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1 Rassegna stampa - CONFIMI Rassegna del 18/02/2015 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE CONFIMI 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale Le imprese italiane pagano il conto vanno in fumo 3 miliardi di export 18/02/2015 La Stampa - Asti Il Tavolo di sviluppo torna in pista "Facciamo squadra contro la crisi" 18/02/2015 La Stampa - Novara IN BREVE 18/02/2015 Gazzetta di Mantova - Nazionale Etichette alimentari, si cambia 18/02/2015 Il Giornale di Vicenza «Attenti al fattore pedaggio» 18/02/2015 Il Giornale di Vicenza «Valsugana, non perdiamo tempo» 18/02/2015 La Voce di Mantova Etichette comprensibili per il consumatore 18/02/2015 La Voce di Mantova La fatturazione elettronica anche per gli enti locali SCENARIO ECONOMIA 18/02/2015 Corriere della Sera - Nazionale Costa: «Un tavolo per far tornare a crescere l'editoria» 18/02/2015 Corriere della Sera - Nazionale La dignità del lavoro autonomo 18/02/2015 Corriere della Sera - Nazionale Il «manifesto» delle professioni per la trattativa con il governo 18/02/2015 Corriere della Sera - Nazionale Ansaldo Energia, arriva il primo bond targato Fsi 18/02/2015 Il Sole 24 Ore Per tornare a correre serve più estero

3 18/02/2015 Il Sole 24 Ore Quel titolo sopravvalutato in mano ai soci della banca 18/02/2015 Il Sole 24 Ore «Vuoi un finanziamento? Compra le nostre azioni» 18/02/2015 Il Sole 24 Ore «Cediamo gli immobili a blocchi» 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale "Condanniamo la violenza ma il governo è immobile" 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale "Per difendere gli utenti servono regole nuove" 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale Popolari, nuova tegola inchiesta su Veneto Banca per ostacolo alla vigilanza 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale Coppola vende Porta Vittoria Prelios in pole ma è mistero sui prezzi 18/02/2015 La Repubblica - Nazionale La Bce avverte le banche "Basta intrecci con lo Stato cautela sui titoli pubblici" 18/02/2015 MF - Nazionale L'auto inizia bene il 2015 E oggi Renzi incontra Marchionne 18/02/2015 MF - Nazionale Ma alla fine un accordo si troverà 18/02/2015 MF - Nazionale Tlc, sale la febbre e Telecom gode 18/02/2015 MF - Nazionale RIFORMA POPOLARI 'È SPAZIO DI MANOVRA SUL DIRITTO DI VOTO SCENARIO PMI 18/02/2015 Il Tempo - Nazionale Ecco tutte le aziende a rischio in Libia 39

4 CONFIMI 8 articoli

5 18/02/2015 La Repubblica Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) Gli affari. Quasi tutte le aziende sono state costrette a sospendere commesse e cantieri. "Siamo i primi partner commerciali della Libia, ma ora si sta sfaldando tutto" Restano in funzione i pozzi petroliferi dell'eni Le imprese italiane pagano il conto vanno in fumo 3 miliardi di export Dopo la transizione postgheddafi era ripartita l'industrializzazione. Dal 2014 i primi rallentamenti EUGENIO OCCORSIO «SE QUESTI tre non tornano subito, giuro che vado a prenderli io». È angosciato Dino Piacentini, 57 anni, presidente dell'azienda di costruzioni fondata dal padre Stefano nel 1949 a Palagano nell'appennino modenese che oggi fattura per il 70% all'estero. «Ci sono ancora tre italiani in cantiere che cercano in qualche modo di portare avanti il lavoro. Abbiamo avuto già tre rapiti l'anno scorso, miracolosamente riportati a casa: gli abitanti di al-zwara dove stiamo ristrutturando e ampliando il porto, unica speranza per un futuro migliore della città, ci chiedono di restare, ma per noi è troppo, troppo rischioso». La commessa era di 40 milioni. I lavori, cominciati a novembre 2013 nel breve momento in cui sembrava ripristinata in Libia una parvenza di sviluppo, dovevano finire nell'ottobre «Invece, chissà. Intanto questo guaio e altri problemi minori ci hanno fatto ridurre il fatturato a 90 milioni nel 2014 da 126 del 2013», dice Piacentini che è anche presidente dell'aniem, l'associazione delle imprese edili manifatturiere aderente a Confimi. I tre dipendenti di Piacentini non sono gli ultimi italiani che malgrado tutto continuano a lavorare nell'inferno libico. «Una quarantina di connazionali, per lo più piccoli imprenditori, tiene fede ai suoi impegni nella manutenzione degli oleodotti, nell'impiantistica elettrica, in altri servizi», rivela Gianfranco Damiano, presidente della Camera di commercio italo-libica, il cui ufficio a Tripoli è peraltro tenuto ancora aperto dal segretario libico Nadim Elghalali. «Sono le retroguardie del centinaio di piccole imprese presenti in Libia, quelle che tutte insieme hanno garantito al nostro Paese quasi 3 miliardi di export nel Lavorano nella zona sud, lontano dagli scontri, ma se la guerra si allargherà resteranno bloccati». La dislocazione territoriale favorisce anche l'eni, i cui pozzi sono per lo più nell'ovest del Paese e tuttora funzionanti (con personale quasi tutto libico): i giacimenti offshore Bahr Essalam (che attraverso la piattaforma di Sabratha fornisce gas al centro di trattamento di Mellitah e di qui al gasdotto Greenstream per l'italia) e Bouri (petrolio). Operativi restano anche i campi nel deserto di Wafa (gas e petrolio) ed Elephant (greggio). È chiuso solo il campo petrolifero di Abu Attifel in Cirenaica. Se il gas sembra regolare, l'import italiano di greggio dalla Libia è sceso dai 14 milioni di tonnellate del 2012 agli 8 del 2014 e ai 4 del 2014, anche se l'eni assicura che il suo livello produttivo è vicino al potenziale. Quanto al valore, è crollato (anche per il fattore prezzo) dagli 8 miliardi del 2013 a meno di cinque. L'Italia è il primo partner commerciale della Libia: il maggior acquirente delle sue esportazioni e il maggior fornitore per le sue importazioni, «costituite per poco meno della metà dai prodotti della raffinazione lavorati sulla base dello stesso greggio che loro esportano», precisa Alessandro Terzulli, capo economista della Sace, la società pubblica di finanziamento e assicurazione dell'export. «Ma ora tutto questo si sta sfaldando. Gli stessi prodotti raffinati rallentano vistosamente, e per l'industria manifatturiera già i dati dei primi 11 mesi del 2014 erano pesanti: -33% per le forniture di meccanica strumentale sullo stesso periodo dell'anno precedente, -58% per i mezzi di trasporto, -35% per i metalli. Insomma un calo generalizzato che sembra il preludio alla paralisi totale degli scambi, così come del resto dell'economia libica». Eppure la transizione postgheddafi sembrava inizialmente un punto di lancio verso traguardi da Paese industrializzato. Imponente era lo sforzo infrastrutturale. Il governo Monti aveva perfino confermato all'inizio del 2012 il controverso accordo firmato a Bengasi da Berlusconi con il colonnello nel 2008, in virtù del quale l'italia avrebbe finanziato grandi opere per 5 miliardi in vent'anni, purché realizzate da imprese italiane. Emblema di questo piano di sviluppo era l'autostrada costiera, chilometri dall'egitto alla Tunisia, il cammino che oggi invece percorrono le milizie dell'is. Titolare della commessa è tuttora il consorzio guidato CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/2015 5

