Editoriale - Lo Stato siamo noi? Società - Stato sognante: Antipolitica o

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3 HELIOS MAGAZINE Rivista bimestrale di scienze, cultura e società Registrazione Tribunale di Reggio Cal. Nr. 3/96 Direttore Responsabile Pino Rotta Direttore Editoriale Gianni Ferrara Comitato di redazione: Mimmo Codispoti, Valentina Arcidiaco, Katia Colica, Elisa Cutullè, Giorgio Neri, Salvatore Romeo Corrispondenti: Anita Seija Leijala, Tania Kostiuk, Giancarlo Calciolari, Faiyz Barakat Almahasneh Editore: Centro Studi Sociali Club Ausonia Presidente: Pino Rotta Vice Presidente: Roberto Pirrello Sede legale: via Pio XI nr Reggio Calabria (I) Redazione: via Pio XI nr Reggio Calabria (I) Tel. SMS partita IVA Tipografia: Rosato (RC) tel In copertina: Indelebile (di Emanuele Modafferi) In questo numero: Editoriale - Lo Stato siamo noi? L inciviltà ha un costo (di Pino Rotta) pag. 2 Società - Stato sognante: Antipolitica o apoteosi della partecipazione? (di Salvatore Romeo) pag. 3 Società - Cosa vuol dire riflettere su sé? (di Gianfranco Cordì) pag. 4 Esteri - Sistemi elettorali: il caso del Brasile (di Arthur Augustus Rotta) pag. 6 Esteri - Scambi culturali Turisti Russi all estero e turismo sessuale nei paesi dell est (di Tania Kostyuk) pag. 7 Economia - Banche Un sistema da NINJA (di Francescantonio De Angelis) pag. 8 Cifrematica Indignazione o sdegno? L inciampo della verità (di Giancarlo Calciolari) pag. 9 Società - La città e le macerie della democrazia (di Katia Colica) pag. 10 Società - L infelicità dilaga : quando la crisi non è solo economica ma anche psicologica (di Valentina Arcidiaco) pag. 11 Società - Lo scandalo: morte del prossimo e crisi delle emozioni complesse (di Maria Laura Falduto) pag. 12 Società - McCarthy e la banalità dello scandalo (di Kreszenzia Gehrer) pag. 13 Cultura - La semplicità dell essere in-filtrato (di Tiziana Fortunato) pag. 14 Cultura - La Scrittura e l Ebraismo (di Nadine Shenkar) pag. 15 Libertà di Pensiero - I colori della vita (di Mimmo Codispoti) pag. 16 Fuori sommario: - Recensione Il caso Fallara Storia del "modello Reggio" e del suo tragico epilogo a cura di Pino Rotta - Recensione Stefano Benni e la musica di Elisa Cutullè in collaborazione con Paola Cairo Sul sito web: troverete tutti i numeri precedenti e le ricerche del Centro Studi Sociali Helios Magazine è edita dall associazione socio-culturale Club Ausonia (no-profit) Per sostenerci pubblica le tue inserzioni pubblicitarie o versa un contributo volontario sul Conto corrente nr Banca Nazionale del Lavoro - intestato al Club Ausonia IBAN: IT81O I contributi in testo e in immagini sono prestati volontariamente e a titolo gratuito.

4 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Editoriale Lo Stato siamo noi? L'inciviltà ha un costo di Pino Rotta In una sorta di schizofrenia sociale, che ha consolidato nella cultura italiana la percezione di una estraneità tra lo Stato e la dimensione individuale, esiste una genesi e una regia storica. Che l'unitá d'italia sia stata da sempre contrastata dalla Chiesa cattolica é un fatto storico che si puó ripercorrere in momenti decisivi per le sorti dello Stato unitario. Dopo l'unitá la Chiesa avviò un lunghissimo periodo di boicottaggio della politica unitaria. Il "non expedit" con cui il Papa ordinava ai cattolici di non partecipare alla vita politica italiana, soprattutto in conseguenza delle politiche fiscali e patrimoniali che il nuovo Stato italiano stava tentando di attuare nei confronti dei possedimenti ecclesiastici, si radicò tanto da diventare "costituzione materiale" coltivata a livello capillare tramite l'attività delle parrocchie e la gestione dell'analfabetismo, diffusissimo fino agli anni 70 del 1900, a fini politici. Un politica che si consolida con i Patti Lateranensi siglati da Mussolini e con cui, di fatto, si riconsegnano alla Chiesa ingenti possedimenti e risorse finanziarie in cambio del suo appoggio politico. Chiediamoci ora perché da qualche anno è esploso in Italia una sorta di revisionismo storico antiunitario che trova consensi diffusi, sia in ambito cattolico che marxista? Perchè, mentre da una parte non si considerano le conseguenze sul piano dell'impegno civile che il senso di appartenenza mancato ha prodotto e consolidato, dall'altro si è fatta tabula rasa anche della storia preunitaria. Sia la Chiesa cattolica che il Partito Comunista hanno, per prospettive e fini differenti, considerato lo Stato liberale, nato dal Risorgimento, il nemico, un entità estranea agli interessi dei fedeli o dei proletari. Sta di fatto che, nonostante le storture e le ingiustizie sociali, come diceva Nitti, mai l Italia aveva fatto tanti progressi economici e culturali come fu invece dopo l Unità. I proletari trovarono ambiti di cofronto e anche di scontro entro un sistema giuridico che finalmente prevedeva la rappresentanza parlamentare anche dei proletari e dei socialisti che, già alla fine dell Ottocento li rappresentavano. Ed i cattolici hanno potuto scegliere se la Chiesa doveva rimanere un potere politico e temporale o svolgere la sua funzione evangelica. Sappiamo che né i comunisti né i cattolici hanno accettato il libero confronto democratico e per molti decenni si sono combattuti in maniera occulta ma non per questo meno cruenta e letale per la democrazia italiana. La cultura del risconoscimento della legittimità dello Stato a rappresentare i propri cittadini in forma autonoma e liberale da sempre viene contrastata nel nostro Paese. Il risultato è che l interesse collettivo nel tempo non è coinciso con il senso di appartenenza civica. Da alcuni viene poi glorificato il periodo di "benessere" del Sud durante il Regno delle Due Sicilie, benessere ben lungi dall'essere dimostrato con fatti non propagandistici. Si tace addirittura sul fatto più importante e cioè che il Sud non ha mai avuto un periodo di indipendenza. E passato da un possedimento straniero all'altro senza soluzione di continuità. Anche prima dei Borboni il Regno di Sicilia era già sotto il Regno dei Savoia, ed il Sud nel '700, sotto gli spagnoli prima e sotto i Borboni dopo fu terreno di guerre e di prelievi fiscale (qualcuno dovrebbe ricordare i motivi della rivolta di Masaniello!). L'unico tentativo di emancipazione delle popolazioni del 2

5 Società Sud si avvia con la conquista napoleonica, e con Murat, ma fallisce nel sangue negli anni della Restaurazione. Inutile dire che anche il Nord segue la stessa sorte sotto l'influenza dell'austria da una parte e della Francia dall'altra. Nel secondo dopoguerra questa separazione tra il senso collettivo e la gestione di fatto della società viene consolidata dalla delega di fatto che, tramite i governi a guida Democristiana, viene concessa alla Chiesa cattolica nell'amministrazione della cosa pubblica, soprattutto del Sud, che così radica definitivamente il suo senso di estraneità dall'appartenenza nazionale. Da una parte lo Stato, visto in ogni sua componente come estraneo e da cui diffidare, dall'altra la nascita di HELIOS magazine 2012 n. 3-4 ambiti di gestione "parallela" sia legale che criminale, spesso in combutta tra di loro. Tutto questo si è tradotto, soprattutto al Sud, in una diffusa mentalità ed azione parassitaria, in un uso privato delle risorse pubbliche e, con la crisi, nella assenza di servizi adeguati ad una società occidentale moderna ed europea. Senza guardare alle cause di tutto questo si addita allo "Stato" la colpa dei nostri mali. La domanda però rimane: quale Stato? Perchè, come abbiamo visto, la famosa frase "lo Stato siamo noi" in Italia e nel Sud in particolare, non è mai diventata realtà. Stato sognante: Antipolitica o apoteosi della partecipazione? di Salvatore Romeo (*) Credere in un mondo nuovo, partecipato attivamente e regolato dalle leggi naturali della solidarietà e dell altruismo sembra divenuto oramai una chimera riservata solamente a chi si intestardisce a voler continuare a vivere quasi in uno stato sognante. La realtà che circonda il suo mondo è dominata da leggi artificiali, create probabilmente ad arte da un Grande Fratello che alimenta la sua brama famelica dettando regole che estremizzano la competizione e l egoismo, dimensioni che sono, guarda caso, l esatto opposto degli ideali cui si accennava poche righe più su. Sembra quasi che la maggiore soddisfazione di questo Grande Mostro risieda nel bearsi della confusione e del senso di incapacità che imprigionano rispettivamente le vecchie e le nuove generazioni. Eppure, l istanza di un mondo nuovo non è un esigenza attuale, ma ha sempre accompagnato le speranze più o meno filosofiche dei grandi pensatori o semplicemente di quegli uomini comuni animati da genuino sentimento umanistico, disillusi nelle loro attese da una società contemporanea decadente e anomica. La disillusione non è un sentimento completamente negativo, però. La consapevolezza di vivere in un contesto in cui non vengono più sufficientemente declinati i valori di base di una comunità umanitaria può produrre riflessioni positive e utili. Affinchè ci si impegni per un mondo nuovo è necessario, infatti, credere di averlo perduto, immaginare che forse, in un qualche tempo oramai lontano nella memoria, esso esistesse e che in esso prevalevano i valori positivi. Pensiero che probabilmente può anche orientare l uomo moderno verso la credenza che impegnandosi e agendo concretamente possa di nuovo conquistare quell Età dell Oro nella quale nulla vi era che non desse agli uomini la massima felicità: i frutti crescevano spontanei dalla terra, senza la necessità di faticare col lavoro, non esistevano le malattie e la morte sopraggiungeva di conseguenza senza sofferenza alcuna, come un sonno naturale dal quale un giorno ci si sarebbe inevitabilmente risvegliati. Certo, è una metafora. Ma è un mito che aiuta l uomo a non abbandonarsi alla rassegnazione e ad agire nella speranza di un sogno. Forse oggi il rischio maggiore che si possa correre è quello di perdere questa capacità, cristallizzandosi tra le maglie di una ragnatela dalla quale appare sempre più difficoltoso districarsi. E i segnali che provengono dall alto non sembrano incoraggiare una qualsivoglia parvenza di ottimismo per il prossimo futuro. Tutto sembra preordinato per stabilizzare questa sensazione. Nessuna cosa desta più meraviglia, così come non ci si scandalizza più di fronte ad una perenne riforma della scuola che tende sostanzialmente a livellare verso il basso l istruzione generale a vantaggio delle cosiddette eccellenze. Una riforma incominciata da decenni, con il ministro Berlinguer prima e poi con la dottoressa 3

