La cicogna sono io. Una etnografia dell accompagnamento alla vita nell Ecuador contemporaneo

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1 Benaglia B., La cicogna sono io. Una etnografia dell'accompagnamento alla vita nell'ecuador contemporaneo Brenda Benaglia La cicogna sono io. Una etnografia dell accompagnamento alla vita nell Ecuador contemporaneo Abstract This study explores birth as a biosocial event and consists of an ethnographic account of the work of a postmodern midwife in the outskirts of Quito, Ecuador. Maternity care is seen here a multifaceted field in which individual experiences and worldviews come to terms with highly structured professional relationships and protocols, and in which debated liberal ideas such as personal responsibility and freedom of choice meet the challenges of the structural lacking, misunderstanding, or poor delivery of proper information on safety, pregnancy, and birth. Through the experiences of my super-informant (the postmodern midwife G.), I try to highlight the salutogenesis potential that derives from an empowering approach to maternity care and from individuals (midwives, family members, physicians) that are able to interpret, revise, and dynamically relate to alternative, local, or traditional midwifery training, technology, and contemporary biomedical practices and protocols. Keywords Parto, levatrici, Ecuador, femminismo, antropologia medica. Oggetto e obiettivi dello studio L esperienza della levatrice G., la visione del mondo che ne informa le pratiche quotidiane e ne legittima la presenza nelle dinamiche sociali in cui agisce al servizio delle donne, è qui eletta a terreno privilegiato per analizzare il parto. Per mezzo dell osservazione di come sul campo di questa ricerca, un piccolo centro dell Ecuador andino 1, si configurano le concezioni della natura, del corpo, della sessualità, della gravidanza, del parto, del puerperio e della genitorialità in generale, tento di individuare pratiche e principi impiegati dagli attori sociali, la levatrice e la madre innanzitutto, per affrontare nell esperienza concreta i processi che nel parto culminano e che svelano il complesso intrico fra momento biologico e momento culturale. È proprio questa connotazione biosociale dell oggetto di studio che lo situa, infatti, oltre i confini del corpo e dell esperienza personale, nel più ampio contesto sociale e istituzionale che, nel caso del parto, è da alcuni di secoli quasi esclusivamente quello biomedico. L obiettivo è triplice: 1) approfondire ed evidenziare la premessa teorica dell intero lavoro, cioè la natura biosociale del parto; 2) mostrare la genesi e la legittimità di saperi e 1 Il luogo della ricerca di campo è un piccolissimo centro vicino a Tumbaco, ciudad de arte y cultura secondo la cartellonistica stradale locale a pochi chilometri dalla capitale dell'ecuador, Quito, a circa duemila e cinquecento metri sul livello del mare in una valle circondata da diversi vulcani. La mia permanenza nel piccolo paese sudamericano risale al periodo fra settembre e novembre Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1 41

2 pratiche di accompagnamento alternativi al modello biomedico ufficiale; 3) auspicare un integrazione, o almeno un dialogo, fra sistemi diversi per il benessere psicofisico di madre e figlio e così la nascita di una nuova forma di assistenza ostetrica che è già stata definita postmoderna (Davis-Floyd 2007) e che non è possibile inquadrare all interno di Banali distinzioni fra modi tradizionali, ostetricia professionale e biomedicina moderna (Ivi: 706). L informatrice privilegiata di questo lavoro, la partera G., emerge qui come rappresentante attiva di questa forma di accompagnamento alla vita e incarna precisamente le caratteristiche della postmodern midwife. Nell elaborazione di questo studio mi sono confrontata con la letteratura storica, antropologica e biomedica prodotta sul tema dell accompagnamento al parto. La ricerca di campo, della durata di circa tre mesi, è stata svolta per mezzo di osservazione partecipante e interviste qualitative 2. Mi sono avvalsa degli strumenti teorici forniti dall antropologia medica e, in particolare, questa riflessione ha rappresentato un importante ispirazione metodologica: L antropologo medico deve muoversi con estrema accortezza vestendo alternativamente i panni dell interprete e del critico culturale, del difensore della tradizione e del mediatore del cambiamento [ ]. Il compito di un antropologia medica critico-interpretativa è, prima di tutto, descrivere la varietà delle concezioni metaforiche (consce e inconsce) relative