DIRITTO A OTTENERE COPIA DELLA DOCUMENTAZIONE BANCARIA: LEGITTIMAZIONE DEL CONIUGE E ALTRE QUESTIONI APPLICATIVE

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1 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE DIRITTO A OTTENERE COPIA DELLA DOCUMENTAZIONE BANCARIA: LEGITTIMAZIONE DEL CONIUGE E ALTRE QUESTIONI APPLICATIVE COMMENTO A TRIBUNALE DI VERONA GIUDICE UNICO CIVILE SEN- TENZA 4 FEBBRAIO 2011 N. 240 G.U. RIZZUTO SOMMARIO: 1. Il caso: sintesi delle principali questioni problematiche 2. Ordine di esibizione e richiesta di copia dei documenti bancari: infungibilità dei due istituti 3. La ratio del diritto a ottenere copia della documentazione bancaria: i limiti dell interpretazione e- stensiva e dell estensione analogica 4. Titolarità dei rapporti bancari e comunione legale fra coniugi 5. Osservazioni conclusive 1. Il caso: sintesi delle principali questioni problematiche Tizio e Caia, coniugi in comunione dei beni, sono genitori di tre figli legittimi, tra cui Sempronia. Alla morte di Tizio, Sempronia cita in giudizio la madre e i fratelli per ottenere la divisione dei beni ereditari e, in tale contesto, formula istanza affinché Caia esibisca documentazione dei propri rapporti bancari. Quest ultima si rifiuta, adducendo di essere unica intestataria di un conto corrente acceso presso la banca Alfa, su cui suole depositare le proprie entrate personali e al quale il de cuius Tizio è sempre rimasto del tutto estraneo. Di fronte a tale rifiuto, Sempronia cita in separato giudizio la banca Alfa per ottenere, ai sensi dell art. 119 comma 4 T.u.b., copia della documentazione relativa al conto corrente intestato a Caia. La banca Alfa si costituisce eccependo il difetto di legittimazione attiva in capo a Sempronia. Nel corso del giudizio, Sempronia propone nei confronti della banca Alfa istanza d ingiunzione ai sensi dell art. 186-ter c.p.c., ritenendo che la documentazione bancaria costituisca cosa mobile determinata, al cui rilascio la convenuta sarebbe tenuta in forza di un rapporto obbligatorio instaurato ex lege. Il Tribunale di Verona rigetta l istanza per due ordini di motivi: in primo luogo, la considera inconciliabile con il sistema dei principi che regolano l istruzione probatoria nel processo; in secondo luogo, ritiene che Sempronia difetti di legittimazione attiva ex art. 119 T.u.b. La prima ragione pone immediatamente una questione degna d interesse: se la richiesta di copia dei documenti bancari, aventi intrinseco rilievo probatorio, sia fungi- 1

2 PARTE PRIMA bile rispetto all ordine di esibizione dei documenti stessi ai sensi dell art. 210 c.p.c. Con la sentenza in commento, il Tribunale di Verona torna sulla seconda ragione addotta nell ordinanza di rigetto dell istanza d ingiunzione, per giungerne a un radicale capovolgimento. Il fulcro della decisione sta nell accoglimento di un interpretazione estensiva del concetto di cliente ai fini dell art. 119 T.u.b. Con il dichiarato intento di evitare ingiustificati vuoti di tutela, si afferma che qualora il rapporto bancario, formalmente instaurato da una parte, sia riconducibile anche ad altro soggetto, il diritto sostanziale alla consegna deve riconoscersi anche a detto soggetto in un accezione ampia del concetto di cliente. Si pone, dunque, una seconda questione da approfondire: quali siano i limiti di un interpretazione e- stensiva della norma e se sia eventualmente possibile un estensione analogica della sua portata per il soddisfacimento di interessi omogenei a quelli da essa tutelati. Il Tribunale di Verona passa, infine, ad esaminare la posizione di Sempronia, per verificare se essa possa effettivamente ricomprendersi in una pur ampia accezione del concetto di cliente. A questo proposito, rileva il fatto che l attrice agisca non iure proprio bensì iure hereditatis, essendo succeduta pro quota nella posizione del padre Tizio, coniuge di Caia in comunione dei beni. Sempronia può considerarsi cliente, ai fini dell art. 119 T.u.b., nella misura in cui tale qualifica spettasse anteriormente al de cuius. Nel caso di specie, trattandosi di un conto corrente di corrispondenza, la qualifica di cliente si risolve nel diritto di credito alla restituzione delle somme di danaro depositate sul conto. L accoglimento della domanda presuppone, quindi, l esame di un ultima delicata questione: se e quando il diritto di credito alla restituzione delle somme depositate in conto corrente bancario entri a far parte della comunione legale. Il Tribunale scaligero ritiene che ciò si verifichi contestualmente allo scioglimento della comunione, provocata nel caso di specie dalla morte di uno dei coniugi; ma si rende qui necessario un ulteriore approfondimento della questione, alla luce di un vivace dibattito dottrinale e dei più recenti sviluppi giurisprudenziali Ordine di esibizione e richiesta di copia dei documenti bancari: infungibilità dei due istituti Anziché richiedere, nel contesto del giudizio di divisione, un ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. nei confronti della banca Alfa, Sempronia ha 1 Per scelta redazionale, in questa sede i riferimenti a giurisprudenza e dottrina si riducono all essenziale. Per un quadro complessivo, si rimanda alla nota pubblicata nella prima parte di questa Rivista. 2

