Studi e Ricerche. Collana della Commissione per le adozioni internazionali

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1 Studi e Ricerche Collana della Commissione per le adozioni internazionali

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3 Studi e Ricerche Collana della Commissione per le adozioni internazionali 4 L operatore oltre frontiera Percorsi dell adozione internazionale nei Paesi di origine. L Europa orientale Istituto degli Innocenti

4 Studi e Ricerche Collana della Commissione per le adozioni internazionali La collana editoriale promossa dalla Commissione per le adozioni internazionali con la collaborazione dell Istituto degli Innocenti di Firenze intende fornire una rappresentazione coordinata dei materiali di studio prodotti sui diversi aspetti dell adozione di minori da Paesi stranieri, favorendo la più ampia riflessione a livello nazionale e internazionale. Le pubblicazioni si collocano in una prospettiva di stimolo e miglioramento delle politiche per l adozione da sostenersi attraverso azioni di supporto informativo e formativo per tutti gli attori del sistema. Un sincero ringraziamento va a tutte le istituzioni, i servizi, gli enti e gli operatori che hanno partecipato alla realizzazione delle attività, contribuendo all elaborazione dei documenti presentati nella collana. Presidenza del Consiglio dei Ministri Il Ministero per le Pari Opportunità Commissione per le adozioni internazionali Direzione scientifica Melita Cavallo, Caterina Chinnici, Massimo Bianca, Corrado Burlò, Giovanni Daverio, Sergio Fusaro, Franca Lo Faro, Anna Maria Marchio, Giovanni Pino, Maria Rosetta Spina, Italo Volpe Direzione Segreteria tecnica Maria Teresa Vinci Hanno coordinato la realizzazione del volume Giorgio Macario, Alessandro Salvi Ha collaborato alla realizzazione del volume Piercarlo Pazé Hanno collaborato alla raccolta della documentazione Vanna Cherici, Claudia Stanghellini, Angelo Vernillo Istituto degli Innocenti P.zza SS. Annunziata, Firenze Direzione Settore Attività Aldo Fortunati P.O. Documentazione, Editoria e Biblioteca Antonella Schena Coordinamento editoriale Anna Buia Realizzazione grafica e redazionale Cristina Caccavale (progetto grafico), Barbara Giovannini (impaginazione), Caterina Leoni (redazione)

5 Indice IX XI Prefazione Melita Cavallo Presentazione a cura dell Istituto degli Innocenti PARTE I. I PROBLEMI GENERALI Ciò che pensano le autorità straniere Melita Cavallo Il viaggio nei Paesi di origine come strumento formativo: riflessioni su un percorso di formazione-formatori Giorgio Macario La collaborazione nell adozione internazionale con gli Stati di origine dei bambini: l esigenza di nuove prassi virtuose Piercarlo Pazé Interculturalità e sguardi multipli: gli apporti metodologici Duccio Demetrio Leggi e procedure dell adozione nei Paesi dell Europa orientale: Ucraina, Bielorussia, Bulgaria e Romania Leonardo Lenti I bambini nel percorso di risanamento tra accoglienza e adozione Graziana Campanato Indicazioni operative per i tribunali per i minorenni Gemma Tuccillo Tracce cliniche e integrazioni operative per i servizi territoriali Marilena Ventura V

6 INDICE Il ruolo degli enti autorizzati nei processi di cambiamento delle adozioni internazionali nell Europa dell Est Gianfranco Arnoletti Sussidiarietà e cooperazione internazionale nei Paesi dell Europa dell Est Fabrizio Pacifici PARTE II. LE SITUAZIONI La Bielorussia I partecipanti allo stage formativo La lezione dei fatti : un esperienza di stage formativo in Bielorussia Giorgio Macario Infanzia e adozione in Bielorussia Liliana Pedevilla Uno stage in Bielorussia: criticità e prospettive Maria Rita Altieri La Bulgaria I partecipanti allo stage formativo L esperienza formativa in Bulgaria: situazione e tutela dell infanzia Jolanda Galli Infanzia e adozione in Bulgaria Paola Montenet Uno stage in Bulgaria: riflessioni, alcune criticità e prospettive operative Paola Re La Romania I partecipanti allo stage formativo Considerazioni sull esperienza di uno stage formativo in Romania Leonardo Luzzatto VI

