SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI

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2 SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI In questo numero TESTO UNICO SULL ORDINAMENTO DELLE AUTONOMIE LOCALI Rivista di documentazione e dibattito sulle autonomie locali in Sardegna N 1 - Maggio 2012 Numero 1/2012 Dopo il consenso con cui sono stati accolti i primi due numeri del periodico "Sardegna Autonomie Locali che porta avanti il compito che fu di Enti Locali Notizie e Documenti, si è deciso di proseguire con la pubblicazione di un numero monografico dedicato alle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il D.Lgs. 267/2000 (TUEL), coordinandolo con le disposizioni normative e regolamentari della Regione Sardegna. Nell'intento di dare una visione immediata, la più ampia e completa possibile delle disposizioni legislative, il testo è stato aggiornato e corredato di tutte le note, richiamando, ove intervenga, la normativa regionale che disciplina la materia con l'obiettivo di fornire uno strumento agile di consultazione e di lavoro. L'attualità e il tempismo con cui si è scelto di pubblicare il TUEL, avviene in un momento di importanti e forti mutamenti nella vita politica e sociale del Paese. Infatti, la recente approvazione della c.d. manovra economica bis (D.L. 138/2011) e del Decreto salva Italia (D.L. 201/2011) con la riduzione dei costi della politica, la razionalizzazione dell esercizio delle funzioni comunali e la modifica dell ordinamento istituzionale delle Province, hanno ridisegnato gli assetti ordinamentali e funzionali degli enti locali. Anche la Regione Sardegna ha colto il vento del cambiamento : l'assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, con i suoi uffici e le rappresentanze delle autonomie locali, sta approntando un disegno di legge sull'ordinamento delle autonomie locali in Sardegna ponendo, in tal modo, anche ordine in uno dei "corpus" normativi più complessi. Nel rispetto del principio di sussidiarietà, punto fermo di questa Amministrazione, una volta approvato il TUEL Sardegna, tramite il Servizio degli enti locali che si occupa di formazione agli enti e con la collaborazione della Redazione della Rivista, verranno organizzati incontri di confronto, chiarificazione e specificazioni sulle nuove norme per facilitare la loro l'applicazione. Colgo, infine, l'occasione per porgere i migliori auguri di buon lavoro agli amministratori, dirigenti, funzionari e operatori degli enti locali tutti, auspicando una continua e proficua collaborazione tra l'assessorato e le Autonomie Locali della Sardegna. L Assessore Nicola Rassu 1

3 DIRETTORE EDITORIALE Marilinda Carta DIRETTORE RESPONSABILE Vincenzo Di Dino COORDINAMENTO REDAZIONALE Luisa Anna Marras NUMERO MONOGRAFICO a cura del Servizio degli enti locali REDAZIONE Sandra Careddu, Maria Elena Demurtas, Giovanni Fonnesu, Lucia Fonnesu, Marco Pisano, Maria Maddalena Sanna PROGETTO GRAFICO E COPERTINA Redazione Rivista IN COPERTINA: Pinnettas in località Buchi Arta, Supramonte di Dorgali (NU), foto di Marco Pisano STAMPA Tiburtini S.r.l. - Roma DIREZIONE E REDAZIONE Assessorato Enti Locali, Finanze ed Urbanistica - Direzione Generale Enti Locali - Servizio degli Enti Locali - Viale Trieste, n Cagliari Tel Fax SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI Rivista di documentazione e dibattito sulle autonomie locali in Sardegna dell Assessorato Enti Locali, Finanze ed Urbanistica Anno 22 - Nuova serie - n. 1/ Reg. trib. di Cagliari n. 26/28 del

4 SOMMARIO Presentazione Assessore Enti Locali, Finanze ed Urbanistica... 1 Nota della Redazione... 4 D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali - art. 31 legge 3 agosto 1999, n. 265 coordinato con la normativa regionale... 5 Indice analitico Supplemento alla Rivista Normativa regionale in materia di ordinamento degli enti locali Indice

5 I N T R O D U Z I O N E Lo Statuto Speciale per la Sardegna (Legge Costituzionale n. 3 del 26 febbraio 1948), all articolo 3, attribuisce alla Regione competenza legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali e relative circoscrizioni, ma la normativa statale continua a trovare applicazione "(...) fino a quando non sia diversamente disposto con leggi regionali (...)" (cfr. art. 57 dello Statuto Speciale per la Sardegna). Il presente testo è stato redatto al solo fine di facilitare la consultazione della normativa in materia di autonomie locali. Per una migliore comprensione, appare utile specificare che: - le modificazioni, integrazioni e abrogazioni intervenute da successive norme sono indicate in corsivo nel corpo del testo; - le leggi richiamate in nota nel TUEL, per offrire l mmediata conoscenza del loro contenuto, sono riportate in calce agli articoli; - in campo celeste è indicata la normativa regionale applicabile in Sardegna che disciplina la materia. Tutte le leggi regionali citate in nota sono inserite per esteso nel supplemento. - in campo verde chiaro sono indicate, invece, le modificazioni intervenute a seguito degli ultimi provvedimenti legislativi adottati in materia di enti locali. La pubblicazione, inoltre, è integrata da un prezioso indice analitico con l intendimento di agevolare notevolmente la ricerca dell argomento. La redazione 4