6 4 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Gelmini, per finire col prof. Profumo, gente che occupa quella sedia che fu di Croce e di Gentile Non occorre essere ministri della Repubblica per sapere, infatti, che i mali della scuola risiedono nella mancanza di risorse umane, professionali, strumentali e logistiche e nel clientelismo e nel familismo che predomina nella scelta degli incarichi da assegnare, nelle cattedre da ricoprire, negli assessori da designare. Si parla di meritocrazia nell ultima bozza di riforma. Ma è una meritocrazia quasi esclusivamente mirata sugli studenti, che incentiva una società scolastica ancora improntata sulla competizione anziché sulla formazione, messaggio che va verso quei valori egoistici ed egocentrici di cui si parlava all inizio di questo articolo. D altronde, far rimanere la massa nell ignoranza, non dandole le possibilità di alimentarsi di cultura, e foraggiando piccole élites di eccellenze (come si dice), comporta diversi vantaggi, non ultimo quello di mantenere un livello di informazione bassissimo nell opinione pubblica, uno spessore esilissimo di cultura nella stragrande maggioranza della gente e di conseguenza una scarsa propensione alla partecipazione. In quest ambito, il Movimento grillino ha, a mio avviso, un grande merito. Confesso di non conoscerne il programma politico, ma posso tentare di riflettere sulla sua nascita e sul suo sviluppo. La caduta del muro di Berlino ha offerto un argomento formidabile a coloro che dell economia di mercato volevano fare il vangelo dei nuovi tempi, assumendo come dogma il concetto che la caduta di quel muro significava la caduta del valore delle ideologie, consapevoli che se il mondo deve sottostare alle regole della competizione e della liberalizzazione di tutto, in una società globalizzata, in esso non dovevano più esserci ideali a cui riferirsi. Col tempo la rassegnazione ha cominciato a serpeggiare nel popolo, che ha cessato di essere popolo per diventare solamente una massa informe di individui che accettava quasi supinamente il messaggio inviato dall establishment e le decisioni che venivano prese sulla sua testa, e sulla sua pelle. La rassegnazione era un sintomo del progressivo e inesorabile allontanamento del popolo dal palazzo, del distacco che la gente avvertiva verso una classe dirigente che non lo rappresentava più, che non rappresentava più le sue esigenze, di un padre che aveva cessato di essere padre per divenire ad un tratto patrigno, di una classe dirigente ossessionata dal tarlo del ragionierismo e della contabilità e che poco o nulla si interessava ai bisogni del popolo, senza ideali politici e senza valori umanitari a cui conformare il suo agire. Rassegnazione vuol dire resa e chi si arrende non partecipa più, né spera, né sogna. La rassegnazione e il distacco si sono andati sempre più Società incarnando nell astensionismo alle diverse elezioni politiche. L astensionismo sempre più largo rappresentava il discredito di cui oramai godeva questa classe politica. Se vi fosse stata onestà intellettuale, si sarebbe dovuto da tempo innescare in questa classe un serio esame di coscienza, una riflessione chiara sulle cause di questa disaffezione sempre più dilagante e poiché le cause, almeno quelle più evidenti, coincidevano principalmente con la corruzione e il clientelismo, origine di tutti i mali, poiché da queste cose poi derivano in maniera lineare la scarsa competenza degli amministratori e la mancanza di idee e di strategie orientate verso l analisi e la soluzione dei problemi, l astensionismo avrebbe dovuto far modificare il nostro sistema politico, rendendolo un tantino più virtuoso. Ma abbiamo parlato di coscienza e di onestà intellettuale ergo nulla è cambiato e tutto continua a navigare, o a naufragare, come se nulla succedesse. I partiti politici che vincono le elezioni continuano a governare, scegliendo i loro yes-men nelle varie liste (oramai tutte, non a caso, portatrici nel simbolo del cognome del capetto di riferimento), ignari che la maggioranza di cui possono fregiarsi oramai è soltanto la maggioranza di una sparuta minoranza. E allora, in questa cornice, a mio avviso il movimento a cinque stelle ha segnato una svolta sociale non di secondaria importanza, nella misura in cui è riuscita a coagulare il dissenso e la disaffezione in una lista elettorale, sdoganando quella messe di voti che altrimenti sarebbe andata a finire tra gli astenuti, le bianche e le nulle e tenute in nessun conto dai cosiddetti vincitori delle elezioni. Il merito, secondo me, di questo movimento risiede in questo: essere divenuto un contenitore nel quale alcune persone per bene e che vogliono fare politica per spirito di servizio e per offrire alla collettività la propria esperienza, la propria dedizione, senza pensare per prima e unica cosa al proprio tornaconto personale, possono inserirsi e contare su quel dissenso diffuso che, grazie a loro e alle loro liste, si è finalmente organizzato. E l apoteosi della partecipazione, altro che antipolitica. Senza ideologie, ma con idee e volontà di lavorare per il Bene. (*) psichiatra

