Modelli di approccio alla gestione del rischio clinico nel contesto chirurgico: analisi di una esperienza

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1 Modelli di approccio alla gestione del rischio clinico nel contesto chirurgico: analisi di una esperienza forum Claudio Coppo, Danilo Cereda, Patrizia Cuccaro, Elisabetta Esposto, Diana Pascu, Stefano Tardivo Gestione del rischio clinico e cultura della sicurezza. Riflessioni e considerazioni sui documenti prodotti nell ambito del Corso monografico tenuto a Verona (giugno 2008). Clinical risk management and safety culture. Reflections and some considerations on monographic Course s document performed in Verona (june 2008). Parole chiave: Sicurezza del paziente. Gestione del farmaco. Cadute accidentali. Organizzazione. Riassunto Lo scorso giugno 2008, la Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell Università degli Studi di Verona ha organizzato il corso monografico Gestione del Rischio Clinico e Cultura della Sicurezza, che ha visto quale relatore unico Charles Vincent, professore di Clinical Safety Research presso la Fondazione Smith and Nephew all Imperial College di Londra. L ultima giornata del corso è stata riservata alla valutazione dei documenti prodotti dal workshop dedicato all analisi dei possibili modelli applicativi per la gestione della sicurezza del paziente nelle organizzazioni aziendali del Servizio Sanitario Nazionale. La discussione ha riguardato tre tematiche centrali per la sicurezza del paziente: la gestione del farmaco in ambiente ospedaliero, la prevenzione delle cadute in ospedale e l organizzazione aziendale per la sicurezza del paziente. 19

2 forum C. Coppo et al. Key words: Patient s safety. Drug s management. Accidental patient fall. Organization. Summary The last June 2008, the Department of Public Health and Medicine-Division of Hygiene and Preventive, Environmental and Occupational Medicine, University of Verona, organized a monographic course Management of clinic risk and Culture of Safety, whose single rapporteur was Charles Vincent, Clinical Safety Research professor at the Smith and Nephew Foundation of Imperial College, London. In the last course s day were assessed documents related in the workshop in which were analyzed feasible applicatory models for the managements of patient s safety in National Health Service. The discussion concerned three central themes for patient s safety: drug s management and patient fall prevention within the hospital, and business organization for the patient s safety. Nell ultimo decennio il Sistema Sanitario ha sviluppato reti e profili di assistenza sempre più integrati tra loro, determinando una condizione di alta complessità organizzativa, caratterizzata da molteplici e diversificate componenti, le quali sono tra loro collegate da relazioni prevalentemente non lineari. Di pari passo, pur con dinamiche differenti, si sono evoluti i modelli organizzativi assistenziali e con essi le modalità di approccio alla valutazione ed alla gestione dei processi di cura, tra i quali non fanno eccezione la gestione del rischio clinico e la sicurezza del paziente 1. Tali tematiche riscuotono un crescente interesse in Sanità: il Piano Sanitario Nazionale e il Programma Europeo di Sanità Pubblica sottolineano in più punti la necessità di implementare strategie per garantire la sicurezza del paziente nel quadro generale di miglioramento della qualità assistenziale. I dati che si ricavano dalla Letteratura dimostrano che si tratta di un fenomeno consistente che coinvolge globalmente un numero considerevole di cittadini che ricorrono ai servizi di assistenza per trovare risposte ai propri problemi di salute. Sulla base di tale contesto, la Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell Università degli Studi di Verona, da sempre sensibile alla tematica della sicurezza del paziente, ha organizzato lo scorso 23, 24 e 25 giugno il corso monografico Gestione del Rischio Clinico e Cultura della Sicurezza. L evento ha previsto quale unico relatore Charles Vincent, professore di Clinical Safety Research presso la Fondazione Smith and Nephew all Imperial College di Londra, ed è stato inserito nel percorso formativo del Master Universitario di II livello in Gestione del Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente Risk Management and Patient Safety. Inoltre il corso monografico ha rappresentato il primo appuntamento del percorso formativo Incontro tra Scuole per la Cultura della Sicurezza promosso dalla Consulta Specializzandi SItI, che vede coinvolte in qualità di organizzatori le Scuole di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva delle Università di Verona, Udine e Roma-Tor Vergata. L ultima giornata del corso è stata riservata alla valutazione dei documenti prodotti nel Workshop dedicato all analisi dei possibili modelli applicativi per la gestione della sicurezza del paziente nelle organizzazioni aziendali del 20

