Principali riferimenti legislativi

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1 Rischio Elettrico FASI DI SVILUPPO DELLA LEZIONE Principali riferimenti legislativi e normativi Pericolosità della corrente per l uomo Protezione da contatti diretti e indiretti Sistemi elettrici a tensione inferiore a 1000 V c.a. (CEI 64-8)

2 Principali riferimenti legislativi DPR 27 aprile 1955, n. 547 Legge 1 marzo 1968, n. 186 Legge 18 ottobre 1977, n. 791 Legge 5 marzo 1990, n. 46 DPR 6 dicembre 1991, n. 447

3 DPR 27 aprile 1955, n. 547 Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro art. 1 Le norme del presente decreto si applicano a tutte le attività alle quali siano addetti lavoratori subordinati o ad essi equiparati ai sensi dell art. 3,... art. 3 Agli effetti dell art. 1, per lavoratore subordinato si intende colui che fuori dal proprio domicilio presta il proprio lavoro alle dipendenze e sotto la direzione altrui,...

4 DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 27 aprile 1955, n. 547 (Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro) Art. 270 (Isolamento elettrico) Art. 282 (Protezione dei conduttori) Art. 283 (Prescrizioni speciali per i conduttori flessibili) Art. 285 (Protezione contro i sovraccarichi) Art. 287 (Quadri di distribuzione e di manovra) Art. 288 (Interruttore generale) Art. 290 (Interruttori elettrici e simili) Art. 292 (Pulsanti) Art. 295 (Valvole fusibili) Art. 309 (Derivazioni a spina) Art. 310 (Derivazioni a spina) Art. 311 (Derivazioni a spina) Art. 374 (Manutenzione e riparazione) Art. 389 (Sanzioni)

5 Legge 1 marzo 1968, n. 186 (G. U , n. 77) Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni ed impianti elettrici ed elettronici. art. 1 Tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d arte art. 2 I materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano si considerano costruiti a regola d arte

6 Legge 18 ottobre 1977, n. 791 Attuazione della direttiva del Consiglio delle Comunità europee (n. 73/23) relativa alle garanzie di sicurezza che deve possedere il materiale elettrico destinato ad essere utilizzato entro certi limiti di tensione Non si applica per materiali elettrici ad uso clinico e radiologico in ambienti con pericolo di esplosione nei contatori elettrici per le prese a spina per uso domestico per dispositivi di alimentazione dei recinti radioelettrici per materiali usati sulle navi, aeromobili e per le ferrovie

7 Legge 18 ottobre 1977, n. 791 Garantisce in Italia la libera circolazione del materiale elettrico costruito nei Paesi della Comunità Economica Europea se realizzato in maniera conforme ai principi di sicurezza. Tali requisiti generali di sicurezza, anche in deroga al D.P.R. n. 547/1955, sono indicati nell'allegato alla legge.

8 Legge 18 ottobre 1977, n. 791 Individua le regole tecniche da seguire nella costruzione delle apparecchiature elettriche: Norme armonizzate recepite con decreto del MICA e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale; Disposizioni CENELEC e IEC; Norme nazionali di uno Stato membro puchè garantiscano un livello di sicurezza equivalente; Relazione di organismo notificato ai sensi della direttiva CEE n. 73/23; Obbliga all'apposizione di un marchio di fabbrica sulle apparecchiature

9 D.M. 15 dicembre 1978 Designa il CEI quale organismo italiano di normalizzazione elettrotecnica ed elettronica con l'incarico di partecipare ai lavori comunitari per l'elaborazione di norme tecniche armonizzate. D.M. 23 luglio 1979 Designa l'istituto Italiano del Marchio di Qualità (IMQ), l'istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris (IENGF), ed il Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (CESI) quali organismi a rilasciare attestati e relazione di conformità alle regole generali di sicurezza D.M. 1 ottobre 1979, D.M. 1 agosto 1981, D.M. 25 settembre 1981, D.M. 13 marzo 1987 Elencano e pubblicano le liste di norme armonizzate agli effetti della direttiva CEE n. 73/23 per il materiale elettrico di bassa tensione.

10 Legge 5 marzo 1990, n. 46 Norme per la sicurezza degli impianti (G. U , n. 59) DPR 6 dicembre 1991, n. 447 Regolamento di attuazione della Legge 5 marzo 1990, n. 46, in materia di sicurezza degli impianti (G.U , n. 38) Stabilisce requisiti tecnico-professionali dei soggetti abilitati alla progettazione, realizzazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione degli impianti. Il regolamento di attuazione fornisce indicazioni tecniche sulla progettazione e realizzazione degli impianti.

11 Norme CEI Sono norme minime di sicurezza Da un punto di vista giuridico devono essere intese come integrazione al DPR 547/55 Rappresentano l evoluzione delle norme di prevenzione degli infortuni... (Fogli di informazione ISPESL, 1994)

12 Alcune norme CEI CEI 11-1: Impianti di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica. Norme generali CEI 64-2: Impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione CEI 64-4: Impianti elettrici nei locali adibiti ad uso medico CEI 64-8: Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua

13 Riferimenti di Normativa Tecnica CEI Categoria 0, I, II, III: CEI Classe II: CEI ; CEI ; CEI ; CEI Coordinamento: CEI Contatti indiretti: CEI ; CEI Corrente guasto a terra: CEI ; CEI Corrente differenziale: CEI Corrente pericolosa per il corpo umano: CEI Impianto di terra: CEI Isolamento principale: CEI Isolamento supplementare: CEI Isolamento doppio: CEI Isolamento rinforzato: CEI Locali isolanti: CEI Locali resi equipotenziali e non connessi a terra: CEI Parte attiva: CEI PELV, FELV, SELV: CEI Resistenza di terra: CEI Separazione elettrica: CEI Sistema TT: CEI Sistema TN: CEI Sistema IT: CEI Tensione di passo: CEI Tensione di contatto: CEI : CEI Trasformatore di isolamento: CEI ; CEI 14-6.

14 Classificazione CEI degli impianti elettrici in base ai livelli di tensione Sistema di categoria 0 Sistemi di categoria I U 50 V in C.A. e 120V in C.C. U > 50V 1000 in C.A. e >75V 1500V in C.C. Sistemi di categoria II U >1000V V in C.A. e >1500V V in C.C. Sistemi di gategoria III U > V sia in C.A. che in C.C.