7 Società HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Cosa vuol dire riflettere su sé? di Gianfranco Cordì Modernizzazione riflessiva di Ulrich Beck, Anthony Giddens e Scott Lash costituisce una attestazione di presenza relativa ad una caratteristica precipua del mondo attuale. I tre autori, infatti, puntano tutta la loro attenzione sull instabilità. Se, partiamo da una domanda precisa («cosa succederà quando la modernità comincerà a riflettere su se stessa?») otteniamo in risposta «un orientamento», una tendenza verso qualcosa che «consente delle delimitazioni». Quando la modernità comincerà a riflettere su se stessa si otterrà infatti un «autotrasformazione della società industriale» ovvero «un cambiamento innanzitutto non pensato, ma prodotto meccanicamente dalla propria dinamica, un cambiamento delle basi della società industriale sviluppata, che si attua in maniera non pianificata e strisciante nel corso della modernizzazione normale e che in un ordinamento politico e economico, costante e possibilmente intatto, ha tre obiettivi: una radicalizzazione della modernità, la dissoluzione delle premesse e dei contorni della società industriale e l aprire le strade alle altre modernità - oppure alla contromodernità». In sostanza, dice Marrone nella sua «Introduzione all edizione italiana»: «la modernità giunge alla consapevolezza di se stessa, con inevitabili effetti di feedback sulla costruzione del mondo sociale». Tali conseguenze sono «in primo luogo insicurezza, in secondo luogo politicizzazione, in terzo luogo battersi per (nuove) delimitazioni». Ed inoltre, scrive Ulrich Beck: «la modernizzazione riflessiva dissolve i presupposti culturali delle classi sociali e li sostituisce con delle forme di individualizzazione dell ineguaglianza sociale». Per Giddens essa inoltre «altera l equilibrio tra tradizione e modernità». E, per Lash: «se la modernizzazione semplice offre lo scenario di atomizzazione, normalizzazione e individuazione di Foucault, allora la controparte riflessiva si apre a un individualizzazione genuina, si apre a possibilità positive di soggettività autonoma per quanto riguarda i nostri ambienti naturali, sociali e psichici». Insomma, dal fatto che la modernità si rende conto di essere la modernità (ne ha contezza; conosce le proprie specifiche caratteristiche) scaturiscono subito imprevedibilità, rischio, azzardo, contingenza e incertezza. Afferma ancora Giddens: «da un lato possiamo distinguere un gran numero di nuove opportunità, che in teoria ci liberano dai limiti del passato; dall altro, quasi ovunque, vediamo possibilità di catastrofi». In uno scenario all interno del quale, appunto, «le opportunità e i pericoli si bilanciano in eguale misura» il «soggetto trascendentale» della modernità semplice (non riflessiva) «può solo essere, nella migliore delle ipotesi, un soggetto che calcola probabilità». Ci troviamo oggi dunque in un contesto omogeneo, piatto, privo di altezze e di motivazioni universali: la stessa possibilità della scelta sembra annullata. Non rimane che il «calcolo delle probabilità» (il quale «conferisce narratività al corso della vita») fra «opportunità» e «pericoli» i quali, d'altronde, si equivalgono per valore, intensità e rilevanza. «Le grandi strutture e le semantiche delle società industriali degli stati nazionali vengono radicalmente trasformate, spostate, rifatte», cioè - come detto - cambiano «le basi» della modernità (a causa della riflessione che quest ultima attua intorno a se stessa) e questo cambiamento genera, naturalmente, instabilità. Nuove zone di conoscenza che si spalancano portano a una rivalutazione dello stesso soggetto che ha posto in essere quella stessa speculazione. Tale soggetto riesce adesso finalmente a vedersi per come è: e non per come (falsamente e in maniera incompleta) si era visto solo fino a poco tempo prima. Questo naturalmente genera - come «conseguenza secondaria» - l instabilità, la mancanza di fondamenti, la cognizione della minaccia incombente. Cambia la modernità e cambia anche la società che le si sottende. E cambiano gli esseri umani che popolano quella società. Quella di Beck, Giddens e Lash è, dunque, l «attestazione di una presenza» nuova nei dintorni del nostro vivere sociale. Un soggetto che «calcola probabilità», centrato su se stesso, un soggetto rispetto al quale «il matrimonio, la maternità e la paternità, l amore, la convivenza, la gestione della casa si sgretolano», un soggetto per il quale «non solo la malattia, il divorzio o la disoccupazione, ma anche la perdita del conto in banca può essere già l inizio della fine», che deve, ovunque, concordare e rifondare in maniera unitaria le basi dell agire (politicizzazione), un essere umano di questo tipo che concrete possibilità ha di incidere nell ambito della propria società (ammesso che esista ancora qualcosa come una società)? E soprattutto: un tale uomo o una tale donna come può essere in grado di comprendere veramente la propria vita e quella dei suoi simili? Beck, Giddens e Lash non rispondono a queste domande. Essi dicono solamente: «ci troviamo tutti, volenti o nolenti, all interno di un grande esperimento, che è in parte opera nostra - in quanto agenti umani - ma anche, e in misura imponderabile, fuori dal nostro controllo». Si tratta di inventare, provare, tentare, sbagliare e tentare di nuovo. Si tratta di darsi da fare, rimboccarsi le maniche, agire, lottare. Le dimensioni in cui si svolgono le interazioni ed i conflitti si sono ridotte. E la società del «vicinato» piuttosto che della «vicinanza». In fondo «è un curioso rovesciamento della disputa fra Marx e Fuerbach», afferma Beck. Se Marx diceva che è «il mondo» deve cambiare affinché possa cambiare il mondo di pensare, ora invece ci accorgiamo che «deve cambiare il modo di pensare perché il mondo della modernità possa rinnovarsi, partendo dalle sue origini ed esigenze. Lo spazio delle riforme politiche, magari di una Riforma della simbiosi occidentale, solo in apparenza eterna, del capitalismo con la democrazia, deve essere conquistato innanzitutto con la forza dell idea». 5

8 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Esteri Sistemi elettorali: il caso del Brasile di Arthur Augustus Rotta Isistemi proporzionali in tutto il mondo spesso assumono forme diverse, per le procedure di voto. Si è diviso generalmente in due gruppi quelli a lista aperta e quelli a lista chiusa. La maggior parte dei paesi che adottano il sistema elettorale proporzionale adotta il sistema delle liste chiuse, bloccate o pre-ordinate. Il Brasile, così come la Finlandia e il Cile ha adottato il sistema di liste aperte - nel recente passato già stata adottato in Italia. Questo lavoro intende presentare il modello brasiliano, cioè di presentare come si struttura il suo funzionamento e quali sono le criticità principali. In questo senso, saranno esplorati gli effetti del sistema sulle campagne elettorali e candidati, così come gli effetti sulle parti e il funzionamento parlamentare. Sperando di contribuire al dibattito su un eventuale riforma elettorale. 1 - Caratterizzazione Come indicato in precedenza, il Brasile utilizza il cosiddetto voto a lista aperta, anche identificato come voto personale uninominale, voto in lista non ordinata, o addirittura come una forma di voto di preferenza, quello in cui l'elettore può votare per il candidato che è compreso nella lista. Il modello attualmente utilizzato in Brasile ha preso forma solo nel 1950, attraverso il Codice elettorale (Nicholas, 1991, p ). In questo modello, il partito o coalizione definisce l'elenco dei candidati a deputato o consigliere, ma non esiste un ordine di precedenza o di gerarchia. L'elettore dispone di un solo voto per ogni posizione e deve indicare un singolo candidati, anche se il sistema permette anche di scegliere solo la lista. I voti di preferenza determina l'ordine dei candidati sulla lista, perché dipende dal risultato che riceverà ciascun candidato. Pertanto, il totale dei voti espressi per una lista (quelli aggiunti da parte dei candidati rispetto a quelli assegnati solo alla lista), ottenuto dalla formula elettorale (quoziente elettorale e distribuzione delle eccedenze), indica la quantità di seggi che si ottengono. La distribuzione della quota in ciascuna lista viene fatta secondo l'ordine dei candidati (Brasile, 1965 Codice elettorale, art. 109, 2). Tutti gli altri, oltre il limite dei seggi ottenuti, è come un sostituto, anche in base al suo risultato (ibid., art. 112). La lista aperta adottata in Brasile ha ricevuto una serie di analisi e di critiche. La prima cosa da notare è che, a causa del numero di seggi generati e la distribuzione dei voti tra i candidati delle liste, ci sono diversi livelli di competitività in ciascuna, e i voti personali totali possono essere molto diversi rispetto al totale dei voti delle due liste. In altre parole, è necessario un minor numero di voti per essere eletti in uno che in un altro ed è normale che l'elenco del X candidato non ottiene il seggio, anche se ha ottenuto più voti del candidato Y-B, che ha vinto. La seconda è che tutti gli iscritti della lista collaborano per il raggiungimento del seggio, ma sono i voti personali che consentono al candidato di qualificarsi in una posizione migliore nella lista e ottenere il seggio. Pertanto, i seggio sono assegnati con principio maggioritario - chi ottiene il maggior numero di voti vince - che è del tutto in contraddizione con la logica della rappresentanza proporzionale. La terza è che, molto raramente come candidato da solo può raggiungere il quoziente elettorale, più comune è che, in pratica, i voti del meno preferito vanno ad aiutare il più preferito per ottenere il seggio. Ciò significa che c'è il fenomeno del trasferimento di voti intralista (votazione pooling), vale a dire la scelta del candidato di un elettore contribuisce ad eleggere un altro. Desposato (2007) non ha criticato il fenomeno del votopooling, lo riconosce come inevitabile nei paesi che adottano la lista aperta di rappresentanza proporzionale. Il problema per lui è se i partiti siano tanto forti e coerenti, da evitare che il trasferimento incida drasticamente sulla scelta politica da parte dell'elettore, e non diventi così in un trasferimento arbitrario. (l articolo, con la relativa bibliografia, continua in lingua portoghese sul sito 6

