DIALOGHI SULL ORIENTAMENTO DALLE ESPERIENZE AI MODELLI

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1 Temi&Strumenti Studi e ricerche 25 Temi&Strumenti Studi e ricerche 25 L orientamento non è più quello di un tempo. Pare, questa, una delle tante affermazioni comuni che vengono regolarmente pronunciate quando si vuole rimarcare l inesorabilità del trascorrere del tempo. Ma nel caso dell orientamento, vera cartina di tornasole dei flussi e dei riflussi economicosociali che connotano le nostre società postmoderne, il cambiamento è stato epocale, perché epocali sono i mutamenti che attraversano le strutture societarie e gli individui che ne fanno parte. È da tempo che i più accorti e i più sensibili fra gli operatori e gli studiosi di orientamento sottolineano le nuove sfide che esso deve affrontare, così come è da diverso tempo che si infittiscono gli studi sulla fenomenologia del mutamento in atto. L attenzione è spesso rivolta alla definizione di nuove metodologie, alla messa a punto di percorsi sempre più aderenti ai fabbisogni dell utente, all uso di strumenti e di modalità di approccio alle tematiche orientative e del lavoro sempre più raffinati e polivalenti. Si avverte, però, il bisogno, accanto ad una normale ricognizione dei fatti e delle situazioni, di una visione globale dei fenomeni in gioco che spinga gli studiosi e gli specialisti a rimboccarsi le maniche e affrontare, ciascuno secondo le proprie logiche professionali, il sistema orientamento. È questo lo scopo che sorregge questo volume. Al di là delle necessarie ed improcrastinabili ricerche sugli strumenti e sulle metodologie più efficaci per rispondere alle richieste degli utenti e delle utenti, serve attualmente anche una visione più ampia dei fenomeni in atto intorno al sistema orientamento ed una lettura polivalente delle sfide che ci attendono. Per questa ragione il volume è strutturato in due parti. La prima dedicata alle Questioni, ai modelli ed alle pratiche di orientamento e la seconda ai Temi, alle interazioni ed alle prospettive aperte per una azione di sviluppo complessiva e sostenibile nel tempo. ISBN DIALOGHI SULL ORIENTAMENTO DALLE ESPERIENZE AI MODELLI Unione europea Fondo sociale europeo DIALOGHI SULL ORIENTAMENTO DALLE ESPERIENZE AI MODELLI Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori

2 Temi&Strumenti Studi e ricerche 25 ISBN

3 L Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 del 30 giugno 1973, e riconosciuto Ente di ricerca con Decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999; ha sede in Roma ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale. L Istituto opera in base al nuovo Statuto approvato con D.P.C.M. del 19 marzo 2003 ed al nuovo assetto organizzativo approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 12 del Svolge attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione nel campo della formazione, delle politiche sociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all inclusione sociale ed allo sviluppo locale. Fornisce consulenza tecnico-scientifica al Ministero del Lavoro e delle Previdenza Sociale e ad altri Ministeri, alle Regioni, Province autonome e agli Enti locali, alle Istituzioni nazionali pubbliche e private. Svolge incarichi che gli vengono attribuiti dal Parlamento e fa parte del Sistema statistico nazionale. Svolge anche il ruolo di struttura di assistenza tecnica per le azioni di sistema del Fondo sociale europeo, è Agenzia Nazionale LLP Programma settoriale Leonardo da Vinci, Centro Nazionale Europass, Struttura nazionale di supporto all iniziativa comunitaria Equal. Presidente Sergio Trevisanato Direttore Generale Giovanni Principe La collana Temi&Strumenti articolata in Studi e Ricerche, Percorsi, Politiche comunitarie presenta i risultati delle attività di ricerca dell Isfol sui temi di competenza istituzionale, al fine di diffondere le conoscenze, sviluppare il dibattito, contribuire all innovazione e la qualificazione dei sistemi di riferimento. La collana Temi&Strumenti è curata da Isabella Pitoni, responsabile Ufficio Comunicazione Istituzionale Isfol ISFOL Via G. B. Morgagni, Roma Tel

4 Unione europea Fondo sociale europeo ISFOL DIALOGHI SULL ORIENTAMENTO DALLE ESPERIENZE AI MODELLI ISFOL EDITORE

5 Il volume raccoglie i risultati di una ricerca, curata dall Area Politiche per l'orientamento dell Isfol di cui è Responsabile Anna Grimaldi, volta ad offrire un contributo di qualità al dibattito più ampio che si sta svolgendo sul sistema orientamento nel nostro Paese. L attività è stata realizzata in collaborazione con un Gruppo di esperti provenienti da ambiti disciplinari e specialistici diversificati, ciascuno dei quali ha contribuito in maniera significativa alla riuscita di questo lavoro. Il volume è a cura di Anna Grimaldi e Angelo Del Cimmuto. La prefazione è di Jean Guichard. Sono autori del volume: - Introduzione Anna Grimaldi e Angelo Del Cimmuto - Parte prima: questioni, modelli e pratiche di orientamento - cap. 1: Francesco Avallone - cap. 2: Gaetano Domenici - cap. 3: Maria Luisa Pombeni - cap. 4: Cristina Castelli - Parte seconda: temi, interazioni e prospettive - cap. 5: Giancarlo Tanucci - cap. 6: Alessia Rossi - cap. 7: Angelo Del Cimmuto - cap. 8: Giuseppe Ferraro - Conclusioni: Anna Grimaldi Hanno partecipato al Gruppo di lavoro composto da ricercatori e consulenti dell AREA POLITICHE PER L'ORIENTAMENTO: - Francesco Avallone, Università degli studi di Roma "La Sapienza" - Cristina Castelli, Università Cattolica del S. Cuore di Milano - Angelo Del Cimmuto, ISFOL - Gaetano Domenici, Università degli studi Roma Tre - Giuseppe Ferraro, Università degli studi di Napoli - Anna Grimaldi, ISFOL - Alessia Rossi, Polis 2000 di Torino - Maria Luisa Pombeni, Università degli studi di Bologna - Giancarlo Tanucci, Università degli studi di Bari La traduzione della prefazione è a cura di Angelo Del Cimmuto. Coordinamento editoriale della collana Temi&Strumenti: Piero Buccione e Aurelia Tirelli. Collaborazione di Paola Piras.

6 INDICE pag. Préface 7 Prefazione 17 Introduzione 27 PARTE PRIMA Questioni, modelli e pratiche di orientamento 31 Cap. 1 Questioni di orientamento 33 Cap. 2 Quale orientamento? 51 Cap. 3 Long life guidance e professionalità degli operatori: le sfide per l orientamento 65 Cap. 4 L orientamento alla ricerca della propria identità 89 PARTE SECONDA Temi, interazioni e prospettive 109 Cap. 5 Orientamento, sviluppo di carriera e processi di apprendimento 111 Cap. 6 Uno sguardo sull orientamento 133 Cap. 7 Società complessa, transizioni, orientamento 159 Cap. 8 Fare Sapere Cultura ed etica dell orientamento 179 Conclusioni 203 5

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8 PRÉFACE: S ORIENTER POUR SE CONSTRUIRE di Jean Guichard* Comment définir l orientation aujourd hui? A quels publics s adresse-t-elle? Comment la concevoir? Quelles sont ses finalités humaines, sociétales et personnelles? A quelles pratiques correspond-telle? Quels professionnels peuvent la mettre en œuvre? Comment doivent-ils être formés? A quels savoirs peuvent-ils se référer? Quelles sont les finalités de leurs pratiques? Dans quelles institutions doiventils travailler?... Telles sont les principales questions sous-jacentes aux contributions constitutives de cet ouvrage coordonné par le «Département Politique de l Orientation» de l ISFOL. Elles peuvent être résumées par le titre du chapitre de Cristina Castelli: Aujourd hui, «l orientation à la recherche de sa propre identité». Cette recherche est d autant plus nécessaire que le terme «orientation» est polysémique. Il est d ailleurs difficile de le rendre dans certaines langues (en particulier en anglais). Ce mot renvoie en effet à des phénomènes différents. Il fait référence, premièrement, à un ensemble de processus notamment d ordre institutionnel aboutissant à la répartition des jeunes dans les différentes voies de formation ou d apprentissage d un dispositif de formation: c est ce sens qu évoque un élève lorsqu il déclare: «on m a orienté dans cette formation». En anglais, on parlera alors de «students selection», de «students distribution» ou encore de «streaming» ou de «tracking». Deuxièmement, «orientation» fait référence à l ensemble des activités et des processus réflexifs d un individu lui permettant de s engager dans une formation ou dans une voie professionnelle et, d une manière plus générale, de «trouver sa voie» et de «prendre en main» la direction de son existence. En anglais, on pourra alors utiliser des expressions comme «choosing a vocation», «career decision making» ou «perso- * Professore di psicologia presso l INETOP (Institut national d Étude du travail et d Orientation professionnelle) del CNAM (Conservatoire National des Artes et Métiers) di Parigi. 7

9 PRÉFACE nal and career development» et, parfois même, de «life designing». Troisièmement, «orientation» désigne des dispositifs et des activités (professionnelles) d aide aux individus visant à leur permettre de faire face le mieux possible aux tâches requises pour «s orienter» (au sens deux, cidessus). En anglais, on parlera dans ce cas, de «vocational guidance», de «school and career counseling», de «career education», etc. C est essentiellement la question de l identité de l orientation entendue dans ces deux derniers sens (c est-à-dire comme construction de projets personnels et professionnels et comme activité professionnelle de conseil dans ce domaine) que le présent ouvrage met en débat. 1. De la consultation d orientation professionnelle à la réflexion sur l orientation de sa vie Quand les pratiques professionnelles de conseil en orientation commencèrent à se constituer il y a environ un siècle dans les pays industrialisés, les choses semblaient simples. L orientation se situait à un moment donné dans la vie de l individu: celui de la transition de l école à la vie active. Elle avait un objet bien défini: celui du choix du métier dans lequel le jeune devait être estimé capable de réussir (donc dans un premier temps d apprendre). Elle se référait à un concept primordial (s inscrivant dans un modèle théorique général): celui d aptitude. La question fondamentale était de déterminer si le futur travailleur possédait les aptitudes correspondant à l apprentissage de tel ou tel métier ou profession. Le conseil en orientation correspondait à des pratiques professionnelles bien définies, que le terme «consultation d orientation» résumait: celle d un expert un psychologue qui, à l aide d une méthodologie bien balisée (recourant notamment à des tests), pouvait donner des avis argumentés au jeune quant à la voie professionnelle dans laquelle il pouvait s engager et qui devait l occuper jusqu au moment de sa retraite. (Le modèle sous-jacent en était celui du médecin, qui, après avoir établi un diagnostic, prescrit certains remèdes à la personne qui le consulte). Aujourd hui, la situation est très différente. D abord, l orientation ne se situe plus à un seul moment de la vie et chacun doit faire face à de nombreuses transitions psychosociales qui marquent sa trajectoire professionnelle (comme le souligne, notamment, le chapitre de Maria Luisa Pombeni). L orientation ne concerne donc plus seulement les jeunes, mais aussi les adultes (thème que développe le chapitre d Alessia 8

10 PRÉFACE Rossi). Elle devient ainsi «interminable» (comme l observe Francesco Avallone). Par ailleurs, l orientation ne limite plus au seul domaine professionnel. En effet, d une part, les différentes sphères de l existence sont en interaction: ce qui se passe dans l une (par exemple: la vie professionnelle) n est pas sans incidence sur ce qui se passe dans une autre (par exemple: la vie familiale). Et, d autre part, les trajectoires de vie d un nombre croissant de personnes apparaissent de plus en plus incertaines et précaires (comme l observe Angelo Del Cimmuto). Il faut donc aider chacun à faire face à ces diverses transitions qui marquent le cours de sa vie. On conçoit d y préparer les jeunes dès l école: il convient que chaque élève ou étudiant y construise les nombreuses habiletés pas seulement cognitives, mais aussi affectives et surtout significatives pour l individu, comme le souligne Gaetano Domenici dont il aura besoin pour s orienter tout au long de son existence. Les interventions d aide à l orientation ne sont donc plus seulement de conseil, comme précédemment. Elles sont aussi éducatives et «l éducation à l orientation» se développe dans les établissements scolaires. De la consultation d orientation professionnelle à la réflexion sur l orientation de sa vie La conception du conseil en orientation a aussi changé: il ne s agit désormais plus de donner un avis à un individu (et de le convaincre de son bien-fondé), mais de le mettre en situation de découvrir par luimême les projets d avenir qui pourraient lui convenir ou les stratégies qu il pourrait mettre en œuvre pour faire face à une transition à laquelle il est confronté. Les personnes sont en effet vues comme acteurs de leur propre destinée (Cf. le chapitre de Francesco Avallone). On ne va donc plus parler de «consultations d orientation», mais «d interactions de conseil», dans lesquelles le conseiller devient une sorte de maïeuticien. Son objectif est de permettre à la personne de développer une réflexivité la conduisant à «lire» l ensemble de ses expériences présentes et passées, en référence à un certain futur qu il lui faut déterminer, et en prenant en compte les ressources qu elle possède déjà ou pourrait développer. Bien entendu, dans cette démarche, la personne rencontre nécessairement la question du vivre avec autrui et donc, du «bien vivre avec autrui»: les considérations éthiques ne sont jamais bien loin dans une telle réflexion. La responsabilité du conseiller est donc considérable: doit-il aider la personne à s engager dans une réflexion sur ce qui, pour reprendre Ricoeur, définit l intention éthique, à savoir l articulation d une «triade où le soi, l autre proche et l autre lointain sont égale- 9

11 PRÉFACE De la consultation d orientation professionnelle à la réflexion sur l orientation de sa vie ment honorés: vivre bien, avec et pour les autres, dans des institutions justes» (Paul Ricœur, 2004, p. 694)? (Cette définition synthétise l argumentation que Ricoeur avait développée, en 1990, dans la septième étude et les suivantes de «Soi-même comme un autre»). La question du lien entre «éthique et orientation» («orientation», au sens de conduite de sa propre existence par la personne) débouche ainsi sur celle de l éthique des interventions d aide à l orientation (question sur laquelle porte notamment le chapitre de Giuseppe Ferraro). Mais elle conduit aussi à d autres questions. Parmi les plus importantes, peuvent être citées celles de la formation des praticiens du conseil, de leurs connaissances et de leurs compétences (thème que développent notamment Francesco Avallone, Maria Luisa Pombeni et Cristina Castelli), mais aussi celles des politiques publiques dans le domaine de l aide à l orientation, des dispositifs et institutions à développer et, bien entendu, de leur financement (question que rencontrent les chapitres de Maria Luisa Pombeni et Cristina Castelli). 2. Les raisons d un changement Comment expliquer ce changement dans notre manière de concevoir l orientation? Différents facteurs semblent avoir joué un rôle. Certains sont d ordre philosophiques ou sociologiques. Par exemple, comme l observe Francesco Avallone, dans nos sociétés l accent est de plus en plus mis sur l individu: celui-ci est conçu comme responsable de la conduite de sa propre vie et de celle de ses proches. C est, par conséquent, à lui de trouver ce qu il veut faire de sa propre vie: les problèmes d orientation ne sont pas ceux d une communauté qui se demanderait ce que cet individu peut faire pour elle. Cependant rappellent respectivement Giancarlo Tanucci et Angelo Del Cimmuto ce sont des facteurs liés aux transformations de l organisation du travail et à la mondialisation de l emploi qui ont joué un rôle majeur dans la redéfinition des problèmes d orientation des adultes. Dans la période récente, la mondialisation de la production et des échanges, avec l exacerbation de la concurrence et les exigences accrues de rentabilité du capital qui l accompagnent, apparaît avoir eu, entre autres conséquences, de conduire de nombreuses entreprises à s organiser autour d un «noyau» stable d employés polyvalents que complètent des «travailleurs périphériques» en nombre variable et au statut précaire (Mercure et Spurk, 2003). Les premiers garantissent la pérennité de l entreprise et lui permettent de s adapter 10

12 PRÉFACE en cas de crise. Les seconds, recrutés pour des contrats à durée déterminée quand la conjoncture est bonne, sont licenciés quand elle se dégrade. Or, les spécialistes de l emploi (par exemple: Peter Doeringer, Michael Piore, Richard Edwards, Michael Reich, David Gordon, etc.) soulignent que ces travailleurs ne se situent pas sur le même «segment» du marché de l emploi: cela signifie que le passage du statut de «travailleur périphérique» à celui de «travailleur central» est difficile. Par conséquent, les problèmes d orientation auxquels ces travailleurs doivent faire face ne sont pas les mêmes. Les raisons d un changement Pour les travailleurs centraux, trois notions sont centrales en matière d orientation: celles de compétence, d adaptation et d anticipation. Pour eux, l enjeu de l orientation est celui de la prise de conscience et du développement des compétences construites à l occasion de leurs activités, interactions et interlocutions professionnelles et extraprofessionnelles et de leur mise en perspective leur interprétation à la lumière de certaines anticipations ou projets relatifs à leur avenir professionnel et personnel. Leur problème fondamental d orientation professionnelle est donc celui du développement de leur carrière (Cf. le chapitre de Giancarlo Tanucci). Pour les travailleurs périphériques, la situation est tout autre. Ils vivent des périodes d emplois (parfois à temps partiel imposé) entrecoupées de périodes récurrentes de chômage ou de formation. Leurs diverses expériences professionnelles ne s inscrivent pas dans la continuité d une carrière: ces travailleurs précaires sont confrontés à des ruptures telles que leur vie professionnelle a pu être qualifiée de «chaos vocationnel» (Danielle Riverin-Simard, 1996; Jean-Pierre Boutinet, 1998). Or, comme l a observé Jaqueline Palmade (2003), la précarité professionnelle va de pair avec une précarité accrue dans les autres sphères de l existence (fréquence plus élevée des maladies, divorces, difficultés familiales, etc.). Les transitions professionnelles ne constituent ainsi qu un aspect du problème récurrent d orientation auquel doivent faire face les personnes dont l emploi est incertain. Pour elles, l enjeu est de parvenir à trouver un sens à leur existence, alors que leur vie notamment professionnelle est chaotique. Dans ce contexte, la notion majeure de la psychologie de l orientation est celle de transition psychosociale (voir le chapitre de Maria Luisa Pombeni). La croissance considérable de la scolarisation dans tous les pays industrialisés pendant la seconde moitié du 20 ème siècle a conduit au 11

13 PRÉFACE Les raisons d un changement développement d organisations scolaires complexes qui ont donné naissance à des problèmes d orientation scolaire. Ceux-ci prennent des formes particulières selon les caractéristiques propres à l organisation scolaire de chacun des pays ou régions concernés (selon les cas, il s agit de «choisir» entre des types d établissements, des filières de formation, des options, des disciplines scolaires, des types de formation, des «majeures» et des «mineures», etc.). Néanmoins, par delà ces différences, la constitution de dispositifs scolaires de cette ampleur a eu pour conséquence que les jeunes et leur famille ont été conduits à se poser la question de leur avenir principalement dans des termes scolaires. Le problème d orientation qu ils rencontrent est avant tout celui du choix d une certaine formation (établissement, option, etc.), compte tenu de leurs résultats scolaires actuels, de leurs ressources économiques, sociales et culturelles et de leurs attentes (personnelles et familiales) relatives à leur future insertion sociale et professionnelle. Dans les sociétés industrialisées d aujourd hui, les individus se voient donc confrontés à des problèmes d orientation sensiblement différents selon leur statut professionnel et leur âge. Les trois principaux peuvent être formulés ainsi: Comment faire le bilan de ses diverses expériences (et compétences) et définir des projets personnels et professionnels? Comment faire face aux multiples transitions marquant le cours de son existence? Quelle formation choisir, compte tenu de ses résultats scolaires ( ) et des attentes (personnelles et familiales) relatives à sa future insertion sociale et professionnelle? Comme on l a vu, la première interrogation est d abord celle des travailleurs centraux, la deuxième est plutôt celle des travailleurs périphériques et la dernière celles des élèves et étudiants. Par-delà leur différence, il semble néanmoins que ces questions renvoient à une même interrogation sous-jacente: celle de la construction continuée de soi. 3. La construction de soi: enjeu fondamental de l orientation dans les sociétés de la modernité tardive Comme le rappelle Angelo Del Cimmuto, de nombreux sociologues ou psychosociologues considèrent que nos sociétés mondialisées présentent des caractéristiques qui les différencient notablement des sociétés antérieures. Des expressions comme «post-modernes» 12

14 PRÉFACE ou «de la modernité tardive» (high modernity) (Anthony Giddens, 1991) sont employées pour les caractériser. Par là, il faut entendre que nos sociétés sont marquées, d une part, par le développement des technologies de l information et de la communication et, d autre part, par des phénomènes migratoires importants se traduisant par la coexistence en leur sein, de sous populations dont les références culturelles diffèrent (dans les travaux anglo-saxons, les références aux «ethnic minorities» sont omni-présentes). Ainsi, les technologies de l information et de la communication se traduisent-elles, notamment, par la diffusion dans une grande partie du monde de produits culturels (des séries télévisées, par exemple) qui proposent des exemples de manières d être et de se conduire, de styles de vie, de croyances ou de représentations sociales, de normes et, plus fondamentalement encore s agissant de la psychologie individuelle de modes de rapport à soi. Par ailleurs, un nombre sans cesse croissant d individus ont la possibilité de faire l expérience «d identités virtuelles», que ce soit par la participation à des jeux de rôles ou par la création de «personnages» lors d interactions en ligne sur l internet. La construction de soi: enjeu fondamental de l orientation dans les sociétés de la modernité tardive Ces différents facteurs (mondialisation, migrations et communications) ont pour conséquence que les ancrages locaux, les ethos d action familiers, les manières de voir propres à une communauté ou à une société sont l objet d interrogations ou de mises en perspective et, souvent, perdent de leur prégnance. Ce phénomène peut être résumé en rapprochant deux citations. La première est de Kenneth Gergen (1991, p. 49): «On observe un peuplement du soi manifestant l infusion d identités partielles par la médiation d une saturation sociale. Et cela traduit l émergence d un état mental pluriel (multiphrenic condition) dans lequel chacun commence à faire l expérience du vertige d une multiplicité illimitée». La seconde est de Giddens (1991, p. 5): «A cause de l ouverture de la vie sociale d aujourd hui, de la pluralité croissante des contextes d action et de la diversité des autorités, le choix de style de vie prend une importance grandissante dans la constitution d une identité et dans les activités quotidiennes. L activité réflexive de planification de l existence ( ) devient un fait majeur de la structuration de l identité de soi». Ce fait social a une conséquence essentielle en ce qui concerne l orientation des individus : les problèmes d orientation évoqués cidessus renvoient aujourd hui chacun à un questionnement essentiel relatif à ce qu il veut faire de sa vie. C est la raison pour laquelle on 13

15 PRÉFACE La construction de soi: enjeu fondamental de l orientation dans les sociétés de la modernité tardive peut affirmer avec force que l enjeu ultime de l orientation dans les sociétés individualistes de la modernité tardive est la construction de soi. Bien entendu, les orientations scolaires et professionnelles constituent des éléments importants de cette construction de soi, dans la mesure où l école et l activité travail jouent des rôles capitaux dans la socialisation et la subjectivation de l individu (c est-à-dire dans la structuration de certaines représentations de soi et de modes déterminés de rapport à soi). Mais elles n en sont cependant pas plus que des éléments C est pourquoi on peut dire que le problème fondamental d orientation auquel chacun est aujourd hui confronté dans nos sociétés est celui de parvenir à (bien) orienter sa vie dans la société humaine à laquelle il appartient. Trois précisions doivent être apportées à propos de la formulation de ce problème. La première est que tous les individus des sociétés de la modernité tardive ne sont pas égaux face à cette exigence sociale de «se construire». Giddens (1991, p. 6) observe ainsi: «Les divisions en classes et les autres lignes fondamentales d inégalités (telles que celles liées au genre ou à l ethnicité) peuvent être définies en partie en termes d un accès différentiel à des formes d actualisation de soi et de contrôle de sa propre existence (empowerment) ( ). La modernité, on ne doit pas l oublier, produit de la différence, de l exclusion et de la marginalisation». Pour le dire dans le vocabulaire du psychosociologue américain de l adolescence James Côté (1996) (qui se réfère à la fois à Erik Erikson, Gary S. Becker, Pierre Bourdieu, Anthony Giddens et Kenneth Gergen): les individus diffèrent de manière considérable quant au volume de leur «capital identitaire» (celui comprenant des ressources tangibles, telles que les ressources financières ou les relations sociales familiales et des ressources intangibles, telles que des sentiments de compétences). Or ce capital identitaire apparaît jouer un rôle déterminant dans une insertion «réussie» dans les sociétés post-modernes Pour faire face à ce défi de «se construire», l individu n a d autre solution que de s engager dans un processus réflexif où il articule les points de vue du «je», du «tu» et la position du «il/elle» (Francis Jacques, 1982). La réflexion sur celui que l on veut être suppose en effet des dialogues internes et/ou interpersonnels. Or, ceux-ci comprennent toujours certaines considérations d ordre éthique (comme l a noté Charles Taylor, 1989) qui ne sont généralement pas développées et ne constituent alors qu un horizon: Quelles peuvent être les consé- 14

16 PRÉFACE quences pour autrui de mon engagement dans cette activité? En m engageant dans cette voie, quel genre d humain suis-je en train de faire de moi? Et plus fondamentalement: Qu est-il bien d être? Qu estil bien de faire? C est afin de rendre compte de cette dimension éthique de l orientation que le mot «bien» figure entre parenthèses dans l énoncé du problème formulé ci-dessus. La construction de soi: enjeu fondamental de l orientation dans les sociétés de la modernité tardive Pour conduire cette réflexion sur soi, l individu manque, comme on l a noté, du cadre protecteur des traditions et des rites des communautés (catégories, classes, groupes, etc.) d appartenance constitutives des sociétés antérieures. Pour le dire dans le vocabulaire de Pierre Bourdieu: les habitus individuels ne sont plus immédiatement accordés à la structure et à la multiplicité des champs sociaux dans lesquels l individu interagit. Ce processus de réflexion sur soi, sur ce qu il convient de devenir, de faire de soi s en trouve d autant plus exacerbé. L avenir apparaît alors terriblement incertain et même porteur du risque (comme l observe le sociologue Ulrich Beck, 1986, dans «La société du risque») Comme l écrit Giddens (1991, p. 33): «L individu se sent dépouillé et solitaire dans un monde où il manque du soutien psychologique et du sens de sécurité que procuraient les contextes plus traditionnels». Cette incertitude, ce manque de soutien, cette réflexion dépouillée et solitaire peuvent conduire les individus des sociétés de la modernité tardive à des attitudes diverses (compte tenu, notamment, des différences individuelles notées ci-dessus de «capital identitaire»). Les deux extrêmes en sont sans doute, d un côté, la dissolution de soi dans certaines sectes ou dans certains mouvements totalitaires ou encore le repli sur une lecture intégriste - c est-à-dire censée être «à la lettre» - des textes fondateurs d une religion ou d un mouvement idéologique et, de l autre, les diverses tentatives contemporaines de trouver des fondements universels à l éthique (ou de s accorder sur les principes d une «éthique minimale», Ruwen Ogien, 2004). En résumé, on peut donc poser que, dans les sociétés individualistes contemporaines, les problèmes d orientation scolaire et professionnelle trouvent leur sens fondamental dans l obligation faite à chacun de conduire une réflexion sur soi en vue d orienter son existence. Il s agit bien d une réflexion individuelle sur soi. Mais, les enjeux en sont fondamentalement sociaux et humains dans la mesure où cette réflexion conduit l individu à affirmer certains principes, certaines valeurs et à s interroger sur leur validité et leur universalité. De ce 15

17 PRÉFACE La construction de soi: enjeu fondamental de l orientation dans les sociétés de la modernité tardive constat, il suit que la détermination d interventions rigoureuses et pertinentes d aide à l orientation (c est-à-dire, principalement, de conseil et d éducation) suppose d ouvrir deux grands chantiers. Le premier est d ordre scientifique. Il vise à définir un modèle général de la construction de soi (voir Guichard, 2004 & 2005). Le second, d ordre éthique, consiste en une réflexion sur la question des principes d une vie bonne, dans des institutions justes, en ayant le souci d autrui et de sa liberté. Références BECK U. (1986). Risikogesellchaft. Auf dem Weg eine andere Moderne. Frankfurt am Main: Surkampf Verlag. BOUTINET J. P. (1998). L immaturité de la vie adulte. Paris: PUF. CÔTÉ J. (1996). Sociological perspectives on identity formation: the culture-identity link and identity capital. Journal of Adolescence, 19, GERGEN K. (1991). The saturated self. Dilemmas of identity in contemporary life. New York: HarperCollins, BasicBooks. GIDDENS A. (1991). Modernity and self-identity. Self and society in the late modern age. Cambridge, UK: Polity Press. GUICHARD J. (2004). Se faire soi. L Orientation Scolaire et Professionnelle, 33, GUICHARD J. (2005). Life-long self-construction. International Journal for Educational and Vocational Guidance, 5, JACQUES F. (1982). Différence et subjectivité. Paris: Aubier. MERCURE D. & SPURK J. (2003). Le travail dans l histoire de la pensée occidentale. Montréal, CA: Presses de l Université Laval. OGIEN R. (2004). La panique morale. Paris: Grasset. PALMADE J. (2003) (Ed.). L incertitude comme norme. Paris: PUF. RICOEUR P. (1990). Soi-même comme un autre. Paris: Editions du Seuil. RICŒUR P. (2004). Ethique; de la morale à l éthique et aux éthiques. In M. Canto-Sperber (Ed.), Dictionnaire d éthique et de philosophie morale (Vol I, pp ). Paris: PUF. RIVERIN-SIMARD D. (1996). Le concept de chaos vocationnel: un pas théorique à l aube du XXIème siècle? L Orientation Scolaire et Professionnelle, 25, TAYLOR C. (1989). Sources of the self: the making of the modern identity. Cambridge, Mass: Harvard University Press. 16

18 PREFAZIONE PREFAZIONE: ORIENTARSI PER COSTRUIRSI di Jean Guichard* Come definire l orientamento oggi? A quale genere di pubblico si rivolge? Come concepirlo? Quali sono le sue finalità umane, sociali e personali? A quali pratiche corrisponde? Quali professionisti possono realizzarlo? In che modo devono essere formati? A quali saperi essi possono fare riferimento? Quali sono le finalità delle loro pratiche? In quali istituzioni devono lavorare?.. Queste sono le principali domande che sottostanno ai contributi costitutivi di questo volume realizzato dall Area Politiche per l orientamento dell Isfol. Esse possono essere riassunte attraverso il titolo del capitolo di Cristina Castelli: L orientamento alla ricerca della propria identità. Questa ricerca appare tanto più necessaria quanto più il termine orientamento appare polisemico. È d altra parte difficile tradurlo in alcune lingue (in particolare in inglese). Questa parola rinvia a fenomeni differenti. Fa riferimento, in primo luogo, ad un insieme di processi soprattutto di tipo professionale che conducono alla suddivisione dei giovani nei diversi canali formativi o di apprendimento di un dispositivo di formazione: è ciò che uno studente evoca quando dichiara: mi sono orientato verso questo percorso formativo. In inglese, si parlerà di students selection, di students distribution o ancora di streaming o di tracking. In secondo luogo, orientamento si riferisce all insieme di attività e di processi riflessivi dell individuo che gli consentono di impegnarsi in un percorso formativo o in un attività professionale e, in modo più generale, di trovare la propria strada e di prendere in mano la direzione della propria esistenza. In inglese, si potranno allora utilizzare * Professore di psicologia presso l INETOP (Institut national d Étude du travail et d Orientation professionnelle) del CNAM (Conservatoire National des Artes et Métiers) di Parigi. 17

19 PREFAZIONE espressioni come choosing a vocation, career decision making o personal and career development e, in alcuni casi, life designing. In terzo luogo, orientamento riguarda alcuni dispositivi e alcune attività (professionali) di aiuto agli individui tendenti a permettere loro di far fronte nella maniera migliore possibile ai compiti richiesti per orientarsi (nel senso sopra indicato). In inglese, si parlerà, in questo caso, di vocational guidance, di school and career counseling, di career education ecc. È essenzialmente la questione dell identità dell orientamento inteso secondo queste due ultime accezioni (ovvero come costruzione di progetti personali e professionali e come attività professionale di consulenza in questo ambito) che il presente volume pone in discussione. 1. Dalla consulenza di orientamento professionale alla riflessione sull orientamento della propria vita Quando le pratiche professionali di consulenza in orientamento cominciarono a formarsi circa un secolo fa nei paesi industrializzati, le cose sembravano semplici. L orientamento si situava in un dato momento della vita dell individuo: quello della transizione dalla scuola alla vita attiva. Esso aveva un obiettivo ben definito: quello della scelta del mestiere in cui il giovane doveva essere considerato capace di riuscire (dunque in un primo tempo di apprendere). L orientamento si riferiva ad un concetto primordiale (che si inscriveva in un modello teorico generale): quello dell attitudine. La questione fondamentale era di determinare se il futuro lavoratore possedeva le attitudini corrispondenti all apprendimento di questo o quel mestiere o professione. La consulenza orientativa corrispondeva a pratiche professionali ben definite, che il termine consulenza di orientamento riassumeva: quella di un esperto uno psicologo che, con l aiuto di una metodologia ben strutturata (che ricorreva soprattutto ai test) poteva fornire al giovane dei consigli argomentati sul percorso professionale nel quale poteva impegnarsi e che doveva occuparlo fino al momento della sua pensione. (Il modello sottostante era quello del medico, che, dopo aver elaborato una diagnosi, prescrive alcuni rimedi alla persona che lo ha consultato). Oggi la situazione è molto diversa. Innanzitutto, l orientamento non si situa più in un dato momento della vita e ogni persona deve far fronte a 18

20 PREFAZIONE numerose transizioni psicosociali che segnano la sua traiettoria professionale (come sottolinea, soprattutto, il capitolo di Maria Luisa Pombeni). L orientamento non riguarda più solamente i giovani, ma anche gli adulti (tema che sviluppa il capitolo di Alessia Rossi). Esso diventa in questo modo interminabile (come osserva Francesco Avallone). Dalla consulenza di orientamento professionale alla riflessione sull orientamento della propria vita D altronde, l orientamento non è più limitato al solo ambito professionale. Infatti, da un lato, le differenti sfere dell esistenza sono in interazione: ciò che accade ad una (ad esempio: la vita professionale) non è senza incidenza su ciò che accade all altra (ad esempio: la vita familiare). E, dall altro, le traiettorie di vita di un numero crescente di persone appaiono sempre più incerte e precarie (come osserva Angelo Del Cimmuto). È necessario, dunque, aiutare ciascuna persona a far fronte a queste diverse transizioni che segnano il corso della propria vita. Si pensa di poter preparare i giovani fin dalla scuola: è opportuno che ogni allievo o studente vi costruisca le numerose abilità non solamente cognitive, ma anche affettive e soprattutto significative per la persona, come sottolinea Gaetano Domenici di cui avrà bisogno per orientarsi lungo tutto il corso della sua esistenza. Gli interventi di aiuto all orientamento non sono, dunque, solo di consulenza, come nel passato. Essi sono anche educativi e l educazione all orientamento si sviluppa negli istituzioni scolastiche. Anche la concezione della consulenza in orientamento è cambiata: non si tratta più di dare un consiglio a un individuo (e di convincerlo della sua fondatezza), ma di metterlo nella condizione di scoprire da solo i progetti futuri che potrebbero essergli utili o le strategie che potrebbe mettere in atto per far fronte ad una transizione che lo riguarda. Le persone sono in questo caso considerate attori del proprio destino (si confronti il capitolo di F. Avallone). Non si può più parlare, dunque, di consulenza di orientamento, ma di interazioni di consulenza, nelle quali l esperto diviene una sorta di figura maieutica. Il suo obiettivo è di consentire alla persona di sviluppare una riflessività che la conduca a leggere l insieme delle sue esperienze presenti e passate, con riferimento ad un certo futuro che si dovrà stabilire, tenendo in considerazione le risorse che essa già possiede o potrebbe sviluppare. Naturalmente, in questo processo, la persona incontra necessariamente la questione del vivere con l altro e dunque del vivere bene con l altro : le considerazioni etiche non sono mai disgiunte da una tale riflessione. La responsabilità del consulente è, dunque, rilevante: 19

21 PREFAZIONE Dalla consulenza di orientamento professionale alla riflessione sull orientamento della propria vita deve aiutare la persona ad impegnarsi in una riflessione su ciò che, per riprendere Ricoeur, definisce l intenzione etica, cioè l articolazione di una triade in cui il sé, l altro vicino e l altro lontano sono egualmente considerati: vivere bene, con e per gli altri, all interno di istituzioni giuste (Paul Ricoeur, 2004, p. 694)? (Questa definizione sintetizza l argomentazione che Ricoeur aveva sviluppato, nel 1990, nel settimo studio e seguenti di Se stesso come un altro ). La questione del legame tra etica e orientamento ( orientamento nel senso di guida della propria esistenza attraverso la persona) sfocia così a quella dell etica degli interventi di aiuto all orientamento (questione sulla quale si sofferma soprattutto il capitolo di Giuseppe Ferraro). Ma essa conduce anche ad altre questioni. Tra le più importanti, possono essere citate quelle della formazione dei professionisti di consulenza, delle loro conoscenze e delle loro competenze (tema che sviluppano soprattutto F. Avallone, M. L. Pombeni e C. Castelli) ma anche quelle delle politiche pubbliche nell ambito dell aiuto all orientamento, dei dispositivi e delle istituzioni da sviluppare e, beninteso, del loro finanziamento ( questione che viene affrontata nei capitoli di M. L. Pombeni e C. Castelli). 2. Le ragioni di un cambiamento Come spiegare questo cambiamento nel nostro modo di concepire l orientamento? Differenti fattori sembrano aver giocato un ruolo. Alcuni sono di natura filosofica o sociologica. Ad esempio, come osserva F. Avallone, nelle nostre società l accento è posto in modo sempre più marcato sull individuo: costui è considerato il responsabile della condotta della propria vita e di quella delle persone a lui vicine. È suo compito, di conseguenza, capire ciò che vuole fare della propria vita: i problemi di orientamento non sono quelli di una comunità che potrebbe chiedersi ciò che questo individuo può fare per essa. Tuttavia ricordano rispettivamente G. Tanucci e A. Del Cimmuto sono i fattori legati alle trasformazioni dell organizzazione del lavoro e alla globalizzazione delle occupazioni che hanno giocato un ruolo crescente nella ridefinizione dei problemi di orientamento degli adulti. Nel recente periodo, la globalizzazione della produzione e degli scambi, con l inasprimento della concorrenza e le accresciute esigenze della redditività del capitale che la accompagnano, sembrano aver avuto, tra le altre conseguenze, quella di condurre numerose imprese ad organizzarsi intorno ad un nucleo stabile di lavoratori polivalenti che completano i lavo- 20

22 PREFAZIONE ratori-periferici in numero variabile e con uno statuto precario (Mercure e Spurk, 2003). I primi garantiscono la continuità dell impresa e le consentono di adattarsi in caso di crisi. I secondi, reclutati con un contratto a tempo determinato quando la congiuntura è buona, vengono licenziati quando essa non lo è più. A questo punto gli specialisti del lavoro (ad esempio: Peter Doeringer, Michael Piore, Richard Edwards, Michael Reich, David Gordon ecc.) sottolineano che questi lavoratori non si situano sullo stesso segmento del mercato del lavoro: ciò significa che il passaggio di status da lavoratore periferico a quello di lavoratore centrale è difficile. Come conseguenza, i problemi di orientamento ai quali questi lavoratori devono fare fronte non sono gli stessi. Le ragioni di un cambiamento Per i lavoratori centrali, sono tre le nozioni cardine in tema di orientamento: quelle di competenza, di adattamento e di anticipazione. Per essi, la sfida dell orientamento è quella della presa di coscienza e dello sviluppo delle competenze costruite in occasione delle loro attività, interazioni e interlocuzioni professionali e interprofessionali e della loro messa in prospettiva la loro interpretazione alla luce di alcune anticipazioni o progetti relativi al loro futuro professionale e personale. Il loro problema fondamentale di orientamento professionale è, dunque, quello dello sviluppo della loro carriera (si confronti il capitolo di G. Tanucci). La situazione è di tutt altro genere per i lavoratori periferici. Essi vivono di periodi di lavoro (spesso a tempo parziale imposto) inframmezzati da periodi ricorrenti di disoccupazione o di formazione. Le loro diverse esperienze professionali non si inscrivono nella continuità di una carriera: questi lavoratori precari sono posti a confronto con interruzioni tali che la loro vita professionale può essere qualificata come caos vocazionale (Danielle Riverin-Simard, 1996; Jean-Pierre Boutinet, 1998). Ora, come ha osservato J. Palmade (2003), la precarietà professionale va di pari passo con una precarietà crescente nelle altre sfere dell esistenza (frequenza più elevata delle malattie, divorzi, difficoltà familiari ecc.). Le transizioni professionali costituiscono solo un aspetto del problema ricorrente di orientamento al quale devono far fronte le persone il cui lavoro è incerto. Per esse, la posta in gioco è di arrivare a trovare un senso alla loro esistenza, mentre la loro vita soprattutto professionale è caotica. In questo contesto, la nozione principale della psicologia dell orientamento è quella di transizione psicosociale (si veda il capitolo di M. L. Pombeni). 21