15 Definizioni Tensione totale di terra U T è la tensione che si stabilisce durante il cedimento dell isolamento tra una massa ed un punto del terreno sufficientemente lontano a potenziale zero; Tensione di contatto Uc è la differenza di potenziale alla quale può essere soggetto il corpo umano in contatto con parti simultaneamente accessibili, escluse le parti attive, durante il cedimento dell isolamento; Tensione di passo U P è la differenza di potenziale che può risultare applicata tra i piedi di una persona a distanza di un passo (convenzionalmente un metro) durante il cedimento dell isolamento; Tensione di contatto limite convenzionale U L massimo valore di tensione di contatto che è possibile mantenere per un tempo indefinito in condizioni ambientali specificate; Tensione nominale verso terra di un sistema Un - nei sistemi trifase con neutro isolato o con neutro a terra attraverso impedenza, la tensione nominale, nei sistemi trifase con neutro direttamente a terra, la tensione stellata corrispondente alla tensione nominale, nei sistemi monofase o a corrente continua senza punti di messa a terra, la tensione nominale, nei sistemi monofase o a corrente continua con punto di mezzo messo a terra, metà della tensione nominale;

16 Definizioni Parte attiva - conduttore o parte conduttrice in tensione nel servizio ordinario, compreso il conduttore di neutro, ma escluso, per convenzione, il conduttore PEN; Massa - parte conduttrice di un componente elettrico che può essere toccata e che non è in tensione in condizioni ordinarie, ma che può andare in tensione in condizioni di guasto; una parte conduttrice che può andare in tensione solo perché è in contatto con una massa non è da considerarsi una massa; Massa estranea - parte conduttrice non facente parte dell impianto elettrico in grado di introdurre un potenziale, generalmente un potenziale di terra; Terra - il terreno come conduttore il cui potenziale elettrico in ogni punto è convenzionalmente considerato uguale a zero; Dispersore - corpo conduttore o gruppo di corpi conduttori in contatto elettrico con il terreno e che realizza un collegamento elettrico con la terra; Resistenza di terra R T - resistenza esistente tra un collettore (o nodo) di terra e la terra;

17 Definizioni Impianti di terra elettricamente indipendenti - impianti di terra aventi dispersori separati. La corrente massima che uno di questi impianti può disperdere non deve modificare il potenziale rispetto a terra dell altro impianto in misura superiore ad un determinato valore; Conduttore di protezione PE - conduttore prescritto per alcune misure di protezione contro i contatti indiretti per il collegamento di alcune delle seguenti parti: masse, masse estranee, collettore (o nodo) principale di terra, dispersore, punto di terra della sorgente o neutro artificiale; Conduttore PEN - Conduttore che svolge contemporaneamente funzioni sia di protezione sia di neutro; Conduttore di terra CT - Conduttore di protezione che collega il collettore (o nodo) principale di terra al dispersore o i dispersori tra loro; Collettore (o nodo) principale di terra - elemento che raccoglie, collegandoli tra loro, il dispersore, i conduttori di protezione, compresi i conduttori equipotenziali e di terra;

18 Definizioni Collegamento equipotenziale EQP - (collegamento equipotenziale principale), EQS (collegamento equipotenziale secondario), conduttore che mette le diverse masse e masse estranee allo stesso potenziale; Conduttore equipotenziale - conduttore di protezione che assicura il collegamento equipotenziale; Impianto di terra - insieme dei dispersori, dei conduttori di terra, dei collettori (o nodi) di terra e dei conduttori equipotenziali, destinato a realizzare la messa a terra di protezione e/o di funzionamento.

19 Classificazione CEI degli impianti elettrici in relazione alla messa a terra Sono classificati in base allo stato: del neutro delle masse rispetto alla terra. Vengono indicati con due lettere: 1a lettera = T Il neutro è collegato a terra 1a lettera = I 2a lettera = T 2a lettera = N Il neutro non è collegato a terra oppure è collegato a terra tramite un impedenza Masse collegate a terra Masse collegate al neutro del sistema

20 APPARECCHIATURE ELETTRICHE..con funzione di stabilire od interrompere il flusso dell energia elettrica. Possono suddividersi in: sezionatori, in grado di aprire o chiudere un circuito in tensione, stabilendo od interrompendo correnti trascurabili; sezionatori sotto carico, atti ad aprire o chiudere un circuito in tensione, stabilendo correnti anche maggiori della nominale ed interrompendo la corrente nominale; interruttori, utilizzati per aprire e chiudere un circuito in tensione, nonché per stabilire ed interrompere la corrente di corto circuito; contattori, in grado di aprire o chiudere un circuito in tensione sottoposto ad un elevato numero di manovre (ad esempio, per l azionamento di motori) con I ausilio di una protezione contro il corto circuito (interruttore o fusibili); valvole fusibili, atte ad interrompere correnti di sovraccarico e di corto circuito mediante la fusione di un conduttore tarato interno. Le suddette apparecchiature sono normalmente installate dentro quadri in lamiera.

21 APPARECCHIATURE ELETTRICHE Sono essenzialmente definite in base ai seguenti dati: tensione nominale; corrente nominale; ambiente di installazione (all interno o all esterno); modalità di installazione (fissa, sezionabile, estraibile); fluido in cui avviene la estinzione dell arco: aria, esafluoruro, vuoto, olio; corrente di chiusura; corrente di apertura in cortocircuito (potere di interruzione).

22 CLASSIFICAZIONE DEI COMPONENTI ELETTRICI Vengono classificati in relazione alle loro caratteristiche di protezione contro i contatti indiretti secondo il seguente schema: Componente di classe 0 II componente munito solo di isolamento principale. Componente di classe I Componente che presenta oltre all isolamento principale un morsetto o altro dispositivo per il collegamento delle masse al conduttore di protezione.

