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1 CE.RSM! LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA" panico e/o di sindrome post traumatica da stress. A seconda delle mansioni dei gruppi di appartenenza si dovranno preferire nella scelta degli assistenti alcune caratteristiche psicofisiche piuttosto che altre: il primo gruppo si troverà coinvolto a gestire e presumibilmente a trasportare molti feriti, potrebbero dunque tornare utili individui robusti; il secondo gruppo nella cura dei feriti dovrà coadiuvare il persona! le sanitario nella cura di ferite, lesioni, fratture anche gravi necessitando un notevole sangue freddo e lu! cidità; il terzo gruppo nato per creare e mantenere la calma e l ordine tra i feriti già medicati dovrà di! sporre di persone pazienti, calme e con facilità di relazione. In conclusione le operazioni da compiere sono molte e il tempo limitato. Fase fondamentale diventa la corretta gestione del periodo tra il verificarsi dell emergenza e l inizio concreto della cura dei feriti. Il periodo di scelta e istruzione delle persone che svolgeranno ausili di vario genere nella fase di gestione dell emergenza diventa componente fondamentale nel determinare il successo o l insuccesso di una ope! razione. Scegliere oculatamente le persone, stabilire dei compiti precisi e semplici, creare dei piccoli gruppi che possano supplire alle mancanze o defezioni dei loro membri sono solo alcune delle precauzio! ni da prendere. Dopo l imbarco Prima di evacuare In caso si fosse costretti ad evacuare la nave ci sono una serie di operazioni da svolgere prima dell abbandono: Accertarsi che le procedure di evacuazione siano conosciute dai passeggeri e che ciascuno abbia ben compreso il suo compito; Verificare che tutti i passeggeri indossano il salvagente e che sia correttamente al! lacciato; Assicurarsi che tutti i passeggeri siano vestiti correttamente, preferibilmente " con dei vestiti caldi e un waterproof top covering ; Stabilire le responsabilità e mantenere la disciplina a bordo. Pronunciare tutti "gli ordini con voce chiara e ferma per assicurare un lancio e ammaraggio corretto " dello scafo di emergenza; Controllare o ordinare di controllare la zona sottostante e circostante la zattera per assicurarsi l assenza di detriti pericolosi o di altri sopravvissuti; Verificare se il contenitore stagno con il materiale di sopravvivenza aggiuntivo #vedremo più avanti come e perché usarlo$ a quello presente sulla zattera è pronto ad essere imbarcato. Evacuazione 1. Assicurare la zattera ad un punto solido e vararla sottovento allo scafo. 2. Innescare il sistema di gonfiaggio automatico. 3. La prima persona che sale a bordo deve chiudere le valvole appena finita la fuoriuscita dell aria dalle valvole di sovrapressione. 4. Ispezionare la scialuppa o la zattera prima di sbarcare gli altri passeggeri verificando che l equipaggiamento a bordo e l unità stessa sia in buone condizioni. 5. E%ettuare il trasbordo evitando di entrare in acqua #se la zattera si rovescia rigirarla senza scendere in acqua$. 6. Evitare di saltare sulla zattera o comunque mai farlo da un dislivello superiore ai 2 metri. DOTT. SIMON MASTRANGELO" PAGINA 13

2 CE.RSM # LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA% 7. La prima persona che sale a bordo deve ricordarsi di chiudere le valvole e si deve posizionare saldamente sopravento per stabilizzare il mezzo. Azioni da compiere dai naufraghi in acqua Nel caso in cui nella fase di evacuazione si finisse, nonostante tutto, in acqua, per un periodo più o meno lungo di tempo, bisognerà adottare e far adottare ai superstiti i seguenti provvedimenti: 1. Ridurre al minimo i movimenti in modo da evitare inutili sprechi di energia e di dissipamento del vitale calore corporeo; 2. Galleggiare tenendo la posizione HELP!Heat Escape Lessening Postur!": posizione rannicchiata con le ginocchia contro il torace. Questa posizione permette di disperdere una quantità minore di calore; 3. Se il giubbetto salvagente è munito di visore per la faccia utilizzarlo, in mancanza di questo proteggere le proprie vie respiratorie dalle onde e frangenti formando una barriera davanti al viso con le