PEAC - r. Piano Energetico Ambientale delle fonti Energetiche nuove e Rinnovabili. E.S.Co. Provinciale Tuscia S.p.A.

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1 PEAC - r Regione Lazio Provincia di Viterbo Comune di Canino Comune di CANINO Piano Energetico Ambientale delle fonti Energetiche nuove e Rinnovabili E.S.Co. Provinciale Tuscia S.p.A. OTTOBRE 2009

2 Redatto da: Dott. Ferdinando Suraci Dott. Marco Burchielli Dott. Giorgio Graziotti Ing. Raffaella Graziotti Ing. Vincenzo Palombo Ing. Paolo Sodani Si ringrazia per la preziosa collaborazione: Ass.re Tolmino Piazzai - Assessorato Ambiente ed Energia Provincia di Viterbo Arch. Annalisa Laurenti Istituto Nazionale di BioARchitettura Sig.na Silvia Corsi

3 Sommario SOMMARIO 1 INTRODUZIONE 6 Inquadramento del piano rispetto agli obiettivi ambientali 6 Struttura del Piano Energetico Ambientale 7 Spunti per l implementazione del PEAC 8 Interventi sugli edifici di proprietà pubblica 8 Ruolo della ESCO Provinciale Tuscia 9 IL PROTOCOLLO DI KYOTO E LA SUA ATTUAZIONE 11 Protocollo di Kyoto nella UE 11 Attuazione del protocollo di Kyoto in Italia 14 Gli obiettivi di Kyoto nel LAZIO e nella Provincia di Viterbo 17 Lo stato dell arte delle fonti rinnovabili nella Provincia di Viterbo 17 Gli investimenti e la occupazione previsti 19 1 CARATTERIZZAZIONE DELLA PROVINCIA DI VITERBO 21 Descrizione amministrativa 21 Quadro demografico 23 Descrizione fisica 28 Climatologia 33 Le risorse forestali 34 Le attività produttive 37 COMUNE DI CANINO : INQUADRAMENTO TERRITORIALE 39 Quadro demografico 39 Climatologia 44 CANINO: CLIMA E DATI GEOGRAFICI 45 Sismologia 46 PIANI D AZIONE 48 SCHEDA TECNICA: IL FOTOVOLTAICO 49 STATO DELL ARTE 49 I. Produzione 49 II. Costi 50 SITUAZIONE GLOBALE E LOCALE 52 Sommario

4 I. Stato attuale per il fotovoltaico nel Mondo 52 II. Stato attuale del fotovoltaico in Italia 53 III. Stato attuale del fotovoltaico nel Lazio 55 IV. Stato attuale del fotovoltaico nella Provincia di Viterbo 57 V. Stato attuale del fotovoltaico nel Comune di Canino 59 PROSPETTIVE DI SVILUPPO 60 I. Produzione 60 II. Incentivi 61 RISVOLTI ENERGETICI, AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI 64 I. Tempi di ritorno dell investimento 64 Impatto ambientale locale 65 DEFINIZIONI E NORMATIVA RELATIVE ALL IMPIANTISTICA SOLARE FOTOVOLTAICA 68 I. Definizioni 68 II. Normativa 69 ATTUABILITA NEL TERRITORIO COMUNALE 73 Impianti di piccola e media taglia edifici PUBBLICI 73 Descrizione sintetica del progetto SCUOLA COMUNALE 74 Descrizione sintetica del progetto SEDE COMUNALE 75 Descrizione sintetica del progetto SPOGLIATOI CAMPO SPORTIVO 76 Descrizione sintetica del progetto BOCCIODROMO 77 Descrizione sintetica del progetto PISCINA 78 Impianti di piccola e media taglia edifici PRIVATI 79 Impianti di grande taglia Impianto in loc.tà Sugarella Impianto in Loc.tà Banditella 80 2 RISVOLTI ENERGETICI, AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI 82 Tempi di ritorno dell investimento 82 Impatto ambientale locale 84 SCHEDA TECNICA: LE BIOMASSE 85 STATO DELL ARTE 85 Produzione 85 I PROCESSI DI CONVERSIONE 88 Processi termochimici 88 Processi biochimici 89 La cogenerazione 91 Sommario

