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2 In copertina: il Parco Nazionale del Gargano (da impianto eolico (da impianto solare fotovoltaico (da impianto che sfrutta la forza mareomotrice (da fonte di energia geotermica (da Si ringraziano la professoressa Laura Castellucci e il dottor Alessio D'Amato per i validi suggerimenti.

3 Amanda Spisto Diritti negoziabili e protezione ambientale Un piano per L Europa Prefazione di Laura Castellucci ARACNE

4 Copyright MMVII ARACNE editrice S.r.l. via Raffaele Garofalo, 133 a/b Roma (06) ISBN I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell Editore. I edizione: luglio 2007

5 Ai miei genitori e a mio fratello Alfonso

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7 Indice Prefazione... 9 Capitolo 1 La politica ambientale e i suoi strumenti BOX: Il teorema di Coase Livello ottimo di inquinamento BOX: Strumenti di valutazione del danno ambientale BOX: L effetto soglia Analisi di politica ambientale Strumenti Basati sugli Incentivi di Mercato (Market Based Instruments) La tassa pigouviana Diritti negoziabili di emissione Caratteristiche di un sistema di Emissions Trading Cap&Trade e Baseline and credit System Allocazione iniziale dei permessi negoziabili Banking e borrowing La dimensione spaziale del sistema di Emissions trading 40 Bibliografia Capitolo 2 Dal Protocollo di Kyoto all Emissions Trading europeo Il Protocollo di Kyoto e gli strumenti flessibili di mercato per ridurre l inquinamento atmosferico BOX: CDM (Clean Development Mechanism) e JI (Joint Implementation

8 8 Indice 2.2 L Emissions Trading: cos è e come funziona Il sistema europeo di scambio di quote di emissione: le direttive 2003/87 e 2004/ Disposizioni tecniche dettate dalla direttiva Alcuni dati sul primo periodo di funzionamento dell EU ETS Lo scambio dei diritti di emissione nella pratica Alcune considerazioni sull esperienza europea di Emissions Trading Bibliografia Capitolo 3 I Mercati per l Ambiente in Italia I Mercati per l Ambiente Energia da fonti rinnovabili (Certificati Verdi) Il mercato dei Certificati Verdi in Italia Il funzionamento del marcato dei Certificati Verdi in Italia Titoli di Efficienza Energetica (Certificati Bianchi) Interventi di miglioramento dell efficienza energetica e risparmio energetico Risultati del primo anno di funzionamento del meccanismo dei Certificati Bianchi Bibliografia Conclusioni Indice delle tabelle Indice delle figure

9 Prefazione L idea iniziale per un sistema di permessi di inquinamento risale a Dales J.H. e al suo contributo Pollution, Property and Prices, (University of Toronto Press, Toronto, 1968), ma il vero padre fondatore è considerato Tom Tietenberg che, con Emissions Trading: an Exercise in Reforming Pollution Policy, (Resources for the Future, Washington DC, 1985) aprì definitivamente la via alla sistematizzazione teorica di questo strumento di politica ambientale e alla sua successiva implementazione pratica. A quest opera ne seguirono altre tanto che Tietenberg è oggi l autorità indiscussa in materia sebbene negli anni non siano mancati importanti contributi di altri economisti che, analogamente, hanno richiamato l attenzione sulla necessità dell intervento pubblico nelle questioni/problematiche ambientali, dove esternalità, beni pubblici e beni liberi sono le caratteristiche prevalenti. Non si possono infatti dimenticare i lavori di Baumol e di Oates perché questi autori, individualmente ed insieme, hanno tanto contribuito alla formazione di quel corpus autonomo della politica economica che è la Politica Ambientale come oggi la conosciamo. Il fondamentale testo di Baumol W.J. Oates W.E., The Theory of Environmental Policy (Englewood Cliffs, N.J., Prentice Hall, 1975 e successive edizioni per la Cambridge University Press, dal 1988), non solo è il primo testo del genere in assoluto, ma ha preceduto il lavoro di Tietenberg ed è ormai un classico per gli economisti dell ambiente. Inutile aggiungere che contiene una trattazione dei marketable permits 1. 1 Per chi desiderasse maggiori informazioni, alcuni contributi ai quali ci riferiamo sono i seguenti. Dello stesso Tietenberg si può consultare il precedente Transferable Discharge Permits and the Control of Stationary Source Air Pollution, in Land Economics, 1980,vol. 5, pp Di Baumol può consultarsi On Taxation and the 9

