Associazione Walter Tobagi - Istituto per la formazione al Giornalismo Carlo De Martino. La Babele di Milano

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1 New Ordine dei Giornalisti della Lombardia TabloidAnno XXXVIII N.6 Novembre-Dicembre 2008 Direzione e redazione Via A. da Recanate Milano tel fax Poste Italiane Spa Sped. abb. post. DIn: 353/2003 (conv.in L27/2/2004 n.46) art.1 (comma 2). Filiale di Milano Associazione Walter Tobagi - Istituto per la formazione al Giornalismo Carlo De Martino La Babele di Milano Giornali per stranieri: etnici e multimediali Convegno la ricerca di enrico finzi e le sintesi degli interventi Uffici Stampa da como a mantova luci e ombre dalle province della lombardia La legge la magistratura difende i giornalisti e il diritto all informazione Ordine nuovi servizi per i cronisti: l osservatorio e lo sportello

2 Sommario New Tabloid n. 6 novembre-dicembre editoriale Il giornalismo multiculturale tra accoglienza e emancipazione di Letizia Gonzales 6 inchiesta I giornali per stranieri: etnici e multimediali La Babele di Milano di Barbara Pedron 16 Convegno Il futuro del giornalismo: la ricerca di Enrico Finzi e le sintesi degli interventi 26 Le iniziative dell ordine Nasce uno sportello per i cronisti di Mario Consani 27 La testimonianza di Alberto Berticelli 28 LA VOCE DELLE REDAZIONI Giornalisti da panchina di Claudia Bellante 29 LA VOCE DEI PUBBLICISTI Le carte in regola per i freelance di Stefano Gallizzi 30 Gli altri enti Le pensioni di domani da difendere oggi di Ino Iselli 32 Inpgi, la scommessa del posto di lavoro di Andrea Camporese 34 PRIMO PIANO Gli uffici stampa: luci e ombre delle Province di Ilaria Myr 42 l angolo della legge li magistrati difendono i giornalisti di Alessia Grassi 43 I provvedimenti disciplinari in Lombardia 44 OSSERVATORIO SULL ESTERO La stampa francese in rosso nel 2010 a cura di Pino Rea 46 i numeri New Tabloid - Periodico ufficiale del Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia Poste Italiane Spa. Sped. Abb. Post. Dl n. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1 (comma 2). Filiale di Milano - Anno XXXVIII N. 6/ novembre-dicembre 2008 Direttore responsabile: Letizia Gonzales Redazione: Paolo Pozzi (coordinamento) Antonio Andreini Hanno collaborato: Claudia Bellante, Alberto Berticelli, Andrea Camporese, Mario Consani, Stefano Gallizzi, Alessia Grassi, Ino Iselli, Ilaria Myr, Barbara Pedron, Pino Rea Progetto grafico e realizzazione: Maria Luisa Celotti Studio Grafica & Immagine Crediti fotografici: Photos, NewPress, Tonino Muci Foto di copertina: Elaborazione R. Minoia Direzione, redazione e amministrazione: Via Antonio da Recanate Milano Tel: 02/ Fax 02/ Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia: Letizia Gonzales: presidente Stefano Gallizzi: vicepresidente Mario Molinari: consigliere segretario Alberto Comuzzi: consigliere tesoriere Consiglieri: Amelia Beltramini, Mario Consani, Laura Hoesch, Laura Mulassano, Paolo Pirovano Collegio dei revisori dei conti: Ezio Chiodini (presidente) Marco Ventimiglia, Angela Battaglia Direttore OgL: Elisabetta Graziani Registrazione n. 213 del presso il Tribunale di Milano. Testata iscritta al n del Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) La tiratura di questo numero è di copie Chiuso in redazione il 13 novembre 2008 Stampa: Seregni Grafiche Via Puecher 1 Paderno Dugnano (Mi) Concessionaria di pubblicità: IMAGINA di Gabriella Cantù Corso di Porta Romana Milano E.mail: Tel: 02/ Fax: 02/ Tabloid 6 /

3 Editoriale Il giornalismo multiculturale fra accoglienza e emancipazione Sono portato a credere che un giornalismo d inchiesta, di fatti ma anche di etica continuerà ad esserci, indispensabile a una società civile. Con queste parole di incoraggiamento chiude il libro autobiografico di Giorgio Bocca E la stampa, bellezza! (Feltrinelli) in libreria in questi giorni. Parole di stimolo verso un futuro di qualità nella nostra professione anche nella ricerca presentata dal sociologo Enrico Finzi, al convegno che abbiamo organizzato l 1 ottobre all Università Statale di Milano, che ha richiamato un vasto pubblico di colleghi e di addetti ai lavori. Nelle pagine centrali il resoconto dei lavori e gli interventi riassunti dei partecipanti. Nel nostro sito invece, tutto il lavoro di Finzi, le video interviste realizzate dagli studenti dell Ifg, le registrazioni complete degli intervenuti, foto del convegno ed una breve rassegna stampa. E alla stampa, ma a quella che si rivolge all audience straniera composta per la maggior parte di cittadini immigrati, è dedicata l inchiesta di apertura del nostro giornale. Ci si domanda spesso quale futuro per la carta stampata. Se rappresenterà soltanto un informazione di nicchia, destinata unicamente agli approfondimenti, con un inclinazione più letteraria che di attualità nella scrittura e nell elaborazione delle notizie. E risposte certe non ce ne sono, soprattutto nel nostro paese ancora arretrato nell uso diffuso delle nuove tecnologie, ma anche pigro nella lettura di quotidiani e media cartacei. Fanno eccezione i giornali così detti etnici, in decisa controtendenza ed in espansione, come del resto accade anche negli altri paesi d Europa e negli Stati Uniti. Si rivolgono ad un segmento di pubblico molto variegato con più di 190 nazionalità che vivo- 4 Tabloid 6 / 2008

4 Editoriale no in Italia in località diverse. Eterogeneità dovuta alla caratteristica tutta italiana di avere un tipo di immigrazione policentrica, priva cioè di gruppi etnici maggioritari e di occupazioni professionali prevalenti, spiega Mauro Sarti nel libro Giornalismo sociale. Questi media diffusi ad un target che sfiora due milioni di lettori sono in lingua, differenti nella veste grafica e negli argomenti trattati, proprio perché destinati a comunità molto diverse fra di loro. Il mercato della stampa multi etnica è infatti in continua crescita ed evoluzione, anche perché questi giornali hanno un importante funzione di prima accoglienza per l immigrato appena arrivato nel nostro paese e nel contempo permettono di mantenere legami e contatti con le comunità di origine, attraverso la pubblicazione di resoconti politici, culturali, di attualità. In Lombardia le testate diffuse sono 17 e accanto alla carta stampata questo settore così vivace e dinamico si avvale di trasmissioni televisive, radiofoniche e di siti internet molto frequentati. Dai giornali etnici agli Uffici Stampa. Torniamo ad occuparci degli uffici stampa, questa volta delle dieci province della Lombardia, una realtà varia e poliedrica dove la legge che governa gli addetti, la 150\2.000 non ha ancora trovato un adeguata applicazione. C è consapevolezza che la comunicazione è un diritto dei cittadini, ma poche sono le risorse economiche che gli enti di piccole dimensioni possono destinare agli uffici stampa. Comunicare bene è assai più difficile di quanto non si creda e gestire correttamente i rapporti con i media da parte del comunicatore richiede non solo un approccio etico e professionale, ma lo stesso comportamento deontologico dei giornalisti che lavorano nei media. E in provincia, dove spesso una sola persona deve barcamenarsi fra attività diverse, si lavora in emergenza, di corsa e senza programmazione, con il rischio di causare insoddisfazione nelle comunità. Ed a proposito di deontologia, a partire da questo numero pubblicheremo il risultato dei procedimenti disciplinari, le sanzioni ed il numero delle archiviazioni. Sul sito, in un form che stiamo preparando, troverete gli atti dei procedimenti disciplinari che si riferiscono alle sanzioni comminate: apertura, memoria di difesa, sentenza. Il presidente Letizia Gonzales Tabloid 6 /