3 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE preferito azionare in un distinto contesto processuale il diritto a ottenere copia dei documenti bancari conferitole dall art. 119 comma 4 T.u.b. Il Tribunale di Verona ha, in un primo momento, rigettato l istanza d ingiunzione per la consegna dei documenti, ritenendola incompatibile con i principi che regolano l istruzione probatoria, in quanto volta a surrogare l ordine di esibizione da emettersi con ordinanza nel contraddittorio fra le parti interessate. Ci si chiede, pertanto, se i due istituti siano tra loro fungibili e in quale misura. L ordine di esibizione che l art. 210 c.p.c. consente d impartire anche a un terzo estraneo al giudizio fa sorgere in capo alla parte che lo abbia richiesto una posizione soggettiva avente natura essenzialmente processuale, che nel processo trova il suo momento genetico e funzionale. Emerge, pertanto, la sua funzione strumentale rispetto al diritto alla prova della parte che lo invoca. Ciò significa che, malgrado l ampia discrezionalità circa la sua ammissione, l ordine di esibizione può essere impartito soltanto se (e nei limiti in cui) il documento che ne è oggetto sia o appaia idoneo a fornire prova dei fatti posti a fondamento di una domanda o di un eccezione ritualmente sollevata nel processo 2. Di qui una serie di limiti all ammissibilità di questo mezzo istruttorio, affermati da costante giurisprudenza. Innanzitutto, l ordine di esibizione non può essere concesso a fini meramente esplorativi, allorquando neppure la parte istante deduca elementi sulla effettiva esistenza del documento e sul suo contenuto per verificarne la rilevanza in giudizio e ciò in quanto potrebbe determinarsi una protrazione della fase istruttoria priva di qualsiasi utilità, anche per la stessa parte istante, a danno del principio di ragionevole durata del processo 3. Per la stessa ragione, l ordine di esibizione può avere ad oggetto soltanto atti specificamente individuati od individuabili, dei quali sia noto o almeno assertivamente indicato un preciso contenuto, influente per la decisione della causa 4. Inoltre, l ordine di esibizione si configura come strumento istruttorio residuale, utilizzabile soltanto quando la prova del fatto non sia acquisibile aliunde 5 : deve dunque dichiararsi inammissibile l istanza proposta da chi, di propria iniziativa, a- 2 Cass., sez. I civ., 9 agosto 1996, n. 7318, in Giust. civ. mass., 1996, Cass., sez. IV civ., 20 dicembre 2007, n , in Dir. e pratica lav., 2008, Nello stesso senso Cass., sez. III civ., 18 settembre 2009, n , in sezione Giurisprudenza Civile ; Cass., sez. IV civ., 23 febbraio 2010, n. 4375, ivi; Cass., sez. VI civ., 16 novembre 2010, n , ivi. 4 Cass., sez. I civ., 11 luglio 2003, n , in Arch. civ., 2004, 683. Nello stesso senso Cass., sez. I civ., 13 giugno 1991, n. 6707, in Giust. civ. mass., Cass., sez. III civ., 6 ottobre 2005, n , in Guida dir., 2005, 47, 48; Cass., sez. IV civ., 23 febbraio 2010, n. 4375, in sezione Giurisprudenza Civile, Cass., sez. VI civ., 16 novembre 2010, n , ivi. 3

