La differenza dei corpi ovvero la placenta secondo Buffon

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1 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 La differenza dei corpi ovvero la placenta secondo Buffon di JEAN d YVOIRE La Storia generale degli animali inizia con una teoria della riproduzione comune ai regni animale e vegetale, e termina con un sistema della generazione, formazione e sviluppo del feto. Buffon si interroga sulla potenza di produrre il proprio simile. In questo modo giunge a delineare una ridefinizione fondamentale della nozione di specie che apre la strada al pensiero dello sviluppo. La specie cessa di essere un universo conoscibile in sé, e esiste solo attraverso la «catena delle esistenze individuali successive» che la costituiscono 1. L ancoramento della nozione di specie alla temporalità delle esistenze individuali e concrete disordina il gioco di identità e differenza che l aveva fondata fino a quel momento: la specie non è più pensata sulla base unica di un principio intelligibile e astratto di identità, fuori dal tempo, e la differenza, non imputabile alla sola materia contingente, entra in prima linea nella successione e nascita di nuovi individui. Come vedremo, questa ridefinizione del gioco dell identità e della differenza introduce al cuore del vivente la storia nel suo significato moderno. Questo disordinamento sembra avvenire serenamente. Buffon elabora il suo sistema della generazione collocandosi nella linea dei lavori dei suoi predecessori 2, e riprende e prosegue i loro esperimenti. D altra parte, le ipotesi esplicative che avanza prolungano attraverso un movimento induttivo le sue osservazioni: impercettibilmente la loro probabilità finisce per convertirsi in certezza. II suo stile, con la successione e accumulazione di periodi ampi, ha una maestosità che rassicura. Molti elementi permettono di rilevare la portata di questo disordina- Le tavole inserite nel testo illustrano le rappresentazioni della placenta nei trattati di noti anatomisti e ostetrici tra seicento e ottocento. 1 Già Harvey tuttavia, in Osservazioni sulla generazione animale, riformula l idea aristotelica secondo la quale la specie si definisce come una forma perpetuata dalla generazione, distinguendola dalla nozione logica e epistemologica di specie e di genere come universali. Cfr. Ph Shoan, From logical universals to historical individuals, in J. Roger - H, Fischer (eds.), Histoire du concept d espèce dans les Sciences de la vie, Paris, Buffon colloca al centro della sua Storia degli animali una «esposizione dei sistemi di generazione» a partire da Aristotele. Egli rifiuta «implicitamente l idea di una rivoluzione fondatrice e presenta una versione del progresso conoscitivo che sottolinea la continuità». Cfr. J. Roger, Buffon et l introduction de l histoire dans l Histoire naturelle, in AA.VV., Buffon 88, Vrin, Paris, 1992, p. 193 e sg. 44

2 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... mento e di coglierne la complessità. Mi propongo di reperirne i segni in una materia dallo statuto ambivalente la placenta. Nella Storia degli animali, la placenta ha un posto apparentemente marginale: non è oggetto di descrizioni, osservazioni o esperimenti particolari. Il poco che ne dice Buffon non è confrontabile con ciò che ne hanno detto prima di lui gli anatomisti e gli ostetrici. Egli affronta il problema unicamente nel quadro della spiegazione della formazione del feto per garantire, sembra, la coerenza di questa spiegazione: l analisi che le è dedicata ha una forte componente speculativa. Malgrado ciò, segna un capovolgimento della concezione tradizionale della placenta presente sia nelle credenze e pratiche popolari, sia nei trattati di medici e anatomisti. Per primo: Buffon propone una concezione della placenta che ne elimina l ambivalenza e ne annulla la dimensione simbolica. Ci si era posti a lungo il problema di sapere se la placenta facesse parte della madre o del figlio. Sospesa tra l uno e l altra, con uno statuto ambiguo, la placenta sembrava dover testimoniare la continuità della specie: nel mentre contribuiva allo sviluppo dell individualità nascente del bambino. Questa ambiguità la collocava al cuore del ciclo di generazione e corruzione. La placenta era percepita come materia vivente anteriore ad ogni individuazione, manifestazione primitiva e generica della vita. Non della vita come la concepiranno i biologi del XIX secolo, ma di una vita che circola tra gli esseri e li ingloba nel gioco delle rassomiglianze e delle analogie. In molte parti del mondo, la placenta dava luogo a molteplici credenze, superstizioni e pratiche rituali, miranti tutte a ristabilire la separazione/ relazione tra la vita genericamente intesa e la vita dell individuo, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra l invisibile (che non può e non deve essere visto) e il visibile (che si offre alla vista). Sul limite tra questi due mondi, la placenta esigeva l iscrizione del mondo visibile degli umani nel mondo invisibile della Vita e della Morte. Essa è dunque l archetipo per eccellenza del pharmakon, dotata di una potenza fondamentalmente ambivalente (non può ad esempio essere vista senza pericolo, eppure ridona la vista). Fin dalla nascita deve reintegrare il ciclo degli elementi: va interrata, gettata in acqua, essiccata o bruciata. La funzione di filtro che le scoprono i primi ostetrici non fa che riprendere questa posizione limite nel registro «scientifico» : la placenta racchiude le riserve del sangue «così grossolano della madre» per purificarlo e trasformarlo in una sostanza delicata, «elaborata e perfezionata» che nutre il feto. Benché porti i segni di eventuali indisposizioni della donna «essa si abbevera facilmente degli umori cattivi del corpo», contemporaneamente ne protegge in larga misura il feto 3. 3 F. Mauriceau, Traité des maladies des femmes grosses, 1668, IV edizione, 1681, p. 218 e sg. Cfr. 45