10 10 Prefazione Nelle sue opere Tietenberg riflette la realtà statunitense; sullo sfondo del suo pensiero si trovano le istituzioni, le problematiche concrete e le esperienze pratiche di questo paese. Tutto ciò ha portato comunemente a ritenere che i permessi negoziabili siano il tipico strumento di protezione ambientale per un paese, appunto gli USA, con una decisa avversione per l intervento pubblico nel mercato. In altri termini, anche nei casi di riconosciuto mal funzionamento del mercato, come in presenza di inquinamento (esternalità), le necessità di aggiustamento portano comunque a preferire meccanismi di mercato che necessitano di una limitata azione di governo, come appunto i permessi negoziabili, piuttosto che gli strumenti tipici di governo, considerati troppo ingerenti, come le tasse. Così nel 1989 il governo federale vara, un programma di permessi negoziabili relativo ai clorofluorocarburi (in risposta all ormai noto Protocollo di Montreal siglato allo scopo di evitare l assottigliamento dello strato di ozono e che ha effettivamente raggiunto l obiettivo postosi) e l anno successivo, l Environmental Protection Agency interviene sul banking and trading dei crediti per l ossido di azoto. Nel 1990 poi viene varata la più vasta applicazione ad oggi dei permessi negoziabili per ridurre le emissioni di biossido di zolfo, di 10 milioni di tonnellate al disotto delle emissioni del Questo sistema dette luogo ad un mercato robusto ed efficace tanto che subito dopo ben 12 stati introdussero sistemi simili (di tipo cap and trade) per l ossido di azoto e altri ne seguirono successivamente e fino ai nostri giorni. Mentre dunque negli USA si creano con successo sistemi del genere, l Europa sembra seguire la sua più congeniale via per gli aggiustamenti, quella cioè dell intervento pubblico più tipico della tassazione e dell imposizione di standard. Nel 1992 per esempio, dopo molti vivaci e approfonditi dibattiti e proposte, i tempi sembravano maturi per l introduzione di una tassa europea di tipo ambienta- Control of Externalities, in American Economic Review, 1972, pp Mentre di Baumol Oates sono decisamente interessanti : The use of Standards and Prices for Protection of the Environment, in Swedish Journal of Economics, 1971, pp e Economics, Environmental Policy and the Quality of Life, Englewood Cliffs, N.J., Prentice Hall, 1979.

11 Prefazione 11 le: la carbon tax, come inizialmente proposto o la successiva variante carbon/energy tax. Sebbene la proposta non riuscì a trasformarsi nell attesa imposta europea, singoli paesi europei fecero propria l iniziativa ed introdussero nei loro sistemi fiscali, carbon tax e/o tasse analoghe (tipicamente i paesi scandinavi), tanto che oggi la percentuale di gettito ottenuto da tassazione ambientale si aggira in media (ma con grande variabilità tra i paesi) nei paesi OECD intorno al 7 % e, sempre in media per i soliti paesi, rappresenta circa il 2,5% del Prodotto Interno Lordo 2. Può dunque sorprendere che nel 2005 proprio in Europa sia decollato un sistema di Emissions Trading all americana e che anzi esso superi le esperienze americane quanto a dimensione: esso è il primo sistema operativo di tipo internazionale (o sopranazionale), è cioè comune ad un numero, anche piuttosto elevato, di stati nazionali sovrani, quelli della Comunità Europea e non opera in un solo stato (anche se federale). Questa esperienza è davvero recentissima. Essa ha anzi appena superato la fase di introduzione sperimentale e sta ora avviandosi nella seconda fase, quella a regime. Se gli insegnamenti deducibili dalla sperimentazione iniziale saranno effettivamente seguiti, si dovrebbe riuscire a ben puntualizzare il sistema, a migliorarlo dove necessario ed ad ottenere perciò la massima possibile efficacia in termini di obiettivi ambientali. Così i diritti, o permessi, negoziabili sembrano oggi godere del favore della maggioranza dei paesi su entrambe le sponde dell Atlantico, soprattutto di quelli determinati a porre rimedio ai cambiamenti climatici dovuti al surriscaldamento terrestre per la parte provocata dall uomo con la combustione di fossili. In ultima analisi l economia mondiale, a partire dalla rivoluzione industriale iniziata alla fine del Settecento e affermatasi nell Ottocento, si è basata ed evoluta proprio sul processo di combustione dei fossili (carbone prima e poi petrolio e gas naturale), sprigionando ampi e crescenti quantitativi di gas ad effetto serra (si veda la figura 2.1 nel testo che riporta la dinamica delle 2 OECD, The Political Economy of Environmentally Related Taxes, Paris, 2006.