7 INDICE Considerazioni su infanzia e adozione in Romania Bonaria Autunno Uno stage in Romania: criticità e prospettive Elena Licastro L Ungheria I partecipanti allo stage formativo Dalla conoscenza alle proposte di cambiamento: significati e specificità dell esperienza in Ungheria Francesco Villa La tutela all infanzia tra procedura amministrativa e progetto di vita Donatella Brotini Uno stage in Ungheria: criticità e prospettive Marina Farri PARTE III. LE ESPERIENZE DI VIAGGIO 227 Dai taccuini di viaggio Maria Rita Altieri, Donatella Brotini, Annamaria Galassi, Paola Montenet, Daniela Novello, Elisabetta Paroletti, Liliana Pedevilla, Paola Re, Mirella Todaro, Marilena Ventura, Paola Zebi L impatto emotivo con i bambini e con le loro situazioni Operatori a contatto con i Paesi di provenienza dei bambini adottati: l impatto emotivo fra difese e atteggiamenti empatici Francesco Viero Stage internazionali: memoria emozionale del viaggio e processi identificatori con le coppie adottive Alessandra Moro I bambini, gli istituti, la strada Raffaella Pagani La tutorship nelle esperienze di accompagnamento formativo Raffaella Pregliasco e Angelo Vernillo VII

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9 Prefazione Melita Cavallo Presidente della Commissione per le adozioni internazionali È con viva soddisfazione che vedo pubblicato questo studio su L operatore oltre frontiera. Percorsi dell adozione internazionale nei Paesi di origine. L Europa orientale, realizzato con la collaborazione dell Istituto degli Innocenti di Firenze e al quale hanno partecipato operatori italiani appartenenti a tutte le realtà regionali, di indirizzo sia sociale che psicologico. L esperienza nuova testimoniata dallo studio ha finalmente messo a confronto operatori italiani e stranieri che si occupano di infanzia abbandonata, di istituti, di affidamento e di adozione. L operatore è spesso costretto, in alcune difficili realtà, a lavorare sull emergenza, senza potersi permettere quel tempo di riflessione necessario per meglio coordinare gli interventi e valutarne gli effetti, costruendo ed elaborando così quella base di esperienze necessaria per rendere più efficaci gli interventi successivi. Il confronto internazionale e la conoscenza diretta delle problematiche vissute dal Paese straniero da cui accogliamo bambini apre nuovi orizzonti e permette scelte più coraggiose, o comunque una maggiore consapevolezza delle scelte finora operate. Unione europea deve poter significare livelli crescenti di integrazione, che solo possono attuarsi attraverso lo scambio di esperienze conoscitive e pratiche, sulla base delle quali costruire un sistema fondato su valori comuni, pur nel rispetto delle identità nazionali. Un sistema di adozione internazionale fondato sulla fiducia reciproca è l unico conforme allo spirito dell Unione; è per questo che la decisione di quei Paesi che, in nome di un mal riposto orgoglio nazionale, chiudono le frontiere all adozione risulta contraria non solo ai principi della Convenzione de L Aja, ma anche ai valori fondamentali dell integrazione europea. Colgo l occasione per ringraziare tutti coloro e sono stati tanti, in Italia e all estero che hanno permesso e collaborato a questo scambio. IX

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11 Presentazione a cura dell Istituto degli Innocenti Le attività formative promosse dalla Commissione per le adozioni internazionali negli anni 2003 e 2004, che vengono documentate in questo volume significativamente intitolato L operatore oltre frontiera. Percorsi dell adozione internazionale nei paesi di origine, hanno confermato l impegno convinto da parte dell Istituto degli Innocenti, in un contesto internazionale non semplice, per la migliore riuscita dell iniziativa. Dopo la realizzazione di una formazione estensiva che ha consentito, negli anni 2001 e 2002, di affrontare il complesso iter dell adozione a seguito dell entrata in vigore della L. 476/98 e di concretizzare significativi approfondimenti disciplinari di tipo organizzativo, giuridico, psicologico e socioculturale, con questa iniziativa di formazione intensiva si è promosso un percorso di formazione-formatori rivolto a gruppi selezionati di psicologi e assistenti sociali esperti provenienti da tutta Italia, oltre che ad alcuni giudici togati e onorari dei tribunali per i minorenni, finalizzato ad accrescere le conoscenze per la comprensione del percorso adottivo su estero e per la divulgazione presso i colleghi in ambito regionale dei possibili miglioramenti qualitativi in termini di specifici accorgimenti e procedure attivabili. La migliore conoscenza del sistema di protezione dell infanzia e del sistema organizzativo nel Paese di provenienza del bambino adottato, il confronto sulle modalità di realizzazione di una piena sussidiarietà degli interventi per le adozioni internazionali, gli approfondimenti sul percorso delle coppie nel Paese di origine e le specifiche indicazioni e accorgimenti adottabili sulla base delle esigenze espresse dalle autorità straniere, costituiscono alcuni dei principali obiettivi formativi che sono stati sostanzialmente raggiunti mediante il percorso realizzato sia in Italia che all estero. Il percorso di formazione-formatori, che si è articolato in una prima fase di sensibilizzazione sui versanti conoscitivi e metodologici per la messa a punto degli strumenti utilizzati, in una seconda fase di stage all estero in Bielorussia, Bulgaria, Romania e Ungheria dalle quali proviene circa il 25% dei bambini adottati in Italia, e in una terza fase seminariale di approfondimento svolta in Italia, vede la sua utilità nell attuale concretizzarsi, a lavoro formativo nazionale concluso, di incontri e presentazioni a livello regionale per una valorizzazione ed estensione delle conoscenze acquisite. XI