3 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 La speculazione di Buffon priva la placenta di questo statuto originario, di questa funzione vitale primitiva, anteriore alla differenza sessuale, e la fa dipendere in profondità dalla sessualità. Essa inverte l ordine tradizionale, e permette di concludere che la placenta (e con essa le altre parti extra-embrionali), non precede la formazione del feto, come si pensava, ma ne è un prodotto. L approccio di Buffon separa nettamente i due piani della spiegazione (explicans e explanandum) che la concezione tradizionale della placenta ignorava. Da un lato ricorre a ipotesi esplicative che si situano al di qua della soglia di percezione e hanno perciò un valore speculativo; dall altro, osserva I fenomeni della riproduzione e della generazione per spiegarli mediante queste ipotesi. La placenta, la cui ambivalenza simbolica era indissociabile dalla ambiguità del suo statuto epistemologico, non entra più in una interpretazione simbolica e pre-scientifica della vita, ma viene relegata in un ambito secondario della spiegazione. Nel testo di Buffon la placenta è non il primo ma l ultimo elemento di una lunga catena esplicativa: al tempo stesso la risultante finale di un discorso sapientemente costruito, e il testimone o l indice concreto della coerenza della spiegazione. Vedremo come in questo modo la placenta rimanga in conclusione alla cerniera dell explicans e dell explanandum. La presentazione delle tappe principali del percorso di Buffon permette di cogliere la portata e il senso del capovolgimento di cui è oggetto la placenta. 1. L «inventario dei diversi mezzi di cui la natura si serve per rinnovare gli esseri organizzati» conduce a ripercorrere la natura di questi esseri, dai più semplici i vegetali ai più complessi l uomo. La teoria della riproduzione di Buffon riconduce questi mezzi al doppio principio delle «molecole organiche» e della «forma [moule] interiore». Ciò permette di chiarire direttamente il modo in cui gli esseri più semplici producono il loro simile. La loro riproduzione rimanda ad una logica mimetica di accrescimento e sdoppiamento: «Il primo mezzo, e secondo noi, il più semplice d ogni altro, è di adunare in un essere un infinità di esseri organici somiglianti, e di comporre in modo la sua sostanza, che non vi abbia parte, la quale non contenga un germe della stessa specie, e conseguentemente non possa essa medesima divenire un tutto simile a quello, nel quale è contenuta. [...] Considerando sotto di questo aspetto gli esseri organizzati, e la loro produzione, un individuo non è che un tutto, uniformemente organizzato in ogni sua parte interiore, un composto d un infinità di figure simili, e di parti similari, una unione di germi o di piccoli individui della mesima spezie, i quali posson tutti svilupparsi nel modo stesso, secondo le J. d Yvoire, Un déchet capitai - Le placenta ou le doublé informel de l origine, in «Admiranda»,

4 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... circostanze, e formare dei nuovi esseri composti come il primo» 4. Le parti organiche «di cui distinguiamo ad occhio la quantità accumulata», ma che non possiamo vedere se non attraverso il ragionamento, sono primitive e incorruttibili. Concepita in uno spirito leibniziano, l ipotesi di Buffon si differenzia dalla teoria dell incastro dei germi di Charles Bonnet: i germi non sono preformati dall eternità, la materia organica riceve la sua forma dall organismo che l assimila. L organismo in se stesso, così come in ciascuna delle sue parti, è infatti simile a una «forma interiore»: «Il corpo d un animal è una specie di forma interiore, in cui la materia, che serve al suo crescimento si modella, e si assimila al totale; di maniera che, senza che avvenga cangiamento alcuno all ordine e alla proporzione delle parti, ne risulta non per tanto un aumentazion in ciascuna parte presa separatamente, la quale aumentazion di volume è quella, che chiamavi sviluppamento. [...] Questo sviluppamemo non si può fare, come d ordinario s immagina, per via della sola addizione alla superficie, e [...] all incontro esso si effettua per via di un intima suscettibilità, a cagione di cui viene penetrata la massa» 5. Questa idea della «forma interiore» è al centro della teoria della riproduzione di Buffon. Originale, essa racchiude tuttavia una contraddizione che lo stesso Buffon, pur riconoscendo che è molto difficile rappresentarsela, tenta di chiarire: è «come se si volesse unire insieme l idea della superficie, con quella della massa, e si direbbe egualmente bene tanto una superficie massiccia, che una forma interiore» 6. Come le «idee che non sono state ancora espresse», essa è il prodotto di un vero e proprio sforzo per portare la spiegazione oltre i dati sensibili, fino alla profondità, al cuore Intimo delle cose 7. Si impone a Buffon così come la gravitazione si era imposta a Newton: sono entrambe forze interne alla materia. Buffon differisce da Newton su questo punto solo perché sta esaminando la materia vivente, e la prospettiva che delinea tende in fondo a entrare in concorrenza con quella di Newton: «mi pare, che la divisione generale, che dovrebbersi fare della materia, sia di materia vivente, e di materia morta, in vece di dire materia organizzata, e materia greggia, o rozza: il greggio non e che la cosa morta» 8. 4 Storia naturale generale e particolare del Sig. Buffon, trasportata dal Francese, Tomo III, in Milano, 1770, Appresso Giuseppe Galeazzi, pp Ibidem, pp Ibidem, p Roselyne Rey evoca questa «vera e propria ossessione della profondità» in Buffon. Buffon et le vitalisme in Buffon 88, cit., p Questa «ossessione» è tanto più forte in quanto Buffon, avendo abbandonato la concezione aristotelica delle forme, si ritrova a confrontarsi con l indeterminazione e l insondabilità dell essere organico. 8 Buffon, op. cit., p

