ICCG Think Tank Map: a worldwide observatory on climate think tanks Buone pratiche per l adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree urbane

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1 ICCG Think Tank Map: a worldwide observatory on climate think tanks Buone pratiche per l adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree urbane Valeria Barbi, ICCG

2 Buone pratiche per l adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree urbane Valeria Barbi (ICCG) Per far fronte alle nuove sfide poste dal clima che cambia, negli ultimi anni si è fatto sempre più spesso riferimento al concetto di adattamento come strategia ottimale volta alla salvaguardia delle aree urbane. Ciò che viene richiesto alle città per fronteggiare gli impatti previsti è di rispondere urgentemente alla necessità di adattarsi dotandosi di strumenti di pianificazione ad hoc. Cosa deve fare quindi una città? La riposta data da più parti implica la trasformazione del contesto urbano in un organismo resiliente attraverso l elaborazione di progetti e iniziative dal basso che, per alcune caratteristiche che le contraddistinguono, vengono definite buone, o migliori, pratiche. 1

3 Introduzione Dopo anni di dibattito, la comunità scientifica globale è ormai quasi unanimemente concorde nell affermare che il clima sta cambiando e che è necessario dotarsi quanto prima di strumenti e strategie mirate per fronteggiarne gli impatti. Ad essere particolarmente vulnerabili saranno i nuclei urbani, sia per l aumento nella porzione di popolazione mondiale che andrà ad occuparne gli spazi, sia per alcune loro caratteristiche intrinseche e dovute alle modifiche che l uomo ha imposto sull ambiente. Definizione di Buone pratiche Lo scambio di pratiche, definite da qui in poi buone o migliori pratiche - dall inglese best practice - è da sempre considerato uno strumento fondamentale per lo sviluppo in senso più ampio, sia esso normativo, tecnologico o scientifico. L analisi della fattibilità e riuscita delle migliori pratiche è risultata particolarmente utile, infatti, per anticipare, progredire o gestire un cambiamento continuo o una serie di fenomeni che si sa inarrestabili 1. In virtù della sua adattabilità ad innumerevoli contesti, tentare di racchiudere in un unica definizione l espressione migliore pratica non è affatto facile. Molteplici e differenti sono, infatti, le accezioni assegnate a tale espressione. Si potrebbe pertanto affermare che non esiste una sua definizione univoca bensì varie accezioni che meglio si adattano ai singoli contesti. Pertanto, una pratica non risulta buona o migliore di per sé, per sempre ed in ogni contesto, bensì in base a: specifici contesti locali, cioè dall insieme delle relazioni fra persone o gruppi di individui, organizzazioni, comportamenti, regole, culture; specifiche finalità, ossia le ragioni per le quali si elaborano e si realizzano azioni e risultati; specifiche situazioni, ossia particolari momenti e luoghi. Per questo motivo, una pratica risulta buona o migliore solo nella misura in cui stimola innovazione e cambiamento sia nel contesto dove la pratica è stata determinata che in altri contesti e situazioni, e con altre finalità, attraverso: un processo per tentativi ed errori che aumenta conoscenza, abilità e competenza (capacity building); un processo di apprendimento codificato e tacito, cioè di conoscenza fondata su un confronto e uno scambio permanente fra diversi modi di agire e pensare. Dovessimo tuttavia, assegnare una definizione generale all espressione, potremmo dire che, sempre a seconda dell'ambito, le migliori pratiche possono essere definite come una raccolta di esempi, che vengono opportunamente formalizzati in regole che possono essere osservate. Scavando ancora più a fondo, non è difficile rilevare che una costante delle definizioni di buona pratica è il riferimento, diretto o indiretto che sia, alla metodologia del miglioramento continuo della qualità e, ove possibile, alle evidenze scientifiche 2. Storicamente, l'espressione