6 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (art. 31 Legge 3 agosto 1999, n. 265) (Pubblicato nella G. U. 28 settembre 2000, n. 227, Supplemento Ordinario) PARTE I - ORDINAMENTO ISTITUZIONALE TITOLO I - Disposizioni generali Art. 1. Oggetto Art. 2. Àmbito di applicazione Art. 3. Autonomia dei comuni e delle province Art. 4. Sistema regionale delle autonomie locali Art. 5. Programmazione regionale e locale Art. 6. Statuti comunali e provinciali Art. 7. Regolamenti Art. 7-bis. Sanzioni amministrative Art. 8. Partecipazione popolare Art. 9. Azione popolare e delle associazioni di protezione ambientale Art. 10. Diritto di accesso e di informazione Art. 11. Difensore civico Art. 12. Sistemi informativi e statistici TITOLO II - Soggetti Capo I - Comune Art. 13. Funzioni Art. 14. Compiti del comune per servizi di competenza statale Art. 15. Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni Art. 16. Municipi Art. 17. Circoscrizioni di decentramento comunale Art. 18. Titolo di città Capo II - Provincia Art. 19. Funzioni Art. 20. Compiti di programmazione Art. 21. Revisione delle circoscrizioni provinciali Capo III - Aree metropolitane Art. 22. Aree metropolitane Art. 23. Città metropolitane Art. 24. Esercizio coordinato di funzioni Art. 25. Revisione delle circoscrizioni comunali Art. 26. Norma transitoria Capo IV - Comunità montane Art. 27. Natura e ruolo Art. 28. Funzioni Art. 29. Comunità isolane o di arcipelago Capo V - Forme associative Art. 30. Convenzioni Art. 31. Consorzi Art. 32. Unioni di comuni Art. 33. Esercizio associato di funzioni e servizi da parte dei comuni Art. 34. Accordi di programma Art. 35. Norma transitoria 5 TITOLO III - Organi Capo I - Organi di governo del comune e della provincia Art. 36. Organi di governo Art. 37. Composizione dei consigli Art. 38. Consigli comunali e provinciali Art. 39. Presidenza dei consigli comunali e provinciali Art. 40. Convocazione della prima seduta del consiglio Art. 41. Adempimenti della prima seduta Art. 42. Attribuzioni dei consigli Art. 43. Diritti dei consiglieri Art. 44. Garanzia delle minoranze e controllo consiliare Art. 45. Surrogazione e supplenza dei consiglieri provinciali, comunali e circoscrizionali Art. 46. Elezione del sindaco e del presidente della provincia - Nomina della Giunta Art. 47. Composizione delle giunte Art. 48. Competenze delle giunte Art. 49. Pareri dei responsabili dei servizi Art. 50. Competenze del sindaco e del presidente della provincia Art. 51. Durata del mandato del sindaco, del presidente della provincia e dei consigli. Limitazione dei mandati Art. 52. Mozione di sfiducia Art. 53. Dimissioni, impedimento, rimozione, decadenza, sospensione o decesso del sindaco o del presidente della provincia Art. 54. Attribuzioni del sindaco nei servizi di competenza statale Capo II - Incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità Art. 55. Elettorato passivo Art. 56. Requisiti della candidatura Art. 57. Obbligo di opzione Art. 58. Cause ostative alla candidatura Art. 59. Sospensione e decadenza di diritto Art. 60. Ineleggibilità Art. 61. Ineleggibilità e incompatibilità alla carica di sindaco e presidente di provincia Art. 62. Decadenza dalla carica di sindaco e di presidente della provincia Art. 63. Incompatibilità Art. 64. Incompatibilità tra consigliere comunale e provinciale e assessore nella rispettiva Giunta Art. 65. Incompatibilità per consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale Art. 66. Incompatibilità per gli organi delle aziende sanitarie locali e ospedaliere Art. 67. Esimente alle cause di ineleggibilità o incompatibilità

7 L E G I S L A Z I O N E Art. 68. Perdita delle condizioni di eleggibilità e incompatibilità Art. 69. Contestazione delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità Art. 70. Azione popolare Capo III - Sistema elettorale Art. 71. Elezione del sindaco e del consiglio comunale nei comuni sino a abitanti Art. 72. Elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a abitanti Art. 73. Elezione del consiglio comunale nei comuni con popolazione superiore a abitanti Art. 74. Elezione del presidente della provincia Art. 75. Elezione del consiglio provinciale Art. 76. Anagrafe degli amministratori locali e regionali Capo IV - Status degli amministratori locali Art. 77. Definizione di amministratore locale Art. 78. Doveri e condizione giuridica Art. 79. Permessi e licenze Art. 80. Oneri per permessi retribuiti Art. 81. Aspettative Art. 82. Indennità Art. 83. Divieto di cumulo Art. 84. Rimborso delle spese di viaggio Art. 85. Partecipazione alle associazioni rappresentative degli enti locali Art. 86. Oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi e disposizioni fiscali e assicurative Art. 87. Consigli di amministrazione delle aziende speciali TITOLO IV - Organizzazione e personale Capo I - Uffici e personale Art. 88. Disciplina applicabile agli uffici ed al personale degli enti locali Art. 89. Fonti Art. 90. Uffici di supporto agli organi di direzione politica Art. 91. Assunzioni Art. 92. Rapporti di lavoro a tempo determinato e a tempo parziale Art. 93. Responsabilità patrimoniale Art. 94. Responsabilità disciplinare Art. 95. Dati sul personale degli enti locali Art. 96. Riduzione degli organismi collegiali Capo II - Segretari comunali e provinciali Art. 97. Ruolo e funzioni Art. 98. Albo nazionale Art. 99. Nomina Art Revoca Art Disponibilità e mobilità Art Agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali Art Organizzazione e funzionamento dell'agenzia autonoma Art Scuola superiore della pubblica amministrazione locale e scuole regionali e interregionali Art Regioni a statuto speciale Art Disposizioni finali e transitorie Capo III - Dirigenza ed incarichi Art Funzioni e responsabilità della dirigenza Art Direttore generale SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI Art Conferimento di funzioni dirigenziali Art Incarichi a contratto Art Adeguamento della disciplina della dirigenza TITOLO V - Servizi e interventi pubblici locali Art Servizi pubblici locali Art Gestione delle reti ed erogazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica Art. 113-bis. Gestione dei servizi pubblici locali privi di rilevanza economica Art Aziende speciali ed istituzioni Art Trasformazione delle aziende speciali in società per azioni Art Società per azioni con partecipazione minoritaria di enti locali Art Tariffe dei servizi Art Regime del trasferimento di beni Art Contratti di sponsorizzazione, accordi di collaborazione e convenzioni Art Società di trasformazione urbana Art Occupazione d'urgenza di immobili Art Lavori socialmente utili Art Norma transitoria TITOLO VI - Controlli Capo I - Controllo sugli atti Art Pubblicazione delle deliberazioni Art Comunicazione delle deliberazioni ai capigruppo Art Deliberazioni soggette in via necessaria al controllo preventivo di legittimità Art Controllo eventuale Art Comitato regionale di controllo Art Servizi di consulenza del comitato regionale di controllo Art Composizione del comitato Art Incompatibilità ed ineleggibilità Art Funzionamento del comitato Art Modalità del controllo preventivo di legittimità Art Esecutività delle deliberazioni Art Comunicazione deliberazioni al prefetto Art Poteri sostitutivi per omissione o ritardo di atti obbligatori Art Poteri sostitutivi del Governo Art Annullamento straordinario Art Pareri obbligatori Art Norma finale Capo II - Controllo sugli organi Art Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali Art Rimozione e sospensione di amministratori locali Art Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti Art Commissione straordinaria e Comitato di sostegno e monitoraggio Art Gestione straordinaria Art. 145-bis. Gestione finanziaria Art Norma finale 6