23 PREFAZIONE Le ragioni di un cambiamento La crescita rilevante della scolarizzazione in tutti i paesi industrializzati durante la seconda metà del ventesimo secolo ha condotto allo sviluppo di istituzioni scolastiche complesse che hanno dato luogo a problemi di orientamento scolastico. Questi ultimi assumono forme particolari secondo le caratteristiche proprie dell organizzazione scolastica di ciascun paese o regione considerati (a seconda dei casi, si tratta di scegliere tra alcuni tipi di istituzioni, di filiere formative, di opzioni, di discipline scolastiche, di tipologie di formazione, di scuole maggiori o minori ecc.). Nondimeno, al di là di queste differenze, la costituzione di dispositivi scolastici di questa ampiezza ha avuto come conseguenza che i giovani e le loro famiglie sono stati condotti a porsi la questione del loro futuro soprattutto in termini di scelte scolastiche. Il problema di orientamento che essi incontrano è soprattutto quello della scelta di un certo tipo di formazione (istituzione, opzione ecc.), tenuto conto dei loro risultati scolastici attuali, delle loro risorse economiche, sociali e culturali e delle loro attese (personali e familiari) relative al loro futuro inserimento sociale e professionale. Nelle società industrializzate di oggi, gli individui si trovano a far fronte a problemi di orientamento sensibilmente differenti secondo il proprio status professionale e la propria età. I tre principali problemi possono essere formulati in questo modo: Come fare il bilancio delle proprie diverse esperienze (e competenze) e definire dei progetti personali e professionali? Come far fronte alle molteplici transizioni che segnano il corso della propria esistenza? Quale tipo di formazione scegliere, tenuto conto dei propri risultati scolastici ( ) e delle attese (personali e familiari) relative al proprio futuro inserimento sociale e professionale? Come si è visto, il primo interrogativo è innanzitutto quello dei lavoratori centrali, il secondo è piuttosto quello dei lavoratori periferici e l ultimo quello degli allievi e degli studenti. Andando al di là delle loro differenze, sembra nondimeno che queste questioni rinviino ad una stessa interrogazione sottintesa: quella della costruzione continua di sé. 3. La costruzione di sé: sfida fondamentale dell orientamento nelle società della modernità tardiva. Come ricorda A. Del Cimmuto, numerosi sociologi o psicosociologi 22

24 PREFAZIONE ritengono che le nostre società globalizzate presentino delle caratteristiche che le differenziano sensibilmente dalle società anteriori. Alcune espressioni come postmoderne o della modernità tardiva (high modernity) (A. Giddens, 1991) vengono utilizzate per caratterizzarle. Al di là di ciò, bisogna prendere atto che le nostre società sono segnate, da un lato, dallo sviluppo delle tecnologie dell informazione e della comunicazione e, dall altro, da alcuni fenomeni migratori importanti che si sostanziano nella coesistenza al proprio interno di sottopopolazioni dai riferimenti culturali differenti (nelle ricerche anglo-sassoni, i riferimenti alle ethnic minorities sono onnipresenti). Così, le tecnologie dell informazione e della comunicazione si esprimono, innanzitutto, attraverso la diffusione in gran parte del mondo di prodotti culturali (alcune serie televisive, ad esempio) che propongono alcuni esempi sul modo di essere e di vivere, sugli stili di vita, sulle credenze o rappresentazioni sociali, sulle norme e più particolarmente trattandosi di psicologia individuale di forme di rapporto con il sé. D altronde, un numero crescente di individui ha la possibilità di vivere l esperienza delle identità virtuali attraverso la partecipazione a dei giochi di ruolo o attraverso la creazione di personaggi nel momento in cui navigano in internet. La costruzione di sé: sfida fondamentale dell orientamento nelle società della modernità tardiva. Questi diversi fattori (globalizzazione, migrazioni e comunicazioni) hanno come conseguenza che i legami locali, le logiche d azione familiare, i modi di vedere propri di una comunità o di una società divengono oggetto di domanda o di messa in prospettiva e, spesso, perdono di rilevanza. Questo fenomeno può essere riassunto mettendo a confronto due citazioni. La prima è di Kenneth Gergen (1991, p. 49): Si osserva un sovraccarico* del sé che manifesta l infusione di identità parziali attraverso la mediazione di una saturazione sociale. E ciò traduce l emergenza di uno stato mentale plurale (multiphrenic condition) nel quale ciascuno comincia a fare esperienza della vertigine di una molteplicità illimitata. La seconda è di Giddens (1991, p. 5): A causa della apertura della vita sociale di oggi, della pluralità crescente dei contesti d azione e della diversità delle autorità, la scelta dello stile di vita assume una importanza crescente nella costruzione di una identità e nelle attività quotidiane. L attività riflessiva di pianificazione dell esistenza (.) diviene un fatto più rilevante della strutturazione dell identità di sé. * Nel testo originario K. Gergen ha usato l espressione populating of the self che è stata tradotta in lingua francese da J. Guichard con peuplement du soi. Abbiamo preferito tradurre l espressione con sovraccarico del sè perchè risulta più comprensibile ed efficace in termini etimologici e lessicali [ndt]. 23

25 PREFAZIONE La costruzione di sé: sfida fondamentale dell orientamento nelle società della modernità tardiva. Questo fenomeno sociale ha una conseguenza essenziale per ciò che concerne l orientamento degli adulti: i problemi di orientamento sopra evocati rinviano attualmente gli individui a un interrogativo essenziale riguardo ciò che ciascuno vuole fare della propria vita. È la ragione per la quale si può affermare con forza che la posta in gioco ultima dell orientamento nelle società individualiste della modernità tardiva è la costruzione di sé. Naturalmente, l orientamento scolastico e professionale costituiscono degli elementi importanti di questa costruzione di sé, nella misura in cui la scuola e l attività lavoro giocano dei ruoli centrali nella socializzazione e nella soggettivizzazione dell individuo (cioè nella strutturazione di alcune rappresentazioni del sé e nei modi determinati di rapporto al sé). Ma l orientamento scolastico e professionale non rappresentano più se non degli elementi È per questo motivo che il problema fondamentale di orientamento al quale ciascuno di noi è oggi chiamato a confrontarsi nelle nostre società è quello di giungere a (bene) orientare la propria vita nella società umana alla quale appartiene. Tre precisazioni devono essere apportate a proposito della formulazione di questo problema. La prima è che tutti gli individui delle società della modernità tardiva non sono uguali di fronte a questa esigenza sociale di costruirsi. Giddens (1991, p. 6) così osserva: Le divisioni in classi e le altre linee fondamentali d ineguaglianza (quali quelle legate al genere o all etnicità) possono essere definite in parte in termini di un accesso differenziale a delle forme di attualizzazione del sé e di controllo della propria esistenza (empowerment) (.).La modernità, non va dimenticato, produce differenza, esclusione e marginalizzazione. Per dirlo nel vocabolario dello psicosociologo americano dell adolescenza James Côté (1996) (che fa riferimento a sua volta a E. Erikson, G. S. Becker, P. Bourdieu, A. Giddens e K. Gergen): gli individui differiscono in modo significativo quanto al volume del loro capitale identitario (che comprende sia risorse tangibili, come le risorse finanziarie o le relazioni socio-familiari sia risorse intangibili, come i sentimenti di competenza). Attualmente questo capitale identitario appare giocare un gioco determinante in un inserimento riuscito nelle società postmoderne. Per fare fronte a questa sfida del costruirsi, l individuo non ha altra soluzione se non quella di impegnarsi in un processo riflessivo in cui possa articolare i punti di vista dell io, del tu e la posizione del egli/ella (Francis Jacques, 1982). La riflessione su ciò che si vuole essere suppone, infatti, dei dialoghi interiori e/o interpersonali. Ora, 24

26 PREFAZIONE questi ultimi comprendono sempre alcune considerazioni di ordine etico (come ha notato C. Taylor, 1989) che non sono generalmente sviluppati e non costituiscono se non un orizzonte: Quali possono essere le conseguenze del mio impegno per l altro in questa attività? Impegnandomi in questo percorso, che genere di umanità io sto sviluppando per me? E, più attentamente: Che cos è il benessere? Che cosa è bene fare? È proprio per rendere conto di questa dimensione etica dell orientamento che la parola bene figura tra parentesi nell enunciato del problema formulato poco sopra. La costruzione di sé: sfida fondamentale dell orientamento nelle società della modernità tardiva. Per svolgere questa riflessione su di sé, l individuo risulta privo, come è stato notato, di un quadro di riferimento di tradizioni e di riti delle comunità (categorie, classi, gruppi ecc.) di appartenenza costitutive delle società anteriori. Per dirlo usando il vocabolario di P. Bourdieu: gli habitus individuali non sono immediatamente collegati alla struttura e alla molteplicità dei campi sociali nei quali l individuo interagisce. Questo processo di riflessione su di sé, su ciò che sarebbe bene divenire, di fare di sé risulta così tanto più inasprito. Il futuro appare allora terribilmente incerto e anche portatore di rischio (come osserva il sociologo U. Beck nel 1986 ne La società del rischio ). Come scrive Giddens (1991, p. 33): L individuo si sente spogliato e solo in un mondo in cui manca un sostegno psicologico e un senso di sicurezza che assicuravano i contesti più tradizionali. Questa incertezza, questa assenza di sostegno, questa riflessione spoglia e solitaria possono spingere gli individui delle società della modernità tardiva a delle attitudini diverse (tenuto conto, soprattutto, delle differenze individuali indicate sopra del capitale identitario ). I due estremi sono senza dubbio, da un lato, la dissoluzione del sé in alcune sette o in alcuni movimenti totalitari o ancora il ripiegamento su di una lettura integrista cioè intesa alla lettera dei testi fondamentali di una religione o di un movimento ideologico e, dall altro, i diversi tentativi contemporanei di trovare dei fondamenti universali all etica (o di accordarsi sui principi di una etica minimale, Ruwen Ogien, 2004). Riassumendo, si può dunque dire che, nelle società individualiste contemporanee, i problemi di orientamento scolastico e professionale trovano il loro senso fondamentale nell obbligo rivolto a ciascuno di condurre una riflessione su di sé con l intenzione di orientare la propria esistenza. Si tratta di una riflessione individuale sul sé. Ma le sfide sono fondamentalmente sociali e umane nella misura in cui questa ri- 25

27 PREFAZIONE La costruzione di sé: sfida fondamentale dell orientamento nelle società della modernità tardiva. flessione conduce l individuo ad affermare alcuni principi, alcuni valori e ad interrogarsi sulla loro validità e universalità. Da questa constatazione, segue che la volontà di interventi rigorosi e pertinenti di aiuto all orientamento (cioè, principalmente di consulenza e di educazione) suppone di aprire due grandi cantieri. Il primo è di ordine scientifico. Esso tende a definire un modello generale per la costruzione del sé (si veda J. Guichard, 2004 e 2005). Il secondo, di ordine etico, consiste in una riflessione sulla questione dei principi di un buon vivere, nelle istituzioni giuste, avendo la preoccupazione dell altro e della propria libertà. 26

28 INTRODUZIONE INTRODUZIONE L orientamento non è più quello di un tempo. Pare, questa, una delle tante affermazioni comuni che vengono puntualmente pronunciate quando si vuole rimarcare l inesorabilità del trascorrere del tempo. Ma nel caso dell orientamento, vera cartina di tornasole dei flussi e dei riflussi economico-sociali che connotano le nostre società postmoderne, il cambiamento è stato epocale, perché epocali sono i mutamenti che attraversano le strutture societarie e gli individui che ne fanno parte. Di fronte agli effetti inattesi e spesso incontrollabili dei processi economici, sociali e tecnologici che caratterizzano i nostri contesti, l orientamento non è rimasto in una posizione passiva o di attesa ma, animato più dalla volontà degli addetti ai lavori e degli specialisti che di altre figure che dovrebbero occuparsene per dovere d ufficio se non per una precisa scelta prospettico-politica, si è mosso recependo le sollecitazioni e le richieste di platee di utenti più ampie che nel passato, le quali reclamano in maniera sempre più pressante la soluzione dell eterno problema legato alla ricerca e alla conquista di un posto di lavoro. È da tempo che i più accorti e i più sensibili fra gli operatori e gli studiosi di orientamento sottolineano le nuove sfide che esso deve affrontare, così come è da diverso tempo che si infittiscono gli studi sulla fenomenologia del mutamento in atto. L attenzione è spesso rivolta alla definizione di nuove metodologie, alla messa a punto di percorsi sempre più aderenti ai fabbisogni dell utente, all uso di strumenti e di modalità di approccio alle tematiche orientative e del lavoro sempre più raffinati e polivalenti. Si tratta di un grande passo in avanti, che segna un cambiamento significativo in un contesto complessivo in cui fino a qualche decennio fa anche un semplice colloquio fatto alla fine della scuola dell obbligo o della scuola superiore veniva classificato come intervento di orientamento. 27

29 INTRODUZIONE Volendo sintetizzare, un quadro dei cambiamenti intervenuti possiamo delinearlo facendo riferimento a un prima e a un dopo rispetto ad alcuni ambiti prioritari su cui abbiamo poggiato la nostra analisi. Partendo proprio dalla natura del processo orientativo non può non considerarsi il cambiamento intervenuto nel momento in cui si è passati da un attività considerata come periferica ad un sistema di tipo strategico che le amministrazioni pubbliche devono assumere e gestire in partenariato con altri attori, così come da un attività che ha come raggio d azione il contesto di uno stato-nazione o di una regione ad un servizio che deve facilitare la mobilità transnazionale degli studenti e dei lavoratori in tutta l Unione Europea. Anche sulla platea dei destinatari i cambiamenti sono stati rilevanti: da un attività storicamente rivolta ad un pubblico di studenti ad un servizio che sappia rispondere ai bisogni di tutti coloro che sono in una fase di apprendimento; non solo: da un azione di supporto ai giovani e agli adulti disoccupati, da utilizzare sempre in un contesto emergenziale con risultati assai modesti, ad un servizio che, al contrario, accompagni le transizioni di vita professionale di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici; da un attività rivolta a fasce di popolazioni deboli ed emarginate ad un servizio accessibile ad un ampio ventaglio di utenti. Se consideriamo i tempi e gli spazi in cui si svolge il servizio possiamo avvertire i maggiori mutamenti. Relativamente ai tempi, si sta passando da percorsi orientativi dispensati in quelli che un tempo erano ritenuti momenti chiave dei percorsi individuali a un servizio offerto lungo tutto l arco della vita; da un azione con un forte accento terapeutico ad un servizio con valenza formativa che tende a rendere autonomi le persone, sviluppando le loro competenze e le loro attitudini a gestire la carriera e preparandoli ad assumere decisioni ragionate e sostenibili lungo il corso della propria vita professionale e personale. Rispetto agli spazi, assistiamo ad uno spostamento del baricentro da un servizio erogato da strutture riconosciute ad un insieme di attività orientative fruibili all interno di strutture della comunità locale dedicate al tempo libero o anche al domicilio dell utente. Cambiano anche le modalità di offerta del servizio, che sono, poi, le variabili strategiche da considerare attentamente. Nello specifico, si sta passando da un attività centrata sull offerta ad un servizio pensato sul libero accesso delle persone e strutturato secondo un livello appropriato di consulenza; da un insieme di attività gestite centralmente ad un servizio decentralizzato ma seguito a livello centrale o nazionale; da una serie uniforme di attività orientative ad un servizio differen- 28

30 INTRODUZIONE ziato in funzione dei bisogni specifici degli utenti; da un attenzione esclusiva per la massimizzazione delle prestazioni individuali ad un servizio che sviluppi le proprie azioni attraverso anche la partecipazione del gruppo; da una serie di azioni e di comportamenti non regolamentati ad un servizio caratterizzato da una deontologia e da norme di pratica professionale; da un assenza cronica di studi e di attività di ricerca ad un servizio che diventi oggetto di riflessioni sistematiche e di valutazioni periodiche. Arriviamo, così, al punto delicato della questione rappresentato dal ruolo e dalle funzioni delle persone incaricate di fare orientamento. La tendenza che è possibile registrare a questo livello del discorso pone dei paletti particolarmente stimolanti per chi voglia contribuire a far crescere il livello qualitativo complessivo del sistema orientamento. Innanzitutto, si sottolinea come sia ormai necessario passare da una serie di attività fornite esclusivamente da consiglieri di orientamento a un servizio nel quale possano intervenire anche altri attori (mediatori culturali, tutor, figure specializzate in ambito informatico); da azioni svolte spesso da personale non specializzato ad un servizio che richieda una formazione iniziale e continua; da un attività poco professionalizzante ad un servizio in cui i percorsi in entrata e le progressioni di carriera siano chiaramente definiti. Come è possibile constatare i temi trattati sono di grande rilievo. Essi esulano da una normale ricognizione dei fatti e delle situazioni e spingono gli studiosi e gli specialisti a rimboccarsi le maniche e affrontare, ciascuno secondo le proprie logiche professionali, il sistema orientamento. È questo lo scopo che sorregge questo volume. Al di là delle necessarie ed improcrastinabili ricerche sugli strumenti e sulle metodologie più efficaci per rispondere alle richieste degli utenti e delle utenti, serve attualmente anche una visione più ampia dei fenomeni in atto intorno al sistema orientamento ed una lettura polivalente delle sfide che ci attendono. Per questa ragione il volume è strutturato in due parti. La prima dedicata alle questioni, ai modelli ed alle pratiche di orientamento e la seconda ai temi, alle interazioni ed alle prospettive aperte per una azione di sviluppo complessiva e sostenibile nel tempo. Vogliamo esprimere in questa sede un sentito ringraziamento a Donatella Gobbi e a Leonardo Verdi Vighetti per la preziosa collaborazione. 29

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32 PARTE PRIMA Questioni, modelli e pratiche di orientamento

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34 CAPITOLO 1 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO 1.1 Premessa Il termine questione è da molti secoli entrato nell uso corrente della nostra lingua per indicare una controversia, una disputa, un diverbio, un problema di cui si studia la soluzione 1. Il termine era impiegato anche nel mondo antico, in particolare nella lingua latina. Sono note, solo per citare un esempio, le Quaestiones di Alessandro di Afrodisia, l esegeta di Aristotele. Si tratta di brevi opuscoli di carattere specialistico, frammentari o poco rifiniti nella redazione, ma significativi dal punto di vista culturale (es.: relazione fra forma e materia, materialità e fisicità dei corpi celesti) perché attestano una fase travagliata nella storia dell aristotelismo. Gli opuscoli lasciano emergere tendenze e tensioni intrinseche alla tradizione esegetica dei testi di Aristotele, e documentano il ruolo ed il metodo dell attività di Alessandro nel conferire coerenza e compiutezza all aristotelismo come sistema dottrinale 2. Più note sono le Quaestiones Naturales di Seneca 3 o le Quaestiones disputatae de malo di Tommaso D Aquino 4. In tempi più recenti il termine questioni è riproposto anche in settori diversi dalla filosofia. Sempre a solo titolo di esempio, tra gli addetti ai lavori è nota la rivista QM Quaestiones Mathematicae, la rivista della Società matematica del Sud Africa che ospita contributi della comunità scientifica matematica internazionale. 5 Sul tema dell orientamento, si è ormai chiusa la fase pionieristica 1 Cortellazzo M. & Zolli P. (1985), Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. 4, p Fazzo S. (2002), Aporia e sistema. La materia, la forma, il divino nelle Quaestiones di Alessandro di Afrodisia. Ets, Pisa. 3 Cfr. oppure:

35 CAPITOLO 1 Premessa degli studi e degli interventi asistematici mentre, in particolare negli ultimi anni, si è sviluppato un ampio dibattito politico e culturale e sono fiorite nuove pratiche di intervento professionale. É, dunque, possibile, porre alcune questioni da considerare come materiali ancora frammentari ma spero significativi. Le questioni indicano anche delle domande, degli interrogativi rispetto ai quali si prospettano risposte, non tanto nell intento di chiudere e definire un area di studio, di ricerca e di pratica professionale ma nella speranza di alimentare un confronto aperto e franco. Le questioni che intendo porre all attenzione del lettore sono due: la definizione di orientamento e la tipologia dei professionisti dell orientamento. 1.2 Definizione di orientamento La prima questione riguarda la definizione di orientamento. Le definizioni, come è noto, servono per individuare con precisione un concetto e per fissarne e stabilirne i limiti. In letteratura le definizioni di orientamento sono numerose. Non è possibile né proficuo in questa sede darne un resoconto completo. Mi è parso più utile fare riferimento ad alcuni volumi e articoli sull orientamento che, negli ultimi dieci anni, sono stati pubblicati in Italia e che, presumibilmente, hanno influenzato la formazione e le pratiche dei professionisti del settore. Ecco le definizioni di orientamento proposte da diversi autori 6 e presentate in ordine cronologico. Cristina Castelli, nel primo capitolo del suo volume (Castelli & Venini, 1996), sottolinea che il concetto di orientamento si colloca sempre all interno di un preciso contesto socio-economico e sostiene che, nella sua forma più evoluta,...orientare diviene sinonimo di aiuto all individuo a prendere coscienza di sé, educandolo alla scelta o meglio a saper scegliere, preparandolo al mondo esterno nella sua complessità e a saper rischiare (p.22). E ancora:...l orientamento viene inteso come auto-orientamento del soggetto, considerato come agente primario del processo di scelta alla luce di concetti quali maturazione e autonomizzazione personale (p. 23). E, infine, nel presentare l approccio globalistico-interdisciplinare, si afferma che l orientamento si muove in un ottica che tiene conto...della globalità della persona in termini di interessi, bisogni, attitudini ma anche di tutta la costellazione di fattori 6 É possibile che le definizioni presentate abbiano subito un evoluzione in ulteriori scritti degli stessi autori non presi in considerazione in questa rassegna. 34

36 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO sociali che necessitano di essere conosciuti dal soggetto per poter effettuare quella sintesi personale in cui egli trova la propria identità personale e professionale (p. 25) e che l orientamento deve...porsi come obiettivo principale quello di aiutare i giovani ad effettuare le proprie scelte con la massima consapevolezza, allo scopo di arrivare ad una presa di decisione responsabile che favorisca la possibilità di autorealizzarsi nello studio e nel lavoro (p. 27). Nello stesso anno Maria Luisa Pombeni (Pombeni, 1996) designa con il termine orientamento...in alcuni casi il processo che la persona mette in atto spontaneamente per gestire il proprio rapporto con l esperienza formativa e lavorativa e, in altri casi, l azione professionale che viene erogata da esperti per supportare in modo positivo la capacità di far fronte a questo processo da parte del soggetto (p. 9). E, ancora: L azione orientativa aiuta il soggetto a riorganizzarsi, in modo tale che la situazione non venga percepita come svalutativa per la propria identità e ad elaborare strategie di coping, finalizzate a una lettura delle variabili che intervengono nella situazione per capire come muoversi e impostare un adeguata soluzione del problema in cui si trova coinvolto (p. 39). Annamaria Di Fabio, nel primo capitolo del suo volume (Di Fabio, 1998), afferma che l orientamento Può essere definito il modo, l atto e l effetto dell orientare e dell orientarsi. Più precisamente è il procedimento che permette di trovare la posizione del Nord e in conseguenza degli altri punti cardinali in modo che, grazie alla loro rilevazione, sia possibile stabilire la corretta direzione verso cui muovere...l orientamento costituisce un processo educativo ampio, complesso, continuativo ed in particolar modo non direttivo... (p. 7). Gli operatori dell orientamento hanno pertanto il compito di facilitare la consapevolezza e la responsabilità individuale e il compito di abilitare il soggetto a prendere decisioni riguardo a scelte di carattere personale proprio fornendo l opportunità di esplorare, scoprire e chiarire schemi di pensiero e di azione (p. 16). Salvatore Soresi, nel capitolo sulla personalizzazione dell attività di orientamento nel volume da lui curato (Soresi, 2000), sottolinea che...le azioni di orientamento possono infatti caratterizzarsi in termini prevalentemente preventivi ed educativi e riguardare il sostegno al problem solving professionale o una più generale attività di consulenza e di aiuto alla persona (p. 25). In questo quadro sono richiamate definizioni classiche di intervento di orientamento: qualsiasi attività o programma che si propone di facilitare lo sviluppo lavorativo (Fretz, 1981, p. 78); qualsiasi intervento o sforzo teso ad incrementare lo svi- Definizione di orientamento 35

37 CAPITOLO 1 Definizione di orientamento luppo di un individuo o che consente alla persona di compiere delle decisioni lavorative migliori (Spokane & Oliver, 1983, p. 100); processo interpersonale che si propone di aiutare un individuo ad effettuare un adeguata decisione lavorativa (Crites, 1981, p. 11). Jean Guichard e Michel Huteau, nel loro noto volume (Guichard & Huteau, 2001), delineano alcune caratteristiche del processo di orientamento. All inizio del XX secolo l orientamento consisteva in un percorso basato su un investigazione di natura psicologica avente l obiettivo di favorire il passaggio dalla scuola al lavoro. Il modello dominante era quello di un abbinamento soggetto/professione fondato essenzialmente sulle attitudini dei giovani...oggi le procedure per l orientamento...non si limitano più al problema del passaggio dalla scuola al lavoro. Si parla, infatti, di orientamento nel corso di tutta la vita. Da una parte, l orientamento ha trovato un suo spazio all interno delle stesse scuole; dall altra, l orientamento viene concepito come un insieme di pratiche che mirano ad aiutare gli adulti nei momenti di transizione che segnano il corso della loro vita (p. 7). L idea dominante è quella di un soggetto che deve autodeterminarsi. Si tratta, quindi, di aiutarlo a rappresentarsi nella maniera più esaustiva possibile il compito di fare delle scelte per il proprio orientamento e a definire le priorità rispetto al proprio sviluppo personale (p. 8). Il capitolo su finalità e obiettivi delle pratiche di orientamento si chiude con la seguente affermazione:...ci si può chiedere se la finalità principale della consulenza di orientamento all inizio del XXI secolo non potrebbe essere così definita: dare l occasione di (ri)stabilirsi come persona (Jacques, 1982), ovvero come prodotto ternario (io tu lui) della relazione dialogica con altri, relazione che lo costituisce in quanto tale e lo porta, ogni volta che si reinstaura, a distanziarsi da ciascuna delle cristalizzazioni di sé (p. 33). Lucia Boncori apre il suo volume (Boncori & Boncori, 2002) sostenendo che l orientamento si propone di mettere il soggetto in grado di prendere decisioni adeguate e da persona libera in materia di scelte accademiche e professionali (p. 13) e condivide una precisa definizione di orientamento:...il processo di aiuto ad una persona perché possa risolvere i problemi che la vita gli pone considerando come parte essenziale della capacità di risolvere i problemi l acquisizione, da parte del soggetto, della capacità di reagire adeguatamente in qualsiasi situazione, rendendo così effettiva la sua libertà personale (Garcìa Hoz, 1981, p. 231). Giancarlo Tanucci, infine, (Tanucci, 2002), definisce l orientamento...come un processo di consulenza e di sviluppo professionale della 36

38 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO persona che...consiste essenzialmente nel supportare coloro che devono pianificare, nella complessità della situazione, il loro percorso di scelta (p. 271). Con riferimento agli strumenti per la pratica dell orientamento sono enfatizzati, in particolar modo,...la capacità che ha il soggetto di fare autovalutazione che, in realtà consiste nel fare una ricognizione delle risorse e delle competenze disponibili... e...nella capacità di una persona di fare un piano: individuare mete, obiettivi, risorse, tempi, canali e reti in grado di offrire un aiuto concreto per raggiungere un determinato scopo (p. 271). Definizione di orientamento Termina qui questa breve rassegna di alcune definizioni di orientamento che, a mio avviso, possono essere confrontate lungo quattro dimensioni: 1) finalità assegnate al processo e alle pratiche di orientamento; 2) concetti chiave esplicitamente o implicitamente utilizzati; 3) nucleo centrale intorno al quale è costruita la definizione: 4) concezione dell uomo sottostante alle diverse definizioni (vedi tavola 1). Le prime due dimensioni sono direttamente ricavabili dai testi citati. Le ultime due dimensioni sono, invece, più soggettive, non potendosi direttamente desumere dal testo degli autori: mi auguro non siano arbitrarie. Come il lettore potrà facilmente rilevare, le definizioni pur condividendo un ambito di intervento comune si differenziano, talora in modo sostanziale, per ciascuna delle quattro dimensioni considerate. Non credo sia opportuno auspicare una omogeneità definitoria ma ritengo indispensabile, se si vuole instaurare un serio confronto tra studiosi e professionisti, comprendere elementi comuni ed aree di diversità nella formulazione esplicita ed implicita di ogni definizione di orientamento. Solo in tal modo potranno evidenziarsi le conseguenze sul piano teorico, metodologico e tecnico che ogni dispositivo definitorio comporta. 37

39 CAPITOLO 1 Tav. 1 Confronto tra diverse definizioni del processo di orientamento Autore Boncori Castelli Di Fabio Guichard e Huteau Finalità dell orientamento Mettere la persona in grado di prendere decisioni adeguate e da persona libera Aiutare l individuo a saper scegliere e rischiare. Preparare l individuo alla complessità del mondo esterno. Facilitare consapevolezza e responsabilità individuale nell esplorare schemi di pensiero e di azione nelle decisioni relative a scelte di carattere personale. Aiutare la persona nelle transizioni che segnano il corso della vita Concetti chiave Individuo come persona. Capacità di decidere razionalmente. Formare atteggiamenti corretti Maturazione. Autonomizzazione. Autorealizzazione. Identità personale e professionale. Processo educativo Non direttività Autodeterminazione Maturazione Autodeterminazione. Sviluppo personale. Forme identitarie. Comprensione delle cristallizzazioni di sé. Centratura Capacità individuale di reagire adeguatamente alle situazioni. Interessi, bisogni, attitudini della persona. Conoscenza dei fattori ambientali e sociali. Potenzialità individuali Relazione con l altro. Rappresentazione personale dei problemi. Concezione dell uomo Uomo proteso verso la conquista della libertà personale. Uomo proteso verso la maturazione e l autorealizzazione. Uomo come soggetto attivo e capace di orientarsi. Uomo complesso capace di distanziarsi dalle cristallizzazioni di sé e ridefinirsi nella relazione con gli altri. Pombeni Aiutare il soggetto ad elaborare strategie di coping relative alla propria esperienza formativa e lavorativa. Socializzazione lavorativa. Selfempowerment. Identità sociale. Bisogni della persona e capacità di fronteggiare il rapporto con l esperienza formativa e lavorativa. Uomo che matura e si autodetermina nei confronti dell inserimento sociale e professionale. Soresi Sostegno al problem solving professionale e attività di consulenza e di aiuto alla persona Problem solving e decision making. Dilemmi decisionali e attivazione della scelta. Individuo di fronte alla scelta lavorativa Uomo che, nel processo di adattamento all ambiente, ricerca autonomia e consapevolezza nei processi decisionali. Tanucci Processo di consulenza e di sviluppo professionale della persona per supportare il suo percorso di scelta Autovalutazione. Percorsi di scelta Individuo di fronte ai percorsi di scelta Uomo che si relaziona con la realtà ed elabora piani di azione verso gli obiettivi 38

40 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO Per avviare questo dibattito presento anch io una definizione di orientamento, già delineata in precedenti lavori, con l indicazione degli argomenti che sostengono la sua formulazione. L orientamento può essere definito come un processo di produzione di conoscenza sulla relazione che individui e gruppi intrattengono con il contesto formativo, professionale, economico e culturale di riferimento al fine di fondare o rifondare un progetto personale e professionale e di definire obiettivi di azione aderenti al contesto e di sostenere le scelte relative. Passiamo ora ad esaminare gli argomenti che sostengono la definizione formulata. La definizione di orientamento presentata implica una presa di posizione rispetto a tre ambiti problematici: centratura sulla persona o centratura sulla relazione con il contesto; persone come prodotto o come agenti del contesto sociale nel quale vivono; natura delle istanze sociali che fondano la richiesta di orientamento. Definizione di orientamento Centratura sulla persona o centratura sulla relazione con il contesto Si tratta, in primo luogo, di una definizione centrata sulla relazione tra individuo e contesto. Alcune delle definizioni riportate alla tavola 1 fanno ricorso a costrutti quali persona, bisogni, competenze personali, auto-realizzazione individuale. Nella comprensibile tensione ad affermare la centralità della persona rispetto ad altri approcci nei quali prevale la centralità del lavoro, si è insinuata una concezione individuo centrica dell orientamento. In questo tipo di concezione l unità di analisi è l individuo, con i suoi bisogni, credenze, emozioni e con la sua personalità e l intervento di orientamento finisce per avere la funzione prioritaria di informare e di potenziare le capacità individuali e, in particolare, le capacità decisorie. Mi posiziono tra coloro che sostengono il superamento della concezione centrata sull individuo in favore di una concezione centrata sulla relazione tra individuo e contesto. L unità di analisi, in questo caso, non è il singolo individuo con le sue inclinazioni, aspirazioni, competenze ma la rete di relazioni che questo stesso individuo elabora ed intrattiene con il contesto economico, organizzativo, culturale e sociale. Si tratta di superare definitivamente approcci dicotomoci e riduzionistici in favore di visioni integrate e complesse. Il processo di orientamento non può essere spiegato con riferimento alle dinamiche del mercato del lavoro o con riferimento alle dinamiche culturali e psicologiche della persona ma è costruzione e ricostruzione delle rappresen- 39

41 CAPITOLO 1 Definizione di orientamento tazioni che l individuo spesso sollecitato da particolari contingenze della vita o dal dover assumere decisioni ritenute di particolare rilievo formula sul contesto sociale, organizzativo e professionale e sulla sua presenza in detti contesti. Questo passaggio che implica la condivisione dell assunto che non esista la persona ma soltanto la persona in relazione produce una serie di conseguenze: più che conoscere bisogni, credenze, emozioni della persona diventa rilevante comprendere come queste dimensioni si sono storicamente costruite e come si manifestano nel modo concreto con cui ognuno gestisce la relazione col contesto; più che la personalità, diventano rilevanti le strategie di coping, perché indicative della relazione con la realtà; più che il volume delle conoscenze sulle professioni o sul mercato del lavoro, interessa il modo in cui i singoli, o specifici gruppi sociali, si relazionano con il contesto professionale o del mercato. Persone come prodotto o come agenti del contesto sociale nel quale vivono Un ulteriore caratteristica della definizione presentata si riferisce all assunto che le persone siano non il prodotto ma, al contrario, agenti del contesto sociale nel quale vivono. Ciò significa assumere che esse hanno un ruolo attivo nel selezionare oltre che nel modellare il loro ambiente contestuale; che la mente umana è dotata della capacità di generare autonomamente nuove capacità; che esiste la possibilità di recuperare le difficoltà che si incontrano lungo il cammino dell esistenza. In conseguenza, i diversi modelli di competenza che le persone acquisiscono devono essere considerati il prodotto di doti naturali, di esperienze socio-culturali e anche di circostanze fortuite che scandiscono il corso di sviluppo della persona. In questo quadro, l esercizio del controllo sull azione, la regolazione dei processi di pensiero, dei processi di motivazione, dei processi emotivi e degli stati fisici diventa di primaria importanza nel processo di orientamento. Natura delle istanze sociali che fondano la richiesta di orientamento Una terza questione si riferisce alla natura delle istanze sociali che fondano la richiesta di orientamento. Se si assume che le esigenze del mondo produttivo richiedano, nella sostanza, un processo di mero adattamento, le attività di orientamento tendono a trasformarsi in prodotti finiti (disporre di specifiche informazioni, fondare o consolidare specifiche competenze, definire specifiche tecniche di lavoro da acqui- 40

42 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO sire) da fruire nel breve periodo per rendere possibile o più agevole l adattamento lavorativo e sociale. Se si assumono come prioritarie le esigenze della persona di trovare una possibilità di esprimersi socialmente anche attraverso il lavoro e che tali esigenze sono, per necessità, destinate ad essere mutevoli nei diversi contesti e nelle diverse stagioni della vita, le attività di orientamento attivano prioritariamente un processo che privilegia la competenza a comprendere, ad analizzare, a conoscere e a conoscersi in relazione alla realtà. Queste premesse consentono ora di sostenere il fondamento della finalità dell orientamento deputato a produrre conoscenza. Definizione di orientamento L orientamento come produzione di conoscenza La produzione di conoscenza è unanimemente riconosciuto come un obiettivo generale della ricerca scientifica, nei diversi settori, mentre meno usuale è considerare l intervento psicologico come sorretto dal medesimo obiettivo di produzione di conoscenza. In termini generali l intervento psicologico può essere configurato come una procedura tecnica, sostenuta da paradigmi teorici di riferimento, finalizzata a raggiungere obiettivi concreti e circoscritti di produzione di conoscenza in individui, gruppi ed organizzazioni. Parlare di processo di produzione di conoscenza significa fare riferimento ai processi di attribuzione di senso, ai processi attraverso i quali costruiamo o co-costruiamo la realtà. Ne consegue l importanza delle tecniche che puntano sulla ricostruzione della storia individuale, che valorizzano la narrazione personale, strumento prezioso per comprendere le relazioni che il singolo ha intrattenuto ed intrattiene con i contesti di vita ai quali partecipa. In aderenza a questa prospettiva il processo di orientamento è una procedura, ancorabile a prospettive teoriche diverse, che sostiene i soggetti interessati a produrre conoscenza concreta e fruibile, fondamentalmente su tre aspetti: conoscenza dell ambiente nel quale si vive e con il quale si interagisce e, in primo luogo, dei mercati del lavoro; conoscenza su di sé, in termini di comprensione della storia personale, di valorizzazione delle risorse disponibili, di attenzione alle aree problematiche o meritevoli di sviluppo; conoscenza sulla relazione tra sé e l ambiente con particolare riguardo alla rappresentazione di sé nell ambiente e alle strategie di intervento sulla realtà. Assumendo questo obiettivo si riconosce che l orientamento è un 41

43 CAPITOLO 1 Definizione di orientamento processo che assegna un ruolo centrale all individuo in relazione con l ambiente per sostenerlo nella lettura del contesto o dei contesti di riferimento, nelle loro dinamiche economiche, politiche, sociali e organizzative quale premessa per definire obiettivi e strategie di intervento nella realtà sorrette da una conoscenza di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, delle aree di competenza acquisibili o incrementabili. 7 L obiettivo generale dell orientamento di produrre conoscenza sul contesto di riferimento e sulle strategie di relazione con il contesto può essere declinato nei seguenti ulteriori obiettivi. Il primo obiettivo è quello di trasformare l utente in committente. Non si tratta, cioè, di fornire un servizio più o meno qualificato di orientamento al quale il giovane o l adulto possa accedere ma di allestire una situazione grazie alla quale il giovane o l adulto possa diventare l attore di un percorso, possa riappropriarsi della domanda di orientamento, possa iniziare a pianificare il futuro. Si tratta di un obiettivo semplice nella sua formulazione ma arduo da conseguire. Molti interventi di orientamento si propongono di fornire prodotti specifici e limitati che presuppongono il mantenimento del soggetto nel ruolo di utente: si forniscono le informazioni sulla situazione contingente del mercato del lavoro più che dare competenze sul reperimento delle informazioni; si allestiscono tecniche di analisi delle capacità e delle competenze più che fornire metodi e strumenti di comprensione e di monitoraggio di quelle capacità e competenze; si trasmettono conoscenze utili per orientarsi nel lavoro in un momento dato più che sollecitare procedure di comprensione di sé e della propria relazione con il contesto professionale e sociale. In alcuni casi, poi, il mantenimento del soggetto coinvolto nel ruolo di utente impedisce di raggiungere ogni tipo di obiettivo dell orientamento. É il caso dei giovani che vengono inviati ad un Centro senza essere portatori di alcuna domanda di orientamento: il problema del la- 7 In un intervento di orientamento rivolto, negli anni scorsi, a giovani disoccupati l impiego di questa prospettiva ha consentito di produrre, nei soggetti interessati, conoscenza sui modelli di rappresentazione della disoccupazione e di sé nell ambiente che ha aperto la strada al dispiegamento delle energie necessarie per costruire un progetto di mobilitazione e di inserimento nel mondo del lavoro. I soggetti, infatti, che concepivano il rapporto con il contesto-mercato lungo le dimensioni della depauperazione, della rassegnazione e del tradimento da parte delle istituzioni, ritenute responsabili del problema e della sua mancata soluzione, tendevano a concepire la propria condizione come ineluttabile e senza via d uscita. Il lavoro di produzione di conoscenza sulla genesi di questa rappresentazione ha reso possibile, per la maggior parte degli interessati, considerare la disoccupazione oltre che un fattore di crisi economica e di crisi personale, l occasione anche di conseguire nuovi apprendimenti e di fare nuove esperienze per incrementare le competenze e sopperire alla mancanza di mezzi personali. Questo mutamento della relazione con il contesto ha indotto a privilegiare come strategia di reazione alla disoccupazione la formazione professionale, lo sviluppo di contatti con referenti privilegiati, la propensione a rischiare personalmente, cioè strategie orientate al reperimento di maggiori risorse personali e relazionali. 42