mani; 4. Se in acqua c è più di una persona formare dei gruppi circolari per diminuire la dispersione di calore; 5. Cercare di tenere alto il morale e mantenere elevate le possibilità di sopravvivenza; 6. Mantenere la maggiore porzione possibile del corpo fuori dall acqua e cercare di evitare azioni dettate dal panico. Management of liferaft La casistica delle emergenze in mare evidenzia non solo la varietà degli incidenti ma anche la diversità della tipologia degli interventi di recupero. A seguito di un naufragio è certo che i soccorsi vengano atti# vati ma non vi è sicurezza sui tempi e sui modi di intervento. Si va dalle poche ore di un operazione sotto costa ai giorni necessari per concludere un intervento in Oceano. Diventa pertanto prioritario organizza# re al meglio il tempo che si dovrà trascorrere su una zattera/scialuppa essendo pronti ad a$rontare anche una lunga permanenza a bordo. L attesa dei soccorsi non può essere e non deve assolutamente essere la# sciata al caso in quanto i pericoli sono molteplici: freddo!ipotermia"; caldo!colpo di sole, ustione "; umidità; mal di mare!vomito e conseguente denutrizione e disidratazione precoce"; condizioni meteo marine spesso imprevedibili!con la necessità in alcuni casi di coordinare la distribuzione di pesi a bordo e dei presenti per il mantenimento dell equilibrio della scialuppa"; stress psicologico!spesso peggiore di quello fisico, può contamini tutto l equipaggio degenerando in panico e confusione"; collisione con grosse unità in navigazione che non rilevano sul radar la presenza della zattera/scialuppa in quanto troppo bassa sull orizzonte; attacco involontario o volontario di grossi cetacei, squali, delfini, che possono danneggiare gravemente la zattera o capovolgerla; sete; fame!una buona conduzione dell emergenza si deduce spesso dalla quantità di scorte, acqua e cibo, presenti a bordo al momento dell arrivo dei soccorsi"; condizioni di salute psicofisica dei singoli!traumi, fratture, ustioni, paura, ansia, panico ecc"; abbattimento del morale dei naufraghi; ammutinamento!fallimento dell operazione tesa a condurre il gruppo a salvamento". In relazione ad un contesto operativo si$atto si illustrano di seguito le operazioni imprescindibili da compiere, elencate in ordine di importanza, dopo l evacuazione di un mezzo navale. Come già illustrato a i mezzi di evacuazione sono numerosi e diversi fra di loro. Basti pensare da un lato alla scialuppa, vero e proprio scafo con spesso un sistema propulsivo autonomo, e dall altro alla più statica zattera, mezzo autogonfiabile incapace di navigare, utile per dare un riparo ai naufraghi. Indi$erentemente dal mezzo il decalogo che segue va ritenuto sicuramente valido come incipit di una corretta gestione dell emergenza a bordo di una zattera. Nell ultimo capitolo invece si sviluppa e riassume in conclusione la filosofia che de# ve sottostare alle stringenti indicazioni operative di questo paragrafo. DOTT. SIMON MASTRANGELO% PAGINA 14

3 CE.RSM % LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA$ Azioni vitali primarie da compiere a seguito dell imbarco sulla scialuppa/zattera: 1. Tagliare la cima che lega la scialuppa alla nave con il coltello in dotazione e controllare il gonfiaggio di tutti gli scomparti della zattera!e"ettuare il taglio il più vicino possibile al punto di attacco sullo scafo che si sta abbandonando. La cima che avanza potrebbe essere utile in seguito#; 2. Portare la zattera ad una distanza di sicurezza dalla nave o imbarcazione; 3. Recuperare eventuali superstiti dall acqua!usare l anello galleggiante in dotazione. Le persone svenute devono essere portate a bordo prelevandole dalle ascelle# e il materiale necessario che galleggia intorno alla zattera; 4. Mettere in acqua l ancora galleggiante per ridurre il rischio di capovolgimento e per ridurre la quantità di deriva e assicurarsi che si svolga e funzioni correttamente. 