5 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 Sul piano epistemologico, i loro metodi sono comparabili: come Newton distingueva la massa dalla forza di gravitazione, così Buffon distingue la materia organica dalle forme che può ricevere, o piuttosto la «potenza attiva» dalla materia nella quale opera e «che consente a questa materia organica di penetrare la forma interiore unendosi o piuttosto incorporandosi intimamente ad essa». Per Buffon «è dunque evidente che noi non avremo mai un idea precisa di queste forze penetranti [,..] ma nel tempo stesso non è nulla men certo ch esse esistono» 9. Queste forze agiscono nella nutrizione, nello sviluppo e nella riproduzione: esse offrono un principio unitario di spiegazione del vivente. La nutrizione avviene attraverso la separazione delle parti del nutrimento «che non sono organiche, e che conseguentemente non sono punto analoghe all animale o al vegetabile», ma «quelle poscia che sono organiche sen restano e servono allo sviluppamento e alla nutrizione del corpo organizzato» 10. La riproduzione ne è il prolungamento: «è naturale l immaginare che il superfluo di questa materia organica, la quale non può penetrare le parti del corpo organizzato, perché han ricevuto quanto potevan ricevere, siano da tutte le parti del corpo cacciate in uno, o più ricettacoli comuni dove tutte queste organiche molecole ritrovandosi adunate formino de piccoli corpi organizzati somiglianti al primo» In questo quadro, la spiegazione di Buffon deve affrontare il problema della «generazione dell uomo, e degli animali, i quali, avendo due sessi, è necessario che vi concorrano due individui. Da quanto abbiam detto, ognuno avrà ben compreso come cadauno individuo può produrre il suo simile, ma non si comprende come due individui l un maschio, l altro femmina ne producano un terzo, che ha costantemente l uno, o l altro de due sessi, anzi sembra che la teoria data ci allontani dalla spiegazione di questa specie di generazione, la quale nondimeno è quella che più ne preme» 12. A quello stadio, la riproduzione non era altro che una produzione eccedente dell individuo. Ma cosa accade quando è il risultato dell unione di due sessi? Trova qui un limite il primato di una logica dell identità o piuttosto della somiglianzà e dell analogia implicato dal principio delle forme interiori e della potenza organica. Buffon riprende allora a lungo sia la teoria dei sistemi di generazione, sia le osservazioni e gli esperimenti dei suoi predecessori per elaborare una spiegazione della generazione sessuata. Esaminando in modo più specifico la generazione nella specie umana e negli «animali grossi», egli constata che «i liquori seminali del maschio, e della femmina non abbondano gran cosa di mole- 9 Ibidem, p Ibidem, p Ibidem, pp Ibidem, p

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7 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 cole organiche, analoghe agl individui di cui sono l estratto» 13. La «rarità» di queste molecole organiche ha come contropartita la rapidità di un movimento incessante: non possono fissarsi autonomamente, bisogna che si incontrino, si urtino, cozzino le une contro le altre perché il movimento quasi continuo possa arrestarsi: «Mi figuro dunque che dal mescuglio dei due liquor seminali, questa attività delle molecole organiche di ciascun liquore è come fissata dall azione contrappesata dell una e dell altra, di modo che ciascuna molecola organica cessando dal muoversi, rimane al posto che le conviene, e tal posto non può essere se non quello che corrisponde alla parte ch ella occupava per lo innanzi nell animale, o a dir più vero quella, da cui ella è stata tramandata» 14. La differenza dei sessi introduce un fattore di complessità superiore rispetto alla spiegazione della riproduzione fornita da Buffon nei primi capitoli. La riproduzione viene compresa facendo riferimento al modello azione/reazione. Ancora una volta il meccanismo organico di Buffon trova in Newton una fonte di ispirazione. Ma la logica iniziale della somiglianza, dell analogia e dello sdoppiamento viene messa in questione, ed è sul punto di capovolgersi in una logica della differenza, dello scontro e dell incontro produttivo di novità, come se la potenza (il movimento o l azione) delle molecole organiche eccedenti raggiungesse una soglia tale da non permettere loro di attualizzarsi, fissarsi e prendere forma autonomamente. «Tale disposizione non possa farsi in certe specie di animali, ed egualmente di vegetali, che mediante un punto d appoggio, o una specie di base, attorno alla quale le molecole possono riunirsi, e [...] sanza di ciò esse non possano né fissarsi né radunarsi, perché non v ha nulla che possa arrestare la loro attività. Ora questa base è quella che costituisce l individuo dell altro sesso» Tuttavia, la questione non può essere risolta totalmente in questo modo. Buffon considera la sua risposta al problema della generazione «troppo generale» e con «molta oscurità». Presta allora «attenzione a tutti i fenomeni» ad essa collegati e in primo luogo alla placenta. In questa fase, il ritorno all osservazione, o almeno la presa di considerazione delle realtà concrete, sembrano imporre alla speculazione di Buffon una revisione profonda. La placenta non chiarisce il problema. Al contrario lo ripropone ex nova e lo condurrà a sviluppare la nuova logica della differenza: «questa risposta è troppo generale per non lasciarci ancora molto all oscuro; se si pone però attenzione a tutti i fenomeni, a me sembra che si potrebbe rischiarla davvan- 13 Buffon, op. cit., t. IV, p Ibidem, p Ibidem, pp

