Italiani e stranieri

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1 Provincia di Ferrara Italiani e stranieri nelle imprese ferraresi Relazioni e configurazioni sociali a cura di Franco Mosca con la collaborazione di Daniela Felloni Ilaria Guzzinati Giugno 2010

2 Indice Introduzione 5 Capitolo 1 - Mercato del lavoro e migrazioni: dati di sfondo 9 - Gli stranieri nel mercato del lavoro italiano 10 - Gli stranieri nel mercato del lavoro ferrarese 13 Capitolo 2 - Le caratteristiche della ricerca sul campo 17 - Obiettivi e metodi d indagine 18 - Le dimensioni da indagare 21 - Il campo di indagine e la definizione del piano-interviste 24 - Le unità locali coinvolte e i lavoratori intervistati 35 - L atteggiamento verso l intervista 38 Indagine promossa dall Assessorato Politiche del Lavoro e Formazione Professionale della Provincia di Ferrara Raccolta dati sulle situazioni lavorative Ditta SWG s.r.l di Trieste Elaborazione dell indagine Franco Mosca Ideazione e realizzazione grafica Daniela Felloni e Ilaria Guzzinati Capitolo 3 - Il coinvolgimento al lavoro degli intervistati 43 - Le caratteristiche dei lavoratori intervistati 44 La cittadinanza, il sesso, l età e lo stato civile 44 Autoctoni e migranti (italiani e stranieri) 47 I livelli di scolarità dichiarati 49 La conoscenza e il rispetto del contratto di riferimento 51 - Le caratteristiche degli inserimenti al lavoro 52 Le aree territoriali d inserimento al lavoro 52 Le modalità di reperimento del lavoro 53 L assunzione e l inserimento al lavoro 56 I redditi e le retribuzioni mensili 58 L orario di lavoro e il tipo di assunzione 59 La stabilità dei rapporti di lavoro 60 Soddisfatti e insoddisfatti del lavoro svolto 63 La gestione dei permessi e delle assenze 67 La distribuzione dei compiti e il loro svolgimento 69 Le preferenze sui compiti da svolgere 71 Il controllo sul lavoro svolto 72 Il disagio segnalato in relazione al lavoro svolto 73 I danni recati all azienda e gli infortuni subiti 77 Il ricorso all azione formativa 79 3

3 - I rapporti con i colleghi e con i superiori 80 Le situazioni di compresenza (italiani e stranieri) 80 Le difficoltà nello svolgimento dei compiti e il loro superamento 81 La presenza di gruppi di lavoro separati 84 Gli aspetti discriminanti segnalati 86 Le contrapposizioni, i dissidi e i conflitti 88 Le esperienze critiche vissute con i colleghi di lavoro 89 L uso di appellativi e soprannomi nel luogo di lavoro 93 Gli scambi verbali, gli aiuti e i consigli tra colleghi 94 I temi di confronto e di discussione con i colleghi 96 Le relazioni nel dopolavoro 97 Capitolo 4 - Approfondimenti settoriali Analisi delle situazioni di lavoro per settore 104 Le condizioni di lavoro in Agricoltura e nel Commercio Ortofrutta 105 Le condizioni di lavoro negli Autotrasporti, Logistica, Facchinaggio 111 Le condizioni di lavoro nelle Costruzioni 120 Le condizioni di lavoro nel Metalmeccanico 128 Le condizioni di lavoro nei Pubblici Esercizi 136 Capitolo 5 - Conclusioni La condizione dei migranti (italiani e stranieri) Le condizioni di lavoro e le relazioni nei luoghi di lavoro 151 Appendice 165 Questionario di indagine per la verifica dell integrazione tra lavoratori di varie nazionalità sul mercato del lavoro 165 Introduzione Numerosi studi sulla concezione moderna del lavoro ne individuano il carattere ideologico che, largamente introiettato nelle società occidentali, vedrebbe nell attività lavorativa continuativa e retribuita il titolo normale e pressoché esclusivo di partecipazione alla vita associata. Sono tuttora largamente diffusi detti e proverbi che attestano la permanenza nel tempo e la radicata diffusione dell idea della centralità del lavoro, anche nella cultura popolare dell Italia contemporanea. L opinione che sia il lavoro a conferire il pieno diritto di cittadinanza risulta trasversale, interclassista, condivisa da etiche laiche e religiose. Per alcuni studiosi questa è molto più che un ideologia, in quanto rientra nel senso comune e rappresenta una norma di comportamento e di giudizio completamente assimilata. Il lavoro è presentato anche dalle varie istituzioni come il perno dell identità sociale e di conseguenza di quella individuale, capace cioè di dare un senso alla stessa vita umana. Sul piano giuridico la Costituzione Italiana sancisce la centralità del lavoro quando afferma: - Art. 1: L Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro Art. 