al corpo con le relative narrazioni e quindi mostrare gli usi sociali, politici e individuali cui queste concezioni vengono applicate nella pratica. Utilizzando un approccio di questo tipo, la conoscenza medica non è concepita come un corpo autonomo ma come radicata nelle pratiche e continuamente modificata da esse e dal cambiamento sociale e politico. La conoscenza medica è, certo, anch essa vincolata (ma non determinata) dalla struttura e dal funzionamento del corpo umano. Un antropologo medico, perciò, tenta di esplorare [ ] il rapporto delle credenze culturali relative a salute e malattia con il corpo umano senziente (Lock Scheper-Hughes 2006: 153). Nell operazione analitica di decodifica e ricodifica (Clifford Marcus 2005) sono partita dall osservazione di visioni del mondo, della vita, del corpo, della società, della medicina, dei rapporti umani e del nascere. Mi sono confrontata con i protagonisti e le attività concrete che caratterizzano l accompagnamento in gravidanza, parto e puerperio nel caso di studio. Ho cercato di far emergere la relazione dinamica tra principi, attori sociali e pratiche, evidenziando un processo di produzione culturale fluido, tutt altro che 2 Ho raccolto circa venti ore di interviste formali ma non strutturate (solo nelle prime fasi ho utilizzato come riferimento alcuni canovacci tematici elaborati prima del lavoro di campo). Le interviste hanno avuto come interlocutore privilegiato una partera (G.) e si sono svolte nella casa comunitaria dove questa donna vive e in parte pratica. Altre otto persone che direttamente avevano vissuto con lei un'esperienza di parto sono state intervistate alla stessa maniera e, in alcuni casi, alla presenza della stessa partera. Le interviste, in lingua spagnola, sono state registrate con il permesso dell'intervistato, trascritte nelle ore successive e, dove possibile, 'restituite' e approfondite con i miei interlocutori nei giorni seguenti. Una condivisione sommaria con G. dell'oggetto e delle modalità di svolgimento della ricerca risale a circa sei mesi prima del mio arrivo sul campo. Una condivisione approfondita è avvenuta invece in loco, al momento dell'illustrazione dettagliata della proposta del metodo di lavoro, dei tempi, degli obiettivi specifici e delle potenziali collaborazioni future. Con i miei altri interlocutori la spiegazione degli scopi del loro coinvolgimento e la mia stessa presentazione è avvenuta di norma prima di iniziare l'intervista, in alcuni casi in seguito a qualche anticipazione data dalla stessa partera. In virtù della posizione privilegiata di G. nel coro dei miei informatori e grazie alla sua ricchissima esperienza umana e professionale, ogni stralcio di informazione è già una considerazione densa e, in molti casi, ho percepito la qualità auto-riflessiva del materiale raccolto. Pertanto, se da un punto di vista metodologico questo ha reso più difficile la rielaborazione finale del lavoro, allo stesso tempo mi ha dato la possibilità di confermare la validità di una delle ipotesi principali su cui è basata la ricerca, e cioè la costante creatività culturale che caratterizza un fenomeno come il parto, eletto qui a oggetto di studio nei termini di 'processo di produzione culturale'. 42 Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1

3 Benaglia B., La cicogna sono io. Una etnografia dell'accompagnamento alla vita nell'ecuador contemporaneo impermeabile, e non vincolato a nozioni di località o tradizione. Mettere a fuoco questi fattori, contestualizzarli e riconoscerne genesi e peculiarità si è rivelato indispensabile per apprezzare ciò che venire al mondo rappresenta, svela e nasconde, e costituisce anche un modo per fare sì che la qualità del nascere, del partorire e dell accompagnare trovi posto fra le priorità personali, comunitarie e istituzionali nella società del mondo contemporaneo. L antropologia della riproduzione e la centralità della figura della partera Gli anni 70 e 80, in cui inizia a svilupparsi negli Stati Uniti la letteratura antropologica sul tema della riproduzione, sono anche gli anni in cui coesistono l aumento dell intervento chirurgico nella gestione del parto e lo sviluppo e il consolidamento dei movimenti degli attivisti di quello che è stato definito parto naturale. Uno degli aspetti più interessanti di questa branca dell antropologia è proprio la tensione che emerge fra il primo riferimento degli autori, cioè il sistema biomedico (in genere altamente tecnologico e tecnocratico), e quelle prospettive e pratiche di accompagnamento che possono essere individuate nei termini di alternative (se attive