazione di Serracchiani è una mano che alza il tappeto per mostrare a tutti quello che qualcuno aveva volutamente nascosto. E cioè che la questione morale è un problema anche dei dem, fino a ieri convinti di essere vaccinati e quindi immuni da metodiche che dovevano appartenere per forza di cose soltanto agli avversari. Già, fine della presunzione della verginità politica. E accade anche che le parole di Serracchiani siano piaciute anche all opposizione al punto che il capogruppo di Forza Italia, Riccardo Riccardi, prende la palla al balzo e s inventa una sorta di «Nazareno sulla questione morale. Dopo quello che ha dichiarato la presidente - commenta - presenterò un documento o un ordine del giorno e la inviterò a sottoscriverlo assieme». Provocazione o no, l assemblea regionale è di fatto alle prese con un importante scommessa pena la perdita dell ultimo treno che conduce alla stazione della trasparenza. Enzo Martines, civatiano a metà dopo lo strappo di Pippo, dichiara che adesso «il Pd un importante riflessione la deve fare. Perché quello che sta accadendo a Roma e sui territori è sotto gli occhi di tutti. E quindi l idea che chi ha ruoli pubblici deve stare molto attento a quello che dice e che fa. Sì, questo è un tema che sta emergendo in maniera rilevante». Insomma, manda a dire ai colleghi, «serve molta più attenzione a comportamenti che forse tempo fa sembravano normali e che oggi, giustamente, sono considerati in maniera diversa. I cittadini chiedono questo e quindi dobbiamo porre in atto tutti i comportamenti che possano ridare prestigio alla politica. E la trasparenza è l argomento principe per ridare lustra alla politica». Il governatore del Piemonte ed ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, non va per le spicce e suggerisce al premier Renzi «un altra Leopolda per cacciare i mercanti dal tempio». Una metafora per affrontare di petto la questione morale. Quella che fa balbettare troppi dem, riscopertisi improvvisamente buonisti e ipergarantisti. Dunque, Serracchiani fa capire che non c è più tempo da perdere. Anche perché pochi giorni fa aveva riferito che oggi non ricandirebbe tutti. E dopo i casi Agnola e Marsilio, ecco un altra patata bollente per il Pd: la richiesta di rinvio a giudizio di Daniele Gerolin, accusato di peculato per 713 euro spesi il 13, 14, 15, 16, 17, 19 e 20 agosto 2010 in una trattoria di Bibione. Per l accusa spesi per ragioni private; a suo dire per incontri legati al suo ruolo istituzionale. In sua difesa è arrivato il capogruppo del Pd, Diego Moretti, secondo cui bisogna attendere la decisione del giudice giacché «al momento parliamo di una richiesta e non di un rinvio a giudizio vero e proprio. Se poi questa richiesta dovesse essere accolta allora valuteremo serenamente eventuali decisioni da prendere». Ma Gerolin è al centro di un altra bufera politica. Oltre a essere consigliere regionale è anche funzionario del Consorzio Zipr di San Vito al Tagliamento. Il suo reddito nel 2013, riferito al 2012, era complessivamente di 187 mila euro. Ma l interessato non precisa quanto percepisce dal Consorzio. Per l opposizione si tratta di conflitto di interesse legittimo in quanto il Consorzio riceve contributi dalla regione. Lui si difende così: «All inizio di ogni legislatura vene analizzata ogni singola situazione. Ho sempre dichiarato quello che faccio e tutti i pareri non hanno avuto nulla da eccepire. E poi sono un responsabile tecnico e non un dirigente di un ente pubblico economico dove non c è intervento diretto della Regione».