23 CLASSIFICAZIONE DEI COMPONENTI ELETTRICI Componente di classe II Dotato di doppio isolamento o di isolamento rinforzato e privo di morsetto di terra. Tali componenti sono muniti di un simbolo a doppio quadratino concentrico che ne attesta le succitate caratteristiche. In particolare le condutture di classe II sono realizzate in uno dei seguenti modi: Cavi con guaina non metallica con tensione nominale di isolamento maggiore di una grandezza rispetto al sistema elettrico servito. Per esempio in un sistema 230/400V, per cui sarebbe sufficiente un cavo H05 avendo un grado di isolamento 300/500V, un cavo H07 450/750. Cavi unipolari senza guaina installati in tubo protettivi o canale isolante. Cavi con guaina metallica con grado di isolamento adeguato al sistema servito tra parte attiva e guaina e tra questa e quella esterna non metallica.

24 Apparecchi di classe III Gli apparecchi destinati ad essere impiegati nei sistemi SELV e PELV presentano caratteristiche costruttive meno restrittive degli altri apparecchi in quanto la sicurezza è fornita dal sistema di alimentazione. Questi apparecchi non devono generare al loro interno tensioni superiori al limite imposto dalla bassa tensione di sicurezza a meno che l energia in gioco non sia trascurabile. Sono dotati di isolamento principale ridotto e non sono provvisti di morsetto di terra. Simbolo grafico di un apparecchio di classe III.

25 Pericolosità della corrente per l uomo Tipologia di corrente Effetti della corrente sul corpo umano Curve di pericolosità della corrente

26 Tipi di corrente Corrente di conduzione Corrente di convezione Corrente elettronica nel vuoto Corrente nei gas Corrente nei semiconduttori

27 Marchi di conformità

28 Marchi di conformità

29 Marchi di conformità

30 Marchi di conformità

31 Il corpo umano conduce energia elettrica Il corpo umano è costituito essenzialmente da una soluzione elettrolitica. Se sottoposto ad una differenza di potenziale, il corpo umano è attraversato da corrente di convezione. La corrente di convezione interagisce con l attività elettrica e biologica dell organismo.

32 Effetti della corrente sul corpo umano Tetanizzazione Arresto della respirazione Fibrillazione ventricolare Ustione

33 Tetanizzazione muscolare Corrente di rilascio per frequenze f = Hz: circa 10 ma per le donne circa 15 ma per gli uomini Corrente di rilascio di ma in corrente continua Conseguenze: blocco muscolare, difficile respiraz. Incide per circa il 10 % degli infortuni elettrici mortali

34 Arresto della respirazione Per valori di corrente superiori a quelli che determinano la tetanizzazione si può compromettere il funzionamento dei muscoli dell apparato respiratorio fino ad avere fenomeni di asfissia. Intervento: Respirazione artificiale

35 Fibrillazione ventricolare Attività elettrica non sincronizzata del cuore con annullamento della sua capacità di pompaggio. Aritmia mortale. L entità del fenomeno dipende anche dal percorso seguito dalla corrente.

36 Ustioni All ingresso ed all uscita della corrente dal corpo umano si possono avere fenomeni di ustione della pelle. Ustioni gravi possono determinare fenomeni di insufficienza renale.

37 Ustioni Bilancio energetico corrente - corpo umano I/S = densitàdi corrente ρ = resistività delcorpoumano c = calorespec.per unitàdi volumedelcorpo Δθ = incrementodi temperatura delcorpo l = lunghezzadelpercorsodellacorrente Δt = intervallodi tempo si ha : c S l Δθ = ρ Δθ I S = 2 ρ c I S 2 l S Δt 50 [ma/mm I 2 2 Δt ] carbonizzazione della pelle in pochi secondi

38 Fattore di percorso: F F = I I RIF I rif = Corrente di riferimento (mano sinistra-piedi) I = Corrente del percorso All aumentare del fattore di percorso aumenta la pericolosità della corrente.

39 Valori tipici del fattore di percorso Percorso della corrente Fattore di percorso mano sinistra - piede sinistro 1.0 mano sinistra - piede destro 1.0 mano sinistra - mano destra 0.4 mano sinistra - dorso 0.7 mano sinistra - torace 1.5 mano destra - piede sinistro 0.8 mano sinistra - piede destro 0.8 mano destra - dorso 0.8 mano destra - torace 0.3 regione glutea - mani 0.7

40 Suddivisione degli infortuni elettrici negli stabilimenti industriali in base al percorso della corrente Percorso Infortuni (%) : mano - mano 2: mano (i) - piedi 3: dita della stessa mano o parti dello stesso braccio 4: testa - piedi 5: attraverso il tronco, il torace o l addome 6: altro

41 Statistica degli effetti degli infortuni elettrici (Ministero dell Interno, 1987) Effetto dell infortunio Mortale (%) Totale (%) Tetanizzazione Asfissia Fibrillazione Ustioni lievi Ustioni gravi Trauma da caduta Altro Nota: uno stesso infortunio può determinare più effetti per cui la somma delle percentuali è > 100.

42 Curve di pericolosità della corrente alternata International Electrotechnical Commission Contrazioni muscolari, difficoltà di respirazione, fibrillazione atriale, arresti temporanei del cuore (effetti gen. reversibili); Assenza di reazione fino alla soglia di percezione Probabile fibrillazione ventricolare, arresto del cuore. Le curve c2 e c3 corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %. Nessun effetto fisiologico pericoloso fino alla soglia di tetanizzazione;

43 Zone di pericolosità della corrente alternata zona 1: assenza di reazione fino alla soglia di percezione; zona 2: nessun effetto fisiologico pericoloso fino alla soglia di tetanizzazione; zona 3: contrazioni muscolari, difficoltà di respirazione, fibrillazione atriale, arresti temporanei del cuore (effetti gen. reversibili); zona 4: probabile fibrillazione ventricolare, arresto del cuore. Le curve c2 e c3 corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %.

44 Curve di pericolosità della corrente continua International Electrotechnical Commission Contrazioni muscolari, difficoltà di respirazione, fibrillazione atriale, arresti temporanei del cuore (effetti gen. reversibili); Assenza di reazione fino alla soglia di percezione Probabile fibrillazione ventricolare, arresto del cuore. Le curve c2 e c3 corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %. Nessun effetto fisiologico pericoloso fino alla soglia di tetanizzazione;

45 Zone di pericolosità della corrente continua zona 1: assenza di reazione fino alla soglia di percezione; zona 2: nessun effetto fisiologico pericoloso; zona 3: contrazioni muscolari, perturbazioni reversibili nella formazione e trasmissione degli impulsi elettrici cardiaci; zona 4: probabile fibrillazione ventricolare e gravi ustioni. Le curve c2 e c3 corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %.