inglese best practice viene coniata nei primi del '900 nell'ambito dell economia aziendale o, più propriamente, del business process management delle aziende, per indicare "un'idea manageriale che asserisce l esistenza di una tecnica, un metodo, un processo o un'attività, che sono più efficaci nel raggiungere un particolare risultato, di qualunque altra tecnica, metodo, processo, ecc 3. Successivamente, l'espressione si è affermata negli ambiti più disparati e ha finito col perdere la sua valenza prettamente aziendale. Oggi infatti per buona o 1 Strati F., Apprendimento reciproco nelle strategie europee: metodo aperto di coordinamento e scambio di buone pratiche in AA.VV, Dare valore alle pratiche. Economia sociale e formazione continua per lo sviluppo del territorio. Esperienze EQUAL in Europa, Provincia di Trento, (Strati, 2008) 3 Taylor F., The Principles of Scientific Management, New York, Harper & Brothers Publishers,

4 migliore pratica s'intende più genericamente un'esperienza significativa che porta ai migliori tra i tanti risultati possibili, un modello da proporre e da seguire. Nonostante l indubbia utilità di circoscrivere in un unica definizione l espressione migliore pratica, ai fini della presente analisi è importante l associazione tra migliore pratica e tutela ambientale e climatica, con tutti i sottoargomenti correlati. A tal proposito, l'espressione migliore pratica ambientale è stata recentemente definita dall UE come un innovazione tecnologica, un nuovo modo di utilizzare le risorse naturali, una nuova modalità di lavoro, uno strumento immateriale o nuove metodologie di collaborazione tra stakeholders o una combinazione di questi che porta ad un risultato positivo per l ambiente e, preferibilmente, anche per l economia e la società nel senso più ampio del termine. Una buona pratica deve poter essere attuata concretamente e dovrebbe poter innalzare le performance dell ambiente al di sopra del livello di stato dell arte. Sempre secondo la definizione fornita dall UE, il concetto di buona pratica è sinonimo di buon esempio e storia di successo 4. La definizione fornita dalla Commissione Europea nell ambito del Progetto Life, precisa inoltre che una pratica dovrebbe essere considerata migliore in senso relativo e non assoluto, poiché dipende dalla regione, dal contesto e dal tempo. Tuttavia, se una migliore pratica è particolarmente valida, essa potrà essere considerata ottimale oggi e diffusa come soluzione efficace anche domani. E evidente in quest ultima precisazione, la volontà della Commissione Europea di dare rilievo ad una delle caratteristiche primarie delle migliori pratiche ossia la loro capacità di essere replicabili 5. Riassumendo i concetti precedenti, procedendo nella trattazione per migliore o buona pratica si intenderà, "un azione, esportabile in altre realtà, che permette ad un Comune, ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale, di muoversi verso forme di gestione sostenibile a livello locale, come da definizione utilizzata per lo sviluppo dell osservatorio Best Climate Practices, nato nel 2012 su iniziativa dell International Center for Climate Governance. Inoltre, si considera buona una pratica che corrisponda all idea di sostenibilità così come definita per la prima volta dal cosiddetto Rapporto Brundtland 6. Adattamento e resilienza nel contesto globale ed europeo. Come e perché le città sono diventate il fulcro della lotta al cambiamento climatico Negli ultimi anni, il concetto di adattamento è stato sempre più spesso associato alle strategie per salvaguardare le aree urbane dagli impatti dei cambiamenti climatici. Una semplice spiegazione del perché le città sono diventate il fulcro della lotta al cambiamento climatico si ritrova nella constatazione che la maggior parte della popolazione mondiale vive in contesti urbani: nei paesi in via di sviluppo si parla di 7 persone su 10. Un tal grado di urbanizzazione comporterà ovviamente che un numero sempre crescente di persone sarà esposta in massa a