6 Il Tarvisiano boicotta la riforma degli enti locali (M. Veneto) di Maura Delle Case UDINE Rischia di schiantarsi sul nascere la riforma delle Autonomie locali. Ancor prima degli ultimi passaggi formali al Cal e in giunta, per il via libera definitivo alle 18 Unioni territoriali intercomunali. A sferrare l attacco è il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, che assieme ai colleghi di Chiusaforte, Moggio Udinese, Resia e Dogna lancia la guerriglia istituzionale e promette che non convocherà la conferenza dei sindaci chiamata ad approvare all unanimità la proposta di atto costitutivo e di statuto dell Uti Canal del Ferro-Valcanale. Il risultato? È indicato nella legge: il mancato via libera comporta l esercizio del potere sostitutivo da parte della Regione. Insomma, ci penserà un commissario ad acta. «Se la giunta Serracchiani pensava di farci fare marcia indietro, regalandoci un Unione che a norma di legge non abbiamo mai chiesto, si sbagliava di grosso ha chiarito Carlantoni. Andiamo avanti. I motivi del ricorso restano e forti delle nostre ragioni non intendiamo adempiere agli atti previsti dalla norma». A partire come detto dalla convocazione, che spetta al Comune capofila, e quindi per l Uti del Fella a Tarvisio, della conferenza dei sindaci. Per i tre primi cittadini di Pontebba, Malborghetto e Resiutta è una doccia fredda. «Ci siamo incontrati martedì ha svelato ieri Carlantoni e ho comunicato loro le nostre intenzioni di non procedere con la costituzione dell Uti». Nulla di personale, ovviamente. «Solo la necessità di essere coerenti rispetto al percorso che abbiamo intrapreso impugnando al Tar, in ben 58 amministrazioni di tutta la regione, il piano di riordino», ha ricordato il collega di Chiusaforte, Fabrizio Fuccaro, che d altro canto si è augurato di poter in breve ricompattare le amministrazioni della valle. Al momento divise. «Mi auguro la Regione si conceda una una pausa ha aggiunto. Fare un passo indietro, non significa che non se ne possano fare poi due in avanti». Ad augurarsi un momento di riflessione è anche l avvocato Teresa Billiani, che assieme al collega Enrico Bulfone assiste i 58 Comuni ricorrenti. «Rendiamoci conto di una cosa: siamo in una regione a Statuto speciale, dove si sta procedendo alla ridefinizione dei confini di autonomie che hanno fondamento storico, dove si allargano e stringono confini come giocando con l elastico, dove si stanno prendendo decisioni fondamentali senza il benché minimo coinvolgimento delle popolazioni e dei cittadini. Siamo di fronte a una forzatura, a un paradosso: per essere ascoltati i sindaci sono stati costretti a rivolgersi a un giudice». La macchina del ricorso dunque non si ferma. Ma i sindaci non guardano solo alle aule di tribunale. L affondo cui si preparano gli amministratori della Valle del Fella promette infatti d essere in breve emulato da altri. Basterà vista la pretesa unanimità che per ognuna delle 18 Uti un sindaco dei ricorrenti non voti lo statuto per far scattare un fiorire di nomine commissariali. «Siamo convinti ha chiuso ieri l avvocato Bulfone che le riforme non si fanno nei tribunali, ma faremo tutto ciò che è possibile per instradare questa su una via praticabile, di dialogo tra la Regione e i Comuni che fin qui non c è stato. Quanto poi alla pretesa dell unanimità, dove sta la democrazia? E chi non è d accordo? Sembra il principio previsto nella costituzione della Ddr».

7 Galassia Fiat, buste paga più pesanti (M. Veneto) di Elena Del Giudice UDINE In assoluto non è una novità che della contrattazione di secondo livello benecifino sia i dipendenti della grande azienda che quelli delle imprese collegate perché produttrici di componenti. È infatti già accaduto nella galassia Electrolux perché, quando la multinazionale svedese decise di dismettere la componentistica, i sindacati siglarono con gli acquirenti accordi che mantenevano in vita, nelle newco che si andavano a creare, il contratto di secondo livello esistente. Ma in Fca si è andati oltre. Intanto perché qui l accordo di gruppo è il contratto per definizione, poi perché si è definito un sistema premiale che vale non solo per Fiat-Chrysler ma anche per le aziende della componentistica (sia pure su parametri diversi) come Comau, Teksid, Magneti Marelli e altre. Grazie a Magneti Marelli, ecco che l intesa Fca arriva in Friuli Venezia Giulia, dove il gruppo controlla due aziende: Automotive Lighting a Tolmezzo e Centro Ricerche Plast-Optica Spa ad Amaro. «Abbiamo definito a Torino, nel corso dell ultimo incontro, i sistemi premiali per le realtà di Fca ulteriori rispetto all auto - spiega Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm per i settori dell auto e dell elettrodomestico - nonché per quelle società di servizi che come premio riceveranno una media dei settori operativi. I premi sono tutti strutturati in modo simile all auto, con qualche accorgimento legato alle specificità dei singoli settori; già a giugno verrà inserita in busta paga la prima tranche trimestrale del premio di redditività pari a 82,5 euro medi. Ora manca solo Cnh Industrial, a cui abbiamo chiesto di presentare un analogo sistema premiale nel prossimo incontro». Gli 82 euro, come detto, sono la prima tranche della parte fissa del premio di redditività, pari a 330 euro l anno; a luglio arriverà la seconda rata. Nel contratto di Fca è stata inserita la parte sull orario di lavoro «definendo ciò che era stato già discusso nelle precedenti sessioni di trattativa: negli stabilimenti in cui Fca e Cnh dovessero organizzare la produzione con regimi di 18, 19 o 20 turni (quindi con sabato o domenica lavorativa e con riposi a scorrimento, fermo restando naturalmente le 40 ore settimanali) - prosegue Ficco -, ai lavoratori coinvolti verrebbero riconosciute voci retributive aggiuntive rispetto alle maggiorazioni già previste nel contratto. Resta, invece, ancora da ultimare qualche aspetto rilevante della parte così detta normativa, quale il nuovo inquadramento per i neoassunti inseriti in soli tre livelli professionali». Il 1 luglio a Torino dovrebbe chiudersi la partita con la firma del contratto Fca e Cnh Industrial.