9 Esteri HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Scambi culturali Turisti Russi all estero e... turismo sessuale nei paesi dell est di Tania Kostyuk Il turista russo è ormai diventato uno stereotipo. Ogni estate le riviste europee diventano strapieni di articoli dedicati al comportamento poco educato degli oligarchi russi nei luoghi turistici nei paesi europei. Come accadde qualche anno fa con l oggi noto rivale di Putin alle elezioni presidenziali 2012, il signor Prokhorov, che è diventato a Courchevel in Francia un brand per lo scandalo del giro di bellissime e giovanissime donne e anche finito davanti al tribunale francese. Ma se le persone ricche si possono permettere certi svaghi, ai loro fratelli europei meno ricchi difficilmente perdonano un comportamento simile. E anche quest anno i tabloid sono pieni di notizie sul comportamento dei russi. In grande parte sono lamentele di altri turisti, ad esempio inglesi, ai quali non piace condividere gli alberghi e le spiagge con i russi perché a quanto dicono gridano, bevono a pranzo, spostano gli ombrelloni, si vestono male e perché spendono troppo! Gli olandesi dal 2009 hanno un opzione in più concessa da parte tour operatori per scegliere il luogo di vacanza no russian tourist!. Neanche gli austriaci accettano il carattere allegro dei turisti russi nei loro alberghi in mezzo alle Alpi. Mentre inglesi e olandesi cercano di scappare dai turisti russi, in Italia quest ultimi sono sempre i benvenuti. Perché si tratta dei big-spenders per eccellenza. A volte il comportamento dei turisti russi può sembrare strano, scortese, ma in realtà spesso rappresenta il modo naturale di porsi di un altra cultura, che non sempre gli europei conoscono a fondo. Il desiderio di bella vita, che proibito da 80 anni di comunismo, oggi si fa sentire più forte nelle persone dai paesi slavi. E considerando le crescenti possibilità economiche degli ultimi vent anni, si spiega un certo comportamento da parte di questi turisti. E mentre in Europa si parla del maleducato spendaccione russo nei paesi dell Est si combatte contro i sex turisti provenienti dall Europa. Così, i tanto educati inglesi, tedeschi, austriaci ed italiani senza obbligo di visto, una volta scesi dagli aerei low-cost sembra che perdano qualunque senso morale e civico. E qui non parliamo della prostituzione, ma di turisti stranieri fai da te che vengono in Ucraina, Russia, Ungheria e Paesi Baltici in cerca di puro divertimento con ragazze normalissime. Ho letto su Internet in riferimento all Ucraina e alle belle ragazze del posto. E poi ci sono andato con un mio amico. Non abbiamo cercato le prostitute. Ci mettevamo a conoscere delle ragazze nei club e nei bar. Altri miei amici prima di andare conoscono ragazze on-line racconta Vim, un olandese. Esiste un considerevole numero di siti e forum sul web dove si scambiano commenti sulle esperienze avute e si danno consigli dove conoscere le ragazze e come comportarsi per conquistare prima il loro cuore e poi anche il corpo. Tanti miei amici stranieri usano le parole amore e matrimonio parlando con le ragazze slave dice James, uno psicologo americano, che vive e lavora a Kiev da 5 anni, - anche quelli che sono venuti qui per trovare davvero una compagna di vita sono finiti a vivere da playboy. Spesso sono uomini pensionati, che hanno possibilità di vivere bene nei paesi dell Est con i soldi che ricevono da casa. Intanto, le donne stanche dalla vita povera o che magari cercano una persona seria per un futuro stabile o che forse vogliono andarsene all estero vedono in un straniero un appoggio migliore, specialmente se quest ultimo le corteggia bene, le fa regali e promette un futuro insieme. Daria Staversca, capo redattore del sito cosmo.com.ua: È noto che in Europa esiste questo stereotipo delle ragazze facili slave. Temo che noi abbiamo soltanto la colpa per un certo modo di vestirsi e essere aperti alla comunicazione. Ma dall altro lato gli stranieri che vengono da noi devono rispettare di più la nostra cultura, la nostra gente, specialmente le donne, e devono capire che le gonne corte, i tacchi e il trucco sono un tipo di moda che esiste in tutto il mondo e non può essere un segnale della facilità delle ragazze. Liza Ray dall associazione "La Strada" in Ucraina dice che loro non smettono di lavorare con giovani ragazze, studentesse e specialmente con ragazze che escono dagli orfanotrofi e sono sottoposte a rischi maggiori di finire nelle mani di stranieri in cerca di divertimento. E anche le famose attiviste FEMEN si sono mobilizzate contro il turismo sessuale. Già da 2009 organizzano le loro particolari manifestazioni nelle piazze delle città Ucraine. Tutti i paesi slavi cercano di combattere la crescita di questo tipo di turismo, spesso a livello nazionale. Come per esempio in Lettonia dove il comportamento scatenato dagli stranieri che vengono in cerca di alcool a poco prezzo e belle ragazze è stato addirittura discusso alla seduta della Commissione del Seim della Sicurezza Nazionale. 7

10 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Economia Banche Un sistema da NINJA di Francescantonio De Angelis L esordio di questo sciagurato terzo millennio è segnato da un progressivo calo dei tassi di interessi che porta le banche a prestare soldi ad un tasso più basso, a pagare qualcosa per i depositi dei clienti e ad avere margini di intermediazione sempre più bassi. A tutto ciò si è aggiunto un aumento dell offerta di mutui, includendo soggetti a garanzia zero senza reddito, senza lavoro fisso, senza beni patrimoniali, meglio noti come ninja acronimo che sta per no income, no job, no asset.. Queste operazioni rappresentano i cosiddetti subprime, così chiamati perché hanno un maggior rischio di insolvenza rispetto ai prime.l inevitabile insolvenza divenuta sempre più diffusa costrinse le banche a ricercare nuovi mercati di approvvigionamento fino ad invertire il rapporto previsto dalle norme di Basilea, in merito al corretto mantenimento della percentuale del capitale della banca rispetto al suo attivo. Con i mutui (prime e subprime) si realizzano dei pacchetti detti MBS (Mortgage Backed Securities, obbligazioni garantite da ipoteche). In questo modo ipoteche si trasformano in 10 pacchetti da 100 ipoteche l uno, che contengono il mutuo buono (prime) ed il cattivo (sub prime). La banca quindi, mette sul mercato i 10 pacchetti migliorando così il rapporto capitale/crediti nel formale rispetto delle norme di Basilea. Questi prodotti vengono definiti: Investment grade gli MBS che contengono ipoteche prime, meno rischiose, Mezzanine quelle intermedie e Equity quelle subprime, ad alto rischio. Gli MBS devono essere classificati dalle agenzie di rating che stimano il rischio di insolvenza. Questa operazione avviene attraverso una operazione cosi detta di re-ating. L idea è che se nella tranche più cattiva non paga nessuno, ma incasso qualcosa della tranche meno buona ed a sufficienza dalla tranche relativamente buona, il tutto andrà a coprire il costo delle ipoteche della tranche relativamente buona, che quindi viene automaticamente qualificata come investment grade. Vera e propria magia finanziaria. All inizio del 2007 il prezzo delle case cominciò a scendere e molti ninja si resero conto che stavano pagando il mutuo più di quello che valeva la casa, pertanto smisero (o non poterono più) di pagarlo. Nessuno volle più comprare MBS, e quelli che li avevano, non riuscivano più a venderli. Così saltò tutto il giocattolo. Gli economisti, dopo che era stata identificata la crisi dei subprime, pensavano che la crisi finanziaria fosse finita, dopo un ultimo positivo sussulto alla fine del Ma la crisi esplode di nuovo nel febbraio del 2008 quando le banche si accorgono che le perdite sono state più alte del previsto. L iniziale crisi bancaria si trasformerà presto in crollo della Borsa. Le banche hanno perdite enormi e come nel 2007, lottano per trovare denaro. Alcuni istituti di credito hanno visto il loro valore di mercato crollare in poche settimane. E il caso della Lehman Brothers la quarta banca di Wall Street, che perde il 45% del suo valore in un giorno e il 94% 8 in un anno. Ed eccoci alla situazione attuale. Siamo di fronte ad una crisi strutturale della finanza e nessuno sembra in grado di prevedere nemmeno da qui a poche settimane cosa succederà. Ma il motivo per cui ho ritenuto utile fare un breve excursus della cronaca evolutiva della crisi del sistema bancario, perché di crisi del sistema si tratta, è per evidenziare un aspetto ignorato un po da tutti e che riguarda le funzioni naturali del sistema bancario. Compito principale se non unico, delle sue funzioni istituzionali è quello della raccolta del risparmio e del suo riutilizzo al servizio del sistema produttivo. In pratica le banche dovrebbero essere le fonti di approvvigionamento dei capitali al servizio degli imprenditori della grande, media e piccola impresa. Dalla fine del secondo millennio, anno meno anno più, le banche tutto sono state meno che approvvigionatori di risorse finanziarie per il sistema produttivo. Unico obbiettivo è divenuto la ricerca a tutti i costi come abbiamo visto, della maggiore rendita finanziaria. Un capitale base 100 doveva diventare 200, poi 500 e forse addirittura 1000 a qualunque costo e con qualsiasi mezzo. Quale PIL, inteso come l insieme dei beni e servizi prodotti, poteva essere realizzato se viene meno la fonte primaria del finanziamento? Quale innovazione tecnologica senza investimenti? Quali grandi opere strutturali, atteso che dalla fine degli anni 70 la politica non ha saputo né, forse, voluto, regolamentare la distorsione in cui si era avvitato il sistema bancario. A questo punto viene spontanea una banale idea. Se al posto di continuare ad inseguire decennali incompiute o peggio ancora, mal fatte riforme costituzionali, ne facessimo una sola che costituisse la presa d atto delle inevitabili conseguenze della globalizzazione che nella sua fulminea esplosione, alimentata dall avvento o sopravvento del mezzo informatico, ha finito per globalizzare tutto. La banale idea starebbe tutta nella separazione del sistema bancario in due ambiti differenti. Da una parte banche ad indirizzo finanziario volto ad alimentare il mercato speculativo delle borse. Dall altra banche ad indirizzo tradizionale di raccolta del risparmio ad esclusivo supporto del tessuto produttivo di ogni singolo paese. Così facendo si riporterebbe serenità, fiducia e prospettiva al tessuto produttivo di ogni territorio (grande, media piccola impresa, artigianato, terziario ecc.), che nella garanzia della naturale evoluzione dei processi economico/produttivi affidati alle reali valutazioni dei bilanci annuali e non alle cervellotiche fibrillazioni degli speculatori finanziari, potrebbero dedicarsi alla produzione di quel totem chiamato PIL e che dovrebbe essere il mezzo per un mondo vissuto meglio, al servizio dell UOMO inteso come soggetto e non oggetto del proprio futuro e,certamente, non un allarme così come ipotizzato dal Fondo Monetario Internazionale con il suo farneticante comunicato con cui stigmatizzava come grande iattura, l aumento della longevità!

