TEMI EUROPEI DI MAGGIORE RILEVANZA PER IL SETTORE FINANZIARIO ITALIANO

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1 F e d e r a z i o ne d e l l e B a n ch e, d e l l e A s s i cu r a z i o ni e d e l l a Fi n a n z a ( F e B A F ) TEMI EUROPEI DI MAGGIORE RILEVANZA PER IL SETTORE FINANZIARIO ITALIANO B ruxelles, aprile 2014

2 Sommario 1. Introduzione TEMI DI INTERESSE PRIORITARIO PER IL SETTORE FINANZIARIO ITALIANO Long Term Investment e Long Term Investment Funds Completamento dell Unione Bancaria Solvency II Proposta di direttiva sull intermediazione assicurativa (cd. IMD 2) Proposta di regolamento relativo ai requisiti di omologazione per lo sviluppo del sistema ecall di bordo ALTRI TEMI RILEVANTI PER IL SETTORE La riforma strutturale del sistema bancario EU (cosiddetta riforma Liikanen) Proposta di direttiva del consiglio per l applicazione di una procedura di cooperazione rafforzata in tema tassazione delle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax - FTT) Proposta di revisione della direttiva sui Servizi di Pagamento e il regolamento sulle Commissioni di Interscambio sulle transazioni con carta di pagamento Regolamento europeo sulle infrastrutture del mercato (EMIR) Investor protection (MiFID II, PRIPS) Proposta di regolamento sui fondi comuni monetari La Federazione delle Banche Assicurazioni e Finanza nasce nel 2008 da ABI e da ANIA e, dopo l ingresso nel 2011 di Assogestioni, e di Aifi nel 2013, punta a diventare la Casa Comune del Risparmio e della Finanza. Nel luglio 2013 Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza e Assosim aderiscono alla Federazione come Associati aggregati. La nostra Mission: - Promuovere il ruolo dell industria bancaria, assicurativa e finanziaria in sintonia con gli interessi generali del Paese; - Rappresentare nei confronti di Autorità politiche e monetarie, delle Associazioni di categoria e dell opinione pubblica le posizioni delle Associazioni aderenti in tema di politiche economiche e sociali; - Diffondere la cultura della concorrenza, puntando sulla valorizzazione dell attività bancaria, assicurativa e finanziaria in termini di trasparenza, al servizio di consumatori e risparmiatori; - Rappresentare gli interessi dell industria finanziaria italiana presso le sedi istituzionali europee, attraverso l ufficio di Bruxelles, mirando a consolidare il dialogo con le altre rappresentanze pubbliche e private nazionali per agire in Europa come parte di un unico sistema-paese. 2

3 1. Introduzione Temi europei di maggiore rilevanza per il settore finanziario italiano. La FeBAF condivide e considera imprescindibile il tema di fondo prescelto dal Governo per la Presidenza italiana, cioè l attività di rilancio dell integrazione europea, con l obiettivo di creare le condizioni per un deciso passo avanti in materia di unione politica. Il tragitto dovrebbe essere quello, ambizioso, tracciato nella relazione del Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, "Verso un'autentica Unione economica e monetaria sottoposto al Consiglio europeo del dicembre 2012, che aveva individuato quattro elementi costitutivi per rafforzare l'architettura dell'uem: maggiore integrazione finanziaria, tradottasi nell istituzione dell Unione bancaria, quale priorità da perseguire nel breve periodo; maggiore integrazione delle politiche di bilancio, per garantire politiche sane a livello nazionale ed europeo obiettivo che sembra aver perso centralità e forza nell agenda del Consiglio europeo da allora ad oggi; maggiore coordinamento delle politiche economiche con meccanismi capaci di garantire che siano messe in atto politiche nazionali ed europee di promozione della crescita, dell occupazione e della competitività, che siano sostenibili e compatibili con il corretto funzionamento dell'uem. A tal proposito è interessante l ipotesi, attualmente in discussione, di accordi contrattuali ( contractual arrangements ) reciprocamente concordati tra Paesi ed istituzioni europee per la promozione di riforme da realizzare a livello nazionale in cambio di un sostegno europeo attraverso istituendi meccanismi di solidarietà ; consolidamento della legittimazione e della responsabilità democratica del processo decisionale nel quadro dell'uem. Aspetto che con il passare del tempo è evoluto, nell agenda del Consiglio, nel tema del rafforzamento della dimensione sociale dell'uem, al fine di dare maggior rilievo alla situazione sociale e del mercato del lavoro ed assicurare un migliore coordinamento delle politiche occupazionali e sociali pur nel rispetto delle competenze nazionali. Si tratta di obiettivi che la FeBAF considera imprescindibili e che dovrebbero essere declinati in modo da favorire programmi di investimento pubblico e privato, politiche di sviluppo per la creazione di posti di lavoro, specie per i giovani, nonché politiche di investimento di lungo termine, ai quali vorremmo anche aggiungere: un maggiore coinvolgimento dell industria finanziaria italiana nei lavori propedeutici alla redazione della disciplina di implementazione (cd. disciplina di secondo livello) nelle materie di interesse per il settore; il lancio da parte della BCE di un programma di prestiti a lungo termine per le banche finalizzato esclusivamente all erogazione di nuovi crediti all economia. Questo programma potrebbe contribuire in maniera determinante a rilanciare sviluppo e occupazione nell Unione, stabilizzando e migliorando nettamente gli effetti delle due operazioni di 3