12 PRESENTAZIONE Il volume si articola in tre parti per proporre a diversi livelli di approfondimento il meglio delle riflessioni realizzate con l esperienza formativa. Nella prima parte, denominata I problemi generali, si sono condensati i contributi più significativi realizzati in termini di riflessioni teoriche strettamente intrecciate alla concretezza esperienziale; dalle aspettative delle Autorità estere agli aspetti formativi, dagli approfondimenti giuridici a quelli interculturali, fino alle riflessioni sull esperienza di natura prevalentemente psicosociale. La seconda parte, che ha per tema Le situazioni, mantiene funzionalmente la suddivisione per Paese di origine, cerca di individuare direzioni e prospettive e si occupa prevalentemente degli aspetti conoscitivi e tecnici, accogliendo i contributi dei coordinatori degli stage e di alcuni partecipanti che portano a sintesi, spesso, gli apporti dell intero gruppo di lavoro. La terza parte, infine, denominata Le esperienze di viaggio, rappresenta forse il contributo più originale al lavoro formativo svolto, perché riporta prevalentemente le riflessioni emotivo-esperienziali. I taccuini di viaggio, strumento costruito come contenitore a un tempo emotivo ed esperienziale, rappresentano uno spaccato della soggettività dei vissuti dei partecipanti, che in alcuni casi esemplificano magistralmente le possibili implicazioni professionali in un campo quale quello delle adozioni internazionali che è costantemente permeato da componenti affettive ed emotive. La documentazione filmata delle esperienze di stage, raccolta in un apposito DVD che è prodotto con finalità di documentazione per l utilizzo in ambito formativo, ha poi un origine essenzialmente amatoriale raccogliendo il materiale prodotto dallo staff e integrato da alcuni filmati di partecipanti ma anche professionale (il montaggio è stato infatti affidato a un regista professionista coadiuvato dallo staff). Rappresenta quindi, a sua volta, un esempio di metodologia innovativa per la documentazione del lavoro formativo. Il percorso formativo di approfondimento voluto dalla Commissione per le adozioni internazionali, con questa complessa attività formativa internazionale realizzata, fa un ulteriore e decisivo passo in avanti. L Istituto è ben lieto che questa collana editoriale della Commissione per le adozioni internazionali possa continuare a ospitare contributi di documentazione praticamente unici a livello nazionale e internazionale e ritiene doveroso formulare un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti al percorso formativo e alle loro Regioni di provenienza. Ai primi per la particolare sensibilità e disponibilità dimostrata nell adattarsi alle difficili situazioni incontrate e nel saper sfruttare al meglio le opportunità di incontro concesse dalle autori- XII

13 PRESENTAZIONE tà straniere, alle seconde le Regioni per l interesse dimostrato nell essere parte di uno sforzo conoscitivo che necessita di ulteriori diffusioni proprio a livello regionale e interregionale. Si ringraziano, infine, in modo particolare la Segreteria tecnica della Commissione per le adozioni internazionali per il sostegno alle iniziative, gli enti autorizzati coinvolti nell organizzazione degli stage all estero per il supporto in termini di know-how, logistico e organizzativo, e il gruppo degli esperti coinvolti nella progettazione generale e conduzione dell esperienza formativa, costituito da Giorgio Macario, Jolanda Galli, Piercarlo Pazè, Lina Pierro e Francesco Villa. XIII