6 18/02/2015 La Repubblica Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) da Salini-Impregilo con Condotte, Pizzarotti e la Cmc di Ravenna. Tutto fermo: alla Salini si limitano a riferire che le aree "cantierabili" del primo lotto da Ras Ejdyer ad Emssad dove sono appena iniziati gli sbancamenti 400 chilometri con 12 ponti, 8 aree di servizio, 6 zone parking, un ordine da 944,5 milioni - sono sorvegliate da guardie libiche. Ma ovviamente non si sa nulla del futuro. Così come non si sa come finirà il mega auditorium di Tripoli progettato da Zaha Hadid, 258 milioni di commessa sulla carta,o l'appalto da 57 milioni per l'aeroporto di Al Kufra, altre due gare vinte da Salini. Rimasti incompiuti, come la transizione libica. Esportazioni in Libia per settori Interscambio commerciale con la Libia meccanica strumentale 11,4 prodotti energetici ra!nati 49,4 apparecchi elettrici 7,0 autoveicoli e altri mezzi di trasporto 6,3 prodotti alimentari 5,3 metallurgia e prodotti in metallo 4,3 gomma, plastica, materiali da costruzione 3,8 altro 12,6 dati , milioni di euro dati 2013, in % export import saldi Il greggio dalla Libia import italiano in migliaia di tonnellate FONTE: Unione Petrolifera Italiana PER SAPERNE DI PIÙ Foto: LA RAFFINERIA Una raffineria del gruppo Eni in Libia: i pozzi petroliferi del gruppo sono tuttora in funzione CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/2015 6

7 18/02/2015 La Stampa - Ed. asti Pag. 43 (diffusione:309253, tiratura:418328) Ieri l'incontro in Provincia, ma non mancano critiche e perplessita' Il Tavolo di sviluppo torna in pista "Facciamo squadra contro la crisi" Roberto Gonella Il Tavolo di sviluppo prova a riaccendere i motori. Ai box da tempo, si prova a rimetterlo in pista. Nel carburante sembra tuttavia mancare l'additivo dell'entusiasmo. Nell'incontro di ieri in Provincia, in molti hanno espresso le perplessità sull'utilità di uno strumento che nel passato ha fallito il decollo. Gli ispiratori A firmare le convocazioni indirizzate agli amministratori dei principali comuni, associazioni di categoria e sindacati sono stati Fabrizio Brignolo, presidente di presidente della Provincia (per il Comune c'era l'assessore Andrea Cerrato) e presidente Cam era di commercio Mario Sacco. «La Provincia non è più commissariato ed ora è espressione dei sindaci del territorio - ha sostenuto Brignolo - sarebbe utile valutare se procedere insieme e in che modo, capire su quali problemi concentrarsi». «Serve concretezza - ha incalzato Sacco - far sentire la presenza di una progettualità complessiva. Gli altri territori crescono perché sanno fare squadra. E l'astigiano si difende solo se si è tutti uniti». Il discorso è scivolato anche ai futuri assetti con il rischio di uno squilibrio nella distribuzione di risorse tra città metropolitane e il resto del territorio. Le reazioni Tranne qualche eccezione, in generale il Tavolo-bis non ha scatenato standing ovation. «Può servire se si portano le iniziative che ciascuna associazione manda avanti» il pensiero di Maurizio Spandonaro, direttore Unione industriali. Andrea Cirio (presidente Api): «Puntiamo su un paio di tematiche forti - ha sostenuto - altrimenti sarà una bolla di sapone». Dalla Cna l'invito a lavorare a tambur battente. «L'ultima riunione è del 2013: non può certo funzionare se ci si vede una volta l'anno» il parere del direttore Giorgio Dabbene e dl presidente Guido Migliarino. Critica Confartigianato: Giansecondo Bossi (direttore) e Biagio Riccio (presidente) hanno usato la sciabola: «Appena si è provato ad elaborare un progetto il vecchio tavolo è crollato. Le cose concrete alla fine le fanno sempre le associazioni». In sintonia Mauro Ardissone (Confesercenti), mentre Pietro Cavallero (Confcooperative) vede nel tavolo il palcoscenico dove consentire agli imprenditori di sviluppare le proprie iniziative. Sostenitore del tavolo è Sergio Didier (Cisl): «In un momento difficile ha prodotto iniziative, ora occorre rilanciare un'idea di sviluppo». Giovanni Prezioso (Cgil) punta su «un patto e sulla specificità dei prodotti del territorio» mentre per Armando Dagna (Uil) «occorre evitare il rischio di essere marginali». E se da Francesco Scalfari (Astiss) è partito il consiglio di creare piccoli gruppi di lavoro, dalle associazioni dell'agricoltura un grido d'allarme: «Molte aziende rischiano di chiudere: puntiamo su piccoli obiettivi, ma raggiungiamoli». CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/2015 7