4 rifinanziamento a lungo termine (Long Term Refinancing Operations LTRO) lanciate dalla Banca Centrale Europea a fine dicembre 2011 e a inizio 2012; iniziative che, come noto, hanno sopperito all inaridimento dei mercati internazionali della liquidità in una prospettiva e con una finalità emergenziale, ma non erano concepite, né idonee a fungere da forme di finanziamento a medio-lungo termine delle imprese e delle famiglie, in quanto iniezioni di liquidità a breve termine. E evidente che la realizzazione dei piani e delle proposte italiane, specie se ambiziosi, pone la questione di un deciso potenziamento della Rappresentanza italiana nell UE, soprattutto in materie economiche e finanziarie. Ciò anche con riferimento alle prossime elezioni del Parlamento europeo (22-25 maggio 2014) e alla designazione dei nuovi leader UE a inizio del secondo semestre 2014 (Presidente della Commissione, Presidente del Consiglio europeo, Presidente del Parlamento europeo, Alto rappresentante della politica estera). 4

5 2. TEMI DI INTERESSE PRIORITARIO PER IL SETTORE FINANZIARIO ITALIANO Di seguito si riportano le priorità specifiche della Federazione e delle sue associate. 2.1 Long Term Investment e Long Term Investment Funds I finanziamenti a lungo termine sono di vitale importanza per la crescita sostenibile e per la ripresa duratura dell economia europea. La ripresa dello sviluppo è necessaria per riassorbire la disoccupazione, rilanciare la competitività e superare le difficoltà di finanza pubblica degli Stati membri. L urgenza di intraprendere un sentiero di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva è stata affermata nella strategia Europa 2020 e ribadita nel Libro Verde. La politica economica fondata sull esclusiva enfasi su austerità fiscale e pareggio di bilancio, soprattutto se accoppiata con vincoli crescenti sul capitale delle banche e delle compagnie di assicurazione e su un quadro contabile altamente prociclico, non riesce a raggiungere gli obiettivi che si propone. L Europa ha, in più occasioni, riconosciuto il ruolo essenziale del rilancio della crescita degli investimenti, che sono alla base di un modello di sviluppo sostenibile. Aspetti rilevanti Gli investimenti in infrastrutture tradizionali, innovazione e conoscenza, ricerca e sviluppo, energia, ambiente, acqua, protezione del territorio, educazione costituiscono un volano fondamentale per la crescita: il contributo dell investimento (pubblico e privato) in capitale fisico, umano e intangibile non è solo quello di sostenere la domanda, ma soprattutto di aumentare la produttività e, quindi, l offerta del sistema economico e la sua competitività. In questa prospettiva, il risparmio è fondamentale: senza il suo contributo non ci possono essere investimenti e sviluppo sostenibile, né l Europa né gli Stati membri sarebbero in grado di realizzare i propri obiettivi. La proposta di Regolamento relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), adottata dalla Commissione europea lo scorso 26 giugno è tutt'ora sottoposta all'esame del Parlamento e Consiglio, ha il vantaggio di facilitare, di finanziare la capitalizzazione a lungo termine e di soddisfare i bisogni dei depositari ultimi, solitamente PMI e progetti infrastrutturali. La Proposta è però a nostro avviso carente in quanto a flessibilità con il rischio di scoraggiare inconsapevolmente gli investitori privati dall investire nei fondi proposti. Le nostre proposte Al fine di favorire l investimento da parte degli investitori (specie se retail) negli ELTIF riteniamo necessario anzitutto rendere più flessibile la disciplina degli ELTIF in tema di politica di rimborso, lasciando al gestore dell ELTIF la facoltà di prevedere il diritto di rimborso prima della fine del ciclo di vita del fondo individuando, all interno del regolamento di gestione o dei documenti costitutivi, le condizioni e la frequenza per l esercizio del diritto di rimborso, coerentemente con la politica d investimento del fondo stesso. Anche con riferimento alla ciclo di vita dell ELTIF dovrebbe essere demandata al gestore la scelta di stabilire ex ante la durata del fondo, ovvero il diritto di temporanea estensione del ciclo di vita e le condizioni per l esercizio del diritto. Si ritiene altresì opportuno differenziare la disciplina applicabile agli ELTIF commercializzati nei confronti dei soli investitori professionali. 5

6 La Federazione suggerisce, inoltre, una riflessione, da un lato, sulla possibilità che la natura di "fondi misti" possa disincentivare l'investimento da parte di investitori professionali, dall'altro, sulla presenza di un reale interesse da parte dell'industria verso prodotti di questo tipo il cui principale vantaggio, rispetto a quanto già consentito nell'ambito della AIFMD, potrebbe essere il fatto di essere fondi di investimento alternativi con passaporto. 2.2 Completamento dell Unione Bancaria Nel secondo semestre 2014 la Presidenza italiana si dovrà occupare di assicurare la corretta implementazione dell Unione bancaria, che diventerà operativa a partire da novembre con riferimento al primo pilastro e a gennaio 2015 (si auspica) con riferimento al secondo. In tale contesto, sarà importante per la Presidenza italiana creare le condizioni per avviare il lavoro per completare l'unione bancaria con il terzo pilastro (la creazione di un sistema unico di protezione dei depositanti), da sempre nostra posizione. Aspetti rilevanti La corretta implementazione dell Unione bancaria è fondamentale per la sua credibilità ed efficacia. Le nostre proposte Si ritiene fondamentale che la Presidenza italiana si impegni a promuovere il raggiungimento di un accordo e la successiva corretta implementazione del backstop pubblico che l Eurozona si è impegnata a implementare a supporto del Meccanismo e del relativo Fondo. L esistenza di un backstop pubblico è irrinunciabile per garantire credibilità al progetto di Unione bancaria. Sarà altresì importante che la Presidenza italiana si impegni a creare le condizioni per avviare il lavoro per completare l'unione bancaria con il terzo pilastro (la creazione di un sistema unico di protezione dei depositanti). 2.3 Solvency II L accordo raggiunto nel novembre 2013 sul testo della Direttiva Omnibus II ha consentito di fare chiarezza sui tempi di entrata in vigore di Solvency II. La Direttiva, infatti, dovrà essere recepita dagli Stati Membri entro il 31 marzo 2015, mentre il nuovo regime entrerà in vigore il 1 gennaio La tabella di marcia, dunque, è molto fitta. Nel corso del 2014 e del 2015, a livello europeo, si dovrà completare il nuovo quadro normativo con le norme di Livello 2 (Atti delegati) e di Livello 3 (standard tecnici e linee guida EIOPA). Per quanto riguarda gli Atti Delegati, la Commissione europea sta predisponendo, in consultazione con Parlamento e Consiglio, le proposte che saranno verosimilmente pubblicate durante la prossima estate. Dalla data di pubblicazione decorrerà un periodo di tre mesi più tre in cui sia il Consiglio sia il Parlamento potranno opporsi a tali proposte. La presidenza italiana sarà, quindi, chiamata a gestire questo periodo. 6