5 L inchiesta I giornali per stranieri in Lombardia: un editoria in controtendenza Etnici e multimediali La Babele di Milano Nella nostra regione, dopo il Lazio, la più alta percentuale di produzione e diffusione. Il mercato nazionale vale circa 8 milioni di euro con 146 testate fra stampa, radio e tv e circa 800 redattori. Solitamente la periodicità è mensile, con 20 pagine e 10mila copie di media. Così dialogano fra loro le comunità locali di romeni, cinesi, arabi, filippini, africani. di Barbara Pedron 6 Tabloid 6 / 2008

6 L inchiesta C è un altro settore in controtendenza nell ambito della carta stampata, il quale negli ultimi anni ha visto una forte crescita di prodotti e fatturati in Italia e un po in tutta Europa. Non solo quello della free press (vedi New Tabloid n ) quindi. Il fenomeno è diffuso dalla Gran Bretagna all Italia passando per la Francia e l Olanda. Ed è quello dei media etnici e multiculturali: giornali, trasmissioni radio e programmi tv, fatti da e pensati per gli stranieri che si trovano, in modo più o meno regolare, nel Vecchio Continente. Recenti ricerche dimostrano, tra l altro, che circa il 40% degli stranieri residenti nel nostro Paese non sanno leggere in italiano. I giornali multiculturali in lingua e le trasmissione radiotv quindi servono inizialmente come primo strumento d integrazione oltre che come veicolo per rafforzare i legami con la propria terra d origine. In Italia tutto è iniziato via etere, proprio in Lombardia. Pioniera, Radio Popolare che già negli anni Ottanta trasmetteva due programmi settimanali pensati e dedicati a un pubblico non italiano: il primo, Radio Shabi, in onda il venerdì sera dal 1980 al 1990, era un mix di informazione in lingua araba e musica dai paesi del Maghreb; il secondo, Los aretes que faltan a la luna, era un format pomeridiano con Il numero dei media stranieri per territorio Area Stampa Radio TV Totale Nord Centro Sud Totale Provincia Stampa Radio TV Totale Milano Bergamo Brescia Totale Fonte: Carocci editore Tabloid 6 /

7 L inchiesta notizie e musica dall America latina. Anni prolifici, quelli dei decenni Ottanta/Novanta, che hanno visto anche la nascita del primo programma televisivo multietnico in Rai: Nonsolonero, rubrica sull immigrazione realizzata da giornalisti di diverse etnie, in onda sulle reti Rai a partire dal Infine, la stampa: in Lombardia bisogna attendere il 1994 e Tam-Tam, un periodico di notizie, informazioni e approfondimenti sul tema, promosso da una rete di associazioni milanesi. A completare il quadro nel 2004 è ar rivato anche Migra (www.migranews. it), la prima agenzia di informazione multiculturale. Poi è stato un lento ma costante proliferare di testate, ma anche, in alcune zone, di radio e televisioni dedicate ai gruppi, tra le più disparate provenienze multiculturali. Al punto che oggi, il target raggiunto dalle testate nella sola carta stampata, in Italia, sfiora i 2 milioni di lettori: 550 mila fra marocchini, tunisini, algerini ed egiziani; 200 mila latino-americani; 150 mila africani; 350 mila fra cinesi, indiani, pakistani e filippini; 650 mila tra albanesi, bulgari, polacchi, rumeni e russi. Il brasiliano Carlos Leonel (a sinistra) è il conduttore del Tg multietnico di Retebrescia. Il programma di approfondimento In Primis va in onda la domenica In 5 anni le testate sono raddoppiate Ad oggi in Italia ci sono ben 146 iniziative multiculturali attive, tra stampa, radio e tv. Praticamente raddoppiate in un lustro. Come rivela una recente ricerca pubblicata nel volume Un diverso parlare (Carocci Editore, euro13,50), a cura di Marcello Maneri, docente di Sociologia dei media all Università Bicocca, e Anna Meli, responsabile del settore Media e multiculturalità del Cospe-Associazione di cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti. Dice Maneri: «La Lombardia è molto attiva sul fronte dei media multiculturali. In particolare a Milano si concentra il maggior numero di periodici, mentre Brescia è leader per l emitten- L integrazione via etere Milano re dei periodici, Brescia regina dell emittenza Se Milano è il fulcro dei periodici (sono 9 le testate su carta diffuse nel capoluogo), Brescia è invece il centro dell emittenza lombarda per stranieri. Qui si concentra il maggior numero di programmi radio e tv. Radio onda d urto nel suo palinsesto settimanale conta ben 6 trasmissioni bilingue dalle tematiche più varie, destinate a rom, arabi, cingalesi, senegalesi, africani e sudamericani. Mentre Radio Ecz in Blu, emittente nata dall associazioni di 64 radio parrocchiali, propone due trasmissioni settimanali di approfondimento per un target prevalentemente latino-americano: Bienvenida America latina e Popoli tra sogni e speranze, entrambe condotte da Silvia Gardella, rifugiata dall Argentina. Ma nell ambito dell emittenza per stranieri una posizione di spicco la riveste il Tg Multiculturale Multietnico di Retebrescia e Rtb International. Uno spazio d informazione plurilingue (portoghese il lunedì, francese il martedì, inglese il mercoledì, cinese il giovedì, ucraino il venerdì, romeno il sabato, tutte con versione anche italiana) che nel 2007 ha conquistato l Oscar nazionale tv locali. Curato da Carlos Leonel e dalla moglie Ligiane Ciole (foto in alto a sinistra), va in onda tutti i giorni alle e, in replica, alla Tra i collaboratori l ucraina Halyna Storozhysnka (foto a sinistra in mezzo), la romena Claudia Petcu e l africana Akosua Adu Biney (foto in basso). La domenica va in onda In Primis, Tg multietnico in lingua italiana che una sorta di Primo Piano e approfondimento dei temi di maggiore attualità. Ma tra i programmi della rete va segnalato anche Black emotion. In onda sul satellite, propone video musicali e una conduzione che ricorda quella dei dj delle radio commerciali. Uno spazio a cui il pubblico partecipa con richieste di brani musicali, che ospita anche reportage su temi legati all immigrazione. 8 Tabloid 6 / 2008

8 L inchiesta le tirature Peridicità N. Copie Mensili Quindicinali Settimanali Totale Fonte: Gruppo Stranieri in Italia Claudia Petcu (al centro con gli ospiti poco prima di entrare in trasmissione) conduce il Tg multietnico il sabato su Retebrescia za con oltre 14 programmi». Le persone che svolgono lavoro giornalistico o redazionale in questo settore si possono stimare, a livello nazionale, in circa 800 unità, di cui più della metà stranieri. La maggior parte di loro è impiegata nei giornali o segue la radio, mentre il media televisione ne accoglie appena un centinaio. Solo una piccola parte di chi è occupato in questo settore, comunque, riceve un compenso per il lavoro svolto si tratta per lo più di volontari e i giornalisti professionisti sono una netta minoranza, in genere, italiani. Difficile, però, trovare uno straniero alla direzione. Le lingue più usate su questa tipologia di giornali sono lo spagnolo, l inglese, l arabo e via via tutte le altre: portoghese, cinese, albanese, ucraino, rumeno e polacco fino alla lingua punjabi, pakistana, tagalog. Il Ministero degli Interni ne ha censite più di 160 in Italia. Il mercato e la pubblicità Distribuzione gratuita e capillare e contenuti mirati a un target ben specifico in continua crescita, movimento e consolidamento della posizione economica. È questo il segreto del successo dell editoria rivolta agli stranieri. Un mercato che sta diventando sempre più importante, al punto da attirare l attenzione dei grandi investitori pubblicitari. Secondo le valutazioni di Gianluca Luciano, fondatore della casa editrice latinoamericani, Africani e slavi i piu diffusi Testate Periodicità Comunità di riferimento Tiratura Distribuzione in Lombardia Africa Nouvelles Mensile Africana francofona ,52 Africa News Mensile Africana anglofona ,25 Agora Noticias Mensile Brasiliana ,29 Ako ay pilipino Mensile Filippina ,45 Al Maghrebyia Mensile Magrebina e araba ,93 Azad Mensile Pakistana ,16 Expreso Latino Mensile Latino americana ,2 Gazeta Ukrainska Mensile Ucraina ,16 Punjab Express Mensile Indiana ,59 Shqiptari i italise Mensile Albanese ,87 Ziarul Romaneasc Mensile Rumena ,39 Nasz Swiat-2 Ed. Quindicinale Polacca ,72 Bota Shqiptare Quindicinale Albanese Non disponibile Gazeta Romanesca Settimanale Rumena Non disponibile Zirarul romanesc Settimanale Rumena Non disponibile Fonte: Gruppo Stranieri in Italia Tabloid 6 /