8 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... taggio. Il risultato del mescuglio dei due liquori maschile e femminile, produce non solamente un feto maschio, o femmina, ma ancora degli altri corpi organizzati, e che hanno per se stessi una specie di vegetazione, e d accrescimento reale: la placenta, le membrane ecc. sono prodotte nello stesso tempo col feto, e questa produzione sembra egualmente svilupparsi la prima. Vi sono adunque nel liquore seminale, sia del maschio, o sia della femmina, o sia nel miscuglio di tutti due, non solamente le molecole organiche necessarie alla produzione del feto, ma quelle ancora che debbono formar la placenta e gli invogli: e non si sa onde possan venire queste molecole organiche, poiché non v è alcuna nel corpo, sia del maschio, sia della femmina, da cui tale molecole possano essere state mandate, e per conseguenza non si vede che vi sia un origine primitiva della forma, ch esse pigliano, allorché formano questa specie di corpo organizzato differente dal corpo dell animale» l6. La placenta è diversa da qualsiasi altra parte del corpo. Priva di una forma idenrificabile e di un origine riconoscibile, essa perturba il sistema di generazione che Buffon andava delineando, secondo il quale «gli invogli, e la placenta dovrebbero allora essere un altro feto, che sarebbe femmina se il primo era maschio, e maschio se il primo era femmina» 17. Il chiarimento di questa difficoltà introduce un grado superiore di complessità al centro della teoria della riproduzione così come era stata elaborata fino a quel momento. Inoltre essa consacra il capovolgimento del primato dell identità. La generazione, e in modo esemplare la generazione umana, trova nella placenta la testimonianza, la traccia della differenza che la percorre: un origine assente, una singolarità irriducibile che separa definitivamente l individuo dalla stirpe, dalla specie. La revisione delle ipotesi esplicative precedenti si coglie in almeno due punti, ciascuno dei quali segnala l elaborazione di una logica della differenza radicalmente nuova. a. In un primo tempo Buffon accredita l idea che «la placenta, le membrane, ecc. sono prodotte nello stesso tempo col feto», o piuttosto che «questa produzione sembra svilupparsi addirittura per prima», e. dopo aver constatato che «non si vede che vi sia un origine primitiva della forma, ch esse [le molecole organiche] pigliano, allorché formano questa specie di corpo organizzato differente dal corpo dell animale» senza dirlo né spiegarlo, sostituisce questa ipotesi con una cronologia inversa: «non si possa a meno di non ammettere che le molecole dei liquori seminali di ciascun individuo maschio e femmina, essendo egualmente organiche, ed attive, formino ognora de corpi organizzati, tutte le volte, ch esse possono fidarsi, operando scambievolmente le une sopra le altre : che nella formazione del maschio verranno prima impiega- 16 Ibidem, pp Ibidem, p