46 Osservazioni Resistenza del percorso mano-piede, senza scarpe ~ Ω. Corrente determinata a 220V 220/2.500=0.090 A o 220/3.000=0,07 A valori pericolosi. In pratica, è più comodo riferirsi a valori di tensione piuttosto che a valori di corrente, riferiti alla resistenza del corpo umano. Corrente tollerata dall organismo umano: 0,025 A Tensione limite di pericolosità 0, = 50 V (valore prudenziale). Ecco perché si adotta 50 V come tensione limite di contatto.

47 Contatti elettrici Contatti indiretti Contatti diretti

48 Contatti indiretti Contatti di persone con parti metalliche di impianti elettrici messe in tensione in caso di guasto. Le parti metalliche non sono in tensione in condizioni ordinarie di esercizio. Tale contatto rappresenta un pericolo subdolo in quanto determinato da masse normalmente accessibili poste in tensione da imprevedibili difetti di isolamento.

49 Protezione da contatti indiretti Protezione senza interruzione automatica del circuito (protezione passiva): Bassissima tensione di sicurezza (SELV) o di protezione (PELV) Adeguato isolamento dei componenti elettrici Locali isolanti Locali equipotenziali Separazione elettrica Limitazione della corrente e/o della carica elettrica Protezione con interruzione automatica del circuito (protezione attiva) Protezione mediante messa a terra

50 Sistemi SELV e PELV Livelli di tensione: 50 V c.a. 120 V c.c. Trasformatore (CEI 14-6)

51 Sistema SELV (Safety Extra Low Voltage) Trasformatore con doppio isolamento (a prova di guasto). Rischio di difetto di isolamento: R1 Secondario a bassissima tensione, dell ordine dei 12/24 V (max 50 V) per assicurare la non pericolosità di un eventuale contatto dopo il guasto di isolamento dell utilizzatore. Masse metalliche non collegate a terra per evitare che malfunzionamenti dell impianto di terra possa mettere in tensione la massa (R2). R1 << R2

52 Safety Extra Low Voltage

53 Sistema PELV (Protection Extra Low Voltage) Circuiti di comando di motori con gli avvolgimenti isolati (Norme CEI 16-6). Trasformatore di sicurezza (Norme CEI 96-2 ) In caso di doppio guasto nel circuito di comando, il contatto del circuito è c.tocircuitato dalla massa. Ciò determina un azionamento intempestivo del motore: rischio R1 Le masse metalliche collegate a terra. In caso di doppio guasto circola corrente verso terra ed intervengono le protezioni (fusibile). Il rischio (R2) di messa in tensione della massa da malfunzionamento dell impianto di terra << R1.

54 Sistema PELV (Protection Extra Low Voltage)

55 Apparecchi di classe III Gli apparecchi destinati ad essere impiegati nei sistemi SELV e PELV presentano caratteristiche costruttive meno restrittive degli altri apparecchi in quanto la sicurezza è fornita dal sistema di alimentazione. Questi apparecchi non devono generare al loro interno tensioni superiori al limite imposto dalla bassa tensione di sicurezza a meno che l energia in gioco non sia trascurabile. Sono dotati di isolamento principale ridotto e non sono provvisti di morsetto di terra. Simbolo grafico di un apparecchio di classe III.

56 Sistema FELV (Functional Extra Low Voltage) Si differenzia dal SELV e dal PELV per il fatto di non essere alimentato da una sorgente autonoma o di sicurezza e perché non è garantito l isolamento del circuito secondario verso i sistemi elettrici a tensione maggiore.

57 Sistema FELV Parti attive e masse E necessario collegare le masse al conduttore di protezione del circuito primario, a condizione che quest ultimo sia protetto contro i contatti indiretti mediante interruzione automatica dell alimentazione: con differenziale coordinato con la resistenza dell impianto di terra nei sistemi TT, con differenziale o interruttore automatico coordinato con l impedenza dell anello di guasto nei sistemi TN o anche con uno degli altri sistemi di protezione previsti dalle Norme CEI 64-8 ).

58 Sistema FELV (Functional Extra Low Voltage) Utilizzatori che per ragioni di funzionamento sono alimentati a bassissima tensione (es. circuiti elettronici) in un sistema TT. Il trasformatore non è a prova di guasto: il secondario può essere sottoposto ad una tensione di 220 V che i conduttori non sono in grado di sopportare. Le masse devono essere collegate a terra così da far intervenire le protezioni. La protezione contro i contatti diretti è sempre richiesta anche se la tensione al secondario è molto ridotta poiché non si può escludere un guasto tra gli avvolgimenti del trasformatore. Per garantire la protezione dai contatti diretti il circuito secondario deve avere un isolamento verso terra adatto alla tensione del primario (purtroppo molto spesso gli apparecchi a tensione ridotta hanno un isolamento verso terra per la propria tensione nominale).

59 Sistema FELV (Functional Extra Low Voltage) Circuito FELV isolato da terra con le masse collegate a terra In caso di guasto verso terra sul circuito primario e di un conseguente guasto sull utilizzatore, interviene il sistema di protezione contro i contatti indiretti del circuito primario. Una persona che venisse a contatto con l utilizzatore è sottoposta alla tensione U T

60 Sistema FELV (Functional Extra Low Voltage)

61 Isolamento componenti elettrici Componenti di classe II (con isolamento doppio o rinforzato) Quadri prefabbricati con isolamento completo (CEI 17-13/1) riportanti il simbolo: I dispositivi di classe II, anche se presentassero parti accessibili non devono essere connessi al conduttore di protezione: questo collegamento potrebbe aumentare invece che diminuire il pericolo.

62 Esempi di doppio isolamento

63 Esempi di doppio isolamento

64 Esempi di doppio isolamento

65 Separazione elettrica Consiste nell impedire l esistenza di vie di richiusura del circuito verso terra attraverso il contatto di un operatore con massa metallica accidentalmente in tensione. sorgente: trasform. di isolamento (CEI 14-6). lunghezza circuito non superiore a 500 m; è vietata la messa a terra delle masse; masse collegate fra loro mediante conduttori equipotenziali: in caso di guasto di due utenze differenti alimetate da fasi diverse, i conduttori EQS realizzano un c.to c.to fra le fasi che fa intervenire le protezioni da sovracorrenti.