9 L inchiesta Il caso Poste italiane investe sul target Una risorsa, una fonte di business. Lontano, in questo caso, lo stereotipo dell immigrato senza soldi che fa paura a certa società. A mille miglia da casa, ma integrati, con un lavoro sicuro ce ne sono tanti. E sono un target appetibile per chi lavora sulle distanze. Poste Italiane sono un caso da manuale per il business degli stranieri, per lo scambio economico da una parte all altra del globo ma anche per investimenti sui mezzi di comunicazione delle comunità di stranieri in Italia. «Poste italiane ha intuito le potenzialità di mercato aperte dalla presenza di cittadini stranieri nel nostro Paese già diversi anni fa e ne ha seguito lo sviluppo mettendo a punto prodotti pensati per andare incontro alle loro specifiche esigenze: inviare denaro a casa, telefonia, carte di credito prepagate senza essere titolari di un conto corrente. Abbiamo anche assunto persone madrelingua o di seconda generazione da mettere agli sportelli», spiega Agostino Mazzurco (nella foto), responsabile comunicazione territoriale di Poste italiane. «Fatte queste considerazioni, è facile intuire come l azienda sia giunta alla decisione di impegnare parte del budget destinato alla pubblicità, il 5%, su questo target. Per rendere più efficace l investimento abbiamo scelto di utilizzare come veicolo di comunicazione la cartellonistica e, soprattutto, i giornali per stranieri. Con ritorni interessanti». Stranieri in Italia, leader nel segmento dei giornali multiculturali e prima impresa editoriale nel nostro Paese a porsi nei confronti dei cittadini migranti in un ottica di business, «la stampa per stranieri rappresenta lo 0,5% del settore dei periodici. Questo significa un mercato nazionale di ben 8 milioni di euro l anno, con potenzialità di sviluppo sia in termini di lettori, sia di investimenti pubblicitari». Stime che, però, al momento non hanno un riscontro ufficiale, vista la difficoltà di reperire dati sicuri su questo segmento editoriale. Anche se, continua Luciano «già oggi gli investimenti sono interessanti. Ad acquistare spazi sui nostri periodici, con un ritorno annuo per noi di circa 2 milioni di euro, sono colossi della telefonia come Wind, Vodafone, Tre, Poste mobile. Ma protagonisti importanti sono anche agenzie di trasferimento di denaro all estero, come Western Union o Money Gram, assicurazioni, banche, società finanziarie. A questi si aggiungano le inserzioni di agenzie di viaggio e piccoli esercizi commerciali». A raccogliere il numero maggiore di inserzionisti sono, però, i giornali. A radio e tv, complice anche l impossibilità di rilevare l audience, non restano in genere che i piccoli esercizi commerciali locali. I giornali Periodicità mensile, foliazione media 20 pagine, formato tabloid, diffusione per lo più locale inferiore alle copie, distribuzione free press. È l identikit delle pubblicazioni per stranieri. In Lombardia, ma non solo. A questo va aggiunto che i promotori sono in genere Enti Locali (ma in questo caso non in Lombardia) e associazioni (soprattutto in Lombardia). «Non sorprende, quindi che le testate multiculturali abbiano una diffusione e una vitalità maggiore nelle regioni a più stabile e consistente insediamento migratorio e laddove il mondo dell associazionismo è più vivace», spiega Maneri. Per completare il quadro va aggiunto che la maggior parte delle pubblicazioni fa riferimento a una specifica comunità o continente ed è scritta nella lingua d origine. Quanto ai contenuti vale più o meno per tutti la stessa struttura: notizie dalla madre patria, attualità sull immigrazione in Italia, informazioni e suggerimenti legali, storie positive di integrazione. A questi si affiancano rubriche più leggere : spettacoli, eventi, ricette Come anche nel caso delle pubblicazioni nate sul territorio lombardo. E se Sul web Etnici e online Cliccatissimo è il sito La maggioranza dei giornali etnici e multiculturali è dotata anche di un sito che riprende il nome della testata. Ci sono poi, in rete, altri siti consultabili, come curato dalla redazione di Melting Pot, che a sua volta gestisce anche www. pipol-integra.it della trasmissione radiofonica omonima. Significativa anche l esperienza di agenzia di informazione immigrati associati, prima agenzia ad avvalersi di corrispondenti immigrati. 10 Tabloid 6 / 2008

10 L inchiesta la parte del leone la fa il sud America con giornali come America Hoy, Las Americas, El nuevo panorama latino ed El carrete de la sera (giornali free press, tutti nati tra il 1997 e il 2002, con tiratura media di copie a numero), non mancano periodici promossi da altre etnie, compresa quella cinese, presente con il bisettimanale Europe chinese news e il mensile Cina Italia. Il primo in lingua, con una tiratura di copie a numero e distribuzione gratuita, il secondo bilingue, acquistabile in edicola al prezzo di 2,50 euro. Ma particolarmente diffusa sul territorio regionale è anche la free press della già citata Stranieri in Italia: 15 testate in 12 lingue diverse, indirizzate ad altrettanti gruppi etnici, con una tiratura media mensile complessiva di copie. Spiega Luciano: «La Lombardia è la regione in cui abbiamo maggiore diffusione: 19% contro il 18,5% del Lazio. E questo nonostante le redazioni, composte da italiani e stranieri, si trovino tutte nella Capitale». La radio Come nel caso della carta stampata, la distribuzione territoriale dei programmi radiofonici per stranieri riflette la presenza di immigrati nelle varie regioni: quelle al sud sono meno rappresentate, mentre Lombardia, Lazio e Veneto da sole coprono il 60% delle trasmissioni. Diversificati i format. «Il programma multiculturale classico comprende un breve notiziario con news anche dai Paesi di provenienza, informazioni di servizio e la segnalazione di eventi culturali. Il tutto intervallato da brani musicali etnici. La lingua più utilizzata in radio è senza dubbio l italiano, mentre la cadenza delle trasmissioni è per lo più settimanale», spiega Maneri. Tra le emittenti lombarde, quella da sempre più vicina agli stranieri è Radio Popolare. Attualmente propone un contenitore, Toubab, in onda tutte le mattine dalle 8.15 alle 9, che si declina il mercoledì sera dalle alle 0.30 in DJ Toubab. Spiega il curatore Claudio Agostoni: «Toubab è una parola senegalese che significa gli altri. In trasmissione raccontiamo storie in prima persona, non necessariamente situazioni problematiche, piuttosto eventi che fanno parte della quotidianità degli stranieri che vivono in Italia. Quest anno, poi, abbiamo dato spazio anche ai ragazzi di seconda generazione, ospitando all interno di Toubab, il format Onde G2. I nostri redattori sono stranieri (una ragazza etiope, un cileno e un senegalese), ma il programma è in italiano. Finita la prima ondata migratoria, con il consolidamento della presenza straniera sul nostro territorio e ancor più oggi, con le seconde generazioni, infatti, abbiamo pensato che continuare a trasmettere in lingua poteva diventare un ostacolo all integrazione». Insomma: conosciamoci(li) meglio e comunichiamo. Anche con la musica di DJ Toubab. «Ogni settimana lasciamo la consolle a uno straniero che propone agli ascoltatori la sua scaletta musicale. Che non è solo etnica. Spesso, infatti, trovano spazio brani italiani, così come successi internazionali». La musica è protagonista anche sulle frequenze di radio Meneghina con Perù. Anche italiana la musica della costa. Spiega il conduttore e ideatore Sergio Fernando Garcia: «Da 10 anni ogni giovedì alle parliamo di attualità attraverso la musica cercando di creare un punto di contatto tra italiani e peruviani». La testimonianza Africa News per italiani veri Ci sono i senegalesi appena approdati a Milano o a Roma che leggono il loro giornale per conoscere la nuova città così lontana da casa e ci sono gli africani di seconda generazione che invece leggono il loro giornale per sapere cosa accade nel proprio Paese d origine. Africa News è un giornale che serve a tutt e due le tipologie di immigrati. Stephen Ogongo (in foto), 34 anni, è originario del Kenya. In Italia da 12 anni, da 6 dirige Africa News, una delle testate di Stranieri in Italia. «Ho iniziato a fare il giornalista nel mio Paese dove collaboravo con diversi giornali, compreso il quotidiano The Nation. A Roma mi sono laureato in Scienze della comunicazione, ho lavorato per qualche tempo come free lance per Radio Vaticana e poi sono approdato ad Africa News. La mia redazione è composta da 4 persone e molti collaboratori, per lo più donne. Da straniero so molto bene quanto sia importante avere accesso alle informazioni, per questo sono felice di lavorare in un giornale il cui fine è proprio quello di aiutare gli immigrati africani a conoscere i loro diritti in Italia. Condendo il tutto con un po di leggerezza: Africa News, infatti, ha anche rubriche di musica, cinema, spettacolo e moda». Stephen Ogongo nel 2007 si è aggiudicato il Black Community Leadership Award, un premio nato nel 2006 a Brescia come riconoscimento per chi lavora a favore delle comunità straniere. Tabloid 6 /