11 Cifrematica HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Indignazione o sdegno? L inciampo della verità di Giancarlo Calciolari La formula usata e abusata di scandalo della verità funziona sulla base della menzogna oggi prodotta industrialmente. E proprio l informazione data come corretta, con tutti i crismi della legalità, è quella più menzognera. Tra le menzogne più recenti? La tesi del debito delle nazioni, la mucca pazza, l aids, la sars, la depressione, la guerra giusta, la repubblica La verità? Senza trombe né tamburi: l Italia è un oligarchia, e così la Cina La guerra è sempre ingiusta. La depressione non esiste come malattia mentale ma come questione di vita non affrontata. La sars è stata la creazione della Cina che ha rifiutato di importare l ipotesi dell aids e il suo commercio psicofarmacologico. La mucca pazza è stata il frutto di un antiparassitario obbligatorio (poi tolto nella più grande omertà) e sfruttata per imporre le nuove norme di produzione collettiva (allevamento intensivo degli animali), l aids è un immunodeficienza per pratiche contro la vita, anche in Africa, dove è il frutto della scarsa igiene e della cattiva alimentazione. Il debito pubblico non è neanche la conversione del deficit positivo dello stato, è il debito finanziario delle varie bolle spalmato persino sulle pensioni da poche centinaia di euro. E il golpe è finanziario perché non fa pagare gli artefici del debito in quanto sono loro i golpisti, mentre al governo delle nazioni ci sono i commis. Tra le più antiche dottrine a vario titolo ritenute oggi false: la teologia politica, la filosofia A mezza strada: il discorso scientifico Scandalo. Pietra d inciampo. Che fa cadere nel male. Il latino, per tradurre l ebraico miksol, ostacolo, che fa inciampare, riprende skandalon, dal greco, trappola. È così che negli impieghi biblici designa l occasione di scandalo, di peccato. Pietra di scandalo. Nell antichità romana la pietra di scandalo era una pietra eretta davanti al colle capitolino, sulla quale per tre volte erano trascinati a culo nudo i bancarottieri. Grande messaggio per i membri del golpe finanziario internazionale. Dal 1834 designa un grande affare che scuote l opinione pubblica, segnatamente in materia di finanza. Scandalizzare, rendersi colpevoli dinanzi a dio (quale proiezione dei governanti), diffamare, disonorare, abusare inammissibilmente In connessione con la verità, lo scandalo costituisce quasi un ossimoro. La verità come pietra d inciampo. I non zimbelli errano e a ogni piè sospinto inciampano. I non minchioni? Le anime belle e anche quelle brutte. Gli animati. Gli uomini animali, fatti a immagine e somiglianza delle bestie e non dell innominabile, del Nome. Shem. Indignazione o sdegno? Qual è lo sdegno che non incrimina, che non si risolve nella spartizione della vita e la conseguente divisione degli uomini in due schiere che si combattono? Tale è la coppia amico-nemico nella Repubblica di Platone, ancora teorizzata dal nazista Carl Schmitt, che sfocia nell idea delirante della guerra civile universale. L ipercomplotto. Al di là della paranoia: l urnoia, la meganoia, la giganoia Lo scandalo della verità non è qualcosa che riguarda gli altri. Concerne ciascuno. Nessuno può evitare la pietra d inciampo, nemmeno passando la vita a evitare questo o quello. Qual è la condizione dello scandalo? L avere oltrepassato il limite della dignità? La percezione soggettiva d una intolleranza etica per l ingiustizia? La rottura di una soglia di indifferenza rispetto allo scempio perpetrato dalle oligarchie di potere? Ogni presunzione soggettiva di attribuzione a sé o all Altro dello scandalo appartiene alla sua riduzione se non eliminazione. Consigliare di non indignarsi o l imperativo all indignazione (che tanto successo editoriale ha avuto) sono modi protocollari per non imbattersi nella pietra dello scandalo. L ostacolo della parola: ciò che si pone dinanzi. L ostacolo non presunto personale o sociale. Si tratta dell elemento della parola che interviene come causa di godimento, causa di desiderio e causa di verità. Questioni astruse? Eppure si tratta del modo in cui ciascuno dice: tu, io, lui. Irrefrenabilmente, imprendibilmente, impadroneggaibilmente, incontrollabilmente Il tu come specchio impertinente, l io come sguardo straniante, il lui come voce aberrante. Tu sei scemo!, io non ho mai detto questo, lui dice quello che vuole : anche nelle frasi che riteniamo banali il tu, l io e il lui introducono l ostacolo e la simultaneità della parola. La condizione del dire, non del detto. Il governo dei detti e dei dati, sino alle banche dati, che sono depositi di detti, è senza scandalo della verità. Tu sei scemo non è un detto, non è un fatto: in questo pensiero il tu è condizione dello scandalo di verità di una vita e non un caso archiviato di algebra e di geometria della scemenza e della sopravvivenza. Il tu è condizione di un altra lettura dell elemento linguistico scemo. Per questa via lo scandalo della verità giunge sino alla cifra quale istanza di qualità, senza clamori né boati cari alla società dello spettacolo. 9

12 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Società La città e le macerie della democrazia di Katia Colica Da troppo tempo ci si sforza di dare una definizione di città che vada al di là del conteggio prettamente demografico o dello status legale. L architetto Vezio De Lucia ha parlato di città come luogo dove si manifestano una complessità di attività e di funzioni che dovrebbero coprire ( ) le principali esigenze dell'uomo e soprattutto, dove esistano mi esprimerei così valori collettivi. Quindi, quando c'è insieme alla soddisfazione delle esigenze individuali anche il soddisfacimento di misure collettive, credo che allora si possa parlare di città. Una città come una grande casa dove soddisfare esigenze singole e comuni, insomma, un pò alla maniera dei grandi teorici dell urbanistica che immaginavano un luogo accessibile a chiunque. Pensiamo, invece, all assurdità e alla frustrazione di tornare a casa e trovare la nostra porta sbarrata da assi di legno inchiodate di traverso. O provare ad attraversare il nostro salone per arrivare in cucina scavalcando mucchi di pietre a formare barriere invalicabili. Ostacoli, insomma, disposti a caso dentro la nostra abitazione e che ci impediscono movimenti altrimenti elementari e legittimi. Le Scritture Bibliche parlano più volte dello skàndalon, dal greco ostacolo, insidia: «Trappola posta sul cammino, pietra d'inciampo» qualcosa che il nostro comportamento causa negli altri impedendo loro di muoversi. Ma spesso, nelle letture, anche Dio stesso diventa occasione di intoppo: «Egli sarà un santuario, una pietra d'intoppo ed un ostacolo d'inciampo per le due case d'israele» (Is 8,14). E con Isaia: «Ecco, io pongo in Sion una pietra, una pietra scelta, angolare, preziosa, bene fondata; chi crede, non si agiterà" (28,16). Gesù stesso diventerà orgogliosamente un occasione di scandalo: «Beato è colui che non si scandalizza di me» (Mt 18, 6). Tornando ai movimenti impediti, quindi, si può affermare che la città, essendo un luogo che ogni cittadino partecipa a mantenere dinamico attraverso il proprio contributo anche economico, non dovrebbe concedere posto a nessun tipo di ostacolo. Le nostre città, viceversa, sono vere e proprie trappole per le fasce fragili: un semplice percorso pedonale diventa un avventura dai risvolti anche critici per i diversamente abili, quei cittadini, insomma, che non possono fruire del loro legittimo spazio in maniera semplice e scontata. I marciapiedi senza rampe d accesso e d uscita, i percorsi dissestati, i semafori senza segnalatori acustici, i locali pubblici senza accessi adeguati e privi di servizi attrezzati, (la maggior parte, purtroppo) sono un segnale chiaro di emarginazione. Intanto noi accettiamo in maniera rassegnata il fatto di vivere in territori colmi di barriere architettoniche come se fosse una fatalità e non una scelta frutto di preferenze amministrative che dimenticano di applicare alcune regole urbanistiche esistenti. In questa logica, lo skàndalon perde qualsiasi connotazione di rottura positiva ma rappresenta un applicazione reiterata di un concetto di ostacolo socialmente distruttivo e di stampo nazista, non essendo altro che l evoluzione di una pericolosa architettura discriminatoria che guarda a un uso più selettivo del suolo. La barriere architettoniche, infatti, nate da un esclusiva scelta del costruttore e non attenzione da un accidentale condizione territoriale primigenia, assumono in quest ottica un significato netto che presuppone un atto unilaterale di prevaricazione ed esclusione, comunque la si voglia leggere. Bloccare l accesso o il transito a una categoria di cittadini è a tutti i gli effetti scelta politica discriminatoria e come tale dovrebbe avere dei risvolti sociali massicci; risvolti che solitamente non vanno al di là di qualche cenno di insofferenza. Lo scandalo, ma stavolta nell accezione squisitamente contemporanea, tarda ad arrivare quindi; assieme a quella ambizione di rottura necessaria, unico inciampo utile che ci costringerebbe a formulare esigenze etiche all altezza delle sfide del nostro tempo affinché si possa ambire finalmente a vivere in una città che sia davvero per tutti. 10