44 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO voro è risolto semplicisticamente pensando ad un lavoro facile, poco faticoso, redditizio. Quando l intervento riesce a trasformare l utente in committente del proprio percorso personale e professionale spesso non sono necessari ulteriori interventi: l apprendimento che si realizza attraverso l orientamento non riguarda singoli contenuti ma una procedura di analisi della realtà e di comprensione del sé in relazione ai dati contestuali e situazionali. Un secondo obiettivo riguarda la possibilità di rendere pensabile il futuro lavorativo. Molte persone e, in particolare, i giovani sono, per diversi motivi, concentrati sul presente, hanno difficoltà a delineare un progetto: pensare il futuro significa poter definire degli obiettivi, individuare dei percorsi, dotarsi di una strategia, valutare alternative, orientare l azione. In una esperienza di orientamento destinata a giovani con svantaggio sociale appariva impossibile, all inizio, parlare di futuro, come del resto tentare di ricostruire il passato. I dati mostravano in modo evidente una forte centratura sul presente, un incapacità di poter pensare a qualsiasi progetto, una separazione molto netta tra fare e pensare e la presenza di vissuti emozionali molto intensi, che fuoriuscivano in maniera anche improvvisa e al di fuori di ogni possibilità di controllo e di gestione consapevole. Sembrava impossibile o improduttiva qualsiasi iniziativa di orientamento fin quando non si è allestita una situazione che ha cominciato a rendere possibile un pensiero sul futuro iniziando a fondare la capacità di attivarsi e di dirigersi in maniera intenzionale verso un obiettivo. Il terzo obiettivo è una concretizzazione dei precedenti in termini di individuazione delle competenze possedute e quelle che possono essere acquisite o incrementate. Il riferimento non è solo alle diverse competenze tecniche proprie dei singoli settori professionali ma anche a competenze di relazione interpersonale e sociale. In un intervento destinato a una popolazione di giovani adulti espulsi dal mercato del lavoro sono state individuate alcune competenze che sono risultate determinanti per riattivare il processo di rifondazione della propria professionalità e di ricerca di un nuovo inserimento nel mercato del lavoro: la competenza emotiva, intesa come capacità di pensare, di dare un nome alle proprie emozioni e di saperle vivere e gestire costruttivamente in contesti e relazioni; la competenza relazionale intesa come capacità di costruire e mantenere relazioni nel lavoro, nella scuola, nella vita sociale; di saper lavorare con gli altri, sapersi presentare, saper gestire un colloquio di lavoro; la competenza di analisi dei problemi, intesa come capacità di comprendere le situazioni scomponendole nei loro elementi costitutivi e di valutare le conseguenze di Definizione di orientamento 43

45 CAPITOLO 1 Definizione di orientamento una catena di cause ed effetti al fine di sviluppare capacità di riflessione ed elaborazione, intelligenza pratica, la possibilità di frapporre il pensiero tra emozione ed azione così da pianificare l azione ed aprire la dimensione della progettualità. Un quarto ed ultimo obiettivo si riferisce alla possibilità di sperimentarsi nella realtà, di verificarsi nel processo di traduzione del pensiero in comportamento. In numerosi giovani, per una serie di motivi complessi, l azione è spesso scollegata da un intenzione consapevole nonché da un obiettivo (spesso il vero obiettivo è perseguito inconsapevolmente). Un ulteriore obiettivo dell orientamento è di sviluppare dei ponti di collegamento tra mondo interno ed esterno, tra desiderio/esigenza/intenzione e azione/obiettivo. Si tratta di incrementare l esercizio del controllo sull azione, il sentimento di efficacia personale, che deriva dalla convinzione di essere all altezza di una determinata situazione, di essere in grado di cimentarsi in una determinata attività o di affrontare determinati compiti in specifiche situazioni. Gli obiettivi enunciati contemplano, dunque, lo sviluppo di una procedura complessa che, in termini operativi, consiste schematicamente: in un processo di analisi di uno stato interno soggettivo (desideri, interessi, esigenze, preferenze ecc.) e di un contesto esterno (opportunità, vincoli, eventi, movimenti ecc.); nel correlato processo di scelta di un obiettivo da raggiungere, con relativa elaborazione dei significati soggettivi in relazione ai dati di realtà; in un processo di gestione e di orientamento di sé integrato a più livelli (cognitivo - emotivo - comportamentale) verso l obiettivo; nel portare a termine l azione con l ottenimento di un risultato; nel processo di analisi finale del risultato con elaborazione di un feedback (soggettivo, dunque relativo alla propria dimensione interna, nonché relativo al contesto esterno) che orienti un azione futura verso il medesimo o altro obiettivo nei termini di una sempre maggiore efficacia. Coerentemente con la definizione avanzata di orientamento e con le argomentazioni che sostengono la sua formulazione è possibile sciogliere una sede di nodi di carattere teorico e di pratica dell intervento. I confini dell orientamento. La definizione presentata consente di distinguere e differenziare il setting dell orientamento da altri setting di produzione di conoscenza. 44

46 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO Penso in primo luogo alla formazione che pure, nella mia prospettiva, è finalizzata a produrre conoscenza in individui, gruppi e organizzazioni sulla relazione persona-contesti di vita ma che mantiene una sua specificità legata alla domanda di committenti e utenti, al setting allestito, agli obiettivi specifici che, di volta in volta, sono individuati e perseguiti, ai diversi criteri di verifica dell efficacia dell intervento. La continuità tra orientamento e formazione è molto stretta ma è necessario chiamare gli interventi con il loro nome per assicurare trasparenza nella relazione con gli utenti e per commisurare le aspettative ai risultati realisticamente ottenibili. Nulla vieta, ovviamente, che un programma di intervento preveda la compresenza di obiettivi di orientamento e di obiettivi di formazione né che il setting allestito (in particolare il setting di gruppo) appaia identico ma rimane una differenza di domanda, di obiettivi e di risultati attesi. Sono anche dell avviso che il processo di produzione di conoscenza debba riguardare perché si possa parlare di orientamento la relazione con il contesto formativo e /o professionale e che non sia corretto estendere l orientamento a tutte le situazioni dilemmatiche dell esistenza ovvero ad ogni tipo e forma di progettualità individuale. Molte persone, ad esempio, hanno chiare esigenze di orientarsi, nelle diverse stagioni della vita, nelle loro scelte affettive attraversando complesse e delicate decisioni personali ma non sarebbe corretto parlare di orientamento già esistendo forme più appropriate di setting di produzione di conoscenza per affrontare questo tipo di problematiche (es: formazione, counseling, psicoterapia, ecc.). Non sarei neanche favorevole all estensione del termine orientamento per intervenire nella fase che precede il pensionamento che, per molte persone, segna la definitiva uscita dal mercato del lavoro. In queste situazioni non c è dubbio che esista l opportunità di produrre conoscenza sulla nuova situazione che viene a determinarsi e di riformulare il progetto della propria vita ma, anche in tal caso, altre forme di intervento (formazione, counseling, ecc.) sembrano più adeguate per designare le attività che possono sostenere questa fase di transizione e i relativi processi decisionali. Definizione di orientamento Orientamento interminabile e orientamento a termine Alcuni autori, con l evidente intento di valorizzare il processo di orientamento, vanno sostenendo che l orientamento deve durare tutta la vita. Il concetto di orientamento continuo, mutuato da quello di formazione continua, incorpora a mio avviso degli impliciti insidiosi del tutto assenti nel caso della formazione. 45

47 CAPITOLO 1 Definizione di orientamento Certamente in qualsiasi età e in qualsiasi stagione della vita si possono presentare problemi di scelta, di integrazione e di adattamento. É anzi prevedibile che, in futuro, considerando l andamento dell economia globale e il tasso di variazione delle contingenze politiche e organizzative, l uomo sia più esposto rispetto alla relativa stabilità del passato a dover affrontare scelte impegnative anche nella fase matura e avanzata dell esistenza. Ma temo che sostenere che l orientamento debba durare tutta la vita sia come negarlo. Per esempio, in campo psicologico non esiste, non deve esistere, una terapia che dura tutta la vita; all università non ci deve essere uno studente universitario che studia per tutta la vita, perché gli studenti, nel corso del loro itinerario formativo, dovrebbero imparare ad apprendere e, quindi, dovrebbero essere in grado di proseguire da soli l evoluzione, l aggiornamento e l approfondimento delle conoscenze. In termini teorici il problema è molto chiaro: gli utenti dell orientamento sono portatori di una domanda esplicita o implicita di orientamento. Uno degli obiettivi dell orientamento nella prospettiva qui presentata è quello di trasformare gli utenti in committenti del loro orientamento. Non si tratta di una formula, né di uno slogan: si tratta semplicemente di vedere se si riesce a rendere possibile, da parte degli utenti, la riappropriazione della domanda di orientamento. Se si condivide questo assunto, si può anche affermare che l orientamento può durare tutta la vita prestando, però, particolare attenzione, nelle pratiche professionali, a far sì che gli utenti diventino, il più possibile, committenti del loro orientamento. Quindi, quando si ripresenteranno esigenze di scelta, di comprensione di sé nella relazione col contesto, le persone potranno utilizzare le precedenti esperienze, le competenze di analisi di sé nella realtà acquisite. Potrà anche accadere che alcuni abbiano bisogno di un ulteriore intervento, ma uno degli obiettivi prioritari dell orientamento dovrebbe essere quello di operare la trasformazione degli utenti in committenti dell orientamento. 1.3 I professionisti dell orientamento Una seconda questione che desidero proporre riguarda il tema dell unicità o della pluralità delle figure professionali che operano nel settore dell orientamento. Le posizioni, anche in questo caso, sono diverse. Tale diversità non sempre appare riconducibile ad un analisi dei ruoli, delle competenze e dei compiti da svolgere anche perché le differenti posizioni sono comprensibilmente influenzate da variabili di ti- 46

48 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO po giuridico-sindacale e dalla pressante richiesta di certificazione e di riconoscimento delle competenze maturate da diversi operatori attraverso la pratica professionale. Ho la netta sensazione che, in talune circostanze, problemi di linea politica abbiano il sopravvento su ogni altro tipo di considerazione e che le argomentazioni a sostegno delle diverse tesi siano strumentalmente enfatizzate o minimizzate. Di fronte a fenomeni di questo genere occorre che ognuno, nel suo ruolo, prenda posizione dichiarando la sua tesi e gli argomenti che la sostengono. Solo all interno di un quadro chiaro è possibile operare mediazioni e accordi che portino elementi di certezza laddove regna ambiguità e confusione. Esprimo, dunque, il mio orientamento, come già fatto in precedenti circostanze, nella speranza che chi non condivide questa posizione non si limiti meramente ad avanzare una ipotesi alternativa ma evidenzi elementi di disconferma rispetto a quanto propongo. Se l obiettivo generale dell orientamento è produrre conoscenza, si deve allestire un sistema di compiti/ruoli che consenta di produrre conoscenza. I compiti non sono eliminabili. Ad ogni categoria di compiti può corrispondere un ruolo specifico ma è anche possibile che, per le dimensioni delle organizzazioni che erogano orientamento o per la limitatezza degli obiettivi perseguibili o per altre contingenze, si renda opportuno accorpare diversi tipi di compiti in uno o più ruoli. Nell orientamento, come del resto in qualsiasi processo complesso che si realizzi entro una cornice organizzativa, sono individuabili quattro tipi di compiti/ruoli. I compiti/ruoli operativi sono quelli che si sostanziano nello svolgimento di operazioni, di carattere manuale o meccanico, di natura semplice o complessa, che richiedono una modesta competenza professionale, in genere acquisibile in un arco di tempo relativamente ristretto e da consolidare con la concreta esperienza di lavoro (esempio: un addetto all immissione dei dati in un elaboratore elettronico). Molti compiti operativi non sono più affidati in maniera esclusiva ad una o più persone ma sono distribuiti tra i diversi operatori dell organizzazione i quali, insieme allo svolgimento di compiti più impegnativi, sono tenuti anche allo svolgimento di compiti operativi (es: disbrigo della corrispondenza, digitazione di dati e archiviazione delle informazioni, attività di informazione agli utenti, ecc.). Nell ambito dell orientamento questo tipo di compiti/ruoli riguarda i servizi di informazione messi a disposizione degli utenti che presentano sempre anche una domanda di informazione sulle opportunità lavorative e formative. Si tratta, in primo luogo, di mettere a disposizione dell utenza informazioni raccolte da diverse fonti e co- I professionisti dell orientamento 47

49 CAPITOLO 1 I professionisti dell orientamento stantemente aggiornate oppure allestire uno strumento informativo di solito supportato da strumenti informatici e telematici che consenta di conoscere un sistema specifico (si pensi, ad esempio, al sistema universitario) o ancora di attivare incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici (ad esempio sulle tecniche di ricerca del lavoro in un particolare contesto territoriale e per particolari ambienti professionali). I compiti tecnico-specialistici implicano un riferimento ad uno specifico ambito scientifico-disciplinare (fisica, economia, giurisprudenza, psicologia, ecc.); richiedono competenze complesse acquisibili solo dopo un lungo percorso formativo scolastico e professionale; ricorrono a precise metodologie e tecniche di intervento; fanno riferimento a standard professionali convenzionalmente condivisi. Nell ambito dell orientamento questo tipo attività riguarda, ad esempio, l insieme dei compiti legati al tutorato o al monitoraggio orientativo di un esperienza in atto (scolastica, universitaria, di formazione al lavoro) ovvero di una particolare condizione nella quale i soggetti coinvolti si trovano (ad esempio, il passaggio dal canale formativo alla ricerca del lavoro) o, più in generale, alle diverse figure diversamente denominate che intrattengono la relazione con l utente dell orientamento per accompagnarlo e sostenerlo grazie ad un approfondita conoscenza del sistema di riferimento e delle sue modalità di funzionamento durante lo svolgimento di percorsi di formazione, di ricerca del lavoro, di inserimento lavorativo, ecc. A questo stesso ambito fa capo l insieme dei compiti legati al supporto e alla consulenza alla persona nell analisi del contesto esterno; nella comprensione di sé; nell analisi delle scelte scolastiche e formative; nella definizione di un progetto professionale; insomma nei processi di lettura della realtà e di presa di decisione. Si tratta di un ruolo che si sostanzia in una relazione di aiuto, finalizzata alla produzione di conoscenza sulla relazione che individui e gruppi intrattengono con uno specifico contesto ambientale, scolastico, formativo, lavorativo, economico, sociale in vista della definizione o ridefinizione di un progetto personale di intervento nella realtà. I compiti gestionali. Si riferiscono alla capacità di un organizzazione di prevedere, di pianificare, di programmare, di organizzare, di coordinare, di controllare il processo di traduzione operativa e di conseguimento degli obiettivi. Anche per i compiti gestionali vale quanto affermato per i compiti operativi: non è detto che i compiti gestionali siano affidati a persone a ciò dedicate; specialmente nelle organizzazioni di piccole dimensioni i compiti gestionali possono, ad esempio, far capo a degli specialisti. È, tuttavia, importante, per l organizzazione e per gli stessi professionisti, mantenere questa distinzione concettuale in modo tale che siano chiara- 48

50 QUESTIONI DI ORIENTAMENTO mente definite le responsabilità gestionali. Nell ambito dell orientamento questo tipo attività riguarda i compiti di previsione, pianificazione e sviluppo delle reti territoriali; di pianificazione e programmazione dei piani di intervento in termini di obiettivi, azioni da realizzare, verifiche di efficacia e di efficienza; di coordinamento dei servizi dedicati; di verifica e controllo degli interventi; di consulenza ai vertici delle organizzazioni sulla definizione delle politiche di orientamento e sui relativi piani di fattibilità anche da un punto di vista finanziario: in sostanza l integrazione dei processi politici, economici, organizzativi e professionali inerenti l ideazione, la realizzazione, il monitoraggio, la verifica dell intera gamma di attività di orientamento che si realizzano in uno specifico contesto organizzativo o territoriale. I compiti manageriali sono deputati all individuazione nell ambito della missione dell organizzazione degli obiettivi generali da raggiungere ed alla definizione delle relative strategie. Per quanto si riferisce ai compiti manageriali non ritengo che debbano prevedersi figure professionali specifiche (come, ad esempio, il manager dell orientamento) non perché non servano chiare indicazioni di tipo strategico, anzi assolutamente necessarie se si vuole scongiurare uno sviluppo dell orientamento erratico e legato alle contingenze, ma per evitare inutili e pericolose sovrapposizioni. Esistono già figure istituzionali e ruoli organizzativi deputati alla individuazione di obiettivi di sistema e alla definizione delle relative strategie. Non credo che alcune carenze attuali siano risolvibili creando nuove figure professionali di tipo manageriale. È, invece, opportuno ripulire i ruoli definendo compiti e confini, integrandoli ma mantenendoli distinti. Come dicevo in apertura di questo capitolo i compiti sopradescritti non sono eliminabili se non a costo di inficiare l efficacia e l efficienza del sistema e dei sottosistemi dell orientamento. I compiti/ruoli descritti non devono intendersi come gerarchicamente strutturati. La linearità verticale della gerarchia è, in questo caso, inadeguata; è necessaria una condivisa convinzione di circolarità del processo e dell integrazione di compiti, ruoli e figure professionali. Mi rendo conto che questa tipologia di compiti/ruoli si riferisce ad un organizzazione dedicata all orientamento e a regime: è certo possibile che in alcuni contesti organizzativi siano presenti solo alcuni compiti così come è possibile che, in contesti di dimensioni più circoscritte, più compiti, di natura diversa, possano far capo ad un unico professionista. La decisone di mantenere questi compiti/ruoli rigidamente separati ovvero di integrarli in una o più figure professionali non è problema tecnico ma politico. Forse non è neanche necessario definire un unico I professionisti dell orientamento 49

51 CAPITOLO 1 I professionisti dell orientamento quadro delle figure professionali da valere a livello nazionale ma, nel rispetto delle autonomie locali e organizzative, è utile supportare i processi di chiarezza definitoria, di individuazione dei confini e delle integrazioni di ruolo tra i diversi attori organizzativi, di delimitazione dei livelli di competenza e responsabilità. Bibliografia BONCORI L. & BONCORI G. (2002), L orientamento. Metodi, tecniche, test. Roma, Carocci. CASTELLI C. & VENINI L. (a cura di) (1996), Psicologia dell orientamento scolastico e professionale. Milano, Franco Angeli. CRITES J.O. (1981), Career counselling: Models, methods and materials. New York, McGraw-Hill. Di Fabio A. (1998), Psicologia dell orientamento. Problemi, metodi e strumenti. Firenze, Giunti. FRETZ B.R. (1981), Evaluating the effectiveness of career interventions. Journal of Counselling Psychology, 28, GARCÌA HOZ V. (1975), Educación personalizada. Valladolid, Miñon. (tr. it. Educazione personalizzata: individualizzazione e socializzazione dell apprendimento. Firenze: Le Monnier, 1981). GUICHARD J. & HUTEAU M. (2001), Psychologie de l orientation. Parigi, Dunod. (tr. it. Psicologia dell orientamento professionale. Teorie e pratiche per orientare alla scelta negli studi e nelle professioni. Milano, Cortina, 2003). JACQUES F. (1982), Différence et subjectivité. Parigi, Aubier. POMBENI M.L. (1996), Orientamento scolastico e professionale. Bologna, Il Mulino. SORESI S. (a cura di) (2000), Orientamenti per l orientamento. Ricerche ed applicazioni dell orientameno scolastico-professionale. Firenze, Giunti Organizzazioni Speciali. SPOKANE A.R. & OLIVER L. (1983). The outcomes of vocational intervention. In Walsh W.B. & Osipow S.H. (a cura di), Handbook of vocational psychology. Hillsdale, NJ, Lawrence Erlbaum Associates. TANUCCI G. (2002), Psicologia dell orientamento scolastico e professionale. In Occupazione e mercato del lavoro nelle province del Lazio. Rapporto Roma, Edizioni del Cinque, 2, 269 e segg. 50

52 CAPITOLO 2 QUALE ORIENTAMENTO? 2.1 Introduzione Il problema dell orientamento, nella sua pur duplice ma fondamentale articolazione dell orientare e dell orientarsi, è, con immediata evidenza, almeno in quei Paesi che possono e/o scelgono di investire molto nella formazione delle nuove generazioni, un problema di grande portata. Coinvolge, infatti, indistintamente tutti i cittadini, negli anni dell istruzione scolastica di base, molti di essi, prima e durante l istruzione secondaria, superiore (universitaria e no) e la formazione professionale, nonchè buona parte, ormai, di coloro che sono inseriti nel mercato del lavoro o che da questo escono e/o rientrano a seconda delle situazioni congiunturali e/o delle volontà individuali. Anche se ci si trova di fronte ad una questione tematica generale che complessivamente ha carattere unitario, risulta tuttavia difficile se non impossibile, ormai, affrontare lo studio delle sue differenti articolazioni, magari per proporre soluzioni operative che vi corrispondano adeguatamente e che nel contempo abbiano una qualche efficacia, senza possedere una sorta di competenza specialistica tanto del settore formativo in relazione al quale si vogliono proporre azioni orientative efficaci, quanto delle modalità prevalenti che volta a volta hanno assunto l orientare e l orientarsi in ciascuno di quei settori e nei diversi contesti storico-ambientali. Pur essendo quello scolastico e universitario l ambito di riferimento di questo intervento, le riflessioni che seguono possono tuttavia ritenersi costitutive di una teoria generale dell orientamento che, proprio in quanto tale, può offrire solidi appigli alle analisi particolari per es. riferite all orientamento nella formazione non-formale o in quella strettamente professionale teoria che non potrà che affiorare qua e là ora esplicitamente, ora in forma più velata o implicita. 51

53 CAPITOLO 2 Introduzione Anche se stenta ancora a morire una concezione teorico-pratica dell orientamento che lo riduce a prevalente se non esclusiva attività informativa posta al termine dei percorsi di studio o di formazione per indirizzare alle scelte successive, quella che invece sembra affermarsi con più convinzione, può ben essere definita diacronico-formativa: sia in radicale opposizione, come può facilmente intendersi, alla concezione sincronico-finale tradizionale dell orientamento che assai spesso si esprimeva in un giudizio/suggerimento, esplicito o implicito che fosse, in qualche modo negativo, del tipo: non si consigliano studi classici o si consiglia l immediato inserimento nel mondo del lavoro e simili; sia perché attenta già dai primi anni di scuola a porre in ogni allievo le basi conoscitive e affettivo-motivazionali, oltre che relazionali, per la scoperta, la riscoperta e il potenziamento di attitudini e interessi genuini. Interessi, cioè, derivanti dalla costruzione di contesti in grado di garantire l accostamento reale di ciascuno a tutti gli ambiti disciplinari formali, costitutivi dei curricoli formativi, o, più realisticamente, agli ambiti conoscitivi ritenuti più importanti per la strutturazione in tutti i soggetti di quella sorta di DNA-culturale costituito da quei saperi e da quella strumentazione conoscitiva, indispensabili per essere produttori e cittadini del proprio tempo. L orientamento così inteso, proprio in quanto mezzo di forte coinvolgimento della sfera cognitiva, affettivo-motivazionale e relazionale d ognuno, proprio perché strumento nobile di facilitazione ma nel rigore e nell impegno individuale e di sistema della conquista di quel DNA culturale appena indicato, e in quanto procedura di scoperta, sviluppo, ri-scoperta e potenziamento di attitudini e interessi genuini nei percorsi formativi post-obbligatori, comincia finalmente ad essere interpretato come elemento decisivo non solo dei destini individuali ma, nell era della globalizzazione, anche delle sorti dei singoli Paesi. 2.2 Verso un modello diacronico-formativo dell orientamento Nel decennio appena trascorso si sono finalmente registrati i segni di un progressivo superamento dell indiscussa egemonia che l una o l altra delle due antitetiche concezioni teorico-pratiche dell orientamento avevano in due diverse aree linguistico-culturali e geopolitiche. Ovvero, schematizzando al massimo, della concezione prevalente nell Europa continentale, che assegnava alla formazione scolastica e universitaria il compito di orientare progressivamente, ma che riservava ben poca attenzione alle richieste del mondo del lavoro; di quella 52

54 QUALE ORIENTAMENTO? egemone, invece, in area anglofona, che puntava a orientare soprattutto in rapporto ad attitudini precocemente identificate e alle esigenze del mondo del lavoro, ponendo l enfasi sul processo informativo soprattutto nelle fasi di passaggio dallo studio alla vita attiva, riservando però poca o nulla attenzione alla qualità (anche orientativa) dei percorsi di formazione. Esempi della tendenza al superamento della polarizzazione accennata, sono senza dubbio la più diffusa accettazione, oggi e ovunque, di una maggiore distribuzione lungo l asse del tempo formativo e lavorativo degli interventi di orientamento e ri-orientamento; della diversità dei luoghi a ciò deputati - non più solo interni alle strutture formative e/o agli ambiti di lavoro-; della pluralità, e della conseguente differenziazione professionale di quanti possono o devono avere responsabilità delle azioni orientative generali e di quelle specialistiche e finalizzate. Si sta in altre parole assistendo al passaggio da una situazione in cui ognuna delle più affermate tipologie d intervento orientativo, che se proprio non dichiarava la propria superiorità sulle altre giustificava la prassi della reciproca mutua esclusione magari per conservarne l egemonia, ad una situazione nella quale si vogliono persino superare le pur auspicabili forme di collaborazione tra quelle tipologie, con l ambizione di favorirne una vera e propria integrazione. Verso un modello diacronicoformativo dell orientamento Ci troviamo oggi di fronte al progressivo diffondersi di quel complesso di interventi idonei all attuazione della modalità di orientamento che altrove (Domenici, 2003) ho definito diacronico-formativa (in contrapposizione a quella sincronico-finale, tipica anche della nostra tradizione), perché si propone la finalità già dai primi anni di scuola di fondare in ogni allievo quelle condizioni conoscitive e affettivo-motivazionali capaci di portarlo alla scoperta, alla riscoperta e allo sviluppo di inclinazioni ed interessi autentici (maturati, cioè, da un approccio effettivo a tutti o almeno ai più significativi ambiti disciplinari indispensabili per l organizzazione in tutti i soggetti di quel DNA-culturale precedentemente richiamato), non influenzati esclusivamente da elementi socio-economico-culturali; e possano inoltre indirizzarlo verso le principali fonti informative e verso l assunzione consapevole di decisioni di scelta in contesti problematici formali e informali, simulati e reali. Tale modo di concepire l orientamento comporta la necessità di individuare proposte e strumenti di formazione-orientativi ad personam, e richiede l apprezzamento di tutte quelle competenze che, ovunque e comunque acquisite, risultano tuttavia indispensabili al realizzarsi di un life long learning, e che a loro volta sono conseguenti 53

55 CAPITOLO 2 Verso un modello diacronicoformativo dell orientamento ad una impostazione didattica di tipo modulare sempre più frequentemente presente negli ordinamenti di molti sistemi educativi dell UE, che meglio si presta alle operazioni di attribuzione di crediti e certificazione delle competenze. 2.3 Perché una base comune per orientare e orientarsi bene nelle società complesse Nell attuale fase storica gli elementi di riferimento sociali, culturali e produttivi entro cui le istituzioni scolastiche devono svolgere le proprie attività di formazione hanno delineato un quadro caratterizzato soprattutto da un alto stato di complessità e da un elevato grado di trasformazione dalle quali deriva una sempre più accentuata e diffusa incertezza, quasi un senso generalizzato di disorientamento. Uno dei più importanti fattori della complessità delle cosiddette società postindustriali è rappresentato, come si sa, dallo sviluppo esponenziale di alcuni saperi, che ha portato in pochi anni ad un incredibile accrescimento delle conoscenze complessive di taluni ambiti disciplinari, nonché del numero stesso delle discipline dotate di un proprio apparato teorico-procedurale, e allo sviluppo della tecnica. Ne è conseguito un elevato ritmo delle trasformazioni verificabili in ogni campo ed in ogni aspetto in cui si concretizza la nostra vita culturale, sociale e produttiva; tale ritmo frenetico, oltre che essere effetto, diviene a sua volta concausa dell ulteriore crescita della complessità e del diffuso disorientamento, nonché di crescente incertezza sui possibili sviluppi del quadro di riferimento. Tale situazione ha ripercussioni non solo in campo tecnologico, economico e sociale, ma anche in quello della formazione scolastica, e in particolare sullo specifico patrimonio individuale delle abilità e delle competenze che ciascun soggetto dovrebbe possedere per poter acquisire, soprattutto autonomamente e con continuità, ulteriori conoscenze. Parimenti, non possono non subire un condizionamento gli stessi modi di organizzazione dei processi educativi, almeno laddove ci si ponga l obiettivo di favorire e facilitare l acquisizione di un alta flessibilità cognitiva. Nel contesto in cui viviamo, in conseguenza dell utilizzo generalizzato delle nuove tecnologie, si è determinata una situazione in cui le attività lavorative volte al trattamento, alla trasmissione e all utilizzazione di dati e informazioni, cioè di beni immateriali, tendono progressivamente a prevalere su quelle fondate sull impiego di forza lavoro addetta alla produzione di beni materiali. In altri termini, la struttu- 54

56 QUALE ORIENTAMENTO? ra sociale e produttiva che le nuove tecnologie stanno determinando è così complessa da rendere necessario sia a livello di interpretazione che di gestione del cambiamento, un accrescimento delle capacità mentali di astrazione e un cambiamento dei tradizionali modi di fruizione e trattazione individuale e sociale dell informazione. E, tuttavia, errata la convinzione, in voga negli anni Cinquanta e che è tornata purtroppo a diffondersi tra i decisori politici e governativi della scorsa legislatura, secondo cui l adeguamento ai mutamenti tecnologici, sociali e produttivi in atto sia possibile solo puntando ad un alto numero di specializzazioni, attraverso una proliferazione degli indirizzi della formazione scolastica superiore, e addirittura un abbassamento dei tempi della già precoce canalizzazione degli itinerari formativi. Al contrario, tra i più eminenti studiosi nazionali e internazionali della formazione, come pure tra i più avveduti esponenti del mondo culturale, politico e produttivo, si va facendo strada la convinzione che adeguate risposte alla richiesta di sempre nuove ed aggiornate competenze nello svolgimento di quasi tutte le attività lavorative e professionali, possano provenire solo da una scuola che non punti solo o prevalentemente alla promozione di competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro. In forza dei risultati di numerose indagini conoscitive svolte in molti Paesi, nonché degli esiti più accreditati delle ricerche in campo psicopedagogico, si può finalmente asserire che la scuola, a tutti i suoi livelli, deve assumersi il compito precipuo di promuovere e garantire in tutti i suoi utenti conoscenze, abilità e competenze che siano come più volte ho avuto modo di dire almeno: a) significative per ciascun allievo, ovvero tali da coinvolgere ognuno tanto sul piano cognitivo quanto su quello affettivo-motivazionale. A tale proposito, si è già detto come la scuola non venga più percepita quale eff cace strumento di mobilità sociale, nella cui prospettiva possa attivarsi e sostenersi una diffusa motivazione allo studio. Per questo, oggi più che mai, è necessario che si realizzi un raccordo tra il curricolo esplicito e quello implicito, cioè che ogni nuova conoscenza venga collegata a quelle già in possesso degli allievi e a quelle provenienti dalle più disparate fonti formative e informative extrascolastiche ormai accessibili a tutti. Soprattutto, è importante che a motivare e a disporre verso nuovi apprendimenti sia la percezione di una sorta di dissonanza cognitiva. In tal senso, sono significative quelle conoscenze che, una volta acquisite, permettono, quanto più possibile, la realizzazione del nesso esperienza pregressa-astrazione-possibili utilizzazioni. In altri termini, esse devono essere il risultato di un processo di ap- Perché una base comune per orientare e orientarsi bene nelle società complesse 55

57 CAPITOLO 2 Perché una base comune per orientare e orientarsi bene nelle società complesse prendimento così coinvolgente da apparire fenomeno spontaneo, non artificiale quale di fatto è, in quanto risultato di un azione intenzionale, di una costruzione culturale; b) sistematiche, ossia in grado di costruire veri e propri reticoli di conoscenze (non già in forma di nozioni frammentarie, disorganiche, casuali, o finalizzate a impieghi del tutto estemporanei), adatte pertanto a permettere a ciascuno non solo di sistematizzare nuovi dati e informazioni attingibili da ogni contesto e circostanza, ma anche ad essere impiegate in modo autonomo ed originale nelle più disparate situazioni problematiche; c) stabili, cioè durature e strutturate quali vere e proprie coordinate culturali, tali da costituire strumenti cognitivi necessari per l interpretazione del nuovo e per l acquisizione di ulteriori apprendimenti; d) di base, secondo un accezione eminentemente epistemologica dell espressione, più che filogenetica (cioè inerente ai saperi e ai concetti storicamente posti a fondamento dei diversi ambiti disciplinari); perciò moderne, perché riferite alle più recenti acquisizioni delle diverse discipline, non di rado derivanti proprio da una messa in discussione e da un ripensamento radicale delle strutture originarie; e) capitalizzabili nel senso lato del termine, cioè aperte e versatili, in grado di funzionare, dal punto di vista cognitivo, come veri e propri strumenti intellettuali atti a far acquisire, collegare e dominare nuovi saperi. E, nello stesso tempo, capitalizzabili in senso proprio, cioè utilizzabili all occorrenza, magari subito dopo un aggiornamento dei repertori professionali che fornisca le specifiche competenze richieste dal mutevole mondo del lavoro. Risultano, ormai, provati la maggiore efficacia formativa dei corsi professionali brevi rispetto a quelli mediolunghi, e il loro più alto grado di efficienza, intesa, quest ultima, come successo lavorativo e come coerenza tra competenze promosse dalla formazione e competenze impiegate e richieste dal lavoro effettivamente svolto (Domenici, Moretti, 2006). Rispetto a questa sorta di modello formativo implicitamente delineato, le materie d insegnamento non sono sempre neutrali. E possibile, infatti, verificare una stretta correlazione tra la struttura specifica di una disciplina di studio, i processi che essa avvia per la costruzione di determinati effetti cognitivi, e il quadro delle capacità che col modello indicato ci si propone di far acquisire agli allievi. E pur vero che a tale proposito si registrano due opinioni totalmente contrapposte, conseguenti a teorie differenti: secondo la prima, i contenuti sarebbero irrilevanti rispetto al raggiungimento di certi obiettivi, secondo l altra, vicever- 56

58 QUALE ORIENTAMENTO? sa, contenuti, processi e risultati sono intimamente connessi tra loro. Certamente, in entrambe è possibile riscontrare elementi di verità che andrebbero opportunamente sottolineati: alcune discipline per le loro peculiari caratteristiche sono più di altre compatibili con determinati processi di formalizzazione, per cui può accadere che senza un adeguata comprensione dei loro specifici modelli di concettualizzazione e di indagine, cioè senza un adeguato abbinamento di contenuti e metodi particolari, risulti difficile mettere il soggetto in grado di accedere autonomamente a nuovi saperi, di connetterli in forma reticolare rendendoli così versatili ed adattabili al nuovo, di adeguare alle nuove necessità le proprie mappe cognitive. E evidente allora che l organizzazione della didattica, ossia delle procedure utilizzate per attivare i processi di insegnamento-apprendimento, contribuisce in misura non marginale alla determinazione della qualità stessa dei saperi auspicati come patrimonio comune del nuovo produttore e del cittadino attivo. D altra parte, in tale contesto di riferimento, sono specialmente le competenze linguistiche generali, quelle specifiche relative ai linguaggi di settore, primariamente del campo scientifico, e le competenze logico-matematiche, sia formali che informali, quelle che rappresentano gli elementi basilari di reticoli di conoscenze capaci di assicurare una reale disponibilità cognitiva verso ulteriori apprendimenti, perciò un alto grado di flessibilità intellettuale necessaria per l acquisizione progressiva di nuovi saperi. Non è un caso se, nell attuale sviluppo delle varie branche della scienza e della stessa tecnologia, siano soprattutto le discipline di frontiera a costituirsi come vere e proprie fonti di elaborazione di modelli linguistici e matematici, anche se con differenti livelli di formalizzazione. Dunque, sarebbe davvero auspicabile che l importanza specifica di certi ambiti disciplinari e di talune strategie didattiche venisse presa in più seria considerazione anche nei corsi lunghi di formazione professionale. Perché una base comune per orientare e orientarsi bene nelle società complesse 2.4 Formazione e orientamento Come da più parti si è asserito, è possibile promuovere un approfondita riflessione epistemologica e storico-critica delle diverse discipline curricolari, che si configuri come una vera e propria teoria della conoscenza al di là delle singole materie di studio, soprattutto negli ultimi anni della scuola di base e in quelli dell attuale secondaria superio- 57

59 CAPITOLO 2 Formazione e orientamento re, data l età degli allievi. E fondamentale, infatti, far porre in relazione metodi, teorie, principi di differenti ambiti disciplinari, apparentemente privi di interrelazioni, allo scopo di far analizzare, differenziare, classificare, ricomporre in sintesi, spiegare, interpretare, applicare e valutare fatti, fenomeni, situazioni. In altri termini, è necessario che il curricolo formativo scolastico, oltre che caratterizzarsi per una maggiore complessità e sistematicità, contempli un più puntuale riferimento sia alle caratteristiche dei processi cognitivi da avviarsi, affinché siano raggiunte quelle competenze generali e specialistiche, sebbene pre-professionali, prima indicate, sia alle modalità dell insegnamento e dell organizzazione stessa dell offerta formativa. Infatti, quegli obiettivi generali possono essere conseguiti attraverso l organizzazione di specifche condizioni didattiche e l offerta di particolari situazioni esperienziali strettamente correlate a contenuti che siano significativi dal punto di vista affettivo per ciascun allievo. La progressiva emancipazione delle abilità di ragionamento dal contenuto specifico su cui esso si esercita, deriva, infatti, dalla familiarità cognitiva e dalla carica affettivo-motivazionale che il soggetto matura nei confronti di precisi contenuti culturali. E, cioè, necessario prendere in considerazione e valorizzare le conoscenze pregresse e gli stili di apprendimento di ciascun allievo; rilevare e promuovere diacronicarnente interessi e attitudini; impiegare la valutazione come un vero e proprio strumento di discriminazione positiva delle competenze; innescare, insomma, un processo continuo di orientarnento e di ri-orientamento dei discenti durante tutto il periodo della formazione scolastica. Orientare, come si sa, è da sempre operazione complessa e difficile da fare. Oggi lo è più che mai, ma tanto più necessaria in una società in continua trasformazione, in cui aumenta l incertezza, è altissima la mobilità nel campo lavorativo-professionale e sempre maggiore l interdipendenza dell economia e dello sviluppo dei vari Paesi, ed esponenziale il ritmo di accrescimento dei saperi, della tecnica e della sua pervasività in ogni aspetto della vita. Proprio per questo negli ultimi anni il processo di orientamento ha acquisito una importanza che mai prima d ora gli era stata attribuita sia in campo lavorativo sia in quello dell istruzione. Non a caso tutte le leggi di riforma e contro-riforma della scuola e degli ordinamenti didattici dell Università fanno esplicito riferimento alle attività orientative e talvolta ad alcune figure professionali cui sarebbe demandata la funzione di coordinamento dei servizi di orientamento. Tutta la rilevanza sociale della funzione di orientamento e la sua valenza formativa si 58

60 QUALE ORIENTAMENTO? stanno cominciando ad evidenziare col progressivo aumento della libera circolazione di uomini e merci nei Paesi della UE, in un quadro di mobilità che dovrebbe essere davvero paritetica per tutti i cittadini d Europa, ma che non ha certo raggiunto le dimensioni attese e sperate. Tale fenomeno presuppone una preparazione culturale individuale adeguata alle esigenze di tutti i Paesi membri, e postula la presenza di un sistema informativo allargato, aspetti che però tardano a trovar posto in Italia. Una vera cittadinanza europea è possibile se, tra l altro, le competenze acquisite da ciascuno durante la formazione sono sostanzialmente adeguate alle nuove possibilità che formalmente si sono aperte in seguito al totale abbattimento delle frontiere, e se viene favorita la produzione, la circolazione e l utilizzazione delle informazioni, o almeno la possibilità di attingere alle fonti informative sul mercato del lavoro e sui sistemi nazionali e sovranazionali di formazione. Peraltro, la pur accresciuta attenzione registratasi anche nel nostro Paese verso l orientamento e l alto numero delle iniziative messe in atto dalla scuola, da istituzioni pubbliche e private, non sembra abbia ancora prodotto l affermazione di un modello di orientamento che sia nel contempo scientificamente fondato e democraticamente accettabile, in grado di offrire soluzioni ai numerosi problemi che pongono la questione orientativa in termini di urgenza ed imprescindibilità, nodo davvero cruciale nel processo di formazione delle nuove generazioni e, come ri-orientamento, di tutti coloro che sono già nel mondo del lavoro. Quasi sempre, infatti, buona parte delle attività svolte in questo settore si risolve perlopiù, come si è prima accennato, in una duplice tipologia di interventi diretti agli allievi degli ultimi anni di corso dei diversi cicli scolastici: la rilevazione delle attitudini e degli interessi attraverso l impiego di batterie di prove diagnostico-proiettive e predittive e l offerta di pacchetti di materiali informativi sul mondo del lavoro assai spesso solo su quello locale e sui successivi itinerari di studio. Ma tali forme di orientamento non solo non tengono conto dei mutamenti avvenuti ad ogni livello nelle cosiddette società postindustriali, dell informazione e della conoscenza, bensì implicitamente o persino esplicitamente postulano una scarsa o nulla modificabilità delle caratteristiche cognitive degli uomini, che in realtà risultano invece assai mutevoli. In tal modo, la scuola si limita a rilevare solo nella fase conclusiva della sua durata le attitudini e gli interessi degli allievi. E, perciò, necessario sostituire a questa interpretazione sincronicofinale dell orientamento una diacronico-procedurale, formalmente impostata sul cambiamento di quegli elementi che impediscono, in Formazione e orientamento 59

