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1 Ciascuno di noi ha una storia da raccontare. La memoria personale e collettiva fa parte dell uomo; ad essa siamo legati e ci scontriamo con ogni nostra azione. C è chi ricorda per eccessivo affetto in un passato considerato migliore, chi non ricorda per pigrizia o per rifiuto. Tuttavia ognuno ricorda solo alcune cose, quelle che si sono conosciute, vissute, quelle che si sono selezionate per affinità o per interesse, quelle che spesso servono a giustificare o sono servite a creare le nostre azioni, il nostro credo. È nostra opinione che la memoria collettiva di una comunità, delle persone che la compongono e la articolano, sia fondamentale e sia la base per ogni azione consapevole. Comprendere cosa ci leghi ad altre persone e alla terra è un modo per capire meglio il percorso affrontato e magari chiarire le direzioni del proprio muoversi. Capire vuol dire non essere mere rotelle di un meccanismo che ci sfugge, ma toccare con mano ed eventualmente decidere il nostro ruolo a livello non solo locale. Per questo scopo intendiamo proporre questa rubrica, che cercherà col racconto di alcune storie ed esperienze, di evidenziare e far conoscere quanto hanno fatto quelli che ci hanno preceduto e quanti convivono con noi. Storie di persone comuni, storie inscindibilmente legate al tessuto sociale e politico, dai grandi eventi ai piccoli problemi di ogni giorno. L intento seppur semplice non vuole ridursi ad un recupero di talune radici, magari quelle da più tempo inserite, sottolineando un concetto di diversità come atto determinante dell assenza di dialogo, bensì cerca di mettere meglio in luce le sfumature che nella nostra comunità sono multiculturali. Detto questo, nelle storie che cercheremo di raccontare alcuni potranno riconoscere i propri avi, le proprie radici, magari se stessi, altri osservare e comprendere più in profondità la comunità a cui da poco appartengono, coglierne le caratteristiche e, se lo vogliono, anche esprimere giudizi, valorizzando i pregi, tollerando i difetti; questo è perlomeno quanto auspichiamo. I.M. La signora di cui parliamo nasce, nel 1926, in un paese vicino ad Inverigo, prima di 6 fratelli. I suoi ricordi, i ricordi in generale, come è naturale e bello che sia, non si muovono mai su canali rettilinei, accelerano, si fermano, si guardano attorno, si dilatano, tornano indietro poi avanti in un continuo elastico che nel racconto abbiamo volutamente cercato di lasciare. Ma torniamo al racconto. Infanzia e gioventù appaiono con contorni sfumati, il lavoro in campagna per aiutare la famiglia, affiancato al lavoro di tutti i giorni al filatoio, (che manterrà fino al 1949), dove si faceva la seta, che, come in tanti paesi della Brianza, era ancora un cardine dell economia, tant è che anche la sua famiglia alleva in casa i bachi da seta per poi venderli al filatoio. In stanza dormivamo in sette, ricordo c erano due guardaroba piccoli, due comò, una cassapanca, quattro comodini, due scagn (poltrone), un tavolino, un lavabo con catino, minga l asciscè ci tiene a sottolineare. L'asciscè, (la toeletta), il mobile da stanza con lavabo e specchio che si utilizzava quando l'acqua corrente non era una ancora in tutte le case, era infatti un arredo per pochi CARUGO (CO) Via Vittorio Veneto 27/2 Tel Tel

2 Dei suoi parenti, uno zio aveva fatto fortuna a Milan, costruiva casseforti per le banche, lo chiamavamo lo zio d America, aveva la moto Guzzi, frequentava Venezia e quando tornava portava sempre i cioccolati Zaini, e,per Natale, regalava sempre a lei e alle altre nipoti le bambole. A scuola fa le elementari, fino alla quinta. Quello è infatti il primo anno che in Italia è obbligatoria. Poi però arrivò la guerra. Poco resta tra i ricordi, o forse poco vuole restare, si doveva tirare la cinghia più del solito, c era sì da mangiare, ma noi eravamo in dodici, mio padre, mio zio, mia madre, mia zia, i figli. Quello che sarà il futuro marito è più fortunato dei fratelli che vengono mandati in Germania e in Russia. Lui invece è a Vercelli è quando può torna, c è sempre da dare una mano a casa. Sulla via che collega Como a Bergamo, ricordo il passaggio delle jeep, erano quelle degli americani, si fermavano e ci davano il cioccolato. Nel 1946 la nazione si leccava ancora le ferite, i cittadini venivano interrogati se preferivano monarchia o repubblica. Votai repubblica, credo, tutti votavano così. Tornato a casa il futuro marito, nel 1948 si sposano. Lui fa il lucidatore di mobili, comincia a lavorare a Carugo presso vari mobilieri, poi per la Turri, tutti i giorni percorre in bici la strada che passa da Inverigo e Arosio, l attuale strada a scorrimento veloce non è ancora stata realizzata. Da qui la decisione di cercare casa a Carugo, nel 1958, con le figlie di 9 e 6 anni. Alla prima casa, in affitto, succederà un appartamento di proprietà, in condomini appena costruiti, vicino al confine con Mariano. Lei all inizio cura le figlie e dà una mano alla famiglia facendo i mestieri presso alcune famiglie del paese. Nel 1967, comincia a lavorare alla Clipper, in via Parini, l industria che lavora la gomma. Questa, fondata nel 1959, trasferitasi poi nel 2000, lasciando il posto ad un insediamento residenziale, rappresenta uno dei tasselli della storia del paese. Comincia realizzando componenti in gomma per calzature e per le auto l Alfa Romeo e, nel corso degli anni, produrrà per Fiat, Magneti Marelli, Borletti, Zanussi, Candy,Opel, Renault, Il compito della signora in Clipper è di controllare il materiale che si spedisce. Qui lavorerà fino al 1981, fino cioè ai 55 anni. Col tempo la famiglia si comprerà la televisione, che inizialmente si andava a vedere al Valenziano, l osteria che si trovava in viale Brianza. Vi si andava soprattutto il giovedì e il sabato sera, mi piaceva Portobello con Enzo Tortora e Lascia o Raddoppia con Mike. Mio marito poi seguiva quando poteva il ciclismo, lo guardavamo assieme, lui era stato un gran tifoso di Bartali. Poi ascoltavo alla radio il festival di Sanremo, ma a bassa voce, se no le bambine si svegliavano e ride. Tra i ricordi l acquisto della lavatrice, ( una Candy, prima si lavava al mastello, di fuori d estate, dentro d inverno perché faceva freddo ) e della moto del marito, una moto guzzi, il guzzett. Non presero mai auto, la prima infatti sarà la Mini, seguita dalla Fiat 500, per le figlie. Per le ferie, ma solo in alcune occasioni, Riccione, Rivabella, sulla riviera romagnola, ci andava con le figlie. Anche il marito comincerà ad andare al mare, ad Alassio, in Liguria, con la nascita dei nipoti per accompagnare moglie e figlie. La domenica invece si soleva tornare a al paese natio, si prendeva la curiera (l'autobus) al Valenzan. Si tornava dai parenti, a dare una mano, c era da fare, sempre tanto, spesso troppo. Poche foto, se usava minga fa i futugrafei, cume adess (non si usava fare le foto come si fa adesso) Se me paghen a pes d oorr turni indree manco morta e se la ride (se mi pagano a peso d'oro non torno indietro neppure morta). Col tempo, la signora, il cui marito non c è più da ormai 20 anni, comincerà a conoscere il fascino del viaggio, visita posti di cui mi mostra le foto, lo Yemen, la Cina,l Egitto, Israele, il Messico. chi l avrebbe mai detto, pensà che ho vedù Milan la prima volta a sesant ann (pensare che ho visto Milano la prima volta a sessant anni). COSTRUZIONI - RISTRUTTURAZIONI SCAVI - MANUTENZIONI Ufficio e deposito: CARUGO (Como) - Via Isonzo, 12 Tel Fax

3 Il signore di cui parliamo nasce nel Probabilmente, con la sua storia, potremmo riempire un libro. Non tanto per l età (come direbbe lui ironicamente), quanto per la memoria viva e ricca di dettagli che lo contraddistingue, unita a passione e voglia di raccontare. Ben consci dell impresa titanica che sarebbe tale biografia, preoccupati di soffocare le altre pagine e rubriche del Carughese, limiteremo in questa sede il racconto ai primi 20 anni, senza escludere la possibilità di ritornarci, per poter con gioia raccontarne il seguito. Dunque, da dove cominciamo? Da quando sono nato a cascina Papa, vicino a Giussano. (in via Marconi, al di là della ferrovia) Ci abitavano i familiari di mio padre: lui, i tre fratelli e le loro famiglie. Già nel 1934 ci trasferimmo tutti nella casa nuova, in via Toti, anch essa in una zona allora periferica del paese. Pensa, sono stato il primo battezzato nella chiesa nuova, che era stata costruita dal 1933 al 1936, anche se le prime celebrazioni si facevano già dal Me lo disse don De Amici (il prete che è stato a Carugo dal 1934 al 1946) che conservava, come ricordo del primo battesimo, una teca con una torta datagli da mia mamma. Mio padre era legnamé (artigiano del legno). I legnamé, li riconoscevi dal grembiule e dal metro di legno che avanzava fuori dalle tasche. Era questo il loro segno di distinzione, lo si faceva timbrare in comune e lo si faceva orgogliosamente sbucare dalle tasche posteriori. Se nèm innànz de quést pàss chissà fèmm quàter càmer al més (se andiamo avanti di questo passo chissà facciamo quattro camere al mese!!) soleva dire mio padre. Quando venne la guerra, lo Stato Italiano lo costrinse a fare le casse di munizioni. Lo pagava, certo, però c era un termine, di solito molto breve, se non veniva rispettato, non ti pagavano. Ricordo si lavorava dì e nòcc (giorno e notte), tant è che si teneva un secchio pieno d acqua con uno straccio che si metteva sui motori dei macchinari per raffreddarli. C era moltissima gente che veniva a lavorare per rispettare i tempi; si trattava di gente di ogni tipo, perché erano quelli che non erano andati in guerra, per età, problemi fisici oppure perché avevano disertato. Come se la ricorda Carugo, quand era piccolo? Molto diversa. Le strade non erano asfaltate, c erano delle cunette ai lati per lo scolo delle acque. Altro che alluvioni! (quelle che hanno interessato fino a pochi anni fa il paese), non c era asfalto, non c erano costruzioni, l acqua filtrava nel terreno senza problemi. C erano moltissimi campi, i più di furmentón (granoturco), quanto furmentón. Via Parini, poi, era tutto furmentón, quanto!. Attorno al paese, tutto bosco; per andare Mariano o Giussano prima campi poi bosco, quando faceva buio c era d aver paura, di sera nessuno si muoveva più. Dopo la stazione di Carugo, verso Giussano, c erano gli uffici della Caproni, una ditta di Varese che faceva aerei, si era spostata fuori città perché avevano bombardato gli uffici di Milano. Le sue impiegate erano le prime che andavano in giro col rossetto sulle labbra e con le unghie pitturate, che scandalo in paese. Uuuuhhh il prete!!! Le rapine poi mica c erano. O meglio poca roba al massimo una gallina, la bici c era povertà, si rubava qualcosa per povertà, certo che se venivano beccati, quante botte. Si chiamavano i carabinieri, ora che arrivavano da Mariano, in bici, ci mettevano un'ora, nel frattempo giù botte!! (giù risate, invece, io e lui) E voi bambini cosa facevate? Sempre in giro per il paese, non usavamo le scarpe, c erano delle specie di zoccoli in legno con del ferro sulla suola, davanti e dietro, per non consumarsi. Poi si metteva sopra un palmer della bici, che veniva cambiato quando si rompeva. Si mettevano solo d inverno, d estate invece andavamo a piedi nudi. E poi ricordo i giochi. Andavamo sempre nei boschi a farli. A Carugo c erano due bande (ne taciamo il nome per accrescere una ingiustificata curiosità), alle quali ci si iscriveva, si doveva proprio firmare. C erano i capi, che erano i tenenti e poi tutti gli altri, secondo gerarchia. C erano varie regole, di solito ci si sfidava cercando di vincere a biglie, a scherma coi pezzi di legno, ad assaltare i treni merci fermi in stazione. DI MARTON LUCA & C. S.N.C MARIANO COMENSE (Co) Via S. Agata, 18/B Tel Fax Attrezzature speciali ad alta tecnologia per: SPURGO POZZI NERI PULIZIA CANALIZZAZIONI PULIZIA CISTERNE SERVIZIO VIDEOISPEZIONI Impianti elettrici - Civili Industriali e Automazioni GENERAL ELECTRIC di Trapanà Daniele Via Piave, CARUGO (Co) Tel Cell