5 Legislazione specifica 95 DEFINIZIONI E PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI 96 Definizioni 96 Principali riferimenti normativi DIRETTIVE EUROPEE NORMATIVA NAZIONALE 102 NORMATIVA REGIONALE 103 PIANI E PROGRAMMI PROVINCIALI 105 Promozione e sviluppo dell utilizzo energetico delle biomasse 107 Generalità 107 Disponibilità di biomassa legnosa 116 Organizzazione della filiera a livello locale 120 CRITERI LOCALIZZATIVI E CARATTERISTICHE DEGLI IMPIANTI 122 PROSPETTIVE DI SVILUPPO 128 Produzione 128 RISVOLTI ENERGETICI, AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI 129 Tempi di ritorno dell investimento 129 Impatto ambientale locale 129 Progetti Cantierabili - (iter realizzativo: 3-5 anni) 131 Progetto 1 BM: Gassificazione veloce Impianto TWR per la produzione di Syngas (TWR) 132 Progetto 2 BM: Impianto BEST (Ibrido a BiomassE e Solare Termodinamico) 140 PREMESSA 140 PROGETTO DI MASSIMA DELL IMPIANTO BEST 141 Progetto 3 BM: Impianto pellettizzatore 151 Progetto 4 BM: Impianto a biomasse da 1MWe tecnologia a gassificazione mista 157 Descrizione dell'impianto 157 I vantaggi del sistema Gassificazione Mista 158 Gli svantaggi del sistema Gassificazione Mista 159 Conto economico di un impianto da 1 MWe : Caema Energia 159 Progetto 5 BM: Impianto a Biomasse Ciclo Rankine ORC (TURBODEN) 160 Il ciclo 160 Applicazioni 161 Modularità 162 Conto economico di un impianto da 1 MWe : Turboden Progetto 6 BM: Gassificazione lenta (ENERGO) 163 COMPARAZIONE EMISSIONI 165 Sommario

6 SCHEDA TECNICA: EOLICO 167 STATO DELL ARTE 167 La situazione in Italia 171 Costruttori e Produttori 173 PROSPETTIVE DI SVILUPPO 174 RISVOLTI ENERGETICI, AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI 177 ATTUABILITA NEL TERRITORIO COMUNALE 181 I vincoli ambientali 181 La mappa eolica Progetto: Progetto da 10 MWe eolico 184 PROPOSTA 2 : SVILUPPO DEL MINI EOLICO 187 SCHEDA TECNICA: MINI - IDRO 190 STATO DELL ARTE 190 Produzione 190 Costi 191 PROSPETTIVE DI SVILUPPO 191 Produzione 191 Incentivi 192 RISVOLTI ENERGETICI, AMBIENTALI E SOCIO-ECONOMICI 192 Tempi di ritorno dell investimento 192 Impatto ambientale locale 193 ATTUABILITA NEL TERRITORIO COMUNALE 193 Caratteristiche generali del territorio SCHEDA TECNICA: SOLARE TERMICO 194 LA TECNOLOGIA 194 Quadro sintetico della tecnologia e degli impianti 194 Stato dell'arte 194 Tipologie di collettori 195 Applicazioni 196 Potenzialità 197 Paragone tra diverse tipologie di impianti per la produzione di acqua calda 198 Costi 203 Vantaggi ambientali 203 LA QUALITÀ ECOLOGICA ED ENERGETICA NELLE NORME EDILIZIE COMUNALI 206 Principi ispiratori da valorizzare nel Regolamento comunale 208 Valorizzazione del rapporto sito - edificio 209 Analisi del sito 209 Sommario