8 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI Capo III - Controlli interni Art Tipologia dei controlli interni Capo IV - Controlli esterni sulla gestione Art Controllo della Corte dei Conti PARTE SECONDA ORDINAMENTO FINANZIARIO E CONTABILE TITOLO I - Disposizioni generali Art Princìpi generali in materia di finanza propria e derivata Art Princìpi in materia di ordinamento finanziario e contabile Art Princìpi in materia di contabilità Art Regolamento di contabilità Art Servizio economico-finanziario Art Osservatorio sulla finanza e la contabilità degli enti locali Art Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali Art Classi demografiche e popolazione residente Art Consolidamento dei conti pubblici Art Rendiconto dei contributi straordinari Art Norme sulle esecuzioni nei confronti degli enti locali Art Approvazione di modelli e schemi contabili Art Certificazioni di bilancio TITOLO II - Programmazione e bilanci Capo I - Programmazione Art Princìpi del bilancio Art Esercizio provvisorio e gestione provvisoria Art Caratteristiche del bilancio Art Struttura del bilancio Art Fondo di riserva Art Ammortamento dei beni Art Servizi per conto di terzi Art Piano esecutivo di gestione Art Relazione previsionale e programmatica Art Bilancio pluriennale Art Altri allegati al bilancio di previsione Art Valori monetari Capo II - Competenze in materia di bilanci Art Predisposizione ed approvazione del bilancio e dei suoi allegati Art Variazioni al bilancio di previsione ed al piano esecutivo di gestione Art Prelevamenti dal fondo di riserva Art Competenze dei responsabili dei servizi TITOLO III - Gestione del bilancio Capo I - Entrate Art Fasi dell'entrata Art Accertamento Art Riscossione Art Versamento Capo II - Spese Art Fasi della spesa Art Impegno di spesa Art Liquidazione della spesa Art Ordinazione e pagamento Capo III - Risultato di amministrazione e residui Art Risultato contabile di amministrazione Art Avanzo di amministrazione Art Disavanzo di amministrazione Art Residui attivi Art Residui passivi Capo IV - Princìpi di gestione e controllo di gestione Art Regole per l'assunzione di impegni e per l'effettuazione di spese Art Determinazioni a contrattare e relative procedure Art Salvaguardia degli equilibri di bilancio Art Riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio Art Utilizzo di entrate a specifica destinazione Art Controllo di gestione Art Modalità del controllo di gestione Art Referto del controllo di gestione Art. 198-bis. Comunicazione del referto TITOLO IV - Investimenti Capo I - Princìpi generali Art Fonti di finanziamento Art Programmazione degli investimenti Art Finanziamento di opere pubbliche e piano economico-finanziario Capo II - Fonti di finanziamento mediante indebitamento Art Ricorso all'indebitamento Art Attivazione delle fonti di finanziamento derivanti dal ricorso all'indebitamento Art Regole particolari per l'assunzione di mutui Art Attivazione di prestiti obbligazionari Art. 205-bis. Contrazione di aperture di credito Capo III - Garanzie per mutui e prestiti Art Delegazione di pagamento Art Fideiussione TITOLO V - Tesoreria Capo I - Disposizioni generali Art Soggetti abilitati a svolgere il servizio di tesoreria Art Oggetto del servizio di tesoreria Art Affidamento del servizio di tesoreria Art Responsabilità del tesoriere Art Servizio di tesoreria svolto per più enti locali Art Gestione informatizzata del servizio di tesoreria Capo II - Riscossione delle entrate Art Operazioni di riscossione Art Procedure per la registrazione delle entrate Capo III - Pagamento delle spese Art Condizioni di legittimità dei pagamenti effettuati dal tesoriere Art Estinzione dei mandati di pagamento Art Annotazione della quietanza. Art Mandati non estinti al termine dell'esercizio Art Obblighi del tesoriere per le delegazioni di pagamento Capo IV - Altre attività Art Gestione di titoli e valori Art Anticipazioni di tesoreria 7

9 L E G I S L A Z I O N E Capo V - Adempimenti e verifiche contabili Art Verifiche ordinarie di cassa Art Verifiche straordinarie di cassa Art Obblighi di documentazione e conservazione Art Conto del tesoriere TITOLO VI - Rilevazione e dimostrazione dei risultati di gestione Art Rendiconto della gestione Art Conto del bilancio Art Conto economico Art Conto del patrimonio e conti patrimoniali speciali Art Relazione al rendiconto della gestione Art Contabilità economica Art Conti degli agenti contabili interni TITOLO VII - Revisione economico-finanziaria Art Organo di revisione economico-finanziario Art Durata dell'incarico e cause di cessazione Art Incompatibilità ed ineleggibilità dei revisori Art Funzionamento del collegio dei revisori Art Limiti all'affidamento di incarichi Art Funzioni dell'organo di revisione Art Responsabilità dell'organo di revisione Art Compenso dei revisori TITOLO VIII - Enti locali deficitari o dissestati Capo I - Enti locali deficitari: disposizioni generali Art Individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli Art Controlli per gli enti locali strutturalmente deficitari, enti locali dissestati ed altri enti Capo II - Enti locali dissestati: disposizioni generali Art Dissesto finanziario Art Soggetti della procedura di risanamento Art Deliberazione di dissesto Art Omissione della deliberazione di dissesto Art Conseguenze della dichiarazione di dissesto Art Limiti alla contrazione di nuovi mutui Art Gestione del bilancio durante la procedura di risanamento Art Attivazione delle entrate proprie Capo III - Attività dell'organo straordinario di liquidazione Art Composizione, nomina e attribuzioni Art Poteri organizzatori Art Rilevazione della massa passiva Art Acquisizione e gestione dei mezzi finanziari per il risanamento Art Liquidazione e pagamento della massa passiva Art Debiti non ammessi alla liquidazione Art Modalità semplificate di accertamento e liquidazione dei debiti Capo IV - Bilancio stabilmente riequilibrato Art Ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato Art Collocamento in disponibilità del personale eccedente Art Istruttoria e decisione sull'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato Art Inosservanza degli obblighi relativi all'ipotesi di SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI bilancio stabilmente riequilibrato Art Determinazione delle medie nazionali per classi demografiche delle risorse di parte corrente e della consistenza delle dotazioni organiche Capo V - Prescrizioni e limiti conseguenti al risanamento Art Deliberazione del bilancio di previsione stabilmente riequilibrato Art Durata della procedura di risanamento ed attuazione delle prescrizioni recate dal decreto di approvazione dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato Art Prescrizioni in materia di investimenti Art Prescrizioni sulla dotazione organica Art Ricostituzione di disavanzo di amministrazione o di debiti fuori bilancio Art. 268-bis. Procedura straordinaria per fronteggiare ulteriori passività Art. 268-ter. Effetti del ricorso alla procedura straordinaria di cui all'articolo 268-bis Art Modalità applicative della procedura di risanamento PARTE III - ASSOCIAZIONI DEGLI ENTI LOCALI Art Contributi associativi Art Sedi associative Art Attività delle associazioni nella cooperazione allo sviluppo PARTE IV - DISPOSIZIONI TRANSITORIE ED ABROGAZIONI Art Norme transitorie Art Norme abrogate Art Norma finale 8