8 18/02/2015 La Stampa - Ed. novara Pag. 45 (diffusione:309253, tiratura:418328) Novara Appello ai volontari «Donate sangue» Tra i numerosi pazienti colpiti da virus influenzale ci sono anche molti volontari dell'avis che non hanno avuto la possibilità di donare il sangue come periodicamente fanno e si sono creati problemi di reperibilità delle scorte. Per rimediare in particolare alla carenza di sangue del gruppo A Negativo, coloro che fossero disponibili alla donazione possono recarsi al Simt, il servizio immunoematologia e medicina trasfusionale in corso Mazzini 18 oppure contattare IN BREVE Tra i numerosi pazienti colpiti da virus influenzale ci sono anche molti volontari dell'avis che non hanno avuto la possibilità di donare il sangue come periodicamente fanno e si sono creati problemi di reperibilità delle scorte. Per rimediare in particolare alla carenza di sangue del gruppo A Negativo, coloro che fossero disponibili alla donazione possono recarsi al Simt, il servizio immunoematologia e medicina trasfusionale in corso Mazzini 18 oppure contattare il numero [R. L.] Borgomanero L'Api inaugura oggi la sede in viale Marconi S'inaugura oggi a Borgomanero la nuova sede dell'api, l'associazione piccole e medie imprese, alle 11,30 in viale Marconi 115. Il presidente Mario Mandrini e la direttrice provinciale Paola Pansini illustreranno la situazione economica e i problemi delle imprese piccole e medie del territorio. Approfondiranno anche sui servizi che l'api mette a disposizione degli iscritti. Nel corso dell'iniziativa verrà conferita al sindaco di Pella, l'imprenditore Bruno Nicolazzi, la nomina di vice presidente onorario. [M. G.] Borgomanero Padri consapevoli e preparati, via al corso Un corso per diventare papà consapevoli. Lo organizza l'asl e si intitola «Figli si nasce... Papà si diventa». Gli incontri si terranno al Consultorio di Borgomanero di viale don Minzoni oggi, giovedì, e il 16 aprile alle 17,30. A tenere le lezioni sono le psicologhe Anna Minerva e Daniela Costantino. [M. G.] Prato Sesia Meditazione e ascolto Parla la ricercatrice Come migliorare le relazioni tra persone e imparare ad ascoltare: un incontro è organizzato per le 20 di stasera nella sede dell'associazione «Seminiamo» di via Matteotti 127. La ricercatrice olistica e operatrice del benessere Antonella Maritan tratterà il tema «Meditazione e ascolto». L'ingresso è ad offerta libera. [R. L.] CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/2015 8

9 18/02/2015 Gazzetta di Mantova Pag. 8 (diffusione:33451, tiratura:38726) Etichette alimentari, si cambia Un seminario per conoscere le novità introdotte dalle regole Ue Etichette alimentari, si cambia Etichette alimentari, si cambia Un seminario per conoscere le novità introdotte dalle regole Ue La nuova regolamentazione europea riguardo all'etichettatura dei prodotti alimentari ha introdotto l'obbligo dell'indicazione di sostanze potenzialmente allergeniche anche per gli sfusi e ha rimosso l'obbligo di indicazione dell'indirizzo dello stabilimento produttore, inoltre dal 2016 sarò obbligatoria l'etichettatura nutrizionale che prima del nuovo regolamento era facoltativa. Per chiarire la situazione ai produttori del nostro territorio Apindustria ha fissato un breve corso che si terrà martedì 17 marzo per informare sul cambiamento della regolamentazione riguardante l'etichettatura alimentare. Il corso sarà organizzato in due momenti distinti: al mattino quattro ore dedicate a una panoramica della normativa e a una spiegazione teorica, mentre al pomeriggio ci sarà un laboratorio tecnico dove analizzare specificatamente le etichette partendo dai casi concreti dei partecipanti. «Il corso è rivolto soprattutto a quelle piccole e medie industrie che non possono usufruire dei servizi di costose consulenze esterne e dunque trovano difficile conformarsi ai nuovi regolamenti», spiega la consulente Emanuela Cugola professionista nel settore alimentare, che sarà presente al corso. Inoltre Apindustria mette a disposizione, oltre al corso, uno sportello di orientamento gratuito e una consulenza tecnica a pagamento. Il corso sarà tenuto alla sede dell'api, in via Ilaria Alpi 4, martedì 17 marzo, per la partecipazione è richiesta l'iscrizione e il versamento di una quota, per altre informazioni contattare il 0376/ oppure l'indirizzo Davide Sereni CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/2015 9

10 18/02/2015 Il Giornale di Vicenza Pag. 35 (diffusione:41821, tiratura:51628) «Attenti al fattore pedaggio» Il progetto di finanza Nuova Valsugana parte dal presupposto di non costare nulla ai contribuenti e per sostenersi economicamente sarà quindi a pagamento. La concessione durerà 40 anni. In base all attuale progetto, il proponente ritiene che, con il completamento della Pedemontana e della Valdastico Nord, sulla Nuova Valsugana transiteranno circa 40 mila veicoli al giorno. Ci credono però in pochi, amministratori in primis. Il pedaggio da Romano a Cismon avrebbe costi proibitivi: per percorrere circa 20 chilometri i mezzi pesanti dovrebbero pagare circa 10 euro e le auto 5. Al momento per i residenti non sono previste esenzioni. «Se non verrà concessa almeno l esenzione per il tratto da Carpanè a San Marino - spiega il presidente dell Unione montana, Luca Ferazzoli - dove peraltro è previsto l abbattimento del viadotto, la Valbrenta soffocherà, in quanto è probabile che molti sceglieranno di non pagare il pedaggio, riversandosi sulle strade locali e incidendo pesantemente anche sulle strutture turistiche e sui piani di sviluppo». «Se il traffico previsto non verrà confermato nei fatti - dichiara William Beozzo, presidente di Apindustria - i pedaggi già esagerati aumenteranno. Abbiamo già un esempio di soluzioni a pedaggio rivelatesi un flop. Il passante di Mestre, ad esempio, è evitato dal 50% del traffico, che sceglie la vecchia tangenziale gratuita». «Il pedaggio è una questione importante, ma che va affrontata in itinere - commenta il presidente di Confindustria, Diego Caron - Prima decidiamo di fare l opera, poi pensiamo a come farla nel modo migliore, nell interesse di tutti».f.c. CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