4 Ogni banda aveva regole ferree; se ti assentavi per un bisogno dovevi dichiarare che tipo di bisogno avevi, solido o liquido, per l uno avevi 2 minuti a disposizione, per l altro 5 minuti. Se tardavi di più, c era la punizione, ti mettevano legato ad un palo. All oratorio (si trovava dove c è l attuale parcheggio davanti al sagrato della chiesa) si giocava poi al balón (a calcio), sul campo in terra battuta, se burlàvet gió, che mà! (se cadevi che male!). D inverno, se c era neve, andando a scuola, con la cartella di legno, si faceva lo sci giù da picòn (la via Diaz). Poi tutti a scuola. Ecco, parliamo un po della scuola. Dopo il 29, piano piano si uscì dalla crisi, e alùra giò bagài (si cominciarono a far figli). Della mia classe, il 33, eravamo in 80, tutti in una stessa classe. In quinta, compresi i bocciati, eravamo addirittura in 85. Che casino, in classe se tiraven i zocur (si lanciavano gli zoccoli). La maestra si chiamava Kosovic, era slava e veniva da Milano. Andavamo alle scuole davanti a via Roma, per la cancelleria c era un edicola di fronte, dove si vendevano matite, gomme e quello che serviva. All inizio erano classi separate, poi classi miste, meno male (si fa una risata). Da molti punti di vista i quindicenni di una volta sono come i bambini di tre anni di oggi. La scuola era radicata al modo di vivere fascista; in prima elementare, che io feci nel 39-40, si era figli della lupa, poi balilla e poi avanguardista. (si ricoprivano infatti questi ruoli rispettivamente a 4, 8 e 14 anni) Il sabato, il sabato fascista, si doveva fare la parata, si sfilava, in fila dai più piccoli fino ai più grandi, in divisa, fino al campo solare, che era vicino ad Arosio (prima del capannone dove oggi c è la Chicco). Davanti all ingresso c era una pala. Viva il re, viva il duce si gridava. Si entrava continuando a sfilare e stavamo là tutto il giorno a giocare. Al campo solare si andava tutti i sabati e tutti i giorni d estate. Era importantissimo esserci, se no te ciapàvet na zembulàda (prendevi una cinghiata). E del periodo di guerra, cosa ricorda? Tutte le case avevano scritte Vinceremo, W il Duce, e, un po meno, W il re ; arrivava un addetto del comune che te lo scriveva. Mussolini aveva dato forza ai giovani, però i vecchi non ci credevano. I giornali mica arrivavano da noi. C erano i giornali fascisti, gratuiti, che chiaramente raccontavano quello che volevano. Le informazioni di solito le si aveva dalla radio. Il paese era pieno di sfollati, venivano da Milano, che veniva bombardata di continuo. Ricordo ci prendevano in giro per tutto il granoturco che c era. Polentoni, ci chiamavano. Beh, perché non tornate a Milano, allora?!, gli dicevamo. Silenzio. (si fa una risata) Mi dissero che in via Baracca c è stato un ragazzo col papà che era musicista, quel ragazzo poi è diventato Mogol.Anch io avevo degli sfollati in soffitta. Ospitammo poi anche due soldati inglesi ciprioti. Era pericoloso ospitarli, pensa che già parlare l inglese era proibito. Ascoltavamo assieme Radio Londra con le ultime notizie. Sono tornati qualche tempo dopo a ringraziarci, notai che uno dei due aveva perso una mano. Alla fine della guerra, nel giugno del 46, passato l esame di Stato fatto al Gallio di Como, andai per l estate con la scuola a S.Caterina. Si arrivava fino a Bormio in camion e poi c erano 13 km a piedi con lo zaino in spalla. Altro che la strada che c è oggi! I primi due chilometri erano agevoli, poi diventava stretta e c era una catena a cui attaccarsi. Eravamo a 1900 metri, ricordo c erano molti bossoli ed elmetti della guerra del 15-18; un gruppo di ragazzi aveva addirittura trovato un cadavere di un soldato, credo non abbiano dormito per parecchi notti.(si fa una risata) Tornando, a Bormio, da un prestinaio, abbiamo poi saputo la notizia che gli americani avevano fatto milioni di morti in Giappone, con la bomba atomica. La guerra mondiale terminava. Cosa ricorda del primo dopoguerra? C era un diverso modo di pensare, tutti si davano da fare, c erano moltissimi artigiani, molti che iniziavano l attività da zero, molti che costruivano case. La mattina via Toti era piena di gente che scendeva dal treno; arrivavano da Asso, Erba, da nord di solito, per lavorare da noi. Scelta la Repubblica, si doveva votare. Ricordo tutti i manifesti elettorali, DC, PSI e PCI. i. Uno poi, del PCI, diceva Anche Cristo era comunista, era vestito di rosso (e ride). Il suo, di dopoguerra, invece? Dopo l esame di stato si terminavano il ciclo dei primi 5 anni di studio. Poi si potevano frequentare i 5 ginnasi. Io li feci in Valtellina. Per passare alla 4 ginnasio si doveva fare l esame, nel mio caso a Sondrio. Dopo tutto lo studio che ho fatto, quando sono tornato a casa, da mio padre, pensavo di poter fare chissachè. Mi ha detto Ciàpa la vaiàna (prendi il grembiule da artigiano) Ed io l ho presa e portata fino a poco tempo fa. 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5 I ragazzi di cui parliamo sono una coppia, si sono sposati poco più di un anno fa. Lei nasce nel 1982, lui nel 1976, si chiamano Chiara e Giuseppe. Questa breve introduzione per presentarvi un intervista a due voci, spesso complementari, altrettanto spesso in conflitto, in definitiva molto spassosa ed ironica. La mia voce ha avuto invece la semplice funzione dell arbitro che mette la palla in gioco o del regista che da inizio ad una commedia provata e riprovata, standosene tra gli spettatori a guardare. 10 Cominciamo da quando vi siete conosciuti. LEI: Io avevo quindici anni. Ero con una mia amica ed eravamo state a comprare le scarpe a Meda. Stavamo andando verso la stazione per il treno, quando ci hanno fermato dei ragazzi. LUI: Ero in giro con amici, avevo 21 anni. Abbiamo visto due ragazze carine e ci siamo fermati per conoscerle. Non ci ho parlato io all inizio. È andato avanti il mio amico. Alla fine ci siamo scambiati i numeri di telefono e abbiamo cominciato a frequentarci LEI: Dopo che siamo usciti per tre mesi, ci siamo messi insieme. Cinque anni di fidanzamento e uno di convivenza. Poi il matrimonio Ora torniamo un po indietro, prima che vi conosceste. Raccontatemi di voi. LUI: Io sono nato a Mariano e ci ho vissuto fino all 87. I miei arrivavano dal sud, mio papà da Zungri, in Calabria, mia mamma dalla Basilicata e, a vent anni, erano venuti ad abitare a Mariano. Mio papà ha lavorato per la gloriosa Sorgente di Arosio, faceva il falegname, come mio nonno e come me! Dopo Mariano ci siamo trasferiti a Seregno e poi qui a Carugo, in una corte di via Roma. Qui a Carugo ho fatto l ultima parte delle scuole medie e poi ho cominciato a lavorare, prima alla Imel poi Assioma ed ora, da sei anni, lavoro alla Molteni di Giussano. A Carugo abito dal 90, è rimasta in fondo uguale a quando sono arrivato. In più c è la fontana e, ultimamente, quest esplosione di bar. Solo bar, aprono di continuo. Farei anche qualche pizzeria, non da asporto intendo. Mentre tu, Chiara? LEI: Io sono arrivata dopo a Carugo. Sono infatti di Verano e ho vissuto lì con la famiglia fino a due anni fa quando sono venuta qui a convivere con lui. Ho fatto gli studi da estetista, vale a dire tre anni più lo stage. Poi però ho preferito cercare un lavoro che mi desse maggior sicurezza. Fare l estetista è bello ma devi fare molta gavetta, sei fortunata se ti pagano a sufficienza. LUI: Io i primi tempi glielo dicevo spesso di continuare a studiare. Continua, non fare come me che, anche se sono un genio, ho dovuto smettere di studiare per necessità, se no LEI: SEEE. Vabbè, comunque io volevo costruire una famiglia e ho preferito fare l operaia. Adesso lavoro a Carate, per la Canali di Sovico, che fa abiti da uomo. Io mi occupo del precollaudo delle giacche. A fare l estetista, chissà.sono sempre in tempo. LUI: Purtroppo in una famiglia servono due stipendi, e si vive senza metter via soldi! Poi, la scelta della convivenza LUI: Abbiamo cercato a lungo un appartamento in affitto, poi l abbiamo trovato qui, in via Veneto LEI: All inizio l appartamento non ci piaceva molto, eravamo un po indecisi. Ora che è tutto a posto ci piace! LUI: Venivamo la sera per fare i lavori che riuscivamo. Gli zoccolini ad esempio sono stati un lavoro serale. LEI: Il sabato invece imbiancavamo i muri LUI: Per i mobili invece siamo stati fortunati. Lavorando in un mobilificio, abbiamo dei mobili moderni e molto belli. Mi ha aiutato poi mio fratello che fa anche lui il falegname. LEI: Questa però è una soluzione momentanea. Stiamo costruendo la casa a Calò (frazione di Besana B.za), immersa nel verde. L abbiamo comprata l anno scorso, quando non avevano ancora cominciato a costruirla. LUI: Ora stanno facendo i tamponamenti dentro. Poi cominceremo a pagare il mutuo, però lei così sarà vicino ai suoi e al lavoro. Ora ci va in motorino, perché la macchina la uso io. Magari l anno prossimo, se si riesce, ne prendiamo un altra, visto che lei si lamenta (fa un sorriso verso di lei) Di sposarvi, immagino glielo abbia chiesto tu, Giuseppe. LUI (con un sorriso fra il tenero ed il colpevole): Sì, ci siamo sposati in chiesa, qui a Carugo. Ci ha sposato Don Felice, che durante il corso fidanzati ci tirava spesso le orecchie per la nostra scelta di convivere sin da prima del matrimonio LEI: Che bella giornata quella. Lo rifarei anche domani, è stato fantastico! LUI: Sì, bello, però rifarla no, troppo stressante LEI: Ho fatto addobbare le prime file della chiesa e portare per noi delle sedie particolari. Ho usato dei soldi che mi avevano regalato, in buoni postali, per la prima comunione, ne valeva la pena. Il vestito, invece beh, quello è stato un regalo di mia mamma. LUI: Il pranzo l abbiamo fatto nella bergamasca. Avevo paura si perdessero, quindi ho messo moltissimi cartelli con le indicazioni per arrivarci. Si sono persi in quaranta. Sua mamma, che ha il satellitare, è stata l ultima ad arrivare. Dopo il matrimonio viaggio di nozze in Sardegna. LEI: Sì, perché lui ha paura di volare! Hai paura dell aereo? LUI: NO, terrore! LEI: In Sardegna è stato bellissimo. Eravamo là in macchina è abbiamo girato parecchio COSTRUZIONI - RISTRUTTURAZIONI SCAVI - MANUTENZIONI Ufficio e deposito: CARUGO (Como) - Via Isonzo, 12 Tel Fax