10 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI PARTE I - ORDINAMENTO ISTITUZIONALE TITOLO I - Disposizioni generali Articolo 1 Oggetto 1. Il presente testo unico contiene i princìpi e le disposizioni in materia di ordinamento degli enti locali. 2. Le disposizioni del presente testo unico non si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano se incompatibili con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione. 3. La legislazione in materia di ordinamento degli enti locali e di disciplina dell'esercizio delle funzioni ad essi conferite enuncia espressamente i princìpi che costituiscono limite inderogabile per la loro autonomia normativa. L'entrata in vigore di nuove leggi che enunciano tali princìpi abroga le norme statutarie con essi incompatibili. Gli enti locali adeguano gli statuti entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore delle leggi suddette. 4. Ai sensi dell'articolo 128 della Costituzione [1] le leggi della Repubblica non possono introdurre deroghe al presente testo unico se non mediante espressa modificazione delle sue disposizioni. Articolo 2 Àmbito di applicazione 1. Ai fini del presente testo unico si intendono per enti locali i comuni, le province, le città metropolitane, le comunità montane, le comunità isolane e le unioni di comuni. 2. Le norme sugli enti locali previste dal presente testo unico si applicano, altresì, salvo diverse disposizioni, ai consorzi cui partecipano enti locali, con esclusione di quelli che gestiscono attività aventi rilevanza economica ed imprenditoriale e, ove previsto dallo statuto, dei consorzi per la gestione dei servizi sociali. Articolo 3 Autonomia dei comuni e delle province 1. Le comunità locali, ordinate in comuni e province, sono autonome. 2. Il comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. 3. La provincia, ente locale intermedio tra comune e Regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo. 4. I comuni e le province hanno autonomia statutaria, normativa, organizzativa e amministrativa, nonché autonomia impositiva e finanziaria nell'àmbito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica. 5. I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della Regione, secondo il principio di sussidiarietà. I comuni e le province svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali. Articolo 4 (*1*) Sistema regionale delle autonomie locali 1. Ai sensi dell'articolo 117, primo e secondo comma [2], e dell'articolo 118, primo comma [3], della Costituzione, le regioni, ferme restando le funzioni che attengono ad esigenze di carattere unitario nei rispettivi territori, organizzano l'esercizio delle funzioni amministrative a livello locale attraverso i comuni e le province. (*1*) N. B. In relazione ai commi 4 e 5 la Regione Sardegna con legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1, ha sancito e regolato l istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della conferenza permanente Regione-Enti Locali. [1] Costituzione della Repubblica italiana Art (Articolo abrogato dall'art. 9, comma 2, L.Cost. 18 ottobre 2001, n. 3) [Le Province e i Comuni sono enti autonomi nell'ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni]. [2] Costituzione della Repubblica italiana Art. 117, commi primo e secondo La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; 9

11 L E G I S L A Z I O N E 2. Ai fini di cui al comma 1, le leggi regionali si conformano ai princìpi stabiliti dal presente testo unico in ordine alle funzioni del comune e della provincia, identificando nelle materie e nei casi previsti dall'articolo 117 della Costituzione, gli interessi comunali e provinciali in rapporto alle caratteristiche della popolazione e del territorio. 3. La generalità dei compiti e delle funzioni amministrative è attribuita ai comuni, alle province e alle comunità montane, in base ai princìpi di cui all'articolo 4, comma 3, della L. 15 marzo 1997, n. 59 [4], secondo le loro dimensioni territoriali, associative ed organizzative, con esclusione delle sole funzioni che richiedono l'unitario esercizio a livello regionale. 4. La legge regionale indica i princìpi della cooperazione dei comuni e delle province tra loro e con la Regione, al fine di realizzare un efficiente sistema delle autonomie locali al servizio dello sviluppo economico, sociale e civile. 5. Le regioni, nell'àmbito della propria autonomia legislativa, prevedono strumenti e procedure di raccordo e concertazione, anche permanenti, che diano luogo a forme di cooperazione strutturali e funzionali, al fine di consentire la collaborazione e l'azione coordinata fra SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI regioni ed enti locali nell'àmbito delle rispettive competenze. Articolo 5 Programmazione regionale e locale 1. La Regione indica gli obiettivi generali della programmazione economico-sociale e territoriale e su questi ripartisce le risorse destinate al finanziamento del programma di investimenti degli enti locali. 2. Comuni e province concorrono alla determinazione degli obiettivi contenuti nei piani e programmi dello Stato e delle regioni e provvedono, per quanto di propria competenza, alla loro specificazione ed attuazione. 3. La legge regionale stabilisce forme e modi della partecipazione degli enti locali alla formazione dei piani e programmi regionali e degli altri provvedimenti della Regione. 4. La legge regionale indica i criteri e fissa le procedure per gli atti e gli strumenti della programmazione socioeconomica e della pianificazione territoriale dei comuni e delle province rilevanti ai fini dell'attuazione dei programmi regionali. Segue nota [2] - Costituzione della Repubblica italiana - art. 117, commi primo e secondo n) norme generali sull'istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno; s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. [3] Costituzione della Repubblica italiana Art. 118, primo comma Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. [4] L. 15 marzo 1997, n Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa Art Omissis I conferimenti di funzioni di cui ai commi 1 e 2 avvengono nell'osservanza dei seguenti princìpi fondamentali: a) il principio di sussidiarietà, con l'attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni amministrative ai comuni, alle province e alle comunità montane, secondo le rispettive dimensioni territoriali, associative e organizzative, con l'esclusione delle sole funzioni incompatibili con le dimensioni medesime, attribuendo le responsabilità pubbliche anche al fine di favorire l'assolvimento di funzioni e di compiti di rilevanza sociale da parte delle famiglie, associazioni e comunità, alla autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini interessati; b) il principio di completezza, con la attribuzione alla regione dei compiti e delle funzioni amministrative non assegnati ai sensi della lettera a), e delle funzioni di programmazione; c) il principio di efficienza e di economicità, anche con la soppressione delle funzioni e dei compiti divenuti superflui; d) il principio di cooperazione tra Stato, regioni ed enti locali anche al fine di garantire un'adeguata partecipazione alle iniziative adottate nell'ambito dell'unione europea; e) i princìpi di responsabilità ed unicità dell'amministrazione, con la conseguente attribuzione ad un unico soggetto delle funzioni e dei compiti connessi, strumentali e complementari, e quello di identificabilità in capo ad un unico soggetto anche associativo della responsabilità di ciascun servizio o attività amministrativa; f) il principio di omogeneità, tenendo conto in particolare delle funzioni già esercitate con l'attribuzione di funzioni e compiti omogenei allo stesso livello di governo; g) il principio di adeguatezza, in relazione all'idoneità organizzativa dell'amministrazione ricevente a garantire, anche in forma associata con altri enti, l'esercizio delle funzioni; h) il principio di differenziazione nell'allocazione delle funzioni in considerazione delle diverse caratteristiche, anche associative, demografiche, territoriali e strutturali degli enti riceventi; i) il principio della copertura finanziaria e patrimoniale dei costi per l'esercizio delle funzioni amministrative; l) il principio di autonomia organizzativa e regolamentare e di responsabilità degli enti locali nell'esercizio delle funzioni e dei compiti amministrativi ad essi conferiti. 10