8 Lo sconto benzina ha i litri contati (Gazzettino) TRIESTE - Avanti adagio, navigazione a vista. La temuta missiva con timbro postale da Bruxelles non è ancora planata sui tavoli della Giunta regionale. La aspettano da un pezzo e dovrebbe contenere le censure comunitarie al regime di sconti regionali sulle benzine. La questione cruciale è che la Commissione europea contesta al Fvg di aver praticato di fatto una riduzione locale delle accise. Esistono varie modalità per cambiare o adeguare il sistema, ma le scelte definitive si faranno quando l Europa avrà formalizzato e precisato le sue censure, in mdo da non sbagliare mira. Ma intanto la Giunta regionale, su proposta dell assessore Sara Vito, ha appena stabilito una nuova proroga degli sconti (fino al 30 settembre) andando ad impegnare circa 15 milioni di euro nella manovra estiva di luglio per garantire il finanziamento. Su base annua, l operazione costa circa 45 milioni di euro, che assicurano un ritorno in termini di accisa (al Fvg va un terzo del gettito). Ed è proprio dalle accise incassate che si attinge la provvista "liquida" per praticare gli sconti. Il tema è fra i più sensibili in fatto di consenso: i contributi sui carburanti delle vetture per uso privato arrivano fino a 24 centesimi al litro, in modo da sfiorare (o affiancare) i prezzi praticati in Slovenia, sebbene rimangano stabilmente al di sopra di quelli, più vantaggiosi, praticati in Austria. Di fronte alla procedura d infrazione comunitaria, con una Commissione dimostratasi a suo tempo convinta che gli sconti friulgiuliani altro non siano che riduzioni d accisa travestite da contributo, la Regione si è presentata in forze a Bruxelles capitanata dalla presidente Debora Serracchiani per sostenere la propria tesi: trattasi di contributo anticrisi ai cittadini fermo restando il trattamento fiscale sui carburanti, che rimane il medesimo sull intero territorio nazionale. Ora il parere definitivo della Commissione europea è in arrivo e non ammette aggiramenti o furbizie di sorta. Tre sono a questo punto le opzioni all orizzonte del Friuli Venezia Giulia: 1) il sistema è contrario all ordinamento dell Unione europea; 2) il sistema presenta criticità da superare; 3) il sistema è legittimo e coerente con le norme europee. La Realpolitik induce a considerare fortemente improbabile una conferma di legittimità degli scontibenzina, quelli attuali (introdotti nel 2010 con nuova legge regionale) come quelli adottati in precedenza. Perciò restano due possibilità concrete: tentare una strada diversa o abolire del tutto le agevolazioni. Su questo complesso tema stanno lavorando da parecchie settimane i tecnici delle Direzioni Finanze e Ambiente, come spiega al Gazzettino l assessore Sara Vito. «Stiamo costruendo diverse prospettive d intervento a seconda del parere che la Commissione ci inoltrerà - argomenta l assessore - tuttavia confidiamo che almeno in parte i nostri contributi possano avere un futuro in Friuli Venezia Giulia». Vito rileva che «a Bruxelles è stata chiarita la diversità del nostro caso rispetto a quello che ha condotto l Irlanda a subire una condanna per mano della Corte di giustizia europea», dopo che il Governo di Dublino aveva concesso un agevolazione sull acquisto dei carburanti alle persone portatrici di handicap. Nella degenatissima (dalla Regione) prospettiva di una bocciatura totale del sistema in vigore, l Amministrazione Fvg - come già ventilato senza troppi giri di parole dall assessore alle Finanze Francesco Peroni - metterà in campo una progressione al ribasso delle provvidenze, fino alla sparizione completa degli sconti. Con un incremento del pendolarismo del pieno oltre confine che Confcommercio-Figisc non esita a valutare in 100 milioni di litri ulteriori rispetto ai 100 già perduti.