6 LUI: Bello davvero! Abbiamo fatto 2000 km. Se fossimo andati in aereo da qualche altra parte, forse avremmo speso la metà, ma se poi l aereo cade LEI: Ma và, l anno prossimo all estero LUI: In macchina però. L aereo può cadere! LEI: Basta Sardegna però, ci siamo stati anche quest anno ad Agosto. Al limite possiamo fare una crociera. LUI: Io quelle cose da vecchio non le faccio (risata fragorosa di tutti) Torniamo alla vita di tutti i giorni. Lui ti dà una mano nelle faccende di casa? LEI: Sì. Le sue specialità sono: asciugare i piatti e pulire il piano cottura. LUI: A mezzogiorno poi, dato che torno per primo, metto la pentola con l acqua per la pasta sul fornello. Spessissimo mangiamo dai nostri genitori, che continuano ad aiutarci molto. Sui genitori possiamo sempre contare. Ha ragione sua mamma quando dice: una mamma tira su dieci figli ma dieci figli non tirano su una mamma". A mangiare siamo quasi sempre là LEI: Dai, sembra che io non faccia mai da mangiare! LUI: Beh, così risparmiamo sulla spesa!! In effetti far la spesa è dura! Subito dopo questa affermazione, mi rendo conto di aver sfondato una porta già completamente aperta. LUI (aggiustandosi sul divano): E davvero dura! I danèè, non ce n è e ne servono. Sull euro ci hanno mangiato su, altroché. Oggi hanno detto che il virus antinfluenzale lo hanno abbassato. Ci credo, hanno scoperto che in Francia costava la metà!! In tutti i settori si vede la crisi. La gente non compra più. Il grosso del costo della spesa non va in biscotti, pasta, va in verdura e frutta, che sono carissimi. Ho sentito che i televisori sono diminuiti, ma noi mangiamo televisori?. Le cose piccole che tutti comprano aumentano. Ora le macchine te le tirano dietro, la mia prima macchina, per pagarla a rate, ho dovuto garantire con tre stipendi, il mio, quello di mio fratello e quello di mio padre. Ora non ti chiedono più nulla, basta la firma. Cerco di lavorare molto, di fare straordinari, dalle 7.30 alle 18.30, se no non si riesce. Poi la casa nuova. Ci sono molte modifiche che costano. Lei vuole molte modifiche al capitolato. LEI: Come avrai capito, i soldi sono, a ragione, una delle sue preoccupazioni. Però le modifiche alla casa secondo me ci stanno. Poi non puoi più farle così facilmente. Lui si lamenta ma poi è contento!. A volte abbiamo animate discussioni (risata), spero che i vicini non ci sentano. Io sono così, mi arrabbio di continuo, lui è più tranquillo, anche se quando si arrabbia LUI, Quando mi arrabbio mi viene da spaccare le cose! Tiri i piatti? LUI: Scherzi!!. Poi si arrabbia di più e mi picchia!! LEI: La sera invece c è la lotta per la Tv! LUI: Tanto alle 9 poi si addormenta!!. Io invece di solito sto su fino a tardi. LEI: La sera mangia molto, di continuo! LUI: Quando abbiamo cominciato a convivere pesavo 53 kg LEI 65! LUI: Ora sono 65! LEI: 78 LUI (toccandosi la pancia e guardandola sospettoso): E l amore!! Da quando ho smesso di giocare a calcio poi!!. Però mi rifaccio guardandolo in Tv LEI: Quanto calcio!! LUI: Una volta l ho portata a San Siro a vedere il trofeo Berlusconi. C era stata solo una volta, per la cresima, all incontro col cardinale! Tutta un altra cosa LEI: Era magnifico. Una volta entrata ero senza parole. Poi mi sono scatenata ed ho urlato tutta la sera!! LUI: Farei l abbonamento, aver più soldi! Mettiamo tu vinca alla schedina, che ci faresti coi soldi? LUI: Se vinco dieci miliardi (di lire!!), vuoi che in banca non mi diano il 3%? Vivrei di rendita. Prima metto a posto le nostre famiglie, noi ci sistemiamo e poi cambio macchina LEI: Sì, ma con tutti sti soldi che ci fai? LUI: Ti apro un negozio di estetista! LEI: Sì bravo, così io lavoro! E tu che fai? LEI: Conta i soldi, che vuoi che faccia!! (risate) LUI: Se vincessi tutti quei soldi penso che passerei 3-4 ore al giorno a ridere. Tutti i giorni. Riderei! Comunque visto che ho concesso l intervista, faccio un appello al Comune. Se mi dà una mano a pagare il mutuo, gliene sono grato Beh, per l appello la vedo dura! Ultima domanda. Ai figli ci avete già pensato? LUI: Certo. L anno prossimo, se il Signore vuole LEI: Ooooh!!! (con tono di leggero rimprovero) Nel senso che aspettate di mettere a posto i debiti?! LUI: Seeeee. Allora i figli li facciamo a 50 anni!! Ci vuole il bagai, se no che famiglia è! CARROZZERIA dei F.lli Bestetti Verniciatura a forno Banco dima di riscontro con dima universale Sostituzione cristalli Convenzione deleghe assicurative CARUGO (CO) Via Manzoni, 19 Tel. lab Fax

7 10 Il signore di cui parliamo nasce nel Nasce a Carugo e da allora ci vive. Qui fa il sindaco e quest anno, seppur con due interruzioni, sono 40 anni che lavora in Comune, dei quali 18 da sindaco. La breve descrizione toglie ogni ombra di anonimato. Per l occasione, ecco l intervista. Lei ha sempre vissuto a Carugo, dunque? Già, sono nato nella casa costruita in via Brianza da mio nonno nel Io sono il maggiore di 7 fratelli, 4 maschi e 3 femmine. Nel 1960 ci siamo trasferiti poi in via Cavour e, ultimo trasferimento, sempre a Carugo, nel 1982, coi figli in via Isonzo. Famiglia numerosa Siamo tanti fratelli. Una sorella però la vedo poco, in quanto da anni opera all estero, prima in Zaire, oggi in Paraguay, con un organizzazione laica collegata a CL. Mio padre aveva quattro fratelli. Ebbe il terzo figlio nel 42 e così scampò alla Russia e dopo l 8 settembre si rifugiò in Svizzera. Gli altri fratelli parteciparono tutti, chi andò in Africa, chi nei Balcani, chi in Francia. Per fortuna tornarono tutti. Io ero piccolo ma ricordo ancora la volta che passarono qui da noi gli aerei. Ci portarono in viale Brianza per nasconderci sotto le piante, facevo la prima elementare, c era ancora la guerra. Anch io avevo come meastra la Kossovich (come l intervistato di ottobre). Suo nonno era venuto qui dalla Cecoslovacchia per riunirsi ai garibaldini e si era fermato qui. Mi sono sposato il 5 giugno 67 con una ragazza conosciuta quando giocavo a calcio. Il giorno del matrimonio è stato lo stesso della famosa guerra dei 6 giorni, la guerra-lampo di Israele contro il mondo arabo. Quel giorno radio e televisione parlavano solo di quello. Del matrimonio immagino (dal suo sguardo mi sa che immaginavo male) Abbiamo avuto 3 figli, i quali si sono trovati a frequentare le elementari in contemporanea. In quegli anni col bilancio familiare non c era certamente da sgarrare! Dal 69 all 84 ho lavorato alla TIEMME di Tagliabue, una ditta di mobili al Pilastrello. Nell 84 poi, mio fratello aveva aperto l attività a Giussano e sono andato a lavorare con lui. Fino all anno scorso, quando sono andato in pensione. Parallelamente la partecipazione alla vita politica comunale. Cosa l ha portata a cominciare? Mi è sempre piaciuto. Già nelle politiche del 52 avevo attaccato per il paese i manifesti elettorali. Di manifesti, per lungo tempo, ho avuto una collezione Nel 62 poi ero diventato segretario di sezione per la DC e nel 64 venni eletto alle amministrative, assessore alle finanze. Il Sindaco di allora era Erminio Proserpio. Allora mi sembrava vecchio pensare che adesso ho la sua età. Erano gli anni di costruzione della Novedratese, c era il dibattito sull occorrenza o meno del sottopasso. Non si capiva perché farlo. La strada infatti prevedeva il passaggio di 3000 auto al giorno. Per fortuna si fece. Come è cambiata la gente nel corso di questi anni? Aveva meno pretese verso l esterno, aveva voglia di riprendersi dalla guerra, voglia di dare. Nel periodo del boom economico non erano forti i discorsi sui diritti, si lavorava ore al giorno e si sforzava di ottenere quello che serviva con le proprie forze. Oggi la domanda, di servizi e di attenzione, è maggiore e più diversificata. I problemi sono più grandi. In questi anni ha avuto, in questa sua attività, la fortuna di avere dei maestri? Beh, avevo comunque il modello di mio papà che si era candidato due volte con la minoranza. Quando mi ero candidato, dall altra parte, nella DC, si era arrabbiato, lui che era de La Torre, l altra lista. Ho stimato molto due assessori che sono scomparsi nell 85, durante il periodo in cui per prima volta facevo il Sindaco: Dino Mauri e Giuliano Nespoli. Quest ultimo aveva una grande sensibilità per il verde, è stato lui a disegnare il nuovo Cimitero. a destra, il sindaco Mario Tagliabue Dalla prima esperienza del 64 ricordo poi Enzo Somaschini. Era il nipote di Elmo (l ultimo Pdestà di Carugo nel ventennio fascista) ed è stato il primo a parlare di urbanistica nel nostro contesto. Ha collaboratori molto più giovani di lei. Com è il suo rapporto con loro? Hanno l età dei miei figli. (pausa di riflessione breve, ma lunga) Cerco di dargli spazio. La Carugo che mettiamo su è la loro, non la mia. Quindi cerco di motivarli. Le scelte le devono fare loro, io cerco di coprirgli le spalle per l ordinaria amministrazione. Ci sono delle scelte che col senno di poi non rifarebbe? Il centro sportivo, così come è. Nasceva con l ambizione di poterlo utilizzare insieme a Mariano, ma non è stato così. Per le nostre esigenze la pista di atletica è eccessiva. Il progetto che stiamo definendo permetterà utilizzi diversi Poi il palazzetto, del 73. Aveva forma e caratteristiche avveniristiche però forse si poteva fare qualcosa d altro, puntando di più sulla funzionalità dell impianto. Tra l altro si demolì la Villa Calvi, che aveva un certo valore storico. È vero. Ma allora c era una sensibilità differente. Dieci anni prima si era messa la discarica alla Fontana. Era vicina proprio alla sorgente anche se poi continuava lungo tutta la roggia, c era di tutto. Alcune sensibilità d altra parte maturavano proprio allora. Le prime domeniche che oggi diremmo verdi nascevano nel 1973, con la crisi petrolifera. Nel 1974 poi cominciarono le domeniche di pulizia della Fontana, quelle che si fanno tuttora, ma certamente con minor dispendio di energie. La necessità della discarica alla Fontana poi era venuta meno perché si portavano da tempo i rifiuti a Mariano. Nel 67, a livello nazionale, si è però salvato il nostro patrimonio boschivo con la Legge Ponte sulla salvaguardia urbanistica del territorio. Se no ora i boschi del paese sarebbero pieni di villette. Scelte di cui è orgoglioso? Gli interventi di edilizia popolare di via Chiusa e Incasate che hanno raddoppiato la dotazione degli alloggi pubblici a Carugo. La fognatura intercomunale con Arosio e Inverigo, che ha risolto il problema dei periodici allagamenti di via Garibladi. I lavori sul corso centrale della Roggia Vecchia e, ultimamente l acquisto dell area presso l Oratorio Maschile, la cui sistemazione cambierà la faccia del paese.