11 18/02/2015 Il Giornale di Vicenza Pag. 35 (diffusione:41821, tiratura:51628) GRANDI OPERE. Categorie economiche compatte sulla necessità di portare avanti il progetto per risolvere i problemi e non isolare il Bassanese «Valsugana, non perdiamo tempo» Code di auto sulla vecchia statale della Valsugana «La viabilità da anteguerra del Bassanese soffoca le aziende, mina la sicurezza e costa troppo ai Comuni». È la posizione unanime delle categorie economiche del Bassanese, che ribadiscono la necessità di trovare una soluzione adeguata che rimetta al centro del tessuto economico locale le aziende, nel rispetto della sicurezza dei cittadini. Via libera alla Nuova Valsugana, quindi, e senza indugi. Il concetto è stato ribadito in un incontro cui hanno preso parte l assessore regionale Elena Donazzan, i tecnici regionali, i sindaci dei Comuni interessati dal tracciato e i presidenti dei mandamenti locali di Confindustria, Confartigianato e Apindustria. L idea ribadita a gran voce è che non bisogna perdere tempo, perché il completamento della Pedemontana chiede urgenti ed efficaci collegamenti verso il Trentino, mentre la realizzazione della Valdastico Nord rischia di tagliare fuori il Bassanese dai grandi flussi commerciali. Per le categorie economiche è lecita la recente richiesta fatta al presidente della Regione Luca Zaia dai Comuni della Valbrenta di congelare l opera di finanza, come è stato fatto per l Autostrada del Mare dati i dubbi sull operato di due dirigenti regionali indagati dalla Procura di Venezia, ma è anche necessario mettere Bassano al centro dei flussi economici. CONFINDUSTRIA. «La Nuova Valsugana serve - spiega il presidente Diego Caron - Il nostro territorio sta soffocando sotto il peso di una viabilità oggi inadeguata e impreparata al futuro. Le strade di collegamento con Padova e Trento sono indecenti, eppure rappresentano il fulcro del nostro progresso economico. Bisogna agire e ragionare in un ottica viabilistica europea. Gli "orticelli" hanno fatto il loro tempo. I sindaci del "no" e i comitati devono capire che è impensabile non accettare la sfida di potenziare e migliorare la viabilità bassanese. Il completamento della Valdastico nord ci solleverebbe da parte del traffico pesante, ma non risolverebbe i problemi, anche perché la Valdastico, appena entrata nelle priorità del Governo e sempre ritenuta necessaria dalla Regione, porterebbe la Nuova Valsugana a non sostenersi economicamente. Non intervenire subito causerebbe danni enormi alle aziende e al turismo. Bisogna allargare lo zoom. Non basta risolvere i nodi di Carpanè e Rosà. Servono entrambe le opere: la Valdastico per convogliare il traffico pesante, la Nuova Valsugana per potenziare il turismo e agevolare le imprese locali». CONFARTIGIANATO. «Dire no alla Nuova Valsugana ci taglierebbe fuori da tutto - sostiene il presidente Sandro Venzo - Chi ha proposto il progetto di finanza alla Regione ora non naviga in buone acque e una riflessione è doverosa, ma questo non deve farci rinunciare a trovare una soluzione. Con la Nuova Valsugana anche il turismo potrà trarre vantaggi, perché le attuali strade sarebbero alleggerite e sulla vecchia statale sarebbe possibile realizzare una ciclopista degna del territorio. L opera va rivista ma resta necessaria. Chi da Monaco arriva a Bassano trova solo un semaforo: quello di Carpanè. È la dimostrazione del fatto che le nostre strade sono antiquate. Si punta tanto sulla questione inquinamento per dire "no" all opera, ma dobbiamo ricordarci che i veicoli a impatto zero sono già una realtà. Tra vent anni lo smog sarà solo un brutto ricordo e adesso è solo una scusa per fermare un progresso necessario». APINDUSTRIA. «La richiesta delle amministrazioni locali di bloccare l opera è legittima - dichiara il presidente William Beozzo - ma non possiamo continuare a gestire così i problemi della viabilità bassanese. Siamo invasi dai mezzi pesanti, le aziende faticano a consegnare in tempi certi, le amministrazioni continuano a sborsare soldi per riparare le strade, l inquinamento aumenta e i rischi per i cittadini pure. Dobbiamo puntare a far diventare Bassano l interporto di collegamento tra Padova e Trento e attivare un traffico merci su rotaia. Il progetto Nuova Valsugana va rivalutato, prima che la Valdastico Nord ci tagli fuori tutto. E poi serve una soluzione anche per il tratto sud. Va ripresa in mano l dea della bretella verso Cittadella, spostando il traffico pesante dall attuale statale e convogliandolo su strade adeguate e ben collegare al resto della rete. CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