4 PARTE PRIMA vrebbe potuto acquisire anche in sede stragiudiziale la documentazione richiesta, al fine di produrne copia in giudizio 6. Al contrario del diritto all esibizione di documenti, avente natura essenzialmente processuale e strumentale all espletamento dell onus probandi, il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria previsto dall art. 119 comma 4 T.u.b. si configura come diritto sostanziale, la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica finale e non strumentale, onde per il suo riconoscimento non assume alcun rilievo l utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione 7. Di conseguenza, non è necessario che il richiedente indichi specificamente gli estremi del rapporto a cui si riferisce la documentazione richiesta in copia, essendo sufficiente che l interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentirle l individuazione dei documenti richiesti, quali, ad esempio, i dati concernenti il soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui è correlata la richiesta e il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si sono svolte 8. In definitiva, gli istituti dell ordine di esibizione e della richiesta di copia dei documenti bancari, pur potendo occasionalmente avere il medesimo oggetto, tendono a scopi diversi e sottostanno a regole e limiti in larga misura inconciliabili. Deve peraltro ritenersi che, in talune ipotesi, il carattere residuale dell istanza di esibizione imponga il previo esperimento in sede stragiudiziale della richiesta di copia della documentazione bancaria ex art. 119 T.u.b. 9. Questa considerazione vale, in particolare, allorquando l istanza provenga da chi abbia avuto la concreta possibilità di richiedere copia della documentazione bancaria prima dell instaurazione del giudizio, al fine di predisporsi la prova dei fatti fondanti le proprie domande, ma per propria negligenza abbia omesso di attivarsi; non vale, invece, per chi sia costretto a richiedere un provvedimento d urgenza, così come per il cliente che sia 6 Nn sempre, peraltro, la giurisprudenza di merito si attiene a questa massima. In senso conforme, Trib. di Verona, 11 luglio 2003, in Giur. it., 2004, 1020; Trib. di Pescara, 4 ottobre 2007, in sezione Giurisprudenza ; Trib. di Roma, 3 giugno 2009, inedita. In senso contrario, invece, Corte d App. di Milano, 17 ottobre 2006, in sezione Giurisprudenza ; Trib. di Latina, 21 giugno 2007, ivi. 7 Cass., sez. I civ., 19 ottobre 1999, n , in Fallimento, 2000, 1328 e ss., con nota di STAUNOVO POLACCO. Nello stesso senso Cass., sez. I civ., 27 settembre 2001, n , in Foro it., 2001, I, 3541; Cass., sez. I civ., 13 luglio 2007, n , ivi, 2008, 31 e ss., con nota di CANTELE. 8 Cass., sez. I civ., 12 maggio 2006, n , in Nuova giur. civ., 2007, 437 e ss., con nota di BERTOLINI. Nello stesso senso Trib. di Brescia, 15 dicembre 2006, in sezione Giurisprudenza ; Trib. di Milano, 17 ottobre 2006, ivi; Cass., sez. I civ., 13 luglio 2007, n , cit. 9 Trib. di Barcellona P.G., 13 ottobre 2006, in sezione Giurisprudenza. 4

5 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE convenuto in giudizio da parte della banca o che, comunque, agisca in qualità di convenuto sostanziale mediante opposizione a decreto ingiuntivo 10. Resta salva, ovviamente, la possibilità di azionare direttamente in giudizio il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria. Difatti, per quanto l art. 119 comma 4 T.u.b. si limiti a stabilire tale diritto sul piano sostanziale, ogni diversa interpretazione si scontrerebbe con il principio ubi ius ibi remedium, al quale è improntato il nostro ordinamento (art. 24 comma 1 Cost.). La condanna alla consegna potrà intervenire a seguito di un procedimento ordinario di cognizione, ma deve ritenersi ammissibile anche una domanda proposta con il rito sommario di cui agli artt. 702-bis e ss. c.p.c. Nell uno come nell altro caso, la domanda dovrebbe essere preceduta da formale richiesta stragiudiziale, rimasta priva di riscontro per almeno un trimestre; diversamente, la parte attrice potrebbe andare incontro a una condanna alle spese di lite. La giurisprudenza di merito è orientata nel senso di ritenere che il diritto di cui all art. 119 comma 4 T.u.b. possa essere azionato anche mediante procedimento monitorio per ingiunzione di consegna, sul presupposto che la documentazione bancaria si configuri come cosa mobile determinata 11. Allo stesso modo, dovrebbe ritenersi ammissibile l istanza d ingiunzione ex art. 186-ter c.p.c., proposta da Sempronia nel caso di specie, ma rigettata dal Tribunale di Verona. In dottrina, tuttavia, si è sollevata l obiezione che la documentazione bancaria si forma soltanto all esito di una complessa attività ricognitiva, che richiede una prestazione anche di facere da parte della banca, incompatibile con la struttura del procedimento monitorio 12. Sennonché, l obbligazione di facere pare assumere in questo ambito un ruolo meramente ancillare e non caratterizzante rispetto alla prestazione di consegna, quindi trascurabile ai fini di cui all art. 633 c.p.c La ratio del diritto a ottenere copia della documentazione bancaria: i limiti dell interpretazione estensiva e dell estensione analogica Come già si è evidenziato, il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria ha natura sostanziale e riceve tutela autonoma, non assumendo rilievo la finalità per la quale i soggetti legittimati intendano concre- 10 SERRAO D AQUINO, Questioni attuali in materia di anatocismo bancario, commissione di massimo scoperto ed usura, in Giur. merito, 2011, 1172 e ss. 11 Trib. di Milano, 21 giugno 1996, in Foro it., 1996, I, 3200; Trib. di Ferrara, 4 giugno 2007, in sezione Giurisprudenza ; Trib. di Pisa, 13 novembre 2007, ivi; Trib. di Varese, 2 novembre 2009, ivi. 12 VALITUTTI, Il procedimento di ingiunzione: le problematiche più controverse, in Giur. merito, 2010, 2032 e ss. 13 SERRAO D AQUINO, Questioni attuali, cit. 5