8 Mi hanno suggerito di chiederle cosa significhi tanazza. Gli giro la domanda. (con gli occhi vispi sorridenti dietro i grossi occhiali) Un tanazza è uno che è un po balordo, un po sempliciotto. È un termine che uso io. Beh, forse solo io. Può darsi sia una mia invenzione (risata). E un termine col quale si vuole sdrammatizzare il discorso e il rapporto con le persone Molti, senza tuttavia cercare di cambiare le cose, lamentano un certo immobilismo del paese, a molti livelli. Ammesso che non può essere così grigia come dipinta, cosa fa apparire così le cose? Provincialismo o è qualcosa tipico nostro? Provincialismo. Se uno non si fa coinvolgere vede sempre il bicchiere mezzo vuoto e l erba del vicino sempre più verde. Ci sono certamente realtà migliori. Quando resti solo qui, rischi di farti travolgere. Però quelli che vengono da fuori sanno apprezzare il paese. Basterebbe un po di collaborazione, una sensibilità diversa, per poter godere di un ambiente più confortevole per tutti. Anche da parte dei dipendenti comunali, servirebbe maggiore attenzione, per dare un offerta più soddisfacente. Non parliamo con quelli di Arosio ma parliamo con quelli dell Albania. Com è nato questo rapporto? Non è vero che non si parli con quelli di Arosio: troppi sono i problemi che abbiamo in comune. Si tratta di non esagerare con la dialettica. Per quanto riguarda con l Albania, una suora di S.Vincenzo, tramite Luigi Folcio, che è coinvolto in operazioni umanitarie, ci ha fatto conoscere la realtà di quella cittadina della zona centrale dell Albania (Gramsh) interessata dall arrivo dei profughi dal Kosovo. Gli alpini hanno fornito i primi aiuti. Come sindaci, la prima volta siamo stati là nel Col sindaco donna che c era allora, una delle poche in Albania, siamo riusciti a lavorare molto bene, portando aiuti e riuscendo a costruire anche un campo di calcio e un parco giochi. Ma là non c è davvero nulla, c è una miseria nera. La terra è brulla e non dà nulla. Il centro siderurgico costruito a Elbasan dai cinesi ha distrutto i pochi alberi che c erano e la legna da ardere scarseggia. L anno scorso abbiamo fornito i mezzi per l acquisto di 12 mucche che sono state distribuite tra le famiglie più numerose dei villaggi della montagna. Altri aiuti sono stati avviati quest estate e anche per questo Natale continua l operazione per l acquisto di mucche. Da quando però hanno liquidato il sindaco con cui dialogavamo, i rapporti con l amministrazione si sono interrotti. Ho visitato anche la Romania e Sarajevo. Capisci perché la gente scappa, non gliene frega nulla di mettere in gioco la vita pur di venire qui. Quando vedi certe realtà, smetti di lamentarti. Nel suo ipotetico curriculum ci sono molte esperienze. Mancherebbe solo automunito. Come mai? Ritengo di non avere una spiegazione sufficiente. Ho avuto la patente, ho guidato qualche volta e poi ho lasciato perdere. Mi considero un po fuori dal tempo. Infatti non uso il computer e non mi servo del telefonino. Bene, usciamo dal tempo e andiamo nel futuro cosa c è da fare per il paese? Il notevole impegno per la fognatura ci ha bloccato. Anche se non siamo in ritardo rispetto agli altri, ora siamo tornati a muoverci. La scuola, che poteva essere finita prima, ora deve essere portata a termine. Poi la piazza, il centro di Carugo. E l edificio del municipio, che è insufficiente. Occorrono spazi diversi dagli anni 50. Come motiva il fatto che i Carughesi la votano da così tanto tempo? È dovuto al buon operato o a qualcosa di più, o di meno? Lo devi chiedere a loro. Forse mi sentono che sono di Carugo, cioè con un comportamento terra-terra. La gente mi chiama per nome. Campanate ho cercato di non farne. Molti dicono che sono istintivo, ma io ci penso volte. Lo sa che questo mese il suo compleanno politico ha fatto sì che non facessimo l intervista a Babbo Natale. Cosa possiamo dire adesso ai bambini del paese? (sorride e poi, tra il solenne e l ironico ) Come nonno, di dire ai loro genitori che facciano giudizio, che il futuro si annuncia sempre più duro. E con questo modo, a ben guardare personalissimo, di fare gli auguri di Natale, si conclude l intervista. Manuela Perri acconciature EDILGRANDE di Aldo Grande TUTTI I GIORNI 9,00-18,30 VENERDI' 9,00-21,00 RISTRUTTURAZIONI E COSTRUZIONI EDILIZIE CARUGO (Co) Via Cavour, 17 Tel CARUGO (Co) Via Vincenzo Monti, 12 Tel Cell

9 Il signore di cui parliamo nasce nel 1935 a S.Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi e lì impara a fare il barbiere. Dopo la scuola ci mandavano in bottega a imparare i mestieri, chi dal falegname, chi dal sarto, chi dal barbiere. Io dal barbiere. Il mio era un paese agricolo. Ora non lo so più. Ci sono tornato solo dopo molti anni. Poi basta. Dopo la bottega, si doveva anche lavorare nei campi. Si faceva un po di tutto. Ho provato anche a lavorare in una cantina sociale. Già, perché la zona dove vivevo, è nota per i vini. Un signore di Carugo, Pierìn, che in periodo di guerra era stato là, mi parlava sempre di quanto erano buoni i vini della zona!! Il , lo ricorda ancora, si trasferì a Carugo. Lo conosceva perché gente del suo stesso paese era venuta qui. Qualche anno prima ci era stato in visita ma non gli era piaciuto granché, a lui che mai si era allontanato dalla sua terra. 12 Conoscevamo Carugo tramite il Sig.Tafuro, che era del nostro stesso paese e si era trasferito qui molti anni prima. Noi eravamo amici dei familiari rimasti a S.Pietro. Ci mandava spesso a dire che lì c era bisogno di lavori come il mio e come quello di mia sorella, che era sarta. Quindi partimmo. Io, mia mamma, mio fratello e mia sorella. Inizialmente fummo ospitati dal Sig.Tafuro, nelle case tra via Garibaldi e via Don Gnocchi. Non avevamo davvero niente. Le prime notti dormimmo per terra. Si può dire che venimmo qui con la classica valigia di cartone (sorride ma non di gusto) In seguito lui e la famiglia trovano casa in una corte di via Tazzoli, (la prima corte che si trova sulla destra arrivando da via Baracca). La gente ci ha aiutato, trovandoci casa, mobili vecchi, la stufa e molte altre cose che ci servivano. All inizio ci hanno accolto bene. Poi migliorò la nostra situazione economica e ci fu qualche problemuccio, la storia dei terroni, i consueti attriti tra meridionale e brianzoli. Alcuni infatti non concepivano che anche noi si potesse star bene. Però io ho sempre lavorato, lavorato tanto e non ho mai litigato con nessuno Inizia infatti a lavorare come lucidatore di mobili per Talìn de la Guardia in via Garibaldi, mentre il giovedì il sabato e la domenica, per mezza giornata, va a Mariano a fare il barbiere. Facevo il barbiere da Pozzi. La prima paga da lucidatore era di 100 lire all ora, mentre facendo il barbiere in quei tre giorni, tre ore al giorno guadagnavo 1500 lire. Dopo Mariano, andai a lavorare, sempre come barbiere, a Vighizzolo La mamma nel frattempo apre una trattoria a Giussano. Colombino Viganò, il barbiere che ha un negozio nella sua stessa corte (dove oggi stesso c è un barbiere), vedendolo uscire di casa col camice, scopre il mestiere che fa e lo prende a lavorare con lui. IL PROTAGONISTA DELLA STORIA CON LA FIGLIA Colombino mi voleva davvero molto bene. Ho lavorato lì dal 57 al 62. Poi però ho aperto un negozio tutto mio. Un malinteso - una paga non aumentata - e la gente che me lo suggeriva di continuo metti su il negozio, metti su il negozio fecero sì che nel 62 aprissi il mio primo negozio, in via Baracca, nello stesso posto dove oggi c è una parrucchiera da donna. Ricordo ancora quella volta che - forse era il 63 andai a fare una barba ad Incasate. C era la neve alta. Di corsa ad Incasate e poi a Giussano. Contento come un uovo di Pasqua. No. Di Natale (sghignazza) Di fianco al suo negozio c è un fruttivendolo, dove lavora con la famiglia una ragazza venuta a stare qui dalla Calabria. Con quella stessa ragazza si sposa nel 64. È stata una vita di sacrifici, pensa che lavoravo tutti i giorni tranne il lunedì. Il lunedì andavo a Como alla scuola per barbieri. Avevo cominciato dalla terza classe perché già me la cavavo e poi ho fatto gli anni fino al sesto. Mi sono diplomato e volendo potrei anche fare il maestro. Ma questo non scriverlo (ooppsss!!). Diversamente da oggi, a scuola dovevi portarlo tu il modello a cui tagliare i capelli. Non sempre era facile trovarlo, anche perché tutti lavoravano. Quindi a volte capitava di doverli pagare (espressione di rammarico!!) Nel 68 apre un negozio nuovo, sempre in via Baracca e vicino ad esso si trasferisce anche a vivere. Il negozio nuovo?! Sai, avevo deciso di farlo più bello e più grande. Da allora sono qui. Quelle (indica le sedie) sono già le terze che cambio. Ho col tempo cambiato quasi tutto. Tranne la radio (me la indica). Quella è eterna!! (si vede!!). I miei figli, Luciana, Massimiliano e Daniele erano sempre qui in bottega, si lavorava e li si curava. Massimiliano ha deciso poi di fare il mio stesso lavoro. Anche perché ha potuto esercitarsi con Luciana, che ha una testa piena di capelli così (allarga molto le braccia, ridendo) (continua a pag. 13)