7 Progettazione del sito 210 Efficienza energetica degli edifici 211 Certificazione energetica degli edifici 211 Promozione della Certificazione di sostenibilità 212 Impianti centralizzati di produzione di calore Contabilizzazione dell energia 212 Sistemi di produzione di calore ad alto rendimento 213 Indagine sulla performance energetica degli edifici 214 Promozione degli Impianti solari termici per la produzione di acqua calda 215 Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale 216 Sfruttamento dell energia geotermica 217 Impianti solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica Semplificazione amministrativa Interventi volontari di risparmio energetico nell edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell energia elettrica 220 Microeolico 220 Applicazioni 221 Interventi sul sistema del verde 222 Promozione della architettura sostenibile attraverso un integrazione tra pianificazione urbanistica e pianificazione energetica. 223 SCHEDA TECNICA: LA GEOTERMIA A BASSA ENTALPIA 225 SCHEDA TECNICA: IL PIANO DI COMUNICAZIONE 228 CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE PER IL COMUNE 229 EVENTUALI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE 229 CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE PER LA CITTADINANZA 230 CONCLUSIONI Sommario

8 INTRODUZIONE Inquadramento del piano rispetto agli obiettivi ambientali Il presente lavoro elaborato da ESCO Tuscia si sviluppa secondo le direttive definite nel Piano Energetico Regionale (PER) della regione Lazio. Persegue quindi gli stessi obiettivi del PER orientando e promovendo la riduzione dei consumi energetici nonché l innalzamento dei livelli di razionalizzazione di efficienza energetica della domanda come priorità strategica. Inoltre favorisce e promuove l uso delle fonti rinnovabili, la loro integrazione con le attività produttive economiche ed urbane. Oltre alla razionalizzazione energetica, il lavoro elaborato da ESCO Tuscia, riprendendo e condividendo gli obiettivi di indirizzo del PER, ha come finalità generale il contenimento dei fenomeni di inquinamento ambientale nel territorio con particolare riferimento alle risoluzioni assunte in occasione della conferenza di Kyoto. Si prevede l aumento del contributo delle fonti rinnovabili, ma soprattutto la messa in marcia di iniziative di razionalizzazione del sistema energetico e di riduzione dei consumi. L obiettivo è inoltre, la realizzazione di politiche di sviluppo socio-economico delle aree interessate dagli interventi, con particolare interesse ai benefici sui livelli occupazionali dovuti allo sviluppo di possibilità e di valorizzazione delle risorse locali. L importanza della valorizzazione e degli interventi di ottimizzazione del sistema energetico è ribadita da fonti normative comunitarie e nazionali e dal Patto generale per l energia e l ambiente firmato a Roma nel Novembre Riassunti in maniera sintetica gli obiettivi principali che il Piano Stralcio Energetico Ambientale deve soddisfare sono: 1) Razionalizzazione dei consumi; 2) Diversificazione delle fonti tradizionali e sostituzione delle fonti convenzionali con fonti rinnovabili; 3) Utilizzazione di disponibilità energetiche locali, di servizi energetici locali, di tecnologie energetiche prodotte localmente, di competenze energetiche locali; 6 INTRODUZIONE

9 4) Limitazione di infrastrutture energetiche, inquinamento ambientale, usi energetici non compatibili con la politica di gestione del territorio; 5) Sostegno alla creazione di servizi energetici locali, di nuova occupazione o conversione di occupazione preesistente, alle politiche energetiche regionali, nazionali e comunitarie, ad altra pianificazione comunale, alla domanda di altri servizi collegati agli usi energetici 7 Struttura del Piano Energetico Ambientale Per il raggiungimento di tali obiettivi l architettura del lavoro elaborato dalla ESCO Tuscia è stata strutturata su quattro assi principali: 1. Ricostruzione del Quadro normativo internazionale, comunitario, nazionale e regionale, in ambito energetico; 2. Definizione del Quadro conoscitivo finalizzato alla costruzione di una caratterizzazione accurata del territorio sia provinciale che comunale riportandone i dati territoriali, demografici, e socio-economici; 3. Elaborazione dei Piani d Azioni per ciascun intervento previsto spiegati attraverso l uso di singole SCHEDE TECNICHE riportanti per ciascuna risorsa: a) Stato dell arte della risorsa riportanti le diverse tecnologie di produzione ed i costi attualmente previsti; b) Prospettive di sviluppo sia dal punto di vista tecnico, che economico (incentivi); c) Risvolti energetici, ambientali e socio-economici che invece indagano sui tempi di ritorno dell investimento, sull impatto ambientale locale, e su eventuali vincoli ; d) Attuabilità nel territorio comunale; 4. Elaborazione dei Progetti Cantierabili 5. Predisposizione di un Piano di comunicazione da attuarsi mediante una campagna di informazione e valorizzazione delle azioni previste nel PEAC. INTRODUZIONE

