Lisdha news. L eredita di daniela. ottobre-dicembre Trimestrale di informazione sul mondo dell handicap e della solidarietà

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1 Lisdha news Trimestrale di informazione sul mondo dell handicap e della solidarietà Tanti sconti per muoversi in libertà Da vicino nessuno è normale Per scegliere la carrozzina giusta Anno XVII XVn. 63 L eredita di daniela ottobre-dicembre 2009 Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1, comma 2, DCB (VARESE) - Taxe perçue In caso di mancato recapito si prega di rispedire alla redazione: Varese - Via Proserpio 13 - che si impegna a pagare la relativa tassa

2 SOMMARIO Detto fra noi In fondo al tunnel ci aspetta la luce 3 Tra le righe Un nuovo popolo 4 L Avvocato risponde Ingresso gratis agli spettacoli 6 L Esperto risponde Automatizzare la tenda da sole 8 Attualità Da vicino nessuno è normale 10 Per colf e badanti arrivano i buoni lavoro 12 All'Inps le nuove domande di invalidità 13 Daniela Zanetta verso la beatificazione 14 Soleluna Belli dentro... e belli fuori 19 Fisco Tanti sconti per muoversi in libertà 20 Psicologia Vedere con la mente 24 Mobilità Per scegliere la carrozzina giusta 26 Un auto multiadattata per ottenere la patente speciale 29 Il patrocinio? Solo a eventi accessibili 29 Segnalazioni Non spetta ai familiari pagare la retta 30 Un futuro adulto per la persona down 30 Vita da dentro Fame di 31 Ritardata o mancata consegna LISDHA NEWS Alcuni abbonati ci segnalano la ritardata o addirittura la mancata consegna di alcuni numeri del Lisdha news (che esce, lo ricordiamo, nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre) a causa di disguidi postali. In caso di mancata consegna vi preghiamo di contattarci ai numeri , , o inviarci una mail all'indirizzo: Provvederemo immediatamente ad un nuovo invio della rivista. LISDHA NEWS Direttore Editoriale Fabrizio Chianelli Direttore Responsabile Marcella Codini Hanno collaborato a questo numero Laura Belloni Bruno Biasci Ennio Codini Carlo Alberto Coletto Giovanni D Angiò Daniela Della Bosca Francesco Gentile Emanuela Giuliani Giuseppe Giuliani Paola Ottobre Alma Pizzi Arianna Recco Anno XVII - Numero 63 - Ottobre-Dicembre 2009 Redazione e amministrazione via Proserpio Varese tel. 0332/499854, 0332/225543; 348/ fax 0332/ Il sito internet è offerto da Weblink Servizi Telematici, vicolo San Michele 2/a, Varese. Grafica e impaginazione Emmevi Grafica (Va) Stampa Litografia Stephan Germignaga (Va) Controlla sull etichetta la scadenza del tuo abbonamento Autorizzazione Tribunale di Varese n. 624 del 19/2/1992 Come ricevere la rivista Per ricevere Lisdha News occorre versare un contributo minimo annuo di 15 euro sul ccp n intestato a Associazione Il Girasole onlus - Lisdha News. Per chi paga tramite bonifico l IBAN è: IT77M L Associazione Il Girasole, Editore della rivista Lisdha News, è iscritta alla sezione provinciale delle Associazioni di Volontariato, pertanto è onlus di diritto. I versamenti effettuati a favore dell Associazione possono essere detratti in sede di dichiarazione dei redditi. Consigliamo pertanto di conservare le ricevute dei versamenti effettuati. In ottemperanza alla Legge 675/96 La informiamo che il Suo nominativo compare nella banca dati dell'associazione Il Girasole, editore di "Lisdha news" e viene utilizzato per l'invio del periodico e di eventuale altro materiale informativo. Ai sensi dell'art. 13 l. 675/96 potrà, in ogni momento, avere accesso ai dati, chiederne la modifica o la cancellazione scrivendo a: Il Girasole, via Proserpio 13, Varese. 2 - LISDHA NEWS

3 DETTO FRA NOI di Laura Belloni Stefano Giuliani IN FONDO AL TUNNEL CI ASPETTA LA LUCE Interroghiamoci e pratichiamo la giustizia. N LUGLIO-SETTEMBRE 2009 La crisi non è finita - lo ha affermato il presidente Napolitano al Meeting sull economia di Cernobbio - ed è destinata a provocare serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi. È necessario - ha aggiunto - bloccare il rischio di un ritorno a pratiche che hanno causato la crisi finanziaria. L incertezza spaventa, ma potremmo cercare di capire dove abbiamo sbagliato e che cosa dobbiamo cambiare anche nel nostro quotidiano; forse il racconto che mi hanno inviato potrà aiutarci a scoprire una via d uscita. «C era una volta un punto interrogativo. Era molto grazioso e come tutti i punti interrogativi aveva l aria molto intelligente. Da un po di tempo, però, girava per il paese sconsolato, amareggiato, deluso e depresso. Apparentemente nessuno lo voleva più. Tutti ricorrevano con sempre maggiore frequenza al suo nemico acerrimo: il punto esclamativo. Tutti gridavano: Avanti! Fermi! Muoviti! Togliti dai piedi!. Il punto esclamativo è tipico dei prepotenti e ormai i prepotenti dominano il mondo. Anche per le strade e le vie cittadine dove un tempo il punto interrogativo si sentiva un re, non c era più nessuno che chiedeva: Come stai?, sostituito da Ehilà!. Non c era più nessuno che fermava l auto, abbassava il finestrino e chiedeva: Per favore, vado bene per Bergamo?. Ora, usavano tutti il navigatore satellitare che impartisce gli ordini con decisione: Alla prima uscita svoltare a destra!. Stanco di girovagare, si rifugiò in una famiglia. I bambini hanno sempre amato i punti interrogativi. Ma anche là trovò un padre e un figlio adolescente che duellavano tutto il giorno con i punti esclamativi. Non mi ascolti mai!. Non m importa che cosa pensi! Qui comando io!. Basta! Me ne vado per sempre!. Alla fine il padre era spossato e deluso, il figlio mortificato e scoraggiato, quindi aggressivo. E soffrivano perché non c è niente di più lacerante che essere vicini fisicamente e lontani spiritualmente. Il punto interrogativo si appostò sotto il lampadario e alla prima occasione entrò in azione. Accigliato e con i pugni chiusi, il padre era pronto allo scontro, ma dalla sua bocca uscì un: Che ne pensi? che stupì anche lui. Il figlio tacque sorpreso. Davvero lo vuoi sapere, papà?. Il padre annuì. Parlarono. Alla fine dissero quasi all unisono: Mi vuoi ancora bene?. Il punto interrogativo, felice, faceva le capriole sopra il lampadario. Il punto interrogativo non è arrogante, ma rispettoso della libertà e della responsabilità dell altro. Anche la Bibbia è piena di punti interrogativi: Adamo dove sei?, Caino, dov è tuo fratello?, Volete andarvene anche voi?" Pietro, mi ami?"». Interroghiamoci, dunque, sostituendo il nostro nome a quello di Adamo, Caino... Laura, dove sei, che stai facendo nelle tue giornate? Don Cesare, il parroco che per vent anni ha guidato la nostra Comunità e che ha compiuto recentemente ottanta anni ci ha chiesto: Mettete giorni alla vostra vita, tirando a campare, o vita ai vostri giorni? Non limitiamoci a piagnucolare sulle comodità perdute, ma torniamo ad essere creativi, giovani, nonostante l età. Seguiamo l invito del profeta: «In quei giorni. Isaia parlò, dicendo: / In noi sarà infuso uno spirito dall alto; / allora il deserto diventerà un giardino / e il giardino sarà considerato una selva. / Nel deserto prenderà dimora il diritto / e la giustizia regnerà nel giardino. / Praticare la giustizia darà pace, / onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. / Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, / in abitazioni tranquille, / in luoghi sicuri, / anche se la selva cadrà / e la città sarà sprofondata. / Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli / e lascerete in libertà buoi e asini. In fondo al tunnel ci aspetta la Luce! E' un punto esclamativo, ma quando ci vuole LISDHA NEWS - 3