7 Aspetti rilevanti Una delle tematiche di maggior rilievo per il mercato assicurativo italiano concerne l applicazione del Volatility Adjustment. La direttiva Omnibus II ha, infatti, introdotto, fra le misure del pacchetto di garanzie di lungo periodo, il volatility adjustment (VA) quale aggiustamento alla curva dei tassi risk-free utilizzata per il calcolo delle riserve tecniche. In termini semplici, l aggiustamento consente di aumentare il tasso di attualizzazione delle riserve tecniche e quindi di ridurne l ammontare al fine di sterilizzare la volatilità artificiale presente nei mercati finanziari nei periodi di stress. L aggiustamento in parola è rappresentato da una componente determinata per singola valuta ( risk-corrected currency spread ) e, se si verificano specifiche circostanze, anche da una componente nazionale ( risk-corrected country spread ). Le condizioni da rispettare affinché scatti l aggiustamento nazionale sono: risk-corrected country spread superiore a 100 bps; il risk-corrected country spread deve essere superiore al doppio del risk-corrected currency spread. Per un paese come l Italia, è cruciale che la componente nazionale del VA possa essere applicata in condizioni di particolare stress sui mercati finanziari, come accaduto alla fine del 2011 con riguardo al mercato dei titoli di Stato. La definizione e la calibrazione dei parametri che concorrono alla definizione degli spread corretti per il rischio sono fondamentali per l attivazione o meno della componente nazionale del VA. Tali parametri sono in sostanza: i pesi delle varie asset class nella definizione del representative portfolio ; gli indici o i portafogli titoli utilizzati per il calcolo degli spread; la correzione per il rischio da apportare per ottenere i risk-corrected spread (sia currency sia country). La bozza di Atti Delegati finora circolata contiene solo alcune disposizioni molto generali su tali aspetti, per cui si presume che la Commissione intenda delegare a EIOPA la quantificazione dei parametri (con misure di livello 3), mentre l industria ha chiesto che già a livello 2 (Atti Delegati) vi sia la definizione dei parametri fondamentali per rendere trasparente e prevedibile il calcolo del VA. Tuttavia, occorre prestare la massima attenzione sulle scelte che, eventualmente, potrà fare la Commissione su questi aspetti. Nel report per il Long Term Guarantee Assessment, EIOPA riporta le stime - ma non la metodologia di calcolo utilizzata - del VA per il 2011 e il 2012, mostrando come in entrambi gli anni sarebbe scattato l aggiustamento nazionale per l Italia. Dall analisi di questi valori di VA è stato raggiunto il compromesso sul testo di Omnibus II sull application ratio per il VA (65%). Nuove simulazioni, effettuate utilizzando indici di mercato, mostrano per il 2011 una correzione per l Italia tale da non far scattare i trigger per l aggiustamento nazionale, ed il VA sarebbe identico a tutti gli altri paesi europei. Le nostre proposte 7