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10 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... te le parti di sesso mascolino, le quali saranno le prime a fissarsi, e formeranno le parti del sesso, e che inseguito quelle, che sono comuni ai due individui, potranno fissarsi indifferentemente per formare il rimanente del corpo, e che la placenta e gli invogli saranni formati dall avanzo delle molecole organiche, che non sono state impiegate nella formazione del feto» 18. La placenta non è una prefigurazione del feto, né tantomeno gli è contemporanea come un fratello gemello. Le cellule organiche che compongono sia la placenta che il feto racchiudono l insieme delle possibilità di una generazione. Solo una di queste possibilità si realizza, si individualizza, producendo la sua novità attraverso la cancellazione delle altre. Il sistema della generazione secondo Buffon rompe radicalmente con il mito dell unità originaria di cui sarebbe espressione l androgino. La placenta è la traccia di questa rottura; è una materia eccedente, escrescente, dove si collocano forse l abbondanza e la profusione della vita, ma una vita che non abbia mai conosciuto uno stato originario di pienezza. La differenza dei sessi è dunque prima e necessaria, e caratterizza l origine come assenza. Una volta avvenuto l incontro delle molecole maschili e femminili, intorno al sesso (e non al cuore, come alcuni avevano pensato per errore) 19 si forma l embrione con un gioco in cui domina il caso. L eccedenza delle molecole organiche forma la placenta e gli involucri, che non prolungano né riproducono l organismo dal quale le molecole provengono, ma derivano dal disordine prodotto dalla formazione del feto. Sebbene la placenta sia un corpo organico, è come colpita dalla morte, dall azione violenta che la formazione del feto ha esercitato. Poiché la generazione stessa della vita le ha impedito di assumere una forma valida, la placenta è il rovescio dell incontro tra le molecole seminali maschili e femminili, e non può costituire un altro feto: «perché la posizione delle molecole è stata tra loro confusa da differenti moti dell altre molecole, che hanno formato il primo embrione, dall unione dell avanzo di queste molecole, ne de(v)e risultare per conseguenza un corpo irregolare, differente da quello d un feto, e che non avrà niente da commune con esso lui, fuorché la facoltà di crescere, e di svilupparsi, essendo in fatti composto di molecole attive egualmente che il feto, le quali hanno presa soltanto una diversa posizione, da che furono, per così dire, cacciate fuori dalla sfera, in cui si son riunite quelle, che hanno formato l embrione [...] ma non si faran mai della medesima sfera d attrazione due piccoli embrioni, poiché bisognerebbe allora, che vi fossero in essa due centri di riunione, che avesser entrambi ad operare nel medesimo tempo, il che non può avvenire in una sola, ed unica sfera d attrazione [...]» Ibidem, pp Cfr. Buffon, Histoire generale des animaux, in Oeuvres Complètes de Buffon, Nouvelle édition revue par M. Richard, Auguste Desprez, Imprimeur éditeur - Pourrat frères éditeurs, 1828, p. 487a. 20 Buffon, Storia naturale..., cit., t. IV, pp

11 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 In questo quadro diventa spiegabile la formazione dei mostri «per eccesso» o «per difetto», che sono prodotti da una ripartizione ineguale delle molecole organiche tra il feto e la placenta. b. Mentre la teoria generale della riproduzione poggia su un pensiero analogico e trova nella somiglianza tra due generazioni il fattore che ne ancora la certezza, Buffon scopre che la dissomiglianza entra fin dalle origini nella relazione tra una generazione e l altra. Buffon non sceglie m modo netto tra l apparenza della rassomiglianza che si prolunga nella teoria della forma interiore e la necessità della dissomiglianza che è imposta dalla presa in considerazione della generazione sessuata. Nel capitolo IV, «Sulla generazione degli animali», Buffon afferma che la generazione obbedisce ad un principio di convenienza o di identità: «Questo estratto del maschio essendo portato nell individuo dell altro sesso si mischia coll estratto della femmina, e a cagione d una forza simile alla prima, le molecole, che han maggior somiglianza tra loro, si riuniscono, e formano con questa unione un picciol corpo organizzato simile all uno, o all altro di questi individui [...]» 21. Al contrario, nel capitolo X, «Sulla formazione del feto», la prospettiva che rende necessaria la differenza dei sessi è inversa: «non può farsi alcuna riunione di queste molecole, che rassomigli l animai, né nell uno né nell altro de liquori seminali dei due sessi, perché non ha né nell uno, né nell altro alcuna parte dissomigliante, alcuna parte, che possa servir d appoggio, o di base all azione di queste molecole in moto» 22. Come interpretare questo cambiamento di prospettiva? Bisogna ritenere che il pensiero analogico (rassomiglianza tra le generazioni) e il pensiero differenziale (differenza tra i sessi), senza essere in concorrenza, si sovrappongano? Che la teoria della riproduzione la cui tesi centrale della forma interiore poggia su una operazionalizzazione dell analogia trovi il suo limite in un sistema della generazione sessuata in cui la differenza sessuale è costitutiva della possibilità della fissazione (e della formazione) dell identico? O che la loro complementarietà è solo apparente e dissimula due punti di vista incompatibili? 23. Questo dualismo non è veramente tematizzato e affrontato, tuttavia lavora sotterraneamente il 21 Buffon, Storia naturale..., cit., t. III, p Buffon, Storia naturale..., cit., t. IV, p Avanziamo un ipotesi: il sistema della generazione sessuata si basa sull idea di molecole organiche, il cui potere sarebbe tanto grande e il movimento talmente rapido che, per arrestarsi e formare un proprio simile, hanno bisogno di incontrare molecole del sesso opposto. Questo sistema riposa dunque, malgrado tutto, sul postulato finalista secondo il quale la natura non tende mai a pro- 54