13 Società HELIOS magazine 2012 n. 3-4 L infelicità dilaga : quando la crisi non è solo economica ma anche psicologica di Valentina Arcidiaco (*) Macchine infelici a grande costo, perché sono inquiete,impazienti,avare, gelose,orgogliose, schiave di mille passioni. (Julien Offroy de la Mattrie, Discorso sulla felicità) Crisi,default, recessione,disoccupazione,spread, pil, spending review: è da mesi che la nostra mente viene martellata da notizie altalenanti sull allarmante situazione Economica Europea che incidono palesemente sulle condizioni psicologiche della collettività e del singolo, il quale si ritrova sempre più solo ed ansioso, senza punti di riferimento e con la consapevolezza e la paura che difficilmente si riuscirà a superare in tempi brevi e positivamente questo lungo periodo di difficoltà. Gli studi che per anni economisti e psicologi hanno condotto per verificare quanto il progresso economico incida sul benessere psicofisico dell uomo, registrano, allo stato attuale, un diffuso senso di infelicità dilagante dovuto alla mancanza di certezze per il futuro, alla perdita di valori fondanti dell esistenza ( quali l amicizia,la solidarietà, una visione ottimistica del proprio ruolo attraverso il lavoro e l impegno sociale), un individualismo sfrenato associato ad una smodata ricerca di denaro e di affermazione sociale che minacciano pericolosamente la società e rischiano di far saltare meccanismi che dovrebbero essere alla base della convivenza civile. Nel corso degli ultimi anni sono aumentati i suicidi, gli omicidi anche per futili motivi, è aumentato l uso di antidepressivi, droga, alcool come rimedi per cercare di evadere dai problemi e c è un numero sempre maggiore di giocatori d azzardo i quali sperano,attraverso le scommesse di superare le difficoltà dovute alla mancanza di lavoro e di denaro. C è pertanto da stabilire e, quindi, distinguere, se si tratta di una patologia che sta colpendo la collettività o di uno stato d animo che coinvolge gran parte di persone, per differenziare l una dall altro è necessario ricorrere a specialisti per una diagnosi precisa in quanto per stabilire se si tratta di una patologia i criteri di riferimento sono quelli del DSM IV (Diagnostic and Statistic Mental) dove sono annoverati tutti i disturbi psichiatrici riconosciuti a livello mondiale. Secondo lo studioso Jerome Liss, l infelicità potrebbe esser definita come uno stato d animo transitorio che può comprendere anche tensione, irrigidimento, agitazione, difficoltà di concentrazione e senso di affaticamento, sentimenti di vergogna e sensazione di essere schiacciato, e, può essere ricondotta a periodi di stress. Per il dottor Liss, l infelicità sarebbe dovuta ad una repressione emotiva, che causerebbe, anche, una degenerazione nei rapporti interpersonali e non permetterebbe l autoaffermazione dell individuo. Suggerisce, a tal proposito, di attuare strategie mirate all ascolto degli stati interni e all analisi delle situazioni esterne cercando di percepirle in modo realistico al fine di ricercare risorse che possano ristabilire un equilibrio interiore ed esteriore. Nella speranza ed in attesa che la crisi economica si risolva e ci si avvii verso una decisiva ripresa, sarebbe opportuno approfondire le indicazioni contenute nel libro Insieme, per vincere l infelicità di Jerom Liss, edizioni Franco Angeli,che ci può aiutare a prendere coscienza delle problematiche del sentirsi infelici e suggerisce alcune possibilità di risoluzione e condivisione di problemi con l altro. (*) psicologa 11

14 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Società Lo scandalo: morte del prossimo e crisi delle emozioni complesse di Maria Laura Falduto (*) Collocare una trattazione sullo scandalo sradicandola dal contesto ricco di cambiamenti a cui oggi assistiamo appare impensabile, è forse proprio per effetto di questi continui mutamenti, in cui concetto di limite/confine sia fisico che mentale si dissolve, che anche la percezione dello scandalo muta e si trasforma: quello che scandalizzava un tempo, oggi può passare inosservato e viceversa. Dopo la Morte di Dio di cui parlava Nietzsche, assistiamo alla morte del prossimo che come descrive sapientemente lo psicoanalista Luigi Zoja, è motivo principale della solitudine cui versa l uomo: È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste - ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento." Capiamo bene che in un epoca tesa all affermazione, esasperata dell individualismo, anche le regole morali vengono rivalutate e con esse le emozioni associate. Quando parliamo di scandalo infatti, ci riferiamo innanzitutto a relazioni emozionali e secondariamente ad una serie di pensieri che ad esse si correlano con i significati che nel tempo impariamo ad attribuirvi grazie alla mediazione dell educazione familiare, scolastica, sociale. In una nota intervista fatta a Moravia (Comizi d amore 1965) egli diceva: La persona che si scandalizza vede qualche cosa di diverso da se stesso qualcosa di minaccioso per se stesso sia fisicamente sia nell immagine che ha di se. Chi si scandalizza in realtà ha paura di perdere la propria personalità. Potremmo dire che lo scandalo ha quasi una funzione difensiva contro l aggressione dai propri impulsi istintivi che fanno paura proprio perché si allontano dagli ideali etici e morali e dalle convenzioni della propria cultura (si pensi ai sempre più frequenti casi di devianza giovanile, dissocialità ed omofobia) o oggi deve fare i conti con la formazione di un identità in cui i punti di riferimento ed i valori subiscono una sorta di passaggio simbolico dallo stato solido a quello liquido e multiforme? Ancora dice Moravia: Una credenza che sia stata conquistata con l uso della ragione e con un esatto esame della realtà è abbastanza elastica da non scandalizzarsi mai, se invece una credenza è ricevuta senza un analisi seria delle ragioni per cui è stata ricevuta, accettata per tradizione, per pigrizia, per educazione passiva non è altro che un conformismo. Le persone di profondo credo religioso per esempio sono anche quelle che non si scandalizzano facilmente non credo che Cristo si sia mai scandalizzato, erano i Farisei a scandalizzarsi. Il termine scandalo deriva dal greco skàndalon, che significa ostacolo, inciampo. Il significato più antico del termine rinvia ad azioni o discorsi che danno cattivo esempio. Ma chi ci da il buono e il cattivo esempio? Come si interseca questo con lo sviluppo delle emozioni complesse? Il periodo di vita che va dai 18 ai 36 mesi rappresenta un momento molto importante nello sviluppo poiché fanno la loro comparsa e si affinano le emozioni complesse, quelle emozioni che implicano necessariamente 12 l esposizione diretta o indiretta del soggetto e del suo operato, ad un giudizio secondo i principi base su cui poggia il proprio sistema socio-politico culturale d appartenenza (norme, regole, standard di comportamento). Le emozioni di cui stiamo parlando riguardano proprio quelle che sono maggiormente coinvolte nello scandalizzarsi, vale a dire l imbarazzo, l indignazione, la colpa, la vergogna, il disprezzo, l offesa, la delusione ecc. All aumentare del senso di responsabilità per l azione commessa da se o da altri aumenterà così anche l intensità dell emozione complessa ad essa associata. Per esempio, l imbarazzo costituisce una reazione emotiva meno intensa rispetto all indignazione poichè deriva da violazioni meno rilevanti. Sul palcoscenico della vita ci muoviamo attraverso l opinione che si adegua cioè il costante rimodellamento dei nostri comportamenti in base a quelli che sono i principi etici e morali propri di ogni cultura. Appare dunque quasi direttamente proporzionale il ruolo che giocano le emozioni nei meccanismi mentali connessi allo scandalizzarsi e quello che giocano i fattori morali. Le emozioni complesse che proviamo quando qualcosa ci scandalizza, sono diverse e spesso contraddittorie proprio perché attivano in noi reazioni che toccano con diverse gradazioni di gravità i vissuti soggettivi: dal focus di valutazione che può essere globale su di sé o fuori di sé, al grado di malessere suscitato, alle reazioni che inducono a compiere, e più in generale all impatto che hanno sui nostri sistemi motivazionali. Esse ci smuovono dal nostro stato di quiete, provocando quasi uno stato di agitazione generalizzata probabilmente proprio perché si allontanano da quello standard di associazioni situazione-emozione che abbiamo interiorizzato come una sorta di script (copione) emotivo-affettivo-cognitivo, immagazzinato negli anni grazie alla capacità sempre più fini di autoregolazione emotiva. Guardare allo scandalo in chiave costruttiva significherebbe inserire le nostre riflessioni sullo scandalo in un sistema molto più ampio e «materializzato»: significherebbe rivalutare il ruolo di un «altro» di un «prossimo» di cui pensiamo di poter fare a meno, significherebbe ridefinire quel sistema di emozioni complesse che prima citavamo e che invece amiamo evitare, significherebbe prendersi la responsabilità di guardare ai legami sia quelli sani sia quelli patologici seguendo una linea diversa dalla liquidità, arrichendo le nostre «false» credenze di «significati-altri» flessibili e dinamici... significherebbe non fuggire più dai legami. Come un serpente che si mangia la coda, più rifuggiamo i legami più ci troviamo ad averne a che fare. In accordo con il motto della post-modernità as soon as possible (il prima possbile!), attuiamo quel meccanismo di difesa atto a preservare la personalità di cui parlava Moravia, una personalità che però può trovare e ricercare il suo nucleo solo nei legami. (*) psicologa