4 TRA LE RIGHE di Ennio Codini UN NUOVO POPOLO La popolazione appare sempre più eterogenea. Viviamo e vivremo in un paese costituito da un infinità di minoranze. Il buon tempo antico fatto di un popolo accomunato da una stessa cultura non può tornare. Dobbiamo trovare modi per stare insieme pur essendo diversi. In settembre è iniziata l ennesima sanatoria per gli immigrati senza permesso di soggiorno. Di una sanatoria si possono pensare tante cose. Quel che è certo è che centinaia di migliaia di stranieri passeranno da residenti precari a residenti stabili. L esperienza ci dice infatti che una volta ottenuto il permesso difficilmente l immigrato ritorna in patria. E questi nuovi residenti stabili hanno un tratto comune: sono diversi dall italiano medio (qualunque cosa si intenda per italiano medio). Quest estate si è molto parlato dei barconi pieni di migranti respinti nel Mediterraneo. Qualcuno pensa che finalmente si è bloccato l afflusso di stranieri. Ma non è così. Ogni mese continuano ad entrare migliaia di immigrati (alcuni clandestinamente, altri per ricongiungimento familiare, altri ancora con visto turistico). Quasi tutti diventeranno residenti stabili, anche quelli senza permesso di soggiorno prima o poi in qualche modo se lo procureranno. Ma come sono questi nuovi residenti? Sono come quelli che beneficiano della sanatoria: diversi dall italiano medio. E tutti questi nuovi residenti stabili vanno ad aggiungersi ai milioni di stranieri che sono già qui da qualche anno e che mostrano di conservare nel tempo, almeno in una qualche misura, la loro diversità. E gli italiani? Mi capita a volte di leggere vecchie pagine dove si parla di nazione e di italiani e si descrive quelli che sono o dovrebbero essere i tratti del popolo italiano. Si parla spesso di una fede o comunque di una tradizione religiosa comune (ovviamente quella cattolica). Si parla più in generale di una cultura comune fatta di valori e stili di vita condivisi specie con riguardo alle alternative più rilevanti sul piano etico. Si parla poi quasi sempre del rapporto con una storia comune nel senso che ci dovrebbero essere eventi storici chiave interpretati da tutti allo stesso modo e in quanto tali generatori di identità. Ma che cosa vediamo oggi? Non solo i cattolici praticanti sono una minoranza ma lo stile di vita cattolico non è più maggioritario. I matrimoni civili, ad esempio, in molti territori sono ormai più frequenti di quelli religiosi. Però non c è un nuovo stile condiviso; semplicemente, mentre prima quasi tutti si sposavano in chiesa adesso alcuni si sposano in chiesa, altri si sposano in comune, altri adottano in via stabile la via della convivenza (e altri ancora, assai più che in passato, decidono di vivere da single). E quale sarebbe l evento storico riconosciuto come fondamento dell identità italiana? La Resistenza da molti di quanti hanno vissuto quegli anni è sentita ancora in termini di contrasto noi, loro, gli uni contro gli altri mentre i giovani la vedono come un evento lontano. Quanto al Risorgimento, poi, si scontrano ormai da anni due opposte interpretazioni: a quella classica che parla di un unificazione-liberazione rispondente ai desideri di un popolo da tempo diviso e oppresso se ne contrappone un altra ormai diffusa che parla di conquista, di oppressione-repressione, di unificazione coatta. Qualcuno sembra credere che staremmo vivendo semplicemente un drammatico passaggio dove a un vecchio popolo, quello degli italiani, indebolito dal declino demografico e incapace di frenare l invasione straniera se ne starebbe sostituendo un altro costituito appunto dagli stranieri immigrati. Ma è un idea assurda. I dati ci dicono che in Italia ci sono all incirca 700 mila rumeni, 500 mila albanesi, 400 mila marocchini, 200 mila cinesi, 200 mila ucraini, 100 mila ecuadoregni, 100 mila egiziani, 100 mila filippini, 100 mila indiani, 100 mila macedoni, 100 mila moldavi, 100 mila peruviani, 100 mila polacchi, 100 mila senegalesi, 100 mila tunisini, più una miriade di gruppi nazionali minori. Dov è il nuovo popolo straniero? Immaginiamo pure che ogni gruppo nazionale sia compatto come il popolo italiano di cui parlano i vecchi libri (il che non è). In ogni caso, se anche il numero degli stranieri dovesse crescere di molto si tratterebbe comunque di un insieme estremamente eterogeneo di gruppi nazionali accomunati solo da un non, dal non essere

5 figli di italiani perché al di là di questo un rumeno si sente più simile a un italiano che non a un cinese o a un indiano e un marocchino può forse sentirsi simile a un egiziano o a un tunisino ma non ha proprio nulla a che spartire con un polacco o un ucraino. Dov è il nuovo popolo? Anche ragionando in termini di religione la situazione non cambia. I tanto temuti islamici sono a mala pena un terzo di tutti gli stranieri e per molti di essi l islam è come il cristianesimo per molti battezzati, a mala pena un vago sentire. Quella che emerge è una popolazione sempre più eterogenea dove non solo ci sono molte differenze ma non emerge un gruppo maggioritario, centrale omogeneo. Di più: che si guardi al modo di vestire o ai gusti alimentari, alle idee religiose o alla concezione della famiglia o all idea di patria si vedono solo minoranze. Le donne velate sono minoranza come le ragazze con il piercing; i cattolici praticanti sono minoranza come i mussulmani e come gli atei; e fra qualche anno gli sposati in chiesa saranno minoranza come gli sposati in comune e come i conviventi. In tale contesto a livello di partiti solo la Lega Nord ha avuto il coraggio e la lungimiranza di porsi il problema del popolo. Lo ha fatto soprattutto con riguardo ai problemi posti dall immigrazione, ma l approccio potrebbe ben valere anche a proposito della crescente eterogeneità degli italiani. Che cosa propone la Lega? L approccio è ben definito. Di fronte alla crescente eterogeneità bisogna seguire due vie complementari. Anzitutto, recuperare il più possibile la tradizione, intesa come l insieme di quegli stili di vita locali che caratterizzavano le nostre città e i nostri paesi fino a una cinquantina di anni fa, dando vita ad un mondo che oggi molti vedono come bello e rassicurante. In tale contesto assume un ruolo emblematico l azione insistente per un recupero dei dialetti. Inoltre, combattere ostinatamente ciò che più appare lontano dalla tradizione. Si pensi all azione di contrasto continua nei confronti delle moschee e delle donne velate, ossia di due elementi visivamente in contrasto, più di altri, con l immagine tradizionale dei nostri centri abitati. C è una logica in tale approccio; e non sempre le critiche feroci di cui è oggetto sono giustificate. Però non è una risposta adeguata. Ma anzitutto: qual è esattamente il problema? Bisogna partire da due dati. 1) L eterogeneità che caratterizza in modo crescente la nostra società non può essere superata per lo meno del breve, medio periodo. Per quel che riguarda gli italiani, essa nasce dalla rivoluzione industriale, dall istruzione di massa, dalla crisi del cristianesimo. Non è perciò con tutta evidenza qualche cosa che possa prevedibilmente essere superato in qualche decennio. Per quel che riguarda gli stranieri, poi, la storia e l esperienza in questi anni dei paesi che prima del nostro hanno vissuto l immigrazione di massa ci mostrano che i modi di pensare degli immigrati cambiano, certo, ma nel complesso cambiano lentamente e, o parzialmente e si trasmettono in parte da una generazione all altra. 2) L eterogeneità del popolo di per sé non è un male. Dall antica Roma fino agli odierni Stati Uniti la storia propone un infinità di esempi di compagini eterogenee e di successo. Il successo però presuppone che si trovi un modo per far vivere insieme e collaborare individui e gruppi assai diversi. Se le cose stanno così, ecco che l approccio della Lega si rivela inadeguato. Proponendo il recupero della tradizione si propone in buona misura un sogno, non un progetto fattibile. Il dialetto, per fare un esempio classico, non tornerà come linguaggio corrente delle comunità locali. Anche quello di un Italia senza moschee è un sogno impossibile. Si può non essere contenti del veder sorgere moschee ma che questo avvenga è inevitabile. Di più, la lotta contro le moschee, come altre lotte in difesa della tradizione e contro l eterogeneità, rischia di far venir meno quello di cui invece c è più bisogno. Che cosa serve infatti per far vivere insieme e collaborare individui e gruppi assai diversi? La storia ce lo mostra bene: servono, anzitutto, buone leggi che facciano sentire ogni individuo e ogni gruppo rispettato nella sua diversità e con pari possibilità di accesso ai beni che consentono di sviluppare le proprie potenzialità e perseguire i propri sogni. E questo il segreto del famoso passaggio d apertura della dichiarazione d indipendenza americana dove si riconosce che tutti gli uomini sono uguali e con uguali diritti promuovendo le leggi per tutti allo stesso modo il sogno della felicità. Se ci sono simili leggi, il popolo le riconosce come tali e si sviluppa allora nei diversi, che pure restano tali, quel sentimento di appartenenza, quell amore per la comunità che rende solidali e patrioti laddove la patria è, appunto, anzitutto una comunità retta da leggi giuste che rispettano e sostengono tutti ( patriottismo costituzionale lo definisce Habermas). Dovremmo riscoprire in quest ottica la Costituzione e, per quel che occorre, trovare nuovi modi per interpretarla, a partire dal principio di eguaglianza. Dovremmo rivedere la disciplina della cittadinanza trasformandola da una serie di ostacoli formali e oscurità burocratiche in qualche cosa che rappresenti il manifesto del legame che deve unire il nuovo popolo che si va formando. E amaro constatare che a queste cosa sembra non pensare nessuno. LISDHA NEWS - 5

6 L AVVOCATO RISPONDE a cura dell Avvocato Fabrizio Chianelli INGRESSO GRATIS AGLI SPETTACOLI Non c è una legge che dispone l accesso gratuito dei disabili o dei loro accompagnatori agli spettacoli, ma spesso gli organizzatori lo prevedono. Vorrei sapere se ci sono delle leggi o delle disposizioni che regolamentano il pagamento di biglietti di ingresso da parte degli accompagnatori di persone disabili per manifestazioni di vario genere? So infatti che molto spesso gli accompagnatori hanno uno sconto se non l'ingresso completamente gratuito. M.L.N. Ad oggi non esiste alcuna norma che preveda l'accesso gratuito dei disabili agli spettacoli. Le agevolazioni o le esenzioni dal pagamento dei biglietti di ingresso a parchi, cinema, teatri, concerti o eventi sportivi non sono previste per legge e quindi l'unica "regolamentazione" è fissata dal gestore. Conseguentemente la disabilità dà diritto alla presenza di uno spazio accessibile ma non ancora all'accesso gratuito. Nondimeno si è stabilita un'apprezzabile consuetudine secondo la quale gli organizzatori di spettacoli riservano un certo numero di ingressi gratuiti o a prezzi ridotti per i disabili e per i loro accompagnatori. La logica che sta alla base di questa agevolazione è la seguente: il disabile non autosufficiente è costretto a farsi accompagnare e non è giusto che faccia pagare il biglietto all'accompagnatore o debba pagare il biglietto per lui. Si ribadisce che l'ingresso gratuito non è ancora riconosciuto come un diritto. Il numero 6 - LISDHA NEWS e le modalità di assegnazione dei posti sono a totale arbitrio degli organizzatori. Per quanto riguarda gli appuntamenti musicali spetta ad ogni organizzatore decidere autonomamente le regole di accesso delle persone disabili ai concerti, sia per la prenotazione che per l'eventuale elargizione di sconti o di gratuità. RISTRUTTURAZIONE BAGNO ACCESSIBILE Il mio compagno è malato di sclerosi multipla, in sedia a rotelle con numerosi tremori e scarsissimo equilibrio. Per la terza volta negli ultimi 2 anni, abbiamo fatto dei lavori di ristrutturazione per adeguare il bagno di casa. Durante i lavori, non potendo stare senza bagno, ci siamo assentati per 10 giorni e siamo andati in vacanza. Ci chiamavano spesso per chiederci le altezze per i vari sanitari (noi non siamo esperti) e purtroppo quando siamo tornati il bagno era più scomodo di prima. Avevamo chiesto che il wc fosse vicino al muro (lato destro) e attaccato al muro per l'appoggio dello schienale (dietro wc) ma entrambe le cose non erano state fatte come richiesto. Ora noi ci troviamo con un bagno scomodo, abbiamo speso euro e abbiamo dovuto litigare con l idraulico. Cosa possiamo fare? V.V. In tutti i casi in cui si vuole ristrutturare un bagno per renderlo accessibile è consigliabile interpellare un geometra o un architetto per redigere un progetto che abbia tutte le caratteristiche necessarie. Oggi possiamo dire comunque che vi sono le direttive per effettuare i lavori di adeguamento e la ditta interpellata dovrebbe conoscere le diverse alternative e i presidi necessari all eliminazione delle barriere architettoniche. Essendo questo l obiettivo dei lavori, anche la ditta deve intendersi vincolata alla realizzazione dell opera secondo le regole dell arte. Qualche problema potrebbe derivare dalle vostre indicazioni date telefonicamente. Infatti la ditta chiamata in giudizio oppure davanti al Giudice di Pace in sede non contenziosa, potrebbe trincerarsi dietro al fatto che voi avete dato le specifiche istruzioni che poi sono state realizzate nell opera. Consiglio di interpellare un avvocato per un tentativo di conciliazione che preveda un ulteriore rifacimento dei lavori dietro ad uno specifico progetto realizzato da un tecnico. TRASPORTO ALLE SCUOLE SUPERIORI Mia figlia, riconosciuta disabile al 100% e in stato di gravità (Legge 104), frequenterà dal prossimo settembre il primo anno di scuola superiore a Lecco. Noi abitiamo in provincia a circa 15 km. Ho chiesto aiuto al Comune di residenza per il servizio di trasporto presso la nuova scuola, il quale ha a sua volta fatto richiesta alla Provincia di Lecco, richiamando la sentenza del Consiglio di Stato numero 2361/2008, la quale sostiene molto chiaramente che la competenza circa il traspor-