6 PARTE PRIMA tamente esercitarlo. Per la corretta individuazione dei soggetti legittimati, peraltro, si rende necessario il ricorso a un interpretazione anche teleologica dell art. 119 comma 4 T.u.b, che postula la determinazione della ratio legis su cui la norma si fonda. La giurisprudenza tende ritenere che l art. 119 comma 4 T.u.b. si limiti a codificare e disciplinare imponendo, in particolare, un termine di decadenza a carico del cliente e un termine per l adempimento a carico della banca un principio già immanente nel sistema, ricavabile dalla norme generali in tema di buona fede nell esecuzione (art c.c.) ed integrazione degli obblighi contrattuali (art c.c.). Il fondamento di tutela va dunque rintracciato nei generali doveri di correttezza e buona fede contrattuali, che impongono all istituto di credito di fornire ogni utile informazione e di rilasciare copia dei documenti in suo possesso al correntista. Il senso ultimo della norma si rinviene, pertanto, nell esistenza di un rapporto contrattuale tra la banca e il cliente, per ciò stesso legittimato a pretendere l esecuzione di prestazioni ulteriori, necessarie alla salvaguardia della propria utilità contrattuale, nei limiti di un apprezzabile sacrificio della controparte 14. La ratio legis così determinata non contrasta con l estensione del novero dei soggetti legittimati, operata dall art. 24 comma 2 D.lgs 4 agosto 1999, n Il testo originario della norma si limitava a codificare il diritto del cliente : con la novella, esso è stato esteso a colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell amministrazione dei suoi beni. L ampiezza della formula legislativa fa ritenere legittimato tanto il cessionario del contratto bancario, quanto l erede a titolo universale. La loro legittimazione, peraltro, già in precedenza doveva ritenersi un dato acquisito in forza delle norme sulla cessione del contratto (art e ss. c.c.) e, rispettivamente, sulla successione mortis causa 15. Allo stesso modo, il subentro nell amministrazione dei beni del cliente può ritenersi verificato sia in caso di sua interdizione, a vantaggio del tutore; sia in caso di suo fallimento, a vantaggio del curatore fallimentare. Pure la legittimazione dei soggetti ora indicati, peraltro, doveva già essere riconosciuta prima della novella in forza delle norme sulla tutela (artt. 424 comma 1 e 357 c.c.) e, rispettivamente, sulla curatela fallimentare (art. 31 L. fall.) Sulla buona fede in senso oggettivo nella teoria dei contratti Cfr. MONTEL, Buona fede, in N.D.I., II, 1958, 598 e ss.; ROMANO, Buona fede (diritto privato), in Enc. dir., V, 1959, 677 e ss.; BIANCA, Diritto civile, III, Il contratto, Milano, 2000, 499 e ss. 15 Cass., sez. I civ., 12 maggio 2006, n , cit. 16 Sulla legittimazione del curatore fallimentare Cfr., prima della novella, Trib. di Milano, 2 maggio 1996, in Foro it., 1996, I, 3200; Trib. di Milano, 22 gennaio 1997, in Resp. civ. e prev., 1998, 1190 e ss., con nota di BIGLIA; Trib. di Torre Annunziata, 21 luglio 1999, in Dir. fall., 2001, 308; Cass., sez. I civ., 19 ottobre 1999, n , cit. 6