in contesto occidentale) o locali e tradizionali (se riscontrate genericamente altrove) e che suscitano l ostracismo incondizionato degli apparati sanitari istituzionali. È però l Organizzazione Mondiale della Sanità, in un autorevole rapporto su gravidanza, parto e postparto (WHO 2003b), a smentire la concezione diffusa che sia possibile migliorare la salute materna e neonatale solo attraverso un approccio biomedico tecnologicamente avanzato: a fare la differenza sarebbe, piuttosto, l assistenza durante gravidanza, parto e puerperio di una figura in possesso di basilari midwifery skills, cioè essenziali competenze di assistenza ostetrica. L immagine della midwife, partera o levatrice, ricorre spesso nella letteratura antropologica sulla riproduzione. La difficoltà di accesso diretto al parto, tra le possibili cause del fatto che il tema in generale è rimasto a lungo inesplorato dai pionieri (uomini) delle scienze sociali, può anche essere una delle ragioni per cui l attenzione di storici e antropologi ha finito di frequente per rivolgersi proprio a quelle figure che, più da vicino, hanno accompagnato il parto in passato e che, in numerosi contesti del mondo contemporaneo, continuano a farlo. La levatrice allora rappresenta ancora una risorsa importante per l analisi antropologica sul parto. Attraverso l approfondimento delle sue conoscenze e delle sue pratiche è possibile, per esempio, fare luce sugli aspetti legati alla cura del corpo, della salute e della sessualità femminile, e anche analizzare più ampie e discusse questioni di genere individuabili nella contrapposizione simbolica donna/privato/natura vs uomo/pubblico/cultura (Rosaldo 1974; Ortner 1974), a loro volta cruciali nello svelamento della dimensione profondamente politica che connota anche oggi il parto, quella cioè che lega la conoscenza del corpo al potere sul corpo. Nel mio studio, dedicato a una partera contemporanea attiva nei pressi di Quito, cerco di fare luce su questi aspetti con un attenzione particolare a uno dei motivi ispiratori dell attività della mia informatrice, e cioè la volontà di contrastare attraverso la pratica e la diffusione dei principi del buen nacer un certo tipo di monopolio di potere sul parto. In particolare, quello prodotto dall affidamento esclusivo a una conoscenza patriarcale del corpo femminile, quella biomedica, che finisce per delegittimare il sapere prodotto dalla Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1 43

4 madre e da quelle figure di accompagnamento che non sono direttamente individuabili entro le fila della gerarchia istituzionale dell apparato biomedico. Jordan (1997) indica con authorative knowledge quel tipo di sapere che entro i confini di un dato sistema è prodotto, condiviso e sulla base del quale si prendono decisioni e si agisce. Anche alla luce di questo concetto individuo e analizzo i meccanismi culturali che impongono limitazioni o, viceversa, legittimano la produzione e l esercizio da parte della madre e della levatrice di conoscenza che conta, aprendo alla possibilità di una integrazione con quella prodotta dalla scienza medica e messa a disposizione dall avanzamento scientifico e tecnologico. Il campo: Ecuador 3, 2011 Nell orizzonte culturale andino, nonostante l influenza di secoli di dominazione spagnola, persistono una particolare relazione con lo spazio naturale e una certa visione dell universo in cui tutti gli elementi del mondo terreno e ultra-terreno costituiscono un continuum di forze vitali. Grazie al profondo rapporto che lega l uomo al suo intorno, soprattutto nei termini personificati e familiari della relazione con la terra, la Pacha Mama, l ambiente naturale riveste un importanza fondamentale anche in tutte le questioni che riguardano il corpo e, in particolare, la salute. In quichua, allikai significa stare bene ma esprime qualcosa in più di salute perché non individua uno stato che si limita ai confini del corpo (Yánez del Pozo 2005). Infatti, nell universo tradizionale andino, la relazione tra salute e malattia si basa sempre sul concetto di omeostasi : per godere di buona salute è necessario cioè che sussista uno stato di armoniosa reciprocità con la Pacha Mama, che il corpo rifletta e porti in sé l equilibrio con la natura, con il sovrannaturale e anche con gli altri uomini. L Ecuador ha così improntato la Costituzione del 2008 all insegna del modello del buen vivir, idea che costituisce in un certo senso una risposta all idea occidentale di sviluppo basato sulla crescita economica e su quel meccanismo di consumo e profitto che ha contribuito a creare gravi disequilibri nel