8 Per consentire l attivazione della componente nazionale del VA in situazioni come quelle di fine 2011 occorrerebbe, quanto meno: porre pari a zero la correzione per il rischio da apportare allo spread sui titoli governativi. Tale proposta è inclusa nell attuale posizione dell industria assicurativa europea; calcolare gli spread utilizzando non indici di mercato (ad esempio, ECB AAA & others per i titoli di Stato), che normalmente sovrappesano l Italia, ma fare invece riferimento al portafoglio titoli effettivamente posseduto dalle imprese. Ciò implica che si debbano utilizzare ponderazioni e indici di rendimento che riflettano le differenze a livello nazionale. 2.4 Proposta di direttiva sull intermediazione assicurativa (cd. IMD 2) Il 3 luglio 2012, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di revisione della direttiva sull intermediazione assicurativa (2002/92/CE), ispirata ai principi di minima armonizzazione e finalizzata a garantire parità di condizioni tra tutti i soggetti coinvolti nella vendita di prodotti assicurativi e a rafforzare la tutela dei consumatori. La proposta è in fase di negoziazione al Consiglio mentre il Parlamento europeo si è espresso nel corso del mese di febbraio. Nell ipotesi che il Consiglio possa raggiungere un approccio generale sotto la presidenza greca, i triloghi saranno, in ogni caso, gestiti dalla presidenza italiana. Aspetti rilevanti Il provvedimento estende il suo campo di applicazione sia alle attività di vendita diretta dei prodotti assicurativi sia alle attività del post-vendita, con specifico riguardo all attività peritale e di liquidazione dei sinistri. Per quanto concerne la trasparenza della remunerazione viene prevista una dichiarazione sulla natura e sull ammontare della retribuzione dell intermediario, nonché sulla remunerazione variabile legata alla vendita percepita dai dipendenti delle imprese e degli intermediari. Viene introdotto un pieno regime di trasparenza per i prodotti vita, mentre per i prodotti danni è previsto un periodo transitorio di tre anni, in cui la trasparenza della remunerazione è condizionata alla richiesta del contraente. Inoltre, l articolato prevede, da un lato, l obbligo, in caso di vendita abbinata, di un informativa adeguata ai consumatori circa la possibilità di poter procedere all acquisto in forma separata, fornendo al contempo indicazioni su costi e oneri di ciascun prodotto; dall altro, il divieto della vendita vincolata, ossia quando un servizio è offerto insieme a un prodotto assicurativo e non viene venduto separatamente. Infine, la Commissione prevede due regimi: uno per la vendita dei prodotti assicurativi in generale e uno per i prodotti PRIPs. In particolare, l iniziativa PRIPs tende a introdurre una disciplina che allinea il collocamento dei prodotti finanziario-assicurativi ai prodotti d investimento, con particolare riguardo all adeguatezza e all appropriatezza dei prodotti offerti, alla consulenza, alle norme di comportamento dei distributori e al conflitto d interessi, lasciando la normativa di dettaglio a disposizioni di secondo livello predisposte dalla Commissione. Si segnala la preclusione, per coloro che svolgono attività di intermediazione assicurativa attraverso una consulenza indipendente intendendosi per tale una valutazione avente a oggetto un numero sufficientemente ampio di prodotti presenti sul mercato ad accettare commissioni da parte di terzi. 8

9 Le nostre proposte In quest ambito il mercato assicurativo italiano ha ribadito, da un lato, l opportunità che ogni futura legislazione riconosca la diversità dei sistemi distribuitivi caratterizzanti i singoli mercati europei, sostenendo quindi la necessità di un approccio di minima armonizzazione, dall altro, l importanza dell adozione di un approccio proporzionato nei confronti della distribuzione assicurativa, che tenga conto dei diversi canali distributivi, delle differenti necessità del consumatore e della variegata complessità dei prodotti. In particolare, si sostiene di: limitare il campo di applicazione, chiedendo lo stralcio delle attività post-vendita, essendo queste svolte da figure non pertinenti per la loro natura professionale con l attività che si sta disciplinando; modificare le disposizioni relative alla trasparenza della remunerazione e alla componente variabile della stessa, ritenendo sufficiente ed esaustiva per il consumatore un informativa che rispettivamente comprenda la natura e la fonte del compenso e la mera dichiarazione dell esistenza di una componente variabile; eliminare il divieto per gli intermediari indipendenti di ricevere commissioni da parte di terzi, introducendo un opzione agli Stati membri che permetta di preservare le specificità di ciascun mercato; riformare quelle disposizioni che richiedono che anche l impresa fornisca consulenza su base indipendente, ovvero che debba fornire un analisi su un ampia gamma di prodotti anche della concorrenza, essendo tale previsione illogica per definizione. 2.5 Proposta di regolamento relativo ai requisiti di omologazione per lo sviluppo del sistema ecall di bordo Il 13 giugno 2013, la Commissione europea ha pubblicato un regolamento che mira ad introdurre l obbligo di installare un sistema ecall di bordo per i nuovi modelli di autoveicoli (autovetture e veicoli commerciali leggeri). Tale proposta, volta garantire che le auto siano in grado di chiamare automaticamente i servizi di emergenza in caso di incidente grave, tende a mitigare le conseguenze di gravi incidenti stradali. In tale ipotesi, infatti, il sistema ecall compone automaticamente il 112, il numero unico d emergenza europeo, comunicando l ubicazione del veicolo anche nel caso in cui il conducente sia incosciente o si trovi nell impossibilità di effettuare in via volontaria la chiamata per i soccorsi. Aspetti rilevanti Questa proposta è stata accolta con favore dall industria assicurativa, consapevole che la priorità sui requisiti di omologazione dell ecall è salvare vite umane e che l'obiettivo primario delle istituzioni europee è l operatività del sistema entro il termine previsto del 1 ottobre 2015, ma suscita delle perplessità la formulazione di alcune disposizioni che sono di ostacolo alla realizzazione del sistema e-call come una piattaforma standardizzata, aperta ed interoperabile gratuitamente da tutti i soggetti terzi - inclusi gli assicuratori quindi - rispetto ai costruttori. L apertura della predetta piattaforma telematica consentirebbe, infatti, di salvaguardare la libera scelta dei consumatori riguardo a importanti servizi a valore aggiunto, quali servizi di assistenza e sicurezza ulteriore rispetto a quella base fornita dall ecall (es: in caso di incidente 9