12 18/02/2015 La Voce di Mantova Pag. 6 Etichette comprensibili per il consumatore Apindustria attiva il servizio per la verifica di conformità e correttezza delle indicazioni Quali informazioni devono prevedere le etichette dei prodotti alimentari? Cosa è obbligatorio e cosa è facoltativo? E i claims o le tabelle nutrizionali? Spesso la redazione di un'etichetta o semplicemente la verifica di quello che il cliente chiede di inserire si trasforma in un percorso ad ostacoli a causa della difficoltà a interpretare quanto vi è apposto. Apindustria propone un nuovo servizio definito "SOS Etichette alimentari", che offre un primo orientamento gratuito sulle novità previste dalla normativa e la possibilità di ususfruire di un servizio a pagamento per la verifica della conformità delle etichette a quanto previsto dalla normativa. «Servono strumenti chiari e concreti per poter fare valutazioni della correttezza delle etichette ed evitare sanzioni in fase di controllo - sottolinea Giacomo Cecchin, referente Apindustria per l'iniziativa pensiamo in particolare ai claims che vanno scritti in modo da invogliare un consumatore a comprare il prodotto, ma scegliendo dichiarazioni precise e quantificabili che lo rassicurano sui contenuti del prodotto». Apindustria in collaborazione con la dott.ssa Emanuela Cugola, professionista con esperienza nel settore degli alimenti, della certificazione e dell'etichettatura ha pensato di proporre una nuova iniziativa in tre passaggi: un primo sportello di orientamento gratuito per i dubbi più semplici, un servizio a pagamento di verifica delle etichette e che certifichi la conformità delle informazioni e a seguire un laboratorio operativo e corso di formazione per tutte quelle aziende che vogliano formare e aggiornare il proprio personale tecnico. Il corso è stato già fissato per martedì 17 marzo 2015 e sarà organizzato in due momenti distinti: al mattino quattro ore dedicate ad una panoramica della normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, al pomeriggio un laboratorio tecnico dove analizzare specificatamente le etichette partendo da casi concreti proposti dai partecipanti. Le aziende interessate ad approfondire le opportunità previste dal nuovo servizio possono contattare gli uffici dell'associazione allo oppure inviando una a: Emanuela Cugola e Giacomo Cecchin (foto 2000) CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

13 18/02/2015 La Voce di Mantova Pag. 8 La fatturazione elettronica anche per gli enti locali Dal 31 marzo 2015 l'obbligo di ricevere e pagare solo fatture in formato elettronico si applicherà anche agli enti nazionali e alle amministrazioni locali così come già previsto per i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli enti nazionali di previdenza. Apindustria in collaborazione con EccoSolution, propone un incontro gratuito per domani alle ore 15 nella sede di Apindustria in via Ilaria Alpi 4 a Mantova. Durante il seminario Paolo Pistoni, titolare di Eccosolution, convenzionata con Apindustria, approfondirà le novità e gli adempimenti della fatturazione elettronica oltre ad offrire una panoramica sugli strumenti informatici (software gratuiti e a pagamento) per gestire l'invio dei dati e la conservazione digitale prevista obbligatoriamente dalla normativa. Dal 31 marzo pertanto la Pubblica Amministrazione (Pa) non potrà più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Inoltre, a partire dai tre mesi successivi al 31 marzo 2015 le Pa non potranno procedere al pagamento, neppure parziale, fino all'invio del documento in forma elettronica. «E' importante essere aggiornati su questa novità che punta a semplificare la gestione amministrativa ma impone a tutti i soggetti del sistema un cambio di mentalità - sottolinea Giovanni Acerbi, direttore di Apindustria - abbiamo voluto questo incontro per offrire alle aziende e agli operatori amministrativi le informazioni e gli strumenti per gestire in modo efficace e concreto i nuovi adempimenti in materia di fatturazione elettronica». Durante l'incon tro sarà presentata inoltre la convenzione tra Apindustria e EccoSolution per la gestione della fatturazione elettronica in outsourcing (senza la previsione di un minimo di fatture da inviare) con la possibilità di interfacciare la propria organizzazione amministrativa con una piattaforma web in grado di gestire tutti gli adempimenti richiesti dalla pubblica amministrazione per la fatturazione elettronica. Le Aziende interessate a partecipare al seminario gratuito, già confermato, possono contattare gli uffici dell'associazione telefonicamente allo o via CONFIMI - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