7 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE Le stesse norme ora richiamate segnano, al tempo stesso, i limiti di un interpretazione estensiva dell art. 119 comma 4 T.u.b. Poiché la cessione del contratto si perfeziona soltanto con il consenso del contraente ceduto, il cessionario di un contratto bancario non avrà diritto a ottenere copia della documentazione sino alla manifestazione di consenso da parte della banca. Può però prospettarsi un estensione analogica a favore del cessionario del solo credito alla restituzione del tantundem, una volta che il negozio sia stato notificato alla banca. Particolare è l ipotesi dei libretti di risparmio pagabili al portatore, la cui titolarità si cede con il possesso degli stessi (art c.c.) 17 : un interpretazione estensiva del concetto di cliente consente di ritenere tale non solo il possessore del libretto di deposito, legittimato al compimento delle operazioni riguardanti il titolo, ma anche, se diverso dal possessore del libretto, il soggetto titolare del rapporto, che può comunque avere interesse ad acquisire la documentazione inerente alle operazioni relative allo svolgimento del rapporto medesimo 18. L oblato non può considerarsi successore del cliente sino all atto di accettazione dell eredità (art. 459 c.c.). Nondimeno, egli gode di poteri conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea dell asse ereditario (art. 460 c.c.): su questa base, può prospettarsi un interpretazione estensiva del concetto di cliente (rectius di amministratore dei suoi beni ), che e- stenda all oblato la legittimazione a ottenere copia della documentazione bancaria. Per la medesima ragione, tale diritto può essere attribuito anche al curatore dell eredità giacente, in quanto tenuto a procedere all inventario dell eredità e ad amministrarla per la durata del suo ufficio (art. 529 c.c.). Poiché la richiesta di copia della documentazione bancaria va considerata atto di ordinaria amministrazione, il minore emancipato e l inabilitato possono compierlo in piena autonomia, senza il concorso del curatore (artt. 424 e 394 c.c.). Quest ultimo, pertanto, difetta di autonoma legittimazione attiva. Discorso a parte va fatto per l amministrazione di sostegno, perché il decreto di nomina potrebbe eventualmente ricomprendere tale atto fra quelli che l amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario o che quest ultimo può compiere soltanto con la sua assistenza (art. 405 comma 5, nn. 3 e 4, c.c.). 17 L ipotesi deve considerarsi ormai residuale, dopo che l art. 49 comma 13 D.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dall art. 20 comma 2, lettera a, D.l. 31 maggio 2010, n. 78 (convertito in L. 30 luglio 2010, n. 122), ha stabilito che I libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 5.000,00 esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono estinti dal portatore ovvero il loro saldo deve essere ridotto a una somma non eccedente il predetto importo entro il 30 giugno Cass., sez. I civ., 12 maggio 2006, n , in Obbl. e Contr., 2006, 580 e ss., con nota di RUBINO. 7

8 PARTE PRIMA Mentre il fallito perde l amministrazione del proprio patrimonio, il debitore ammesso a concordato preventivo la conserva, benché sotto la vigilanza del commissario giudiziale (art. 167 L. fall.). Tale vigilanza si esplica non solo sugli atti di straordinaria amministrazione che necessitano di autorizzazione del giudice delegato ma anche su quelli di ordinaria amministrazione. Poiché la posizione di chi amministra i beni per conto del cliente presenta una ratio accostabile a quella di chi esercita vigilanza sugli atti da questi posti in essere, il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria può essere esteso in via analogica anche a favore del commissario giudiziale. Non altrettanto può dirsi per i singoli creditori del cliente, i quali non intrattengono alcun rapporto con la banca 19. Per quanto concerne, poi, la posizione di chi abbia prestato fideiussione a garanzia di crediti bancari, la Corte di Cassazione ha sostenuto che non si applicano in modo automatico al rapporto fra banca e garante le disposizioni del D.lgs. 1 settembre 1993, n. 358, dettate per i contratti relativi alle operazioni ed ai servizi stipulati con il cliente 20. Tuttavia, il rapporto contrattuale intercorrente tra la banca e il fideiussore potrebbe indurre a riconoscergli in via analogica quantomeno il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria, inerente non solo al rapporto garantito ma anche agli altri rapporti accesi dal cliente. A mente dell art c.c., infatti, il fideiussore è liberato se, per fatto del creditore, non abbia potuto avvedersi per tempo dell aggravarsi delle condizioni economiche in cui versava il debitore garantito 21. Nelle ipotesi di cointestazione del conto corrente, i soggetti cointestatari vanno tutti qualificati come clienti, in forza della presunzione di titolarità solidale dei crediti verso la banca (art. 1854) 22. L intestazione a una formazione sociale priva di personalità giuridica (es. condominio o associazione non riconosciuta) non può invece paragonarsi alla cointestazione a favore di tutti i suoi partecipanti (condomini o associati): in questo caso, la qualifica di cliente spetta soltanto a chi abbia la disponibilità del conto, in base agli accordi contrattuali intercorsi con la banca. Per evitare le rigidità di una cointestazione, una strada alternativa sovente utilizzata è la delega ad operare sul conto corrente, nei limiti stabiliti all atto del conferimento. In que- 19 GIANFELICI, Il segreto bancario. Norme civili, penali e fiscali, Milano, 1996, 270 e ss. 20 Cass., sez. I civ., 9 novembre 2007, n , in Giust. civ. mass., 2007, TIDONA, Il diritto del fideiussore di pretendere dalla banca la documentazione relativa ad un rapporto del garantito diverso da quello per il quale ha prestato garanzia, in Magistra, Banca e Finanza, Si tratta, peraltro, di una presunzione semplice che può essere superata con ogni mezzo di prova. 8

