La riduzione della quota di mercato dell Italia nel commercio mondiale

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1 Import/export La riduzione della quota di mercato dell Italia nel commercio mondiale di Alfonso Ghini (*) Un analisi della situazione di importazione ed esportazione dei paesi più importanti, mette in luce la diminuzione delle quote italiane e illustra, settore per settore, i flussi di interscambio. Nonostante il perdurare di fattori che influiscono negativamente (talora, però, con un rovescio della medaglia positivo), come i conflitti armati ed i contrasti di varia natura, il «mondo cammina», secondo un espressione che ricorre frequentemente, come è attestato dal progressivo sviluppo del commercio mondiale e dall entità degli scambi realizzati. L intensificazione dei rapporti con soggetti «oltre frontiera» è largamente favorita dagli straordinari progressi delle tecnologie delle comunicazioni, che conducono all ampliamento delle conoscenze su mercati, su opportunità di affari, su operatori economici con cui colloquiare, trattare e concludere contratti. Elementi favorevoli si hanno nell aumento del potere di acquisto di paesi in via di sviluppo, nel miglioramento dell offerta di prodotti per effetto della ricerca, nello sviluppo dei trasporti su scala internazionale. La consultazione dell Annuario statistico italiano 2004, pubblicato dall Istituto nazionale di statistica, dalle notevoli dimensioni (circa 800 pagine), permette di formarsi un idea precisa sulle proporzioni assunte in un comparto molto importante della pacifica convivenza fra i popoli. Si rileva, innanzitutto, che nel corso del 2003 il commercio su scala mondiale ha registrato un incremento di valore del 17,2%. Questo è il risultato di stime definite preliminari, ma, attraverso l affinamento delle rilevazioni, i possibili cambiamenti saranno all insù. L incremento ora indicato è dovuto al concorso di due componenti e cioè: un aumento dei valori medi unitari (+ 11,6%); un incremento dei volumi scambiati (+ 5,2%). L evoluzione verificatasi nel decennio chiuso il 31 dicembre 2003 (con talune cedenze) viene rappresentata nella tavola 1. Si osserva che le cedenze sono dovute in genere ai valori medi unitari (nel 1998 e nel 1999, ove però vi è stata una leggera contrazione per i volumi). Nel contesto del commercio mondiale, così quantificato, la quota dell Italia dell anno 2002 è rappresentata dal 4,2%. Si è verificata una riduzione intorno al 20%, giacché nell anno 2002 la quota del nostro paese è stata pari al 5,1%. Vale la pena di approfondire la tematica che ci riguarda direttamente. L interscambio e le quote dell Italia La bilancia commerciale del nostro paese, come si rileva dalle statistiche dell Istat ora disponibili, ha conseguito nel Nota: (*) Dottore commercialista in Milano 11

2 2003 un saldo attivo di milioni di euro, di gran lunga inferiore a quello registrato nel 2002 (7.838 milioni). Sia per le esportazioni che per le importazioni si è rilevata una flessione, pari, rispettivamente, a -4,0% e a -1,6%. I valori assoluti (in milioni di euro) sono indicati nella tavola 2 e mostrano un calo generale. Le esportazioni, che avevano Dal lato delle esportazioni, per l uno e avuto uno slancio nel 1994 e nel 1995, si sono andate indebolendo in seguito, salva la ripresa del quota di mercato per l altro anno, la dell Italia è pari al ritmo manifestatosi nel 2000, ma 4,0%. Questo risultato deriva dal rap- non confermata nel tempo. porto tra il valore delle esportazioni italiane e le esportazioni mondiali, espresso in dollari. I maggiori contributi positivi al saldo complessivo, per quanto concerne le aree geografiche, sono giunti: dall America settentrionale ( milioni di euro); dagli altri paesi europei (+ 2,703 milioni di euro); dal Medio Oriente ( milioni di euro); dall Europa centro-orientale ( milioni di euro); dall America centro-meridionale ( milioni di euro). A ridimensionare l avanzo commerciale favorevole hanno contribuito i saldi negativi nei riguardi: dell Unione europea ( milioni di euro); dell Africa settentrionale ( milioni di euro); dell Asia orientale ( milioni di euro). Pesa in modo considerevole, per l area dell Ue, il saldo negativo dei paesi Uem ( milioni di euro). Tra il 1994 e il 2003 si sono verificate notevoli oscillazioni sia per le esportazioni che per le importazioni, come è evidenziato dal prospetto delle variazioni percentuali indicate nella tavola 3. Le esportazioni, che avevano avuto uno slancio nel 1994 e nel 1995, si sono andate indebolendo in seguito, salva la ripresa del ritmo manifestatosi nel 2000, ma non confermata nel tempo. È da tenere presente, peraltro, che la quota di mercato, negli anni trascorsi, si è collocata fra il 4 ed il 5% (per il consueto rapporto tra valori delle esportazioni italiane ed esportazioni mondiali, valori espressi in dollari Usa). L attenzione verso l andamento delle esportazioni italiane, come si vede, è costante. Le esportazioni e le importazioni per paese Germania, Francia e Stati Uniti d America si riconfermano Tavola 1 - Evoluzione del Commercio mondiale nel decennio Anno Valori (in miliardi di dollari) Tavola 2 - Valori assoluti import-export per l Italia Anno Export Import