paese. Il buen vivir porta con sé anche l auspicio di ritrovare un armonica relazione fra individui e con la Pacha Mama attraverso la ridefinizione del concetto di salute nei termini di qualità e dignità della vita. In termini molto pratici, questa 3 L'Ecuador è uno dei più piccoli paesi dell'america Latina, si estende su circa km 2 ed è popolato da meno di di abitanti. Attraversato dalla linea equatoriale da cui prende il nome e situato all'estremità nord-occidentale del subcontinente americano, l'ecuador è costituzionalmente definito nei termini di un paese plurinazionale, pluriculturale e multietnico, ed è diviso in tre macro-aree, tanto geografiche quanto culturali: Sierra, Costa e Oriente. Il paese è attraversato longitudinalmente dalla cordigliera delle Ande che costituisce la prima di queste zone, la Sierra, che separa la Costa, a occidente, dalla foresta tropicale e dalla distesa amazzonica, l'oriente per l'appunto. Una quarta aerea è rappresentata dalla regione insulare che comprende l'arcipelago vulcanico delle isole Galápagos e questo contribuisce a fare dell'ecuador uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità. La capitale, Quito, si trova nella parte centro-settentrionale della Sierra, a un'altitudine di circa duemila e ottocento metri sul livello del mare. La maggior parte della popolazione urbana, un terzo del totale, vive tra la capitale e la ancora più popolosa Guayaquil, grande città costiera e importante porto commerciale del Pacifico. Le maggiori attività economiche del paese sono l'agricoltura (intensiva e principalmente destinata all'esportazione come nel caso del cacao, del caffè, delle banane e dei fiori), lo sfruttamento e la vendita di risorse naturali (petrolio, ma anche gas naturali e altre materie prime) e, in maniera crescente ma non ancora al massimo delle sue enormi potenzialità, il turismo; negli ultimi anni grandi investimenti pubblici sono stati dedicati allo sviluppo delle infrastrutture e, pare, alla tutela dell'ambiente. 44 Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1

5 Benaglia B., La cicogna sono io. Una etnografia dell'accompagnamento alla vita nell'ecuador contemporaneo idea accompagna anche l introduzione di un sistema sanitario nazionale universale in grado di garantire a tutti il diritto alla salute, e quindi il raggiungimento del buen vivir. In Ecuador, la vitalità di un orizzonte storico-culturale variegato e sincretico rende dunque anche il sistema di salute ricco e fluido e gli agenti sociali sono impegnati attivamente nella produzione di nuove culture della salute attraverso costanti processi di negoziazione che riguardano le pratiche quotidiane attorno al corpo. Nonostante questo, l egemonia della medicina occidentale è indiscussa e qui il parto è ampiamente medicalizzato: per esempio, il tasso di episiotomia nei casi di primipare supera il 95% (Althabe Belizán Bergel 2002) e quello di cesareo si aggira attorno al 25% (ENDEMAIN 2004). Eccezione fatta per ciò che avviene nelle aree indigene più profondamente condizionate da emarginazione economica, sociale e culturale, la maggioranza dei parti ha luogo oggi in ospedale: le inchieste biostatistiche ENDEMAIN (1994, 2004) registrano medie nazionali che sono passate dal 60% del 1994 al 75% del 2004 (dato che sfiora il 90% in contesto urbano e che si attesta poco sotto il 60% in contesto rurale). Il mio studio emerge allora anche dalla constatazione del fatto che, in un paese in cui la qualità e l interculturalità dell assistenza sanitaria rappresentano un ispirazione costituzionale, si impone la necessità che un attenzione di questo tipo sia diretta anche nei confronti del parto. Corpi, conoscenza e potere Il discorso critico sul parto e sulla sua medicalizzazione si inquadra all interno dell analisi più generale del concetto di malattia e dei rapporti di potere che la medicina esercita sull individuo e sulla società, evidenziando, nello specifico, la situazione della donna e del bambino (Facco Spano 1983: 7). Anche nell ambito di questa ricerca è soprattutto nella forma di Istituzione sociale e struttura di potere, apparato ideologico culturale e organizzativo storicamente determinato (Seppilli 1996: xv, citato in Pizza 2005: 132) che il sistema biomedico interviene in maniera sottile ma efficace, medicalizzando la società e plasmando di conseguenza il processo di gravidanza e il parto stesso. La medicalizzazione è un processo che, secondo Singer (2004), comporta l assorbimento progressivo di sempre più numerosi contesti sociali attraverso un incessante allargamento della terminologia biomedica a copertura di