Antiriciclaggio: potenziali conflitti tra normative di Paesi diversi. Il caso Filippine (Giovanni Imbergamo)

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1 Antiriciclaggio: potenziali conflitti tra normative di Paesi diversi. Il caso Filippine (Giovanni Imbergamo) Altalex.it In tema di segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo l Italia, com è noto, ha adottato da tempo una normativa specifica, che è attualmente rappresentata dagli articoli da 41 a 48 del D. Lgs. n. 231 del 21 novembre 2007, integrati dai provvedimenti della Banca d Italia e dai decreti dei Ministeri della Giustizia e dell Interno contenenti i c.d. indicatori di anomalia, che sono finalizzati ad agevolare gli operatori nell individuazione delle operazioni sospette; la normativa in questione identifica i soggetti tenuti alle segnalazioni (richiamati nell art. 41), l ente destinatario delle medesime (l UIF o Unità d Informazione Finanziaria, costituita presso la BANCA D ITALIA) e i criteri per individuare le operazioni sospette. I soggetti tenuti alle segnalazioni delle operazioni sospette all UIF, però, ben potrebbero essere obbligati a segnalazioni analoghe in forza di norme antiriciclaggio emanate da altri Paesi a loro applicabili in considerazione di criteri di collegamento sovranazionali. E il caso, ad esempio, della Circolare n. 706 del 5 gennaio 2011, intitolata Updated Anti Money Laundering Rules and Regulations, emanata dal Bangko Sentral Ng Pilipinas, cioè dalla Banca Centrale delle Filippine, con l intento di assicurare che la Repubblica delle Filippine e gli istituti finanziari e creditizi considerati nella Circolare non vengano utilizzati rispettivamente quali luogo di riciclaggio di denaro e strumenti per riciclare disponibilità economiche di provenienza illecita. La normativa antiriciclaggio della Circolare è dichiarata applicabile a tutti gli istituti finanziari e creditizi supervisionati e regolamentati dalla Banca Centrale delle Filippine, incluse le loro filiali e le sedi secondarie ovunque le medesime siano localizzate, e quindi anche al di fuori delle Filippine. Sul punto la Sezione X802 della Circolare chiarisce che una banca autorizzata dalla Banca Centrale delle Filippine a costituire filiali o uffici nelle o anche fuori delle Filippine sarà responsabile dell attività di tali filiali e uffici negli stessi limiti e come se tale attività fosse stata svolta presso la sede

2 centrale, con la precisazione che una banca e le sue filiali e uffici saranno considerati quali un unica unità. Pertanto, in materia di adempimenti antiriciclaggio, le filiali e le sedi secondarie di banche e società finanziarie filippine costituite e operanti in Italia sono soggette sia alla normativa italiana sia alle disposizioni della Circolare n. 706/2011. Nel caso dell obbligo di segnalare le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo (Sezione X807), la Circolare dispone che gli operatori ad essa assoggettati cioè sia le banche e le società finanziarie filippine sia le loro filiali e uffici esteri segnalino al Comitato Antiriciclaggio filippino tutte le operazioni sospette entro 10 giorni dal verificarsi delle stesse; la segnalazione in sé non comporta la violazione delle norme in tema di riservatezza e confidenzialità delle informazioni, ma i segnalanti sono tenuti a non comunicare a terzi estranei l avvenuta segnalazione sotto comminatoria di sanzioni penali. La Sezione X811 della Circolare prevede sanzioni amministrative ove siano violate le disposizioni in essa contenute, che possono comportare sia la sospensione o la rimozione dalle posizioni assunte nell istituzione considerata sia il pagamento di penalità. Occorre quindi verificare la possibile sussistenza di conflitti nell applicazione delle normative in questione (italiana e filippina) in punto di obblighi di segnalazione delle operazioni sospette con particolare riferimento ai destinatari delle segnalazioni. Quanto alla normativa italiana, l art. 46, primo comma, del D. Lgs. n. 231/2007 fa divieto ai soggetti tenuti alle segnalazioni di cui all art. 41 e a chiunque ne sia a conoscenza di dare comunicazione dell avvenuta segnalazione fuori dai casi previsti dal presente decreto (il quale, si ricorda, dispone l invio delle segnalazioni alla UIF); ai sensi del comma 3, i soggetti obbligati alle segnalazioni non possono comunicare al soggetto interessato o a terzi l avvenuta segnalazione di operazione sospetta o che è in corso o può essere svolta un indagine in materia di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, fermo restando che, ai sensi del quarto comma, il divieto di comunicazione non impedisce la comunicazione tra gli intermediari