61 CAPITOLO 2 Formazione e orientamento modo inaccettabile, lo sviluppo di interessi e attitudini genuini, cioè conseguenti ad un accostamento reale di ciascun discente a tutti gli ambiti disciplinari che si ritiene che concorrano significativamente, forse più e meglio di altri, ad una formazione individuale all altezza delle necessità dell oggi e probabilmente anche del domani. Occorre dar corso, dunque, ad attività che siano in grado di realizzare un autentico processo di auto-orientamento. Sulla base delle considerazioni fin qui sviluppate si potrebbe, quindi, dire che un accettabile definizione operativa del concetto di orientamento dovrebbe comportare almeno la possibilità, per gli allievi orientati, di dedicarsi, nell arco della loro vita, ad attività di studio e/o professionali gratificanti e in sintonia con il proprio progetto di vita, nonché dinamicamente compatibili con i limiti imposti dal mondo esterno, senza dimenticare che il contesto, l ambiente in senso stretto e in senso lato sono sempre suscettibili di modifiche grazie anche al contributo che auspicabilmente ciascun soggetto vorrà e potrà apportare. Sul piano operativo una tale definizione, per quanto non esaustiva, può tuttavia considerarsi assai proficua, poiché parte dal presupposto che nella scuola fin dai primissimi anni di formazione vengano favoriti: - un effettivo avvicinamento di ciascun discente a tutti gli ambiti disciplinari dei curricoli scolastici; - una rilevazione sistematica, durante tutto il tempo della formazione obbligatoria, nonché di quella successiva, delle relazioni che a mano a mano si instaurano tra sviluppo della sfera cognitiva e sviluppo della sfera affettivo-motivazionale in ciascuno e in tutti i discenti; - la promozione di condizioni atte a favorire in ciascun allievo una autonoma progettazione di vita, un autovalutazione dei propri interessi, attitudini, aspirazioni; - l offerta di informazioni sistematiche sui diversi percorsi formativi (da quelli formali e istituzionali a quelli informali) e sul mondo del lavoro a tutti i livelli (locale, provinciale, regionale, nazionale e internazionale), e la promozione della capacità di padroneggiare ed utilizzare proficuamente le informazioni disponibili per la soluzione dei più disparati problemi, e, soprattutto, di accedere ad una pluralità di fonti informative (anche al fine anche di effettuare controlli incrociati sulla loro attendibilità); - la strutturazione di contesti adatti a promuovere in tutti la capacità di assumere decisioni consapevoli nelle circostanze più diverse, sia in situazioni formalmente definite sia in situazioni informali complesse, a partire da quelle relative a contesti disciplinari di apprendimento, fino a quelle sempre più prossime al probabile con- 60

62 QUALE ORIENTAMENTO? testo in cui ciascuno si troverà ad operare, derivanti, tra l altro, dalla configurazione che assumeranno (e che ciascuno in qualche modo contribuirà a determinare con le proprie azioni) l organizzazione tecnica e sociale del lavoro a livello nazionale e non solo (rapporti tra nord e sud del mondo, globalizzazione, ecc.), le soluzioni dei problemi della multiculturalità, della pace, del governo mondiale delle nazioni. Formazione e orientamento 2.5 Involuzioni in agguato e sviluppi auspicabili Nelle strategie che implicano l integrazione e lo sviluppo del processo formativo con quello orientativo assumono un grande rilievo non solo i comportamenti professionali dei docenti, particolarmente di quelli già impegnati nello svolgimento delle funzioni specifiche di consulenti per i problemi orientativi, e dei professionisti in senso stretto dell orientamento, ma anche i rapporti comunicativi tra le agenzie espressamente deputate all istruzione e alla formazione e quelle che autonomamente, o per espliciti fini orientativi, raccolgono, elaborano e offrono dati e informazioni sulle dinamiche socio-culturali e produttive italiane, europee, mondiali. Proprio le relazioni reciproche tra questi elementi e fattori, oltre a quelle inerenti al modello di orientamento precedentemente illustrato, sono destinate a costituire i criteri di valutazione dei punti forti e di quelli critici delle più significative attività orientative. Nella ricorrente ciclicità della prevalenza assegnata alla dimensione culturale o a quella professionale dei curricoli e dei percorsi formativi destinati alle nuove generazioni, l inizio di questo secolo ha purtroppo visto affermarsi, quasi esclusivamente nel nostro Paese e nelle decisioni di politica educativa, opzioni afferenti alla seconda delle due dimensioni. Sembrerebbe quasi che si voglia in tutti i modi sostenere e dimostrare che per i più e perciò per la società nel suo complesso sia essenziale considerare in termini di inconciliabile, ossimorica, antinomica la coppia dei termini cultura-professione e i loro relativi significati teorici e pratici. La fondatezza della nostra interpretazione è comprovata dalla riproposizione, nella passata legislatura, di una canalizzazione precoce dei percorsi di studio, che prevede un percorso a carattere prevalentemente culturale, anche se differenziato per grandi aree di indirizzo, ed uno di formazione alle attività professionali. Il quale ultimo, si badi be- 61

63 CAPITOLO 2 Involuzioni in agguato e sviluppi auspicabili ne, non riguarda la preparazione a quelle attività che caratterizzano le cosiddette professioni intellettuali, regolate dall art del nostro Codice civile quali ingegnere, architetto, chimico, agronomo, avvocato, procuratore legale, notaio, medico, veterinario ecc. e tantissime altre simili e modernissime, seppur non regolate da leggi particolari, per lo svolgimento delle quali cultura in senso pregnante e cultura professionale si fondono compenetrandosi ed arricchendosi a vicenda! Riguarda, bensì, la formazione (se non il mero addestramento) a quelle attività lavorative di carattere esecutivo che sono andate via via configurandosi, a partire dalla prima rivoluzione industriale, come applicazione delle nuove acquisizioni scientifiche. Attività, dunque, che richiedono solo il possesso di alcune abilità, sia pure in numero crescente, ma acquisibili agevolmente senza una solida cultura di base e perciò da parte di chi non possiede particolari requisiti cognitivi, a riprova, secondo coloro che propongono la precoce biforcazione dei canali educativi, dell inconciliabilità del significato formativo di quella coppia di termini. Da tale logica discendono alcune delle più recenti decisioni di politica educativa ultimo il Decreto del 22 ottobre 2004, di modifica dell organizzazione didattica dei Corsi di studio universitari che, come quadro di riferimento, sostituiscono ad un interpretazione della formazione quale indispensabile processo globalmente pre-professionalizzante, quella di natura dicotomica che discrimina tra cultura e professione. La motivazione, spesso neppure implicita, viene fatta risiedere talora nella presunta inconciliabilità, nelle società odierne, tra cultura (che di per sé non può essere considerata se non generale e disinteressata) e professione (in quanto tale, pratica ed utilitaristica); talaltra, nella asserita necessità di facilitare l ingresso dei giovani nel mondo del lavoro attraverso, appunto, la promozione di quelle competenze specifiche sempre più richieste dal comparto produttivo, e che pertanto contrassegnerebbero una cultura professionale moderna! In un tentativo di superamento apparente, se non surrettizio, di quell inconciliabilità, si è arrivati ad affermare direttamente, senza alcuna seria riflessione critica, l equivalenza dei due percorsi formativi. Si sta, in sostanza, praticando lo schiacciamento delle esperienze e dei curricoli educativi alle esigenze dell attuale mondo del lavoro, con il pretesto di facilitare il passaggio dalla formazione alla vita attiva. E opportuno ribadire ancora una volta come già in questo stesso intervento che, in una società in incessante e rapida evoluzione, una qualità formativa di alto livello, prodotta in primis dalla scuola, si misura essenzialmente in relazione alla cultura diffusa, ai saperi duraturi, si- 62

64 QUALE ORIENTAMENTO? gnificativi e incrementabili in modo autonomo che essa è in grado di far acquisire e padroneggiare da ciascun allievo. Il suo valore si determina, in altre parole, sulla base di quei saperi e di quegli atteggiamenti mentali aperti e flessibili che riesce a promuovere in tutti i suoi utenti e che permettono nuove acquisizioni e disponibilità all apprendimento, durante tutto l arco della vita individuale. E stato mostrato da numerosi studi in proposito (Domenici, Bettoni, 2000; Gallina 2000; Gallina 2006) che, anche se indirettamente, le caratteristiche e la qualità della formazione scolastica possono influire non solo sulle modalità di passaggio dalla scuola e dalla formazione professionale al mondo del lavoro, ma anche sul mantenimento e sul miglioramento della posizione lavorativo-professionale di ciascuno. Così come peraltro viene rilevata l influenza che la scuola, l istruzione, la cultura riescono ad esercitare per rendere attivo l esercizio, quindi effettiva la fruizione delle politiche del lavoro, dell adattabilità e delle pari opportunità, e persino dell imprenditorialità poste in atto, p.e. dall UE e dai singoli Paesi membri. Da un impostazione incompleta e troppo precocemente canalizzata e specializzata dell educazione può derivare non solo un ulteriore differenziazione dei gruppi sociali, ma anche, a causa della sua settorializzazione, l incapacità di affrontare problemi che vadano oltre gli ambiti padroneggiati. Inevitabilmente, infatti, risulta limitata o impedita la comunicazione fra molti, perché non sussistono le disposizioni cognitive necessarie (né sufficienti) per l autonoma acquisizione di nuovi saperi che è richiesta proprio dalla specializzazione sempre più spinta, e che solo processi formativi atti a orientare e a far orientare ciascuno autonomamente possono favorire e sviluppare. Involuzioni in agguato e sviluppi auspicabili Bibliografia G. DOMENICI ( ), Manuale dell orientamento e della didattica modulare, Laterza, Roma-Bari. G. DOMENICI, G. MORETTI (2006), Il Portfolio dell allievo, Anicia, Roma, G. DOMENICI, C. BETTONI (a cura di) (2000), Dalla formazione al lavoro. Impatto occupazionale degli interventi di formazione professionale nella Regione Lazio , Monolite Editrice, Roma, p. 138 e segg. V. GALLINA (a cura di) (2000), La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione, Franco Angeli, Milano. V. GALLINA (2006), Letteratismo e abilità per la vita, Armando, Roma. 63

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66 CAPITOLO 3 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI: LE SFIDE PER L ORIENTAMENTO Vorrei costruire questo mio contributo sulle problematiche dell orientamento a partire dalle considerazioni finali svolte da J. Guichard nel volume tradotto recentemente in Italia (Guichard e Huteau, 2003), cercando di collocare alcuni di questi nodi all interno di un percorso di riflessione ed esperienza personale. Il primo aspetto su cui vorrei soffermarmi brevemente riguarda la proposta di Guichard di adottare un modello generale che integri i diversi approcci psicologici per spiegare la relazione fra persona e ambiente sociale nel processo di orientamento professionale. Mi sembra molto importante, infatti, il suggerimento di superare opzioni interne alle discipline psicologiche che sposano in modo globale un orientamento teorico a discapito di un altro, ma vorrei anche sottolineare il richiamo a non confinare esclusivamente dentro le conoscenze e i costrutti psicologici la spiegazione di processi così complessi come quelli delle scelte professionali e delle transizioni lavorative, in particolare in riferimento a scenari socio-culturali ed economici come quelli che caratterizzano il terzo millennio. L evoluzione storica, che ha portato al superamento di un approccio deterministico alla spiegazione delle scelte di orientamento, infatti, non può non tener conto di contributi diversi che provengono sia dalla psicologia che da altre scienze sociali come la sociologia, l economia e le scienze della formazione. Per restare in ambito psicologico, possiamo ricordare come il tentativo di Guichard vada nella direzione di integrare spunti importanti della teoria vocazionale di D. Super, che per primo ha posto l accento sul processo di maturazione professionale e ha valorizzato il concetto di sé come principio organizzatore della scelta professionale, con il contributo al rinnovamento dell orientamento portato dagli studi dell interazionismo simbolico e della psicologia cognitiva, che pongono al centro della carriera lavorativa un soggetto attivo in grado di esprimere in- 65

67 CAPITOLO 3 tenzioni e perseguire obiettivi richiamando all importanza del significato psicologico che il soggetto attribuisce al contesto. E ancora, in un ottica sociocognitiva, viene richiamato il contributo di Bandura sulla valorizzazione del costrutto di autoefficacia, riferito alle convinzioni degli individui circa la propria capacità di realizzare delle prestazioni. L autoefficacia nelle scelte di orientamento può contribuire, infatti, nella spiegazione di interessi rispetto alle decisioni scolastiche e lavorative e dar conto delle differenze nelle preferenze professionali tra uomo e donna. Le applicazioni nelle pratiche professionali di questo costrutto sono ormai evidenti (Nota e Soresi, 2000). In generale, l approccio sociocognitivo all orientamento rappresenta un modello dinamico che mette in relazione caratteristiche personali e situazionali e valorizza il ruolo delle rappresentazioni soggettive della persona e dell ambiente. Secondo il modello di M. Huteau (2003), infatti, nel processo di scelta la persona valuta la congruenza fra rappresentazione di sé e rappresentazione della professione e a partire da questa relazione dinamica può costruire i propri percorsi decisionali. Più in generale, il contributo delle teorie sulle rappresentazioni sociali nel processo di orientamento pone l attenzione sui dispositivi di ancoraggio e sulle appartenenze sociali nella costruzione delle scelte e ribadisce la relazione fra rappresentazioni e comportamento umano nella gestione e nella progettazione dei percorsi formativi e lavorativi. Anche gli studi sulle transizioni psicosociali hanno portato elementi di spiegazione al processo di orientamento, proprio a partire dalla considerazione molto attuale sulla non linearità dell esperienza professionale e sulla necessità per la persona di far fronte a transizioni ricorrenti. Il problema dell orientamento, infatti, viene collocato nel quadro dei processi psico-sociali di fronteggiamento delle tappe naturali e critiche del ciclo di vita della persona, considerato nella sua globalità e non solo in relazione alla sfera formativa e lavorativa (Gysbers, Heppner e Johnston, 2000 e 2001). Nell analisi delle transizioni di orientamento e nella modellizzazione di pratiche consulenziali di sostegno, il riferimento va alle 4 esse di Schlossberg (Strategie, Sostegno, Se, Situazione, 1995) e allo sforzo di mediazione fra variabili strategico-comportamentali, soggettive e situazionali. Un altro contributo interessante viene dagli studi di Dubar sul rapporto fra transizioni e forme identitarie (Dubar, 2000) che dimostrano come le forme identitarie originano da etichettature sociali e sono il prodotto di transizioni biografiche e relazionali. Ho ritenuto utile questo breve, anche se non esaustivo, richiamo ai diversi contributi maturati in ambito psicologico per dare spessore alla 66

68 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI mia considerazione di partenza che sottolineava la difficoltà per uno specifico approccio di spiegare del tutto la complessità del processo di orientamento e richiamava all importanza di muoversi in una logica di integrazione fra costrutti esplicativi diversi. Per Guichard (2003), esito di questo modello integrato è un idea di orientamento inteso come: - processo attivo che accompagna la persona lungo tutto l arco della sua esperienza di vita - gestito dal soggetto con le proprie risorse (personali e sociali) e con riferimento ai propri vissuti (formativi e lavorativi) - influenzato dalle proprie appartenenze (gruppi sociali, comunità locali, ambienti familiari) - storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato, primario e secondario - attento alle diversità culturali e alle specificità di genere dei singoli attori del processo - promosso nella persona attraverso la diffusione di pratiche professionali dalle finalità diverse (educazione all auto-orientamento, consulenza professionale, ecc.). A partire da questa sintesi sono tre i punti che vorrei commentare nella mia riflessione: - il primo sottolinea alcuni elementi riferiti al processo psico-sociale; - il secondo pone al centro due criticità, per me significative, legate alle domande sociali di orientamento che vengono dal sistema formativo e dal mercato del lavoro in questo momento storico; - il terzo riguarda le pratiche professionali e il dibattito sulle reti territoriali per il loro sviluppo. 3.1 L orientamento, come processo attivo che accompagna la persona lungo tutto l arco della sua esperienza di vita, viene gestito con risorse e vissuti personali e risulta influenzato da appartenenze sociali. Questa considerazione, del tutto condivisibile, porta immediatamente a chiedersi quali possano essere le condizioni di base per l attivazione di questo processo; e mi sollecita ad una riflessione personale. Da un lato, mi sembra importante riconoscere la necessità di condizioni oggettive minime che garantiscano a tutti di potersi orientare. Potersi orientare e sapersi orientare rappresentano infatti due obiettivi diversi. 67

69 CAPITOLO 3 L orientamento, come processo attivo che accompagna la persona lungo tutto l arco della sua esperienza di vita, viene gestito con risorse e vissuti personali e risulta influenzato da appartenenze sociali. Sapersi orientare rappresenta una meta-competenza, che ha a che fare con la capacità di riflettere sulla propria esperienza formativa e lavorativa e con la motivazione a costruirne attivamente l evoluzione, ma tale competenza non può maturare in presenza di bisogni primari da soddisfare (bisogni di scolarizzazione e di lavoro). Il diritto all orientamento (inteso come attribuzione di intenzionalità e significati al progredire della propria esperienza) è prima di tutto diritto alla formazione e al lavoro. Dall altro lato, non posso dimenticare che la possibilità di sviluppare precocemente competenze di base per imparare ad orientarsi in autonomia e consapevolezza è collegata in primo luogo al ruolo svolto dalle agenzie educative e formative in senso lato; e questa affermazione mi porta a riflettere sulla condizione di crisi educativa che attraversano famiglia e scuola in primo luogo, ma anche esperienze socio-aggregative in senso più ampio. La scuola è in difficoltà perché con il processo di democratizzazione degli studi, che si è avviato con la scuola di massa e l obbligo formativo fino a 18 anni, dovrebbe riuscire realmente a personalizzare i percorsi di apprendimento per rispondere in modo diversificato al ventaglio di interlocutori non più omogeneo come quello che ha caratterizzato la vecchia scuola selettiva. Questo obiettivo (la personalizzazione di risposte a bisogni diversificati di apprendimento) costituisce la grossa sfida della scuola (pubblica); il raggiungimento di questo obiettivo costituisce la premesse per garantire pari opportunità nei processi di orientamento. La famiglia è in crisi perché la funzione genitoriale oscilla da modelli rigidi autoritari a modelli permissivi e falsamente asimmetrici; è venuta meno l esperienza e il significato degli organi collegiali nella scuola, si va o verso un atteggiamento di delega totale o verso forme di contrapposizione fra scuola e famiglia le cui vittime reali sono sempre più gli studenti/figli. Si assiste alla mancanza di un confronto aperto sui modelli educativi che favoriscono lo sviluppo di pre-competenze per lo sviluppo di processi autonomi di orientamento e non si considera con sufficiente attenzione la necessità di costruire un alleanza educativa fra genitori ed insegnanti per ottimizzare i risultati di alcuni interventi di educazione alle scelte. Le esperienze educative extrascolastiche, che integrano il compito della scuola e della famiglia nei processi di socializzazione e costituiscono esperienze fondamentali per l acquisizione di regole e ruoli sociali, si sono notevolmente ridotte; rimangono alcune esperienze tradizionali, altre forme un po obsolete e le nuove offerte del tempo libero 68

70 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI che puntano più su paradigmi strumentali che valoriali; ragazzi e ragazze spesso restano soli davanti a TV e computer o, quando crescono, danno vita ad aggregazioni spontanee che pur risultando significative sul piano delle relazioni e del fronteggiamento dei compiti di sviluppo (Palmonari, 1993) non sembrano adeguati per il pieno sviluppo di comportamenti sociali da trasferire all interno di situazioni organizzative strutturate. Se il decollo (prime fasi di vita) del processo di orientamento non sembra realizzarsi in condizioni particolarmente favorevoli, quale elemento ne caratterizza lo sviluppo lungo tutto l arco della vita? Per rispondere alle caratteristiche contingenti dei nuovi scenari socio-economici, l orientamento dovrebbe consentire alla persona di attribuire significato di continuità (personale, sociale, professionale) ad un percorso di esperienze sempre più segmentate. L orientamento rappresenta un processo permanente per un soggetto contemporaneo che storicamente dovrà muoversi all interno di un percorso professionale che potrà comprendere, a più riprese, periodi di istruzione, formazione, lavoro (dipendente o autonomo), disoccupazione. Due sono le dimensioni di questo processo: una diacronica, centrata cioè sul fronteggiamento di transizioni specifiche di una fase dell evoluzione personale ed una sincronica, finalizzata invece alla continuità dell esperienza storica individuale. Come sappiamo, infatti, l orientamento favorisce sia la risoluzione di compiti specifici (la scelta scolastica, l inserimento lavorativo, ecc.) che l attribuzione di senso ad un progetto personale che attraversa le diverse fasi della storia alla ricerca di coerenza e continuità nel tempo. La capacità di gestire in modo autonomo ed efficace il proprio processo di orientamento (rispetto a compiti contingenti e a processi di riorganizzazione del sè) richiede alla persona un nucleo di competenze generali (in termini di atteggiamenti, metodo, ecc.) e un insieme di competenze specifiche che variano rispetto alla fase di vita e alle caratteristiche delle diverse esperienze di transizione. A questo proposito non mi sembra scorretto sollevare il problema della specificità dell orientamento in età adulta, in quanto ritengo non si sia riflettuto a sufficienza sul suo significato, ma si sia lavorato soprattutto a riprodurre, anche con esiti discutibili, pratiche di intervento importate da altri paesi europei. Mentre per quanto concerne le scelte scolastiche, credo che in letteratura siano presenti modelli esplicativi adeguati a dar conto della complessità dei fattori in gioco, forse non si può dire altrettanto delle esperienze di orientamento che coinvolgono persone adulte. Innanzitutto bisogna tener conto della crescente, ma anche molto diver- L orientamento, come processo attivo che accompagna la persona lungo tutto l arco della sua esperienza di vita, viene gestito con risorse e vissuti personali e risulta influenzato da appartenenze sociali. 69

71 CAPITOLO 3 L orientamento, come processo attivo che accompagna la persona lungo tutto l arco della sua esperienza di vita, viene gestito con risorse e vissuti personali e risulta influenzato da appartenenze sociali. sificata, domanda sociale di orientamento che viene dal mondo adulto: dai lavoratori disoccupati (anche a fronte dei crescenti problemi di delocalizzazione delle imprese in paesi produttivamente più vantaggiosi) a quelli occupati coinvolti in processi di riorganizzazione aziendale; dai lavoratori atipici a quelli interessati ad uno sviluppo di carriera. Oggi la sfida dell orientamento è quella di calarsi nello specifico dei diversi bisogni espressi da questi gruppi (bisogni di re-inserimento, di identità professionale, ecc.) e dare risposta a queste domande attraverso una stabilità di servizi, che vada al di là delle sperimentazioni FSE e che possa contare sul contributo di professionalità mature e qualificate. Per concludere questo primo punto di riflessione, non mi sembra superfluo riprendere l accenno al tema dell influenza delle appartenenze nelle scelte di orientamento. Se il problema delle discriminazioni socio-economiche nelle pratiche di orientamento si è, forse, chiuso con la fine del dibattito sull uso dei test come strumento di selezione sociale, non possiamo negare tuttavia che permangano nei processi di orientamento elementi di condizionamento sociale ancora consistenti. Al di là della classe sociale di appartenenza della famiglia, che tuttavia costituisce ancora una fonte consistente di influenzamento delle scelte scolastiche (Zurla, 2004), permangono discriminazioni anche rispetto ai contesti locali in cui la persona progetta il proprio orientamento: costruire un inserimento lavorativo al sud resta comunque più difficile che al nord. In certi contesti deprivati economicamente il rischio è quello che l orientamento continui ad aumentare l occupabilità di una persona che però non riuscirà mai ad occuparsi. Al di là delle battute, è pur vero che l orientamento lavora su una faccia della medaglia (l offerta di lavoro), ma se istituzioni e rappresentanze sociali non si preoccupano di mettere in atto politiche del lavoro che intervengono anche dal versante della domanda non ci può essere sviluppo economico locale e vengono meno le condizioni minimali per un processo di orientamento che favorisca realmente l incontro e la mediazione fra obiettivi personali e opportunità del contesto. 3.2 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. I nodi posti dalla storicizzazione dell orientamento possono essere molteplici, ma personalmente vorrei soffermarmi su due aspetti: da 70

72 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI un lato, il problema dell insuccesso formativo (disagio e/o dispersione) nel quadro del nostro sistema formativo e, dall altro, il tema della presenza delle donne nel mercato del lavoro. Parlando, infatti, di un orientamento che deve tener conto della struttura e della qualità del sistema formativo - all interno del quale la persona costruisce la propria capacità di scelta e di progettazione del futuro - credo di non poter far a meno di svolgere alcune riflessione sul problema del disagio e dell insuccesso scolastico che caratterizza ormai da diversi anni l esperienza scolastica contemporanea. La letteratura scientifica ha dimostrato che il disagio scolastico non è immediatamente sinonimo di insuccesso scolastico, anche se in alcuni casi si può sviluppare una stretta relazione fra questi due fenomeni. Malessere psicologico nei confronti della propria esperienza formativa, riuscita scolastica problematica, bocciatura, abbandono rappresentano spesso diversi anelli concentrici di una spirale progressiva. Il disagio scolastico si configura, innanzitutto, come una condizione di difficoltà nel rapporto personale fra lo studente e l istituzione scuola. Il bambino prima, e l adolescente poi, non è in grado di fronteggiare positivamente il compito di sviluppo <scuola>. Difficoltà persistenti e/o insuccessi formali possono rappresentare una minaccia di svalorizzazione di sè durante il processo di costruzione dell identità e contribuire allo sviluppo di un rapporto problematico fra persona e istituzioni sociali; la scuola, infatti, è la prima organizzazione sociale complessa in cui il bambino/adolescente sperimenta un ruolo specifico, deve rispettare un sistema di regole, assumersi degli impegni e portarli a termine, sottoponendosi ad una valutazione sui risultati raggiunti. Le ricerche sul tema hanno identificato nella carenza di competenze psico-sociali uno dei fattori ricorrenti nelle esperienze scolastiche problematiche; nella generazione adolescenziale contemporanea e, più in specifico, nelle persone che vivono o hanno vissuto esperienze di disagio/insuccesso scolastico, sarebbe, cioè, molto ridotta la capacità di interagire in modo attivo ed efficace con l istituzione-scuola. Tale competenza viene considerata un pre-requisito fondamentale per l apprendimento e la riuscita scolastica (in termini di risultati conseguiti). La percezione di fallimento personale e sociale, legata ad un percorso formativo problematico, diminuisce inoltre la convinzione di auto-efficacia (il sentirsi competente) rispetto anche ad esperienze diverse, in primo luogo quella lavorativa, riducendo la motivazione ad attivarsi nei confronti di questo obiettivo e lasciando spazio ad atteggiamenti e comportamenti di attesa e indifferenza nei confronti del proprio futuro professionale. L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. 71

73 CAPITOLO 3 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. Il disagio scolastico non si presenta come un fenomeno unico, ma come un problema riconducibile ad una pluralità di cause; la maggiore o minore capacità di affrontare positivamente gli impegni e le difficoltà scolastiche, cioè, non può essere spiegata facendo riferimento soltanto a caratteristiche individuali (tratti di personalità, sviluppo cognitivo, ecc.), senza considerare che il bambino e l adolescente affrontano questo compito evolutivo (la scuola) elaborando le proprie risposte all interno di un contesto scolastico preciso e costruendo i significati dell esperienza formativa che stanno portando avanti in rapporto a diverse esperienze familiari e sociali. Al di là dell intensità e delle conseguenze in termini di dispersione (che comunque hanno un costo individuale e sociale molto elevato), il disagio scolastico rappresenta per bambini ed adolescenti una esperienza di disorientamento (emotivo, cognitivo, relazionale, strategicocomportamentale). Le ripercussioni di una carriera scolastica problematica non ricadono esclusivamente sul livello di scolarizzazione (più o meno basso) raggiunto dal singolo interessato, ma coinvolgono altre sfere di vita della persona, in primo luogo l aspetto della progettualità (il rapporto fra prospettiva temporale e costruzione di un sistema di valori di riferimento) e in secondo luogo lo sviluppo della carriera lavorativa dell adolescente (il suo percorso di socializzazione al lavoro e di inserimento nel contesto produttivo). L esperienza scolastica, infatti, riveste un ruolo importante per la crescita dello studente; il fronteggiamento positivo del percorso scolastico rimane la sfida cognitiva e motivazionale più impegnativa e rappresenta un impresa pubblica e competitiva che definisce l immagine di sè, nel senso che i risultati scolastici predeterminano le reazioni degli altri (e lo sviluppo delle relazioni interpersonali) e i percorsi professionali del singolo, influenzandone la capacità di esercitare il proprio diritto di cittadinanza. Queste considerazioni sembrano costituire oggi un paradosso: in una fase storica in cui ogni cittadino è chiamato ad investire sempre più sulla formazione, alle giovani generazioni piace sempre meno andare a scuola! Nel momento in cui l investimento sulla formazione viene ormai considerato dall U.E. come condizione fondamentale per la crescita e lo sviluppo occupazionale, la motivazione nei confronti dello studio tende a calare. Si sta verificando una specie di gap fra l investimento sulla formazione che sta maturando a livello di scelte politico-istituzionali e il disinvestimento nei confronti dell esperienza scolastica che sembra caratterizzare le generazioni contemporanee di adolescenti e giovani. Già all inizio degli anni 90, alcuni studi a livello europeo (Pope, McHale e Craighhead, 1992) avevano notato una crescita sensi- 72

74 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI bile di studenti che, fin dalla scuola elementare, sviluppano un atteggiamento negativo nei confronti dell esperienza scolastica e che perdono progressivamente la motivazione ad apprendere. Le statistiche italiane mostrano come l insuccesso scolastico (in termini di ripetenze, abbandoni, ecc.) sia un fenomeno che colpisce in prevalenza gli adolescenti maschi. Le ragazze magari si mostrano più critiche nei confronti della scuola, problematizzano maggiormente, ma in fondo presentano percorsi più regolari, con minor percentuale di dispersione. La scuola è l esperienza sociale maggiormente in grado di condizionare non solo la rappresentazione che lo studente costruisce di se stesso, ma più in generale anche il suo progetto di vita (Guichard, 1987; Sarchielli e Zappalà, 1998). In questo senso l esperienza scolastica funzionerebbe come una specie di specchio strutturato e strutturante nel quale l adolescente (ma già il bambino) impara a vedersi, a valutare ciò che sa e ciò che non sa, ciò che potrà imparare e ciò che non riuscirà mai ad apprendere; il soggetto giunge, così, a rappresentarsi in un certo modo il proprio futuro, passando progressivamente da una presa di coscienza delle proprie risorse e dei propri limiti in termini di competenze e abilità (scolastiche) ad un giudizio più complessivo su di sè come persona arrivando, così, a definire chi è e chi potrà essere in futuro. A partire dai risultati dell esperienza scolastica si tende spesso a mettere in atto un processo sommario di categorizzazione degli studenti che vengono differenziati in adolescenti adatti per lo studio e adolescenti adatti per il lavoro; a questa si aggiunge un ulteriore articolazione che viene fatta utilizzando gli schemi di genere per orientare verso lavori tipicamente maschili (meccanico, falegname, ecc,) e tipicamente femminili (parrucchiera, estetista, ecc.). Gli adolescenti espulsi precocemente dal circuito formativo considerano se stessi privi di capacità e si rappresentano il lavoro come alternativa alla propria inadeguatezza nei confronti della scuola, ritenendo l attività produttiva una situazione che non richiede apprendimento e sviluppo di competenze (se non quelle operative in senso stretto). Per questi ragazzi la nozione di progetto (e la dimensione della progettualità) e la nozione di attivazione (e quindi di motivazione e canalizzazione delle energie verso il raggiungimento di un obiettivo) risultano vuote di significato; vengono a mancare, cioè, i pre-requisiti minimi per attivare quel processo di auto-orientamento su cui stiamo riflettendo in queste pagine. In sintesi, quello che voglio sostenere è che, da un lato, risultati scolastici positivi (ovvero l utilizzo di strategie cognitive efficaci, l acquisizione di nuove conoscenze, lo svolgimento dei compiti scolastici asse- L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. 73

75 CAPITOLO 3 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. gnati, ecc.) influenzano la probabilità di ottenere ulteriori risultati scolastici positivi futuri e il senso di essere un buon studente (e, viceversa, che risultati scolastici negativi influenzano la probabilità di ulteriori risultati negativi e un concetto di sé scolastico negativo), dall altro, questo meccanismo di autorinforzo influenza ed è influenzato dagli altri compiti di sviluppo che l adolescente deve affrontare. Difficoltà scolastiche possono rendere più difficile uno sviluppo psico-sociale che presenti già delle criticità (e viceversa), come invece possono restare contenute solo nell ambito scolastico se quello psico-sociale è sufficientemente positivo. Si potrebbe perciò pensare ad una sorta di continuum in cui ad un estremo troviamo la soluzione o il fronteggiamento efficace dei due ambiti (quello scolastico e quello dello sviluppo del sé e dell identità), mentre all altro estremo si riscontrano difficoltà nel far fronte alle richieste dei due ambiti (condizione che meglio corrisponderebbe a quella forma di disagio estremo, o disagio conclamato, che è l abbandono scolastico). Le situazioni intermedie del continuum corrisponderebbero a casi di riduzione delle prestazioni, difficoltà scolastiche (ripetenze, problemi comportamentali, ecc.) più facilmente affrontabili dagli operatori in quanto attribuibili al mancato superamento o a difficoltà di fronteggiamento in uno solo dei due ambiti. La centralità del ruolo strategico attribuito all orientamento nella lotta alla dispersione e all insuccesso formativo non è nemmeno da mettere in discussione. I riferimenti fondamentali si trovano nel Memorandum del 2000, condiviso dagli stati membri dell Unione Europea, che nei sei messaggi-chiave ne riserva uno (n. 5) proprio all orientamento scolastico e professionale e nel successivo documento (European Report on Quality Indicators of Lifelong Learning), prodotto dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell Educazione nel maggio del 2002 e contenente i 15 indicatori considerati rilevanti per la qualità dell apprendimento lungo tutto l arco della vita, che inserisce l orientamento nella quarta area relativa a <strategie e sistemi di sviluppo>. Per il sistema scolastico in specifico, il ruolo strategico dell orientamento viene collegato prioritariamente al fenomeno dell insuccesso e della dispersione, mettendone in risalto le due facce del problema; da un lato, le ricadute patologiche sul funzionamento del sistema scolastico stesso e le conseguenze sul sistema economico-produttivo e, dall altro, gli effetti problematici sull evoluzione delle storie individuali (formative, lavorative, sociali). Il termine dispersione, infatti, fa riferimento a più significati sia riferiti ai vissuti soggettivi e alle competenze individuali dello studente sia al fallimento degli obiettivi dell istituzione; il problema cioè si pone sia in termini di risultati non conseguiti (o 74

76 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI parzialmente conseguiti) dal singolo alunno, sia in termini di perdita di un certo numero di alunni da parte dell istituzione. Per questo insieme di ragioni, i fenomeni di insuccesso o dispersione all interno del sistema scolastico e quelli all esterno (intesi come fuoriuscita o abbandono) vanno trattati all interno di uno stesso quadro interpretativo del fenomeno. Da esso prende avvio la definizione da parte dell OCSE delle indicazioni operative di contrasto al fenomeno. Nella panoramica delle linee di azione/intervento promosse dall Unione Europea e dai Fondi strutturali, a livello nazionale i dispositivi toccano le seguenti tematiche di fondo: - la diffusione della cultura della prevenzione; - la continuità educativa e scolastica; - l individualizzazione dell insegnamento; - l integrazione all interno del sistema scolastico, fra istituzioni e sistemi, ecc.; - l orientamento con particolare riferimento al passaggio fra i diversi sistemi/canali formativi. I riferimenti alle linee europee di indirizzo ci sono utili per richiamare l attenzione sui possibili collegamenti fra disagio/insuccesso/dispersione e azioni di orientamento, in quanto ci obbligano a portare l attenzione su due livelli diversi del problema: da un lato, la ricaduta che le informazioni elaborate possono produrre a sostegno della scelte politico-programmatiche dei soggetti che hanno responsabilità di governance del sistema scolastico-formativo, del sistema di orientamento, del sistema lavoro; dall altro lato, il contributo che possono offrire a studenti (e famiglie) nella maturazione di un processo personale di auto-orientamento. Anche in questo caso, mi sembra di dover sottolineare l importanza di non lavorare esclusivamente sul versante delle risorse umane: lo studente che manifesta problematiche di disagio, il corpo docente e/o la famiglia come soggetti che possono favorire o inibire tali esperienze. L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. Vorrei passare ora alla seconda considerazione sulla storicizzazione dell orientamento, toccando un tema che mi è molto caro e riguarda il rapporto tra donne e mercato del lavoro, accennando sia pure indirettamente al problema della flessibilità, che sembra costituire l imperativo a cui devono sottostare gli orientatori oggi (educare alla flessibilità). La leteratura ci dice che in una società moderna in cui il processo di socializzazione adulta e le traiettorie di carriera del singolo individuo sono sempre più caratterizzati da irregolarità, interruzioni e deviazioni, gestire la propria storia formativa e professionale significa imparare a go- 75

77 CAPITOLO 3 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. vernare possibili cambiamenti di ruolo e di responsabilità che si presentano non sempre in modo prevedibile e attrezzarsi per costruire o riorganizzare in itinere un progetto professionale soddisfacente che possa dare continuità - nel cambiamento alla propria identità personale e sociale. In altre parole, da un lato essere flessibili rispetto alle esperienze e dall altro solidi rispetto all identità; questo è un messaggio importante per i giovani in generale ma anche per le donne che in particolare si trovano a dover tenere sotto controllo nel proprio processo di orientamento, oltre alla segmentazione delle esperienze lavorative, anche l intreccio di priorità personali nelle diverse sfere di vita e il peso dell investimento lavorativo che deve connotare in maniera diversa la sequenza temporale di fasi di sviluppo della sfera professionale. Nei paesi occidentali la progressiva crescita della popolazione femminile nel mondo del lavoro ha costituito un fenomeno caratterizzante gli ultimi decenni. Anche in Italia la forbice occupazione fra lavoratori e lavoratrici si è andata pian piano riducendo, anche se in ritardo ed in misura minore rispetto ad altri paesi europei; ma il tasso di disoccupazione femminile risulta sempre più elevato di quello maschile. In un mercato del lavoro italiano che si caratterizza per mantenere un tasso di attività più ridotto rispetto a quello degli altri paesi europei, un tasso di disoccupazione più elevato, una componente di lavoro autonomo più consistente, una forte concentrazione nel settore industriale, uno sviluppo continuo delle forme di lavoro atipico, le donne sono quelle che pagano un prezzo individuale e sociale più elevato. Se l aspetto quantitativo del lavoro femminile presenta dei problemi, quello qualitativo non risulta decisamente più positivo. L occupazione a tempo pieno, in particolare i lavori che impiegano la donna (specialmente quella con figli) per molte ore al giorno, è elevata; il dispositivo del part-time risulta ancora poco diffuso nella nostra realtà. Le donne continuano a ricoprire un doppio ruolo (legato alla vita professionale e a quella familiare), ma poche sono quelle organizzazioni che trovano il modo di conciliare le esigenze del lavoro con i bisogni personali della donna. Inoltre le lavoratrici che svolgono la propria attività presso organizzazioni di tipo tradizionale si ritrovano ostacolate nei percorsi di sviluppo di carriera, in quanto non considerate in grado di investire in modo analogo ai colleghi maschi a causa degli impegni di cura. Continuano inoltre a sopravvivere fenomeni di segregazione all interno delle organizzazioni. Il genere risulta, infatti, come caratteristica distintiva della cultura organizzativa (Gherardi, 1998). Il tema della conciliazione fra la vita lavorativa e la vita privata è di grande attualità poiché è strettamente legato ad alcune problemati- 76

78 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI che tipiche dell organizzazione del lavoro e, più in generale, della società contemporanea, come la difficoltà per le donne di raggiungere traguardi di carriera pari a quelli possibili per gli uomini e la gestione dello stress dovuto al lavoro. L interesse per questa tematica, dimostrato anche da organizzazioni nazionali e sovranazionali, ha portato alla conduzione di numerose ricerche volte all individuazione delle condizioni che rendono necessaria la conciliazione, e alla definizione di misure strategiche utili per realizzarla. Queste strategie, che fanno pressoché esclusivo riferimento alla definizione di contratti di lavoro con flessibilità di orario e alla istituzione di servizi di supporto per la famiglia, sono state anche precisate e incoraggiate da disegni di legge (a livello regionale, nazionale ed europeo), anche se la situazione della dipendente che ha necessità di conciliare vita lavorativa e vita familiare (ed in particolare, la situazione delle donne che lavorano) è ancora una situazione di forte svantaggio, e il numero di aziende che realizzano progetti per la conciliazione (specialmente se non opportunamente sovvenzionate da enti pubblici) è ancora esiguo. Per meglio comprendere la natura del problema, è bene premettere una breve riflessione sulle condizioni sociali che rendono oggi necessaria l attuazione di politiche per la conciliazione (Piazza, 2000a). La composizione della società è cambiata, a causa del calo delle nascite, che si trova probabilmente in rapporto diretto con la mancanza di misure valide per il sostegno alla maternità. Infatti, sebbene non si possa sostenere che non esistano disposizioni in materia di tutela della maternità, è da sottolineare come queste disposizioni siano temute dalle stesse donne, poiché sembrano costituire un motivo di segregazione sul lavoro. Dunque, attuare politiche aziendali per la conciliazione potrebbe essere anche un modo per incentivare la natalità. La composizione della società è cambiata, a causa della crescita delle famiglie monogenitoriali, diretta conseguenza dell incremento del numero nei divorzi. Ovviamente i genitori che da soli devono farsi carico della cura dei figli sentono ancora più fortemente l esigenza di disporre più liberamente del tempo. La composizione della società è cambiata, a causa dell aumento delle donne disponibili sul mercato del lavoro e del progressivo avanzamento dell età della popolazione, che porta ad un maggior carico nella cura degli anziani da parte della famiglia. Si sta, infatti, configurando una ciclicità nel lavoro di cura, per cui una donna intorno ai cinquant anni, esaurita la fase più gravosa nell accudimento dei figli, si ritrova a doversi occupare degli anziani di casa, il che comporta nuove esigenze di tempo extra-lavorativo. A questi fattori occorre aggiungere che molti padri fanno ancora fa- L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. 77