10 grave, ma non di impatto tale da attivare la ecall automatica, o di incidente di minore gravità e altri servizi a valore aggiunto finalizzati a premiare le condotte di guida sicure, combattere le frodi assicurative, i furti d auto, a consentire interventi di diagnostica auto, ecc.. inclusa l assistenza supplementare), senza costringere gli automobilisti a dover acquistare una pluralità di dispositivi diversi, per poter fruire delle offerte di servizi, prestati da altri fornitori di servizi telematici. Pertanto abbiamo criticato la formulazione di alcune previsioni che sono di ostacolo alla realizzazione del sistema e-call di bordo come una piattaforma standardizzata, aperta ed interoperabile gratuitamente da tutti i soggetti terzi - inclusi gli assicuratori quindi - rispetto ai costruttori. Le nostre proposte In particolare, l industria assicurativa ha manifestato preoccupazioni riguardo ai seguenti punti: piattaforma: si richiede una piattaforma interoperabile, in formato standard e ad accesso libero in modo che i consumatori possano beneficiare dell accesso a servizi aggiuntivi, anche di assistenza stradale, senza limitarne in alcun modo l accessibilità a tutti gli operatori indipendenti; libera scelta del consumatore e libera concorrenza: al fine di garantire la libera scelta del consumatore e la libera concorrenza è necessario aggiungere alla lista degli obblighi specifici del produttore di automobili la possibilità per i consumatori di scegliere e cambiare i fornitori terzi di servizi aggiuntivi; norme in materia di privacy e protezione dei dati: le disposizioni in materia di privacy dovrebbero chiarire i requisiti rispetto ai servizi aggiuntivi dei fornitori terzi. In particolare l articolato dovrebbe precisare che le attività del veicolo possono essere sottoposte a monitoraggio costante per l erogazione di servizi aggiuntivi, tramite la piattaforma aperta su cui opera il sistema ecall, naturalmente a condizione che i clienti abbiano dato l esplicito consenso preventivo. Sulla proposta il Parlamento si è espresso nel febbraio scorso mentre in Consiglio continuano le riunioni del gruppo di lavoro alla ricerca di un approccio generale. Anche se la presidenza greca raggiungesse un accordo, la presidenza italiana sarà in ogni caso chiamata a gestire il file in fase di trilogo. 3. ALTRI TEMI RILEVANTI PER IL SETTORE Di seguito si riportano ulteriori tematiche su cui le istituzioni europee stanno lavorando e che, qualora fossero confermati gli attuali orientamenti, andrebbero in una direzione contraria non solo agli interessi dell industria finanziaria, ma anche riteniamo - dell Europa nella sua interezza. 3.1 La riforma strutturale del sistema bancario EU (cosiddetta riforma Liikanen) Nei prossimi mesi il Consiglio dovrebbe cominciare a lavorare sulla proposta legislativa che la Commissione ha pubblicato il 29 gennaio scorso. Si tratta di un tema molto rilevante che deve essere affrontato a livello europeo per evitare le distorsioni nell ambito del mercato unico dei servizi finanziari che si verranno altrimenti a creare in seguito all entrata in vigore di specifiche 10

11 normative nazionali in Germania, Francia e Regno Unito. In particolar modo, per il fatto che la proposta prevede che i paesi che già dispongono a livello nazionale di una normativa avente gli stessi scopi della Proposta sono esentati dall adozione della normativa europea. Il che rende estremamente probabile un forte disallineamento delle normative vigenti in materia all interno dell Unione. La riforma si lega altresì alla necessità di attrarre a regolamentazione tutto il settore finanziario per evitare che le eventuali misure di restrizione per il settore bancario vengano inficiate dalla conseguente fuga delle attività dal settore bancario verso segmenti non vigilati del mercato. In questo modo si finirebbe con il danneggiare la capacità delle banche di sostenere l economia reale senza per contro perseguire obiettivi di maggiore stabilità. La riforma ha per oggetto l imposizione alle banche europee più significative del divieto di compiere operazioni di trading proprietario con capitale proprio o con depositi della clientela. Aspetti rilevanti Il divieto di condurre determinate operazioni potrebbe impattare in modo avverso sulla capacità di supporto all economia reale e sulla redditività del settore bancario. All'interno di tale proposta è stata introdotta l'esenzione dal divieto (che entrerà in vigore il 1 luglio 2018) di effettuare attività di proprietary trading per: fondi di private equity che siano di forma chiusa e unleveraged; fondi di venture capital che abbiano ottenuto il passaporto EUVECA. Le nostre proposte Siamo contrari a proposte legislative volte a scardinare l impianto del modello di banca universale. L efficacia di tali nuove regole, peraltro, è tutta da dimostrare. Più efficace, secondo il nostro parere, sarebbe l attrazione a regolamentazione dell intero settore finanziario. Nello specifico la proposta ha l effetto di incidere negativamente sulla profittabilità del settore bancario, oltre che sulla sua capacità di sostenere l economia reale poiché impatta sui costi di finanziamento delle banche, limita la capacità di diversificare le fonti di profitto, riduce la gamma di prodotti che è possibile offrire alla clientela ed impone nuovi costi di compliance. FeBAF accoglie inoltre con favore le proposte di emendamento avanzate da EUVCA finalizzate all'ampliamento del gruppo di soggetti che possono essere esentati dal divieto di proprietary trading, comprendendo anche i fondi di private equity che non siano sostanzialmente leveraged. 3.2 Proposta di direttiva del consiglio per l applicazione di una procedura di cooperazione rafforzata in tema tassazione delle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax - FTT) La Presidenza greca, verosimilmente, non avrà il tempo per finalizzare il dossier, anche se la Commissione insiste per il raggiungimento di un accordo prima delle elezioni europee; ci sono quindi buone probabilità che l Italia si trovi a gestire il dossier, potendo quantomeno mirare a favorire un armonizzazione delle prassi fra i Paesi che nel frattempo avranno dato vita ad una forma di FTT. La Commissione ha presentato nel 2013 una prima proposta di direttiva, i cui contenuti sono peraltro da più parti fortemente contrastati. Si è in attesa di conoscere il testo di una proposta di compromesso, che dovrebbe essere resa nota in tempi brevi. Aspetti rilevanti 11