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino...(con il proprio lavoro) concorre al progresso materiale o spirituale della società Art. 35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l elevazione professionale di tutti i lavoratori... Riconosce la libertà di emigrazione e tutela il lavoro degli italiani all estero Art. 36: Il lavoratore ha il diritto ad una retribuzione proporzionale alla quantità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ed alla propria famiglia un esistenza libera e dignitosa.... Si tratta di principi generali che dovrebbero valere anche per tutti i cittadini stranieri, ma per i non comunitari sono tuttora attive o sono state emanate norme e regole per alcuni aspetti più restrittive (come, ad esempio, l impossibilità di accedere ai pubblici concorsi, le difficoltà di riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all estero e/o delle esperienze formative/lavorative svolte all estero, ecc.). La normativa sui cittadini stranieri non comunitari 1, inoltre, è stata emanata in base ad orientamenti volti a limitare la presenza di clandestini ed im- 1 Si veda il T.U. 286/98 e successive modifiche le più importanti introdotte con la Legge 189/02 Bossi-Fini, nonché con i cosiddetti Pacchetti Sicurezza del 2008 e del

4 pone adempimenti burocratico/amministrativi (come, ad esempio, nel caso del rilascio e del rinnovo dei permessi di soggiorno) che rischiano di rendere più gravoso l accesso ai diritti sanciti nel testo costituzionale. Tali normative hanno soprattutto disciplinato: - le modalità e i requisiti d ingresso regolare per lavoro subordinato (a tempo indeterminato, a tempo determinato e/o stagionale), legandole all eventuale emanazione annuale di decreti flusso, finalizzati a stabilire quote limitate d ingresso per nazione di provenienza e per settore lavorativo d inserimento, a fronte di richieste/domande specifiche presentate da datori di lavoro operanti in Italia; - le modalità e i requisiti per ottenere il ricongiungimento con i propri familiari (con vincoli specifici inerenti il grado di parentela, l effettiva convivenza, l entità del reddito a disposizione del richiedente, la disponibilità di un alloggio adeguato, ecc.); - le modalità di primo rilascio e di successivo rinnovo dei vari tipi di permesso di soggiorno; - i requisiti necessari ad ottenere la tutela socio-sanitaria e a mantenere/rinnovare i permessi di soggiorno; - i requisiti necessari per studiare in Italia e/o per partecipare ad azioni formative e/o ottenere il riconoscimento di titoli di studio acquisiti all estero, soprattutto in campo sanitario; - le sanzioni civili e penali per chi ospita e/o dà lavoro ad irregolari e/o clandestini; - le sanzioni civili e penali per chi è presente in Italia in condizioni di clandestinità e/o irregolarità. E opportuno ricordare che il sistema giuridico italiano, soprattutto in materia di accesso al lavoro (se si esclude l accesso al lavoro nel settore pubblico), non opera distinzioni tra cittadini italiani e cittadini stranieri regolarmente presenti, considerato che l Italia ha sottoscritto la Convenzione OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) n.143 del 24/6/75, ratificata con legge 158/81. Per i cittadini non comunitari, in particolare, si prevede... parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani. Viene sancito, prendendo a riferimento quanto stabilito nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di settore, che: - la retribuzione deve essere adeguata al rapporto di scambio tra prestatore d opera e datore di lavoro, in stretta correlazione alla consistenza qualitativa e quantitativa della prestazione di lavoro (Corte Cost. sent. n. 30/1960); - la