6.1 L occupazione femminile

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1 6.1 L occupazione femminile E oramai noto come la presenza femminile sul mercato del lavoro sia notevolmente cresciuta nell ultimo decennio. La società in trasformazione ha registrato così un importante passaggio: da un modello femminile relegato alle cure domestiche si è approdati ad un modello di donna lavoratrice, impegnata sul fronte della conciliazione dei tempi di vita, famiglia lavoro dove, di certo, la scolarizzazione ha assunto un ruolo determinante. Di fronte alla mutata realtà di una presenza sempre più massiccia e stabile delle donne nel lavoro retribuito, categorie e clichè come quelli di debolezza e marginalità, predominanti fino a qualche anno fa nelle analisi dell occupazione femminile, appaiono privi di fondamento empirico. Se si osserva più da vicino il fenomeno della partecipazione delle donne al lavoro per il mercato, emerge che i consistenti incrementi occupazionali realizzati dalle donne si sono ottenuti grazie a nuovi spazi aperti dalla terziarizzazione, all aumento del livello di qualificazione della forza lavoro femminile, all ingresso in territori tradizionalmente maschili ed al diffondersi di una specifica cultura lavorativa femminile. Ciononostante permangono differenze di genere tra gli uomini e le donne, in quanto per queste ultime le modalità di presenza sul mercato del lavoro restano fortemente condizionate dalla misura e dalla qualità del lavoro familiare. Le donne assumono oggi su di sé, in un crescendo quali quantitativo di ruoli, responsabilità e pesi, un maggior carico di lavoro in confronto agli uomini, in quanto la famiglia manifesta esigenze che non sono di fatto curate dal genere maschile. Tutto ciò conferma l avvenuta compatibilità di due condizioni che, in precedenza, venivano descritte come esclusive o possibili solo a costo di sovraccarichi e tensioni; la donna dunque, stereotipata nel duplice ruolo di casalinga e lavoratrice, si trovava spesso a dover scegliere tra l una o l altra condizione. Da qui il termine doppia presenza, intesa proprio come insieme sistematico di compresenza nei due ambiti lavorativi della famiglia e del mercato. Ad una prima analisi di massima, possiamo dire che la femminilizzazione del mercato del lavoro ha contribuito a modificare gli aspetti socio-economici del nostro Paese, modificando i caratteri strutturali della famiglia italiana: oggi le donne studiano di più, rimangono a casa con i genitori fino a trent anni, età in cui fanno spesso il loro ingresso nel mondo del lavoro, si sposano tardi; eppure, nonostante l occupazione femminile sia in costante aumento, gli occupati maschi con unità rappresentano i tre/quinti dell occupazione complessiva, mentre le lavoratrici, nella nostra regione, costituiscono il 38% dell occupazione totale. Le forze di lavoro sono passate dalle 534 mila unità del 2005, per ridursi leggermente a 533 mila nel 2006 e risalire a 536 mila nel 2007, di cui sono femmine. A livello provinciale le forze di lavoro sono così distribuite: femmine a L Aquila, a Teramo, nella provincia di Pescara e a Chieti. Come già accennato, il livello medio di istruzione continua ad aumentare soprattutto tra le femmine, difatti le forze di lavoro, disaggregate per titolo di studio e per sesso, vedono i maschi a quota laureati, e rappresentano solo l 11,7% del totale, mentre le femmine laureate sono più numerose e costituiscono il 22,1% del totale. Anche il diploma di maturità viene conseguito maggiormente dalle donne, che difatti hanno una rappresentatività del 42,9% a fronte del 39,5% dei maschi con lo stesso titolo di studio. E chiaro come nel conseguire i propri obiettivi di vita le donne dimostrino maggior caparbietà: evidentemente non solo si iscrivono numerose ai corsi universitari e quindi in misura più larga degli uomini, ma riescono maggiormente nel conseguimento della laurea e/o del diploma. Per quanto riguarda i dati sul conseguimento della licenza elementare o la totale mancanza di titolo di studio, vediamo che gli uomini sono più numerosi e risultano più del doppio delle donne. Sul fronte degli occupati, le donne scendono da nel 2006 a nel 2007; si registra un conseguente aumento delle donne in cerca di occupazione che da nel 2006 diventano nell anno successivo, mentre i maschi in cerca di lavoro diminuiscono da a A livello territoriale, l Aquila detiene il primato delle donne alla ricerca di una occupazione, seguita dalla provincia di Teramo, quella di Chieti ed infine Pescara.