12 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI 5. La legge regionale disciplina, altresì, con norme di carattere generale, modi e procedimenti per la verifica della compatibilità fra gli strumenti di cui al comma 4 e i programmi regionali, ove esistenti. Articolo 6 Statuti comunali e provinciali 1. I comuni e le province adottano il proprio statuto. 2. Lo statuto, nell'àmbito dei princìpi fissati dal presente testo unico, stabilisce le norme fondamentali dell'organizzazione dell'ente e, in particolare, specifica le attribuzioni degli organi e le forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze, i modi di esercizio della rappresentanza legale dell'ente, anche in giudizio. Lo statuto stabilisce, altresì, i criteri generali in materia di organizzazione dell'ente, le forme di collaborazione fra comuni e province, della partecipazione popolare, del decentramento, dell'accesso dei cittadini alle informazioni e ai procedimenti amministrativi, lo stemma e il gonfalone e quanto ulteriormente previsto dal presente testo unico. 3. Gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125 [5], e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e della provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti. 4. Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati. Qualora tale maggioranza non venga raggiunta, la votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo statuto è approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie. 5. Dopo l'espletamento del controllo da parte del competente organo regionale, lo statuto è pubblicato nel bollettino ufficiale della Regione, affisso all'albo pretorio dell'ente per trenta giorni consecutivi ed inviato al Ministero dell'interno per essere inserito nella raccolta ufficiale degli statuti. Lo statuto entra in vigore decorsi trenta giorni dalla sua affissione all'albo pretorio dell'ente. 6. L'ufficio del Ministero dell'interno, istituito per la raccolta e la conservazione degli statuti comunali e provinciali, cura anche adeguate forme di pubblicità degli statuti stessi. Articolo 7 (*2*) Regolamenti 1. Nel rispetto dei princìpi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l'organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l'esercizio delle funzioni. Articolo 7-bis Sanzioni amministrative (Articolo aggiunto dall'art. 16, L. 16 gennaio 2003, n. 3) 1. Salvo diversa disposizione di legge, per le violazioni delle disposizioni dei regolamenti comunali e provinciali si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 25 euro a 500 euro. 1-bis. (Comma aggiunto dall'art. 1-quater, D.L. 31 marzo 2003, n. 50, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione 20 maggio 2003, n. 11) La sanzione amministrativa di cui al comma 1 si applica anche alle violazioni alle ordinanze adottate dal sindaco e dal presidente della provincia sulla base di disposizioni di legge, ovvero di specifiche norme regolamentari. 2. L'organo competente a irrogare la sanzione amministrativa è individuato ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 [6]. (*2*) N. B. La legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 ha disciplinato il conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. In particolare si veda l art. 7. [5] L. 10 aprile 1991, n Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro [6] L. 24 novembre 1981, n Modifiche al sistema penale Art. 17 (Obbligo del rapporto) Qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione, salvo che ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto. Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste dal testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, dal testo unico per la tutela delle strade, approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740, e dalla L. 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci. Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri casi, per le funzioni amministrative ad esse delegate, il rapporto è presentato all'ufficio regionale competente. Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco. L'ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui è stata commessa la violazione. Il funzionario o l'agente che ha proceduto al sequestro previsto dall'articolo 13 deve immediatamente informare l'autorità amministrativa competente a norma dei precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro 11

13 L E G I S L A Z I O N E Articolo 8 Partecipazione popolare 1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto. 2. Nel procedimento relativo all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto, nell'osservanza dei princìpi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 [7]. 3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini. 4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali. 5. Lo statuto, ispirandosi ai princìpi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203 [8] e al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 [9], promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell'unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti. Articolo 9 Azione popolare e delle associazioni di protezione ambientale 1. Ciascun elettore può far valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al comune e alla provincia. SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI 2. Il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio nei confronti del comune ovvero della provincia. In caso di soccombenza, le spese sono a carico di chi ha promosso l'azione o il ricorso, salvo che l'ente costituendosi abbia aderito alle azioni e ai ricorsi promossi dall'elettore. 3. (Comma abrogato dall'art. 318, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152) Omissis... Articolo 10 Diritto di accesso e di informazione 1. Tutti gli atti dell'amministrazione comunale e provinciale sono pubblici, ad eccezione di quelli riservati per espressa indicazione di legge o per effetto di una temporanea e motivata dichiarazione del sindaco o del presidente della provincia che ne vieti l'esibizione, conformemente a quanto previsto dal regolamento, in quanto la loro diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o delle imprese. 2. Il regolamento assicura ai cittadini, singoli e associati, il diritto di accesso agli atti amministrativi e disciplina il rilascio di copie di atti previo pagamento dei soli costi; individua, con norme di organizzazione degli uffici e dei servizi, i responsabili dei procedimenti; detta le norme necessarie per assicurare ai cittadini l'informazione sullo stato degli atti e delle procedure e sull'ordine di esame di domande, progetti e provvedimenti che comunque li riguardino; assicura il diritto dei cittadini di accedere, in generale, alle informazioni di cui è in possesso l'amministrazione. 3. Al fine di rendere effettiva la partecipazione dei cittadini all'attività dell'amministrazione, gli enti locali assicurano l'accesso alle strutture ed ai servizi agli enti, alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni. Articolo 11 Difensore civico [10] 1. Lo statuto comunale e quello provinciale possono Segue nota [6] - L. 24 novembre 1981, n art. 17 centottanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, in sostituzione del D.P.R. 13 maggio 1976, n. 407, saranno indicati gli uffici periferici dei singoli Ministeri, previsti nel primo comma, anche per i casi in cui leggi precedenti abbiano regolato diversamente la competenza. Con il decreto indicato nel comma precedente saranno stabilite le modalità relative alla esecuzione del sequestro previsto dall'articolo 13, al trasporto ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed alla eventuale alienazione o distruzione delle stesse; sarà altresì stabilita la destinazione delle cose confiscate. Le regioni, per le materie di loro competenza, provvederanno con legge nel termine previsto dal comma precedente. [7] L. 7 agosto 1990, n Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi [8] L. 8 marzo 1994, n Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992, limitatamente ai capitoli A e B [9] D.Lgs. 25 luglio 1998, n Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero [10] La figura del difensore civico è stata soppressa dalla lettera a) del comma 186 dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010), come da ultimo modificata dall'art. 1, comma 1-quater, lett. b), nn. 1) e 2), D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 marzo 2010, n. 42: "a) soppressione della figura del difensore civico comunale di cui all'articolo 11 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n Le funzioni del difensore civico comunale possono essere attribuite, mediante apposita convenzione, al difensore civico della provincia nel cui territorio rientra il relativo comune. In tale caso il difensore civico provinciale assume la denominazione di difensore civico territoriale ed è competente a garantire l'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze e i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei cittadini;" 12