retribuzione deve adeguarsi alle esigenze minime di vita obiettivamente determinate del lavoratore e della sua famiglia (Corte Cost. n. 41/1960). Numerose indagini, anche di diverso orientamento 2 rilevano invece che gli stranieri incontrano maggiori difficoltà, specie se non comunitari, nell accesso al mercato del lavoro, nella tutela dei rischi d infortunio, nel riconoscimento di adeguati livelli professionali e, quindi, retributivi. Mancano, però, indagini che descrivano le modalità di coinvolgimento e la qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro dei cittadini immigrati e dei cittadini autoctoni, tra lavoratori più anziani e lavoratori nuovi arrivati siano essi italiani o stranieri. Le nuove norme di flessibilizzazione del mercato del lavoro, le caratteristiche dei cosiddetti ammortizzatori sociali possono condizionare in modo diverso gli immigrati e le nuove generazioni che hanno di recente trovato lavoro e/o che sono alla ricerca di un occupazione. Il diverso status sociale, la possibilità o meno di ricorrere al sostegno familiare sul piano economico e/o affettivo, le possibilità di far valere titoli di studio e/o capacità professionali acquisite nelle fasi di ricerca del lavoro e di sviluppo delle carriere lavorative, risultano elementi che possono indurre differenti atteggiamenti sia verso le opportunità di lavoro reperibili sul mercato, sia verso i contesti di lavoro organizzato. Bisogni e aspettative appaiono, inoltre, fortemente condizionati: - da opportunità e/o vincoli normativi che, ad esempio, impongono ai cittadini non comunitari di essere occupati al fine di rinnovare il permesso di soggiorno; - dalla condizione economica individuale e/o familiare che possono più o meno costringere le persone in difficoltà, soprattutto se straniere, a provvedere al sostentamento dei propri familiari anche accettando lavori pericolosi, precari, irregolari, sottopagati. Vincoli normativi, difficoltà economiche, esperienze di lavoro maturate nel paese d origine in situazioni di irregolarità, di insicurezza e di scarso controllo delle autorità, possono indurre atteggiamenti e comportamenti inadeguati perlomeno in linea di principio al contesto lavorativo italiano o possono apparire, ai lavoratori che godono di tutele consolidate, come azioni che incidono negativamente sulle condizioni di lavoro complessive, soprattutto sui livelli salariali e sui diritti acquisiti. Proprio nell ambito delle condizioni di lavoro più difficili, precarie e/o marginali possono, pertanto, emergere comportamenti di competizione/conflittualità tra vecchi e nuovi arrivati, oppure possono maturare situazioni di potenziale conflitto che, rimanendo latenti per timore e/o per convenienza, 2 La discriminazione degli immigrati nel mercato del lavoro trentino a cura di MIGRA Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro della Provincia di Trento oppure il Rapporto 2005 Un anno di attività contro la discriminazione razziale del Ministero per le Pari Opportunità. 6 7

5 si esprimono in mugugni, risentimenti, orientamenti sociali e politici di carattere repressivo e discriminatorio. L indagine che qui si presenta ha preso l avvio dalle suddette riflessioni e ha messo in evidenza come il superamento delle barriere e dei pregiudizi passi, prima di tutto, attraverso l esperienza diretta di confronto/collaborazione e, a volte, di scontro tra autoctoni e stranieri. La conoscenza interpersonale, se non sporadica e/o superficiale, ridimensiona le diffidenze, porta spesso a considerare le ragioni dell altro, a vedere in esse la voglia comune di migliorare le condizioni di vita sociali e personali. Mercato del lavoro e migrazioni: dati di sfondo 8