10 (continua da pag. 12) Quando si hanno tante storie vissute e se ne ha l occasione, spesso piace raccontare. E a lui piace raccontare. Raccontare di quanto ha vissuto, di quanto abbia dovuto fare sacrifici, di quanto era diverso, di quanto sia cambiato il mestiere di barbiere. Un tempo c era un solo taglio, nelle due varianti sfumature alta e sfumatura bassa, che poi sta a significare tanto e poco (ride). La gente veniva più spesso, non c erano tutte le macchinette che ci sono ora per il taglio dei capelli. Anche perché molti venivano anche solo per lavarsi i capelli. Nelle case non c erano tutti i lussi di oggi, docce, shampoo, phon. Poi venne il tempo dei capelloni che, prima che la moda prendesse piede, venivano visti come un po strani. La domenica venivano sempre qui a lavarsi la testa e, qualche volta, anche una spuntatina. Prima moltissima gente aveva l abitudine di farsi fare la barba. Oggi invece faccio due o tre barbe a settimana. I colori sui capelli, che tuttora non faccio, non si usavano. Il sabato e la domenica poi si lavorava moltissimo. La domenica fino alle 4-5. Quando si finiva, soprattutto nei primi anni, al vecchio negozio, si fermavano da me per discutere delle partite di calcio. Devi sapere che un tempo il negozio del barbiere era un punto di ritrovo, c erano i giornali, che non tutti compravano, e la gente si trovava spesso lì da me. Che lotte, juventini interisti milanisti!! Allora avevo un ragazzo che mi aiutava nei capelli e uno apposta per la barba. Dei ragazzi che sono stati qui uno ha poi aperto un negozio vicino alla stazione ed uno a Cremnago. Tutto sommato avrei forse fatto meglio a prendere la specializzazione da parrucchiere unisex, come ha fatto mio figlio, visto che allora cominciava il boom di questo tipo di parrucchiere. Resta comunque indelebile il ricordo di aver lavorato davvero tanto. In settimana in realtà non si lavorava moltissimo, tuttavia si teneva aperto. Sabato e domenica c era moltissima gente. In pratica le uniche volte che chiudevo era il lunedì, quando andavo a scuola di barbiere, e i giorni tra la Madonna di S.Zeno e la domenica, sempre che la Madonna non capitasse il martedì, altrimenti niente ponte. Ferie?! Mai fatte!!. Si chiudeva d agosto, ma andare via era per i più facoltosi. Ferie come le si intende oggi le feci a partire dal 70, DI MARTON LUCA & C. S.N.C MARIANO COMENSE (Co) Via S. Agata, 18/B Tel Fax GIRI DI... VITA quando coi bambini andammo in Calabria, dai parenti di mia moglie. I primi anni si andava alla fontana oppure al laghetto. Alla fine della via Baracca, dopo il lavatoio (era tra via Tazzoli e Baracca), risalendo la roggia, si attraversava un ponte di legno sul torrente e, ci si trovava completamente in mezzo ai campi. Lì, dove oggi c è la Tamburini, c era un laghetto, dove si poteva fare il bagno e pescare gamberi. Da allora è cambiato molto il paese. Quando c erano le alluvioni, l acqua dalla roggia risaliva via Baracca, che oggi vedi tutta lastricata, ma un tempo era piena di buche. Fortunatamente io sono alla fine e l acqua entrava nelle vie e nelle corti precedenti e di fatto si fermava poco distante da me, senza entrare nel negozio. (fa un sospiro di sollievo ed io mi immagino la scena ) Nel 70 la prima macchina, una Simca, costava lire. Quando andavo a Como a scuola e andavo in Svizzera a fare benzina, facendo il pieno spendevo lire. Cambiano le cose!! (eh già cambiano le cose!) Con un salto ardito, veniamo ad oggi. Dal 77, data dell ultimo trasferimento, lui abita in via Piave con la moglie e due figli. Ma come?! Forse vi domanderete che razza di modo di raccontare è? Se vi interessa saperne ancora non fate altro che andarlo a scomodare a casa. Già, perché io sono stato nel suo negozio oggi, quando mancano pochi giorni a Natale e lui mi dice che a fine anno smette. Visto che il giornale esce a fine gennaio, probabilmente molti di voi l avranno notato. Suvvia, non fate quelle facce, non si tratta assolutamente di una storia con un brutto finale. Andate pure a disturbarlo per farvi tagliare i capelli o farvi radere. Forse si lamenterà, con garbo, con tranquillità. Non preoccupatevi. Guardate la serenità dei suoi occhi. I capelli ve li farà eccome e, se volete, anche la barba. Ne siamo certi. Gli piace troppo. DA SIMONA PIZZERIA - PIZZA DA ASPORTO BAR - TRATTORIA da lunedì a venerdì trovi un menù a scelta: 2 primi - 2 secondi e 2 contorni a E 8,00 Attrezzature speciali ad alta tecnologia per: SPURGO POZZI NERI PULIZIA CANALIZZAZIONI PULIZIA CISTERNE SERVIZIO VIDEOISPEZIONI CARUGO (CO) Via Tazzoli, 7 Tel Per gli avventori che ceneranno nel locale visione gratuita SKY TV e gioco calcio 13

11 10 Il personaggio di questa storia nasce nel 1965 in Ghana. Ci sono interviste che si fanno da sé, basta scriverle, sono già nell aria, storie i cui fili sono stati ordinati, storie già più volte raccontate. C è da reputarsi fortunati quelle volte che, anziché doversi prendere un libro o un film, si riesce ad ascoltare da chi li ha vissuti i veri racconti di vite imprevedibili. Una breve introduzione prima di lasciare il racconto a chi ne è il legittimo proprietario. A me il compito di trascriverla, sperando di far sì che non vi perdiate lungo il lungo percorso. Sono nato in un villaggio in Ghana da una famiglia molto povera. Mio padre era agricoltore, lo faceva per vivere, non per vendere. Lavoro ce n era ma non per tutti. Sentivo di dover e poter fare qualcosa per la mia famiglia, per mio padre, per mia madre, per i miei quattro fratelli. Vedevo gli amici partire, andare in Nigeria e portare a casa soldi per la famiglia. Così ho fatto anch io, nel I miei genitori non volevano, io avevo quindici anni, loro pensavano fossi troppo piccolo. Tuttavia partii. Soldi per il pullman non li avevo e pertanto viaggiai prima su un camion di cola (frutto simile il cacao) che arrivava a Lomè (capitale del Togo), poi su una piccola macchina e infine, con una moto, sono arrivato a Lagos (capitale della Nigeria). Lì ho fatto un po di tutto, dal muratore ai traslochi. Per 6 anni ho lavorato per un signore ricco come guardè, cioè custode della sua villa. Mi piace molto il calcio e, andando in Nigeria dove è molto diffuso, speravo di poter fare il calciatore. Però devi allenarti e io tempo libero dal lavoro purtroppo non ne avevo. Sono tornato a casa due volte. La prima nell 82. Poi nell 87. Le cose che succedevano a casa le sapevo tramite chi veniva in Nigeria dal Ghana. Non ci sono i telefoni (ride), sai com è l Africa (sorride). Un amico venuto in Nigeria mi portò la notizia che mio padre era morto. Partii. Al mio ritorno io mia mamma e i miei fratelli abbiamo pregato per mio padre. Sono musulmano e quando uno muore preghiamo Dio perché perdoni i peccati. Da quella volta non sono più andato in Nigeria. Era infatti tornato mio cugino che dall 85 abitava a Napoli. Mi disse che in Italia si stava bene, cosa che mi spinse, dopo 8-9 mesi trascorsi in Ghana, a partire. Soldi per prendere un aereo per Napoli chiaramente non ne avevo. Presi un volo per l Egitto, destinazione il Cairo. Arrivai che non conoscevo nessuno, tantomeno la lingua. In Egitto infatti si parla l arabo, mentre in Ghana anche se la lingua ufficiale è l inglese, quella diffusa è l ashanti. Io e la mia famiglia parliamo invece l hausa, che è una lingua usata in alcuni stati quali Ghana, Togo, Benin, Niger. Dovetti arrangiarmi e dopo 11 mesi a Il Cairo, andai in treno ad Alessandria poi in Libia, a Bengasi, dove, dopo 10 mesi di lavoro trascorsi costruendo strade, con un po di soldi ho fatto il visto per la Tunisia. Da qui poi a Trapani in nave. Devi sapere che io ho il passaporto del Benin e se vieni in Italia, essendo Benin e Italia amici, non serve il visto. Sulla nave però erano tutti arabi (intende nordafricani), mentre io ero l unico africano. Ero l unico senza visto e quindi mi hanno fatto delle storie, non sapendo che nel mio caso bastava il passaporto. La questione si è risolta quando, alla fine, mi hanno portato dal capitano della nave che era al corrente della storia del visto. Dopo Trapani, a Palermo in autobus, e a Napoli in treno. Finalmente a Napoli. Finalmente. Era l 89. Qui scopro che mio cugino si è trasferito a Bergamo. Io però mi fermo a Napoli per un po. Ad agosto ritrovo mio cugino tornato a far visita a degli amici. Mi parla bene di Bergamo, Brescia, Como, e del lavoro che c è là. Quando, dopo pochi mesi - era il 90 - ottengo il permesso di soggiorno, decido di andare da lui. Arrivo a Bergamo in treno, senza sapere né dove sta né il suo numero di telefono. Arrivato in stazione, guardo di qua, guardo di là, guardo di qua, guardo di là Tu come avresti fatto?! (La domanda mi coglie un po impreparato dico la prima cosa che mi viene in mente cerco uno che conosca mio cugino!!!) Infatti!. Ho trovato in stazione uno che parla il dialetto del Ghana, l ashanti, che mi ha aiutato a trovare mio cugino. (troppo facile!!) Trovo subito un lavoro ma dopo due settimane vengo licenziato e, su suggerimento di un amico, vado prima a Como, poi a Cucciago e infine Carugo, in quanto vicino a Mariano dove conoscevo delle persone. Dal 92 abito qui. Mi trovo molto bene e vorrei restarci. I carughesi mi hanno davvero aiutato, Anna, Sabrina, Margherita e, in particolare, Luigia, che per me è un po come una mamma. È stata lei che, dopo che ho trascorso sei mesi all albergo di Carugo, mi ha ospitato per sei anni in casa sua e mi ha aiutato a trovare casa in via Manzoni, alle case popolari. Da quando vivo qui sono tornato in Ghana 3 o 4 volte. Mia moglie, con cui mi sono sposato nell 85, mi ha raggiunto 8 anni fa ed ora viviamo con i nostri figli di 7 e 3 anni e quello di 3 mesi, tutti nati a Cantù. (come me. Beh, certo, i miei genitori hanno fatto un po meno strada di lui) Abbiamo anche due figli quelli più grandi di 13 e 16 anni - che vivono con la mamma di mia moglie in Ghana, dove studiano. A loro due e a mia mamma mando, come ho sempre fatto verso la mia famiglia, i soldi che risparmio. Mi piacerebbe venissero qui i ragazzi hanno bisogno di mamma e papà - ma, come fare? La casa è piccola per tutti e poi lavoro solo io. Poi con l affitto, l assicurazione e la benzina è difficile. Andare a trovarli non è possibile, siamo in cinque e il viaggio in Ghana costa 1000 euro a testa. L ultima volta che sono andato da loro è stato davvero molto bello. Ho portato là dei regali, vestiti e scarpe soprattutto. I miei figli se li aspettano e poi raccontano agli amici che glieli ha portati loro padre dall Italia. Vediamo. Se Dio vuole.