10 Spunti per l implementazione del PEAC A scala urbana, il Piano energetico ambientale deve integrarsi non solo con gli altri strumenti di pianificazione territoriale, confluendo tutti nel Piano regolatore generale (PRG), ma deve essere implementato da azioni poi programmate e verificate caso per caso: 8 Interventi sugli edifici di proprietà pubblica L'art. 26 commi 7,8 della L.10/91 impone di soddisfare i fabbisogni energetici degli edifici pubblici o adibiti ad uso pubblico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia o assimilate. Questo obbligo può essere fonte di notevoli risparmi di esercizio per le casse comunali per l'intero ciclo di vita degli edifici, nonché occasione per rilanciare anche iniziative private per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per migliorare l'immagine complessiva del Comune e della sua amministrazione, per creare occupazione locale stabile e specializzata. Le azioni, che un ente locale può attuare sul proprio patrimonio edilizio sono molte: vanno dal rinnovo degli impianti tecnologici esistenti, alla revisione degli impianti di illuminazione, all'utilizzo di impianti solari per la produzione di acqua calda o per riscaldamento ambientale di palestre, scuole, all'utilizzo dell'energia fotovoltaica nel territorio comunale (per es. per l'illuminazione non invasiva di siti archeologici, ecc.). Per il finanziamento di queste iniziative non sempre è necessario ricorrere ai fondi comunali : a parte eventuali fondi stanziati da parte della provincia di Viterbo e della Regione Lazio, oltre i fondi nazionali e della UE; esistono forme innovative di finanziamento (Finanziamento Tramite Terzi, opportuni Appalti di Servizio Energia, ecc.), che permettono di rinnovare le strutture comunali sfruttando capitali e know-how del settore privato. INTRODUZIONE

11 Ruolo della ESCO Provinciale Tuscia La ESCO Tuscia è stata concepita quale strumento operativo delle amministrazioni locali, con un ruolo attivo finalizzato a perseguire obiettivi di risparmio energetico, di uso razionale dell energia e di utilizzo delle risorse rinnovabili. Oggi le E.S.Co. attive in tutta Europa sono circa 200 (di cui 30 in Italia). La compagine sociale della società è composta da rappresentanze di soggetti a diverso titolo coinvolti nella gestione dell energia e, in particolare, da rappresentanti delle istituzioni e dei poteri locali, delle imprese e dei consumatori. 9 I campi di intervento, sono sostanzialmente i seguenti: Analisi e Pianificazione Energetica, anche attraverso una partecipazione attiva alla pianificazione energetica locale; Miglioramento dell efficienza energetica del territorio, svolgendo diagnosi energetiche e attività di promozione dell efficienza energetica e dell uso razionale dell energia, e favorendo la realizzazione di progetti di gestione dell energia; Promozione e sviluppo delle energie rinnovabili, nell ottica del massimo utilizzo delle fonti rinnovabili locali, unita al perseguimento del miglioramento delle condizioni ambientali locali legate alla produzione ed all'utilizzo dell'energia; Assistenza diretta al settore pubblico e privato per un'applicazione corretta delle normative nazionali e comunitarie in campo energetico, realizzando un interazione diretta con gli utenti finali, ed attuando nel contempo la promozione delle attività di certificazione e di diagnostica energetica degli edifici, soprattutto civili, ed il miglioramento delle condizioni di sicurezza per l'impiego dell'energia sia in campo civile che industriale; Promozione di una cultura volta al risparmio energetico attraverso l'organizzazione di campagne informative sulla razionalizzazione energetica, conferenze, convegni, gruppi di lavoro e la diffusione di rapporti, manuali e dati informativi e tecnici; Scambio di informazioni, metodologie, esperienze con le altre ESCo italiane ed europee, adattando alla propria realtà locale le sperimentazioni già sviluppate; INTRODUZIONE