determinati eventi naturali estremi. Entro il 2050 la popolazione mondiale aumenterà di 2.6 miliardi di persone di cui 2.5 solo nei paesi emergenti e in via di sviluppo. Pertanto, entro lo stesso anno, la popolazione urbana esposta a eventi quali uragani e terremoti sarà più del doppio rispetto a quella attuale e raggiungerà la cifra record di 1.5 miliardi di persone 7. Il grafico seguente (Fig.1) mette in evidenza la variazione di popolazione urbana rispetto a quella agricola in un arco temporale che va dal 1950 al Fig.1 Variazione nella popolazione urbana e rurale dal 1950 al Commissione Europea (2005), Best practice a method for dissemination and implementation of project results, in 5 Il sistema di valutazione dei progetti nell ambito del programma LIFE è stato introdotto per la prima volta dalla Commissione Europea a seguito di una serie di iniziative intraprese da Svezia e Olanda. Un elenco di criteri che definiscono le buone pratiche è stato poi concordato dalle autorità nazionali dei Paesi membri dell UE nel corso di una conferenza a Malmo, in Svezia, nell Aprile del Tali criteri vengono da quel momento attribuiti ai progetti ambientali dell UE per giudicarne: i miglioramenti che apportano dal punto di vista ambientale, sociale ed economico; il loro grado di innovazione e adattamento in contesti differenti; la loro rilevanza a favore dell adozione di politiche ambientali e il rapporto costo-beneficio. Dal 2009, tali criteri vengono utilizzati anche nell ambito dei progetti LIFE Nature. 6 Commissione Bruntland (1987), United Nations Conference on Environment and Development, Our Common Future, in 7 Bigio A., The emerging agenda of urban resilience, Presentazione alla Convention annuale della divisione CCSD della Fondazione Eni Enrico Mattei, Isola di San Giorgio Maggio (Venezia), 24 Ottobre

5 Fonte: esa.un.org/unup Simili cifre ci fanno capire come, per dirla con le parole del segretario delle Nazioni Unite Ban Kimoon, la strada verso la sostenibilità debba passare attraverso città e paesi. Solo costruendo città sostenibili, infatti, potremo un giorno avere un mondo davvero sostenibile 8. Quello che viene richiesto alla città per fronteggiare gli impatti previsti è di rispondere urgentemente alla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici dotandosi di strumenti di pianificazione ad hoc. Cosa deve fare quindi una città? La risposta data da più parti implica la trasformazione del contesto urbano in un organismo resiliente, dal latino resiliens, ossia capace di sopportare shock esterni senza riportare gravi danni. Vagliando la letteratura esistente in materia è evidente una certa difficoltà di definire universalmente il concetto. Ai fini della presente trattazione è sufficiente sapere che in ecologia, il termine resilienza si riferisce alla capacità di un ecosistema di ripristinare l omeostasi, ossia la condizione di equilibrio a seguito di un intervento esterno (quale quello umano) che può provocare un deficit ecologico. A voler essere ulteriormente precisi, quella che viene definita città resiliente non si adegua semplicemente ma cambia costruendo risposte sociali, economiche e ambientali nuove, per resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell ambiente e della storia. In tal senso, la resilienza diventa fondamentale per il perseguimento di uno sviluppo che sia sostenibile così come auspicato dal già citato Rapporto Bruntland. E solo nel marzo del 2008, tuttavia, che con la tredicesima Conferenza delle Parti (COP 13), organizzata a Bali su mandato della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC), viene definito il cosiddetto Bali Action Plan in cui viene stilata una prima serie di impegni e di obiettivi di carattere molto generale che possono essere ricollegati al concetto di resilienza. In seguito, sulla base di adesioni volontarie da parte degli Stati più esposti, prende avvio il Dialogue on land and water management for adaptation to climate change che, nell aprile del 2009, spiana la strada per la divulgazione, a