12 Nel frattempo cerco di risparmiare. Lavoro ormai da 11 anni alla Comp-Industria, una ditta di Perticato che fa tranciati. La vita è difficile ma piano piano (mentre lo dice si vede il suo consueto sguardo fiducioso) Sono un buon musulmano, seguo il Corano la nostra bibbia - faccio il ramadan e recito la preghiera cinque volte al giorno, tutti i giorni, alle 6 quando mi sveglio, all 1, alle 3, alle 6 e alle 8 di sera. Quando lavoro però devo saltare quella delle 3 del pomeriggio che dico appena torno a casa in quanto le cinque volte devono anche essere distanziate. Dio vuole così. Quando ero in Ghana andavo in moschea tutti i paesi ne hanno una mentre qui recito le preghiere in casa, assieme a tutta la mia famiglia. Non mi concedo molti svaghi, a parte il calcio, che ho sempre praticato e seguito. Sono tifoso del Milan, e mi piacerebbe davvero IL RAGNO di Michael Connelly molto andare a vederlo a S.Siro. Il futuro?! Non so. Dipende da Dio. Qui mi trovo bene e se tornassi in Ghana, la casa dove vive mia madre con i miei fratelli sarebbe piccola per noi. Però non lo escludo. Mio cugino ad esempio ora ci è ritornato e vive là. (qualcosa vi fa supporre che possa ritornare in Ghana?) Dovessi descrivere il Ghana a uno che non lo conosce?! È un posto tranquillo. Si vive bene. Il lavoro c è, purtroppo non per tutti. I ricchi sono sempre ricchi e i poveri sempre poveri. Che altro aggiungere?! BIBLIOTECANDO Thriller con l'anima" così Carlo Lucarelli definisce i romanzi di Michael Connelly, ex giornalista di cronaca nera del Los Angeles Times, ormai considerato da molti un maestro senza rivali del genere. "Il ragno", vincitore del Premio Bancarella nel 2000, è uno dei libri più avvincenti dello scrittore americano. Sullo sfondo di una Los Angeles sul punto di esplodere a seguito dei casi di Rodney King e O.J. Simpson, la vicenda narrata prende le mosse dall'omicidio di Howard Elias, un importante avvocato di colore, famoso per le sue cause contro la polizia. Il detective Harry Bosch, chiamato ad indagare sul caso, scava nella vita privata di Elias e si addentra nei meandri più sordidi di Internet fino a portare alla luce una terribile verità. Il primo è l'abilità di Connelly nell'invenzione della trama, un intreccio accuratamente congegnato dove tutto si incastra alla perfezione in un susseguirsi incalzante di colpi di scena che tiene col fiato sospeso il lettore. Il secondo fattore è rappresentato dal fascino del protagonista: il malinconico e tenace detective Hieronymus Bosch, eroe della maggior parte dei thriller dello scrittore americano. Ombroso, amante del jazz, Bosch, che prende in prestito il nome da un noto pittore fiammingo del XV secolo, è quello che si definisce un "cane sciolto"; investigatore privato più che poliziotto, si muove spesso al di fuori dei canali istituzionali seguendo ciecamente il proprio istinto. Segnato da un'infanzia difficile, privata del calore e dell'affetto di una famiglia, reduce dalla guerra del Vietnam, Bosch intraprende a Los Angeles una seconda battaglia ugualmente dura e spietata: quella contro il crimine. La lotta contro il male rappresenta per lui una sorta di GIRI DI... VITA "missione" alla quale non si può sottrarre. Sempre sulle tracce della verità; deciso a farla emergere ad ogni costo, per quanto scomoda possa essere, si scontra spesso con l'indifferenza e la corruzione della Polizia di Los Angeles che, preoccupata della salvaguardia della propria immagine, non esita a insabbiare e "archiviare" le realtà più scomode. Tormentato nella vita privata (in questo romanzo il detective è alle prese con la crisi del suo matrimonio), cupo e inquieto, ma anche dotato di grande umanità Harry Bosch, definito dal New York Times "l'eroe ideale del nostro mondo nevrotico", è un personaggio "vero" che conquista il cuore del lettore. Una volta letta una "puntata" della sua saga non si può fare a meno di passare alla successiva. EDILGRANDE di Aldo Grande RISTRUTTURAZIONI E COSTRUZIONI EDILIZIE Agenzia generale: ASSICURAZIONI "in" di Nespoli L. e Proserpio M. & C. s.a.s CARUGO (Co) Via Vincenzo Monti, 12 Tel Cell MARIANO COMENSE (CO) Corso Brianza, 31 Tel Fax

13 La carughese di cui parliamo è nata ieri. È una bella bambina di 3 kg. Ci avevano consigliato di fare un'intervista ad una bambina così piccola. Non ha esperienza, ha una storia poco inbteressante, e poi, si sa, i bambini non parlano. Così ci hanno detto. E invece parlano, cavolo se parlano. Noi non sappiamo comprenderli per pigrizia e immaturità, ma se si propone un'intervista su una testata giornalistica ad ampia tiratura (così le ho detto, calcolando un pochino la mano), vedrete come parlano. La vanità non ha età. Di cosa parliamo? Cosa ci racconti? Ho una gran voglia di piangere, qui fa freddo, c'è una luce accecante e poi, ne converrai, l'ospedale non è il posto migliore per intervistare una persona. Potevi aspettare qualche giorno. Mi spiace... Non c'è problema, non preoccuparti. Scusami perché te l'ho fatto notare. Oggi è la prima giornata e sono un po' frastrornata. Ieri, per uscire dalla mamma, è stata una faticaccia, ci vorrà un po' per riprendermi. Però ho visto l'alba. Fantastico. Irraccontabile. Vedi quel finestrone lì in fondo? Entrava un... come dire?! Bellissimo. Credevo di sapere quello che mi aspettava. Stamattina però... non so proprio descriverlo, dal buio alla luce, esattamente come ieri. Quando sono nata. Comunque, devi sapere che ho moltissime prospettive per il futuro. Di già? Qualche idea me la sono fatta. Sai, in nove mesi, di tempo per pensare ce n'è. Crescere è una faticaccia che richiede molto impegno, ma hai una quantità inimmaginabile di tempo. Adesso vorrei fare qualcosa di buono, qualcosa di giusto, qualcosa di grande, qualcosa di gratificante non necessariamente in quest'ordine. Non so bene ancora cosa. Comunque vedrai. Mi sento carica. Ne ho parlato anche con altri bimbi, la pensano anche loro allo stesso modo. Siamo qui anche per darvi una mano e migliorare quanto di buono avrete sicuramente già fatto. (La guardo con un sorriso stupito) Caspita. Non sei certo pessimista, eh? Che vuol dire? (rido) Che sei ottimista!! Aaaahh! Anche se qui... ti pare giusto all'ospedale mettere tutti i bimbi insieme in una sala? Boh, non ci ho mai pensato... Un fracasso. E poi c'è quel bimbo che continua a provarci. (questa non me l'aspettavo, eh eh). Continua a chiedermi idi uscire a cena. Cerco di cambiare discorso, io non so dire bugie. Imparerai. Tutti purtroppo imparano. I più intelligenti, cosa non da tutti, riescono a convincere che, quando le usano, sono giuste. Ma questa è una visione personale, avrai tempo e spero voglia per fartene una tua. Se no, non preoccuparti, tutti sgomitano per dirti la loro. (pessimista che non sono altro! guarda se sono cose da dirsi a una bambina). Dai, dammi qualche dritta! No, le dritte te le daranno i tuoi genitori, gli amici, il mondo, la vita. Io voglio solo farti qualche domanda. Se no che intervista è?! Ma se sono io che ho un'infinità di domande e non ho risposte, che vuoi sapere da me? Cosa fai con quella cosa che hai in mano? Carta?! Scrivere?! Che significa? Dove mi porteranno quando esco di qui? Ho sentito parlare di Carugo, che razza di nome è? Cosa significa la parola dosso? E torre? Cosa c'è? La mia dispettosità sta per portarmi a fare una controdomanda. Ma come si fa a fare arrabbiare una bambina, così curiosa, così gentile, così bambina? Gli spiego tutto, entro nei dettagli. Gli racconto di un paese piccolino, eppure di gente variegata, di gente con tante storie, di gente che lavora, fatica, vive, ama. Beh, diciamoci la verità, ho romanzato un po' la storia, ma che male c'è? Ai bambini piacciono i racconti. Così ho constatato. Grazie. Davvero comparirò sul giornale, come hai detto? Ogni promessa è debito. Ecco l'intervista. Come vedete ci tiene. Manuela Perri acconciature TUTTI I GIORNI 9,00-18,30 VENERDI' 9,00-21, CARUGO (Co) Via Cavour, 17 Tel

14 Il personaggio di questa storia nasce nel 1940 a Carugo. La signora che mi ha aiutato per l intervista (e che ringrazio) dice di lei che quando c è da prendere una medaglia, mette le mani dietro. Non so se sia vero, tuttavia quanto scritto in seguito ci è stato raccontato da una persona sorridente, serena, sempre pronta a dire che le cose straordinarie che ha fatto non hanno nulla di straordinario. Lasciamo la parola alla diretta interessata. Sono nata nella stessa casa dove abito tuttora. Qui di fianco alla ferrovia: il treno è il mio imprinting ed è rimasto una costante visiva sullo schermo del mio televisore (la finestra, perché, come vedi non ho televisione) per tutta la mia vita, tant è che l ho inserito nel quadro che ritrae la mia infanzia (guardatelo nella foto). Ricordo ancora quando, bambina con i miei fratelli (eravamo in tempo di guerra) lì a quella finestra guardavamo passare il treno a vapore. Stracarico di gente al sabet sira, le persone attaccate fuori perfino alla canna fumaria, ci immaginavamo che quella locomotiva sbuffante parlasse nel ripartire a fatica dalla stazione e dicesse: sun stuff, son stuff, sun stuff (sono stanco), mentre il lunedì mattina ripartiva più allegramente dicendo sun fort amò, ssun fort amò, sun fot amò (sono ancora forte). Dopo gli anni delle commerciali a Carugo con Don Abramo preside che, lo ringrazio, ci obbligò a mandare a memoria Le Beatitudini : beati i poveri, beati i miti, (beatitudini che lui viveva in pieno) proseguii i miei studi fino alla laurea in architettura al Politecnico di Milano. Mi ricordo che al primo anno eravamo un centinaio di iscritti, di cui forse neanche una ventina di ragazze. A Carugo di architetto c era allora solo Enzo Somaschini, che mi fu amico da subito, lo ringrazio. Il tragitto per Milano, col solito treno: sveglia alle sette meno cinque e treno preso alla rincorsa alle sette e cinque, lo facevo in prima classe, (papà aveva disposto così!) mentre lui viaggiava in seconda classe (!) per andare in negozio in piazza Nord proprio davanti alla stazione dove aveva una esposizione di mobili, gli stessi che la ditta della famiglia grande faceva qui in paese. Già, mio papà pensa che ero vice presidente diocesana di Azione Cattolica per la diocesi di Milano e andavo alle riunioni serali con la Seicento, l Asdrubalina (ogni sua macchia, ci dice ha avuto un nome), lui aspettava che finissi per tornare insieme (sorriso carico di tenerezza) e affrontare le nebbie del viale Zara La mia partecipazione all Azione Cattolica diocesana fu grazie a Don Luigi Manganini (allora coadiutore a Carugo e poi monsignore in curia) che mi aveva apprezzato per l inchiesta che avevo fatto sugli immigrati a Carugo nel In quel periodo il problema degli immigrati non poteva essere trascurato, era gente che aveva bisogno e gli si doveva andare incontro. Io e altre ragazze pertanto ci prendemmo la briga di analizzare la situazione con una serie di domande fatte andando a scovare le famiglie stesse ed evidenziando lo stato precario in cui spesso vivevano. Ricordo tuttora la dedizione poi con cui don Abramo dava aiuti a tutti loro. e non avevo tempo per queste formalità!) Così mi sono laureata e non ho mai visto l aula magna del Politecnico!! Dopo aver lavorato per un paio d anni nello studio di un architetto a Monza, per quindici anni ho poi insegnato disegno tecnico all ITIS nel frattempo avevo messo su uno studio di architettura (Studio Altair) Quanto mi son divertita! Mi son sempre divertita lavorando! (ringrazio Dio, nonché mio padre che mi aveva tanto incoraggiato) Il tennigrafo era il mio primo amico e confidente! Progetti che ricordo? Beh, sono tanti quelli a cui sono legata: il palazzetto di Carugo, l oratorio di Giussano, i concorsi per la chiesa del quartiere gallaratese a Milano e per la frazione Valera di Varedo. I lavori di restauro per la chiesa di Santa Maria del suffragio a Milano infine, la sistemazione di Carugo centro (per cui si fece un concorso nel 90), che fu uno dei miei ultimi progetti di architettura. Nell 85 mi sono laureata in scienze religiose con una tesi sull architettura delle chiese. Titolo: IL CENACOLO PROTOTIPO DI OGNI CHIESA. Cioè in questa tesi io affermo che per realizzare una chiesa l architetto si deve riferire al Cenacolo e agli esempi di cenacolo che ci sono disseminati nei testi del Nuovo Testamento innanzitutto come spirito e clima. La Chiesa, e tanto meno Gesù, non dà norme precise a chi deve costruire una chiesa, ma il Concilio Vaticano II proclama che la norma fondamentale è la dei verbum la Parola di Dio, lì quindi si deve cercar il modello, lo stampo per le chiese di tutti i tempi. La pittura è poi la mia passione più lontana nel tempo (ci mostra incorniciati due attestati di vittoria, a undici anni, di un premio di pittura) e sono riuscita a dedicarmicisi soprattutto da quando ho smesso di adorare il tennigrafo! (la signora citata nell introduzione tenta di ricordare gli aiuti che il personaggio di questa storia ha dato e tuttora da a chi ha bisogno. Lei tuttavia cambia discorso sghignazzando, come un mago ci fa sparire la carta sotto gli occhi) 12 Torniamo indietro un momento. La laurea nel Pensa che, finita la discussione me ne torno felice in negozio da mio padre e poi chiamo a casa mia mamma: Mi sono laureata mamma! Ah si? Alura tro dent la pasta?! (butto la pasta?) Che treno prendi? Guarda te! Neanche mi piaceva la pasta! (risate). Ma per lei era venerdì e il venerdì in casa mia si mangiava la pasta. Mia mamma non so se immaginava cosa fosse l università, non era mai venuta a vedere neanche il liceo. Mio padre invece, tutto orgoglioso, mi aveva insegnato a prendere l 11 (il tram, non c era il Metrò) per arrivare al Poli e poi, per farla breve, alla fine degli studi, io, ho mandato lui stesso alla cerimonia della consegna del diploma di laurea in Aula Magna e a ricevere i dovuti complimenti dal preside (Era domenica e io ero impegnata in Azione Cattolica CARUGO (CO) Via Vittorio Veneto 27/2 Tel Tel