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15 PARTE I - I PROBLEMI GENERALI Ciò che pensano le autorità straniere Melita Cavallo Presidente della Commissione per le adozioni internazionali 1. Quando, come Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, mi reco in missione presso l autorità centrale dei Paesi dai quali accogliamo bambini in adozione, noto sempre grande soddisfazione da parte dei miei interlocutori, che considerano la visita come dovuta e la interpretano come atto di omaggio al Paese di origine da parte del Paese richiedente. E quando siamo tutti schierati, la delegazione italiana da un lato del tavolo e i rappresentanti dell autorità straniera dall altro, mi rendo anche conto, dal tenore delle loro domande, che dal loro punto di vista molti elementi delle nostre procedure appaiono poco chiari, e che perciò vanno spiegati e fatti comprendere, per non ingenerare problemi di apparente incompatibilità. Infatti premetto sempre, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, che la nostra delegazione è là appunto per dissipare ogni loro dubbio sia sulla piena tutela riservata al bambino adottato fin dal momento del suo ingresso in Italia, sia sull immediatezza dell acquisto della cittadinanza, una volta sul nostro territorio. Per i Paesi che non hanno ancora intrattenuto rapporti con l Italia, le più frequenti domande si riferiscono ai tempi di definizione della procedura adottiva in Italia: l autorità straniera in primo luogo vuole essere rassicurata sul fatto che l adozione pronunziata nel suo Stato venga recepita in Italia come adozione piena, definitiva, legittimante, e che non necessiti un ulteriore provvedimento del giudice italiano, e soprattutto che il bambino ottenga, appena entrato in Italia, la cittadinanza, status giuridico al quale viene ricondotta la tutela piena dei diritti. Molte sono anche le domande relative alle più frequenti difficoltà incontrate dal figlio adottivo nel suo percorso di integrazione, in particolare in ordine a quali interventi siano previsti in favore del minorenne adottato in caso di incompatibilità a protrarre la convivenza familiare, e se l autorità straniera ne venga immediatamente informata. L autorità dunque chiede garanzie che comunque il minore continuerà a essere assistito, e che, se esprimesse la volontà di rientrare nel Paese di origine, non ne sarebbe impedito. Quando, invece, l autorità straniera ha già avuto rapporti con l Italia come Paese di accoglienza, dopo i primi convenevoli, si accende un dibattito che si 1

16 PARTE I - I PROBLEMI GENERALI protrae anche per alcune ore, sempre molto ragionato e pacato, sui temi già delineati nel programma concordato tra le parti. In linea generale, i contenuti degli incontri sono riconducibili alle seguenti tematiche: a) insufficienza dei contenuti della relazione socio-ambientale redatta dai servizi territoriali su richiesta del tribunale per i minorenni; b) frequente incoerenza tra la relazione dei servizi territoriali e il successivo giudizio di idoneità rilasciato dal tribunale; c) limiti eccessivi posti dalle indicazioni contenute nel decreto di idoneità, ritenute rigide e prevaricanti dalle competenti autorità dei Paesi di origine, cui spetta l abbinamento; d) durata del soggiorno all estero per la conoscenza e la frequentazione del bambino proposto alla coppia; e) eccessiva sinteticità delle relazioni postadottive, troppo spesso non corredate di foto, nonché discontinuità nella trasmissione. 2. Quanto al punto a), l autorità straniera lamenta che i servizi territoriali nella maggior parte dei casi non relazionano sulla famiglia allargata, ma esclusivamente sulla coppia, accennando soltanto all esistenza o meno in vita dei nonni e quasi nulla riferendo sugli eventuali zii e zie, laddove i Paesi di origine, avendo ancora una società tradizionale, riconoscono grande importanza alla famiglia allargata, nella consapevolezza che ogni eventuale difficoltà manifestata dal figlio adottivo può essere più facilmente superata con il sostegno e l aiuto del contesto familiare allargato, se questo contesto ha condiviso la scelta adottiva. La condivisione del progetto adottivo da parte della famiglia allargata significa essi dicono adozione più forte e più garantita, perché nei momenti di difficoltà è tutta la famiglia che si compatta per sostenere la coppia e il suo figliolo, mentre, se la famiglia adottiva è sola a fronteggiare la difficoltà, la situazione è a rischio molto più serio. L autorità centrale chiede che i servizi descrivano e illustrino i rapporti di ciascuno dei coniugi con le rispettive famiglie e delle due famiglie tra loro, per valutare tutte le figure di riferimento che il bambino avrà nel corso della sua minore età, e per escludere che si tratti di una coppia isolata dal contesto familiare e sociale, perché nei Paesi di origine la vita familiare è molto intensa e coinvolge tutti i membri della famiglia estesa. In generale, tutti i Paesi di origine escludono dall abbinamento la coppia in cui entrambi i coniugi sono disabili, mentre, laddove soltanto uno dei due è fisicamente ma non gravemente disabile, alcuni Paesi riconoscono la possibi- 2