3 Gestione del rischio clinico e cultura della sicurezza. Riflessioni e considerazioni sui documenti... Servizio Sanitario Nazionale. La discussione è stata moderata dal Dott. Antonio Bonaldi, dalla Dott.ssa Carla Pondero, dalla Dott.ssa Laura Calligaris, e dal Dott. Luigi Castriotta e si è concentrata principalmente su tre modelli che hanno riguardato la gestione del farmaco in ambiente ospedaliero, la prevenzione delle cadute dei pazienti in ospedale e l organizzazione aziendale per la sicurezza del paziente. La gestione del farmaco rappresenta una delle aree a maggior rischio di errore: già nel 1995 uno studio condotto da Bates et al. ha evidenziato un numero elevato di errori (11%) nella somministrazione dei farmaci in ospedale 6. Il progetto proposto dal workgroup che si è occupato di tale tematica prevede l utilizzo di due strumenti: il prontuario terapeutico ospedaliero (PTO) e la scheda di terapia unica (STU). Il PTO rappresenta l elenco dei farmaci disponibili presso il magazzino farmaceutico: si tratta di uno strumento flessibile, dinamico e aggiornabile, mediante il quale si previene la prescrizione di farmaci non disponibili in magazzino. La STU funge da flusso informativo del piano terapeutico di ogni singolo paziente in quanto in essa vengono riportate tutte le informazioni circa la prescrizione (data ed orario, nome commerciale del farmaco, dosaggio, forma farmaceutica, via di somministrazione, firma del medico prescrittore), e la somministrazione del farmaco (data ed orario di somministrazione, firma dell infermiere somministratore del farmaco, tipologia di terapia, motivo dell eventuale mancata somministrazione). La scheda terapeutica unica permette quindi di evitare gli errori di trascrizione e di duplicazione, di identificare chiaramente il prescrittore ed il somministratore, di registrare gli eventuali eventi avversi, e di avere una migliore gestione della terapia farmacologica per ogni paziente in modo da ottenere una corretta presa in carico dello stesso. La preparazione farmaceutica si deve avvalere di un armadio informatizzato per la terapia in ciascuna unità operativa o meglio di un unico armadio per l intero ospedale. La discussione circa l applicabilità di tale progetto ha sottolineato la necessità del coinvolgimento e della formazione di tutte le professionalità interessate nella gestione della farmacoterapia (medici, infermieri, farmacisti) e non ultimo dello stesso paziente, il quale, come più volte mette in evidenza Vincent 7, può svolgere un importante funzione di controllo sulla gestione del rischio clinico. Inoltre si sono evidenziate alcune criticità, quali l utilizzo dei farmaci off-label (medicinali utilizzati per indicazioni non autorizzate), i rischi connessi alla somministrazione di emoderivati e la difficoltà di garantire l allestimento del farmaco in totale sicurezza. Il secondo modello applicativo di gestione del rischio clinico si è rivolto alla prevenzione delle cadute accidentali dei pazienti in ospedale, le quali rappresentano un evento avverso piuttosto frequente durante il ricovero (3 a 13 eventi ogni 1000 letti/giorno) 8 e sono spesso la causa di importanti complicanze. Il progetto presentato si articola nei seguenti punti: analisi della Letteratura e dei dati in possesso dell ospedale circa l evento avverso caduta, al fine di identificare i possibili fattori coinvolti; individuazione degli stakeholders (pazienti, medici, infermieri, direzione, risk manager); individuazione dei fattori di rischio (arredi, luci, percorsi, stanze, assenza caregiver, organizzazione reparto, comportamenti dei pazienti); azioni da intraprendere (adeguamento delle strutture ove necessario, attivazione di visite ispettive della DS, implementazione di un sistema di valutazione del paziente in merito al rischio di caduta, individuazione di un referente per il rischio cadute per il reparto, elaborazione di una check list per l infermiere, formazione del personale, formazione del paziente,messa a punto di una scheda di rilevazione cadute); definizione di un set di indicatori per la valutazione del progetto. In Figura 1 viene riportata la flow-chart predisposta dal gruppo di lavoro per la gestione del rischio di caduta del paziente all interno dell ospedale: Le riflessioni scaturite dal dibattito hanno evidenziato l opportunità di valutare la realtà in cui il progetto va ad inserirsi al fine di contestualizzare correttamente le scelte da prendere per la gestione del rischio connesso alle cadute. Particolare interesse hanno suscitato le considerazioni circa i mezzi di contenimento, 21