12 12 Prefazione immissioni in atmosfera dei gas ad effetto serra. È impressionante come questa dinamica sia praticamente identica alla dinamica della popolazione e a quella del processo di industrializzazione). Anche nel recentissimo Rapporto Stern, commissionato dal Tesoro inglese (Ministero dell economia e delle finanze) e dato alle stampe nel marzo 2007, come Stern Review on the Economics of Climate Change, è dedicato ampio spazio ai diritti negoziabili. Il rapporto sottolinea come il cambiamento climatico sia un problema internazionale e intergenerazionale le cui esternalità negative siano estremamente più gravi di quelle derivanti dall inquinamento o dalla congestione. Ciononostante i diritti negoziabili (e ovviamente anche le tasse) sarebbero in grado di mitigarne gli effetti e di farlo ad un basso costo per la collettività globale. In effetti si hanno segnali incoraggianti verso la diffusione di questo strumento, in fondo un titolo cartaceo che può servire ad attestare, non solo quote di appropriazione dell aria (inquinamento) per la cui disponibilità si deve pagare, ma anche comportamenti virtuosi per la società come i titoli di efficienza energetica (i cosiddetti certificati bianchi) e i titoli di produzione di energia da fonti rinnovabili (i cosiddetti certificati verdi). L allargamento dell uso di questo strumento, potenzialmente molto promettente, (e si pensa anche ai crediti di assorbimento di CO2 derivanti da certi tipi di foreste), può davvero condurre al controllo efficiente, cioè corrispondente al minimo costo per la società, delle emissioni dannose. Per tutto ciò è necessario che si creino, come appunto sta avvenendo, mercati per l ambiente dove sia possibile commerciare, definite regole e istituzioni di certificazione e scambio, titoli ambientali attestanti comportamenti individuali dannosi e virtuosi per la società. Per questo, e per quanto possa sembrare strano, ci piace notare che se i termini permessi negoziabili, mercati per l ambiente, e borsa dei fumi, cominciano a diffondersi, c è speranza che qualcosa di concreto si stia davvero facendo per proteggere l ambiente. Su tutto ciò fa chiarezza il presente volumetto. Esso fornisce una trattazione aggiornata e, per quanto possibile completa, del sistema europeo ed italiano dei permessi negoziabili (di inqui-

13 Prefazione 13 namento, verdi e bianchi) dando loro il necessario inserimento nel contesto teorico; ponendone in risalto gli aspetti più significativi senza peraltro dimenticare i dettagli organizzativi non secondari; ed offrendo una propria valutazione in termini attuali e in prospettiva. È insomma un giusto misto di informazioni su istituzioni/ meccanismi e di riferimenti teorici economici di inquadramento e supporto. La sua lettura dovrebbe accrescere la consapevolezza del pubblico sui termini oggettivi della questione climate change e, senza catastrofismi, convincere che nonostante tutto gli stati potrebbero mitigare gli effetti se solo, 1. accettassero di ricorrere all uso di strumenti efficaci e poco costosi, quali appunto i diritti negoziabili, 2. incentivassero ogni forma di risparmio energetico, 3. decidessero di accelerare il distacco dalla combustione dei fossili per la produzione di energia ovvero il passaggio alle fonti rinnovabili. Roma, 20 maggio 2007 Laura Castellucci Facoltà di Economia Università di Roma Tor Vergata