14 SCENARIO ECONOMIA 17 articoli

15 18/02/2015 Corriere della Sera Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) intervista Fieg Costa: «Un tavolo per far tornare a crescere l'editoria» Raffaella Polato a pagina 30 MILANO No, non è finita. Non è finita la crisi: «L'economia qualche segnale di ripresa lo vede. Il nostro mondo ancora no». E tuttavia nemmeno per quel «nostro mondo» è finita: l'editoria continua a soffrire, l'onda lunga della recessione non si è ritirata, un modello sostenibile carta-digitale fin qui non è stato trovato, eppure «io credo che a sbagliarsi siano i profeti dell'estinzione». Frase che Maurizio Costa pronuncia non per dovere d'ufficio: è presidente della Federazione italiana editori giornali, certo, ma se a luglio 2014 ha accettato l'incarico è proprio perché è convinto che a un equilibrio si possa arrivare. Sa benissimo, e lo ripete spesso, che per quotidiani e periodici «niente tornerà più come prima». Però, intanto: «In poco tempo le copie digitali sono più che raddoppiate e, grazie anche al decreto Lotti, per la prima volta da anni gli editori sono tornati ad assumere». Poi, soprattutto: «Sono piccoli passi? Vero. Però dimostrano che si può fare. Se la crisi è di sistema, la risposta non può che essere un progetto di sistema. È arrivato il momento di coinvolgere tutti i protagonisti: giornalisti, poligrafici, distributori, edicolanti». Appello al governo, ingegner Costa? «Certamente: il governo ha un ruolo fondamentale nella definizione di un percorso sostenibile. Non è questione di aiuti economici, non è questo il punto. L'editoria è in assoluto, anche oggi, uno dei settori meno assistiti. I contributi diretti sono meno di 50 milioni di euro, più che dimezzati nell'ultimo biennio. E se vogliamo essere precisi, definirli "contributi all'editoria" è improprio: sono aiuti alle minoranze linguistiche, alle cooperative giornalistiche, alla stampa di partito. Viceversa, il decreto Lotti ha rimesso in moto la macchina delle assunzioni». Perdoni l'interruzione: in cambio di prepensionamenti e, da qui in poi, con i «depotenziamenti» del Jobs act... «La crisi è talmente rilevante che, certo, ci sono i prepensionamenti. Ma fino a ieri c'erano solo prepensionamenti, quando non licenziamenti. Ora, poiché nessuno può negare la necessità di una profonda ristrutturazione del settore, la domanda è: vogliamo subirlo, il processo, o gestirlo? Il provvedimento del governo è stato apprezzato da tutti perché aiuta a gestirlo. In pochi mesi gli editori hanno assunto 200 giornalisti, per l'85% a tempo indeterminato: è la prima inversione di tendenza da molti, troppi anni». Però una riforma strutturale non si fa con un solo provvedimento. Perciò lei chiede un confronto allargato. Un «tavolo», come lo chiameremmo noi. Perché il governo, con tutte le emergenze in corso, dovrebbe risponderle «sì»? «Intanto, perché non dobbiamo mai dimenticare che l'editoria giornalistica di qualità è fondamentale per le democrazie. Riesce a immaginare un'informazione fatta senza quell'approfondimento, quella credibilità, quella polifonicità che solo un giornalismo professionale può garantire? Al di là delle Cassandre che ne profetizzano la morte, questa editoria ha un futuro». Internet non ucciderà la stampa come la musica digitale ha ucciso i cd, che peraltro prima avevano ucciso il vinile? «No. Certo, l'editoria è da anni stretta a tenaglia tra la crisi dei consumi e la rivoluzione digitale. La prima, forse, si sta esaurendo. La seconda non ha ancora espresso un modello economicamente sostenibile. Ma la discontinuità che ha prodotto non è solo una minaccia. È anche un'opportunità. Cancelliamo la parola "estinzione" e sostituiamola con "evoluzione". Ci sarà una ragione se oltre 30 milioni di persone continuano a leggere quotidiani e periodici. Quella ragione è il giornalismo di qualità». Non tutti gli editori, a dire il vero, ne sembrano convinti. E in ogni caso: la qualità si paga... «Capisco dove vuole arrivare. Ma è un principio chiave che vale a 360 gradi, ed è il cuore del cambiamento strutturale che dobbiamo affrontare. L'editoria deve certamente rivedere le proprie strategie e i propri modelli organizzativi. Ma ci sono tre condizioni imprescindibili. La prima è consolidare relazioni industriali innovative SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

16 18/02/2015 Corriere della Sera Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) attraverso un confronto serrato e costruttivo con i sindacati. La seconda impone di affrontare il tema della distribuzione e della commercializzazione nelle edicole con soluzioni evolutive e sostenibili. Perciò penso non sia più rinviabile un progetto di sistema. E devo dire che in questi mesi ho registrato una grande disponibilità da parte di tutti gli interlocutori, nella consapevolezza che la crisi è talmente profonda da non lasciare più spazio a scorciatoie o visioni ombelicali». La terza condizione? «È fondamentale: valorizzazione dei contenuti di qualità e modernizzazione della filiera editoriale, dalle redazioni all'edicola, serviranno a poco se non risolviamo il nodo dei diritti d'autore sul prodotto giornalistico». Ossia se chiunque, sul web, può avere gratis gli stessi «contenuti di qualità» che in edicola - digitale o fisica - si pagano. Imputato principale: Google. «Non solo Google... Però sì, Google è paradigmatico. Ha il 90% del mercato del search, nel "trasparente regno di Internet" detiene lo scettro dell'opacità visto che non dichiara nemmeno il fatturato, e fa un uso commerciale dei contenuti altrui. Finora i suoi uomini sono sfuggiti al confronto. Non è più accettabile. Devono capire che è questo il momento per trovare una soluzione». Oppure? «Oppure c'è la strada votata dal Parlamento europeo: separazione del motore di ricerca dai servizi commerciali. È solo un orientamento, e in quanto tale non è vincolante. Ma è il segno di una sensibilità crescente e diffusa a livello continentale, e non solo tra gli editori. Le iniziative dei commissari Ue possono fare la differenza. E Google a quel punto non avrebbe alternative: la separazione sarebbe un colpo durissimo al suo modello di business». Raffaella Polato RIPRODUZIONE RISERVATA Carta e web Andamento dei mezzi Fonte: dati ADS d'arco Totale Media -0,4% -0,5% +7,6% -8,5% -1,8% - 4,5% -3,5% Con la stima totale del digital Quotidiani Incremento % copie digitali (2013/15) Tv Stampa Internet Radio Direct Mail Altri Mezzi -10% 0 +10% milioni di Ricavi gen-13 lug-13 gen- 14 lug-14 gen Il settore I contributi diretti all'editoria sono meno di 50 milioni di euro, più che dimezzati nell'ultimo biennio. Si tratta di incentivi a minoranze linguistiche, cooperative giornalistiche, stampa di partito In pochi mesi gli editori hanno assunto 200 giornalisti, per l'85% a tempo indeterminato. In base al decreto Lotti, ogni tre prepensionati in uscita dal settore deve essere assunto un giovane Il fondo straordinario per l'editoria mobilita 21 milioni di euro per il periodo di cui 11 sono destinati a promuovere le assunzioni di giornalisti Foto: Maurizio Costa, dal luglio scorso presidente della Federazione italiana editori giornali La qualità Il giornalismo di qualità è il motivo per cui oltre 30 milioni di persone leggono i giornali Gratis Google ha il 90% delle ricerche su Internet e fa un uso commerciale dei contenuti altrui SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