4 forum C. Coppo et al. Figura 1 - Flow-chart per la gestione del rischio di caduta dei pazienti all interno dell ospedale soprattutto per quanto riguarda i risvolti medico legali: il coinvolgimento del paziente e dei caregivers nelle decisioni attraverso una corretta informazione e sensibilizzazione da parte del personale medico ed infermieristico è apparso fondamentale per poter applicare correttamente tale prescrizione medica senza correre il rischio di eventuali azioni legali. Il terzo modello applicativo per la gestione della sicurezza del paziente si è rivolto agli aspetti organizzativi delle aziende sanitarie e ha proposto una linea di indirizzo finalizzata all orientamento delle mission verso la garanzia della sicurezza globale delle cure, intesa come governo, ed opportuna integrazione, di tutte le variabili connesse all aumento della rischiosità intrinseca (tecnologica, umana, organizzativa) dei sistemi sanità. L organizzazione, nel progetto, prevede ai vertici un livello strategico (risk manager, responsabile servizio infermieristico, responsabile servizio amministrativo) e allo stesso tempo componenti tecniche dell organizzazione (livello intermedio piattaforma tecnica: gruppo monitoraggio e valutazione, gruppo valutazione sinistri e contenzioso, gruppo per la qualità della documentazione sanitaria, gruppo civico sanitario, gruppo integrato per la sicurezza, gruppo formazione/informazione e psicologia clinica dei sistemi) che interagiscono con i livelli attuativi (line propriamente intesa, costituiti da almeno un medico ed un infermiere per ciascuna area funzionale) dell assistenza attraverso canali ufficiali attivi di comunicazione. La gestione delle cure viene garantita attraverso la costruzione di un sistema guidato costituito da procedure ed indicatori volti ad identificare, valutare e ridurre i rischi per i pazienti, per i visitatori, per i dipendenti e per tutta l organizzazione. Il progetto è volutamente organizzato in modo da superare i limiti delle singole linee produttive e dei singoli contesti assistenziali promuovendo una logica di gruppo, un approccio olistico, una visione unica della sicurezza basata sul principio imparare dall errore. La discussione del modello applicativo ha messo in risalto la sua complessità e ha rimarcato la necessità di creare reti comunicative aperte e bidirezionali tra i vari interlocutori dei livelli organizzativi, al fine di perseguire l obiettivo sicurezza del paziente. L eterogeneità professio- 22

5 Gestione del rischio clinico e cultura della sicurezza. Riflessioni e considerazioni sui documenti... nale dei soggetti coinvolti nel progetto è stata considerata una risorsa importante e fondamentale: nei sistemi complessi, quali le aziende sanitarie, tutte le persone, condividendo gli strumenti per la gestione della sicurezza, possono crearla indipendentemente dal livello gerarchico che occupano. Sulla base di questo principio il coinvolgimento del paziente, come già sottolineato in precedenza, deve essere parte integrante del progetto in quanto osservatore privilegiato e direttamente interessato alla propria sicurezza. Inoltre un attenta valutazione del contesto e l individuazione delle priorità da affrontare risultano necessarie per la corretta applicazione del modello proposto. Si ringraziano per la preziosa collaborazione nella stesura dei progetti: Gimigliano A, Moccia A, Panareti M, Turello D, Bulegato L, Cardarelli M, De Riso D, Di Martino F, Lisena FP, Palombo A, Seminara L, Rabbiosi S, Rocchi B, Torri E., Tantucci L, Farneti F. Riferimenti bibliografici Vincent C. Patient Safety. La Sicurezza del Paziente. Edizione italiana a cura di Bellandi T, Pascu D, Romano G, Tartaglia R. Roma: Ed. Esse Editrice s.r.l p III-XIX. Baker GR, Norton PG, Flintoft V, Blais R, Brown A, Cox J, Etchells E, Ghali WA, Hébert P, Majumdar SR, O Beirne M, Palacios-Derflingher L, Reid RJ, Sheps S, Tamblyn R. The Canadian Adverse Events Study: the incidence of adverse events among hospital patients in Canada. CMAJ May 25;170(11): Vincent CA, Lee AC, Hanna GB. Patient safety alerts: a balance between evidence and action. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed Sep;91(5):F Wollersheim H. Clinical incidents and risk prevention. Neth J Med Feb;65(2): Pawlson LG, O Kane ME. Malpractice prevention, patient safety, and quality of care: a critical linkage. Am J Manag Care Apr;10(4): Bates DW, O Neil AC, Petersen LA, Lee TH, Brennan TA. Evaluation of screening criteria for adverse events in medical patients. Med Care May;33(5): Vincent C. Le persone creano sicurezza. In Patient Safety. La Sicurezza del Paziente. Edizione italiana a cura di Bellandi T, Pascu D, Romano G, Tartaglia R. Roma: Ed. Esse Editrice s.r.l p Oliver D, Connelly JB, Victor CR, Shaw FE, Whitehead A, Genc Y, Vanoli A, Martin FC, Gosney MA. Strategies to prevent falls and fractures in hospitals and care homes and effect of cognitive impairment: systematic review and meta-analyses.7. BMJ Jan 13; 334 (7584):82. 23

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