11 L inchiesta La televisione I programmi televisivi multiculturali presentano una considerevole uniformità per quanto riguarda generi, contenuti e format: informazione innanzitutto, seguita da musica e intrattenimento. A differenza di quanto avviene per gli altri media, la distribuzione territoriale, più che alla massiccia presenza di questa o quella comunità, è legata alla diffusione delle emittenti locali. «La Toscana è la regione con il maggior numero di programmi, seguita dalla Lombardia», dice Maneri. La periodicità delle trasmissioni è in genere settimanale. Con alcune eccezioni, come il Tg mlticulturale multietnico di Rete Brescia che ha, invece, cadenza quotidiana. «In generale, la durata delle varie trasmissioni, per lo più notiziari, è di circa mezz ora e la messa in onda avviene, di solito, tra le 19 e le 21. Peculiare, anche in questo caso, la scelta della lingua: quasi sempre l italiano, salvo eccezioni di programmi bi o plurilingue, dove, però, l italiano è sempre presente», spiega il sociologo. I due terzi dei programmi multiculturali per la tv, infatti, sono rivolti a un pubblico non marcato da una particolare provenienza geografica. Fa eccezione a questa regola Magazine Latino del circuito PiùBlu Lombardia: in onda dal 2003 con cadenza settimanale propone attualità e notizie dal sud America in lingua spagnola. Anche radio e tv nazionali dedicano uno spazio più o meno ampio a trasmissioni multiculturali. In particolare la Rai, che nei suoi palinsesti propone: Permesso di soggiorno (Radio Rai I, dal lunedì al sabato dalle 5.50 alle 5.58), Un mondo a colori (RaiDue, dal martedì al venerdì dalle 9.45 alle 10) e Shukran (rubrica settimanale del Tg3 in onda ogni lunedì alle 12.25). L offerta multiculturale sui quotidiani italiani Decisamente più attiva la carta stampata. La prima testata a larga diffusione a dedicare uno spazio fisso ai temi dell immigrazione è stata nel 1998 La Gazzetta del Mezzogiormedia multiculturali regione per regione Regione Totale% Stampa Radio TV Valle d Aosta 0, Piemonte 4, Lombardia 17, Veneto 7, Friuli 2, Trentino 2, Liguria 1, Emilia Romagna 10, Toscana 9, Umbria 0, Marche 0, Lazio 32, Abruzzo Molise Campania 3, Puglia 2, Basilicata Calabria 2, Sicilia 1, Sardegna Tabloid 6 /

12 L inchiesta Cosa dice la legge Cittadini stranieri: come diventare giornalisti in Italia Per cittadini e/o giornalisti stranieri che vogliono diventare giornalisti in Italia, la legge di riferimento è sempre la n. 69 del 3 febbraio 1963 sull Ordine dei giornalisti, i cui Albi sono istituiti, a loro volta, presso ogni Ordine regionale. All Albo dei giornalisti, suddiviso negli elenchi dei professionisti e dei pubblicisti, è annesso anche l elenco dei giornalisti di nazionalità straniera che siano residenti nel territorio di appartenenza dei vari Ordini regionali. In base all articolo 36 della stessa legge n. 69/1963, i cittadini stranieri che già esercitano nel proprio Paese la professione giornalistica e intendono lavorare come giornalisti in Italia possono chiedere l iscrizione nell elenco dei giornalisti di nazionalità straniera a condizione che lo Stato di cui sono cittadini pratichi il trattamento di reciprocità. Tale condizione non è richiesta nei confronti del giornalista straniero che abbia ottenuto il riconoscimento del diritto di asilo politico. In questo caso però (iscrizione all elenco speciale), il giornalista straniero non potrà diventare direttore o vice direttore responsabile poiché l art. 46, in combinazione con la sentenza della Corte Costituzionale n. 98 del 10 luglio 1968, richiede l iscrizione all elenco dei professionisti o dei pubblicisti. I cittadini extracomunitari devono anche presentare un attestazione del Ministero degli Affari Esteri che provi che il richiedente è cittadino di uno Stato con il quale esiste trattato di reciprocità. Per coloro che vogliono diventare giornalisti in Italia senza essere cittadini italiani, occorre ricordare che il vigente ordinamento li equipara ai cittadini della Comunità Europea. Una situazione particolare è costituita da coloro che, indipendentemente dalla loro cittadinanza, hanno conseguito il titolo professionale nell ambito dell Unione Europea ed intendano farlo valere ai fini dell esercizio della professione in Italia. In tale ipotesi il procedimento è previsto dal decreto legislativo n.206 del 9 novembre 2007, che attua la direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Oltre ai cittadini comunitari, anche ogni cittadino straniero che ne faccia richiesta può ottenere, in attuazione del D.P.R. 394/99 (regolamento di attuazione del Testo Unico sull immigrazione D.Lgs. n. 286 del 25 luglio 1998), il riconoscimento del proprio titolo professionale ai sensi della direttiva 2005/36/CE che ha integralmente sostituito le precedenti 89/48/CEE e 92/51/CEE, e del decreto legislativo di recepimento n. 206 del 9 novembre 2007, che ha sostituito i decreti legislativi in Italia n.115/92 e n.319/94. Nel decreto di riconoscimento del titolo conseguito all estero può prevedersi, ai fini dell iscrizione all elenco professionisti da parte dell Ordine dei giornalisti, il superamento di una misura compensativa, consistente in una prova attitudinale o in un tirocinio di adattamento. La materia è stata disciplinata dal Decreto del Ministero di Grazia e Giustizia 17 novembre 2006, n no, con Gazzetta Mondo, realizzata grazie alla collaborazione di italiani e stranieri. Classici i temi trattati: rubriche e notizie dai Paesi di origine e informazioni di servizio e approfondimenti. Due anni più tardi La Stampa di Torino arricchisce l allegato TorinoSette con piccoli inserti in lingua straniera nella sezione appuntamenti, prima solo in arabo e poi anche in cinese e romeno. Nel maggio del 2005 è stata poi la volta de Il Sole 24 Ore, con la pagina del lunedì Economia e Imprese/immigrazione. Con articoli, interviste, box (anche in lingua soprattutto inglese, romena e araba) approfondimenti e tabelle, indaga e riflette sulla presenza, anche economico-finanziaria, delle varie comunità in Italia. Milano Multietnica, invece, è stato pubblicato per la prima volta il 12 dicembre 2005 su Il Giornale. Si tratta di uno spaccato sugli immigrati che vivono e lavorano nel capoluogo lombardo. Storie di inserimento riuscito nel tessuto sociale e produttivo, ma anche suggerimenti per lo shopping e il tempo libero e una rubrica di servizio. L evento più significativo nel panorama delle testate a larga diffusione, però, è senza dubbio Metropoli (con una tiratura di circa 450mila copie). Il giornale dell Italia multietnica, supplemento domenicale di la Repubblica dal 15 gennaio L allegato si caratterizza per l uso esclusivo della lingua italiana legata alla volontà di creare un prodotto fruibile da tutti, e dalla scelta di essere un ibrido tra free press e giornale tradizionale: lo si può acquistare in edicola con il quotidiano a solo 10 centesimi in più, ma viene anche distribuito gratuitamente ai gruppi di immigrati, alle piccole associazioni e ai referenti delle varie comunità. Ma anche la provincia lombarda non è da meno: il 27 marzo 2007 nasce Bergamondo, inserto settimanale (ogni martedì) del quotidiano L Eco di Bergamo che serve un bacino di circa centomila immigrati di ogni colore e religione che vivono e lavorano nella Bergamasca. E dalla provincia lombarda il fenomeno fa scuola anche in altre ricche province del Nord: è il casodi Incroci, mensile del Giornale di Vicenza. I prodotti business Per concludere la carrellata sui media multiculturali, ecco alcune pubblica- Tabloid 6 /