5. Chiudere le aperture per diminuire l eventuale accesso di acqua e l esposizione agli agenti atmosferici; 6. Agganciare le cinture di sicurezza alla zattera; 7. Esaminare la zattera per evidenziare eventuali danni. Azioni vitali secondarie riguardanti il benessere dei naufraghi: 1. Designare un responsabile della zattera!non deve essere forzatamente lo skipper ma piuttosto la persona con la migliore preparazione per a"rontare la situazione#; 2. Aprire la sacca delle dotazioni 4 contenuta all interno della zattera e leggere le istruzioni impermeabili ad alta voce, in modo da rassicurare tutti gli occupanti su cosa sta accadendo e su quali sono le procedure di sopravvivenza da seguire; 3. Somministrare una pasticca contro il mal di mare a tutti. E imperativo che tutti i naufraghi compreso l equipaggio assumano il medicinale appena sarà ultimato il trasbordo $ nella zattera. Il mal di mare se non prevenuto rende inabili e deboli le persone mentre per essere utili nonché gestibili i naufraghi devono essere mentalmente e fisicamente pronti; 4. Vuotare il mezzo dall acqua!usare solo una delle due spugne per eliminare l acqua in eccesso, l altra sarà molto utile per recuperare la condensa che si forma all interno del telo per Il dramma parados% sale di La Goulett! Il 30 novembre 1987 Robert e Pierre lasciano Capo Verde a bordo dell imbarcazione La Goulette. Appena Partiti, ancora prima di lasciare il porto, il motore scalda e si ferma. Non avendo consultato il meteo, il giorno successivo vengono sorpresi da un colpo di vento. A bordo regna dopo un solo giorno di navigazione il caos: il serbatoio di acqua supplementare che non è stato stivato correttamente si buca; le batterie, non ricaricate prima della partenza, sono quasi scariche (il generatore eolico in grado di ricaricarle non viene attaccato) e lo strallo finisce per cedere per una conduzione non corretta. Infine, ultima prova dell incoscienza o della negligenza dell armatore, sono gli strumenti di navigazione - GPS, Log, Eco e anemometro - che non controllati prima di partire non funzionano. Rapidamente i due si rendono conto di non essere sufficientemente preparati per attraversare l oceano. Il 9 dicembre disalberano e decidono con un armo di fortuna di dirigersi verso le Antille. Privi d acqua iniziano a bere la riserva di vino senza tentare di pescare o recuperare l acqua piovana. Il 27 dicembre a bordo è rimasto solo del Pastis e del Gin. Robert comincia a bere l acqua di mare senza pensare a distillarla. Pierre invece cuoce il poco pesce che riesce a pescare senza berne il prezioso liquido che contiene. Robert muore il 20 gennaio. Pierre decide di imbarcarsi sulla zattera di salvataggio portandosi solo dei soldi. Abbandona la barca ancora perfettamente navigante e piena di attrezzature. Esaurisce velocemente le riserve di cibo dell autogonfiabile senza cercare altri mezzi di sopravvivenza. Viene recuperato il 7 febbraio in fin di vita. La Goulette viene anche lei recuperata ancora perfettamente navigante. 4 La sacca una volta aperta non è richiudibile e dunque raccomandabile prevedere due sacche stagne aggiuntive per riporre viveri e dotazioni, altrimenti si rischia di rovinare o peggio disperdere il materiale in mare. DOTT. SIMON MASTRANGELO$ PAGINA 15

4 CE.RSM " LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA# berla!; 5. Curare i feriti " l assistenza dei feriti deve avvenire il più presto possibile ma mai a detrimento del benessere complessivo della zattera " in assenza di particolari emergenze # mediche procedere prima di tutto asciugando e riscaldando i componenti della zattera; 6. Predisporre una sentinella $gruppi di due persone che si alternano ad intervalli compresi tra 20 minuti e 2 ore a seconda delle condizioni atmosferiche!. I turni di guarda devono essere stabiliti 24 ore su 24 per individuare altri naufraghi, zattere o per attirare l attenzione dei soccorritori. Tutti i naufraghi in condizione di poterlo fare devono partecipare a questa attività; 7. Gonfiare, se presente, il doppiofondo nei climi freddi; 8. Collegarsi ad eventuali altre zattere; 9. Comunicare la posizione attraverso l uso dei trasmettitori di emergenza eventualmente imbarcati; 10. Far mantenere il capo coperto. La zattera autogonfiabil! 1.Luce stroboscopica automatica di segnalamento 2. Apertura per la sentinella 3. Materiale riflettente 4. Tubolare di sostegno auogonfiabile 5. Cordicelle apertura 6. Telo arancione copertura 7. Apertura 8. Lifelines 9. Scala di accesso dall acqua 10. Pavimento in alcuni casi gonfiabile 11. Sacche stabilizzatrici 12. Barbetta 13. Coltello 14. Bombola di gonfiaggio Azioni secondarie: 1. Individuare le diverse nazionalità presenti a bordo e incaricare, DOTT. SIMON MASTRANGELO# PAGINA 16