15 Vedi quella Madonna? (Indica una madonna incorniciata). E la Madonna di S. Zeno. Dopo aver cercato di ricostruirla fedelmente col tennigrafo, la feci per me, pensando a mia madre ormai in cielo. Poi me la chiesero in molti, ne ripetei parecchie e nacque l idea di diffonderla come ambasciatrice di pace, affidandola a persone che andavano all estero. Nel giro di un anno, è effettivamente andata in tutti i continenti, compresa la Cina, Giappone, America naturalmente e Australia. L idea era di portarla dovunque, in particolare, come solevo dire,di abbandonarla negli aeroporti come bomba di pace. Nel 92 o 93, abbiamo poi fatto un bellissimo lavoro per il Papa che veniva a Como. Decidemmo con un bel gruppo di ragazzi e ragazze, di fargli un regalo. Così siamo riusciti a fare un libro. Titolo: 1 Cor, che consisteva un più di 50 tavole, formato 50 x 70, realizzate dai ragazzi e da me, che illustrano la 1 lettera ai Corinzi di S. Paolo. Una volta rilegato degnamente è venuto fuori un volume da 25 chili! Lo abbiamo consegnato a mons. Maggiolini che lo ha lasciato al Papa. Ci è stato detto che il Papa si è soffermato a vedere il libro e che ora è nella biblioteca vaticana. Chissà! Ad ogni modo questo lavoro ci è servito per fare nostra e capire meglio la lettera. Uso il plurale perché il lavoro per il Papa è stato sviluppato in quello che chiamavamo l Atelier dell anima, uno spazio laboratorio, qui in casa mia, con lo scopo di sviluppare iniziative artistiche-culturalireligiose, attività molto sostenuta da don Giorgio allora coadiutore. Ultimo racconto. Quella volta che sono apparsa in TV, su raitre. C era un convegno dell alta finanza all Università Cattolica di Milano, nell aula magna gremita all impossibile, presente Ciampi, allora capo della Banca d Italia, e altri. Notare che il Papa solo un paio di giorni prima aveva gridato fermate l idolatria del denaro e loro venivano alla Cattolica a celebrarne il culto in pompa magna!! Mah! Non si poteva soprassedere. Alla fine di un fiume di parole e montagne di numeri c è il momento degli interventi dal pubblico. Allora mi alzo dal mio posto, vado sul podio con l Avvenire sotto il braccio e quindi, ricordando che siamo alla Cattolica faccio vedere il giornale che riportava a caratteri cubitali la frase del Papa. Quindi presentandomi anche come inesperta di finanza ma quale architetto ho detto di guardare bene la faccia del Bernini sulla banconota da lire : Io come architetto di chiese mi vergogno! Dissi. E poi ancor più del Papa, Gesù ha detto: scegliete: o Dio o il denaro. Io ho scelto. E così dicendo butto, dall alto del mio podio, il biglietto da 50 mila verso di loro. Banconota che poi la sera, al tg svolazzava adagiandosi elegantemente tra le scarpe lucide dell alta finanza! (qui ce la ridiamo). Adesso? Da quando Giovanni Paolo II disse, all alba del 2000, che se in questo millennio non trasformeremo il pianeta in un giardino ci troveremo su un cumulo di macerie, nel mio piccolo, mi son data con tutta l anima all arte dei giardini. Ma già ho sentito con mia grande soddisfazione il nuovo Papa Benedetto XVI dire che bisogna trasformare la terra nel Giardino di Dio E un ordine! Che è un mio desiderio! Infatti adesso faccio le scatole!! (ride). Già per tutti i bambini che vengono battezzati a Carugo e per altri che me lo chiedono faccio scatole tipo questa dove poter metter l abitino del battesimo e tutto quanto può essere il corredo spirituale di questo sacramento, senza far mancare il piccolissimo seme di senape descritto nel vangelo come immagine della loro fede in germe. Ho passato anni a fare molte cose, ma questo è stupendo. Forse sto già seminando nel giardino di Dio! Meglio, collaboro solamente, vorrei essere umile. Benedetto XVI chissà da quanto lavora nella Vigna di Dio! Vorrei farti capire che, come Pietro, dopo che Gesù l ha fatto pescatore di uomini, ha continuato ad essere pescatore ma ad un livello più alto, così io ora facendo quello che faccio e ricordando a ogni battezzato che è tempio di Dio (come da prima lettera ai Corinzi), io mi sento sempre architetto ma su un piano più alto perché mi sento collaboratrice dell Arch. Celeste e questo, credimi, è stupendo, esaltante. Si, nel Regno di Dio, qualunque lavoro tu fai, spazzino o professore tu, forse non lo sai, ma stai spolverando le stelle! Sei uno sportivo? Ora non basta fare sport, bisogna diventare, come S. Paolo, Atleti di Dio! Sei architetto? Sei ingegnere? Ora non basta fare piani regolatori, lanciare ponti da una montagna all altra, costruire linee ferroviarie ad alta velocità, c è da costruire la Città celeste e lanciare ponti su alte sfere. Auguri! Non rido! E felicità! Questo è un sunto di quanto emerso in una chiacchierata di due ore avuta con questa donna vulcanica dalla risata particolarmente contagiosa. Posso solo immaginare quante altre esperienze ancora avrebbe potuto raccontare. Come ogni volta io mi sono nascosto dietro al pretesto di dover scrivere per il giornale per poter collezionare qualche attimo sparso nella memoria delle persone. Lascio alla vostra fantasia scuse più brillanti di questa per poter carpire altri elementi della sua storia e della sua persona variopinta. Beh, anche senza scuse potete farlo, chiedere di raccontare non costa davvero nulla. Chiederlo a lei costa ancora meno. Manuela Perri acconciature TUTTI I GIORNI 9,00-18,30 VENERDI' 9,00-21, CARUGO (Co) Via Cavour, 17 Tel

16 Il personaggio di questa storia nasce nel 23 a Carugo. E un signore che parla tranquillo e pacato, piano, quasi solenne. Ai continui incitamenti del nipote affinché racconti e faccia partecipi più persone della sua storia emozionante, lui si schermisce, dice che necessita di tempo, che vuole sì raccontare, ma un altra volta, con più calma, con più tempo, per poter raccogliere bene le idee, perché di cose ce ne sono ed è meglio fare un altra volta. Ma nel frattempo racconta. E racconta. Poi si ferma ancora una volta. Dice che di cose ce ne sono ed è meglio fare un altra volta. Ma riprende a raccontare. E racconta 12 A diciotto anni cominciai a fare l attore a livello amatoriale. Era appena cominciata la guerra e qui a Carugo c era Giacomo Schellembrit, altoatesino sfollato da Milano dove era scenografo e direttore artistico al Piccolo Teatro. Facevamo teatro all oratorio con Don Pino Elli. Schellembrit mi stimava moltissimo, vedeva in me un grande attore. Diceva che il grande attore nelle prove è nullo, ma quando si alza il sipario Mi fece anche una dedica che diceva continua a fare teatro che diventerai uno dei migliori attori italiani firmata Con affetto, Giacomo. Dopo la guerra continuai ad andare a Milano in treno a fare le prove. Tre sere la settimana e poi la domenica mattina. Era un bell ambiente. In quel periodo conobbi Tino Scotti, Walter Chiari, Bramieri, Tognazzi e Vianello, che andai anche a trovare a Senigallia. Ma i miei genitori non volevano. Una delle ultime volte, Giacomo, a casa sua, mi disse Capisco una cosa, che tu continuerai a fare i mobili Io gli dicevo No Giacomo, non ho ben idea, poi i miei genitori E lui Non ti preoccupare che saranno loro i più felici Chissà come sarebbe andata, quella era proprio una dote, ci vuole tanta memoria e io l ho sempre avuta. Ma i miei mia madre addirittura mi ha stracciato la dedica di cui dicevo. Prima ancora dei diciott anni ho invece truccato la carta d identità per poter volare. Una passione molto grande era nata leggendo un libro sui primi aerei e da lì si era sviluppata tanto che cominciai ad andare in bici a Bresso a fare dei voli. Ho guidato un bireattore, un Cessna e un Savoia Marchetti. Il mio istruttore era Crippa. Vedi quel quadro (indica un quadro con delle spirali colorate)? Crippa era un pittore e in quel quadro ha ritratto il volo. Me lo ha regalato quando mi sono sposato. Data questa mia passione se fossi andato in guerra avrei fatto l aviatore. Dico se fossi andato perché quando ero a Baggio, nel 42, all ospedale militare a fare la visita di leva, mi è successa questo fatto. Una signora ha chiesto Chi ha voglia di ramazzare? Io, signora ho risposto. Appena mi ha visto, questa signora enorme, è rimasta ferma immobile. Come ti chiami? mi ha chiesto. Io gliel ho detto e lei mi ha portato in ufficio. Mi ha detto Tu sei mio figlio e il militare non lo fai! e data la mia espressione interrogativa mi ha mostrato una foto. Era la foto del figlio, morto pochi mesi prima in guerra. Identico a me, sembravamo gemelli. Fui fatto rivedibile tre volte. Quella donna, a cui in seguito ho portato per anni dei regalini, mi ha salvato la vita. Fossi andato in guerra l aviazione era sicura dato che con la mia passione eravamo pochi. Che guera de stupit! E mi fumi na sigareta. (e io fumo una sigaretta) Ci facciamo una pausa. Fate una pausa anche voi. Fine primo tempo. Poi c è il secondo e, ad avere tempo, ci sarebbe anche il terzo. E così via. Secondo tempo, si alzi il sipario. Tutto questo mentre nel frattempo lavoravo con mio papà. Ho cominciato a quindici anni, quando lavoravamo ancora in via Cadorna, con 5 o 6 operai. All inizio mi sono scontrato con mio padre, Pepin. Lui faceva pagare una camera 2950 franc (lire) mentre io, esaminando tutti i costi dicevo che avrebbe dovuto farle pagare Mi disse pistulin, pistulin, ti e vendet pù a tremilaequatercent franc (pistulin, pistulin, non le vendi più a tremila e quattrocento lire. Pistulin lo si dice ai bambini furbetti e non lo vogliamo assolutamente tradurre ). Andai fuori a lavorare, a Giussano. Dopo tre mesi mio padre disse no no stai a casa dai. E da allora, era il 38, lui non si è più occupato della ditta e ha lasciato tutto in mano a me. Intanto frequentavo la scuola d arte. Lì ci insegnavano il barocco e i mobili in stile ma io credevo che il lavoro artigianale stava scomparendo, che serviva l innovazione tecnologica e che, soprattutto, bisognava cercare un nuovo stile - moderno - nel fare i mobili. Molti mobilieri li definivano caset de limon (cassette di limoni) ma la strada si rivelò essere quella e presto cambiarono anche loro. A questo punto ci parla di alcune innovazioni che ha introdotto. Un po complesse da seguire, ma notevoli. Leggete un po. Nell analisi dei costi che avevo fatto avevo visto che l abete era il 32% del totale. Questo derivava dal fatto che la prassi dei mobilieri era quella di fare i mobili tutti pieni. Non era possibile che una spalla pesasse 24 chili!! Allora pensai di alleggerirla creando un intelaiatura interna anziché il pieno e il peso della spalla passò a 9 chili.