12 L Italia ha già introdotto, dal 1 marzo 2013, una propria forma di FTT, secondo uno schema solo parzialmente corrispondente ai contenuti della proposta (originaria) della Commissione, che prevede un ambito applicativo assai più ampio rispetto alla disciplina italiana. Già dal 2012, anche la Francia aveva introdotto una FTT domestica, che in parte anticipava quella UE. In tale contesto, gli aspetti di maggiore criticità sono rappresentati, per un verso, dal rischio che in assenza di una armonizzazione a livello UE si assista ad un proliferare disordinato di iniziative a livello nazionale, e per altro verso, dalla necessità di evitare che in sede UE trovi affermazione un modello di tassazione penalizzante per i mercati e per gli operatori finanziari dei Paesi che aderiscono alla cooperazione rafforzata. Le nostre proposte Il sistema finanziario italiano è favorevole ad un modello di FTT, quanto più omogeneo e uniforme possibile all interno dell intera Unione Europea e che ricalchi quanto più possibile lo schema introdotto in Italia, che è stato costruito in modo da limitare gli impatti più deteriori dell imposta per determinati settori e segmenti operativi riconosciuti meritevoli di tutela (tra i quali quello del risparmio a lungo termine e del risparmio con finalità previdenziale). 3.3 Proposta di revisione della direttiva sui Servizi di Pagamento e il regolamento sulle Commissioni di Interscambio sulle transazioni con carta di pagamento La Commissione Europea il 24 luglio scorso ha pubblicato due proposte legislative: la prima è la nuova Direttiva sui Servizi di Pagamento (PSD2) e la seconda un Regolamento che, tra le altre cose, fissa un tetto alle commissioni interbancarie sulle transazioni mediante carte di pagamento. Tali proposte fanno parte del cosiddetto Payments package che incide fortemente sul panorama regolamentare del mercato dei pagamenti. Esse dovranno essere considerate congiuntamente anche in ragione delle loro interrelazioni. A livello di Consiglio la Presidenza greca ha avviato nel mese di marzo l'esame della proposta. La PSD2 mira ad armonizzare ulteriormente la normativa relativa alla prestazione di servizi di pagamento nella UE, anche alla luce degli sviluppi tecnologici intervenuti da quando la prima direttiva fu approvata (2007). I principali aspetti della Proposta sono: ampliamento, per i profili di trasparenza, dell ambito di applicazione alle transazioni in tutte le valute e anche da/per paesi al di fuori della UE; ridefinizione delle esenzioni per alcuni soggetti quali gli agenti, le cosiddette reti a operatività limitata (es. circuiti di carte proprietari), operatori telefonici, sportelli automatici non gestiti da prestatori di servizi di pagamento (PSP); ampliamento dell ambito di applicazione a soggetti sin qui non regolamentati quali quelli che offrono servizi di accesso all informazione sui conti per l esecuzione di transazioni online (tipicamente di e-commerce mediante bonifico); ridefinizione di alcuni aspetti riguardanti il regime prudenziale degli istituti di pagamento e maggiore armonizzazione delle procedure autorizzative; eliminazione di una serie di opzioni nazionali che la PSD concedeva agli Stati Membri e che ha creato disomogeneità di trattamento all interno della UE. La principale di esse è l eliminazione dell opzione relativa alla possibilità di vietare la maggiorazione di spese da 12

13 parte dell esercente nel caso di pagamento con determinati strumenti di pagamento (cosiddetto surcharge), che però non riguarda i pagamenti mediante carta assoggettati al Regolamento; riduzione da 150 a 50 euro della perdita massima di un pagatore nel caso di operazione non autorizzata, prima che questi notifichi la frode o il furto dello strumento di pagamento; introduzione di un diritto incondizionato di rimborso per gli addebiti diretti; introduzione di una serie di opportuni obblighi in materia di sicurezza, che incorporano alcune delle Raccomandazioni per la sicurezza dei pagamenti via internet emanate in via definitiva dalla BCE nel gennaio Quanto al Regolamento, i principali contenuti della proposta sono: definizione e imposizione di un tetto massimo alle commissioni d interscambio multilaterale pari allo 0,2% (per le carte di debito) ed allo 0,3% (per le carte di credito) del valore della transazione; obbligo per il soggetto che convenziona l esercente di separare i costi relativi alle commissioni da quelli relativi ai diversi marchi presenti sulle carte e alle differenti tipologie di carta esistenti (ad es. carta base, argento, oro, platino, ecc. ), nonché a fornire dettagli informativi sulla transazione ben superiori a quelli previsti dalla Direttiva sui Servizi di Pagamento, nonché a evidenziare in modo separato l importo della spesa e separatamente l eventuale commissione interbancaria applicata; abolizione del blocco che limitava il numero dei marchi presenti sulla carta di pagamento; imposizione che i soggetti emittenti carte di pagamento siano diversi (in termini giuridici, organizzativi e procedurali) dai soggetti che gestiscono le transazioni delle stesse; piena facoltà all esercente di scegliere quali marchi e quali tipologie di carte di pagamento accettare, a patto che nella massima trasparenza informi i consumatori, cioè abolizione della cosiddetta Honour All Cards Rule. Le nostre proposte In relazione alla PSD2, il tema di gran lunga più critico tra tutte le modifiche introdotte riguarda il trattamento delle cosiddette Terze Parti che svolgono servizi di accesso ai conti. Sebbene sia positivo che la Commissione intenda assoggettare tali operatori allo stesso quadro giuridico degli altri prestatori dei servizi di pagamento, il modo con cui ciò viene realizzato non è coerente e non risponde a criteri di equa ripartizione delle responsabilità tra PSP che detengono i conti dei clienti e le Terze Parti. Inoltre numerose sono le criticità in termini di identificazione, sicurezza, privacy, trasparenza applicabili a tali soggetti. Il testo approvato dalla Commissione ECON va a tratti nella giusta direzione, ma non completa il processo in modo sempre compiuto. Queste criticità rilevano non solo perché l impatto per i PSP sarebbe molto rilevante in termini di responsabilità, costi e relazione con la clientela, ma soprattutto perché rilevante sarebbe per la clientela un potenziale aggravio di rischi nell'effettuazione delle operazioni online, con effetto quindi opposto all intendimento originario del legislatore europeo. La posizione dell'abi e delle banche europee, ma anche quella di diversi Stati membri, vuole tendere alla revisione della proposta nel senso di una più compiuta protezione del cliente e della sicurezza delle transazioni, una migliore definizione di obblighi e responsabilità di tutti gli attori che intervengono in una operazione di pagamento, ivi inclusi questi nuovi soggetti (Terze Parti). 13