5 CE.RSM % LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA# qualora l inglese non fosse comprensibile per tutti, una persona che possa fare da tramite linguistico!va impedito nei fatti che si creino dei gruppi etnici minoritari con minori diritti"; 2. Spiegare con chiarezza la situazione!utilizzando le indicazioni presenti al capitolo terzo", ciò che è accaduto, che# sta accadendo e che accadrà; 3. Fare l'inventario del materiale recuperato e di quello trovato sulla zattera!senza aprire tutti i contenitori"; 4. Illustrare tutte le dotazioni presenti sulla zattera o scialuppa!acqua, razioni di cibo, medicinali, razzi di segnalazione, coltelli, torce, ecc.ecc.". le dotazioni di bordo devono tassativamente essere gestite esclusivamente dal leader che potrà a$darne la responsabilità di controllo ai vari componenti il gruppo, evitandone in ogni caso l utilizzo arbitrario e non autorizzato dal leader stesso; 5. Stabilire delle regole e dei ruoli per ogni compito % cure mediche, manutenzione e controllo della scialuppa, razionamento, navigazione e redazione del giornale di bordo, recupero di acqua dolce, pesca...!per fare ciò occorre da subito individuare per ciascuno dei naufraghi, lo stato fisico, psichico, per assegnare compiti diversi che richiedano prestanza fisica, piuttosto che intellettuale."; 6. Preparare e ribadire l uso dei segnali di avvistamento!devono essere pronti per un uso immediato ma saldamente agganciata alla zattera" ricordando che la quantità dei segnali è limitata e dunque vanno azionati solo quando ci sono buone possibilità che siano visti; 7. Per ogni compito stabilire delle mansioni di routine mantenendo in questo modo la disciplina. Un sistema di sorveglianza dovrebbe essere adottato per gestire i ruoli assegnati; 8. Posizionare a seconda delle condizioni meteo%marine le aperture della zattera rispetto alla direzione del vento aiutandosi con l ancora galleggiante!se non si interviene la posizione tenuta dalla zattera, se l ancora è regolarmente distesa, è di 90 rispetto alla # direzione del vento"; 9. Utilizzare il tendalino con la consapevolezza che se di giorno ripara dal sole, aumenta però il calore a bordo, e se di notte ripara dal freddo, è ricettacolo di grande quantità di condensa!si può abbassare la temperatura interna stendendo sulla tendina esterna dei panni bagnati"; 10. Quando possibile mettere ad asciugare gli indumenti di chi li avesse bagnati!togliendone solo una parte e una volta asciutta sostituendola con gli indumenti ancora bagnati". Preservare il materiale dall umidità!non aprire i sacchi stagni se non quando veramente necessario"; 11. Nei climi caldi togliere ogni tanto i tappi alle valvole di sicurezza in modo da permettere lo sfogo dell aria in eccesso; 12. Assicurare le dotazioni che trovate all interno della scialuppa; 13. Variare spesso le posizioni soprattutto se si è in molti; Materiale presente su!a zattera "ISO Italia# 1. Sofletto di gonfiamento 2. Ancora galleggiante (?) 3. Coltello a lama fissa con impugnatura galleggiante 4. Torcia elettrica stagna 5. Set di batterie e lampadine di riserva 6. Fuochi a mano (4) 7. Segnali fumogeni (2) 8. Razzi a paracadute (2) 9. Sassola 10. Kit di riparazione 11. Pagaie (2) 12. Spugne (2) 13. Fischietto 14. Kit per la pesca 15. Cassetta di pronto soccorso 16. Specchio eliografico 17. Indumenti di protezione termica (2) 18. Acqua (1.5 litri per persona) 19. Viveri ( Kj per persona) Materiale a$iuntivo 1. Seconda ancora galleggiante 2. Kit di primo soccorso 3. Specchio di segnalazione 4. Riflettore radar gonfiabile 5. Fischietto 6. Fuochi a mano (3) 7. Razzi a paracadute (2) 8. Segnali fumogeni 9. Indumenti di protezione termica (uno per persona) 10. Copia illustrata dei segnali per il soccorso 11. Pompa a mano 12. Sassola 13. Kit di riparazione 14. Pillole per il mal di mare 15. VHF portatile stagno e batterie di ricambio 16. GPS portatile stagno e batterie di ricambio 17. Cellulare stagno o in una custodia stagna 18. EPIRB 19. Razioni di cibo e acqua DOTT. SIMON MASTRANGELO# PAGINA 17

