Il giovedì del trader

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1 Il giovedì del trader dott. enricomalverti.com Milano, 20 Settembre

2 Programma Strategie direzionali: perché funzionano Buy&Hold, sugli indici azionari: un benchmark meno semplice da battere di quello che sembra (rendimenti e volatilità dei rendimenti) Gli elementi chiave che rendono vincente una strategia direzionale Crash azionari e asimmetria matematica guadagni/perdite: La performance si costruisce perdendo poco durante i ribassi piuttosto che guadagnando molto durante i rialzi Una semplice strategia per provare a replicare le performance degli indici abbattendone la volatilità (simulazione risultati) Trading di posizione su titoli ed ETF: panoramica sulla metodologia Modelli quantitativi per investing in fondi, ETF e SICAV: selezione e timing. Gestione del rischio di portafoglio Selezione dei titoli: volatilità, liquidità, forza relativa Tecniche di ingresso La gestione delle posizioni le uscite 2

3 Conoscere gli strumenti finanziari: Azioni: L'azione è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società. Il possesso di (almeno) una azione è la condizione necessaria per essere soci di una società per azioni o in accomandita per azioni. Il codice civile prescrive che alcuni tipi di società emettano azioni, mentre in altri casi si può scegliere se la proprietà venga rappresentata da azioni o da quote azionarie. Il ricorso alle azioni consente un più facile scambio delle stesse, magari attraverso lo strumento del mercato monetario. È possibile emettere diverse tipologie di azioni. All'interno di ciascuna categoria le azioni devono essere uguali e offrire uguali diritti. Le azioni ordinarie danno al possessore diritti amministrativi, patrimoniali e misti, tra i quali il diritto di partecipare alle assemblee ordinaria e straordinaria, il diritto al riparto degli utili e a una quota di liquidazione nel caso di scioglimento della società. Le azioni privilegiate, di risparmio e di godimento, attribuiscono diritti diversi rispetto alle azioni ordinarie. Il valore complessivo delle azioni di una società è detto capitalizzazione. 3

4 Principali tipi di azioni previste dalla legge italiana Le azioni compongono il capitale sociale di un'impresa, che è registrato come voce passiva dello Stato Patrimoniale. Il passivo rappresenta i diritti vantati da terzi nei confronti dell'impresa. Azioni ordinarie Sono le azioni che non rientrano in nessuna delle categorie seguenti. Assegnano diritti patrimoniali quali il diritto al dividendo, diritto al rimborso del capitale in caso di scioglimento della società e il diritto di opzione in caso di aumento del capitale; assegnano anche diritti amministrativi tipicamente quello di voto nell'assemblea ordinaria e straordinaria della società. Azioni privilegiate Le azioni privilegiate sono azioni nominative che assicurano all'azionista la precedenza nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale all'atto dello scioglimento della società. Dati questi privilegi i portatori di azioni privilegiate subiscono delle limitazioni nel diritto di voto, che è precluso nelle assemblee ordinarie, mentre è concesso in quelle straordinarie. Azioni di risparmio Sono azioni prive del diritto di voto nell'assemblea ma privilegiate nella distribuzione del dividendo, poiché la società emittente deve distribuire utili ai titolari di queste azioni fino ad almeno il 5% del valore nominale delle azioni stesse. Sono, solitamente, destinate ai piccoli risparmiatori che cercano più il rendimento dell'investimento che l'esercizio del diritto di voto. 4

5 L'obbligazione (spesso chiamata con il termine inglese bond) è un titolo di credito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale più un interesse. Lo scopo di un'emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) è il reperimento di liquidità Di solito, il rimborso del capitale avviene alla scadenza al valore nominale e in un'unica soluzione, mentre gli interessi sono liquidati periodicamente (trimestralmente, semestralmente o annualmente). L interesse corrisposto periodicamente è detto cedola perché in passato per riscuoterlo si doveva staccare il tagliando numerato unito al certificato che rappresentava l'obbligazione. Se l'emittente non paga una cedola (così come se è insolvente nei confronti delle banche o di creditori commerciali), un singolo obbligazionista può presentare istanza di fallimento. 5