14 Altro punto di attenzione è la norma che modifica i diritti di rimborso la cui attuale formulazione non è coerente con l'operatività e rischia di rendere vani gli sforzi effettuati per implementare un servizio di addebito diretto paneuropeo, appena giunto a compimento con la realizzazione della SEPA. In relazione al Regolamento, vi sono diversi profili critici, peraltro aggravati dal voto della Commissione ECON. Imporre un tetto unico alle commissioni interbancarie in tutti i mercati europei non appare consono a consentire lo sviluppo dello strumento, soprattutto in un paese come l Italia. Occorre inoltre segnalare che i livelli stabiliti nella Proposta non sono supportati da alcuna analisi di impatto e le principali conseguenze saranno una drastica riduzione dei ricavi per gli Issuer che potrebbero inevitabilmente portare a ripercussioni sui loro investimenti (ad es. in nuove tecnologie) ovvero sui consumatori. In particolare per il circuito domestico italiano di carte di debito, la previsione di un cap, costruito come previsto nella Proposta produrrebbe effetti negativi sia sui pagamenti di basso importo ovvero sulle recenti iniziative del Consorzio volti a favorire il pagamento dei bollettini tramite PagoBancomat. ABI e il Consorzio Bancomat propongono una metodologia alternativa per la determinazione della commissione interbancaria. Alla quota ad valorem definita come tetto dalla Proposta dovrebbe aggiungersi una parte fissa che non varia al variare dell ammontare della transazione. Tale schema metodologico, in vigore per il circuito PagoBancomat, è stato peraltro già esaminato e considerato non anti concorrenziale dall AGCM. Un secondo profilo di impatto attiene alle ulteriori misure contenute nel Regolamento. Le regole che risultano di maggior impatto sono quelle relative alla Honour All Cards Rule (HACR) perché richiederebbe l aggiornamento degli interi parchi terminali e carte, al cobadging/application selection - in relazione alle limitazioni che la stessa è suscettibile di determinare per lo sviluppo di prodotti orientati alle transazioni di basso importo e con tecnologia senza contatto e per le informazioni da fornire obbligatoriamente all esercente. Al riguardo, si è favorevoli alla rimozione del vincolo alla HACR e per quanto riguarda la scelta tra i circuiti presenti su una medesima carta, si propone che essa non venga rimessa all esercente come nella attuale proposta, ma venga preselezionata per ciascuna carta, in modo tale da ridurre l onerosità per il titolare al momento del pagamento. Tale scelta potrebbe essere modificata dall esercente all atto del pagamento. 3.4 Regolamento europeo sulle infrastrutture del mercato (EMIR) La regolamentazione EMIR, adottata con l obiettivo di migliorare la trasparenza e ridurre i rischi associati al mercato dei derivati OTC, ha introdotto nuovi obblighi a carico delle controparti finanziarie e non finanziarie, tra cui l obbligo di mitigazione dei rischi per le operazioni non compensate e il reporting delle operazioni in derivati (negoziati su mercati regolamentati e OTC). Aspetti rilevanti Sebbene la Commissione europea e l ESMA si siano espresse nel tempo fornendo numerosi chiarimenti interpretativi, permangono aree di incertezza che, per la loro rilevanza, potrebbero pregiudicare la corretta esecuzione dei suddetti obblighi, dando luogo inoltre ad approcci operativi disomogenei nei diversi Paesi membri. 14