17 Melita Cavallo Ciò che pensano le autorità straniere lità di adottare. Molto rigorosi sono tutti i Paesi quando uno dei coniugi ha precedenti penali, anche se di lieve entità, pur avendo gli stessi ottenuto il decreto di idoneità; e ciò perché essi sostengono c è un giudice che ne ha dichiarato la responsabilità in ordine a un fatto previsto dalla nostra legge come reato, quindi non si tratta di un buon cittadino. In effetti spesso anche la Commissione è intervenuta su richiesta dell ente nei casi in cui il reato era di natura contravvenzionale, per segnalare alla competente autorità straniera la non grave rilevanza penale della condotta; tali interventi, tuttavia, non hanno in generale sortito effetto positivo, perché la coppia comunque non è stata presa in considerazione ai fini di un abbinamento. Quanto al punto b), l autorità straniera fa notare che non infrequentemente i contenuti della relazione sociale rivelano dubbi o perplessità sulla capacità educativo-assistenziale della coppia, tali da far apparire risposta coerente il rigetto della proposta disponibilità; viceversa, senza che risulti essere stata svolta una perizia o una successiva più approfondita indagine, il tribunale rilascia un idoneità mirata a un bambino che presenti determinate caratteristiche, quasi a voler significare che i limiti evidenziati dalla relazione rendono la coppia non idonea per ogni bambino, ma solo per un determinato bambino: uno e non più, che non sia troppo cresciuto, che non abbia alcuna disabilità, che non abbia un diverso colore di pelle. L autorità straniera dichiara che, in caso di palese incoerenza tra la relazione e il decreto del tribunale, prevale la relazione, e la coppia non otterrà alcuna proposta di abbinamento. Quanto al punto c), l autorità straniera fa notare, talvolta con enfasi, come le molteplici indicazioni spesso presenti nel decreto di idoneità siano, o finiscano con l essere, preclusive della facoltà di scelta spettante all autorità straniera, che rivendica il diritto di selezionare, tra le tante coppie provenienti da più Paesi di accoglienza, quella che meglio possa dare risposta alle esigenze materiali e psicologiche di un determinato bambino; invece, così come sono date, le indicazioni contenute nel decreto di idoneità sembrano avanzare la pretesa che l autorità straniera sia tenuta a individuare tra i bambini adottabili un bambino nato non dopo e non prima di un certa data, di un certo sesso, senza alcuna patologia, di non diversa etnia. Il risultato è che l autorità straniera non propone alcun minore. Quanto al punto d), l autorità riferisce che la coppia, non appena incontrato il bambino abbinatole, insiste, pretende, protesta, vuole definire al più presto la procedura, chiede la fissazione dell udienza, pretende l immediata esecuzione per ripartire al più presto per l Italia con il bambino; e cerca per questo un motivo plausibile e concreto, quale la scadenza del biglietto aereo, il costo troppo alto per rifarlo, la mancanza di denaro, la perdita del lavoro, la 3