6 Mercato del lavoro e migrazioni Mercato del lavoro e migrazioni Gli stranieri nel mercato del lavoro italiano Per definire gli obiettivi dell indagine e le modalità di svolgimento della stessa, è fondamentale acquisire adeguate conoscenze sia delle dimensioni che caratterizzano il mercato del lavoro nazionale e locale, sia delle fonti informative utili al raggiungimento di tale conoscenza. Le caratteristiche del mercato del lavoro sono condizionate da: - le imprese che attivano le assunzioni, i licenziamenti e i processi formativi dei lavoratori (per esperienza diretta nei processi di lavoro e/o tramite percorsi di formazione enucleata dal contesto lavorativo); - i lavoratori occupati e/o in cerca di occupazione (in possesso di conoscenze necessarie sia alla ricerca di una occupazione, sia all inserimento nei vari tipi di impresa); - le strutture organizzate di mediazione e/o di regolazione che intervengono nei processi di inserimento al lavoro (Centri per l Impiego, Agenzie private di lavoro, Sindacati dei lavoratori, Associazioni dei datori di lavoro, ecc.) sulla base delle norme emanate dal legislatore italiano e degli accordi tra le parti sociali. Soprattutto a partire dall inizio degli anni 90, si sono verificati in Italia importanti e rapidi cambiamenti che hanno coinvolto imprese e lavoratori. Alcuni di questi o, perlomeno, quelli più rilevanti appaiono legati: alle scelte legislative dei vari Governi che hanno, da un lato facilitato gli scambi e gli investimenti internazionali, dall altro introdotto nuove modalità di accesso al lavoro, ampliando la gamma sia dei modi di assunzione, sia delle strutture di intermediazione tra lavoratori e imprese (si veda, ad esempio, la costituzione delle agenzie di lavoro interinale che possono prestare lavoratori alle imprese per far fronte alle loro necessità occasionali e/o temporanee); all orientamento, messo in campo soprattutto da parte dei lavoratori autoctoni più giovani che, per diverse ragioni (quali il prolungamento degli studi, la disponibilità di redditi di sostegno provenienti dalla famiglia, la ricerca/attesa di un lavoro consono ad aspettative e studi svolti), ha portato ad un prolungamento dei tempi d ingresso nel mercato del lavoro, rispetto alle precedenti generazioni; all ingresso in Italia (oltre che nei paesi più industrializzati) di un numero crescente di cittadini stranieri disponibili a svolgere attività lavorative spesso scartate e/o trascurate dai lavoratori autoctoni. Per esprimere in modo sintetico i complessi mutamenti, tuttora in atto, molti studiosi hanno fatto ricorso a termini come deregolamentazione e/o flessibilizzazione del mercato del lavoro, indotte in primo luogo dalla cosiddetta globalizzazione dell economia. Si tratta di espressioni che rischiano, nella loro estrema sinteticità, di non dare conto della complessità delle situazioni e, soprattutto, di come il cambiamento o la persistenza assumano caratteristiche diverse nei vari contesti nazionali e locali. Tradizioni, orientamenti, abitudini quotidiane, grado di invecchiamento della popolazione autoctona, entità della presenza di lavoratori immigrati, caratteristiche strutturali delle imprese presenti in ogni territorio, influenzano le scelte dei singoli e delle istituzioni, di fronte alle spinte verso il cambiamento emergenti in campo nazionale e internazionale e mettono in crisi qualsiasi tentativo di incasellare, in un solo modello, le situazioni composite di ogni realtà locale e nazionale. Sul versante statistico, le fonti informative più importanti sono rappresentate, in campo nazionale e regionale, dalle rilevazioni Istat sulla forza lavoro, in ambito locale dalle banche dati dei Centri per l Impiego che registrano le assunzioni, i licenziamenti, le sospensioni, le disponibilità e le indisponibilità verso i vari tipi di lavoro, gli stati di disoccupazione e di temporanea mobilità, le conoscenze tecniche apprese dai lavoratori tramite esperienze professionali e/o tramite percorsi scolastici e formativi enucleati. Per quanto riguarda l Istat, sono molto significative le indagini trimestrali realizzate a campione sulla forza lavoro che forniscono dati circa l entità dei lavoratori attivi e dei lavoratori occupati distinti per cittadinanza. Trimestri Totale di cui Inc. % Crescita Crescita stranieri stranieri totale stranieri IV Trim ,6% - - IV Trim ,1% IV Trim ,0% IV Trim ,1% Dall analisi dei dati inerenti le