6 Categorie obbligazioni Obbligazioni callable: sono delle obbligazioni a tasso fisso per le quali l'emittente si riserva la facoltà di rimborsarle prima della reale scadenza delle stesse. Obbligazioni convertibili: sono obbligazioni che incorporano la facoltà di convertire, ad una scadenza prefissata, il prestito obbligazionario in azioni secondo un rapporto di cambio predeterminato. Obbligazioni a tasso fisso: sono obbligazioni che remunerano l'investimento ad un tasso di interese fisso stabilito prima dell'emissione. All'interno della categoria delle obbligazioni a tasso fisso è tuttavia possibile distinguere almeno due diverse tipologie di obbligazioni, che prevedono che il tasso fisso prestabilito cresca o diminuisca durante la vita del titolo (si tratta, rispettivamente, delle obbligazioni "step up" e "step down"). Obbligazioni a tasso variabile: sono obbligazioni che remunerano l'investimento ad un tasso di interesse variabile. Il tasso varia a determinate scadenze temporali seguendo i tassi di mercato. Obbligazioni zero-coupon (o Zero-Coupon Bonds, abbreviato ZCB): sono obbligazioni senza cedola (coupon) che quindi non liquidano periodicamente gli interessi ma li corrispondono unitamente al capitale alla scadenza del titolo. La duration di uno ZCB è uguale alla sua vita residua. Obbligazioni strutturate: sono obbligazioni il cui rendimento dipende dall'andamento di un attività sottostante. Obbligazioni subordinate: sono obbligazioni il cui rimborso, in caso di procedura fallimentare, avverrà solo dopo aver soddisfatto tutti i creditori privilegiati e chirografari. Rendite perpetue: sono obbligazioni che corrispondono perpetuamente una cedola predefinita. Tali obbligazioni non presuppongono nessun rimborso a termine. 6

7 Duration La duration è un indicatore della durata finanziaria del titolo, ovvero la vita residua del titolo ponderata con il flusso di cedole che il titolo pagherà in futuro. È dunque un numero che è funzione di 3 variabili: tassi di mercato, vita residua, valore delle cedole. Il suo valore, espresso in anni, è compreso tra 0 e la vita residua del titolo. È esattamente pari alla vita residua per gli Zero Coupon Bond. La duration è bassa per quei titoli con refixing a breve (tipo le obbligazioni a tasso variabile che, indicizzate a prefissati tassi, adeguano l'importo della cedola alle variazioni del parametro). La duration viene anche usata per determinare la sensibilità del titolo ad una variazione dei tassi al quale è strettamente correlata: all'aumentare (diminuire) della duration la sensibilità di prezzo del titolo aumenta (si riduce). Fattori che determinano il prezzo delle obbligazioni Il prezzo di un'obbligazione è determinato da 4 parametri fondamentali: Tasso d'interesse di mercato Cedola (tasso d'interesse pagato dall'emittente) Scadenza dell'obbligazione (maturità) Rating. 7

8 Uno strumento derivato è ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile. Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging). I futures sono contratti a termine standardizzati per poter essere negoziati facilmente in Borsa. Il contratto futures è un contratto uniforme a termine su strumenti finanziari, con il quale le parti si obbligano a scambiarsi alla scadenza un certo quantitativo di determinate attività finanziarie, ad un prezzo stabilito; ovvero, nel caso di futures su indici, a liquidarsi una somma di denaro pari alla differenza fra il valore dell'indice di riferimento alla stipula del contatto ed il valore dello stesso indice nel giorno di scadenza Con il termine opzione (o option) si intende quel particolare tipo di derivato che conferisce al possessore il diritto, ma non l'obbligo, di acquistare o vendere il titolo sul quale l'opzione stessa è scritta, chiamato strumento sottostante, ad un determinato prezzo (strike price) e/o entro una determinata data. Le opzioni possono avere i più diversi sottostanti: azioni, commodities, tassi di interesse, etc. La differenza fondamentale delle opzioni rispetto agli altri derivati consiste nella definizione dei diritti del possessore: egli non è obbligato ad acquistare/vendere il sottostante, ma può farlo se esercitando l'opzione ne trae una convenienza economica. Per tale ragione sono detti titoli derivati asimmetrici. 8