Nairobi, di un primo Statement che fissa alcuni principi guida e raccomandazioni tra i quali la costruzione della resilienza, in particolare nel governo del suolo e dell acqua. A porre per la prima volta l accento, seppur in modo sintetico, sulle conseguenze del cambiamento climatico per le aree urbane è la Commissione Europea, nel 2009, con la pubblicazione del suo Libro Bianco Adapting to climate change. Nel rapporto, infatti, si legge che le aree urbane sono la parte del Pianeta dove si potrebbero pagare i maggiori costi sociali del cambiamento climatico e, per queste ragioni, appare sempre più urgente una specifica 8 ICLEI, dichiarazione del Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, comunicato stampa ufficiale, 21 giugno

6 attenzione nell ambito di strategie di adattamento 9. L anno successivo, nella Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul Libro Bianco della Commissione, viene fatto un sintetico cenno agli ambienti urbani 10. Sempre nel 2010, sotto la spinta normativa dell UE, l intera comunità internazionale sembra essersi definitivamente convinta dell importanza di porre l accento sulle città come hot spot degli impatti dei cambiamenti climatici e viene pertanto organizzato quello che passerà alla storia come il primo congresso delle città del mondo sull adattamento. A Bonn, dal 28 al 30 maggio 2010, sono presenti i rappresentanti di 22 città, appartenenti a 19 Paesi, che puntano alla resilienza come strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. Nel corso dell incontro, viene definito il ruolo fondamentale dei governi locali per combattere gli impatti del clima e ridurre i potenziali disastri conseguenti. Infatti, se è noto che la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici può essere prodotta sia da azioni locali che globali rientranti in più ampie politiche di sistema, l adattamento è per definizione un tema di primario carattere locale in quanto, gli impatti del cambiamento climatico assumono forme e dimensioni diverse a seconda del territorio e necessitano di una risposta pronta e flessibile da parte delle comunità locali 11. Impatti del cambiamento climatico nelle aree urbane e principali ambiti di intervento Le città stanno cambiando come conseguenza dei cambiamenti climatici. Il quadro dei fenomeni meteo climatici che determinano impatti consistenti nelle aree urbane è molto complesso e riguarda tutta una serie di matrici naturali che proprio nelle aree urbane, a causa dell'intervento dell'uomo nell'ambiente, determinano conseguenze drammatiche e spesso non completamente prevedibili o contenibili se non con preventive misure di adattamento. Tra gli impatti che i nuclei urbani stanno subendo, e la cui frequenza ed intensità sembrano destinate ad aumentare, si annoverano: l innalzamento del livello del mare, un peggioramento nella qualità dell'aria, forti temporali e alluvioni con un conseguente aumento del dissesto idrogeologico, siccità e scarsità idrica, estati più calde e inverni più freddi, un incremento nell'intensità del fenomeno delle ondate di calore, e tutta una serie di impatti per la salute pubblica. Studi recenti dimostrano come le perdite economiche annuali dovute ad inondazioni ed alluvioni che colpiscono le città costiere sono destinate ad aumentare da una cifra di $6 miliardi nel 2005 a $52 miliardi nel 2050, a causa dell'aumento della popolazione esposta, e ad $1 trilione a causa del cambiamento climatico e al logoramento del suolo. Nell'area Mediterranea, poi, si registrano sensibili mutamenti nell'andamento delle correnti marine e nella ventosità di alcune aree il che costituisce un ulteriore problema connesso all'erosione marina delle coste e all'impatto sulle città costiere. Questo a meno che non si dia inizio da ora a tutta una serie di politiche di adattamento indirizzate in particolar modo alle aree urbane costiere 12. L'innalzamento della temperatura nei centri storici delle città (Fig.2), rappresenta un fenomeno preoccupante che dev'essere letto non solo alla luce dei