7 to di disabili nelle scuole superiori spetta alla Provincia. La Provincia di Lecco ha risposto al mio Comune dicendo che nei tavoli di confronto con Upl Anci Lombardia e Regione si evidenzia che i pareri e le sentenze intervenute nei mesi scorsi non hanno modificato l'assetto delle competenze. La Provincia sostiene inoltre che, come confermato dalla Legge regionale numero 3/08, vengono assegnate alle Province dei ruoli precisi e circostanziati e attribuisce ai Comuni la titolarità dei servizi sociali ed invita, quindi, il Comune a garantire sia il trasporto che l'assistenza fino a quando il legislatore regionale definirà chiaramente le competenze dei rispettivi Enti e il quadro delle risorse. M.R.- Cassago Brianza (Lecco) La situazione evidenziata dal nostro lettore coinvolge tutte le province della Lombardia che con la loro associazione stanno facendo da mesi pressione sulla Regione affinché detti una disciplina chiara e soprattutto preveda uno specifico stanziamento di fondi. Purtroppo la Regione sta tenendo in sospeso tutti gli operatori interessati i quali hanno facile gioco nello scaricare le responsabilità tra di loro. Alcune province stanno prendendo accordi con i comuni cercando di reperire le risorse in parte dai bilanci comunali, in parte da quelli provinciali. Questo solo come iniziativa di buona volontà da parte degli enti. È vero che si potrebbe ricorrere al Tar della Lombardia facendo valere le sentenze favorevoli ad una definizione provvisoria della competenza in capo alle province. Questa procedura però risulta costosa e non assicura affatto tempi certi per l attuazione del servizio. Peraltro i documenti delle associazioni provinciali che chiedono insistentemente la pronuncia da parte della Regione potrebbero spostare la decisione del Tar in modo tale da lasciare il ricorrente nella incertezza rinviando egualmente ad una urgente deliberazione da parte della Regione. Consiglio di fare pressione sulla Provincia e sul Comune per un accordo provvisorio. Peraltro tutti gli interessati, con le loro associazioni, dovrebbero fare pressione sulla Regione affinché adotti un provvedimento chiaro e definitivo. LIMITE DI REDDITO Scrivo per conto del mio ragazzo che lavora a tempo pieno presso un'impresa privata e gli è stato recentemente riconosciuto l aggravamento di disabilità del 76%. Dall'Inps però gli è stato comunicato che non ha diritto a nessun tipo di assegno dato che ha un reddito superiore ai 4382,43 euro. Vorrei capirne di più perché questo limite si oltrepassa anche solo con un lavoro part-time. S.O. Purtroppo la comunicazione dell Inps è corretta dal punto di vista delle norme in vigore poiché i limiti di reddito sono tanto più bassi quanto minore è il grado di invalidità. Per esempio nel caso del 100% di invalidità civile il limite di reddito è pari ad ,28 euro. Nel caso di invalidità parziali tra il 74% ed il 99% si ha diritto ad un assegno mensile ma il reddito richiesto non deve superare 4.382,43 euro. ASCENSORI AGLI INVALIDI DEL LAVORO Mio padre è una delle tante vittime del lavoro, in quanto a seguito di una caduta su un ponteggio è rimasto paralizzato. Il problema è che nonostante sia stato riconosciuto come infortunio sul lavoro, dopo quattro anni non siamo ancora riusciti ad installare un ascensore nella casa di residenza per superare le barriere architettoniche costituite da una scala che collega i due piani della casa. Ci siamo rivolti all associazione locale con scarso successo e all Inail che dirotta tutto alla Regione. D.R.B. - Milano Nel caso di infortunio sul lavoro l'inail interviene con la fornitura di dispositivi e di opere per il superamento e/o l'abbattimento delle barriere architettoniche nei confronti degli assistiti che, a causa delle menomazioni subite, sono penalizzati nella loro mobilità. La norma di riferimento è l articolo 38 Interventi per l'abbattimento delle barriere architettoniche in ambiente domestico della Delibera C.d.A. n. 23 del 22 gennaio Si tratta del "Regolamento per l'erogazione di prestazioni di assistenza protesica agli invalidi del lavoro" che regolamenta i dispositivi concessi per il I vostri quesiti su internet Potete trovare tutti i precedenti quesiti della rubrica L Avvocato risponde suddivisi per materie sul nostro sito internet all indirizzo: rubrica L Avvocato risponde superamento delle barriere architettoniche, che sono: - montascale a ruote o a cingoli; - carrozzella montascale - scivolo mobile - servoscala - ascensore - elevatore. Pertanto il nostro lettore dovrà rivolgersi all Inail competente per richiedere tutte le informazioni necessarie all erogazione del contributo per l istallazione dell ascensore mentre in questo caso non vi è alcuna competenza da parte della Regione. Per ulteriori approfondimenti può chiamare il Servizio di Call Center - Numero Verde in funzione tutti i giorni feriali, dal lunedì al venerdì (dalle ore 9 alle ore 19) e sabato (dalle 9 alle 13). è possibile inviare i propri quesiti a Lisdha news, L Avvocato risponde via Proserpio, Varese, LISDHA NEWS - 7

8 L ESPERTO RISPONDE a cura di Bruno Biasci AUTOMATIZZARE LA TENDA DA SOLE Anche questo è un intervento di abbattimento delle barriere architettoniche e quindi dà diritto a contributi ed agevolazioni. Navigando su internet ho visto il vostro sito e l'ho trovato molto interessante e utile, per cui ne approfitto per porvi un quesito che mi riguarda. Sono un'invalida civile al 100% con difficoltà deambulatorie con accompagnamento riconosciuto. Sul balcone del mio appartamento ho la tenda per il sole, ma devo sostituirla con una tenda nuova con funzionamento elettrico, anemometro e telecomando perché non posso azionarla manualmente: dal punto di vista fiscale o altro, ho diritto a delle agevolazioni e di che tipo? Che procedura devo seguire? Maria Greca Sardara - Busto Arsizio L'intervento esposto nella sua lettera rientra tra le azioni intese ad eliminare le barriere architettoniche e quindi può essere oggetto di due possibili agevolazioni con caratteristiche diverse che fanno capo a due leggi (una regionale e l'altra statale). La prima è prevista dalla Legge Regionale 23/99 che tratta gli strumenti tecnologicamente avanzati come è il caso della robotica adottata per azionare la tenda. In base a questa ogni anno la Regione emette un bando con il quale stabilisce i finanziamenti e le procedure da seguire. Questa attività è curata dall'asl di competenza. Può telefonare comunque al n del servizio disabili di Varese che si occupa della citata legge per avere tutti i ragguagli necessari. La seconda possibilità è quella data dalla Legge 9 gennaio 1989, n. 13. Le modalità da seguire sono contenute nella Circolare esplicativa 22 giugno 1989, n In questo caso domanda ed allegati vanno inoltrati al Comune di appartenenza che è tenuto a vagliare la pratica per poi inoltrarla a sua volta alla Regione. Nell'acquisto dei sussidi tecnici necessari occorre richiedere fattura con Iva al 4% secondo quanto previsto dal Decreto 14 marzo Infine nella denuncia dei redditi è possibile detrarre, secondo la Legge 27 dicembre 1997, n. 449 (art.1), il 36% delle spese sostenute fino a un massimo di euro per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle quali rientrano appunto anche gli interventi da lei esposti. CONTRIBUTI PER LA CASA COSTRUITA DOPO IL 1989 Le sottopongo il caso di una famiglia che vorrebbe fare degli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, avendo al proprio interno un portatore di handicap, rimasto infermo a causa di un ictus. Tuttavia la loro abitazione è stata costruita nel 1991 e una legge statale impone che, per fruire delle agevolazioni sull'abbattimento delle barriere architettoniche, la casa sia stata costruita prima del Non sanno come fare perché le spese da sostenere sono tante. dott. Dionisio Gallo In effetti la legge statale (L. 13/89) quando parla di contributi si riferisce alle abitazioni costruite prima del 1989, anno dell'entrata in vigore della citata legge, nella supposizione che dopo quella data le abitazioni dovessero essere tutte accessibili. Successivamente però la Regione Lombardia si è fatta carico di detto contributo modificando la propria Legge Regionale 6/89 al suo articolo 34 con un'altra legge (L.R. 31 marzo 2008, n.5). Il nuovo articolo, definito come art. 34 ter, consente di erogare contributi anche per l'adeguamento di edifici costruiti prima del 1989 limitatamente però ai soli interventi conseguenti all'adattabilità. Con quest'ultimo vocabolo si intende (art. 2 del Dm-236/89) la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito. All'epoca della costruzione il progetto doveva riportare i dati relativi appunto all'applicazione del concetto di adattabilità. Accertato quanto sopra è possibile richiedere il contributo secondo il contenuto della Legge 13/89 e con la procedura descritta nella circolare esplicativa 22 giugno 1989, n.1669.