9 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE sto caso, il diritto a richiedere copia della documentazione bancaria deve ritenersi a fortiori incluso in ogni delega che conferisca più ampi poteri. Il coniuge non cointestatario in separazione dei beni non può muovere alcuna pretesa sulle somme depositate presso la banca e, dunque, non ha alcun diritto a ricevere informazioni ai sensi dell art. 119 T.u.b. 23. Più complessa è la questione in caso di comunione dei beni, essendo controverso se e quando il diritto di credito alla restituzione delle somme depositate entri a far parte della comunione. 4. Titolarità dei rapporti bancari e comunione legale fra coniugi Caia era unica intestataria di un conto corrente di corrispondenza acceso presso la banca Alfa, su cui soleva depositare le proprie entrate personali. A tale rapporto bancario era sempre rimasto del tutto estraneo il marito Tizio, benché il regime patrimoniale della famiglia fosse quello della comunione legale. Ci si chiede se ed eventualmente quando la disponibilità delle somme così depositate da Caia sul proprio conto sia caduta in comunione dei beni. Ai fini delle problematiche connesse alla comunione legale fra coniugi, rilevano essenzialmente i contratti bancari passivi, intendendosi per tali quelli con cui la banca raccoglie capitali ricevendo credito dai propri clienti 24. Il principale contratto passivo è il deposito bancario, con cui la banca riceve dal cliente una somma di denaro e si obbliga a restituire il tantundem (art c.c.). Quando si convenga che il cliente può disporre ad nutum delle somme depositate, il deposito si dice regolato in conto corrente (art c.c.). Altra cosa è il conto corrente di corrispondenza, contratto atipico in forza del quale la banca si obbliga a riscuotere somme da e per conto del correntista, nonché ad eseguire incarichi di pagamento da questi impartiti, utilizzando quale provvista per le movimentazioni a debito le somme depositate sul conto o messe a disposizione dalla banca stessa tramite operazioni attive. Il conto corrente di corrispondenza è tradizionalmente configurato come contratto innominato o atipico a contenuto misto soggetto alla disciplina propria dei contratti di delegazione, di mandato, di deposito o di altri contratti tipici identificabili con riferimento alle diverse operazioni di banca assunte nell ambito del rapporto di conto corrente 25. Ai fini 23 GIANFELICI, Il segreto bancario, cit., 272 ss. 24 Le operazioni bancarie fondamentali si dividono in passive, per mezzo delle quali la banca raccoglie capitali ricevendo credito dai propri clienti; e attive, per mezzo delle quali la banca impegna la propria disponibilità di capitali attraverso la concessione di credito. 25 Cass., sez. civ., 6 dicembre 1974, n. 4043, in Dir. fall., 1975, 521. Nello stesso senso Corte d App. di Milano, 23 maggio 1986, ivi, 1987, 431 e ss. con nota di TARZIA; Trib. Napoli, 10 settembre 1996, in Banca, borsa, tit. cred., 1998,

10 PARTE PRIMA del presente approfondimento, il conto corrente di corrispondenza rileva limitatamente alle movimentazioni a credito, sullo schema del contratto di deposito bancario. I contratti passivi e le movimentazioni a credito del conto corrente di corrispondenza generano in capo al cliente rapporti obbligatori caratterizzati dal diritto di credito nei confronti della banca, avente ad oggetto la restituzione del tantundem. Si tratta di verificare se tale diritto di credito sia o meno ricompreso tra gli acquisti che, in forza dell art. 177 comma 1, lettera a, c.c., cadono immediatamente in comunione legale pur se effettuati formalmente da uno solo dei coniugi. La giurisprudenza è tradizionalmente orientata a considerare acquisti esclusivamente gli atti implicanti l effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali rispetto all acquisizione di una res, non sono suscettibili di cadere in comunione 26. Nello stesso senso è schierata la dottrina più risalente, secondo cui la natura relativa e personale dei diritti di credito osterebbe a un loro trasferimento ex lege in capo all altro coniuge; per di più, si reputa inopportuno far gravare sulla controparte contrattuale l onere di accertare volta per volta lo status familiare del contraente. Va inoltre citata un influente circolare dell Associazione Bancaria Italiana, emanata subito dopo la riforma del diritto di famiglia, la quale esplicitamente escludeva che i diritti nascenti da rapporti bancari potessero cadere in comunione legale, non trattandosi di cosa corporale. La concezione tradizionale è stata oggetto di critica da parte di altra dottrina che, sdrammatizzando gli inconvenienti segnalati dai fautori della tesi restrittiva, ha messo in luce lo scopo ultimo del regime di comunione legale: la distribuzione fra i coniugi di una certa parte della ricchezza prodotta nel corso della convivenza matrimoniale e, di riflesso, un incentivo alla collaborazione dei coniugi per la migliore soddisfazione dei bisogni della famiglia 27. Se così è, in una società nella quale la ricchezza è sempre meno materiale e sempre più mobiliare, non ha senso escludere dalla nozione di acquisti entità economicamente assai rilevanti, soltanto in considerazione della loro natura obbligatoria piuttosto che reale. Tanto più che la tradizionale distinzione tra diritti reali e diritti di credito viene oggi messa in discussione anche sul piano dogmatico da parte di pregevoli Autori. 26 Cass., sez. II civ., 11 settembre 1991, n. 9513, in Dir. giur., 1992, F. SANTOSUOSSO, Beni ed attività economica della famiglia, in Commentario del codice civile redatto a cura di magistrati e docenti, I, 2, Torino, 1983,