9 CRONACHE LOCALI Lavinox mette sul piatto 1,75 milioni (M. Veneto Pordenone) di Giulia Sacchi E di un milione 750 mila euro l offerta di acquisto dell ex Lavorazioni Inox di Villotta di Chions depositata da Lavinox, la newco che ha in affitto lo stabilimento sino a fine mese. Un importo pari alla base dell asta accesa dal curatore il mese scorso e andata deserta. La proposta è supportata dai Tfr dei 209 dipendenti, che già nelle scorse settimane avevano garantito l impegno a lasciare le spettanze in azienda. Ancora da chiarire, invece, la partita occupazionale. Bisognerà capire se dopo il 30 giugno in azienda ci sarà posto per l intera forza lavoro. La questione sarà affrontata in un tavolo sindacale. La valutazione. Ora la parola passa al giudice: in base alla valutazioni del tribunale, si capirà se la proposta di acquisizione sarà ritenuta congrua. Quella precedente, presentata sempre da Lavinox, era stata giudicata insufficiente. Rimane aperta, comunque, la possibilità che qualche nuovo acquirente possa farsi avanti: i prossimi giorni saranno decisivi per capire se l imprenditore che aveva manifestato interesse alla Regione intenderà passare dalle parole ai fatti. Oggi, a Unindustria, è in programma un incontro con le organizzazioni sindacali per la sottoscrizione della proroga della cassa integrazione ordinaria, scaduta lunedì. La produzione. Intanto, ieri è ripartita la produzione su due turni: i dipendenti, dopo una settimana di sciopero, hanno rimosso il presidio fuori dello stabilimento e sono rientrati al lavoro. Hanno quindi tenuto fede alla parola data: nell ultimo incontro in Regione, avevano infatti annunciato che, solamente dinanzi al deposito di un istanza di acquisizione, avrebbero rimosso i blocchi dai cancelli. Da oggi sarà ripristinato anche il turno di notte: necessario evadere le commesse al più presto, considerate le pressioni dei clienti, in primis Electrolux Professional, che aveva annunciato lo stato di sofferenza. Le reazioni. «Dopo una settimana di attesa, si è registrata la prima svolta con il deposito dell offerta ha commentato Angela De Marco, Rsu Fiom. La partita, però, è ancora tutta da giocare: per quanto riguarda la proposta di Lavinox, si tratterà di entrare nel merito prima di tutto degli aspetti occupazionali. Servono un piano industriale e soprattutto uno finanziario seri. Siamo quindi di attesa di un incontro per discutere questi aspetti. Inoltre, non è escluso che altri potenziali acquirenti possano manifestare interesse concreto, considerato pure il fatto che qualsiasi offerta d acquisto sarà supportata dai Tfr dei dipendenti». La notizia della presentazione della proposta da parte di Lavinox non ha comunque spento le preoccupazioni dei dipendenti: sino a quando un accordo non sarà messo nero su bianco le incognite sul futuro rimangono.