79 CAPITOLO 3 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. tica a contribuire al lavoro familiare; questo fattore costituisce una caratteristica costante nella organizzazione della nostra società. Molte ricerche si sono occupate di quantificare e spiegare meglio questo fenomeno, osservandolo da diversi punti di vista (psicologico, sociologico, economico, ecc ). Una ricerca condotta in Emilia-Romagna ha evidenziato come, in generale, l uomo non si tiri indietro dal contribuire al ménage domestico con lavori saltuari, ma in realtà non condivida appieno le responsabilità gestionali della casa, che finiscono col ricadere quasi completamente sulla partner. Gli attori sociali sono cambiati: le donne raggiungono livelli più elevati di scolarità, questo le porta a mettersi in competizione per rivestire ruoli lavorativi che prima erano di esclusivo dominio maschile. Gli uomini, invece, cominciano a sentire l esigenza di un riconoscimento del ruolo che rivestono in famiglia, pur non potendo (o non volendo) rinunciare apertamente allo stereotipo familiare in cui il padre si occupa del mantenimento economico, mentre alla madre spettano tutti i compiti di cura. L organizzazione del lavoro è cambiata, oggi le imprese sono caratterizzate da una forte avidità temporale ; la richiesta va nella direzione di una grande disponibilità di tempo da parte dei dipendenti che si trovano ai livelli alti, e di una flessibilità frazionata da parte di quelli ai livelli bassi. Tutte queste modificazioni nella società, riscontrate pressoché uniformemente a livello nazionale ed europeo, hanno fatto sì che, a partire dall inizio degli anni 90, il concetto di conciliazione tra lavoro e famiglia cominciasse ad essere introdotto nei documenti ufficiali dell Unione Europea, con la predisposizione di direttive e raccomandazioni ai diversi Paesi affinché, a livello nazionale, adottassero misure in grado di conciliare le esigenze della vita familiare e lavorativa. L Italia ha risposto ufficialmente a queste raccomandazioni nel 1997, con la legge n. 285/97, che prevede interventi a livello centrale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell infanzia e dell adolescenza, privilegiando l ambiente ad esse più confacente, vale a dire la famiglia naturale, adottiva o affidataria. I principi della conciliazione sono stati poi ribaditi nella recente legge 53 del 2000, recante Disposizioni per il sostegno della maternità e paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città. La normativa, oltre ad introdurre nuove forme di flessibilità per la donna nella fruizione del periodo di congedo di maternità, prevede l estensione al padre di diritti precedentemente riconosciuti solo alla donna e il loro ampliamento, favorendo la condivisione delle responsabilità di cura dei figli tra i genitori ed il rapido rein- 78

80 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI serimento della madre lavoratrice nell ambiente di lavoro. A livello legislativo, dunque, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro (vista anche come misura in favore delle pari opportunità) è già stata trattata e definita in maniera approfondita. La conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, però, non è solamente un esigenza sociale in termini di pari opportunità: è anche un esigenza in termini di salute e benessere. In linea generale, le strategie individuate per favorire la conciliazione fanno capo alla flessibilizzazione dell orario di lavoro, alla messa in atto di misure per la tutela della maternità/paternità, all adeguamento dei ritmi della città alle esigenze dei lavoratori (visto sia come adeguamento nei tempi, che come riscoperta della solidarietà e del buon vicinato ), infine alla realizzazione di progetti formativi volti alla divulgazione di una nuova cultura relativa sia all organizzazione del tempo (utile alla soppressione degli atteggiamenti discriminatori in termini di carriera verso chi non ha un lavoro a tempo pieno o mostra esigenze di flessibilità nell orario) che ai ruoli maschili e femminili all interno della famiglia (utile alla realizzazione di una più equa distribuzione dei compiti domestici fra donne e uomini). Queste misure, nate e utilizzate soprattutto nell ambito delle grandi imprese, possono essere applicate anche in quelle di piccole e medie dimensioni e nelle cooperative. Gli spazi da ricoprire per rispondere ai bisogni delle donne rispetto al lavoro sono ampi e diversi, vanno, quindi, individuati e realizzati pensando al singolo intervento come componente di sistema d offerta visibile, all interno del quale le donne possono individuare l intervento appropriato a sé. Va, però, sottolineato che la definizione di un sistema d offerta richiede l apporto coordinato di una pluralità di soggetti tra cui i vari uffici pubblici che intervengono nell ambito delle politiche attive del lavoro ed in particolare della formazione e dei servizi per il raccordo domanda-offerta, le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori, le organizzazioni e gli organismi che si occupano di promozione della presenza femminile nel mondo del lavoro. Uno sforzo di riflessione e un impegno comuni sono necessari se si assume che un efficace promozione delle pari opportunità occupazionali può essere perseguita se tutte le misure di politica del lavoro sono progettate e attuate tenendo conto delle specificità della condizione femminile. Sullo sfondo di una politica per il lavoro concepita unitariamente e rivolta ad un universo fatto di uomini e donne, possono venire a collocarsi linee di intervento al momento già individuabili e suggerite dalle donne stesse. Dalle donne emerge, infatti, una richiesta di interventi di informazione su tutto ciò che riguarda il lavoro e la pro- L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. 79

81 CAPITOLO 3 L orientamento come processo storicizzato, cioè dentro un certo tipo di sistema formativo e un mercato del lavoro complesso e globalizzato. fessione, dall informazione sulle leggi che regolano i rapporti alle opportunità di cambiare lavoro, alle facilitazioni previste per chi intende avviare un attività in proprio. Sia pensando al presente che alla loro storia professionale, le donne presentano poi una richiesta di interventi di orientamento, rivolti sia a coloro che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro che alle donne che rientrano dopo una fase di assenza. Ricordiamo che le donne costituiscono la percentuale di gran lunga più consistente fra i clienti delle azioni di orientamento! 3.3 Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. Abbiamo già avuto modo di riflettere in altra sede (ISFOL, Profili professionali per un sistema territoriale di orientamento, FrancoAngeli) sul fatto che l ambito di intervento dell orientamento si è allargato progressivamente e sulla necessità di ridefinire gamma di interventi e servizi necessari per rispondere ai diversi bisogni espressi da un così ampio ventaglio di interlocutori sociali. Il dibattito svolto, anche in sede ISFOL, è andato nella direzione di identificare alcune macrofunzioni di orientamento in grado di soddisfare bisogni diversi di sostegno al processo di auto-orientamento della persona, raggruppando (attraverso elementi omogenei di inclusione intra-categoriale ed elementi specifici di differenziazione inter-categoriale) in alcune macrotipologie di attività le possibili linee operative di intervento. Un elemento da sottolineare a questo proposito concerne la rilevanza che viene ad assumere un insieme di azioni che si connotano come altro dalle più consolidate pratiche di informazione e di consulenza; il riferimento va alle azioni cosiddette di accompagnamento e tutorato delle esperienze connesse al processo di orientamento lungo tutto l arco della vita. Le diverse funzioni di orientamento (informazione, accompagnamento e tutorato, consulenza ai processi di scelta e ai progetti professionali) possono, infatti, essere svolte da risorse dedicate (contesti e/o figure professionali) che operano: Nei servizi territoriali di informazione. Quando si parla di un servizio dedicato di informazione orientativa si fa riferimento, comunque, ad un soggetto (un insieme di professionalità) in grado di fornire: - informazioni complete e aggiornate sui percorsi scolastico-forma- 80

82 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI tivi e /o sulle opportunità lavorative, tenendo conto dei bisogni specifici dei destinatari dell intervento; - materiali di documentazione elaborati in modo chiaro e comprensibile in rapporto alle specificità delle diverse tipologie di interlocutori; - tecnologie e strumenti informatici dedicati (banche dati, audiovisivi, ecc.); - strumenti di lettura e di rielaborazione per favorire nel destinatario un utilizzo personalizzato delle conoscenze acquisite; - mappe dei servizi territoriali in grado di fornire delle risposte differenziate ai diversi bisogni di orientamento. Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. Nelle strutture dedicate di orientamento. Con questo termine si fa riferimento ad una struttura territoriale (non specifica di un sistema) che eroga come propria mission prioritaria servizi specialistici nei confronti di un ampio ventaglio di destinatari e rispetto ad una pluralità di bisogni orientativi e che promuove progetti integrati con i sistemi formativi e i servizi per il lavoro. Nei centri per l impiego. Queste strutture devono in primo luogo indirizzare il fuoco delle azioni orientative alla propria mission istituzionale che è principalmente quella di favorire l occupazione e svolgere un azione di monitoraggio dello stato di disoccupazione dei propri clienti. Un ulteriore compito istituzionale riguarda, infine, il monitoraggio dell assolvimento dell obbligo formativo da parte di tutti i giovani al di sotto dei 18 anni attraverso azioni di prevenzione e di recupero dell evasione e interventi di tutorato orientativo del giovane inserito nel canale dell apprendistato e dell alternanza scuola-lavoro. Nelle agenzie di formazione professionale. Queste risorse, oltre a rendere disponibili servizi di orientamento per altri sistemi (in analogia con il ruolo svolto dalle strutture dedicate), sono impegnate in una serie di attività strettamente connesse alla propria mission vocazionale: - attività di informazione sulle modalità di assolvimento dell obbligo formativo all interno del canale della formazione professionale; - attività di integrazione, rispetto all azione della scuola, attraverso la realizzazione di laboratori e stage orientativi per gruppi di studenti a rischio; - attività di tutorato personalizzato nei confronti degli studenti che sono coinvolti in aggiustamenti di percorso (passaggi fra canali formativi). 81

83 CAPITOLO 3 Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. Nel sistema dell istruzione e dell istruzione e formazione professionale. Questa risorsa assolve, attraverso proprie risorse interne, alla funzione di preparazione degli studenti alla gestione del processo di auto-orientamento (attraverso la didattica orientativa e le azioni di educazione alle scelte) e svolge attività di tutorato orientativo nei percorsi formativi e nelle fasi di passaggio fra diversi indirizzi di studio. La definizione di un sistema territoriale di offerta di servizi di orientamento così complesso richiede, come si è visto, l apporto coordinato di una pluralità di soggetti tra cui prioritariamente i servizi che agiscono nell ambito delle politiche attive del lavoro (in particolare della formazione e del raccordo domanda-offerta di lavoro) ed i soggetti (pubblici e privati) che agiscono nel settore dell istruzione e della formazione. Il tema orientamento riveste, infatti, una centralità crescente all interno delle politiche sociali volte al benessere della persona e allo sviluppo professionale, venendo ad assumere un significato sempre più globale e trasversale rispetto alle diverse fasi di vita dell individuo. Questa nuova ottica ha portato ad una esigenza di messa in valore (di coordinamento ed integrazione) di una pluralità di soggetti e di risorse professionali, sottolineando come l integrazione non possa essere ricondotta ad una questione di accordo formale tra soggetti diversi (o, ancor peggio, strumentale) oppure ad una semplice (o, forse, non del tutto semplice) messa in rete di banche dati. Nell ambito dei servizi per l orientamento, il dibattito tecnico e le buone prassi a livello europeo e nazionale hanno consentito di individuare una serie eterogenea di strumenti attraverso i quali può essere agita l integrazione. Occorre, tuttavia, avere consapevolezza del fatto che l integrazione non può essere favorita solo sul piano istituzionale e normativo; per perseguirla occorre tenere insieme variabili istituzionali, variabili organizzative e variabili culturali. Se l insieme di questi valori è sinonimo di cultura del servizio, e se tale cultura risulta strategica per l integrazione, fino a costituirne il dispositivo più potente, allora occuparsi dell obiettivo integrazione vuole dire pre-occuparsi di tutte le variabili che in qualche misura possono influenzare tale processo. Ed è su questo punto specifico che vorrei soffermarmi a svolgere alcune riflessioni. La finalità generale è quella di far interagire le diverse risorse che, all interno di un determinato bacino territoriale, erogano questo ampio ventaglio di azioni orientative. L interazione dovrebbe favorire forme di condivisione degli interventi (al fine di una riduzione della dispersione di risorse) e modalità di integrazione/raccordo fra le strutture (al fine 82

84 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI di ridurre il disagio al cittadino). Alla base di questi intenti dichiarati, devono trovare spazio le prospettive metodologiche e gli assunti valoriali del lavoro di rete. Quando si progetta in riferimento alle persone e ai loro bisogni, infatti, gli schemi mentali che abitualmente utilizziamo tendono a rendersi parzialmente inefficaci, in altri termini le nostre capacità di controllare e presidiare le variabili possibili sono limitate e gran parte del nostro lavoro progettuale consiste non tanto nel predisporre un bel progetto iniziale, quanto nel saperlo continuamente adattare e ridefinire in corso d opera. L attività progettuale in ambito sociale non può essere sottoposta a criteri di programmazione per obiettivi rigidamente predeterminati, scandita per fasi in modo rigido, centrata su contenuti preconfezionati, sottratta all idea di esperienza. La progettazione deve invece essere rapportata: - a modi di agire induttivi e pratici di tipo esperienziale: si parte dai problemi reali incontrati e decodificati, avendo a disposizione soltanto un ispirazione strategica; - ad atteggiamenti creativi e di ricerca tenendo conto del tempo richiesto dalle maturazioni nel fare e nell apprendere. Per raggiungere questi obiettivi, occorrono alcune pre-condizioni: tempo per trovare un accordo/condivisione, molta attenzione alla comunicazione, alla relazione e non solo ai contenuti o agli oggetti della progettazione e dell intervento. Secondo Roberto Maurizio (2004), sono identificabili almeno quattro tipi di progettazione in grado di caratterizzare un intervento di natura sociale (e noi riteniamo che l orientamento appartenga a questa categoria progettuale): - il primo è il progetto che serve per far vedere che si sta facendo qualcosa (progettualità nominale); - il secondo tipo lo si riscontra quando il progetto rappresenta solo un occasione per ottenere finanziamenti (progettualità strumentale); - il terzo tipo esiste quando il progetto permette di valorizzare l operato dei diversi soggetti interni all ente o del territorio senza che esista un interazione attiva tra di essi (progettualità assemblativa); - il quarto è identificabile nel progetto che si propone di creare interazioni forti tra i soggetti (progettualità sinergica). E possibile leggere in ciascuno di questi stili un significato culturale diverso: dal pensare il progetto come occasione per un sostanziale mantenimento dello status quo, o con modificazioni minime, al progetto pensato come occasione per l attivazione di processi di cambiamento a livello istituzionale e comunitario, oltre a che a livello professionale e organizzativo. Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. 83

85 CAPITOLO 3 Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. E indubbio, inoltre, che ciascuno di questi approcci propone all organizzazione che attiva il progetto un lavoro diverso: in particolare gli ultimi approcci propongono una centratura, da un lato su un azione di assemblaggio (di risorse umane, di iniziative) e, dall altro, sull azione di negoziazione. Forse può sembrare superfluo sottolinearlo, ma la prospettiva dell integrazione e del lavoro di rete nel campo dell orientamento dovrebbe muoversi attorno agli assunti del quarto tipo di progettazione proposto da R. Maurizio. Lavorare secondo questa prospettiva vuol dire dare valore ed integrare alcuni aspetti metodologici legati a due tipi di ricerca. La ricerca-intervento, che consiste in una metodologia partecipata per la risoluzione dei problemi in ambiti territoriali ed organizzativi ben definiti il cui scopo principale è far sì che i partecipanti assumano una decisione; partecipanti che hanno una consapevolezza del problema e cercano una soluzione possibile; sono eterogenei, rappresentano le diverse visioni del problema. Con la ricerca-intevento si accompagna il gruppo da un momento iniziale di caos verso una razionalizzazione e condivisione del problema. E centrata sulla soluzione di un problema e il gruppo si auto-organizza per realizzarla. La ricercaintervento, mettendo in comunicazione i diversi attori interessati e le loro diverse visioni del problema, permette di migliorare la familiarità reciproca e di rendere più efficaci gli interventi. La realizzazione stessa di una ricerca-intervento è già la dimostrazione che il problema si può risolvere in modo condiviso attraverso un progetto comune (Lanzara, 1993). La ricerca-azione, che ha lo scopo di promuovere un azione di cambiamento su/per i soggetti coinvolti, il più possibile giustificata e sottoposta a giudizio di validità da parte del gruppo stesso; in pratica si tratta di condurre i partecipanti, attraverso una serie di stimolazioni e di auto-riflessioni, a modificare qualcosa nella propria definizione della situazione, ad accrescere le proprie competenze riguardo al tema esaminato a inventare qualcosa (Besozzi e Colombo, 1998). Anche la ricerca-azione è orientata alla soluzione dei problemi ma muove dai vissuti personali e il percorso di formazione / apprendimento che accompagna il gruppo di risorse coinvolte nel progetto assume un ruolo molto importante non solo per l efficacia del progetto specifico, ma in prospettiva per il potenziamento della rete stessa. Nella ricercaazione si raccolgono, infatti, le rappresentazioni soggettive dei diversi attori coinvolti, le loro percezioni e valutazioni rispetto a una determinata realtà e il significato da attribuire ad essa; i partecipanti, oltre a fornire i dati relativi alle proprie percezioni e valutazioni, contribuiscono 84

86 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI con l analisi, la discussione e la socializzazione, ad attribuirvi un senso, li fanno diventare significativi. Secondo Martini (2002), attraverso la ricerca-azione è possibile fare una diagnosi partecipata sui problemi e sulle risorse del sistema e avviare o sostenere un processo di attivazione della comunità e di collaborazione fra i diversi attori sociali. La ricerca-azione facilita la presa di coscienza, l assunzione di responsabilità, il senso di proprietà rispetto ai problemi e al protagonismo dei membri della comunità locale e professionale. Si tratta di meccanismi di integrazione che si rendono necessari per favorire una collaborazione produttiva fra differenti soggetti, figure e competenze anche nel campo dell orientamento e non solo in quello delle politiche sociali. Le risorse necessarie per rispondere alle diverse domande sociali di orientamento, il problema dell integrazione fra professionalità e la costruzione di reti territoriali di servizi. Per chiudere, ricordando la proposta iniziale di Guichard di andare verso un modello integrato di spiegazione dei processi di orientamento della persona nelle diverse fasi del ciclo, vorrei sottolineare come il mio richiamo ai temi della progettazione sociale vorrebbe andare nella direzione di stimolare una riflessione ad impostare le azioni di orientamento non solo in termini di servizi a risposta individuale ma anche in termini di intervento con e per la comunità locale. Riferimenti bibliografici BASOW S.A. (1992), Gender: Stereotypes and roles. Brooks/Cole, Pacific Grove. BAUBION-BROYE A. & LE BLANC A. (2001), L incertitude dans les transitions: nouvelles approches. L Orientation scolaire et professionnelle, 1, 3-8. BESOZZI E., COLOMBO M. (1998), Metodologia della ricerca sociale nei contesti socio-educativi, Guerrini, Milano. BETZ, N.E. (1989), The null environment and women s career development. Counseling Psychologist, 17, BORGEN A.W. (2000), L engagement des personnes dans des opportunités de changement de carriere: un processus de conseil. L orientation scolaire et professionnelle, Numero hors- série, CURIE, J. (1998), Les Mobilités professionnelles comme constructions psychologiques. In A. Baubion-Broye (Eds), Evénements de vie, Transitions et Construction de la personne. Eres, Saint-Agne, DE CRISENOY M., & PRETERRE N. (2000), S orienter dans un monde du tra- 85

87 CAPITOLO 3 vail en pleine mutation: quelles compétences nécessaires pour le praticien et pour l individu?. L orientation scolaire et professionnelle, Numéro hors-série, DOWNING N.E., & ROUSH K.L. (1985), From passive acceptance to active commitment: a model of feminist identity development for women. The Counseling Psychologist, 13, DUBAR C. (2000), La crise des identities; l interpretation d une mutation, PUF, Paris. ECCLES, J. S. (1987), Gender roles and women s achievement related decisions. Psychology of Women Quarterly, 11, FIELDING A.J. (2000), Pourquoi le praticiens disent-ils que <la théorie n est pas utile à la pratique?> Une proposition pour adapter la pratique aux exigences du 21 siècle. L Orientation scolaire et professionnelle, 1, GELPE D. (1997), Les préoccupations de carrière d adultes en situation de transition professionnelle: effets de trois types de déterminants. L orientation scolaire et professionnelle, 1, GUICHARD J., HUTEAU M. (2001), Psychologie de l orientation, Dunod, Paris; tr.it. (2003) Psicologia dell orientamento professionale, Raffaello Cortina Editore. GUICHARD J. (1999), Quels cadres conceptuels pour quelle orientation à l aube du XXI Siecle, in L orientation scolaire et professionnelle, 1, GYSBERS N.C., HEPPNER M.J. & JOHNSTON J.A. (2000), Conseil et développement de carrière tout au long de la vie. L orientation scolaire et professionnelle, 1, GYSBERS N.C., HEPPNER M.J., & JOHNSTON J.A. (2001), L orientamento professionale, Giunti, ITER, Firenze. ISFOL (2002), Analisi della domanda di orientamento, Angeli, Milano. ISFOL (2003), Profili professionali per l orientamento: la proposta ISFOL Angeli, Milano. KAPES J.T. & MASTIE M.M. (1998), A counselor s guide to career assessment instruments. National Career Development Association, Alexandria. KRAUS W. (1998), La fin des grands projets: la développement de l identité dans le champ du travail comme navigation à vue. L orientation scolaire et professionnelle, 1, LANZARA G.F. (1993), Capacità negativa, Il Mulino, Bologna. LECOMPTE C. (1999), Face à la complexité et à l incertitude: l impossibilité de se défaire de soi. Revue québécoise de psychologie, 20,

88 LONG LIFE GUIDANCE E PROFESSIONALITÀ DEGLI OPERATORI MARTINI E. (2002), La ricognizione sociale, in M. Prezza e M. Santiniello, Conoscere la comunità, Il Mulino, Bologna. MAURIZIO R. (2004), Progettare nel sociale,fondazione Zancan, Padova. NOTA L., SORESI S. (2000), Autoefficacia nelle scelte. La visione sociocognitiva dell orientamento, Giunti, ITER, Firenze. PALMONARI A. (1993), Psicologia dell adolescenza, Il Mulino, Bologna. PARLIER M. (1996), L orientation professionnelle dans l entreprise: une alternative à la gestion des carriers. L orientation scolaire et professionnelle, 25, POMBENI M. L., & GUGLIELMI D. (2000), Competenze orientative, costrutti e misure. Giornale italiano di psicologia dell orientamento, 3, POMBENI M.L. & CANZUTTI S. (2000), Profili orientativi: verso una definizione tipologica. Risorsa Uomo, 1-2, POMBENI M.L., (2000) Disagio scolastico: strumenti di osservazione di intervento, Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena. POMBENI M.L., ZAPPALÀ S., GUGLIELMI D. (2002), Expérience scolaire et dévoleppement psycosocial: une recherche sur les adolescents, in «L Orientation Scolaire et Professionnelle», 31, POMBENI M.L. (2002), Differenziare le azioni e specificare le professionalità, in A. Grimaldi (a cura di), Modelli e strumenti per l orientamento, Angeli, Milano. SCHLOSSBERG N.K., WATERS E.B., GOODMAN J. (1995), Counselling Adults in Transitions Linking Pratctice with Theory; Springer, New York. WATTS A.G., GUICHARD J., PLANT P. e Rodriguez, M.L. (1994), L orientamento scolastico e professionale nella Comunità Europea. Commissione Europea, Lussemburgo. 87

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90 CAPITOLO 4 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ 4.1 Premessa All inizio del terzo millennio, a 100 anni dal suo esordio sulla scena della psicologia e pedagogia applicata, che ne è dell orientamento e della professione dell orientatore? Vari esperti, attori istituzionali e non, s interrogano sul loro presente e sul loro avvenire che sembra sempre più spesso, malgrado le molte iniziative di studio, di ricerca e applicative, sorprendentemente in crisi di identità e di sviluppo. Ne sono testimonianza i vari appelli per la messa a sistema di dispositivi e la definizione di percorsi, sollecitati da interventi qualificati, in riviste e testi specialistici, e soprattutto da documenti elaborati da commissioni europee, dove si sottolinea come l orientamento rappresenti lo strumento e la strategia principale per la promozione del successo formativo e lavorativo, reale esercizio di cittadinanza e importante fattore di integrazione e coesione sociale. L orientamento, infatti, può aiutare le persone ad acquisire le conoscenze, competenze e capacità per partecipare pienamente alla vita di una società complessa come quella odierna, caratterizzata da notevoli cambiamenti economici, tecnologici e sociali. Il dibattito attorno a questi temi, aperto negli ultimi decenni a livello europeo, vale anche per l Italia dove però, nonostante l impegno profuso da istituzioni, enti ed associazioni, è ancora assai carente una cultura diffusa dell orientamento. Far sì che l individuo sia in prima persona autore del proprio orientamento e della propria formazione, con l aiuto della famiglia, di educatori e consulenti, è sicuramente un obiettivo accolto e condiviso, ma operativamente difficile da perseguire dai differenti attori sociali. Lo sviluppo di politiche comuni si sta avviando con difficoltà e il quadro si 89

91 CAPITOLO 4 Premessa presenta alquanto variegato tanto che, malgrado i numerosi discorsi sull orientamento, non si è ancora arrivati ad una condivisione di strategie che recuperino ed integrino i contributi di tutti in modo che ciascuno, mondo della scuola, mondo della formazione e del lavoro, istituzioni pubbliche e private, sappia cosa fare, come, dove e quando intervenire in modo sinergico. È così che, nel delineare gli scenari, le coordinate e le variabili che caratterizzano l orientamento in Italia, è oggi necessario operare su più fronti. In primo luogo, è fondamentale il tentativo di rispondere al bisogno d identità e d integrazione dei diversi attori chiave, al fine di portare a coerenza ed efficacia le varie strategie. Un utile punto di partenza è la legge n. 53/2003 nella quale si auspica un sistema unitario d orientamento lungo tutto l arco della vita, come fortemente voluto anche dall allora Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca che, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in data 3 novembre 2004 insediava, alla presenza del Ministro Moratti, un Comitato Nazionale per l Orientamento, del quale hanno fatto parte rappresentanti delle Regioni, delle Province, dei Comuni, delle Università, delle Associazioni delle famiglie e degli studenti, nonché di istituzioni del mondo del lavoro e delle professioni. In secondo luogo, nel ripensare ad una nuova identità dell orientamento vale la pena riproporne tutta l importanza psico-socio-pedagogica: in un contesto socio-economico caratterizzato da un eccessiva quantità di informazioni e di possibilità, e da modelli e valori spesso superficiali e contraddittori, l individuo rischia di perdersi, cioè di non trovare più una serie di coordinate personali e sociali, stabili e definite, che gli consentono di costruire in modo equilibrato la sua identità prima personale e poi sociale e professionale. L orientamento, generalmente inteso come azione di supporto attivo dato all individuo per superare particolari momenti critici della sua vita scolastica e professionale, deve fornire una serie di parametri psicologici e sociali di riferimento, attraverso i quali l individuo, di qualsiasi età, possa gradualmente: imparare a conoscere se stesso e la propria posizione rispetto al contesto in cui vive; valorizzare risorse inespresse e acquisirne di nuove; costruirsi autonomamente una mappa da seguire per raggiungere degli obiettivi; sviluppare strategie adeguate nel superamento degli ostacoli e nel riadattamento alle condizioni oggettive. Fare orientamento risponde anche al bisogno di recuperare equilibri e certezze, indispensabili nei momenti di transizione, per superare la situazione problematica in cui ci si trova. L orientamento, quindi, per l individuo, assume una duplice valenza: favorire una conoscenza rea- 90

92 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ listica di sé e della propria condizione come punto di partenza indispensabile per intraprendere qualsiasi percorso e, nello stesso tempo, aiutarlo in un processo di autopromozione della persona nella sua globalità, favorendo la scoperta e lo sviluppo di potenzialità cognitive, emotive e relazionali. Lo stesso mondo del lavoro, infatti, richiede sempre più, accanto a competenze altamente specialistiche, una serie di competenze cosiddette trasversali, inerenti al saper essere dell individuo che dà poi valore e significato al sapere e al saper fare. In questo modo, anche l identità professionale si arricchisce e si articola inglobando elementi inerenti alle esperienze di vita, agli interessi culturali e ludici, ai valori e agli ideali, alle dinamiche profonde dell individuo che vengono integrate e realizzate in campo sia professionale che extraprofessionale. Premessa 4.2 Crisi dell orientamento? Malgrado il diffondersi del termine orientamento e di tante azioni psico-socio-pedagogiche che a tale termine fanno riferimento, si parla sempre più frequentemente di crisi dell orientamento. Tale circostanza suscita inevitabilmente una serie di interrogativi sui motivi che l hanno prodotta: - se si tratta di carenze o disfunzioni dovute a una crescita accelerata di richieste dettata da problemi socio-economici o piuttosto dalla mancanza di un idea unitaria e condivisa d orientamento riferibile ad una crisi d identità; - come riconoscerne i connotati e la dimensione, sia a livello politico più generale in considerazione dei nuovi scenari teorico-normativi dell orientamento nazionale ed internazionale, sia in relazione alle funzioni concrete che nei diversi contesti applicativi le varie azioni esplicano. Molti segnali o indicatori osservabili, riconducibili ai diversi aspetti del sapere teorico, del saper fare e del saper essere connessi al tema dell orientamento, permettono di delineare un giudizio a tale proposito. Secondo alcuni autori 8, una crisi si manifesta quando il paradigma scientifico di riferimento, definente l insieme delle attività di una certa disciplina, è messo in discussione e al contempo sono proposte altre alternative, generando un clima di incertezza, di confusione e, a volte, di caos. Ed è proprio a quest ultimo aspetto che il dibattito più recente fa ri- 8 Kuhn T.S. (1970), The structure of scientific revolution, Universitè de Chicago, press Chicago. 91

93 CAPITOLO 4 Crisi dell orientamento? ferimento quando parla di difficoltà d identità per l orientamento per il quale, non solo a livello italiano ma europeo, si può constatare un eccesso di compiti ad esso affidati con il relativo emergere di molteplici paradigmi teorici e pratici (cfr. riviste specialistiche come, ad esempio, L orientation scolaire et professionnelle, Magellano, Professionalità). In vari documenti recenti, relativi alle politiche sociali, l orientamento viene, infatti, definito come strumento policentrico, diversificato e flessibile connesso a tutte le situazioni formative e del lavoro idoneo, ma anche centrale, nel favorire l inclusione sociale e promuovere cittadinanza (Accordo Stato-Regioni del 2000; Decreto n. 295/2001 relativo agli incentivi per l auto-impiego, impresa, franchising; L.53/2003; L.30/2003). Dal dibattito specialistico si desume che l avvenire dell orientamento è strettamente legato alla sua capacità di capire ed affrontare il cambiamento con metodi e tecniche scientificamente validati. Alcuni approcci, infatti, sono troppo generici e difficilmente declinabili a livello operativo, come ad esempio quando si indica che l orientamento formativo ha come fine il garantire una cultura comune sulle questioni pubbliche e le forme di decisione collettiva (Magellano n.12). Altri approcci sembrano limitarsi a delle procedure o tecniche, come ad esempio quando l accento è posto solo sulla trasmissione di informazioni, piuttosto che riferirsi a modelli coerenti ed esaustivi che considerano il carattere complesso e multidimensionale delle attività orientative. Quasi sempre, inoltre, l efficacia non viene verificata e il processo orientativo persegue solo obiettivi parziali che non permettono di comprendere i perché e i come dell intervento nella sua globalità. Queste considerazioni danno ragione dei dubbi sulla crisi che va ricercata soprattutto in due direzioni: - nella necessità o piuttosto nell urgenza di dare delle risposte a quesiti di ordine teorico o metodologico; - nella mancata costruzione d identità professionale degli orientatori. Per quanto riguarda il primo punto, l urgenza di dare risposte è determinata dall ampiezza dei cambiamenti socio-politici e dal massiccio avvento delle tecnologie in tutti i campi formativi e lavorativi che generano situazioni di empasse sia negli utenti che negli operatori professionisti dell orientamento. Questo fenomeno alimenta una sorta di circolo vizioso per il quale si offre sempre più informazione orientativa creando una spirale di disagio e di ansia che finisce per disorientare. Il secondo punto è strettamente legato al primo: in un clima d incertezza e d insicurezza, essendo i bisogni d orientamento accresciuti 92

94 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ e diversificati anche in considerazione di un utenza sempre più adulta, si sono venuti a creare vissuti d impotenza e di vulnerabilità negli operatori d orientamento, che li portano spesso a dover passare da un modello all altro nella ricerca di maggior efficacia o ad adottare nel loro lavoro ricette semplicistiche ma di impatto immediato che offrono maggior sicurezza. Crisi dell orientamento? Sollecitati da questi problemi, discussi in varie sedi congressuali o in incontri informali tra esperti d orientamento, a titolo esemplificativo, è interessante passare in rassegna titoli e contenuti dei convegni nazionali di orientamento alla scelta che si sono svolti negli ultimi anni a Padova e a Roma, per trovare conferma dell attualità del dibattito e verificare gli interrogativi e le variabili che caratterizzano l orientamento oggi. Dalle relazioni presentate emerge sicuramente che: 1. gli interventi d orientamento richiedono, nella situazione attuale, approcci più approfonditi che tengano conto di ciò che accade nella società ma soprattutto delle politiche dell educazione e della formazione professionale e delle politiche del lavoro; 2. il lavoro non può più essere inteso nel modo tradizionale. Soprattutto nell orientamento degli adulti, è necessario prendere in esame i cambiamenti avvenuti in tale settore e prepararsi a nuove sfide cercando di anticipare i bisogni, ad esempio individuando le capacità necessarie per nuovi contesti lavorativi e potenziando gli interventi di transizione università-mondo del lavoro; 3. l orientamento, caratterizzandosi per un accentuata variabilità delle situazioni, mette a dura prova le competenze professionali degli operatori che lavorano in ambiti fortemente differenziati (scuola, centri per l impiego, carcere, servizi per diversamente abili, servizi per immigrati, aziende, ); 4. non ci sono buone azioni orientative se non ci sono dei buoni professionisti dell orientamento che le mettono in pratica ed è per questo che una delle soluzioni migliori, per garantire un buon orientamento, sta nell incrementare una corretta ed approfondita formazione; 5. viene allargato il concetto di aiuto immediato alla persona nel momento della scelta e si parla di benessere attraverso un orientamento che prende la forma di opportunità di soddisfare i propri valori e di sperimentare soddisfazioni ; 6. è necessaria una strategia unitaria che metta a sistema varie agenzie e servizi, in modo che si sappia a che livello e come ognuno lavora con riferimento alla scuola, alla formazione e al lavoro. 93

95 CAPITOLO 4 Crisi dell orientamento? Dall analisi dei temi emergenti, si può dire che, sebbene l orientamento sia ancora alla ricerca di una propria identità, non si possa parlare di crisi ma di adeguamento ai problemi che una società così complessa pone. Esso si delinea sempre più come servizio alla persona e supporto al miglioramento dell istruzione e della formazione, all inclusione sociale e all inserimento lavorativo. Tali finalità operative si coniugano con lo scopo più generale di formare nella persona la capacità di reagire adeguatamente in qualsiasi situazione, rendendo così effettiva la sua libertà (Boncori, Boncori, 2002, pag.18). Per ciò che riguarda gli orientatori, si ritiene che non devono soltanto capire le molteplici variabili riferibili all individuo e al suo ambiente, ma ancor di più devono diventare esperti dei vari collegamenti possibili e delle influenze reciproche dei vari mondi in cui la persona è inserita. Rispetto a ciò, l orientatore si caratterizza da un lato come persona indipendente e, dall altro, per la capacità di supportare gli utenti e dare aiuti integrando conoscenze dei vari mondi (personali dell utente, della formazione e del lavoro, ecc.) che vanno peraltro portati a sistema e messi in rete dalle agenzie riconosciute a livello locale (provincia e regione), nazionale (ministeri) e internazionale (ad esempio attraverso la rete delle Città dei Mestieri). Una ricerca francese (Bulletin de l ACOF, 1999) ha dimostrato che pur confermandosi il fatto che la qualità dell orientamento dipende in larga parte (65%) dal soggetto stesso, risultano comunque importanti le competenze del consulente d orientamento che contribuiscono per più del 25% dei cambiamenti avvenuti positivamente, mentre le strategie adottate incidono per il 10%. 4.3 I richiami dall Europa Nell introdurre la tematica che è stata oggetto di riflessione del gruppo di ricerca ISFOL negli ultimi anni non si può prescindere dal dare uno sguardo alle indicazioni che ci provengono da varie commissioni europee che, in questi ultimi due o tre anni, si sono riunite per discutere e fornire un sostegno alle politiche dei sistemi e delle pratiche nel campo del Lifelong Guidance dei cittadini dell Europa. In particolare, bisogna sottolineare le due risoluzioni approvate all unanimità dal Consiglio d Europa con importanti risvolti per il tema dell orientamento. La prima, del 25 novembre 2003 e sotto la presidenza italiana, ha come obiettivo quello di Rendere la scuola un ambiente di apprendi- 94

96 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ mento aperto per prevenire e contrastare la dispersione scolastica e il disagio dei giovani e favorirne l inclusione sociale ; la seconda, sotto la presidenza irlandese, verte sul tema Orientamento lungo tutto l arco della vita in Europa. L offerta di servizi d orientamento che coprono tutto l arco della vita è, infatti, una componente chiave delle strategie di istruzione, formazione e occupazione per raggiungere l obiettivo strategico dell Europa di diventare veramente una società basata sulla conoscenza. D altra parte però, oltre alle politiche più generali, non si possono sottostimare i problemi locali e quelli più specifici dei cittadini che devono avere accesso ai servizi di orientamento e soprattutto degli individui e dei gruppi a rischio di esclusione sociale per i quali è essenziale poter sviluppare una efficace auto-gestione dei percorsi d apprendimento e di carriera. È nell ambito di questi due binari, attenzione al singolo e attenzione alle politiche europee, che il lavoro del gruppo di ricerca, costituitosi presso l ISFOL per definire, come da titolo del progetto, i Modelli cognitivi nella scelta e nel successo professionale: un osservatorio permanente sull orientamento, attività finalizzata allo sviluppo di sistema, ha condotto le sue riflessioni. Sempre più numerosi, negli ultimi anni, sono i richiami al tema dell orientamento presenti nei documenti stilati da varie commissioni europee che si occupano, e preoccupano, dei cittadini europei e di come sviluppare e costruire progetti formativi che abbiano possibilità di successo. I risultati delle analisi delle politiche per l orientamento in Europa unitariamente sottolineati dalla Commissione europea 9, mostrano che, in molti Paesi, le politiche, i sistemi e le pratiche per l orientamento in Europa non corrispondono alle domande di economie e società basate sulla conoscenza e richiedono riforme delle politiche e un ripensamento delle pratiche in questa area. È per questo che a più riprese, a livello europeo, ci si è mossi per sostenere un orientamento flessibile e per incrementare dei meccanismi che assicurino una migliore qualità dei servizi d informazione e d orientamento, anche con prodotti innovativi (inclusi i servizi on-line). Il Joint Interim Report (2004) del Consiglio e della Commissione sull implementazione della strategia di Lisbona Educazione e Formazione 2010: il successo della strategia di Lisbona dipende da urgenti riforme ha identificato, infatti, l orientamento come una delle quattro azioni chiave per creare ambienti aperti, attraenti e accessibili di I richiami dall Europa 9 Attraverso il Centro Europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) e dalla Fondazione per la formazione Europea (EFT) e l OECD, in associazione con la World Bank. 95

97 CAPITOLO 4 I richiami dall Europa apprendimento al fine di sostenere l apprendimento a tutte le età e in ogni gamma di attività, rendere capaci i cittadini di gestire il loro apprendimento e lavoro, particolarmente rendendo più facile per loro l accesso e il progresso attraverso differenti opportunità di apprendimento e attraverso i percorsi di carriera Le linee guida sull occupazione europea del 2003 del Consiglio e della Commissione raccomandano, invece, come prioritaria, l offerta di un informazione e di un orientamento precoce per prevenire cadute nella disoccupazione e particolarmente nella disoccupazione a lungo termine. Anche dai documenti del Consiglio di Lisbona (2000) emerge che il bisogno di rafforzare le strutture per lo sviluppo di sistemi a livello nazionale e regionale, a partire dal coinvolgimento dei protagonisti chiave (come i Ministri, i partners sociali, i servizi per l impiego, i professionisti dell orientamento, le istituzioni di istruzione e formazione, le famiglie, i giovani), sta diventando l imperativo categorico rispetto al quale operare nella nostra società per ridefinire le politiche dell orientamento in ordine all istruzione, formazione professionale, lavoro, inclusione sociale e cittadinanza attiva. L Italia, quindi, se vuole partecipare all obiettivo strategico dell Europa di diventare entro il 2010 la società basata sulla conoscenza più dinamica del mondo 10, deve provvedere ad una offerta d orientamento di alta qualità, organizzata attraverso sistemi di distribuzione e di pratiche fornite da un ampia gamma di strutture pubbliche e private co-operanti tra di loro. In particolare sono da rafforzare azioni d orientamento esplicite ed azioni implicite attraverso il potenziamento della rete e l integrazione dei servizi esistenti, tenendo conto della dimensione formale e non formale dell orientamento. 4.4 La persona al centro Se, come è stato detto, i servizi d orientamento devono essere considerati come uno strumento attivo, rispondenti all esigenza di una società basata sulla conoscenza e sul bisogno di apprendimento lungo tutto l arco della vita, le persone devono essere messe in grado di poterne usufruire attraverso l educazione e la diffusione di una cultura dell orientamento che incoraggi ed insegni loro ad usarli. Trattandosi sostanzialmente di un aiuto alla persona, l orientamento è cambiato nel tempo, tanto che si può parlare di una sua storia che 10 Come enunciato nella bozza di risoluzione del Consiglio dell Unione Europea, aprile