6 CE.RSM! LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA& 14. Fare degli esercizi di mobilità senza arrivare alla sudorazione; 15. Non bere per nessun motivo l acqua di mare; Informazioni aggiuntive per i Diportisti Le procedure sin qui elencate sono valide per le situazioni di emergenza anche delle imbarcazioni da di! porto ma è opportuno riprendere dove necessario il discorso per dare delle importanti indicazioni ag! giuntive. Prima di partire bisogna sempre imperativamente istruire gli ospiti e/o passeggeri sulle procedure d emergenza e sulla disposizione delle attrezzature di sicurezza anche se nulla lascia presagire un possibi! le rischio. Va e"ettuata un analisi dei possibili accadimenti con una chiara distribuzione dei ruoli a se! conda delle operazioni da svolgere. Va soprattutto spiegato con dovizia tutto ciò che deve essere fatto anche nel caso in cui la persona responsabile della sicurezza, lo skipper o chi per lui, non fosse in grado di intervenire perché, ad esempio, ferito. Solo con la conoscenza di"usa delle procedure nascono quelle norme di comportamento che ci permettono di gestire ogni situazione senza improvvisare e senza il ri! schio che la mancanza di un unica persona possa bloccare completamente il processo. A tale proposito è opportuno apporre in zona visibile a tutti una scheda dove vengono riprese tutte le azioni da compiere in caso di emergenza e la localizzazione delle attrezzature di sicurezza. Queste buone norme rientrano in tutte quelle operazioni che favoriscono la prevenzione di future situa! zioni di emergenza e di una loro migliore gestione. Sempre a fini preventivi è riportata nella pagina pre! cedente uno schema con il materiale aggiuntivo da tenere sempre pronto in una sacca stagna da imbarca! re nella zattera autogonfiabile. Navigare in sicurezza significa prima di tutto prevedere la possibilità di un abbandono della barca. Il vhf, il cellulare e l epirb che avremo avuto il buon senso di preparare pronti all uso in una sacca stagna non renderanno certo la permanenza all interno della zattera più confortevole ma potrebbero ridurre notevolmente il tempo di intervento dei soccorsi. Le altre attrezzature consigliate nello schema sono tutte molto importanti e potrebbero decidere l esito di un naufragio. Basti pensare che la normativa prevede su una zattere da sei persone solo due coperte termiche nonostante il freddo sia in assoluto il più grande nemico dei naufraghi. Il materiale aggiuntivo consigliato deriva da un attenta analisi storica delle emergenze e non è una mera ripetizione delle attrezzature già presenti ma una ragio! nata riflessione sugli strumenti che possono garantire di a"rontare in maniera più e#cace un emergenza. Prima di gonfiare o varare la zattera di salvataggio bisogna verificare che: Il may day è stato lanciato; L EPIRB, se presente, è innescato; L'ultima posizione conosciuta è annotata; Tutti sono su#cientemente vestiti $anche d'estate e con tempo ottimo%, con TPS $se presente%, cerata, salvagente, cintura di sicurezza, equipaggiamenti di sicurezza individuali e coltello; Il kit supplementare di sopravvivenza, le attrezzature di sicurezza del batello $salvagente anulare, fuochi di segnalazione, vhf portatile, epirb%, più un lotto di viveri, di vestiti, di coperte, di taniche d'acqua $riempite a 2/3 in modo che galleggino%, i documenti di bordo inseriti in una sacca stagna, siano pronti ad essere imbarcati sulla zattera Mai lanciare la zattera prima che sia realmente necessario, è sconsigliabile se non impossibile mantenere per lungo tempo la zattera a fianco dello scafo senza danneggiarla. Prima di spostare e mettere in acqua la zattera, estrarre una piccola lunghezza della cima che esce dal sacco e assicurarla saldamente ad un supporto solido $bitta, piede d'albero, golfare, falchetta...%. Pro! cedere al varo gettando il contenitore rigido sottovento. Tirare fuori tutta la lunghezza della cima $circa 8 metri% fino ad avvertire una resistenza. Strattonare per azionare il sistema di gonfiaggio automatico che impiega circa 30/60 secondi per il gonfiaggio. Durante i primi istanti è normale sentire un rumore di aria a forte pressione che fuoriesce: è il sistema automatico per la sovrapressione. Nel caso in cui la zattera, DOTT. SIMON MASTRANGELO& PAGINA 18