9 SCALA NELL'ATRIO DI INGRESSO Nel condominio dove vive mia mamma erano state messe delle rampe per disabili essendoci delle scale che nell androne del palazzo conducono all ascensore. Ora sono state tolte dopo la protesta di alcuni che lamentavano la loro mancata rispondenza a norma e varie persone con handicap motorio sono praticamente impossibilitate ad uscire da casa: è giusto tutto questo e che iniziative potrebbero essere prese per far ripristinare la possibilità di accesso per i disabili nell edificio? Lettera firmata Non conosco la ragione per cui sono state tolte le rampe: se erano fuori norma, dovevano semplicemente essere modificate o sostituite per farle corrispondere a quanto previsto dal Dm 236/89, cioè con una pendenza massima dell'8%. Possiamo ritenere cha non sia stato possibile realizzarle a norma per mancanza di spazio in relazione al dislivello da superare (fatto frequente quando si tratta di atri con scale che conducono all'ascensore). Se questo è il caso dovrebbe essere installato in alternativa un servoscala previa approvazione dell'assemblea condominiale. Se ci sono le condizioni e non si limita l'uso delle parti comuni da parte di altri condomini il servoscala può essere comunque installato senza la citata approvazione. I dettagli su come procedere vanno però ricercati nella legge 13/89 che riguarda l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati e anche come ottenere i contributi. Se non è possibile realizzare né le rampe, né l'installazione fissa del servoscala è sempre possibile ricorrere a un montascale, cioè un ausilio (consigliabile il cingolato) che, con aiuto di terzi, può trasportare persona e carrozzina al piano dell'appartamento interessato. L'ausilio va richiesto all'asl con la stessa procedura che va adottata per ottenere una carrozzina. È possibile inviare i propri quesiti in tema di barriere architettoniche a Lisdha news, L Esperto risponde via Proserpio, Varese, SPAZIO APERTO LA MIA GITA A ROMA Sono disabile totale non deambulante e vorrei raccontare l esperienza da me vissuta durante il mio recente viaggio a Roma, citta che avevo già visitato, diciassette anni fa ma che da tempo desideravo rivedere. Il 7 maggio sono andato, accompagnato dal papà, in una agenzia di viaggi di Verbania per programmare il viaggio in treno. Quando però abbiamo illustrato le mie particolari difficoltà sono cominciati i guai perché la persona che ci seguiva era disorientata e ha dovuto chiamare un altra collega, che comunque si è trovata anch essa in difficoltà Il 25 maggio ci siamo recati in stazione Centrale di Milano con mezz ora di anticipo (come richiesto) per prendere il treno Freccia Rossa in partenza alle Avevamo appuntamento nel parcheggio antistante la stazione dove si è presentato un signore del Servizio Assistenza Disabili di Trenitalia, che ci ha portato in una sala d' attesa dove siamo rimasti fino all'arrivo del treno. Oltre a me e a mio papà c'era con noi una mia amica che andava a Roma per discutere la tesi relativa ad un master. All' arrivo del treno la stessa persona è venuta a riprendermi e mi ha caricato sul treno con la mia sedia a rotelle utilizzando un elevatore. Il treno è partito da Milano Centrale in orario ma siamo arrivati a destinazione con 28 minuti di ritardo perché presso la stazione Centrale di Bologna c'erano lavori in corso per la sostituzione dei tabelloni elettronici. All'arrivo a destinazione si sono presentati due signori con l'elevatore per sedie a rotelle pronti per scaricarmi dal treno. Il giorno dopo abbiamo accompagnato questa nostra amica a discutere la tesi e il giorno successivo ho visto il Papa e sono andato a visitare la Scuola Allievi Carabinieri. Ho visitato anche l'altare della Patria e il Colosseo, monumenti che attualmente sono accessibili anche alle persone disabili non deambulanti Devo dire che ho incontrato anche delle barriere mentali perché quando ho avuto necessità di usufruire delle strutture sanitarie per poter effettuare cateterismi vescicali mi sono sentito rispondere che ci voleva il consenso della Direzione Sanitaria oppure sarebbe stato meglio richiedere l'intervento di un ambulanza del 118. Nonostante fossi accompagnato dal un'infermiera professionale quando chiedevamo di poter fare cateterismi vescicali nelle strutture di Pronto Soccorso il personale in servizio ci diceva che lo faceva, ma non era sua competenza. Giuseppe Pinna LISDHA NEWS - 9

10 ATTUALITÀ Il film Si può fare Da malati mentali a creativi posatori di parquet. Il film si ispira all esperienza della cooperativa Noncello di Pordenone. Èil 13 maggio 1978: in Italia i manicomi vengono chiusi dalla legge 180, conosciuta anche con il nome di Legge Basaglia, dal nome del suo promotore Franco Basaglia. Un gesto di estrema umanità, nell'ottica di una nuova psichiatria che si voleva occupare del paziente non solo come persona malata di mente da contenere nei suoi eccessi, ma come persona con problemi mentali che possono non impedirle una vita il più possibile normale, quando i manicomi propriamente detti spesso non erano altro che luoghi nei quali rinchiudere e dimenticare i pazienti cosiddetti folli, tenuti sotto controllo da dosi massicce di farmaci e da terapie invasive principalmente di contenimento, se non erano addirittura sottoposti all'elettroshock. D'altra parte, però, le famiglie, per quanto amorevoli o sollecite, spesso DA VICINO NESSUNO È NORMALE non erano preparate a gestire un famigliare con problematiche di quel genere e il supporto degli ambulatori locali che avrebbero dovuto seguire i pazienti non era (è?) sufficiente. In più, se prima il paziente aveva una sua identità ( Sono in manicomio, ergo sono un pazzo ), ora si trova ad affrontare un problema in più: Cosa ci faccio, adesso, a casa?, che non è un problema da poco anche per i cosiddetti normali. Per dare una risposta a questa domanda, sono nate negli anni '80 delle cooperative sociali con il fine di dare uno scopo a queste persone, di ridar loro una dignità e un'identità attraverso il lavoro, un lavoro vero, non un lavoro assistenziale. Il film Si può fare ci racconta queste storie: le storie di chi si è improvvisamente trovato fuori da mura che gli garantivano comunque un'identità, un modo di essere, per essere elegantemente sbattuto nel mondo, a fare... giusto, a fare cosa? Nel film di Giulio Manfredonia troviamo il personaggio di Nello, interpretato dall'ottimo Claudio Bisio, un sindacalista che viene mandato a dirigere una cooperativa di pazienti psichiatrici per aver scritto un libro poco gradito ai suoi compagni. Nello vive inizialmente la nomina come una punizione: trovarsi a gestire una cooperativa in cui il medico che ne è referente si limita a darti le dosi e le ore dei farmaci che vengono somministrati ai pazienti, coi quali non sei sicuro di riuscire ad instaurare un rapporto di qualsiasi genere, è certamente scoraggiante. Ma Nello si riprende subito. Nonostante quello che gli predica il dottor Del Vecchio, seguace della vecchia scuola psichiatrica che la legge Basaglia si proponeva di cambiare, tratta i pazienti come persone normali, li chiama signore e signora, stupendoli perché fino al suo arrivo erano stati trattati con poco rispetto, come se fossero solo carne 10 - LISDHA NEWS