13 L inchiesta milano al top La distribuzione di Straneri in Italia nella nostra regione, è pari al 19% del totale, così suddivisa: Provincia Distribuzione% Milano 42,3 Bergamo 12,5 Brescia 18,5 Como 4,1 Cremona 1 Lecco 0,6 Lodi 1,2 Mantova 5,1 Pavia 5,8 Sondrio 0,6 Varese 8,3 Fonte: Stranieri in Italia zioni lombarde pensate per lettori business. Target decisamente diverso, quindi, ma sempre molto specifico. Il primo numero di The Milanese Gazette, edito da Staff s.r.l. è stato pubblicato a febbraio e, come spiega il condirettore Federico Bassi «si tratta di un prodotto pensato per uomini d affari che si propone di offrire un servizio di intrattenimento per quelli che si trattengono in città solo qualche giorno». The Milanese Gazette è in inglese (la redazione, 6 persone, è bilingue) e i contenuti spaziano da consigli su ristoranti e locali a suggerimenti per brevi itinerari alla scoperta della città e dell hinterland; dalla programmazione di mostre, teatri, cinema in lingua originale a tutta una serie di informazioni e numeri utili, come farmacie e mezzi pubblici. La periodicità è mensile (11 numeri l anno) e la tiratura è di copie a numero. Si trova gratuitamente negli aeroporti milanesi, negli alberghi 4-5 stelle, presso le sedi consolari di Milano, in Fiera e negli uffici di promozione turistica. Dice Bassi: «Il bilancio per il momento è decisamente positivo, anche per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari. I nostri principali inserzionisti sono gli enti pubblici (Comune, Provincia, Camera di commercio, Ente fiera, Regione Lombardia), ma anche privati (agenzie di viaggio, alberghi )». The Milanese Gazette è anche on line al sito www. themilanesegazette.com. Dedicato allo stesso target Hello Milano, un mensile formato tabloid di 16 pagine e una Il caso E sul Danubio nasce il giornale multiculturale europeo Sarà probabilmente Springer Verlag l editore di un periodico multiculturale dedicato ai popoli dell Europa danubiana. Da mesi al progetto editoriale stanno lavorando Sabine Geller (foto a sinistra) e Andrea Toll (foto in basso), giornaliste freelance residenti a Ulm. Formato A4, a colori, un centinaio di pagine, testi in tedesco e inglese (cui seguiranno quelli in altre lingue mitteleuropee) il magazine sarà diffuso lungo i km del Danubio. Le due colleghe hanno presentato un primo specimen nel corso dell assemblea annuale dei Giornalisti europei (EJ Association), tenutasi dal 18 al 21 settembre scorsi in Serbia a Belgrado, Novi Sad e Kladovo. L idea delle due giornaliste è di realizzare un periodico che aiuti la costruzione dell Europa partendo proprio da valori condivisi dalle varie comunità che s affacciano sul grande fiume. Non è un caso che siano proprio due giornaliste tedesche a proporre una testata multiculturale che, con la testa ad Occidente, protenda le braccia a Oriente. La Germania, da sempre, coltiva una politica che guarda ad Est, ai popoli della Mitteleuropa e a quelli delle Repubbliche baltiche (ricordate la Lega anseatica?). Gli stessi cugini austriaci stanno investendo in molti progetti culturali a supporto delle popolazioni dell Ungheria occidentale, molte delle quali ormai non fanno più mistero delle loro nostalgie per quello che una volta era l impero austroungarico. Nelle 72 ore trascorse tra i colleghi francesi, belgi, olandesi, tedeschi, austriaci, bulgari, romeni, slovacchi e, naturalmente, serbi riuniti appunto nell EJ Association abbiamo sentito ragionamenti, alti, di politica internazionale, economia, costume, ma, soprattutto, abbiamo percepito la loro forte motivazione nel fare un informazione capace d avvicinare i cittadini europei alle istituzioni del Vecchio Continente. E da noi che succede? Diciamo le cose come stanno: la maggior parte di noi giornalisti italiani non dedica più tanto tempo alla formazione, allo studio. All Università di Timisoara (Romania), dove insegno Teoria e tecnica dei mass media - confida Paolo Magagnotti (foto in alto), presidente dei giornalisti europei. 68 anni, origini trentine, già capo ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento, una laurea in Legge, perfetta conoscenza d inglese, tedesco, francese - sta crescendo una generazione di giornalisti poliglotti in grado di scrivere, impaginare, fotografare, riprendere con telecamera e navigare in Internet. Quando s accorgeranno che l informazione, in Italia, potrebbe offrire loro sbocchi sicuri d occupazione, per molti nostri giovani colleghi sarà, per dirla con il Poeta, stridor di denti. Alberto Comuzzi Consigliere tesoriere Ordine giornalisti Lombardia 14 Tabloid 6 / 2008

14 L inchiesta L agenzia DiReS E ora scompare il clandestino Il cinese Lu Jie Muan, conduttore del Tg multietnico su Retebrescia il giovedì doppia versione: inglese e giapponese. Edito da Art Idea s.r.l., ha una tiratura di copie a numero per la lingua inglese e di per la versione in giapponese (in questo caso però le pagine si riducono a 8). Dello stesso editore Hallo lakes, un tabloid in inglese per l hinterland milanese e le province di Varese, Como e Lecco con una tiratura di copie per 8 pagine. Ed Hello Country, di prossima pubblicazione, che coprirà le province di Pavia, Lodi e Piacenza. Per tutti, distribuzione gratuita e capillare: alberghi 3-5 stelle, uffici turistici, aeroporti, stazioni ferroviarie, consolati e camere di commercio estero, punti di aggregazione per stranieri, scuole di italiano, agenzie di modelle. Simili i contenuti: eventi, intrattenimento e informazioni utili. Hello Milano è anche on line al sito Nel panorama dei siti di business information c è infine it diretta da José Gàlvez, che realizza anche una newsletter quindicinale che raggiunge imprenditori, economisti, addetti ai lavori, esperti pubblici e privati. La testata online e la newsletter vogliono essere uno strumento informativo tecnico-professionale che dà voce agli imprenditori immigrati con l obiettivo di favorirne l integrazione nella realtà italiana. Un dato è infatti significativo ed è quello del boom economico delle imprese immigrate rilevato dal XVIII Dossier della Caritas presentato recentemente a Roma. Gli immigrati imprenditori censiti in Italia a giugno 2008 erano Secondo l Istat i cittadini stranieri residenti in Italia, dopo un aumento annuale di circa mezzo milione di unità, all inizio del 2008 erano quasi 3 milioni e 433mila, inclusi i comunitari: il 62,5% al Nord (più di 2 milioni), il 25% nel Centro (poco meno di 1 milione) e il 12,5% nel Mezzogiorno (quasi mezzo milione). Le Regioni con maggior numero di immigrati stranieri sono la Lombardia, con 815mila residenti e 910mila presenze regolari, e il Lazio, con 391mila residenti e 423mila presenze regolari. La popolazione straniera più consistente in Italia è quella rumena, con 625mila residenti e quasi 1 milione di presenze regolari, seguita dalla comunità albanese, con 402mila residenti e marocchina con 366mila. Poco più di 150mila i residenti per le comunità cinese e ucraina. Ammontano quasi a 4 miliardi di euro i versamenti complessivi alle casse dello Stato da parte degli immigrati regolari, pari, secondo Unioncamere, al 9% della creazione del Pil. Come a dire, insomma, che anche gli immigrati sono portatori di ricchezza. Economica, ma soprattutto culturale. Dal 10 novembre i lanci pubblicati quotidianamente dal notiziario DiReS - frutto della collaborazione tra l Agenzia Dire (Canale Welfare) e l Agenzia Redattore Sociale - non contengono più la parola clandestino riferita a persone immigrate. Fanno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Al posto di clandestino vengono usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo, etc. L annuncio è stato dato dalle due agenzie di stampa a poco più di un anno da quel 25 ottobre 2007 in cui la loro inedita partnership diede vita al notiziario quotidiano nazionale più completo sui temi del welfare e del disagio sociale, sulle attività del non profit, sul mondo della scuola, del lavoro e della sanità. Oltre a essere impropria, la parola clandestino ha sempre più assunto nell immaginario collettivo un accezione offensiva e spesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata, afferma il direttore di Redattore Sociale, Stefano Trasatti. L uso di un linguaggio corretto - aggiunge il diretore di Dire, Giuseppe Pace (in foto) - è sempre importante per un agenzia di stampa, ma lo è ancor di più quando si trattano fenomeni come l immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte. Tabloid 6 /