12 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... pensiero di Buffon. La difficoltà che esprime non può d altra parte essere risolta solo nell ambito della Storia generale degli ammali. Essa richiede probabilmente che venga analizzato l insieme dell opera di Buffon (e in particolare la teoria della terra). Resta il fatto che questa esitazione sembra segnalare il limite dell immaginario classico della generazione fondato su un pensiero dell immagine, ovvero del modello e della copia. Questo pensiero è sconfitto dal lavoro di analisi scientifica che distingue e articola reciprocamente i livelli del ragionamento e dell osservazione. La relazione di immagine che legava una generazione alla precedente assicurava, conservate le giuste proporzioni, la continuità antropologico-teologica della raccomiglianza dell uomo a Dio. Essa impediva di distinguere la questione teologica del perché e quella biologica del come che l approccio teologico captava e invalidava. La logica della differenza insediata dal sistema della generazione lascia aperto il problema dell origine e dissocia i due livelli: «non siamo atti [...] a render ragione della cagione delle cose, né siamo in istato di spiegare il perché la natura usi pressoché sempre dei sessi per la riproduzione degli animali. Né sapremo giammai, perquanto io penso, per qua! cagione questi sessi esistano, e ci dobbiam contentare di ragionar sopra le cose così come sono, poiché non possiamo sorpassare al di là [...]» 24. Per intendere e sviluppare il problema scientifico del come, occorre rinunciare al pensiero dell identico e alla ricerca dell origine, e collocarsi non nell ottica dell immagine e della rassomiglianza, ma nella prospettiva dello scontro e della differenza dei sessi. L attenzione di Buffon al «fenomeno» della placenta e lo statuto che le conferisce sono indicativi dell abbandono del problema del perché; la generazione non può più essere pensata attraverso questo simbolo di una materia ambivalente. Al contrario, va ricostruita come un rapporto di forze, di azione e reazione, di vita e di morte, in cui è in gioco l apparizione di possibilità singolari. Si deve poterne ricostruire i principi sulla base dell osservazione, ricorrendo «a aiuti esterni, a regole, a principi, ad usi, a strumenti, ecc.», poiché i sensi non ci danno «nozioni esatte e complete delle cose che abbiamo bisogno di conoscere». La generazione diventa allora oggetto di studio «scientifico» e viene apparentemente sottratta all immaginario dell identico che era sottinteso alla teoria della riproduzione. durre materia bruta ma organica, il suo «disegno principale è produrre corpi organizzati». È come se, portato alle sue estreme conseguenze, il pensiero dell identità che anima il disegno della natura si capovolgesse nel suo contrario. Come se la natura, nel momento più alto della sua potenza organica, potesse materializzare i suoi disegni solo attraverso la sessualità e la morte. 24 Buffon, Storia naturale..., cit., t. IV, p

13 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 A questo punto sono opportune due osservazioni: 1. Lo statuto della placenta nel testo di Buffon rivela una ridefinizione dei rapporti tra individuo e specie, ma anche il carattere problematico della nozione stessa di specie. Con Buffon crolla la visione ciclica della generazione, secondo la quale la vita si trasmette attraverso una potenza che muore o sparisce alla nascita. La placenta non è più una materia vivente originaria e generica 25, sulla soglia di un altro mondo, II mondo invisibile dei cicli della Vita e della Morte che si confondono passando l una nell altra. La placenta si vede privata della sua funzione nutritiva e «formativa» nei confronti del feto. Questo compito è svolto dalle molecole organiche. Tuttavia, diversamente dalla placenta, queste molecole non sono rilevabili empiricamente e l ipotesi della loro esistenza deriva dalla speculazione, dal ragionamento scientifico, non da un immaginario dell origine. La concezione tradizionale della placenta aveva per corollario la permanenza di una identità, di una forma, di una vita genericamente intesa; con Buffon, la 25 Con questa definizione si intende una materia portatrice di un potere di vita di individuazione, ma non individuata di per sé. 56

14 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... placenta diventa il segno di una discontinuità radicale situata al centro della generazione. Poiché la specie non è più un dato a priori, al momento della formazione dell individuo sono ogni volta in gioco l appartenenza dell individuo alla specie e l identità della specie stessa. Ogni nuova generazione comporta una ricomposizione della forma propria alla specie e l emergenza di possibili variazioni. Il gioco della vita e della morte tocca ormai l individuo già a partire dalla sua formazione. Sullo sfondo di questo approccio si delinea la prospettiva di una storia naturale non più nel senso tradizionale di una descrizione della natura, ma piuttosto come racconto dei suoi sviluppi. Emerge in questo modo un idea di sviluppo, addirittura di evoluzione (che però non appare mai esplicitamente in Buffon). Resta tuttavia problematica la nuova articolazione qui abbozzata tra l appartenenza alla specie e l individuazione, tra la vita e la produzione dell individuo. In un testo posteriore, Della natura. Secondo Prospetto (1765), Buffon scrive: «un individuo di qualunque specie egli sia, è nulla nell Universo: cento individui e mille sono ancora nulla: le specie sono i soli esseri della Natura: esseri perpetui, antichi, permanenti, quanto la natura istessa che, per meglio giudicare, non consideriamo più una collezione, o una successione d individui simili, ma come un tutto indipendente da numero e da tempo, un tutto sempre vivo, sempre lo stesso, un tutto ch è stato computato per unità nelle opere della Creazione, e che per conseguenza non forma che unità nella Natura [...] Facciamo ancora di più: mettiamo per ora la specie in luogo dell individuo [...]» 26. Alla luce del testo della Storia degli animali, questa definizione della specie come individuo è poi così paradossale? Di fatto, essa afferma come evidente la permanenza delle specie, ignora superbamente il gioco rischioso della generazione, e in definitiva sembra ipostatizzare la specie. Tuttavia, quando definisce la specie come un individuo, Buffon si colloca su un piano e rivendica un approccio ai fenomeno che non solo sono compatibili con la sua tesi, ma che forse derivano in modo diretto dal suo percorso. In effetti il «prospetto» che propone mira a elaborare una conoscenza «scientifica» degli esseri viventi, ma il cambiamento di scala che comporta stigmatizza, malgrado tutto, la relatività che caratterizza la specie. Avendo chiarito, nel quadro dello studio della generazione, la differenza, la rottura radicale costitutiva dell individuo, Buffon vede crollare l incastro, la gerarchia dei generi, delle specie e delle loro varianti individuali che presupponevano un pensiero dell unità e dell identità Della natura, Secondo Prospetto, in Storia generale e particolare del Sig. Conte di Buffon, t. VII, in Venezia, 1788, pp Nel secondo capitolo della Storia degli animali, a proposito della tesi dell incastro dei germi e dell idea di sviluppo all infinito si legge: «ciascun individuo è un unità, molti individui sono un 57