18 PARTE I - I PROBLEMI GENERALI malattia di un familiare cui deve prestare assistenza. Tutto ciò irrita i funzionari, i quali definiscono, sotto questo profilo, la coppia italiana più fastidiosa rispetto a quelle di altri Paesi. Le autorità straniere si soffermano a sottolineare l importanza della frequentazione coppia-bambino per una verifica della possibilità di una futura positiva convivenza, in particolare allorquando il bambino non sia piccolo; e attualmente la maggior parte dei bambini disponibili per l adozione internazionale sono grandicelli. La frequentazione del bambino viene ritenuta molto necessaria e da programmare con accuratezza; deve protrarsi per più giorni, inizialmente con semplici e brevi visite che si faranno via via più lunghe, poi con passeggiate, poi con la permanenza del bambino presso i futuri genitori, inizialmente per l intero corso della giornata, poi anche di notte, in istituto o nell alloggio scelto dalla coppia. Sembra che le coppie spesso non vogliano attenersi a queste regole, e chiedano con ogni mezzo di accelerare i tempi. L autorità straniera richiede, quindi, alla Commissione di sensibilizzare gli enti perché richiamino le coppie in carico a un maggiore senso di responsabilità nella gestione del periodo di permanenza all estero, restando tranquille in attesa che le ultime incombenze procedurali vengano espletate. Quanto al punto e), l autorità straniera lamenta il mancato invio nei tempi dovuti delle relazioni postadottive, e chiede che la Commissione e gli enti autorizzati facciano ben comprendere alle famiglie adottive che il figlio conserva la cittadinanza del Paese di origine, e perciò bisogna informare lo Stato di appartenenza sulle condizioni del minore fino al diciottesimo anno di età. In effetti la Commissione sta operando per ridurre il periodo di verifica a trequattro anni dall adozione; alcuni Paesi però pongono forti ostacoli, superabili solo in sede di accordi bilaterali, dopo lunghi e complessi negoziati. È effettivamente molto oneroso riuscire a stare nei tempi per la trasmissione dei report, anche a causa della scarsa disponibilità delle famiglie, che purtroppo, una volta completata la procedura, dimenticano gli impegni sottoscritti con l autorità straniera: evidentemente i genitori si sentono così veri da dimenticare ogni fatto che lo smentisca! E l ente spesso deve penare per inseguire letteralmente la coppia. Da parte sua la Commissione ha ritenuto opportuno segnalare i genitori inadempienti al tribunale per i minorenni per scorretta gestione della potestà parentale, ai fini di un richiamo forte all osservanza degli impegni assunti in ordine all adozione di un bambino straniero; in generale, la notizia di questa iniziativa è sufficientemente rassicurante per l autorità straniera. D altra parte la Commissione ha avuto e ha seri problemi con le autorità straniere per l invio di relazioni relative ad adozioni risalenti agli anni 90, in 4

19 Melita Cavallo Ciò che pensano le autorità straniere cui le coppie non erano assistite dagli enti e le relazioni devono essere redatte dai servizi territoriali. 3. Le problematiche fin qui illustrate sono soprattutto riferibili ai Paesi dell Europa dell Est, dai quali finora abbiamo accolto il maggior numero di bambini in adozione. Tale realtà è tuttavia destinata a modificarsi, nel senso che nei prossimi anni prevarranno i flussi di bambini provenienti dal Sud-est asiatico e dall America latina. La Romania infatti, in nome di un mal riposto orgoglio nazionale, ha chiuso le sue frontiere agli aspiranti genitori stranieri, preferendo tenere i propri bambini negli istituti senza riferimenti affettivi e con poche speranze di futuro. La Bielorussia, attraverso un discorso ufficiale del suo presidente Lukascenko, ha ringraziato i Paesi occidentali che hanno per quasi 20 anni accolto periodicamente i suoi figli nel quadro dei percorsi di risanamento conseguiti al disastro prodotto dalla nube di Chernobyl, dichiarando che il rapporto con l Occidente ha fatto di questi piccoli tanti consumatori sfrenati, inquinandone il comportamento. È quindi prevedibile un analogo restringimento delle frontiere. Il fatto è che l Italia, e la Commissione per le adozioni internazionali in particolare, sarebbero ben liete che tutti i bambini dell Europa dell Est, e del mondo intero, potessero vivere felicemente inseriti nelle loro famiglie, o in famiglie sostitutive del luogo. Non vorremmo però leggere poi, in report di organizzazioni internazionali, della persistenza in quei contesti di fenomeni quali la prostituzione minorile, i bambini di strada, il lavoro minorile, e di forme di sfruttamento che continuamente si rinnovano, sulla base delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione. 5