66 Separazione elettrica

67 Locali isolanti Le CEI 64-8 prevedono la possibilità di protezione da contatti indiretti mediante isolamento completo verso terra dell ambiente: [ kω ], U 500[V] R 100 [ kω ], U 500[V] R P 50 P > R P : Resistenza pareti e pavimenti Vietato l uso di prese a spina (alimentazione con collegamenti fissi) Vietata la presenza di masse estranee che possono generare potenziale elettrico. Allo scopo eventuali tubazioni metalliche devono essere isolate mediante manicotti all entrata e all uscita dei locali. Soluzione da porre sotto controllo di personale addestrato per evitare involontarie introduzioni di situazioni di pericolo (apparecchi collegati a terra, introduzione di potenziale mediante aste, ferri, conduttori, tubi,..) Questo tipo di protezione non può essere adottato negli edifici civili e similari.

68 Locali isolanti Up = Tensione di passo: differenza di potenziale che può risultare applicata fra i piedi di una persona distanti fra loro 1 m (distanza di passo). Uc = Tensione di contatto: differenza di potenziale alla distanza di contatto (1 m). Up, Uc 50 V

69 Locali isolanti Up = Tensione di passo: differenza di potenziale che può risultare applicata fra i piedi di una persona distanti fra loro 1 m (distanza di passo). Uc = Tensione di contatto: differenza di potenziale alla distanza di contatto (1 m). Up, Uc 50 V

70 Locali equipotenziali Masse metalliche fra loro collegate mediante conduttori equipotenziali. Conduttori equipotenziali non direttamente o indirettamente (attraverso masse estranee) connessi a terra. In caso di distacco di un conduttore equipotenziale la messa a terra aumenterebbe il rischio di co-presenza di macchine a potenziale differente. Questo tipo di protezione non può essere adottata negli edifici civili e similari.

71 Limitazione della corrente e/o della carica elettrica Adozione di dispositivi di adeguata impedenza che limitino la corrente e la carica elettrica ai valori indicati dalle norme specifiche. Per i sistemi di categoria 0 e 1, i metodi di protezione, se correttamente realizzati ai sensi della norma CEI 64-8, sono equivalenti in ambienti di tipo ordinario. Ulteriori misure di protezione sono richieste in ambienti a maggior rischio elettrico. Noi ci occuperemo dei sistemi di protezione mediante interruzione automatica dell alimentazione per sistemi elettrici a tensione inferiore a 1000 V c.a. (CEI 64-8).

72 Interruzione automatica dell alimentazione in sistemi elettrici a tensione inferiore a 1000 V c.a. (CEI 64-8) In caso di guasto nel circuito o nel componente elettrico, il dispositivo di interruzione automatica interviene in un tempo che non causa danni ad una persona soggetta ad una tensione di contatto presunta di almeno 50 V (valore efficace) in c.a. Quando tali condizioni non possono essere garantite è necessario ricorrere a collegamenti equipotenziali supplementari ed a protezioni di tipo differenziale.

73 Messa a terra nei sistemi di I categoria Sistema TT Sistema TN Sistema IT

74 Sistema TT Un punto del sistema, generalmente il neutro del trasformatore, è collegato a terra. Le masse dell impianto sono collegate ad un impianto di terra indipendente. ID

75 Interruttore differenziale

76 Schema del sistema TT R T : resistenza di terra locale; R TC : resistenza di terra di cabina; R L : resistenza di linea; R G : resistenza di guasto; R U : resistenza del corpo umano; R CT : resist. verso terra del contatto corpo umano; R PE : resistenza del conduttore di protezione; U T : tensione verso terra del sistema; U C : tensione ai capi del corpo umano.

77 Schema del sistema TT R R U U : ha si ) (500 R a rispetto ) 10 (1 R R R R R U U : cui R e R R T TC C T U TC U TC T TC C T CT G L + = Ω Ω + + = + + = + = 1 1 :, o Trascurand da I R R R R R U I R R R R U o Trascurand G TC U T U T T G U T U T C

78 Intervento delle protezioni di un sistema TT U T / U C cresce con il diminuire della resistenza di terra locale R T. Sul solo valore di R T non si può contare in quanto non necessariamente noto e comunque variabile sensibilmente con le condizioni del terreno. Anche ipotizzando condizioni favorevoli rappresentate da valori di R T molto bassi, la sola messa a terra non è sufficiente a garantire tensioni di contatto basse (< 50 V) come dimostra il seguente esempio: R si U U U TC T C C ha = = 1 Ω, R : = R R TC T T = ,5 R R TC U [V] Ω, R U 3 = 500 Ω e quindi :

79

80 E pertanto necessario per il sistema TT installare dispositivi automatici di interruzione della corrente di guasto a terra.

81 Intervento delle protezioni di un sistema TT Le CEI 64-8 stabiliscono che il dispositivo automatico di protezione da contatti indiretti, sia esso un interruttore magnetotermico, un fusibile o un differenziale, deve avere caratteristiche di intervento tali che la corrente di intervento, I 5s, rilevabile dalla curva tempo-corrente del costruttore, non superi il valore: R T = resistenza dell impianto di terra, compresa la resistenza dei conduttori di protezione. 50 V = tensione di contatto limite. In presenza di più interruttori: I 5s = corrente di intervento delle protezioni da sovracorrenti entro 5 [s] (max corrente differenziale fra interruttori di protezione dell impianto). I 50/ R 5s T

82 Resistenza di terra A seconda del dispositivo di protezione adottato, termico (magnetotermico o fusibile) o differenziale cambia il valore di R t ammesso. Tale valore è più grande per un differenziale (quindi di più facile realizzazione) che per un termico che, pertanto, è meno adatto del differenziale nella protezione da contatti indiretti.

83 Campo di applicazione del sistema TT Schema di installazione imposto nel caso di installazioni di bassa tensione direttamente alimentati dalla rete di distribuzione pubblica. Caratteristiche e Vantaggi del sistema TT Interruzioni all insorgere del primo difetto di isolamento Costo modesto dell impianto di terra

84 Sistema TN Un punto del sistema, generalmente il neutro del trasformatore, è collegato a terra. Le masse dell impianto sono collegate al suddetto punto mediante il conduttore di protezione.