15 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 Buffon può proporre nel Secondo Prospetto l assimilazione della specie all individuo perché la specie non ha l esistenza di un universale e non è dotata di alcuna realtà ontologica in sé. Assimilarla a un individuo equivale a creare un oggetto di conoscenza che non lo era di per sé in quanto non si rivelava nell intelligenza di una forma. Questa conoscenza dipende contemporaneamente dall osservazione, dall esperienza, e dalla speculazione. Essa non è identità del pensiero e del suo oggetto. 2. Questa prima osservazione conduce a sottolineare la funzione retorica determinante della scrittura di Buffon nella produzione di una conoscenza sistematica della generazione. L osservazione costituisce il punto di partenza esplicito della sua impresa scientifica 28, ma, anche se facilitata da una strumentazione tra le più perfezionate dell epoca, resta insufficiente per definire l oggetto di studio. Essa è affiancata dall elaborazione speculativa di ipotesi che ne integrano i dati e contemporaneamente ne relativizzano la portata 29. L articolazione discorsiva di questa doppia procedura conduce a rinunciare al principio mimetico della riproduzione per far emergere l identità individuale non più attraverso l intelligibilità immutabile della specie, ma attraverso l indeterminazione delle possibilità aperte dalla generazione. Il discorso di Buffon chiarisce e fonda reciprocamente l osservazione e la speculazione, articolando descrizione 30 e spiegazione. In questo modo esso conduce da una probabilità numero infinito (sic), e la specie è il numero infinito», Storia naturale..., cit., t. III, pp Se, in seguito, Buffon considererà la specie come un individuo e dunque come un unità, è perché l unità dell individuo si può intendere solo in modo relativo: essa è composta da quelle particelle minuscole di materia organica che sono le molecole. Così la vita non si colloca più in un cosmo che ne delimita il luogo specifico, ma si dilegua e si disfa in un pensiero dell organico che si dissolve a sua volta in una storia una teoria della terra. 28 II metodo di Buffon si fonda su principi empiristi, rna, poiché i sensi non ci rimandano «nozioni esatte e complete delle cose che ci occorre conoscere», ricorre «a sussidi esterni, a regole, principi, usi e strumenti, ecc.». Attraverso un processo di generalizzazione, esso tende a spiegare lo sviluppo e la riproduzione del vivente attraverso principi meccanicistici (cioè conformi al modello predominante di scientificità), o piuttosto stabiliti per analogia con quelli del meccanicismo. 29 Essa ha per corollario una critica dei sensi e della loro relatività: «e non possiam noi pensare, che se i nostri sensi fossero altamente conformati, riconosceremmo nella materia delle qualità differentissime da quelle di cui abbiam fatto l enumerazione?», Della Natura, Secondo Prospetto, cit., p La storia della descrizione è sottoposta in quella fase ad un profondo mutamento. Il genere descrittivo nasce nella metà del XVIII secolo. Si legge nell Enciclopedia, articolo «Descrizione» dell abate Mallet, che essa «è una definizione imperfetta e poco esatta nella quale ci si assume il compito di far conoscere una cosa attraverso proprietà e circostanze particolari [...] ma che non sviluppa mai la natura e l essenza della cosa stessa». La necessità della descrizione delimita l originalità della storia naturale in rapporto alle scienze fisiche: per queste la descrizione si rinchiude in definizioni e in espressioni o evidenze matematiche; al contrario, per la storia naturale la descrizione mostra l individuo, o la specie, quando entrambi non hanno un identità dai contorni definiti. 58