12 Organizzazione di servizi di fornitura di energia ai fini del risparmio energetico e dell uso delle fonti rinnovabili; Promozione di progetti di innovazione tecnologica in campo energetico anche attraverso finanziamenti tramite terzi; Formazione nei campi dell energia e dello sviluppo sostenibile. Anche a livello comunale possono essere istituiti sportelli di consulenza energetica collocati presso gli uffici comunali o presso le diverse associazioni di categoria, enti, associazioni ONLUS presenti sul territorio. La provincia di Viterbo con un finanziamento regionale dovrà istituire una rete di punti informativi territoriali in campo energetico a questo è stato preposto l ufficio energia con cui si potrà interloquire. 10 INTRODUZIONE

13 Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione Protocollo di Kyoto nella UE Il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel febbraio 2005, è lo strumento operativo legalmente vincolante della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (United Nation Framework Convention on Climate Change - UNFCCC). Il nodo centrale del Protocollo consiste nel vincolo legale dei limiti d emissione per i paesi firmatari industrializzati (così detti dell Annex I) che s impegnano a ridurre la loro emissione complessiva dei gas serra del 5,2% rispetto alle emissioni del 1990, per il primo periodo d impegno (Committment Period) stabilito nel quinquennio Gli impegni di riduzione si riferiscono alle emissioni dei gas maggiormente responsabili dell effetto serra: l anidride carbonica (CO 2 ) prodotta dal traffico, dalle economie domestiche e dalle industrie con il consumo di carburanti o combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale); il metano (CH 4 ), che viene emesso in prevalenza dagli allevamenti di bestiame a causa delle fermentazioni enteriche, ma anche dalle aree paludose, dalle torbiere caratterizzate dalla respirazione anaerobica della biomassa microbica e infine dalle discariche di rifiuti; il protossido di azoto (N 2 O), sprigionato prevalentemente dai fertilizzanti azotati utilizzati in agricoltura; gas generati da processi di sintesi quali i perfluorocarburi (PFC), emessi dalla produzione di alluminio e di semiconduttori; gli idrofluorocarburi alogenati (HFC), presenti nelle sostanze refrigeranti, schiumogene o propellenti e infine l esafluoruro di zolfo (SF 6 ), riscontrabile nelle installazioni di fornitura elettrica, nei sistemi di isolamento acustico e quale prodotto della lavorazione dell alluminio e del magnesio. La riduzione totale è stata suddivisa in maniera tale che ogni Paese dell Annex I ha un suo limite individuale alle emissioni. Questa diversificazione dei tassi di riduzione è stata stabilita dopo intense negoziazioni tra le parti stesse. I (di allora) 15 membri dell Unione Europea, che si erano impegnati nel loro insieme a ridurre le emissioni totali dell 8%, grazie all accordo burden sharing, hanno ripartito tale limite al loro interno tra i differenti Paesi dell UE. Vi sono quindi nazioni, come la Germania, che si sono impegnate a ridurre le loro emissioni fino al 21 %, ed altre a cui è stato concesso 11 Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