11 "HO SCOPERTO CHE VERAMENTE SI PUÒ FARE" Claudio Bisio è Nello, il protagonista del film. - Quando ha letto il copione la prima volta, è stato lei a scegliere Nello o è stato Nello a scegliere lei? «Direi che ci siamo scelti: il fatto che Nello fosse un personaggio vero ha influito non poco sulla scelta di interpretarlo». - Si dice che ogni personaggio lascia qualcosa nell'attore che lo interpreta: se è vero, cosa le ha lasciato Nello? «La sua tenacia e il suo ottimismo». - Cosa sapeva della legge Basaglia e più in generale della malattia mentale prima di girare il film? «Ricordavo perfettamente l'epoca e il dibattito che attorno alla Legge Basaglia si era sviluppato. La considero un grande passo di civiltà, un punto di non ritorno. Della malattia mentale, invece, sapevo poco: mi ha aiutato molto il regista e alcuni amici che lavorano nel campo». - Dopo Si può fare, venendo a contatto pur nella finzione della recitazione con un mondo che generalmente non è il proprio, si sente cambiato, in qualche modo? «Più che durante la lavorazione del film è stato poi il suo successo a mettermi in contatto con un mondo di cui avevo una scarsa conoscenza: una realtà fatta di tantissime cooperative che lavorano con serietà e passione nel sociale. E' stata una grande fortuna perché mi ha messo in contatto con persone preziose». - C'è qualche episodio divertente avvenuto durante la lavorazione del film che ricorda con piacere e vuole condividere con noi? «I primi giorni sul set li ricordo con particolare affetto: non conoscevo gli attori che interpretavano i cosiddetti matti e loro avevano avuto indicazione dal regista di non uscire dal personaggio nemmeno durante la pausa... per i primi giorni ho pensato di essere veramente alle prese con un gruppo di malati mentali!!!». - C'è una scena del film che ama particolarmente ed è la sua preferita? «Mi emoziono ogni volta che rivedo la scena in cui vado a cercare il ragazzo che all'inizio del film mi aveva dato un pugno, ma che poi aveva decretato nei fatti l'accettazione di Nello nel gruppo. Lo trovo a letto, spossato dai farmaci. Quando mi vedo distendermi a fianco a lui nel letto risento la forza di quel momento, l'emozione di quel giorno sul set». - Di fronte alla malattia mentale spesso si crede, come il dottore del film, che non ci sia via d'uscita a parte i farmaci. Nello dimostra che non è così, pur portandosi nel cuore e nell'anima la pesante sconfitta di Gigio. Possiamo definire Si può fare un film sul riscatto e sulla fiducia nelle possibilità e nelle capacità virtualmente infinite dell'uomo? «Aggiungerei che è un film sulla speranza, reso più forte dal fatto che racconta una storia vera». - Ora, dopo aver girato questo film, le parole si può fare che significato hanno, per lei? «Dopo il film e la vittoria di Obama negli Usa, quelle tre semplici parole acquistano un significato meno utopistico e molto molto più reale». da curare e non esseri umani. La stessa ottica hanno usato le cooperative nate in quegli anni. La "cooperativa 180" del film si basa per buona parte sulla reale cooperativa Noncello, una cooperativa nella quale davvero i responsabili, i volontari, i medici dicevano ai pazienti si può fare, portandoli a diventare dei protagonisti del mercato abbandonando il finto lavoro assistenziale: nel film, i matti di Nello si limitano ad attaccare i francobolli sulle lettere del Comune. Due di questi vengono anche tenuti in scarsissima considerazione perché, dice Del Vecchio, non sanno nemmeno attaccare un francobollo dritto. Bellissimo il momento successivo, quando Nello, preso il pacco di buste con i francobolli incollati dai due, le fa scorrere velocemente fra le mani mostrando il disegno animato che era stato fatto con i francobolli apparentemente attaccati storti. Davvero si può fare, davvero si è potuto fare : Nello porta i pazienti a pensarsi come soci della cooperativa, non come semplici assistiti. Grazie all'aiuto del dottor Federico Furlan, un giovane medico che segue le nuove visioni della psichiatria, quelle secondo le quali il paziente va aiutato a crearsi una vita il più possibile normale e non sedato da dosi da cavallo di farmaci per tenerlo buonino e zittino, le dosi dei medicinali vengono progressivamente ridotte fino al minimo possibile della terapia, risultando il lavoro e la presa di coscienza di saper davvero fare qualcosa la medicina migliore per tutti. Con l'aiuto di un parquettista professionista, di un po' di fortuna e di parecchia faccia tosta (e qualche bugia...) da parte di Nello, i pazienti diventano posatori di parquet. I primi lavori non sono ovviamente perfetti, e tutto sembra precipitare quando, durante la posa del parquet in un grande negozio di Milano, finite le listelle di parquet buone e non arrivando quelle nuove, il gruppo decide di usare le listelle di scarto per creare dei disegni artistici sul pavimento e completare così lo stesso il lavoro. Fortunatamente il committente apprezza l'iniziativa e da lì in poi la strada per loro sembra tutta in discesa: un lavoro che sanno fare bene, che dà un ruolo a tutti, dal quale hanno soddisfazioni e uno stipendio; l'interazione con il mondo, dal quale non si sentono più rifiutati completamente, perché ora si sentono protagonisti della loro vita, non semplici comparse o addirittura problemi nella vita dei propri familiari; uno stipendio, che consente loro una certa autonomia e indipendenza, compreso l'andare a vivere da soli nella sede della cooperativa: esattamente come dei ragazzi che prendono in mano la loro vita e la loro valigetta e vanno a costruirsi un futuro staccandosi dalla propria famiglia d'origine. Purtroppo, però, affrontare una vita normale non è facile, nemmeno se tenti di viverla fino in fondo, nemmeno se ce la metti tutta per provare a essere e sentirti normale, qualunque cosa normale voglia dire. Si può fare mostra questo problema con una durezza e una realtà rare, in uno dei momenti più toccanti del film: la sconfitta di uno diventa la sconfitta di tutti, dalla quale però riuscire a rialzarsi, con davanti l'obbiettivo di riuscire anche per chi non è riuscito a farcela. Si può fare è solo un film, è vero. Ma è altrettanto vero che è il film di una storia vera, perché mescola la storia di tante cooperative che negli anni, dagli '80 a oggi, hanno fatto e stanno facendo tanto per tanti. Perché ci hanno creduto. Perché la speranza è l'unica cosa che resta quando tutto sembra remarti contro. Perché tutto si può fare. Basta crederci. Dana Della Bosca LISDHA NEWS - 11

12 ATTUALITÀ ESPERIENZE Una novità per le famiglie PER COLF E BADANTI ARRIVANO I BUONI LAVORO D ora in poi, in caso di lavoro occasionale di colf e badanti, i datori di lavoro potranno avvalersi dei buoni per pagare le prestazioni, senza dover stipulare un contratto. I voucher, per un ammontare di 10 euro ciascuno, sono validi per il lavoro svolto in maniera occasionale, per compensi inferiori ai 5 mila euro annui. Può succedere che una famiglia abbia bisogno di una persona che si prenda cura di un anziano o di un disabile soltanto per qualche ora o per quale giorno, o che presti assistenza ad un malato all ospedale per alcune notti. Può capitare di aver bisogno occasionalmente di una collaboratrice domestica, o di una baby sitter, o anche di un giardiniere. Oppure può aver necessità di sostituire la badante che si assenta per ferie. Dal momento che procedere ad un assunzione in questi casi appare un po troppo complicato, soprattutto per gli aspetti burocratici, succede che generalmente queste collaborazioni vengono svolte in un modo del tutto irregolare, ossia in nero e che il prestatore di lavoro risulti così privo delle coperture assicurative e previdenziali. Ora un alternativa c è e sta cominciando a diffondersi, soprattutto dopo i recenti chiarimenti dell Inps e la campagna informativa avviata a livello nazionale: si tratta del lavoro occasionale accessorio, applicabile in vari settori, tra cui, per l'appunto, il lavoro domestico. Introdotto dalla Legge Biagi, poi modificata dalla Legge n. 133/2008, è rivolto a quei rapporti di lavoro che soddisfano esigenze occasionali a carattere saltuario offrendo ai lavoratori una protezione assicurativa e previdenziale. Tale tipologia di lavoro non dà invece diritto alle prestazioni di malattia, maternità, disoccupazione e assegni familiari. Chi presta attività occasionale può avere più rapporti di lavoro, ma non deve superare i euro per singolo datore di lavoro nell anno solare (dal 1 gennaio al 31 dicembre). In merito a questo tetto tuttavia, la circolare Inps n. 88/09 ha recentemente precisato che l importo va inteso al netto dei contributi a carico del lavoratore; per il committente il limite lordo erogabile a favore di ciascun lavoratore risulta, conseguentemente, pari a euro annui. Può svolgere lavoro occasionale qualsiasi categoria di lavoratori, tanto disoccupati, quanto occupati, compresi gli extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di un attività lavorativa (il lavoro occasionale non verrà però considerato ai fini del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno). COME AVVIENE IL PAGAMENTO Il pagamento delle prestazioni avviene attraverso il meccanismo dei buoni o voucher, il cui valore nominale è pari a 10 euro. E inoltre disponibile un buono multiplo, del valore di 50 euro, equivalente a cinque buoni non separabili. Nel buono è compresa la contribuzione in favore della gestione separata dell Inps (13%) e dell Inail per l assicurazione anti-infortuni (7%) e un compenso al concessionario Inps per la gestione del servizio (5%). Pertanto il valore netto del voucher, ossia il corrispettivo della prestazione è pari a 7.50 euro. Va precisato che il valore di 10 euro non deve essere considerato un compenso orario, in quanto è lasciata all autonomia delle parti la 12 - LISDHA NEWS

13 determinazione del compenso che potrà essere rapportato ad un unità temporale, ovvero al raggiungimento di un risultato. COME SI ACQUISTANO I BUONI I buoni cartacei possono essere acquistati dall Inps mediante due procedure: la procedura cartacea e la procedura telematica. - La procedura cartacea prevede che ci si rechi presso le sedi provinciali Inps esibendo la ricevuta di avvenuto pagamento dell importo relativo sul ccp intestato a Inps Dg Lavoro Occasionale Acc. Prima dell inizio delle attività, chi assume deve effettuare la comunicazione preventiva verso l Inail, attraverso il contact center Inps/Inail (803164) o via fax ( ), oppure attraverso il sito internet: (sezione "Punto cliente") indicando oltre ai propri dati anagrafici e codice fiscale, l anagrafica del prestatore e il relativo codice fiscale, il luogo dello svolgimento della prestazione, le date presunte di inizio e di fine dell attività lavorativa (in caso di modifica delle date dovrà essere effettuata una comunicazione di variazione all Inail). Il committente prima di consegnare al lavoratore i buoni deve provvedere a intestarli, scrivendo negli appositi spazi, il proprio codice fiscale, quello del lavoratore, la data della prestazione e la propria firma. Il datore di lavoro dovrà conservare la matrice del buono cartaceo firmata dal prestatore. - Se si sceglie la procedura telematica, occorre che il committente e il prestatore si registrino sul sito internet dell Inps nella sezione ServizOnLine/Per il cittadino/lavoro occasionale accessorio o attraverso il contact center Inps- Inail (numero gratuito ). Il prestatore riceve da Poste Italiane l Inps card sulla quale vengono accreditate le prestazioni, il materiale informativo e i prestampati delle ricevute da utilizzare a fine rapporto. La carta va poi attivata presso un ufficio postale. Il committente prima dell inizio dell attività richiede all Inps i buoni lavoro (sempre attraverso il sito internet o il contact center) e attraverso tale richiesta assolve anche agli obblighi di comunicazione all Inail. Il pagamento dei buoni può avvenire attraverso il modello F24, o attraverso versamento sul ccp intestato a Inps Dg Lavoro Occasionale Acc, o tramite pagamento online collegandosi al sito dell Inps (sezione Servizi online/per il cittadino/lavoro occasionale accessorio), tramite addebito su conto corrente postale BPIOL/BPOL o su Postepay o carta di credito VISA- Mastercard. Al termine della prestazione il committente dovrà comunicare all Inps l entità della prestazione svolta e quindi l effettivo utilizzo dei buoni lavoro. RIMBORSO DEI BUONI NON UTILIZZATI I buoni cartacei acquistati e non utilizzati, sono rimborsabili esclusivamente restituendoli alle sedi Inps. Non è invece possibile il rimborso dei buoni acquistati tramite procedura telematica. COME SI RISCUOTONO I BUONI Per riscuotere il buono il lavoratore si deve rivolgere a un qualsiasi ufficio postale. VANTAGGI - Il datore di lavoro può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro, senza dover stipulare alcun tipo di contratto. - Il lavoratore può integrare le sue entrate attraverso prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo status di disoccupato o inoccupato. Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all accantonamento previdenziale presso l Inps e alla copertura assicurativa presso l Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici. Marcella Codini ALL'INPS LE NUOVE DOMANDE DI INVALIDITÀ Da gennaio 2010 le domande di invalidità andranno presentate all'inps e non alla Asl. Dal 1 gennaio del 2010 le domande di invalidità civile andranno presentate all'inps e non più alle Asl e un medico dell'inps sarà presente alla visita medica di accertamento. La novità è contenuta nella "Manovra d'estate" varata dal Governo e approvata dal Parlamento. Le nuove disposizioni riguardano gli accertamenti di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo, l'accertamento dello stato di handicap (legge 104/1992) e quello della disabilità ai fini del collocamento mirato al lavoro (legge 68/1999). All'Inps saranno inoltre affidate le funzioni amministrative legate alla concessione dei benefici e delle provvidenze economiche, attualmente in carico a enti diversi, a seconda della Regione. Inoltre, già a partire dal 1 luglio di quest'anno, l'inps è la sola controparte nelle cause di invalidità civile. Le nuove disposizioni, infine prevedono, che il Ministro del lavoro, nomini una commissione con il compito di aggiornare le tabelle delle percentuali di invalidità civile, approvate con un decreto del1992. LISDHA NEWS - 13