3 come principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali con quote pari, rispettivamente, al 13, 12,3 e 8,5%. Rispetto al 2002, gli incrementi più significativi in termine di valore si sono registrati nelle esportazioni verso l Argentina (+38,6%), la Nigeria (+18,0%), la Repubblica Ceca (+16,2%) e la Turchia (+16,0%). Viene il sospetto che parte degli incrementi siano da rapportare a particolari circostanze non propriamente commerciali, come i crediti all esportazione, l acquisizione di clienti non serviti da altri operatori, la maggiore forza contrattuale di determinati operatori rispetto ad altri. Sempre in tema di esportazioni, ai tre paesi principali sopra ricordati, seguono: Spagna e Regno Unito, rispettivamente per e per milioni di euro; Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Grecia e Turchia, per valori paese compresi fra e milioni di euro; Polonia, Giappone, Romania, Cina, Federazione di Russia, Portogallo, Ungheria, Hong Kong e Svezia per valori decrescenti da a milioni di euro. Meraviglia la relativamente scarsa attività esportatrice verso vasti mercati, come Cina e Russia, prova evidente dell intensa attività di paesi concorrenti. I valori del 2003 rispetto a quelli del 2002 sono inferiori, sempre per le esportazioni, relativamente a 13 dei paesi sin qui menzionati, fra cui i primi tre nella graduatoria. Sono sette, invece, i paesi per i quali si è registrato un incremento dei valori. Per quanto concerne le importazioni, di cui pure occorre occuparsi, i primi paesi in graduatoria sono Germania e Francia, rispettivamente con e milioni di euro, cui seguono Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Belgio e Stati Uniti con valori singoli superiori a milioni di euro. Con valori inferiori, ma non meno di milioni di euro, si incontrano Cina, Svizzera, Federazione Meraviglia la relativamente scarsa attività esportatrice verso vasti Russa, Austria, Giappone, Libia e mercati, come Cina e Russia, Algeria. Invece Irlanda, Romania, vità di paesi concorrenti. prova evidente dell intensa atti- Svizzera, Turchia, Polonia e Corea del Sud hanno valori più bassi (l ultimo è di milioni di euro). Dei 20 paesi menzionati: 10 hanno fornito meno dell anno precedente (maggiore riduzione: Stati Uniti); 10 hanno fornito più ampiamente del 2002 (maggiore aumento: Cina). Le aree geografiche investite dagli scambi Avendo riguardo alle aree geografiche, dalle statistiche dell Istat si rileva che per le esportazioni, i principali mercati sono costituiti dall Unione europea (53,5%), dall Europa centro-orientale (10,9%), dall America settentrionale (9,4%) e dall Asia orientale (6,9%). Per le importazioni, le aree maggiormente interessate sono l Unione europea (56,9%), l Europa centro-orientale (10,2%), l Asia orientale (8,9%) e gli altri paesi europei (5,7%). Tavola 3 - Variazioni percentuali dell import-export Anno Export Import ,7 16, ,7 23, ,0-4, ,2 11, ,2 5, ,4 5, ,8 24, ,8 2, ,4-1, ,0-1,6 13