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10 Nel grafico a barre settimanali di Fiat dal 2001 al 2007 appaiono ben distinti: a) il ciclo ribassista fino a metà del 2003, b) una fase laterale fino alla primavera 2005 che porta comunque a forzare i supporti segnando un nuovo minimo, c) il ciclo rialzista che inizia ufficialmente col superamento del massimo della congestione. Non appena abbiamo la certezza che si sia instaurata una tendenza al rialzo ogni successivo storno che riporti il mercato a contatto o nei pressi della linea di tendenza sarà una occasione di acquisto nella direzione della tendenza dominante. Per usare un termine veristico è più facile navigare col vento a favore che con il vento contrario 10

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12 Un luogo comune è che solo il 10% dei trader sopravvive in borsa: Le cause dell uscita prematura di molti operatori dal mercato sono: 1) Non avere un piano di trading o una strategia da seguire; 2) Sottostimare il rischio di una singola posizione e di portafoglio; Ma l errore più frequente è 12

13 disattendere le regole precedenti!! 13

14 A monte di questi errori ci sono ragioni di tipo psicologico: La maggior parte dei trader è affetto dalla paura di Perdere soldi e non vuole liquidare posizioni in perdita. Ne consegue che non rispettano gli stop loss nella speranza che il mercato gli dia ragione 14

15 Il processo decisionale nel trading e nelle scelte d investimento coinvolge quattro livelli: 1) Il timing d ingresso 2) Il risk management 3) Il posizion sizing 4) La ripartizione degli asset 15

16 Esempio di un tipico trading system trend follower: cross di una media mobile. La tecnica coglie efficacemente le fasi fortemente trending... 16

17 Ma in fasi dal trend così definito quale tecnica non è in grado di farlo? Il problema è che solo in pochi periodi incontriamo periodo dal trend così definito. Tradando con continuità questa strategia avremmo un equity curve non certo soddisfacente: 17

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19 La strategia Channelmov mostrata nell esempio basa gli ingressi su: Volumi Forza del trend Volatilità Media dei prezzi 19

20 Nel momento in cui prendiamo una decisione d acquisto (o di vendita allo scoperto) di uno strumento finanziario è essenziale aver già stabilito ex ante quale sarà la strategia d uscita sia nell eventualità che il mercato vada a nostro favore sia nell ipotesi che il mercato ci vada contro. La pianificazione di un trade si compone infatti di tre elementi: 1. la decisione d entrata, ossia l insieme di regole volte a definire quando, come e perché prendere una decisione d investimento; 2. l uscita potenziale per limitare le perdite; 3. l uscita potenziale per realizzare i profitti. Da Money management professionale, E. Malverti, Experta,

21 Esempio di gestione del trade con i rintracciamenti di Fibonacci. Una volta raggiunto il floor, iniziamo a proteggere i profitti vendendo l intera posizione solo quando il mercato perde il 33% dal massimo profitto raggiunto. Nell eventualità che il trend di crescita non si arresti ricalcoleremo progressivamente il livello d uscita. Anche i trader discrezionali, che non utilizzano trading system meccanici, grazie ad e Signal hanno la possibilità di tracciare e calcolare con immediatezza i rintracciamenti di Fibonacci dal prezzo d ingresso al max position profit raggiunto a posizione aperta. Da Money management professionale, E. Malverti,Experta,

22 Martingala: principio usato nel gioco del lotto o al casinò. Se si perde, si aumenta il capitale alla giocata successiva. Paradossalmente meno capitale abbiamo e più rischiamo. Antimartingala: l entità della scommessa si riduce ogni volta che si perde. Nell applicazione al trading, il rischio è di far fatica ad uscire dai drawdown 22