15 Le iniziative Primo dell Ordine piano piu di 500 persone al convegno del 1 ottobre Il nostro futuro dietro l angolo I risultati della ricerca che l Ordine dei giornalisti della Lombardia ha commissionato a Enrico Finzi e le sintesi dei venti interventi, tra relatori e videoregistrazioni, che si sono succeduti nell aula magna dell Università Statale di Milano. Più di 500 colleghi (e non solo) hanno partecipato ai lavori del convegno che l Ordine dei giornalisti della Lombardia ha organizzato lo scorso 1 ottobre all Università Statale di Milano per discutere del futuro del giornalismo prendendo spunto da una ricerca commissionata a Enrico Finzi, titolare di AstraRicerche. E questo il primo passo per progettare un Osservatorio permanente sulla professione. Stiamo vivendo momenti difficili di grande trasformazione grazie all avvento di nuove tecnologie. Un Ordine professionale quindi non ha solo il compito di di occuparsi di deontologia e di rispetto delle regole, ma anche di formazione permanente, per dare ai colleghi gli strumenti adatti per governare il cambiamento in atto nella professione - ha tenuto a precisare Letizia Gonzales, presidente dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, nella sua introduzione - Possiamo sapere chi è il giornalista oggi, ma non sappiamo quale sarà il giornalista di domani. Per questo abbiamo commissionato una ricerca scientifica a Enrico Finzi, per questo abbiamo organizzato questo convegno: per ragionare insieme del nostro futuro. Il direttore della Scuola di giornalismo di Milano (Ifg), Enrico Regazzoni, moderatore del dibattito ha poi invitato i relatori a intervenire sui tre temi della ricerca: l identità e la credibilità della nostra professione, verso quale futuro le nuove tecnologie porteranno la nostra professione e, infine, il mercato, il ruolo, la funzione, il peso ma anche l antagonismo della pubblicità. Nel suo saluto ai convegnisti, Enrico Decleva, rettore dell Università Statale di Milano ha auspicato che tra docenti universitari e giornalisti si possano trovare quelle sinergie che permettano di ripensare le rispettive professioni, ciascuno nel proprio ambito e dimostrando le proprie compentenze. Ecco le sintesi dell intervento di Finzi e dei relatori (la registrazione completa del convegno è sul portale Enrico Finzi (presidente AstraRicerche) L immagine sociale dei giornalisti Quasi dodici anni fa l immagine (rilevata in una ricerca non pubblicata) dei giornalisti in Italia era fortemente vulnerata, c era stata una perdita di credibilità. Oggi le cose sono peggiorate. Questo è il primo dato. Il secondo dato invece è eccezionalmente positivo e sorprendente: la domanda sociale di giornalismo, anzi di buon giornalismo, è altissima. Ci sono singoli giornalisti e singole testate che godono, in controtendenza, di un vissuto collettivo e di un immagine sociale eccezionale. Vediamo le terrificanti cattiverie che la gente pensa dei giornalisti. Otto sono le critiche: il 68% degli italiani pensa che siano bugiardi e incompetenti, il 60% esagerati, drammatizzanti, dediti a gonfiare la notizie, il 59% non indipendenti, non autonomi, il 52% di parte, il 48% (praticamente uno su due) corrotti, il 40% narcisisti e affetti da protagonismo personale, il 30% poco comprensibili, poco chiari, parlano in gergo e non si capisce cosa scrivono, o sono ipertecnici. Ma facciamo alcune considerazioni: il pubblico non giudica l insieme della categoria, giudica i giornalisti visibili mentre dell oscuro lavoro di desk la gente non sa nulla. I più citati dodici anni fa erano gli Zavoli, i Montanelli, i Biagi, oggi sono le grandi firme e quelli che hanno visibilità in televisione. Veniamo alle aspettative (positive) rivolte alla professione. Primo: la competenza tematica. Il cittadino vuole il giornalista che s informa, che ascolta gli esperti e che sente più campane, che verifica accuratamente e non privilegia una tesi già fatta. Secondo: si chiede esperienza, conoscenza dei trucchi del mestiere e l avere fonti privilegiate, insomma si chiede know-how. Al terzo posto c è la chiarezza, la comprensibilità. Questa è una domanda molto elevata: il 70% chiede chiarezza, il 77% un linguaggio orientato, il 73% capacità di coinvolgimento emozionale (nel nostro Paese, in Italia, anche questo conta), anema e core, ma soprattutto la capacità di essere pro veritate. C è una richiesta forte di eticità, di moralità, di riconoscere nei professionisti dell informazione delle persone perbene che hanno regole deontologiche e le rispettano (64%), pacate, non aggressive e non ansiogene (62%). Si chiede il rispetto delle fonti e delle persone intervistate (il pubblico, i bambini, le persone che soffrono, etc). E il 50% vorrebbe essere aiutato a capire, non solo a sapere. Ma soprattutto il 47% (che in questo caso è tantissimo) reputa che senza giornalismo non si possa vivere. Come per altre professioni, come quel- 16 Tabloid 6 /

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17 Le iniziative dell Ordine la del medico. Con questi due scenari contrastanti, faccio una considerazione: i giornalisti italiani non facciano l errore di chiudersi in difesa. Il futuro. L alluvione informativa che chiamiamo Internet e che è sostanzialmente gratuita, dà un informazione spesso falsa e non verificata, di parte e non credibile, e sta determinando un senso di disagio in quel 40% degli italiani che effettivamente sa usare Internet. Il troppo stroppia diceva mia nonna e Internet, si sa, non aiuta a selezionare e neppure aiuta a capire. Questo dato fa sì che aumenti la domanda di selezione e di verifica delle notizie. Noi prevediamo che nel 2013 ci sarà il 62% di penetrazione effettiva di Internet, in Italia. L evoluzione del sistema mediatico prevede quindi la convergenza, ovvero il superamento di quella separazione tra schermo Tv, schermo del computer, il mitico cellulare, etc. Oggi di Internet non si può fare a meno, vero. Ma una delle caratteristiche dei motori di ricerca è quello di fornire elenchi mostruosi e paralizzanti, quindi confusione, perdita di controllo, ansia da over information. Oggi, in ogni categoria, il numero di testate tende a diminuire a eccezione della free press, perché non ci sono ricavi sufficienti per mantenerle in vita. Ma in futuro prevediamo la nascita di molte testate non solo web e un incremento della domanda sociale di approfondimento. La pubblicità. Oggi mediamente, in Italia, un investitore deve spendere il doppio, anzi lievemente più del doppio al netto dell inflazione rispetto al 1991 per ottenere gli stessi risultati. Il Roi (return on investment) cioè il cosa porto a casa spendendo i soldi della pubblicità si è più che dimezzato. Oggi insomma bisogna spendere più del doppio per ottenere i mitici tre risultati della pubblicità: awarness, notorietà della marca, brand reputation, cioè essere noto ma associato ad altre immagini e intention to buy, cioè l offerta deve far venir voglia di comprare. Quello della pubblicità è sempre stato, in Occidente, un tema critico per i media: da una parte è indispensabile alla sopravvivenza dei media, dall altro è un fattore critico perché non si limita a essere accolta nei mezzi di comunicazione, ma La valutazione dei giornalisti italiani buona 20% ottima 15% sufficiente 10% pessima 32% cattiva 23% tende a orientarli. In futuro sempre più, ma già oggi, gli investitori pubblicitari avranno bisogno di un giornalismo credibile perché la perdita di credibilità del giornalismo ha finito per rendere meno efficace la stessa comunicazione pubblicitaria. Faccio l esempio delle affissioni: se una pubblicità compare su un cartellone nella periferia degradata di una città, beh, conta. Se il contesto è degradato e non autorevole anche il messaggio pubblicitario perde efficacia. Così pure per i giornali. In più alcuni utenti pubblicitari hanno considerato il giornalismo come una seccatura. Ora si sta arrivando a capire che questa è una stupidità anche dal punto di vista professionale. Lo slogan oggi è i servi non servono. Aver infragilito i media, come è stato fatto, averli sottoposti esclusivamente alla logica della pubblicità ha costituito per la pubblicità stessa un danno gravissimo. Spendere Lo scenario probabile tra 5 o 6 anni Il futuro si chiama convergenza Il probabile scenario italiano fra 5/6 anni prevede 14 megatrend: 1 la crescita della penetrazione di Internet (sino al 62% della popolazione italiana ultra14enne nel 3013). 2 l affermarsi della convergenza (con predominio dello schermo tv, del computer e del mobile). 3 l estendersi dell on demand del palinsesto personalizzato (sino al 27% nel 3013). 4 l estendersi del portability. 5 l ampliarsi del prosuming mediale (sino al 17% nel 2013) cioè della produzione da parte dei cittadini di contenuti informativi, documentaristici, interpretativi e spettacolari. 6 lo scambio orizzontale one to one o communitarian di contenuti. 7 l incremento dell orgia dell offerta (per il 60%). 8 il crescente mix di confusione, perdita di controllo e ansia da overinformation. 9 l ampliamento delle difficoltà di selezionare, capire e orientarsi (con intensificazione della sfiducia nelle fonti). 10 la crescente multimedialità dei prodotti editoriali. 11 la selezione darwiniana delle testate tradizionali. 12 la nascita e il successo di nuove testate non solo web. 13 la crescita della domanda sociale di approfondimento. 14 l estendersi del bisogno di giornalismo. 18 Tabloid 6 / 2008