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15 Capitolo 1 La politica ambientale e i suoi strumenti Una parte molto importante dell analisi economica contemporanea riguarda le azioni di politica ambientale necessarie a mitigare e regolamentare l impatto dell attività di produzione e di consumo sull ambiente naturale. I governi dei paesi industrializzati, primi tra tutti gli Stati Uniti, ma anche dei paesi in transizione e meno industrializzati, hanno sperimentato numerosi programmi e politiche su questioni ambientali di grande interesse, conseguendo, in alcuni casi, ottimi risultati nel raggiungimento degli obiettivi, e in altri, completi fallimenti sia dal punto di vista dell efficacia che dell efficienza economica 1. Uno degli aspetti cruciali della politica ambientale riguarda l importanza degli incentivi. Le istituzioni che fanno parte dell apparato politico economico definiscono la struttura degli incentivi 2 che orienta i soggetti verso l adozione di un determinato comportamento di scelta di produzione o consumo. L economia dell ambiente riveste un ruolo importante nella definizione di politiche pubbliche volte alla costituzione di una struttura di incentivi capace di modificare i comportamento degli individui e raggiungere livelli ottimi di inquinamento e di sfruttamento delle risorse. 1 Come ad esempio la politica agricola comunitaria (PAC), formulata nel 1958, è stata considerata da alcuni economisti come un esempio di fallimento dell intervento pubblico nel settore economico in quanto ha protetto un gruppo di agricoltori alle spese di un gruppo più ampio, i consumatori e i contribuenti, con un costo netto complessivo per la società. (Turner, Pearce, Bateman, 2003) 2 Incentivo inteso non solo come strumento per indirizzare un soggetto verso l adozione di un comportamento vantaggioso, ma, più in generale, come framework all interno del quale il soggetto ha la libertà di muoversi. 15

16 16 Capitolo 1 Le imprese, in una economia di mercato, prendono le loro decisioni di produzione circa cosa e quanto produrre in relazione al costo di realizzazione dell attività produttiva e al prezzo di vendita del bene prodotto. I costi sostenuti dall impresa per la realizzazione dell output sono i costi privati. Il livello di output (Ep) viene individuato in corrispondenza dell uguaglianza dei benefici (BM) e dei costi privati (CMp) (figura 1.1). Il modello di funzionamento del mercato dei beni privati può essere applicato al caso in cui l attività di produzione esercita un impatto negativo sulla qualità dell ambiente naturale. In questo caso, tali effetti non vengono considerati dall impresa nel processo di decisione del livello di output da realizzare; essi rappresentano, infatti, i costi sostenuti dalla società, chiamati costi esterni, perché gravano su individui che non sono direttamente coinvolti nella transazione economica ma che ne subiscono gli effetti negativi, come il degrado ambientale o l inquinamento prodotto dall attività economica (spillover effect). euro CMs CMp MB Es Ep output (emissioni) Figura 1.1 I costi dell attività di produzione dell impresa: costi privati e costi sociali.

17 La politica ambientale e i suoi strumenti 17 In questa situazione il costo totale dell attività di produzione è maggiore perché è dato dalla somma del costo privato e del costo esterno; tale costo totale è definito in letteratura come costo sociale (CMs). Il livello di output ottimo o di equilibrio in questo modello allargato di funzionamento del mercato dei beni privati con esternalità è minore (Es) di quello che si determina quando non si considerano i costi esterni sopportati dalla società (Ep) 3. Il livello Es è quel livello di emissione di inquinamento che corrisponde al livello di produzione ottima dal punto di vista sociale. Mentre Ep corrisponde all ottimo privato dell impresa. Quando il livello di produzione scelto nel mercato non corrisponde a quello ottimo dal punto di vista sociale si parla di fallimento del meccanismo di mercato di allocazione delle risorse. I costi sociali esterni possono avere diverse origini; una delle cause principali della presenza di costi esterni è rappresentata dall esistenza di risorse il cui accesso non è limitato i così detti beni di proprietà comune o liberi. Questo tipo di risorse è caratterizzato dal fatto che il loro sfruttamento non è regolamentato, pertanto l accesso alla risorsa da parte degli individui è libero. Un classico esempio sono le risorse ittiche dell oceano, a cui chiunque possiede una barca può avere accesso e pescare liberamente il pesce. Altri esempi sono i prati aperti al pascolo, le foreste di libero passaggio e l attività non regolamentata di estrazione del legno oppure il libero accesso ad un lago per la pesca non sottoposta a regolamentazione. Queste sono situazioni in cui manca una precisa definizione dei diritti di proprietà, della loro distribuzione e tutela. In situazioni di questo tipo il meccanismo di mercato risulta non adeguato a risolvere le inefficienze prodotte dagli effetti causati da fenomeni come l eccessiva estrazione delle risorse naturali, il degrado ambientale e l inquinamento. È in questo contesto che un intervento da parte di un soggetto esterno al mercato può promuovere azioni di correzione di tali imperfezioni o fallimenti di mercato. 3 Per semplicità si ipotizza che ad una unità di output corrisponda una unità di e- missione di inquinamento.