23 Ma un trading system solo non basta per avere un successo duraturo ed un equity curve regolare in ogni situazione di mercato 23

24 Occorre ragionare in ottica di portafoglio A questo livello d analisi le domande da porsi sono: 1. Che parte del capitale destinerò al trading su azioni? Quanto ai derivati? Quanto alle obbligazioni? 2. Quanti Bund tradare per ogni Dax o per ogni Spmib?? (Normalizzazione dei contratti) 3. Studio di correlazione tra gli strumenti componenti il portafoglio 24

25 Osserviamo l effetto diversificazione sul mercato azionario: Tradare un portafoglio diversificato in un ottica multimarket multisystem consente di regolarizzare l equity curve globale. Osserviamo la seguente tabella: Comparazione tra rendimento e drawdown del trading system ChannelMov in tre ipotesi a) Trading sul titolo Italcementi rnc con un capitale di partenza di , b) trading sul titolo Snai con un capitale di partenza di , c) trading con un capitale di e per ognuno dei due titoli. Pertanto nell ipotesi di diversificazione avremmo ottenuto un guadagno inferiore rispetto alla somma dei singoli net profit ma una netta diminuzione del drawdown rispetto alla somma dei singoli drawdown tanto che il rapporto net profit/drawdown passa da 1,95 a 2,31 con un miglioramento del rapporto rendimento/rischio superiore al 18%. La riduzione del rischio porterà inoltre a valori più elevati di K-ratio e Sharpe ratio (Kestner L.N., 1996). 25

26 Italcementi Rnc Snai Somma Portafoglio Net profit Drawdown Rapport netprofit/dr awdown 4,5 1,58 1,95 2,31 26

27 Usereste un trading system con questa equity? 27

28 Con ogni probabilità SI!! Ma Osserviamo la curva dei profitti con maggior dettaglio sul S&P-MIB 28

29 Nel luglio-settembre 1998 cinque stoppate consecutive hanno generato un drawdown di ben

30 Nel marzo 1999 il trading system è uscito definitivamente dal drawdown 30

31 La domanda che bisogna porsi è: se si ripresentasse una situazione simile potrei reggere ad una perdita di tale entità e/o a 9 mesi di drawdown senza abbandonare il sistema? 31

32 Se la risposta a questa domanda è NO,, allora NON INIZIATE NEMMENO A TRADARLO!!!! 32

33 Esistono tantissimi trading system belli sulla carta, ma i problemi emergono quando si impiega DENARO REALE. La maggior parte dei trader od aspiranti tali invece non è sufficientemente preparato o portato a sopportare le perdite 33

34 quindi abbandona prematuramente una strategia poco prima che questa ricominci a macinare utili. 34

35 Ma a quel punto molti sono OUT! Rovinati! Impossibilitati a continuare ad operare! 35

36 Prima di impiegare soldi veri nel trading occorre fare un periodo di paper trading per verificare che ampiezza dello stop loss e tipo di operatività si addicano al nostro profilo psicologico (tolleranza al rischio) 36

37 Occorre essere sufficientemente capitalizzati per: 1) Assorbire i singoli drawdown 2) Fare una corretta diversificazione multimarket multisystem 37

38 L indicatore Ematrend per indici, ETF ed azioni 38

39 Grafico rischio-rendimento di 5 portafogli d investimento. I portafogli sono così composti: Portafoglio 1: 40% Bonds Lehman Brothers Corp/Government Indexe 60% azioni dell S&P500. Portafoglio 2: 40% Bonds di breve termine, 60% azioni S&P500. Portafoglio 3: 40% Bonds di breve termine, 30% azioni S&P500, azioni EAFE index (Europa, Australia e Far East). Portafoglio 4: 40% Bonds di breve termine, 15% azioni dell S&P500, 15% small cap U.S.A., small cap estere, 15% azioni EAFE. Portafoglio 5: 40% Bonds di breve termine, 7,5% azioni dell S&P500, 7,5% small cap U.S.A., small cap estere, 7,5% azioni EAFE, 37,5% azioni con un alto book to market ratio. 39

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