10 Fallite Germacar camion e Lisetto costruzioni (M. Veneto Pordenone) di Bruno Oliveti Altri due fallimenti decretati dal tribunale di Pordenone, sono rispettivamente i numeri 49 e 50 dell anno solare E si tratta di sentenze pesanti, perché riguardano due aziende storiche della Destra Tagliamento. Il primo caso è quello della Germacar di Sergio Cesaro spa in liquidazione, con sede legale a Pordenone in via Prasecco, facente parte del noto gruppo automobilistico, già concessionario Mercedes, attivo nel settore della commercializzazione e vendita di camion. La società un paio di settimane fa aveva formalizzato la richiesta di concordato preventivo, presentando l 11 giugno un piano che in pochi giorni è stato dichiarato inammissibile per la mancanza dei requisiti richiesti. Attualmente, infatti, la spa in liquidazione è titolare di un immobile in leasing e di 120 autocarri, per un valore in sede fallimentare di circa 550 mila euro. Difficile, dunque, mettere d accordo i 14 dipendenti licenziati a settembre, creditori privilegiati per una somma che si aggira sui 750 mila euro, cui si aggiungono gli altri 6 milioni di passivo ripartiti tra fisco e banche. Il curatore fallimentare, Maurizio Democrito, sta valutando le possibilità di trovare un acquirente in grado di rilevare e proseguire l attività, anche perché con la chiusura di questa azienda non rimarrebbe alcuna concessionaria di camion Mercedes in regione. Il giudice delegato è Francesco Pedoja, adunanza dei creditori stabilita per il 14 ottobre. Il secondo fallimento è quello della Lisetto costruzioni srl, impresa di scavi, movimento terra, lavori edili stradali e in genere, con sede a Sacile. La società alla fine di gennaio aveva richiesto l ammissione al concordato preventivo con riserva, ottenendo dal giudice delegato Francesco Petrucco Toffolo la concessione dei termini, entro i quali però non è stato possibile presentare un piano soddisfacente per i creditori. Nove i dipendenti in forza alla ditta, che proprio per limitare l impatto sociale sull economia locale e conservare il suo residuo valore, aveva concluso un contratto di affitto di ramo d azienda con un altra società solvibile nell ottica di consentire il reimpiego di parte dei propri addetti. Ma non è stato raggiunto l obiettivo del pagamento dei debiti attraverso la cessione di beni e il realizzo dei crediti. Il curatore nominato è Laura Battistuzzi, adunanza dei creditori per la verifica del passivo fissata il 27 ottobre 2015.

11 Ospedale, infermieri sul piede di guerra (M. Veneto Pordenone) SACILE Il nuovo reparto di Sacile, la struttura polifunzionale integrata, a qualche mese dalla sua apertura fa già discutere. Almeno il mondo delle professioni infermieristiche che reclama un proprio spazio e una professionalità. Prima Rossanna Casadio aveva criticato l affidamento del nuovo reparto a un dirigente infermieristico, poi, commentando una sentenza del Tar del Lazio che aveva bocciato l affidamento di una struttura intermedia a un dirigente infermieristico, Giorgio Siro Carniello aveva spiegato che la direzione del nuovo reparto era affidata a un medico. Sulla questione interviene Susanna Agostini, presidente regionale del Co.Re.APS. (Coordinamento regionale delle associazioni professioni sanitarie). «Non è accettabile afferma che, come accaduto qualche giorno fa, si denunci lo svilimento delle attività oggetto di riorganizzazione, se e quando effettuate da personale di più basso costo rispetto al medico o si rivendichi genericamente il ruolo di gestione al medico, nonostante l alta specializzazione universitaria degli infermieri e delle altre professioni sanitarie. Riguardo la struttura di Sacile poi, il progetto prevede la gestione da parte degli infermieri solo di alcuni posti letto, mentre la gestione della struttura rimarrebbe in carico a un medico». «Gli infermieri e tecnici prosegue hanno tutte le competenze e la professionalità necessarie per ricoprire ruoli organizzativi e gestionali: non comprendiamo quindi il motivo di tanta preoccupazione nei confronti dei nuovi modelli organizzativi che valorizzano le professioni infermieristiche, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione». Sulla questione ritorna anche Luciano Clarizia, presidente del collegio degli infermieri Ipasvi: «La Regione con l ultima legge sul riordino della sanità regionale ha chiaramente deliberato la possibilità di affidare a dirigenti infermieristici la gestione di reparti/servizi che non necessitano di costante presenza della figura medica. Dire che a Sacile non sia possibile applicare quanto previsto dalle normative regionali e soprattutto dal buon senso, é falso e fuori luogo. La sanità moderna prosegue Clarizia ha bisogno di dare risposte diverse, da quanto sino a oggi fatto, ai cittadini e soprattutto mettere in campo dirigenti capaci, preparati e in grado di gestire le esigenze della popolazione, questi possono sicuramente essere reperiti tra quelli infermieristici». E sul caso torna anche la portavoce di Sps: «I sindacati Nursind e Ipsavi conoscono le osservazioni di Anaao- AssoMed ha replicato Rossana Casadio. Non mettono in discussione le competenze: mettono in relazione il carico di nuove responsabilità sul personale a minor costo e risparmio di medici».