rilevazioni dal IV trimestre 2005 al IV trimestre 2008 (Tabella 1) emerge che: - la forza lavoro complessiva in Italia è cresciuta dell 1,9%; - a tale crescita ha contribuito in modo determinante la forza lavoro straniera, aumentata nello stesso periodo del 47,2%; - l incidenza della forza lavoro straniera, sul totale delle forze lavoro in Italia è salita dal 5,6% all 8,1%; - senza la crescita della forza lavoro straniera si sarebbe verificato un calo di circa 193 mila unità (-0,8%). Tabella 1 Forza lavoro al IV trimestre. Anni Dati in migliaia Fonte: Elaborazioni dell Osservatorio Provinciale sull Immigrazione su dati Istat 10 11

7 Mercato del lavoro e migrazioni Mercato del lavoro e migrazioni Tabella 2 Occupati al IV trimestre. Anni Dati in migliaia Fonte: Elaborazioni dell Osservatorio Provinciale sull Immigrazione su dati Istat Si tratta di valori che denotano quanto sia stato rilevante l impatto della forza lavoro straniera sul mercato del lavoro italiano, tanto da costituire il vero elemento di novità, anche sul versante occupazionale. Trimestri Totale di cui Inc. % Crescita Crescita stranieri stranieri totale stranieri IV Trim ,4% - - IV Trim ,0% IV Trim ,8% IV Trim ,0% Dal IV trimestre , secondo le rilevazioni dell Istat (Tabella 2), gli occupati sono aumentati di 664 mila unità, pari a + 2,9%. Nello stesso periodo gli occupati stranieri sono aumentati di 639 mila unità, pari a + 52,2%. L aumento degli occupati rilevato dall Istat nel quadriennio, pertanto, va imputato per il 96,2% alla forza lavoro straniera, la cui incidenza passa dal 5,4% all 8% sul totale occupati. Il rapporto forza lavoro e occupati, nello stesso periodo, è passato: - nel complesso (italiani e stranieri) dal 92,0% al 92,6%; - per gli stranieri dall 88,7% al 91,7%, con oscillazioni legate soprattutto all entità dei flussi migratori autorizzati con appositi decreti legge delle autorità di governo. Non va dimenticato, inoltre, che il mercato del lavoro italiano presenta situazioni di lavoro sommerso tra le più alte della Comunità Europea. Nel 2006, l Istat stimava che l apporto del lavoro irregolare raggiungeva valori oscillanti fra il 15,3% ed il 17% del PIL nazionale (pari a miliardi di euro). I lavoratori non regolari, produttori di tale ricchezza, venivano stimati in 2 milioni e 970 mila, pari al 12% circa della forza lavoro nazionale. I tassi maggiori di irregolarità emergevano in agricoltura (22,7%), nel Commercio e Pubblici Esercizi (19%) e nelle Costruzioni (11%). Settori ad ampio inserimento occupazionale degli stranieri che, secondo le stime Istat, costituirebbero il 12% degli occupati nel lavoro sommerso, con circa 352 mila irregolari 3. Secondo diverse fonti istituzionali e private 4, una normativa d ingresso di difficile gestione e un ampia offerta di lavoro irregolare, sarebbero le condi- 3 Rispetto agli occupati stranieri al IV trimestre 2006, pari a mila, l entità dei non regolari raggiungerebbe il 25,5%. 4 Si veda in merito: XV Rapporto sulle migrazioni Ismu Milano 2009; VI Rapporto Cnel su immigrazione e integrazione Anno 2009; Dossier Fillea/Cgil su lavoro e immigrati in edilizia Bologna 2003; Dossier Statistico Immigrazione 2008 Caritas/Migrantes Roma. zioni primarie a sostegno degli elevati livelli di immigrazione straniera irregolare fin dall inizio del Eurispes, Istituto di Studi Politici Economici e Sociali di Roma, stimava che nel 2007 il 35% circa del PIL italiano derivasse dall economica in nero per l apporto di circa 6 milioni di lavoratori, spesso doppiolavoristi, perché costretti dalle necessità economiche familiari non soddisfatte dal reddito derivante dalla prima occupazione regolare. Le stime riguardanti gli immigrati stranieri, prodotte da detto Istituto, indicavano che circa persone lavoravano in nero, mediamente per 10 ore al giorno, 300 giorni l anno, per un controvalore di circa 18 miliardi di euro. Gli stranieri nel mercato del lavoro ferrarese A livello provinciale i dati Istat possono offrire alcune indicazioni interessanti sul mercato del lavoro. Entrando nel dettaglio delle