14 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI prevedere l'istituzione del difensore civico, con compiti di garanzia dell'imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei cittadini. 2. Lo statuto disciplina l'elezione, le prerogative ed i mezzi del difensore civico nonché i suoi rapporti con il consiglio comunale o provinciale. 3. Il difensore civico comunale e quello provinciale svolgono altresì la funzione di controllo nell'ipotesi prevista all'articolo 127. Articolo 12 Sistemi informativi e statistici 1. Gli enti locali esercitano i compiti conoscitivi e informativi concernenti le loro funzioni in modo da assicurare, anche tramite sistemi informativo-statistici automatizzati, la circolazione delle conoscenze e delle informazioni fra le amministrazioni, per consentirne, quando prevista, la fruizione su tutto il territorio nazionale. 2. Gli enti locali, nello svolgimento delle attività di rispettiva competenza e nella conseguente verifica dei risultati, utilizzano sistemi informativo-statistici che operano in collegamento con gli uffici di statistica in applicazione del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 [11]. È in ogni caso assicurata l'integrazione dei sistemi informativo-statistici settoriali con il sistema statistico nazionale. 3. Le misure necessarie sono adottate con le procedure e gli strumenti di cui agli articoli 6 [12] e 9 [13] del decreto legislativo 28 agosto 1997, n [11] D.Lgs. 6 settembre 1989, n Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell'istituto nazionale di statistica, ai sensi dell'art. 24 della L. 23 agosto 1988, n. 400 [12] D.Lgs. 28 agosto 1997, n Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali Art. 6 (Scambio di dati e informazioni) 1. La Conferenza Stato-regioni favorisce l'interscambio di dati ed informazioni sull'attività posta in essere dalle amministrazioni centrali, regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano. 2. La Conferenza Stato-regioni approva protocolli di intesa tra Governo, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, anche ai fini della costituzione di banche dati sulle rispettive attività, accessibili sia dallo Stato che dalle regioni e dalle province autonome. Le norme tecniche ed i criteri di sicurezza per l'accesso ai dati ed alle informazioni sono stabiliti di intesa con l'autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione. 3. I protocolli di intesa di cui al comma 2 prevedono, altresì, le modalità con le quali le regioni e le province autonome si avvalgono della rete unitaria delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di trasporto e di interoperabilità messi a disposizione dai gestori, alle condizioni contrattuali previste ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59. [13] D.Lgs. 28 agosto 1997, n Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali Art. 9 (Funzioni) 1. La Conferenza unificata assume deliberazioni, promuove e sancisce intese ed accordi, esprime pareri, designa rappresentanti in relazione alle materie ed ai compiti di interesse comune alle regioni, alle province, ai comuni e alle comunità montane. 2. La Conferenza unificata è comunque competente in tutti i casi in cui regioni, province, comuni e comunità montane ovvero la Conferenza Stato-regioni e la Conferenza Stato-città ed autonomie locali debbano esprimersi su un medesimo oggetto. In particolare la Conferenza unificata: a) esprime parere: 1) sul disegno di legge finanziaria e sui disegni di legge collegati; 2) sul documento di programmazione economica e finanziaria; 3) sugli schemi di decreto legislativo adottati in base all'articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59; b) promuove e sancisce intese tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane. Nel caso di mancata intesa o di urgenza si applicano le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 3 e 4; c) promuove e sancisce accordi tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane, al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune; d) acquisisce le designazioni dei rappresentanti delle autonomie locali indicati, rispettivamente, dai presidenti delle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, dall'anci, dall'upi e dall'uncem nei casi previsti dalla legge; e) assicura lo scambio di dati e informazioni tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane nei casi di sua competenza, anche attraverso l'approvazione di protocolli di intesa tra le amministrazioni centrali e locali secondo le modalità di cui all'articolo 6; f) è consultata sulle linee generali delle politiche del personale pubblico e sui processi di riorganizzazione e mobilità del personale connessi al conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed agli enti locali; g) esprime gli indirizzi per l'attività dell'agenzia per i servizi sanitari regionali. 13

15 L E G I S L A Z I O N E TITOLO II - Soggetti Capo I - Comune Articolo 13 (*3*) (*4*) Funzioni 1. Spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell'assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. 2. Il comune, per l'esercizio delle funzioni in ambiti territoriali adeguati, attua forme sia di decentramento sia di cooperazione con altri comuni e con la provincia. SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI Articolo 14 Compiti del comune per servizi di competenza statale 1. Il comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile, di anagrafe, di leva militare e di statistica. 2. Le relative funzioni sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del Governo, ai sensi dell'articolo Ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie. (*3*) N. B. La legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 ha disciplinato il conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. In particolare si vedano gli articoli 1, 2, 4, 9 e 10. (*4*) N. B. Il D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, in L. 22 dicembre 2011, n. 214, all articolo 23, commi 21 e 22, stabilisce: "21. I Comuni possono istituire unioni o organi di raccordo per l esercizio di specifici compiti o funzioni amministrativi garantendo l invarianza della spesa. 22. La titolarità di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di un ente territoriale non previsto dalla Costituzione è a titolo esclusivamente onorifico e non può essere fonte di alcuna forma di remunerazione, indennità o gettone di presenza, con esclusione dei comuni di cui all articolo 2, comma 186, lettera b), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni. Per consultare i commi da 14 a 20 bis dell art. 23 del D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, in L. 22 dicembre 2011, n. 214, si veda la nota (*7*) Segue nota [13] - D.Lgs. 28 agosto 1997, n art Il Presidente del Consiglio dei Ministri può sottoporre alla Conferenza unificata, anche su richiesta delle autonomie regionali e locali, ogni altro oggetto di preminente interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane. 4. Ferma restando la necessità dell'assenso del Governo per l'adozione delle deliberazioni di competenza della Conferenza unificata, l'assenso delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane è assunto con il consenso distinto dei membri dei due gruppi delle autonomie che compongono, rispettivamente, la Conferenza Statoregioni e la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. L'assenso è espresso di regola all'unanimità dei membri dei due predetti gruppi. Ove questa non sia raggiunta l'assenso è espresso dalla maggioranza dei rappresentanti di ciascuno dei due gruppi. 5. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali ha compiti di: a) coordinamento nei rapporti tra lo Stato e le autonomie locali; b) studio, informazione e confronto nelle problematiche connesse agli indirizzi di politica generale che possono incidere sulle funzioni proprie o delegate di province e comuni e comunità montane. 6. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in particolare, è sede di discussione ed esame: a) dei problemi relativi all'ordinamento ed al funzionamento degli enti locali, compresi gli aspetti relativi alle politiche finanziarie e di bilancio, alle risorse umane e strumentali, nonché delle iniziative legislative e degli atti generali di governo a ciò attinenti; b) dei problemi relativi alle attività di gestione ed erogazione dei servizi pubblici; c) di ogni altro problema connesso con gli scopi di cui al presente comma che venga sottoposto, anche su richiesta del Presidente dell'anci, dell'upi e dell'uncem, al parere della Conferenza dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Presidente delegato. 7. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali ha inoltre il compito di favorire: a) l'informazione e le iniziative per il miglioramento dell'efficienza dei servizi pubblici locali; b) la promozione di accordi o contratti di programma ai sensi dell'articolo 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498; c) le attività relative alla organizzazione di manifestazioni che coinvolgono più comuni o province da celebrare in ambito nazionale. 14