98 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ i manuali dell ultimo decennio riepilogano mettendolo giustamente in relazione col modo di intendere l individuo e la società (Castelli, Venini, 2002; Di Fabio, 1998; Pombeni 1996). Oggi, per cogliere appieno l importanza dell orientamento, dobbiamo vedere i diversi significati che esso ha assunto soprattutto in base ai processi di trasformazione sociale ed economica del contesto in cui si trova ad operare, ma soprattutto in relazione al modo di considerare la persona che in esso si trova a vivere. Uno sguardo d insieme all evoluzione del concetto di orientamento, infatti, lascia intravedere l emergere, nelle forme più mature, di un modo di intendere l orientamento in cui centrale è il ruolo della persona; persona intesa come soggetto attivo elaboratore d idee, conoscenze ed informazioni. Il percorso orientativo che essa intraprende si accompagna, infatti, a un processo continuo di interazione e di integrazione di ruoli, di compiti di sviluppo, di eventi di vita sempre influenzati da altre variabili quali l origine etnica, la religione e lo status socio-economico e la Figura 1 che segue rende conto di questa complessità. La persona al centro Figura 1 CULTURA ISTITUZIONI A LIVELLO GENERALE RETE DEI CONTESTI PERSONALI LAVORO COMUNITA SCUOLA FAMIGLIA INTERAZIONI DEI CONTESTI PERSONALI ISTRUZIONE - GOVERNO - ECONOMIA -MEZZI DI COMUNICAZIONE REGOLE ESPLICITE ED IMPLICITE 97

99 CAPITOLO 4 La persona al centro L orientamento come aiuto e sostegno alla persona pur concentrandosi sui suoi bisogni e mettendola al centro delle sue attenzioni, prende in considerazione le relazioni tra i diversi contesti e le realtà sociali sia formali che informali in cui essa è inserita, secondo un approccio sistemico, olistico e comprensivo. Il modello ambientale a strutture concentriche di Bronfenbrenner (1979 in Sugarman, 2001) è particolarmente interessante per l orientamento in quanto, pur mettendo l individuo al centro, va oltre la situazione in cui è direttamente coinvolto e prende in considerazione le possibili relazioni con l ambiente. Tale modello ribadisce il fatto che ognuno ricopre diversi ruoli, che questi sono interagenti tra loro anche se ognuno tende a soddisfare specifici valori. In questo senso si può dire che l orientamento, come per altri aspetti dello sviluppo della persona, è il risultato dell interazione tra individuo e ambiente. In tal senso una metafora significativa è quella del fiume che, dotato di forza e moto propri, viene modellato e modificato dal terreno attraverso il quale scorre e che, a sua volta, lascia la sua impronta su ciò che lo circonda. Senza dubbio, sarebbe un operazione innaturale separare il fiume dal suo habitat e altrettanto artificiale appare l operazione di separare l individuo dal suo ambiente. Anche per queste considerazioni l orientamento ha trovato una sua giustificazione come azione che aiuta la persona a cogliere le opportunità formative e professionali del contesto in cui vive e sempre più da fatto privato è diventato un problema collettivo che si basa sui seguenti concetti chiave: l orientamento è un processo continuo lungo tutto l arco della vita; è strettamente legato al processo formativo fin dalla più tenera età; è sia professionale sia scolastico; attribuisce grande valore alla conoscenza; è rivolto a diverse categorie di utenti; ha bisogno di un apporto multidisciplinare. Su queste basi concettuali si sono differenziate le attività in relazione anche ad una specificità più psicologica, sociologica, educativa, informativa dell orientamento. Di conseguenza, si sono moltiplicati i tentativi di trovare strumenti, modelli e teorie utili, in grado di anticipare il futuro adattamento della persona alla luce delle sue caratteristiche distintive e del livello di coerenza delle stesse rispetto alle specifiche competenze richieste. In questo contesto, anche il gruppo di lavoro ISFOL, in questi anni di riflessioni attraverso rapporti, pubblicazioni e incontri, ha contribuito da un lato a diffondere la cultura dell orientamento, le teorie e le pras- 98

100 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ si, dall altro a riportare il concetto di persona al centro dell attenzione di ogni azione di orientamento valutandone e rivalutandone le caratteristiche psicologiche nei confronti della scelta. È una conquista importante quella che toglie il soggetto dalla posizione di passività in cui era stato relegato dagli approcci diagnostici, quelli in cui cioè fare orientamento significava rilevare caratteristiche innate e spesso latenti nel soggetto come garanzia di un inserimento realmente efficace nel mondo lavorativo; ed è ugualmente rivoluzionario l aver sottratto il soggetto dal ruolo di delegante, di chi cioè, rivolgendosi all esperto quando non ad un amico o conoscente, finiva per delegare ad altri la soluzione dei propri problemi o comunque delle difficoltà incontrate nella gestione dei momenti di transizione. Se, infatti, si accetta l assunto fondamentale che tali momenti di transizione comportino inevitabili compiti di sviluppo nella propria costruzione personale, non può che essere altrettanto personale la gestione degli stessi; in altre parole, è il soggetto che viene coinvolto e sostenuto in un percorso di presa di coscienza di sé e della realtà finalizzata ad un armonico e sereno inserimento nel contesto socio-lavorativo. Vi è, cioè, sicuramente un azione di supporto, ma è la persona ad essere il cuore ed il motore del processo orientativo, attivo protagonista delle sue scelte. La persona al centro 4.5 L osservazione del fenomeno orientamento a 360 È ormai condivisa l opinione che nell attuale situazione, italiana ed europea, si registra una richiesta sempre più pressante di orientamento, ri-orientamento e formazione da parte di una vasta gamma di utenti diversamente caratterizzati: sono essi studenti di vari ordini di scuola, studenti con problemi decisionali, ragazzi al primo inserimento lavorativo, adulti in difficoltà occupazionale, donne in reinserimento professionale, disabili, immigrati, ecc. Da qui sempre più pregnante il paradigma dell orientamento permanente che comporta una maggiore attenzione al singolo e alla persona quale condizione essenziale dei processi formativi finalizzati all apprendimento lungo tutto l arco della vita. A questa esigenza istituzioni pubbliche e private cercano di offrire una risposta, ma non sempre sono chiare le finalità e le direzioni che assumono le varie attività formative e orientative che sono spesso frammentarie e sporadiche. Per trovare una maggiore organicità e allacciare fili comuni, pur rispettando le specificità degli interventi, il primo passaggio obbligato nell orientamento è la considerazione della centralità del soggetto: 99

101 CAPITOLO 4 L osservazione del fenomeno orientamento a 360 con lui, a seconda dell età, si ripercorre la storia di vita per individuarne le esperienze significative e originali, di formazione e di lavoro e relativi vissuti di tipo culturale e sociale per coglierne le risorse su cui sviluppare progetti esistenziali d orientamento e di formazione. Questa valorizzazione dell individuo comporta, per ogni fase della vita, modelli, metodi e strumenti d orientamento adeguati, importanti da studiare nelle loro variabili, in modo da offrire ai professionisti che operano nel settore e agli utenti finali, stimoli per l incremento delle strategie e delle informazioni necessarie nelle scelte. Il compito di portare a sintesi un simile quadro è stato affrontato dal gruppo dell ISFOL dall anno 2004 con l ipotesi di prefigurare un osservatorio permanente per l orientamento. Partendo dall analisi dei bisogni e delle aspettative di un utenza variegata, fruitrice di servizi dedicati, il fine è quello di identificare delle variabili sulla base delle quali impostare una banca dati che si riferisca all esistente relativamente a strutture, servizi, pratiche professionali, ecc., in contesti regionali e nazionali. L idea di fondo soggiacente l ipotesi-osservatorio ISFOL si basa su una visione del sistema orientamento che consideri ed incroci, al contempo, diversi aspetti metodologici ed applicativi rilevandone le basi di scientificità fondate sulla ricerca (modelli) e sullo studio (metodi e strumenti). Fin dalle sue origini, infatti, l orientamento si è approcciato in modo scientifico alle attività di informazione, formazione, consulenza e accompagnamento in modo da offrire all utente strumenti di qualità e dati accuratamente controllati (profili di personalità, informazioni sui percorsi di studio, ecc.) anche se non sempre si è dato seguito a questo obiettivo di scientificità che oggi, per le difficoltà socio-economiche presenti in realtà europee, è diventato una necessità. A tal fine, con il presente rapporto si intende presentare uno schema (taavola 2) commentato che permetta di affrontare il fenomeno orientamento partendo dalla persona-utente e osservando contestualmente modelli, pratiche e strumenti così come sono interpretati nel panorama odierno, italiano ed europeo. 4.6 Gli utenti Nell azione orientativa ogni persona si impegna in un processo attivo di sviluppo di sé e di costruzione di un progetto che lo porta a modificarsi e arricchirsi in relazione al contesto socioeconomico e formativo che lo circonda. Rispetto all utenza e ad obiettivi specifici dell orientamento dovranno essere presenti, come problematiche nella banca dati, temi riguardanti: 100

102 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ sviluppo di consapevolezza e della coscienza di sé; autostima e autoefficacia; sviluppo dell autonomia; locus of control interno; adattamento relazionale; gestione dello stress; valori nel campo del lavoro; interessi professionali; metodo di studio; capacità decisionale; perseveranza; Gli utenti Porre l accento sull utente vuol dire condividere l idea che vi sia una matrice di fondo, oggi sufficientemente condivisa, che riconosce all orientamento una natura intrinsecamente educativa, ossia votata allo sviluppo e alla valorizzazione della persona globalmente intesa. Ad essa, va aggiunta un attenzione particolare a un particolare oggetto di formazione, e cioè allo sviluppo di alcune competenze trasversali che, non legate a contesti o problemi specifici, sono però utili al soggetto per rendere effettivamente spendibili le abilità possedute. Pombeni (1996) definisce a questo proposito la dimensione formativa dell orientamento come una forma di supporto metodologico che si offre al soggetto e che, lungi dal costituire una risposta precostituita ai suoi problemi, può aiutarlo a trovare da sé tale risposta, rendendolo effettivamente capace di porsi autonomamente e responsabilmente di fronte al compito decisionale che fa sorgere il bisogno orientativo. Sono queste considerazioni ad alimentare il senso di un orientamento che diviene formazione di competenze orientative che rendono possibile al soggetto un suo efficace auto-orientamento. Un approccio di tale spessore ben si inserisce nel quadro di un orientamento inteso come percorso continuo, lungo tutta l esistenza della persona, chiamata sempre più spesso a rivedere e ridefinire le proprie decisioni di fronte al cambiamento. In altre parole, si tratta di un orientamento che, sostenendo lo sviluppo di competenze metodologiche, rende il soggetto capace di gestire autonomamente le proprie scelte, risultando, quindi, notevolmente funzionale allo scopo di agevolare il fronteggiamento delle situazioni di transizione che si presentano in più riprese e in contesti diversi. Certamente questo non significa l invito a privilegiare un approccio formativo all orientamento a scapito di altre azioni ugualmente dotate di un valore specifico. Ogni azione di orientamento, infatti, non può 101

103 CAPITOLO 4 Gli utenti che partire e organizzarsi intorno a una domanda e a un bisogno specifico: è nell utente, così come nel contesto, che deve trovare il suo fondamento il ricorso a una specifica modalità di azione. 4.7 I modelli La presenza di molte esperienze che fanno riferimento a differenti matrici teoriche e impostazioni metodologiche fa sì che sia impossibile fornire un quadro unitario degli interventi orientativi. Invece, l analisi delle connessioni delle variabili in gioco permette - come da obiettivo del gruppo di lavoro - di descrivere un quadro complessivo, evidenziandone punti di forza e di debolezza, al fine di individuare descrittori e criteri che possano portare a nuove piste di sviluppo. Le pratiche orientative fanno riferimento a differenti modelli psicologici, sociologici, pedagogici, tanto che Guichard e Huteau (2001) ritengono che si debba parlare di stili di pratiche, che tendono a creare delle situazioni di aiuto alla persona, riferiti a grandi orientamenti teorici. L idea di fondo soggiacente si basa su una visione dell attività di orientamento come azione complessa che deve prendere in considerazione diversi aspetti su cui fondare l intervento che richiede flessibilità e differenziazione dell offerta. Queste ultime sono il frutto di una costante attenzione all utente che, a seconda delle sue caratteristiche (età, contesto di vita, scolarizzazione, obiettivi che si prefigge di raggiungere attraverso l orientamento), potrà usufruire di un sostegno che fa riferimento ad un modello, ad un metodo e a strumenti adeguati di tipo innovativo. Alcuni esempi di modelli ai quali si fa oggi riferimento nella pratica orientativa sono: approccio basato sul modello delle competenze; approccio cognitivo; approccio consulenziale; approccio educativo; approccio formativo; approccio informativo; approccio psicometrico; approccio psicosociale. 4.8 Le metodologie La complessità delle azioni di orientamento che vengono erogate comporta anche l utilizzo di metodologie diverse. 102

104 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ È bene, in questo contesto, rimarcare la necessità di fare scelte basate sugli effettivi bisogni della propria utenza, e non su mode o sui propri limiti concettuali, spesso legati a limiti di competenze. Alcuni esempi di metodologie possono essere: alternanza scuola/lavoro; bilancio di competenze; consulenza; formazione; lavori di gruppo; sostegno all inserimento lavorativo; sostegno all integrazione. I modelli 4.9 Gli strumenti All enorme, e ipotetica, eterogeneità degli strumenti su cui un orientatore può contare spesso non corrisponde un adeguata qualità e reperibilità degli strumenti. Se da un lato non è corretto considerare come strumenti qualitativamente adeguati solo quelli standardizzati (test e questionari sviluppati con metodologie scientifiche), dall altro è bene che ci si interroghi sull effettiva validità di qualsiasi strumento venga usato in un azione di orientamento. Alcuni di essi, infatti, sono spesso costruiti in modo empirico e non sono il frutto di riflessioni e sperimentazioni che ne permettano di comprendere potenzialità e limiti; altri, invece, devono molta della loro efficacia alla competenza ed esperienza dell orientatore, e per questo devono essere utilizzati con maggiore attenzione. Oltre a questo, è utile rimarcare la necessità di scegliere gli strumenti in funzione dei bisogni e delle tipologie di utenti ai quali sono destinati, oltre che agli obiettivi dello specifico intervento d orientamento. Alcuni esempi di strumenti sono: carte da gioco; colloquio; giochi psicopedagogici; laboratori; lezioni teoriche; questionari; schede; stage; test psicoattitudinali. 103

105 CAPITOLO 4 Gli strumenti Tavola 2 UTENTI MODELLI METODOLOGIA STRUMENTI Bambini 3-6, 6-10 anni Approccio educativo Lavori di gruppo Carte da gioco Educatori di scuola materna ed elementare Approccio formativo Formazione Consulenza Giochi psicopedagogici Lezioni teoriche Laboratori Ragazzi Docenti scuola media inferiore, referenti orientamento Giovani fino ai 18 anni Docenti,tutor, orientatori Immigrati Orientatori Drop out Approccio educativo Approccio psicometrico Approccio informativo Approccio formativo Approccio cognitivo Approccio educativo Approccio psicometrico Approccio informativo Approccio formativo Approccio consulenziale Modello delle competenze Approccio psicosociale Approccio formativo Approccio consulenziale Modello delle competenze Approccio psicosociale Approccio educativo Lavoro di gruppo Consulenza individuale Formazione Consulenza Lavoro di gruppo Consulenza individuale Formazione Consulenza Bilancio di competenze Sostegno all inserimento lavorativo Sostegno all integrazione Formazione Consulenza Bilancio attitudinale Alternanza scuola/lavoro Schede Giochi psicopedagogici Questionari Colloquio Test psicoattitudinali Lezioni teoriche Laboratori Schede Giochi psicopedagogici Questionari Colloquio Test psicoattitudinali Lezioni teoriche Laboratori Test psicoattitudinali Colloquio Schede operative Questionari Lezioni teoriche Laboratori Stage Test psicoattitudinali Colloquio Schede operative Questionari Orientatori Lavoratori in transizione Approccio formativo Approccio consulenziale Modello delle competenze Approccio psicosociale Approccio informativo Formazione Consulenza Bilancio attitudinale Sostegno all inserimento lavorativo Lezioni teoriche Laboratori Test psicoattitudinali Colloquio Schede operative Questionari Orientatori Approccio formativo Approccio consulenziale Formazione Consulenza Lezioni teoriche Laboratori ecc. ecc. 104

106 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ 4.10 Conclusioni I temi dell orientamento e i mestieri ad esso legati sono sempre più complessi ed impegnativi da affrontare. Considerando gli attuali ritardi nella verifica dell efficacia delle azioni orientative, è necessario non solo cercare di ben definirne le finalità ma anche dimostrare il loro valore e la loro pertinenza. Aiutare le persone a scegliere un percorso formativo o a trovare un lavoro adatto significa portarle a costruire una rappresentazione e una consapevolezza di ciò che va affrontato, del percorso da intraprendere, delle attitudini, competenze necessarie, dell impegno prevedibile e altro ancora. Tutti temi e problemi chiave dell orientamento che implicano in prima istanza, per essere veramente attuali ed incisivi in un contesto economico-sociale così complesso come quello odierno, di essere studiati seriamente e verificati sul campo da varie discipline: in prima istanza dalla psicologia e dalla pedagogia nell ambito dei loro compiti specifici di studio e ricerca, di formazione, di prevenzione primaria, di empowerment e di promozione dello sviluppo. A sostegno di teorie e modelli operativi pratici da esse declinati, a seconda dei problemi posti è importante che siano coinvolte anche altre discipline quali l economia, la sociologia, le scienze della comunicazione e l informatica, tutte con funzione di supporto al processo di aiuto alla persona perché possa adeguatamente cogliere le opportunità e risolvere i problemi che il prendere decisioni in materia di scelte scolastiche e/o professionali pone. In questo periodo di grandi cambiamenti e caratterizzato dall incertezza e confusione, bisogna essere attenti e soprattutto critici rispetto ad approcci lineari semplicistici o a procedure un po magiche che propongono ricette facili lasciando in secondo piano i processi psicologici implicati nelle scelte. L orientamento è, e resterà, un processo complesso all interno del quale le persone devono prendere delle decisioni che influenzeranno la qualità della loro vita per anni: per questo è loro diritto ricevere un sostegno che offra, accanto alle informazioni e alle previsioni, un ridimensionamento delle difficoltà e dell ansia. Per questo, e per l essere un incontro tra persone in cui la relazione d aiuto gioca un ruolo importante per le emozioni e le ansie implicate, il lavoro dell orientatore avrà sempre una base psicologica e pedagogica nell ambito di un approccio che riconosce alle persone un ruolo attivo nella realizzazione dei loro progetti formativi e professionali. 105

107 CAPITOLO 4 Conclusioni Affinché la relazione d aiuto possa svilupparsi in tutta la sua efficacia, è però necessario ricordare l importanza di attivare una strategia politica unitaria più generale, necessaria a mettere a sistema i vari servizi in modo che sia l utente che il consulente possano conoscere, valutare e utilizzare al meglio i vantaggi che le opzioni possono loro offrire. Bibliografia BRONFENBRENNER U. (1986), Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna. BONELLI E., Progettazione e Sperimentazione di un intervento di Accoglienza Anticipata e Integrata in Università Cattolica, in fase di preparazione. CASTELLI C. (a cura di ) (2002), Orientamento in età evolutiva, F. Angeli, Milano. CASTELLI C., VENINI L. (2002), Psicologia dell orientamento scolastico e professionale, F. Angeli, Milano. DI FABIO A.M. (1998), Psicologia dell orientamento. Problemi, metodi e strumenti, Giunti, Firenze. DI FABIO A.M. (2000), Il Counseling, Giunti, Firenze. DI FABIO A.M. (2002), Bilancio di competenze e orientamento formativo, Giunti, Firenze. DI NUOVO S. (2003) (a cura di), Orientamento e formazione, OS, Giunti, Firenze. GALLO R., BOERCHI D. (2004), Bilancio di competenze e Assessment centre: potenzialità e limiti dell auto e dell etero-valutazione, F. Angeli, Milano. GUICHARD J., HUTEAU M. (2001), Psicologia dell orientamento professionale, Raffaello Cortina, Milano. ISFOL (1998), Rapporto Isfol Formazione e occupazione in Italia e in Europa, Milano, F. Angeli. LECONTE C. (1999), L orientation à la recherche de son identité, in Bulletin de l ACOF, Edition EAP. MANCINELLI M. R. (2000), Il colloquio in orientamento, Vita e Pensiero, Milano. MANCINELLI M. R. (2002), L orientamento dalla A alla Z, Vita e Pensiero, Milano. MANCINELLI M. R. (2003), L orientamento come promozione all inserimento occupazionale, Vita e Pensiero, Milano. MANCINELLI M. R., BONELLI E. (2004), Orientare nella scuola del preadolescente, Ed. La Scuola, Brescia. 106

108 L ORIENTAMENTO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ POMBENI M.L. (1993), L adolescente e la scuola, in Psicologia dell adolescenza, ( a cura di Augusto Palmonari), Il Mulino, Bologna. POMBENI M.L. (1996), Orientamento scolastico e professionale, Il Mulino, Bologna. POMBENI M.L. (1996), Orientamento e scelta post - obbligo, Akiropita, Bologna. ROSSI C. (1996), Outplacement: perdita di lavoro e riorientamento di carriera, F. Angeli, Milano. SUGARMAN L. (2001), Psicologia del ciclo di vita, Raffaello Cortina, Milano. VIGLIETTI M. (1989), Orientamento. Una modalità educativa permanente, Torino, SEI. 107

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110 PARTE SECONDA Temi, interazioni e prospettive

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112 CAPITOLO 5 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI DI APPRENDIMENTO 5.1 Premessa Alla luce delle riflessioni e delle proposte operative che hanno caratterizzato il lavoro del gruppo e che riflettono la complessità del dibattito sull orientamento, appare opportuno richiamare le finalità e gli obiettivi generali dell impegno assunto da quanti hanno ritenuto e ritengono necessario mettere le mani nella complessa ed inestricabile questione orientamento, che interessa i livelli della ricerca, dell azione sociale, delle politiche e strategie economiche, dei modelli di evoluzione della società e dei suoi assunti valoriali. Le finalità strategiche proposte alla riflessione ed all analisi pongono al centro dell attenzione alcuni elementi che, concretamente, valorizzano le esperienze in corso: a) recuperare e valorizzare il complesso di esperienze in atto, nel multiforme campo dell orientamento e della consulenza di settore; b) sviluppare e portare a sistema la cultura e le pratiche professionali di orientamento nell ambito di uno scenario caratterizzato da significativi elementi di innovazione e di decisa salienza delle funzioni di governo e di gestione dei percorsi individuali di sviluppo e di professionalizzazione. Le suggestioni prospettate consentono di articolare la riflessione a diversi livelli e con prospettive di analisi differenziate; da una rielaborazione di tipo metodologico-operativo delle esperienze è possibile orientarsi verso un analisi, a valenza teorica, utile per individuare modelli ed approcci distintivi degli interventi di orientamento. Le stesse questioni possono, inoltre, sollecitare un percorso di riflessione centrato sul significato e sulle ragioni dell attività di orientamento oggi, in un contesto sociale ed economico caratterizzato dalla presenza di componenti 111

113 CAPITOLO 5 Premessa a variabilità e a strutturazione differenziate. L esigenza è, in ogni caso, quella di recuperare ed elaborare alcuni aspetti di definizione del ruolo e del posizionamento operativo che la consulenza di orientamento assume, sia rispetto alle riflessioni di ordine teorico e disciplinare che rispetto agli ambiti di operatività e di governo delle fasi di transizione e dei processi di socializzazione lavorativa che interessano e coinvolgono gli individui, lungo tutto l arco di vita. Gli aspetti complessi e problematici che caratterizzano il posizionarsi dell orientamento rispetto ai campi disciplinari di riferimento, ed al sistema di strumenti e di leve di gestione delle risorse umane nei sistemi organizzativi e nelle istituzioni di formazione e sviluppo, possono essere oggetto di una riflessione più approfondita da realizzare in altra sede. Ciò che interessa è delineare le prospettive strategiche che possono essere attribuite alla funzione di orientamento con riferimento ai mutamenti ed alle trasformazioni delle domande dell utenza e delle attese degli stakeholder. 5.2 La questione orientamento Appare, ormai, ampiamente condiviso da quanti hanno ruoli e responsabilità diverse in tema di politiche dello sviluppo e del lavoro il fatto che siamo entrati nella era dell orientamento dopo aver vissuto, intensamente, una era della formazione che ancora oggi fa sentire il suo livello di importanza e d attenzione. Si tratta di un processo ampiamente supportato dal dibattito e dagli interventi delle istituzioni e dei soggetti sociali interessati che focalizzano l attenzione sul diverso e nuovo modo di interpretare l azione di sostegno, di supporto e di consulenza da parte di quanti operano nel sociale, nel mondo dell educazione e della formazione e nei sistemi di consulenza per il lavoro. Si possono citare, a conferma dell interesse, i diversi libri bianchi, le direttive e gli assetti legislativi sulle politiche attive per il lavoro, sugli interventi di normazione in tema di formazione e di orientamento elaborati da organi di governo nazionali, dell Unione Europea e da referenti internazionali. Le citazioni che consentono di delineare le linee guida della tematica rimandano, in maniera non sistematica e non esaustiva, al Memorandum sull istruzione e sull educazione permanente (2000) che, rimarcando la necessità di operare in prospettiva long life rispetto al complesso dei processi di sviluppo e di promozione degli individui, attribuiscono all azione di orientamento una funzione strategica rispetto al percorso di vita dell individuo e ne evidenziano il livello di qualità auspicato. 112

114 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI Il richiamo alla rilevanza strategica pone al centro dell attenzione il ruolo e la valenza sociale che l attività di orientamento ha in quanto intervento di supporto e di consulenza per gli individui. Il documento della Task Force della Commissione Europea del 1993, Ressources humaines, éducation, formation et jeunesse, identifica alcuni elementi chiave nella concezione dell intervento di orientamento, in linea con le mutate domande del mondo del lavoro e dei modelli di sviluppo personale e professionale. La valenza sociale dell orientamento viene sottolineato risiede nella sua funzione di: a) sviluppo delle risorse umane, b) fattore di cambiamento, c) strumento di equità sociale, d) strumento di supporto dello sviluppo locale e regionale. Si tratta di una concezione molto avanzata che pone l accento sull impatto che l orientamento può e deve avere in risposta alle sollecitazioni ed alle trasformazioni sociali che caratterizzano il sistema socio-organizzativo di riferimento. In sintesi, le diverse definizioni delle funzioni sociali dell orientamento danno una chiara idea delle caratteristiche di questa nuova era dell orientamento che ha soppiantato la forte centratura sulle problematiche della formazione, dell istruzione e dell educazione in generale. Le ragioni di questo spostamento di focus e della esplicita ri-vitalizzazione delle tematiche associate all orientamento interessano uno spettro piuttosto ampio di soggetti, di situazioni e di contesti che hanno a che fare con la pianificazione e la progettazione di interventi di sviluppo, di promozione e d indirizzamento dei fenomeni e dei processi sociali rilevanti. Potrebbe essere oggetto di analisi la relazione tra i processi socio-culturali ed economici, da un lato, e le strategie e le politiche d intervento, dall altro, al fine di individuare le ragioni dell emergente interesse per l insieme delle pratiche e delle azioni orientative. Si tratta, in questa sede, di esplorare e di declinare le specificità di ciascuna delle articolazioni teorico-metodologiche proposte in tema di orientamento rispetto al periodo storico di riferimento, alle peculiarità dei processi di professionalizzazione e di formazione ed alla specificità delle dinamiche occupazionali e del mercato del lavoro. Per cogliere gli elementi di distintività dell attuale quadro socioeconomico e culturale che danno ragione della crescente attenzione alle tematiche dell orientamento, occorre fare riferimento ad alcuni aspetti che coinvolgono l assetto complessivo dei sistemi produttivi, il ruolo della tecnologia nella strutturazione dei processi di lavoro, il significato ed il valore del lavoro, la cultura sociale della professionalità e del successo, la configurazione dei processi di educazione e formazione. I fattori di cambiamento interessano, complessivamente, tutti La questione orientamento 113

115 CAPITOLO 5 La questione orientamento gli assunti ed i quadri valoriali che traducono e sostanziano, nei diversi modi di intendere ed organizzare, il vivere individuale e sociale nella nostra cultura. 5.3 Lo scenario macro I fattori di tendenza che caratterizzano l attuale approccio all orientamento ed al sistema delle professionalità, nel quadro dei cambiamenti sociali e culturali in atto, riguardano: a) il focus sullo sviluppo e sull uso delle tecnologie dell informazione, dislocate in rinforzo alle tradizionali pratiche della consulenza d orientamento; b) la valorizzazione di un approccio olistico alle tematiche dello sviluppo di carriera, lungo tutto l arco di vita. Il riferimento ai profondi cambiamenti che caratterizzano i sistemi politico-culturali e socio-economici del nostro tempo è innegabilmente evidente. Per contestualizzare il discorso nel mondo del lavoro si può fare riferimento a J. Rifkin (1995) che conferma come il lavoro umano sia stato e venga correntemente soppiantato da una tecnologia invasiva, pervasiva e tale da ridurre, in definitiva, la disponibilità di lavoro per tutti gli individui in grado e desiderosi di esprimersi in questa direzione. E già una realtà dei nostri tempi la proposta che Rifkin avanza di ricorrere al lavoro condiviso come soluzione possibile e non unica a fronte dell ipotizzata penuria/carenza di opportunità occupazionali. Le implicazioni sul piano individuale e sociale sono evidenti se si considera, solo come esempio dell impatto, la quantità di tempo liberato disponibile per altri e diversi investimenti personali e professionali. Altra dimensione di rilevanza significativa, in questo scenario di trasformazione radicale, riguarda quella che gli economisti definiscono come la transizione da una economia di mercato ad una società post-mercantile che interessa e fa riferimento all impegno complessivo di risorse nei settori del no profit, del volontariato, dell azione sociale in genere, che si sviluppano sia a livello delle domande interne ai sistemi-paesi (vedi la logica della sussidiarietà) che a livello transnazionale ed internazionale (vedi le politiche di cooperazione o gli interventi di peace-keeping). Tali configurazioni dei modelli sociali ed economico-politici si dimostrano sempre più dei sistemi work-consumer, che richiedono nuove professionalità, competenze più evolute e complesse; in altri termini, si tratta di forti attrattori di risorse professionali di alto profilo e, al tempo stesso, generatori di occupazione. Questo settore professionale ed occupazio- 114

116 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI nale ha da tempo perso, nei paesi più avanzati, la connotazione di ambito residuale di professionalità ed occupazione caratterizzato, in prevalenza, da dimensioni solidaristiche e umanitarie, per diventare un settore a forte valenza innovativa, interdisciplinare, multi-culturale che richiede profili di competenze ad alto potenziale. Può essere sufficiente effettuare una sommaria ricognizione dell offerta didattico-formativa a livello universitario e dell alta formazione per documentare la crescita di nuove ed inesplorate domande di professionalità in questo settore; i centri di eccellenza di formazione universitaria e post-univeristaria pullulano di corsi di laurea e master dedicati (non si tratta dell esplosione di una imprevedibile forma di amore universale quanto, piuttosto, di una più avanzata visione delle dinamiche occupazionali e del mercato del lavoro). Appare, infatti, evidente come una società dell economia globale orientata al benessere non sia in grado di rispondere alle nuove esigenze degli individui orientando, perciò, l attenzione sulle componenti e gli indicatori di sviluppo sociale che fanno riferimento ad ambiti d intervento come prendersi cura di, intervenire a sostegno di ; in altre parole, quello che tradizionalmente viene dagli economisti chiamato caring work (Stark, 1995; Henderson, 1996). Ciò che è degno di nota, ai fini dell analisi condotta, riguarda il fatto che la natura stessa del lavoro sta subendo una profonda trasformazione, associata non solo all innovazione introdotta dalla tecnologia e dalla tecnologia informatica (ICT) ma, anche, all assetto teleologico e funzionale del lavoro stesso; non più merci, prodotti, servizi ma caring work, produttivamente declinato come occuparsi di.... Prendendo le mosse dalla prospettiva rifkiana della fine del lavoro, appare più interessante e stimolante pensare all emergenza di nuove e diverse opportunità di declinazione e di rappresentazione sociale del lavoro in funzione delle nuove domande. Ciò implica una diversa definizione del ruolo e della posizione dell individuo rispetto alla sua aspettativa di job searcher, di risorsa professionale da allocare in un nuovo mercato del lavoro così articolato. La prospettiva di analisi che si può proporre, secondo l analisi di Bridges (1994), è quella di assegnare all individuo il ruolo/funzione di venditore di se stesso, del proprio portfolio personale, in grado di apprendere con rapidità a vivere nell incertezza. Piuttosto che ricercare il miglior fit tra caratteristiche individuali e posizione/profilo occupazionale, occorre operare in un mondo popolato di consulenti, lavoratori a contratto, ecc. in cui ognuno è imprenditore di se stesso, lavora in team temporanei, è impegnato in progetti e si ritaglia il lavoro da fare (Bridges, 1994). Lo scenario macro 115

117 CAPITOLO 5 Lo scenario macro Dal contesto delle organizzazioni e dal mondo della gestione delle risorse umane emergono chiare evidenze che segnalano e testimoniano le linee di tendenza del processo di trasformazione in atto. Rilevante ai fini dell analisi è il contributo di Hall et al. (1996) relativo alla diversa valorizzazione dei profili professionali nelle organizzazioni; appare sempre più necessaria una connotazione della professionalità nei termini di adeguatezza ed efficacia sul piano della gestione delle relazioni interpersonali. L impatto di questa enfasi si riscontra nella diversa concezione e concettualizzazione della nozione di carriera. Non ha più molto significato parlare di carriera come uno sviluppo lineare, progressivo e sistematico, lungo scale gerarchiche, organigrammi aziendali o sistemi di posizioni definiti; il concetto proposto è quello di protean career (Hall et al., 1996), definito come un percorso di inserimento versatile, caratterizzato da una sorta di prontezza a rispondere alle sollecitazioni di contesto. Il percorso di carriera diventerà sempre più una successione di mini-stage (esplorazione sperimentazione padronanza uscita) in modo tale da consentire agli individui di muoversi dentro/fuori le diverse aree di produzione, di tecnologie, di funzioni, di organizzazioni e di altri ambienti di lavoro (Hall et al., 1996). Sarebbe il caso di trovare il corrispettivo nella lingua italiana, se non altro per cominciare a comunicare, informare e sensibilizzare, nelle azioni di consulenza d orientamento, circa le innovazioni di scenario e di sistema che con elevata probabilità e/o con fatturale certezza si possono evidenziare e documentare. Dalla carriera di Proteo si può più agevolmente fare riferimento a termini come frastagliato, versatile, elastico, ecc. per interpretare la modalità camaleontica di progettare, di modellare e di implementare il proprio percorso professionale, capace di rappresentare le aspettative e le domande individuali e, al tempo stesso, le opportunità del mercato del lavoro. Questa forma versatile di percorso di carriera coinvolge la crescita orizzontale, l espansione della gamma di competenze individuali e le modalità di porsi in relazione con il lavoro e con altre persone in modo completamente nuovo rispetto alla più tradizionale crescita verticale di successo (mobilità verticale). Nella forma versatile di crescita e sviluppo di carriera lo scopo è l apprendimento, il successo psicologico e l espansione dell identità. Nella modalità tradizionale, invece, l obiettivo è l avanzamento, il successo di ruolo, il riconoscimento sociale ed il potere. (Hall et al., 1996). Gli individui hanno sempre più bisogno di conoscere come cambiare nel cambiamento, accettare l ambiguità e l incertezza, negoziare le opportunità di lavoro ed i molteplici mutamenti di carriera nell arco 116

118 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI della vita lavorativa, essere in grado di pianificare e agire la variabilità delle opportunità di professionalizzazione ed inserimento occupazionale, consolidare competenze tecniche e sociali insieme con la specifica capacità di comprendere come e perché tali abilità devono essere utilizzate, modificate e implementate/integrate al fine di sviluppare interessi e motivazioni per percorsi a carriera elastica, funzionali al cambiamento e/o al fronteggiamento di situazioni ed opportunità non pianificate. Questo nuovo e diverso assetto implica una forte valorizzazione dei processi di apprendimento incentrati sull acquisizione e sullo sviluppo di competenze strategiche di apprendimento lungo tutto l arco di vita: lavoro in team, adattabilità, valorizzazione della diversità, comunicazione, presa di decisione, ecc. insieme con quel pattern di dimensioni identificabili come relational competencies come l ascolto attivo, l empatia, la cooperazione, ecc.; competenze da spendere con una pluralità di altri ed in un ampia diversificazione di contesti lavorativi (Hansen, 2001). Gli interventi istituzionali e di sistema, in termini di consulenza e di orientamento, che devono far fronte alle innovazioni considerate, interessano e coinvolgono una pluralità di ambiti operativi che si prospettano come opportunità per azioni professionali dedicate: assistenza ai lavoratori, outplacement, coaching, work/life balance, diversity management, aging care, ecc. Tali ambiti non escludono o non azzerano i tradizionali contesti di esercizio della professione e della funzione di orientatore ma propongono ed attivano nuovi modelli professionali, nuove metodologie e nuovi approcci culturali. Il complesso di cambiamenti e di innovazioni che caratterizzano i sistemi organizzativi ed occupazionali ha generato, negli ultimi decenni, una diversa configurazione della domanda di consulenza e d intervento nella pianificazione e nello sviluppo dei percorsi di orientamento e di carriera. Al solo scopo di delineare gli ambiti d intervento che si offrono all azione del consulente di orientamento, in questa nuova e diversa configurazione, si può fare riferimento ad una serie di indicatori che evidenziano le potenzialità della domanda: consistente espansione della presenza femminile nel mondo del lavoro e relative implicazioni sui sistemi familiari ed organizzativi; progressivo riconoscimento della necessità di bilanciare le esigenze/bisogni tra vita lavorativa e vita sociale/familiare; crescita sostenuta della consulenza multiculturale in relazione all espansione del fenomeno dell immigrazione, delle migrazioni politiche, ecc.; Lo scenario macro 117

119 CAPITOLO 5 Lo scenario macro convergenza del processo di sviluppo della carriera professionale con le fasi di sviluppo della vita adulta in presenza di ricorrenti eventi di transizione; emergenza di un nuovo concetto di carriera e di sviluppo di carriera lungo l arco di vita; enfasi sul contesto e sulle multiple identità ed il loro impatto sullo sviluppo di carriera; crescita dell importanza dei fattori etici nel mondo del lavoro. Si tratta, complessivamente, di indicatori specifici che delineano uno scenario in profonda trasformazione rispetto al quale i fattori di innovazione e di diversa articolazione della cultura del lavoro e della carriera risultano profondamente modificati. 5.4 L orientamento emergente Il cambiamento nella natura e nella disponibilità di lavoro e le conseguenti richieste agli individui di impegnarsi in attività sempre più complesse e non ripetitive, in ricorrenti esperienze di apprendimento ed ancorati ai processi di transizione, evidenziano il crescere dell importanza e della necessità di mettere a disposizione servizi di consulenza alla carriera in grado di coprire le relative esigenze, lungo tutto l arco di vita dell individuo. Tutto ciò emerge, tra l altro, a livello internazionale con il coinvolgimento e la presa di posizione di istituzioni e di organismi che prefigurano scenari conseguenti. Un contributo di mappatura, al riguardo, deriva dalla ricerca condotta dall OECD - Organisation of Economic Cooperation and Development (2002) condotto in 14 nazioni ad alto sviluppo socio-economico, sulla necessità di accompagnare, con adeguati interventi di consulenza, il processo di trasformazione della relazione individuo-mondo del lavoro. Questo rilevante interesse alla gestione delle transizioni ed ai processi di apprendimento che coinvolgono le risorse in ingresso nei sistemi dell occupazione e del lavoro ha portato, rapidamente e prepotentemente, in evidenza il tema delle differenze tra le capacità e le competenze distintive rilevanti nelle fasi di passaggio dalla consolidata era industriale a quella dell ICT, dell azione sociale e dei nuovi contesti di lavoro. Laddove, in un più o meno recente passato, le capacità tecniche e job/occupation-specific risultavano adeguate e sufficienti per svolgere mansioni e compiti definiti, oggi, sempre più, emerge con evidenza la convinzione che il lavoratore del futuro debba possedere un corredo di competenze di tipo più comprensivo e modellabile, me- 118

120 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI diante processi di apprendimento formale, informale e non formale, identificabili come competenze gestionali strategiche, competenze comunicative, ecc., che risultano non essere job/occupation specific e che hanno la caratteristica della trasferibilità attraverso le diverse configurazioni di vita e/o occupazionali. Il valore economico, per gli individui e per il sistema sociale nel suo complesso, di una forza lavoro equipaggiata con questo tipo di competenze, non può essere sottostimato e il loro sviluppo e la loro manutenzione non possono essere non considerati nell elaborazione di politiche e di strategie di pianificazione dei cambiamenti di sistema (McMahon et al., 2003). Il concetto di competenza non è, certamente, nuovo nel panorama della letteratura e nei processi di governo delle dinamiche occupazionali e di gestione delle professionalità. Numerosi contributi di ricerca (DEST 2002) hanno evidenziato il progressivo spostamento e focalizzazione dell attenzione dalle capacità job/occupation-specific alle competenze ed al relativo impatto sullo sviluppo curriculare. Emerge con chiarezza la centralità della nozione di competenza, se si considera che sempre più il contesto lavorativo ed occupazionale fa leva su questo tipo di disponibilità professionale, che è alla base di prestazioni di successo. Appare, quindi, evidente come l azione di consulenza e di orientamento debba considerare centrale questo specifico fattore nella determinazione dei percorsi di accesso al lavoro e di sviluppo di carriera. Tuttavia, pur nell ambito di questa diversa articolazione e definizione del focus dell azione consulenziale d orientamento, la letteratura più recente evidenzia come la stessa nozione di competenza possa essere declinata secondo schemi teorico-metodologici di riferimento diversi, se non contrapposti. Al riguardo, le due principali prospettive di riflessione che emergono dalla letteratura scientifica e dalla pubblicistica esperienziale consentono di rappresentate uno scenario caratterizzato da forte dinamismo e dalla necessità di declinare modelli di riflessione e d intervento congrui e funzionali. Nel contesto della ricerca sulle employability skills, il concetto di competenza è stato operazionalizzato facendo riferimento al focus dell occupabilità, che considera le competenze necessarie rispetto alle richieste della posizione e dello sviluppo professionale, in termini di progressione job/occupation specific e di contribuzione rispetto alle linee strategiche di sviluppo di una impresa/organizzazione (DEST 2002). In ogni caso, la dimensione contrattuale del lavoro rappresenta solo una faccia dello sviluppo di carriera e diventa sempre più evidente come gli individui richiedano di essere equipaggiati delle capacità indispensabili per gestire con rapidità ed efficienza i cambiamenti in ambito lavorativo. L orientamento emergente 119