singole realtà provinciali dell Emilia Romagna, emergono però problemi di rispondenza e di rappresentatività del campione, soprattutto se si vogliono osservare situazioni peculiari come quelle che coinvolgono gli stranieri nei vari contesti locali. Ciò premesso, sul versante occupazionale, secondo la media delle rilevazioni trimestrali 2007 dell Istat, gli stranieri occupati in provincia di Ferrara rappresentano il 4,5% del totale (7.268 su unità): - 0,7% in qualità di lavoratori autonomi (174 cittadini comunitari, pari allo 0,1% e cittadini non comunitari, pari allo 0,6%); - 3,8% in qualità di lavoratori dipendenti (802 cittadini comunitari, pari allo 0,5% e cittadini non comunitari, pari al 3,3%). A confronto con i dati forniti dai Centri per l Impiego della Provincia di Ferrara, l entità dell occupazione straniera stimata dall Istat, appare sottostimata, anche in considerazione dei particolari settori di più alto inserimento occupazionale degli stranieri (il domestico, l agricolo, le costruzioni) che richiederebbero una ponderazione ad hoc del campione d indagine. Alla fine del 2007, infatti, i Centri per l Impiego ferraresi, rilevano dipendenti stranieri, cioè unità in più rispetto alla media delle rilevazioni trimestrali Istat, con un inserimento degli stessi nel settore domestico pari al 30,5% (oltre unità, in larga parte donne impegante nell assistenza familiare). Per comprendere adeguatamente l incidenza dell occupazione straniera conviene, pertanto, integrare il quadro delle informazioni con le rilevazioni anagrafiche dei comuni ferraresi

8 Mercato del lavoro e migrazioni Mercato del lavoro e migrazioni Tabella 3 Indicatori demografici costruiti su dati anagrafici della provincia di Ferrara Al Al Al Popolazione residente in In di cui Inc. % In di cui Inc. % In di cui Inc. % provincia di Ferrara complesso stranieri stranieri complesso stranieri stranieri complesso stranieri stranieri Popolazione residente ,8% ,4% ,3% di cui fra 15 e 64 anni ,8% ,4% ,6% Indice di attività 64,4% 80,1% 64,2% 79,0% 64,1% 79,4% Fonte: Elaborazioni dell Osservatorio Provinciale sull Immigrazione su dati Istat Sulla base di queste (Tabella 3), si osserva che: - il rapporto fra il complesso della popolazione residente e i residenti in età lavorativa, alla fine del 2007 s attesta al 64,1% per il totale dei residenti (italiani + stranieri) e al 79,4% per i soli residenti stranieri; - l incidenza della popolazione residente straniera sulla popolazione residente complessiva passa dal 3,8% del 2005 al 5,3% del 2007; - per quanto riguarda i residenti in età lavorativa, l incidenza degli stranieri sulla popolazione complessiva passa dal 4,8% al 6,6%. Senza l apporto della popolazione residente straniera, nel triennio considerato, si sarebbe registrato: - un calo complessivo dei residenti (da a ) di unità, pari a 0,3%; - un calo complessivo della popolazione considerata attiva pari a 1,2%. Alla fine del 2008, dai dati dei Centri per l Impiego della Provincia di Ferrara, risulta che gli stranieri occupati con un lavoro subordinato raggiungono le unità, con un rapporto pari al 45,4% sul totale della popolazione residente straniera. Per avere un quadro più preciso della situazione lavorativa degli stranieri, ai occupati dipendenti, andrebbero aggiunti lavoratori autonomi (1.334 titolari d impresa amministratori), per cui il tasso specifico di occupazione in rapporto ai residenti stranieri in età lavorativa s attesterebbe ormai al 67,6% 5. L occupazione straniera, rispetto all occupazione complessiva registrata dalla provincia, avrebbe raggiunto il 6,6%, a fronte di un incidenza dei residenti stranieri, sul complesso della popolazione residente, pari al 6,1%. Se si vogliono individuare le caratteristiche del mercato del lavoro ferrarese e, soprattutto, se si vogliono comprendere le caratteristiche del coinvolgimento dei lavoratori, appare quindi fondamentale indagare anche sull inserimento della forza lavoro straniera che, senza dubbio, risulta l ele- mento di novità più importante, capace di modificare velocemente