17 Oltre a questo, per fare elementi curvi, si dovevano curvare le lastre di compensato. Però, anziché lastre con strati di millimetri che si rompevano, chiesi di averne con tre strati uguali. Vista l insolita richiesta, andai e parlai direttamente col fornitore, il signor Colli, un omone di due metri. Mi disse: Tu cosa vuoi, il compensato con strati uguali? Ma si può sapere cosa ci devi fare? Io gli ho risposto: Sciur Colli, a lei non interessa cosa ci devo fare. Io sono venuto da lei per vedere se lo può fare! Ci rimase un po. Che peperino mi rispose e mi fece avere 400 lastre. Queste due invenzioni portarono al semivuoto curvo che per primi abbiamo prodotto e che ci ha fatto risparmiare molto materiale. Beh, poi ci sarebbe anche la storia del Tutto Tutto, l armadio che brevettammo e che era realizzato con un anta unica e innovava rispetto allo stagionale, che aveva le ante divise, la parte superiore per una stagione, quella inferiore per l altra. E tutti che si domandavano perché avessimo unito le due ante. Ma di cose ce ne sarebbero Nel dopoguerra, per ingrandirci comprammo il terreno di fianco al cimitero (non penserete mica ingenuamente al cimitero attuale?), prezzo franc. Avevamo franc e mancavano franc. Lo comprammo comunque e recuperammo i soldi mancanti già nei primi sei mesi di lavoro. Poi piano piano abbiamo costruito altri capannoni fino ad arrivare ad avere anche 95 dipendenti. (qui snocciola i costi dei capannoni, della casa, dei materiali, una serie impressionante e incalzante di numeri che dimostra una memoria incredibile) Da giovane pensavo solo al lavoro. Svaghi?! Beh il calcio - tifo Juventus - e poi le bocce. Nell 85 ho anche fatto i campionati del mondo, siamo arrivati ottavi (indica una targa incorniciata), in coppia con Ariberto, io che ero un accostatore e lui bocciatore. Proprio al campo di bocce conobbi la mia futura moglie. Un giorno arriva una ragazza che ci portava da bere. Mi è subito piaciuta. Ci siamo sposati nel 50. La chiacchierata imprevedibile viene spesso orchestrata dal nipote che suggerisce aneddoti che conosce a memoria, su cui il personaggio di questa storia può improvvisare alla grande. Eccone alcuni. Nel 1957 andai a Foggia. Non ho mai sentito la necessità della confessione. Eppure ho preso appuntamento con padre Pio, alle Entra quest uomo, mi viene il magone. Gli parlo di mia figlia malata. Con la mano destra, su cui aveva le stigmati mi colpisce e dice Vai che sarà la tua felicità. Così fu. Devi poi sapere che nella vita ho avuto tre casi mortali. Il primo a anni. Io e alcuni ragazzi siamo andati su una barca al lago di Alserio. Mio cugino Renzo aveva cominciato a muoversi e la barca si era rovesciata. Non sapendo nuotare ho rischiato di annegare. Quant acqua bevuta fui salvato per fortuna dai pescatori. La seconda fu un incidente in auto. Con la mia Ardea tra due camion, macchina distrutta ma io salvo. Per miracolo. La più grave fu nel 77. Salito sul tetto del capannone per controllare mentre stavano pulendo il silo, sono caduto da 9 metri e mezzo. Mi hanno scoperto dopo un quarto d ora. Trauma cranico, trauma renale, 22 fratture e 3 litri di sangue persi. Portatomi a Erba in autolettiga mi davano per spacciato. E invece sono qui ancora. È destino. Tutto è segnato. Ognuno ha il suo percorso. Ognuno ha il suo percorso. Ti ho raccontato un po di cose, ma non metterle però. Poi sembra che mi vanto Quand è che esce il Carughese? Si conclude così il secondo tempo di questo monologo di oltre due ore, affrontato senza incertezze e dimenticanze. Schellembritt ne sarebbe stato orgoglioso. Ancora una volta CARUGO (CO) Via Vittorio Veneto 27/2 Tel Tel

18 14 GIRI DI... VITA Che fare quando devi assolutamente consegnare un articolo, perché ci tieni, perché è un appuntamento fisso, perché sai che probabilmente non potrai, in seguito, farcela per un po di tempo? Semplice. Lo inventi. Ben conscio che in fatto di invenzione la vita è superiore, e di gran lunga alla fantasia, raccolgo la sfida e racconto la storia della tartaruga Luigina. Luigina è una tartaruga di terra. Nelle storie le tartarughe sono sempre pacate, tranquille sagge. Già perché noi guardiamo gli animali dalla nostra prospettiva, il leone è aggressivo e regale, la mosca è agitata e meschina, il panda tranquillo e inerme, le farfalle creative e serene. E la tartaruga?! Tranquilla e saggia. È così che ci appare Luigina la testina si muove piano piano, selezionando l erba da mangiare. Gli unici guizzi sono quelli di paura, quando si ritrae per un improvviso pericolo. Come succede se arriva Rosco, un cane che abita con lei, un cane talmente vitale che, da quando è arrivato, pochi mesi fa, ha già fatto più strada di quanta ne abbia fatto Luigina in oltre dieci anni. Luigina e Rosco vivono in un giardino del nostro paese. Ne parliamo solo ora perché una era in letargo e l altro non era ancora nato. Rosco, nato a dicembre e da allora arrivato in questo giardino, è un jack russel. Sì, un jack russel. Fino a che non l ho conosciuto, se mi avessero parlato di jack russel, avrei pensato ad un americano di mezza età della Pennsylvania. Chissà se il signor jack russel della Pennsylvania che esiste davvero, ne sono convinto - ne è contrariato? Se conoscesse Rosco non credo proprio, perché è la dimostrazione vivente che l espressione vita da cani è un modo di dire fuorviante. Corre, gioca, salta, a volte sembra anche che gioisca e rida. Già, perché ha gli occhi molto espressivi e riesce a comunicare con gli uomini molto di più di Luigina. Chissà se è gelosa, visto che lei, prima dell arrivo di Rosco era padrona del giardino? LUIGINA: Io gelosa?! Ma dai! (detto con un certo stupore). Innanzitutto le tartarughe come dicevi tu sono sagge. (e qui si compiace) Poi chi dice che ero padrona del giardino?! C erano i merli, i passeri, gli insetti, i vermi. Suvvia, non penserai mica che si possano possedere l erba, le piante ed i giardini? Semmai io sono del giardino, io sono il giardino, cosiccome tu e Rosco Ok, sarà saggia ma è un'intellettuale un po' pallosa quindi smettiamo di fargli domande. ROSCO: Anche perché si sa che il giardino è mio. Ci corro in lungo e in largo, mi muovo dove voglio, mi riposo quando voglio, mi danno da mangiare esattamente quando ho fame. Che altro c'è di meglio? Un po ti sentirai in prigione? ROSCO: Prigione?! Nooooo. Pensa che la volta che mi sono ritrovato fuori di qui perché il cancello si è chiuso inaspettatamente, ho continuato ad abbaiare per poter rientrare. Questa è casa mia. Mi sento sicuro, amato, insomma sto bene! A volte viene a trovarmi anche la mia sorellina e giochiamo E non provate la solitudine? LUIGINA: Perché dovremmo? Ci sono le piante, il cielo, le altre creature... E i vostri padroni... Luigina: E dai! Ancora con questa storia del possesso...poi quelli che tu chiami padroni li ho elencati parlando di creature! Ripreso da una tartaruga precisina!! Comincio a spazientirmi. Guarda se mi devo invischiare in discussioni con due animali! Ho letto che da qualche parte le tartarughe si usano per fare un brodo che mi hanno detto essere buonissimo. Mmmmm. Potrei almeno tornarmene a casa dicendo che ho parlato con una tartaruga squisita Rifuggo il pensiero. Torniamo a lei. Luigina è venuta a stare qui oltre dieci anni fa, quando fu trovata per strada, a Mariano. Arrivava da chissà dove. LUIGINA: Ero uscita dal giardino in cui vivevo e mi sono persa. Mi sono trovata su un percorso nero e molto caldo. Ho cominciato a preoccuparmi, vai di qua, vai di là, suoni ed odori mai sentiti, paure mai provate. Un alba, poi un tramonto, poi un alba. Incontro un passero Il discorso viene interrotto dal passaggio sinuoso di Garcia, il gatto dei vicini, che si pavoneggia, forse alla ricerca anche lui di una fama effimera. Luigina accenna a ritrarsi nel guscio (questo atteggiamento di fronte alla paura è così umano che mi fa sorridere), ma poi si tranquillizza e continua. LUIGINA: Dicevo Incontro un passero. Un tipo allegro, molto gioviale. Mi suggerisce di andare alle Groane o alla fontana del Guerc. Ma cosa sono? Quanto tempo ci vuole? Ci riflette un po. Mi dice che per me crede ci vogliano una decina di albe, forse quindici. Io vivo tanto ma pensare ad un viaggio così lungo, rispetto a quello che avevo fatto sinora, non ce la potevo fare. Sto per manifestargli il mio timore quando vengo raccolta. Mi ritrovo in uno strano posto pieno di rami che si muove (il cesto di una bici, ndr) e poi da allora qui. A questo punto potrei concludere con un bla bla bla bla bla riempitivo, visto che forse anche i bambini si sono annoiati. Le interviste finiscono in vari modi, il più delle volte con un caffè. Questo finale non l avevo previsto e i più pazienti nella lettura saranno premiati. Mi vedo arrivare nell ordine: un dj nano, una bambina che insegue un coniglio bianco, un principe bambino, un bruco con le orecchie a forma di ali, un intellettuale pragmatico e svariate altre figure per me singolari. Cosa ci fanno? Sono perplesso, non siamo mica nelle fiabe, siamo in un giardino a Carugo! Luigina interviene. Non hai capito ancora?. Ogni buon viaggio nella fantasia, sai come comincia ma non sai come finisce. Suvvia, non crederai mica che le tartarughe e i cani ti parlino? Comunicano sì, ma di parlare non se ne parla!. Tu sei finito in uno dei mondi fantastici, un mondo tanto bello quanto imprevedibile. È un pianeta dello spazio che funziona come un caleidoscopio e ha la forma di una lente d ingrandimento. Goditelo, perché non costa nulla, perché è a portata dei bimbi ma i grandi faticano ad entrarci. Me lo sono goduto, eccome. boscaiolo, che belli i racconti della nonna con denti orecchie e naso grandi! E poi che simpatica quella vecchina. Mi ha pure offerto una mela squisita anche se poi che mal di pancia!! CARUGO - AROSIO SPURGHI CIVILI - INDUSTRIALI COMUNALI Trasporto rifiuti liquidi e pericolosi in ADR Lavaggio idrodinamico ad alta pressione CARUGO Terraneo Cesare Cell sede Via Degli Alpini n. 13/A AROSIO (CO) Tel AROSIO Galli Carlo Cell

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