16 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI Articolo 15 (*5*) Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni 1. A norma degli articoli 117 [14] e 133 [15] della Costituzione, le regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai abitanti o la cui costituzione comporti, come (*5*) N. B. La materia è interamente disciplinata dalla legge regionale 30 ottobre 1986, n. 58 (Norme per l istituzione di nuovi comuni, per la modifica delle circoscrizioni comunali e della denominazione dei comuni e delle frazioni). [14] Costituzione della Repubblica italiana - Art. 117 La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull'istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno; s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni. Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato. [15] Costituzione della Repubblica italiana - Art. 133 Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione. 15

17 L E G I S L A Z I O N E conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite. 2. La legge regionale che istituisce nuovi comuni, mediante fusione di due o più comuni contigui, prevede che alle comunità di origine o ad alcune di esse siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. 3. Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della Regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono. 4. La denominazione delle borgate e frazioni è attribuita ai comuni ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione [16]. Articolo 16 Municipi 1. Nei comuni istituiti mediante fusione di due o più comuni contigui lo statuto comunale può prevedere l'istituzione di municipi nei territori delle comunità di origine o di alcune di esse. 2. Lo statuto e il regolamento disciplinano l'organizzazione e le funzioni dei municipi, potendo prevedere anche organi eletti a suffragio universale diretto. Si applicano agli amministratori dei municipi le norme previste per gli amministratori dei comuni con pari popolazione. SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI Articolo 17 Circoscrizioni di decentramento comunale [17] (*6*) 1. (Comma modificato dal comma 29 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244, con la decorrenza indicata nell'art. 42-bis del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, aggiunto dalla relativa legge di conversione 28 febbraio 2008, n. 31) I comuni con popolazione superiore a abitanti articolano il loro territorio per istituire le circoscrizioni di decentramento, quali organismi di partecipazione, di consultazione e di gestione di servizi di base, nonché di esercizio delle funzioni delegate dal comune. 2. L'organizzazione e le funzioni delle circoscrizioni sono disciplinate dallo statuto comunale e da apposito regolamento. 3. (Comma modificato dal comma 29 dell'art. 2, L. 24 dicembre 2007, n. 244, con la decorrenza indicata nell'art. 42-bis del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, aggiunto dalla relativa legge di conversione 28 febbraio 2008, n. 31) I comuni con popolazione tra i e i abitanti possono articolare il territorio per istituire le circoscrizioni di decentramento ai sensi di quanto previsto dal comma 2. La popolazione media delle circoscrizioni non può essere inferiore a abitanti. 4. Gli organi delle circoscrizioni rappresentano le esigenze della popolazione delle circoscrizioni nell'àmbito dell'unità del comune e sono eletti nelle forme stabilite dallo statuto e dal regolamento. 5. Nei comuni con popolazione superiore a abitanti, lo statuto può prevedere particolari e più accentuate forme di decentramento di funzioni e di autonomia organizzativa e funzionale, determinando, (*6*) N. B. L articolo 2, comma 1, della legge regionale 18 marzo 2011, n. 10 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali) ha disciplinato in merito alle circoscrizioni di decentramento comunale. Segue nota [15] - Costituzione della Repubblica italiana - Art. 133 La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni. [16] Costituzione della Repubblica italiana - Art. 118 Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. [17] Per la soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale vedi la lettera b) del comma 186 dell'art. 2 L. 23 dicembre 2009, n. 191 (L.F. 2010), come da ultimo modificata dall'art. 1, comma 1-quater, lett. c) del D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 marzo 2010, n. 42: b) soppressione delle circoscrizioni di decentramento comunale di cui all'articolo 17 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, tranne che per i comuni con popolazione superiore a abitanti, che hanno facoltà di articolare il loro territorio in circoscrizioni, la cui popolazione media non può essere inferiore a abitanti; è fatto salvo il comma 5 dell'articolo 17 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267;" 16

18 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI altresì, anche con il rinvio alla normativa applicabile ai comuni aventi uguale popolazione, gli organi di tali forme di decentramento, lo status dei componenti e le relative modalità di elezione, nomina o designazione. Il consiglio comunale può deliberare, a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, la revisione della delimitazione territoriale delle circoscrizioni esistenti e la conseguente istituzione delle nuove forme di autonomia ai sensi della normativa statutaria. Articolo 18 Titolo di città 1. Il titolo di città può essere concesso con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'interno ai comuni insigni per ricordi, monumenti storici e per l'attuale importanza. Capo II - Provincia (*7*) Articolo 19 (*8*) Funzioni 1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori: a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità; b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; c) valorizzazione dei beni culturali; d) viabilità e trasporti; e) protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali; f) caccia e pesca nelle acque interne; g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello (*7*) N. B. Il D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, in L. 22 dicembre 2011, n. 214, all articolo 23, commi da 14 a 20-bis, modifica l assetto istituzionale delle Province, con disposizioni che investono le funzioni e gli organi 14. Spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. 15. Sono organi di governo della Provincia il Consiglio provinciale ed il Presidente della Provincia. Tali organi durano in carica cinque anni. 16. Il Consiglio provinciale è composto da non più di dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia. Le modalità di elezione sono stabilite con legge dello Stato entro il 31 dicembre Il Presidente della Provincia è eletto dal Consiglio provinciale tra i suoi componenti secondo le modalità stabilite dalla legge statale di cui al comma Fatte salve le funzioni di cui al comma 14, lo Stato e le Regioni, con propria legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni, entro il 31 dicembre 2012, le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, le stesse siano acquisite dalle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. In caso di mancato trasferimento delle funzioni da parte delle Regioni entro il 31 dicembre 2012, si provvede in via sostitutiva, ai sensi dell'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, con legge dello Stato. 19. Lo Stato e le Regioni, secondo le rispettive competenze, provvedono altresì al trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per l'esercizio delle funzioni trasferite, assicurando nell'ambito delle medesime risorse il necessario supporto di segreteria per l'operatività degli organi della provincia. 20. Agli organi provinciali che devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 si applica, sino al 31 marzo 2013, l'articolo 141 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Gli organi provinciali che devono essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo e al secondo periodo del presente comma, si procede all'elezione dei nuovi organi provinciali di cui ai commi 16 e bis. Le regioni a statuto speciale adeguano i propri ordinamenti alle disposizioni di cui ai commi da 14 a 20 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Le medesime disposizioni non trovano applicazione per le province autonome di Trento e di Bolzano. (*8*) N. B. La legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 ha dettato norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Ambiti adeguati per l esercizio di funzioni. Misure di sostegno per i piccoli comuni. Si veda l art. 13 La legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 ha disciplinato il conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Si veda l art. 5 e successivi 17