14 ATTUALITÀ ESPERIENZE Daniela con il fratello Emanuele in una fase avanzata del male Da una malattia terribile una testimonianza d amore Era affetta da epidermolisi bollosa distrofica ed è vissuta solo 24 anni. DANIELA ZANETTA VERSO LA BEATIFICAZIONE Conoscevo da tempo la storia, bella e sconvolgente a un tempo, di Daniela Zanetta, divenuta recentemente Serva di Dio, il primo passo verso la beatificazione. Avevo avuto occasione di conoscere i suoi coraggiosi genitori Carlo e Lucia e di vivere assieme a loro alcuni giorni a Roma, ammirando la loro serenità e perfino le facezie di Carlo, che ci tenevano allegri nei trasferimenti in auto. Conosco bene anche Emanuele, l ultimo dei tre figli Zanetta, che ora si occupa dell azienda di famiglia, la rubinetteria Webert, che aderisce all economia di comunione, un particolare modo di condurre le imprese dedicando un terzo dell utile ai bisognosi del mondo e un terzo alla creazione di imprenditori che vogliano sviluppare in azienda lo spirito del dare. Solo quest estate ho realizzato il desiderio, da tempo rimandato, di avvicinarmi di più a lei, a Daniela, grazie a due libri editi da Città Nuova dal titolo: Daniela Zanetta I segreti del cuore a cura di Marco Mascellani e Piero Damosso - Francesca Giordano Salto verso l alto. Ecco quindi alcuni tratti di una vita che si è svolta in 24 anni fra la casa di Maggiora, in provincia di Novara, e diversi ospedali, dove la tremenda malattia rendeva indispensabili ripetuti ricoveri. Epidermolisi bollosa distrofica è il nome della malformazione dell epidermide che Daniela ha avuto fin dalla nascita e che l ha portata ad un precoce termine della sua vita, dopo sofferenze indicibili: in parole semplici le fibre che tengono uniti i diversi strati dell epidermide non funzionano correttamente, tra loro si forma un liquido che procura bolle e lacerazioni alla pelle. Tu Padre dice Daniela in un passo del suo diario mi hai affidato questo compito, questa croce, un sigillo impresso nella mia carne fin dal primo vagito, come se Tu volessi essere sicuro di non smarrirmi, di ritracciarmi a colpo d occhio. La malattia con tutte le rinunce che ha comportato non è mai stata per lei un ostacolo ad amare, il dolore è sempre stato lenito dall amore, quasi a dimostrare che pur nello strazio è possibile trovare una forma di felicità. Nel contempo la sua famiglia, composta dai genitori e dai due fratelli Fabrizio ed Emanuele, che le sono sempre stati amorevolmente vicini, ci fa capire come, lungi dal 14 - LISDHA NEWS

15 lasciarsi sommergere dal dolore e dalla disperazione, abbia trovato nella prova un legame più profondo e duraturo. La fede è stata per Daniela e per i suoi la molla che ha permesso loro di superare momenti di angoscia e di ringraziare addirittura il Signore. La malattia l ha piagata in ogni parte del corpo, compreso il viso, ma le ferite non sono riuscite a respingere il prossimo, che la avvicinava colpito dal segreto dell amore che sprigionava da lei: il dolore era occasione per offrire la propria croce per la salvezza di tante anime, per incontrare le persone che trovavano in lei una bellezza interiore indipendente dal suo aspetto fisico. Alla sua nascita, avvenuta in casa il 15 dicembre 1962, nove mesi dopo il matrimonio dei genitori, la levatrice notò una strana ferita sulla gamba e la fece ricoverare in ospedale, dove le diagnosticarono la gravissima malattia che allora era poco nota, si conoscevano solo sei casi in Italia: le diedero pochi giorni di vita e fu subito battezzata. La misero in quarantena con la mamma, perché si credeva che la piccola fosse infettiva. Mentre mi portavano in una camera di isolamento ricorda Lucia mio marito, stringendomi, mi disse Non lasciarmela morire. Questa consegna di vita, agli occhi umani quasi impossibile, per me è stato come dire un sì grande, dire: se deve morire lei, devo morire anch io; ma se io vivo, vive anche lei. Daniela inconsciamente voleva vivere e dopo dieci giorni di disperati tentativi per allattarla finalmente si era attaccata al seno materno. Carlo ricorda che sua moglie ha affrontato meglio di lui la difficile situazione: Al contrario di me che mi sentivo incapace di accettare altri figli con la stessa patologia, mia moglie era più serena e ben disposta nei confronti di successive gravidanze, nonostante i medici non ci avessero dato certezze che i futuri figli sarebbero nati sani. Con il passare dei mesi e degli anni le bolle si diffondono in tutto il corpo e ogni giorno quattro ore sono dedicate alle medicazioni, fatte dalla mamma quando Daniela non è ricoverata. Durante i ricoveri e i viaggi anche all estero per trovare un possibile argine al diffondersi del male, Daniela cresce e dimostra subito la sua attenzione verso chi le è vicino: invita la mamma a prendere in braccio un altra piccola ricoverata, si fa portare da casa dei giochi per donarli agli altri bambini, chiede al papà di comprare un televisore per lasciarlo in reparto e poter vedere i programmi con i piccoli ricoverati La realtà del male, che non perdona, cambia anche alcune situazioni familiari: Carlo fa le stagioni a Milano Marittima come direttore del bar di un hotel e anche Lucia inizia a lavorare con lui, portando al mare Daniela e lasciandola alle cure della nonna durante il giorno. A volte ai giardini o in spiaggia qualche mamma porta via suo figlio temendo un contagio e Daniela ne soffre, ma la mamma la invita a superare questo dolore: Devi cercare di valorizzare la tua bellezza interiore indipendentemente dal tuo aspetto fisico, per realizzare pienamente l incontro con le persone. Così la piccola cresce nella fede inculcatale dai genitori e si apre sempre più al prossimo, sopportando con pazienza le ore di medicazione: Non mi domando cosa mi riserva il domani ma cerco di vivere pienamente il presente accettando il dolore come una grazia. Così afferma con grande maturità in una intervista radiofonica nei primi anni Ottanta. Intanto la famiglia è cresciuta, nel 1967 è nato Fabrizio e nel 1973 Emanuele. Fabrizio ricorda: Sia io sia mio fratello Emanuele abbiamo come secondo nome Maria, perché la mamma chiese alla Madonna di avere altri figli sani dopo la nascita Daniela Zanetta di Daniela, facendo anche dono di quei pochi gioielli che aveva. Le estati a Milano Marittima sono ormai impossibili e il papà è costretto a fare la stagione estiva in Riviera e quella invernale in Alta Badia, dove la famiglia trascorrerà in seguito le vacanze. Daniela ha iniziato le scuole elementari, ma deve presto tornare in ospedale per alcuni interventi chirurgici alle mani, per separare le dita che si saldano tra loro e si chiudono a pugno. L operazione non riesce, ma resta una fessura fra pollice e indice, così che Daniela può continuare a scrivere, con una costanza incredibile. Riceve la prima Comunione e in un tema ricorda: Ero molto felice di avere un Amico che mi aiutasse in tutte le difficoltà della mia vita; mi sentivo adulta ed ero contenta di essere entrata a far parte della vita cristiana. Io non dimenticherò mai il L EPIDERMOLISI BOLLOSA DISTROFICA L'epidermolisi bollosa è una rara e devastante malattia genetica della pelle che causa continue lesioni cutanee caratterizzate da distacco dell'epidermide (parte superficiale della pelle) dal derma (parte profonda della pelle). Questo distacco produce infezioni continue, dolore, perdita di liquidi, squilibri nei parametri ematici, estese cicatrici e spesso culmina nello sviluppo di tumori cutanei. Pertanto influisce drammaticamente sulla qualità della vita. Le diverse forme di epidermolisi bollosa colpiscono circa 30 mila persone in Europa (prevalenza: 60 per milione) e circa 500 mila sul pianeta. La forma giunzionale (mutazioni di una proteina chiamata laminina 5) dell'epidermolisi bollosa può anche essere letale nelle prime settimane di vita. La forma non letale più frequente è legata a mutazioni della catena b3 della laminina 5, una proteina che media l adesione dell'epidermide al derma. Poiché la malattia si caratterizza per l estrema fragilità della pelle e delle mucose, le persone affette da EB sono internazionalmente conosciute come Bambini Farfalla. LISDHA NEWS - 15