15 La principale area di incertezza riguarda l ambito di applicazione della regolamentazione EMIR. In particolare, non è chiara l inclusione o meno nell alveo dei derivati dei FX Forward, nonché, sotto il profilo soggettivo, l applicazione della disciplina ai soggetti pubblici locali. Sotto il profilo operativo, dubbi applicativi attengono gli schemi da adottarsi per il reporting dei derivati conclusi su un mercato regolamentato, laddove l operatività sia posta in essere dall intermediario in qualità di agent (come frequentemente avviene in Italia) e nella conclusione dell operazione intervenga una pluralità di soggetti o catena. Le suddette aree di incertezza sono state descritte in una lettera inviata alle Autorità italiane da Assosim, ABI e Assogestioni nella quale si chiedeva alle stesse di promuovere, nelle competenti sedi istituzionali dell Unione Europea, un intervento interpretativo sulle questioni sopra indicate. Anche in esito all iniziativa assunta, l ESMA ha inviato una lettera alla Commissione europea in data 14 febbraio u.s. chiedendo un intervento urgente volto a far luce sulla ricomprensione o meno dei FX Forward (e dei Commodity Forward con consegna fisica) nell alveo dei derivati. La Commissione europea ha risposto alla lettera dell ESMA in data 26 febbraio chiedendo ulteriori approfondimenti e rinviando un possibile intervento chiarificatore al momento in cui, a seguito della revisione della MiFID, verranno adottati i conseguenti atti di recepimento nei singoli ordinamenti. Proposta La corretta applicazione della normativa in esame dipende dalla disponibilità di un quadro di riferimento chiaro. In mancanza, da un lato l industria, finanziaria e non, si troverebbe nella condizione di sopportare il rischio legale di una interpretazione della norma di per sé soggettiva e discrezionale, dall altro vi sarebbe il pericolo concreto di approcci di vigilanza disomogenei nei diversi Paesi UE con un alterazione del level playing field. Chiediamo pertanto un intervento chiarificatore da parte delle istituzioni competenti nel più breve tempo possibile in modo da salvaguardare il principio della certezza del diritto. 3.5 Investor protection (MiFID II, PRIPS) In questi primi mesi del 2014 è stato raggiunto l accordo politico in esito ai triloghi su due pacchetti legislativi in tema di tutela dei clienti retail che investono in strumenti e prodotti finanziari, che hanno grande rilievo sull operatività delle banche e delle assicurazioni in qualità sia di emittenti che di distributori. In particolare, il 20 febbraio u.s. il COREPER ha approvato l accordo politico su MIFID II, raggiunto il 14 gennaio in sede di trilogo; il 28 marzo u.s. è stato praticamente raggiunto l accordo politico su PRIPS, che dovrebbe essere approvato dal COREPER il 4 aprile ed essere votato In Plenaria (15-7 aprile). Aspetti rilevanti A questo punto è essenziale presidiare con attenzione i lavori di definizione delle diverse misure di implementazione previste dalla Direttiva MiFID II e dal Regolamento PRIPS, soprattutto sulle aree di novità che appaiono incidere in maniera rilevante sull operatività di emittenti e distributori di prodotti di investimento e assicurativi. In particolare: per quanto riguarda la MiFID II, si segnalano le questioni inerenti la consulenza indipendente, la definizione del target di mercato compatibile con i prodotti emessi e distribuiti, 15

16 l informativa ai clienti sui singoli prodotti, il potere delle autorità di intervenire sulla distribuzione dei prodotti, l operatività degli organized trading facility, l accesso diretto ai mercati e l identificazione e gestione dei conflitti di interesse degli intermediari di assicurazione e delle imprese assicuratrici; per quanto riguarda i PRIPS, si segnalano le questioni inerenti la standardizzazione delle informazioni sul livello di rischio dei prodotti, la sovrapposizione con le informazioni della nota di sintesi prevista dalla direttiva prospetti, la responsabilità a carico degli emittenti per le informazioni contenute nel KID, i criteri che dovranno essere tenuti in conto dall EIOPA nel determinare i pericoli per la tutela degli investitori e le minacce al corretto funzionamento dei mercati finanziari. 3.6 Proposta di regolamento sui fondi comuni monetari II 4 settembre del 2013 la Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento sui fondi di mercato monetario, intervenendo in tema di investimenti ammissibili, politica di investimento, qualità creditizia, gestione del rischio e trasparenza informativa. Le novità della proposta risultano particolarmente rilevanti sia per gli effetti sull operatività dei fondi monetari esistenti sia per le prospettive di sviluppo di un mercato che nel nostro Paese conta la presenza di più di 150 prodotti per un patrimonio complessivo di circa 30 miliardi di euro e che svolge un ruolo fondamentale nel finanziamento delle tesorerie di stati, banche e imprese. E pertanto fondamentale assicurare che la nuova regolamentazione europea dei fondi comuni monetari risponda a criteri di razionalità, proporzionalità ed efficacia avuto riguardo alla finalità della disciplina, alle prassi di gestione e ai profili di economicità. Proposta L industria italiana ha manifestato, in particolare, preoccupazioni riguardo ai seguenti punti: la previsione di un articolata procedura interna per la valutazione del rischio di credito, l obbligo di dotarsi di una sofisticata know your customer policy e quello di svolgere specifiche prove di stress. L estensione e l analiticità delle disposizioni su queste materie, infatti, privano le società di gestione dei necessari ambiti di discrezionalità organizzativa e gestionale, con possibili effetti negativi sulla sostenibilità economica dell offerta di fondi monetari. la disciplina dell attività di investimento: le restrizioni sulle caratteristiche delle operazioni ammissibili di pronti contro termine, i limiti all investimento in veicoli di cartolarizzazione dei crediti verso le imprese, costituiscono serie limitazioni alla flessibilità della gestione. Dal punto di vista prudenziale queste disposizioni appaiono eccessivamente restrittive e rischiano di generare inefficienze gestionali, che si tradurrebbero in aumenti di costo e in taluni casi, paradossalmente, in una riduzione del grado di liquidità dei fondi monetari. Alla luce di queste considerazioni esiste il concreto pericolo che, in assenza di opportune modifiche alla proposta della Commissione, nel futuro molte società di gestione scelgano di escludere i fondi monetari dalla propria gamma d offerta. Ciò avrebbe il duplice effetto di ridurre i flussi di finanziamento all economia reale intermediati da strumenti trasparenti e diversificati e di accrescere la concentrazione degli operatori presenti sul mercato, con gli ovvi rischi di natura sistemica. 16

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