19 L E G I S L A Z I O N E provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore; h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale; i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale; l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnicoamministrativa agli enti locali. 2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi da essa proposti, promuove e coordina attività, nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo. 3. La gestione di tali attività ed opere avviene attraverso le forme previste dal presente testo unico per la gestione dei servizi pubblici locali. Articolo 20 Compiti di programmazione 1. La provincia: a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della Regione; b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale; c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi del programma regionale di sviluppo, propri programmi pluriennali sia di carattere generale che settoriale e promuove il coordinamento dell'attività programmatoria dei comuni. 2. La provincia, inoltre, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica: a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti; b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione; c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque; d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali. 3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di SARDEGNA AUTONOMIE LOCALI coordinamento sono trasmessi alla Regione ai fini di accertarne la conformità agli indirizzi regionali della programmazione socio-economica e territoriale. 4. La legge regionale detta le procedure di approvazione, nonché norme che assicurino il concorso dei comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei piani territoriali di coordinamento. 5. Ai fini del coordinamento e dell'approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite dalla Regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilità di detti strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento. 6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche, nell'esercizio delle rispettive competenze, si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei loro programmi pluriennali. Articolo 21 (*9*) Revisione delle circoscrizioni provinciali (Rubrica sostituita dalla lettera b) del comma 185.bis dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191, aggiunto dal comma 1ter dell'art. 1, D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42) 1. (Comma abrogato dalla lettera a) del comma 185-bis dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191, aggiunto dal comma 1-ter dell'art. 1, D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42) Omissis (Comma abrogato dalla lettera a) del comma 185-bis dell'art. 2, L. 23 dicembre 2009, n. 191, aggiunto dal comma 1-ter dell'art. 1, D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42) Omissis Per la revisione delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione di nuove province i comuni esercitano l'iniziativa di cui all'articolo 133 della Costituzione [18], tenendo conto dei seguenti criteri ed indirizzi: a) ciascun territorio provinciale deve corrispondere alla zona entro la quale si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente; b) ciascun territorio provinciale deve avere dimensione tale, per ampiezza, entità demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili, da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e culturale del territorio provinciale e regionale; c) l'intero territorio di ogni comune deve far parte di una sola provincia; (*9*) N. B. L intera materia è disciplinata dalla legge regionale 2 giugno 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l' istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali) e successive modifiche ed integrazioni. [18] Costituzione della Repubblica italiana - Art Si veda la nota [15] 18

20 N. 1 - TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI d) l'iniziativa dei comuni, di cui all'articolo 133 della Costituzione [19], deve conseguire l'adesione della maggioranza dei comuni dell'area interessata, che rappresentino, comunque, la maggioranza della popolazione complessiva dell'area stessa, con delibera assunta a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati; e) di norma, la popolazione delle province risultanti dalle modificazioni territoriali non deve essere inferiore a abitanti; f) l'istituzione di nuove province non comporta necessariamente l'istituzione di uffici provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici; g) le province preesistenti debbono garantire alle nuove, in proporzione al territorio ed alla popolazione trasferiti, personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati. 4. Ai sensi del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione [20] le regioni emanano norme intese a promuovere e coordinare l'iniziativa dei comuni di cui alla lettera d) del comma 3. Capo III - Aree metropolitane Articolo 22 (*10*) Aree metropolitane 1. Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione territoriale e in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali. 2. Su conforme proposta degli enti locali interessati la Regione procede entro centottanta giorni dalla proposta stessa alla delimitazione territoriale dell'area metropolitana. Qualora la Regione non provveda entro il termine indicato, il Governo, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 [21], invita la Regione a provvedere entro un ulteriore termine, scaduto il quale procede alla delimitazione dell'area metropolitana. 3. Restano ferme le città metropolitane e le aree metropolitane definite dalle regioni a statuto speciale. Articolo 23 (*11*) Città metropolitane 1. Nelle aree metropolitane di cui all'articolo 22, il comune capoluogo e gli altri comuni ad esso uniti da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione in ordine all'attività economica, ai servizi essenziali, ai caratteri ambientali, alle relazioni sociali e culturali possono costituirsi in città metropolitane ad ordinamento differenziato. 2. A tale fine, su iniziativa degli enti locali interessati, il sindaco del comune capoluogo e il presidente della provincia convocano l'assemblea dei rappresentanti degli enti locali interessati. L'assemblea, su conforme deliberazione dei consigli comunali, adotta una proposta di statuto della città metropolitana, che ne indichi il territorio, l'organizzazione, l'articolazione interna e le funzioni. 3. La proposta di istituzione della città metropolitana è (*10*) (*11*) N. B. Gli articoli 22 e 23 del D.Lgs 267/2000 non si applicano alla Regione Sardegna. [19] Costituzione della Repubblica italiana - Art Si veda la nota [15] [20] Costituzione della Repubblica italiana - Art Si veda la nota [14] [21] D.Lgs. 28 agosto 1997, n Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali Art. 8 (Conferenza Stato-città ed autonomie locali e Conferenza unificata) 1. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è unificata per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane, con la Conferenza Stato-regioni. 2. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per gli affari regionali nella materia di rispettiva competenza; ne fanno parte altresì il Ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica, il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il Ministro della sanità, il presidente dell'associazione nazionale dei comuni d'italia - ANCI, il presidente dell'unione province d'italia - UPI ed il presidente dell'unione nazionale comuni, comunità ed enti montani - UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati dall'anci e sei presidenti di provincia designati dall'upi. Dei quattordici sindaci designati dall'anci cinque rappresentano le città individuate dall'articolo 17 della legge 8 giugno 1990, n Alle riunioni possono essere invitati altri membri del Governo, nonché rappresentanti di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici. 3. La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi il presidente ne ravvisi la necessità o qualora ne faccia richiesta il presidente dell'anci, dell'upi o dell'uncem. 4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 è convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari regionali o, se tale incarico non è conferito, dal Ministro dell'interno. 19

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