121 CAPITOLO 5 L orientamento emergente Il secondo aspetto di caratterizzazione fa riferimento alla nozione di lifespan career development, che permette di declinare il concetto di competenza in rapporto all età, alle fasi di vita dell individuo e di considerarla nei termini di struttura di progetto. In maniera generale, quando prevale questa concezione legata allo sviluppo della carriera lungo tutto l arco di vita, il sistema di competenze può essere assunto come linea di orientamento di un coerente sviluppo, sia in chiave strategico-organizzativa, che in quella pratico-operativa del profilo. I contesti socio-occupazionali più sensibili e più responsivi rispetto ai cambiamenti in atto assumono, con maggiore consapevolezza, la prospettiva del progetto in quanto più rispondente alle esigenze di orientamento. In questa logica, le concettualizzazioni che meglio esprimono questa prospettiva riguardano la promozione della qualità in relazione agli standard ed ai progetti di career education, lo sviluppo di standard condivisi per le carriere professionali nei diversi settori da parte di associazioni professionali, l individuazione di strategie di miglioramento della qualità dei parametri per l informazione sulle carriere e sui percorsi di sviluppo e di apprendimento. 5.5 Lavoro e carriera: processi di sviluppo e di apprendimento Il mondo del lavoro è caratterizzato da una accelerata e non lineare complessità (Hall, 1996; Herr, 1997; Patton, McMahon, 1999): il lavoro non è più identificato e definito da un set di compiti svolti da un soggetto e la carriera non è più caratterizzata da una serie di progressioni ed avanzamenti verticali all interno di un organigramma stabilizzato ed immutabile. Più adeguatamente, il lavoro può essere declinato come una successione di periodi occupazionali, all interno o all esterno di una posizione/ruolo lavorativo, collegati ad esperienze di apprendimento e di formazione, caratterizzati da alternanze di occupazione, non occupazione, disoccupazione, ecc. Inoltre, questi periodi di occupazione remunerata possono comprendere e riguardare attività saltuarie, contratti a tempo determinato, job sharing, ecc. Le definizioni di carriera e di sviluppo di carriera si sono trasformate nel tempo per rispondere ai cambiamenti dei sistemi organizzativi ed occupazionali ed alla complessiva trasformazione della concezione del lavoro. Consolidate definizioni di carriera contemplano come sinonimi termini come vocazione, occupazione, impiego, ecc. (Patton, McMahon, 1999), così come l idea di sviluppo di carriera risulta legata alle scelte occupazionali più o meno facilitanti progressioni verso posi- 120

122 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI zioni più elevate. Più recentemente, lo sviluppo di carriera risulta maggiormente correlato alla descrizione dell influenza delle esperienze di performance ed alle azioni di intervento e di consulenza dedicate. Patton (2001) descrive lo sviluppo di carriera come un processo di gestione degli apprendimenti e dell attività/performance lungo tutto l arco di vita. Sempre più emergono elementi confermativi secondo i quali lo sviluppo di carriera va considerato come un processo che interessa tutto l arco di vita, dove l occupazione/impiego (paid employment) si inserisce come elemento di un complesso sistema di valori e significati che caratterizzano la vita di un individuo. In questa logica, l impiego/l occupazione influenza ed è influenzato dall educazione, dagli atteggiamenti/aspettative, dai bisogni familiari, dai valori personali, dalle politiche organizzative e sociali, ecc. Le definizioni di sviluppo di carriera sono cambiate nel corso degli anni in modo tale da interpretare e riflettere tali trasformazioni, sia sul piano organizzativo che sociale e personale. Come evidenziato da Wolf, Kolb (1980) lo sviluppo di carriera interessa l intera esistenza di un individuo e non solo la sua occupazione, la sua collocazione nei contesti di realizzazione, l identità e le circostanze che evolvono, cambiano, si prospettano in reciproca interazione. Infatti, le espressioni percorso di vita e carriera vengono sempre più strettamente poste in correlazione e consentono di esplorare il ruolo attivo che gli individui devono assumere nella gestione del proprio sviluppo di carriera. Così come il mondo del lavoro è cambiato e continua a cambiare, anche la carriera, alla luce di un diffuso convincimento e di una condivisione nella letteratura scientifica, non è più un semplice percorso, una successione di eventi e tappe preordinate secondo modalità strutturate e definite; in altri termini, l individuo è qualcosa di più e di diverso da un semplice e passivo contenitore di un destino professionale determinato. Deve essere, piuttosto, un gestore proattivo capace di rispondere all evoluzione del proprio sistema di bisogni ed aspettative, ai cambiamenti nella natura e struttura dell occupazione e dei rapporti di lavoro - contratti a tempo determinato, lavoro saltuario, progressiva riduzione del lavoro a tempo indeterminato e a tempo pieno, ecc. all inarrestabile processo di globalizzazione e alle continue/ricorrenti richieste di apprendimento lungo tutto l arco del tracciato professionale. In ultima analisi, le definizioni emergenti di carriera e di sviluppo di carriera sono massicciamente caratterizzate da connotazioni di proattività, centrate sull individuo lungo tutto il suo arco di vita, definite rispetto ai processi di gestione delle relazioni vita-carriera in cui l individuo assume un ruolo attivo; tutto ciò con riferimento alla necessità di anticipare i cambiamenti in Lavoro e carriera: processi di sviluppo e di apprendimento 121

123 CAPITOLO 5 Lavoro e carriera: processi di sviluppo e di apprendimento atto e in grado, inoltre, di creare, di costruire, di disegnare e di identificare le opportunità di occupazione, le esperienze di vita e di apprendimento funzionali al perseguimento di obiettivi e di standard di vita soddisfacenti e gratificanti. I nodi cruciali e distintivi di tale approccio, in tema di orientamento e di consulenza d orientamento, riguardano l evoluzione della nozione di carriera ed il ruolo dell apprendimento nello sviluppo della carriera e della vita dell individuo. Gli elementi di distintività riguardano: una visione olistica del lavoro e dell occupazione, assunti come una dimensione dello spazio di vita dell individuo; un processo d interazione tra individuo, occupazione e spazio di vita; una dinamica inarrestabile dei cambiamenti del mondo del lavoro; un approccio proattivo per l individuo nella gestione degli spazi di vita e di carriera. 5.6 Orientamento: apprendimento e progetto Chiaramente, la sfida per l individuo è quella di giocare un ruolo di primo piano nella costruzione e nello sviluppo del proprio percorso di carriera, a partire dalla valutazione delle opportunità di apprendimento disponibili e dalla rappresentazione valorizzazione del mondo del lavoro. La disposizione di base che viene richiesta riguarda la concreta eventualità di intercettare un numero ampio di esperienze di lavoro che possano configurarsi come un opportunità occupazionale nell arco della sua vita. Ciò che appare interessante in questa prospettiva riguarda la possibilità di considerare l ambito del lavoro come qualcosa di diverso rispetto alla tradizionale concezione di occupazione, di impiego. Mentre nel secondo caso l attenzione è rivolta e centrata sulla dimensione del collocamento, della remunerazione, della stabilità occupazionale, nel primo caso, l interesse è rivolto alla relazione ed al ruolo che il lavoro assume rispetto alla vita dell individuo. Il lavoro è inteso come esperienza di sviluppo, come attualizzazione di risorse e di potenzialità, come espressione di competenze e di professionalità tali da consentire il conseguimento di risultati, di gratificazioni e di concrete realizzazioni per l individuo e per il contesto organizzativo di riferimento. In particolare, l insieme delle esperienze di lavoro possono non essere, necessariamente, collegate ad una specifica occupazione ma possono essere, invece, organizzate e strutturate intorno ad uno specifico set di competenze richieste per uno specifico progetto o piano 122

124 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI d azione. Savickas (1999) suggerisce che nell affrontare e nel prepararsi per una tale prospettiva di vita lavorativa, l individuo deve sviluppare una costante disposizione a guardare avanti e guardarsi intorno (look ahead and look around). Amundson, Parker, Arthur (2002) confermano e rimarcano tale approccio nella rappresentazione del lavoro, considerando la funzione consulenziale d orientamento come una continua tensione tra l utilizzare come leva le esperienze passate ed un posizionamento sulle opportunità future. In linea con altri autori, l enfasi viene posta sulla necessità per l individuo di operare attivamente in contesti in cambiamento, facendo riferimento al modello di soggetto operante come un sistema attivo, auto-organizzante. Il filo conduttore del discorso è che gli individui sviluppano e danno senso al mondo del lavoro attraverso una soggettiva interpretazione della propria esperienza di carriera. Vivendo nell ambito di un contesto socialmente ed economicamente complesso, gli individui sono in grado di intuire ed elaborare nuove strategie che consentono di dare senso a questa complessità (Amundson, Parker, Arthur, 2002). All interno di questa prospettiva che identifica chiaramente il ruolo ed il senso nuovo del lavoro e della carriera professionale si colloca e si declina il processo di apprendimento che supporta il soggetto nella gestione della complessità in atto. Non si tratta di apprendere e di sviluppare le capacità job/occupation specific, conseguenti all impatto delle innovazioni e delle trasformazioni che tale complessità genera; si tratta, invece, di apprendimenti riferiti alla gestione della complessità, al set di competenze che consentono di integrare il proprio ruolo occupazionale nel contesto di una rete di relazioni, implicazioni, integrazioni che sono il dato effettivo della complessità stessa. Diventa, questo, lo spazio d azione della funzione di orientamento nella misura in cui la gestione e la manutenzione del sistema è, per un verso, onere e competenza del titolare del progetto professionale e, per l altro, expertise specialistica di operatori che si pongono in funzione consulenziale rispetto alle esigenze ed alle domande del soggetto. Gli individui hanno sviluppato, progressivamente, il bisogno di focalizzare l attenzione sull apprendimento di competenze che li metta in grado di assumersi le responsabilità per la gestione e lo sviluppo della loro carriera, sia nei termini di una efficace ed efficiente realizzazione prestazionale attuale che per una valorizzazione delle possibili opportunità occupazionali e di lavoro future. Si ripropone l ottica dialettica tra prestazione e potenziale nella configurazione del set di competenze caratterizzanti il profilo professionale. Lo sviluppo di capacità e di competenze va, in ogni caso, visto in funzione del miglioramento Orientamento: apprendimento e progetto 123

125 CAPITOLO 5 Orientamento: apprendimento e progetto della prestazione attuale e della tesaurizzazione in termini di potenziale per intercettare le opportunità e le condizioni di sviluppo disponibili (Krumboltz, Worthington, 1999). In un contesto socio-economico in trasformazione, nel cui mercato del lavoro il newcomer potrà e dovrà sperimentare una successione di ruoli lavorativi tra i 12 e i 25 lavori in più di 5 settori operativi/industriali nella propria vita (Jarvis, 2002) per cui le capacità tecniche e job/occupation specific, individuate e definite accuratamente, potranno rappresentare solo un aspetto di ciò che gli individui ed il mondo del lavoro richiedono. In tutte le fasi, ormai consolidate, d intervento di orientamento e di consulenza nella gestione delle risorse umane, un notevole impegno è stato dedicato, ed un consistente apparato metodologico-operativo è stato approntato, per identificare le capacità e le competenze necessarie per orientare, collocare ed iscrivere un soggetto ad una comunità e ad un sistema di profili professionali/occupazionali. In questa logica ed in coerenza con numerose rilevazioni e valutazioni di organismi istituzionali, emerge come determinante la centralità e l importanza delle competenze di gestione del proprio percorso di carriera e del proprio sviluppo di vita, a partire dalla valorizzazione dei processi di apprendimento (Hache, Redekopp, Jarvis, 2000). Da questa ricognizione emerge, tuttavia, un indicazione significativa e strategica che riconferma la polarizzazione, nell ambito dei sistemi di competenze diversamente configurabili, nella fondazione del profilo professionale e nella definizione delle strategie di intervento consulenziale per lo sviluppo. Viene, cioè, introdotta e valorizzata una differenza sostanziale tra competenze d occupabilità (employability skills) e competenze di gestione dello sviluppo di carriera, in relazione con lo spazio di vita del soggetto. La prima configurazione di competenza nasce e si sviluppa con riferimento ad una concezione dominata da un attenzione ai bisogni degli occupati, in quanto espressione delle richieste di una data posizione, dalla domanda di professionalità espressa dal sistema organizzativo e dai modelli di gestione delle risorse adottati. In altri termini, il sistema di competenze così declinato è il meccanico prodotto della domanda espressa dal sistema produttivo nella sua complessità che si configura come manifestazione delle esigenze dell assetto produttivo dell organizzazione e, al tempo stesso e complementarmente, come assunzione di identità professionale del soggetto. In definitiva, l identità professionale coincide ed è l elaborato operativo delle richieste espresse dalla posizione organizzativa. La seconda configurazione di competenza nasce e si sviluppa a partire dalla domanda degli individui di promuovere e di configurare un 124

126 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI processo di apprendimento e di formazione capace di realizzare un adeguato equipaggiamento funzionale per le continue e ricorrenti transizioni tra fasi di lavoro, di apprendimento/sviluppo, di gestione di altri ruoli di vita al fine di configurare e sostenere un personale percorso di carriera soddisfacente e produttivo. Si potrebbe avanzare una domanda cruciale: dove sta la consulenza di orientamento? Lo spazio di intervento riguarda tutte e due le configurazioni individuate; certamente, i livelli e le complessità degli interventi risultano del tutto differenziati in funzione della diversa finalizzazione dell azione e della diversa competenza specialistica richiesta al consulente. Si tratta di uno spazio di riflessione e di progettazione che andrebbe esplorato al fine di individuare e sostenere progetti e percorsi di valorizzazione delle competenze professionali necessarie nell ambito di realtà operative differenziate. La prevalente centratura sulle competenze di occupabilità cosa che già rappresenta una sorta di radicale viraggio dell atteggiamento e dell allineamento dell attività di orientamento corrente, essenzialmente polarizzata sulle difficoltà e sulle criticità individuali in termini di inserimento e di orientamento si configura in questo approccio come parziale e non del tutto soddisfacente rispetto agli obiettivi di realizzazione e di gratificazione professionale e personale, in un contesto di lavoro come quello che si profila nell attuale contesto socio-economico. Ciò che, in definitiva, si richiede all individuo nella gestione del suo rapporto con le problematiche dello sviluppo di carriera ed il mondo del lavoro riguarda: far fronte a ricorrenti alternanze e cambiamenti di ruoli e posizioni lavorative ed occupazionali; esprimere un impegno attivo in termini di apprendimento lungo tutto l arco di vita; sviluppare, in maniera integrata, il sistema di competenze di occupabilità insieme con quelle di apprendimento, tutte connesse alla gestione ed allo sviluppo della carriera e del proprio spazio di vita; definire e gestire, proattivamente, la realizzazione e lo sviluppo del proprio piano d azione occupazionale, professionale e personale. La diversa articolazione dei fattori che definiscono il senso ed il significato del lavoro e della carriera nello spazio di vita dell individuo scaturiscono e derivano, come evidenziato, da una più attenta registrazione delle dinamiche e delle trasformazioni dei processi organizzativi, di produzione e di allocazione nel lavoro delle risorse professionali e personali. Tutto ciò consente di declinare in maniera diversa la nozione di Orientamento: apprendimento e progetto 125

127 CAPITOLO 5 Orientamento: apprendimento e progetto carriera ed il ruolo del soggetto nella costruzione del proprio percorso di carriera e, in conseguenza, di determinare un ripensamento circa il ruolo ed il significato dell apprendimento nell arco della vita di un individuo. Il modello tradizionale di successione delle fasi di vita di un individuo, modello declinato con riferimento alle esigenze dei consolidati assetti tayloristici delle organizzazioni, si articola su tre momenti ben distinti e caratterizzati: l età della scuola e dell educazione formale, quella della vita produttiva e, infine, quella del ritiro e pensionamento. Tradizionalmente, il ruolo dell apprendimento nella seconda e terza fase, viene considerato come non significativo e non importante rispetto a quello riconosciuto nella prima fase. Così come è stato recepito dalla Commission of the European Communities (2000), il concetto di apprendimento continuo e/o lungo tutto l arco di vita ha assunto un importanza centrale e strategica in quanto considerato come ogni attività intenzionale e finalizzata di apprendimento, sviluppata/intrapresa a partire da una specifica emergenza con lo scopo di accrescere il livello di conoscenza e di competenza. In questa logica l apprendimento lungo tutto l arco di vita è considerato elemento portante e determinate nella gestione del progetto di sviluppo e professionale e personale dell individuo. La tradizionale connotazione attribuita al termine carriera si trasforma e declina, progressivamente, nei termini e nella elaborazione di un curriculum vitae eclettico, articolato e caratterizzato sulla sequenza delle attività e delle azioni di apprendimento e funzionale alla gestione del progetto di realizzazione e all acquisizione/modellamento delle competenze. L importanza delle competenze e della loro flessibile attivazione emerge dal fatto che esse rappresentano una componente della professionalità che attraversa/fertilizza le capacità professionali (occupational skill) considerate distintive dei profili e delle posizioni occupazionali specifiche e che possono essere utilizzate e valorizzate solo a partire da una disponibilità/opportunità di apprendimento. Krumboltz, Worthington (1999) enfatizzano, al riguardo, il fatto che imparare come adattarsi al cambiamento delle condizioni del posto di lavoro è una delle competenze essenziali per il successo, laddove gli apprendimenti significativi e di successo riguardano non tanto le capacità professionali specifiche quanto quelli relativi alle competenze di sviluppo e di realizzazione della carriera. Per interpretare il senso della polarizzazione espressa tra i due piani di articolazione delle competenze e dei relativi processi di apprendimento si può citare Mirvis e Hall (1996) che, in maniera efficace, pongono il lavoratore di fronte ad 126

128 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI una sempre più attuale esigenza di imparare a vivere piuttosto che guadagnarsi da vivere. Le politiche governative in tutti i paesi che sono chiamati a fronteggiare il nuovo assetto del mercato del lavoro e dei modelli rappresentazionali che gli individui condividono circa il lavoro, la carriera e la professione, focalizzano l attenzione sulla gestione sistemica dei processi di apprendimento lungo tutto l arco di vita. L apprendimento lungo tutto l arco di vita diventa, quindi, una prospettiva strategica piuttosto che un semplice espediente/sistema educativo. Si tratta di assumere tale prospettiva come un sistema aperto che include l educazione e la formazione a tutti i livelli formali ed informali disponibili per il soggetto e che fa riferimento a concetti/nozioni come formazione/educazione degli adulti, educazione continua, formazione a distanza, ecc.. Poiché la preparazione al lavoro (socializzazione al lavoro) non può essere considerata come un processo unico e definitivo, l apprendimento lungo tutto l arco di vita rappresenta lo strumento e la strategia complessiva in grado di farsi carico delle molteplici e multiple transizioni tra apprendimento, lavoro e ruoli sociali, ecc. nell arco dell esperienza personale di ciascun soggetto. Nell ambito di questa centratura sull apprendimento, il contributo di Law, Maijers, Wijers (2002) rimanda alla centralità di ruolo dei processi di sviluppo in un contesto socio-economico in cambiamento e dove l attenzione è rivolta al modo in cui gli individui apprendono (processo) e non a cosa gli stessi apprendono (contenuti). I contenuti relativi all apprendimento, in tema di gestione e sviluppo di carriera rappresentano, in sostanza, gli esiti di attività riguardanti il sé ed il mondo del lavoro. Il processo di apprendimento si configura, quindi, come l assetto delle competenze necessarie per gestire e guidare un percorso di vita e di carriera soddisfacente e di successo. La valorizzazione di competenze attraverso attività curriculari implica necessariamente interventi intenzionali nello sviluppo della carriera individuale. Nei diversi contesti istituzionali, tali interventi sono rappresentati da percorsi e da programmi scolastici e di formazione. Al di là degli interventi intenzionali, molti degli apprendimenti finalizzati allo sviluppo di carriera si realizzano non intenzionalmente nei diversi momenti d interazione individuo-contesto. Evidenze in questo senso emergono sia dal contributo di Gottfredson (1996), che descrive soggetti che, a partire dall età di 10 anni, escludono/scartano il tipo di occupazione sulla base di valori e del genere, che da quello di Mitchell, Krumboltz (1996) che descrivono l apprendimento relativo allo sviluppo di carriera attraverso le associazioni che i ragazzi fanno con altre figure significative come i genitori. Orientamento: apprendimento e progetto 127

129 CAPITOLO 5 Orientamento: apprendimento e progetto Anche gli sviluppi della teorizzazione di Super (1980, 1990), focalizzata sullo sviluppo non intenzionale della carriera attraverso il gioco, l osservazione e l interazione con l ambiente, evidenziano l importanza dell apprendimento nel processo di sviluppo della carriera. Le consolidate basi teoriche ed il complesso delle esperienze operative (NOICC, 1996) evidenziano il progressivo riconoscimento dell approccio allo sviluppo della carriera lungo tutto l arco della vita e la centralità che l apprendimento di competenze di gestione della carriera e del percorso di vita ha per l individuo, nel corso della sua esistenza. Gli elementi di specificità di tale approccio possono essere sintetizzati, considerando come nodale il fatto che l apprendimento: i) si realizza sia secondo modalità intenzionali che non intenzionali, ii) è riconosciuto come un importante obiettivo nel periodo scolastico, iii) deve essere supportato e assistito da appropriati e dedicati programmi e servizi di consulenza alla carriera. In questa prospettiva, le strategie e le modalità di concezione dell intervento di consulenza d orientamento si caratterizzano in maniera diversa. Rispetto a prassi consolidate, focalizzate sul supporto al soggetto nell esperienza di presa di decisione per la carriera, generalmente nella fase di transizione tra la scuola ed il mondo del lavoro, e alla domanda attuale che coinvolge il soggetto nella assunzione di ripetute decisioni e di ricorrenti processi di transizione lungo tutto l arco della vita, l attività consulenziale si focalizza e si declina con riferimento al processo di apprendimento, di sviluppo e di valorizzazione delle competenze distintive relative al percorso di vita e di carriera. Così come gli individui devono far fronte alla sfida di assumere significative responsabilità nello sviluppo e nella gestione della propria carriera lungo tutto l arco della vita, un altrettanto consistente impegno viene richiesto al sistema sociale, istituzionale e produttivo per l attivazione di servizi di sviluppo della carriera, servizi in grado di supportare i soggetti nella navigazione nella complessità del mondo della formazione, della professionalizzazione e del lavoro. Si possono rilevare consistenti vantaggi, sia dal punto sociale che economico, dalla fornitura di tali servizi: così come gli individui possono derivare il massimo dei benefici dalla loro formazione, educazione e dalle scelte occupazionali, così la competitività economica è assicurata attraverso una migliore dislocazione delle risorse professionali che risultano più motivate e più produttive (Watts, 1999). Focalizzati sull apprendimento relativo allo sviluppo della carriera e del percorso di vita, i servizi di consulenza possono essere identificati e definiti come un sistema di processi e di risorse in grado di facilitare 128

130 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI l apprendimento e lo sviluppo di competenze, interessi, credenze, valori, stili lavorativi, tratti personali che consentono ad ogni individuo di realizzare una soddisfacente esperienza di vita, nel contesto di un processo di cambiamento continuo (Krumboltz, Wortington, 1999). In tal modo, gli operatori dell orientamento nella loro pluralità di profili professionali, possono considerare i loro clienti/utenti come soggetti in apprendimento lungo tutto l arco di vita, se stessi come facilitatori di apprendimento e il loro approccio come un sistema di apprendimento. Orientamento: apprendimento e progetto Bibliografia AEC, Australian Education Council. (1992), Career education in Australian Schools: National goals, student, school and system outcomes and evaluative arrangements. Australian Education Council, Camberra. AMUNDSON N., PARKER P., ARTHUR M. (2002), Merging two worlds: Linking occupational and organisational career counselling. Australian Journal of Career Development, 11(3), BRIDGES W., (1994), Job shift: How proper in a workplace without jobs, Addison-Wesley, Reading, MA. DEST, Department of Education, Science and Training, (2002), Employability Skills for the future. Department of Education, Science and Training, Camberra. GOTTFREDSON L. (1996), Gottfredson s theory of circumscription and compromise. In D. Brown, L. Brooks (Eds.), Career choice and development (pp ), Jossey-Bass, San Francisco, CA. HACHE L., REDEKOPP D., JARVIS P. (2000), Blueprint for Life/Work Designs. February Commission of the European Communities (2000), Commission Staff Working Paper. A Memorandum on Lifelong Learning. February 2003, Brussels. Commission of the European Communities (2000), Ressources humaines, éducation, formation et jeunesse. February 2003, Brussels. JARVIS P. (2002), Career Management Paradigm Shift: Prosperity for Citizens. Windfall for Government. February HALL D.T. ET AL. (1996), The career is dead-long live the career: A relation approach to careers. Jossey-Bass, San Francisco. HANSEN L.S. (2001), Integrating work, family, and community through holistic life planning. The Career Development Quarterly, 49,

131 CAPITOLO 5 HENDERSON H. (1996), Building a win.win world. Berrett-Koehler, San Francisco. HERR E.L. (1997), Career counselling: A process in a process. British Journal of Guidance and Counselling, KRUMBOLTZ J.D., WORTHINGTON R.J. (1999), The school to work transition from a learning theory perspective. The Career Development Quarterly, 47, LAW B., MAIJERS F., WIJERS G. (2002), New perspectives on career and identity in the contemporary world. British Journal of Guidance and Counselling. 30(4), MCMAHON M., PATTON W., TATHAM P. (2003), Managing life, learning and work in the 21 th Century: Issues informing the design of an Australian Blueprint for career development. Miles Morgan Australia Pty Ltd. MIRVIS P.H., HALL D.T. (1996), New organisational forms and the new career. In D.T. Hall (Ed.), The career is dead: Long live the career (pp ), Jossey-Bass, San Francisco, CA. MITCHELL L.K., KRUMBOLTZ J.D. (1996), Krumboltz s learning theory of career choice and counselling. In D. Brown, L. Brooks (Eds.), Career choice and development (pp ), Jossey-Bass, San Francisco, CA. NOICC, National Occupational Information Coordinating Committee (US), (1996). National Career Development Guidelines K-Adult Handbook. Author, Washington DC. OECD, Organisation of Economic Cooperation and Development, (2002). PATTON W. (2001), Career education: What we know, what we need to know. Australian Journal of Development, 10, PATTON W., MCMAHON M. (1999), Training for career development professionals: Responding to supply and demand in the next decade. Australian Journal of Career Development, 11, RIFKIN J. (1995), The end of work: Technology, jobs, and your future, Putnam, New York. SAVICKAS M.L. (1999), The transition from school to work: A developmental perspective. The Career Development Quarterly, 47, STARK A. (1995), Women in a postindustrial society. Paper presented at the Sixteenth Congress of the International Association for Educational-Vocational Guidance, Sweden, Stockholm. SUPER D.E. (1980), A life-span, life-space approach to career development. Journal of Vocational Behavior, 16,

132 ORIENTAMENTO: SVILUPPO DI CARRIERA E PROCESSI SUPER D.E. (1990), A life-span, life-space approach to career development. In D. Brown, L. Brooks (Eds.), Career choice and development; Applying contemporary theories to practice (pp ) Jossey-Bass, San Francisco, CA. WATTS A.G. (1999), The economic and social benefits of career guidance. Unpublished manuscript. Cambridge, UK. WOLF D.M. KOLB D.A. (1980), Career development, personal growth, and experimental learning. In J.W. Springer (Ed.), Issues in career and human resources development. America Society for Training and Development, Madison, WI. 131

133

134 CAPITOLO 6 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO Va bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita. André Gide 6.1 Premessa In un tempo in cui il fenomeno orientamento è in piena espansione, le esperienze significative si arricchiscono e il profilo professionale degli operatori cerca di consolidarsi, sembra più che mai opportuna una sosta riflessiva che si misuri con il contesto attuale e con quanto accade. Non è infrequente che parlando di orientamento si invochi all importanza, se non alla crucialità, che contraddistingue tale sfera di intervento, e che si faccia appello alla diffusione di un orientamento per tutti e per tutto l arco della vita. Ma all entusiasmo che si accompagna a questa affermazione sembra corrispondere ancora nel nostro paese un quadro normativo, socio-economico e applicativo decisamente poco confortante. Troppi i segnali di uno spaesamento tra il pubblico cui le pratiche di orientamento si rivolgono, ma anche tra gli stessi operatori che con linguaggi differenti, e non pochi fraintendimenti, si trovano a procedere in un contesto professionale, sociale, e umano in generale, sempre più difficile, incerto e precario. Ciò che è chiaro o, almeno dovrebbe esserlo, è che parlare di orientamento impone di pensare a un intreccio di elementi e di questioni che abbracciano ambiti disciplinari ampi e diversificati: filosofici, psicologici, pedagogici, sociologici, economici. Tale complessità risulta essere la forza, ma anche la debolezza, di un settore di ricerca e intervento che di volta in volta viene visto privilegiando un fuoco d attenzione piuttosto che un altro, sfuggendo così spesso ai tentativi di sistematizzazione. Nelle pagine a seguire si tenterà di adottare una lente di lettura multifocale che chiama in gioco tre fonti di dati costantemente utilizzate nel corso del lavoro di gruppo 11 realizzato dall Isfol: 11 Si fa riferimento, in particolare, al lavoro di scambio e confronto, coordinato da Anna Grimaldi, con Francesco Avallone, Cristina Castelli, Gaetano Domenici, Giuseppe Ferraro, Maria Luisa Pombeni e Giancarlo Tanucci. 133

135 CAPITOLO 6 Premessa la letteratura specialistica che permette di circoscrivere le tendenze più attuali della ricerca che alimenta il pensiero sull orientamento; le esperienze sul campo che consentono di ricostruire le principali dimensioni del fenomeno dal punto di vista delle problematiche dell utenza; il quadro normativo che si va delineando nel nostro paese. Prima di sviluppare il discorso alla luce di questi tre vertici di osservazione si pone a premessa una digressione personale che richiama quella sincronicità junghiana legata alla coincidenza di alcuni fatti che spesso induce a interrogarsi più profondamente sulle questioni chiamate in causa. Si tratta di occasioni nelle quali la riflessione di esperti e studiosi, non necessariamente di orientamento, è sostata sui significati emergenti che gli attuali interrogativi di ordine psico-socio-economico sollecitano nella comunità scientifica, e più in generale nell opinione pubblica 12. La prima occasione si è presentata al 6 Congresso Nazionale sull Orientamento alla Scelta tenutosi a Padova 13. Più precisamente è stato l intervento di Scott Solberg 14 il cui titolo recitava L orientamento alla luce dei recenti cambiamenti nel mondo del lavoro a richiamare la mia attenzione su alcuni elementi importanti in tema di orientamento. Uno di questi ha a che fare con il concetto di apprendimento. La domanda più importante oggi, diceva Solberg, è: come creare contesti di apprendimento efficaci, supportivi e stimolanti?. Se l orientamento non può e non deve essere uno strumento per dare risposte, ma deve aiutare le persone a porsi delle domande a questo messaggio augurale, volto a un cambiamento di ottica, si può obiettare chiedendosi: come affrontare i molteplici interrogativi che pure presentano le persone ai professionisti dell orientamento e che spesso non trovano risposta? Come fronteggiare i sentimenti di ansia, caos e pericolo che si accompagnano al nuovo che avanza? Non siamo forse di fronte a una domanda di rassicurazione sociale e psicologica più che di orientamento? Con un incertezza portata a livelli spesso insostenibili, dove sempre maggiori sono le zone di ambiguità (Hirschhorn, 1999) e i sentimenti di frammentazione percepita o temuta, è certamente auspicabile quanto sempre più faticoso il compito di crescere. Ci si trova così di fronte a una duplice difficoltà: quella dell apprendere, se vogliamo più nota e consueta, e quella del far fronte all impossibilità spesso di essere nelle 12 Si precisa che gli eventi richiamati nel testo risalgono al periodo in cui si è svolto il progetto dell Isfol, e potranno quindi apparire datati. Le riflessioni che ne sono derivate continuano invece a essere attuali per chi scrive e pertanto vengono riproposte. 13 Il congresso si è svolto dall 11 al 13 novembre Department of Educational Psychology, University of Wisconsin - Milwaukee. 134

136 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO condizioni di poter apprendere. Non c è il tempo e non c è lo spazio, e tutto ciò che impone il viaggiare senza meta, il pensiero nell azione e la sosta nell incertezza non è ammesso né pensabile (Paolucci, 2003). È lecito chiedersi, a questo punto, quale costosa partita occorra giocare nei setting di orientamento, trovandosi necessariamente a ereditare un prima e un dopo che non si conoscono né si governano (quali e di che tipo sono state le nostre esperienze di apprendimento sino a quel momento? Come abbiamo imparato? Da chi? Quanto siamo disposti ancora a investire in apprendimento? Quale ritorno avrà il nostro sapere? Da chi verrà riconosciuto e come?). Senza dilungarsi oltre sul valore ansiogeno di tali quesiti, è evidente che il legame tra l ambito dell orientamento professionale e le pratiche di formazione non è così scontato e immediatamente comprensibile. Su questo punto ci si soffermerà più avanti a proposito del tema delle competenze e della dimensione di trasversalità richiesta agli interventi orientativi oggi. La seconda occasione di riflessione mi si è offerta alla presentazione del libro di Piero Amerio Problemi umani in comunità di massa (2004) 15. È illuminante, a proposito del disorientamento collettivo che regna nel mondo attuale, il quadro che traccia Amerio quando parla dell insicurezza individuale e della fuga nel privato che sembra caratterizzare il nostro tempo. Scrive l autore: perché è soltanto in questa sfera, composta dalle limitate relazioni che ognuno intreccia nel corso della sua esistenza, che l individuo può esercitare scelte e prendere decisioni che in qualche modo valgono a rassicurarlo sulla sua capacità gestionale e sulla propria identità, come senso di sé e riconoscimento da parte degli altri (p. 5). Tuttavia, questa fuga nel privato ha come risvolto negativo una sfiducia nei legami sociali e nella comunità che mina profondamente la possibilità di partecipare alla cosa comune e, infine, di prendersi cura dei problemi umani, qualsiasi essi siano. Da questo punto di vista, Amerio individua nei concetti di politica e di clinica la divisione storica che si è creata tra la dimensione individuale (o psicologica) e quella sociale di competenza delle scienze umanistiche, economiche e politiche. Scrive l autore (op. cit): in realtà compito della politica sarebbe quello di prendersi cura dei cittadini, mentre la clinica, se ricondotta all ambito della cura quale oggi la si intende (ossia anche e soprattutto come prevenzione) non può operare concretamente sui problemi umani se non nell ambito di politiche che mettono in causa il contesto strutturale della vita sociale (p. 41). Prendendo spunto da questa riflessione è certamente vero che l orientamento, come fenomeno sociale e non solo individuale, è anche Premessa 15 Il libro è stato presentato a Torino il 1 dicembre

137 CAPITOLO 6 Premessa un fatto politico che propone modelli, più o meno espliciti e condivisi, di cambiamento nel territorio e sul territorio dove interviene. Poiché per fare orientamento occorre un contesto organizzativo, un ruolo e un setting socialmente dato, appare quanto mai obbligato pensare alle pratiche di orientamento come a pratiche collocate in un preciso tessuto socio-economico e culturale. Dunque la tensione a una standardizzazione nazionale di competenze e modelli di lavoro, nell ottica di fare sistema, non può e non deve essere confusa con l importanza di rispettare le differenze locali sia nella declinazione delle politiche di intervento sia nella progettazione mirata dei servizi. Ma anche su questo punto che tratta di contesti operativi e di pratiche professionali si ritornerà nelle pagine a seguire. Terza occasione, quanto mai pertinente e attesa rispetto a una riflessione più generale sul tema dell orientamento, è stata la relazione di Jean Guichard a una giornata internazionale di studio organizzata dalla Siplo sul tema: Orientamento e psicologia del lavoro. Scenari e nuove tendenze 16. Anzitutto merita ricordare che Guichard avvia il suo intervento sottolineando come le pratiche e i problemi dell orientamento vadano sempre collocati in un quadro storico e socio-economico ben preciso riconoscendo nel periodo attuale tutte le caratteristiche della cosiddetta società del rischio descritta dal sociologo tedesco Ulrich Beck (2000a) già a partire dalla fine degli anni 80 dopo gli accadimenti di Chernobil. Rintracciando alcune delle interviste rilasciate da Beck in concomitanza con la traduzione italiana della sua Risikogesellschaft trovo significativo richiamare due passaggi di quella apparsa sul numero 115 della rivista on-line CaffèEuropa 17 (2001a). Nel primo dice: anche se non si verifica alcuna catastrofe, ci troviamo nel mezzo di uno sviluppo sociale in cui l attesa dell inaspettato, l attesa dei rischi possibili domina sempre più la scena della nostra vita: rischi individuali e rischi collettivi. È il fenomeno nuovo che diventa un fattore di stress per le istituzioni nel diritto, nell economia, nel sistema politico ed anche nella vita quotidiana delle famiglie. E nel secondo: la sfida principale della seconda modernità consiste nel fatto che abbiamo a che fare con un lavoro sempre più fragile. La piena occupazione che ci è dato sperare è una fragile piena occupazione. I contratti di lavoro diventano più indeterminati e più incerti, l orario lavorativo diventa più flessibile e tutto questo dà alla nostra vita quotidiana l impronta del rischio e della insicurezza La giornata si è tenuta a Bologna il 4 dicembre La rivista è consultabile al sito 18 Tesi ampiamente dibattuta in un altro testo di Beck (2000b) Il lavoro nell epoca della fine del lavoro. 136

138 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO Stringente il legame tra quanto evocato da Guichard e le sollecitazioni proposte da Solberg e da Amerio precedentemente richiamate. Stringente soprattutto guardando al legame tra alcuni dei problemi della società postmoderna brevemente condensati nelle citazioni tratte da Beck e la domanda di orientamento professionale presente oggi nei diversi contesti della scuola, della formazione e del lavoro. È un dato di fatto che ci si trova di fronte a una domanda variamente articolata ma sempre di più monotematica: come posso trovare lavoro? La paura e il rischio di non trovarlo sono aumentati e si sono diffusi in fasce della popolazione una volta poco toccate dal fenomeno (Avallone, 1995; Accornero, 1999a, 2000). D altro canto pochi temi sono oggi dibattuti quanto il lavoro, e le diverse interpretazioni delle trasformazioni in corso vedono emergere alcune tesi di riferimento. Le più radicali sono senza dubbio quelle del suo irreversibile declino, dello sfumare dei suoi confini e della sua perdita di importanza o di valore. Le prime due si ritrovano nel celebre testo di Rifkin, La fine del lavoro (1995) e nelle riflessioni di Beck (2000b) contenute nel saggio già citato. Scrive in questa direzione Accornero (1999b): la variabilità della domanda ha reso turbolento e quasi febbricitante il contesto in cui opera l impresa, per cui assistiamo a una crescente nati-mortalità, a una altalena di acquisizioni e separazioni, e a un incessante snellimento sia funzionale che operativo. ( ) Entro questo scenario, l eventualità di un declino o di uno spiazzamento professionale è più incombente, e ciò rende indispensabile una formazione continua. Insomma, il convoglio dei mestieri si fa più lungo e più movimentato, perché ne nascono più di quanti ne muoiono (anche se molti di quelli nuovi durano di meno); perché si passa agevolmente da una nave all altra; perché s impara a navigare su più di una nave; perché a molti meno lavoratori capiterà di fare lo stesso mestiere per tutta la vita (p. 134). Una terza tesi, particolarmente rappresentata in Italia da De Masi (1999), prospetta invece un futuro più libero dall invadenza del lavoro, avvicinandosi alla crucialità delle tematiche legate alla conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita che verranno riprese a seguire. In materia di orientamento è fuor di dubbio che tutta questa turbolenza e precarietà del lavoro abbia portato all esasperazione la ricerca non solo del cosa fare ma del come fare questa o quell attività. Rifacendosi ancora all intervento di Guichard è opinione condivisa che non esista più una domanda di orientamento definibile di comunità, ovvero socialmente determinata, perché nelle società attuali è l individuo che deve trovare la sua strada, che deve farsi carico responsabil- Premessa 137