le relazioni sociali ed economiche tra i diversi soggetti. Le medie delle rilevazioni trimestrali dell Istat, alla fine del 2007, forniscono ulteriori informazioni sull inserimento occupazionale nei vari settori economici della provincia di Ferrara. Secondo questa fonte, i lavoratori subordinati provinciali (italiani e stranieri), pari a unità, risultavano così distribuiti: unità in Agricoltura, pari al 3,7% del totale; unità nelle Trasformazioni Industriali, pari al 32,5% del totale; unità nelle Costruzioni, pari al 6% del totale; unità nel Commercio e Servizi, pari al 57,9% del totale. Tale ripartizione, se paragonata a quella ricavata dai dati dei Centri per l Impiego della Provincia di Ferrara, limitatamente ai dipendenti stranieri al , consente di individuare quali sono i settori a più elevato inserimento della forza lavoro non italiana. In tale data, gli stranieri con rapporto di lavoro subordinato, pari a 8.599, risultavano così ripartiti: unità in Agricoltura, pari al 5,2% del totale (occupati stranieri); unità nelle Trasformazioni Industriali, pari al 24,0% del totale; unità nelle Costruzioni, pari al 13,1% del totale; unità nel Commercio e Servizi, pari al 57,7% del totale (di cui il 30,5% nel lavoro domestico e di assistenza familiare). Dal raffronto, pur tenendo conto della diversità delle fonti, appare evidente che gli stranieri hanno raggiunto livelli elevati di inserimento lavorativo, come lavoratori subordinati, nei settori Agricoltura, Costruzioni e Servizi (soprattutto nell ambito del lavoro domestico e dell assistenza familiare). Le situazioni di lavoro irregolare, che coinvolgono gli immigrati stranieri in provincia di Ferrara, possono essere stimate in modo molto approssimativo. Una delle poche fonti di riferimento, sono le elaborazioni svolte dal dipartimento di Demografia dell Università Milano Bicocca, sulla base del decreto flussi 2007 e riportata il in prima pagina dal Sole 24 Ore. Secondo tale stima erano almeno 650 mila gli occupati non comunitari presenti in Italia senza permesso di soggiorno. Di questi, in considerazione delle domande di ingresso e di assunzione presentate dai datori di lavoro presso le Poste Italiane ferraresi (la cui entità è stata presa come riferimento ai fini della stima dal Sole 24 Ore ), circa stavano lavorando in provincia di Ferrara. Poco meno di 900 trovavano occupazione presso imprese private, in gran parte dei settori Costruzioni e Pubblici Esercizi, mentre poco più di prestavano la loro opera come assistenti familiari presso privati cittadini. 5 Quello complessivo (italiani e stranieri) della Provincia di Ferrara, secondo i dati al VI trimestre 2006 dell Istat, sarebbe pari al 66,1%

9 Le caratteristiche della ricerca sul campo

10 Le caratteristiche della ricerca sul campo Le caratteristiche della ricerca sul campo Obiettivi e metodi d indagine L analisi delle caratteristiche del mercato del lavoro, compiuta nel precedente capitolo, risulta fondamentale per la definizione degli obiettivi dell indagine e degli strumenti di rilevazione. In Italia si contano diversi studi sul mercato del lavoro che assumono come modelli di riferimento i cambiamenti in atto, con diversi approcci metodologici e teorici. Ad eccezione delle analisi del quadro giuridico-istituzionale, non si sono notate finora ricerche sul campo in grado di descrivere adeguatamente l entità e la qualità dei mutamenti effettivi, anche per le difficoltà incontrate nel paragonare il prima e il dopo di un medesimo campione ben definito di imprese e di lavoratori. L indagine viene compiuta quando si presuppone che siano intervenuti importanti mutamenti nel contesto da indagare, spesso dando per scontato un adeguata conoscenza della situazione prima dei mutamenti presupposti. Così, per misurare i cambiamenti intervenuti si fa spesso riferimento ad esperienze e/o a generalizzazioni teoriche prodotte dagli studiosi più importanti. Lo studio che qui si presenta, ha preferito circoscrivere il campo d indagine su alcune variabili, evitando di azzardare confronti con le tante