nuove condizioni e comportamenti. Due sarebbero i fattori principali all origine di una tale e crescente tendenza: il ritorno economico derivante dalla scoperta di nuove patologie o situazioni che potrebbero necessitare di trattamento medico, e il controllo sociale. Margaret Lock (2004) ne rintraccia le origini storiche in quei processi di modernizzazione che tra il XVII e XVIII secolo avrebbero favorito lo sviluppo di una mentalità ingegneristica votata al controllo sulla natura e sul corpo umano. È precisamente in questa declinazione di controllo che le femministe degli anni 80 hanno letto un espressione molto chiara del carattere patriarcale della biomedicina che reifica il corpo della donna facendone spazio di intervento tecnologico (Ivi: 118; cfr. Martin 1989). Qui culmina anche la riflessione sul parto e sui rischi connessi a una sua indiscriminata medicalizzazione; per Facco e Spano (1983) questa sancisce e conferma la dipendenza del mondo femminile dalle istituzioni e dai suoi rappresentanti maschili che ostacolano la donna nell ascolto dei saperi profondi del corpo proponendo in alternativa un Sapere (rigorosamente singolare) totalmente svincolato dall esperienza fisica ed emotiva. Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1 45

6 La ricerca antropologica ha dimostrato però che L inizio e la fine [della vita] sono concetti locali e contingenti, i cui significati non possono essere considerati né stabili, né evidenti di per sé (Kaufman Morgan 2005: 320). Il significato attribuito al processo del parto è, nella prospettiva emersa dal confronto con i miei informatori (la partera G., informatrice privilegiata di questo studio, e alcuni genitori), quello di un evento normale e naturale che, come il germogliare della terra, in condizioni non patologiche può svilupparsi e avvenire in tutta sicurezza senza l applicazione routinaria di procedure invasive o interventi ingiustificati, e nei confronti del quale istituzioni, scienza e tecnologia contemporanee devono mettersi al servizio. Questa lettura si scontra tuttavia con l idea cui ho accennato poco fa e che ha condizionato la storia dell assistenza alla salute femminile, specie quella riproduttiva (e che in forma residuale influenza anche il presente dell ideologia biomedica e quindi della prassi ostetrica). Davis Floyd (2003a) ricorda, infatti, che fin dai tempi di Aristotele la definizione della donna è stata nei termini di uomo imperfetto o mutilato ; in seguito, il modello meccanicistico, che pur aveva in sé la potenzialità per fornire basi filosofiche all affermazione della sostanziale uguaglianza tra uomo e donna, non ha fatto che intensificare questa idea: dopo aver individuato nella macchina la nuova metafora del corpo umano è stato, infatti, anche posto come prototipo quello maschile e così quello femminile ha continuato per secoli a rappresentare la deviazione dalla norma, qualcosa di imprevedibile e instabile, intrinsecamente difettoso e bisognoso di costante manipolazione, controllo o tutela da parte dell uomo. Di conseguenza, il parto si confronta anche oggi con il pregiudizio patriarcale che per secoli lo ha inquadrato principalmente nei termini di un processo imperfetto e pericoloso, fatto che ostacola anche nella pratica ostetrica contemporanea l idea che sia possibile, e anzi potenzialmente portatore di vantaggi sul piano della salute psico-fisica di madre e bambino, parlare di parto al di fuori dei confini della tecnocrazia e dei modelli assistenziali che questa propone. Oggi, anche grazie alle campagne di sensibilizzazione e riabilitazione delle figure delle levatrici tradizionali promosse dall Organizzazione Mondiale della Sanità, iniziano a essere legittimati nelle società contemporanee diversi e nuovi sistemi di accompagnamento al parto. Questo è anche il caso dell Ecuador dove, per esempio, accanto al modello istituzionale biomedico sopravvive quello indigeno informale della partera empirica, e dove soprattutto stanno nascendo anche altri sistemi ibridi e postmoderni, frutto di processi di acculturazione reciproca, studio e osservazione delle più avanzate best practices in campo ostetrico, proprio come dimostra il caso della pratica di accompagnamento di G., la partera al cuore del mio lavoro di campo. Occuparsi di far venire al mondo i bambini per G., levatrice ecuatoriana sessantenne, non è una professione comune, accompagnare necessita di un dono, quello dell ascolto e dell attenzione: la partera deve essere sveglia, i suoi sensi devono essere aperti, soprattutto l udito che, secondo lei, è così profondamente collegato a quella sapienza innata che consente anche di raffinare lo sguardo. Soprattutto, però, è un lavoro che richiede una totale dedizione; non è certamente solo costituito dall assistenza al momento del parto, l accompagnamento durante la gestazione e il puerperio non ha orari e un travaglio può durare due o tre giorni. È un lavoro in cui la parola è molto importante: una volta data non ci si può tirare indietro. Oltre a rappresentare un attività che è anche, ma non sempre, retribuita, per la mia informatrice questo accompagnamento è insomma soprattutto un servizio e la partera una presenza, una guida. 46 Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1