2 Nella suddivisione delle persone in cerca di occupazione per età e sesso, emerge che sono maschi e sono femmine di età compresa tra anni, maschi e femmine in età 25 anni ed oltre. Nella suddivisione per titolo di studio e sesso delle persone in cerca di occupazione, tra i maschi, sono laureati, diplomati, con la licenza media inferiore, con la licenza elementare; tra le femmine sono laureate, diplomate, con la licenza media inferiore, con la licenza elementare. Esaminando le tabelle di seguito riportate, emerge che la classe di età maggiormente rappresentata dalle occupate di sesso femminile è quella di anni con il 32% in complesso. Questi ultimi dati si prestano ad una duplice lettura: le donne più scolarizzate si affacciano sul mondo del lavoro più tardi e quindi intorno ai 35 anni; oppure, le donne prima si sposano, hanno figli e successivamente si attivano nella ricerca di un impiego. L esame più dettagliato per settori di attività economica mostra che nel 2007 si hanno occupate nel settore agricolo, nell Industria con un incremento di unità rispetto al 2000, mentre il settore maggiormente rappresentato è indubbiamente quello dei Servizi con occupate, seppure in diminuzione rispetto all anno precedente. Anche per i maschi il settore dei Servizi è ben rappresentato, ma in misura equa rispetto all Industria. La lettura di questi dati può portare sia a considerare gli aspetti di una maggiore predisposizione delle donne nello svolgimento di lavori più vicini alle attitudini personali, sia ci indicano una scelta verso gli impieghi meno pesanti rispetto ai lavori nel settore della produzione industriale. Se consideriamo gli occupati per sesso e posizione professionale vediamo che le donne sono maggiormente presenti nel lavoro dipendente, con una percentuale del 39,4% del totale, mentre pesano meno nel lavoro autonomo, dove sono il 34,5%. Se poi si scende a livello di settori di attività economica nel lavoro dipendente, le donne sono presenti per il 32,2% nel terziario, per il 6,6% nell'industria. Nel lavoro indipendente le donne sono maggiormente presenti sempre nel terziario con il 26% degli occupati indipendenti. Significativa è la presenza femminile nell occupazione atipica, soprattutto nel tempo parziale, dove a fronte di occupate, in aumento nell ultimo anno, si hanno occupati maschi. Le donne che ricorrono a tale tipologia di lavoro, rappresentano il 24,6% degli occupate nella regione Abruzzo; questo poichè molte donne scelgono di mantenere un ruolo attivo nel mondo del lavoro, pur in misura ridotta, piuttosto che occupare esclusivamente il proprio tempo nella cura della famiglia. Uno dei segnali di cambiamento dell occupazione femminile è dato dalla crescita delle tipologie di lavoro flessibile, infatti sempre più donne approfittano delle opportunità date dal lavoro part time o dalle collaborazioni coordinate e continuative, in quanto, vista l esiguità delle misure e politiche di conciliazione tra esigenze personali e/o familiari e tempi di lavoro, queste rappresentano una possibile via da percorrere. Per quanto riguarda la diffusione del part-time, le donne italiane sono ancora presenti in misura inferiore rispetto alla media Ue, vicine ai livelli di Francia e Spagna, ma ben lontane dalle olandesi. Per questo è realisticamente ipotizzabile, a livello previsionale, che tale segmento di occupazione femminile possa ulteriormente svilupparsi in un prossimo futuro. Per quanto riguarda invece la diffusione del lavoro a tempo determinato, le italiane si collocano poco al di sopra della media Ue e vicino a Paesi Bassi e Germania, che hanno però un generale tasso di occupazione femminile molto più elevato di quello del nostro Paese. Una analisi dell atipico al femminile ci mostra come il part-time sia diffuso soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e meno al Sud, mentre, viceversa, il lavoro a tempo determinato ha una maggior diffusione nel Sud della Penisola. Le diversità dei dati, in ottica territoriale, sono da attribuire oltre che alle differenti condizioni del mercato del lavoro nelle diverse aree del Paese anche alle caratteristiche peculiari che differenziano le due tipologie contrattuali considerate: il lavoro parttime è più frequentemente scelto dalle lavoratrici quale sorta di forma di conciliazione con gli impegni familiari, mentre il tempo determinato segnala spesso le difficoltà d accesso al mercato del lavoro dei segmenti più deboli (donne e giovani). Proprio quest ultimo tipo di contratto, ovvero il tempo determinato, non presenta grosse differenze di genere, infatti le donne che ne usufruiscono sono mentre gli uomini ; a vederla con gli occhi del fruitore, possiamo inoltre dire che il tempo determinato, visti gli svariati aspetti di convenienza, sia un contratto per lo più scelto dal datore di lavoro anziché dal lavoratore. Se distribuiamo gli occupati per sesso e titolo di studio, nel 2007 risultano essere: occupate

3 laureate ovvero il 22% del totale occupate, occupate possiedono un diploma di maturità, mentre solo (4,7%) hanno la licenza elementare. Tra i maschi occupati la maggior parte o ha un diploma di maturità (35,5%) o la licenza media (36,9%).

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