85 Sistema TN ID ID

86 Schema sistema TN R TC : resistenza di terra di cabina R L : resistenza di linea R G : resistenza di guasto R U : resistenza del corpo umano R E : Resist. Int. generatore R CT : resistenza del contatto verso terra del corpo umano R PE : resist. conduttore di protezione V T : tensione verso terra del sistema V C : tensione ai capi del corpo umano

87 Schema sistema TN [V] R lunghezza e sezione) con ugual (conduttori R U U R Considerando : E PE C T U / 0 : 1 ) ( = = = = = = = = >> + + T C G L PE G L E G PE G L E T G PE C PE TC CT U U R R Ponendo R R R R I R R R R U I R U R R R

88 Sistema TN Se invece, caso piuttosto frequente (nelle linee di distribuzione principali, quando la sezione del conduttore di fase è maggiore di 16 mm 2, la sezione del conduttore di protezione può essere minore di quella di fase), la sezione del conduttore di protezione è la metà di quella di fase R PE = 2R L si ottiene: U U T C R = 1+ E + R R L PE + R G R PE = 2 R L e R E = R G = 0 U C = 2/ 3 U T 147 [V]

89 Campo di applicazione del sistema TN Impianti dotati di propria cabina di trasformazione MT/BT applicazioni industriali).

90 Anche per il sistema TN è necessario installare dispositivi automatici di interruzione della corrente di guasto a terra. Nei sistemi TN un eventuale guasto a terra provoca correnti di intensità prossima a quella di corto circuito. La protezione contro tensioni di contatto può essere effettuata con l installazione di dispositivi di massima corrente a tempo inverso (generalmente magnetotermici). In presenza di resistenze ulteriori fra fase e conduttore di protezione è consigliabile il ricorso a interruttori differenziali (TN-S).

91 Intervento delle protezioni di un sistema TN I / 5 s U 0 Z S I 5s = corrente di intervento entro 5 s del dispositivo di protezione. U 0 = tensione nominale verso terra dell impianto. Z S = impedenza totale del circuito per guasto franco a terra. Tempo convenzionale massimo di intervento Ambienti ordinari con tensioni di 230 V. Componenti elettrici mobili/portatili/trasportabili: 0,4 [s] Circuiti di distribuzione, terminali che alimentano componenti fissi: 5 [s]

92 Vantaggi del sistema TN Utilizza le protezioni di massima corrente contro i contatti indiretti, ma solo ipotizzando un guasto franco a terra perché altrimenti sarebbe impossibile garantire la protezione dai contatti indiretti. La casistica disponibile ha comunque dimostrato che il rischio è accettabile in quanto un guasto non franco a terra è poco frequente anche perché tende ad evolvere rapidamente in un guasto franco. Ogni rischio viene eliminato utilizzando gli interruttori differenziali rinunciando però al vantaggio di usare gli interruttori magnetotermici.

93 Vantaggi del sistema TN Intervento all insorgere del primo difetto d isolamento. Può non essere richiesto l uso di relè differenziali.

94 Sistema IT Si ricorre al sistema di distribuzione IT negli impianti in cui è necessario garantire la continuità perché un disservizio potrebbe provocare gravi danni alla produzione. Questo sistema è caratterizzato dal fatto che il neutro è isolato o connesso a terra tramite impedenza di valore opportuno (alcune centinaia di ohm negli impianti 230/400 V) e le masse sono connesse a terra.

95 Sistema IT E un sistema utilizzato per impianti con particolari esigenze di continuità di esercizio purché vi sia un collegamento ad un unico impianto di terra delle parti metalliche da proteggere, la tensione sulle masse non superi i 25V nel caso di primo guasto a terra, il tempo di intervento del dispositivo di protezione non superi i 5s quando si verifica il secondo guasto a terra e vi sia un dispositivo di controllo continuo dell isolamento delle parti attive verso terra.

96 Funzionamento del sistema IT Il 1 guasto è rilevato da un dispositivo di controllo dell isolamento e segnalato con avvisatore sonoro e/o acustico. Per il 2 guasto si distinguono due situazioni: collegamento delle masse individuale o per gruppi diversi; collegamento collettivo delle masse.

97 Funzionamento del sistema IT al primo guasto L impianto deve soddisfare la relazione: R 50/ I T d R T = resistenza di terra. 50 V = tensione di contatto limite. I d = corrente capacitiva (piccolo valore).

98 Funzionamento del sistema IT al secondo guasto: masse collegate a terra per gruppi R =50/ I a a R a = resistenza dell impianto di terra, compresa la resistenza dei conduttori di protezione. I a = corrente di intervento del dispositivo di protezione di massima corrente in relazione ad un tempo convenzionale.

99 Funzionamento del sistema IT al secondo guasto: masse collegate a terra individualmente R =50/ I a a R a = resistenza dell impianto di terra, compresa la resistenza dei conduttori di protezione. I a = corrente di intervento del dispositivo di protezione di massima corrente in relazione ad un tempo convenzionale.

100 Funzionamento del sistema IT al secondo guasto: collegamento collettivo delle masse Z U / I s ' s 0 2 Z U/ 2 I Z s = impedenza dell anello di guasto (fase/pe) Z s = impedenza dell anello di guasto (neutro/pe) U 0 = tensione nominale del sistema (fase/terra) a a - neutro non distribuito - neutro distribuito U = tensione nominale del sistema (fase/fase) I a = corrente di intervento del dispositivo di protezione di massima corrente in relazione ad un tempo convenzionale.

101 Sistemi di distribuzione IT Tempo convenzionale massimo di intervento Tensioni di esercizio normalizzate di 380/220 V. Neutro non distribuito: Neutro distribuito: 0.4 [s] 0.8 [s] Per i circuiti terminali e per i circuiti di distribuzione valgono le considerazioni esposte per il sistema TN.

102 Campo di applicazione del sistema IT Impianti speciali per i quali è richiesta una elevata continuità di esercizio. Vantaggi del sistema IT Possibilità di mantenere in servizio l impianto con un guasto a terra. Impianto di terra di basso costo.