18 Le iniziative dell Ordine Utilità del giornalismo nulla 12% I giornalisti sono... inutili e incapaci 18% altissima 38% scarsa 15% essenziali e bravi 23% molto utili e piuttosto bravi 19% molto utili ma poco capaci 22% poco utili e poco capaci 10% alta 16% media, dipende dai casi 19% abbastanza utili e capaci 10% abbastanza utili ma incapaci <1% soldi per testate che non vengono lette è come spendere soldi per parlare a un signor nessuno. Se non c è la credibilità del mezzo, quindi, anche il messaggio pubblicitario non viene colto. Giampiero Gramaglia (direttore Ansa): La notizia è elemento centrale per il giornalista di agenzia. Noi siamo specialisti del generalismo, con molte eccezioni di grandissima qualità. Dico questo avendo alle spalle trent anni di agenzia, di cui venti come corrispondente estero. Il nostro essere specialisti sta nel saper cercare e dare le notizie in modo essenziale, sintetico, preciso e concreto. La notizia, per un giornalista d agenzia, è il mattoncino della Lego che poi i giornali elaborano in prodotti informativi più sofisticati. E se è vero che molto sta cambiando, è anche vero che non cambiano gli elementi di qualità della notizia: la tempestività, l accuratezza, la completezza e la fruibilità. Detto questo, mi si dica quale mai è stata l età dell oro del giornalismo, in cui i giornalisti non erano auto referenziati e non erano condizionati dal potere, non erano inclini a scrivere per le fonti più che per il pubblico. A metà degli anni Novanta l Ansa dava ogni giorno un prodotto di mila parole, oggi ne dà 300 mila. Se non sono cambiati gli elementi della notizia, cosa è cambiato? Oggi, con Internet, c è molta più informazione disponibile. Oggi quindi, molto più di prima, bisogna scegliere e certificare. Perché Internet è pieno di cose bellissime, ma è anche pieno di tantissime balle che è difficile decifrare. Anche i blog sono magari dei bellissimi siti, ma tanti raccontano la propria opinione come se fosse una notizia e invece è soltanto la loro opinione. Ha cominciato a intuirlo e a farlo per prima Associated Press, valorizzando anche Internet, ma selezionando e certificando. Oggi infine (terza novità) siamo anche multimediali: la notizia Ansa non è più solo quella battuta dalle telescriventi, ma è quella che poi viene ripresa sui cellulari, su altri siti, da utenti finali che poi la riproducono in altre forme multimediali. Maurizio Belpietro (direttore di Panorama): Nella ricerca Finzi ci sono diversi spunti. E abbastanza noto che la reputazione dei giornalisti non è eccezionale. E non è solo legata ai giornalisti televisivi, perché altrimenti non si spiegherebbe la crisi strutturale dei giornali che da anni vendono sempre meno. Tutti i giornali del mondo vivono un momento di difficoltà. Anche altri settori, come le banche o le assicurazioni, vivono un momento di poca credibilità, eppure non calano i servizi bancari o il fatturato delle assicurazioni. Quello che chiedono gli utenti è la competenza, la professionalità, l aiuto a capire. Al contrario di altri servizi, i giornali forse non servono a soddisfare un bisogno, come ci spiega la ricerca. Molti lettori, insomma, vorrebbero essere aiutati a capire, ma ahimé se c è Le 5 variabili-chiave Meno monopolio Le 5 variabili-chiave sono: 1 la moltiplicazione degli editori al di fuori dei monopoli e delle società cooperative di giornalisti profit maker. 2 la crescita dell autogestione profittevole. 3 l estendersi dell occupazione giornalistica. 4 l ampliamento della cultura professionale dei giornalisti. 5 la difesa dell autonomia reale dei giornalisti anzitutto sul terreno dell etica. una malattia che è tipica del giornalismo italiano è proprio il pedagogismo. Ho la sensazione poi che i giornali siano molto autoreferenziali, vogliono insegnare molto agli altri, ma parlano soprattutto a se stessi. Noi rappresentiamo un sistema di potere che parla al potere. E un autocritica quella che faccio. Noi pubblichiamo tantissime pagine di politica. Ma se andiamo a sfogliare i giornali all epoca del crac Cirio o Parmalat, scopriremo con quale imbarazzo le testate italiane si sono occupate di quegli argomenti. Anche perché, ce lo dobbiamo dire, la maggior parte dei giornali è posseduta da gruppi industriali e da gruppi finan- Tabloid 6 /