15 Società HELIOS magazine 2012 n. 3-4 McCarthy e la banalità dello scandalo di Kreszenzia Gehrer Il termine scandalo nel corso del tempo ha subito, come molti altri termini, una parabola semantica: da ostacolo, inciampo della sua origine greca rinvia oggi al turbamento della coscienza collettiva provocato da una vicenda, da un atteggiamento o da un discorso che offende i principi morali correnti. Ma quali sono oggi i principi morali correnti? E soprattutto come si declina oggi l arte contemporanea in relazione allo scandalo? Il 20 maggio 2010 è stata presentata dalla Fondazione Nicola Trussardi, in anteprima mondiale a Palazzo Citterio nel cuore di via Brera, Pig Island-L isola dei porci. Si tratta della prima grande mostra personale di Paul McCarthy in un istituzione italiana, a cura di Massimiliano Gioni. Paul McCarthy (da non confondere con un famoso cantante) è uno dei maestri indiscussi dell arte contemporanea, nonché il più scandaloso. McCarthy vive e lavora a Los Angeles, ha esposto nei musei più prestigiosi del mondo tra cui il MOMA di New York (2009), la Tate Modern di Londra (2003), l Haus der Kunst di Monaco di Baviera (2005), il Whitney Museum of American Art di New York (2008), il Moderna Museet di Stoccolma (2006), la Whitechapel Gallery di Londra (2005), l Hamburger Bahnhof Museum für Gegenwart di Berlino (2008). Giustapponendo minimalismo e performance, Walt Disney e George W. Bush, McCarthy è riuscito a coniare un nuovo linguaggio, unico nel suo genere, irriverente e beffardo, utilizzando come suo medium il corpo umano abitato dalle sue brame più profonde e tabù indicibili. L universo che ne scaturisce è un mix di leggerezza pop, sesso e violenza: una farsa granguignolesca ed esistenziale che coniuga gli incubi della cronaca con i palinsesti più abietti e gossippari dello scenario internazionale contemporaneo. Nello specifico Pig Island-L isola dei porci è un work in progress, un imponente scultura cresciuta nello studio dell'artista a cui Paul McCarthy ha lavorato per oltre sette anni. Nel ventre di Palazzo Citterio era possibile imbattersi in un gigantesco George W. Bush rosa intento a sodomizzare maiali, rammentandoci l orizzonte orwelliano de La Fattoria degli Animali, oppure era possibile incontrare un monumentale esercito di vip e sculture debosciate da una macrocefala Angiolina Jolie con un teschio in bocca a Mickey Mouse, da Liz Taylor a Elisabetta II poggiate su basamenti di desolante e decadente polistirolo bianco. Lo spettatore veniva distanziato da una moquette che circoscriveva il perimetro dell installazione la quale diveniva quindi un elemento semantico in sé, chiusa nel suo spazio e che forse perdonava in un certo qual modo l astante. Situato all esterno, nel cortile di Palazzo Citterio, un gigantesco tubo di Ketchup gonfiabile concludeva idealmente con una nota tragicomica il percorso della mostra. Pig-Island è un eterna e cangiante piattaforma dettagliata, o meglio un isola madre, una macchina scultrice (come lo stesso artista la definisce), in cui il kitsch americano, ma non solo americano, prende le forme di un allegorico e disturbante parco dei divertimenti in cui gli uomini si comportano come maiali; i pirati dei Caraibi e le eroine si liberano delle loro inibizioni e manifestano la loro natura umana, troppo umana. McCarthy non imputa, non critica, non punta il dito ma porta all eccesso il teatro del mondo logorato dal consumismo e dalla reificazione dell intrattenimento: non è altro che una rappresentazione raccapricciante del reale. Arte e scandalo, da sempre nella storia dell arte, costituiscono uno sposalizio perfetto e proficuo, tanto da stabilire una netta equazione tra arte, indignazione e censura: basti pensare a Colazione sull erba di Manet, L origine del mondo di Gustave Courbet o alla Fountain di Marcel Duchamp. Qualcuno potrebbe anche sostenere che l arte migliore, quella in grado di sollevare il velo di Maya, deve essere sempre in qualche modo scandalosa. Lo scandalo può essere considerato un indice attraverso cui indagare i rapporti che intratteniamo con ogni cambiamento delle nostre società e di cui l arte è recettore in grado di cogliere il suo improvviso balenare. Ma nell era della riproducibilità tecnica, dell automazione, del dominio capitalistico planetario, l arte (come ci dimostra Paul McCarthy) incastona nei nostri stomaci il colpo ben assestato di una dimensione estetica tanto grottesca quanto paradossalmente anestetica. Lo scandalo, al pari di altri prodotti e servizi, si svuota della sua precipua tonalità emotiva per trasformarsi in un bizzarro bene di consumo manipolabile, riproducibile, reificabile, trasformabile, rappresentabile alla bisogna e vendibile a ogni costo. Per di più ha smarrito anche la sue connotazione morale, non essendo più una scelta: esso non si sceglie, così come il brutto, è la realtà che ce lo impone. Lo scandalo oggi è la più ovvia e piatta normalità che si accompagna a quel senso di indignazione che è più simile ad un ghigno pubblicitario che ad un ammonimento d ordine morale. Citando Pier Paolo Pasolini, dalle Lettere luterane, «chi si scandalizza è banale, ma aggiungo, è pure male informato». 13

16 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Società La semplicità dell essere in-filtrato di Tiziana Fortunato Voi siete gli artefici della vostra condizione passata, presente e futura. La felicità o la sofferenza dipendono dalla vostra mente e dalla vostra interpretazione. (Budda Sakyamuni) Quale parte di me lasciare fluire, quella animica che viaggia alla velocità della luce collegata e connessa alle reti energetiche delle vibrazioni uni-versali o quella materiale che muove ora le dita sulla tastiera? L una è imprescindibile dall altra. Ogni cosa, qualsiasi gesto che trova spazio nei nostri giorni e traccia lo scorrere della comunicazione di quei sentimenti di cui siamo intessuti cellula su cellula, oggi s impone sia filtrato da un codice di comportamento validato e confermato dal consolidato costume dell agire. Lo spessore del coinvolgimento collettivo in questo fluido divenire, ovviamente varia perché limitata è l autentica libertà di lasciar af-fluire e con-fluire la comunicazione vera, spontanea. Si nasconde nel silenzio, nell interpretazione della prossemica di ciascuno, si af-fida a quella elettiva capacità che cela l interpretazione del subliminare. Ora, se è vero come par che sia che lo skàndalon presuppone l adesione di massa ad un comportamento e se altrettanto vero è che le relazioni interpersonali sono ormai condotte e gestite da una comunicazione sempre più concentrata nei contenuti essenziali ma oltremodo impoverita dei valori che accomunano l intera umanità, ne deduco che i rapporti siano inficiati da una sorta di ossessione pari allo sterilizzare tutto per evitare contagi. Schermo invisibile ma reale che i più utilizzano per difendersi per timore di perdere il controllo e mascherare ciò che erroneamente scambiano per fragilità. Cosa si nasconde dietro la glorificazione del proprio ego! La sensazione di vulnerabilità che troppo spesso costituisce il limite per accedere all autentica libertà dell essere, conduce inesorabilmente alla messa in pratica di quegli atteggiamenti di rinuncia e di controllo estremamente razionali per cui in altri termini Se te lo concedi sarà irrinunciabile, se non te lo concedi puoi rinunciarvi. Facile dedurre come così facendo ci si addentri sempre più in un circolo vizioso di difficoltà relazionali nelle quali anche la più naturale e banale cosa da fare, pensare, udire viene bloccata e soffocata da risposte ragionevoli e rassicuranti per inibirne le conseguenze, invischiandosi sempre più in tentativi di risposte razionali a problemi irrazionali. Evitando di evitare si subisce la realtà che si contribuisce a costruire, confermando a se stessi la propria incapacità di fronteggiare il divenire. Celare lo scorrere dell agire nella comunicazione massifica i rapporti innalzando un limite nella costruzione del pensiero. Forse la soluzione sta nel porgersi alla realtà come un occasione di crescita personale in atteggiamento di apprendimento, inclusa la sconfitta. Lasciarsi andare, osare, Essere vanno usati contro lo stesso lasciarsi andare, vivere, Essere, evitando così di contribuire alla realtà descritta magistralmente da Pessoa: Porto adesso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato. Ci vuole così poco, così poco... (Eugène Canseliet) a sforzarsi di non sforzarsi per controllarsi nelle reazioni e nella comunicazione, confermando il proprio bisogno di gestione anche nelle cose che appaiono irrilevanti. Ben venga allora la semplicità di quello scorrere in sintonia con la più pura essenza della semplicità, con l umiltà del percepirsi parte integrante di un tutto in divenire, della positiva plasticità del costruire cercando di stare sempre più lontani da limiti e schemi razionalmente imposti. Il divenire non è razionale, non è codificabile non av-viene per caso e trattenerlo, controllarlo, ridurlo in schemi ne inficia la potenzialità di espansione, ne condiziona la realizzazione costringendolo ad essere altro da sé e mutandolo nelle sue fattezze fino a ridurlo ad una copia sempre più somigliante al proprio limitato pensiero. Se non è scandalo pensare, vivere ed agire alla luce di un progetto limitato perché umano, generalizzato e globalizzato perché collettivamente realizzato, allora che cosa è? Il vero dramma di ciascuno non sta solo nella comunicazione (termine che ricordo deriva da radici greche e latine che significano partecipazione, mettere in comune, trasmettere) verbale, nel tono della voce, nella prossemica ma nell incessante e silente dialogo interiore che volente o nolente troppo spesso condiziona l interpretazione di ciò che accade alla luce di un accecata e distorta considerazione delle capacità di gestione. 14