3 finanziari appartenenti al medesimo gruppo, anche se siti in Paesi terzi, a condizione che applichino misure equivalenti a quelle previste dalla direttiva e che, ai sensi del sesto comma, nelle vicende relative allo stesso cliente o alle stesse operazioni che coinvolgano due o più intermediari finanziari ovvero due o più professionisti, il divieto di cui al primo comma non impedisce la comunicazione tra gli intermediari o tra i soggetti in questione, anche se situati in Stati extracomunitari a condizione che applichino misure equivalenti a quelle previste dalla direttiva, fermo restando quanto stabilito dagli articoli 42, 43 e 44 del Codice in materia di protezione dei dati personali. Le informazioni scambiate possono essere utilizzate esclusivamente ai fini di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Inoltre il divieto in questione non si estende alle comunicazioni eseguite ai fini di accertamento investigativo, né la comunicazione rilasciata alle autorità di vigilanza di settore nel corso delle verifiche previste dall art. 53 e negli altri casi di comunicazione previsti dalla legge ; i soggetti tenuti agli obblighi antiriciclaggio ovviamente non potranno essere sanzionati in caso abbiano comunicato alle autorità investigative o di vigilanza le segnalazioni inviate all UIF. L art. 48 a chiusura del sistema assoggetta ai medesimi divieti di comunicazione ai clienti o ai terzi di cui all art. 46 anche il c.d. flusso di ritorno delle informazioni, cioè le comunicazioni dell UIF al segnalante circa l avvenuta archiviazione della segnalazione inoltrata. Al di fuori dei casi appena considerati, però, il divieto di comunicazione di cui all art. 46, comma 1, non prevede eccezioni e la sua violazione è sanzionata penalmente dall art. 55, comma 8, a tenore del quale: Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi, essendovi tenuto, viola i divieti di comunicazione di cui agli articoli 46, comma 1, e 48, comma 4, è punito con l arresto da sei mesi a un anno o con l ammenda da a euro.

4 A questo punto occorre interrogarsi se non vi sia conflitto tra la normativa italiana che, al di fuori delle eccezioni sopra considerate, vieta ai soggetti destinatari degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo la comunicazione a terzi, da una parte, e la normativa filippina che invece impone alle proprie banche e istituti finanziari, comprese le filiali e le sedi secondarie ovunque site, quindi anche in Italia, di comunicare entro dieci giorni le operazioni sospette al Comitato Antiriciclaggio filippino. Il conflitto in realtà sussiste poiché le autorità estere non sono comprese tra le eccezioni al divieto di comunicazione contenute nell art. 46; inoltre, la materia dello scambio di informazioni e di collaborazione tra autorità è espressamente regolato dall art. 9 del D. Lgs. n. 231/2007, terzo e quarto comma, che prevedono, in deroga al segreto d ufficio, la possibilità per la UIF di scambiare informazioni e collaborare con analoghe autorità di altri Stati che perseguono le medesime finalità, a condizioni di reciprocità anche per quanto riguarda la riservatezza delle informazioni e, a tale fine può stipulare protocolli d intesa Le informazioni ricevute dalla autorità estera possono essere trasmesse dalla UIF alle autorità italiane competenti, salvo esplicito diniego dell autorità dello Stato che ha fornito le informazioni. In sintesi, il sistema italiano prevede che i soggetti obbligati debbano inviare in via ordinaria all UIF e solo all UIF le segnalazioni di operazioni sospette, ferme restando le limitate eccezioni sopra considerate, mentre, per quanto riguarda la collaborazione e quindi lo scambio di informazioni con le autorità estere, è in facoltà dell UIF stipulare protocolli d intesa con tali autorità a condizioni di reciprocità. Pertanto, pur essendo consentito, ad esempio, lo scambio di informazioni tra gli intermediari finanziari appartenenti al medesimo gruppo anche se situati in Paesi terzi, solo l UIF potrà stabilire se collaborare o meno con le autorità estere, essendo vietato poiché non oggetto di espressa deroga ai soggetti destinatari dell obbligo di segnalazione inviare rapporti su operazioni sospette ad autorità non italiane, come nel caso della Banca Centrale delle Filippine, anche se aventi diretta giurisdizione sugli istituti esteri che a loro volta possiedono o controllano l intermediario locale italiano.

5 Si può quindi verificare la paradossale situazione, ad esempio, del responsabile della funzione antiriciclaggio di un istituto di pagamento italiano posseduto da banca filippina che si trovi a dovere scegliere, per così dire, se violare la normativa italiana, e quindi segnalare anche all autorità filippina l eventuale operazione sospetta, ovvero se violare le disposizioni contenute nella Circolare N. 706 filippina, non segnalando alcuna operazione sospetta inviata all UIF, ma in tal modo esponendosi ed esponendo il proprio istituto o quantomeno la casa madre alle sanzioni della Banca Centrale Filippina conseguenti a tale omissione. La Circolare N. 706 nell ultimo comma della Sezione X802 prevede la possibilità che si verifichino conflitti tra le disposizioni filippine e le leggi del Paese estero in cui filiali o succursali di banche o istituti di credito filippini si trovino ad operare e, in tale caso, è previsto che l istituto in questione informi la Banca Centrale Filippina della situazione mettendo a disposizione copia delle direttive di vigilanza o delle norme che impediscano l applicazione delle disposizioni previste nella Circolare. Nel caso sopra ipotizzato, il responsabile della funzione antiriciclaggio dell istituto di pagamento dovrà astenersi dall inviare le segnalazioni delle operazioni sospette al Comitato Antiriciclaggio filippino, così da non violare l art. 55 del D. Lgs. n. 231/2007, ma al tempo stesso dovrà informare la Banca Centrale delle Filippine dell esistenza della confliggente normativa italiana, in tal modo evitando il rischio di rendere inadempiente il proprio istituto alle direttive della Circolare. Più in generale, in punto di segnalazione di operazioni sospette, qualsiasi filiale o sede secondaria italiana di banche o istituti finanziari esteri, in qualunque modo costituita, dovrà tenere sempre presente la natura riservata delle segnalazioni all UIF, omettendo di comunicare le medesime anche alle autorità di vigilanza dei Paesi di origine e tenendo queste ultime debitamente informate circa gli obblighi e le sanzioni applicabili secondo l ordinamento italiano.

6 . Articolo di Giovanni Imbergamo)

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