16 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... 59

17 IL CORPO - II, 4/5, dicembre 1995 «fisica» solo ipotetica a un grado di certezza pressoché totale e quasi «metafisico». Impercettibilmente, da un indicatore o da un verbo modale all altro, lo statuto iniziale puramente ipotetico di una proposizione raggiunge un grado di probabilità sempre maggiore, finché la proposizione non venga riconosciuta come quasi o totalmente certa. Un analisi dettagliata del testo, sul triplice piano retorico, argomentativo e epistemioologico, mostrerebbe che, lungi dall essere rigorosamente lineare, la procedura di Buffon è costruita intorno a recuperi e spirali successive. La riflessione sullo statuto delle ipotesi, la loro ripresa quasi sistematica, le frequenti ricapitolazioni del cammino percorso favoriscono l elaborazione della certezza, che poggia in modo decisivo sul potere persuasivo della lingua e dello stile. Da questo punto di vista, la irruzione del riferimento alla placenta è significativa, e conduce ad interrogarsi sullo statuto retorico, letterario e scientifico del testo di Buffon. La placenta è contemporaneamente un dato e un prodotto. È una realtà data, non veramente osservabile di per sé: termine ultimo dell osservazione, arresta lo sguardo e impone la formazione di nuove ipotesi speculative. È anche un prodotto: non un concetto, ma il frutto finale (o piuttosto la seconda placenta) di una pura elucubrazione dell immaginazione speculativa, costruito con le scorie della speculazione di Buffon. La placenta resta in un certo senso esterna all osservazione e alla spiegazione. Contemporaneamente, è attraverso e in essa che osservazione e speculazione convergono, si confondono: in questo modo il sistema della generazione si chiude su se stesso. Da un lato, il discorso di Buffon sulla generazione in generale e sulla placenta in particolare sembra rimandare a una scientificità nuova. Rompe con un immaginario dell identico che assicura al mondo dei viventi l iscrizione nell ordine cosmico; distingue nettamente il piano dell osservazione e della speculazione, Yexplanans e Ycxplanandum, Dall altro, questo discorso sembra rimandare ad una narrazione avvolta su se stessa, in cui si confondono l oggetto e il suo racconto. Sotto le mentite spoglie dell elaborazione della certezza «scientifica», il ricorso alla retorica produce piuttosto la persuasione. Se dunque la placenta apre uno squarcio sulla questione dell origine dell individuo e della perennità della specie, nasconde contemporaneamente, in un registro quasi narrativo, la coerenza del sistema della generazione e mira a strappare l adesione del lettore. Nel suo concludersi, il testo di Buffon segnala il luogo che mette ciascun individuo di fronte alla propria differenza. Un testo di Diderot, contemporaneo alla Storia degli animali di Buffon, sviluppa in modo puramente congetturale il problema della formazione della mola. Immaginando inizialmente la presenza nella mola «di vestigia della differenza dei sessi», Diderot evoca la formazione di «questa specie di uovo» e descrive l accer- 60

18 J. d Yvoire, La differenza dei corpi... chiamento progressivo del feto ad opera della placenta fino al soffocamento e alla espulsione del tutto. «Quel tessuto di vasi sanguigni che si chiama placenta è, come è noto, una calotta sferica, una specie di fungo (il cordone ombelicale gli serve da gambo) che, per tutto il tempo della gravidanza, aderisce con la sua parte convessa alla matrice; che si stacca dalla matrice nei dolori del parto; e la cui superficie è regolare quando una donna è sana e il suo parto felice. Poiché gli esseri non sono mai, nella loro generazione, nella loro conformazione, come nel loro procedere, se non ciò che le resistenze, le leggi del movimento e l ordine universale li determinano ad essere; se per caso avvenisse che questa calotta sferica, che sembra aderire alla matrice solo per applicazione e contatto, se ne distaccasse poco a poco, incominciando dai bordi, fin dall inizio della gravidanza, in modo che 11 processo di separazione seguisse esattamente il processo di accrescimento di volume, ho pensato che questi bordi, liberi da qualsiasi legame, tenderebbero sempre ad avvicinarsi e ad assumere la forma sferica. Il cordone ombelicale allora, tirato da due forze contrarie, l una, quella dei bordi separati e convessi della calotta che tenderebbe ad accorciarlo, e l altra, quella del peso del feto che tenderebbe ad allungarlo, sarebbe molto più breve che nei casi normali, e verrebbe il momento che questi bordi, coincidendo, si unirebbero interamente e formerebbero una specie di uovo nel cui centro si troverebbe un feto obliterato, costretto, soffocato e di bizzarra conformazione, come è stata bizzarra la sua produzione. E questo uovo continuerebbe a nutrirsi, fino a quando la sua stessa pesantezza non finisce di staccare la piccola parte di superficie rimasta ancora aderente. Esso allora cadrebbe isolato nella matrice, e ne sarebbe espulso o deposto come l uovo di una gallina, con il quale ha una certa analogia, almeno nella forma» 31. La mola, che qui Diderot descrive come una strana metamorfosi della placenta, non offre forse un immagine perfetta e un analogon segreto del testo di Buffon e del percorso che l ha prodotto? Basata sul duplice piano delle esigenze scientifiche dell osservazione e della speculazione, la teoria generale della riproduzione si sviluppa in un sistema che di fronte all apertura [béance] dell origine e alla differenza dei corpi, stira per così dire il proprio oggetto fino a staccarlo dalla sua realtà per rinchiuderlo, come il «feto bizzarro» di cui parla Diderot, e farlo abortire nel registro narrativo. JEAN D YVOIRE filosofo di formazione, insegna Storia della letteratura francese in qualità di lettore presso l'università di Bologna. Il suo ambito principale di ricerca è costituito dalla rappresentazione dell'infanzia tra il XVI e il XVII secolo. 31 D. Diderot, Interpretazione della natura, Boringhieri, Torino, 1959, pp

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