103 Interruttori automatici Termomagnetici Fusibili Differenziali

104 Interruttori automatici termomagnetici (CEI 23-3, CEI 17-5) sganciatore termico a corrente inversa: all aumentare della corrente si riduce il tempo di intervento; sganciatore elettromagnetico: tempo di intervento praticamente costante. gli interruttori termomagnetici (e quelli a fusibile) sono stati principalmente concepiti per proteggere l impianto dalle sovracorrenti.

105 Definizioni Corrente nominale I N : corrente che l interruttore può portare con servizio ininterrotto. Corrente convenzionale di non intervento I NF : corrente massima che l interruttore può portare per un periodo di tempo minimo (def. CEI) senza che intervenga lo sganciatore termico automatico. Corrente convenzionale di intervento I F : corrente minima che determina l intervento dello sganciatore termico automatico entro un periodo di tempo massimo (def. CEI).

106 Caratteristiche di intervento Definiscono il comportamento dell interruttore nei confronti del tempo necessario per l intervento all apparire di una sovracorrente. I valori minimi sono fissati dalle Norme. Vengono fornite dai costruttori sotto forma di curve e devono essere riferiti ad un valore della temperatura ambiente. La scala delle correnti è normalmente espressa quali multipli della corrente nominale ( I/In - rapporto tra la corrente che transita e la corrente nominale dell interruttore). Le curve sono normalmente due e rappresentano le condizioni estreme ma possono essere fornite anche mediante una sola curva costruita con i valori medi. Gli interruttori automatici rispondenti alle Norme CEI 23-3 si differenziano tra loro per il diverso campo d intervento istantaneo su cortocircuito (relè elettromagnetico) e vengono identificate con le lettere maiuscole B, C, D.

107 Fusibili Dispositivi di protezione contro i sovraccarichi e i corto circuiti. Principio di funzionamento In presenza di sovraccarichi i tempi di intervento del fusibile sono inversamente proporzionali alla corrente stessa. Viene sfruttata la buona conducibilità termica dell elemento fusibile che si riscalda in modo uniforme anche nei punti a sezione più piccola, e interviene in tempi compresi tra i secondi e le ore. Il riscaldamento è in parte rallentato anche dalla presenza del materiale di riempimento che trasferisce all ambiente il calore sviluppato per effetto Joule. In presenza di correnti di corto circuito, da interrompere in tempi brevi, la temperatura sale più rapidamente nelle zone a sezione ristretta (essendo più elevata la resistenza elettrica e minore la capacità termica rispetto alle altre parti dell elemento fusibile) e in questo caso il materiale riempitivo non è in grado di trasferire all esterno il calore prodotto. Nei punti a sezione più piccola la temperatura di fusione viene raggiunta in tempi molto brevi e si hanno così dei punti deboli in cui avvengono le più fusioni con formazione di diversi archi, in serie tra loro, che facilitano l interruzione della corrente. Il fusibile dimostra di possedere una notevole azione limitatrice sulla corrente di corto circuito.

108 VANTAGGI Fusibili Sono caratterizzati da una estrema semplicità costruttiva, da costi contenuti ed elevato potere d interruzione. DIFETTI Quando intervengono non assicurano la contemporanea interruzione di tutte le fasi del circuito Tempi di ripristino relativamente lunghi. Non esistono dimensioni unificate. Le Norme CEI classificano i fusibili per la bassa tensione (<1000V) in: fusibili per uso da parte di persone addestrate (applicazioni industriali con correnti nominali superiori ai 100 A) fusibili per uso da parte di persone non addestrate (applicazioni domestiche e similari) che però possono essere usati anche in applicazioni industriali.

109 Fusibili Tempo di prearco: tempo intercorrente tra l inizio del passaggio di corrente e l istante in cui ha inizio l arco di interruzione conseguente alla fusione dell elemento fusibile. Un fusibile apre il circuito in tempi tanto più piccoli quanto più grande è la corrente secondo una propria caratteristica di intervento.

110 Fusibili Corrente nominale In - corrente che il fusibile può sopportare senza fondere e senza che si verifichino riscaldamenti anormali. I valori normalizzati dei fusibili per impiego da parte di personale addestrato e non addestrato sono 2,4,6,8,10,12,16,20,25,32,40,50,63,80 e 100 A i valori normalizzati dei fusibili per l impiego da parte del solo personale addestrato sono 125, 160, 200, 250, 315, 400, 500, 630, 800, e A. Corrente convenzionale di non fusione Inf - valore massimo di corrente che il fusibile è in grado di sopportare per un determinato tempo senza fondere. Corrente convenzionale di fusione If - minimo valore di corrente che provoca la fusione dell elemento entro un determinato intervallo di tempo (per i fusibili am non sono indicati i valori di Inf e If, è invece specificata la caratteristica tempo_corrente di sovraccarico).

111 I valori di I nf ed I f dipendono dalla corrente nominale I n dei fusibili. Esempio: I n I nf I f Tempo convenzionale 4 A < I n 10 A 1,5 I n 1,9 I n 1 h 10 A < I n 25 A 1,4 I n 1,75 I n 1 h 25 A < I n 63 A 1,3 I n 1,6 I n 1 h 63 A < I n 100 A 1,3 I n 1,6 I n 2 h 100 A < I n 160 A 1,2 I n 1,6 I n 2 h 160 A < I n 400 A 1,2 I n 1,6 I n 3 h 400 A < I n 1,2 I n 1,6 I n 4 h

112 I dispositivi termici (termomagnetici o fusibili) non sono molto adatti per la protezione da contatti indiretti in quanto richiederebbero valori di R T molto bassi, come si può osservare dalla seguente tabella che riporta i valori di R T corrispondenti ad alcuni interruttori magnetotermici. I n [A] I 5s [A] R T [ohm] 6,3 44,1 1, , , , , , , , , ,08

113 Interruttori termici Gli interruttori termici sono stati concepiti essenzialmente per proteggere l impianto da sovraccorrenti e non le persone da contatti indiretti. Allo scopo sono molto più adatti gli interruttori differenziali.