cambiamenti climatici in atto ma anche di una più ampia serie di cambiamenti e interventi di origine antropica. Infatti, i processi di progressiva urbanizzazione comportano in maniera circoscritta aumenti nei consumi energetici per cause demografiche, incrementi di temperatura dell aria indotti dai sistemi di riscaldamento e di climatizzazione degli ambienti, influenze sul bilancio sia termico che radiativo da parte del traffico veicolare e più in generale da parte dello stesso tessuto urbano. In particolare, la formazione dell isola di calore urbana è un fenomeno ben noto. 9 Commissione Europea, White Paper Adapting toc limate change, In 10 Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul Libro bianco della Commissione dal titolo L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo, in //EP//TEXT+TA+P7-TA DOC+XML+V0//IT 11 (Bulgarelli V., e AA.VV Gruppo di Lavoro A21 Italiane Città sostenibili, 2011). 12 Hallegatte S., Corfee-Morlot J., Green C., Nicholls R., (2003), Nature Climate Change 3, World Bank Report. 5

7 Fig.2 Elenco degli anni in cui, nelle principali città, la temperatura media nell'anno più freddo registrato dopo il 2005 è diventata più calda della temperatura media nell'anno più caldo. Fonte: Camilo Mora et. al. The projected timing of climate departure from recent variability, Nature #502, October 2013, BAU defined as RCP85, up to 936 ppm by 2100 Per quanto riguarda l'italia, e più generalmente l'area Mediterranea, gli impatti maggiori del cambiamento climatico riguardano l'aumento della temperatura del mare, processi di tropicalizzazione che favoriscono la migrazione e la contaminazione di una varia e preziosa biodiversità da parte di specie appartenenti ad altri ecosistemi. Il suolo, poi è esposto sempre più all'impoverimento fino a livelli di desertificazione che si estende sempre di più a causa delle politiche agricole adottate nel nostro paese. In Italia, gli eventi estremi quali siccità, tempeste, ed alluvioni aumentano il dissesto idrogeologico e ne moltiplicano le conseguenze. Le città si trovano quindi a dover affrontare due specifici fronti d'intervento: la vulnerabilità dei territori, che accresce la minaccia agli insediamenti umani, e il peggioramento del comfort climatico dei cittadini dovuto ad un cambiamento sostanziale nel microclima urbano. In considerazione dei dati forniti, risulta sempre più necessario un approccio che coinvolga il mondo politico, economico ed educativo. Politica ed urbanistica, per le loro rispettive competenze, devono essere attrezzate e formate per rendere operativi interventi di contrasto, mitigazione e di adattamento agli effetti del cambiamento climatico, se si intende ridurne l impatto sull ambiente urbano, sull economia e sui cittadini. A questo deve aggiungersi necessariamente un processo di educazione dei cittadini che non solo fornisca loro degli strumenti per affrontare prontamente e concretamente il cambiamento climatico in modo cosciente, ma che li coinvolga il più possibile nel processo decisionale. In Italia, ad esempio, il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, promuove da tempo un approccio basato sugli interventi a livello locale e che prevede, tra le altre cose l'adozione dei Piani di Azione per l'energia Sostenibile (PAES), il coinvolgimento dei cittadini e degli stakeholder, attraverso un processo partecipativo, il coordinamento, in sede di pianificazione, dei progetti e delle risorse ottenute finalizzandoli alla manutenzione e alla messa in sicurezza dei territori. I principali obiettivi da perseguire sono identificabili in: protezione di cittadini, infrastrutture, e servizi; assicurare comfort climatico e qualità urbana; diminuire il conflitto tra gli interventi umani e il contesto naturale in cui è inserito la città; ideare interventi di adattamento e mitigazione; promuovere lo sviluppo sostenibile e un uso responsabile ed ottimale delle risorse naturali; 6