19 Le iniziative dell Ordine Ferruccio De Bortoli* Giornalisti coraggiosi Credibilità dei giornalisti. Il problema esiste. Come esiste un problema di onestà nei confronti dei lettori. Spesso il cronista non fa il cronista fino in fondo e fa a pugni con la notizia quando questa non è gradita. Detto questo, però, ci sono tanti giornalismi, tanti giornali, tante redazioni che fanno bene e fino in fondo il proprio mestiere e lo fanno in condizioni oggettive ancora più difficili rispetto al passato perché quando pongono delle domande scomode, fanno inchieste che creano problemi, sono additati come persone irresponsabili, nemiche del sistema, che non aiutano a risolvere un determinato problema. Noi facciamo i giornalisti, i cronisti, il nostro obiettivo è quello di essere il più possibile obiettivi, dare una verità completa, mettere le opinioini a confronto. Non svolgiamo altri mestieri e quindi quando ci chiedono di fare altri mestieri vuol dire che cominciamo a fare male il nostro. La pubblicità. E una delle fonti di sostegno della stampa e una buona pubblicità cerca un buon prodotto che ha un efficace separazione tra redazione e la pubblicità stessa. Quando i due piani si sovrappongono e il rapporto non è più così corretto si fa del male al giornale e alla stessa pubblicità. Ma redazione e pubblicità fanno parte della stessa azienda, quindi bisogna uscire dall equivoco che i due settori non si debbano parlare. La pubblicità a volte sull innovazione dei temi e del linguaggio è stata molto più avanti di noi. *direttore de Il Sole 24 Ore ziari. Le banche sono il sistema finanziario, sono nella proprietà dei giornali. La maggior parte dei giornalisti non sa neanche chi sono i propri lettori. Gli altri Paesi hanno un sistema di abbonamenti più radicato, quindi conoscono di più i propri lettori. Una cosa mi convince, comunque, della ricerca di Finzi: non può esserci una chiusura a riccio. E allora permettetemi di fare anche un osservazione all Ordine. La difesa recentemente fatta degli occupati a danno di chi non è occupato è una difesa a riccio che non porta nulla di buono ai giornali. L Ordine è spaventato da quello che succede, ha dato una disposizione che riguarda gli stagisti, cioè quei ragazzi che vogliono diventare giornalisti. Questa difesa a cosa serve? Solo a far sì che questi ragazzi siano messi fuori dal sistema produttivo. Ora, capisco che questi possono anche essere sfruttati e quindi la difesa può essere nobile, ma si pensa davvero di risolvere la situazione incentivando l assunzione di disoccupati? Il risultato è che i disoccupati non vengono assunti, mentre ai ragazzi che hanno voglia d imparare, viene impedito di lavorare. Poi c è il problema delle sovvenzioni ai giornali di partito. Se un giornale riceve sussidi da vent anni vuol dire che non è sul mercato, che non sta in piedi. E allora non credo affatto che le sovvenzioni siano a vantgaggio dell informazione. Io propongo che lo Stato aiuti Lorenzo Del Boca (presidente Ong) con soldi pubblici dei giornalisti giovani che dovranno essere capaci di camminare con le proprie gambe dopo tre o cinque anni. Carlo Verdelli (direttore Gazzetta dello Sport): Ho fatto Vanity Fair pensando che le donne, che erano il target di riferimento, erano stanche di essere considerate lettori di serie B o C e che quindi un giornale dovesse trattarle invece da lettori di serie A. Faccio degli esempi. I giornali femminili si occupavano poco di politica, ma le donne si occupano di politica, i femminili si occupavano poco di esteri e di finanza e abbiamo provato invece a occuparci di esteri e finanza. La stessa cosa abbiamo fatto con la Gazzetta dello Sport. E vero che la Gazzetta è un giornale specialistico, ma è anche vero che è lunico vero giornale popolare in Italia. Abbiamo aggiunto delle pagine di attualità nella convinzione che fosse possibile, tentando unoperazione spericolata: dare in tre o quattro pagine quello che gli altri quotidiani danno in 48 o 64. L abbiamo fatto scegliendo quattro o cinque cose e provando a spiegarle, com è giusto che sia per un giornale popolare. E tentando di dare una chiave di lettura. Della ricerca di Finzi mi ha molto colpito questo 50% di italiani che chiedono un giornalismo che aiuti non solo a sapere ma anche a capire. E vero che c è una crisi generale della stampa Cani da guardia o asserviti al potere? Ieri le cronache erano fatte dai cronisti che andavano su posto dove avveniva il fatto e poi scrivevano. Ora è il contrario: non è più il gioranlaista che cerca le notizie, sono le notizie che cercano il giornalista e lo trovano (spesso) anche impreparato. La notizia arriva già cotta e preparata e il giornalista non ha più il tempo di verificare la sua fondatezza e fare una riflessione per inserirla in un contesto. Si dice che oggi la carta stampata deve fare approfondimento. Per fare questo bisogna avere la scuola, la preparazione giusta. Il sapere è libertà e permette di essere più autonomi e indipendenti, anche se oggi il giornalista è più vittima del caposervizio, del direttore o dell editore. La preparazione comunque aiuta, ma non è sufficiente. Occorre che la società civile dice cosa vuole dal giornalismo. Deve dire se lo vuole omologato e fatto a fotocopia o se vuole invece il giornalismo cane da guardia del potere. In questo caso, allora, deve rassegnarsi a sentirlo ringhiare. 20 Tabloid 6 / 2008

20 Le iniziative dell Ordine La presidente dell Ordine della Lombardia, Letizia Gonzales. A sinistra il direttore dell Ifg, Enrico Regazzoni, e il rettore dell Università Statale di Milano, Enrico Decleva. Don Antonio Sciortino* Basta scoop senza verità e che stiamo vivendo una rivoluzione la cui portata va messa dentro una rivoluzione digitale. My Space ha 110 milioni di abbonati ed è stato aperto nel 2003 da due ragazzi che poi, nel 2005, l hanno venduto per 580 milioni di dollari a Murdock, il più grande editore del mondo, e My Space è un social network. Google, che è un motore di ricerca, è il brand di maggior valore al mondo. Cosa unisce queste esperienze (ma anche You Tube, I-Phone). Le unisce il fatto che il pubblico ha voglia di partecipare. Credo che, dopo Internet, siano finiti i giornali monologanti e si apra la fase di dialogo con i lettori. Questa sarà la discriminante per superare la crisi. Roberto Natale (presidente Fnsi) Giancarlo Santalmassi (direttore Radio 24 Il Sole 24 Ore): A me piace essere chiaro. Radio 24 è aumentata in tre anni del 40%. Il linguaggio parlato non è il linguaggio scritto dove puoi tornare indietro e ricominciare daccapo. Nel parlato bisogna farsi capire. Io sono contro il manicheismo: non tutto quello che ha fatto il centrosinistra è buono e non tutto quello che fa il centrodestra è cattivo. Ma i nostro è un Paese fatto un po a suo modo. Guardate la Spagna. Fino agli anni Settanta c era ancora Franco e la garrota. Eppure sono passati fa Franco a oggi passando per i socialisti. Noi siamo ancora lì a interrogarci sui fascisti e i resistenti. Ma parliamo di giornalismo. Il giorno in cui una critica gastronomica sul Sole 24 Ore dice che il ristorante di Dolce & Gabbana non è buono, Dolce & Gabbana che fa? Toglie 700 euro di pubblicità al giornale. Avete presente la pubblicità? L altro pilastro della libertà di stampa? Negli anni 60 Missiroli disse: Attenzione, non c è nessun giornale che sia passivo in questo Paese. A cosa alludeva? Perché un imprenditore del settore petrolifero assicurava a Moro la Il precariato fa male alle aziende Prendo tre temi che la ricerca mette in evidenza e che sono legati al contratto. Primo: la competenza tematica che dalla ricerca di Finzi risulta necessaria, ma gli editori vorrebbero che i giornalisti fossero professionisti del nulla. Secondo: l alluvione informativa richiede più giornalismo. Gli editori dicono che Google ci ha ammazzato. Beh, dalla ricerca di Finzi risulta il contrario. Terzo: il precariato, dice sempre la ricerca, abbassa il buon funzionamento delle aziende. Bene, la gran parte degli editori la pensa in modo radicalmente diverso. E allora, la prossima volta che incontreremo gli editori, credo che porteremo questa ricerca alla controparte. Poi ci sono la riforma dell Ordine e la legge sull editoria. La prima, oltre all accesso, deve rispondere alla domanda di maggiore qualificazione professionale, la seconda deve prendere in esame anche la richiesta di uno statuto dell impresa editoriale. E una questione di democrazia editoriale. Credibilità dei giornalisti. Ci sono giornalisti che hanno grande credibilità e altri che invece non fanno onore alla categoria. Si perde credibilità quando viene meno l etica professionale e si rincorrono altri interessi che non sono quelli dell informazione. Si perde credibilità quando non si ha più come referente il lettore con una tesi già precostituita. Si perde crediblità quando non si fanno più inchieste serie, rigorose, professionalmente accurate o quando ci si autocensura per non disturbare qualcuno. E soprattutto si perde credibilità quando si rincorre lo scoop a tutti i costi, spesso calpestando la verità e la stessa dignità umana. La pubblicità. Beh, non va demonizzata perché è indispensabile all impresa editoriale, ma non va neanche resa un idolo a cui si sacrifica tutto, informazione compresa. un giusto rapporto tra pubblicità e informazione è importante, perché distingue bene le due parti e rafforza il legame tra il giornale e il lettore. Il lettore non si deve sentire imbrogliato, non si deve sentire ingannato da un informazione che, se viziata, non è corrispondente a verità. L informazione comunque non deve essere sponsorizzata da qualcuno. Di fronte alle sempre più forti pressioni che vengono dal mondo della pubblicità io credo che i giornalisti, ma soprattutto i direttori, debbano saper reagire con intelligenza e con grande responsabilità. *direttore di Famiglia Cristiana Tabloid 6 /

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