7 CE.RSM! LOGISTICA DI DISASTER E SOPRAVVIVENZA& dopo ripetuti tentativi, non si fosse, invece, aperta è necessario recuperarla per privarla dell'adesivo di chiusura o per aprire la sacca contenitore. A questo punto rigettarla a mare assicurandosi di aver liberato il filo del percussore e riprovare ad aprirla. Qualora anche questo tentativo fosse inutile, recuperare nuo! vamente la zattera e gonfiarla manualmente. Il gonfiaggio della zattera risponde ad una procedura precisa che deve essere conosciuta. Salire sulla zattera senza entrare in acqua. Importante ricordare che la zattera deve essere accessibile, anche durante le brevi navigazioni. Scegliere un posizione che ne faciliti lo stoc! caggio ma anche il varo ed eventuali spostamenti "visto che una zattera pesa dai 30 ai 50 Kg#. Non azio! nare il sistema di gonfiaggio quando la zattera è ancora sul ponte. Le attrezzature di coperta potrebbero bloccare se non rompere la zattera. Varare la zattera sotto vento in un posto dove l'imbarco sarà pratico per tutti i componenti dell'equipaggio. La prima di!coltà per i naufraghi che vanno alla deriva nella loro zattera è quella di essere trovati. A tale scopo è fondamentale: Conservare parte dei sistemi di segnalazione pirotecnica il più a lungo possibile; preservare le pile degli equipaggiamenti "torce, flash light, VHF#; Attirare metodicamente l'attenzione quando si incrocia la rotta di una nave; Non scoraggiarsi se il primo mezzo incrociato non vi ha rilevato. L'evoluzione degli equipaggiamenti di radiocomunicazione "VHF...# e per la localizzazione "GPS e EPIRB# a considerevolmente modificato i dati del soccorso in mare. E' sempre più frequente che il nau! frago venga individuato prima di essere visto grazie a queste strumentazioni. Diventa sempre più impor! tante dunque tenere sempre pronto del materiale aggiuntivo a quello che compone la zattera di salvatag! gio. La presenza di queste dotazioni permettono un intervento rapido sulla zona dell'emergenza e una ricerca attiva. Non è più il naufrago che cerca disperatamente di farsi vedere ma il soccorritore che tenta in tutti i modi e con gli strumenti necessari di rilevarlo. Una volta che i soccorsi saranno vicini i naufraghi devono cercare il più possibile di guidarli "razzi, fuochi, VHF#: adeguandosi alle istruzioni; prendere i soli documenti di bordo durante il recupero; bere e mangiare; mantenere i vestiti. Con mare formato, le grosse navi, possono avere non poche di$coltà a recuperare dei naufraghi. Bisogna sempre tenere a mente che si tratta di una manovra lunga e estremamente pericolosa. Non bisogna so! prattutto preoccuparsi se il cargo scompare per qualche istante "prepara la manovra o si mette in attesa in zona dopo aver allertato un mezzo di soccorso più idoneo#. Se però il mezzo navale dovesse essere co! stretto ad intervenire in ragione dell'urgenza della situazione "cattivo tempo, grande distanza dalla costa#, si metterà in panne sottovento in modo che la zattera derivi verso di lui. Tutto si svolge normalmente in funzione del tipo e della dimensione della nave.il recupero può prendere diverse ore e necessita una par! tecipazione attiva dei naufraghi. I pericoli più importanti in questa fase sono gli urti violenti contro le pareti rigide della nave che rolla, la di$coltà a raggiungere le cime e i sistemi di risalita e arrampicarsi fino al ponte. CONCLUSIONI Sapere cosa fare Per essere una guida, termine che si preferisce al tanto abusato leader, a bordo di una una nave o di una scialuppa si deve cominciare da molto tempo prima che si verifichi l emergenza. L osservazione attenta dei passeggeri deve diventare un abitudine. Farsi un idea anche se approssimativa sulle persone e sui gruppi di persone permette di a%rontare con maggiore consapevolezza delle risorse umane a disposizione DOTT. SIMON MASTRANGELO& PAGINA 19

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