17 Società HELIOS magazine 2012 n. 3-4 La Scrittura e l Ebraismo di Nadine Shenkar Per gli Ebrei tutto fu all inizio ORALITÀ: La Bibbia, il Talmud, la Kabbala furono ORALI libri oggi lo sono. Quindi il popolo del LIBRO fu anche il popolo dell oralità. L arte ebraica da un altra parte è sopratutto PAROLA, SCRITTURA. Come nella dialettica del Talmud in cui tutto è domanda e paradossi... Moltitudini di domande, di voci, di saggi, d interpretazioni. Scrittura, anche, come rottura dei vasi: senza quella rottura, l essenza della parola non sarebbe sopportabile; la luce ci farebbe ciechi. Questa parola fu emergenza dal deserto. Deserto di Giudea dove i profeti hanno scoperto la parola, deserto del Negev in cui Abramo andava con l idea dell EIN SOF o infinito; deserto del Sinai dove Mosè andò ai confini della parola, AHAR HA MIDBAR, altrove dal deserto... Come diceva Levinas: " Questo popolo ebraico è sempre in viaggio verso un altrove". Perché il luogo suo è luogo di parola. HA MIDBAR MEDABER, il deserto parla. L Ebreo è un libro, è parola... Come lo scriveva Edmond Jabes nel suo modo meraviglioso: "l Ebreo scrive il libro che Dio gli ha dato...". Quindi la sua infinita libertà, la sua infinita interpretazione d un Nome, della fluidità della vita che è viaggio... Ancora Jabes: Scrivere è proprio rivoluzionario, è proprio ebraico, perché si prende la penna dove Dio si ritirò dalla parola... Scrivere è il tentativo suicida di compiere la parola sino all ultima sparizione. Dio fa del suo popolo un popolo di preti, vale a dire di lettori. Dov è la parola? Sempre in cammino, sempre nella decostrutione dell ALEF in YOUD, VAV, YOUD, le 3 lettere che lo compongono. Il SEFER YEZIRA o libro della creazione, scritto duemila anni fa, diceva al suo inizio: " Dio creò il mondo con le 22 lettere dell alfabeto e con le 10 SEFIROT, che sono insieme i 32 sentieri della HOHMA o conoscenza... Lo creò col SFAR, SEFER, SIPOUR." Cifra, libro, racconto... Si dice anche nel MIDRASH RABBA che furono ebrei presenti sul SINAI, per ricevere la TORA e che ci sono lettere nella Tora intera: quindi ogni Ebreo ha la sua propria lettera. Quel mondo sarà mondo senza morte, perché è una parola originaria che si vive. Scrivendo sappiamo che l essenza delle cose e sempre laggiù, fuori..: SHEM, l essenza è sempre SHAM, altronde... inaccessibile. Scrivere, allora, sarebbe diventare parola. Passare dal visibile al invisibile, dall imagine all ascolto. Dalla plasticità alla musicalità. Nel libro DAL DESERTO AL LIBRO, Jabes scriveva:"se l Ebreo è l altro è perché cercando di essere a ogni costo se stesso è ogni volta di più un essere di nessuno luogo. Qui si scrive la sua differenza: è la distanza in cui si mantiene." "Difficoltà di essere che si confonde con la difficoltà di scrivere, perché l ebraismo e la scrittura sono la stessa attesa, la stessa speranza, lo stesso consumo". Per l Ebreo DAVAR vuole dire parola e atto, praxis. Vale a dire che la scrittura sarebbe apertura alla parola che si deve soprattutto vivere. Scrivere, quindi, è vivere,viaggiare, raccontare l esperienza. Il RAV NAHMAN DA BRASLAV diceva nel suo libro LIKUTEI MOHORAN che quando due saggi disputano su un argomento nel Talmud, scrivono la creazione del mondo, perché tra loro si fa uno spazio vuoto,uno spazio d ascolto, HAL- LAL PANOUI, in cui c è la possibilità di creare. Scoprire sempre e nuovamente il cammino, perché una pagina bianca è un infinita possibilità di cammini diversi. Questa libertà puo spiegare che le prime tavole della LEGGE furono rotte da Mosè, metafora che suggerisce forse che solo l uomo ha il diritto di scrivere... Due cose curiose dicono anche Hiko Yoshitaka questo mistero della scrittura: la prima è il fatto che la BIBBIA ebraica, il rotolo scritto a mano, è scritto con le consonanti ma senza le vocali e senza gli accenti, come se il testo fosse sempre da creare da chi lo legge... La seconda cosa strana è ciò che lo ZOHAR, il libro più importante della Kabbala, dice della TORA: E quando avrete finito d interpretare e di studiare questo testo, forse per una vita intera, dovete sapere che la vera TORA è quella che non è scritta, quella che si legge nello spazio bianco tra le lettere nere. (tratto da Transfinito.eu) 15

18 HELIOS magazine 2012 n. 3-4 Libertà di pensiero I colori della vita di Mimmo Codispoti Ipensieri gli si affollavano nella mente come i profughi d Africa sulle coste di Lampedusa. Sulla scrivania, la statuetta di un aquila gli ricordava di volare alto, di non smettere di muovere le ali. Sintonizzò la radio su musica italiana e prese, da un cassetto, dei palloncini. Vi soffiò dentro uno la sua malinconia. La gomma si dilatò, gonfiandosi, e una macchia gialla inondò di luce la stanza. Innanzi a quel sole sentì un energia positiva riempirgli l anima e una rinnovata voglia di continuare il cammino. I suoi occhi si posarono sui libri che avevano dato significato ai suoi giorni, sui quadri alle pareti, su un invito a partecipare all incontro degli Agronomi Porticesi a Guardia Piemontese per riaprire la porta dei ricordi non dimenticando la porta del sangue, su fogli che sapevano di impegni, richieste, sogni, desideri, e a cui avrebbe continuato a dare contenuto. Il suo pensiero andò a Thot, il dio egizio, a cui gli antichi facevano risalire la cromoterapia. Ricordò, per associazione spontanea, i principi della medicina ayurvedica e l accostamento che questa scuola poneva fra i colori e i chakra, i sette punti di energia, sette come i colori dell arcobaleno, posti in corrispondenza delle ghiandole endocrine ad influenzarne l attività, e l uso, nella medicina cinese, del giallo e del violetto e delle luci colorate. La sopraggiunta serenità lo invogliò ad uscire. Si ritrovò così sulla sua panchina, accanto al grande albero, innanzi al mare. Sentì, mentre le sue dita accarezzavano la corteccia, la forza vitale di quell essere passare nelle sue cellule, un nodo stringersi fra il mondo vegetale e animale intorno alla favola della vita. Quell uomo udiva il respiro delle foglie, si sentiva osservato dalle lenticelle sparse sui rami, così come sapeva della capacità di quella creatura meravigliosa di reagire agli stimoli, di capire i discorsi che gli umani, ignari che li ascoltasse, intrecciavano sotto le sue fronde. Quell albero, che sicuramente gli sarebbe sopravvissuto, ascoltava con attenzione tutto e spesso doveva faticare a non prendere a ramate quegli sciocchi che, nella loro pochezza morale e culturale, non sapevano che imprecare, offendere, raccontare storie di inganni, tradimenti e malvagità, quegli stolti che gli staccavano le foglie, rompevano i rami, tatuavano la corteccia con scritte e disegni. Lo sguardo dell uomo si spinse oltre la strada, oltre la ringhiera, sull acqua, sulla Sicilia, al cielo, alle nuvole. Innanzi ai suoi occhi non una lonza, un leone, una lupa, non urlanti scimpanzé che di evoluto avevano solo il vestito e che ogni giorno scontavano la loro nullità morendo nella loro pochezza, ma un gabbiano, una colomba, una rondine, volteggianti nell azzurro, ad allargargli cuore e mente. E innanzi al verde del fogliame sentiva rifiorire la speranza sulla deriva della società, l equilibrio nei rapporti sociali, l armonia sull integrazione dei popoli; di fronte al blu del cielo, che inondava di sè il mare, dimenticava i suoi affanni quotidiani; accanto al giallo del sole provava la felicità di sentirsi vivo, oscillando fra sogno e fantasia; alla vista del rosso del tramonto sentiva la forza delle idee, la vitalità, le passioni scuotere il suo corpo. E non stava a preoccuparsi che per i figli dell illuminismo non fosse da credere che i colori aiutino il corpo e la psiche a ritrovare il naturale equilibrio, così come non dava credito al detto che solo gli isolati parlino e solo gli isolati comunichino. Dagli espressi desideri di ognuno individuava il livello evolutivo e le libertà raggiunte e poneva grande cura nello scegliere di quali colori circondarsi a seconda dello stato d animo e delle difficoltà da affrontare, consapevole che per migliorare il mondo necessita prima, come atto di creazione, migliorare se stessi. Evitava solo di vestirsi di marrone perché, anche nei momenti bui dell abbandono e del tormento, non voleva cedere e sentirsi, detto con un eufemismo, un maleodorante rifiuto. Andò via, soffocando nell armonia cromatica, il pensiero se fosse stato Dio a creare l uomo o l uomo a creare Dio. Il mattino successivo, su una magnolia, innanzi al mare, c erano tanti palloncini colorati impigliati fra il fogliame. 16

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