114 Principio di funzionamento di un interruttore differenziale In un qualunque cavo elettrico che alimenti carichi diversi, la somma delle correnti che circolano nei vari conduttori di cui è composto il cavo (2, 3 o 4 conduttori) è sempre nulla, ad eccezione del caso in cui vi sia una fuga di corrente verso terra. Un dispositivo automatico differenziale è sensibile alla corrente differenziale definita (art , CEI 64-8) come la somma algebrica dei valori istantanei delle correnti che percorrono tutti i conduttori attivi di un circuito in una sezione di impianto.

115 Interruttore differenziale

116 Interruttore differenziale Una ulteriore classificazione viene effettuata in base alla funzione a cui il dispositivo differenziale è destinato: Differenziali magnetotermici - sono costituiti dalla combinazione di uno sganciatore magnetico, termico e differenziale e sono destinati alla protezione dalle sovracorrenti e dalle correnti di guasto verso terra ; Differenziali puri - sono dotati del solo sganciatore differenziale e quindi garantiscono solo la protezione verso terra. Devono essere accoppiati a interruttori magnetotermici o a fusibili per la protezione dalle sollecitazioni termiche e dinamiche; Differenziali con toroide separato - sono impiegati negli impianti industriali caratterizzati da forti intensità di corrente. Vengono realizzati con relè, costituiti da un toroide sul quale è disposto l avvolgimento di rilevazione della corrente differenziale, che viene utilizzato per comandare il meccanismo di sgancio di un interruttore o di un contattore di linea.

117 Funzioni caratteristiche di un interruttore differenziale Protezione delle persone dai contatti indiretti. Protezione delle persone dai contatti diretti (misura di protezione addizionale). Protezione dai pericoli di incendio, per sovraccorrenti dovute a guasti franchi dell isolante tra un conduttore di fase e l impianto di terra.

118 Funzioni caratteristiche di un interruttore differenziale Gli interruttori differenziali non proteggono l impianto da sovraccorenti (ad eccezione di sovraccorrenti verso terra): è quindi indispensabile anche la protezione magnetotermica. Fra i due dispositivi di protezione deve naturalmente essere assicurato il coordinamento.

119 Interruttori Differenziali: Grandezze Caratteristiche Numero dei poli - 2P - 3P - 4P Tensione nominale - valore di tensione per la quale l interruttore è destinato a funzionare Corrente nominale (In) - valore di corrente che l apparecchio è in grado di portare ininterrottamente Corrente differenziale nominale d intervento IDn (Norme CEI EN e CEI EN ) - Minimo valore della corrente differenziale che determina l apertura dei contatti entro tempi specificati. I valori normalizzati sono 0,01 0,03 0,1 0,3 0,5 1A Corrente differenziale nominale di non intervento IDn0 (Norme CEI EN e CEI EN ) - valore massimo della corrente differenziale che non provoca l apertura dei contatti. Il valore normalizzato, anche se sono ammessi tempi diversi, è IDn0 = 0,5IDn

120 Interruttori Differenziali: Grandezze Caratteristiche Potere di chiusura e di interruzione differenziale nominale IDm (Norme CEI EN e CEI EN ) è il valore efficace della componente alternata della corrente presunta differenziale che un interruttore differenziale può stabilire, portare ed interrompere in condizioni specificate. Il valore minimo di IDm è 10 In oppure 500A scegliendo il valore più elevato. Potere di chiusura e di interruzione nominale Im (Norme CEI EN ) è il valore efficace della componente alternata della corrente presunta, assegnato dal costruttore, che un interruttore differenziale può stabilire, portare e interrompere in condizioni specificate. Il valore minimo di Im è 10 In oppure 500A scegliendo il valore più elevato. Potere di corto circuito nominale condizionale Inc (Norme CEI EN ) massimo valore efficace di corrente presunta che il dispositivo, protetto da un dispositivo di protezione contro i cortocircuiti (interruttore automatico o fusibili), è in grado di sopportare in condizioni specificate senza subire danni che ne compromettano la funzionalità. Fino a 10 ka i valori normalizzati sono: ka mentre oltre i 10 ka e fino a 25 ka il valore preferenziale è 20 ka.

121 Grandezze Caratteristiche Tempo d intervento - intervallo di tempo tra l istante in cui si raggiunge il valore di corrente differenziale Idn e l istante in cui avviene l apertura dei contatti

122 Grandezze Caratteristiche Caratteristiche d intervento - definiscono i valori corrente differenziale/tempo d intervento che caratterizzano il funzionamento del dispositivo

123 Grandezze Caratteristiche Corrente di cortocircuito nominale condizionale differenziale IDc (Norme CEI EN ) è il valore di corrente presunta differenziale che un interruttore differenziale, protetto da un dispositivo di protezione contro il cortocircuito, può sopportare in condizioni specificate senza subire modificazioni che ne compromettano la funzionalità. I valori normali sono gli stessi di Inc. Comportamento in presenza di correnti pulsanti unidirezionali - interruttore differenziale denominato di tipo AC o A ; Comportamenti in presenza di correnti continue di guasto a massa - interruttore differenziale denominato di tipo B ; Tempo di ritardo - per gli interruttori differenziali selettivi denominati di tipo S.

124 Seconda funzione degli interruttori differenziali: protezione dai contatti diretti Tale uso non è obbligatorio (tranne che per ospedali, ambulatori, piscine,...) anche se fortemente consigliabile. E un mezzo di protezione addizionale e non sostitutivo degli altri mezzi di protezione contro i contatti diretti. Solo gli interruttori differenziali ad alta sensibilità possono essere efficaci contro i contatti diretti. Infatti...

125 Curve di pericolosità della corrente alternata International Electrotechnical Commission Contrazioni muscolari, difficoltà di respirazione, fibrillazione atriale, arresti temporanei del cuore (effetti gen. reversibili); Assenza di reazione fino alla soglia di percezione Probabile fibrillazione ventricolare, arresto del cuore. Le curve c2 e c3 corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %. Nessun effetto fisiologico pericoloso fino alla soglia di tetanizzazione;

126 Le curve riportano gli effetti sul corpo umano attraversato da corrente elettrica alternata. I punti I (30 ma s), II (10 ma - 5 s) e III (5 ma - 5 s) sono compresi fra la soglia di percezione (curva - a) e la soglia di tetanizzazione (curva - b). I tempi di intervento ed i corrispondenti valori della corrente differenziale di interruttori ad alta (30 ma) e altissima (10 ma) proteggono l uomo anche da contatti diretti.

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