139 CAPITOLO 6 Premessa mente del suo sviluppo scoprendo la propria vocazione personale. Così facendo se da un lato è cresciuta la fiducia nelle potenzialità della formazione continua e nella possibilità di puntare sulle cosiddette competenze trasversali o gestionali delle persone per potersi muovere all interno dei vari contesti produttivi, dall altro è anche maturata una certa illusione. L illusione che tutti abbiano le stesse opportunità di apprendimento e che basti fare della formazione per avere più successo nell attuale economia globale. Ed è in questo gioco di attese, vincoli e possibilità che si snoda una parte importante del futuro delle politiche dell orientamento. Ancora rifacendosi a Beck è emblematico il titolo del suo contributo apparso sulle pagine di Reset (2001b): Mi sento incerto, voglio cambiare. Qualsiasi studioso di psicologia avvertirebbe in questa affermazione almeno un rischio di disorientamento: solitamente quanto più si è incerti tanto più si rifugge il cambiamento. Tuttavia, nel contesto attuale a far da molla e motore del cambiamento è proprio il senso di incertezza. In modo spesso obbligato e sofferto. Rischiare e saper correre rischi calcolati non a caso sono tra le qualità personali, ma anche professionali, più ricercate oggi (Rampazi, 2002). La questione, a questo punto, investe inevitabilmente il piano individuale e quello sociale, essendo entrambi luoghi del rischio. E a proposito della globalizzazione del rischio (e della perdita del lavoro) scrive sempre Beck (2001b): il punto chiave di una cultura dell incertezza è stabilire a chi spetta decidere, e in che modo, all interno di un orizzonte di incognite (p. 78). Le nuove teorie sociali in tema di orientamento affermano che è il soggetto a dover imparare a decidere per sé, ad auto-orientarsi e a stabilire principi e obiettivi delle sue scelte future. D altro canto, la più recente tradizione sociologica in materia di globalizzazione ci dice quanto essa sia fatta di paradossi, di incontri-scontri tra globale e locale, di etnocentrismi e aperture verso l ignoto. Non è quindi un caso che le pratiche finalizzate a orientare le persone lungo il corso della loro carriera professionale mettano in evidenza proprio questo contrasto tra la necessità individuale di dover gestire l incertezza, e magari trovare un po di sicurezza, e l attesa sociale di saper decidere bene del proprio futuro anche in assenza di punti di riferimento stabili. Così potrebbe suonare più probabile l affermazione: mi sento incerto, devo cambiare. In effetti, sono sempre di più le forme consulenziali tese a sostenere i processi di transizione, altrimenti di mobilità, che ciclicamente si presentano nella vita professionale delle persone. Nel campo delle pratiche di orientamento è, infatti, fortemente auspicata 138

140 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO la tendenza a progettare percorsi consulenziali a misura del singolo e nel rispetto di una domanda che, nonostante sia situata in un preciso tempo e contesto storico, testimonia sempre l unicità dell esperienza soggettiva e dei suoi cambiamenti. L epoca del soggettivismo e dell individualismo esaspera da questo punto di vista alcuni tratti meno nobili dell ego che rischiano di sfociare nell indifferenza verso il sociale, nella ricerca assoluta del proprio benessere costi quel che costi, nella difficoltà o rinuncia a conciliare il lavoro con altri spazi di vita importanti quali la famiglia e il tempo libero. Sono questi alcuni dei rischi individuali e collettivi che portano molti studiosi a domandarsi quali sia l idea di comunità oggi e a riconoscere profondamente minato quel legame sociale fondato sulla fusionalità tra i membri tipico di una cultura comunitaria (Pulcini, 2001; Amerio, 2004). A fronte di questo scenario al negativo avanza quello positivo associato ad alcuni temi sempre più centrali nel dibattito psicologico e sociologico quali quelli del benessere e della cura, dell equilibrio tra gli ambiti di vita e del presupposto emotivo come leva associata alla responsabilità sociale. In particolare, sono queste alcune delle tematiche che hanno guidato il dibattito Il potere di unire: il soggetto femminile e la passione dell altro 19 prendendo come spunto per la discussione l ultimo saggio della filosofa Elena Pulcini (2003). Ed è stata questa la quarta occasione per elaborare alcune delle riflessioni che seguiranno sul tema specifico dell orientamento. Proprio quest ultima, apparentemente più lontana nel titolo e nel contenuto, mi ha consentito di organizzare gli stimoli via via raccolti intorno a quattro nodi che mi sembrano cruciali, anche per le coincidenze premesse sinora, per proseguire nella riflessione: 1) esiste un bisogno diffuso di cura, che è al tempo stesso ricerca di sicurezza individuale e di rassicurazione sociale; 2) cresce l attenzione verso le problematiche femminili legate al mondo del lavoro insieme a quella per le tematiche cross-culturali e intergenerazionali connesse con le trasformazioni delle società attuali; 3) si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale; 4) si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità Premessa 19 L incontro ha avuto luogo a Torino il 10 dicembre 2004 ed è stato organizzato dal CIRSDe (Centro Interdisciplinare Ricerche e Studi delle Donne) dell Università degli Studi di Torino e dalla casa editrice Bollati Boringhieri. 139

141 CAPITOLO 6 Premessa volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. A partire da questi spunti per la riflessione seguirà un loro approfondimento in base alle tre linee di analisi individuate in apertura. In altri termini, ognuno dei quattro punti sarà argomentato alla luce della letteratura specialistica, dell esperienza diretta sul campo e del quadro normativo che si va delineando nel nostro paese. 6.2 Primo punto: esiste un bisogno diffuso di cura, che è al tempo stesso ricerca di sicurezza individuale e di rassicurazione sociale. Che il concetto di cura nella sua duplice accezione, positiva e negativa, sia rivisitato e riproposto in molteplici discipline è un dato di fatto. Prevale, senza dubbio, il significato positivo di attenzione, di competenza, di lavoro fatto con impegno piuttosto che quello di affanno o preoccupazione. Più precisamente, nel campo medico, socio-sanitario e psicologico l idea di cura ha a che fare sempre di più con la ricerca di un benessere che attiene alla prevenzione e alla qualità della vita piuttosto che alla malattia. Lo stesso tradizionale concetto di salute, inteso come assenza di malattia, è stato superato a favore di uno spostamento d asse dal sollievo del male alla promozione di azioni finalizzate al miglioramento del benessere complessivo della persona. Un paradigma, questo, che negli ultimi anni sembra essersi diffuso non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra la gente. In questo processo di rivisitazione del concetto assume nuova centralità la persona, paziente o cliente che sia, chiamata sempre di più direttamente e in base alle proprie esperienze di vita a occuparsi o preoccuparsi (dal verbo inglese to care ) del proprio bon vivre. Se emerge, quindi, forte la richiesta da parte della società di promuoversi come attori del proprio benessere psico-fisico, proprio in funzione di un contesto esterno sotto tanti punti di vista difficile e ansiogeno, si registra anche la fatica di riuscire a progettarsi al di là degli spazi noti e della quotidianità (Demetrio, 1998). Nonostante questo messaggio socialmente imperante appaia ambiguo, e spesso contraddittorio, i segnali di interesse verso una cultura del benessere si avvertono, più in generale, anche nelle politiche sociali tese a promuovere il concetto di cura, di prevenzione del disagio e di riabilitazione come parte fondante qualsiasi piano educativo e formativo. In questo quadro l orientamento viene concepito come strumento e strategia di esercizio della cittadinanza e di integrazione e coesione so- 140

142 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO ciale. La stessa legge n. 53/2003, di riforma del sistema nazionale d istruzione e formazione, sottolinea il ruolo prioritario dell orientamento per prevenire e contrastare la dispersione scolastica e assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione per ciascuno. Sotto il profilo della ricerca si richiama un recente contributo di Lent (2004), apparso sul Journal of Counseling Psychology, dedicato al concetto di benessere e di adattamento psicosociale. Delineando il quadro teorico e applicativo degli studi sul tema, Lent cerca di rivisitare la tradizionale missione igienica del counseling psicologico collocando il concetto di benessere all interno di un frame multifattoriale di variabili. In tal senso è interessante evidenziare quanto possa influire il contesto culturale nel raggiungimento dei propri obiettivi personali e soprattutto nel mantenimento dell impegno (commitment) in una data azione. Più precisamente, Cantor e Sanderson (1999) enfatizzano il ruolo della partecipazione al processo di ricerca del proprio benessere quando si è direttamente coinvolti in attività culturalmente apprezzate che rafforzano il senso di collaborazione e di mutuo aiuto tra le persone. La partecipazione in compiti di vita socialmente apprezzati può essere molto positiva soprattutto nelle fasi di transizione (pensionamento, divorzio, perdita del lavoro, ecc) quando le posizioni di ruolo sono indebolite e chiedersi quali sono i propri obiettivi di vita diventa più saliente. È, altresì, numerosa la letteratura che enfatizza il ruolo del supporto ambientale e relazionale nel mantenere e accrescere uno stato di benessere (Ryan, Deci, 2001), così come avere mete importanti è un potente predittore di risultati soddisfacenti (Robbins, Kliewer, 2000). Questi pochi esempi sull importanza del fattore sociale e culturale nel creare e mantenere condizioni di benessere psicologico e di vita inducono a considerare questa sfera di intervento in crescita, anche e soprattutto nel campo delle scelte di lavoro e di carriera. Aumentano le richieste di cura relative alla gestione delle transizioni al e sul lavoro (ne è un esempio il diffondersi delle pratiche di bilancio di competenze per soggetti adulti che desiderano o devono ri-progettarsi professionalmente), ma in generale è in forte espansione tutto il filone delle pratiche di consulenza alla persona quali il coaching e il mentoring (Rossi A., 2004). In particolare, in tema di benessere il life coaching è una delle formule più recenti perché specificamente finalizzata a far star bene le persone in tutte le sfere della vita, e non solo in quella lavorativa (Rossi A., 2002). Anzi, a differenza dell approccio tradizionale dell executive coaching orientato al miglioramento della performance di pochi talenti, il life coaching punta a rendere ogni persona un change master nelle diverse situazioni che affronta. In altre parole, è Primo punto: esiste un bisogno diffuso di cura, che è al tempo stesso ricerca di sicurezza individuale e di rassicurazione sociale. 141

143 CAPITOLO 6 Primo punto: esiste un bisogno diffuso di cura, che è al tempo stesso ricerca di sicurezza individuale e di rassicurazione sociale. un tipo di counseling definibile di massa che sfrutta al massimo anche le opportunità delle tecnologie web per raggiungere i clienti in modo rapido e diretto (cybercoaching, videoconference coaching, ecc). Se da un lato può sembrare positivo il diffondersi di queste nuove formule consulenziali personalizzate e orientate al prendersi cura dei problemi che affrontano le persone giorno per giorno, dall altro è lecito chiedersi quanto possano essere avvicinate da tutti, con quale rigore professionale vengano praticate nei diversi contesti operativi, e quanto possano impattare una ricerca di benessere che nasconde in realtà un maggior bisogno di sicurezza e di rassicurazione, e quindi un supporto anche di tipo emotivo che non rientra strettamente nella sfera dell orientamento bensì del counseling psicologico. Guardando al fenomeno dal punto di vista socio-politico vale la riflessione di Amerio (op. cit) circa l importanza di ancorare gli interventi di cura, nell ottica soprattutto di prevenzione del disagio (e le attuali definizioni di orientamento sembrano rientrarvi pienamente), a un quadro di politiche sociali che mettano in discussione profondamente il contesto strutturale della polis. Ovvero, che cerchino di intervenire e incidere sulle cause, piuttosto che sugli effetti, della disgregazione sociale e della precarietà lavorativa che attraversa il nostro tempo. Ma è altrettanto evidente, come sottolinea sempre Amerio che un conto è occuparsi di un lavoratore disoccupato, e un altro conto è occuparsi del problema della disoccupazione (op. cit., p. 354). Tuttavia, se agli interventi, e non solo alle politiche di orientamento, si riconosce sempre più una funzione preventiva e non curativa queste non possono che tener conto di una multifattorialità di cause ed effetti che sono di natura individuale, ma anche sociale. Una maggiore attenzione alla dimensione sociale traspare chiaramente anche dal Libro Bianco sul Welfare (Sestini, Bolaffi, Daverio, 2003) del quale si riporta questo passaggio significativo: la dimensione sociale è stata così molto marginale nelle scelte di tipo macro-economico e di riaggiustamento strutturale. Oggi le cose stanno lentamente cambiando. A livello europeo si evidenziano infatti sviluppi interessanti su cui vale la pena riflettere. Il vertice di Lisbona ha attribuito alla coesione sociale una valenza di pari grado rispetto allo sviluppo economico e alla crescita dell occupazione. Ciò significa che la dimensione sociale rappresenta un pilastro per ogni società che voglia competere sulla scena mondiale. Da qui l ulteriore conseguenza che le politiche sociali non possono essere confinate in ambito settoriale, ma come già avviene per le politiche macro-economiche vanno concepite secondo schemi coordinati in grado di produrre soluzioni per problematiche di tipo multi-dimensionale (pag. 23). 142

144 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO Nei termini del ragionamento qui proposto mi sembra dunque opportuno interrogarsi sul possibile scollamento tra una domanda massificata di maggiore stabilità di base (anzitutto socio-economica, ma anche psicologica) e un offerta di servizi nell ambito delle politiche orientative e del lavoro sempre più sofisticata, ma forse difficilmente aderente a un istanza dal basso. Sotto questo profilo è certamente auspicabile una migliore diversificazione dei servizi sia nella direzione del lavoro di rete sia nella specializzazione delle singole funzioni. In altri termini, è un dato di necessità che i servizi per l orientamento debbano differenziarsi sempre di più, ma questo richiede una governance centrale e locale che riconosca a ogni singolo sistema, sottosistema e attore, spazi, ruoli e regole specifiche chiare e precise. Questa esigenza è d altro canto uno dei fuochi di attenzione di molte ricerche svolte dall Isfol in questi anni in particolare sul tema dei profili professionali nel campo dell orientamento (Grimaldi, 2003). Primo punto: esiste un bisogno diffuso di cura, che è al tempo stesso ricerca di sicurezza individuale e di rassicurazione sociale. 6.3 Secondo punto: cresce l attenzione verso le problematiche femminili legate al mondo del lavoro insieme a quella per le tematiche cross-culturali e inter-generazionali connesse con le trasformazioni delle società attuali. Si è già insistito, in premessa, sull importanza di considerare i contesti operativi nei quali si esplicano le diverse azioni di orientamento come risultante del quadro socio-economico e culturale del momento. Sotto questo profilo è certamente un dato evidente quanto siano cambiati i soggetti cui si rivolge oggi l orientamento. Si è passati da una prospettiva di intervento orientativo sostanzialmente rivolta al target dei giovani o degli studenti, a un pubblico massiccio di adulti. Le donne, gli immigrati e in generale gli adulti in stato di disoccupazione o di mobilità, in cerca di lavoro o in procinto di doverlo/volerlo cambiare sono via via diventati un bacino di utenza ampio e molto eterogeneo. In questa direzione ha assunto particolare centralità il dibattito sul lavoro femminile e le pari opportunità e sul cambiamento socio-culturale che le imprese italiane hanno vissuto, in particolare, con le ultime immigrazioni. Sono soprattutto questi due fenomeni ad aver ridisegnato le mappe degli spostamenti della forza lavoro tra nord e sud all interno del nostro paese, tra le piccole e medie aziende, e per quanto riguarda le donne tra il lavoro di cura tradizionale e il lavoro fuori casa con le conseguenze di imparare a gestire quello che è stato definito nella letteratura sul tema il cosiddetto doppio lavoro o la doppia 143

145 CAPITOLO 6 Secondo punto: cresce l attenzione verso le problematiche femminili legate al mondo del lavoro insieme a quella per le tematiche crossculturali e intergenerazionali connesse con le trasformazioni delle società attuali. presenza (Balbo, 1978). Senza entrare nel merito degli studi di genere e sulle pari opportunità al lavoro è emblematico sottolineare come sia parimenti cresciuta a livello internazionale e nazionale l attenzione al tema della famiglia (Rossi G., 2002). A livello italiano, già da qualche anno, è attivo un osservatorio nazionale sulla famiglia che, tra gli altri punti di attenzione, ha posto molta rilevanza al dibattito sulla conciliazione tra i cosiddetti tempi professionali e i tempi di cura che incrocia inevitabilmente il focus delle tematiche femminili e del lavoro. In questa direzione sono cresciuti gli investimenti di ricerca e i progetti innovativi in favore delle donne e dell occupazione femminile anche in virtù dell introduzione della legge 53/2000. È importante sottolineare che le esigenze di conciliazione fanno riferimento a un ampio spettro di situazioni che coinvolgono le imprese nell utilizzo del part-time e del lavoro flessibile, ma che interessano i tempi e gli spazi della vita pubblica, come quelli della città e dei servizi socio-assistenziali, materno-infantili, ecc. Il dibattito che ruota intorno a queste tematiche è certamente oggetto di scelte e posizioni politiche varie e complesse che non è il caso di menzionare in questa sede, anche se a proposito della ripartizione del lavoro tra produzione e riproduzione è facilmente condivisibile quanto scrive Borderías (2000): per le donne la necessità di articolare in modo nuovo vita e lavoro non è solo questione di tempi: va unita indissolubilmente al cambiamento della qualità e della cultura del lavoro (p. 149). Credo, infatti, che il richiamo a una visione più ampia e complessa sulla crisi dei tradizionali modelli di occupazione sia il messaggio forte che arriva da più parti per riuscire a rinegoziare, anzitutto tra uomini e donne ma anche tra culture diverse, i tempi e le modalità di lavoro. Una rinegoziazione che vuole puntare ad alimentare un etica del lavoro come diritto alla sicurezza ma anche al benessere sociale. Sulla scia di queste riflessioni è altrettanto evocativo un recente contributo di Piccardo, Martini (2004) dal titolo il doppio empowerment, intendendo con questo termine il pieno sviluppo delle potenzialità, a un tempo, di chi è destinatario della cura e di chi la eroga (p. 20). Da questo punto di vista, le cooperative sociali di cui parlano le due autrici sono luoghi elettivi di esercizio ed espressione di questo atteggiamento della reciproca cura, ma altrettanto lo sono i servizi per l orientamento e i centri per l impiego oggi. Un dato empiricamente naïf evidenzia non solo che il lavoro dell orientamento è ancora per la maggior parte di competenza delle donne, ma nello stesso tempo che i progetti ad hoc per il target femminile sono significativamente più numerosi che per altri target. Infatti, nonostante una riduzione del dif- 144

146 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO ferenziale dell accesso nel mercato del lavoro tra i sessi, le donne risultano ancora in posizione svantaggiata e per questo necessitano di maggiori incentivi all occupazione (Battistoni, 2003). La storia e le politiche delle donne, ma anche la teoria e la ricerca in tema di lavoro e organizzazione, hanno dunque portato in primo piano nuove esperienze sociali e umane che hanno profondamente segnato il passaggio da un orientamento di tipo vocazionale a un orientamento di tipo progettuale aperto ad accogliere anzitutto i temi della diversità e della discontinuità. È anche in funzione di un cambiamento di paradigma nella lettura di fenomeni sociali quali l immigrazione e la femminilizzazione del lavoro che le pratiche di orientamento hanno assunto un carattere maggiormente di servizio al cittadino e meno di intervento specialistico ad personam. Si è affermata, in altri termini, una logica di intervento nel campo dell orientamento che ha dovuto superare una concezione classica circoscritta al solo passaggio scuola-lavoro per aprirsi a un ventaglio di azioni dalla valenza consulenziale e di sostegno all occupabilità, oltre che all occupazione. Ancora più in generale è possibile analizzare il legame tra orientamento e pratiche delle donne (o degli adulti) a partire dalle sollecitazioni offerte dalla letteratura specialistica, soprattutto per quanto riguarda il concetto di carriera (che sarà esaminato nel terzo punto). È interessante notare come i segnali di una ridefinizione degli interventi di consulenza alla carriera siano già ampiamente ravvisabili nei contributi americani dei primi anni 90 osservando le trasformazioni in corso nelle società postindustriali. Scrivono Herr e Cramer (1996): l emergere di prospettive teoriche, così come i rapidi cambiamenti sociali e occupazionali e nei contenuti lavorativi, i problemi connessi alla disoccupazione, le differenziate realtà economiche, i mandati legislativi e le questioni sulla transizione scuola-lavoro, il maturare di prospettive teoriche circa il comportamento di carriera, la crescente richiesta di sicurezza nella pianificazione della carriera e nell adattamento al lavoro e il miglioramento delle abilità necessarie hanno debolmente, ma inesorabilmente, ridefinito il contenuto, la tecnologia utilizzata, lo spettro di tempo e il tipo di fruitori dei career services (p. 7). A sostegno di quanto detto nel punto precedente è evidente in letteratura quanto i servizi alla carriera per adulti, comunque proposti e descritti, abbiano iniziato a operare e si siano sviluppati cercando di conciliare un doppio livello: quello individuale ma anche quello sociopolitico. L ansia per il successo, la mancanza di informazione, l incertezza diffusa, originando ruoli e posizioni di lavoro sempre più confuse e precarie, sono diventate il contenuto chiave del processo di career Secondo punto: cresce l attenzione verso le problematiche femminili legate al mondo del lavoro insieme a quella per le tematiche crossculturali e intergenerazionali connesse con le trasformazioni delle società attuali. 145

147 CAPITOLO 6 Secondo punto: cresce l attenzione verso le problematiche femminili legate al mondo del lavoro insieme a quella per le tematiche crossculturali e intergenerazionali connesse con le trasformazioni delle società attuali. guidance. In questa direzione l idea forte che si è aggiunta al classico concetto di orientamento è stata quella di ciclo di vita, e in generale di una prospettiva life-span che ha ampliato il processo orientativo verso nuovi target e obiettivi (Herr, Cramer, 1996). 6.4 Terzo punto: si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale. Se sempre di più l orientamento che si fa è un orientamento di carriera (Parlier, 1996), appare evidente come diverse, ma spesso forzate, siano le esigenze del mercato e del business che portano a far cambiare lavoro e azienda. Le persone cambiano lavoro sull onda delle innovazioni tecnologiche, per via delle nuove forme contrattuali, in conseguenza ai continui e repentini processi di downsinzing, outsourcing e in generale di ristrutturazione che attraversano le organizzazioni a livello mondiale. Il punto fondamentale è che questi lavoratori in transizione hanno professionalità spesso spendibili e non sono necessariamente vittime di qualche discriminazione. La maggior parte di loro ha competenze che non si adattano più alle esigenze dell azienda e quindi sono datate. Alcuni accettano di acquisirne di nuove per sviluppare la possibilità di competere in posizioni di interesse e si rimettono in formazione, molti vanno ad incrementare la popolazione dei cosiddetti portfolio people muovendosi da un contratto temporaneo a un altro (il personale interinale). I percorsi di carriera che vengono così a disegnarsi sono molteplici, diversificati, risultando, a volte, solo discontinui. In tutti casi come scrive Alberici (2001) è la mobilità di carriera che è alla base dello sviluppo individuale delle competenze professionali (p. 128). In qualche modo, mentre i fattori che influenzano la mobilità possono variare, le modalità con le quali fronteggiarla richiedono lo sviluppo costante di competenze, fiducia in sé, flessibilità, così come un apprendimento continuo. Al bisogno emergente di un lifelong career development fa eco una domanda ricorrente nelle politiche del lavoro e dell orientamento professionale: come utilizzare la mobilità occupazionale per capitalizzare sia le opportunità del mercato sia quelle sul posto di lavoro? La risposta non è così semplice e automatica, ma sicuramente i servizi consulenziali alla carriera hanno contribuito a fornire un aiuto in questa direzione e una rapida analisi storica delle pratiche di orienta- 146

148 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO mento professionale consente di evidenziarlo. Anche se in generale tali servizi non sono stati pensati per il cittadino medio, ma in origine sono stati progettati per target specifici (giovani in cerca di prima occupazione, disoccupati o fasce deboli da reinserire nel mercato del lavoro), sembra ora necessario sviluppare un sistema che incontri il bisogno di molti, se non di tutta la popolazione in età lavorativa. Come sottolineano Watts, Dartois e Plant (1988), efficienza nell allocazione delle risorse umane ed equità sociale nell accesso alle opportunità educative e professionali diventano concetti fondamentali per sottolineare l utilità dei servizi alla carriera, comunque vengano utilizzati. L enfasi primaria nelle pratiche di orientamento professionale è stata storicamente quella di far incontrare le attitudini individuali, risultanti dai profili ottenuti a prove e test specifici, con le richieste di opzioni lavorative disponibili, facendo attenzione a massimizzare la compatibilità tra i due aspetti. In altri termini, sia per rispondere a una filosofia legata alla domanda del mercato o a una più psicologica, l obiettivo dell orientamento al lavoro era sostanzialmente di tipo predittivo e il processo tipico del vocational guidance era confinato all entrare nel mercato del lavoro o al reinserimento dopo un cambiamento occupazionale. Venendo meno questa linearità del processo vocazionale, sia in funzione delle profonde trasformazioni nel mondo del lavoro già elencate in precedenza, sia in relazione all idea di carriera che si va affacciando negli studi sul tema, entrano a far parte del concetto di orientamento professionale nuovi significati che apparentemente non rientrano nel modello occupazionale classico. Anzitutto il termine carriera abbraccia una cornice di tempo più ampia rispetto al termine scelta di occupazione: include attività pre-professionali, programmi educativi e attività post-professionali (Quaglino, Rossi, Ghislieri, 2005). In secondo luogo, il modello di carriera non considera primariamente le differenze tra le occupazioni, ma piuttosto la continuità o discontinuità nello sviluppo individuale, le interazioni delle scelte educative e occupazionali nel tempo e la sequenza di lavori o posizioni mantenute (Herr, Cramer, 1996). Una visione allargata e più complessa dell orientamento professionale, da un lato, e dall altro del percorso di carriera degli individui ha inevitabilmente portato il professionista dell orientamento a occuparsi non soltanto della scelta di formazione o di lavoro della persona, ma anche degli obiettivi intermedi e a lungo termine messi a fuoco nel corso dell intervento. È dunque condivisa tra i decisori, gli studiosi e gli operatori del settore che questa nuova concezione di carriera si leghi a un modo diverso di fare orientamento professionale, che non ragiona Terzo punto: si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale. 147

149 CAPITOLO 6 Terzo punto: si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale. più per modelli prestabiliti o per fasi prevedibili. Sotto questo profilo il costrutto di ciclo di vita, come organizzazione evolutiva dei passaggi verso l adultità, sembra necessitare di un ripensamento proprio alla luce delle profonde trasformazioni sociali e culturali intervenute in questi ultimi anni. Sociologi e psicologi richiamano in questa direzione l importanza di rivedere soprattutto i compiti di tipo sociale, dove la dimensione del lavoro rappresenta non soltanto un obiettivo vitale e indispensabile di maturazione e crescita verso l autonomia o la generatività, ma una fonte importante di apprendimento (Palmade, 2003). Se i percorsi di carriera spiegati attraverso i modelli fasici, come quelli di Super, risultano ampiamente datati, sia per ragioni di vita anagrafica (le cinque fasi legate all età non sono più valide) sia per i dati socio-economici già menzionati, è più proprio parlare di career-learning o apprendimento finalizzato alla carriera, rifacendosi al termine originariamente coniato da Law (1996). Ora, come affermano Knasel, Meed e Rossetti (2002) è più convincente guardare alla carriera come a un processo di apprendimento continuo e permanente in cui è centrale saper riflettere sull esperienza e saper gestire le situazioni dinamiche in modo da sapersi anche auto-orientare (lifelong guidance). Nuovi apprendimenti sono richiesti per tutti, ma nel campo dell orientamento questi sembrano obbligati, anche perché come sostengono da una decina d anni i più autorevoli studiosi del settore, la natura del lavoro non è più compatibile con il pensiero lineare o con gli approcci razionali tradizionalmente usati dai counselor per aiutare le persone a prendere decisioni e a pianificare il loro futuro (Mitchell, Levin, Krumboltz, 1999). A tal proposito, si fa riferimento a quanto scrive Bingham (1998) in quale misura i programmi di career guidance saranno significativamente diversi tra 10, 20 o 30 anni rispetto a cosa sono stati nel recente passato? (p. 61). L autore risponde individuando tre grandi aree di cambiamento: il progresso tecnologico, il cui impatto non cessa di influenzare l erogazione dei servizi di career guidance; la diversità, non solo della popolazione che si rivolge a tali servizi, ma anche dei professionisti che li offrono; le linee guida usate nel valutare l efficacia degli interventi. Stare al passo con l innovazione teorico-metodologica, ma anche tecnologica, intervenuta nel campo della consulenza in generale, richiede oggi, anche agli operatori di orientamento, di sapersi confrontare con la propria eventuale incapacità a gestire nuovi strumenti di lavoro di fronte a nuovi bisogni dell utenza. E tutto ciò comporta nuo- 148

150 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO va formazione per gli operatori e nuovi criteri di valutazione della qualità del servizio. Si accenna qui brevemente al tema delle competenze sia degli operatori sia dei clienti. Ancora una volta è presente una forte convergenza di interessi nel dibattito politico-istituzionale e nella letteratura. Quello che è indubbio è che l orientamento si nutre di competenze. Nel senso che il processo orientativo verte soprattutto sull analisi della storia di competenza delle persone, e non sulla sua valutazione che è propria della selezione. Leggere e decodificare il patrimonio di competenze in possesso di una persona in fase di orientamento è il passaggio chiave per aiutarlo a scegliere e a decidere. Avere come riferimento un modello interpretativo delle competenze professionali è quindi un importante attrezzo di chi fa questo mestiere. D altro canto, gli stessi operatori si trovano investiti, un po in tutta Europa, da una continua tensione verso un aggiornamento delle loro competenze, sia per stare al passo di quei cambiamenti cui si è già accennato, sia per progettare interventi sempre più specialistici e raffinati che attengono alla sfera della carriera di una persona, e non riduttivamente al processo di scelta occupazionale. Guardando rapidamente all ambito consulenziale di carriera possiamo menzionare tanti contenuti e problematiche diverse legate alle sue varie tappe: in ingresso e in relazione al processo di socializzazione, nello sviluppo e nella tensione verso le promozioni, durante le crisi, verso il pensionamento e sino all uscita dal lavoro. È evidente quindi che i concetti emergenti legati alla sfera dell orientamento professionale non riguardano più solo le potenzialità di performance dell individuo su specifici compiti occupazionali. Ecco perché nel modello di carriera si fa riferimento, oltre che a una serie di servizi per coloro che sperimentano conflitti di scelta e problemi di adattamento al lavoro, ad altri servizi che possono svolgere un ruolo importante nell educare gli individui ad anticipare e a prepararsi ai diversi percorsi di sviluppo possibile (Herr, Cramer, Niles, 2004). Questa concezione di carriera rinvia a un approccio alla consulenza orientativa di tipo olistico che punta ad armonizzare tutti gli aspetti della vita di una persona, il lavoro come la sfera del privato. In questa prospettiva, si collocano numerose metodologie di career counseling che enfatizzano una visione integrata dell intervento e una centratura sul soggetto. Per citarne solo due: il bilancio di competenze in Francia e la consulenza basata sulla Personal Career Theory (PCT) 20 di Holland Terzo punto: si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale. 20 La PCT costituisce una recente revisione della teoria di Holland secondo la quale le scelte di orientamento dipendono dall abbinamento, o dalla congruenza, tra la personalità degli individui e l ambiente psicologico. 149

151 CAPITOLO 6 Terzo punto: si viene a riconfigurare il campo dell educazione e della formazione non solo permanente, ma anche iniziale, a fronte dell intreccio sempre più stretto tra il concetto di carriera e di ciclo di vita, di apprendimento lifelong e di competenza professionale. (1997) nei paesi anglosassoni. Questo secondo tipo di consulenza si basa sull assunto che ognuno possiede una propria teoria personale di carriera che è una concettualizzazione individualizzata di come carriera e lavoro si rivelano e operano. Come si è già detto non è un caso che molti dei dispositivi consulenziali che trattano della carriera professionale vadano nella direzione di accompagnare e sostenere sempre di più il progetto o la prefigurazione di uno sviluppo personale, al di là delle transizioni scolastiche e lavorative o dei passaggi di avanzamento gerarchico (Bridges, 2004). Se come evidenziano queste pratiche, e come d altro canto tutta la letteratura di matrice anglosassone sottolinea sin dalla fine degli anni sessanta, oggi è più che mai opportuno parlare di career guidance piuttosto che di vocational guidance, sul piano teorico-concettuale due sembrano le ragioni di questo cambiamento di ottica: il concetto di comprensione di sé viene elevato allo stesso livello di importanza della conoscenza delle richieste occupazionali o del compito specifico. E strategico sviluppare capacità individuali per poter effettuare scelte di carriera libere e consapevoli e preparasi adeguatamente al proprio percorso di sviluppo; i valori personali, la chiarezza del concetto di sé, l essere propositivi, la tendenza a esplorare personalmente le opportunità di scelta diventano variabili decisive. Quest ultimo punto è particolarmente rilevante nei programmi e nelle pratiche di orientamento pensate per i giovani e gli studenti in quanto sempre di più le figure educative sono chiamate a far ragionare i ragazzi già in età scolare in termini di pianificazione di carriera accettando quindi la fatica e la responsabilità di vedere la loro vita in modo più ampio e complesso (Drier, 2000). 6.5 Quarto punto: si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. Una visione ampia del career guidance é dunque da considerarsi nuova sia per i presupposti teorici, sia per la popolazione di utenti a cui sembra indirizzarsi. Essa tende ad andare oltre ai più recenti modelli di vocational guidance e ad abbracciare concetti di life-span career che trascendono quelli relativi alla fase di scelta iniziale del lavoro e di adattamento per occuparsi di questioni riguardanti i ruoli lavorativi e familiari, la con- 150

152 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO ciliazione tra lavoro e tempo libero, il rapporto tra lavoro e salute mentale, le differenziazioni di ruolo e di genere, lo sviluppo olistico e la consapevolezza individuale (Swanson, Fouad, 1999; Sugarman, 2003). Le implicazioni di questa nuova visione del career guidance sono state efficacemente sintetizzate da Hansen (1981) più di vent anni fa: il focus si sposta da un ambito strettamente lavorativo a uno sui modelli di vita; i clienti sono aiutati a divenire consapevoli della loro stessa socializzazione alla carriera; l attenzione si sposta dal focalizzarsi sull inserimento degli individui al lavoro, alla preparazione per le scelte di vita e le conseguenze che ne potrebbero derivare; il fulcro non è la singola scelta occupazionale ma la progettazione di sé nelle diverse sfere di vita; i clienti sono aiutati a raggiungere una migliore integrazione di ruolo nella società che muta rapidamente; gli individui sono aiutati a muoversi oltre le scelte stereotipate che gli uomini e le donne hanno fatto in passato per espandere il range di opzioni che possono essere considerate e scelte. Adottando uno sguardo meta si può affermare che agli operatori e ai clienti dell orientamento viene oggi richiesto di saper mobilitare un insieme di risorse sempre più ampio. E più precisamente, quello che viene richiesto (come a tutti i professionisti) è di saper agire con pertinenza. A tal proposito Le Boterf (2002) scrive: saper agire con pertinenza suppone di saper giudicare (p. 52). Proprio perché è ampiamente riconosciuto nel campo dell orientamento il valore delle teorie neocomportamentiste sull adattamento tra persona-ambiente, è centrale oggi il concetto di negoziazione tra operatore e cliente, che chiama in causa reciproche abilità di analisi e diagnosi. Non dimentichiamo che sono proprio le abilità di valutazione di sé e delle proprie condizioni di vita ad essere alla base dell intervento orientativo. In altre parole, piuttosto che imporre la propria specifica teoria al cliente, gli approcci olistici più diffusi nel campo dell orientamento puntano a far emergere tutti i dati soggettivi e oggettivi che permettono di valutare la funzionalità delle teorie di carriera della persona. Ovvero di accedere a una conoscenza a partire da sé e non su di sé. Questo punto lo considero centrale per sviluppare l idea che la trasversalità crescente degli interventi di orientamento per contesti, domanda, target, obiettivi e strumenti, si associ a una loro funzione sempre più di tipo sociale e sempre meno individuale. O meglio, crescendo l insicurezza collettiva circa il futuro e il lavoro che porta i singoli a svi- Quarto punto: si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. 151

153 CAPITOLO 6 Quarto punto: si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. luppare un bisogno informativo, consulenziale o di vero e proprio supporto psicologico aumenta anche l esigenza di soddisfare questa richiesta con servizi mirati e specialistici. In altri termini, crescendo la domanda individuale aumenta l offerta degli interventi che si diversificano e si caratterizzano sempre di più come strumenti per un lavoro di rete sociale. Questo aspetto è al centro di un attività di ricerca recentemente pubblicata da Watts e Sultana (2004) che ha coinvolto 37 paesi del mondo. I dati di ricerca sono la sintesi di tre diversi lavori condotti dalla OCDE, dalla Commissione Europea e dalla Banca Mondiale 21. In tutti i paesi, l orientamento professionale è visto come un bene pubblico legato a obiettivi politici relativi all apprendimento, al mercato del lavoro e alla giustizia sociale. Tra le 10 caratteristiche che dovrebbe possedere un sistema di lifelong guidance efficace e moderno vale la pena citarne due che vanno nella direzione qui delineata: la trasparenza e la facilità d accesso ai servizi nel corso della vita, inclusa la capacità di incontrare i bisogni di un ampia gamma di clienti; la flessibilità e l innovazione nell erogazione dei servizi in grado di riflettere i bisogni e le circostanze di vita dei diversi clienti che vi accedono. È dunque consolidata l idea che fare orientamento oggi nella scuola, nella formazione professionale o sul lavoro sia un compito che mette in gioco molteplici risorse (spesso scarse e diversamente implicate) e che l operatore come il cliente deve saper mediare tra esse per arrivare a un risultato socialmente utile. In altri termini, viene meno la sola centratura sulla soddisfazione del singolo, ma cresce l attenzione verso la qualità della prestazione professionale erogata all interno di una rosa di servizi alla persona. A questa visione politicamente dominante si accompagna una letteratura sul tema che intreccia sempre di più l ambito dell orientamento con quello della formazione. Tra questi due universi è evidente come un posto centrale lo giochi il concetto di apprendimento. Poiché i concetti di apprendimento permanente (lifelong learning), di apprendimento sul lavoro (workplace learning), di apprendimento informale (informal learning), di apprendimento auto-diretto (self-direct learning), e di altre forme del cosiddetto apprendimento esperienziale (experiential learning) assumono un importanza crescente nell ambito dell educazione, per capire e concettualizzare la relazione tra l esperienza di apprendimento delle persone e la loro percezione dell esperienza diven- 21 Tutti i dati raccolti sono disponibili sul sito delle tre organizzazioni internazionali:

154 UNO SGUARDO SULL ORIENTAMENTO tano altrettanto cruciali alcune questioni. Una prima questione potrebbe porsi in questi termini: che cosa significa imparare dall esperienza per auto-orientarsi? E un secondo interrogativo diventa: quale ruolo giocano le figure educative in questo processo? Si usa volutamente una locuzione ampia quale figure educative perché sempre di più la formazione che viene oggi praticata nei diversi luoghi dell apprendimento fa appello a ruoli e competenze diversificate, e il termine comune di formatore risuona parzialmente rappresentativo delle funzioni e dei compiti didattici e di sviluppo che tali figure sono chiamate a svolgere. In questa sede è interessante sottolineare come di fatto nel campo della formazione per gli adulti (ma non solo) sia molto diffusa la funzione della consulenza o del counseling, ma in generale quella dell accompagnamento. Gli intrecci e i rimandi al mondo della consulenza, a quella tipica dello sviluppo organizzativo, ma anche a quella individuale e un tempo riservata a profili professionali alti, sono continui e insistenti. Non esiste percorso o pratica formativa che non sia caratterizzata da elementi affini, presi a prestito o vicini alle formule del counseling. E la formazione si è vieppiù imparentata con la consulenza non solo negli strumenti didattici che si possono inserire in un modulo formativo, ma nei contenuti, nei tempi e nelle finalità. A proposito di finalità formative è interessante notare come il costrutto di competenza si sia progressivamente sostituito a quello di obiettivo di apprendimento, proprio sulla scia di un ampliamento dei confini della formazione (o delle pratiche educative) verso i territori della consulenza. Ovvero verso una modalità di conoscenza e di ascolto che mette al centro la biografia della persona e che recupera e valorizza il pregresso, che nel caso degli adulti significa soprattutto esperienza e competenze professionali. L imparentamento tra orientamento, auto-orientamento, formazione e autoformazione (Grimaldi, Quaglino, 2005) chiama quindi in causa sia il concetto di apprendimento sia il costrutto di competenza, e questo intreccio appare tanto più stretto in questa visione che vede gli interventi a carattere orientativo molto vicini a quelli di comunità e di mediazione socio-culturale, ovvero di consulenza e accompagnamento (figura 2). Quarto punto: si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. 153

155 CAPITOLO 6 Quarto punto: si ampliano gli obiettivi delle pratiche a valenza orientativa sino a proporsi come possibili nuove formule di interventi di comunità volti a funzioni di mediazione socio-culturale e di accompagnamento in un progetto formativo e di lavoro. Figura 2- L orientamento come intervento di comunità In altri termini, concludendo attraverso il riferimento della letteratura, si cita il contributo di Tractenberg, Streumer e Van Zolingen (2002) quando scrivono: con la crescente diversità sociale e culturale nella scuola e nell ambiente del lavoro diventa più che mai necessario sviluppare concetti e teorie che approccino specifiche tematiche sociali, di genere e culturali. Se così è, l idea che la comunità sia il sociale nel quale ha luogo l azione dei singoli consente di prefigurare un sistema per l orientamento dove le pratiche e le competenze dei professionisti sono agite in una rete più ampia e complessa di servizi e attori che dialogano tra loro. Bibliografia ACCORNERO A. (1999a), Era il secolo del lavoro. Il Mulino, Bologna. ACCORNERO A. (1999b), Perché l orientamento al lavoro è ancora più importante di ieri. Il Mulino, 381, pp ACCORNERO A. (2000), La società dei lavori, in M. Ambrosiani, B. Beccalli (a cura di), Lavoro e nuova cittadinanza, cittadinanza e nuovi lavori. FrancoAngeli, Milano. ALBERICI A. (2001), La dimensione lifelong learning nella teoria pedagogica, in C. Montedoro (a cura di) Dalla pratica alla teoria per la formazione: un percorso di ricerca epistemologica. Franco Angeli, Milano. 154

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