14 un aumento di emissioni fino al 30%, come nel caso della Grecia. Dal suo canto l Italia si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto a quelle del L'attuazione da parte degli Stati Membri dell UE degli obblighi di Kyoto ha subito un'accelerazione con l'entrata in vigore, a partire dal 2005, della direttiva 2003/87/CE, che istituisce un sistema di scambio di quote di emissioni all'interno della comunità ( Emission Trading Directive EU ETS). Nell'ambito di tale sistema, ad ogni Stato membro dell'ue è stato assegnato un tetto massimo alle emissioni di CO2 prodotte dalle imprese del settore dell' energia (impianti di combustione, raffinerie di petrolio, cokerie) della produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, dei prodotti minerali (cementifici, vetro, ceramiche) e della carta. Attraverso il sistema EU ETS le imprese possono adempiere ai propri impegni sia implementando misure di riduzione proprie, sia acquistando delle quote provenienti per esempio da installazioni e impianti in altri Paesi dell Unione Europea o anche da crediti prodotti coi meccanismi flessibili riconosciuti dal Protocollo di Kyoto (JI, CDM, ET). Dal primo gennaio del 2005 gli addetti ai vari impianti industriali, energetici etc. hanno l obbligo di monitorare le proprie emissioni e assicurarsi che tali valori siano al disotto delle quote di emissione a loro permesse annualmente [MATTM 2007]. Per quanto riguarda gli obblighi a lungo termine ( ), la Commissione europea ha approvato a dicembre 2008 un Pacchetto cambiamenti climatici ed energia", già definito che prevede: un impegno unilaterale dell UE a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020; un obiettivo che prevede una quota del 20% di energie rinnovabili nel totale dei consumi energetici entro il 2020, compreso un obiettivo che prevede una quota minima del 10% di biocarburanti nel totale dei consumi di benzina e gasolio per autotrazione dell UE entro il 2020; 12 1 La quantificazione degli impegni di limitazione o di riduzione delle emissioni per ogni singola Parte (percentuale delle emissioni dell anno o del periodo di riferimento) è riportata nell Annesso B del Protocollo di Kyoto. Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

15 aumentare l efficienza energetica, con l obiettivo di risparmio dei consumi energetici dell UE del 20% rispetto alle proiezioni per il I costi totali dell operazione ammonterebbero a circa lo 0,5% di PIL all anno, contro i costi (evitati) dell inazione pari almeno a 10 volte tanto. La Commissione ha emanato quindi una Direttiva sulle rinnovabili con obiettivi nazionali legalmente vincolanti per ciascuno degli Stati Membri. I settori coinvolti nelle rinnovabili sono: elettricità, riscaldamento, raffreddamento e trasporti. Attualmente le energie rinnovabili corrispondono solo all 8,5% del consumo finale di energia nell UE, quindi l obiettivo complessivo del 20% da raggiungere per l Unione Europea è molto impegnativo. Agli Stati membri è lasciata facoltà di decidere su quali settori intervenire, e quindi i piani di azione nazionali preciseranno il modo in cui ciascuno Stato Membro intende conseguire i propri obiettivi. Per l Italia è stato proposto un obiettivo, legalmente vincolante, pari a una quota del 17% di fonti rinnovabili nella domanda finale di energia nel Sarà dunque necessario un aumento dell'11,5% entro il 2020, cioè in 13 anni. 13 Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