12 Scatta l ora del big player : «Despar investirà ancora» (Piccolo Trieste) di Piero Rauber Otto market. Non è l abbinata nome-cognome d un qualche leggendario imprenditore della grande distribuzione in arrivo dalle terre germanofone. È il numero esatto dei supermercati che Aspiag, la società con quartier generale in Austria titolare del brand Despar nella Mitteleuropa, sta per rilevare dalle Cooperative operaie in liquidazione. Quasi un segno del destino, insomma, inspiegabile con le sole leggi dell economia di mercato. C è infatti un nuovo padrone austriaco, un portatore del proverbiale rigore tedesco, per un terzo (e anche qualcosa di più) dello storico patrimonio commerciale delle Coop triestine. Le stesse Coop triestine commissariate per via giudiziaria in coda a una di quelle gestioni che si definiscono altrettanto proverbialmente (ma non nel medesimo senso positivo, considerato che la Procura della Repubblica ha aperto pure un fascicolo per bancarotta) all italiana. Con gli otto negozi presi appunto dalle Operaie, di cui sette in provincia (Teatro romano, piazza San Giovanni, Viale, San Giovanni, Melara, Opicina e Muggia, l ottavo sta a Grado) Despar diventa come annunciato di recente il big player, numericamente parlando, della grande distribuzione a Trieste, con 29 filiali in gestione diretta o indiretta tramite partner associati. Ed è il primo dei tre colossi entrati nel risiko Coop (gli altri due come si sa sono Coop Nordest e Conad) a uscire allo scoperto con un intervista. In questo caso, a parlare - e ad annunciare che non è finita qui, perché all orizzonte potrebbero, anzi dovrebbero esserci altri nuovi investimenti per ulteriori aperture su suolo giuliano - è Mister Despar in persona, il grande capo: Rudolf Staudinger, 59 anni, originario di Schwanenstadt, in Alta Austria. Oltre ad essere il numero uno di Aspiag Service, la concessionaria del marchio Despar per il Nordest italiano, e consigliere d amministrazione della Spar Holding Ag di Salisburgo, Staudinger dal 2014 è anche presidente di Austria Spar International Ag Aspiag, la società di Spar Austria che coordina le attività delle controllate estere in Italia, Slovenia, Croazia e Ungheria. Presidente, quando prenderete effettivamente possesso dei negozi per i quali avete fatto la vostra offerta alle Cooperative operaie? E quando li aprirete? Quante saranno le filiali dirette e quanti, invece, i market associati? Ne prenderemo possesso non appena avremo firmato i contratti dal notaio. Gli otto punti vendita che abbiamo acquistato chiuderanno nel primo week-end di luglio. Poi sarà fatto l inventario. Immediatamente dopo ci metteremo al lavoro per riaprire con l insegna Despar, ritengo l 8 o il 9 di luglio. Tutti questi nuovi punti vendita saranno gestiti direttamente da Aspiag. Per numero di negozi siete diventati il primo player della grande distribuzione a livello provinciale. Perché avete deciso di puntare molto forte su questo mercato territoriale? Quanti sono i vostri dipendenti a Trieste, compresi gli ultimi arrivati oramai ex Operaie? Siamo già fortissimi in provincia di Udine e appena si è presentata l occasione per potenziare la nostra presenza anche a Trieste l abbiamo colta. Una presenza che, vorrei ricordare, è storica. All epoca infatti la famiglia Beltrame aveva portato il marchio Despar nel capoluogo giuliano. Poi siamo arrivati noi. Complessivamente, a livello triestino, ad oggi sono 192 i dipendenti Aspiag, che diventeranno 295 con i 103 nuovi assunti. Inizialmente, cioè nel piano di concordato originario, voi non c'eravate. Nell'ultimo mese siete entrati in gioco chiedendo di comperare una parte degli stessi negozi che erano stati richiesti, in prima battuta, dalle Coop Nordest. Perché? C'entra forse la concomitante crisi delle Coop della Carnia, che ha indotto i potenziali grandi acquirenti a condividere il più possibile gli investimenti in Friuli Venezia Giulia? Non è proprio così. Abbiamo sempre analizzato attentamente la situazione e abbiamo presentato comunque una nostra offerta in primavera. Forse abbiamo lavorato sotto traccia, come è nostra consuetudine. Quanto a CoopCa, abbiamo fatto le nostre offerte in maniera adeguata anche in Carnia, dove siamo già presenti con molti punti vendita. Che differenze devono attendersi le famiglie che solitamente frequentano i market delle Coop operaie da voi acquisiti? Che dire. I nostri clienti potranno trovare tutti i valori Despar, dunque ampiezza dell assortimento, prezzi competitivi e ampia offerta. Sicuramente cortesia e professionalità da parte dei collaboratori, ma anche maggiori orari di apertura. È così che possiamo creare gli ulteriori posti di lavoro annunciati. E i dipendenti? Cosa devono aspettarsi? Ritengo che non cambierà niente, per loro. Lavoreranno sempre 38, 40 ore settimanali, ma come già detto a fronte di