11 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE Con un attesa sentenza che, dopo un iniziale tentennamento, ha ricevuto conferma in successive pronunce la Suprema Corte ha finalmente aderito alla lettura ermeneutica propugnata dalla dottrina d avanguardia. La comunione legale fra i coniugi, come regolata dagli artt. 177 e ss. c.c., costituisce un istituto che prevede uno schema normativo non finalizzato, come quello della comunione ordinaria regolata dagli artt e ss. c.c., alla tutela della proprietà individuale, ma alla tutela della famiglia attraverso particolari forme di protezione della posizione dei coniugi nel suo ambito, con speciale riferimento al regime degli acquisti, in relazione al quale la ratio della disciplina, che è quella di attribuirli in comunione ad entrambi i coniugi, trascende il carattere del bene della vita che venga acquisito e la natura reale o personale del diritto che ne forma oggetto; ne consegue che anche i crediti sono suscettibili di entrare nella comunione, ove non ricorra una delle eccezioni alla regola generale dell art. 177 c.c. poste dall art. 179 c.c. 28. Quest apertura giurisprudenziale non è, peraltro, sufficiente a fondare l inclusione in comunione legale di tutti i diritti di credito acquistati dai coniugi. Se la ragione del revirement si fonda sull esigenza di pari partecipazione dei coniugi agli incrementi patrimoniali della famiglia, a prescindere dalla loro natura reale ovvero obbligatoria, devono per coerenza restare esclusi i meri diritti di credito che non abbiano una componente patrimoniale suscettibile di acquisire un valore di scambio 29. Con tale precisazione, la giurisprudenza di legittimità accoglie puntuali osservazioni della dottrina: affinché possano cadere in comunione gli acquisti operati singolarmente dai coniugi attraverso i rispettivi beni personali ad esempio i proventi dell attività separata, che restano nella disponibilità individuale sino allo scioglimento della comunione (art. 177 comma 1, lettera c, c.c.) non basta il rilievo giuridico dell operazione che traduce il diritto di proprietà in diritto di credito alla restituzione del tantundem, ma è necessario che essa assuma autonomo significato pure sul piano economico-patrimoniale, essendo qualificabile come forma d investimento. Sul piano economico-patrimoniale, si considera investimento l impegno di risorse volto all acquisto di beni, servizi o crediti suscettibili di fornire nel tempo utilità economiche ulteriori rispetto alle risorse impiegate. Le utilità in questione devono avere rilievo autonomo e non meramente accessorio al recupero delle risorse impiegate, come nel caso della corresponsione d interessi compensativi. Natura investitoria è stata, ad esempio, ricono- TI. 28 Cass., sez. I civ., 9 ottobre 2007, n , in Notariato, 2008, 148, con nota di SCOT- 29 Cass., sez. I civ., 15 gennaio 2009, n. 799, in Fam. dir., 2009, 571 e ss., con nota di RIMINI. 11

12 PARTE PRIMA sciuta all acquisto di azioni di s.p.a., quote di s.r.l., quote di partecipazione a società di persone, titoli di stato, titoli obbligazionari privati e quote di fondi comuni d investimento (a prescindere dalla qualificazione reale ovvero obbligatoria dei diritti incorporati in ciascuno di tali strumenti). Il deposito bancario, invece, non può qualificarsi come forma d investimento per il semplice fatto di essere remunerato con il riconoscimento di un tasso d interesse, perché si tratta di un utilità meramente accessoria rispetto alla finalità di conservazione del capitale depositato. Deve quindi condividersi, sotto questo profilo, il mantenimento dell impostazione tradizionalmente adottata dalle sezioni civili della Corte di Cassazione, secondo cui la titolarità esclusiva di una somma di danaro in capo a uno dei coniugi non muta in conseguenza della mera circostanza che il denaro sia stato accantonato sotto forma di deposito bancario, giacché il diritto di credito relativo al capitale non può considerarsi modificazione del capitale stesso, né è d altro canto configurabile come un acquisto nel senso indicato dall art. 177 comma 1, lettera a, c.c. cioè come un operazione finalizzata a determinare un mutamento effettivo nell assetto patrimoniale del depositante 30. Quest impostazione è stata confermata anche dalla pronuncia che ha per la prima volta aperto la comunione legale agli acquisti di diritti di credito, opportunamente distinguendo il credito incorporato nei titoli obbligazionari da quello di restituzione del tantundem a seguito di deposito bancario in conto corrente, il cui saldo non rientra nella comunione dei beni ex art. 177 comma 1, lettera a, c.c. proprio perché non rappresenta una forma d investimento dello stesso 31. Gli acquisti di diritti di credito non classificabili come forme d investimento, pur non cadendo in comunione immediata, possono nondimeno essere ricompresi nella comunione de residuo ai sensi degli artt. 177 comma 1, lettere b e c, e 178 c.c. Per quanto concerne i contratti bancari passivi e le movimentazioni a credito del conto corrente di corrispondenza, il diritto alla restituzione del tantundem cade pertanto in comunione de residuo limitatamente agli interessi corrispettivi dovuti dalla banca e alle somme oggetto di deposito di cui si provi la percezione a titolo di proventi dell attività separata del coniuge intestatario. Non può ignorarsi la difficoltà dell onere probatorio in ordine a quali, tra le somme dovute in restituzione da parte della banca, possiedano tali caratteristiche; ma è chiaro che il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria prescinde da quest onere ed è anzi strumentale al suo espletamento. 30 Cass., sez. I civ., 20 gennaio 2006, n. 1197, in Giur. it., 2007, 601 e ss., con nota di PUGLIESE. 31 Cass., sez. I civ., 9 ottobre 2007, n , cit. 12