16 INNAMORATO DI KRISTINA La vita di Daniela Zanetta ha dato frutti impensabili, come l'attività svolta dai volontari dell'associazione Il Giardino delle rose blu che riesce a ridare speranza ai bambini di un orfanotrofio in Croazia. Una struttura fino a poco tempo fa in pieno degrado e di cui si era occupato anche il settimanale Famiglia Cristiana. "Quando l'amore è vero, è un fuoco capace di travolgere tutto. Chi ne ha fatto esperienza, lo sa. E' il senso della vita che cerchi, il senso più vero e profondo dello stare insieme, il calore della felicità che si vuole comunicare a tutti. Se c'è tutto ciò nella vita di una persona, in una coppia, in un gruppo di amici, in una famiglia, in una vocazione religiosa, in una comunità, senti che può durare per sempre e non è solo per te. Siamo assetati, anche inconsapevolmente di questa bellezza che salva " Così gli autori del libro "Salto verso l'alto" descrivono il successo di Daniela Zanetta, la cui breve vita ha prodotto frutti impensabili. Tra questi l'esperienza dell'associazione Il Giardino delle Rose blu" voluta dalla mamma di Daniela e da un don Ermanno D'Onofrio e che ora conta più di tremila volontari. Eccone la storia. Don Ermanno è un giovane sacerdote che nel 1998, durante uno dei suoi viaggi umanitari nei Balcani, scopre a Gornja Bistra in Croazia un istituto dove sono ospitati 116 bambini malati che nessuno vuole. Lo chiamano il castello degli orrori. Ne I genitori di Daniela Il vecchio maniero, sede dell orfanotrofio giorno della mia prima comunione perché in quel giorno ho incontrato un Amico di cui posso fidarmi e per me gli amici sono tutto. Da quel momento l Amico diventa il suo interlocutore preferito e inizia un diario giornaliero con Lui unico destinatario, diario che verrà consegnato ai genitori dopo la sua partenza per il Cielo da un sacerdote suo amico e confidente. Intanto la malattia continua il suo corso, in quinta elementare è colpita da una paralisi a una mano e a una gamba e da un inizio di piorrea, che causerà più avanti l estrazione di 22 denti. Ma continua a studiare e supera brillantemente gli esami di quinta, lasciando uno scritto alla maestra: Ho vissuto cinque anni nella comunità della scuola; nel piccolo mondo scolastico ho imparato a vivere, ad aiutare e ad amare. Per poter essere presente alle lezioni si alza molto presto per sottoporsi alle medicazioni che la mamma le fa e le rinnova poi la sera, con grande dedizione. La famiglia rimane nonostante questa prova una famiglia aperta: appena può va in pizzeria e non rinuncia a qualche uscita, così come alle vacanze a Pedraces, in Val Badia, dove il papà per anni alterna il lavoro in montagna con quello al mare. Carlo ricorderà nel 2005, in un incontro pubblico, che i desideri di Daniela si sono avverati: di avere dei fratelli, di avere una casa grande, senza serrature, aperta a tutti, di avere un padre più presente in casa. Il papà infatti, venendo incontro a questo desiderio e alla necessità di stare più vicino alla famiglia, cambia totalmente lavoro: abitando in una zona dove sono numerose le rubinetterie, dapprima si occupa di questo settore a livello commerciale, poi apre una fabbrica che nel tempo si ingrandisce e che oggi è condotta dal figlio Emanuele; anche nella scelta del nome Webert, Daniela dice la sua, così come in ogni aspetto che riguarda la famiglia. E così anche quando il papà ogni domenica espone ai familiari il progetto della nuova casa, che Daniela vuole aperta a tutti: ci sarà una camera per gli ospiti e una mansarda dove accogliere gli amici. Dice al papà: Tu ci devi essere vicino. Anche la Provvidenza farà la sua 16 - LISDHA NEWS

17 parlerà anche Famiglia Cristiana attraverso il suo inviato Alberto Laggia, che usa queste parole: " Una volta varcata la soglia di questo vecchio maniero, ancora oggi hai la sensazione che la vita, qui dentro, da troppi anni scorra come capovolta, al contrario di ogni logica. " E don Ermanno così commenta la situazione che era apparsa ai suoi occhi: "Pensavo di trovarvi un orfanotrofio come tanti altri, ma mi sbagliavo. I bambini erano tutti legati ai letti e le infermiere tenevano lacci e corde in tasca. Ovunque sporcizia e soprattutto nessuno che si occupasse dei piccoli ospiti durante la giornata. Era un luogo lugubre e buio, che puzzava da morire. Si sentivano bambini urlare e lamentarsi continuamente. Una nostra volontaria svenne e un'altra vomitò, ma il giorno dopo tornammo". Il sacerdote negli anni successivi si dà da fare per portare cibo e abbigliamento e ristrutturare un po' l'edificio, poi però capisce che: "Dovevamo portare soprattutto noi stessi, prima delle cose". Tra i bambini ce n'è uno ammalato di epidermolisi bollosa distrofica e don Ermanno navigando su internet per approfondire la malattia viene a conoscere la vicenda di Daniela Zanetta e della sua famiglia, con la quale instaura una profonda amicizia. Da questo incontro nasce l'associazione "Il Giardino delle rose blu" che garantisce ora a Gornja Bistra la presenza di volontari impegnati nell'assistenza e nelle attività di gioco e di intrattenimento, che si avvicendano ogni domenica con turni settimanali. Uno di questi volontari è Matteo Ferretti, 19 anni, di Borgomanero, da poco diplomato e che da alcuni anni, quanto può, partecipa a queste settimane di volontariato. - Matteo, come hai conosciuto Il Giardino delle rose blu? «L'associazione l'ho conosciuta qualche anno fa, attraverso un ex collega di mia mamma che lavorava in Comune a Borgomanero e finora sono stato in Croazia tre volte». - Che cosa ti ha spinto a ritornare? «Andare là è un modo per sentirmi vicino a ciò che voglio fare nella mia vita. Quando parlo di questa esperienza con altri giovani alcuni mi chiedono come riesco a stare di fronte a tanta sofferenza. Devo dire che per me quello è un luogo dove sperimento una gioia intensa, la sensazione di toccare il cielo con un dito, di conoscere la vita vera. Forse nel mio modo di rapportarmi con la sofferenza ha influito anche l'esperienza dolorosa vissuta con la malattia e la morte di mio papà, avvenuta tre anni fa». - C'è qualche fatto in particolare che ti ha colpito? «L'emozione più intensa l'ho provata la prima volta che mi sono recato là. Entrando in un corridoio ho visto una bimba, Kristina, che mi fissava con i suoi occhioni e tendeva le manine. E' stata un'emozione indescrivibile e ho capito quanto ci avevano detto: non preoccupatevi di come accostare i bambini, saranno loro stessi a cercarvi. Questa bambina affetta da una grave disabilità aveva cinque anni, ma il suo corpicino ne dimostrava non più di due o tre. Mi ero talmente innamorato di lei che, al telefono, parlando con mia mamma, le avevo detto che me la sarei portata volentieri a casa». - Quindi per te queste settimane sono qualcosa in più di una "vacanza alternativa"? «Mi sento di dire di aver vissuto due grandi esperienze nella mia vita, la morte di papà e l'incontro con i bambini di Gornja Bistra. Sicuramente la prima esperienza mi ha dato la forza di affrontare la seconda perché papà lo sento sempre molto vicino. Andando per la prima volta in Croazia sapevo che sarebbe stata un'esperienza forte, ma con la malattia e la morte di papà avevo toccato il fondo e non avevo più paura di nulla. E poi quando vedi i sorrisi di quei bimbi ti senti ripagato di ogni fatica. Al termine di queste settimane io dico sempre che sono pieno di benzina tanto che il cuore mi scoppia!». - Un sogno? «Quello di poter continuare a fare questa esperienza, di riuscire a portarci altri giovani e magari di incontrare una ragazza che il desiderio di fare qualcosa per questi bimbi». Marcella Codini Per informazioni sull'associazione consultare il sito: Un gruppo di volontari e in basso al centro Matteo Un primo piano di Matteo parte. Abbi fiducia. Tu fai la tua parte e Dio ci aiuterà. Tanto che Carlo arriva a dirle: Sei la mia coscienza. L accoglienza è una costante della vita familiare e fin dal 1975 viene ospitata in casa Adele, una ragazza orfana brasiliana, che diventerà grande amica di Daniela. Un altra volta chiede lei ai genitori di ospitare una ragazza incinta, pur di evitare l aborto: la ragazza terrà il bambino. Più tardi la famiglia ospiterà Angela, con gravi problemi esistenziali, e proprio la serenità e il coraggio di Daniela permetteranno all ospite di cambiare decisamente vita. Lucia, la mamma, attende un nuovo figlio, ma avrà un aborto spontaneo. Daniela le scrive: Carissima mamma, ti voglio un bene immenso! Ti amo e per me sei la cosa più preziosa donatami da Dio: mi rattrista vederti soffrire e vorrei assumere su di me le tue pene; vorrei vederti felice, serena, col sorriso sulle labbra. Mamma, ti prego, non crollare! Nonostante tutto abbi fede, tutto passa Lui ci ama proprio in questa desolazione. Il male avanza, l anemia si acuisce e la costringe a ricoveri per trasfusioni, le causa perdite di sangue dalle ferite, ha problemi cardiologici, perde i capelli, così che sarà sempre costretta ad usare un piccolo foulard. Le scuole medie le riservano alti e bassi: quando la salute migliora frequenta regolarmente e riesce a recitare, perfino nel ruolo da protagonista di Anna Frank; legge i gialli e vede in tv i film d azione, ama le moto e si fa portare dal fratello sul suo motorino, resterà malissimo quando le diranno che non potrà avere la patente. LISDHA NEWS - 17