18 18 Capitolo 1 Questo intervento comporta la definizione di importanti questioni legate a scelte di politica ambientale, quali: l identificazione del livello ottimo della qualità ambientale, o di emissioni di inquinamento; l allocazione dell ammontare dell abbattimento tra i diversi soggetti inquinanti; l individuazione di strumenti o incentivi volti a correggere scelte di allocazione delle risorse inefficiente. Prima di iniziare la trattazione del modello di equilibrio generale del livello di inquinamento, occorre precisare che una politica pubblica efficiente dipende dalla disposizione da parte dei policy makers di complete informazioni sul funzionamento del sistema economico ed ambientale e cioè del modo in cui consumatori e produttori prendono le loro decisioni di consumo e produzione, di come gli scarti delle loro attività si ripercuotono sull ambiente e quindi della relazione tra l attività prodotta e il danno ambientale generato. BOX Il teorema di Coase Nel 1960 un economista inglese 4, dimostrò come, la definizione dei diritti di proprietà sulle risorse naturali può risolvere il problema delle esternalità quando ha luogo la contrattazione privata tra i due (o comunque pochissimi) soggetti coinvolti. Tale contrattazione può, indifferentemente, condurre a risarcire il danneggiato per il danno subito, oppure l inquinatore affinché riduca il livello di inquinamento. L ammontare del trasferimento deve essere uguale alla perdita di benessere subita dal soggetto danneggiato a causa del danno esterno prodotto dall attività dell altro oppure alla perdita di benessere 4 Ronald H. Coase, autore di The Problem of Social Cost (1960), Journal of Law and Economics, 3, 1 44.

19 La politica ambientale e i suoi strumenti 19 del soggetto inquinante misurata in termini di minore livello di produzione realizzato. Questo approccio, conosciuto con il nome di teorema di Coase, presenta molti limiti nella sua applicazione pratica; tali difficoltà sono legate, innanzitutto alla definizione dei diritti di proprietà sulle risorse naturali, alla valutazione monetaria della perdita di benessere subita dal soggetto danneggiato e alla misurazione dei costi sostenuti dal soggetto che emette l inquinamento, necessari per determinare l ammontare dei trasferimenti per concludere la contrattazione; infine, nella realtà gli effetti esterni di inquinamento coinvolgono una molteplicità di soggetti tale da rendere impossibile il reperimento di tutte le informazioni necessarie per la realizzazione della contrattazione. 1.1 Livello ottimo di inquinamento Diversi tipi di inquinamento ambientale richiedono diversi tipi di intervento pubblico. In questa sede affronteremo una situazione molto semplificata della realtà, in cui viene rappresentato il trade off che caratterizza tutte le attività di controllo dell inquinamento. Da un lato la riduzione delle emissioni inquinanti, ottenuta attraverso misure di abbattimento dell inquinamento, riduce il danno sociale sopportato dalla società ma, dall altro, l attività di abbattimento comporta l impiego di risorse da parte dell impresa che sarebbero potute essere impiegate in altri modi. Quindi un aspetto del trade off è rappresentato dal danno ambientale che la società sopporta quando l ambiente subisce gli effetti negativi dell attività economica; l altro aspetto, invece, è rappresentato dai costi di abbattimento sostenuti dall impresa per il controllo dell inquinamento. Il danno ambientale è il risultato degli effetti negativi sull ambiente dell attività economica esercitata dai soggetti che usano le risorse naturali. L inquinamento, e più in generale il degrado ambientale, produce danni di varia natura, come ad esempio l estinzione di specie animali e vegetali, il cambiamento climati-