8 rafforzare la coesione sociale tra i cittadini. Tali obiettivi prevedono tutta una serie di interventi a carattere prioritario in sei macro aree di seguito sintetizzate. Pianificazione territoriale: gli interventi in questo ambito prevedono innanzitutto una limitazione dell'uso del suolo a fini insediativi e la definizione di standard di miglioramento del suolo urbanizzato. Oltre alle porzioni di terra da utilizzare per gli insediamenti umani, vanno valutate anche le aree da destinare all'agricoltura e alle relative infrastrutture così come va effettuato un attento controllo idraulico onde evitare erosione del suolo e impatti dell'acqua in aree non adatte. Prevenzione e gestione della vulnerabilità territoriale: tale area riguarda soprattutto le risorse idriche e prevede l'attuazione di politiche ed interventi di adattamento che vanno dalla manutenzione ordinaria del suolo al fine di assicurarne la stabilità, fino alla realizzazione di opere di contenimento. Al centro degli interventi di prevenzione e gestione vi sono anche le aree costiere e la riorganizzazione delle attività agricole. Pianificazione urbanistica: prevede in via prioritaria la limitazione dell'espansione urbanistica, il riutilizzo di aree produttive dismesse e la riqualificazione del patrimonio edilizio (ove questo non sia stato abbandonato per ragioni di sicurezza). Uno degli ambiti di pianificazione urbana più incentivati riguarda sicuramente i settori dei trasporti e della mobilità e quello energetico. Ciclo dell'acqua: attraverso la riduzione dell'impermeabilità dei suoli, lo stoccaggio delle acque, la realizzazione di sistemi fognari duali, la realizzazione di sistemi fognari duali, il miglioramento dell'efficienza delle reti idriche ad uso domestico, il ripristino della funzionalità del sistema scolante delle acque attraverso un aumento delle aree verdi e la manutenzione dei corsi d'acqua naturali e artificiali e il rallentamento dell'effetto ruscellamento dell'acqua piovana. Verde urbano: tale obiettivo si basa sulla consapevolezza che le aree verdi favoriscano la termoregolazione dei nuclei urbani ed attenuino il già citato effetto dell'onda di calore. La funzione microclimatica del verde urbano può essere realizzata attraverso la previsione di aree verdi pubbliche che, come dimostrato innumerevoli volte hanno anche una funzione sociale. La previsione di spazi verdi comuni, infatti, può contribuire alla riqualificazione urbana di aree degradate economicamente e socialmente, così come l'assegnazione di orti urbani a donne e uomini in contesti sociali difficili possono aiutare questi ultimi a migliorare la loro posizione e ad acquisire un mestiere. Senza contare gli ovvi benefici in termini economici e ambientali del riuscire a provvedere, anche solo parzialmente, a parte del proprio sostentamento. servizi socio-sanitari: quest'ultima area riguarda l'acquisizione della consapevolezza, da parte di cittadini e servizi sanitari, degli indubbi e manifesti effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla salute umana. Vanno dunque previste azioni mirate verso i soggetti più deboli e a rischio (bambini e anziani) attraverso, ad esempio, servizi di allerta, monitoraggio e pronto intervento 13. In tale frangente, le politiche locali possono giocare un ruolo rilevante come luoghi di sperimentazione e di azione diretta e immediata di nuove politiche atte ad accrescere le capacità di adattamento e di mitigazione in una unica strategia tematica sul clima. In questo senso la scala urbana di analisi e intervento risulta fondamentale proprio per capire i possibili ruoli delle aree urbane connessi alla definizione di soluzioni replicabili, sia in termini di strategie di lungo termine che di intervento per la messa in sicurezza e per ridurre alcune criticità che sempre più potranno toccare aree diverse del Pianeta: disponibilità di acqua dolce, di cibo, riduzione della biodiversità, impatti sulla salute e in particolare su alcune fasce della popolazione. 13 (Bulgarelli V., e AA.VV Gruppo di Lavoro A21 Italiane Città sostenibili, 2011). 7