18 Così come, frequentando le magistrali dopo le medie, al momento dell iscrizione quando deve sottoscrivere una dichiarazione in cui rinuncia all insegnamento. Ma riuscirà comunque ad insegnare, seppure per poco e volontariamente, sia alle lezioni di catechismo sia nella classe del fratello Emanuele: Ringrazio Gesù con tutto il cuore scrive perché poter lavorare con i bimbi è il più grande dono che poteva farmi. Durante una vacanza in Val Badia conosce un gruppo musicale, il Gen Verde, e una delle componenti, una bellissima coreana, si intrattiene amorevolmente con lei, lasciandola stupita per l attenzione prestatale nonostante il suo aspetto fisico. Tramite questo gruppo si avvicina al movimento che lo ispira, quello dei Focolari, e riesce a frequentare il gruppo dei Gen, i giovani suoi coetanei; con loro va una volta a Roma a un congresso mondiale, superando i disagi della malattia grazie alle compagne che la aiutano. Nascono sempre nuovi problemi, i reni sono a rischio e deve ricorrere a dialisi e trasfusioni, le medicazioni richiedono sempre più tempo e, oltre alle quattro ore giornaliere, due volte alla settimana la aspetta un supplemento di cure, sempre con la dedizione totale della mamma. Ma continua come può la sua vita aiutando nei piccoli mestieri casalinghi, seguendo i fratelli nei compiti o spiegando loro il Vangelo: Mi colpiva dice Emanuele la capacità di utilizzare particolari biblici in forma narrativa per far giungere il messaggio a un bambino di dieci anni. Quasi tutti dice il papà - ci manifestavano il loro stupore di fronte a una ragazza così particolare : sempre serena nonostante la sofferenza, sempre docile e disponibile alle fatiche da affrontare, sempre accogliente verso tutti. E una sorta di opinion leader, scrive su L Araldo, il giornale della sua comunità vicariale, interviene pubblicamente o scrive ai giornali per trattare i temi legati alla vita, all eutanasia In risposta a un convegno di medici favorevoli all eutanasia scrive una lettera a Famiglia Cristiana: Io vorrei urlare a tutti che la vita di ogni creatura è sacra e bella. Sono una ragazza di ventidue anni, nata handicappata. Ho una malattia della pelle (epidermolisi bollosa distrofica) che mi procura piaghe in tutto il corpo posso apparire un mostro, ma non lo sono o almeno io non mi sento tale. Non è semplice trascorrere ventidue anni sulla croce, ma credo in Dio, lo amo intensamente e lo ringrazio per avermi donato la vita, perché ogni giorno che mi regala è un occasione in più che ho per amarlo e servirlo. Tutti i giorni scrive il diario al suo Amico, in cui trova conforto e fiducia nell affrontare l acuirsi del male: le emorragie sono continue, spesso ha la gola chiusa da una bolla che rischia di farla soffocare, subentra un blocco renale, deve essere sottoposta alla peritoneale, la mamma impara a cambiarle ogni quattro ore le sacche della dialisi La mamma dice al suo Amico è la cosa più preziosa che ho, io e lei siamo una cosa sola, lei mi ha dato la vita e continua a darmela. Non riuscirò mai a ringraziarla abbastanza; posso solo affidartela perché Tu la ricolmi di gioia, di amore; donale la forza e la fede necessaria per sceglierti totalmente. Il diario si interrompe nel 1984, i ricoveri sono sempre più frequenti, Daniela collabora con i medici ma ogni tanto confida: Papà, non ce la faccio più. Ma quando lui le dice, con la consueta sincerità, che è necessaria una nuova terapia risponde: Papà, io amo la vita e tutto ciò che è necessario per valorizzarla in pienezza lo voglio fare. Nel novembre del 1984 ha la soddisfazione di poter incontrare Giovanni Paolo II che è ad Arona: i medici riescono a spostare gli orari della dialisi e così Daniela può essere presente all incontro e ricevere la benedizione personale. All inizio del 1985 riceve una chiamata speciale, di cui parla al parroco con cui è in confidenza da sempre: Gesù ha fatto sorgere nel mio cuore il desiderio di consacrarmi totalmente a Lui!. Ma le sue condizioni fisiche rendono impossibile questa ipotesi. Mantiene i rapporti personali o epistolari con tutti e trova anche il buonumore, in certi momenti, come quando scrive a un amica dopo l ultima vacanza in Val Badia: Non mi sono persa ancora tra i ghiacci della Marmolada, ma c è mancato poco che restassi impigliata tra i tubi delle flebo. I medici capiscono che ha poco tempo di vita e la lasciano tornare a casa, alternandosi al suo letto curandola gratuitamente a domicilio: è quasi priva di pelle e devono sollevarla con il lenzuolo per non procurarle sofferenze inaudite. Una mattina di ottobre confida alla mamma: Non so chi, ma qualcuno mi ha detto la data di morte. Sì, 7, 14 e 21 di aprile. Avvicinandosi quella data il papà le dice: Daniela, sai che bisogna prepararsi a fare l ultimo passo?. Sì, lo so risponde ti chiedo di stare vicino alla mamma, a Fabrizio e ad Emanuele. Daniela perde spesso conoscenza, la situazione è critica e tutta la famiglia è attorno a lei quando, alle 19,50 del 14 aprile, ha un sussulto: apre gli occhi e dice Grazie, grazie di tutto. Poi si spegne. Ora per lei è spalancata la porta della Vita ed è iniziato il processo di beatificazione. La sua camera nella casa di Maggiora è conservata intatta e il suo posto nel cimitero del paese è nella cappella riservata ai sacerdoti perché, come ha detto il parroco alla famiglia, Da oggi Daniela non è più vostra, ma della comunità. Alma Pizzi La sua camera rimasta intatta nella casa di Maggiora LISDHA NEWS

19 SOLELUNA BELLI DENTRO E BELLI FUORI Prodotti per la cura del corpo di chi ha problemi di mobilità. Cari lettori, continua il nostro viaggio virtuale tra gli ausili presenti nel nostro showroom di via Crispi a Varese. In questo numero desideriamo parlarvi in modo più specifico di alcuni articoli studiati per la cura del corpo. Stare bene con se stessi per stare bene con gli altri, questo è il nostro motto, questo è ciò che desideriamo trasmettere. Uno dei prodotti che sottoponiamo alla vostra attenzione è il PETTINE BEAUTY CON IMPUGNATURA LUNGA, utilissimo per tutti coloro che per lievi o gravi impedimenti motori degli arti superiori (difficoltà di movimento delle braccia o delle spalle), non riescono più a curare il proprio aspetto, a passare il pettine tra i capelli come magari facevano un tempo. Esiste anche la stessa versione con la SPAZZOLA e persino con la SPUGNA, adatta quest ultima a coloro che desiderano provvedere DA SOLI all igiene intima personale, piuttosto che alla pulizia della schiena e che, senza un aiuto da parte di qualcuno, faticherebbero a raggiungere le zone interessate. Segnaliamo anche una gamma di prodotti della TENA (marca leader non solo nella produzione di pannoloni per incontinenze) per la cura del corpo e la prevenzione di eventuali piaghe, indicati soprattutto per coloro che hanno pelli secche, sensibili, delicate, irritate dovute alla costante presenza del pannolone, piuttosto che ad una postura obbligata e sempre uguale per molte ore al giorno: il TENA LIQUID SOAP un detergente extra dolce per la detersione eudermica della cute; la TENA WASH CREAM, una crema detergente morbida che non necessita di risciacquo, ipoallergenica e dermatologicamente testata; la TENA SKIN LOTION, una lozione idratante per il corpo che non altera i valori fisiologici della cute; il TENA OIL SPRAY, un olio lenitivo che deterge e lubrifica anche le parti più sensibili; la TENA ZINC CREAM con ossido di zinco efficace per la prevenzione di piaghe, ideale per pelli irritate. SOLELUNA HOME CARE-MOBILITY, TERZETA' Via Crispi, Varese. Tel. 0332/225706, fax 0332/220029, LISDHA NEWS - 19

20 FISCO Le agevolazioni per i veicoli destinati ai disabili TANTI SCONTI PER MUOVERSI IN LIBERTÀ Benefici al momento dell acquisto e nella dichiarazione dei redditi. La normativa prevede le seguenti agevolazioni fiscali relative all acquisto di veicoli destinati ai disabili: - Iva agevolata al 4% (anziché 20%); - detrazione Irpef del 19%; - esenzione dal pagamento del bollo auto; - esenzione dalle imposte di trascrizione sui passaggio di proprietà. E possibile fruire di tali agevolazioni fiscali, secondo le condizioni previste dalla normativa, solo se i veicoli sono destinati ad una delle seguenti categorie di disabili: 1. Non vedenti e sordomuti (art.1 L. 68/99). Sono ricompresi fra i non vedenti che possono fruire dei benefici i ciechi totali e parziali e gli ipovedenti gravi, cioè con residuo visivo non superiore ad 1/10 in entrambi gli occhi o nell occhio migliore, anche con eventuale correzione, o con residuo perimetrico binoculare inferiore al 30 per cento. Restano invece esclusi gli ipovedenti mediogravi e lievi. 2. Disabili psichici o mentali titolari dell indennità di accompagnamento. 3. Disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. Tale disabilità grave e permanente (art. 3 c. 3 L. 104/92) deve essere certificata dalla specifica commissione per accertamento dell handicap dell Asl. 4. Disabili con ridotte o impedite capacità motorie, ma non affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione di tipo permanente, in possesso della specifica certificazione della commissione medica presso l Asl (art. 3 L.104/92), a condizione che il veicolo sia adattato in base alla disabilità. CATEGORIE DI VEICOLI AGEVOLABILI Le agevolazioni derivano dall acquisto di uno dei seguenti veicoli destinati ai disabili: * autovetture, utilizzate per il trasporto esclusivo di persone (con massimo 9 posti); * autoveicoli per trasporto promiscuo, cioè veicoli destinati al trasporto di cose e persone (con massimo 9 posti e massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t); * autoveicoli per trasporti specifici, cioè muniti permanentemente di speciali attrezzature (per agevolare il trasporto del disabile); * autocaravan, destinati al trasporto e all alloggio di 7 persone al massimo. Per tali veicoli è però concessa solo la detrazione Irpef del 19%; * motocarrozzette, cioè veicoli a tre ruote con carrozzeria destinati al trasporto di 4 persone al massimo; * motoveicoli per trasporto promiscuo, cioè veicoli a tre ruote con carrozzeria destinati al trasporto di persone (al max 4) e cose; * motoveicoli per trasporti specifici, cioè veicoli a tre ruote muniti permanente di speciali attrezzature destinate al trasporto del disabile LISDHA NEWS

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