20 20 Capitolo 1 co, l aumento del livello del mare e dei fiumi, con conseguente impatto sul paesaggio, nonché danni sulla salute dell uomo, ecc. In generale, maggiore è l inquinamento e maggiori sono i danni da esso prodotti. Per rappresentare la relazione tra inquinamento e danno ambientale, si usa la relazione descritta dalla funzione di danno, che associa ad ogni unità di inquinamento (o emissioni) il danno da questa causato. Il danno viene monetizzato; in questo modo si tenta di aggregare sotto un unica unità di misura (l unità monetaria) tutti gli effetti negativi provocati dall inquinamento. Valutazioni precise e complete dei danni ambientali causati dall attività economica sono difficilmente realizzabili in termini monetari a causa della difficoltà di attribuire un valore monetario a problemi come ad esempio l estinzione di specie animali e vegetali, l inquinamento delle risorse idriche o l inquinamento acustico 5. BOX Strumenti di valutazione del danno ambientale La difficoltà della valutazione monetaria del danno arrecato all ambiente da una attività economica è dovuta al fatto che le risorse naturali non hanno un prezzo di mercato, ma a causa del loro regime di libera proprietà vengono sfruttate senza che per questo venga corrisposto un prezzo. Esistono diversi metodi per attribuire un valore monetario alle risorse, che però hanno dei limiti oggettivi; ad esempio il ricorso all Analisi Costi Benefici permette di confrontare i costi prodotti dalla realizzazione di un progetto e i suo benefici considerando gli effetti che questi hanno sull ambiente. Il metodo del prezzo edonico serve per stimare il valore economico di un ecosistema o dei servizi offerti da un area ambientale; tale strumento è utilizzato per misurare i benefici e i costi associati alla qualità ambientale, come l inquinamento dell aria, dell acqua o il rumore, oppure i servizi 5 Si veda a questo proposito il testo di Perman, Ma, McGilvray e Common, Natural Resource and Environmental Eocnomics, 3rd edition, Pearson Addison Wesley, 2003.

21 La politica ambientale e i suoi strumenti 21 di amenità, come quelli forniti da aree di interesse turistico. Il metodo della valutazione contingente utilizza lo strumento diretto dell intervista di un campione rappresentativo di soggetti circa la loro disponibilità a pagare per l esistenza di una determinata risorsa naturale o la disponibilità ad essere risarciti per accettare la riduzione della disponibilità di una risorsa naturale. Un altro metodo di valutazione, indiretto, è il metodo del costo del viaggio che determina il valore monetario di una risorsa naturale tramite il calcolo delle spese di viaggio sostenute da un individuo per raggiungere un determinato luogo e dal costo opportunità del suo tempo trascorso nel luogo di visita. Come si può facilmente immaginare ognuno di questi metodi presenta delle limitazioni che rendono la loro applicazione di difficile realizzazione 6. Prima di disegnare la funzione di danno occorre fare alcune assunzioni. Per semplicità viene considerata una categoria di inquinamento di tipo point, locale, superficiale e di flusso 7 ; si considera cioè un fenomeno per il quale è possibile individuare la fonte (point), i cui effetti sono circoscritti ad una zona determinata (locale), sono limitati alla superficie terrestre (superficiale) e si manifestano al momento in cui il fattore inquinante viene emesso; il danno provocato pertanto non si manifesta quando il flusso di e- missione si arresta (inquinamento di flusso). La figura di seguito mostra due diverse funzioni di danno; in corrispondenza della funzione di danno MD1, un livello di e- missioni pari a E, produce un danno sull ambiente misurabile in 5$; l area a rappresenta il danno totale. Se si considera invece la 6 Il problema della valutazione dei danni sull ambiente provocati dalla realizzazioni di progetti, piani e programmi realizzati da soggetti pubblici e privati è stato affrontato al livello normativa dalla Comunità Europea con l emanazione di direttive sulla Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica, integrando in questo modo le questioni di natura ambientale nei processi decisionali a livello locale, nazionale ed europeo. Si vedano a questo proposito le direttive 97/11/EC e 2001/42/EC. 7 Si veda Tietenberg (1985).