4 Sono stati formati raggruppamenti di paesi con la costituzione delle aree seguenti: Unione europea; Europa centro-orientale; altri paesi europei; Africa settentrionale; altri paesi africani; America settentrionale; America centro-meridionale; Medio Oriente; Asia centrale; Asia orientale; Oceania e altri territori. Le attività economiche operanti con l estero Per quanto riguarda i principali raggruppamenti di merci per attività economica, significativi saldi attivi si riscontrano per le macchine e gli apparecchi meccanici ( milioni di euro), i prodotti dell industria tessile e dell abbigliamento ( milioni di euro), gli altri prodotti delle industrie manifatturiere ( milioni di euro), il cuoio e i prodotti in cuoio, pelli e similari ( milioni di euro). Saldi negativi, invece, si hanno principalmente per i minerali energetici ( milioni di euro), i mezzi di trasporto ( milioni di euro), le macchine elettriche e le apparecchiature elettriche, elettroniche e ottiche ( milioni di euro), i prodotti chimici e le fibre sintetiche e artificiali ( milioni di euro), i prodotti dell agricoltura, della caccia e della silvicoltura ( milioni di euro) e i prodotti alimentari, bevande e tabacco ( milioni di euro). La graduatoria secondo le esportazioni, per attività economica, è la seguente: autoveicoli; parti ed accessori per autoveicoli e loro motori; medicinali e preparati farmaceutici; calzature; altre macchine per impieghi speciali (compresi parti e accessori); elettrodomestici; altri indumenti esterni; altre macchine di impiego generale; prodotti petroliferi raffinati; pompe, compressori e sistemi idraulici. Può meravigliare l assenza - in tale graduatoria - dei prodotti alimentari o, comunque, connessi alle attività agricole. È risaputo che, per le calzature (punto di forza dell industria italiana), la riduzione è da attribuire ai fenomeni congiunti della concorrenza asiatica e delle delocalizzazioni. Dei dieci settori economici contemplati cinque hanno avuto aumenti e cinque diminuzioni nei valori. Se la maggiore diminuzione si è avuta per le calzature, il maggiore aumento ha riguardato i prodotti petroliferi raffinati. Per quanto riguarda, le esportazioni, le principali tipologie di merci esportate sono stati gli autoveicoli e le parti e accessori per autoveicoli e loro motori: entrambe hanno segnato nel 2003 un aumento pari, rispettivamente, all 1,1 e al 4,5%. Per quanto riguarda invece le importazioni, le principali tipologie di merci movimentate sono state gli autoveicoli, con un incremento dell 1,5% rispetto all anno precedente e il petrolio greggio e gas naturale, con un incremento pari al 6,7%. La graduatoria secondo le importazioni, considerando i valori assoluti in migliaia di euro, viene riportata qui sotto: autoveicoli; petrolio greggio e gas naturale; prodotti della siderurgia; medicinali e preparati farmaceutici; computer, sistemi ed altre apparecchiature per l informatica; altri prodotti chimici di base organici; materie plastiche in forme primarie; parti ed accessori per autoveicoli e loro motori; prodotti petroliferi raffinati; apparecchi trasmittenti per la radiodiffusione e la televisione; apparecchi per la telefonia. Cinque comparti sono in discesa e cinque in salita. La maggiore discesa si è avuta per l ultima categoria dell elenco suddetto (-21,3%), mentre la maggiore ascesa è quella del petrolio greggio e del gas naturale (+21,2%). L esame della composizione dei flussi di interscambio per i principali raggruppamenti di merci associati alle attività economiche evidenzia il notevole peso, nella struttura delle esportazioni, delle macchine e degli apparecchi meccanici (20,2%), dei mezzi di trasporto (11,1%), dei 14

5 prodotti chimici delle fibre sintetiche e artificiali (10,0%), dei prodotti dell industria tessile e dell abbigliamento (9,9%), delle macchine elettriche e delle apparecchiature elettriche, elettroniche e ottiche (9,0%). Per le importazioni, quote significative si riscontrano per i mezzi di trasporto (15,0%), i prodotti chimici e le fibre sintetiche e artificiali (13,7%), le macchine elettriche e le apparecchiature elettriche, elettroniche e ottiche (12,8%), i minerali energetici e non energetici (10,7%) e i metalli e prodotti in metallo (9,1%). La presenza italiana nei paesi extra Ue I paesi non appartenenti all Unione europea, nel 2003, hanno partecipato largamente all interscambio dell Italia. Si osservino i seguenti dati: 46,5% del totale delle esportazioni; 43,1% del totale delle importazioni. Per le esportazioni si evidenzia la prevalenza dell euro con una quota percentuale pari al 70,3% del totale degli scambi. L euro è stato impiegato con intensità maggiore nei confronti degli altri paesi europei, della Russia, dei paesi Efta e della Turchia. Per le importazioni l euro è stato accettato in pagamento per una quota pari al 49,0% del valore complessivo degli acquisti dall estero e risulta essere la divisa più usata nel 2003 per gli acquisti sui mercati terzi (precedentemente il dollaro era la valuta più usata). Le imprese esportatrici (dati del 2002) sono attive per il 54,5% nelle attività manifatturiere e danno conto dell 84,5% del valore complessivo delle esportazioni, per il 37,0% nel commercio e per l 8,6% nelle altre attività economiche. La quota delle imprese esportatrici sul totale delle imprese attive cresce all aumentare della dimensione di impresa, espressa in termini di addetti. Per la classe di 500 ed oltre addetti si hanno 938 imprese con esportazioni pari a milioni di euro (quasi 1/3 del totale). Avuto riguardo alla provenienza territoriale delle merci si evidenzia come, nel corso del 2003, il 41,6% delle esportazioni abbia avuto origine dalle regioni nord-occidentali dell Italia, il 31,2% da quelle nord-orientali, il 16,1% dalle regioni centrali e il 10,7% dal Mezzogiorno. Il 72,8% proviene dall Italia settentrionale; a rigore, in futuro, i maggiori tassi incrementali dovrebbero riguardare il Centro ed il Mezzogiorno, in presenza di un attività necessariamente più intensa, che ha, come punto di partenza, livelli raggiunti più contenuti. L analisi degli operatori del commercio estero Nell arco di tempo è pressoché stazionario il numero degli operatori economici italiani del commercio estero ( nel 1998; nel 2003). Considerando la distribuzione per classi di fatturato di tali operatori si evidenzia un elevata concentrazione ( operatori) nella classe inferiore di fatturato all export (fino a 75 mila euro) con un contributo al valore complessivo delle esportazioni inferiore all 1,0%. Sono gli operatori compresi nelle classi di fatturato superiori a 15 milioni di euro, i quali realizzano il 61,5% delle vendite sui mercati esteri. Il 43,9% degli operatori esporta merci verso un unico mercato e poco più del 15,0% opera su oltre dieci mercati. 15

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