17 18/02/2015 Corriere della Sera Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) Partite Iva e non solo La dignità del lavoro autonomo Dario Di Vico D ue emendamenti e il governo ha rimesso le cose al loro posto. Nei confronti delle partite Iva erano stati commessi in sede di legge di Stabilità altrettanti errori/amnesie, non erano stati bloccati gli aumenti della contribuzione alla gestione separata Inps e si era ritoccato il regime dei minimi Irpef pasticciando e aumentando di fatto la pressione fiscale. Ieri, dopo lungo penare, e dopo diverse esternazioni del premier Matteo Renzi orientate al pentimento, la maggioranza ha trovato il modo di riparare. Il fatto stesso che il veicolo legislativo utilizzato sia il Milleproroghe - e non potrebbe essere altrimenti - la dice tutta sul carattere last minute di questa scelta. Tra le debolezze della politica dobbiamo abituarci a convivere anche con questa variante: di fronte a problemi che sarebbe facile esaminare con cura e risolvere per tempo si architettano, invece, soluzioni sbagliate per poi correre ai ripari con il fiato corto e all'ultimo minuto. Aggiungo che diversi parlamentari della maggioranza ieri hanno enfatizzato il risultato raggiunto ma vale la pena ricordare loro che stanno festeggiando un pareggio, non certo una vittoria. Il difficile, per certi versi, comincia adesso. Se il governo, insieme in verità a un folto gruppo di parlamentari dell'opposizione, si è finalmente reso conto che la presenza di tante partite Iva e freelance non è una sciagura per l'economia, bisogna passare a una fase costruttiva che cerchi di tenere insieme riconoscimento professionale, promozione, welfare e carico fiscale. O nestamente non pare che una visione di questo tipo la si possa rintracciare, per ora, nel pur ricco dibattito interno al Pd ancora influenzato dalle problematiche della sinistra novecentesca. Il ministro competente, Giuliano Poletti, avrebbe potuto per tempo spingere in avanti la riflessione e invece gli è mancato il coraggio. Tra i tecnici che accompagnano l'azione del governo c'è sicuramente una maggiore percezione - rispetto al Pd - della discontinuità ma non hanno ancora oltrepassato le colonne d'ercole del laburismo: il riconoscimento della modernità del lavoro autonomo. Molte cose, infatti, ci stanno cambiando sotto gli occhi. La scomposizione del ciclo produttivo dovuta alla Grande Crisi è stata profonda e capita che anche in medie aziende ci possa essere un direttore commerciale, pienamente inserito nell'organigramma, ma inquadrato a partita Iva. E che dire del mutamento dei confini tra lavoro in ufficio e lavoro a casa? In quante professioni e in quanti bacini di competenze il numero degli indipendenti sta ormai superando il numero dei dipendenti? Si potrebbe continuare a lungo e portare cento esempi ma per prima cosa occorre cambiare metodo, individuare soluzioni di medio periodo e non solo emendamenti. Penso alla previdenza: i conti in attivo della gestione separata dell'inps sono stati usati di volta in volta a copertura di altre spese ma è forse arrivato il momento di individuare un altro schema. Qualche idea circola tra gli addetti ai lavori e la si potrebbe vagliare con maggiore attenzione, anche perché quando arriverà a casa dei freelance l'attesissima busta arancione con la previsione delle loro pensioni non sarà un giorno facile per il governo in carica. Anche sul terreno fiscale forse è giunta l'ora di cambiare registro. Le partite Iva possono concorrere a generare ripresa e ricchezza? Se la risposta è sì, anche le scelte di merito devono essere conseguenti e vanno adottate norme che incentivino a crescere. E non, come capita oggi, norme che inducono a rifiutare lavori per paura di uscire dal regime dei minimi. Dario Di Vico RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

18 18/02/2015 Corriere della Sera Pag. 30 (diffusione:619980, tiratura:779916) La Lente Il «manifesto» delle professioni per la trattativa con il governo Isidoro Trovato M ai come stavolta per il popolo delle partite Iva vale il detto che l'unione fa la forza. Se è vero che proprio ieri tutte le più importanti sigle di rappresentanza (Acta, Colap, Confprofessioni) si sono riunite per presentare «Il manifesto del lavoro intellettuale», il loro grido d'allarme è coinciso con la vittoria più importante: il blocco dell'aumento delle aliquote previsto per il È il segnale che tutti i liberi professionisti attendevano dal governo per aprire una trattativa più ampia. Ma nel manifesto delle professioni intellettuali infatti le proteste riguardano uno scenario complessivo: «siamo diventati il bancomat del governo - protestano - si spremono i giovani professionisti e le partite Iva per pagare oggi le pensioni, domani si vedrà; si attinge senza scrupolo alle Casse previdenziali per finanziare un sistema produttivo al collasso che non riesce più a creare occupazione». Adesso però i liberi professionisti chiedono di più e la lista è lunga: un prelievo fiscale e contributivo sostenibile, maggiori tutele di welfare, un credito accessibile e un futuro previdenziale decoroso. Con l'aumento dell'aliquota Renzi aveva parlato di un autogol. Con questa mossa riparatoria siamo in pareggio. Ma le partite Iva stavolta vogliono vincer e. RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