9 Il contributo dell'international Center for Climate Governance (ICCG) e la realizzazione dell'osservatorio Best Climate Practices Nell'ambito delle sue attività, nel marzo del 2013 l'international Center for Climate Governance (ICCG) ha dato vita ad un osservatorio, il Best Climate Practices, dedicato alla raccolta di buone pratiche e iniziative, sul tema dei cambiamenti climatici, che meritano attenzione per la loro originalità ed efficacia. La piattaforma si configura non solo come un contenitore di iniziative ma come un punto di incontro tra cittadini, istituzioni, imprese e mondo della ricerca, in modo tale da favorirne il dialogo e creare sinergie che portino alla realizzazione di progetti di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. Inoltre, lo strumento stimola la partecipazione degli utenti dando loro la possibilità di votare le pratiche e inviarne di nuove. Ad aprile dello stesso anno, con l'obiettivo di dare un contributo concreto nella lotta ai cambiamenti climatici e favorire il dialogo tra una molteplicità di attori rilevanti (cittadini, imprese, stakeholder, politici, ricercatori) nell'ambito dell'osservatorio è stato inoltre lanciato il concorso dal titolo: Best Climate Practices Call for proposals Climate Change and Urban Resilience. How to prepare our cities to respond to climate changes related challenges. Il tema del concorso è ruotato attorno al concetto di resilienza urbana e ha richiesto agli utenti, facenti parte o meno del settore, di inviare attraverso un apposito modulo on line delle iniziative particolarmente brillanti che potevano essere sia il frutto del loro ingegno o il risultato di una loro ricerca (e pertanto ideate da qualcun altro). Il concorso si è chiuso il 21 giugno e nelle due settimane successive sono state elette le due pratiche vincitrici: la prima selezionata dagli utenti attraverso la votazione on line, che richiedeva l'assegnazione di un voto qualitativo alle pratiche presenti in base a quattro criteri: originalità; capacità di essere riadattate in diversi contesti geografici e sociali; costi di realizzazione; potenziali benefici apportati alla lotta ai cambiamenti climatici. e l'altra selezionata da una giuria di esperti formata da Robert Socolow (Princeton University), Raffaello Cervigni (World Bank), Anthony Bigio (World Bank), Carlo Carraro (Università Ca' Foscari, ICCG) e Jean Corfee-Morlot (OECD). La pratica vincitrice del Premio degli Esperti è la Special Initiative for Rebuilding and Resiliency della città di New York, presentata dal Sindaco, Michael Bloomberg, il 6 dicembre Il piano, il cui costo stimato è di $19.5 miliardi, mira a trasformare la città in uno spazio urbano ad alto grado di resilienza, preparato ai possibili impatti dei cambiamenti climatici. L iniziativa dimostra come la città sia stata in grado di progettare un futuro di medio-lungo termine imparando dall esperienza dell Uragano Sandy, che nel 2012 costò la vita a 43 persone e distrusse 800 abitazioni della città. La pratica vincitrice del Premio degli Utenti è TORRI2020, un Piano d Azione per la Sostenibilità Energetica (PAES) progettato per Torri di Quartesolo, una municipalità di abitanti in provincia di Vicenza, che prevede l analisi delle potenzialità produttive di energia termica ed elettrica da fonti rinnovabili per ogni singolo edificio con l obiettivo di riduzione del 26% delle emissioni di CO2 entro il Il progetto è stato concepito da Diego Pellizzaro ed Emiliano Vettore, urbanisti e fondatori di Green DEV. Tra le numerose pratiche partecipanti al concorso, ha riscosso un ottimo successo, in termini di voti da parte degli utenti e di visualizzazioni, la ZERO+House. Quest'ultima, grazie ad un ottimo sistema di isolamento, all'installazione di pannelli solari, ad una pompa di calore ad energia geotermica e ad un sistema di gestione dell'energia ultramoderno, riesce ad avere un bilancio energetico annuale positivo, consentendo a chi vi abita di immettere l'energia in eccesso nella rete nazionale e al prezzo di mercato. Dall'analisi dei progetti inviati dagli utenti, e dall esperienza acquisita, risulta evidente come molte delle buone pratiche sviluppate nei paesi in via di sviluppo abbiano a che fare con la gestione e l'immagazzinamento dell'acqua. Tra le buone pratiche pervenute, una delle più interessanti e facilmente replicabili è il cartello stradale che cattura l'umidità dall aria, la depura e la converte in 8