13 maggiori aperture dei punti vendita, e quindi con nuovi posti di lavoro. E saranno rafforzati anche gli altri market già esistenti a Trieste, Muggia e Grado. A proposito. Avete deciso per l appunto di assumere, oltre agli addetti già in servizio nei negozi che andate a rilevare, ulteriori dieci persone. Siete l'unico player, dei tre grandi scesi in campo adesso a Trieste, che aumenta addirittura il numero dei dipendenti. Come va letto questo fatto? Non c è altra chiave di lettura se non che a noi sta a cuore la forza lavoro. Da sempre è uno dei punti di forza di Despar, perché rappresentano il territorio. Noi lavoriamo, quotidianamente, per il benessere e per migliorare l ambiente dove operiamo. Anche per quanto riguarda la scelta dei prodotti da mettere in vendita. A quanto ammonta il vostro investimento sul territorio triestino? Per intanto, al di là dell acquisizione, posso dire che investiremo ancora un paio di milioni per ristrutturare e sistemare proprio alcuni dei punti di vendita ex Coop operaie. Da un punto di vista generale, invece, faccio presente che, per effetto di tale operazione, abbiamo 29 negozi. Questo dato si commenta da solo, ma non è il punto di arrivo. Se ci saranno altre occasioni potremmo incrementare ulteriormente la nostra presenza, ovviamente se ce ne saranno i presupposti. Ma ora pensiamo soprattutto a far partire il prima possibile questi punti vendita, per garantire continuità di servizio ai clienti e fare in modo di creare a tutti i minori disagi possibili. Sì al concordato Coop, Consoli liquidatore Costa meno che in vetrina e già conosce una materia che un altro dovrebbe prendere in mano daccapo. È un usato sicuro insomma quello scelto dal Tribunale civile, che ha nominato l avvocato Maurizio Consoli liquidatore giudiziale dei beni Coop. Colui che era - ed è - l amministratore giudiziario, ovvero il gestore straordinario delle attività delle Cooperative operaie, nonché il responsabile delle trattative intavolate con i players interessati a comprare, diventa infatti anche il commissario deputato a vendere, l uomo col potere di firma davanti al notaio, l incaricato di chiudere le trattative da lui stesso aperte. La seconda investitura tribunalizia di Consoli - non inusuale nelle procedure consorsuali come questa - è uno dei passaggi-chiave del decreto depositato ieri nella cancelleria di Foro Ulpiano con il quale il collegio presieduto dal giudice Arturo Picciotto, e composto dal giudice relatore delegato Daniele Venier e dal giudice a latere Riccardo Merluzzi, ha omologato come da pronostico il piano di concordato preventivo dello stesso Consoli dopo che si era riservato la decisione al termine della relativa udienza di omologa celebrata lo scorso lunedì. È stata dunque dichiarata «improcedibile» l istanza di fallimento formale presentata a metà ottobre dai pm Federico Frezza e Matteo Tripani, da cui era scattato il commissariamento del Cda presieduto da Livio Marchetti ed era partita appunto la procedura consorsuale finalizzata al salvataggio di quanti più posti di lavoro possibili (528 ad oggi, contro 53 esuberi) e di quanti più risparmi dei libretti sociali possibili (l 81,38% secondo il concordato appena omologato). Il «giudizio» sulla «sussistenza dei presupposti di ammissibilità della procedura», si legge proprio nel decreto del Tribunale, «esce addirittura rafforzato agli esiti della procedura competitiva del 3 giugno», ovvero l asta per la vendita di immobili e rami d azienda che si è chiusa con introiti certi per quasi 59 milioni di euro. Secondo il commissario giudiziale terzo, il commercialista di Udine Andrea Bonfini, di cui i giudici hanno tenuto conto, riportando alcuni stralci nel decreto, siamo «indubitabilmente» a «scenari di realizzo più favorevoli rispetto ai flussi stimati in occasione della redazione del piano con possibilità di miglioramento della percentuale di riparto beneficiabile dai creditori», di cui solo l 1,17% ha votato no al piano stesso. Quanto invece alla designazione di Consoli a liquidatore giudiziale, per il Tribunale «è idonea da un lato a ridurre in misura rilevante, le spese di procedura, considerato che il compenso in favore del liquidatore (150mila euro come indicati nel concordato al di là dei 350mila a loro volta ridotti per l amministrazione giudiziaria, ndr) è stato quantificato nel ricorso in misura inferiore a quella minima riconoscibile per legge, e dall altro a consentire di continuare a giovarsi delle conoscenze acquisite dall amministratore giudiziario nel corso della sua complessa e proficua gestione». Oltre a Consoli, il decreto di omologa fa tre nomine per il comitato dei creditori, chiamato ad autorizzare le vendite del liquidatore. Ne faranno parte Caterina Di Benedetto Caiaffa del Comitato di tutela soci Coop nato dopo