20 Il viaggio nei Paesi di origine come strumento formativo: riflessioni su un percorso di formazione-formatori Giorgio Macario Formatore e psicologo, responsabile formativo del percorso di formazione-formatori; consulente dell Istituto degli Innocenti e professore a contratto presso l Università di Genova Premessa Il viaggio è un esperienza vitale, non fosse altro perché la vita stessa si presenta come un viaggio con molte tappe e passaggi intermedi. Ma il viaggio assurge altresì al valore di metafora che viene spesso utilizzata per rappresentare passaggi essenziali della nostra esistenza. Fino a pochi anni fa era particolarmente utilizzato per l adolescenza, fase di transizione per antonomasia, rappresentata come la traversata di un fiume in piena con una zattera, o come l ingresso in un bosco poco conosciuto dove non è facile trovare la via giusta; ma dall inizio del nuovo millennio la metafora del viaggio si presta ancor di più per interpretare praticamente tutte le età della vita, costretti come si è a navigare nella turbolenza quasi in continuazione, soggetti a trasformazioni in un panorama che fugge via sempre più velocemente, costringendo a modificare quasi just in time punti di vista, prospettive, competenze e risorse. D altra parte il viaggio ci mette spesso a contatto con il non conosciuto, ci sottopone a imprevisti di ogni sorta e ci colloca fuori dalle consuete routine (e quindi dagli automatismi difensivi più o meno strutturati) aprendoci a una maggiore possibilità di confronto e di scambio, sollecitando positivamente il nostro sistema apprenditivo nella sua accezione più ampia e consentendoci un esperienza a tutto campo, e perciò stesso, vitale. Se questi elementi possono rappresentare la dimensione più soggettiva e personale dell esperienza di viaggio, e fanno riferimento all educazione (e formazione) in età adulta, è la connessione di questi ultimi con gli aspetti riferibili all educazione (e formazione) permanente 1 che ci consente di dare un senso compiutamente formativo, e quindi anche formativo-professionale, all esperienza degli stage effettuati nel contesto più ampio del progetto di formazione-formatori realizzato. In questa seconda direzione possiamo quindi far riferimento alle competenze e capacità tecnico professionali che si affinano in uno scambio conosci- 1 D. Demetrio, Manuale di educazione degli adulti, Roma-Bari, Laterza,

21 Il viaggio nei Paesi di origine come strumento formativo: riflessioni su un percorso di formazione-formatori tivo ed esperienziale con colleghi di un altra nazione, a metodologie professionali che si confrontano con le esperienze di vita pregresse dei bambini come soggetto principale dell intervento adottivo internazionale, a strumenti che si perfezionano confrontandosi con esigenze, aspettative e richieste degli interlocutori stranieri dell esperienza adottiva. Sono questi alcuni dei fattori principali che hanno portato a fare degli stage in Paesi esteri di provenienza dei bambini adottati nell ambito delle adozioni internazionali lo strumento formativo centrale attorno a cui è stato progettato l intero percorso di formazione-formatori; tale percorso, rivolto a gruppi ristretti composti in massima parte da operatori dei servizi territoriali provenienti da quasi tutte le regioni italiane, ha creato degli equipaggi spesso ben affiatati e in grado, a loro volta, di prefigurare nuovi percorsi, magari più circoscritti e riferiti ad ambiti intraregionali e regionali, rispondendo quindi positivamente a uno degli obiettivi prioritari dell azione formativa, che ha riguardato la possibilità di diffondere al meglio conoscenze, capacità e strumenti relativamente alle adozioni internazionali con i Paesi di origine e alla condizione dell infanzia. Le adozioni internazionali: un contesto di interesse crescente In questi ultimi tempi si sono intensificate le pubblicazioni che trattano il tema delle adozioni e, data la crescente incidenza delle adozioni internazionali rispetto a quelle nazionali (più del doppio), sono le prime a essere spesso al centro dell attenzione. In una rivista quadrimestrale di area psicologica, ad esempio, si poteva leggere un articolo in copertina in bella evidenza intitolato Il senso di abbandono dei genitori adottivi. L articolo, piuttosto sintetico, terminava con questa esortazione «Così come è giusto cercare di dare ai bambini una famiglia, è di fondamentale importanza che la società non abbandoni i nuovi genitori». Ora tali argomenti non sono mai stati trattati con questa rilevanza, e analogamente sta accadendo in diverse riviste nazionali di area sociologica, pedagogica, psicologica, giuridica e attinenti in genere le politiche sociali 2 ; in particolare il riferimento ad alcune migliaia di bambini adottati ogni anno viene utilizzato nel caso succitato per dare conto di un fenomeno in espansione, con 2 Cfr. ad es. G. Macario, Percorsi di formazione nazionale per le adozioni internazionali: l esperienza italiana, e gli altri interventi nel numero monografico della rivista «Politiche sociali e servizi» dal titolo Famiglia, adozione e servizi: verso la definizione di un nuovo patto adottivo, n. 1, anno V, 2003, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. 7

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