19 18/02/2015 Corriere della Sera Pag. 35 (diffusione:619980, tiratura:779916) Sussurri & Grida Ansaldo Energia, arriva il primo bond targato Fsi (c.tur. ) Ansaldo energia si prepara a debuttare sul mercato dei capitali con un bond da 350 milioni, nell'ambito di un rifinanziamento integrale che vale 700 milioni più i crediti di firma. A tirare le fila è il Fondo strategico (Fsi) guidato da Maurizio Tamagnini che ha ricevuto le offerte di una decina di banche. Tra queste Intesa Sanpaolo e Unicredit, le francesi Bnp Paribas e Credit agricole, Hsbc, Credit Suisse, Hong Kong & Shanghai, Commerz e Santander. La scelta del pool e degli arranger dovrebbe arrivare all'inizio della prossima settimana e comporterà il refinancing completo dell'azienda genovese di turbine posseduta al 45% dal Fsi, 40% da Shanghai electric corp. e 15% da Finmeccanica. Il bond, il primo nella storia della società, andrà sul mercato entro due o tre mesi e di fatto sostituirà (aumentando la dotazione di 50 milioni) il precedente prestito senior. Altri 350 milioni verranno da una linea revolving a costi nettamente più bassi del passato. Infine il package comprende il rinnovo delle garanzie di firma che danno certezza agli incassi sui crediti delle commesse in corso. L'intera manovra vale quindi un miliardo RIPRODUZIONE RISERVATA Il ritorno di Lord Browne (giu.fer.) Lord Browne (foto) torna alla ribalta grazie ai cinesi. Quando guidava Bp era tra i 100 manager più influenti del mondo, ma uno scandalo lo ha costretto a farsi da parte nel Da allora si è occupato di private equity, come partner di Riverstone Holding, e nel 2010 è diventato advisor del governo per la funzione pubblica. Ora torna al vertice di un gruppo della telefonia mobile che punta a far concorrenza ad Apple e Samsung. Huawei Technologies, filiale inglese del gruppo cinese, lo ha nominato chairman non esecutivo. RIPRODUZIONE RISERVATA Barilla premia le start-up (giu.fer.) Un concorso per le start-up alimentari, con 200 mila euro di premio, gli studi in SDA Bocconi e il supporto per realizzare le idee imprenditoriali. È il «Barilla Good4-Start Up», promosso con SDA Bocconi e l'incubatore Speed MI Up. Ieri Paolo Barilla ha premiato i vincitori. A spuntarla tra i finalisti, under 30, sono stati gli italiani Cesare Alfredo e Guerreri Marco Casassa per il progetto «Smart food», gli indiani Gaurav Sharma e Abhishek Sharma per «Sashaktikiran-a ray of empowerment» e Junior Beauvais, Fang Wan e Enel Delice per la «Haitian Heirloom Seed Bank». RIPRODUZIONE RISERVATA A Calabrò (ex-agcom) il premio letterario (a. pu.) «Pochi o nessuno, come Corrado Calabrò, hanno orchestrato con tanta delicatezza, intensità e varietà tutta la gamma dell'amore». È la motivazione del Premio Gustavo Adolfo Béquer, assegnato ieri all'ex presidente Agcom dal gruppo editoriale Sial Pigmalion nell'istituto italiano di cultura di Madrid. Il giurista è stato premiato per l'opera poetica e anche per «Ricordati di dimenticarla», tradotto ora in spagnolo («Acuérdate de olvidarla»). RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

20 18/02/2015 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) ITALIA E CRESCITA Per tornare a correre serve più estero Alberto Quadrio Curzio Le crisi internazionali, per quanto gravi, non possono assorbire tutta la nostra attenzione. È invece il momento per ricordare che l'internazionalizzazione economica ha contribuito al benessere ed alla comprensione tra sistemi politico-istituzionali. Non è affatto retorico ritenere che lo sviluppo economico può contribuire alla pace e che questo orientamento non va abbandonato. La Cina è un esempio eclatante di tutto ciò. Anche l'italia, durante la lunga crisi, ha avuto un sostegno fondamentale dalle sue imprese esportatrici. È perciò importante dare più sostegno alle stesse per consolidare i tenui segni di ripresa che si manifestano nella nostra economia alla quale darà un contributo anche l'euro più debole. Per questo l'iniziativa del "Piano straordinario per il made in Italy e l'internazionalizzazione" merita una rinnovata sottolineature indicando quanto operatori pubblici e privati (che meritano di essere citati!) stanno facendo con fatica ed impegno per l'italia. Il piano per il made in Italy. Nell'agosto 2014, con l'omonimo decreto, il Governo ha adottato un piano per la promozione straordinaria del made in Italy e l'internazionalizzazione con due caratteristiche portanti: una di metodo, l'altra di risorse. Il metodo è quello del partenariato pubblico-privato basato sulla cooperazione tra vari ministeri (Sviluppo, Esteri, Politiche agricole), di Agenzie pubbliche (Ice), di Sace, Simest, Unioncamere, di associazioni imprenditoriali (Confindustria, Rete Imprese Italia, Confcooperative, ecc.) in un sistema a geometria variabile che va anche oltre il citato piano. A monte rimane la "Cabina di regia per l'italia internazionale" che da anni esiste ed è co-resieduta dai ministri degli Esteri e dello Sviluppo. Due ministeri (Mae e Mise) che hanno nel tempo cambiato molto il proprio approccio passando il primo da una diplomazia classica ad una diplomazia economica ed il secondo dall'assistenza alla promozione dell'internazionalizzazione. Continua pagina 9 Continua da pagina 1 Le risorse rese disponibili sono 220 milioni sul triennio che passeranno per il Mise (130 milioni per il 2015, 50 per il 2016, 40 per il 2017) a cui si aggiungono 44 milioni sul biennio tramite il ministero delle Politiche Agricole. Concordiamo con il Governo che ha sottolineato come si tratti del maggiore impegno pubblico sin qui adottato per l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Un merito specifico va perciò al ministro Federica Guidi e al Vice-ministro Carlo Calenda (delegato alla internazionalizzazione) Più estero per l'italia. Le linee di intervento sono davvero molte e raggruppate in varie categorie che vanno dalla formazione e informazione delle imprese (specie delle Pmi) per affrontare i mercati internazionali, alla valorizzazione e alla tutela dei marchi e delle certificazioni di qualità su prodotti italiani e in particolare di quelli agroalimentari (con riferimento ai quali con Expo 2015 si applicherà il segno distintivo unico), al rafforzamento degli accordi di distribuzione, al contrasto all'abuso delle assimilazioni italianeggianti, alla concessione di voucher alle imprese per gli export manager. Questo lungo elenco assume una connotazione finalizzata chiara se si tiene conto degli obiettivi. Dal punto di vista degli sbocchi si tratta principalmente di intercettare l'incremento a livello mondiale della domanda di prodotti di alta qualità connessi all'ampliamento di ceti medi superiori, stimati in 800 milioni di persone nei prossimi 15 anni, espandendo la presenza nei mercati più dinamici con riferimento ai quali si stima che in alcuni anni l'italia potrebbe esportare 50 miliardi in più. Dal punto di vista delle imprese si tratta di incrementare, nel giro di pochi anni, di almeno 22mila le Pmi internazionalizzate. L'Italia può e deve aumentare il suo rapporto tra export e Pil attualmente a circa il 30% anche se non può puntare al 50%(un record) della Germania. SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 18/02/ /02/

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