14 il blocco dei libretti Ccfs, auspicata dallo stesso Consoli, la Prandi Comunicazione & Marketing che già collaborava con l amministratore giudiziario per la parte commerciale, e soprattutto il Consorzio cooperativo finanziario per lo sviluppo di Reggio Emilia, il braccio del sistema delle cooperative rosse che fa capo alle Nordest e che nel 2014 aveva prestato sette milioni alle Operaie presiedute ancora da Marchetti per evitare il tracollo della liquidità: aveva: «una garanzia ipotecaria su immobili» alle Torri più «una garanzia pignoratizia su quote di Folium Srl», la controllata immobiliare delle Operaie, ma vi ha rinunciato diventando «creditore chirografario» semplice poiché, nel frattempo, erano iniziate le trattative di vendita. La scaletta dei cambi d insegna a Trieste prevede questo sabato la chiusura dei negozi destinati proprio alle Coop Nordest. Seguirà quella dei market prenotati dagli autoimprenditori il sabato successivo e infine quella dei futuri Conad e Despar nel primo fine settimana di luglio.(pi.ra.) Provincia, la giunta sdogana la centrale a biomasse (Piccolo Gorizia-Monfalcone) di Francesco Fain Striscioni, raccolte di firme, cortei, azioni di moral suasion. Hanno tentato di tutto per invertire una rotta che era ormai segnata. Ma i componenti del coordinamento Nobiomasse non ce l hanno fatta. Ieri pomeriggio, è arrivato il (prevedibilissimo) disco verde da parte della giunta provinciale alla realizzazione della contestata centrale a biomasse in via Trieste. Ma a tre condizioni stringenti: il rispetto dell impegno da parte del proponente (Enrico Roitz della Rail Services srl) di realizzare almeno 2/3 degli interventi di teleriscaldamento proposti o di altri impianti, sempre di teleriscaldamento, di pari vantaggi ambientali; l utilizzo di biomassa legnosa proveniente da cippato prodotto esclusivamente da legno filiera corta e certificata; il rispetto delle prescrizioni con particolare attenzione a quelle di controllo e monitoraggio delle varie forme di emissione. Richieste che, grossomodo, erano state espresse dai consiglieri comunali contrari alla realizzazione dell impianto e, in parte, anche dal coordinamento Nobiomasse. Ma l approvazione non è stata quella che si potrebbe definire una passeggiata di salute. Perché era comprensibilmente difficile dare il via libera a una realizzazione così contestata e, in molti casi, apertamente osteggiata. Alla fine, però, il sì è arrivato anche se non c è stata unanimità. Tutti hanno votato favorevolmente meno l assessore provinciale ai Lavori pubblici (espressione dell Italia dei valori) Donatella Gironcoli. Per motivare il suo no si è affidata a un breve testo scritto che riportiamo, in parte, nell articolo a fianco. Nella delibera si ricorda, altresì, che Roitz si è impegnato «a realizzare a spese proprie almeno due impianti di teleriscaldamento in contemporanea alla realizzazione dell impianto in questione: ciò apporterà significativi benefici ambientali che deriveranno dallo sfruttamento del calore generato dagli impianti, che consentirà lo spegnimento di una capacità termica equivalente alimentata a fonti energetiche convenzionali». Il commento di Enrico Gherghetta? Il presidente tradisce grande sicurezza e smorza i prevedibili mal di pancia che susciterà la decisione della giunta provinciale. Partiamo dalla Gironcoli: il suo no comporterà il suo allontamento? «Non siamo mica in una caserma. Ho capito e rispetto le sue difficoltà a votare la delibera. Resta al suo posto, ci mancherebbe altro». Continua Gherghetta: «Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Siamo stati molto severi perché le condizioni imposte, se non rispettate, porteranno all annullamento dell autorizzazione. Ai cittadini che contestano dico che avevano tutto il diritto di partecipare alla Conferenza dei servizi ma non ne hanno mai fatto richiesta. La centrale a biomasse sarà un impianto fortemente innovativo».

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