16 Attuazione del protocollo di Kyoto in Italia L Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto nel giugno 2002, attraverso la legge 120 del 01/06/2002. La completa responsabilità dell implementazione del protocollo di Kyoto è attribuita al solo Governo, anche se alcune politiche sono sotto la diretta responsabilità delle regioni, province e comuni. A livello centrale il Ministero dell Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare è responsabile del coordinamento delle politiche climatiche nel loro complesso, mentre il Ministero dello Sviluppo Economico è responsabile delle politiche energetiche nazionali. Con la Delibera CIPE n.123/2002, il governo ha approvato il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra, documento di riferimento per l attuazione del Protocollo di Kyoto in Italia. All interno di tale Piano, particolare attenzione è rivolta al settore agro-forestale e al suo potenziale contributo per il raggiungimento dell obiettivo nazionale di riduzione di gas serra. La delibera è attualmente in corso di aggiornamento, tenendo conto delle revisioni delle stime delle emissioni prodotte dagli inventari nazionali delle emissioni più aggiornati e alle sopraggiunte decisioni europee, come la Emission Traiding Scheme (direttiva 2003/87/CE). 14 L ultimo inventario nazionale delle emissioni di gas ad effetto serra, recentemente pubblicato dal Ministero dell Ambiente, ha registrato un aumento delle emissioni (in CO 2 equivalenti), al netto degli assorbimenti di CO 2 da parte del settore agroforestale, del 12,1% rispetto al 1990, passando da 517 MtCO2eq del 1990 a 580 MtCO2eq del 2005, dato preoccupante se si considera che l obiettivo di riduzione nazionale è pari al 6,5% rispetto all anno base (1990) [NIR 2008]. In particolare, le emissioni complessive CO 2 risultano nel 2006 superiori del 12.2% rispetto al 1990, mentre le emissioni relative al solo settore energetico sono aumentate del 13.2%. Le emissioni di metano e di protossido di azoto sono pari rispettivamente a circa il 6.7% e 6.2% del totale e presentano andamenti in diminuzione sia per il metano (-8.3%) che per il protossido di azoto (-7.6%). Come riportato nel Piano Nazionale di Allocazione (PNA) delle emissioni , per colmare tale gap in maniera economicamente efficiente occorre mettere in atto una combinazione equilibrata di misure comprendenti sia la riduzione delle quote da Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

17 assegnare per la seconda fase di attuazione della direttiva 2003/87/CE, sia la realizzazione di misure addizionali nei settori non regolati dalla direttiva, eventualmente integrate dall acquisto di crediti derivanti dai meccanismi di Kyoto. Difatti, l adempimento degli obblighi previsti dal Protocollo risulta per l'italia particolarmente problematico. In realtà l'italia ha un consumo di energia elettrica procapite che è tra i più bassi in Europa, in parte anche per fattori climatici naturali, ed è lo Stato Membro con la più bassa intensità energetica (consumo energetico per unità di PIL) Questo in ragione di alcune peculiarità del sistema produttivo ed energetico italiano: - settori di punta a bassa intensità energetica; - ruolo ridotto delle grandi industrie ad alto consumo energetico; - forte dipendenza dalle importazioni di energia; - alti costi energetici negli anni '70 e '80, che favorirono interventi di risparmio energetico. La bassa intensità energetica e di emissioni di CO 2 dell'economia italiana va considerata anche rispetto al mix energetico del nostro Paese: se le fonti rinnovabili, attraverso l'idroelettrico e il geotermico, coprono una fetta significativa della produzione nazionale, e il carbone ha un peso modesto rispetto alla media europea, i combustibili fossili (di importazione) rappresentano comunque le fonti principali [fonte: D.G.R. 322/2006]. Per le ragioni viste sopra, le azioni di abbattimento delle emissioni sono dunque molto onerose. L assegnazione delle quote stabilite nel PNA costituisce parte del più generale impegno di riduzione delle emissioni e le quote assegnate dovranno essere ridotte rispetto a quelle assegnate per il periodo La ripartizione delle quote tra i settori regolati dalla direttiva europea tengono conto della priorità nazionale di tutelare la competitività dell economia italiana nel contesto europeo e globale. Pertanto la riduzione delle quote rispetto al PNA ha riguardato soprattutto i settori meno esposti alla concorrenza internazionale. Secondo quanto stabilito nel PNA il contributo al raggiungimento dell obiettivo di riduzione dei settori EU ETS è stato stimato di 13.2 milioni di t-co2 equivalente/anno, pari al 15% dell obiettivo di 15 Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

18 riduzione; il rimanente sarà distribuito in altri settori come quello agroforestale (17%), i meccanismi flessibili (20%) e i settori non coperti dalla direttiva EU ETS. % MtCO 2 /anno MtCO 2 Totali ( ) Impegno nazionale ,0 Meccanismi flessibili (CDM, JI; ET) ,0 Settore agroforestale 17,1 16,2 81,0 Contributo ETS 15,0 14,2 71,0 Altri settori non ETS 48,0 45, ,0 16 Tabella 1 - Ripartizione dell'impegno nazionale di riduzione delle emissioni Nel maggio del 2007, la Commissione Europea ha accettato il Piano di assegnazione dell Italia per il periodo , a condizione che certi cambiamenti siano attuati rispetto alla versione proposta, ovvero che la riduzione del numero totale dei permessi di emissione sia di 13,25 milioni di tco 2 eq/anno, passando quindi da 209 a 195,75 milioni di tco2 eq [MATTM 2007]. Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