7 Benaglia B., La cicogna sono io. Una etnografia dell'accompagnamento alla vita nell'ecuador contemporaneo Le caratteristiche principali che informano la pratica di G., cioè la consapevolezza della naturalità del parto, l importanza della prevenzione e della continuità dell assistenza e il protagonismo della donna, ricalcano quelle di un modello di assistenza ostetrica sempre più attivo e riconosciuto a livello internazionale: il cosiddetto midwifery model of care. In sostanza, con questa espressione si Identifica nell ostetrica la professionista specifica e prioritaria di riferimento per il percorso della maternità e per la salute della donna in tutti i cicli della sua esistenza (Schmid 2007: 80). Qui cioè l ostetrica è una presenza autonoma, indipendente e slegata in termini gerarchici sia dalla figura del ginecologo che quella dell infermiera e che quindi ha la possibilità di lavorare assieme alla donna in maniera completa e solo laddove veramente necessario in tandem con un equipe medica. Evidentemente, nel modello è fondamentale che sussista un rapporto collaborativo con l apparato biomedico ufficiale e che fra specialista e ostetrica, midwife o partera che la si voglia chiamare, esista una buona interazione fatta di una comunicazione libera e aperta, scambio e arricchimento reciproci. Questo vale tanto nella fase di accompagnamento durante la gestazione in cui è fondamentale lavorare sulla prevenzione, quanto nel momento del parto vero e proprio in cui i problemi possono diventare emergenze e, nel caso si svolga a casa, può addirittura rendersi necessario un trasferimento in ospedale, indipendentemente dalla presenza o meno di personale medico già sul posto; pertanto, oltre che buoni rapporti personali, è fondamentale che esista anche una relazione formale tra l ostetrica e la rete sanitaria istituzionale. L equilibrio fra i diversi poli è garantito dal dialogo fra le parti in ogni fase del processo; durante i mesi della gravidanza, infatti, l ostetrica ha anche la responsabilità di individuare eventuali segnali di pericolo e, nel caso, immediatamente indirizzare la donna all approfondimento medico. A un livello più generale, oltre a guidare e supervisionare il processo di gestazione, parto e puerperio, l ostetrica fornisce quindi in questo sistema un tipo di accompagnamento caratterizzato da grandi potenzialità in termini di salutogenesi, in altre parole cioè di creare salute 4. Accompagnare alla vita L accompagnamento che G. propone comincia attorno al terzo o quarto mese con la cerimonia dell Árbol de la vida che ha come scopo una prima e chiara acquisizione di coscienza da parte di entrambi i genitori della presenza della vita del loro figlio nel grembo della donna. È un rituale in cui i genitori sono accompagnati dalla partera a un intuizione profonda, un incontro guidato ma autonomo con il bambino che sta crescendo. In sostanza, si tratta di un dialogo con la vita all interno del corpo della donna 4 A livello generale, la salutogenesi si occupa di tutto ciò che 'produce' salute in una situazione di esposizione costante agli stimoli eterostatici (stressori). Studia quindi le risorse, le capacità reattive, o di adattamento, o di coping, anche e soprattutto da un punto di vista cognitivo. Definisce la salute come il risultato delle modalità con cui l'essere umano affronta la vita e nel significato che riesce a dare agli eventi. La teoria della salutogenesi si adatta perfettamente alla maternità. Offre delle chiavi interpretative, di comprensione e di intervento circolari, specifiche per i bisogni fondamentali di donna e bambino nel periodo di endo- ed esogestazione e per il loro adattamento psicosociale. La salutogenesi, occupandosi dell'origine della salute ed essendo focalizzata su come generare, mantenere e ristabilire salute dà pertanto origine a un nuovo paradigma assistenziale e di ricerca, non semplicemente opposto a quello della patogenesi, che è focalizzato sull'origine della sofferenza e della malattia, ma ampliato allo stile di vita, all'ambiente sociale dell'uomo. Anche nell'accompagnamento alla maternità quindi la salutogenesi richiede un modello di assistenza bio-psicosociale o bio-socioecologico, in cui salute e malattia trovino pari attenzione e in cui vi sia una duplice specialistica (ostetrica-medico), che nel caso del bisogno può essere integrata (Schmid 2007: pp ). Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1 47