10 acqua potabile disponibile agli utenti di passaggio. Il cartello, dunque, oltre a svolgere la sua normale attività pubblicitaria, è in grado di produrre 96 litri di acqua potabile al giorno nei mesi estivi. Il progetto è stato sviluppato da Clear Channel Peru e dalla facoltà di Ingegneria dell'università di Lima. A richiedere il coinvolgimento attivo dei cittadini è, invece, il progetto I Love Fossi, un manuale promosso e distribuito dalla Provincia di Venezia che fornisce alle istituzioni locali una serie di linee guida per la corretta manutenzione dei fossi e insegna agli stessi cittadini come gestirli e prendersene cura in modo da evitare allagamenti e alluvioni in caso di forti piogge. Conclusioni Come è stato ribadito più volte, è ormai evidente che il clima sta cambiando e così anche le strategie che mettiamo in atto per contrastarne le conseguenze. Le buone pratiche rappresentano una soluzione ottimale per affrontare la complessità delle problematiche ambientali sia per la loro potenzialità immediata d azione sia per il loro caratteristico approccio bottom-up. Molto spesso, infatti, la realizzazione di progetti volti alla sostenibilità o, più in generale, alla mitigazione e all adattamento dei cambiamenti climatici, è rallentata dai farraginosi processi decisionali tipici delle istituzioni nazionali e dei processi negoziali internazionali. A questo, vanno ad aggiungersi numerose barriere da abbattere affinché le buone pratiche dimostrino tutta la loro efficacia. L'ancora troppo scarsa sensibilità dei cittadini nei confronti della tutela dell'ambiente inteso come res publica, la diffusa sfiducia nelle personalità politiche, l'incertezza e il disaccordo all'interno della comunità scientifica e l'imperversare della crisi economica globale sono solo alcuni degli ostacoli all'affermazione di soluzioni efficaci per il clima e per l'ambiente. 9

11 Bibliografia Strati F., Apprendimento reciproco nelle strategie europee: metodo aperto di coordinamento e scambio di buone pratiche in AA.VV, Dare valore alle pratiche. Economia sociale e formazione continua per lo sviluppo del territorio. Esperienze EQUAL in Europa, Provincia di Trento, Taylor F., The Principles of Scientific Management, New York, Harper & Brothers Publishers, Bulgarelli V., e AA.VV Gruppo di Lavoro A21 Italiane Città sostenibili, (2011). Città resilienti. L adattamento dei sistemi urbani al cambiamento climatico. Linee di indirizzo per i Piani d Azione locale per l Energia Sostenibile e il Clima., in Commissione Europea (2005), Best practice a method for dissemination and implementation of project results, in ice.pdf Commissione Bruntland (1987), United Nations Conference on Environment and Development, Our Common Future, in Bigio A., (2013), The emerging agenda of urban resilience, Presentazione alla Convention annuale della divisione CCSD della Fondazione Eni Enrico Mattei, Isola di San Giorgio Maggio (Venezia), Ottobre ICLEI, Dichiarazione del Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, comunicato stampa ufficiale, 21 giugno Commissione Europea, (2009). White Paper Adapting toc limate change., in Parlamento europeo, Risoluzione del 6 maggio 2010 sul Libro bianco della Commissione dal titolo L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo, in Hallegatte S., Corfee-Morlot J., Green C., Nicholls R., (2003), Nature Climate Change 3, World Bank Report. Borghi S., Turchiaruolo P., Pilati S., Paganelli C., Lavecchia C., Il clima cambia le città, Contributo dell'osservatorio Meteorologico di Milano Duomo (OMD) e di Climate Consulting S.r.l in collaborazione con Legambiente onlus. 10

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