19 Gli obiettivi di Kyoto nel LAZIO e nella Provincia di Viterbo Da uno studio presentato dall ISSI ( Istituto Sviluppo Sostenibile Italiano) la regione Lazio è considerata con un livello medio di emissioni pro-capite pari a circa 7 ton/per abitante rispetto ai consumi del 1990 per un totale regionale di circa 36 Mt CO2 eq. Lo studio assegna per il Lazio, per la quota non ETS, un obiettivo immediato e provvisorio entro il 2012 con riduzione delle emissioni di 6.5% per il Protocollo di Kyoto; pari a circa 2,34 Mt CO2 eq. Nella tabella seguente si riportano gli obiettivi indicati dalla Regione Lazio da raggiungere al 2020 con le fonti rinnovabili: 17 Tecnologia Potenza al 2020 [MW] BIOMASSE 73 FOTOVOLTAICO 760 EOLICO 850 Quindi per il rispetto del protocollo di Kyoto ogni cittadino laziale dovrebbe, per la componente non ETS, contribuire con una riduzione di circa 0,44 ton CO2 eq. Pertanto l obiettivo di riduzione della provincia di Viterbo, risulterà pari a 139 KtCO 2 eq all anno per il quinquennio ( abitanti: fonte ISTAT 2009) Nel caso specifico di Canino si può immaginare che l intero comune debba contribuire per circa ton CO2 eq (5.232 abitanti) ovvero 1,66% di tutta la riduzione attesa per l intera provincia di viterbo. Lo stato dell arte delle fonti rinnovabili nella Provincia di Viterbo La Provincia di Viterbo ha posto le basi per un azione di revisione del vecchio piano energetico ambientale provinciale del 2001, ormai obsoleto e mai applicato, definendo un quadro di relazioni con i portatori di interesse locali e nazionali e di collaborazioni con il mondo tecnico scientifico per avviare un processo socio-economico di Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

20 cambiamento e di innovazione contribuendo nel suo territorio agli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti in sintonia con gli accordi di Kyoto. Ad oggi le richieste autorizzate od in corso di autorizzazione di operatori privati nella provincia di Viterbo sono riportate nella tabella seguente. Tecnologia POTENZA TOTALE (MW) AUTORIZZATE (MW) ISTRUTTORIA IN CORSO (MW) 18 BIOMASSE 11, ,96 FOTOVOLTAICO 422, ,59 283,46445 EOLICO 120, ,00 TOTALE 614, ,59 404,42445 Tab 2 - Richieste di impianti alimentati con fonti rinnovabili nella Provincia di Viterbo Nella ipotesi che tutte le richieste di autorizzazione passino positivamente le conferenze di servizio si arriverebbe nella provincia di Viterbo a coprire già dalla fine delle costruzione (almeno due anni da oggi) una parte degli obiettivi della regione Lazio per il 2020 ed in particolare: Settore Biomasse, con un rapporto di 11,96/73 MWe (biomasse vergini e non), pari a circa il 16 % Settore Fotovoltaico, con un rapporto di 283,46/760 MWe (maggiore di 50 kw), pari a circa il 37 % Settore Eolico con un rapporto di 120/850 MWe pari a circa il 14% Questo porrebbe in evidenza che la provincia di Viterbo esprime una potenzialità consistente per il contributo che può dare alla regione Lazio nell ambito degli obiettivi che si è posta al 2020 nel Piano Energetico Regionale approvato dalla giunta nel luglio scorso ed in via di approvazione al Consiglio regionale. Il Protocollo di Kyoto e la sua attuazione

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