8 in cui i genitori si presentano ripercorrendo il proprio albero genealogico e dimostrando amore e attesa per il figlio. Questa pratica costituisce un primo confronto diretto con il bambino che nascerà: è da qui che inizia per la donna un percorso volto a farla entrare in contatto con il proprio corpo e, per l uomo, la realizzazione della responsabilità nei confronti di quella nuova vita e della necessità di accompagnare la propria compagna in questa esperienza. Questo processo di ricerca di contatto, pace, riflessione e dialogo profondo con il corpo continua oltre il rituale ed è considerato nei fatti la chiave per una gravidanza sana e, quindi, nei limiti del prevedibile, un parto naturale. La prevenzione in gravidanza, pilastro fondamentale della pratica di accompagnamento della mia informatrice, è soprattutto riposo e serenità, oltre al consumo e al godimento degli alimenti del corpo e dello spirito: ossigeno e movimento (cioè passeggiate all aria aperta, contatto diretto con la natura), riposo, ascoltare musica, cantare, dipingere, cibo sano e affetto dei propri cari. Gli esami medici procedono in parallelo. G. si occupa anche di sensibilizzare i genitori affinché siano in grado di individuare eventuali segnali di pericolo: la partera ha il duplice compito di guidare l ascolto del corpo, in un certo senso di educare i sensi e l introspezione emotivo-spirituale dei genitori, e allo stesso tempo, attraverso l esperienza, continuare ad affinare i propri, esercitandoli in maniera personalizzata e commisurata alle esigenze di ogni madre. Anche per Schmid (2007), infatti, Le percezioni sensoriali integrano e completano il sapere della fisiologia e nutrono l intuizione (Ivi: 127) perché rendono possibile cogliere eventuali segnali di rischio molto precocemente e così intervenire a livello comportamentale, relazionale o con cure manuali, attingendo alle risorse della donna stessa. In questo modo la madre è messa al centro da chi la guida, il suo corpo è fonte autorevole di conoscenza e, spesso, anche la sede delle soluzioni ai problemi che possono insorgere durante il percorso. L accompagnamento durante il parto è più che mai all insegna della massima attenzione e della minima interferenza. Al centro della lettura che della fase di transizione (dall inizio del coronamento al completamento dell espulsione) dà la mia informatrice vi è la relazione tra due elementi, la madre e il bambino, che si stanno progressivamente separando e che, insieme, stanno attraversando una grande prova di passaggio e di cambiamento; non c è quindi contrapposizione o lotta tra le parti, gli interessi dell uno e dell altra non sono tra loro avversi ma convergono e, anzi, trapela un accompagnamento reciproco che dimostra la profonda sapienza dei corpi. A parte la ricezione del neonato e l attenzione alla posizione del cordone ombelicale, in condizioni normali non c è bisogno di intervento dall esterno. La prima respirazione del bambino è definita dalla mia informatrice circolare perché legata sia al fluire di sangue nel cordone che ancora pulsa, che all aria del mondo esterno. Accompagnare questa fase significa lasciare al neonato lo spazio e il tempo di completare il passaggio in maniera sicura senza tagliare subito il cordone ombelicale e, infatti, non pare esistere alcuna ragione scientifica a supporto di una recisione immediata (WHO 1996). Il piccolo rituale che accompagna il taglio è volto a fortificare il legame con il padre che è invitato a recitare un pensiero o una benedizione che ha il senso di ringraziare la madre per il nutrimento fornito attraverso il cordone nei mesi di gestazione e sancire il passaggio al padre della responsabilità della fonte dell alimento, sebbene con l allattamento questo continui comunque a essere direttamente trasmesso dal corpo della madre al corpo del figlio. Il significato profondo di questa piccola cerimonia in cui il padre recide con delle forbici il cordone è quello di rinsaldare l idea che il parto è un evento comunitario e, soprattutto, trinitario. 48 Intrecci. Quaderni di antropologia culturale, Anno II, n 1

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