teorizzazioni prodotte sul valore del lavoro, sulla centralità del lavoro, sul disamore reale o presunto dei giovani, sulla solidarietà tra classi e generazioni, sulla flessibilizzazione/precarizzazione delle condizioni di lavoro. Alla luce di queste premesse, si sono assunti alcuni obiettivi ben delimitati, focalizzando l attenzione sulla descrizione e sulla valutazione di alcuni aspetti inerenti le condizioni di lavoro nei settori ad elevato inserimento di cittadini stranieri. Questi aspetti, in particolare, hanno riguardato: - ad un primo livello di elaborazione, il coinvolgimento dei diversi lavoratori nei processi di lavoro, in termini di modalità di reclutamento e di selezione, di formazione al lavoro, di compensi e sviluppo di carriera, di conoscenze possedute dai soggetti agenti, di interessi e di motivazioni individuali, di vissuti e di identità; - ad un secondo livello di elaborazione, le figurazioni sociali definibili in campo lavorativo, in stretta correlazione alle modalità di coinvolgimento dei diversi lavoratori interessati all indagine, cioè alle interdipendenze e alle relazioni che si vanno prefigurando tra lavoratori, soprattutto fra autoctoni di vecchio o di recente inserimento e fra autoctoni e nuovi arrivati provenienti da altre nazioni. Le variabili oggetto d indagine, in modo più dettagliato, hanno interessato: - la condizione lavorativa, in termini di trattamento economico, di governo e regolazione dei processi di lavoro, di percezione dei rischi; - la congruenza/incongruenza delle conoscenze possedute dai lavoratori, rispetto alle conoscenze necessarie sia per l accesso al lavoro, sia per lo svolgimento dei compiti attribuiti e/o attribuibili (conoscenza delle norme e delle strutture che regolano il mercato del lavoro, dei contratti, dei rischi lavorativi, dei processi di produzione, ecc.); - i rapporti con i colleghi di lavoro, in termini di solidarietà/competizione/indifferenza; - l orientamento dei lavoratori autoctoni di più antico inserimento verso i nuovi arrivati migranti e/o autoctoni, in termini di disponibilità a collaborare, di relazioni potenzialmente conflittuali, di potere/dipendenza, di esclusione/inclusione; - l assunzione/l indifferenza/il rifiuto, anche parziale, di forme di autocontrollo e autodisciplina legate alle modalità di svolgimento dei processi di lavoro; - l orientamento dei migranti già insediati da tempo verso i migranti ultimi arrivati e/o l orientamento dei migranti di una certa nazionalità verso quelli di un altra, in termini di disponibilità a collaborare, di relazioni potenzialmente conflittuali, di potere/dipendenza, di esclusione/inclusione; - l orientamento dei lavoratori autoctoni e dei lavoratori stranieri verso il lavoro, in termini di disponibilità, timori, aspettative, stabilità/temporaneità della condizione lavorativa acquisita; - le caratteristiche delle relazioni extralavorative che si sono instaurate tra dipendenti della medesima impresa e, in particolare, tra lavoratori autoctoni e lavoratori stranieri (chiusura/apertura al dialogo, frequentazioni nel dopo lavoro, opportunità di allargare il campo delle conoscenze/relazioni legate alla frequentazione dei colleghi di lavoro); - le possibilità di miglioramento della propria condizione lavorativa in stretta correlazione alle conoscenze possedute, alla ricerca di opportunità formative, alla motivazione individuale, alle opportunità offerte dal datore di lavoro e/o dal mercato del lavoro. Hanno orientato l indagine due approcci teorici affini e complementari: la Teoria dell agire organizzativo, costruita da Bruno Maggi (1990; 2003) nel solco di una concezione di organizzazione come processo di decisioni e azioni guidato da razionalità intenzionale e limitata (concezione delineata da autori quali, Max Weber, Herbert A. Simon e James D. Thompson) e la sociologia delle figurazioni sociali del sociologo tedesco Norbert Elias, con particolare riferimento alla figurazione established-outsiders (Elias, Scotson, 1965, trad. it 2004)

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