13 DIRITTO PROCESSUALE CIVILE Sulla base di quanto esposto, deve quindi concludersi nel senso che un interpretazione estensiva del concetto di cliente di cui all art. 119 comma 4 T.u.b. impone di riconoscere il diritto ivi codificato anche al coniuge non intestatario del rapporto bancario passivo, ma ciò soltanto a seguito dello scioglimento della comunione legale. Nessun diritto, invece, spetta al coniuge prima dell effettivo scioglimento, perché fino a tale momento l estensione legale della titolarità delle entità residuali è oggetto di una semplice aspettativa di fatto non tutelabile giuridicamente. Tra le ipotesi di scioglimento (art. 191 c.c.) va menzionata, in particolare, la morte di uno dei coniugi: qualora il rapporto bancario sia intestato al coniuge defunto, ne risulterà una decurtazione dell asse ereditario in favore del coniuge superstite, il cui acquisto avverrà iure proprio e non già iure hereditatis; nell ipotesi inversa, i rapporti bancari caduti in comunione de residuo andranno a beneficio degli eredi del coniuge defunto. Nel primo caso, il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria andrà riconosciuto al coniuge superstite, in virtù di un interpretazione estensiva del concetto di cliente. Nel secondo caso coincidente con quello esaminato dal Tribunale di Verona nella pronuncia in commento tale diritto andrà invece riconosciuto agli eredi del coniuge defunto, in virtù di un interpretazione estensiva dell espressione colui che gli succede a qualunque titolo. 5. Osservazioni conclusive La sentenza in commento prende le mosse lungo binari tracciati da solida giurisprudenza, secondo la quale ricade nella comunione de residuo il saldo di conto corrente bancario intestato a uno solo dei coniugi in regime di comunione legale dei beni, nel quale siano confluiti i proventi della sua attività separata. Scioltasi la comunione per effetto della morte del coniuge non intestatario, pertanto, i successori di quest ultimo possono vantare diritti ereditari sulla quota parte del saldo così costituito, per quanto essi non abbiano alcun rapporto parentale o di altro tipo con il coniuge titolare del conto. Su questo ragionamento di base s innesta il tratto innovativo della pronuncia: la disciplina sulla trasparenza bancaria non ammette vuoti di tutela e, pur in mancanza di un intestazione formale del rapporto, il diritto a ottenere copia della documentazione ad esso inerente va esteso anche a favore dei successori a titolo universale del coniuge defunto. Se si negasse loro questa legittimazione, infatti, ne uscirebbero vanificati i loro diritti ereditari, poiché solo l esame della documentazione bancaria permette di verificare quali, tra le somme dovute al cliente da parte della banca, vengano a costituire l entità residuale della comunione. 13

14 PARTE PRIMA Il senso della pronuncia in commento è, dunque, che l art. 119 T.u.b. va per quanto possibile interpretato estensivamente, nella parte in cui individua i soggetti legittimati a richiedere copia della documentazione bancaria. È un insegnamento condivisibile, consonante con il progressivo consolidamento della trasparenza nelle operazioni e nei servizi bancari come principio cardine del sistema. Laddove specifiche esigenze di tutela lo richiedano, anzi, le norme in tema di trasparenza potranno e dovranno essere applicate analogicamente anche a favore di soggetti diversi dal cliente, in deroga al concorrente e ormai recessivo principio del segreto bancario. A titolo di esempio, il diritto a ottenere copia della documentazione bancaria va esteso al commissario giudiziale nel concordato preventivo e a chi abbia prestato fideiussioni per il cliente. Il fondamento e limite di ogni estensione analogica rimane, comunque, l identità di ratio rispetto alla norma di cui all art. 119 T.u.b.: ovunque sussista un rapporto obbligatorio tra la banca e soggetti terzi, su cui possa a vario titolo incidere l andamento del conto corrente intestato al cliente, a questi soggetti deve essere riconosciuto il diritto a ottenere copia della documentazione relativa al conto, con o senza il consenso del cliente. Luca Andretto Avvocato del Foro di Verona 14

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