22 22 Capitolo 1 funzione di danno MD2, in corrispondenza dello stesso livello di inquinamento E, il danno causato è pari a 12$ e l area dei costi totali e superiore e pari a (a+b). Se supponiamo che le due funzioni di danno si riferiscono allo stesso tipo di inquinante, ciò che differenzia i risultati relativi al danno ambientale può essere dovuto ad una differente connotazione spaziale dello fenomeno stesso. Ad esempio la funzione MD2 può essere usata per rappresentare il caso in cui un gran numero di persone, che vivono all interno di una grande area urbana, siano interessate dal problema ambientale, per cui il danno provocato è maggiore di quello misurato con la funzione di danno MD1, che ad esempio si riferisce ai danni subiti da un gruppo ristretto di persone, in un piccolo centro. Analogamente si può immaginare che lo stesso tipo di inquinante si riferisca a due diversi periodi di tempo. Danno ($) MD2 12$ MD1 5$ b a E Emissioni Figura 1.2 La funzione di danno e la misura dei costi totali.

23 La politica ambientale e i suoi strumenti 23 BOX L effetto soglia Un aspetto importante è rappresentato dallo studio degli effetti dell inquinamento sull ambiente naturale. A seconda del tipo di fattore inquinante, la relazione tra emissioni e danno può essere rappresentata da una curva più o meno inclinata; in particolare, nel modello di seguito esposto, viene presa in considerazione la funzione del danno marginale (DM) che mostra l incremento del valore del danno ambientale in relazione ad incrementi marginali delle emissioni inquinanti 8. La forma della funzione di danno dipende dal tipo di inquinante e dall ambiente naturale considerato (una foresta, un oceano, ecc). Un particolare tipo di funzione di danno è per esempio quella in figura A. Danno $ DM E emissioni Figura A La funzione di danno marginale nel caso di effetto soglia. 8 Questa relazione può essere utile anche per misurare il danno totale determinato da un determinato livello di emissione; tale ammontare viene misurato, graficamente, dall area sottostante la funzione di danno.

24 24 Capitolo 1 In questo caso la funzione di danno è crescente fino ad un livello E per poi diventare verticale. Questa funzione rappresenta il caso in cui l ambiente naturale riesce a contenere gli effetti provocati dall inquinamento solo fino ad un certo punto, E, oltre il quale i danni sulla natura diventano irreversibili, (effetto soglia). È perciò necessario che le politiche di intervento sull inquinamento siano supportate da adeguate informazioni sulla natura del danno e sulla soglia al di là della quale l effetto negativo risulta irreversibile. L altro lato della situazione di trade off è caratterizzata dai costi sostenuti dall impresa per l abbattimento delle emissioni di inquinamento attraverso l adozione di tecnologie pulite, processi produttivi a basso impatto ambientale, ecc. I costi sostenuti per ridurre l inquinamento generato dall attività produttiva dell impresa sono detti costi di abbattimento. In generale più importante è l abbattimento più elevati sono i costi da sostenere. 9 La relazione esistente tra la quantità di emissioni e i costi sostenuti dall impresa per il loro abbattimento può essere rappresentata attraverso la funzione di costo marginale di abbattimento, che rappresenta il costo minimo al quale l impresa realizza una riduzione delle emissioni di inquinamento. Tale costo misura l ammontare aggiuntivo (o marginale) di denaro che l impresa deve sostenere per ottenere una riduzione marginale nel livello delle emissioni, o alternativamente il costo evitato se una unità marginale di emissioni viene ridotta. L andamento della curva del costo marginale è decrescente e convesso rispetto all origine degli assi. Se si considera il livello E1 di emissioni, come quel livello rispetto al quale l impresa non ha ancora adottato misure di abbattimento (infatti il CMA è uguale a zero), la 9 I costi di abbattimento variano generalmente a seconda della fonte delle emissioni, dalla natura dell attività produttiva realizzata, del tipo di intervento realizzato dall impresa; nella nostra trattazione la nozione di costi di abbattimento è usata nella connotazione più ampia.

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